Archivio mensile:Aprile 2013

la zia del mio amico

ciao a tutti ,, ho deciso di racontare questa storia perchè sono arrivato a 40 anni e non l’ho detto a nessuno, perchè ci tengo molto alla discrezione delle donne chè ho avuto e fatto sesso , questa in particolare perchè lei una donna sposata vicino agli 40 anni, e io ero solo un 16 enne in piena esplosione, però mi piaceva molto questa donna e non ve lo dico quante seghe mi sonno fatto immaginando lei mentre mi scopa o mentre mi fa un bell pompino,,io e il suo nipote erravamo e tutt oggi siamo molto amici, da sempre lo prendevo in giro perchè mi volevo fare la zia, e lui sempre si arrabbiava,, ma lo stronzo del marito la trascurava molto lo sapeva tutto il paese che il marito si facceva una donna qualche anno piu grande di lui,, e invece la sua bella moglietina bruciava dal desiderio di essere scopata a dovere,, era tempo di feste e come tutte le persone al mondo anche noi faccevamo i botti con i petardi ,, io e il mio amico si trovavamo per strada mentre la mamma del amico mio e la cognata cioe la bella zia passavano di li ,mentre le due signore passavano io accesi un pettardo e lo lanciaipoco distante, ma non lo feci per spaventarli, lei con l’aria di una donna affamata mi disse, non sparare perchè potrei perdere il bambino,scerzava io che ancora oggi me lo chiedo dove ho trovato il coraggio in quel momento, le dissi non ce problema te lo faremmo un altro, e tutte due le donne scopiarono a ridere, lìamico mio non capi nulla in quell momento dopo mi chiese come cazzo hai fatto a dirle quella cosa davanti a mia madre,,e la cosa fini li per il momento,,passo anche l’inverno e in primavera arrivo il tempo di semina noi avevamo l’orto vicino a casa loro , dopo scuola mio padre mi mando a seminare i cetrioli al orto perchè lui aveva da fare e io da buon figliolo andai da solo, cominciai a scavare il terreno e frantumare i mallopi di terra quando senti una voce dietro di me buongiorno micky che cosa fai? mi girai e vidi lei sexy come non mai queste tette che parlavano da sole sotto quel maglione e il mio cazzo gia cominciato a muoversi e diventare durro ,, che devi seminare e come mai sei venuto tu e non quell antipatico di tuo padre,, le risposi che papà aveva da fare e ha mandato a me a seminare i cetrioli, ah semini i cetrioli buoni quelli mi fa ma sono freddi, per un po rimasi a pensare e le dissi ci sono anche caldi per te se vuoi, e lei si si prima il pettardo e adesso i cetrioli ma qui vedo solo fummo e niente arrosto,e si avvicino ancora di piu , le dissi che se mi aiutava a seminarli prima potevamo a fare anche l’arrosto senza pensare due volte si avicino e comnciò ad aiutarmi mi chiese i semi dove li tengo io le avevo in tasca , me li dai tu o li prendo da sola le dissi che se li poteva prendere da sola senza esitare misse la manno nella mia tasca e si trovo i semi ma anche il mio cazzo bello durro e cominciò e stringerlo forte e forte quasi a spezzarmelo divento rossa fuoco in viso,estrae la manno dalla tasca mia e cominciò da fuori sopra i pantalloni io avevo quasi l’orgasmo per quanto ero eccitato, non c’era nessuno nelle vicinanze era tempo di semmina e tutto la gente si trovavano nei campi a lavorare a pocchi metri da noi c’era un ruscelo che ci sono degli alberi belli grossi e un bell ombra mi disse di andare li perche a casa sua aveva paura che non arrivasse qualcuno,, andamo li su quel fosso me lo tirro fuori il mio cazzo durro e vide il mio slip tutto bagnato prima di tutto mi fece i complimenti per il bell cazzo e poi si mise a leccarmi il slip tutto bagnato e disse che le piaceva molto quell liquido cosi liscio che esce dal cazzo dopo che asciugò per bene il liquido dai slip passo al cazzo che non misse neanche 3 min a schizzarli in bocca e riempirla di sperma che lei senza fatica mando giù e continuo a succhiarlo ancora piu forte,, e non si ritirò per niente il mio cazzo anzi dievene ancora piu durro e lei sapeva come farlo rimanere tale, mi sussurò che adesso lo voglio tutto dentro e di non triralo furi fino quando non le sborro dentro la fica, alzo la gonna e disse mettimelò dentro adesso e non aveva le mutande questa troia stavo quasi per svenire nel vedere lei la donna dei miei sogni erotici senza mutande, si piego in avanti e io di ditro mi avicinai per metterglielo dentro ma sbagliai bucco quasi glielo misi nel culo e e lei disse no li no,scusa le ho detto e che non ho molta pratica, allora lei da sotto prese il mio cazzo e lo dirigò nella sua fica che era cosi calda da cuocere una panocchia figuriamoci il cazzo cominciai a entrare ed uscuire dalla sua fica dopo 5 min grido di piacere e disse che ha ragiunto l’orgasmo e che lo voleva ancora dentro e fuori e che voleva venire un altra volta alla faccia di quello stronzo del marito stavo quasi per venire anch’io ma mi scivolo il piede mentre mi muovevo e il cazzo uscì fuori lei avvicino la manno un altra volta e gemeva come un troia in calore prese il cazzo e lo aiuto ad entrare e questa volta nel culo ragazzi nel culo lei che disse che non lo voleva lì,era stretto molto stretto e mi confesso che non lo aveva preso mai nel culo ma per far dipsetto al marito lo voleva anchè li perchè aveva sentito dalle altre donne che bellissimo prenderlo nel culo cominciai a spingere a fatica fino a quando entro tutto dentro e lei urlava dal piacere e disse che era vero quello che aveva sentito dalle amiche sue e disse cambio quello che ho detto e voglio che mi riepmi il culo con la tua sperma non tardò molto e le sborrai tutto dentro ero stremato sfinito lo tirai fuori e lei lo leccherò per bene fino al uscita del ultima gocia di sperma, da quella volta quando andavo a chiamare mio amico lei mi facceva sempre l’occhiolino e quando lo rifareemo ancora,, ci sono stati anche 3 altri episodi e poi io sonon andato a lavorare lontano e poi di seguito mi sono trasferito da quell paese,, pero devo dire che e stata meraviglioso quella esperienza di allora e non l’ho mai raccontato a nessuno fino ad oggi, e non la dimenticchero mai quella donna anche se adesso ha + di 60 anni una botta glielo darrei nel nome dei vecchi tempi,,,,,.

Mio e Maku

Mio e Maku sono due amiche, fin da piccole il loro rapporto è strettissimo, si confidano ogni cosa della loro vita e quasi sempre l’una completa l’altra.. Mio è una ragazza molto timida, riservata, matura ma vuole un gran bene a maku.. Maku è una ragazza allegra, sempre alla ricerca di nuove avventure, è lei che trascina Mio alla scoperta del mondo, immatura, come gia detto si completano.
sara maku che scoprirà in una festa per gioco, quando bacerà la sua amica mio, di provare qualcosa di piu, di una semplice amicizia, ma non ne terrà conto, e sarà ancora maku a scoppiare di gelosia e in seguito uscire allo scoperto, quando vedrà le labbra di mio posarsi su quelle di un ragazzo..
Mio è una ragazza di un biondo asciutto e degli occhioni verdi con una faccia “pucciosa” e veste sempre come se dovesse fare un cosplay
Maku.. una ragazza allegra con un viso più accentuato e una ragazza più “ribelle” con i capelli neri carbone lisci e lunghi con una frangia dagli occhi giallastro.

Durante la feste Mio indossa un vestitino da sera non troppo corto senza far vedere troppe cose, mentre invece Maku indossa un vestitino corto.
Quindi, durante la festa, tutti i ragazzi si uniscono cosi, per giocare e divertirsi, quando ad un tratto: Obbligo Giudizio o Verità?
Ovviamente Maku risponde con la sua poca timidezza, Obbligo!
Tutti sanno che sarebbe capace di fare di tutto, baciare un ragazzo per lei era un gioco da ragazzi ma, cosa avrebbe fatto se le avessero chiesto di baciare la sua migliore amica?
Baciare Mio? Ok!
Lentamente Maku si avvicina alla sua amica, mentre Mio si allontana quasi come per scappare.

Maku esclama: Dai è un gioco vieni qui! La tirà a se e la bacia dinanzi a tutti, improvvisamente qualcosa in lei cambia, un qualcosa di forte le percorre dentro, eccitazione, e la voglia di continuare a baciarla ancora, e ancora.. Dopo tre quattro secondi, Mio allontana Maku, andando via dalla stanza correndo, lasciando Maku come una statua.
Normale giorno scolastico comincia per le ragazze. Maku ha paura di incontrare Mio per poter ricordarsi di quella strana sensazione che aveva provato l’altra sera baciandola,così decide di non parlargli per tutta la giornata.

Alla fine della terza ora Mio ha sport,va nei bagni per prepararsi,e mentre si stava togliendo il dolcissimo cotone che accarezza la sua pelle sul seno viene chiamata da dietro da un ragazzo. Mio si gira coprendosi spontaneamente il seno a dir poco enorme:
M:C-c-chi sei?Che ci fai nel bagno delle ragazze!?
R:Mio,sei sempre stata stupenda per i miei gusti sai?In classe poi,vai alla perfezione…Sei sta per me,sempre un eccellente alunna.
Mio si spaventa e comincia a preoccuparsi,quando all’improvviso riconosce lo strano uomo.

