Archivio mensile:Marzo 2013

Monica, una zoccoletta esibizionista

DEDICATO AD ALE

AGENZIA INVESTIGATIVA
”OCCHIO DI LINCE”

RAPPORTO OPERATIVO

Egr. Sig. Alemi,
come da suo incarico conferitoci abbiamo provveduto a pedinare la signorina Monica B. e le inviamo il resoconto dettagliato. Presso i nostri uffici potrà visionare foto e filmati che hanno realizzato i nostri collaboratori.

Martedì 2 aprile 2013
Uscita di casa, diretta verso l’ ufficio, colazione al bar, molti uomini la conoscono e la circondano mostrando confidenza, ma nulla da segnalare.

Ore 17. 00: esce dall’ ufficio, saluta un paio di colleghi con baci sulle guance.
Si dirige verso Corso Buenos Aires, entra in un negozio di scarpe. La nostra agente in incognito la segue. Chiede di provare delle scarpe nere con tacco 12
“Cerco qualcosa di elegante ma sexy, devo fare un viaggio di lavoro”
Il commesso, un bel ragazzo di circa trent’anni la fa accomodare e le porge alcuni modelli.

Quando si accorge che la gonna è molto corta si inginocchia davanti a Monica con la scusa di aiutarla a calzare le scarpe. Lei non aspettava altro e da brava zoccoletta le allarga ancora un pochino, giusto quanto basta per fargli intravedere le mutandine. Il commesso sorride senza togliere gli occhi. “Questa misura è forse un poco grande. Le faccio provare una misura meno”
Senza alzarsi chiede l’ aiuto del collega, molto più giovane, quando questo arriva con la taglia giusta gli dice di abbassarsi ad aiutarla a calzarla.

Il nuovo arrivato ci mette un attimo a capire il motivo: si mette anche lui guardare tra le gambe di Monica. Lei ovviamente se ne accorge subito e le allarga ancora un po’ per offrire ad entrambi una visione migliore. Quando pensa di averli fatti agitare a sufficienza dice “Ma guarda un po’, tutte le calze spiegazzate” Si abbassa per lisciare la prima e la camicetta si apre lasciando in bellavista il prezioso reggiseno ricamato.

Alla vista dei suoi capezzoli turgidi il ragazzo sospira forte e socchiudendo gli occhi si avvicina per inalare il caldo profumo. L’altro commesso è più esperto e deciso: “Lasci, signorina, faccio io” Le prende il piede appoggiandolo sulla sua gamba e comincia a lisciare la calza sulla caviglia di Monica, indugiando parecchio. Con la gamba alzata la gonna risale ancora, mostrando la parte alta delle cosce non coperta dalle calze autoreggenti e scoprendo del tutto il piccolo triangolo di stoffa che copre a malapena la patatina bella gonfia.

“Ha delle bellissime caviglie signorina, questo modello le sta a pennello e la slancerà molto” “Non trova che i miei polpacci siano un po’ troppo grossi?”
Dice lei con voce civettuola. Lui ne approfitta e fa salire lentamente la mano fino alla parte posteriore del ginocchio. “Sono così stanca, oggi sono stata in piedi tutto il giorno”
“Le ci vorrebbe un bel massaggio, lasci fare a me” Con tutte due le mani prende a carezzare la gamba di Monica che si appoggia allo schienale del divanetto.

“Adesso la destra va meglio, ma la sinistra…. ” Il ragazzo più giovane prende la palla al balzo e comincia anche lui a massaggiarle la gamba, sempre più su, fino alle coscia.
Quando ritiene di averli surriscaldati abbastanza Monica li interrompe: “Vorrei provare anche quel paio laggiù” Il commesso più anziano le toglie le scarpe tenendole i piedini tra le mani, l’ altro si affretta a portarle. “Bellissime, ma non si intonano alle mie calze, dovrei toglierle, c’è un camerino?” “Purtroppo no, ma può andare nel retro, se vuole l’accompagno, è un po’ buio là dietro…” Le apre la porta del piccolo magazzino e lei subito solleva la gonna fin sopra il sedere per togliere più facilmente la calza, che poi passa al ragazzo “Me la potrebbe reggere?” Lui la prende facendola scivolare tra le mani per poi portarla al viso annusandola con voluttà “Ha un profumo molto sensuale, signorina” “Grazie!”
Naturalmente si ‘ dimentica ’di abbassare la gonna mostrando al più giovane, rimasto sulla soglia, il suo bel culetto coperto a malapena dal tanga.

Nel togliere l’altra calza si china più del necessario, rischia di cadere e si sposta all’indietro, andando ad appoggiare il suo culetto contro il commesso.
Lui è pronto a sorreggerla, mettendo entrambe le mani sui suoi fianchi, si appoggia a lei da dietro, facendole sentire la prepotente erezione nei suoi pantaloni.
Monica dimena il culetto sfregandoglielo sulla patta per almeno un minuto, poi con voce maliziosa:
“Uh, grazie, ho rischiato di rompermi una gamba! Se non ci fosse stato le proprio dietro di me e così vicino!” Si abbassa la gonna e torna nel negozio.

“Devo scappare, si è fatto tardi!”
Il commesso le porge un biglietto da visita e le chiede un appuntamento per la sera stessa.
“Per chi mi ha preso? Sono una ragazza fidanzata e amo il mio ragazzo!”
Però prende il biglietto da visita e lo infila nel reggiseno con fare malizioso.
Esce dal negozio dopo 47 minuti

Mercoledì 3 aprile
Solito tran tran – ufficio – poi shopping – fino alle 17.

15 nulla da segnalare
La nostra investigatrice l’ ha seguita fino a C. so Vittorio Emanuele dove è entrata in un negozio di abbigliamento

Viene accolta da una commessa alla quale chiede di provare alcuni capi.
“Devo fare un viaggio di lavoro, vorrei qualcosa di serio e professionale, ma nello stesso tempo un po’ sexy, ci tengo a fare bella figura, ci sarà anche il mio capo. E’ un bell’uomo e ci tengo che apprezzi il mio lavoro, spero in una promozione”
La ragazza le propone alcuni capi, Monica va nel camerino e si spoglia con la tenda non del tutto accostata.

Va dentro e fuori per chiedere il parere della ragazza.
Nel frattempo alcuni ragazzi hanno notato lo spettacolo e sostano davanti alla vetrina godendosi lo spettacolo del suo corpo ben tornito.
La commessa le dice con fare malizioso “Tutte le gonne che ha provato le stanno molto bene, del resto col suo fisico perfetto, certo servirebbe un parere di un maschietto, se vuole le chiamo il collega del reparto maschile”
Arriva un ragazzo sui trenta, bel fisico palestrato, che quando vede Monica inalbera un sorriso a trentadue denti.

“Buongiorno, io sono Luca, come posso esserle utile?”
Monica mostra le due gonne che ha selezionato:
“Non riesco a decidermi, vorrei un consiglio”
“Se le indossa sarò ben lieto di aiutarla”
Lei va nel camerino e si spoglia immediatamente, mentre il ragazzo, con le due gonne sottobraccio non finge nemmeno di non ammirarla dalla tenda socchiusa.
“Perbacco, sono sicuro che le staranno bene entrambe!” le dice sornione mentre si appoggia alla parete del camerino.

Monica, in mutandine e reggiseno si volta mostrando ben bene anche la sua parte anteriore.
“Dice che mi staranno davvero bene?”
Prova la prima gonna, marrone, appena sopra il ginocchio, con un ampio spacco laterale..
Piroetta davanti al commesso per farsi giudicare.
“ Le sta da Dio, non avevo dubbi! Solo che…. ”
“…che?”
“Se tiene la camicetta infilata si formano delle pieghe”
“Mmmm, ha ragione”
Si sfila la camicetta dalla gonna.

“Però adesso la camicia le copre il posteriore ed è un peccato tenerlo nascosto!”
Lei si sporge a guardarsi il didietro “Già, ha ragione, proviamo così… ”
Si sfila la camicetta restando con il solo reggiseno di pizzo bianco trasparente che esalta i cerchi perfetti dei suoi capezzoli, già un poco eccitati.
“Sì, mi piace, provo anche l’altra”
Se la sfila restando ora con le sole minuscole mutandine coordinate al reggiseno.

Prova ora un tubino nero elasticizzato molto aderente.
Per infilarlo sculetta ampiamente davanti al ragazzo.
“Come mi sta?”
“Divinamente, le esalta le forme così rotonde e flessuose, però dovrà indossarla con un intimo diverso, si nota il profilo degli slip ed è antiestetico”
Le sorride maliziosa “Non c’è problema, sapesse quanti bei perizoma ho! Per il momento però…”
Solleva la gonna , si toglie le mutandine e dice “Molto meglio, che dice?”
“Perfetta, l’ abbinerei ad un bel top smanicato, anch’esso aderente, ne abbiamo un modello delizioso, me lo faccio portare”
Senza togliere gli occhi di dosso a Monica chiede alla collega il capo.

“So già che mi dirà che il reggiseno si nota troppo, meglio che me lo levi subito!”
Rimane con le belle tettine in mostra, indugiando per farsi ben guardare prima di indossare il nuovo capo che le lascia scoperta una buona parte del pancino piatto.
“Dovrebbe tenderlo un po’ di più, ci sono troppe grinze, lasci che l’aiuti io”
Lui liscia il top indugiando sulla parte anteriore.
“Non sarà troppo aderente? Guardi come mi spuntano i capezzoli….

non vorrei che il mio capo si facesse un’idea sbagliata..”
Lui non dice nulla e la sfiora con i pollici
“Se fa così spunteranno ancora di più…”
Dice lei con voce un po’ roca.
Lui si abbassa per baciarla, ma lei si tira indietro
“Mio dio è tardissimo,devo scappare. Compro le due gonne ed il top”
Si spoglia e nuda ruota davanti al commesso:
“Davvero mi trova carina?”
“La trovo incantevole, torni quando vuole, è un piacere servire una donna come lei!”

Giovedì 4 aprile
Ancora nulla da segnalare fino alle 17.

30, quando il soggetto si reca presso un negozio di intimo non lontano dall’ ufficio. Un nostro investigatore piazza un microfono direzionale collegato ad una microcamera..
Il proprietario del negozio è un piacente uomo maturo, alto e brizzolato, molto elegante.
“Vorrei un paio di completi coordinati,meglio se in seta, con colori vivaci, ha qualcosa da propormi?”
Lei scarta le prime proposte “Molto belli, ma vorrei qualcosa di più elegante e nello stesso tempo più malizioso…”
“Proprio stamattina abbiamo ricevuto una nuova collezione, ma non abbiamo avuto il tempo di esporla, è ancora nel retro, si accomodi”
Senza farsi vedere l’uomo chiude a chiave la porta del negozio ed espone un cartello ‘ Torno subito’
Dispone sul banco parecchi articoli illustrando le caratteristiche di ciascuno.

