Archivio mensile:Febbraio 2016

Il caffè, la sigaretta e la vicina senza mu

Era una giornata come tutte le altre: Sveglia, lavoro, rientro a casa nel primo pomeriggio!
Fin qui tutto normale, pranzo ed esco sul balcone per fumare una sigaretta, guardo le macchine passare, chi rientra da scuola, insomma mi godo la mia sigaretta.
Improvvisamente la mia vicina, che sogno di scoparmi da anni, appare sul balcone di fronte; stava scuotendo la tovaglia!
La guardo ma lei non si accorge che la sto scrutando e spogliando con gli occhi, un vestitino leggreo quasi trasparente, di quelli che si mettono in casa per star piu comodi, piedi scalzi e le sue tette “oh si le sue tette” che meravigliosa visione!

Avevo già il cazzo duro!
Lei, sposata con prole, mi ha sempre dato l’impressione di una gran maiala e gran scopatrice! Il marito, ricco e costantemente a lavoro, secondo me gli faceva mancare qualcosa…

Rientrai dentro e cominciai a pensarla, si avevo il cazzo in mano! Duro come il marmo e immaginavo la sua bocca sul mio cazzo e le mie mani che sfiorassero i suoi turgidi seni! Mi fermo… non voglio sborrare, rimetto il cazzo nei pantaloni ma mi sento nervoso…

Ho bisogno di fumare ancora!

Esco in balcone e accendo un’altra sigaretta, me la gusto, e cerco di guardare ancora nel balcone della vicina, ma lei questa volta non c’è…che peccato!

Continuo spensierato a godermi la sigaretta quando d’improvviso sento “ma non fumi un po troppo?” “l’hai buttata nemmeno 20 minuti fa”…

Era lei… Maria! Si il suo nome è Maria, la mia vicina! Pensai, ma se nemmeno mi ha guardato prima, come fa a sapere che avevo già fumato poco fa?

Io: “Buon pomeriggio Maria, bè si in effetti dovrei smetterla di fumare cosi tanto, mi capita quando sono nervoso”
Lei: “Ciao, lo sai che il fumo nuoce, io ho smesso qualche anno fa, ma qualche volta mi sale la voglia”

Io pensai tra me e me: “sai che voglia sale a me quando ti guardo”

Lei continuo: “e poi… perchè sei nervoso? guarda che bella giornata, io ho un caldo, e poi io dovrei essere nervosa, il condizionatore fa i capricci” e si sporgeva mettendo in vista le sue belle tette sode, gli squilla il cellulare “scusami, è mio marito”.

Stavo impazzendo, il cazzo mi stava per esplodere, mancava poco che mi uscisse dalle tasche!

Lei: “oh scusa, mio marito, oggi non torna nemmeno, è una settimana che sta già fuori per lavoro”.
Io: “il lavoro è sacrosanto” non sapevo cosa dire
Lei: “si certo, ma anche la famiglia, vedi ora mi sono innervosita ancor di più, mi lascia sola anche oggi!”

La mia mente era già andata avanti.. pensavo al suo culo, pensavo a quella voce erotica… avrei voluto azzardare… ma…

Lei: “dai, mi hai fatto venire voglia di fumare, vieni qua, ti faccio il caffè e tu mi offri una sigaretta!”

Non ci stavo capendo nulla, non riuscivo a dire ne si ne no, non credevo fosse possibile!

Lei: ” intanto mi dai anche una controllatina al condizionatore, se vuoi…”

O la va o la spacca, io vado…forse me la scopo forse me la scopo.

Io: “Maria, il tempo di mettermi le scarpe e arrivo”.

La mia testa ormai era partita,stavo solo pensando al suo corpo, nient’altro era importante per me. Prendo le chiavi di casa, mi spruzzo un po di profumo, chiudo la porta e mi avvio verso casa di Maria!

Suono al citofono e sento “ah mai se arrivato? dai su, sali ti sto aspettando…”

Busso alla porta e mi apre una dea, era li che mi attendeva per il caffè, entro e mi siedo.

Lei: ” allora, sei stato veloce a venire, spero solo tu non sia cosi veloce in tutto…” Non ci credevo, non so cosa volesse dire, ma me la stavo già immaginando a pecorina.
Io: “dipende…” ero immobile non sapevo davvero cosa dire.

Lei: “dai, se riesci controlla un attimo il condizionatore, io preparo il caffè”

Mi misi a controllare quel diavolo di condizionatore, ma io non ci avevo mai messo mani ad un condizionatore “quanti cucchiaini di zucchero?”

Io: “uno e mezzo va bene”

Sento dei passi avvicinarsi a me,era scalza quando sono entrato, perchè sento dei tacchi?

Lei: “ecco il caffè”.

Mi volto e dietro di me vedo una donna 40enne, vestaglia nera e un tacco 12 da capogiro…

Lei: “allora? che aspetti? lo vuoi o non lo vuoi questo caffè?”

Mi avvicino e penso “gli salto addosso, mal che vada mi becco uno schiaffo”
Bevo un sorso di caffè e lei inizia a toccarmi il cazzo da sopra i pantaloni

Lei: “lo sapevo che avevi un bel cazzone, e tu avevi capito che volevo scopare, quindi adesso mi scopi come meglio credi”
Non me lo faccio dire due volte, le infilo la lingua in bocca e stringo i suoi seni, ma lei non vuole essere baciata, si inginocchia, mi slaccia la cintura ed inizia a spompinarmi come se non avesse mai visto un cazzo.

Lei: “mmm duro, e bello grosso, mio marito non me lo fa succhiare da tempo, secondo me ha l’amante, ti sembra che io non sia una gran bella amante?” Continua a spompinarmi con maestria, ma io la voglio scopare, la fermo di colpo la giro e la metto con le mani sul tavolo.

Io: “cara Maria, adesso ti faccio godere come una maiala, tieni prendilo sto bel cazzo!”
Inizia ad urlare di piacere, lei è calda e bagnatissima, il mio cazzo entra ed esce dal suo corpo con un moto cosi armonioso, è tutta un fremito”

Lei: “siii, scopami porco, lo so che ogni tanto mi spii e adesso sei qui e mi stai aprendo, siii daiii non fermarti e non venire… quel cornuto di mio marito sta a lavoro ed il vicino mi scopa, siiii daiiii”

Urlava, godeva, cazzo come godeva.

Le stringevo i capezzoli e le tiravo i capelli, era qualcosa di sublime… sentivo le palle sbatterle addosso ed i suoi gemiti crescere a dismisura.

lei: “scopami porco scopami…. ahhh aaaaahhh”

Il suo primo orgasmo, tremava ed era bagnatissima, decisi di mettergli un dito in culo “aaahh” disse lei… “siii vuoi scoparmi anche il culo? Fa pure…” non credevo alle mie orecchie, mi scopavo la vicina, Moglie e mamma, ma tanto porca!

Lei: “aspetta aspetta, prima di mettermelo in culo voglio succhiartelo ancora”

La sua bocca era calda, rovente, mi sputava sul cazzo, un pompino degno di una pornostar”

Io: “Basta! Girati che ti voglio inculare… Puttana che non sei altro” e iniziai ad affondare il cazzo nel suo bel culo burroso.

Lei: “aaah cazzo.. mi fai male…ma continua…si continua, trasformalo in goduria Scopami il culo mio caro vicino, vaiii fammi tua!”

Non riuscivo più a reggere l’eccitazione, stavo per esploderle dentro il culo, lei se ne era accorta!

Lei: “stai per sborrare eh porco? vuoi riempirmi il culo? lo so che vuoi riempirmi il culo.. spingi spingiiii porco!”

Urlava, sembrava indemoniata! Di colpo si fermò, si inginocchiò e disse: “inondami il viso, mio marito non lo ha fatto mai… dai sborrami in bocca” me lo menava con gran classe, ci sputava sopra(chissà quanti porno avrà guardato sta zoccola), mi prese le palle in bocca e mi guardava negli occhi, io stavo per arrivare!

Lei:”sborra maiale , sborraaaa!”

La inondai.. un getto caldo, le imbrattai la faccia e lei ingoiava tutto, non ne lasciò nemmeno una goccia, ed io ero sfinito!

Lei: “bravo… bravo…”

Finì cosi, ci rivestemmo, lei inizio a toccarmi nuovamente il cazzo, ne voleva ancora, mi mise una mano sulla bocca e disse: “senti maiale, abbiamo scopato, ma mio marito e nessun’altro deve saper nulla, ti sei accorto che oggi sul balcone non avevo le mutandine? la prossima volta guarda attentamente, se non porto le mutandine, a casa non c’è nessuno e tu puoi venire,se porto le mutandine non guardarmi nemmeno ok?”

Io: “Si certo, quindi posso scoparti ancora?”
Lei: “se non porto le mutandine”

Uscii di casa ma lei mi fermò sulla porta, “la sigaretta, dovevi offrirmi una sigaretta! Io ti ho offerto il caffè…”

Tornai a casa e mi masturbai altre due volte pensando a lei, al suo profumo al suo culo…

Sono mesi che sto sul balcone, ma lei ha sempre le mutandine o dei jeans… chissà….