R:mi riconosci Mio?
Il professore comincia ad accarezzargli leggermente la spalla per “rassicurarla”.
M:che vuoi da me?
L’uomo dolcemente la bacia proprio quando Maku stava entrando nel bagno.
Scena scioccante per Maku,il suo professore baciare la sua migliore amica..Non sa cosa fare,scappa piangendo sul tetto della scuola. Un secondo dopo che Maku è scappata,Mio comincia ad allontanarsi dal professore e a urlare ma lui subito gli blocca la bocca:
R:tranquilla…ci sto io con te ora.

Nella strada per tornare a casa Maku è sola,senza nessuno,cercando di non ricordare quella fatidica scena che gli percorre la testa ogni secondo. Vorrebbe distruggere tutto…Ma pensa cosa provava realmente per Mio,era gelosia quella che provava nei confronti del professore che l’ha baciata,o solo era sconvolta?I suoi sentimenti in quel momento erano mischiati,quasi voleva suicidarsi. Appena tornata a casa tutta bagnata legge un bigliettino sul frigorifero “Stasera non ci sono. Mangia il pollo in frigorifero” e Maku sospirando dice “Come se fosse la prima volta…”.

Appena salita in camera sua col pollo appena cotto si sdraia sul letto,guardando tutte le foto che aveva shittato con la sua migliore amica. Quando decise di chiamarla,era occupata,non resisteva doveva parlargli…Così mescolo vari pensieri per la testa in quel momento fra gioia,tristezza,gelosia,pazzia.
Pensò a tutte le cretinate che aveva fatto,alla separazione dei suoi genitori,ai suoi cattivissimi voti,e alla sua migliore amica…Andò in bagno per sciacquarsi la faccia,quando vide una forbice. Era nel bel mezzo della follia,non sapeva cosa fare.

Solo una cosa aveva in mente:METTERE IN ATTO IL SUO CORPO PER DISTRARRE LA SUA MENTE. Così poggiò la forbisce sul polso e incominciò a premere.
Proprio mentre Maku sta per compiere quel folle festo, la porta si apre.. è Mio, trova la casa in completo disordine, cosi preoccupata, si affretta a salire le scale, corre verso Maku e la guarda con occhi spaventati, allo stesso tempo dolci.. Maku nasconde le forbici che aveva dietro di se, lasciandole cadere, si alza di sbalzo, e stringe a se la sua amica.. Ti amo..
Entrambe si guardano, e si tengono per mano.. non sanno cosa sta succedendo tra di loro.. Improvvisamente Maku si avvicina, spinge la sua amica verso il muro, e la bacia, prima sfiorando le sue labbra, poi sempre piu con passione, usando la sua lingua come pennello per disegnare le labbra di Mio..
Scende con le sua labbra verso il collo dell’amica, pogiando la sua gambe all’interno di quelle di Mio, alzandola e abbassandola lentamente.. Entrambi provano forti emozioni, emozioni che prima non avevano provato.. Improvvisamente Mio sospira il nome della sua amica.. Maku stringendola a se..
Maku sfila lentamente il vestito della sua dolce amica, e lentamente accarezza il suo seno mordendole il collo, spinta dalla forte eccitazione, Mio è sul punto di cedere ma viene tenuta forte contro quel muro.. Continuano a baciarsi e a tenersi forte le mani l’un con l’altra.

Maku tenendo per mano la sua amata, con forte imbarazzo l’accompagna sul lettino ancora disfatto, entrambe si distendono e Maku comincia con le sue dita a disegnare i contorni delle gambe di Mio, sempre piu internamente, fino ad arrivare li.. Inutilmente Mio cerca di fermarla, ma subito viene travolta da un gemito di piacere e dalle labbra di Maku, cosi si lascia cadere in quel brivido di piacere, che sempre le due amiche avevano tenuto nascosto.

Quasi sfinita dal provare tutta quel’eccitazione Mio si porta su Maku, le sfila il suo ultimo indumento intimo, e comincia a baciarle il seno, entrambe le ragazze si muovono sinuosamente, strusciando le loro gambe interne sempre piu forte e veloce, essendo la prima volta di Mio, Maku decide di andarci piano, lentamente apre le gambe dell’amica cominciando a baciarle i piedi, salendo verso le sue gambe, ancora piu su e dentro, continuando poi con la sua lingua, mentre Mio stringe le coperte travolta da eccitazione e piacere.

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la mamma della mia ex

Come dicevo nel racconto precedente, io lavoro con mia cugina e con un’altra donna, oltre al capo.
Questa donna, che principalmente si occupa di segretariato, è anche la mamma della mia ex ragazza.
È una donna sui quarant’anni, per la sua età è ancora attraente, ma la parte migliore sono le tette: ha dei seni enormi, ho sempre sognato di poterli toccare.
Prima di fidanzarmi con sua figlia, stavo con un’altra ragazza e spesso capitava che chiedessi alla mia collega consigli sul sesso.

Spesso capitava che parlassimo di sesso e che le facessi battute a doppio senso e lei ha sempre risposto; credevo lo facesse senza secondi fini, finchè una sera non siamo usciti io e lei per parlare di sua figlia e del fatto che mi avesse lasciato.
Decidiamo di vederci per cena, così non facciamo troppo tardi. Vado sotto casa sua, lei scende con addosso un vestito molto carino che mette in evidenza il suo enorme davanzale.

A quella vista mi eccito, ma poi mi ricompongo e ci avviamo verso il ristorante.
Mentre mangiamo, beviamo anche parecchio vino e discutiamo sull’accaduto con sua figlia.
Tra le varie cose che vengono dette, scopro che sua figlia si era confidata con lei anche su alcune cose dette e fatte mentre facevamo l’amore. Sapevo che sono molto legate e che si raccontano tutto, ma non sapevo fino a questo! Vabbò, subito non ci do molto peso e continuiamo a parlare e a bere vino.

Usciti da locale un po’ barcollanti, mi abbraccia per farmi capire che non è arrabbiata con me per aver fatto del male a sua figlia. In quel momento però, mi trovo davanti le enormi tette e mi eccito di nuovo; stavolta, essendo abbracciati, sente il rigonfiamento nei pantaloni e me lo fa notare. Rosso dalla vergogna, le chiedo scusa, me che quei seni enormi fanno questo effetto. Si mette a ridere e mi abbraccia di nuovo, ma stavolta una mano la allunga fino ad infilarmela dentro le mutande.

Preso dalla voglia di sesso, le chiedo perché lo stia facendo e lei mi spiega che sua figlia le aveva raccontato “alcune cose di me” e che voleva controllare di persona. A quel punto, non so con quale forza, le dico che se vuole, può controllare meglio se troviamo un posto appartato. Purtroppo non possiamo andare a casa sua perché c’è sua figlia, ma lei ha le chiavi dell’appartamento del suo compagno e che è li vicino.

Ormi non sto più pensando con la testa, ma con l’uccello. Ho voglia di vedere le sue tette, ho voglia di toccarle. Pochi minuti dopo, stiamo salendo. Apre la porta e mi lancia letteralmente sul letto, dicendo che non ce la fa più e che mi vuole. Mi spoglia e, guardandomi nudo, sussurra “mia figlia non stava scherzando”.
Si sdraia accanto a me e inizia a segarmi, mentre io le sto togliendo il vestito ed il reggiseno: finalmente posso vedere le tette! Enormi, solo questo mi viene da dire!
Mi butto in mezzo e le bacio, le accarezzo e le mordo.

Anche lei non sta più capendo nulla. Scendo sempre più giu con la testa e le sfilo via il perizoma. Ha una figa curata, ma non rasata. Lecco il clitoride e le grandi labbra; mi dice che sta impazzendo e mi prende e mi gira. Ora sono io sotto, lei si mette su di me e, aiutandosi con la mano, infila il mio cazzo dentro; poco per volta, scende fino a sentirlo tutto. Si agita sempre di più, sta godendo; sto per venire anche io le dico, mi prega di resistere ancora qualche minuto e che se resisto mi ricompenserà.

Quello che dice, mi fa venir voglia di concentrarmi, tant’è che lei poco dopo viene e io, come promesso, no.
Avendo resistito fino a quel momento, le dico che però è il mio turno; lei si sposta e lo prende in bocca, dicendomi che sa che io adoro i pompini! (minchia, addirittura questo le ha detto la figlia? Ma non mi importa) è divina! Infatti poco dopo le sborro in bocca e lei ingoia tutto.

Sfinita, si sdraia accanto a me, ma a me no basta voglio altro. Riprendo a leccarle la figa, che oramai è bagnata al massimo, la faccio girare ed inizio a lubrificarle il buchetto; so che a lei piace, lo aveva ammesso qualche volta. Infatti apprezza il mio gesto e, poco dopo, lei, volendolo anche li, si alza e va a cercare qualcosa che potesse lubrificare subito molto bene. Poco dopo torna con una cremina apposta, se la spalma davanti a me e facendomi vedere molto bene che nel mentre un dito era entrato e si sistema in modo da poterlo prendere dietro.

