La prima volta di Roberta con quello che sarebbe d

Un giorno d’ estate , stavamo ritornando verso casa dall’ aereoporto dove eravamo sbarcati dopo un breve viaggio, quando la macchina, di colpo si fermò, praticamente morta. Riuscii a raggiungere la corsia d’ emergenza, e di qui chiamai il soccorso ACI. Dopo una decina di minuti, passati sotto un caldo soffocante benchè fossero nemmeno le 11, arrivò un carro attrezzi. L’ autista, dopo aver lanciato una occhiata sotto il cofano, con l’ aria di chi non ci capisce niente, sentenziò che era saltata la centralina elettronica e che ci doveva trasportare fino all’ elettrauto più vicino dopo il casello.

Visto che non c’ era scelta, lo guardammo caricare la nostra macchina (praticamente nuova) sul carro attrezzi, poi ci sedemmo in cabina con lui e, in pochi minuti raggiungemmo il primo casello, quello di una cittadina sul mare.
L’ officina dove scaricò la vettura era al termine di una discesa, proprio di fronte alla spiaggia.
Il titolare si fece avanti e l’ autista gli spiegò la situazione. Poi si rivolse a me.

Io gli chiesi quanto ci sarebbe voluto per riparare il guasto e lui, pulendosi le mani nere di grasso mi rispose che se davvero si trattava della centralina doveva ordinarla e, insomma, le prospettive non erano delle migliori. Comunque prima voleva guardarla lui. Però doveva finire un lavoro che aveva iniziato, poi, a mezzogiorno chiudeva e riapriva alle due. Potevamo passare verso le due e mezza, tre, per il verdetto.

Beh, la situazione non era delle migliori, ma se si trattava di due o tre ore, pazienza.

Mi consultai con Roberta. Anche lei, come me, aveva più sonno che fame. Decidemmo di prendere una borsa da mare dal bagagliaio e ci dirigemmo alla spiaggia, sperando di poter schiacciare un sonnellino. La spiaggia, libera, era affollatissima. Trovare un posto dove stendere i teli era praticamente impossibile, e poi il rumore era veramente insopportabile. A destra, notai l’ ingresso di una corta galleria, in quella che era la vecchia sede ferroviaria. La attraversammo e proseguimmo alcune decine di metri, fin dove la spiaggia lasciava il passo ad una vecchia scogliera artificiale, Qui c’era già meno gente, e soprattutto, non si vedevano, nè si sentivano, bambini.

Proseguimmo camminando lungo i grossi massi squadrati, nel punto più alto, dove formavano una specie di sentiero.
Già dopo i primi metri notammo, negli anfratti formati dai massi più in basso, quasi a livello del mare, che c’ erano coppie, e anche qualche singolo, che stavano stesi al sole chi in topless chi completamente nudo.
Venivamo da Ibiza, dove il nudismo era praticato un pò dappertutto, quindi la cosa non ci stupì.

Proseguimmo ancora, finchè individuammo un posto, abbastanza lontano dagli ultimi bagnanti, in cui il silenzio era rotto solo dallo sciabordio del mare.
Stendemmo i nostri teli e, senza stare a pensarci su, ci sdraiammo nudi.
Io mi addormentai praticamente subito. Non so cosa mi svegliò, forse un rumore. Voltai la testa verso destra, dove Roberta dormiva, appoggiata sul fianco sinistro. Lei dormiva tranquilla…ma non era sola. Ad un metro circa c’ era un uomo sulla sessantina o poco più, capelli bianchi che, completamente nudo, stava beatamente ammirando lo spettacolo che mia moglie gli offriva.

Mi sollevai sui gomiti guardandolo dritto negli occhi. Lui, per nulla turbato, mi sorrise, un sorriso largo e quasi simpatico. Parlando sottovoce per non svegliarla, mi chiese se poteva farle una carezza sul culo, che aveva giusto a portata di mano. Il sonno mi era passato. Il breve pisolino era servito. Perchè no? Mi dissi.
Ok, gli feci segno, ma…piano piano.
Lui cominciò a carezzarla, molto delicatamente, e intanto si sperticava in complimenti.