Le mie storie (26)

Il primo ricordo che ho di quella mattina, è la luce del sole che entra dalle persiane. sto dormendo, come al solito sul fianco sinistro, il lenzuolo mi copre in parte, il seno come spesso mi succede sta per uscire dalla canottiera. Ad un certo punto sento sulla guancia qualcosa che mi sfiora, lì per lì non ci faccio caso, poi piano piano si sposta, mi accarezza la parte alta delle labbra ed in quel momento sento forte l’odore di bagnoschiuma.

Non capisco, da una parte mi sento riposata, dall’altro sono stanca. Intanto tra le mie labbra si appoggia qualcosa, sento il profumo ma non capisco cosa sia. Così apro leggermente gli occhi ed appena focalizzo la situazione, mi rendo conto che un pene è appoggiato alla mia bocca. Sono ancora un po’ frastornata, ho dormito stranamente pesante, appena allargo un po’ le labbra, lui lo spinge dentro. Il tempo di alzare gli occhi, ed i ricordi cominciano a affiorare velocemente uno dopo l’altro.

Distinguo nitidamente quella figura maschile che mi sovrasta, è il mio vecchio compagno di classe (naturalmente non farò il suo nome). Intanto la mia lingua istintivamente assapora il profumo del suo uccello moscio. Uno sguardo di lato a guardare la stanza, e mi ricordo che sono in un albergo a Capri. Intanto lui spinge il suo membro nella mia bocca come a volermi incitare a succhiarglielo, le mie labbra si appoggiano sulla pelle e cominciano a scivolare avanti e indietro.

Non è la prima volta che vengo svegliata in questo modo, e devo confessarvi che la cosa non mi dispiace affatto soprattutto quando colui che mi fa questa sorpresa, si è appena fatto una doccia profumata. Mentre lentamente muovo la mia testa, il suo uccello piano piano comincia a ingrandirsi. Esce e rientra sempre più grosso, sempre più duro. Sono ancora sul fianco, il suo membro ogni tanto si infila in uno dei due lati della bocca.

Mentre il movimento del suo bacino coincide con quello del mio collo, all’improvviso tutto mi è più chiaro: ieri c’è stato il matrimonio di una mia amica, una di quelle che conosco dai tempi del liceo. Continuo a succhiarglielo e lentamente mi ricordo come sono finita lì.
È circa la metà di luglio, come già detto, lei è una di quelle amiche che, conosciute a scuola, ti restano per la vita. Dopo alcuni anni di fidanzamento con il suo ragazzo storico, finalmente hanno deciso di sposarsi.

Dopo tutto era pure ora (gli ho detto più volte). La cornice è di quelle che lasciano senza fiato; d’altra parte Capri non a caso è l’isola più bella del mondo. Io sono una delle due testimoni e ne vado molto fiera. Il mio primo amore mi ha lasciato da circa un anno, ho superato una delle due mazzate che segneranno la mia vita sentimentale. Aiutata da una bella abbronzatura, dopo aver fatto compagnia alla sposa in tutte le preparazioni possibili, viene il momento anche per la sottoscritta di vestirsi.

Insieme all’altra testimone andiamo prendere i nostri abiti (rigorosamente uguali per volere della festeggiata). Sotto, una gonna leggermente sopra il ginocchio di colore azzurro, sopra un bustino con una scollatura che lascia davvero poco all’immaginazione soprattutto perché le due testimoni sono entrambe prosperose. A cercare di coprire (inutilmente) quelle abbondanze, una giacca sempre dello stesso colore; un tacco per fortuna non particolarmente alto, ci rende pronte per l’avvenimento. Dopo aver lasciato la nostra amica tra le braccia dei genitori, ci avviamo alla chiesa che per fortuna dista neanche 100 m.

All’arrivo ci sono già tante persone, i soliti parenti degli sposi che si presentano e ti abbracciano come se ti conoscessero da sempre, ma soprattutto tanti vecchi compagni di scuola. Alcuni non li vedo da una vita, un po’ sorpresa dai loro cambiamenti, vengo riempita inaspettatamente di complimenti. Sono passati più di dieci anni da quando siamo usciti da scuola, sul volto di molti di noi hanno fatto la comparsa le prime rughe, i primi segni del tempo.

Un paio di miei compagni hanno perso i capelli, al contrario uno di quelli che era secchione, me lo ritrovo in una forma perfetta. La maggior parte delle mie vecchie compagne abita dalle mie parti quindi ci vedevamo e ci vediamo tuttora. Poi in maniera del tutto inaspettata mi sento bussare sulla spalla, mi giro e con mia grossa sorpresa vedo lui, un mio vecchio compagno di classe, con il quale ai tempi della scuola fummo “fidanzati” per qualche mese.

Avevo perso quasi del tutto le sue tracce, colpa anche del fatto che al quarto anno con tutta la famiglia si era trasferito a Milano. Ricordo che al di là del flirt, andavamo veramente molto d’accordo, soprattutto nei gusti musicali e nella passione per quel Sergio Caputo sconosciuto ai più. Il tempo di scambiare quattro chiacchiere di circostanza che la sposa fa la sua giusta apparizione. Dopo la messa, un breve spostamento sempre a piedi fino al ricevimento.

Che meraviglia! Un belvedere che guarda verso Napoli! Io naturalmente sono al tavolo insieme agli altri tre testimoni (la mia amica ed i due dello sposo). Ci sono tante persone, ogni tanto però scambio uno sguardo sorridente con il mio vecchio amico che siede qualche tavolo distante dal mio insieme agli altri compagni di classe. Ricordo che tra una portata ed un’altra mi alzo dal posto, vado da loro e mi siedo naturalmente di proposito sulle sue gambe.

L’atmosfera è molto gioviale e simpatica, come al solito vengono tirati fuori i peggiori aneddoti di ognuno di noi, ed io apparentemente faccio finta di non fare caso alla sua mano che si è appoggiata volutamente sul mio ginocchio. Il caldo intanto mi ha fatto liberare a quasi subito della giacca, e così tanto per cambiare cominciano le prese in giro sulle mie tettone, una cosa che mi accompagna dal liceo (anzi a dire proprio la verità dai tempi delle medie).

La cena procede, torno al mio posto e la sposa comincia a prendermi in giro perché si è resa conto del feeling con il nostro amico comune. Andiamo insieme in bagno a fare un po’ di gossip sugli invitati. Poi lei sparisce ed io ne approfitto per fare pipì. Esco e me lo ritrovo li davanti alla porta, in maniera un po’ sorprendente. Lui mi sorride e senza dire niente mi bacia. Io resto un po’ sorpresa ma mi lascio andare.

Mi rendo conto che entrambi abbiamo voglia di tornare indietro nel tempo, aiutati un po’ anche dal vino che accompagna copioso la cena. Sento la sua lingua giocare con la mia, la sua mano scendere lentamente dalla schiena verso il sedere. Mi guarda, mi prende per mano e mi trascina con se per il corridoio. Dopo un paio di porte chiuse, entriamo in una specie di ripostiglio. Chiude la porta e ricomincia a baciarmi.

Ricordo nitidamente la sua mano che entra nella scollatura del bustino e ne esce con il mio seno tra le dita. Lui si apre la cerniera mi prende la mano e me la infila nel pantalone. Io sento il suo uccello duro subito, lo tiro fuori e comincio a muoverlo. Passano pochi secondi e mi ritrovo con la gonna tutta sollevata e le mutandine a terra. Mi appoggia al muro mi alza le cosce e cominciamo a scopare in piedi.

Ogni tanto sento le persone che passano davanti alla stanza, ho il terrore che qualcuno possa aprire la porta. Veniamo entrambi, poi ci ricomponiamo e come se nulla fosse ritorniamo ai nostri posti. Intanto la sposa ha notato la nostra assenza e quando mi rivede, mi sorride come per farmi capire che ha capito dove fossi stata. Il ricevimento prosegue fino al taglio della torta. Il mio amico intanto è sempre intorno a me, vicino anzi molto vicino, non si preoccupa degli altri, mi sussurra alle orecchie di tutto di più.

Siamo entrambi piuttosto brilli per fortuna però che ad ognuno dei testimoni è stata riservata dagli sposi una stanza nello stesso albergo del ricevimento. Lo invito a passare la notte con me, lui dopo aver avvertito non so chi, riappare sorridente pronto a seguirmi. Neanche il tempo di entrare nella camera che sono stesa sul letto con lui sopra di me. In breve tempo siamo entrambi nudi uno attaccato all’altro. Ai tempi della scuola gli piaceva molto mettermelo tra le tettone, ed infatti è la prima cosa che fa.

