Archivio mensile:Ottobre 2014

Moglie e Suocera – Orgasmi familiari

Stravaccato beatamente nel salotto di casa mia, alle nove di sera, ragionavo su come la situazione in cui mi trovavo stesse diventando piacevolmente abituale per me, quasi di routine, notavo con soddisfazione. Mi stavo aprendo la patta dei pantaloni e prendendo in mano un cazzo già duro: di fronte a me infatti due donne stavano limonando tra loro in piedi e nude dalla vita in su. Se la cosa può risultare sorprendente, lo è ancor più sottolineare come le due, non solo avessero due età piuttosto differenti, una 24 e l’altra 41 anni, ma si somigliassero notevolmente trattandosi infatti di mamma e figlia.

Porca puttana! Stavano pomiciando come due liceali e spogliandosi con foga da amanti allupate. A questo punto aggiunge solo un po’ più di pepe alla faccenda notare che la più giovane, Luciana, fosse mia moglie da circa un anno e quindi la sua perversa mammina fosse la mia giovane suocera. Le due ansimavano e slinguavano toccandosi e palpandosi soprattutto le belle tette. Entrambe portavano jeans a vita bassa. Mia moglie aveva scarpe da ginnastica, mia suocera stivali da cavallerizza con i pantaloni infilati dentro.

In quanto a seno sembravano gemelle. Enrica infatti, la mamma, se lo era “gonfiato “ un po’, recentemente, ringiovanendolo di una decina d’anni almeno. Continuarono pomiciare a lungo e a leccarsi le tette, tanto che avevo il cazzo così duro da farmi male.

Mi viene da pensare che non avrebbero smesso più se non le avessi brevemente richiamate con un “Venite qua!”. Si voltarono entrambe a guardarmi: accidenti che belle! Sembravano due gemelle, i volti quasi identici, con le guance paffute tendenti al rossore, il naso un po’ largo ma corto, i capelli biondo chiaro, che mia moglie aveva lisci e lunghi fin quasi al sedere, raccolti in un’unica coda e mia suocera a caschetto, rasati sulla nuca, con ciocche più lunghe davanti.

Le labbra carnose senza eccessi e del tutto naturali, mi facevano pregustare il pompino di coppia che stavo per chiedere loro. Se i visi si somigliavano, i fisici erano praticamente identici, alte 1. 75 e solide senza ciccia inutile, Enrica solo più muscolosa della figlia, dato che per mantenere il fisico giovane si sfiniva quotidianamente in palestra. E i risultati c’erano, se, appena passati gli “anta” e con un tipo di fisico col rischio di ingrasso, si manteneva asciutta e praticamente senza cellulite.

Tutte e due erano molto curate nell’aspetto: niente peli superflui, dalle ascelle alle sopracciglia e ovunque trattate entrambe con depilazione definitiva, una leggera abbronzatura integrale da lampada, unghie curatissime per delle mani belle ed eccitanti, se le si immagina a segare il cazzo mentre succhiano la cappella. Due vere cavalle da monta, fu il pensiero che mi venne in quel momento, e stavo per formularlo se non mi avesse interrotto mia moglie:

“Non vuoi che continuiamo con dei giochino più spinti? Ho una gran voglia di farmela leccare…”, mi chiese.

“Dopo”, le risposi “voglio prima un pompino ‘svuota-coglioni’, che è da stamattina che é duro, da quando mi hai svegliato nel letto salutandolo con la bocca. Non ho avuto modo di usare Antonietta (la mia segretaria, ma questa è un’altra storia), con tutto il lavoro che abbiamo ed ho le palle che mi fanno male. Sai che spreco venirmi in mano mentre vi guardo!”.

Entrambe per mano attraversarono i tre metri di sala che ci separavano e si inginocchiarono davanti al divano, tra le mie gambe.

Erano esperte ed estremamente affiatate da decine e decine di pompini a due bocche fatti nella loro vita.

Aldo, mio suocero e patrigno di Luciana, non le aveva mai risparmiate né con sé, né con gli amici.

Enrica affondò subito giù fino alle palle, strappandomi un gemito di sorpresa, con una facilità a cui non riuscivo ad abituarmi. Non sono un superdotato, ma a 19cm ci arrivo. Eppure lo ingoiava come una caramella, senza esitazione, senza un conato, premendomi piacevolmente la cappella sulla parete del suo esofago (ho sempre pensato che la punta arrivasse ben oltre la sua faringe…).

Nel frattempo la mia dolce mogliettina non era inoperosa, ma leccava con voglia i miei testicoli e più giù la pelle fino al buco del culo. Dopo cinque o sei potenti affondi di mia suocera, si scambiarono ruolo. Luciana si dette a succhiare la cappella brevemente e poi anche lei andò giù per l’ingoio. Non era ai livelli della mamma, ma non per questo il mio cazzo ne godeva meno e non resistetti alla tentazione di tenerla premuta per la nuca.

Solo un poco, per farle guadagnare qualche millimetro nella gola. Qualche colpo di tosse, un mezzo conato, una lacrima, ma lei prosegui su e giù a succhiare senza protestare. Del resto spesso l’ho trattata peggio, scopandola in bocca fino a farla vomitare. Enrica si dava da fare leccando anche lei palle e culo, succhiava la bava che colava dalla figlia, condivideva il leccaggio ed il pompaggio, finendo per limonare con lei con la mia cappella nel mezzo.

Cominciava ad essere infoiata, era sempre così nei pompini, la eccitano da morire. Quando se lo riprese in gola fino ad affondare il naso nel mio pube – depilato come i testicoli – cominciavo ad essere al limite dell’orgasmo. Invece che rallentare i ritmi per durare di più, lasciai fare mia suocera ed il suo arrapamento, per svuotarmi presto i coglioni, certo che la serata mi avrebbe concesso almeno un’altra erezione. Anzi la presi decisamente per la nuca con entrambe le mani sollevandomi quasi dal divano nella foga e la scopai in gola con lo stesso vigore che se fosse stata la sua fica.

Enrica aiutava i miei movimenti andando incontro al cazzo il più possibile, senza un rantolo, una lacrima, una forza di stomaco. Solo le usciva di bocca un rivolo di bava collosa incontrollato, incapace com’era di deglutire.

Pompai fino a venire e quando è la prima schizzata di giornata, significa che sono almeno sette od otto getti piuttosto corposi, a volte densi e lenti, più spesso liquidi e poderosi. Non ebbi modo di vederli perché, anche se mi ero fermato e le avevo lasciato la nuca, mia suocera si teneva la punta del cazzo tra le labbra per non perdersi neanche uno schizzo.

Come ebbi finito mi sentii di colpo esausto e mi lascia i sprofondare sul divano, intuendo lo spettacolo che mi stavano per offrire.

Enrica infatti si era tenuto tutto lo sperma in bocca ed, in ginocchio ma dritta, aspettò che Luciana le si facesse sotto ed aprisse la bocca e poi le rovesciò dentro tutto. Mia moglie sembrò indecisa se ingoiare o no, poi si sollevò sui talloni per essere all’altezza della mamma e le riversò di nuovo tutto in bocca.

E così per tre o quattro volte, sputandosi letteralmente lo sperma di bocca in bocca fino a concludere con una limonata appassionata sul pavimento. Alla fine non ne avevano persa neanche una goccia.

Le mie donne non si fermarono qui ed Enrica, la più eccitata delle due, mantenne l’iniziativa. Sbottonò i jeans della figlia e glieli sfilò lasciandola in perizoma. La fece mettere carponi sul tappeto davanti al divano e le abbassò anche l’elastico dello striminzito indumento.

In quella posizione il culo di mia moglie esprime il meglio di sé, solo e polposo, così rotondo che sembra fatto col compasso. Enrica non perse tempo e le si mise sotto, fra le cosce ed i glutei leccandola e succhiandola con foga, la fica, il clito, il culo. Ci metteva passione, col viso affondato nel sesso della figlia, fin quasi togliersi il respiro. Passava e ripassava la lingua affondandola dentro, entrandoci pure col naso.

Con le mani le strizzava forte le chiappe aprendogliele e tirandogliele, affondandoci le unghie perfette, dandole violente pacche sul culo, per farla fremere e mugghiare. Luciana rispondeva bene al trattamento, eccitata, e roteava il sedere strofinandosi sulla faccia di sua madre e tenendosi con le mani aperte le chiappe, faccia a terra, per mostrarmi i suoi buchi depilati. La mamma le aveva già affondato prima un dito, poi due, nel culo, così, a secco, facendola urlare, ma, per contro, arrapandola di più, tanto che ora grugniva come una scrofa.

Non le ci volle molto a venire con la lingua nella fica e le dita in culo. Rantolò e sussultò a lungo nell’orgasmo, per terminare a terra sfiancata, inebetita dal piacere.

Enrica le si sfilò da sotto e mi guardò, con espressione soddisfatta e di trionfo, consapevole che stava educando la figlia a godere sempre meglio, con più frequenza e più violenza, rendendola schiava del proprio orgasmo, così come lo era lei.

Le feci cenno di sedersi sul divano accanto a me, mentre Luciana ancora guaiva, rannicchiata a terra, con una mano tra le cosce. La baciai con passione, come per ringraziarla di ciò che aveva fatto, proprio con la sua bocca golosa di sessi, sia maschili che femminili. Con la mia lingua nella sua gola, non rinunciai a palparle le tette, sode e dure, strizzandole un po’ e soffermandomi sui capezzoli duri e puntuti che schiacciai tra l’indice ed il pollice con una certa forza.

Strillò immediatamente, segno che erano molto delicati, anche se si dice che chi si rifà il seno perde di sensibilità tattile sulla parte. Il bello di mia suocera è che anche quando la faccio soffrire non si ritrae, anzi, pur non considerandola una vera masochista, lei va incontro al dolore, forse non lo cerca e ne ha addirittura paura, ma non si rifiuta mai di soffrire e immancabilmente si eccita.

“Spogliati”, le dissi, come mi staccai dalla sua bocca e dal suo seno e lei senza batter ciglio si tolse stivali e calze, si alzò in piedi e si sfilò gli aderentissimi jeans.

Poi mi voltò le spalle e piegandosi il più possibile col busto in avanti, mi offrì lo splendido spettacolo delle sua chiappe nude. Non portava mutandine, neanche il più piccolo dei perizomi, e questo lo sapevo. Diceva che le piaceva il ruvido dei jeans che le sfregava la passera glabra ed in più era anche, di solito, il volere di mio suocero.

Poi, senza aspettare che le ordinassi nulla, salì in piedi sul divano, sempre dandomi le spalle e quindi rifilandomi davanti al viso il suo culone.

Si piegò di nuovo in avanti, finché la sua bocca non fu all’altezza del mio cazzo moscio. Finimmo così in un sessantanove volante, con lei che, in precario equilibrio, aveva cominciato a succhiarmi, strofinandomi il solco delle sue chiappe sulla faccia.

Intanto mia moglie si era un po’ ripresa e, appoggiata su un gomito, ci osservava fare.

Enrica era eccitatissima, la leccavo e sditalinavo al meglio che sapessi fare e lei rispondeva con grugniti e muggiti sempre più alti, sbavando sul cazzo e colando umori copiosi dalla fica.

Mi davo da fare e ce la feci a farla venire con due dita di una mano nella sua fica fradicia e il pollice dell’altra direttamente in culo. Certo fu un orgasmino; guaì per un po’ senza scomporsi troppo, mentre io conoscevo i suoi veri orgasmi che erano dirompenti e la lasciavano devastata. Sapevamo entrambi che era però soltanto l’inizio della serata e, nel frattempo, il mio cazzo nella sua bocca aveva riacquistato una certa consistenza.

Enrica si sedette accanto a me sul divano e mia moglie, alzandosi da terra, prese posto dall’altro lato. Mentre mia suocera, sudata e un po’ stordita, si stava riprendendo, passandosi le mani tra i capelli, io mi alzai con Luciana e iniziammo a limonare in piedi. Era già eccitata e si strusciava la fica sulla mia coscia, mentre con una mano mi segava. Enrica però non si concesse riposi ed, inginocchiandosi, si abboccò subito al cazzo.

Che bocca ingorda! Succhiare e ingoiare sembrano per lei una vocazione; è una missionaria del pompino, una consacrata della fellatio e del cunnilingus. Se lo sprofondò in gola, di nuovo fino alla radice, e non potei fare a meno, con la lingua in bocca a mia moglie e una mano sul suo culo, di assecondare il golino, tenendo mia suocera per la nuca e scopandola di nuovo in bocca. Ormai era di nuovo duro ed, anzi, mi tirava da far male, come succede quando si ha la seconda erezione senza un minimo di riposo.

“Ti prego scopami…” mi chiese a quel punto mia moglie, “Ho voglia del tuo cazzo!”.

Fosse per me, sarei venuto di nuovo nella bocca di Enrica, ma non mi feci ripetere l’invito due volte: il dovere coniugale prima di tutto.