Mi sistemo dietro di lei, appoggio il cazzo e piano piano spingo. Entra abbastanza facilmente e lei sta gia ansimando dalla goduria. Sto un attimo fermo e poi inizio a muovermi, i primi colpi, piani, ma poi sempre più con foga. Lei è al limite, sta per venire di nuovo e io anche, ma stavolta non mi ferma più. Dentro e fuori, dentro e fuori, lei ormai è arrivata; l’orgasmo è immmenso, non riesce a smettere di godere, finchè non vengo anche io; lei sente fiotti di sperma riempirle il culo.

Mi muovo ancora un po’, finchè anche lei non smette di godere.
Siamo sfiniti entrambi. Lei va a lavarsi e a vestirsi, poi vado io.
Usciamo di li, zitti. Non pronunciamo più parole, fino al suo portone, dove lei mi dice che tutte le volte che litigherò con una ragazza (che sia sua figlia o no) di andare tranquillamente da lei che mi farà tornare il sorriso.

mia cugina e la sua donna

PREMESSA
Io lavoro in un ufficio dove siamo in 4, compreso il capo; le altre 2 persone sono donne: una è mia cugina e l’altra è la mamma della mia ex ragazza (questa è un’altra storia, presto ve la racconterò).
Con mia cugina non c’è mai stato tanta unione, finchè non abbiamo iniziato a lavorare insieme; tant’è che ora ci raccontiamo tranquillamente le nostre rispettive avventure a letto.
Mia cugina è lesbica ed è felicemente “sposata” (come di ce lei) con una ragazza di qualche anno più giovane; J.

, la ragazza di mia cugina, ha aperto da poco un negozio ed un giorno che lei era in giro x lavoro, mia cugina si era offerta per tenere lo stesso il negozio aperto. Allora sono andato a mangiare pranzo con lei per farle compagnia e, tra una chiacchiera e l’altra, le ho raccontato del mio profilo qua su XHAMSTER e le ho fatto leggere qualcosa.
Il giorno dopo, a lavoro, è passata J.

e, avvicinandosi a me, mi ha sussurrato all’orecchio “bravo, bei racconti…descritti bene!”, io ci sono rimasto un po’ e, dopo che è andata via J. , parlando con mia cugina, ho scoperto che la sera prima le aveva raccontato dei miei racconti e che addirittura si erano anche toccate a vicenda un pochino, ma che poi erano stanche e non hanno continuato.
E ora finalmente arriviamo alla parte interessante del racconto.
Qualche giorno dopo, un sabato, sapevo che erano entrambe in negozio e sono andato a trovarle senza avvisare.

Parcheggio e suono. Stranamente noto che ci mettono parecchi minuti prima di venirmi ad aprire la porta e quando mi si presentano davanti, hanno un aspetto un po’ stravolto; le guardo incuriosito e loro si mettono a ridere, mi portano nel retro del negozio e mi fanno vedere il pc: erano sul mio profilo di XHAMSTER e stavano leggendo i miei racconti! Rido. Mi guardano e mi dicono che non stavano solo leggendo. Essendo loro mia cugina e la sua ragazza, non le ho ai guardate con l’occhio da sesso, ma ero curioso di come fosse il sesso tra donne: a parte i video su siti porno, non mi era mai capitato di vedere due donne insieme.

Allora le chiedo come fosse, come si fa, che cosa fanno una all’altra. Inizialmente, rispondono descrivendomi certe movenze; tra l’eccitamento rimasto da prima, forse l’idea di farlo davanti ad un’altra persona, non mi descrivono solo a parole le gesta, ma me le fanno proprio vedere.
J. inizia con l’alzare la maglietta a mia cugina e compaiono subito le sue piccole tette con i capezzoli dritti dall’eccitazione. J. li lecca e mia cugina, ansimando, le alza la sua maglietta e, anche lei, senza reggiseno.

Si toccano e si baciano e nel mentre mi raccontano quello che fanno e come lo fanno, dandomi anche qualche consiglio x le prossime ragazze. Si baciano ancora ed i loro baci iniziano a diventare sempre più appassionati, di quelli che quando le labbra si staccano, rimane ancora la strascia di saliva che le collega. Anche le loro mani si stanno facendo sempre più intraprendenti, non capisco quali mani siano nei loro pantaloni: si staranno toccando a vicenda o hanno le proprie mani infilate tra le mutande? Non lo so, ma in quel momento non mi interessa molto.

Mi sto eccitando anche io. Mia cugina fa sdraiare la sua donna per terra e, baciandole i seni e scendendo sempre di più, le sbottona i jeans, li tira via con violenza insieme alle mutande e si butta a capofitto con la bocca sulla figa rasata di J. , che ormai non sta più ansimando, ma sono urli di piacere. Gode, urla di continuare e di non smettere per niente al mondo; con la lingua mia cugina gioca con il clitoride, con una mano la penetra e con l’altra si è tolta i pantaloni e si sta masturbando.

Praticamente ormai non esisto più per loro, a meno di qualche attimo ogni tanto in cui mi guardano per capire cosa stia facendo. Io sono immobilizzato, essendo mia cugina, non mi va di fare niente, ma il cazzo mi sta esplodendo nelle mutande. Cerco di resistere ancora un po’. J. è arrivata al limite e il suo orgasmo prende possesso del suo corpo, inarca la schiena, urla, tocca le tette di mia cugina e cerca il monte di venere della sua donna.

Finito di godere, ne vuole ancora, quindi fa sdraiare mia cugina per terra e le sale addosso: un 69 tra donne da vivo! Muoio! Loro sono li che si stanno leccando a vicenda e io davvero non resisto più, mi slaccio la cintura ed abbasso i pantaloni e le mutande. Ho la verga in tiro al massimo. Mi prendo in mano il cazzo ed inizio a muovere la pelle su e giu; non so se si sono accorte di me o no, ma quando loro stanno di nuovo per venire, che stanno di nuovo urlando dal piacere, vengo anche io e qualche schizzo finisce sulla schiena di J.

Ancora con i pantaloni abbassati, mi siedo su una sedia li vicino, guardandole sdraiate per terra, una accanto all’altra, nude, stremate, felici. Mi guardano e mi confermano che hanno visto tutto quello che ho fatto e che le ha eccitate ancora di più il sapere che qualcuno si sia masturbato nel guardarle. In linea di massima, non le piace che qualcuno le guardi, ma chissà per quale motivo, questa volta si e anzi, hanno ancora voglia; prima però J.

va a darsi una pulita sulla schiena, dove erano finiti i miei schizzi di sperma. Non li toglie però con un fazzoletto, ma con la mano, dicendo che era da parecchio che non ne toccava. Finito di pulirsi, si avvicina a me e, guardando mia cugina, prende il mio cazzo in mano, che subito diventa duro come il marmo. Lo sfiora, lo accarezza, tira giu la pelle e lo bacia in punta; io non sto capendo più nulla! Purtroppo si alza, apre un cassettino e tira fuori un vibratore: sinceramente mi spavento un attimo, ma poi mi rassicura che è per mia cugina! J.

ordina a mia cugina di mettersi in ginocchio davanti a me, lei lo fa anche se non capisce le intenzioni della sua amata. Ora è a pochi centimetri dal mio uccello, guarda un po’ me ed un po’ J. che si sta sistemando dietro di lei. Senza neanche qualche piccolo preliminare, tanto non ce né bisogno, infila il vibratore nella figa di mia cugina, che urla dal piacere inaspettato; tra la vibrazione ed il movimento che gli fa fare J.

al vibratore, mia cugina sta gia per godere e J. le ordina di prendere la mia asta in bocca e di farmi un pompino. Non se lo fa ripetere due volte e sento le sue caldi labbra avvolgere la cappella. Dovendo stare a pecorina, per poter prendere tutto il vibratore dentro, ha le mani impegnate e quindi mi sta facendo un pompino con l solo la bocca, ma devo ammettere che è molto brava! J.

si ferma un attimo, ma le ordina di continuare, mentre lei va a prendere una cosa; 2 secondi dopo torna con un doppio dildo, di quelli che si infilano due donne. Fa sdraiare mia cugina supina, le apre le gambe e le infila per parecchi centimetri il dildo, poi si sdraia anche lei e, aiutandosi con la mano, se lo infilare anche lei. Si muovono sempre più in fretta, sempre di più, urlando dal piacere.

Io sto per prendere di nuovo tra le mani l’uccello, ma J. , ansimando, mi dice di star fermo e di resistere. Qualche minuto dopo, hanno di nuovo avuto l’ennesimo orgasmo e io le dico che non ce la faccio più e che devo farmi una sega, sennò esplodo. J. si alza e mi dice che è arrivato il mio turno finalmente: ancora seduto, si inginocchiano davanti a me ed iniziano a fare una delle cose più eccitanti al mondo (oltre a vedere 2 donne nude, ovviamente): mi fanno in pompino in doppio! Senso il cazzo passare da una bocca all’altra, con le mano di entrambe che mi segano.

Il paradiso! Veramente pochissimi minuti e vengo, le vengo copiosamente addosso, sulla faccia di tutt’e due. Con il cuore a mille, appoggio la schiena con la testa rivolta in alto e sento che si alzano anche loro e vanno in bagno a lavarsi; mi faccio dare un fazzoletto per pulirmi anche io e mi rivesto.
Quando anche loro si sono rivestite, torniamo nella parte davanti del negozio e le chiedo solo come mai avessero determinati oggetti anche in negozio e mi rispondono “per momenti come questo”.

