Teresa

Si chiamava Teresa, avevo più o meno 16 anni e eravamo vicini di casa. Spesso e volentieri mi trovavo a fantasticare sulle sue curve, calde e morbide, che l’avvolgevano, lasciando nelle mani e sul viso pelle liscia e viva, di quella lucentezza che la faceva sembrare più giovane e sbarazzina. Di tanto in tanto mi trovavo nel suo cortile nella speranza di trascorrere del tempo in sua presenza, immortalando le sue movenze e il suo corpo per poi dare vita a scene erotiche nella mia mente.

Ogni volta diventavo duro all’istante e dovevo correre a farmi una sega. Spesso mi divertivo a rimanere a parlare con lei anche durante l’erezione, con l’ambita speranza che se ne accorgesse e mi portasse in paradiso con la sua bocca. Vestaglia leggera da casalinga, tradita solo dal colore del intimo che usciva sulle spalle, tanto da riuscire a vederla nuda; seni prorompenti che andavano ben oltre la quinta e un po’ di pancia che rendevano onore ai suoi quasi 50 anni, capelli mogano e un po’ mossi che finivano prima di scendere sulle spalle, schiena carnosa e un bel culo, a dire il vero non molto tondo, ma quando si chinava a raccogliere i frutti dell’orto, diventava perfetto per scene di pecorine sparse per il mondo.

Il viso, incastonato nei capelli, aveva un pelle liscia e lucente nonostante qualche piccola ruga e gli zigomi sempre un po’ arrossati le davano un’aria da porca che mi mandava al manicomio. Gli occhi grandi e sinceri trasmettevano allegria e la sua bocca era sempre pronta a fare un sorriso. Le sua labbra, seppur sottili, venivano spesso inumidite dalla lingua, come a dire: che fai non me lo metti in bocca? Ma ciò nn l’aveva mai pronunciato purtroppo.

Un giorno come altri, dopo aver raccolto e sistemato della legna, insieme al marito al figlio e a mio fratello, tornammo stanchi per il pranzo, che per l’occasione si teneva a famiglie uniti. Armeggiava in cucina, con una delle sue vestaglie dato il clima caldo, mentre l’altra sua figlia e mia madre le davano una mano. Tavola imbandita e risate, complice il vino. Eravamo tutti lì e nn potevo far altro che vederla e desiderarla.

Andai fuori e mi allungai sulla panchina, mentre si sentivano le cicale. Continuavo a fantasticare sulle sue tettone che facevano scomparire il mio cazzo per poi farlo riapparire grondante sborra, oppure sullo scoparla da dietro mentre con le gambe tese e il culone all’insù toccava con le mani per terra e le sue tettone rimbalzavano da tutte le parti, la sentivo godere, urlare e incitarmi a continuare. Ero sulla panchina ad occhi chiusi, allungato e quasi quasi mi sarei fatto una sega proprio lì, mi avrebbero visto, ma era troppa la voglia.

Non mi stavo toccando ma il mio cazzo era diventato durissimo e pulsava. Ero senza maglietta e con un paio di pantaloni corti sportivi. Il cazzo sempre duro iniziava a chiedere attenzioni e lo spostavo da destra a sinistra per cercare di calmarlo ma mi saliva ancor di più la voglia di lei. Sentii la porta aprirsi e riconobbi la sua voce, mi sdraiai e feci finta di dormire, sapendo che doveva passarmi accanto, con una mossa della mano spostai il cazzo da destra verso il centro, così facendo ne fuoriusciva un tre/quattro cm dal calzoncino.

Restai immobile sentendola passare e immaginando che si sarebbe fermata per farmi morire con una pompa che solo lei immaginavo potesse riuscire a fare. Passò e non accadde nulla. Non mi ha visto pensai. Oppure si? No magari non vuole qui che potrebbe uscire qualcuno. Poco dopo sentii che mi chiamava da non troppo lontano, vicino la cuccia del cane, chiedendomi una mano. Il battito era molto accelerato e lo era di più il mio cazzo.

Riflettei un istante convincendomi che non poteva accadere nulla e andai. Ero vicino a lei e il mio cazzo stava scoppiando, lei col viso lucido e la vestaglia, quelle tette divine nelle quali desideravo affondare, si chinava e mi domandava cose ma la sentivo poco, ero altrove con lei. D’un tratto maneggiando un coltello, che stava usando per pulire dei pomodori, si procurò un taglio sul dito. Lì per lì non capisco ma vedendola posare il contello, guardando il dito, realizzo.

Mi avvicino e le prendo la mano per vedere, nel farlo cerco di non toccarla altrove. Lei era alta poco meno di me e starle così vicino, per giunta con la sua mano nella mia mi faceva sentire in estasi, anche se il pensiero era per il dito. Visto che nn era niente di grave le dissi di vedere magari se nel garage ci fosse della carta per coprire il taglio, entrammo e nel farlo inciampò sulla porta abbassando la mano che tenevo.

Mi diede quasi uno schiaffo sul cazzo. Diventai rosso e anche se era il mio sogno erotico di sempre ebbi paura e volli che nn se ne fosse accorta. Teresa esitò, come a dire: ma che cazzone che hai? Poi cercò distrattamente la carta ma si vedeva che aveva un fare a mio avviso nervoso. Mi preoccupai di averla infastidita e rimasi di ghiaccio. Mi chiamò dicendomi di averla trovata e mi chiese di darle una mano.

Mi sentivo rinascere e l’eccitazione rientrava in possesso di me. Mi avvicinai ed era come diversa, mi guardava con fare diverso, come a dire: ho capito che vuoi scoparmi sai? Beh che aspetti? non desidero altro! Le presi la mano e il pezzo di carta per sistemare il taglio, lei con l’altra mi carezzava il volto guardandomi negli occhi e arrossendo. Mi avvicinò il volto e mi bacio, poi scoppiammo a ridere e continuammo a baciarci avvicinandoci sempre di più.

Sentì il mia cazzo che le premeva sulla pancia e la sentii emettere un gemito, con la mano destra andò a scavalcare l’elastico dei pantaloncini per prenderlo in mano e si spostò per vederlo, fece un cenno di stupore e io sorrisi. Mi segava mentre ci stavamo baciando e io pensavo di venire all’istante, quando smise di baciarmi e si abbasso calando i pantaloni con entrambe le mani. Continuava con la destra mentre si leccava le labbra preparandosi a prenderlo.

Leccò la punta e mi guardò, poi inizio a succhiarlo. Stavo per esplodere. Glielo dissi, ma sembrava non sentirmi. Continuava a succhiarlo con gusto. Lo prese tanto in bocca da quasi soffocarsi e come lo indietreggiò sborrai. Tutto nella sua bocca…….

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