“Ti sbatterò fino a farti urlare”, dissi a Luciana nell’orecchio e senza complimenti spinsi col piede mia suocera rovesciandola all’indietro. Cazzo! Con due donne come quelle mi sembra il minimo essere brutali!

Afferrai mia moglie per le cosce e la sollevai inforcandola in piedi.

Gridò di sorpresa e goduria, ma subito si mise a cavalcarmi ed io a spingere. Scopavamo come a****li, con Luciana che mi stava avvinghiata al collo ed io che la tenevo da sotto le chiappe. Ci davo dentro più che potevo e mi sentivo vigoroso come un leone e la insultavo forse banalmente, ma così mi arrapavo di più.

“Dai troia, ti piace il cazzo? Impalati zoccola… zoccola… Che troione di moglie!”.

Lei per tutta risposta urlava ogni volta che la facevo ricadere pesantemente sul mio cazzo teso, del resto glielo avevo promesso, che l’avrei fatta sgolare come una maiala al macello.

Andammo avanti per dieci minuti e cominciavo a sentire male alle gambe, dato che non è un fuscello con i suoi 58 chili. Per fortuna all’improvviso la sentii partire: le arrivò un orgasmo dirompente. Dalla bocca singultava suoni disarticolati e sembrò soffocare, tremando tutta, mentre con più foga la facevo saltare sul cazzo.

Quando l’orgasmo le cominciò a scemare ero esausto dal mal di muscoli e la gettai letteralmente sul divano. Ruggii di eccitazione e mi sentivo così arrapato da essere inferocito. Mentre Luciana ancora gemeva, gli occhi fuori dalle orbite, le assestai due sonori ceffoni che la lasciarono senza fiato, ma che incassò senza alcuna ribellione. A quel punto Enrica, che era rimasta in disparte sditalinandosi a tutto spiano, si fece avanti perché mi dedicassi a lei e fu un bene, perché forse non mi sarei fermato e mia moglie l’avrei picchiata ben bene.

Mi afferrò il cazzo di spalle, premendomi il seno sulla schiena e sussurrandomi:

“Inculami ti prego… Sbattimi il cazzo in culo. ” Non ci vidi più. La sollevai di peso portandola dietro il divano. Si sistemò a pecora, in piedi, appoggiata alla schienale, spingendo indietro il culo. Le sfondai l’ano con un colpo secco, del resto lei se lo tiene sempre pulito e lubrificato, pronto all’uso. Emise solo un lungo gemito, che curiosamente sembrava di sollievo, come quando uno ti inizia un massaggio.

Le ero entrato fino ai coglioni e sentivo il suo intestino fasciarmi il cazzo, stretto. Lo sarebbe stato per poco, perché, tenendola energicamente per i fianchi con entrambe le mani, cominciai a sbatterla violentemente. “Stoc, stoc” era il rumore del mio bacino che schioccava sulla sue natiche piene. Lei stava in punta dei piedi per arrivare meglio col suo buco all’altezza della mia verga, ma nonostante questo, affondando nelle sue viscere, la sollevavo appesa con l’ano al mio cazzo, facendola guaire come una cagna.

Infoiato com’ero, non trattenei la mia tendenza a diventare violento e le davo sonori schiaffoni sulla parte alta delle chiappe. Luciana strillava e mi incitava: “Dai, dai… mandami a fuoco, sbattimi il culo, sbattimi il culo!”. Era fantastico come si muoveva venendo incontro al mio cazzo ad ogni affondo, implorando di essere sfondata. Uscivo fino a intravedere la cappella per poi spingerlo dentro fluidamente ed energicamente. Luciana era con le mani aggrappate al divano, che spesso mordeva per l’arrapamento.

Io ero vicino all’orgasmo e non potevo trattenermi oltre: ero stanco ed i coglioni mi dolevano. Anche lei stava per venire di nuovo e lo implorava: “Vengo col culo… Fammi venire, vengo col culo…”. Godette come un’indemoniata: ruggiva e mulinava il culo. Quando si sollevò dal divano per incollarsi con la sua schiena al mio petto, mentre continuava a roteare le chiappe sfondate dal mio cazzo, non resistetti più. Il suo anello anale si era fatto così stretto che c’ero incastrato dentro fino alla radice.

Venni così, con una sborrata lunga e quasi dolorosa, da prosciugamento totale, visto che era la seconda in una serata sola. La spinsi di nuovo con la faccia sul divano e tenendola per i fianchi finii di godere nel suo intestino sfregando la cappella con delicatezza sulle pareti del suo retto. Luciana non si era persa la scena e si era subito fatta sotto quando ci aveva sentito venire. Come uscii dal culo di mia suocera, lei era pronta a ripulirmi la verga, con un risucchio che mi fece quasi urlare, data la sensibilità della cappella dopo una sborrata.

Poi si dedicò alla mamma che, sfinita, era letteralmente riversa sullo schienale del divano. Si riprese un po’ quando sentì la figlia che le allargava le chiappe e l’aiutò a farlo. Luciana le leccava il buco del culo da cui colava sperma e la madre le facilitò l’operazione cominciando a spingere come se dovesse defecare. La rosa dell’ano era ancora spaventosamente dilatata e lo sperma usciva copioso ad ogni spinta e sbucava fuori anche la carne enfiata e rosa acceso dell’interno dell’ano.

Mia moglie non si perse neanche una stilla del succo delle mie palle ed in breve il culo di Enrica fu ripulito della mia sborrata. Eravamo tutti e tre sudati e sfiniti. Le donne si sdraiarono pesantemente sul divano carezzandosi i capelli e dandosi bacetti. Come erano dolci!

“Come godo con voi due non mi succede con nessuno…” disse Enrica tenendo il volto della figlia tra le mani, “neanche con Aldo o col negro più cazzuto… sarà per via della perversione della situazione.

” “Mamma! Che troia che sei! Come faresti senza il sesso? Vivi solo per godere…” le rispose mia moglie. “E’ vero… ma anche tu non scherzi e tuo marito è un gran scopatore” aggiunse Enrica sorridendomi, “e poi mi piace quando diventa violento… mi sento cagna…schiava…”.

“Già. E stasera eri in vena, vero amore?” mi chiese Luciana girandosi verso di me. “Cazzo! M’avete fatto godere due volte, tanto che ora mi gira la testa!” risposi, “con due come voi sarò sempre in vena e poi mi sembra che non ti dispiacciano gli schiaffoni…”.

“Certo…mi farei sculacciare anche ora, anche se sono venuta fino allo sfinimento…lo sai che sono tua e il mio corpo è cosa tua…”.

Misi fine a questi discorsi masochisti andando a prendere da bere. Un bel drink forte era quello che ci voleva, poi tutti a letto, ognuno a casa sua. Enrica che abitava a cinquecento metri da noi, nella stessa tenuta di campagna, rincasò nuda.

Il trasferimento della mia signora.

Racconto trovato in rete su xhamster.

La mia signora si chiama Eliana, è molto carina, piccolina magra seno piccolo capelli corti, sembra una ragazzina anche se ha 38 anni, ha comunque un che di ragazzina viziata essendo figlia unica di una famiglia agiata, lei è impiegata in una azienda con più sedi distaccate. L’azienda a causa di ristrutturazioni ha deciso il trasferimento di Eliana in un’altra sede, la sua mansione ora era allo sportello con il pubblico, lei invece prima aveva una mansione amministrativa, essendo lei come dicevo un pò “preziosa” se l’è presa a male.

Con me ne parlava continuamente lamentandosene, mi diceva che aveva la possibilità di ritornare alla sua precedente mansione e relativa sede vicino a casa grazie ai buoni uffici del suo ex direttore ora in pensione ma ancora molto influente. Una sera mi ha chiesto se poteva invitarlo a cena per Venerdì sera, voleva trovare una soluzione, dal momento che è single lei mi ha chiesto se mi dava fastidio la cosa, io ho subito intuito a cosa volesse alludere e prontamente le ho risposto che non mi creava nessun fastidio.

Il venerdì io ho un impegno fisso con gli amici e le ho chiesto se poteva ricevere l’ospite da sola, lei ha annuito soddisfatta, forse era quello che sperava, mi disse che avrebbe invitato Paola la sua amica per non trovarsi da sola. Venerdì sera alle 20 arriva l’ospite, io stavo per uscire, ci siamo salutati e me ne sono andato, uscendo è arrivata anche Paola, era tutta tirata aveva un vestito scuro da sera, calze nere velate con scarpe decoltè e tacco alto.

Salutandola ho notato che aveva una borsa da boutique con dentro dell’intimo e cercava di nasconderlo, io sono riuscito a vederlo lo stesso e facendo comunque il finto tonto l’ho salutata, lei è entrata in casa accolta da Eliana e il suo ospite. Uscendo con l’auto mi è venuto un dubbio, a cosa e a chi serviva l’intimo nella borsetta? Decisi di fingere di essermene andato, parcheggiai l’auto dove non mi si potesse vedere e sono tornato a piedi entrando dall’ingresso secondario, sono rimasto dietro alla porta che da sul corridoio del soggiorno da li avevo una totale visione del soggiorno e sala da pranzo senza essere visto.

Stavano parlando tutti e tre assieme, ad un certo punto Eliana ha chiesto a Paola se le avesse portato la sorpresa per il suo ospite, Paola rispose di si porgendole la borsetta, ah però ecco per chi era l’intimo, per Eliana, lo ha fatto comprare a Paola per non correre il rischio che lo vedessi io, la cosa si faceva intrigante, Eliana a quel punto disse a Paola.
“Mi accompagni di sopra? Tu aspettaci qua un’attimo?”
Lui annuì felice, sono salite e dopo una ventina di minuti scesero, Paola era la prima e disse all’ospite.

“Ora arriva la sorpresa. “
Eliana scese, indossava un miniabito da cameriera trasparente sulle tette, aveva le calze a rete il reggicalze a giarrettiera sulla coscia sinistra e scarpe a tacco alto, il vestitino era talmente corto che si intravvedevano le natiche, Paola disse.
“Ecco stasera Eliana sarà la nostra cameriera cosa ne pensa?”
Lui rispose.
“Benissimo questa si che è una sorpresa!!!”
Paola e l’ospite si accomodano in sala mentre Eliana va a prendere gli aperitivi, durante la sua assenza lui chiese a Paola.

“Le fate spesso queste belle sorprese?”
Lei rispose
“No solo tra di noi di solito ma con lei stasera facciamo un’eccezione. “
Arrivata Eliana presero l’aperitivo e poi cenarono, Paola conduceva in maniera egregia il gioco facendo astute allusioni, facendo intendere fino a dove si potesse arrivare, Eliana la seguiva e serviva prendendosi qualche palpata tra una portata e l’altra, lui era incredulo e molto eccitato diceva che amava questo tipo di situazioni, Eliana non ha praticamente mangiato ha solo servito i due complici.

Finita la cena si sono seduti sui divani per prendere il caffè, Paola era difronte all’ospite, Eliana appoggiando il vassoio sul tavolino si è chinata facendo vedere il suo culetto segnato solo dal filo di un minuscolo tanga, Paola allora ha guardato l’ospite che si gustava la visione del culetto di mia moglie strizzandogli l’occhio. Eliana è tornata in cucina per una decina di minuti, nel frattempo l’ospite si è seduto di fianco a Paola accarezzandole le gambe, lei senza parlare gli ha accarezzato la patta dei pantaloni, lui ha tentato di baciarla ma lei gli ha detto.

“Non sono io il piatto della serata. “
Aprendogli poi i pantaloni e tirandogli fuori il cazzo, era molto grosso e duro, lei ha iniziato a menarglielo piano ed è arrivata Eliana, alla vista della situazione ha sospirato dicendo.
“Ah però che grosso…”
Paola le ha ordinato di avvicinarsi dicendo poi a Eliana.
“Girati e fai vedere cosa offri al tuo ospite stasera. “
Eliana si è girata porgendogli il suo sederino, Paola chiedeva a lui.

“Carino vero? Piccolino ma sodo. “
Intanto glielo continuava a menare piano, lui deglutiva dall’eccitazione, Paola ha poi detto.
“Dai Eliana vieni a succhiare il cazzo al tuo ospite. “
Eliana si è seduta ed ha iniziato a sbocchinare il cazzo che le riempiva la bocca, Paola le si è avvicinata e le ha fatto scendere la cerniera del vestitino, glielo ha tolto lasciandola con il tanga trasparente che le copriva solo la fichetta tutta depilata, Paola ha iniziato a baciarle i seni mentre Eliana menando il grosso membro con la mano si faceva baciare in bocca dall’ospite.

Con le dita Paola le sfiorava la figa sotto il tanga, l’avevo sempre sospettato che Paola fosse lesbica ma Eliana non me la immaginavo farsi fare da una donna, la situazione era eccitante, lui si è spogliato nudo mettendosi in piedi davanti ad Eliana per farsi sbocchinare. Paola era scesa tra le cosce di mia moglie togliendole il tanga ed iniziando a leccarle la fica rimanendo vestita, poi anche lei si è tolta il vestito rimanendo con l’intimo facendo vedere tutta la sua splendida femminilità e rivolgendosi a lui disse.

