Sul pedalò.

Mare piatto come una tavola e sole pieno.
Raul non era proprio entusiasta che io andassi al “mercato” con Giulia.
Non credo sospettasse di qualcosa, probabilmente non gli piaceva la prospettiva di rimanere da solo per tutta la mattina.
Quella mattina nonostante fossimo in orario non aveva voluto fare colazione in hotel.
“Si mangia troppo in hotel” aveva detto “voglio portarti in un chiringuito qua vicino”. aveva aggiunto.

Non volevo fare tardi all’appuntamento con Giulia ma non volevo neppure contrariarlo.
Non era distante il chiringuito, non più di cinque minuti a piedi.
Ambiente giovane ma selettivo. Ci avevano accolto due ragazze, che gestivano il locale, molto carine. Soprattutto una, Anna veramente notevole.
Le ragazze avevano salutato Raul come se lo conoscessero chissà da quanto tempo, quasi da vecchi amici al punto da destare in me gelosia.
Raul non si era scomposto e rivolgendosi alle ragazze aveva detto:
“Lei è Laura, il mio amore”.

Era stata Anna a rispondere dopo essersi presentata:
“Complimenti, siete una coppia bellissima”
Gran fisico Anna. Magra con almeno una quarta di seno, slanciata, vestita con un paio di mini short a vita bassa ed una t-shirt cortissima personalizzata con il nome del locale.
Era sexy da morire. Aveva una pancia piatta che lasciava spazio ad una fantasia senza limiti.
Per non parlare del fondo schiena, perfetto valorizzato dai mini short talmente mini che lasciavano scoperto almeno un quarto di culetto.

Un costume da bagno avrebbe coperto più o meno nello stesso modo.
Eravamo sul mare e tutto ciò poteva rientrare nella normalità.
Avevo guardato Raul e con lo sguardo avevo chiesto spiegazioni.
Aveva capito che in qualche modo me le doveva e con un sorriso che lo rendeva irresistibile si era giustificato che ieri, quando io ero in spiaggia, era venuto al chiringuito a prendere un caffè ed aveva chiacchierato con le ragazze.

Non avevo capito se mi avesse portata lì apposta per farmi capire che forse sarebbe stato meglio non lasciarlo spesso da solo.
Mi sembrava sincero e poi quella presentazione con “il mio amore” mi aveva fatto pensare.
Non me la sentivo di tradirlo con Giulia, volevo stare con lui.
Senza chiedere nulla a Raul, avevo telefonato a Giulia e le avevo detto che mi dispiaceva tantissimo ma non potevo accompagnarla al mercato.

Raul non era sembrato poi così sorpreso dalla mia decisione.
Aveva semplicemente detto:
“Dove vuoi che ti porto”
“Portami dove non ci sono nuvole” gli avevo risposto.
“Ok, allora per iniziare prendiamo un pedalò e andiamo al largo” aveva risposto.
Era destino che quel giorno io avessi dovuto prendere il pedalò.
Eravamo già vestiti da mare e io in previsione avevo indossato il costume sotto i miei mini short.

Arrivati al largo ci siamo sdraiati sul pedalò a prendere il sole.
Raul aveva iniziato a corteggiarmi come se fosse la prima volta.
Mi faceva i complimenti, mi coccolava e mi baciava teneramente.
Raul sapeva benissimo quanto adoravo baciare.
Sarei stata delle ore a baciare e farmi baciare sulle labbra.
Mi accarezzava ovunque ma non mi aveva e non si era spogliato.
Le sue mani sul mio corpo mi facevano venire i brividi.

Mi sfioravano i capezzoli che erano i miei interruttori.
Accarezzarmi i capezzoli voleva dire modificare i miei parametri.
Poi con la mano era sceso più in giù, dentro le mutandine del costume e le sue dita mi farfugliavano la passerotta.
Sentire le sua dita sul mio clitoride mentre ci baciavamo con passione mi ricordava di essere tornata ragazzina.
Ero bagnatissima. Mi aveva portato al limite, avevo già raggiunto il primo orgasmo così urlando di piacere in mezzo al mare.