Stringe con le sue mani i miei seni, così da far scomparire il suo uccello che si muove su e giù. Poi all’improvviso senza dirmi niente mi viene sul collo ed in faccia. Siamo entrambi tanto eccitati, sarà stata l’aria di Capri, il matrimonio, ma scopiamo più di una volta. Poi , una doccia, la canottiera e la mutandine (senza le quali non riesco a dormire) ed entrambi stanchi cadiamo in letargo.
Ed eccomi qui, mentre glielo sto succhiando, ho rivissuto le ultime ventiquattr’ore.

Sento la sua cappella bagnarsi sempre di più, mi aiuto un po’ con le mani mentre lui intanto mi ha tolto la canottiera. All’improvviso lo tira fuori dalla bocca e mi viene sulle tette tutto contento. Il tempo di fare colazione in camera e la sposa mi citofona per darmi un appuntamento sulla piscina, raccontarmi della sua prima notte e… per sapere della mia.
Sono passati tanti anni da quel matrimonio, loro sono ancora sposati ed hanno un figlio meraviglioso; il mio amico vive ancora a Milano con una fidanzata.

Ogni tanto scambiamo quattro chiacchiere al computer, i ricordi fanno il resto.

La porca ed il suo uomo…

Leggendo gli annunci presenti di coppie con il lui cuck decido di contattare quelli rispondenti ai miei desideri. Scrivo qualche rigo di presentazione e attendo. Dopo qualche giorno, mi collego e noto una risposta. Era una coppia che cordialmente ha risposto alla mia mail. Per non farla lunga ci si incontra in uno dei bar più raffinati di Catania, io ero andato con un mio carissimo amico fraterno. All’arrivo loro ci stavano già aspettando.

Scendiamo dalle rispettive auto, (ci siamo subito riconosciuti in quanto ci eravamo detti con che macchine ci saremmo recati al punto pattuito) uno sguardo veloce su di lui per capire se era gente OK e gli occhi cadono dritti su di lei. Meravigliosa, giunonica donna sui 38 anni (noi 33enne), vestita con classe e stile, penso come noi…

Un saluto e ci si accomoda tutti al tavolo del bar, offriamo qualcosa da bere, lei sembra timida, ma sotto sotto…i suoi occhi lanciano frecciate che lasciano intendere molto.

Dopo i convenevoli, propongo di fare un giro e decidiamo di andare con la loro auto. Il cuck guida, il mio amico si siede accanto a lui, io e lei ci accomodiamo dietro. Ci avviamo , dopo qualche centinaio di metri inizio a sfiorargli le mani, gli faccio qualche complimento e…non so come mi ritrovo con lei che afferra il mio cazzo tra le mani, inizia a menarlo e gli dico: “Troia succhialo! Facci vedere che sai fare”! Lei non se lo fa dire nemmeno una volta.

Mi sentivo il cazzo lungo quanto il collo di una giraffa e largo quanto quello di un elefante.
Dopo alcuni istanti mi accorgo che siamo arrivati sotto i portici e le macchine che passavano lateralmente alla ns. ci guardavano esterefatti. Io le dico: “Continua troia, continua”. Il mio amico aveva quasi le bave…e il marito che guardava dallo specchietto sistemato apposta verso il mio cazzo. Arrivammo proprio sotto il faro del porto e le chiesi, se mi metto il preservativo sali sopra? Lei me lo strappò dalle dita, lo aprì e con maestria me lo infilo.

Ah avevo dimenticato di dirvi che mentre lei mi spompinava, io le facevo un bel ditalino, lei era senza slip e una fica completamente depilate e liscia che era una favola, tutta da leccare oltre che scopare. Ritorniamo al precedente punto. Sistemato il preservativo con maestria e savoire faire, lei si posiziono sopra di me, afferro il cazzo, se lo strusciò per qualche istante nella fica, giusto per lubrificarsi ancor più di quanto lo era già e……………….

si aprirono le porte del paradiso…. Che fica! Calda! Vogliosa di farsi vedere dal marito quanto era troia. Lei mi salì sopra proprio davanti il palaghiaccio della playa. Inizio a cavalcarmi, andava su e giù mentre il mio amico iniziava a palparle il culo e a mettergli 1 dito dentro il buco del culo. Ad un certo punto lei mi sussurra di dire al marito che è un cornuto. Io faccio finta di nulla e dopo qualche istante, lei mi invita nuovamente.

Non volevo che il marito si offendesse…quindi con voce leggera dissi:”Sei un cornuto”.

Lei:”Più forte, faglielo sentire quanto è cornuto”.

Io, urlando: “Si è un cornuto, un gran cornuto e tu una gran troia. Su facciamogli vedere quanto 6 puttana”.

Lei:”Si, si sono la tua vacca! Sono una troia! Guarda cornuto come godo con questo cavallo”

Intanto arrivammo in un posto, non so dove…

Giunti sul posto ci spogliammo completamente, anche il mio amico.

Lei si sdraiò a pancia sopra, io la montai e il mio amico inizio a farsi spompinare dalla lei. Tra una stantuffata e l’altra vidi lui che si segava guardando la sua troia che si faceva impalare da me e spompinava il mio amico, l’andrenalina mi salì.

Lei:”Dai riempimi! Sborrami dentro! Voglio sentire il tuo cazzo che mi scassa e la tua sborra dentro di me”!

Io:”Siiiii tieni troia” Gridai come un orso e la accontentai.

Cambiammo posizione, io mi feci ripulire il cazzo dalla sua bocca e il mio amico inizio ad impalarla. Ad un certo punto mentre lei gemeva (era sempre a pancia sopra), usci un braccio fuori dall’auto, indirizzando la mano verso il marito e salutandolo mostrando un bel paio di corna. Il mio amico fece il suo dovere, anche lui la riempì per bene ma facemmo il bis. Scesi dall’auto, a pochi metri ci stava una staccionata di legno, lei si mise a pecorina appoggiando le mani alle pertica, io cominciai a scoparla nuovamente mentre dall’altra parte della staccionata ci stava il mio amico a cui lei stava facendo un magnifico pompino.

Ad ogni mio colpo di cazzo in fica, quello del mio amico gli entrava dritto in gola, facendola ansimare e godere, fino a quando non raggiungemmo nuovamente l’orgasmo ma sta volta tutti nella sua faccia e nelle sue tette.

Finito il tutto ci ricomponemmo, ritornammo in noi e con fare gentile ci siamo incamminati nel luogo iniziale, ripromettendosi di organizzare qualche altra cosina intrigante e con stile.

Chissà……

ECCO COME È NATO LORY CAVALCANTE

Come ho già scritto nella breve presentazione nel primo post del mio Blog, Lorycavalcante84. blogspot. it Lory Cavalcante è il mio nome d’arte. In realtà il mio vero nome è Lorenzo D’Amico. Mi fu dato da un mio conoscente, Giacomo, un uomo di 52 anni che all’epoca, di tanto in tanto mi scopava. Era il tipico uomo solo che passava le giornate davanti alla tv a guardare i film porno. Di giorno faceva il muratore, alcune volte lo andavo a trovare anche sul lavoro.

Anche se in paese sapevano un po tutti che mi piaceva il cazzo (non ne ho mai fatto mistero. Ho imposto le mie voglie fin da subito. Un po scioccamente forse…) lui non ha mai fatto cenno davanti ai suoi colleghi del fatto che mi scopava, si comportava come se fossi un amico qualunque. Forse si vergognava, aveva paura che gli altri lo deridessero, ma io credo che sia stato soprattutto per non mettermi in imbarazzo.

Era un uomo buono Giacomo. Lo conobbi in una sala giochi che frequentavo nel pomeriggio. In quei mitici anni quando internet era ancora una cosa fuori dalla portata di molti ragazzi, è li che nascevano i miei incontri di sesso. Mi facevo un po usare da chiunque. C’erano anche allora gli sbruffoni che si divertivano ad insultare chi magari aveva i gusti diversi dai loro, ma c’è da dire che molti venivano da me a chiedere se glielo facevo mettere dentro.

La prima volta che mi feci montare da lui, fu una sera d’estate. Stavamo tornando verso casa dopo la chiusura della sala giochi, facevamo sempre un tratto di strada insieme quando io non avevo altri programmi, e parlando del più e del meno, Giacomo portò il discorso a quelle strane voci che giravano sul mio conto nel locale. Confermai tutto, li dissi che mi piaceva fare sesso con i maschi, sentire il loro corpo sul mio e soprattutto farmi possedere, sentirmi fisicamente e psicologicamente nelle mani del maschio.

In poche parole sentirmi un oggetto sessuale da sbattere come si vuole. Giacomo rimase in silenzio per un po, pensavo che lo avessi scioccato, anche se non ne capivo il perché, dopo tutto per me era una cosa normale, è la mia natura, invece stava cercando un modo più accomodante per dirmi che anche lui avrebbe voluto fottermi. ?Sai, le tue parole mi hanno colpito, non sono mai stato con un maschio, a dire la verità nemmeno a donne sono messo bene, ma penso che siano davvero fortunati i tuoi “amici”.