“Dai non hai voglia di chiavartela sta bella cameriera?”
Lui senza farselo ripetere le ha aperto le cosce penetrandola, Paola dopo aversi scoperto il seno se lo faceva ciucciare da Eliana baciandola in bocca, era bellissimo vederle, poi ha fatto girare Eliana facendola salire sul membro a smorza candela, si mise dietro e iniziò a toccare il buchetto del culo di Eliana con un dito inginocchiandosi poi a leccargliolo con la lingua. Eliana mugugnava dal piacere e dall’eccitazione dal farsi fottere e leccare in tutti i sui punti erogeni, ad un certo punto Paola prese un flaconcino e iniziò a lubrificare lo sfintere di Eliana penetrandola con due dita per prepararla alla penetrazione anale, difatti le chiese.

“Non pensi Eliana che il tuo ospite gradirebbe provare anche il tuo gioiellino?”
Alzati e siediti sopra, Eliana con me ha sempre rifiutato di prenderlo nel culo, abbiamo provato ma si irrigidisce e le fa male, difatti ha fatto la ritrosa, allora Paola l’ha presa di forza e stesa sul divano aprendole le gambe, lui si è messo davanti e glielo ha iniziato ad appoggiare intanto Paola rassicurava Eliana.
“Vedrai che poi ti piacerà.


Baciandola in bocca ed accarezzandole la fighetta ma come lui ha iniziato a penetrarla lei ha cercato di divincolarsi dicendo.
“Fermi, basta, mi fà troppo male. “
Paola però le ha preso le gambe tenendole bene indietro e dicendo.
“Dai ti fa male solo al’inizio, fin che ti entra. “
Lui ha ricominciato a penetrarla, Eliana continuava a dire piano… piano, si vedeva che le faceva male d’altronde era un cazzo grosso e lei non lo aveva praticamente mai preso nel culo, ad un certo punto lui le ha dato due colpi decisi penetrandola completamente di brutto, lei ha cacciato tre urla e Paola per farla smettere le ha messo la lingua in bocca dicendo.

“Dai che ti entrato ora ti piacerà. “
Eliana continuava ad emettere delle grida ad ogni colpo poi si è lasciata andare, lui la stantufava e Paola la baciava accarezzandole la figa con le dita, dopo qualche minuto Eliana ha smesso di lamentarsi ed ha iniziato a gemere dicendo.
“Siii mi piace continua così sbattimi più forte. “
Paola continuava a menarle la figa, Eliana godeva dicendo.
“Che bravi siete, che bello prenderlo nel culo.


Anche Paola si menava la splendida figa, dopo averla inculata in più posizioni lui le ha sborrato in bocca riempiendola tutta mentre Paola godeva masturbandosi, io a quel punto me ne sono andato avendo sborrato a mia volta per l’eccitazione, Eliana è tornata serena e contenta alla sua sede.

Convegno sull’inquinamento.

Racconto trovato in rete su xhamster.

In questi giorni son stato a Rimini per un convegno sull’inquinamento dei mari, dato il mio lavoro ogni volta devo assistere a queste noiose conferenze, l’interessante viene sopraggiunto da una veloce sonnolenza data dalle lunghe ore di viaggio. Dopo la lunga giornata finalmente arrivo nel mio albergo, nulla di eccezionale premetto, giusto un buon punto di sosta per la notte prima di partire, dopo aver cenato con alcuni colleghi la voglia di andare a rilassarmi un po’ era diventata vitale, visto anche la noiosa cena e le classiche chiacchiere finte accompagnate da fiumi di vino.

Finalmente libero! Posso riposarmi in albergo, era più o meno l’una di notte, decido di deliziarmi con un ottimo bicchiere di rum prima di andare a dormire, il bar è deserto, prendo il mio bicchiere e lo sorseggio con calma, pago e mi dirigo verso l’ascensore. Una volta arrivato alla mia camera mi accorgo di aver dimenticato la carta elettronica, scendo e vado a prendere la mia tessera che avevo dimenticato al bar, questa volta c’era una bella donna, anche lei era appena arrivata in albergo.

La guardo, bionda, sulla quarantina passata, molto ben curata, scarpe col tacco nere, calze molto femminili e sensuali nere, un tailleur nero con bottoni dorati molto elegante e la borsa, classica signora in carriera anche lei annoiata dalla vita negli alberghi e visibilmente stanca.
In mano stringeva e guardava la mia tessera, io arrivo sorrido e faccio un sospiro di sollievo, lei si volta e mi guarda.
“La tua vero?”
“Esatto, in questo periodo non so dove ho la testa, per fortuna è qui.


Lei si volta e mi guarda dalla testa ai piedi, mi son sentito un po’ in imbarazzo a dirla tutta.
“Cosa fa un ragazzo così elegante a quest’ora in albergo?”
Porgendomi la tessera.
“Un noioso convegno, purtroppo il mio lavoro me lo impone, sono un biologo marino. “
Lei alza un sopracciglio in segno di curiosità.
“Di certo non se ne vedono molti. “
“Eppure esistiamo. “
Sorrido prendendo la tessera.

“Cosa fa una così bella ragazza a quest’ora in albergo?”
Lei sorride divertita.
“Ragazza??? Mio caro ormai non lo son più da un pezzo! Anche se posso far concorrenza a molte ragazzine di ora! Comunque mi occupo di pubbliche relazioni. “
(il termine più odiato perché non sai mai cosa vuol dire!)
Sorrido divertito
“Qui si pecca di presunzione, lei è una bella donna. “
“Chiamami Barbara. “
“Barbara sei una bella donna, di certo non puoi far un paragone tra una ragazzina e te, sarebbe come paragonare un diavolo ad un angelo.


“Ah si? Questa proprio non l’ho mai sentita… e sentiamo mmm…”
“Davide. “
“Sentiamo Davide, tu prediligi il diavolo o l’acqua santa?”
“Nessuna delle due Barbara, io posso essere il diavolo o l’acqua santa il resto si adatta a me come è sempre successo. “
Passò un po’ di tempo tra battute piccanti e frecciatine del genere che vi risparmierò volentieri, finimmo col parlare bevendo qualche bicchiere in quel bar deserto e vuoto fino a quando i discorsi si fecero più caldi e lei si avvicinava sempre più a me.

Il suo profumo delicato mi inebriava i polmoni, l’eccitazione e l’elettricità del contatto mi mandava in estasi, si avvicinò al mio orecchio sorridendo dicendomi.
“Davide ora che ti ho ridato la tessera perché non mi mostri un po’ la tua camera d’albergo?”
Sorrido e dico.
“Perché no. “
Ci avviamo lentamente verso l’ascensore, lei è sottobraccio a me con la testa sulla mia spalla, lo chiamiamo ed entriamo, appena le porte si chiudono lei si volta mi prende per la camicia e mi tira a se sbattendomi verso la parete dell’ascensore.

Iniziai col baciarla sul collo mentre le mie mani la tiravamo a me, l’ascensore salì velocemente, finalmente al mio piano, per fortuna il corridoio è vuoto, la prendo per mano e la tiro verso la mia camera che apro velocemente. Entriamo in camera e lei chiude la porta alle sue spalle mentre si morde il labbro, si sfila le scarpe col tacco, mi fissa, mi desidera, la mia eccitazione era incontenibile ed era stretta in quei pantaloni scomodi.

Ci avviciniamo e iniziammo, la presi di forza e la misi sulla scrivania, le mie mani sotto a quel tailleur scoprivano delle autoreggenti nere, misi le mie dita ai lati del suo perizoma e lo sfilai, aveva un pò di pelo nero sopra e sotto era totalmente depilata liscia ma soprattutto bagnatissima, la sua voglia era incontenibile. Mi mise una mano sui pantaloni stringendo il mio cazzo, iniziò con voracità a sbottonarmi la cintura e quasi con violenza mi abbassò i pantaloni ed i boxer insieme senza darmi tempo di levarmi le scarpe, le mie labbra erano sulle sue, le nostre lingue erano un vortice di passione, le sue mani nel frattempo mi pompavano sempre più forte, io eccitatissimo gemevo dal piacere.

Mi spinse sul letto, ero steso, eccitato, con i pantaloni e i boxer abbassati ma ancora con le scarpe, lei si sfilò il vestito lasciando intravedere una biancheria nera di pizzo mozzafiato, senza dire nessuna parola si abbassò e si avventò sul mio cazzo infilandolo di colpo nella sua bocca, sentivo i suoi denti e mi facevano male.
“Ehi così mi mordi, fai male. “
Si sfilo continuando ad agitare.
“Più di così non riesco ad aprire la bocca.


Vorace lo infilò nella sua bocca riempiendolo di saliva e ingoiando il tutto fino alla sua gola, sentivo dei rumori di soffocamento, a lei piaceva molto, questo paradiso di eccitazione smise cacciandolo fuori dalla sua bocca, iniziò col fissarmi perchè voleva essere ricambiata del piacere. La presi con forza e la misi sul letto, mi alzai e iniziai a togliermi di tutta fretta le scarpe e i pantaloni, Barbara non resisteva più e mi fissava, iniziò a leccarsi le dita e a toccarsi, prima girando sul suo clitoride poi con due dita dentro e fuori sempre più velocemente.

Mi fiondai tra le sue gambe leccando il suo clitoride e facendo dei cerchietti, il suo respiro si fece affannoso, le piaceva molto, la mia mano le allargava le labbra rendendomi più facile il lavoro con la lingua, era un lago di piacere un concentrato di donna. Le sue mani premevano sulla mia testa verso di lei, voleva sentirmi dentro, quando mi staccai un respiro profondo uscì dalla sua bocca, la presi e la girai, la sua schiena verso il mio corpo e le mie labbra sul suo collo, era così eccitata che col bacino fremeva di farlo entrare dentro.

Prima lo strusciai delicatamente all’esterno, poi dentro, tutto dentro, il suo calore mi avvolse creandomi sensazioni incredibili, la mia mano sul suo ventre la stringeva verso di me, l’altra spingeva la sua testa sul mio corpo dominandola a pieno spingendo con forza e vigore. I rumori e gli odori si diffusero nella stanza come sordi tonfi, lei gemeva come non mai, la staccai da me e la misi nella classica posizione chinata senza mai uscire da lei, le mie mani si spostarono sui suoi fianchi e iniziai a spingere con forza.

“Ancora non ti fermare. “
Spingevo con forza, lei crollò con le braccia adagiandosi con il corpo sul letto, le mie braccia mantenevano il resto spingendo, era diventata un lago, un urlo sordo e acuto uscì dalla sua bocca, diventò tutta sudata, sentii il mio pene bagnato caldo e umido, era venuta, le sue grida di piacere pian piano si affievolirono facendole soppiantare da respiri caldi e profondi.
“Io non sono ancora soddisfatto Barbara, girati.


“Aspetta un attimo ti prego. “
“NO!!!”
Uscii da lei e la girai verso di me a gambe aperte, lo infilai ancora una volta dentro ma questa volta non ero soddisfatto, volevo di più, lo cacciai e iniziai a sfiorar il suo buco di dietro.
“NOOO, mi fai male con quell’attrezzo. ”
“Zitta, voglio godere. “
Inumidì con la mia saliva il suo buco che non era di certo stretto, iniziai a spingerlo con forza ma allo stesso tempo delicato, lei strinse con le mani le lenzuola chiudendo gli occhi.

“AHIA… ahi… mmm…”
Le piaceva non avevo dubbi, iniziai a spingere e lei bugiarda amava questo trattamento, iniziò a massaggiarsi il suo clitoride con la mano.
“Amo gli uomini decisi. “
(mordendosi il labbro inferiore)
Le sue urla di piacere erano contrastate solo dalle mie e dal rumore dei nostri corpi che si scontravano, stavo impazzendo del tutto giungendo al culmine della mia eccitazione, iniziai a spingere sempre più forte, dovevo venire.

“Oddio Barbara vengo!
Lo cacciai fuori, una fontana bianca e calda inizio a schizzare, lei avida e rapida lo prese in mano lo strinse con forza e mi fissò.
“Questo è tutto mio. “
Lo infilò in bocca succhiando tutto con forza mentre mi agitava con forza, erano scariche elettriche e godimento allo stato puro, le mie urla di piacere si sentivano rimbombare nella stanza, lei bevette tutto e poi continuò per alcuni minuti a pompare, poi si spostò e mi disse.

“Davide sei la mia passione travolgente. “
Il giorno dopo la fotografai nella camera, il tutto per dimostrare che non è frutto di una finta ed erotica fantasia, il mio sogno divenuto realtà, grazie Barbara.

Eliana al bar una sera d’estate

Racconto trovato in rete su xhamster.

Una sera di fine Luglio con mia moglie Eliana siamo usciti a fare un giro e prendere un gelato in una gelateria, si trovava in centro di un paese limitrofo al nostro con un bel giardino sul retro, un’ambiente discreto e frequentato da persone di varie età. Faceva molto caldo quella sera, Eliana aveva indossato un vestitino leggero fino al ginocchio e scollato davanti, era senza reggiseno solo con le mutandine bianche, ai piedi dei sandalini con il tacco medio.