Le saluto e dico che quel che è successo finirà sicuramente su XHAMSTER e mi rispondono dicendomi di farlo, che lo leggeranno molto volentieri.

Esperienza al cinema

Vi voglio raccontare quello che mi accadde all’età di 16 anni. Questo avvenimento fin ora non ne avevo mai parlato a nessuno, ne avevo solo accennato a mia moglie mantenendomi sul vago, ma fino ad alcuni anni fa, quando andavamo al cinema, il ricordo riaffiorava e finiva sempre con una bella sega.
Una sera d’inverno facendo una passeggiata con gli amici passammo vicino ad un cinema a luci rosse, quindi ci fermammo a vedere un po’ le locandine e notai che alla cassa vi era una signora che conoscevo.

Il film mi attirava molto ma non potevo entrare dato la mia giovane età infatti era un film vietato ai minori di 18 anno, quindi la voglia di trasgredire, di sentirsi più grandi, una volta lasciati gli amici tentai di entrare. La cassiera che conoscevo dopo un po’ di mie insistenze cedette e pagato il biglietto entrai nel cinema. Mi fermai vicino alla spessa tenda per far abituare gli occhi all’oscurità e notai poche persone.

mi andai a sedere in una delle ultime file al centro dei sedili, le poltrone erano comode mi tolsi il cappotto e sprofondai in una di queste. Il film era con Moana Pozzi e Cicciolina che si davano da fare alla grande, mi guardai intorno e vidi alcune file davanti a me uno che dal movimento del corpo e del braccio si stava sicuramente masturbando, il film era molto eccitante in quel momento Moana stava spompinando un nero con un cazzo assurdo lungo almeno 25 cm.

Mi stavo eccitando, infatti misi il cappotto sulle gambe e feci sparire la mano. Aprii la zip e inizia a toccarmi piano guardando il film, il mio cazzo cresceva, iniziai far scorrere la mano su e giù, tanto non si vedeva perchè era sotto il cappotto. Avevo il cazzo durissimo, all’improvviso vidi dei movimenti nella mia stessa fila, un ragazzo di almeno 30 anni si era seduto in un sedile vicino al corridoio.

In un primo momento pensai e non capivo perchè con un cinema così vuoto si fosse seduto lì, non ci feci caso solo ero un po’ scocciato per l’interruzione del mio piacevole lavoro. Il film scorreva e mi eccitavo sempre più e dimenticandomi del tipo che era seduto qualche posto più in la ripresi a masturbarmi con più vigore. La mano andava sempre più veloce e i mie occhi erano chiusi dal piacere e non feci caso che il tipo si era seduto accanto, sentii la sua mano che mi accarezzava la gamba.

Interruppi immediatamente la mia azione e feci finta di niente per la vergogna non mi mossi, lui visto che al suo tocco non avevo avuto una reazione si fece più audace e portò la sua mano sotto il mio cappotto, arrivò ai miei testicoli e li accarezzò dandomi un brivido di piacere. Mi guardai intorno, non c’era nessuno, mi rilassai e intanto lui mi accarezzava le palle con maestria. Quel lavoro fu per me sconvolgente, fino ad allora nessuno mi aveva toccato, al limite qualche ragazza lo aveva fatto da sopra i pantaloni, quindi erano per me delle sensazioni indescrivibili e lo lasciai fare.

Mi chiese se mi piaceva e gli risposi di sì allora le sua mano si spostò più su e incontrò il mio pene lo prese e iniziò a menarlo. La sua mano andava veloce e mi dava un piacere incredibile avevo la testa all’indietro e gli occhi sbarrati in mente tante sensazioni di proibito e non sapevo come ripagarlo per tutto quel piacere inatteso che stava dandomi, stavo per venire e lui se ne accorse e accelerò il su e giù, il cappotto ormai serviva a poco, i movimenti erano ormai palesi.

Venni tra le sue mani con una sborrata incredibile, lui continuava a menarlo e le sentivo bagnate poi le portò alla bocca e le leccò avidamente.
Mi ripulii alla meglio con un fazzoletto di carta, lo sconosciuto di fianco continuava a toccarmi la gamba, mi fece i complimenti per la sborrata e per, a suo dire, il buon sapore, lo ringraziai, mi chiese se era la prima volta che venivo masturbato da un uomo e se mi era piaciuto.

Gli risposi che era la stata la prima masturbazione che ricevevo in assoluto e che avevo goduto molto intensamente.
Mentre parlavamo il cinema si era quasi del tutto svuotato, il film continuava e Cicciolina sopra Moana in posizione 69 era sodomizzata alla grande. Lo sconosciuto guardava interessato, si avvicinò al mio orecchio e disse “Adesso voglio godere io, dai, prendimelo in mano, se è la prima volta ti aiuto io …”.

Si aprì i pantaloni e tirò fuori un cazzo maestoso più grande del mio e più grosso mi prese la mano e cercò di avvicinarla io opposi un po’ di resistenza ma l’eccitazione stava riprendendo e mi lasciai guidare. Fece scivolare la mia mano sotto ai testicoli e li appoggiò sul mio palmo, era una sensazione bellissima era depilato sentivo la sua pelle morbida, strinsi la mia mano ma non potevo contenerli; me li fece accarezzare a lungo, ne sentivo la loro consistenza, mi guidò verso il pene la sua pelle era liscia ma allo stesso tempo potevo sentire l’erezione non ancora al massimo, me lo fece circondare e accompagnò la mia mano nel movimento di va e vieni dettandomi i ritmi e la cadenza, poi mi lasciò e si abbandonò al piacere.

Avevo imparato il movimento e il suo pene scivolava nella mia mano dandomi piacere, in quel momento non avrei smesso per nessun motivo al mondo, stava diventando durissimo, lo sentivo ansimare. Anche a me piaceva infatti con l’altra mano libera iniziai a masturbarmi, lui se ne accorse e mi strattonò facendomi piegare verso di se’. Mi ritrovai con il suo cazzo all’altezza della mia faccia. ne potevo sentire, fortunatamente, l’odore di sapone, mi accarezzava la nuca e mi disse “Dai … Dai prendilo in bocca … fammi godere … succhialo … ho visto che ti sei eccitato prendendolo in mano …”.

Io non sapevo cosa fare, fino a poco tempo prima prendere in mano il cazzo di un uomo sarebbe stato inpensabile, ora invece mi piaceva tantissimo, provai. Con la lingua toccai la cappella e la sentii bagnata da una sostanza calda e un po salata, un liquido trasparente si attaccava con dei filamenti alle mie labbra. Lo leccai, era buono, poi aprii la bocca e cercai di far entrare la cappella, era molto difficoltoso ma il liquido di prima la fece scivolare dentro, lui mi prese la testa e la spinse verso il basso facendo entrare il pene per una metà tanto da toccarmi la gola, sentivo la sua cappella vibrare, facendomi capire che dovevo muovermi su e giù.

Presi ancora le sue palle e le massaggiavo ad ogni affondo, le sue mani non stavano ferme, mi accarezzava la testa, le sentivo scendere sulle mie spalle e in un movimento più prolungato si infilo nei miei pantaloni da dietro e mi toccò il culo, l’altra mano mi teneva la testa sul cazzo. Dopo avermi aperto il solco tra le chiappe mi infilò il dito medio nell’ano facendomi un po’ di male, iniziò a muoverlo dentro e fuori allo stesso ritmo che avevo io sul suo cazzo.

Il dolore si trasformò in piacere, lui aumentò il ritmo del suo dito e mi fece capire di andare più veloce con la bocca, il suo respiro era diventato affannoso, all’improvviso uno spruzzo di liquido caldo e denso mi arrivò in gola era molto salato, poi ne arrivarono altre 4 o 5 riempiendomi la bocca tanto che un rivolo bianco mi scendeva dall’angolo delle labbra. Ingoiai tutto la sua eiaculazione. Mi tolse con il dito lo sperma che avevo sulle labbra e lo rimise nel mio ano, lo sentii tutto bagnato e caldo dandomi piacere tanto che venni pure io.

Le mie contrazioni facevano stringere lo sfintere sul quel dito aumentando il godimento.
Non lo rividi più.
Ancora oggi andando al cinema ho sempre la speranza di ripetere l’esperienza.

IL SONNIFERO. COME MI SONO GODUTO LA ASHLEY DEI ME

Me la sono goduta mentre dormiva.
Proprio così.
Lei, si..!
La mia vicina.
Me la sono goduta grazie a un sonnifero somministratole appositamente dal marito.

Ma partiamo dall’ “in-comincio”

Sono Marco, sessuomane incallito di 50 anni, col cazzo sempre in tiro e sempre alla ricerca di cose porche da scoprire.

Immaginate ora uno stendino a portata di mano, dove la topa in questione mette ad asciugare i suoi indumenti intimi.

Ecco.

Tutto nasce proprio da lì. Da quello stendino.

“I vicini… Che tema banale” direte voi. Ma se il tema è banale, di certo non era banale l’ossessione che mi derivava dalla topa (come dicono gli esperti? La lei di coppia, se non sbaglio…), si insomma dalla moglie dell’inquilino del piano di sopra.

Vabbè, dopo ‘ste stronzate… torniamo alla mia meravigliosa ossessione.