Probabilmente ora il tipo aveva ampliato il raggio d’ azione delle carezze e Roberta, mezzo assonnata, socchiuse un occhio dicendo. “No, dai, ora no”
Ci mise qualche secondo a realizzare che, se io le stavo di fronte non potevo carezzarle culo e fica.
“Ma…. ”
“Niente, solo una piccola sorpresa”.
Lei si gira, con un movimento fluido, e lo guarda. Lo guarda e sembra che il sonno le passi di colpo.

Gli sorride e lui, incoraggiato, prende a carezzarle le tette, le cosce, la fica. Anche io le accarezzo la fica, ma lei toglie la mia mano.
Poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo, lo accarezza fino ad arrivare all’ inguine. Carezza il cazzo. Non è un granchè, come dimensioni, ma Roberta lo guarda e lo…maneggia come se fosse un qualcosa di raro. Lui allarga le gambe, esponendo alle mani di Roberta il sesso depilato.

Ora lei si accovaccia e inizia a leccarlo, facendo guizzare la lingua sull’ asta, sullo scroto. Lo succhia con partecipazione, mentre lui continua ad accarezzarle la schiena, il culo, il seno dal capezzolo eretto.
Lo vedo sputarsi su due dita, passare la saliva sul buchino di mia moglie e introdurre un dito. Lei mostra di gradire, e moltiplica le sue “attenzioni” ai genitali del tipo.
Lui però la fa sollevare e le chiede a voce bassa, ma non tanto che io non senta:
“Lo prendi in culo?”
“A volte” risponde la Troia.

“E ti piace?”
Lei resta sul vago:
“Dipende…”
“E il mio ti piacerebbe prenderlo nel culo?”
“Forse…bisogna vedere…penso di sì”
Io sono sicuro che lei non veda l’ ora che il tipo glielo infili nel buchino, ma fa un pò la restia.
Lui si alza, le porge una mano e le dice semplicemente:
“vieni”.
Senza neppure chiedere “dove?” si alza e si prepara a seguirlo.

Prima però, fruga nella borsa da spiaggia e prende il flaconcino dell’ olio che usa sotto la doccia per mantenere la pelle morbida ed idratata.
Sto per alzarmi e seguirli, ma lei mi dice:
“Aspettami qui, caro, non credo che ci vorrà molto. “
Poi riprende la mano del tipo e lo segue.
Dopo pochi passi, su è giù per i massi, scompaiono alla vista. Per quanto ne so, potrebbero essere a venti o a duecento metri.

Sono tentato di seguirli, ma la stanchezza, e il caldo del sole a picco mi convincono a rimanere. Tanto, se si tratta di pochi minuti…
Invece che pochi minuti passa un’ ora e mezza prima che la veda arrivare a nuoto. Si arrampica sui massi, fino a raccogliere il telo. Si asciuga sommariamente, si veste e poi, a me che rimango fermo in attesa che mi dica qualcosa…
“Beh, andiamo?”
“Andiamo pure, ma…non mi vuoi raccontare niente?”
“Adesso? Ti dico tutto, ma è meglio aspettare di essere a casa…a letto.

” Conclude con un bacio.

Arrivati all’ officina vedo la nostra macchina col cofano abbassato. Arriva il meccanico.
“Allora -gli chiedo-, qual’ è la sentenza?”
“Senta – risponde, ma lei la macchina dove la tiene? “
“Nel box di casa, ma l’ ultima settimana è stata nel parcheggio dell’ aereoporto, ma perchè?”
“Perchè la centralina funziona, ma il guasto è stato causato dai topi che hanno rosicchiato le guarnizioni dei cavi! Ora è a posto, li ho messi tutti nuovi.


Beh, finalmente una buona notizia e, finalmente, il fresco dell’ aria condizionata.
Durante il viaggio, le chiedo se non mi vuole anticipare niente.
“Noooo, ho detto dopo, a casa…noiosone. “
Ma mi guarda e sorride, e questo mi basta.

In meno di un’ ora eravamo a casa. Avevo fretta di mettermi a letto con Roberta e ascoltare il suo racconto. Nell’ immediato , la mia attesa andò delusa.