“Le consiglierei questi” e porge a Monica una di minuscoli tanga color porpora, azzurro, giallo chiaro, tutti con i bordi ricamati ed assolutamente trasparenti..
“Sono molto diversi tra loro, ma entrambi si adattano al suo fisico ed anche a situazioni un po’ particolari, capisce cosa intendo!”
“Bene, forse ci siamo, direi che sono proprio il genere che cercavo, posso provarli?”
“Certo, per non tornare di là può mettersi dietro quel paravento”
Monica si spoglia e prova il primo tanga.

“Non ha uno specchio?”
“Certo, glielo porto” e si accinge a prendere un grande specchio con la cornice antica.
“Chissà come pesa! Non si disturbi, vengo io”
Esce dal paravento indossando solo il nuovo tanga e gli alti stivali neri.
Si rimira nello specchio, guardando il sedere da sopra la spalla.. L’uomo è al suo fianco e la osserva ammirato.
“Sapevo che le sarebbe stato d’incanto, ho intuito subito il suo genere di fisico.

Mi permetto di suggerirle di provare anche queste culottes, scommetto che le staranno altrettanto bene”
“Mmmm, non saprei, non ne ho mai possedute, non mi sembrano molto sexy, troppa stoffa a mio parere, forse sono anche scomode”
“Intuisco che non ha mai indossato un capo come questo, senta che piacevolezza al tocco”
Lei le afferra e le carezza con la mano.
“Si immagini di indossarle e sentirsi sfiorare da una seta così morbida”
“Non mi convincono, ma se lo dice lei…”
Senza più ripararsi dietro il paravento si toglie il tanga.

“Oh, scusi, mi sono scordata di lei e mi sono messa nuda…che spudorata!”
“Non si preoccupi, sono abituato. E poi è sempre un piacere vedere certa bellezza!”
Indossa le mutandine di seta e si guarda nello specchio.
“Devo dire che aveva ragione, è una strana sensazione sentire sulla pelle la seta che si muove, sembra una tenera carezza. ”
“Provi a camminare, il movimento le darà ancora più sensazioni”
Lei sculetta avanti e indietro per la stanza, gli occhi di lui non si staccano dalle sue forme sinuose.

“Scusi se mi permetto, ma per capire meglio la bellezza di questo articolo lo dovrebbe indossare con qualcosa di più adatto, ad esempio un reggiseno intonato”
“Già, il mio reggiseno nero stona un po’”
Se lo leva, restando a tette nude davanti all’uomo.
“Signorina, lei ha un corpo delizioso, chissà come sarà felice il suo ragazzo vedendola indossare queste mutandine”
Lei gli strizza l’occhio e con fare malizioso risponde “ A dire il vero la prossima settimana farò un viaggio di lavoro e lui potrebbe non essere il primo a vederle! Però…sa una cosa, mi sembrano un po’ larghe al cavallo”
Lui sorride.

“Guardi che sono fatte apposta, venga che le mostro”
La prende per i fianchi e senza sforzo la solleva facendola sedere su un alto tavolo di noce antico.
“Non si muova, le prendo una cosa”
Torna con un paio di calze in seta.
“Mi permette?”
Si inginocchia davanti a lei e senza togliere gli occhi da lei comincia ad infilarle la prima calza, facendo scorrere le mani lungo tutta la gamba fino alla coscia.

Per farlo alza la gamba di Monica, le mutandine si spostano di lato mostrando parte della sua passerina ben curata.
Quando ha infilato entrambe le calze sposta lo specchio davanti a lei.
“Guardi che meraviglia, provi ad accavallare le gambe, brava così…sente il fruscio della seta? Non c’è musica più sublime per un uomo. Stia ferma, senta quando le faccio scorrere la mano sulla seta, sente come scivola lieve? “
Monica socchiude gli occhi e lancia un lungo sospiro.

“Non faccia così, mi imbarazza…. ”
”Non sia nervosa, si goda la sensazione…pensi a quando un ragazzo giovane farà lo stesso, sarà ben diverso rispetto ad un vecchietto come me”
“Sta scherzando? Lei è così affascinante…”
La sua mano risale fin oltre il bordo delle calze fino a sfiorare l’interno della coscia non coperto dalla calza e poi ancora più su, fino a toccare il tessuto delle mutandine.
Le accarezza lieve la passerina, le scosta le mutandine e la trova umida.

Monica divarica le gambe ed il suo ginocchio tocca il cavallo dei pantaloni di lui, percependo chiaramente la prepotente erezione.
“No, no, si fermi, cosa sta facendo?”
“Taci, zoccoletta, stai ferma che ti piace”
Lui le porta l’altra mano sul seno nudo giocando con il capezzolo eretto, poi porta le labbra sulle tettine mentre con la mano libera si slaccia i calzoni facendoli cadere sulle caviglie esibendo un affare di ragguardevoli dimensioni talmente duro da vibrare.

Porta la mano di Monica sul suo uccello senza smettere di leccarli i capezzoli e titillarle il clitoride.
Lei lo avvolge con la mano e lo muove un paio di volte su e giù.
“Devo andare adesso è tardi”
Si riveste in fretta. “Le compro tutte e due. Quanto devo?”
“Omaggio della ditta, spero sia stata soddisfatta e che torni presto”
“Ci può contare!”
Se ne va lasciando le sue mutandine sul tavolo.

Lui le prende e, dopo averle voluttuosamente annusate, se le mette in tasca.

Fine del resoconto.
Sarà nostra premura inoltrarle la seconda parte del rapporto al ritorno della signorina dal viaggio in Svizzera.
Distinti saluti,
AGENZIA INVESTIGATIVA
“OCCHIO DI LINCE”.

..e poi cosa è successo

Non appena entrò in casa mi lanciò le braccia attorno al collo e mi cominciò a baciare come mai aveva fatto prima.
“È stato bellissimo è vero, è stato bellissimo”.
In tutta la maia vita non l’avevo mai vista così emozionata, sembrava una bambina tornata da un parco giochi che ancora agitata cercava di raccontare tutte le meraviglie che aveva visto.
“Avevi ragione, avevi pienamente ragione!!” continuò.
“Sai all’inizio quando siamo tornati a casa non ci ho neanche pensato, piuttosto sono subito corsa a fare una doccia prima che andasse lui, è stato dopo che è cominciato tutto, quando tornato dal bagno si è seduto sul divano accanto a me.

Sai Daniele come è fatto, aveva portato due grandi calici ed una bottiglia di Brunello, abbiamo cominciato a bere, a chiacchierare e poi è successo.
Non so nemmeno io come, non lo so te lo giuro. Forse il vino, forse tutte quelle parole che mi avevi detto, ma ad un certo punto non so come ci siamo baciati.
È stato stranissimo, è stato così naturale che non te lo saprei spiegare.

Non lo so quanto siamo stati, so solo che non riuscivamo a staccarci nemmeno per posare i bicchieri.
Fortuna che gli è arrivato un messaggio che ci ha riportato con i piedi per terra.
Che sensazione che ho provato, quando ci siamo ripresi per un attimo ci ha fatto un effetto strano, eravamo tutti e due imbarazzatissimi, Daniele non ha avuto neanche il coraggio di sedersi di nuovo accanto a me”.

Parlava ad una velocità incredibile, mi raccontava per filo e per segno quello che era successo estasiata come una creatura.
“E poi cos’è successo” chiesi io.
“È successo che io mi sono alzata e l’ho tirato perché si sedesse di nuovo accanto a me ed a quel punto basta, siamo andati avanti fino alla fine.
Io mi sono avvicinata a lui e mi sono seduta a cavallo sulle sue gambe e poi l’ho baciato di nuovo.

Non puoi capire che strano, sentivo le sue mani tenermi il viso e poi sentivo tutto, sentivo che era eccitatissimo. All’inizio è stato molto gentile, non ha mai insistito, le mani sui seni glie le ho fatte mettere io.
Mio dio che emozione quando ha iniziato a toccarmi. Sai Daniele ha una delicatezza unica, ha cominciato a toccarmi e poi con un garbo incredibile mi ha scoperto i seni dalla canottiera sfiorando i capezzoli.

Non ho capito più nulla. Sai quanto amo che mi sia faccia una cosa del genere e tu non puoi capire come è stato con lui.
Mi accarezzava la punta dei capezzoli con le dita pizzicandoli appena, quasi mi sembrava di venire mentre la sua lingua giocava con la mia.
Siamo stati così per un po’ ma a poi gli ho chiesto di portarmi in camera da letto.
Ti giuro, quando siamo entrati sono rimasta senza parole non puoi capire cosa ha.

Non te lo puoi immaginare!
Quando si è tolto l’accappatoio sono quasi morta, non solo era grosso ma era lungo, lunghissimo…
Ho cominciato a toccarlo e poi l’ho baciato. Non so cosa mi abbia preso, ho cominciato a baciarglielo tutto e quando l’ho messo in bocca è stato incredibile.
Daniele mi accarezzava la nuca, mi teneva una mano dietro la testa ma non ha mai spinto, mi ha lasciata fare fino a quando non ci siamo sdraiati.

Ci siamo abbracciati e baciati e poi mi è venuto sopra ed abbiamo fatto l’amore.
È stato incredibile, è entrato dentro di me così dolcemente che quasi non ho sentito dolore.
Penso che nessun altro avrebbe avuto la sua grazia.
A cominciato a spingerlo dentro poco alla volta, era così lungo e grosso che certe volte mi laciava senza fiato. La cosa più bella è che mentre si muoveva mi baciava.

È un ragazzo tenerissimo. Abbiamo fatto l’amore per quasi tutta la notte, è stato bellissimo, è stata una cosa meravigliosa”.

Mi moglie mi raccontava di questa sua esperienza estasiata, non l’avevo mai vista così ed il fatto che ha spingerla fossi stato io mi riempiva il cuore di gioia.
Non ci credeva, diceva che con Daniele c’era un amicizia profonda che con il sesso non aveva nulla a che fare, ma proprio per questo insistetti tanto, perché sapevo benissimo che non si sarebbe trattato di sesso.