Lei, la vicina, manco a dirlo, come in tutti i racconti che si rispettino dovrebbe essere una sorca da paura. E infatti è così: una donna bella donna; bel viso e bel fisico. Mai ostentato e quasi sempre contenuto in un abbigliamento del tutto normale. 38 anni, ben portati, mora, riccia… insomma immaginatevela voi come una donna normalissima anche se non proprio un tipo anonimo.

“E allora? Che cosa ti ha fatto andare fuori di testa?” direte voi.

Lo scorso agosto (no, aspettate… non me la sono trombata in quell’occasione… aspettate…) Dicevo? Ah, si. Lo scorso agosto mi affaccio sul mio balcone e guardo in alto cercando di intuire l’evoluzioni meteorologiche e… SDENG! Sbatto l’occhio su una mutandina, nera… di pizzo… tutta traforata… che era appesa ai fili dei panni degli inquilini del piano di sopra.

Un desiderio mi assale mentre mi si gonfia il cazzo.

un desiderio che è un imperativo per la mia natura da sessuomane affetto da prochitudine cronica: DEVO carezzarla, annusarla, maneggiarla!

Mi guardo intorno.

Non c’è nessuno in giro…

Mi assesto il pisello dentro i pantaloni, cercando di farlo stare comodo mentre continua a gonfiarsi e penso: “Come posso arrivare a quel tesoro? Forse, con una canna da pesca!?”

Scendo giù in cantina, individuo la canna adatta.

L’afferro e risalgo le scale di corsa.

Arrivo sul mio balcone e il cuore comincia a battere all’impazzata.

Intanto che apro la telescopica mi guardo intorno.

“E se mi vede qualcuno? Sti cazzi! E quando mi ricapita un’occasione così”.

Davanti ai nostri balconi c’è un enorme prato abbandonato e in casa mia non c’è nessuno. Loro, i vicini, li ho visti uscire poco fa… perciò questo è il momento giusto.

Sollevo la canna e cerco di agganciare lo slip con la punta. voglio appropriarmene giusto per il tempo di schizzarci sopra e poi la faccio trovare come se fosse caduta casualmente sui nostri fili

Fatto..!

Riesco ad agganciarla; la molletta che la teneva si smonta e il mio bottino cade giù.

Ce l’ho! E’ nella mia mano.

Chiudo la canna. Col cuore in gola, mi guardo di nuovo attorno per sincerarmi che non ci siano testimoni e rientro in casa per visionare con la dovuta attenzione il frutto della mia razzia.

Ne saggio la consistenza del pizzo e me la porto verso il viso.

Che tessuto… e che fragranza emana!

Fica! gnocca! fregna! topa! sorca! passera!… in un attimo mi passano nella mente tutti i sinonimi che conosco.

“Ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho!” grido dentro di me.

Me la faccio scorrere tra le dita. Sgrano gli occhi, mordendomi il labbro inferiore, pensando che sia la mutandina più sexy del mondo.

La immagino cingere la fica depilata-ma-non-del-tutto (lo so perché le donne parlano tra loro e qualche volta mia moglie e la topa in questione si confessano certe cose senza avvedersi se ci sia qualche sessuomane come me nei paraggi)

Non resisto. Mi tiro giù la zip e mi avvolgo il cazzo, con quel tesoro.

Neanche chiudo gli occhi, immaginando così di poter sfiorare le carni della proprietaria col mio cazzo.

aumentava in me il desiderio di carpirle intimità, così come ora mi stavo appropriando di quel tessuto.

Schizzo.

Troppo presto, penso

E non mi accorgo che nasce proprio da lì, quella mia piacevole idea assillante.

Salto a questo punto tutti i passaggi e arriviamo a come sono arrivato a godermi le sue belle forme
Col marito, un simpatico quarantenne che ha girato mezzo mondo e ne ha visto di tutti i colori, ci davamo appuntamento quasi quotidianamente nel mio giardino a sorbire un caffè o a fumare un sigaro.

E’ ovvio immaginare che uno degli argomenti delle nostre chiacchierate erano proprio le nostre avventure sessuali.

Dopo aver sondato la sua apertura mentale, in una di queste occasioni, colgo l’attimo propizio e gli confesso che la moglie me la scoperei volentieri.
Uso altri termini, ovviamente ma la sostanza era la stessa.
Ma se io, nel confessarmi ho usato dei termini soft, il marito manifesta senza barocchismi che lui ha il desiderio di vederla trombata da un altro.

E mi racconta che durante le loro sessioni amorose, accenna spesso alla moglie questa sua fantasia. “E lei?” chiedo io…

Lui mi risponde, accompagnando le parole con un sospiro profondo, che lei non ne vuole proprio sapere di simili sconcezze. anche se, mi confida ancora, quando gli dice queste cose, lei vibra, si bagna in maniera copiosa, godendo violentemente.
Insisto: “Ma dai! Magari ha paura del tuo giudizio?! Dovresti insistere, rassicurarla che non la considereresti una mignotta se te lo confessasse anche lei”
Ma lui ribadisce che è stato finora inutile il suo sforzo nel farle comprendere i vantaggi per entrambi.

Afferma di aver provato in mille modi a renderla edotta sugli aspetti erotici e benefici, che si creerebbero in simili occasioni… Ma, niente! Nulla l’avrebbe convinta. era stata categorica e irremovibile.
Era stata categorica anche l’ultima volta, proprio pochi giorni prima: lui gli aveva confessato che lo eccitava il modo in cui gli uomini la osservano tutte le mattine mentre attende alla fermata dell’autobus.

Già! la fermata dell’autobus.
A quell’ultima frase la mia mente parte e si allontana…
La moglie, era diventata un punto di riferimento dei pendolari che prendevano la stessa linea.

Tutti a cercare di intuire come si sarebbe vestita il giorno dopo, o a indovinare le dimensioni della gonna, o il colore del reggiseno e delle mutandine. Senza contare quelli che invece, sognavano quanto sarebbe stato delizioso farsi ciucciare il cazzo dal quella bocca sorridente o infilarglielo in tutti i buchi possibili, culo compreso.

Torno in me e riprendo il discorso con lui e con una certa titubanza. e col cazzo in vistosa erezione a stento trattenuto dai calzoncini estivi che indosso, gli chiedo:
“Ma… insomma… tu lo faresti? Vorresti che scopasse con un altro in tua presenza?”
“Si.

Anche ora, in questo momento” la sua risposta. Ed io incalzo: “Magari lo faresti per mitigare la possibilità di soffrire di corna? O lo faresti per lei? Solo per lei, intendo?”

Qui, lui ha un’impennata, si erge diritto sulla sedia e mi si avvicina e mi sussurra con fermezza:
“Manco per il cazzo! Lo farei perché piace a me l’idea di vederla infilzata da un altro cazzo! La farei sbattere, anche se lei fosse incosciente.

Anzi sai che ti dico? A te piace, inutile negarlo. c’hai il cazzo in tiro anche ora e… vorresti fartela?”

“E chi nega?! Se vorrei? E me lo chiedi?”

“Anche se lei non partecipasse attivamente?”

Era chiaro che mi stava lanciando un’esca. Un’esca alla quale non potevo mancare di abboccare…
“Cioè?”

“Voglio dire: le riempiresti la fica anche se lei dormisse? Da un paio di settimane prende un sonnifero leggero”

Devo dirvi cosa risposi?
Naaahh! Non c’è bisogno! Chi è arrivato a leggere fin qui è malato, come me, di porchitudine e quindi sa cosa risposi…

Detto fatto!
La mia famiglia è al mare per tutta la settimana.

Concordammo tempi e modalità in un baleno.

*****************************************

Sono sul pianerottolo, davanti la loro soglia. Sono le 2330. Lui apre la porta, solo socchiudendola. Attendo pochi secondi prima di aprire per entrare. La casa è in penombra. I pochi punti luce illuminano gli ambienti in modo che ci si possa muovere senza pericolo di inciampare o sbattere addosso a qualche mobile. Mi dirigo in camera da letto.

So bene dove si trova. È esattamente sopra la mia.

La stanza e arredata sobriamente: letto, comodini, cassettiera, armadio e una poltroncina. Lui è in piedi, braccia conserte, per ora. poggiato su un lato dell’armadio che gli consente una totale visuale del letto dove giace lei.

Sono sul pianerottolo, davanti la loro soglia. Non ho nemmeno acceso la luce delle scale. Sono le 2330. Lui apre la porta, socchiudendola.

Buio
Silenzio
Attendo pochi secondi ancora, prima di entrare.
La casa è in penombra.
I pochi punti luce illuminano gli ambienti in modo che ci si possa muovere senza pericolo di inciampare o sbattere addosso a qualche mobile.
Mi dirigo in camera da letto… so bene dove si trova: esattamente sopra la mia.
Lui è in piedi, poggiato su un lato dell’armadio che gli consente una totale visuale del letto dove giace lei.

Buffo: ci salutiamo, come se ci fossimo incontrati per caso.
Lei, finalmente!
È qui, davanti a me inerte e inerme.
Guardo il marito interrogandolo con un’alzata di sopracciglio. La sua risposta è un sorriso mentre annuisce moderatamente col capo: “Dorme… vai tranquillo. Io mi accomodo qui, su questa poltroncina: voglio godermi lo spettacolo. Ma ricorda il patto: quando stai per schizzarle dentro mi devi avvisare. ”
“Si, si. Certo! Non temere.