Appena arrivati lei entrò in bagno, non prima di avermi detto:
“Io ho fame, tu no? Prepareresti qualcosa mentre io faccio la doccia?”

A dire il vero sì, avevo fame anch’io. Tolsi dal frigo il salmone affumicato, la fontina, un salame piacentino artigianale e preparai un vassoio di stuzzichini, accompagnandoli con pane per tramezzini e un paio di piadine tagliate in quarti.
La doccia si protraeva. Sapevo quanto Roberta fosse infastidita dal sale sulla pelle, e immaginavo che stesse risciacquandosi accuratamente per eliminarlo.

Sentii il ronzio del phon. Per asciugarsi i capelli e pettinarli di solito non impiegava meno di un quarto d’ ora. Per ingannare l’ ‘attesa accesi la tv, ma facevo zapping in continuazione, senza il minimo interesse per ciò che vedevo. Passata la tensione, sentivo tutta la stanchezza della settimana di “vacanza” pesarmi addosso. Roberta entrò nella sala e si sedette al tavolo, iniziando immediatamente a mangiare.
Addosso, aveva solo un corto asciugamani legato in vita.

La vista dei suoi seni nudi, mi lasciò indifferente. Ero stanco, ero solo stanco. Piluccai qualcosa, un pò di questo, un pò di quello, svogliatamente. Bevvi una bottiglia d’ acqua di Vichy, piacevolmente fresca e mi alzai, stiracchiandomi. …
“Io vado a letto, tu non vieni?” Dissi, e lei
“Ti raggiungo subito”.
Mi svegliò un lieve tintinnio. Socchiusi un occhio. Roberta era seduta sul bordo del letto e aveva in mano una tazzina di caffè.

Aprii ambedue gli occhi. La stanza era in penombra, ma filtrava ancora la luce del sole. Chissà che ora era, quanto avevo dormito…mezz’ora, un’ ora?
“Buongiorno, bell’ addormentato. Abbiamo fatto tanta nanna, ehhh?”
“Come sarebbe? Che ore sono?”
“Sono le sette, le sette di mattina, e tu sei piombato nel sonno appena hai toccato il letto. Non ti sei neppure spogliato”
Era vero, avevo ancora la stessa camicia e gli stessi bermuda con cui ero partito da Ibiza.

Mi sentivo a disagio, sudato, appicciccaticcio. Bevvi il caffè e andai in bagno. Mentre ero sotto la doccia, piano piano la mente si snebbiò. La visione di Roberta con quel tipo si sovrappose a quel che vedevo con gli occhi e ricordai la sua promessa di raccontarmi tutto…a letto. Bene, ero riposato, in piena forma e…pronto ad ascoltarla.
La raggiunsi in salone, dove stava guardando il telegiornale su sky. Lei indossava una leggera vestaglietta di cotone.

Le andai accanto, il pube all’ altezza del suo viso. Ero nudo. Lei si alzò, mi prese la mano e andammo nella nostra camera.
Le sfilai la vestaglia e ci sdraiammo. Io avrei voluto baciarla carezzarla, magari darle qualche slinguatina alla fica, ma lei mi fermò.

“No, caro mio – sorrise – ora ti sdrai qui buono buono, chiudi gli occhi e ascolti. Come lo vuoi, il racconto? Come se stesse avvenendo mentre parlo o come qualcosa di già accaduto…e finito?”

Non avevo dubbi:
“Come se stesse avvenendo adesso e, mi raccomando…pane al pane e vino al vino.

Cazzo al cazzo, fica alla fica e culo al culo. Evita espressioni raggelanti come “rapporto di quà, rapporto di là, eiaculazione, sperma” eccetera. Fai come il vecchietto che ti piace (anche io trasferisco l’ azione nel presente) tanto. Lui te lo vuole mettere nel culo, mica avere un rapporto anale, giusto?”
“Giusto. Ok, ma ora, chiudi gli occhi e sssssss…. silenzio…guardami con gli occhi della mente. “

Mi piace, quel tipo. Mi piace come mi tocca, mi piace toccarlo, leccarlo, succhiargli il cazzo.