La mia signora ha 36 anni, un fisico asciutto, terza di seno, alta 170, capelli castano chiaro, lisci che arrivano alle spalle, una bella donna molto curata ed attraente. Ci siamo seduti ad un tavolo, lo ha scelto lei, era un pò a lato del giardino, non c’era molta gente, difronte avevamo un tavolo di signori maturi che giocavano a carte. Ordiniamo i gelati e dopo averli degustati facciamo quattro chiacchiere, ogni tanto Eliana sbuffava per il caldo, aveva preso a sventolarsi le gambe con il vestito scoprendole più volte, subito non ci ho fatto caso ma poi ho notato che i signori di fronte guardavano verso di lei insistentemente, ho guardato Eliana e mi sono accorto che aveva scoperto completamente le cosce sino a vedere il bianco delle mutandine, gli ho detto.

“Guarda che i signori si stanno godendo le tue bellissime gambe. “
Lei mi ha risposto.
“Sei geloso?”
Ed io.
“No no anzi mi fa piacere, vuol dire che ho una moglie che merita di essere guardata. “
Mi ha sorriso e si è ricomposta, poi due dei signori l’hanno guardata e le hanno sorriso come ad invitarla ad esibire ancora le sue bellezze, piano piano il vestito è risalito con una leggera divaricazione delle cosce per la soddisfazione dei signori di fronte.

Dopo qualche minuto Eliana mi ha detto che andava alla toilette, nel frattempo ci siamo scambiati alcuni sguardi con i signori ai quali ho fatto capire che la cosa non mi disturbava, tornata dopo cinque minuti si era rifatta il trucco più appariscente, si è seduta e subito i signori l’hanno guardata. Eliana si è scoperta le cosce dandomi un bacio, ho visto gli uomini che commentavano, ho guardato le gambe di mia moglie completamente scoperte e ho visto che si era tolta le mutandine.

Gli stava facendo vedere la figa nuda e depilata, si ricomponeva per riscoprirsi più volte facendo eccitare i signori ma anche me tanto lo sapeva fare bene, dopo un quarto d’ora ho visto che uno le ha fatto un cenno si è alzato seguito da un’altro del suo tavolo. Dopo un paio di minuti Eliana mi ha detto di dovere andare ancora alla toilette, io ho annuito capendo che qualcosa stava per succedere, dopo dieci minuti non era tornata e neanche i signori di fronte allora sono andato a mia volta alle toilette.

Le toilette erano ben curate, spaziose e pulite, separate uomini e donne, sono entrato in quella delle donne con discrezione ma non c’era nessuno neanche Eliana così sono entrato in quella degli uomini, una volta entrato ho sentito dei mugolii provenire da una delle toilette, c’era la porta socchiusa ho sbirciato dentro e sorpresa!!! Eliana era completamente nuda in mezzo ai due signori del tavolo di fronte che le baciavano le tette accarezzandole la figa, in quel momento è entrato un terzo, mi ha guardato un po imbarazzato ed io senza dire niente gli ho sorriso, in quel momento si è aperta la porta della toilette, io mi sono nascosto e dallo specchio ho visto Eliana nuda tra i due uomini che rideva eccitata.

Loro invitavano il terzo da unirsi cosa che ha fatto puntualmente, io vedevo tutto dallo specchio, Eliana li spompinava a turno menando gli altri due con le mani, si è fatta chiavare da dietro con un cazzo in bocca e uno in mano, in due l’hanno sollevata per le gambe uno per parte e il terzo glielo ha messo nel culo facendola mugugnare come una vacca. Le tenevano una mano sulla bocca perchè non gridasse, l’ha pompata per cinque minuti poi uno alla volta le hanno sborrato in bocca, non avrei mai pensato di avere una moglie così porca, non è mai stata una santa.

Tornato al tavolo lei è arrivata dopo una decina di minuti dicendomi di essere andata al bar di fianco a prendere le sigarette, si era fermata con un’amica a parlare, io le ho sorriso e le ho detto hai fatto bene, siamo rincasati e a letto ha voluto fare sesso. Eliana ha insistito per prenderlo nel culo, non me la ero mai goduta prima come in quella notte, a volte qualche diversivo vivacizza la coppia, anche fare finta di non sapere è eccitante per lei e per me.

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Un Infermiere a domicilio: Marco e la pubalgia

Mi chiamo Marco, 40enne e sono un vero Infermiere e vero massaggiatore diplomato. Lavoro in un grande ospedale del nord Italia ma svolgo anche prestazioni infermieristiche domiciliari. Mi trovo spesso in situazioni imbarazzanti ed erotiche che le clienti creano mascherandosi con falsi problemi o sintomi inventati col fine di avere un amante a domicilio nel massimo anonimato e sicurezza potendo dare sempre una giustificazione credibile ai vicini o eventuali curiosi sulla presenza del professionista.

Ho un sito internet www. sexinfermiere. altervista. org e puoi raggiungermi tramite [email protected] it

Marco mi viene inviato da una collega di lavoro, lui è un ragazzotto 30enne che ogni tanto gioca a calcio con i suoi colleghi di lavoro, in pratica sta seduto tutto il giorno al lavoro e poi una sera alla settimana decide di lubrificare le sue giunture su un campo da calcio.
La collega mi anticipa che ha dolori al rachide lombari ma soprattutto all’interno coscia passando per l’inguine.

Il percorso è quello dello psoas, un muscolo molto potente che dalla metà coscia sale per agganciarsi alla curvatura lombare della schiena, e questo se teso può dare lombalgia; poi ci sono i muscoli di stabilizzazione del bacino e delle anche che dal pube portano verso epifisi femorale e mediale.
Per farvi capire cosa è lo psoas provate, ve ne rendete conto della sua esistenza quando state per venire: la schiena si inarca, il quadricipite femorale si tende, i piedi si danno al Babinski positivo e i glutei si tendono come ad allungare il nostro cazzo o a voler spruzzare ancora più lontano.

Potreste sentire, nella contrazione di questi muscoli, una sorta di rilassamento e di piacere che aumenta con l’irrigidirsi del gluteo e del quadricipite femore, piacere che dalla zona lombare scende lungo il perineo e i femori, a volta si sente anche scrocchiare le vertebre lombari e il senso di rilassamento aumenta dopo la venuta, magari in bocca ad una bella fica.
Ecco, tutto quello che avete fatto è stato utilizzare lo psoas, lo avete allungato, lo avete tenuto allungato per il momento della sborrata e poi le endorfine hanno fatto il resto.

Spesso un sordo dolore lombare si può trattare attraverso una buona educazione allo stiramento e rilassamento dei muscoli del bacino…oltre che con una bella scopata o una sega ben fatta e associata alla conoscenza dei muscoli.
Una cosa simile, non proprio avviene ai muscoli del pube, anch’essi si tendono con quelli del pavimento pelvico per aiutare sia l’emissione di pipì che l’emissione della amata sborra.
Il movimento del bacino e la consapevolezza di questo può portare molto giovamento sia durante una bella scopata ma anche durante una buona sega o un buon ditalino uomo o donna che sia; è uno di questi contesti dove l’autoerotismo può davvero fare molto.

E’ quello che gli atleti fanno quando finiscono una competizione, soprattutto i marciatori, i maratoneti: si allungano le gambe alzandole sopra un ostacolo o facendosele tirare, questo serve ad allungare lo psoas per evitare che il suo accorciamento dovuto all’attività fisica porti al dolore lombare.
Va beh, quindi con la teoria ci siamo, mi preparo e vado a casa di questo cliente, si chiama Marco.
Arrivo a casa sua, mi accoglie, piacere Marco, piacere Marco.

La casa è quello di un single, non foto di donne né di uomini, ambienti piccoli ma confortevoli; Marco è alto 175 circa fisico normale, occhiali montatura nera lenti spesse, mi sembra uno di quesi secchioni dei film; si occupa di amministrazione come dipendente di una ditta della zona.
Finiti i convenevoli durante i quali lo vedevo muoversi un po’ incurvato come a tener fermo il bacino con passi corti, Marco mi illustra il problema, come è iniziato e da quanto tempo ce l’ha.

Gli presento l’intervento, i costi e la probabile durata.
Tutto ok, Marco si mette in slip sdraiato prono sul lettino.
Comincio con lo scaldargli la muscolatura lombare scendendo sopra i glutei e andando al bicipite femorale, circa 20 minuti; si, la zona è dura ma il ragazzotto ha solo 30 anni e la sua muscolatura è forte. Quando avverto che la zona è calma scendo ai lati del sacro verso l’interno coscia fino al ginocchio e risalgo, per circa 10 minuti.

Chiedo a Marco come vada, lui è rilassato, la musica in sottofondo lo distrae e lo assenta dal massaggio, fa una smorfia di piacere e mi dice di continuare.
Adesso si deve girare supino.
Verso l’olio sull’addome e scendo verso i quadricipiti femorali fino alle ginocchia per oliare tutta la zona.
Appena passo nella zona delle anche avverto una forte resistenza sotto le mani e Marco mi dice che avverte molto fastidio, come una corda tirata; se dai trocanteri mi sposto verso i testicoli la tensione e il fastidio aumentano, sento due corde sotto le mani.

Il massaggio deve essere delicato devo prima lavorare a distanza e poi avvicinarmi alla parte dolorante.
Riparto con l’addome arrivando alla muscolatura lombare lungo i lati del corpo, eseguo dei piccoli movimenti di sollevamento del bacino impastando con l’olio la zona dei lombari e sento che Marco apprezza molto; mi dice che ha la sensazione che il sangue vada alle gambe, bene, l’energia sta circolando.
Continuo questo massaggio davvero faticoso per altri 10 minuti, scendo poi lungo le cosce fino al ginocchio e risalgo, impasto sempre più profondo avvicinandomi all’interno coscia.

Le resistenze sono già diminuite e posso massaggiare delicatamente l’inguine senza provocare dolore. Sfrego e premo, sfrego e premo lungo il passaggio della muscolatura pudende per rilassarla; so che questo massaggio non sarà risolutivo e ce ne vorranno altri.
Marco adesso ha le cosce rilassate, che si aprono al mio massaggio.
Mi permette di massaggiare la muscolatura pubica sempre più in profondità e arrivando vicino ai testicoli; riprendo a massaggiare la parte anteriore di quello che avevo fatto prima da prono, sento che la zona adesso è trattabile e meno tesa sotto le mie mani.

Mentre proseguo vicino ai testicoli Marco ha una erezione, inizialmente credevo si fermasse lì ma invece il suo uccello comincia a crescere, e Marco lo nota.
Si scusa giustificandosi col fatto che quel massaggio aveva come fatto circolare qualcosa che prima era fermo. Certo, ho lavorato sul primo chakra, è normale che possa accadere.
La sua cappella è gonfia e il cazzo duro di circa 16 cm, di quelli che stanno bene in una mano.

Decido di passare al lingam…si, al cazzo; lui è sdraiato, lo sto massaggiando, il cazzo è duro, facciamogli vedere come altro aiutare il suo dolore e la sua schiena.
Glielo prendo in mano con le mani unte e comincio a massaggiarglielo scappellandolo su e giu, su e giu.
Marco ha inizialmente un brivido, apre gli occhi, io lo guardo e rido dicendogli che gli farò vedere a cosa serve l’uccello oltre che a scopare.

Resto professionale.
Quando vedo che si avvicina all’orgasmo gli descrivo cosa sta facendo:
bravo Marco, adesso inarca la schiena come a voler toccare il soffitto con l’uccello, bravo ancora, contrai i glutei e alza quel sedere, immagina di voler spruzzare lontanissimo.
Per fare questo i quadricipiti si contraggono e il bacino si alza leggermente dal lettino, io intanto lo sto segando piano piano aumentando solo quando la sua posizione è corretta, fermandomi quando sbaglia; ovviamente Marco è bravissimo per non perdersi neppure un colpo di sega.

Ad un tratto sento che vuole venire, lo incito a contrarre i muscoli di prima, dai bravo!
Si sente un crac lombare di 2-3 vertebre che scrocchiano e una fontana di sborra schizza lontano dal lettino.
Il corpo di Marco cade sul lettino a peso morto mentre dal suo uccello escono gli ultimi spruzzi.
Gli chiedo come sta, mi dice che l’aver contratto i muscoli delle gambe e i glutei lo ha fatto stare molto bene durante la sborrata e ha sentito una sensazione piacevole salire fino alla sua schiena.

Scende dal lettino e gli chiedo come stia.
Si piega sulle ginocchia, fa due passi, e sorride.
Non si sente legato come prima.
Prenderà qualche antinfiammatorio e forse scopando un po’ di più potrà sentirsi meglio.
La pubalgia è una cosa importante per un atleta e che può durare molto tempo richiedere terapie diverse, chiedo scusa per questa banalizzazione a chi ne soffre veramente.
Marco non aveva una pubalgia ma solo una aumentata tensione addominale.