Raccolgo le idee. Vorrei già infilarle il cazzo fin dentro l’utero ma non devo aver fretta. Voglio assaporare ogni piccola parte di questa azione profanatoria. Giro attorno al letto un paio di volte.
Lei è a pancia in sotto. La scopro, sfilando lentamente il lenzuolo. Lo spettacolo e inebriante. L’eccitazione che provo nel vedere quel corpo di donna, dormire con indosso solo una magliettina e un paio di slip bianchi, mi fa affluire in un sol colpo, tutto il sangue all’uccello, togliendo flusso al cervello.

Respiro profondamente. Guardo lui, che mi sorride sornione: “Bella eh?!”
Mai, prima, ho avuto modo di approfittare dell’intimità di una donna, mentre era tra le braccia di Morfeo. Ed è un misto di suggestioni: l’immoralità e la bramosia si dibattono per pochi istanti. Alla fine quest’ultima ha il definitivo sopravvento.
Scuotendo lentamente il capo, rispondo: “Di una bellezza esaltante. Quando la guardavo salire le scale provavo qualcosa come un cazzotto nello stomaco.

Pensavo a quanto fosse bella e sensuale e a quanto fosse inarrivabile. Ho quasi paura a sfiorarla…”
“Vai tranquillo, tanto non si sveglia. Fidati. Non hai idea di quante volte me la sono scopata così, mentre dormiva…”
La immagino sbattuta nel sonno, dal marito, mentre le mie mani arrivano alle spalle di lei. Le sposto i capelli lunghi, scuri e mossi. Avvicino la mia bocca al collo. Da lì scendo, spostando un po’ il tessuto della magliettina ed arrivo ad assaporare la pelle profumata della sua spalla.

Lui si alza e viene ad aiutarmi a sfilare la magliettina. Che emozione, poterla toccare; denudarla così, mentre gusto la morbidezza della pelle.
La magliettina le viene sfilata in pochi secondi. Ha indosso, ormai, solo la mutandina bianca. l’abbiamo girata, voltandola è rivolta verso l’alto. Ora, in posizione supina, inevitabilmente il seno è una calamita per il mio sguardo e ancor di più per le mie mani. È di uan dimensione perfetta per essere accolto in una mano.

Sodo, delicato. Perfetto.
Mi accorgo che ogni movimento che faccio mi sembra quello di un bradipo. Non so se è una semplice sensazione dovuta all’intensa voglia di assaporare tutto ciò, oppure mi sto davvero muovendo lentamente per timore di svegliarla… poco importa ora.
Al mio tocco, la pelle le si increspa, sia quella del seno che quella immediatamente attorno. Ho un fremito. Con una mano traggo beneficio dal contatto con quella pelle delicata e con l’altra libero il mio cazzo dal pantaloncino.

“Ah, però! Che bella minchia!” dice lui…
Senza rispondere, avvicino la cappella ad una tettina per farla roteare un po’ attorno all’aureola e infine lo poggio proprio in mezzo, lasciandolo affondare un pochino nella mammella.
Ora i miei movimenti non mi paiono più lenti come prima. Con la mano sinistra mi approprio della conchiglia, protetta ancora dall’unico tessuto che ancora indossa la mia vittima: è calda. Anche attraverso la mutandina il calore del suo sesso è notevole.

Il cazzo mi duole. Lo avvicino alla sua bocca mentre con un dito le socchiudo le labbra. I denti sono serrati. Se ne avvede lui che si avvicina e la bacia in bocca. Alla fine del suo bacio, lei ha la bocca aperta: finalmente posso insinuare il mio glande in quella cavità calda e umida. Quante volte l’ho sognato. Certo! Avrei preferito che fosse lei a suggere il mio miele, di sua sponte. Ma in questo momento non importa che lei sia cosciente.

Egoisticamente, sono io che voglio godere di lei. Almeno per questa volta…
Lui è rimasto inginocchiato vicino al suo volto. Sta evidentemente rimirando il mio cazzo che va e viene nella bocca di sua moglie. Le carezza la guancia, col dorso di due dita mentre le sussurra: “Vedi cara…? non sarebbe poi così difficile prendere in bocca il cazzo di un altro. Basta aprire le labbra e tutto accade in maniera naturale. Voi siete nate per ciucciare il cazzo…”
Devo mantenere il controllo per non schizzarle subito in gola.

“E ancora più facile sarebbe prenderlo in fica. Ora lo verificheremo, vero Marco?”
Non me lo faccio ripetere e mentre estraggo il cazzo dalla bocca di lei, lui si alza in piedi. Le sfila le mutandine; alza le ginocchia di sua moglie, sostenendole, per permettere a me di farcirle la fregna e a lui di vedere per bene da vicino tutta l’operazione.
“Ma prima –suggerisce- una bella leccata a due lingue per questa fichetta”
Quale invito..!
Mi ci butto a bocca aperta, per primo.

Lecco succhio deglutisco tutto. È un diletto per l’anima e il pisello, sentire l’afrore di donna che emana quel fiore. Inconsapevole delle attenzioni che sta vivendo, si apre, sbocciando come se lei fosse cosciente. E i suoi umori cominciano a defluire dolci e profumati. Faccio posto al marito, che mi affianca da bravo gregario, in una leccata a due lingue dai ritmi magistrali. Nemmeno se ci fossimo allenati insieme saremmo così accordati nel ritmo e nell’intensità.

Entrambe ci deliziamo per alcuni minuti del sapore di quella splendida fichetta. Poi lui si alza di nuovo in piedi e mi invita con un gesto di entrambe le mani ad accomodarmi; si porta di fianco. Sinceratosi che le ginocchia si tengano sollevate, in una posizione adeguata, con una mano allarga le grandi labbra e con l’altra, pilota il mio cazzo verso l’apertura della vulva.
Entro. Facilmente. Purtroppo, pochi colpi e sono a segno.

Glielo dico: “Sto per venire. Non ce la faccio a resistere”. “Bene!” è la sua risposta. “Tanto non mancheranno altre occasioni. Soprattutto quando saprà cose le abbiamo fatto, vorrà provarlo da cosciente”
“Schizzoooooo…” grido sommessamente.
“Non uscire”, dice lui. E pone la mano sul pube di lei, come se volesse percepire la potenza dei getti del mio sperma che le violano il grembo. “Finalmente! Spero che tu l’abbia ingravidata”

quando sfilo il cazzo grondante dell’abbondate sborrata, lui va a leccare tutto ciò che esce dalla vagina… mugolando e sussurando paroline dolci alla moglie.

Appendice…

“Davvero glielo dirai”
“Si. Certo. Anche a lei sarebbe piaciuto ma, diceva, che non aveva il coraggio. Ora sapendo che già è accaduto, sarà più facile per lei farsi sbattere da te. Magari le dirò che se non lo farà tu potresti metterci in difficoltà pubblicando on line il filmato che ho avviato io da quando sei entrato” e così dicendo mi indica un punto della stanza, dove c’è un led, appena percettibile alla vista, che lampeggia..!”

Ma questa è un’altra storia.

Mia moglie, l’avvocato ed io.

Questa è una storia di pura fantasia.
Chiamatemi Carlo, è inutile che mi nasconda, sono “un uomo senza qualità2. A 55 anni
il bilancio della mia vita è una serie di fallimenti ed umiliazioni. Hop avuto soltanto la fortuna di avere una moglie meravigliosa, Loredana che mi ha tolto da mille guai. Ha 50 anni e per strada, vera matura, uomini di tutte le età si girano a guardarla e forse desiderarla. Alta, slanciata ma formosa, foggia un seno 4a misura assolutamente naturale.

Bruna, autentica bellezza mediterranea, elegante, perfetta sempre curata è al centro del desiderio di mille uomini anche giovanissimi. Da anni combatto una lunghissima e costosa battaglia giudiziaria. Ho pagato una fortuna in parcelle di avvocati. Non ne riesco ad uscire fuori. Ne ho cambiati tantissimi, invano. L’ultimo Massimo G. , sembra finalmente sulla buona strada. Nello scorso settembre, mia moglie ed io eravamo nel suo studio, zona Magenta, a Milano. Parcella altissima. Massimo è un uomo di forse non più di 45 anni.

Non troppo alto, atletico simpatico. Lo studio è sontuoso. Lo scrittoio autentico Luigi XIII, i quadri del 900
italiano sono una perfetta cornice alla sua personalità. Loredana era adorabile con un abitino di Aspesi color verde mela, tacchi 12, i suoi preferiti. Me ne stavo insaccato
nel mio povero completo dell’OVS, quando notai che Massimo stava maneggiando al disotto del tavolo. Intanto continuava a parlare. Ad un tratto si alzò e senza il minimo imbarazzo sfoderò il cazzo.

– Ma che fa avvocato !!?? – Dissi incredulo – Taccia – lei che è fallito ed insolvente, mi rispose senza tanti complimenti. Loredana si lasciò scappare un impercettibile mmmmmm. Non voglio stare a descriverlo, ma era semplicemente enorme. Mi venne in mente il porno attore Remigio ZAMPA. Si appoggiò al tavolo ed iniziò a masturbarsi fino a raggiungere una completa erezione. Poi con decisione e tono di comando disse: – Signora si avvicini -.