“Dai facciamo l’amore qui, adesso” gli avevo chiesto.
Insomma non ce la facevo più.
“Non qui, ci possono vedere. La spiaggia sembra lontana ma non è lontanissima. Meglio andare in hotel” aveva risposto.
Credo che quel pedalò per tre minuti era diventato un motoscafo dalla velocità raggiunta per tornare a riva.
Eravamo rientrati in hotel abbracciati, continuando a baciarci sempre teneramente.
Proprio come due ragazzini.
Chiaramente in camera non si era limitato a toccarmi con la mano e avevamo fatto l’amore.

L’amore quello vero, intenso, fatto di baci, coccole e dolci parole.
Ma ci voleva anche un po’ di trasgressione.
Nel momento di relax ero stata io a iniziare la provocazione chiedendo a Raul di Anna, la ragazza del chiringuito.
“Gran bel culo quello di Anna. Ti piace vero”? gli avevo detto.
“Mica male, se ne vedono pochi così” aveva risposto.
Chissà cosa mi era balenato in testa quel momento.

Forse presa Inviato da iPad
“Ok. Scoprimi e prendimi così” gli avevo detto “e non stare a pensarci troppo prima che ci ripenso” avevo aggiunto.
Non l’avevamo mai fatto così. Ero ancora vergine li, almeno vergine di serpentello.
Da giovane Milena si era divertita ad inserire vari oggetti fallici, tutti comunque di dimensioni abbastanza ridotte da non da paragonare alle misure di un serpentello arrapato come lo era in quel momento quello di Raul.

Era rimasto sorpreso da quella richiesta. Era da anni che ci provava e in quel momento trovarselo li davanti senza neppure averlo chiesto non gli sembrava vero.
Si godeva lo spettacolo mentre si toccava il serpentello per tenerlo in tiro.
Si era poi sdraiato al mio fianco e mi coccolava con bacini sulle labbra mentre con le dita, bagnate prima con la sua saliva, mi accarezzava il buchetto.
” Sei sicura, ti farà male lo sai vero”?
Gli avevo risposto di si mentre continuavamo a baciarci.

Si era messo a cavalcioni dietro di me. Con le dita mi allargava le chiappe aprendo il buchetto più che poteva.
Lo guardava. Me lo baciava. Lo umidificava direttamente con la lingua e la sua saliva.
Entrava con un dito per preparare il seguito. Faceva tutto con delicatezza infatti non sentivo male ma solo piacere.
Ad un certo punto sentivo la punta del suo serpentello tra le mie chiappe, ma non sentivo spingere.

Raul continuava a strofinare il suo serpentello sul mio buchetto.
Sentivo che iniziava a spingere. La sua punta sembrava volere aprire il varco, provocandomi un dolore ancora sopportabile.
Ma Raul non andava oltre. Aveva capito che mi stava facendo male ed aveva rimesso un dito bagnato di saliva per facilitare la successiva introduzione.
Mentre una mano mi allargava le chiappe aveva nuovamente appoggiato il suo serpentello sul buchetto ben aperto e lubrificato spingendo con più forza e con piccoli colpi.

Dal dolore che avevo provato probabilmente era entrato per qualche centimetro.
“Perché lo vuoi fare” mi aveva chiesto.
“Perché ti amo” gli avevo risposto.
Si era bloccato. Aveva capito che mi stava facendo male.
Si era sdraiato nuovamente al mio fianco.
Tra carezze e bacini mi aveva sussurrato:
“Sai dove vorrei andare con te più tardi”?
“Da altro chiringuito”?
“Andare dove non ci sono nuvole” aveva risposto.

Ma forse c’eravamo già andati. Anzi senza il forse!
Laura.

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