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Un Infermiere a domicilio: Monica mi richiama

Mi chiamo Marco, 40enne e sono un vero Infermiere e vero massaggiatore diplomato. Lavoro in un grande ospedale del nord Italia ma svolgo anche prestazioni infermieristiche domiciliari. Mi trovo spesso in situazioni imbarazzanti ed erotiche che le clienti creano mascherandosi con falsi problemi o sintomi inventati col fine di avere un amante a domicilio nel massimo anonimato e sicurezza potendo dare sempre una giustificazione credibile ai vicini o eventuali curiosi sulla presenza del professionista.

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Monica mi richiama perchè ha un forte mal di schiena
Monica mi richiama, ha un forte mal di schiena, sono 3 giorni che assume antinfiammatori ma senza esito.
Al telefono le descrivo 4 esercizi da svolgere a terra per sbloccare la sua schiena e lei li esegue in diretta.
Li ripete per la sera stessa e il giorno dopo ci vediamo per svolgerli assieme.

Anche io ho 2 ernie discali che, grazie alle tecniche giuste, sono parzialmente rientrate e oggi sto molto bene.
Ci vediamo a casa sua, io porto un telo da mettere per terra. Monica si presenta in tuta e calze.
Iniziamo con la posizione supina con esercizio di sollevamento e appiattimento dell’addome associato all’inspirazione ed espirazione, avanti così per 5 minuti.
Questo serve come riscaldamento della muscolatura lombare contratta.
Di solito, là dove c’è un’ernia si forma, una contrattura muscolare ed è questa a dare dolore, basta scioglierla e già la situazione migliora.

La mia mano è sulla sua pancia e la accompagno durante gli esercizi di sollevamento e appiattimento della curvatura lombare.
Resto fermo sull’addome facendo movimenti leggeri di rotazione tanto per dare sollievo e piacevolezza all’esercizio.
Con Monica sono molto delicato, aspetto i suoi segnali, non voglio farle mancare al giuramento di fedeltà, voglio che sia lei ad indicarmi cosa vuole.
L’esercizio successivo è a quattro zampe, l’esercizio del gatto. Nella posizione della pecorina deve inarcare la zona lombare e successivamente incurvarla verso il basso, così per altri 5 minuti.

La mia mano massaggia leggermente la zona lombare dalle vertebre dorsali fino al sacro accompagnandola in quel movimento.
La mia mano scorre lungo il suo rachide lombare dal dorso verso il sacro fermandomi lì.
Monica sente che la sua schiena è calda e comincia a sciogliersi.
L’esercizio successivo è in posizione prona, mani appoggiate a terra con caduta delle gambe a destra e sinistra, molto piano , e lentamente per riuscire a sciogliere la contrattura; questo è l’esercizio più doloroso ma anche quello risolutivo.

Le gambe piegate, ginocchia verso il bacino vengono fatte cadere piano piano vincendo le resistenze piano piano a destra e sinistra del corpo; dopo alcuni minuti si avverte un senso di liberazione e si riesce ad avvicinare le ginocchia a terra.
Si procede ancora 5 minuti e poi ci si ferma.
Durante questo esercizio accompagno le cosce di Monica facendo scorrere le mani dalla sua anche verso il suo ginocchio tornando sulla sua anca prendendo in mano la sua natica esterna e sostenendola durante il movimento.

II suo sedere è sempre morbido e la mano palpa una buona parte del suo culo.
Poi scendo verso il ginocchio e ripeto la stessa cosa dall’altra parte.
Monica è calda, leggermente sudata ma pare sentire beneficio dall’esercizio.
Ora è l’ora dell’ultimo esercizio, quello di rilassamento e conclusione, il saluto al sole.
In ginocchio a terra, sedere appoggiato sui talloni, faccia a terra e braccia distese il più possibile.

Si sente la schiena allungarsi, la testa è a terra e il sedere bello in alto.
Questo esercizio dà molto sollievo perchè gli spazi intervertebrali si distendono e anche l’ernia comprime meno e la contrattura si scioglie.
Questa posizione trova molto giovamento dall’applicazione di una pressione verso la testa e verso il rachide.
Mi metto al suo fianco e appoggio una mano sulle sue scapole e l’altra sul suo sacro spingendo verso la testa e verso i piedi, la schiena si allunga e si prova davvero piacere.

Monica mi chiede di continuare in quella spinta e di rimanere lì.
L’esercizio va avanti ancora 5 minuti e poi termina.
Monica resta in quella posizione chiedendomi di massaggiarla per sciogliere le ultime tensioni: è a testa bassa e culo in alto.
Le massaggio le natiche, seguo lo sciatico e mi soffermo impastando il suo bel culo…Monica prova piacere.
Le accarezzo l’interno coscia con tutte e due le mani, e scendo verso le sue ginocchia.

Salgo e scendo tra il suo interno coscia.
Monica rimane a culo in alto ma divarica le gambe.
Rischio, vuole qualcosa di rilassante, mi infilo nei suoi pantaloni della tuta e arrivo al suo bel culo,
vado direttamente al buco del culo e dal sacro scendo e salgo verso il suo buchetto, poi scendo verso la passera che trovo bagnata e aperta, mi strofino la mano tra le sue labbra e arrivo al clitoride già pronto e continuo con un massaggio tra il clito e il buco del culo lubrificandomi tra la sua passera.

Ho il cazzo duro e si vede tra la tuta ma non voglio insistere, voglio che sia lei ad autorizzarmi.
Continuo sentendo ormai i rumori umidi dei suoi umori e rimanendole dietro appoggiandole il mio cazzo al suo culo, avevo voglia di strofinarmi anche io e venire ma decisi di resistere rimanendo concentrato su di lei per non perdermela, un errore e non sarebbe più tornata.
Continuo con quel movimento fino a quando non la vedo contrarsi e godere, poi cadere sdraiata e rilassata.

Monica si rialza, il mal di schiena è passato, mi paga e mi ringrazia con un bacio sulla guancia.
Adesso sta molto meglio, continuerà per qualche giorno con gli antinfiammatori e forse qualche altro massaggio.
Anche al marito dirà che con i farmaci e il massaggio sta molto meglio.

Un Infermiere a domicilio: Monica e il massaggio r

Mi chiamo Marco, 40enne e sono un vero Infermiere e vero massaggiatore diplomato. Lavoro in un grande ospedale del nord Italia ma svolgo anche prestazioni infermieristiche domiciliari. Mi trovo spesso in situazioni imbarazzanti ed erotiche che le clienti creano mascherandosi con falsi problemi o sintomi inventati col fine di avere un amante a domicilio nel massimo anonimato e sicurezza potendo dare sempre una giustificazione credibile ai vicini o eventuali curiosi sulla presenza del professionista.

Ho un sito internet www. sexinfermiere. altervista. org e puoi raggiungermi tramite [email protected] it

Monica è terribilmente stanca e stressata, demotivata e non valorizzata. Anche dal punto di vista sessuale non ha soddisfazioni e desidera prendersi qualche momento per sè e per rilassarsi.
Monica è una mia collega Infermiera,
lei lavora in chirurgia da sempre, è una brava professionista ma insoddisfatta sul piano sessuale.
Da molti anni non ha rapporti col marito ma, in virtù del giuramento di fedeltà, non lo ha mai tradito nonostante ci abbia pensato spesso, soprattutto stimolata da me che da anni vorrei scoparmela.

Abbiamo lavorato assieme per un brevissimo periodo, io ero ancora allievo infermiere e lei la mia tutor, molto rigida e molto brava sotto la sua veste bianca e la cuffia bianca permetteva fantasie erotiche, ma all’epoca io ero un giovanotto di 20 anni e lei una trentenne fedele.
Oggi Monica ne ha 52 e io 42, ci siamo ritrovati circa 10 anni fa durante uno stage e ci siamo mantenuti in contatto.

Le ho raccontato dei miei studi in Medicina Tradizionale Cinese, Reiki e di quanto svolga queste attività a domicilio assieme alle tecniche puramente infermieristiche.
Mi piaceva stimolare Monica e provocarla sul piano sessuale, sicuro che mai me l’avrebbe data.
Monica è alta 165, capelli mori lisci sulle spalle, bel viso, un gran bel sedere morbido e paffuto, una prima di seno con capezzoli sensibili.
Un giorno come gli altri mi parla della riorganizzazione nel suo reparto e della rimodulazione degli incarichi e dei ruoli, mi dice che si sente stressata, non valorizzata e profondamente demotivata; non ne può più anche in virtù del fatto che a casa suo marito non la degna di una carezza o di una soddisfacente scopata.

Come al solito ci provo, la invito per un massaggio come quelli che ci siamo scambiati quando ancora stavo studiando il massaggio cinese; lei è un po’ timorosa, sa che voglio scoparmela ma poi accetta fidandosi della nostra amicizia e di se stessa che mai si sarebbe concessa.
Vado a casa sua. Io sono sposato con una bimba e preferisco giocare in campo straniero, suo marito sarà al lavoro, sua figlia è sposata e non avremo problemi…d’altronde si tratta solo di un massaggio, ma meglio stare al sicuro.

Arrivo a casa sua attrezzato con lettino portatile, creme e oli, candele profumate.
La stanza è già in ombra, apro il lettino ed invito Monica a spogliarsi come meglio crede e vuole, intanto io accendo le candele e scaldo le creme e l’olio.
Sono pronto, Monica arriva col solo perizoma, la sua prima di seno sta su da sola e i capezzoli sono belli dritti, il suo sedere è di quelli a mandolino ma un bel mandolino grande, morbido, pastoso, di quelli che vorresti impastare senza mai smettere.

Velocemente si sdraia prona sul lettino quasi a nascondere il seno come forma di imbarazzo.
Le luci sono già soffuse, le chiedo se è comoda e se avesse qualche punto preciso o più desideroso di essere sciolto; mi dice di fare come voglio, ha talmente tanto bisogno di un buon massaggio che chiude gli occhi, viso infilato nell’apposito buco del lettino, braccia distese e gambe dritte.
Inizio con un massaggio al cuoi capelluto per poi scendere lungo il collo e le spalle, insisto sulle spalle con movimenti centrifughi verso le braccia e le mani, indugio nello scaricare la tensione della parte alta del dorso per poi scivolare lungo la linea dei meridiani dalla nuca verso il sacro con movimenti dal rachide lungo le arcate costali e dalla testa verso il sedere fermandomi al sacro.

Continuo per circa 15 minuti poi noto che Monica divarica leggermente le gambe, è rilassata, pare dormire, il suo corpo è completamente nelle mie mani.
Decido di ungermi bene le mani scendendo dalla nuca verso il sacro e infilarmi delicatamente nel perizoma, non succede niente; ripeto la tecnica arrivando a sfiorare l’ano; non succede niente, ripeto la tecnica stavolta arrivando al suo buchetto del culo, quel buchetto protetto dalle natiche morbide e abbondanti che mi accarezzano la mano mentre questa si fa strada verso la rosellina del suo culo.

Monica non fa cenni. Decido di massaggiarle delicatamente l’ano e risalire verso il sacro, poi mi dedico alla zona che dal sacro va verso le anche, verso il trocantere e scende verso le cosce.
I movimenti sono centrifughi e affondano profondamente nella carne delle sue natiche massaggiando lo sciatico e proseguendo verso il cavo popliteo.
Monica sembra gradire, ogni tanto emette dei sottili versi di gusto.
Massaggio il profilo esterno delle sue natiche che ora sono scivolose e scintillanti di olio.

Adesso tocca all’interno coscia, Monica è sempre prona.
Dal sacro scendo nel perizoma e mi dirigo anteriormente verso l’interno coscia, verso la sua passera senza però volerla raggiungere; da qui la tecnica è per il suo sedere.
Salgo e scendo, salgo e scendo dal sacro verso il suo perineo, Monica divarica ancora le gambe, leggermente ma ancora; decido di tornare al suo buchetto, lo accarezzo, ci giro sopra col dito, mi sembra che Monica spinga il sedere verso il mio dito, decido di penetrarle col dito lubrificato dall’olio, entro leggermente e mi fermo, Monica non dice niente, entro ancora e poi completamente col dito.

Monica rimane ferma rilassata, il dito inizia a stantuffare nel suo ano, delicatamente e piano piano ma in modo continuo.
Poi scendo davanti verso le sue grandi labbra, devo lubrificare il dito e lo faccio tra la sua passera che è completamente bagnata; scorro il dito tra la sua passera avanti e indietro, avanti e indietro lasciando stare il clitoride.
E’ un bagno di umori, risalgo col dito bagnato verso il suo ano e la penetro nuovamente e lentamente; l’altra mano è appoggiata sulle scapole come a tenerla ferma e trasmettere quella energia sessuale del reiki.