Loredana si alzo un po’ inebetita, ma si alzò. Ero stravolto. Quando le fu vicina, cominciò ad annusare il suo profumo di femmina. Passò le mani su suo corpo, affondò le mani nel seno, sfiorò gambe e fianchi. Passò le mani sulle spalle di lei e la spinse in basso. Il mio supplizio era appena iniziato. Loredana evidentemente iniziò un pompino. Afferrò per bene l’asta la sollevò ed iniziò delicatamente a leccare e succhiare le palle.

Stando accovacciata la gonna già corta metteva in mostra le cosce. Cercavo di non guardare, speravo che finisse presto, chiudevo gli occhi. Ma tutto era inutile. Sentivo i mugolii di piacere. Gli ordini dell’avvocato m i ferivano. – Succhia, lecca, troia – E lei ubbidiente, umile e disponibile lo assecondava. La cappella appariva e spariva nella sua bocca, la lingua senza sosta aumentava il piacere dell’uomo. Ad un tratto no vidi più il cazzo, Loredana lo aveva fatto sparire completamente in gola.

Speravo che quel porco sborrasse e che tutto finisse. Ma il mio supplizio era ben lontano da essere terminato. Si liberò dalla bocca di mia moglie, la sollevò co impeto, la girò e letteralmente la scaraventò sul tavolo. – Basta ora basta – Dissi con tutta la mia forza. Ma il mio era il basta di un debole. Arrotolò la gonna fino ai fianchi. Lei era riversa. Massimo si fermò a guardarla. Non si aspettava che Loredana indossasse un finissimo reggicalze di Victoria Secrets, di colore bianco.

, come il minuscolo slip di pizzo. Non fece nessuna resistenza per farsi sfilare lo slip e mostrare la fica vorace, lussuriosa, carnosa. Completamente rasata escluso un malizioso triangolo di pelo nerissimo. Loredana era infoiata. Prese l’iniziativa lo spinse via, si sistemò sul tavolo ed iniziò a masturbarsi. Sapevo quello che sarebbe successo. Infatti di li a poco iniziò a sborrare come una fontana, squirting come dicono gli americani. L’avvocato si gettò come un pazzo sulla fica per non perderne una goccia.

Dissetato gli cacciò il cazzo fino in fondo la fica, poi la rigirò e la prese alla pecorina. Godevano entrambi, Loredana era insaziabile. Fra un gemito e l’atro riuscì a dire. – Sfondami il culo -. Massimo non si fece pregare per soddisfarla analmente. – Basta – Gridai con maggior forza. – Stia zitto cornuto – Fu la risposta. Cominciò a penetrarla con potenza e perizia. Loredana era completamente sottomessa, vestito, calze, reggicalze sgualciti.

Per infliggermi una estrema umiliazione le chiese di salutarmi facendo il gesto delle corna. Lei ubbidì dolcemente. Estrasse il cazzo la girò e le sborrò in piena faccia. Un vero fiume che quasi ricopriva il bel volto. Lei aprì la bocca ed aiutandosi con le dita ne ingoiò una buona quantità. Tutto finì in un lampo. Un minuto dopo ero in strada con Loredana e una grossa parcella in meno da pagare. Grazie Loredana !!.

Una lettera intrigante…

Cari amcici, un utente mi ha mandato questo stralcio da una corrispondenza erotica che sta iniziando con una coppia.
Mi ha anche promesso che ci terrà aggiornati su come andranno le cose.
Io trovo il tutto molto intrigante… spero anche voi.

“Posso dirvi la mia, se vi va, forse almeno eviterete di perdere tempo e ricevere delusioni.
Se voi portate il rapporto sull’amichevole… pub, cenetta, week end in comune, non credo
troverete mai il momento d’oro per iniziare sul serio una vera trasgressione.

Fare sesso con un’altro, insieme al proprio partner è un salto col paracadute.
Vedere la propria moglie che maneggia un altro cazzo, spacca lo stomaco, ti prende e ti tira
come un pesce preso ad un amo a cui non sapresti più rinunciare.
Alzarle la gonna… salire piano fino a mostrane le calze, poi la carne nuda e, infine, il suo
segretissimo slippino nero: le due chiappe chiare.
Quelle sognate da colleghi, amici, porci per strada… c’è gente che muore dalla voglia di poterla solo annusare…
e tu, e voi, chiusi nel vostro amore ma anche nella vostra costruzione familiare, arroccati
sul comune senso del pudore… invece adesso, voi, vi mettete in mostra, quasi umilmente.

Il marito mostra il culo della moglie… a un’estraneo, un perfetto sconosciuto e… e si preoccupa che gli piaccia, che lo trovi appetitoso.
La donna si vergogna, si sente indagata, spadroneggiata, da quello stronzo, a cui il marito
la voluta sottomettere.
E l’altro che guarda, che apprezza…
E l’altro che tira fuori il suo membro e, come se fosse un suo sacrosanto diritto, lo mette
in bocca alla tua donna.

E lei succhia, come meglio sa fare…
E così, che si fa il cuckold… bisogna soffrire dentro, consumarsi… e poi a letto, insieme,
parlarne, chiedere come era quel cazzo nuovo… che gusto aveva il suo sperma…
se dentro era caldo, bollente.
Chiedere, indagare… soffrire e godere, ancora e ancora.
Poi dire basta, non voglio più e… invece ricaderci dopo poco.
Chiamare il porco, quello che si sbatte la tua delicata signora e fa man bassa della sua carne
con le sue mani sconosciute.

Chiamare e chiedere se gli va di scoparla ancora, se vuole penetrarle l’ano, promettendo di fare
del tuo meglio per convincerla a prenderlo tutto nel culo.
E poi… e poi tante cose ancora.
Come quando tu, il marito, sarai, allontanato nella stanza affianco, e dovrai aspettare che finiscano.
Allora lei sarà più libera e lui scoperà con più vigore… staranno avvinghiati.
Come quando lei va da lui e tu aspetti in macchina: sei stato tu a portargliela, a cederla…
lei ti chiama al telefono per farti sentire in quanti modi la sta profanando.

Questo amici miei, è il rapporto vero…
le cenette e le seratine piacevoli sono fatte per gli amici.
Noi facciamo sul serio… perchè dentro qualcosa si deve spezzare, per sempre e… non solo.
Dopo la guerra d’amore, dobbiamo avere la forza di decifrare i nostri sentimenti e ritrovare, nel
quotidiano, tutto quell’amore che ha tanto rischiato, ma che oggi ci unisce, come una cosa sola. “

Fine… per ora.

mamma Anna

Come ogni sera prima di addormentarsi Anna faceva il riassunto della giornata, le serviva per riappropriarsi di se stessa, sempre più spesso il suo lavoro la portava ad essere una persona dura e senza remore, sempre più spesso faticava a riconoscersi, quel rito era necessario per poter guardare in faccia suo marito Domenico e Nicolò, il figlio.
Quella sera non riusciva a concentrarsi, al mattino l’avevano chiamata da scuola, Nicolò era stato picchiato, lui si rifiutava di dire chi l’avesse aggredito e la cosa la sconvolgeva oltre ogni limite.

“Aveva paura? Quali motivazioni potevano aver spinto i bulli a malmenarlo? Perché rimaneva in silenzio? “
Un turbine di pensieri e domande si erano impadroniti della sua testa.

Nello stesso quartiere a qualche isolato di distanza due ragazzi stavano consegnando l’orologio ed il telefono di Nicolò a Matt.
– Allora, il vostro compagno di classe che cosa aveva? –
– Quel che vedi, ha opposto un po’ di resistenza e abbiamo dovuto usare le maniere forti, ha detto che starà zitto a patto che gli ridiamo il cellulare.

Quanto pensi che ricaveremo stavolta?-
– L’orologio vale un bel gruzzoletto e forse potremo anche restituire il telefonino, vi farò sapere tra qualche giorno-
Matt era entrato in quel giro suo malgrado, lui prima era un bravo ragazzo, un piccolo genio dell’informatica e quando i due bulli lo avevano preso di mira, pur di togliersi dalle peste si era offerto di rivendere il frutto dei loro furtarelli su internet, creando un sistema di shitole cinesi e blindando la provenienza del venduto.

I guadagni della piccola impresa criminale moltiplicarono e Matt era diventato basilare, non solo permetteva maggiori introiti ma sapeva anche riconoscere gli oggetti di valore, gli riusciva di conquistare la fiducia delle vittime ed era ben considerato da tutti, grazie a lui avevano addirittura messo a segno due facili colpi nelle abitazioni di alcuni alunni.
In quel periodo il suo carisma sui due delinquentelli era aumentato a dismisura e ne era diventato pressoché il capo, inoltre aveva sviluppato un amore viscerale per la cattiva strada ma la sua intelligenza lo preservava dall’esporsi come i suoi “colleghi”.

Anna, laureata in psicologia del lavoro era diventata una manager di successo, gestiva le risorse umane in una multinazionale, a causa della crisi negli ultimi tempi era stata costretta ad applicare la politica dei tagli, diventando impopolare. Il non sentirsi amata aveva indurito il suo carattere ed era con questo che combatteva ogni notte. Suo marito Domenico era un insegnante universitario, amava più i libri che lei ma era un uomo profondo e intenso e quando usciva dal suo mondo di leggi matematiche diventava una persona piacevole e allegra, il problema era che ultimamente quel mondo sembrava averlo risucchiato definitivamente.

Così suo figlio Nicolò era tutto ciò che le restava e riversava tutto il suo amore su di lui.