L’amicizia è una crisalide che può attendere anche una vita intera prima di trasformarsi in altro, io ho solo accelerato i tempi, ho solo permesso alla farfalla di sbocciare prima che fosse troppo tardi.
Se adesso mia moglie continuerà a fare l’amore con Daniele ne sarò felice, spero solo che questo loro modo di amarsi non li porti troppo oltre, semmai l’amicizia dovesse lasciare il proprio posto all’amore, la magia di questa storia svanirà con essa e mi dispiacerebbe troppo.

PS: Questa meravigliosa fantasia è un miscuglio di realtà e finzione, di sogni, speranze e desideri in parte realizzati ed in parte no. Non pretendo di essere capito e non ho alcuna intenzione di essere apprezzato, ma in un mondo in cui tutti hanno la presunzione di saper fare ogni cosa e meglio degli altri, io ho la presunzione di dire a tutti quegli uomini che non concepiscono il piacere di condividere la propria moglie, che se c’è un privilegio nell’essere sposati, è quello di vivere facendo sentire la propria compagna la femmina che tutti vogliono e che merita di essere.

Perché ogni donna prima di essere donna è un femmina della specie.

H, H & S – La ricetta dell’amor

Ricetta eros per una sera indimenticabile

Ingredienti:

– La musica proposta a volume basso o una compilation soft a piacere
– Alcune candele profumate
– Del lubrificante intimo adatto anche al massaggio col profumo che il vostro Lui predilige
– Due asciugamani di lino, uno asciutto e uno sempre inumidito di acqua fredda
– Un tappetino da pavimento
– Qualche profilattico per donna
– Un guanto di lattice
– Un fazzoletto nero

Attirate il vostro amore in una stanza buia e fatelo sedere in mezzo alla stanza.

Assicuratevi di non essere disturbati almeno per un’ora.
Fate partire la musica, poi recatevi da lui e baciatelo al buio, cominciate solo dalle labbra, indugiate sul contorno, leccatele delicatamente e bagnatele di saliva poi, col fiato, aspirate fino ad asciugarle; ricominciate il gioco, poi catturate la sua lingua e giocateci, come fosse un piccolo pene.
Quando sarà ben eccitato, mollatelo nel buio e accendete una a una le candele, con lentezza esasperante.

Fate in modo che ogni vostro movimento sia sensuale e chinatevi in maniera che la veste che avrete scelto si alzi maliziosamente sulle vostre cosce e che la scollatura metta in evidenza i vostri seni.
Avvicinatevi a lui e sussurrateli di non fare niente, assolutamente niente.
Spogliatelo lentamente e completamente nudo.
Allontanatevi di nuovo, spogliatevi voi, adesso, ma senza mosse o spogliarelli, svestitevi proprio come fareste se lui non ci fosse.

Ignoratelo!
Se c’è uno specchio tanto meglio… civettate, controllatevi, assaporatevi, come fareste nell’intimità della vostra cameretta.
Quando sarete del tutto nude, sistemate gli abiti accuratamente, attardandovi per farlo impazzire.
Tornate da lui.
Baciatelo ancora ma più aggressivamente, questa volta.
Fatelo distendere e ignorate completamente il suo cazzo, soprattutto con le mani.
Mettetevi in piedi e lasciate cadere sulla sua pancia e sul petto alcune gocce d’olio intimo, lubrificante e profumato.

Salitegli sopra, petto contro petto e gambe contro gambe.
Dovete pesargli, sopra.
Poi restate immobili, lasciando che l’olio si espanda tra i vostri corpi.
Ora appoggiate i gomiti sul tappeto e anche le punte dei piedi.
Allentate la pressione e iniziate a muovervi delicatamente, in maniera semicircolare su di lui: ancheggiate leggermente.
Da questo momento in poi, il vostro movimento base, come fosse una danza sensuale, dovrà essere sempre una specie di spira sinuosa, accennata con tutto il corpo: parte dalla testa, dalla radice del collo e, formando una specie di piccola “esse” nello spazio, scende inarcandovi la schiena, fino a spegnersi tra le anche, all’altezza del vostro pube.

Muovetevi sempre a shitti, lenti o veloci, a seconda che siate su di lui o che vi mostriate nella stanza, alla luce delle candele.
Ora voi siete bellissime… ricordatelo bene.

Buttate nei rifiuti tutti luoghi comuni, le taglie forti e quelle deboli e le misure del reggipetto.
Adesso voi siete una macchina per eccitare. E’ ciò che farete (e non come siete fatte) la droga del vostro amante.
Muovetevi su di lui, strisciategli sopra, sfioratelo, e non vi preoccupate di strapazzargli il membro, anche se eretto.

Massaggiatelo con tutto il corpo, le spalle, i seni, la pancia, le anche.
Se siete abbastanza “atletiche” potete ripetere le stesse operazioni, dopo, ma voltate di schiena.
Poggiatevi su di lui senza esagerare e, spingendovi sui talloni, massaggiatelo con le natiche, la schiena e l’interno delle cosce.
Dopo, alzatevi e lasciatelo solo, con l’ordine, sussurrato, di non toccarsi: Lui oggi è vostro!

Fingete di risistemare le cose, spostate le candele, trovate una scusa per muovervi davanti ai suoi occhi stupiti e, aiutandovi col ritmo della musica, continuate a disegnare le spire col vostro corpo.

Tornate da lui e sedetegli accanto, all’altezza dei fianchi.
Bendatelo col fazzoletto nero.
Con una mano formate una coppa sotto la sacca dello scroto e tenetela ben ferma, con decisione, per infondergli calore.
Intanto con l’altra mano, aperta a ventaglio, carezzategli il basso ventre, fino alla radice del pene, senza mai salire più sopra, però.
Quando vedrete che inizia a rispondere alle vostre carezze, che il cazzo comincia a svettare e lui tende ad arcuarsi, involontariamente, sulla schiena, prendete rapidamente la tovaglia, umida e fredda, e ponetela sulla sacca che contiene le palle, facendolo sussultare.

Non rispondete alle sue domande né alle sue preghiere, non fermatevi, non lo rassicurate… ignoratelo!
Ripetete l’operazione, col caldo e col freddo, sulla radice dei suoi genitali.
Dopo un po’ di patimenti, accostate il viso alla zona erogena: non toccate il cazzo con le dita ma alitateci sopra con la bocca.
Dopo qualche minuto di spasimi, baciatelo proprio sul glande, sia che il suo pene sembri come circonciso, sia che abbia la testa ricoperta dalla pelle tesa del prepuzio, ma senza introdurvi il cazzo nella bocca… adoperate solo un continuo e perverso gioco di labbra.

Adesso fate voltare il vostro uomo e fate in modo che si metta a quattro zampe, come un cagnolino, sul tappeto.
Voi adesso starete in piedi.
Aprite le gambe e mettetevi a cavalcioni su di lui, con la faccia rivolta verso i piedi.
Sedetegli sopra, appoggiandovi con le gambe molto aperte ma senza pesargli eccessivamente.
Fate in modo che si senta in vostro possesso, però.
Premete un poco e allargatevi perchè senta, nell’incavo della schiena, il calore e l’umidità delle grandi labbra spalancate.

Adesso che siete perfettamente in posizione, carezzategli le natiche con delicatezza e poi somministrategli piccoli schiaffetti, come se voleste confortarlo.
In effetti, subito dopo, lo fustigherete senza violenza ma, con decisione, servendovi dello straccio bagnato.
Colpi dati per gioco, ma decisi e mortificanti e, se accenna a ribellarsi, premetegli sopra con il pube, per farlo star buono.
Dopo una giusta dose di fustigate, scendete da cavalcioni e sbendatelo.
Lasciate che vi veda mentre organizzate, con una specie di rilassata professionalità, il gioco successivo.

Prendete la bustina con il profilattico da donna, apritela e sfilatelo davanti ai suoi occhi, poi ritornate al suo fianco e mettevi in ginocchio.
Posate il profilattico sulla sua schiena e, intanto, calzate sulla sinistra il guanto monouso.
Bagnatevi le mani con un poco d’olio e, aiutandovi, con le dita ungetegli le natiche e il pene.
Con la mano guantata gli carezzerete i glutei, scendendo sempre più giù, tra le sue cosce, fino a prendergli tra le mani le palle e il cazzo, tirando da sotto.

Quando l’asta sarà ritta e possente, prendetegliela nella mano destra con e cominciate a mungerlo a shitti, con movimenti sempre più decisi.
Continuate questa sega spietata senza fermarvi e sempre in maniera molto meccanica.
Intanto, con la sinistra, spingetevi fin dove la vostra fantasia e la sua tolleranza vi permettono, continuando sempre a carezzare il sedere, scendendogli costantemente sotto il corpo.
Salite e scendete tra le sue chiappe e cercate di infilargli una o due dita, delicatamente, nello sfintere.

Fermatevi solo se le sue rimostranze diventano inaccettabili, altrimenti insistete e spingete, fino a quando il buco diventa rilassato e le dita lo penetreranno fino in fondo all’ano, agevolmente.
Quando vi renderete conto che è allo spasimo e sta per raggiungere il piacere, rapidamente, uscitegli dal culo e, con la sinistra, piazzate il preservativo, a mo’ di secchiello, sotto il glande, facendo molta attenzione al momento in cui inizia la sborrata.
Bloccate la mano che masturba, tutta verso l’alto, verso la radice, lasciando la parte anteriore del cazzo libera di sfogarsi e di staffilare nell’aria, ripetutamente.

Mentre viene, abbarbicatevi ai suoi fianchi e tenetevi a lui, delicatamente, ma con decisione, non lasciatelo finché non si sarà, evidentemente, calmato.
Ora, mostrategli tutto lo sperma che avete raccolto dal suo scroto e poi… consegnatevi nelle sue mani. Adesso tocca a lui, mentre voi assaporate i profumi e i sapori di questa esperienza carnale.
Ora sarete voi, invece, a stendervi sul tappetino, mentre il vostro lui si riprende.
Di nuovo incuranti della sua presenza, stendetevi supine e, davanti ai suoi occhi, siate più porche che mai, infilandovi il profilattico riempito da poco, ancora caldo di lui, nella vagina.

Iniziate a masturbarvi, con le ginocchia piegate e la figa molto aperta e vedrete che, appena sarete pronte per venire a vostra volta, l’uomo, che avrete invitato al vostro banchetto d’amore, non resisterà e, saltandovi addosso, si metterà a chiavarvi come un ossesso, inzuppando il suo cazzo, nuovamente duro, nel liquido mare della sua precedente sborrata.