Monica gode, ansima, le piace veramente molto ma non emette parola.
Scendo verso le cosce e arrivo ai polpacci e ai piedi dove pratico una bella riflessologia plantare che le dà lo stesso piacere della passera, adesso parla e mi dice di continuare, le piace il massaggio plantare e, sinceramente, anche io lo ritengo una buona tecnica di eccitazione e rilassamento.
Adesso Monica deve girarsi per la parte davanti del massaggio.

Sbuffando per dover fare quella “fatica” si gira supina e mi concede il suo seno che mostra subito i capezzoli rigidi e dritti.
Inizio da un massaggio al viso e al cranio per poi scendere al collo verso le spalle e le mani.
Tocca poi al torace dove pratico movimenti centrifughi dallo sterno lungo le linee costali incontrando tra le mie mani i suoi seni sodi che impasto soffermandomi sui capezzoli e continuando verso il lato.

Pratico questo per circa 10 minuti e i suoi capezzoli sembrano voler bucare le mie mani.
Passo poi all’addome e poi alla pelvi infilando le dita nell’elastico del perizoma senza mai avvicinarmi alla passera.
Ad un certo punto mi accorgo che Monica ha allargato le gambe, decido allora di scendere dentro il perizoma fino al suo pelo pubico e fermarmi, esco del perizoma e dall’ombelico rientro nel perizoma verso le anche e le cosce ed osservo.

Monica è ferma rilassata.
Scendo dall’ombelico e mi dirigo verso la sua passera, incontro il suo clito e lo supero immergendomi nelle sua labbra gonfie, turgide, bagnate.
Avanti e indietro, avanti e indietro tra le sue labbra accarezzando il clitoride e proseguendo posteriormente verso il suo perineo.
Il clito è duro,con due dita lo avvolgo immaginando di scappellarlo come un piccolo cazzo e vado avanti e indietro immaginando di masturbare una cappella gonfia; Monica allarga ancora di più le gambe ed unisce i piedi…vuole godere.

In quella posizione posso arrivare anche al suo buco del culo e lo penetro con dolcezza e profondità per poi risalire verso le sue labbra e il suo clito.
La lascio così, con i piedi che fanno un Babinski positivo, segno di godimento ed orgasmo.
Scendo ora verso le cosce e arrivo ai piedi, riprendo un massaggio plantare e risalgo verso le gambe per tornare alla sua passera che appena sente le mie dita si apre ad accoglierle.

Chiedo ad Monica se vada bene così. Non mi risponde ma tiene le gambe larghe.
Ora tengo una mano sui seni e le massaggio i capezzoli passando da un seno all’altro e con l’altra mano le sto strofinando il clito bagnandomi le dita nei suoi umori.
Sfrego sempre più forte e quando sento che il piacere aumenta infilo il dito nel suo culo burroso, così per circa 20 minuti fino a quando Monica spinge il bacino verso le mie dita in segno che vuole venire.

Non la penetro mai, resto tra le sue labbra strofinando il suo clito e masturbandolo come se fosse un piccolo cazzo.
Lo stringo tra due dita e continuo avanti e indietro fino a quando Monica gode di piacere inondandomi la mano.
Mi ferma, è rilassata.
La copro con un telo e la scio riposare 10 minuti.
Il massaggio è finito, Monica si rialza, mi paga, si veste e la lascio con un bacio sulla guancia in attesa del prossimo massaggio rilassante.

.

la sostituta

Marco era davanti a sua figlia che indossava degli slip blu, e senza reggiseno lo guardava stupito. Troppi anni di oscure fantasie irrealizzate, troppo tempo a immaginare i pro e i contro di quel desiderio e alla fine il coraggio di spiegarle i fatti con sincerità, nella speranza che lei cosi giovane li potesse capire. <papà cosa ci fai qui?> disse Cristina. Marco era entrato nel bagno in cui sua figlia si stava lavando, e con voce tremolante gli disse <tesoro puoi venire un attimo qui? ti devo parlare> Cristina sorpresa da quella situazione replico: <va bene un minuto che mi vesto> e in quel preciso istante il cuore di quel padre tormentato schizzo a mille, sapeva che era arrivato il momento.

<no per favore Cristina rimani cosi poi ti spiego… vieni nella mia stanza ti devo parlare di alcune cose importanti> Cristina si chiedeva il perché di quella strana richiesta, lei ancora tutta bagnata dopo la doccia, emanava un buon profumo di bagnoschiuma alla pesca, e prima che suo padre irrompesse nel suo bagno aveva appena fatto in tempo a mettersi le mutandine. Comunque preoccupata da quel comportamento non esito un attimo, e con il seno e la pelle ancora bagnati si precipito nella stanza del padre.

Lo trovò seduto sul letto, con un aria preoccupata, sembrava assorto nei suoi pensieri, ma non appena la vide sembro rincuorarsi e con un tono di voce flebile ma sereno comincio a dire <tesoro sai è da un po’ che volevo parlarti di questo mio cruccio che oramai da tanti anni mi affligge, però ho aspettato fino ad adesso in modo che tu fossi abbastanza grande da decidere di tua spontanea volontà il modo a te più consono di gestire questa situazione> Cristina era preoccupata suo padre non gli aveva mai parlato in quella maniera <vedi da quando tua madre se ne andata, dentro il mio cuore si è sprigionata una profonda solitudine, ho passato tutto il mio tempo nel ricordo di quella che per me è stata l’unica donna della mia vita, ma ora che non ce più, sento l’impellente bisogno di colmare questa mancanza e io spero che tu mi capisca ma vorrei che fossi tu a farlo> Cristina, non sapeva con esattezza quello che il padre gli voleva dire, Marco pero accortosi di questo continuo a parlare <tu hai i suoi stessi occhi, la stessa bocca, assomigli moltissimo alla mamma, vieni siediti accanto a me, voglio vedere una cosa> Cristina ancora lontana dal capire quello che stava succedendo obbedi, e si sedette vicino al padre, che immediatamente incomincio a palparle il seno, e mentre era ancora impegnato in questa operazione disse <si infatti, non mi sbagliavo hai le tette morbide e candide come quelle di tua madre!, gli assomigli in tutto Cristina, è sono sicuro che se metessi le mani in qualche altra parte del tuo corpo il risultato sarebbe lo stesso!> Cristina colta di sprovvista quasi si immobilizzo di fronte a quel repentino impeto di passione.

Marco continuando a palpeggiarla le disse <hai capito adesso? io vorrei che oltre a essere mia figlia svolgessi anche il ruolo di una moglie, cosi come lo è stata tua madre, pensi di potercela fare? Te la sentiresti?> Cristina era allibita, non sapeva cosa dire a quel padre che dopo essersi confessato con lei attendeva preoccupato la sua risposta. Ad un tratto comincio a pensare. Suo padre aveva fatto tanti sacrifici per farla vivere nel miglior modo possibile, cercando sempre di darle il meglio, lei invece non aveva mai ripagato queste attenzioni, non era mai stata una buona studentessa, non si era mai distinta in nessuno sport o altra attività , non si era mai presa nessuna responsabilità, ma il genitore nonostante ciò, non gli fece mai mancare il suo affetto e il suo amore.

Forse era arrivato il momento dopo tanto tempo di dare qualcosa in cambio, anche se in maniera cosi inusuale. Poi la paura prevalse e comincio a esprimere tutti i suoi dubbi al padre<ma papà… cioè voglio dire…. in che maniera dovrei farl…>Marco la interrompe <Cristina, non devi essere preoccupata, vedi e molto più semplice di quello che pensi, io e tua mamma non ti credere che facevamo chissà cosa, la nostra era una relazione per la maggior parte platonica, ma come tutte le coppie, di tanto in tanto sentivamo il bisogno di un rapporto sessuale, ma accadeva poche volte, due volte al mese a noi bastavano per colmare questo impulso.

Non dovrai fare sesso con me ogni giorno, ma solo poche volte l’anno, e poi tutto andrà avanti come sempre> <ma come facciamo…. se rimango incinta!> Marco non si aspettava una domanda del genere, credeva che ormai sua figlia fosse abbastanza grande da sapere certe cose. Ad ogni modo prontamente rispose <metterò il preservativo no…. aspetta, forse e meglio che ti compro le pillole> <perché?> <se per te va bene preferirei venirti dentro, come facevo con tua madre> oramai nella mente di Cristina dubbi e paure coesistevano quasi a formare un unica entità emozionale, che lei stessa non riusciva a classificare, ma sapeva che quello che gli chiedeva suo padre era un atto di cortesia, necessario per riempire quella mancanza di affetto che nessuna donna al mondo a parte lei sarebbe riuscita a colmare e non viceversa una richiesta lussuriosa fine a se stessa.

Quindi coraggiosamente acconsenti al volere del padre, e decise di iniziare questo nuovo percorso della sua vita. Marco ne fu felice, sua figlia lo capiva e capiva le circostanze che stavano dietro a quell’iniziativa, ma improvvisamente quando tutto sembrava risolto e ognuno stava tornando alle proprie stanze Cristina disse <papà ma io non ho mai fatto sesso…. sono vergine, non sono mai stato con un ragazzo> Marco sapeva bene che sua figlia era vergine, d’altronde anche prima della scomparsa della moglie, si era ripromesso fin dal primo giorno un cui l’aveva vista nella culla che sarebbe stato lui a sverginarla, era profondamente convinto che questo era un preciso dovere di ogni padre e sua moglie a suo tempo gli diede ragione.

Persuaso che l’ora era ormai giunta rispose < non ti preoccupare tesoro ci pensa papà a risolvere la situazione, vai in bagno e prendi un asciugamano, poi torna qui. > Cristina esegue la mansione, e una volta tornata nella stanza del padre lo vede con i pantaloni abbassati, che sta masturbando vigorosamente il suo mastodontico cazzo <ok tesoro, ora mettiti di fronte a me, il più vicino possibile in modo che possa penetrarti> <ma cosi in piedi? Non ci mettiamo sul letto?> Marco sorridendo <no tesoro ti ho fatto prendere l’asciugamano apposta, ora papà ti sverginerà quindi visto che è la tua prima volta dalla tua vagina uscirà un po di sangue e all’inizio sentirai un po di dolore, non ti preoccupare è normale, tu tieni l’asciugamano, e quando papà te lo dice cerca di pulire tutto, cosi non sporchiamo niente ok?> Cristina annuisce, va verso suo padre e si abbassa gli slip, ma visto la differenza di altezza marco le fa mettere i piedi sopra i suoi, in modo da avere la sua figa alla stessa altezza del suo cazzo, dopodiché come da programma la stringe a se, faccia a faccia, facendo aderire le gambe della figlia alle sue, poi le mise una mano dietro il sedere, impedendole di retrocedere per sottrarsi alla penetrazione, mentre con l’altra afferra e direziona il cazzo, che sprofonda nella figa della figlia abbastanza da coprire il glande e a raggiungere le porte dell’imene.

Cristina avverte il dolore e come previsto cerca di arretrare, ma la mano di Marco come un muro di cemento gli impedisce qualsiasi movimento, l’enorme cazzo di suo padre continua ad avanzare e rompe l’imene, in quell’attimo Cristina raggiunge il punto di massimo dolore, ma dura poco, infatti l’avanzata di quello che ora sembrava un ariete da sfondamento non finisce, e dopo aver distrutto le porte di quel magnifico tempio vi si immerge ancora di più, ad opera finita più di 22cm di carne erano dentro Cristina, che guardando fisso negli occhi suo padre cercava di capire la sua prossima mossa, non sapendo che da li a poco la situazione sarebbe degenerata.

In sostanza l’idea di Marco era quella di penetrare sua figlia quel poco che bastava per farle perdere la verginità, come inizio e più che sufficiente penso, ma poi una volta entrato dentro di lei per quei pochi centimetri sufficienti ad officiare questo compito, non riusci più a fermarsi, e quando il suo intero cazzo era dentro, i lunghi anni di astinenza si fecero sentire, e non potendosi controllare avverti Cristina <tesoro sto per venire… mi dispiace non ce la faccio più….

> Marco inizio a schizzare dentro sua figlia una prima ondata di sperma, poi ce ne fu una seconda, una terza, una quarta… finché l’intera figa di Cristina ne aveva una quantità sufficiente a riempire fino all’orlo due tazze da caffè. Con il cazzo di suo padre ancora dentro di lei, Cristina espresse la sua sorpresa <papà ma cosa hai fatto!?> Marco superato ben presto l’imbarazzo per l’errore commesso ritorno alla calma, e tranquillizzò la figlia < mi dispiace non volevo, ma non e successo niente di cui preoccuparsi, ascolta ora toglierò il cazzo da dentro di te, come ti ho detto tu dovrai prendere l’asciugamano e nell’attimo in cui sarò totalmente uscito cercare di pulire tutti i fluidi che usciranno dalla tua vagina, ora pero oltre al sangue uscirà anche dello sperma, per quando riguarda il rischio di gravidanza anche quello non è un problema, finito qui andrò in farmacia a comprarti tutto quello che ti serve per scongiurare ogni evenienza> a quel punto Marco toglie il cazzo ancora durissimo dalla figa di Cristina, che prontamente tampona con l’asciugamano.