Una volta che Frankie e Marino se ne furono andati, Matt andò in un capannone abbandonato dove nascondeva la refurtiva e dove si era creato un suo spazio , diciamo un ufficio.
Era riuscito a violare una linea adsl Wireless , un generatore di corrente fornito dalla premiata ditta di cui sopra dava l’energia necessaria.

Quello era il suo antro segreto, accese il telefonino di Nicolò.
Vediamo cosa ha da nascondere. –
Disse, pensando ad alta voce.
C’ erano alcune password per accedere ai sottoservizi che lui decriptò in pochi minuti, dentro solo alcune foto dei suoi amici e compagni di classe, “ che noioso” pensò ,ma facendole scorrere vide che alcune di esse ritraevano la madre, una signora niente male, elegante e tremendamente sensuale.
Matt aveva sempre avuto un debole per le donne più grandi di lui ed era da tempo che meditava di sedurne una.

Ad un certo punto comparvero alcuni shitti che inquadravano le gambe della signora, shitti fatti clandestinamente da sotto il tavolo, “ un così bravo ragazzo con un segreto imbarazzante, interessante…..” quello era il suo pensiero mentre sul cellulare passavano una serie lunghissima di immagini con la bella signora in intimo, mentre lavava i piatti, mentre dormiva.
Fece una piccola modifica al telefono del ragazzo in modo da poter scaricare giornalmente telefonate e immagini , all’indomani l’avrebbe riconsegnato ai bulletti, che a loro volta l’avrebbero ridato a Nicolò.

A Nicolò che in quel momento stava vivendo momenti di terrore, non gliene fregava nulla dell’orologio o del telefonino in se stesso, ma molto del materiale compromettente che vi era memorizzato. Si vergognava della morbosità che provava verso la madre ma non poteva farci nulla, ogni volta che lei si avvicinava si innescavano degli inspiegabili meccanismi chimici che annientavano la sua capacità di resistenza.
Iniziò tutto in una notte di capodanno dovevano andare da amici a far festa e lei si stava vestendo in camera da letto, solitamente la porta era chiusa ma quella volta inavvertitamente
aveva lasciato uno spiraglio, lui passandoci davanti la vide riflessa allo specchio, aveva un reggicalze ed un corpetto di seta neri, non aveva ancora messo le mutandine, una curatissima striscia di pelo ornava la sua vagina.

Gli si bloccò la salivazione, non l’aveva mai vista come donna e quel completo sui suoi ormoni da teenager ebbe l’effetto di una deflagrante rilevazione e da allora lei divenne la sua icona e ossessione erotica.

Matt di due anni più vecchio di Nicolò, stava escogitando un metodo per farsi amico il ragazzo ed entrare nelle grazie della signora, doveva innanzitutto studiare le abitudini di entrambi, un passo falso nella fase di avvicinamento avrebbe compromesso ogni cosa.

All’indomani con grande meraviglia di Nicolò i due bulli pluriripetenti gli riconsegnarono il cellulare, si affrettò a controllare se fossero riusciti a violare le password, sembrava tutto a posto ed il prezioso contenuto era ancora lì. La giornata era cominciata nel migliore dei modi e poteva finire anche meglio perché quel pomeriggio aveva in programma uno shopping con sua mamma.

mamma Anna

Come ogni sera prima di addormentarsi Anna faceva il riassunto della giornata, le serviva per riappropriarsi di se stessa, sempre più spesso il suo lavoro la portava ad essere una persona dura e senza remore, sempre più spesso faticava a riconoscersi, quel rito era necessario per poter guardare in faccia suo marito Domenico e Nicolò, il figlio.
Quella sera non riusciva a concentrarsi, al mattino l’avevano chiamata da scuola, Nicolò era stato picchiato, lui si rifiutava di dire chi l’avesse aggredito e la cosa la sconvolgeva oltre ogni limite.

“Aveva paura? Quali motivazioni potevano aver spinto i bulli a malmenarlo? Perché rimaneva in silenzio? “
Un turbine di pensieri e domande si erano impadroniti della sua testa.

Nello stesso quartiere a qualche isolato di distanza due ragazzi stavano consegnando l’orologio ed il telefono di Nicolò a Matt.
– Allora, il vostro compagno di classe che cosa aveva? –
– Quel che vedi, ha opposto un po’ di resistenza e abbiamo dovuto usare le maniere forti, ha detto che starà zitto a patto che gli ridiamo il cellulare.

Quanto pensi che ricaveremo stavolta?-
– L’orologio vale un bel gruzzoletto e forse potremo anche restituire il telefonino, vi farò sapere tra qualche giorno-
Matt era entrato in quel giro suo malgrado, lui prima era un bravo ragazzo, un piccolo genio dell’informatica e quando i due bulli lo avevano preso di mira, pur di togliersi dalle peste si era offerto di rivendere il frutto dei loro furtarelli su internet, creando un sistema di shitole cinesi e blindando la provenienza del venduto.

I guadagni della piccola impresa criminale moltiplicarono e Matt era diventato basilare, non solo permetteva maggiori introiti ma sapeva anche riconoscere gli oggetti di valore, gli riusciva di conquistare la fiducia delle vittime ed era ben considerato da tutti, grazie a lui avevano addirittura messo a segno due facili colpi nelle abitazioni di alcuni alunni.
In quel periodo il suo carisma sui due delinquentelli era aumentato a dismisura e ne era diventato pressoché il capo, inoltre aveva sviluppato un amore viscerale per la cattiva strada ma la sua intelligenza lo preservava dall’esporsi come i suoi “colleghi”.

Anna, laureata in psicologia del lavoro era diventata una manager di successo, gestiva le risorse umane in una multinazionale, a causa della crisi negli ultimi tempi era stata costretta ad applicare la politica dei tagli, diventando impopolare. Il non sentirsi amata aveva indurito il suo carattere ed era con questo che combatteva ogni notte. Suo marito Domenico era un insegnante universitario, amava più i libri che lei ma era un uomo profondo e intenso e quando usciva dal suo mondo di leggi matematiche diventava una persona piacevole e allegra, il problema era che ultimamente quel mondo sembrava averlo risucchiato definitivamente.

Così suo figlio Nicolò era tutto ciò che le restava e riversava tutto il suo amore su di lui.

Una volta che Frankie e Marino se ne furono andati, Matt andò in un capannone abbandonato dove nascondeva la refurtiva e dove si era creato un suo spazio , diciamo un ufficio.
Era riuscito a violare una linea adsl Wireless , un generatore di corrente fornito dalla premiata ditta di cui sopra dava l’energia necessaria.

Quello era il suo antro segreto, accese il telefonino di Nicolò.
Vediamo cosa ha da nascondere. –
Disse, pensando ad alta voce.
C’ erano alcune password per accedere ai sottoservizi che lui decriptò in pochi minuti, dentro solo alcune foto dei suoi amici e compagni di classe, “ che noioso” pensò ,ma facendole scorrere vide che alcune di esse ritraevano la madre, una signora niente male, elegante e tremendamente sensuale.
Matt aveva sempre avuto un debole per le donne più grandi di lui ed era da tempo che meditava di sedurne una.

Ad un certo punto comparvero alcuni shitti che inquadravano le gambe della signora, shitti fatti clandestinamente da sotto il tavolo, “ un così bravo ragazzo con un segreto imbarazzante, interessante…..” quello era il suo pensiero mentre sul cellulare passavano una serie lunghissima di immagini con la bella signora in intimo, mentre lavava i piatti, mentre dormiva.
Fece una piccola modifica al telefono del ragazzo in modo da poter scaricare giornalmente telefonate e immagini , all’indomani l’avrebbe riconsegnato ai bulletti, che a loro volta l’avrebbero ridato a Nicolò.

A Nicolò che in quel momento stava vivendo momenti di terrore, non gliene fregava nulla dell’orologio o del telefonino in se stesso, ma molto del materiale compromettente che vi era memorizzato. Si vergognava della morbosità che provava verso la madre ma non poteva farci nulla, ogni volta che lei si avvicinava si innescavano degli inspiegabili meccanismi chimici che annientavano la sua capacità di resistenza.
Iniziò tutto in una notte di capodanno dovevano andare da amici a far festa e lei si stava vestendo in camera da letto, solitamente la porta era chiusa ma quella volta inavvertitamente
aveva lasciato uno spiraglio, lui passandoci davanti la vide riflessa allo specchio, aveva un reggicalze ed un corpetto di seta neri, non aveva ancora messo le mutandine, una curatissima striscia di pelo ornava la sua vagina.

Gli si bloccò la salivazione, non l’aveva mai vista come donna e quel completo sui suoi ormoni da teenager ebbe l’effetto di una deflagrante rilevazione e da allora lei divenne la sua icona e ossessione erotica.

Matt di due anni più vecchio di Nicolò, stava escogitando un metodo per farsi amico il ragazzo ed entrare nelle grazie della signora, doveva innanzitutto studiare le abitudini di entrambi, un passo falso nella fase di avvicinamento avrebbe compromesso ogni cosa.

All’indomani con grande meraviglia di Nicolò i due bulli pluriripetenti gli riconsegnarono il cellulare, si affrettò a controllare se fossero riusciti a violare le password, sembrava tutto a posto ed il prezioso contenuto era ancora lì. La giornata era cominciata nel migliore dei modi e poteva finire anche meglio perché quel pomeriggio aveva in programma uno shopping con sua mamma.