Fate buon gioco, dolci ancelle.

Capitolo 17 – Il secondo tempo di Amin

Capitolo 17 – Il secondo tempo di Amin

Infatti mentre il cazzo di mio padre si era ammosciato del tutto, quello di Amin era ancora dritto e duro come un fuso e mamma ora lo guardava vogliosa.
– Amin, – disse mamma – ora lo voglio dentro. –
Amin non se lo fece dire due volte.
– Mettiti a pecorina – disse a mamma. Mamma obbedi’ di corsa. Era proprio davanti a noi.

Si mise a quattro zampe con le gambe aperte.
– Mettiti anche tu cosi’ – dissi a Claudia.
Senza dire niente mia sorella si sollevo la camicina e apri’ le cosce.
Ero eccitatissimo, il mio cazzo era duro come quello di Amin, ma era un terzo del suo
– Mettimelo dentro – disse Claudia – sono eccitatissima, ho voglia di godere, mettilo dentro Giorgio –
Amin lo stava mettendo dentro a mia madre, mentre io lo mettevo a mia sorella.

Appoggiai il cazzo tra le cosce, Claudia apri’ ancora di piu’ le gambe e spinse all’indietro.
Sentii il grido di mamma, quando il cazzo di Amin le entro dentro. Un grido di dolore puro, poi Amin si tiro’ indietro spaventato.
– No, rimettilo dentro – disse – lo voglio, lo voglio tutto. Non ho mai sentito un cazzo cosi’-
Amin si riavvicino e stavolta piano piano lo infilo’ dentro. La cappella era entrata , mentre io pompavo nella fica di mia sorella che cominciava a mugolare.

Anche lui comincio’ a pompare e mia madre emetteva un grido misto tra il dolore ed il piacere.
– Mi stai rompendo la fica Amin – disse – ma mi piace, oddio come sei grosso, mi fai morire. D’ora in poi come faro’ con il cazzetto di mio marito?-
Amin comincio’ a pompare ritmicamente e piu’ velocemente. Vedevo il suo cazzo nero sparire tutto nella fica di mia madre. Stavo godendo.
Mia sorella muoveva il culo avanti e indietro mentre io pompavo senza sosta nella sua fichetta.

– Vienimi dentro Amin – disse mia madre – Riempimi la fica con la tua sborra densa, fammi sentire una donna –
– Anche tu Giorgio – mugolo’ mia sorella – riempimi, sborrami dentro, voglio sentirti. –
In quel momento mio padre si sveglio e vide la scena.
Alla vista del cazzo nero di Amin nella fica di sua moglie, il cazzo gli venne subito duro, se lo meno’ per qualche secondo e poi si sdraio con le spalle a terra e si spinse fin sotto le gambe di Amin e di mia madre.

Vedeva il cazzo di Amin entrare ed uscire dalla fica e continuava a menarsi il suo.
Intanto io scopavo la mia sorellina che iniziava a mugolare.
– Oddio Amin, non ce la faccio piu’, vienimi dentro riempimi di sborra – disse, mentre mio padre le leccava la fica. Mentre la leccava, il cazzo di Amin gli sfiorava le labbra, e le palle, dure e nere, gli sbattevano contro il mento eccitandolo ancora di piu’.

Mia sorella inizio a mugolare piu’ forte tanto che le dovetti chiudere la bocca con la mano, io stavo per venire e anche lei.
Sentii il rantolo di Amin che veniva. Sparo’ un fiotto di sborra nella fica di mia madre, che grido:
– Mamma mia, mi stai riempiendo tutta, e’ caldo non riesco a tenermi, sto venendo –
Vidi la sborra di Amin uscire dalla fica di mia madre e colare sulla faccia di mio padre, nello stesso momento, uno schizzo usci’ dalla fica di mia madre, mia madre stava godendo come non mai.

Mio padre lecco’ tutto, sperma, piscio, il cazzo di Amin, le palle, mentre io riempivo la fichetta di mia sorella che urlava di piacere.
Il cazzo di Amin usci’ dalla fica di mia madre e sbatte’ sulla faccia di mio padre. Mio padre non ci penso’ due volte, lo afferro’ e se lo mise in bocca. Lo lecco’ per bene, e lo spompino’ 3 o 4 volte, poi lo lascio’.
Amin si accascio’ per terra, mia madre era distrutta dal piacere e stava a pancia sotto con le gambe ancora aperte mentre la sborra di Amin continuava ad uscire dalla sua fica.

Mio padre era vicino a lei in estasi.
Mia sorella, anche lei sdraiata per terra, era quasi svenuta dal piacere. La presi in braccio e la riportai in camera sua. Le guardai la fichetta tutta sborrata e gliela lecai un po’, mentre lei aveva ancora qualche mugolio di piacere.
Tornai in camera mia, mi misi a letto e cercai di dormire,pensando a cosa ci avrebbe riservato il futuro.

(continua).

Capitolo 16 – L’amico nero di papa’

Capitolo 16 – L’amico nero di papa’

Una sera papa’ venne a casa con un collega di lavoro, Amin, un senegalese di 28 anni. Cenammo tutti insieme. A tavola, papa’ scherzava con Amin mentre mamma non era molto di buonumore, anzi la vedevo un po’ preoccupata.
Appena finito di mangiare, papa’ ci mando’ a letto a me e mia sorella perche’ loro dovevano discutere di cose di lavoro. Io non ci credetti molto, ma non avrei mai immaginato che cosa sarebbe successo dopo.

Feci finta di andare a letto e dopo una mezzoretta mi alzai e piano piano andai verso il soggiorno.
La scena che vidi era sconvolgente.
Papa’ era seduto sulla poltrona, mentre mamma era sul divano con Amin.
Amin le stava parlando all’orecchio, non capii cosa le stesse dicendo, ma la cosa non faceva piacere a mamma che scuoteva continuamente la testa.
Ad un certo punto papa’ disse:
– E dai Sandra ne abbiamo parlato piu’ volte, vedrai che ti piacera’, fallo per me.


Mamma non disse nulla, poi vidi la sua mano andare verso la zip dei pantaloni di Amin e tirarla giu’ piano piano.
Ogni tanto si fermava e guardava mio padre.
– Dai – diceva lui – dai tiraglielo fuori, vedrai come e’ grosso –
In effetti aveva ragione. Vidi la mano di mamma entrare nei pantaloni e tirare fuori un affare nero, moscio, che non riusciva neanche a tenere nella mano.

Vidi la faccia di mamma con una espressione tra il terrore e la curiosita’.
Continuava a guardare quella pompa che aveva nella mano senza dire niente.
– Dai Sandra, prendilo in bocca, fagli un pompino…..dai fai la brava!- disse lui.
Mamma lo guardo’ e si mise iin ginocchio di fronte ad Amin. Prese bene in mano il cazzo e apri’ la bocca.
Non avevo visto niente di simile. Fatico’ a farlo entrare in bocca ed era moscio, figuriamoci quando sarebbe stato bello duro.

Mamma comincio a muovere la testa su e giu’ aiutata dalle mani di Amin.
Vedevo quel coso nero entrare ed uscire dalla bocca di mamma. Riusciva ad ingoiarne soltanto un terzo.
Poi papa’ si alzo dalla poltrona e si inginocchio’ dietro mamma.
Le sollevo’ la vestaglietta, prese il cazzo in mano e lo infilo’ tra le cosce di mamma.
Alla prima spinta mamma riusci ad ingoiare un bel pezzo del cazzo di Amin, poi, aiutata dalle spinte di papa’ continuo’ a leccarglielo.

Cominciai a veder un certo miglioramento nel comportamento di mamma. Prima era spaventata e poco collaborativa, ora la sentivo ansimare e le sue mani afferravano il cazzo di Amin, aiutandolo ad entrare tutto in bocca.
Dovevo svegliare Claudia. Andai in camera da mia sorella e le dissi: – Claudia vieni, ti faccio vedere quello che non hai mai visto-
– Ma che dici – rispose – voglio dormire. –
– Dai vieni di la’, c’e’ mamma e papa’ con un negro, vedessi che spettacolo –
Claudia si alzo, aveva solo una camicina da notte, e barcollando ci avvvicinammo al soggiorno.

Quando Claudia arrivo, quasi cadeva a terra.
Mamma aveva tutto il cazzo di Amin in bocca, mentre papa’ la pompava da dietro e stava per venire.
-Giorgio, ma cosa e’ quel coso nero, ma e’ enorme – disse lei.
– Si non ne avevo mai visto uno cosi’ – risposi.
Non facemmo in tempo di finire la frase che sentimmo due esplosioni.
Papa’ sborrava nella fica di mamma, mentre Amin riempiva di sperma la bocca di mamma.

Sentimmo un gorgoglio, mamma sembrava che stesse annegando, mentre fiotti di sborra le uscivano dalla bocca e la sua gola faceva fatica ad ingoiare quello che le schizzava dentro.
Amin stringeva la testa di mamma e se non l’avesse lasciata subito, mamma sarebbe sicuramente annegata nello sperma.
Papa si accascio’ per terra. Il cazzo uscendo dalla fica di mamma emise un rumore simile ad un tappo di champagne, mentre un fiotto di sborra le colava sulle gambe.

Amin si butto’ all’indietro sul divano mentre il cazzo usciva dalla bocca di mamma seguito da fiotti di sperma che le colarono sopra le zinne turgide.
– Hanno finito Giorgio? – chiese Claudia
– Non credo – risposi. – Ora viene il secondo tempo.

(continua).

Rossella e Joli seconda parte

I due giorni seguenti la confessione di Rossella sulla natura del suo rapporto con Joli (vedi: ) sono trascorsi tranquilli, unica novità un paio d’ore di “riposino” pomeridiano delle due donne.
Per tutta la giornata precedente la partenza Rossella è stata assente, nervosa ed irritabile, l’ ho sentita piangere nascosta in bagno.
Stufo, decido di affrontare l’ argomento.
“Non mi importa se ci vai a letto o se ti fai prendere un po’ la mano dai sentimenti, ma così non puoi andare avanti”
“Hai ragione, forse sono un po’ troppo coinvolta…non so cosa mi ha preso, mi sembra di essere una ragazzina alla prima cotta, ma non posso farci nulla.

La mia testa mi dice che sono cretina, ma il cuore e la passerina mi spingono verso Joli…. spero solo che tornando a casa mi passi tutto in fretta, soprattutto perché quello che amo sei tu e non mi va di buttare al vento il nostro rapporto”
Proprio in quel momento bussano alla porta: è Joli in lacrime, che mi scansa come se non esistessi e si butta tra le braccia di Rossella.
Tra i singhiozzi racconta di avere litigato con Luca, lui voleva fare sesso, lei ha rifiutato e ne è nato un casino.