Una poltiglia rosata nata dalla fusione del suo sangue e dallo sperma di suo padre comincia a fioccare, l’asciugamano rimane completamente bagnato. <ti ho sverginato tesoro, scusa per l’imprevisto, ma alla fine tutto è andato bene vero?> Cristina appariva provata dall’esperienza, il sangue e tutto lo sperma che non si era riversato nell’asciugamano, era dentro di lei, e ribolliva tra le sue membra, ma non poteva dirsi infelice <si papà non ti preoccupare, mi sento come se mi fossi fatta la pipi addosso> <è normale tesoro, papà non si e potuto trattenere e ti e venuto dentro, non volevo iniziare cosi bruscamente il nostro rapporto, è stato un incidente mi perdoni?> la faccia di Cristina prima preoccupata, cambia di colpo e inizia a sorridere <ti ho detto di non preoccuparti, e comunque da ora in poi sarà cosi giusto? Quindi tanto vale che comincio ad abituarmici fin da subito>.

Marco si senti meglio, capi che la figlia poteva sopportare questo tipo di relazione, e una volta presa l’abitudine per lei sarebbe stato quasi naturale avere la figa completamente riempita dallo sperma del padre, e poi uscire di casa per andare a scuola o per incontrarsi con le amiche, anzi visto il favorevole scorrere degli eventi decise che era ora di informarla su tutti i dettagli <tesoro penso sia meglio che ti trasferisca nella mia stanza, cosi staremo più comodi, se vuoi puoi anche metterti la biancheria intima di tua madre è conservata in un cassetto nel comodino, che ne dici? Per te va bene ho preferisci che di volta in volta sia io ad venirti a trovare quando ne ho bisogno?> cosa rispondere? Cristina non sapeva quale fosse la migliore delle soluzioni, se fosse rimasta nella sua stanza, avrebbe mantenuto la sua indipendenza, ma dall’altra parte cosi facendo non sarebbe riuscita ad assolvere appieno il suo nuovo ruolo di figlia-moglie, quindi anche se titubante decise che il trasferimento era la soluzione più concreta alle esigenze del padre.

Marco quasi commosso dalla sua disponibilità, prima di uscire per andare in farmacia, la bacio in bocca, le loro lingue si unirono in un abbraccio passionale, anche questo per Cristina era più che inaspettato, ma superata la sua ritrosia per paura di deludere suo padre, lo lascio continuare, d’altronde è normale per un marito baciare la moglie.

Come tutto è iniziato.

Io ed M siamo amici d’infanzia e coetanei. I nostri genitori erano (e sono) molto amici e fin da piccoli abbiamo spesso fatto vacanze insieme e passato un sacco di tempo uno a casa dell’altro. Con l’arrivare dell’adolescenza abbiamo iniziato a sperimentare le prime seghe in compagnia, a volte anche con altri ragazzi più o meno della nostra età, la maggior parte delle volte guardando giornalini porno che i ragazzi più grandi nascondevano in giro.

La cosa è rimasta più o meno invariata per qualche mese fino a che, a casa di lui, non abbiamo scoperto per caso il posto dove suo padre teneva nascosti i film porno. A quel punto non aveva più senso farsi le seghe sui giornaletti quando avevamo a disposizione decine di videocassette. I suoi genitoi lavorano entrambi, quindi le ore in cui la casa era vuota abbondavano. Ogni volta che potevamo ci ritrovavamo a casa sua e stavamo per ore a segarci insieme davanti al televisore.

Da lì al resto il passo è stato abbastanza breve: due adolescenti sempre arrapati con film porno di ogni tipo tra le mani…
Pian piano siamo passati dal farci le seghe ognuno per conto proprio al farcele a vicenda per brevi tratti che via via diventavano sempre più lunghi fino a farci venire l’un l’altro. Dopo un po’ però anche quello non ci bastava più ed alla fine abbiamo provato anche il sesso orale.

La prima volta che lo abbiamo fatto, ci ha fatti arrapare così tanto che non siamo più riusciti a fermarci. Lo abbiamo fatto praticamente ovunque ce ne sia stata l’occasione, sia al chiuso che all’aperto. Raramente siamo andati oltre ed onestamente non saprei spiegarne il perchè. Dei due quello più “convinto” era sicuramente M anche se non sempre insisteva più di tanto. La cosa è durata per un bel po’ di tempo, almeno fino ai 20 anni d’età.

A quel punto finalmente ci siamo fidanzati entrambi ed abbiamo smesso di giocare tra di noi. Del resto era un semplice gioco, un modo alternativo per “divertirsi” in assenza di ragazze. Non c’era alcun tipo di legame sentimentale, volevamo solamente godere e ci riuscivamo alla grande.
In questi 7 anni di “fidanzamento” i miei gusti “sessuali sono evoluti molto rispetto agli inizi. Mi è capitato sempre più spesso di vedere video con gay o transessuali e se all’inizio mi rimanevano abbastanza indifferenti, con il passare del tempo hanno iniziato a stuzzicarmi abbastanza.

Pian piano hanno finito per piacermi anche quelli e spesso, mentre li guardavo e mi segavo, mi è capitato di ripensare a quelle giornate passate a succhiarci i cazzi e di fantasticare di averlo di nuovo lì e di poterci fare tutto quel che mi passava per la mente. Non fraintendetemi, scopare con la ragazza era sicuramente più soddisfacente, però quello che facevo con M era qualcosa di diverso.
Ora, dopo sette anni dall’ultima volta che ce lo siamo succhiati a vicenda, siamo tornati entrambi single ed abbiamo ripreso le vecchie abitudini: uscire insieme agli altri amici, andare in giro, in vecanza e naturalmente anche tutto il resto.

Questa prima “intro” si ferma qui.
Almeno per ora, non voglio parlare in modo dettagliato di quello che abbiamo fatto io ed M in passato ma se siete interessati ed avete domande da farmi, potete scrivermi un messaggio privato.

Adele

Adele lavora in ufficio con me da 6 anni e con lei ho ormai un’amicizia ed una confidenza estrema. Ma la settimana scorsa è successo qualcosa che proprio non mi aspettavo. Sapevo che suo marito era in trasferta ormai da tre mesi e mi aveva anche confessato che, insomma, le mancava. Una sera ero come al solito davanti la televisione, tranquillo e rilassato, mia moglie era già andata a letto e io stavo girando tra i vari canali in cerca di qualcosa di interessante.

Verso la mezzanotte è squillato il telefono ed era lei.

“Ciao Giò, ti ho disturbato?”

“No, figurati, ma come mai mi chiami a quest’ora? E’ successo qualcosa?”

“Sono sola ed ho voglia di qualcuno con cui almeno parlare”

“Hai fatto bene a chiamarmi allora, ti senti triste?”

“Mi manca troppo mio marito, avrei voglia d’averlo qui, delle sue carezze e dei suoi baci”

La sua voce si era fatta calda e sensuale

“Sono a letto, sono nuda ed ho voglia”

“Mi spiace non poter essere li vicino a te, l’idea di vederti nuda, di accarezzarti mi eccita”

“Anch’io sono eccitata, prima mentre mi facevo la doccia mi venivano i brividi nel sentire le mie mani passare sul mio corpo, ho voglia di toccarmi, di godere ma volevo sentire la voce di qualcuno vicino ed allora ho pensato a te, il mio amico del cuore”

“Sei molto gentile e la cosa mi fa molto piacere.

Pensare che non ti ho mai neppure vista nuda e sapere che sei li senza veli mi fa venire la voglia di prendere la macchina e venirti a consolare. “

“Davvero lo faresti? Posso almeno immaginarti qui?”

“Se vuoi arrivo subito. Una scusa con mia moglie la trovo e poi sarò tutto per te”

“Davvero vieni qui? Ti aspetto allora?”

“Si, dammi il tempo di rivestirmi e, diciamo tra 40 minuti, sono da te”

“Ti aspetto…ti voglio”

“Arrivo allora.

Riattaccai il telefono e andai in camera da letto. Svegliai mia moglie e le dissi che mi avevano chiamato dall’ufficio per un problema. Era già successo veramente altre volte e così non trovò difficoltà a credermi.

In un attimo mi infilai jeans e maglione e mi ritrovai in macchina, di corsa verso casa di Adele.

Che strana la vita.

Adele è una ragazza, o meglio, una donna di 35anni, ha un fisico molto bello, è minuta e dai tratti gentili, i capelli lunghi e neri e delle splendide gambe.

Molte volte in ufficio le avevo potute ammirare quando casualmente qualcosa cadeva a terra e abbassandomi per raccoglierla buttavo il mio sguardo sotto la sua scrivania.

Ma non avevo mai neppure tentato di portarla a letto. Anche se le nostre confidenze arrivavano al punto che ci raccontavamo anche quello che facevamo con i rispettivi consorti una sorta di reciproco rispetto aveva sempre fatto da limite alle nostre aspettative.

La strada sembrava non finire mai ed ero eccitatissimo dall’idea di trovarla nuda, a letto.

Ero quasi arrivato quando suonò il cellulare

“Pronto”

“Stai arrivando?”

“Si, pochi minuti e sono da te”

“Fai in fretta, ti prego”

Ancora un paio di curve ed eccomi davanti alla sua casa.

C’era una sola finestra illuminata e la figura di Adele che guardava fuori si stagliava sulle tende come una eccitante silouette.

Appena mi sono avvicinato al cancello ho sentito la serratura shittare, ho fatto i gradini della scala a due a due e sono arrivato da lei.

Indossava solo un accappatoio bianco, i capelli neri sciolti sulle spalle la facevano apparire come un angelo.

“Meno male che sei arrivato, vieni”

Non le lascia neppure il tempo di finire la frase, l’abbracciai e la strinsi a me, la mia bocca cercò la sua che si aprì a far entrare la mia lingua.

Sentivo il suo corpo fremere, spingeva il suo ventre verso di me e potevo quasi sentirne il calore.

“Dimmi cosa vuoi fare, voglio essere tua come tu vuoi”

“Ho voglia di guardarti, voglio vederti come non ti ho mai vista, nuda ed eccitata”

Si apri l’accappatoio e così la vidi per la prima volta completamente nuda.

Il suo seno era sodo, con i capezzoli dritti che risaltavano ancora di più per il segno lasciato da un’abbronzatura non integrale, i peli che coprivano il suo pube folti e neri, proprio come i suoi capelli.

“Sei splendida, superiore anche ai miei sogni”

“Davvero mi sognavi nuda? Non me l’hai mai detto”

“Era un mio piccolo segreto”

Mi avvicinai a lei e i polpastrelli delle mie mani scivolarono lievi sul suo corpo. Accarezzarono prima le sue spalle e poi scesero sui suoi seni, sfiorarono appena i capezzoli e scesero ancora ad accarezzare i suoi fianchi. Adele aveva chiuso gli occhi e assaporava le mie carezze.

Avvicinai le mie labbra ai suoi capezzoli e li strinsi leggermente in un tenero bacio.

“Andiamo di la” sussurrò appena.

Si sedette sul letto dopo essersi tolta l’accappatoio

“Spogliati e intanto guardami” e le sue mani scesero tra la sue cosce e le allargarono, frugarono delicatamente tra i peli fino a far apparire la sua fessura, lucida di umori. Si accarezzo piano, con gli occhi chiusi e le labbra leggermente aperte lascio che le sue dita affondassero con dolcezza nella sua fessura.

Le ritrasse e se le portò alla bocca. Le leccò con la punta della lingua.

Ero nudo, in piedi davanti a lei, il mio membro in erezione fremeva dal desiderio e i miei occhi non riuscivano a staccarsi dall’immagine delle sue dita e della sua lucida fessura.

Aprì gli occhi e mi attirò a se, le sue labbra cominciarono a baciare il mio membro duro e le sue mani stringevano le mie natiche.

Quando la sua bocca si aprì e si appoggiò sulla punta del mio membro mi sentii quasi svenire per il piacere.

Le sue mani accarezzavano il mio corpo e sentivo le sue unghie tracciare invisibili sentieri sulla mia pelle. Accarezzai le sue spalle ed i suoi seni. La sua bocca si era impossessata del mio membro e sembrava volerlo inghiottire completamente.

“Aspetta Adele” cercai di fermarla sentendo crescere la voglia di esplodere.

“Ti voglio così, subito, nella mia bocca” e subito riprese a succhiarlo ed a baciarlo.

Sentii il mio piacere arrivare quasi con violenza e i primi getti del mio seme scagliarsi sulla sua lingua, chiuse la sua bocca intorno al mio membro e bevve, succhiò fino all’ultima goccia.

Mi accasciai al suo fianco e la sua bocca cercò subito la mia. Sentii il sapore del mio seme sulla sua lingua.

Le mie mani trovarono la sua fessura bollente e bagnata di umori, le mie dita entrarono in lei che apri le sue gambe per riceverle meglio. Scesi ad appoggiare la mia bocca alla sua fessura e il profumo del suo desiderio invase le mie narici, giocai con la punta della mia lingua sulla sua clitoride. Leccai le labbra della sua fessura, la mia lingua entrò in lei per poi uscire ed andare ancora alla ricerca della clitoride.

