La mia prima… volta. by Loredana C.

Ero finalmente a casa, tolsi le scarpe e mi misi sul letto, mentre di fronte mi guardavo riflessa allo specchio dell’armadio.
Mi alzai all’impiedi sul letto e lasciai scivolare lentamente la camicetta cominciando a carezzarmi in modo languido, ondulavo i fianchi con dei lenti movimenti lascivi.
Guardavo lì, in quel angolo buio la poltrona.
Tolsi i fermagli dai miei capelli, passando le mani dietro la nuca, li raccolsi verso l’alto per poi lasciarli ricadere sulle spalle, i miei seni erano ancora coperti dal reggiseno, presi i seni a coppa nelle mani per offrirli a lui..
Continuando a muovermi lasciva, mi alzai la mini nera, denudandomi piano e poco a poco.

Gli mostravo le mie gambe inguainate nelle calze di seta bianche sorrette dalla bianca giarrettiera, lentamente scoprii la parte nuda delle mie cosce e le mie mutandine ricamate che mi donavano un aria molto sexy, lasciando intravedere in trasparenza la peluria del mio pube.
Arrotolai il dietro della gonna per scoprire interamente i miei glutei, ammirandomi per lunghi istanti, mi muovevo con l’intento di far sporgere il sedere allargando un po’ le gambe, guardando riflessa la mia “micetta” stretta nel tessuto delle mutandine.

Mi ero fatta prendere dal gioco, tanto che mi rivolsi a lui senza pudore.
Era seduto in quella poltrona in quel angolo in prenombra al lato dell’armadio, vedevo solo il suo volto che mi guardava e cominciai a sussurrargli.
– Guardami.. non mi trovi bella? – lui annuiva. Mi feci più… audace e provocante.
– Guarda i peli della mia… micetta sotto le mutandine… ti eccitano? –
Ero veramente eccitata da ciò che facevo e dicevo.

Mi rigirai di fronte allo specchio, dritta continuavo a sussurrargli: – Vuoi le mie tette? –
Mentre glielo dicevo strinsi ancora i seni offrendoli: -Ti piace guardarmi le tette? Vorresti succhiarmele?-
Ne tirai fuori una carezzandola, poi l’altra, strinsi con un po’ di forza i capezzoli, tirandoli con le dita si eressero di più…
– Vuoi che mi tolga la gonna? –
Lentamente abbassai la gonna sculettando, cadde ai miei piedi, la gettai con un calcio sulla poltrona… a lui.

– Vuoi guardare la mia…fighetta?-.
Afferrando l’elastico, lo feci arrotolare lentamente lungo i fianchi facendo apparire allo specchio la parte alta del pube, il tessuto oramai era ridotto come un cordoncino che mi stringeva il sedere e copriva solo metà della mia fighetta.
Ero eccitata e sentivo il sesso inumidirsi.
Resistevo al forte desiderio di toccarmi, intanto i miei movimenti diventavano sempre più sensuali e più lascivi.
Partecipavo con tutto il mio corpo a quell’esibizione, che mi aveva presa senza pensarci.

Mi spogliai completamente togliendomi lentamente il reggiseno, le mutandine, lasciando le calze e il reggicalze il cui colore bianco dava risalto alla mia pelle ambrata e faceva da cornice alla mia peluria scura.
Posai le mani ai lati del pube, rivolta a lui mi carezzavo i peli, con le dita aprii le labbra e mi rivolsi a lui come non mai avevo pensato od osato dire.
– Dimmi che sono abbastanza… puttana per te? –
Stavo aprendomi di più con le mani…- Ti piace la mia figa? Vedi come sono bagnata?-
Non so nemmeno come riuscivo a dire quelle cose…che sapevano di donna senza ritegno.

Avevo visto di nascosto qualche film porno in qualche notte insonne in tv.
– Vuoi leccarmela?… – ora ero davvero senza pudore.
Ora ero lì… e stavo dicendo e non solo dicendo, stavo facendo la puttana davvero per lui.
Ero lì e in piedi cominciai a toccarmi cercando il mio bottoncino gonfio, lo presi fra le dita e iniziai a massaggiarmi, guardandomi negli occhi che vedevo pieni di piacere.
– Guardami bene, ora voglio godere per te – gli continuavo a dire.

Avevo divaricato di più le gambe, girandomi verso quella poltrona, e cominciai a masturbarmi prima lentamente e poi aumentando sempre di più il movimento del mio dito che mi penetravo dentro.
Ero in piena di libidine, era la prima volta che mi facevo così, e ora davanti a lui e davanti allo specchio.
Ora messa di lato, guardandolo: – Guardami…. Ti piace?… La tua puttana –
Poi mi girai ancora di fronte mentre mi mettevo un altro dito dentro, sentivo tutta la mia mano bagnarsi, umida delle mie secrezioni.

Ora sentivo anche la sua di voce incitarmi e a ripetermi … – puttana –
Sentivo la mia vagina palpitare, cosi come i miei battiti, che sentivo in quel silenzio della stanza rotto dai miei lievi e ora più frequenti mugolii di piacere.
Tolsi la mano portandola alla bocca guardai le dita che erano stati dentro di me e…mi assaggiai per la prima volta, timidamente passai la lingua sulla punta del dito, sentii il mio sapore, lentamente succhiai il dito pensando al sapore di lui, al sapore di maschio… a cui gli facevo un pompino immaginario.

Riportai le mie dita ancora … nel mio piacere.
Guardavo il mio clitoride duro che premevo, titillavo, m’inarcavo di più in avanti vacillando un po’.
Cercavo di non cadere e anche di resistere, per prolungare il piacere al massimo.
Sentivo tutte le vene del mio corpo pulsare.
Sentivo l’orgasmo che stava per arrivare.
Mi spinsi di più, al massimo, il ventre in avanti e con le dita ora tutte dentro, vacillai di più tenendomi in equilibrio, che persi subito e mi ritrovai distesa sul letto in preda al più forte orgasmo totale.

Premevo entrambi le mani come per non fare uscire quell’orgasmo, non contavo più ora quante dita che mi scopavo … da sola.
Sentivo la sua voce dirmi: – Godi puttana..godi troia. – me lo diceva sempre di più.
Sentivo la mia rispondergli, quel sì mischiato ai gridolini di piacere che non trattenevo più.
Gridai quel godo e quel sì prolungato al tremendo orgasmo che mi era sempre rimasto dentro le altre volte.

Sentivo gli umori bagnarmi e colarmi all’interno delle cosce che tenevo alte e aperte al massimo verso quella poltrona.
Lo sguardo fisso alla mia immagine riflessa che godeva senza ritegno.
Ero in preda a spasmi e forti contrazioni, quello stato di languore e libidine totale mentre sentivo i fiotti d’umori che m’inondavano di spruzzi la vagina.
Sentivo ancora forti le contrazioni del ventre non finire più e la sua voce – sei…la mia cagna…-
Restai sdraiata e non pensavo più a niente…solo alla mia goduria che provavo nel venire masturbandomi cosi violentemente e dolcemente nello stesso momento.

Quando mi calmai del tutto o quasi mi alzai dal letto e andai verso di lui.
Salii con i piedi e sedendomi sulla sua faccia tenendomi alla spalliera di quella poltrona aprii le gambe e mi abbassai e gli gridai …
– Puliscimi … sono la tua …troia -.

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