Joli gli ha raccontato della sua storia con Rossella e di non volerne più sapere nulla di lui.
Lui l’ha insultata e presa a sberle, così è scappata da noi.
Passati poco minuti è Luca a bussare violentemente alla porta. Gli apro impedendogli di entrare, non mi va che faccia scenate o peggio con Joli.
Si incazza parecchio e Rossella, che ben mi conosce, si intromette prima che la situazione degeneri.

Luca la insulta, accusandola di essere una depravata e di aver traviato la sua ragazza.
Rossella resta calma e pian piano riesce a tranquillizzarlo e a portarlo via. Con un gesto mi fa capire di prendermi cura di Joli. Mi avvicino a lei e le pongo un braccio sulle spalle. Si calma un pochino.
“Dai raccontami un po’”
“Voleva fare l’ amore e mi sono rifiutata, non ne avevo voglia, sono troppo triste perché domani si parte e non potrò più rivedere Rossella…”
“Beh, non abitiamo dall’ altra parte del mondo….


“Sono sempre 250 chilometri…. ”
“Dimmi di te e Rossella”
“Che vuoi che ti dica, non ci capisco più niente neppure io. Non mi era mai capitato di essere attratta da una donna, forse ci siamo conosciute in un momento particolare della mia vita.
Amo Luca, ma è un rapporto difficile, lui non c’è mai, o lavora o fa sport. Quando torna la sera è sempre troppo stanco per fare l’ amore.

Da quando ha aperto il negozio non è più lui, si porta a casa tutti i problemi. Le ho provate tutte, ma per lui sono trasparente, come se non facessi più parte della sua vita.
Una sera a letto mi sono avvicinata a lui, mi sono strusciata sul suo corpo, l’ ho accarezzato e baciato ovunque, gli ho preso in mano il pisello…niente, si è addormentato. Dopo mesi di astinenza non ce la facevo più e mi sono ritrovata con la mano tra le gambe e…basta, mi vergogno troppo”
“Hai vergogna di me? E’ una settimana che vai a letto con mia moglie, ormai siamo quasi parenti! Hai messo la mano là e poi?”
“Dai, smettila, lo sai bene cosa ho fatto, Rossella mi ha detto che lo fa spesso davanti a te”
“Ho imparato che ogni donna ha la sua tecnica, tu cosa preferisci?”
“Lascia perdere, ti dico solo che dopo quella sera non ho più smesso, non mi va di parlarne, mi imbarazza troppo.

…. piuttosto, vado a cercare Rossella e Luca, chissà che fine hanno fatto”
“Meglio perché mi sto arrapando, metti che ti salto addosso…poi chi lo dice a Rossella? Sei preoccupata per lei o per lui?”
“Tutti e due, in fondo voglio molto bene a Luca, nonostante tutto!”
“Ti accompagno, metti che non si è calmato e ti prende a sberle”
Il bungalow di Luca è illuminato, la tenda socchiusa.
“Meno male, sono qua”
“Aspetta, Joli, forse è meglio se non entriamo!”
Luca è seduto sul letto, appoggiato all’ indietro sulle braccia, gli occhi chiusi e la testa verso il soffitto mentre Rossella è in ginocchio davanti a lui con la testa che va su e giù.

Il vestito di Rossella le è risalito sulle gambe e vedo il suo bel culo abbronzato coperto a malapena dalle mutandine bianche.
Nella penombra vedo il cazzo di Luca luccicante di saliva sparire nella bocca di Rossella, lei scende fino alla radice per poi risalire, se lo toglie di bocca e lecca la sua punta congestionata, sarebbe una scena davvero eccitante, se non fosse che sto guardando mia moglie che succhia un altro ….

e non è la prima volta, cazzo!”
Non so se ho più voglia di entrare a prendere entrambi a calci o starmene qui con il pisello in fiamme…se non ci fosse Joli al mio fianco forse me lo prenderei in mano.
Cavolo, mi sono scordato Joli! Mi volto e la vedo con la bocca spalancata e gli occhi pieni di lacrime, è impietrita.
Si volta e comincia a correre verso la spiaggia, dove la raggiungo poco dopo.

Sta singhiozzando.
“Bastardi sono due maledetti bastardi”
“Calmati e rilassati, c’è poco da fare. Meno male che lui era incazzato nero e che il sesso non gli interessa!”
“Mi aveva detto che Rossella gli stava molto simpatica e che era molto sexy per la sua età, ma da lì a farselo succhiare…e poi quella brutta troia di tua moglie, tante moine e poi mi porta via l’uomo”
“Scusa, ma la brutta troia come la chiami tu te la sei scopata prima tu! Sarai mica gelosa?”
“Certo che sono gelosa, sono gelosa di tutti e due…mica come te che stai a guardare col cazzo duro mentre tua moglie lo succhia ad un altro”
“Beh, devi annettere che la scena non era male, anzi!”
Guarda in basso, nei miei calzoncini ho ancora un’ erezione pazzesca.

“Sai che facciamo? Gli rendiamo pan per focaccia a quei due maiali!”
Infila la sua mano e mi afferra il pisello. E’ una settimana che sogno questo momento, sento le sue dita stringermi l’ uccello alla base per poi risalire piano. Sembra quasi che stia prendendo le misure:
dal gemito che esce dalle sue labbra pare la soddisfino.
Ho voglia di baciarla, si sentire il sapore delle sue labbra. Le prendo il mento tra le mani e le sollevo il viso verso di me, ma quel che vedo nei suoi occhi non mi piace affatto: vedo rancore e capisco che non vuole me ma cerca solo vendetta.

La fermo: “No, così non mi và, se lo fai per piacere ok, ma così è solo per ripicca nei confronti di Luca e Rossella, potrebbe esserci chiunque al mio posto, per te ora sarebbe lo stesso”
“Se non mi vuoi scopare cerco il primo che passa”
Odio farlo, ma non mi viene in mente nient’ altro di meglio e le pianto una sberla.
Mi guarda come se non mi avesse mai visto prima, si mette a piangere e mi abbraccia forte.

Restiamo così per un po’, le passo la mano sulla schiena per confortarla, l’ ampia scollatura posteriore mi consente di apprezzare la sua pelle liscia e vellutata.
“Perché stai in questa posizione strana?”
“Perché non vorrei farti sentire quanto sono contento di stare così vicino a te!”
“Non lo avrai ancora duro? Ti faccio davvero questo effetto?”
“Ragazza mia, forse non hai idea di quale magnifica donna sei! Questa settimana l ‘ hai fatto venir duro a tutti gli uomini e a metà delle donne,pure!”
Mi guarda con un sorriso e nei suoi occhi ora sorridenti rivedo la luce della Joli che conosco.

“Finalmente, ben tornata sulla terra! Ti è passata un pochino?”
“Molto meglio, vieni pure più vicino, non mi da’ fastidio, anzi”
Restiamo abbracciati e lei comincia a ruotare il bacino, le sue labbra sono sul mio collo e posso sentire il suo alito caldo.
“Guarda che stavolta io non ti fermo, meglio se ti fermi tu…. ”
“Forse non ho così voglia di fermarmi…”
Le sue labbra così vicine, così calde, così dolci….

‘fanculo al mondo, stavolta la bacio sul serio.
La sua lingua è piccola e morbida, si ritrae un po’ appena sente la mia, poi comincia a roteare, mi lecca i denti, mi morde le labbra.
Le mie mani scendono sempre più in basso fino a fermarsi sul suo culetto sodo che finora ho solo ammirato da lontano.
Ad occhi chiusi immagino ogni centimetro che sto accarezzando, sento il bordo dei minuscoli slip.

Il vestito è così leggero che basta poco per sollevarlo e sentire il raso delle mutandine.
Stacco una mano e le faccio cadere le spalline, così da mettere a nudo il suo piccolo seno con i capezzoli scuri pieni di tensione.
Mentre le bacio le meravigliose tettine la mia mano supera il bordo delle mutandine e un dito scorre nel solco tra le sue natiche e poi più giù, fino a sentire la sua passerina già umida.

Joli ansima nella mia bocca “Scopami, ti prego, voglio averti dentro, voglio sentirti mio”
La sdraio sulla sabbia umida, mi inginocchio tra le sue gambe flessuose.
La luce della luna esalta il suo corpo perfetto da ventenne.
“Scopami”
“Aspetta”
“No, subito”
“Prima voglio sentire il tuo sapore”
Mi chino alla sua passerina, la rimiro per bene prima di avvicinarmi ancora di più e aspirare il suo profumo. Deliziosa….
La sfioro con baci leggeri, partendo dal triangolino di peli ben curato, per poi scendere lungo la fessura e poi risalire e poi ancora giù, aumentando la pressione ad ogni passaggio.

Le sue labbra completamente rasate si dischiudono sotto il tocco delicato delle mie labbra, lasciando uscire gli abbondanti succhi che raccolgo con la punta della lingua e assaporo con gusto.
Non posso fare a meno di paragonarli a quelli di Rossella, Joli si bagna altrettanto, ma il sapore della sua passerina è più dolce e sfumato ed il liquido meno denso, sarà l’età.
Affondo la lingua in mezzo alle sue labbra dischiudendole del tutto e continuo un estenuante su è giù, godendomi la sua pelle intima così liscia e scivolosa.

Poi la infilo il più profondamente possibile e la faccio roteare, poi la tolgo e la reinfilo più e più volte, trovandola ogni volta più ampia ed accogliente.
Joli ansima e rotea i fianchi, mostrando di apprezzare il mio lavoro appassionato.
Mi prende la testa con le mani portandosela contro di sé.
Porto la punta della lingua sul suo clitoride ancora un po’ coperto, la prendo larga e mi avvicino sempre di più con lenti cerchi concentrici, lo sfioro solo.

So di farla morire e che non aspetta altro che la lecchi proprio lì.
“Leccami, leccami subito, mi sta facendo morire!”
Appoggio le mie labbra sul clitoride e spingo piano fino a scoprirlo del tutto. Sento con la mia lingua come si erge duro e liscio.
Succhio piano come fosse un capezzolo e contemporaneamente lo sfioro con la punta della lingua, sempre più velocemente.
Joli sta godendo come una pazza, per tirarmi ancora più contro mi prende per le orecchie facendomi un male del diavolo, ma non mi importa, mi sto impegnando al massimo per farla godere il più possibile.