Se solo fossi più giovane, magari potrei attirare la tua attenzione anch’io?. Mi sentii lo stomaco liquefarsi. Non so agli altri cosa succede, ho sempre voglia di cazzo ma quando mi sale davvero la voglia sento un piacevole formicolio nella parte tra l’ano e i testicoli, e sento la parte appena dentro l’ano come se pulsasse, questo mi succede anche tutte le volte che succhio un bel cazzo. Non so se dipendesse dal fatto che quel giorno non avevo scopato o perche Giacomo era un uomo che conoscevo da sempre perché aveva lavorato per un po di tempo con mio padre, fatto sta che le sue parole sextenarono in me tutte queste sensazioni.

?Guarda che se ti va lo facciamo tranquillamente, a me piacerebbe un sacco e non preoccuparti per l’età perché sono stato con uomini anche più grandi?dissi. Eravamo arrivati nel frattempo davanti casa sua, gli altri giorni in quel punto le nostre strade si dividevano e io camminavo per un altro centinaio di metri fino a casa mia. ?Davvero? Anche a me piacerebbe e solo che non vorrei che tu lo facessi per non farmi rimanere male? disse mentre infilava la chiave nella toppa e apriva la poeta.

?Se davvero ti va, quando vuoi lo facc…? non li feci nemmeno finire la frase ?ora. Ho voglia adesso?li misi le mani sul l’addome e lo spinsi letteralmente in casa. Mi porto in camera da letto e mi disse di mettermi comodo nel frattempo che lui faceva una doccia. Li dissi che non c’è ne era bisogno, non era un uomo sporco. Ero seduto sul letto e avevo Giacomo difronte, ancora incredulo di quello che stava accadendo.

Li dissi di spogliarsi e iniziai a fare lo stesso anch’io, lo vidi sgranare gli occhi alla vista del mio striminzito perizomino. Giacomo rimase solo con le mutande e si sdraió sul letto. Anch’io dopo essermi sfilato il perizoma, presi la boccetta del lubrificante dal marsupio e me ne spalmai un po nel mio buchetto fremente e salii sul letto avvicinandomi a Giacomo. Aveva il fisico come piace a me, robusto, con una pancia prominente e peloso.

Un vero maschio. Li abbassai un po le mutande e mi si parò davanti agli occhi un bellissimo cazzo ancora moscio. Era abbastanza grosso e con il glande leggermente fuori. Mi inebriai del suo odore. Solo a chi piace il cazzo può capire: mi basta sentirne l’odore da svenire quasi dal piacere. Senza usare le mani lo presi in bocca e iniziai a sbocchinarlo. Lo sentii gonfiarsi pian piano nella mia bocca. Lui nel frattempo mi guardava, stava attento a non perdersi nemmeno un istante di quel Pompino.

Di tanto in tanto lo masturbavo mentre li succhiavo e li leccavo le palle. Dopo un po mi mi sdraiai sul letto e lui continuò a scoparmi la bocca, finché in un sospiro con il suo cazzo ancora in bocca dissi ?scopami?. Allargai le gambe e lui fu subito sopra di me. Sentii il suo uccellone scivolarmi dentro senza difficoltà. Melo gustai in tutta la sua lunghezza. E dopo iniziò a stantuffarmi come un forsennato.

Si vedeva che era da tanto che non scopava. Dava colpi possenti, si sfogava. Un altra persona magari si sarebbe spaventato ma a me piace essere scopato così, solitamente è in questo modo che rieaco a raggiungere l’orgasmo anale. Come se fosse un a****le. Prima era gentile, ma dal momento in cui me lo mise nel culo sembrava fosse diventato un altra persona, come se nemmeno mi conoscesse. Sentivo tutto il peso del suo corpo schiacciarmi, il suo sidore bagnare il mio corpo e sentivo il suo odore di maschio.

Mi sentii davvero una puttana. Stavo impazzendo. Dopo un bel po di tempo sfiló il cazzo e si mise disteso a pancia all’aria tirandomi a se fino a mettermi a cavalcioni su di lui. Ricomincio a scoparmi violentemente e io ebbi il mio Bell orgasmo anale sporcandogli la pancia di liquido prostatico. Sentivo dai suoi gemiti che mancava poco a venire allora mi sfilai il cazzo dal culo e iniziai a succhiarlo dopo aver leccato tutto il liquido dalla sua pancia.

?Scostati sto per sborrare?. ?vienimi in bocca?li sussurrai. Non feci quasi in tempo a finire la frase che mi ritrovai la bocca piena di sborra densissima, che inghiotii avidamente e continuai a succhiare quel fantastico uccello per un altra decina di minuti. Dopo di che ci rivestimmo e ci salutammo. Per me c’erano le vacanze estive, l’indomani mi sarei alzato tardi ma lui doveva lavorare. Anche quella sera tornai a casa col culo distrutto e col sapore di sborra ancora in bocca.

La sera dopo lo rincotrai in sala giochi, mi avvicinai e li sussurrai ? beh che ne pensi?? Giacomo prese il suo portafoglio e da una tasca interna tirò fuori un ritaglio di giornale e me lo mostrò ?questa è Ursula Cavalcanti?disse ?e la mia attrice porno preferita, però tu hai il culo più bello del suo?? allora da oggi per te sarò Roby Cavalcante?dissi ?avevo proprio bisogno di un nome d’arte per le mie porcate.

E soprattutto da oggi sarò la tua puttana?.

sesso in costa dei barbari

Chi della zona sa dov’è la costa dei barbari a trieste e quello che succede di solito al calar del sole.
un pomeriggio tardo di pochi giorni fa sono andato giù al mare a farmi un giretto, nessuno in giro.
No che non me l’aspettassi, vista l’ora, ma speravo comunque in un incontro. Mi faccio qualche autoshitto col cazzo di fuori mettendo in bella mostra il cockring che stringe la base del cazzo e il prince albert, noto piercing sulla punta dello stesso.

Risalgo al parcheggio quando ormai la luce solare aveva fatto posto a quella artificiale dei lampioni, qualche macchina parcheggiata, persone all’interno in attesa, uno che mi passa vicino in auto pensando chissà che cosa. Ad un certo punto decido di uscire ed addentrarmi fra la boscaglia, dove già qualcuno gironzolava. Trovo uno seduto con in bocca il cazzo dell’altro che gli sta scopando con una certa violenza la cavità orale tra mugolii vari, proseguo e capisco che sono arrivati al dunque visto i versi, torno indietro sempre vicino a loro, li passo e proseguo.

Incrocio un tipo col cappuccio, mi guarda, io gli do un fugace sguardo e proseguo, mi fermo sul ciglio delle rocce e mi accorgo che mi è venuto dietro. A quel punto avevo già il cazzo duro, decido di fare il primo passo. Apro i pantaloni ed estraggo l’uccello. Lui mi viene vicino e fa la stessa cosa. MMMM che bel cazzo il suo penso, glielo prendo in mano e lo stesso fa lui.

Non lo ha per niente sorpreso trovarsi in mano un pezzo di carne pulsante con tanta ferramenta addosso. Per chi non lo sa uno degli effetti del cockring è quello di far rimanere bello duro il cazzo,……. per risposta a tutto questo lui si china e comincia a farmi una pompa magnifica, non sento quasi le labbra sulla mia asta, va su e giù con leggerezza, e la cosa mi piace tanto, prendo la sua testa rasata tra le mie mani e la accompagno nel movimento,…..bellissimo veramente, nel frattempo mi sono trovato una delle sue dita che cominciava ad esplorare il mio buco che essendo già abbastanza largo non ha faticato ad ingoiarla tutta.

Mi chiede se voglio provare un po’ di popper e gli rispondo che non mi serve. Ci spostiamo un po’ sotto un albero visto che pioveva.
Mi chiede se mi piace farmi leccare il buco,….. ma certo rispondo, è la cosa che mi fa più impazzire…..allora comincia a leccarmelo avidamente, bellissimo dico tra me e me, e lui continua, introduce la lingua dentro nell’ormai rilassato buco, a quel punto incomincia con le dita, non saprei quante me ne ha introdotte anche perché normalmente mi faccio fistare e non è facile capirlo,….

comunque lui prosegue a penetrarmi il culo con la mano.
Si alza, mi fa chinare difronte a lui e mi ritrovo davanti al suo cazzo, non esito un secondo a prenderglielo in bocca e comincio a spompinarlo per bene, facendolo arrivare fino in gola e quasi mi ritrovo in bocca anche le palle,……probabilmente lui era vicino all’orgasmo per cui mi fa alzare, si gira di spalle ed allora incomincio a strusciarglielo fra le chiappe,…….

a quel punto probabilmente si è lubrificato l’ano ormai bello gonfio visto che continuava a sniffare il popper,…..glielo punto, lui me lo guida bene e mi ritrovo il cazzo dentro, a quel punto incomincio a scoparlo, anche con una certa forza, bellissimo inculare col prince albert, da provare,…. continuo e l’orgasmo ormai comincia a salire, lo scopo ancora un po’ e a quel punto lo estraggo e sborro con lui al mio fianco, sotto gli sguardi di un curioso che aveva assistito allo spettacolo.