Mi piace il suo dito nel culo. Mi sto eccitando. Mi eccito ancora più quando mi chiede se voglio che mi infili il suo cazzo in culo. Sono pronta, prima glielo succhio bene per farglielo venire bello duro e poi mi faccio inculare lì, davanti a te. Ma lui ha un’ altra idea. Mi fa alzare e quando mi dice ” vieni” capisco che non vuole farlo lì, con te che guardi. Forse si sente in imbarazzo, anche se non sembra proprio il tipo del timidone.

Non ho nessun timore e lo seguo. Penso che ci sposteremo di poco, giusto quel tanto che basta per non essere visti da te.
Invece, sempre tenendomi la mano, appena spariamo alla tua vista mi guida fin su, sul sentiero.
Facciamo un bel pò di strada. Ora realizzo che sono sempre nuda e non so dove stiamo andando. Seguendo il sentiero, noto, sui massi sotto, una coppia. Sono nudi sia lui che lei, e lei glielo sta succhiando.

Accanto due singoli, nudi anch’ essi, li osservano. Di singoli nudi ce ne sono un bel pò e il tipo, passando, ne saluta qualcuno. Un paio gli fanno i complimenti e lui mi tocca il culo e dice, con una risata:
“Visto che roba, ehhh? Questa è prima classe. “
Finalmente arriviamo in quello che sembra uno spiazzo attrezzato, circondato dai massi. Non so perchè, ma non ho nessun timore che possa succedermi qualcosa di male.

La sua presenza mi tranquillizza. Lui mi aiuta a scendere e mi chiede: “Ti piace il mio monolocale sul mare?” e ride Mi guardo intorno. C’ è un pò di tutto: un paio di materassini gonfi, teli da mare, un ombrellone e un frigo da camping. “Beh, sei messo bene, ma come fai a portare tutta questa roba dalla spiaggia?”
“Ma io sto qui dietro, a una trentina di metri. Dietro la curva in fondo c’è un villaggio e io ho un appartamentino lì.

Qui sono nel mio regno. “
Ora mi tocca, mi abbraccia, mi bacia.
“Chi è il cornuto che è con te?”
“Mio marito, e non è un cornuto. Io non l’ho mai tradito. Lui sa sempre quello che faccio. ”
“E come mai non è venuto anche lui? Non gli piace vederti divertire con altri uomini?”
“Ma sì, certo. Ma siccome tu hai voluto andare via ho pensato che fosse a te che non andava di farlo davanti a mio marito.

Altrimenti potevamo farlo lì, che differenza c’è?”
“Le differenze ci sono, e te ne accorgerai presto”
Aggiunge con un sorriso
“ma ti scopa ancora?”
“ma certo che scopiamo. ”
“E te lo mette anche nel culo?”
“Sì, di tanto in tanto mi incula”
“Di tanto in tanto, ehhh? Quanto è che non te lo allarga bene con il suo cazzo?”
“Beh, saranno un paio di mesi, forse più , ma sesso ne facciamo, eccome.


Mi fa stendere sul lettino e, finalmente, mi lecca la fica. Lo fa abbastanza bene, chiudo gli occhi e mi godo la situazione. Ora mi lecca bene il culo, lo insaliva, infila un dito e lo fa andare avanti e indietro, ma lentamente, delicatamente. Sono sempre più eccitata. Ora percepisco un’ ombra, anche se ho gli occhi chiusi. Li apro e lì, sopra di me vedo un ragazzo, nudo, di carnagione scura, capelli neri e ricci.

Mi sovrasta. Ha il cazzo duro. Non si muove, non fa niente. Io chiudo nuovamente gli occhi. Sono molto eccitata, ma l’ imprevisto ha come bloccato l’ orgasmo che stava arrivando. Ora il tipo si stacca dalla fica, mi dà un piccolo schiaffo su una natica e mi dice.
“Dai troia, cosa aspetti a succhiargli il cazzo? Non vedi che non ce la fa più, che sta per esplodere?”
Io mi sollevo sui gomiti
“Guarda -dico- che io ti ho seguito perchè credevo di stare solo con te, altrimenti sarei rimasta con mio marito.


