Sono stata una troia…

Mi piaceva molto come era vestita. Una gonna a pieghe al ginocchio e una camicetta. In fin dei conti niente di particolare, ma mi piaceva. Anche io avevo una gonna, più corta, leggera, e una camicetta. Sotto un completino di pizzo bianco, con perizoma e autoreggenti.

Ci eravamo messe sul letto, in penombra, e abbiamo cominciato a parlare, di cosa ci piaceva, di cosa ci piaceva indossare. Avevamo portato diversi vestiti e della biancheria, per fare vedere quello che ci piaceva.

Ad entrambe piaceva la sensazione che si aveva nel sentire il pizzo sfiorare la pelle.
Mentre si parlava si faceva provare all’altra queste sensazione, accarezzando la pelle con queste mutandine di pizzo o di seta. Si passavano sul collo, sulle braccia. Si alzava un poco la camicetta per provarlo sui fianchi. Carezze leggere, che facevano sentire la forma del corpo. Sensazioni che facevano salire una dolce eccitazione.

Ho avuto la sensazione che lei fosse più spudorata di me, e infatti dopo poco le sue carezze scesero sulla mia pancia, e sul pube.

Sentirmi toccare così mi diede un brivido, avrei voluto sentire la sua mano scendere ancora, tra le cosce per stringere il mio sesso, ma invece rimase leggera, spostandosi sulle gambe.

Allora lasciai le mutandine che avevo in mano e le accarezzai il fianco, facendo scendere la mano sul sedere, e poi lungo la gamba, fino al bordo della gonna, per poi risalire sotto la gonna. Sentii la calza sotto le dita, arrivato al bordo in pizzo capii che aveva anche le autoreggenti, e poi la pelle nuda sul sedere.

Accarezzandole il sedere sentii il pizzo della biancheria. Indossava un perizoma nero, e cominciai a seguirne i bordi con le dita.

Lei sorrise, si girò lentamente schiudendo le cosce. La mia mano scivolò così sul fianco, le mie dita continuarono a seguire il bordo del perizoma, mentre scendeva sulla piega pubica sentii sotto la mano qualcosa di caldo… di sporgente… era il suo sesso.

Sotto le mie dita lo sentivo duro, pulsante.

Ne accarezzavo la pelle attraverso il pizzo della biancheria, e sentivo respiro di lei cambiare, diventare più profondo. Ho fatto scendere la mano tra le gambe, sentivo tutti i dettagli del suo corpo, del suo sesso. Arrivato tra le cosce, lei le aprì ancora di più, così potei arrivare ad accarezzarle il sedere, l’ano e risalire stringendo piano le palle fino ad afferrare il suo uccello attraverso la biancheria. Mi accorsi che era diventato bagnato… caldo… scivoloso.

Era molto invitante.

La voglia di sentire da vicino quella eccitazione era fortissima, e cominciai a darle dei baci lungo il corpo, per scendere fino al pube. Arrivai con la bocca sopra al pube, sotto le mie labbra sentivo il suo membro attraverso il tessuto della gonna, la mia mano lo accarezzava da sotto la gonna. Lei allora cominciò ad alzarsi la gonna, e come un sipario mi apparve quello che stavo cercando.

Sentii un profumo caldo, un odore piacevole, di sesso. Riconobbi l’odore di sesso maschile, che altre volte avevo sentito sul mio corpo… e mi piacque molto. Attraverso il pizzo nero del perizoma, vedevo il suo uccello, duro… che bagnava la pelle del suo pube e il pizzo.

Ne toccai la punta con le labbra… con la lingua… era dolce. Cominciai a dare dei piccoli morsi lungo la sua lunghezza, per arrivare a baciarne la punta.

Sentivo i suoi brividi, sentivo che fremeva. Avevo capito cosa voleva, ma volevo tenerla in sospeso.

Sentii la sua mano sulla testa, lei che sussurrò “dai… smettila di farmi aspettare…”.
Allora le spostai un poco il perizoma, facendole uscire dal fianco la punta del suo uccello.