Sotto sotto so di essere in competizione con Rossella!
Joli butta fuori tutta l’ aria dai polmoni, si inarca e chiude le gambe attorno alla mia testa.
I suoi mugolii si fanno sempre più intensi e sonori fino a che si abbandona sulla schiena come svenuta.
La lascio tranquilla a decantare l’ orgasmo, sfioro solo la sua patatina con le labbra.
Quando si è ripigliata risalgo il suo corpo con le labbra fino a guardarla in viso.

Ha gli occhi ancora appannati, umidi di lacrime, deglutisce un paio di volte e poi mi spara un sorriso che mi arriva al cuore.
Mi bacia teneramente, sento il sapore della sua passerina mischiarsi alla saliva.
“Wow, che goduria, sei bravo anche tu con la lingua”
Tronfio e soddisfatto non voglio sapere a chi si riferisca quell’ “anche tu”
“Cavoli, mi sento svuotata, non sento più le ossa, mi sembra di averle di gomma!”
“Sono contento che ti sia piaciuto, amo far godere una donna, mi ha dato un piacere fisico enorme
sentire il tuo orgasmo”
“Orgasmo?? Orgasmi direi! Sono venuta tre volte di fila ed ogni volta è stato sempre più intenso!”
Restiamo abbracciati, scambiandoci qualche tenero bacio.

Joli cambia posizione e urta con un fianco il mio pisello. Allunga una mano per accarezzarlo piano
“Che stronza sono, me la sono goduta un mondo e tu sei ancora insoddisfatto”
Si abbassa a prendermelo in bocca, lo lecca, lo inghiotte, lingua, labbra e denti all’ opera mentre le sue mani mi sfiorano le palle. Non posso fare a meno di rivedere Rossella che fa lo stesso servizio a Luca…sarà che Joli è davvero brava, sarà che gli sto ricambiando il favore scopando la sua donna, ma in questo momento l’ eccitazione prende il posto della gelosia.

“Vuoi fare l’ amore con me? Vuoi la mia passerina?”
La risposta è troppo scontata!
La faccio stendere e mi sdraio sopra di lei.
“Prendilo in mano ed infilalo da te”
E’ ancora bagnata, ma l’ orgasmo intenso l’ ha fatta richiudere un pochino, così devo entrare piano ma con una spinta decisa.
Sapendo di non poter competere con Luca sul piano fisico, in fondo lui ha la metà dei miei anni, metto tutta la mia esperienza in questa scopata.

Infilo tutto il mio pisello in Joli, fino in fondo, fino a toccare il suo utero e lo lascio lì fermo, aspettando che la sua farfallina si adatti a lui come un guanto.
“Mamma mia, lo sento fino in fondo, mi sento riempita…”
So di essere un maschietto sciovinista, ma questo commento solletica il mio ego!
La scopo piano, me la godo senza fretta, sono talmente eccitato che rischierei di venire in due minuti facendo la figura dell’ imbranato.

“dai, dai, così, vai più veloce, mi stai facendo venire”
Cerco di resistere, penso a tutt’ altro, ma non riesco più a trattenermi.
“Devo venire!”
“Non dentro, non prendo più la pillola!”
Esco appena appena in tempo e scarico su Joli tutto il mio carico.
Lascio lunghe chiazze sulla sua pancia, tra le tette, uno schizzo le arriva sul mento.
Mi lascio cadere su di lei e sento sulla mia pelle il caldo del mio seme.

Ho goduto come un pazzo e mi stendo al suo fianco, spossato.
La guardo e lei mi rivolge un sorriso languido.
Comprendo come Rossella abbia potuto perdere la testa per lei: è un perverso mix di innocenza e lussuria, di dolcezza e sensualità.
E’ lei la prima a rompere il silenzio:
“Sai tu e Rossella siete due persone stupende, mi piacete un sacco entrambi. Sto bene con voi, mi
date un senso di pace e tranquillità, mi fate sentire amata e desiderata e anche protetta”
“Anche tu sei una persona speciale, mi preoccupa quel ‘protetta’… sarà che siamo due vecchietti!”
“Sarete anche vecchietti ma non ho mai goduto tanto nella vita”
“Wow, addirittura! Mi stai adulando!”
“Macchè, a letto siete tutti e due delle bombe!”
“ Pensa allora di averci entrambi contemporaneamente, io ti scopo mentre Rossella ti lecca la patatina!”
“Smettila, maiale!” e giù a ridere.

“Io ci ho provato, se cambi idea…. ”
“Guarda che per me tutto questo è una novità inaspettata, mai e poi mai avrei pensato fino alla scorsa settimana di poter fare l’ amore con un uomo diverso da Luca…. con una donna poi!
Ci conosciamo da sempre, è stato il mio primo ed unico uomo non avrei immaginato di fare certe cose..”
“Beh, nella vita non si può mai dire…guarda me, sono sempre stato cinico e tutt’ altro che romantico, eppure queste cose banali come la luna piena, la spiaggia mi sembrano perfette al tuo fianco”
“E’ vero, però io sono sempre stata una brava ragazza!”
“E continui ad esserlo! Il sesso, se consenziente e soddisfacente fa parte delle vere gioie della vita.

E poi, scusa, quello che hai detto di fare da sola non è sesso?”
Mi sdraio sul fianco, la testa appoggiata alla mano, faccio scorrere pigramente il mio dito indice sul suo petto, attorno alle tettine sode, e poi giù sulla pancia piatta.
Gioco un po’ per il suo ombelico e vi scopro un po’ del mio seme non ancora indurito, lo raccolgo con il dito che poi passo sulle sue labbra.

“Mmmmmm, buono, vieni e assaggia”
La bacio ed è molto eccitante sentire il mio sapore su di lei.
Ricomincio ad accarezzarla, scendo sempre più fino a sfiorare il bordo della sua peluria ben curata.
“Dai continua il racconto del tuoi ditalini, mi hanno eccitato troppo!”
“ Te l’ ho detto, Luca non mi considerava neppure, mi son fatta un sacco di menate, ho persino messo in dubbio la mia femminilità.

Ho cominciato per necessità, per sfogare i miei naturali bisogni di ventenne…
Una volta iniziato non sono più riuscita a smettere: lo facevo tutti i giorni più volte al giorno, in ogni momento, a casa e al lavoro, è diventata quasi un’ ossessione.
Ho cominciato a navigare su vari siti porno, mi sono persino iscritta ad un paio: scambiare messaggi porno è diventato quasi un vizio, trascuravo il lavoro e sono arrivata a masturbarmi alla scrivania con i miei colleghi a poca distanza.

Ho provato in ogni modo, un giorno in ufficio ho guardato con occhi diversi un pennarello… mi sono fiondata in bagno e me lo sono messo dentro: mi è piaciuto e da lì ho infilato di tutto nella mia passerina.
Un giorno al mercato ho fatto una figuraccia: stavo comprando delle patate novelle quando mi è venuto in mente che la loro forma tonda ma affusolata poteva essere perfetta per la mia di patatina, a fianco c’ erano delle zucchine e ho cominciato a scegliere le forme più interessanti, una lunga e stretta, una con un’ estremità più grossa, un’ altra particolarmente curva…devo aver fatto una strana faccia perché una signora anziana mi ha sibilato ‘si vergogni!’”
“Mamma mia, cosa non darei per assistere ad una scena del genere!”
“Vorresti vedere una vecchia che mi insulta?”
“Macché, vederti soppesare le zucchine!”
Intanto il mio dito è arrivato tra le sue gambe e passa lentamente sulla sua patatina.

“E poi…?”
“E poi Luca un giorno è tornato a casa e mi ha beccato davanti al computer mentre chattavo con un tizio, avevo un cetriolo piantato dentro, sulla scrivania avevo allineato un assortimento di oggetti affusolati da fare invidia ad un sexy-shop…Prima si è incazzato molto, più che altro era geloso del fatto che scambiassi messaggi con altri uomini. Gli ho raccontato tutto in lacrime, gli ho detto quanto lo amassi e quanto mi mancavano le sue attenzioni e soprattutto il suo pisello.

Mi ha guardata in silenzio per un po’, poi mi ha alzato dalla poltroncina, mi ha rovesciato sulla scrivania, ha aperto la cerniera e senza neppure calarsi i pantaloni mi ha scopata come un forsennato…sembrava mi violentasse, non era il solito dolce Luca. Mi scopava con forza e mi dava della troia succhiacazzi arrapata e altre cose così. All’ inizio mi sono spaventata, ma più andava avanti più mi eccitava. Ho goduto più volte come una pazza”
A sentire queste cose il mio pisello è in fiamme, mi immagino la scena…lei mugola, evidentemente il ricordo di quella scopata violenta la eccita ancora.

“Non smettere di toccarmi, vai solo un po’ più veloce e premi di più, mi stai facendo venire di nuovo!”
Sarei pronto per scoparla di nuovo ma mi cade l’occhio sull’orologio: le quattro del mattino!
”Cazzo, sono le quattro, dobbiamo andare, Luca e Rossella ci ammazzano!”
“Dopo quello che hanno fatto dovrebbero stare zitti, no?”
“Già, ma ho anche da finire di preparare le valigie, il nostro volo è alle 9. 00”
Accompagno Joli al suo bungalow, sulla porta ci salutiamo con un bacio dolce e appassionato.

Siamo entrambi tristi perché domani si torna a casa, io e Rossella abbiamo l’ aereo domattina presto, loro nel pomeriggio. Chissà quando ci rivedremo, se mai capiterà.
Torna in camera mia, Rossella dorme, o almeno finge di farlo.
Non ho voglia di discussioni e cerco di essere il più possibile silenzioso mente vado in bagno.
Lavo a malincuore il mio pisello, ancora coperto dagli umori di Joli, ma non voglio rischiare: l’ olfatto di Rossella è peggio di quello di un cane da tartufo e mi beccherebbe al volo.

Mentre lavo i denti vedo riflesso nello specchio le mutandine di Rossella appese al rubinetto della vasca da bagno.
Sono quelle che indossava stasera, mi torna alla mente Rossella chinata tra le gambe di Luca con il suo cazzo in bocca, il vestito sollevato a mostrarmi il suo bel culone racchiuso in questo pugno di cotone bianco. Mi avvicino e le tocco: sono umide, evidentemente le ha lavate a mano… per quale motivo? Erano solo impregnate dei succhi della sua passera o si è fatta scopare da Luca?
Al pensiero il mio coso, ancora mezzo duro a causa di Joli fa un balzo verso l’ alto.