Non ho capito se lui è venuto, ma è stata una bella scopata inaspettata, lui bravissimo di bocca e con un bel buco del culo,…. mi sarebbe piaciuto prenderlo pure io, ma sarà per un’altra volta,…….

LìAMICA DI ZIA ( racconto lesbo )

Ero indecisa su quale tonalità sceglire il colore del rossetto
“Se ti posso dare un consiglio scegli una tonalità tenue, sei giovane e non devi apparire volgare, la tua bellezza già ti aiuta”
Mi volto e a parlarmi è una balla signora, elegante mora sulla quarantina vestiva un bel completo giacca pantalone nero che metteva in risalto le sue forme.
“Tu avrai circa diciott’anni, sei carina, devi solo accentuare un pò le tue labbra non mascherarle, tanto i ragazzi ti corrono dietro lo stesso”
“Grazie farò come mi consiglia ha ragione”
“Ciao ora vado”
“Buongiorno e grazie”
Quello che mi ha colpito in quella donna più che il suo fascino è stato il suo sguardo, uno sguardo intenso, come se volesse penetrarti, uno sguardo pieno di sessualità.

Pago il rossetto ed esco dalla profumeria come turbata, non so, avevo una strana sensazione, come se quella donna mi desiserasse, non ero mai stata così neppure quando prendevo una cotta per qualche mio coetaneo.
Ma no, mi dico, figurati se una bella donna così desidera propio me, chissà quanti uomini le ronzano attorno,
di sicuro nel letto non sarà sola e poi a me le donne non interessano, amo la nerchia.

Passano alcuni giorni e mi telefona la zia
“Se domani passi da me devo darti un pacchetto per la mamma, vieni nel pomeriggio così ci facciamo un the e mi racconti un pò delle tue avventure”
Mia zia è la sorella più vecchia di mia madre, cinquantanni,bella donna, non si è mai sposata,dice che non ha mai trovato il tipo giusto, forse anche per il suo lavoro, lavora in banca e per fare carriera si trasferiva sempre, ma ora è stabile, fa la direttrice nella filiale qui in città.

La zia è anche la mia confidente, a lei racconto quasi tutto dei miei amori, chiedo consigli e lei mi dà qualche dritta su come comportarmi con i machietti.
Suono il citofono
“Ciao Gianna ti apro sali”
“Ciao zia”
“Vieni c’è una mia amica che abita qui al sesto piano è venuta a bere un the, te la presento”
Rimango basita, la signora della profumeria,
“Gianna ti presento Emma,una carissima amica, il poco tempo libero praticamente lo trascorriamo assieme”
Mentre parliamo di cose di donne, vestiti scarpe, pettegolezzi vari, noto che il suo sguardo non è più lo stesso,è uno sguardo normale, anzi quando la guardo lei sembra sfuggirmi, che l’altro giorno mi sia sbagliata io?
“Ciao zia devo andare, ci vediamo in questi giorni”
“Ciao Gianna, prendi il pacchetto, ti telefono e salutami tutti”
“Aspetta ti accompagno esco anch’io” dice Emma
Salutiamo e usciamo
“Se hai un minuto sali da me? volevo farti vedere un vestitino che ho comperato ieri”
“Va bene saliamo”
In ascensore i suo sguardo cambia, ritorna quello che mi aveva turbato, apre la porta di casa, entriamo, mi prende il viso fra le mani, mi schiaccia contro il muro
“Ti voglio”
Non faccio tempo a reagire che mi ritrovo la sua lingua che mi sta ispezzionando la cavità orale, sono senza fiato.

non riesco a muovermi.
“Ti desidero, ti voglio,vedrai sarà bello, però se mi dici di no cercherò di dimenticare e non ti cercherò più”
Non ero mai stata con una donna, il sesso mi piace, eccome,ma mai avrei pensato ad una situazione simile, Emma mi affascinava, e la mia indole un pò porcellima mi diceva di sì.
Non risposi, le ficcai la lingua in bocca per rispondere al suo bacio, ci ritrovammo nude a letto, continuavamo a baciarci, era un groviglio di lingue, io succhiavo la sua e lei ricambiava, mi stavo eccitando, mi piaceva, stavo scoprendo un mondo nuovo, un nuovo modo di amare.

“Adesso tu sta ferma, lascia fare a me, vedrai ti porto al settimo cielo”
Sono sdraiata, inizia leccandomi l’orecchio, poi scende sul collo per arrivare al seno,con la lingua mi solletica i capezzoli, li mordicchia,li succhia, diventano turgidi, poi mi fa girare supina, inizia un lento massaggio sulla schiena sia con le mani che con la lingua, arriva alle chiappe, me le apre, il buco del culo bene in vista, lo bacia, lo lubrifica con la saliva e con un dito mi penetra, comincio a bagnarmi,lei se ne accorge, smette, mi fa girare , mi apre le gambe e inizia con la figa, mi lecca, mi apre le grandi labbra alla ricerca del mio bottoncino, lo succhia, mi scopa con la lingua, mi infila due dita e con il pollice mi masturba la clitoride, sento tutti i muscoli che si rilassano, sto perdendo le forze, sto godendo come non avevo mai goduto, un modo nuovo di godere, dolce e allo stesso tempo intenso, vado in estasi mi bagno sempre di più, i miei umori colano sul buco del culo, mi penetra anche lì con due dita, due dita in figa due in culo e la lingua che mi martella la clitoride, non ce la faccio più, sborro tutti il mio nettare sulla sua faccia mentre urlo il mio godimento:
“Ti è piaciuto?”
“Meraviglioso, è stato bellissimo, mi hai fatto godere come non ho mai goduto prima”
“Adesso tocca a te, ho bisogno anch’io della mia parte”
Cerco di imitarla, è la prima volta che mi trovo con una donna, quando arrivo a leccarla mi ritrovo davanti una figa bellissima, due grosse labbra che pendono e una clitoride che sembra un piccolo cazzo, a dispetto della mia che è chiusa e la clitoride nascosta, succhio lecco, faccio una sorta di pompono a quel suo piccolo cazzo, la senta gemere, sta godendo anche lei, mi ferma
“Adesso facciamo una cosa nuova”
Apre il cassetto del comodino, prende una crema, me la spalma su una mano
“Voglio la tua mano dentro, tutta dentro la mia figa”
Inizio con due dita, tre,quattro, mi fermo mi sembra di spaccarla, lei mi guida, mi chiude il pugno e lentamente si fa infilare tutta la mano dentro, sento il calore , lei si agita, dice parole incomprensibili, gode, io mi eccito e con la mano libera mi masturbo mentre la sto scopando con l’altra.

Veniamo assieme baciandoci, sfinite da un orgasmo che ci ha tolto tutte le forze, restiamo abbracciate per goderci ancora un pò del calore dei nostri corpi, però è ora di salutarci.
Sulla porta lei mi allunga un biglietto con il suo numero di telefono
“Quando vuoi mi chiami, ma non dire niente a tua zia, è troppo gelosa”
Adesso ho capito perchè zia non si è sposata.

MAMMA COMANDA E SODDISFA

Siamo alla casa in montagna, io mia madre e mia sorella.
Nostra madre ci costringe ad andare con lei ad una serata noiosissima a teatro, dove ci dovrebbe esssere tutta la gente del paese.
Dopo cena ci prepariamo e mia madre ci tiene a fare bella figura quindi si tira per bene.
Stessa cosa dobbiamo farla noi…
Mia sorella freddolosa indossa legging neri con stialetto a mezza coscia (orribile), maglione aderente e piumino, mentre la mamma indossa delle calze (non so se autoreggenti) nere molto scure, un paio di stivali grigi senza tacco, morbidi e afflosciati sotto al ginocchio, un vestitino panna che le risalta le sue forme appena abbondanti.

Conclude con cappotto e sciarpa.
Diciamo che fa la sua bella figura e a teatro, i maschietti non esitano a salutare e cercano di sedersi accanto.
Lei, accondiscendente con tutti si pavoneggia, sa di essere un bel boccone e intrattiene un po tutti.
A fine serata, io e mia sorella siamo stufi e ci dileguiamo dicendo di andare in una disco la vicina.
Arrivati in disco mia sorella inizia a fare la zoccola e acchiappa subito un ragazzo.

Io incavolato decido di tornarmene a casa.
Arrivo e non cè nessuno, mi metto nel letto e chatto con il cellulare.
Ad un tratto sento vociferare, la porta di casa si apre….
È mia madre con ben due uomini!
Che ci farà? Io non mi faccio sentire, lei è convinta di essere sola.
Subito l’ atmosfera si fa erotica, lei sé tolta il cappotto ed è seduta a cavalcioni del divano, uno di loro è dietro che le accarezza i capelli, l’altro è seduto sulla poltrona e si massaggia il cazzo.