Le leccai la punta, sentii la sua reazione, ma capivo che non potevo giocare ancora a lungo. Stava diventando impaziente. Allora spostai ancora di più il morbido perizoma… e il suo uccello si liberò.

Lo presi in mano, lo sentivo pulsare. Lo accarezzai, su e giù, una bella sega, dolce, profonda. Ogni volta che la mano saliva, gocciolava e si bagnava, la mano scivolava semmpre meglio, e alla fine ne appoggiai la punta sulle labbra, e lo feci scivolare nella mia bocca. Piano… stringendolo tra le labbra.

Sentii un suo brivido, la sua mano mi spingeva la testa in basso con dolcezza, e mi entrò in bocca fino alle palle.

Un altro suo brivido, e sentii uscire del liquido caldo dalla sua punta. Lo strinsi in bocca, con la lingua contro il palato. Anche se non lo avevo mai fatto prima, sapevo cosa fare. Del resto era quello che mi piaceva ricevere… un dolce, profondo, appassionato pompino.

Cominciai a muovermi… a farlo entrare e uscire dalla bocca. Mi piaceva da pazzi farle un pompa. Sentivo i suoi brividi, ad ogni brivido del caldo succo sgorgava dal suo cazzo, e sentivo la quantità che aumentava.

Lei si girò su un fianco, cominciò a muoversi, a spingermelo in bocca. Mi stava scopando in bocca… e mi stava riempiendo la bocca della sua eccitazione. Me ne scivolò un poco in gola, e mi accorsi che non dava fastidio. Anzi, era quasi dolce.

Mentre continuava a muoversi nella mia bocca, si sdraiò al mio fianco e sentii alzarmi la gonna. Mi accarezzò le gambe, arrivando velocemente al mio sesso, e quando me lo toccò sentii che anche io ero bagnatissima.

Fa scivolare una mano sotto il mio perizoma e comincia ad accarezzarmi. Poi prende delle mutandine che c’erano sul letto, e con queste avvolge il mio cazzo e continua ad accarezzarmi. Sentivo il pizzo che accarezzava la mia cappella, era eccitantissimo.

Poi una sensazione di calore… capii che stava ricambiandomi la cortesia. Il calore umido della sua bocca avvolgeva il mio sesso. Una sensazione dolce e profonda, che mi riempiva di piacere.

Un pompino da urlo… ne avevo una voglia incredibile.

Sentirla giocare sotto la mia gonna era eccitante e molto piacevole, e si aggiungeva alle stesse sensazioni che avevo nel giocare sotto la sua gonna. Andammo avanti minuti interminabili, spompinandoci a vicenda, fermandoci a vicenda quando il piacere diventava troppo intenso. Evidentemente entrambe volevamo regalarci l’orgasmo con calma.

Ad un certo punto lentamente lei si allontana da me e si gira, si avvicina e mi sussurra all’orecchio “ora fai la brava troia… fattelo mettere dentro…”

Le sue parole mi fecero venire un brivido.

Poi lei mi da un profilattico dicendo “questo me lo metti tu…”. Io ero ancora sdraiata, lei si mette in ginocchio al mio fianco. Apro la bustina, le alzo la gonna e vedo il suo cazzo… duro… di fronte a me. Bagnatissomo, gocciolava.

Lo prendo in bocca, lo succhio per asciugarlo, vedo un paio di mutandine di quelle con cui avevamo iniziato a giocare, e le uso per asciugarlo ancora meglio. Dovetti farlo più volte… ogni volta si ribagnava in un attimo.

Prendo il profilattico e glielo faccio indossare. Lei mi fa mettere in ginocchio. Sento la sua mano tra le gambe, prende il mio uccello e mi masturba con decisione, poi lo avvolge nelle mutandine che avevo usato io per asciutarla, e me lo ripone nelle mie mutandine.