Lo prendo in mano ed in pochi colpi vengo nel lavandino, dedicando mentalmente la sega a Joli e Rossella…e perché no, anche a Luca!
La mattina seguente ci alziamo presto, Rossella è taciturna, facciamo le valigie in silenzio, nessuno dei due ha voglia di parlare della notte appena trascorsa.
Siamo alla reception in attesa della navetta che ci porterà all’ aeroporto, Rossella continua ad andare avanti e indietro guardandosi attorno nervosamente, ma non parla.

Sull’ aereo, dopo un’ oretta di volo vedo grosse lacrime solcare il suo viso.
”Che c’è?”
“Joli non è venuta a salutarmi, non ci siamo neppure date il bacio d’addio…e mi sono scordata di farmi dare il suo numero, non la vedrò mai più”
Le accarezzo una mano…. ”Vedrai, ti passerà”
Non dico nulla, ma dentro di me sorrido: il numero di Joli è salvato sul mio cellulare.

(continua…).

incontro al cinema

Al cinema vi era un film di Tinto ,la mia compagna assolutamente non lo voleva vedere,non che gli dispiacesse il genere ma non piaceva lui che partecipava in forma attiva ai suoi film ,questione di gusti.
Quindi vi dovetti andare da solo. Era in un vecchio cinema ,ancora con la galleria ,mi piacevano anche se sapevano di retro,mi posizionai in galleria,in posizione un po defilata. dopo un po sul mio fianco si sedette una giovane ragazza penso poco più che ventenne,al suo lato un gruppo di suoi amici molto chiassosi,non capii perchè lei era due posti più in la di loro posti che occuparono con una moltitudine di giacconi vari.

si posiziono sulla sedia in modo tutto strano ,continuando a girarsi e lanciarmi delle occhiate che francamente mi misero in soggezione. Poi successe,inizio il film e sulle prime immagini avevo fra le mani il cellulare , il quale mi scivolo,cade dopo il bracciolo fra la coscia della signorina e il sedile, non ci pensai allungai la mano e cercai di prenderlo,lei sposto la gamba e il cellulare le fini sotto. Senza pensarci a ciò che facevo,allungai di più la mano e tirai piano ,non veniva ,spostai un po con le dita ,e feci forza ,sentii in lei un certo movimento ,come un brivido,fu allora che mi accorsi di ciò che stavo facendo, la stavo toccando e a lei non dispiaceva.

Non sapevo più che fare ,lei era ferma apatica, continuai, piano piano lungo la coscia salii finché sentii l’elastico degli autoreggenti. Si sposto sulla sedia e vidi che si guardava in giro,io continuai ,salii lungo la pelle non riuscivo a trovare le mutandine, girai un po sotto la gonna finché non trovai un ridottissimo string. La toccai fra il tessuto dello slippino ,e la sua vagina, più su trovai l’elastico che lo sorreggeva. Lei di colpo si inarco non so il motivo ,io d’istinto tirai giù l’elastico,le sfilai lo string fino alle ginocchia,avevo via libera.

Non mi era mai successo e non vi avevo mai pensato,era successo ,ed ero curioso di capire dove mi portava. lei si irriggidi sulla poltrona ,come le toccai la sua vagina ,era completamente depilata,la cosa mi fece impazzire,comincia a toccarle le labbra poi piano la penetrai ,sentii il suo respiro aumentare,anche il mio. Allargo le gambe,io la segui penetrandola e con l’altro dito le masturbavo il clitoride ,il mio membro pulsava contro la cerniera dei jeans ,e mi faceva pure male,ero eccitato da morire,continuai con le dita sempre più profondamente ,era in un lago,le dita erano bagnatissime.

Si irriggidi sullo schienale allungo la mano ,mi sbottono pantaloni e cerniera e fece uscire il mio pene. Lo tocco lo schiaccio lo comprimeva ,finché le dette un movimento e cominciò a masturbarmi. Io osai, tolsi le dita,con il medio cercai lo sfintere sotto di lei ,lo trovai ,il dito era unto di lei lo appoggia e forzai ,entro. L’altro dito lo feci entrare nella vagina ,cominciai un movimento circolare fra le due dita.

Si inarco ,respirava sempre più velocemente e più velocemente mi masturbava. DI colpo si fermo il suo respiro fu strano le gambe stranamente allargate e gli occhi chiusi ,muoveva più lentamente la sua mano
lungo il mio sesso. Mi sentii venire e le sporcai la mano ,lei continuo alla stessa velocità ,nella stessa posizione. Sfilai la mano lei si riprese di colpo mi getto dei fazzoletti. Mi pulii, lei andò verso il bagno, e non la vidi più..peccato.

Il lento scivolare di una coppia verso gli abissi

il lento scivolare di una coppia verso gli abissi della sottomissione(7 capitolo)
Posted by padronebastardo in schiave e sottomesse,Senza categoria
IVANA E MARCO ALL’ASTA

Giuseppe espose a Marco e Ivana nel dettaglio la loro situazione: avevano perso tutto quello che avevano e se volevano continuare a mettere insieme il pranzo con la cena avrebbero dovuto essere asservirsi al suo volere, in quanto non sarebbero mai riusciti a riposizionarsi lavorativamente anche perchè lui avrebbe provveduto a sputtanarli presso qualsiasi datore di lavoro(gli disse anche che io oltre a venderli gli avevo dato anche delle foto sconvenienti sia di Ivana che di Marco e che non avrebbe avuito scrupoli ad utilizzarle contro di loro).

Giuseppe mette la cintura di castità a Marco, una stupenda Cb6000 una stupenda cintura di che consente a Giuseppe di tenerlo sotto controllo e impedirli di avere orgasmi se non con il suo consenso, in particolare impedisce a Marco e Ivana di avere un regolare rapporto di coppia. Dopo averla infilata per bene dice ai suoi nuovi schiavi che possono tornare a casa , ma che presto si sarebbe fatto sentire.

Giuseppe non si fa sentire per una quindicina di giorni e Ivana e Marco hanno quasi l’illusione di riuscire a fare una vita normale se non fosse per la cintura di castità nell’uccello di Marco che impedisce loro di avere rapporti sessuali e soprattutto fa avere a Marco le palle sempre più piene senza nessuna possibilità di sfogo.

Questa illusione però dura poco in quanto un incaricato di Giuseppe si presenta a casa loro e li divide portando Marco nella villa di Giuseppe e Ivana a fare compere almeno così gli viene detto in quanto presto ci sarà un asta che metterà in vendita alcuni dei suoi schiavi e loro due sarebbero stati tra questi e lei avrebbe dovuto essere vestita in modo consono a una cagna appetibile e su cui ricavare un buon prezzo dato che sarà l’oggetto più prezioso della serata.

Ivana venne fatta entrare in un sexy shop di proprietà di un amico di Giuseppe e le commesse immaginando il motivo della visita le sorrisero, infatti erano già pronti tre mini abiti di diverse taglie pronti per essere provati. Una delle commesse Marika la accompagnò in camerina dicendole che non era una semplice commessa, ma che doveva eseguire anche un ordine di Giuseppe cioè doveva toglierle le mutandine se per caso le indossava e che non ne avrebbe mai più dovute portare.

Marika mise una mano sopra le mutandine masturbando Ivana con il tessuto delle stesse fino poi a toglierle quando la sua passerina era fradicia il che le consentì di dire guarda qui questa che appare una signora per bene che vacca che è. Poi Marika tolse il vestito a Ivana e le mise il mini abito che Giuseppe voleva farle indossare non senza averle prima palpato le tette e il sedere, quando si reputò soddisfatta uscì dal camerino con Ivana e fece segno all’incaricato di Giuseppe che la cagna era pronta: L’umiliazione fu piuttosto forte in quel momento in quanto il sexy shop era popolato da abbastanza gente soprattutto da vecchi bavosi che la guardavano con uno sguardo allupato che sembrava dicesse quanto sei troia.

L’incaricato di Giuseppe allora la presa in consegna e la portò nella villa dove era stato portato anche il marito, ma quella notte vennero messi in letti separati in diverse stanze per terrorizzarli ancora di più su quello che sarà il loro destino.

Il giorno dopo Ivana e Marco vennero riunificati e si abbracciorono, ma il sollievo durò poco in quanto la sera si sarebbe tenuta l’asta.

Quando furono fatti entrare nella sala dove si svolgeva l’asta si riempirono di terrore: era pieno di gente dell’alta società da una parte e di poveri disgraziati come loro e i primi godevano in tutti i sensi delle disgrazie altrui.

Ivana e Marco furono i primi a essere soggetti all’asta in quanto pezzi pregiati della serata. Giuseppe espose cosa prevedeva l’asta relativa a Marco e Ivana dicendo che chi se li fosse aggiudicati li avrebbe avuti in affitto per tre mesi e poteva fare di loro quello che voleva, l’unico limite era che dovessero restare in vita e ovviamente disse avrete tutti diritto a sincerarvi personalmente della merce.

Molti si sincerarono soprattutto della bontà della merce di Ivana che veniva toccata in ogni pertugio del suo corpo e si sentiva sempre più sporca a essere toccata da tutti quelli uomini e quelle donne diversi dei quali in età avanzata.

Dagli astanti venne però a gran voce la richiesta di vedere senza vestiti la merce che era oggetto di asta e subitò colpi molti la cintura di castità che aveva adosso Marco che gli causò un sacco di insulti da parte degli uomini presenti.

Dopo un po’ però i rilanci per aggiudicarsi la merce finirono e vinsero due coniugi di new york famosi per il loro sadismo lui un master di 65 anni circa e lei sulla quarantina.

A Ivana si accopponò la pelle all’idea di essere per tre mesi sotto le grinfie di quelli essere abominevoli.

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Capitolo 15 – l buchetto del culo di mia zia

Capitolo 15 – l buchetto del culo di mia zia Luisa

– No, Giorgio, non voglio, non l’ho mi fatto fare a nessuno. – imploro’ zia.
– Vedrai che ti iacera’ – le risposi, e andai in cucina.
Aprii il frigo e trovai un panetto di burro iniziato. Lo scartai, ne tagliai un tochetto e lo misi in un piatto di plastica.
Tornai in salotto. Zia era ancora in ginocchio sul tappeto con la figa bagnata.

Le andai dietro e le dissi di inchinarsi un po’ in avanti, cosi’ potevo vedere bene il buco del culo.
Con il dito presi un pezzetto di burro, lo lavorai tra il pollice e il medio e quando era diventato morbido, con ilmedio lo spalmai sul buco del culo.
Al xcontatto del burro zia ebbe un sussulto, poi cominciai a spalmarlo intorno al bucchetto facendo penetrare piano piano la punta del dito nel buco del culo.