Il primo uomo viene invitato da mia madre a togliersi i pantaloni e sedersi cavalcioni del divano assieme con le spalle rivolte a lei, mentre il secondo si avvicina e assieme a mia madre iniziano a masturbarlo.
Poi la mano di mamma dirige la testa del secondo a succhiare il cazzo.
Pompino tra uomini comandato da una donna, wow!
Mamma si alza, si solleva il vestito e si avvicina a loro, uno con due dita le fa un buco nei collant e lei si siede sopra il cazzo del secondo, si fa penetrare, la sento gemere!
Il primo si inginocchia davanti e gli lecca la fica attraverso il nylon.

È uno scambio di favori tra tutti e tre.
Mamma si mette a pecorina, viene presa da dietro da uno di loro, e l’altro si accoda e incula l’ uomo. Il primo nel godere fa gocciolare il suo bianco sperma sulle calze di mamma ed allora lei ordina al secondo di leccarglielo.
L’ uomo che è gia venuto si sposta e va davanti a mia mamma e farsi succhiare il cazzo che ormai si ammosciava, il secondo lecca per bene tutte le calze, pulendole dallo sperma.

Poi di botto lo sdraia sul divano e le salta sopra a smorza candela.
Lui la prende per i fianchi e la riempie nella fica di sperma bollente.
Allora mamma le sale sopra la faccia e gli ordina di pulirla tutta! Lui lecca nuovamente e mia mamma si contorce dal godere.
Un attimo di ripresa e lei dice: datemi un attimo che vado a cambiarmi.
Va in camera sua, si cambia le calze e se ne escono nuovamente di casa tutti e tre.

Io col cazzo in tiro vado e sego e riempio nuovamente i collant di mamma. cerco i collant usati, me li infilo, sono tutti umidi e decido di farmi vedere in chat mentre mi sego e riempio nuovamente i collant di mamma.

Le mie storie (25)

Ieri avrei voluto scrivere un altro racconto della mia vita privata, un altro di quegli episodi che hanno segnato in maniera divertente ed anche un po’ erotica la mia crescita. Invece poi una telefonata mi ha fatto cambiare idea. La mamma del ragazzino mi diceva che sua madre era venuta a mancare. Sono andata a trovarla a casa, siamo state un paio d’ore a chiacchierare, poi lei doveva prepararsi per andare ad organizzare i funerali al loro paese d’origine.

Tornando a casa, ripensando a quella vecchia signora, mi è venuto inevitabilmente in mente un pomeriggio “movimentato” passato insieme al ragazzino e a sua nonna inconsapevole.
Vi parlo sempre di una ventina danni fa, qualcosa meno, io intenta a studiare, il ragazzino non ricordo se ancora al liceo oppure all’università. Mi chiamò a casa la mamma chiedendomi il grandissimo favore di poter tenere compagnia a sua madre poiché improvvisamente aveva avuto un’incombenza di lavoro, ed il figlio era irrintracciabile.

Io che abitavo (ed abito tuttora) a poche centinaia di metri da casa loro, accettai senza nessun problema. Mi misi la giacca e nel giro di cinque minuti ero a casa loro. Sulla nonna del ragazzino aleggiavano leggende; si diceva (ed era vero) che quando era al paese fosse del tutto autosufficiente ed autonoma, al contrario quando scendeva a Napoli dalla figlia aveva bisogno di assistenza per qualsiasi cosa, ed era colpita improvvisamente da sordità.

Effettivamente quando mi trovai in vacanza per così dire nel loro paesino, la nonna era agile e s**ttante. In città si spegneva e passava le sue giornate con l’ uncinetto a lavorare a maglia ed a guardare la televisione. Per quanto riguardava poi la lingua, ho sempre faticato a capirla ed a farmi capire visto che parlava un dialetto incomprensibile.
Però tutto sommato era una signora tranquilla che non dava particolari problemi se non la richiesta di essere accompagnata al bagno oppure di mangiare qualcosa.

Così, dopo aver salutato la mia amica che stava scappando al lavoro, mi accomodai sul divano con un libro, mentre lei, la nonna, era seduta a 2 m dal televisore sulla poltrona intenta a fabbricare l’ennesimo maglione di lana per il nipote oppure l’ennesima coperta (ne posseggo ancora una sua, regalo di Natale di tanti anni fa). Dopo un paio d’ore, sentii aprire la porta di casa: era il ragazzino. Sorpreso nel vedermi, mi chiese cosa ci facessi a casa sua, ed io gli dissi che la mamma era dovuta scappare e che sarebbe tornata ad ora di cena.

Lui chiaramente non voleva sentire altro! Ho sempre pensato (ne ho quasi la certezza) che all’epoca, il solo vedermi, gli provocasse un’erezione istantanea (per la verità quella che gli veniva sempre anche guardando altre donne). Così dopo essersi tolto la giacca, ed aver salutato la nonna in un dialogo dal significato oscuro per me, si accomodò vicino alla sottoscritta sul divano. Neanche il tempo di sorridermi che subito la sua mano cominciò a prendere la via delle mie tette.

Io istintivamente mi spostai dicendogli che la nonna era lì a non più di qualche metro da noi. Lui senza nessun problema mi rispose che tanto non capiva e non sentiva comunque. Effettivamente durante questo nostro conciliabolo, la signora continuava il suo lavoro alternando gli sguardi verso il televisore. Dopo un momento di calma apparente, il ragazzino attirò la mia attenzione verso un cuscino che sapientemente aveva messo davanti alle sue zone nobili, lo sposto’ ed i miei occhi videro il suo membro grosso fuori dal pantalone in erezione.

Non ci potevo credere, con la nonna lì vicino era con l’uccello all’aria. Mi prese la mano per poggiarsela lì sopra, dopo un po’ di reticenza, mi lasciai convincere e lo impugnai. Cominciai a muoverglielo mentre lui intanto aveva messo la sua mano fra le mie cosce. La situazione mi sembrava quasi assurda, noi due a toccarci mentre la nonna a pochi metri da noi guardava la televisione. Quando le sue dita raggiunsero la mia mutanda cominciai a gemere come mi succede sempre; cercavo di trattenermi ma il piacere aveva la meglio.

Poi il ragazzino mi invitò a sedermi su di lui. Io lo feci e subito sentii il suo membro strusciarsi contro la parte alta del mio sedere. Io lo stuzzicavo, lui intanto aveva preso possesso delle mie tettone. Ero mezza nuda e particolarmente eccitata ma con il terrore che la signora si girasse da un momento all’altro. Certo ricordo che c’era una penombra a nascondere i nostri movimenti, ma la precarietà di ciò che stavamo facendo era assoluta.

Ad un certo punto il ragazzino riuscì ad infilare il suo uccellone sotto al mio sedere ed in quel momento mi resi conto di ciò che stava per succedere. Lui si muoveva come per mettermelo dentro alla micia, io nonostante avesse una voglia matta di sentirlo, avevo paura che succedesse un casino. Mi sollevò la gonna, stava per abbassarmi le mutandine quando in preda all’eccitazione mi alzai di s**tto avviandomi in cucina. In quel momento la nonna si girò, forse attirata dal mio movimento; probabilmente anzi sicuramente mi vide con il culo mezzo all’aria, ma quello per me fu il male minore naturalmente.

Entrata in cucina non feci neanche in tempo a sedermi sulla sedia che dietro di me il ragazzino mi agguantò letteralmente. Mi piegò sul tavolo (come già era successo altre volte a casa sua), mi abbassò le mutande e incominciò a scoparmi. In pochi minuti ero venuta così come lui che mi sborrò sulle chiappe poco dopo. Qualche minuto per ricompormi che la nonna cominciò a chiamare il nipote chiedendogli non ricordo cosa. Io volevo tornare a casa, ma lui riuscì a convincermi a rimanere e tenergli compagnia.

Di nuovo tutti e due sul divano, di nuovo la nonna che guardava la televisione e dopo poco di nuovo il ragazzino a cazzo diritto. Sapevo che a lui faceva piacere mostrarmi queste situazioni grottesche, in passato mi aveva mostrato come senza farsi problema riuscisse a palpeggiare le zie fingendo di giocare. In quel momento non aveva nessun timore della nonna lì accanto, anzi sembrava quasi volesse dimostrarmi che la cosa lo eccitasse particolarmente.

Lo ricordo benissimo alzarsi con il membro da fuori ed andare in cucina a prendere l’acqua per la nonna, arrivare alle sue spalle e porgergliela senza che lei si accorgesse del nipote mezzo nudo. Io non mi capacitava di queste cose, ma lui più di una volta mi aveva detto che al paese le signore erano per così dire un po’ di rintronate. Alla fine non potevo far altro che dargli ragione. Mi sfido’ a tirare fuori le tette ed a fare una domanda a sua nonna, io che ormai avevo perso ogni freno inibitorio mi lascai convincere ed effettivamente quando lei girò lo sguardo verso di me nonostante avessi la maglia alzata non fece una piega.

Ma il pomeriggio doveva ancora finire, dopo qualche altra schermaglia andammo in camera sua ed in breve tempo eravamo entrambi nudi uno sull’altro. Ricordo che dopo aver giocato come piaceva noi muovendoci in varie posizioni, mi salì sopra, mise il suo uccello in mezzo alle mie tette e come la lampada di aladino le sfregò fino a venirmi in faccia.
Come al solito tornai a casa soddisfatta e nello stesso tempo incredula per ciò che avevo vissuto.