“Siiii ehhh? Sicura? Vuoi dirmi che un bel cazzo giovane ti fa schifo?”
“No, ma…non me lo aspettavo, ecco. “
Lui si alza e mi porge la mano per farmi alzare a mia volta
“Ok, c’è stato un equivoco, ma nessuno ti obbliga, nessuno ti trattiene. Vieni, è meglio che ti riaccompagni io altrimenti – ride – potresti fare qualche brutto incontro. “
Io sto ferma, sono indecisa.

Vorrei andarmene, e vorrei restare. Decido di restare e glielo dico.
“Bene, mi fa piacere. Però, se resti è perchè sei una troia, giusto?”
“Sì – rispondo- resto perchè sono una troia. E’ vero. ”
Gli brillano gli occhi, sa che sono nelle sue mani ma non è ancora soddisfatto, vuole il trionfo, vuole la mia completa sottomissione.
“E, visto che ora sei la mia troia, da brava troia sei pronta a fare tutto quello che voglio io, vero?”
Mi irrigidisco.

Lui se ne accorge.
“Allora? Sì o no?” “Devi solo dire SI o NO, ma questa deve essere la tua risposta definitiva”.
“Sì, sono pronta a fare tutto quello che vuoi. “

(Roberta si interrompe, accosta la bocca al mio orecchio e mi sussurra: mi piaceva, mi piaceva veramente, ti assicuro. Ero lì, sola e nuda e gli avevo appena detto che poteva fare di me quel che voleva…e mi piaceva,.

ero VERAMENTE disposta a fare tutto quel che voleva…lui. E…mentre ero lì pensavo a come ti sarebbe piaciuto sentire quel che mi era successo, visto che non eri lì, con me. Ora si stende accanto a me. Vede il cazzo che si sta gonfiando, lo accarezza brevemente e riprende il racconto).

Lui ride
“Lo vedi che sei una troia? Io non mi sbaglio mai, a giudicare”
Mi stendo sul materassino e lui ricomincia a leccarmi.

Prima però dice al ragazzo.
“E tu cosa aspetti? Non vedi che questa zoccola vuole riempirsi la bocca col tuo cazzo?”
Lui si inginocchia, io prendo il cazzo in mano, poi apro la bocca e inizio a spompinarlo. Il cazzo è duro come il marmo. Il tipo continua a leccarmi la fica e io finalmente godo e mentre sto godendo lui infila due dita in culo. Voglio far godere il ragazzo e lo spompino mettendoci tutta la mia arte, la mia passione.

Gli lecco i coglioni, gli succhio il cazzo, lo prendo tutto, fino in gola. Lui non si decide a godere. Sembra che soffra, che proprio non ce la faccia. Il tipo si alza e gli si accosta:
“Stò cazzo di circoncisione, vedi che scherzi che fa? – gli diventa insensibile e non si godono neppure una pompa come quella che gli stai facendo. Beh, ci penso io a farlo godere, povero ragazzo”
Per un attimo fraintendo, credo che voglia far sesso col ragazzo.

Invece ha altri programmi.
“Ora la mia troia – mi dice – se lo fa mettere in culo da questo bel cazzone duro, vero? Vedrai che così gode- “
Sono lì, ho detto di essere una troia. Ho accettato di essere. dominata da lui, e non mi tiro indietro.
(a questo punto non ce la faccio più a restare impassibile. Mi stendo sopra di lei, che allarga le gambe per meglio accogliere il cazzo, che anche se non ancora durissimo entra senza problemi nella sua accogliente fica, calda e…umida.

Come faccio solitamente, passo le mani sotto le chiappe, cercando il buchino. Lei si irrigidisce e mi dice -no, ti prego…allontano le dita, ma non prima aver sentito un gonfiore, una tumefazione, vorrei vedere ma non voglio rovinare il pathos del momento)

Mi dice di mettermi a pecora. Gli chiedo se mi passa la boccetta dell’ olio. Lui la prende e mi chiede a cosa mi serve.
“A lubrificarmi – gli dico – non posso mica farmi inculare da quel cazzone senza niente”
“Va bene, troia, ma se ti ungi troppo va a finire che non sente niente e non riesce a godere.