Le sue mani sulla mia testa mi guidavano in un ritmo via via più veloce fino a sentire il suo pube cominciare ad andare avanti ed indietro e i sui mugolii di piacere diventare sempre più frequenti ed alti.

“Si, si così” furono le sue uniche parole prima di godere nella mia bocca.

Mi abbracciò e mi strinse a lei e rimanemmo così, senza una parola, con la mia faccia appiccicosa di umori appoggiata alla sua e la mia gamba imprigionata tra le sue a contatto con la sua fessura aperta e bagnata.

“Ho sete”

“Anch’io, cos’hai di buono da bere?”

“Non ricordo, andiamo in cucina a vedere”

Ci alzammo e così com’eravamo, completamente nudi, andammo in cucina.

Aprì il frigo e ci trovammo una bottiglia di vino bianco.

La aprii mentre lei preparava i due bicchieri.

La guardavo ora e tutt’un tratto mi sembro addirittura un’altra donna.

Bevemmo incrociando i nostri bicchieri e ci guardammo negli occhi con complicità.

“Vieni qui vicino a me”

Appoggiò il suo seno al mio torace e le sue labbra ora fresche si appoggiarono alle mie.

La vicinanza del suo corpo risvegliò in me il desiderio e le mie mani ricominciarono ad accarezzarla.

“Vorrei fare con te qualcosa che non ho mai fatto” mi disse stringendosi a me

“Quello che vuoi, devi solo dirmelo”

“Voglio farlo per tutta la notte, fino a sentirmi male, voglio che tu mi faccia godere fino a farmi svenire”

“Non hai mai fatto una notte di fuoco con Lucio?”

“No, non è mai successo, voglio farlo adesso, con te”

La sua mano scese e accarezzò il mio membro, lo guidò verso la sua fessura e piano piano cominciò a farlo entrare.

La posizione era troppo scomoda, il mio membro scivolava fuori continuamente.

La sollevai e la distesi sul tavolo della cucina, le sue gambe si alzarono e le appoggiò sulle mie spalle. La sua fessura era ora davanti al mio membro, senza neppure toccarlo entrò in lei. Era quasi stretta e cominciai a muovermi piano dentro di lei che assecondava le mie spinte con leggeri movimenti del bacino. Sentivo il mio membro scivolare in quell’abbraccio bollente e umido.

Mi chinai su di lei e la baciai sui seni, strinsi i sui capezzoli tra le labbra.

“Si, continua così Giò, sei splendido” e le sue mani mi accarezzavano la testa e le spalle quasi convulsamente.

Aprì ancora di più le sue cosce quasi a volermi far entrare ancora di più in lei e comincio a muovere la sua testa a destra e a sinistra.

“Si, così, stò godendo Giò” e sentii la sua fessura stringersi e pulsare intorno al mio membro

“Continua, non smettere” mi incitò

Ad ogni mio movimento potevo vedere i suoi seni muoversi le sue mani ora erano aggrappate ai miei fianchi e mi stringevano attirandomi verso di lei.

Mi fermai un’attimo lasciando il mio membro dentro di lei, frugai tra i peli della sua fessura e strinsi tra le mie dita la sua clitoride, l’accarezzai piano.

“Rimarrò dentro di te fino a domattina” le disse continuando a carezzarla.

“Si, lo voglio anch’io” sussurrò appena

Ricominciai a muovermi dentro di lei, il mio membro usciva completamente dalla sua fessura per poi entrare lentamente fino in fondo, mi muovevo piano assaporando la rovente carezza delle pareti della sua fessura.

Le mie mani accarezzavano le sue natiche e con un dito cercai il suo buchino.

Era inondato dai suoi umori e entrai in lei senza quasi nessuna resistenza, lo facevo scivolare dentro e fuori come se fosse un secondo membro e Adele sembrava apprezzare molto anche questo.

Ora era lei che si carezzava i seni, stringendosi i capezzoli tra le dita quasi a spremerli e con i suoi mugolii che accompagnavano ogni mio movimento.

Anche la mia resistenza era arrivata al culmine

“Adele, vengo…. “

“Si, si” mi rispose accellerando i movimenti.

E venni con un orgasmo lungo e lieve continuando a muovermi e versando tutto il mio piacere dentro di lei.

“Ho la schiena rotta, è troppo duro questo tavolo” mi disse sorridendo.

Mi staccai da lei e la aiutai a rialzarsi.

“Forse è meglio se almeno ci diamo una rinfreshita, non credi?”

“Si, certo.

” E mi accompagnò verso il bagno.

Fece scendere l’acqua nella vasca ed io la ammiravo in tutta la sua sensualità.

Tra le sue cosce un lucido rivolo di umori mi attirò. Mi avvicinai a lei da dietro e le bacia il sedere, le mie mani entrarono tra le sue cosce e spalmarono quegli umori sulle sue gambe e sul suo sedere.

Un flacone di bagno schiuma attirò la mia fantasia.

“L’hai mai fatto con un oggetto?”

“No, perché me lo chiedi?”

“Ecco, prendi questo e fai l’amore con lui” le dissi in tono quasi imperativo.

Si sedette senza parlare sul bordo della vasca e, guardandomi fisso negli occhi apri le sue cosce, cercò con il flacone la sua fessura e lo spinse dentro.

“Sei magnifica così”

La sua mano si muoveva spingendo il flacone dentro e fuori e i miei occhi seguivano eccitati ogni suo movimento.

“Dai, pensa che sia il mio membro, voglio vedere se riesci a godere anche con quello” e sentivo nascere nuovamente l’eccitazione dentro di me.

“Accarezzami anche tu” mi invitò.

Mi sedetti al suo fianco e, continuando a guardare la sua fessura ed il flacone che la riempiva, cominciai a carezzarle il ventre per poi scendere alla ricerca della sua clitoride.

“E’ bello Giò, mi piace sentirmi riempita e sentire le tue mani che mi toccano”

“Voglio sentirti godere”

“Non ci vorrà molto, credimi”

Il suo respiro s’era infatti fatto più pesante e più frequente e di lì a poco la sentii esplodere in un nuovo orgasmo.

L’abbracciai e la attirai nella vasca con me.

Rimanemmo così abbracciati, avvolti solo dall’acqua calda.

Era molto tardi, il sonno cominciava a farsi sentire.

Decidemmo così di andare a letto.

Chiamai prima l’ufficio per avvertire che la mattina dopo non sarei stato presente e poi mi strinsi a lei, con la testa tra i suoi seni lasciai che il sonno mi prendesse.

Mi svegliò Adele, verso le 8, con un vassoio per la colazione ed un buon profumo di caffè.

“Svegliati che non abbiamo ancora finito” mi disse togliendo tutte le coperte e lasciandomi completamente nudo e con il membro in erezione.

“Mmmmm, anche lui s’è svegliato bene ed in forma” e lo sfiorò appena con la mano in una timida carezza.

Bevemmo il caffè seduti sul letto e guardandoci ogni tanto in faccia per sorriderci, complici.

“Alle 14 hai un appuntamento con il direttore e non puoi mancare” mi ricordò tornando nei panni di segretaria “e non abbiamo molto tempo per noi”

Appoggiammo a terra il vassoio e ci stringemmo in un nuovo abbraccio, sembrava ancora più bella ed era quasi trasformata dalla sensualità.

Le sue mani cercarono il mio membro e cominciarono piano ad accarezzarlo mentre baciavo i suoi seni con avidità.

Poi mi fece stendere sul letto e salì sopra di me, infilò il mio membro nella sua fessura e cominciò a cavalcarmi accarezzandosi e seni e il ventre.

Rimasi così, immobile, ad ascoltare le sensazioni che arrivavano dal mio membro.

“Mentre tu dormivi mi sono masturbata ancora con il flacone”

“Potevi chiamarmi, mi sarebbe piaciuto guardarti ancora”

“Fammi godere tu ora, voglio sentire il tuo piacere dentro di me”

“Si, voglio sentirti stringere la tua fessura e vedere i tuoi umori colare sulle tue cosce, voglio leccarti tutta”

“Si, stringimi, si, adesso”

La cavalcata si fece più veloce, sembrava che la sua fessura succhiasse il mio membro come una vorace bocca e lasciai anch’io che il mio piacere esplodesse in lei.

Si accasciò esausta su di me e mi riempì la faccia di baci.

“Sei una splendida porcellina, non ti immaginavo così”

“Neppure io mi immaginavo così, credimi”

Si stese al mio fianco, la sua mano sul mio membro.

“Ma non c’è qualcosa di particolare che ti piacerebbe fare con me?” mi azzardai a chiederle

“Beh, forse si, ma mi vergogno quasi a chiedertelo”

“Avanti, dai, non ne vedo il motivo”

“Circa un anno fa una notte ti ho sognato, un sogno che non ho mai confidato a nessuno.

Eravamo in casa di qualcuno e tu mi prendevi completamente vestito. Mentre quel personaggio andava in un’altra stanza per prendere qualcosa tu ti sei avvicinato a me, hai abbassato la cerniera dei tuoi pantaloni ed hai tirato fuori il tuo membro, hai sollevato la mia gonna, scostato soltanto le mutandine e mi hai presa così. Durante il sogno mi sembrava di aver dentro di me il tuo membro ed ho goduto senza neppure toccarmi”

“E vorresti succedesse davvero?”

“Si, a volte ho addirittura sperato che tu lo facessi in ufficio”

“Non confondiamo l’ufficio con altre cose, sarebbe oltremodo pericoloso.

Io posso solo dirti che mi accontentavo di spiare le tue gambe sotto la scrivania, quando porti le calze autoreggenti sei fantastica”.

“Vorrà dire che le porterò più spesso”

“Mettile ora, voglio vederti, nuda e con le autoreggenti”

Si alzo senza dire parola, si avvicino al comò, apri un cassetto e prese un paio di calze molto chiare, girandomi le spalle se le infilo e poi si voltò verso di me.

“Wow, super, sei davvero super”

Mi misi a sedere sul letto e ora avevo davanti ai miei occhi le sue gambe coperte dalle fini calze, l’eccitante profilo di pizzo che ne delimitava la fine e la fitta peluria che copriva la sua fessura.

La strinsi a me e baciai il suo pube.

“Prendimi così” sussurrò appena

Mi misi alle sue spalle, il mio membro aveva ritrovato il suo vigore e si appoggiava nella riga del suo sedere, stringevo i suoi seni tra le mie mani.

“Abbassati”

Appoggiò le mani al letto, feci scorrere il mio membro a carezzarle le labbra della sua fessura ed il buchino.

“Voglio prenderti da dietro”

Non disse nulla, immersi il mio membro nella sua fessura e lo ritrassi lucido di umori, lo appoggiai al buchino e spinsi piano.

Un gemito di dolore mi indusse a fermarmi

“Fai piano ti prego”

“Se non vuoi non lo faccio”

“Si, dai, ma fai piano”

Immersi ancora il mio membro nella sua fessura e riprovai cominciando a spingere lentamente, piano piano cominciò ad entrare.

“Ti faccio male?”

“Solo un po, continua dai”

Sentivo il suo buchino rilassarsi e il mio membro entrava, lentamente ma senza sforzo.

“Sono tutto dentro di te”

Cominciai allora a muovermi piano, potevo sentire sul mio membro il tocco delle sue dita che entravano ed uscivano dalla sua fessura.

“Mi piace Giò, continua così, lentamente”

“Sei stretta e bollente, hai un sedere fantastico, sembri fatta per l’amore”

“Non l’ho mai fatto così, spingi più forte ora”

Seguivo le sue istruzioni per paura di farle male, il mio membro scivolava avanti ed indietro stretto nel suo sfintere, le mie mani si erano quasi aggrappate ai suoi seni e strizzavo i suoi capezzoli tra le dita.

“Stò godendo ancora Giò, vengo” mi disse cominciando a muoversi e spingendosi verso di me, quasi a volersi far penetrare fino in fondo.

Nella foga dell’orgasmo il mio membro usci fuori proprio mentre anch’io aspettavo che il piacere prendesse il sopravvento sul mio controllo e schizzai il mio seme sulla sua schiena.

Lo spalmai con le mani sul suo sedere prima di scendere a dare un bacio a quel buchino non più vergine.

Andammo in bagno e giocammo un po’ insieme nella vasca prima di rivestirci. La mattinata era passata in un baleno.

Adele si mise le autoreggenti “Così se oggi vuoi spiare sotto la scrivania…. ” Uscimmo separati, anche se abitava in una villetta abbastanza isolata era opportuno non farsi notare insieme.

Arrivai in ufficio ed incontrai il direttore per le scale

“Ti vedo stanco Giò, dovresti prenderti un po’ di ferie”

“Certo, lo penso anch’io”

Da allora con Adele non è più successo nulla, a parte qualche spiata sotto la scrivania, e siamo rimasti amici come prima ma con un piccolo segreto in più.

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