Ma d’altra parte non è ragazzino non sono mai stata tranquilla, neanche per un attimo.

Tu sei una donna

Mettiti dietro di me. Sì, lo so che abbiamo cominciato appena adesso, che anche a te piace sentirmi dietro di te. Ma cambiamo posizione. Adesso tu a me. Fallo tu a me. Stai dietro di me, così, da bravo. Fammi sentire. Fammelo sentire, così.
L’ho visto fare in quel giornaletto porno con cui vi siete toccati tutti, a turno, l’altro giorno, passandovelo e ognuno di voi maneggiandolo con mani oscenamente sudice. La femmina sta davanti, lo prende da dietro, lui le tocca pure le tette, esattamente come stai facendo adesso tu con me.

Tirami su la maglia, infila le mani sotto. Acci, come le hai fredde. Va bene, non ti preoccupare, l’importante è che mi palpi per bene. Senti la mia carne calda, le mie forme rotonde, i capezzoli appuntiti? Non mi desideri da ieri, lo so bene, così come so che ti piace, ti piaccio.
Vorresti calarmi i pantaloni? No, non correre. Non esagerare. Queste cose si fanno pian pianino. Piuttosto, limonami un po’. Lo sai che mi piace.

Sai tutto di me, sai tutto da sempre, lo sai da quando mi vedesti all’inizio del primo anno di questo dannato collegio, tu ormai fatto uomo, io che invece non cambiavo, non cambiavo mai.
Niente, sai tutto di me ed è inutile tornarci su, sai come manovrarmi, manipolarmi, farmi sciogliere. Le tue carezze conoscono ogni dislivello del mio corpo e della mia anima, provocano sconquassi e smottamenti della volontà, frane inarrestabili, slavine di desiderio, disfatte clamorose di ogni forma di resistenza e di repressione degli istinti più bassi ma anche più semplici e naturali.

Resta dietro di me, ma non mi spogliare più di così, sì, toccami dove vuoi ma non mi togliere i pantaloni, ti basti avermi tirato via il maglioncino bianco e avere perlustrato la terra di nessuno della parte superiore del mio corpo, terra di nessuno perché mai un altro ci aveva messo le mani come stai facendo tu e lo vedo, lo sento dall’intensità del tocco sui capezzoli, lo capisco da come li sviti e li riavviti, li fai indurire e li torturi con i tuoi dolci pizzichi, si vede lontano mille miglia che ti piace, che ti piaccio, anche se non mi baci, ma ti limiti ad ansimarmi sul collo, a un’incollatura – in tutti i sensi – dal lobo del mio orecchio sinistro, ti affacci con la tua guancia inasprita dalla lanugine della barba su un triangolo indefinito del mio viso, compreso fra mandibola zigomo e mento morbidi e glabri, ti muovi avanti e indietro, esattamente come se lo stessimo facendo e ti sento, ti sento laggiù, nel punto giusto, mi scopi senza spogliarmi, mi inculi senza togliermi jeans e mutandine e sapessi che mutandine indosso, un tanga nero da vera troia e ho pure le autoreggenti nere ed è anche per questo che non voglio che tu mi tolga i pantaloni, un po’ mi vergogno, perché ho anche le unghie dei piedi smaltate e anche di questo un tantino mi intrippo, non mi piace farmi vedere così, anche se sei tu, mi nascondo da sempre e lo so, lo so che il rimmel si vede e la matita a disegnare le labbra col lucido pure, ma se proprio la vuoi sapere tutta mi depilo, le mie gambe sono lisce come la pelle di un neonato, non ho peli nemmeno lì e pure di dietro, sì, me li sono fatti togliere pure lì e siccome alle donne non osavo chiederlo, per trovare un estetista uomo non omosessuale, disposto a farmi questo lavoro, ho dovuto faticare sette camicie e pagare un occhio della testa.

Resta dietro di me, rassicurami cingendomi teneramente, dimmi che non sei gay, che non è per questo che vieni con me, non mi baci anche se da quando sei dietro di me ti cerco con la mia bocca e tu non mi restituisci la tua, non insistere per spogliarmi, ti prego, aspetta, aspetta, resettiamoci, aspetta, slacciamoci un attimo, aspetta che mi giro e mamma, quanto sei bello, mamma quanto sei rosso e infoiato e mamma quanto lo hai grosso, lo sento sotto i jeans, è duro come l’acciaio e aspetta, lo stai tirando fuori troppo in fretta, aspetta, aspetta!
(Cazzo, nudo fa proprio un bell’effetto, è un’altra cosa, sta su che è un piacere, okay amore mio, okay, tienilo pure lì, perché mi spingi in giù?)
Aspetta un attimo, corri troppo.

Lo capisco, che aspetti da troppo tempo. Lo capisco.
Lo so, parlo troppo, ma non è modo di mettermi a tacere, quello di infilarmelo in bocca e non vorrei farti male, non ho mai fatto un pompino, ti ricordi quel silenzio che scese fra di noi quando abbiamo sfogliato quel giornaletto insieme, che c’era quella in ginocchio che faceva lo stesso lavoro che io sto facendo adesso a te? Ti ricordi l’imbarazzo di eccitarci insieme, di sentircelo venire duro contemporaneamente, di respirare ansimando all’unisono, l’accelerazione del battito che mi provocò la tua mano che sfiorava la mia – e lo so che era solo per girare pagina, però ammetti che un po’ di malizia ce la mettesti – ma bastò quel tocco per incrinare le mie certezze, anni di resistenza passiva disciolti dalla reazione chimica provocata dai tuoi polpastrelli freddi, che somigliavano a quelli di quel tizio fortunato, che affondava le proprie dita nei capelli della bocchinara inginocchiata, così come adesso sto in ginocchio anche io, a tenere la tua cappella tra palato e gola, come avevo visto fare a quella troia, che poi – lo scoprimmo dopo un paio di pagine, girate sempre col tocco delizioso delle tue dita che si sovrapponevano alle mie – non era una puttana ma un puttano, una trans stupenda con un pisellino piccolo così, al punto che con la tua dannata sfrontatezza mi dicesti “guarda, potresti essere tu” e io finsi di avere capito che mi paragonassi a lui e non a lei e risposi un virile “non mi piace farmelo succhiare da un maschio”, fornendoti un assist grande così, “lo so che ti piace succhiare e non farti succhiare, anche perché tu lo hai piccolino come lei”, che io quasi ci restai male, ci restai male perché non riuscii a controbattere nulla, avevi colto nel segno.

Adesso me lo tieni fra le labbra spalancate, mi guidi il movimento, mi insegni a ruotare lievemente le mani lungo l’asta e mi scopi delicatamente la bocca, spingendolo solo ogni tanto più in dentro, quando mi tocchi le tonsille e senti il colpetto di tosse fai retromarcia, mi riempi di complimenti e insulti, “brava, stupenda puttanella, professionista del bocchino, porcellina magnifica”.
Ora lo so, lo capisco: devi venire, sono orgogliosa del tuo apprezzamento e del coronamento dei miei sforzi, ma mi sorprendi.

– Aspetta, amore.
Mi fermi, ti schiacci la punta e il dorso del glande, dev’essere un’operazione dolorosissima, ma fermi l’eiaculazione ormai incipiente. Mi prendi sotto le ascelle, mi fai rimettere in piedi, mi fai girare in modo da darti di nuovo le spalle.
– Non ti penetro, ma voglio venirti fra le chiappe.
Osservi la mia delusione, non so se ci resto male per la tua insistenza nel farmi denudare di sotto o per quelle parole, “non ti penetro”, ma obbedisco docile e sbottono il jeans, tiro giù la lampo e con un paio di movimenti sinuosi, quasi due passi di danza da troietta in calore, faccio scivolare verso il basso i pantaloni stretti e attillati che indosso, che danno una perfetta rotondità al mio sedere.