Girati che te lo ungo io. “
Mi giro e mi chino in avanti, lui si unge un dito e lo infila nel culo.
E’ troppo poco.
“Mettine ancora un pò…ti prego, così è troppo poco. ”
Lui si unge due dita e le infila, le gira un pò a destra e a sinistra, poi
. “Adesso sei a posto – mettiti a pecora e fatti inculare. “
Ride.

Si sistema al posto dove ero io, allarga le gambe, mi prende per i capelli e mi porta la testa sul cazzo.
“Dai troia, datti da fare, fammi vedere come sei brava a succhiare cazzi”
Nessun problema, non ho bisogno che me lo dica. Ha il cazzo barzotto e non faccio fatica a prenderlo tutto in bocca, a succhiarlo, a titillarlo con la lingua. Mi piace ma, ecco il ragazzo che mi punta il cazzo sul buco del culo e spinge.

Fa male Non sono nè eccitata nè abbastanza lubrificata. Lui ha un cazzo che sembra di legno, tanto è duro. Istintivamente mi sposto in avanti per sfuggire alla penetrazione, ma il tipo a cui sto succhiando il cazzo mi mette le mani sulle spalle e mi spinge indietro, contro il cazzo.
Io cerco di rilassare i muscoli dello sfintere, ma mi fa ancora male. Oltretutto si muove come un forsennato.
Il tipo solleva le gambe, allargandole al massimo
“Dai, vacca, leccami bene il culo, mentre lui te lo sfonda.

Bene, muovi la lingua, fammela sentire bene:”
E intanto mi schiaffeggia, mentre dice al ragazzo. “Dai, sculacciala questa troia rottainculo, sculacciala che lo so che le piace, che si eccita”.

(a sentire queste ultime parole, così inaspettate- Roberta presa a schiaffi? ma quando mai – non riesco più a trattenermi e godo, riversandole nella fica tutto il nettare che conservavo nei coglioni da almeno tre giorni. )

Mi sdraio al suo fianco.

La bacio delicatamente e le dico :
“Scusami, amore, mi dispiace”
“Ti dispiace? e di che?” “
“Beh..insomma. di aver goduto senza aspettarti. Ma dammi un minuto, mi riassetto e sono tutto tuo”
“Ma io HO goduto, non te ne sei accorto?”
“No, evidentemente il tuo racconto era così. avvincente che non me ne sono accorto. Ma “quando” hai goduto, esattamente?”
“Vuoi saperlo? Veramente?”
“Ma certo, amore mio. Sai che voglio sapere tutto, altrimenti penso che tu non mi ami più”
“Bene, allora.

Ho goduto mentre pensavo di dover tornare da te, sola e nuda, senza la scorta di…del tipo. La cosa mi faceva paura, tanto che ho deciso di restare, però, mentre te lo raccontavo, qui con te, al sicuro, il pensiero mi ha causato una improvvisa, fortissima eccitazione. Mi vedevo correre, inseguita da non so quanti uomini che mi raggiungevano e mi usavano in tutti i modi. Quando tu sei entrato ho avuto un orgasmo fulmineo.

Probabilmente hai pensato che mi sistemassi per farti entrare meglio, e invece ero preda di un orgasmo. “
“Ok – dico – e ora?”
“E ora…cosa?”
“E’ ancora lungo il racconto?”
“Di cose da dire ce ne sono ancora, ma se non ne vuoi più sentire…”
“No, non ti offendere è che, ora che ho goduto la tensione è calata e non credo che proverei lo stesso piacere, ascoltando il resto. Che ne dici di proseguire la prossima volta?”
Era vero, ma volevo anche darle un pò di tempo, perchè le conseguenze di quell’ avventura potessero scomparire.

“Ma- aggiunsi con un gran sorriso – solo se mi prometti di non dimenticare nessun particolare, ok?”
“Tranquillo, non c’è pericolo, non passeranno mica dei mesi, no?”.

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