Zia Luisa gemeva quando la punta del dito la penetrava, ma non diceva di smettere. Poi affondai il dito medio fino alla fine.
Il mio dito scivolo’ dentro il culo come se niente fosse.
– Ah, – disse zia – non mi ha fatto male. – aggiunse.
– Te lo avevo detto zia, vedrai quando ci mettero’ il mio cazzo, allora godrai veramente. –
– Ma il tuo cazzo e’ piu’ grande del tuo dito.

– disse.
– Infatti, e’ proprio li’ ce sta il bello – aggiunsi io e continuai a spalmare.
Poi presi il mio cazzo e lo appoggiai sul buchetto.
– Ora zia, farai tutto da sola, pian piano vieni indietro con il culo e spingendo fanne entrare quanto ne vuoi e se ti fa male fermati – le dissi.
Zia ubbidi’ subito, la sentii spingere piano piano ed il mio cazzo inizio’ a farsi strada nel buchetto del culo.

Sentii la cappella comprimersi dietro la sua spinta e poi scivolare dentro il buco del culo.
– Brava zia, o senti? – le chiesi
– Si Giorgio lo sento la cappella e’ dentro e non mi fa male…..anzi – aggiunse lei.
– Te lo avevo detto, zia, spingi ancora un po’-
Sara’ per la sorpresa del nuovo o perche’ si era eccittata, sentii il culo di zia venirmi addosso mentre il mio cazzo scivolava dentro il suo culo fino alla base.

– Oddio, Giorgio……..ti sento dentro il culo……non ho mai provato una sensazione cosi’- disse.
– Ti piace zia? – le chiesi.
– Si Giorgio, mi piace, e ora che facciamo? – chiese
– Ora viene il bello zia – e cosi’ dicendo iniziai a stantuffare.
Il mio cazzo usci’ dal suo culo per poi rientrare velocemente, e riuscire e rientrare, avanti e indietro, avanti e indietro.
Sotto i miei colpi, zia comincio’ a gemere ed ad agitare il suo bel culo.

– Oddio Giorgio, non immaginavo che fosse cosi’……..mi sento male, ho le farfalle nello stomaco……non ti fermare……. sto per godere………si godo sena neanche toccarmi il bottoncino…..oddio Giorgio sto per venire……vengo …. vengo…… –
Non fece in tempo a dirlo ed io a metterle una mano sulla fica che un fiotto di liquido le spruzzo dalla fica. Stava venendo copiosamente e stava godendo come non aveva goduto mai.
Quello che gli americani chiamano squirting ed e’ come se si stesse pisciando sotto.

Lei continuava am ugolare ed a venire-
– Vienimi nel culo…. Giorgio…..sborrami dentro…. riempimi il culo della tua sborra calda…..si…. vengo di nuovo…. oddio Giorgio…. che cosa mi sono persa in questi anni……. sborrami dentro dai Giorgio sborra…..sborrami dentro…-
Sentendola mugolare e implorarmi di venire, non ce la feci piu’.
Sentii qualcosa venire giu’ dalla nuca, attraversare tutta la spina dosrsale, sciogliersi nelle palle ed infine schizzare dentro il culo di mia zia che al contatto dello sfintere con la mia sborra calda emise un urlo quasi disumano e inizio’ a tremare.

I fiotti di sborra si susseguivano e dopo aver riempito lo sfintere tracimarono tutto intorno al mio cazzo saldamente piantato nel culo di zia, ed iniziarono a colarle lungo le cosce.
Zia cadde a faccia in giu’ sul tappeto quasi svenuta, io le andai dietro e le assestai un’altra spinta nel culo con il mio cazzo ancora duro. Rimanemmo immobili per qualche secondo, poi il mio cazzo comincio’ ad ammosciarsi e le usci’ dal sulo insieme ad un fiotto di sborra leggermente marroncina.

Mi misi su un fianco e guardai il culo di mia zia Luisa.
Zia aveva veramente un gran bel culo tondo e sodo. Ripensai a quando avvo 12 anni e la spiavo quando si vestiva in camera sua quando veniva al mare da noi, o a quando l’andavo a trovare a casa sua e le chiedevo subito di andare in bagno. Non ci andavo per fare pipi’, ma per rovistare nella biancheria sporca sempre alla ricerca delle sue mutandine.

E annusavo, e se avevo la fortuna di trovarne un paio abbastanza sporche, con qulche macchia dei suo umore msto magari a qualche sborrata di qualcuno che l’aveva scopata, tiravo fuori il mio cazzetto e mi facevo una sega sborrando nell mutandine e rimettendole nella biancheria sporca.
Chissa’ se zia se ne era mai accorta. L’avevo sognato da sempre, e oggi finalmente l’avevo inculata.
(continua).

Capitolo 15 – l buchetto del culo di mia zia

Capitolo 15 – l buchetto del culo di mia zia Luisa

– No, Giorgio, non voglio, non l’ho mi fatto fare a nessuno. – imploro’ zia.
– Vedrai che ti iacera’ – le risposi, e andai in cucina.
Aprii il frigo e trovai un panetto di burro iniziato. Lo scartai, ne tagliai un tochetto e lo misi in un piatto di plastica.
Tornai in salotto. Zia era ancora in ginocchio sul tappeto con la figa bagnata.

Le andai dietro e le dissi di inchinarsi un po’ in avanti, cosi’ potevo vedere bene il buco del culo.
Con il dito presi un pezzetto di burro, lo lavorai tra il pollice e il medio e quando era diventato morbido, con ilmedio lo spalmai sul buco del culo.
Al xcontatto del burro zia ebbe un sussulto, poi cominciai a spalmarlo intorno al bucchetto facendo penetrare piano piano la punta del dito nel buco del culo.

Zia Luisa gemeva quando la punta del dito la penetrava, ma non diceva di smettere. Poi affondai il dito medio fino alla fine.
Il mio dito scivolo’ dentro il culo come se niente fosse.
– Ah, – disse zia – non mi ha fatto male. – aggiunse.
– Te lo avevo detto zia, vedrai quando ci mettero’ il mio cazzo, allora godrai veramente. –
– Ma il tuo cazzo e’ piu’ grande del tuo dito.

– disse.
– Infatti, e’ proprio li’ ce sta il bello – aggiunsi io e continuai a spalmare.
Poi presi il mio cazzo e lo appoggiai sul buchetto.
– Ora zia, farai tutto da sola, pian piano vieni indietro con il culo e spingendo fanne entrare quanto ne vuoi e se ti fa male fermati – le dissi.
Zia ubbidi’ subito, la sentii spingere piano piano ed il mio cazzo inizio’ a farsi strada nel buchetto del culo.

Sentii la cappella comprimersi dietro la sua spinta e poi scivolare dentro il buco del culo.
– Brava zia, o senti? – le chiesi
– Si Giorgio lo sento la cappella e’ dentro e non mi fa male…..anzi – aggiunse lei.
– Te lo avevo detto, zia, spingi ancora un po’-
Sara’ per la sorpresa del nuovo o perche’ si era eccittata, sentii il culo di zia venirmi addosso mentre il mio cazzo scivolava dentro il suo culo fino alla base.

– Oddio, Giorgio……..ti sento dentro il culo……non ho mai provato una sensazione cosi’- disse.
– Ti piace zia? – le chiesi.
– Si Giorgio, mi piace, e ora che facciamo? – chiese
– Ora viene il bello zia – e cosi’ dicendo iniziai a stantuffare.
Il mio cazzo usci’ dal suo culo per poi rientrare velocemente, e riuscire e rientrare, avanti e indietro, avanti e indietro.
Sotto i miei colpi, zia comincio’ a gemere ed ad agitare il suo bel culo.

– Oddio Giorgio, non immaginavo che fosse cosi’……..mi sento male, ho le farfalle nello stomaco……non ti fermare……. sto per godere………si godo sena neanche toccarmi il bottoncino…..oddio Giorgio sto per venire……vengo …. vengo…… –
Non fece in tempo a dirlo ed io a metterle una mano sulla fica che un fiotto di liquido le spruzzo dalla fica. Stava venendo copiosamente e stava godendo come non aveva goduto mai.
Quello che gli americani chiamano squirting ed e’ come se si stesse pisciando sotto.

Lei continuava am ugolare ed a venire-
– Vienimi nel culo…. Giorgio…..sborrami dentro…. riempimi il culo della tua sborra calda…..si…. vengo di nuovo…. oddio Giorgio…. che cosa mi sono persa in questi anni……. sborrami dentro dai Giorgio sborra…..sborrami dentro…-
Sentendola mugolare e implorarmi di venire, non ce la feci piu’.
Sentii qualcosa venire giu’ dalla nuca, attraversare tutta la spina dosrsale, sciogliersi nelle palle ed infine schizzare dentro il culo di mia zia che al contatto dello sfintere con la mia sborra calda emise un urlo quasi disumano e inizio’ a tremare.

I fiotti di sborra si susseguivano e dopo aver riempito lo sfintere tracimarono tutto intorno al mio cazzo saldamente piantato nel culo di zia, ed iniziarono a colarle lungo le cosce.
Zia cadde a faccia in giu’ sul tappeto quasi svenuta, io le andai dietro e le assestai un’altra spinta nel culo con il mio cazzo ancora duro. Rimanemmo immobili per qualche secondo, poi il mio cazzo comincio’ ad ammosciarsi e le usci’ dal sulo insieme ad un fiotto di sborra leggermente marroncina.

Mi misi su un fianco e guardai il culo di mia zia Luisa.
Zia aveva veramente un gran bel culo tondo e sodo. Ripensai a quando avvo 12 anni e la spiavo quando si vestiva in camera sua quando veniva al mare da noi, o a quando l’andavo a trovare a casa sua e le chiedevo subito di andare in bagno. Non ci andavo per fare pipi’, ma per rovistare nella biancheria sporca sempre alla ricerca delle sue mutandine.

E annusavo, e se avevo la fortuna di trovarne un paio abbastanza sporche, con qulche macchia dei suo umore msto magari a qualche sborrata di qualcuno che l’aveva scopata, tiravo fuori il mio cazzetto e mi facevo una sega sborrando nell mutandine e rimettendole nella biancheria sporca.
Chissa’ se zia se ne era mai accorta. L’avevo sognato da sempre, e oggi finalmente l’avevo inculata.