Ecco il tanga, ecco le autoreggenti, i calzoni arrivano fino alla caviglia, mi lasciano scoperte due gambe da fare invidia alle gemelle Kessler.
Tu sei in un ammirato e adorante silenzio totale, mi sfili le Hogan unisex, dopo avermele slacciate e mi tiri via, non senza fatica, i pantaloni e – sarà perché mi hai tolto le scarpe – ora mi sento vestita solo del tuo sguardo, come se i tuoi occhi mi disegnassero addosso un abito stupendo tipo quello di Cenerentola quando va al ballo col Principe e poi perde la scarpina di vetro, io non sarò mai la tua Principessa ma piego il busto in avanti e sento che con le dita fredde scosti il filo del tanga e mi allarghi le chiappe, me lo spingi dentro ma per venire hai bisogno di altro movimento, devo sculettare un po’ e me lo ritrovo a pressare, durissimo e grosso, sul buchino depilato, mi fai male, mi scappa un “ahi!” che per te è come un invito a nozze, sento che mi infili qualcosa di umido, sono le dita che ti sei succhiato e poi mi hai infilato in bocca e ora le usi per lubrificarmi, poi mi prendi per i fianchi e spingi, strappandomi un altro ahi, e poi un altro e un altro e un altro ancora, fino a quando non riesci a stantuffarmi per qualche centimetro, facendomi piegare verso il basso e divaricandomi le cosce piantate per terra, facendomi irrigidire i muscoli delle gambe e ammorbidire quelli anali, lo sfintere violato cede, stai entrando dentro di me, spingi in maniera decisa, mi strappi un urlo di dolore e piacere, perché le contrazioni anali stanno agendo in un effetto domino anche sul mio uccellino, sento i tuoi colpi secchi e decisi, adesso sei tutto dentro fino alle palle pelose, sento che mi solleticano la parte inferiore del popò, “vengo amore mio, vengo”, dici con grande trasporto, “cazzo, anche io”, e mi piego di più e mentre sento le tue dita fredde tendersi e contrarsi nell’orgasmo sulle mie tette spremute e sui capezzoli strizzati, mentre sento qualcosa di caldo, molto caldo che mi riempie le viscere, mugolo anche io di piacere, come una cagna in calore, come una perfetta troietta, perché sono venuta anche io, senza nemmeno toccarmi.

Mettiti qua, amore mio. Ora che ci siamo lavati rivestiamoci. Non è successo niente, anche se sotto la doccia (dannato insaziabile!) volevi ricominciare. Lasciamo stare tutto, ho rimesso le Hogan e i jeans, sono tornata a nascondere le autoreggenti, le unghie dei piedi con lo smalto, il tanga da porca ho dovuto toglierlo, era tutto sporco del tuo seme e l’ho sostituito con un paio di normali mutandine da donna, che tu hai preso dal cassetto di tua sorella, perché non hai voluto prestarmi un tuo slip da uomo, nel salutarmi con una carezza mi hai detto che non sarebbe stato giusto, “tu sei donna, e questo è meraviglioso”.

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eva la nostra amica trav

Evaristo era un amico di vecchia data purtroppo da tempo c’eravamo persi di vista causa i nostri a****li,il lavoro e gli impegni ed il mio recente stato di salute precario. Un lunedi’sera di qualche mese fa’ci chiama al nostro cellulare e riconsco subito il suo numero. E’come sempre un uomo educatissimo gentile e anche sottomesso dalle precedenti esperienze con lui traformatosi in una bella lei. Evaristo ci chiede se domenica prossima siamo liberi,chiedo a Carlo mio marito e acconsentiamo a rivederci.

Quante cose avremo da raccontarci. Con lui è nata come piace a noi non solo trasgressione ma anche e sopratutto un bel rapporto di amicizia e confidenza. Pure nei momenti di intimita’io e mio marito eravamo arrivati a lasciare anche la porta del nostro bagno aperta e con il nostro amico presente senza tabu’o vergogne assurde. Evaristo arrivada Bologna la domenica successiva verso le 10. Con mio marito ci eravamo svegliati presto qui’da noi in collina col nostro grande giardini i nostri a****li e la grande casa c’è sempre da fare e la noia o l’ozio non trovano di certo terreno fertile.

Veste in modo sportivo Evaristo,un paio di jean camicia a quadri scarpette sportive e radioso e sorridente come lo ricordavamo ci abbraccia entrambi. Fa’caldo quella domenica e pranziamo nel nostro giardino. Evaristo gentile come sempre porta lui il pranzo,poi caffe’ per loro ed io solo orzo per l’infarto che ho avuto tempo fa’. Con mio marito passeggiano nel nostro grande iardino giocando col nostro doberman ed il meticcio. Anche Evaristo come noi è un a****lista,nella sua casetta indipendente ove vive solo da anni ha un piccolo zoo e per lui come per noi gli a****li sono figli.

Rassetto la cucina e lavo i piatti. Poi ci accomodiamo tutti e tre sul dondolo. Ho caldo,mi tolgo la maglietta scusandomi con Evaristo che da quando è arrivato non mi scolla gli occhi da dosso. Anche lui e Carlo si mettono in libeta’Restano in slip e mi invitano a fare altrettanto. Avendo la rete oscurante nel nostro grande giardino nessun occhio indiscreto ci puo’vedere e acconsento restando in reggiseno e tanga. Prendiamo un po’di sole assieme poi dopo poco sento bruciare stto il seno e chiamo Crlo che guarda il motivo.

Beh tesoro mi sussurra sei tutta arrossata credo faresti meglio a toglierlo,tanto con Evaristo ormai siamo piu’che in confidenza. Entrambi mi guardano mentre resto a seno nudo. Carlo sale in casa e prende una polvere che di solito uso avendo il seno abbondante contro l’arrossamento che col caldo ho spesso sotto il mio seno. Evaristo è un medico da anni e solitamente quando veniva da noi ed avevo problemi di salute un consulto lo faceva sempre.

Si avvicina e mi dice:Mony posso?Mi alza il seno e osserva poi dopo poco mi dice:beh hai un bell’inizio di eczema cutaneo che si puo’propagare in tutto il corpo sai poi essendo diabetica questo è tipico tesoro. Comunque si la polvere va’bene ma sarebbe meglio una crema specifica e se vuoi ti do’il nome commerciale,la devi far applicare da tuo marito almeno una volta al di’Lo ringrazio e lo osservo,Evaristo è ora molto serio molto professionale e distaccato.

Sai gli dico purtroppo l’ezema a volte si presenta anche all’inguine e credimi prima forte prurito poi bruciori atroci. Evaristo mi invita con mio marito x visitarmi nella taverna ove abbiamo tutto,cucina,grande camera e bel bagnetto con doccia,bide’lavabo e wc. Mi stendo sul lettone e tolgo il tanga. Il medico ora mi invita a divaricare bene le gambe e mi sottopone ad una visita molto accurata. Dopo poco Evaristo formula la diagnosi,Mony sai credo che tu soffra anche di candidosi a volte aprendomi coi guanti moniuso le grandi labbra e l’orifizio vaginale.

Sai hai una patina biancastra tesoro che è molto lieve ma puo’proliferare la candidosi. Ti consiglio di asciugarti bene dopo doccia e bide’e se vuoi meglio ancora con phon ad aria fredda. Poi regolarmente puoi applicare una crema specifica oltre a compresse da inserire in vagina. Se vuoi in valigetta posso vedere se ho qualche campioncino e te lo lascio volentieri. Grazie dottore sei sempre gentilissimo. Evaristo ora sale in casa e scende con la sua valigetta da cui estrae un grosso tubo di crema.

Vedi tesoro questa devi usare e se vuoi con l’aiuto di tuo marito ora te la applichiamo. Carlo con Evaristo mi applicano la crema aprendomi bene le gambe appoggiate sulla testiera del letto. Sento le loro dita ed il guato con la crema dapprima attorno alle grandi labbra poi mi scappucciano il clito cospargendola per bene anche li’. Sono eccitatissima e rossa in viso. Beh loro non sono babbei e se ne accorgono subito sorridono entrambi e fanno finta di nulla i porcellini.

Resto immobile mentre Evaristo si scusa deveandare in bagno. Dopo poco esce abbigliato da Eva la nostra trav. Ha una bella camicetta in seta fuxya,reggiseno che dal decolte’esce tanga fuxya,parrucca nera e truccata come una donna vera. Eva tesoro sussurro,beh ma che sorpresa sei piu’bella ed eccitante di anni fa’sai. Eva divrnta rossa in viso,ora non è piu’il bravi medico ma la nostra porcellina adorata di anni fa’. Lei e Carlo si distendono sul grande letto ove io sono ancora a gambe divaricate,Eva ha in mano uno stimolatore clitorideo che adoro,quel genere di oggettistica lo sa’ancora bene mi fa’impazzire di piacere.

Piano piano lo passa con l’aiuto di Carlo attorno alle grandi labbra,poi entra sulle piccole facendolo vibrare e roteare in modo sublime poi passa sul clito facendolo intugidire e scappucciandolo tutto. Gemo,ansimo e sussulto,sobbalzo a volte sul letto e loro rallentano la vibrazione. Dall’orifizio della mia vagina inizia a uscire il caldo e copioso nettare,ora gemo sempre di piu’chiudo gli occhi e dopo poco sento il loro membri turgidi nella mia bocca. lecco,succhio e passo lingua e labbra anche sui testicoli di entrambi belli sodi e depilati come piacciono a me.

Sono ormai un lago,non mi controllo piu’squirto una due tre quattro volte ed urlo di piacere abbracciando il loro corpi mentre succhio avidamente i membri vibranti e pulsanti di desiderio. dopo poco sento il caldo e copioso sperma di mio marito e di Eva che inonda il mio seno,sensazione x me stupenda e mi abbandono all’ultimo e quinto sublime orgasmo. Con Eva ci rivedremo ancora ha chiesto il traferimento vicino a Parma. Beh meglio no?.

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