Mi fa abbassare, mi metto a carponi. La sua mano da dietro, sotto la gonna, sento un dito sotto al perizoma, e arrivata dietro me lo sposta su un fianco.

Mi alza poi la gonna. Prende il lubrificante e piano mi bagna il culo. Sento il dito che entra… un poco mi manca il fiato.

Poi lo ripete, aggiunge ancora lubrificante e spinge il dito ancora più a fondo. Entra sempre più facilmente.
“Sei brava… sei subito pronta… ora fammi sentire la tua voglia…”.

Sento che appoggia il suo uccello nel mio culo, me lo spinge dentro piano. Una volta, esce un poco.

Ancora una volta… ed esce. Lo ripete, un paio di volte, spingelo dentro sempre un poco di più. Poi sento che spinge la punta, mi mette le mani sui fianchi e mi affonda il suo cazzo nel culo.

Prima sento una sensazione di penetrazione, sento che mi apre… per un attimo… un poco di resistenza, poi passa la cappella e subito dopo tutto il resto scivola dentro fino in fondo. Fino alle palle.

Io non capisco più nulla. Sento il calore del suo cazzo, una sensazione mai provata. Con i vibratori era totalmente diverso. Esce e poi lo rimette. Poi ancora… ancora… con velocità crescente, sempre più decisa.

Si… mi stava scopando nel culo, e mi piaceva da pazzi. E glielo facevo sentire. Gemevo, godevo. Le chiedevo “scopami, dai, non fare la stronza, fammelo sentire tutto…”
“Certo che te lo faccio sentire, troia, era quello che volevi…”

Metto la mano sotto la gonna, cerco il mio cazzo… lo trovo… non era molto duro, ma era bagnatissimo.

Sentivo che gocciolava. Avevo inzuppato anche il perizoma in cui era avvolto, e appena mi sono toccato ho avuto altri brividi.

Lei mi tira via la mano. “Lascia che ti faccio godere io…”
“E come vuoi farlo?”
“Venendoti nel culo, troia”

Per un attimo rallenta i colpi e lo tira fuori. Mette altro lubrificante e ricomincia. Sentivo salire il suo piacere e il mio. Ad un certo punto sento che si sdraia sulla mia schiena, ci sdraiamo su un fianco, infila la mano sotto la gonna, mi prende l’uccello e mi masturba con decisione.

Mentre abbassa la mano, mi spinge dentro il suo cazzo, facendomlo sentire ancora più dentro.
Un piacere sempre più forte… “Ora sborra con me, troia”

Sento una sensazione strana… mi sta venendo nel culo. Sento le pulsazioni della sua sborrata, e all’istante vengo anche io, riempiendo di sborra quel perizoma in cui era avvolto il mio cazzo.

L’orgasmo dura un attimo infinito, al termine del quale pensavo di rilassarmi.

Lei si sposta e prende il perizoma nel quale avevo appena sborrato.

“Sei proprio sbadata… guarda… mi hai sporcato di sborra le mie mutandine… ” e me le mette davanti alla faccia. Erano bagnate, piene di sborra… quasi gocciolavano.

Me lo lascia sul petto, si toglie il profilattico e me lo fa vedere. “Vedi… anche questo è colpa tua… ” Poi svuota la sua sborra sulla mia. Ora si che quelle mutandine gocciolavano.

“Ora devi rimediare…” Lo prende e me lo mette sulla bocca “Lecca bene tutto… non lasciare niente…”
Le ubbidii, pulendo tutto, assaporando tutto, fino all’ultima goccia.
“Sei stata brava… ” sento che si rilassa… e mi abbraccia da dietro.

Un poco per volta sento altre sensazioni, sento un odore di sesso incredibile, un caldo odore di sperma. Ricominciammo a parlare… con calma, dolcezza. Appagate e svuotate.

L’emozione che provavo più forte era la sorpresa.

Ero sopresa di quanto mi fossi sentita troia. Ero sorpresa di quanto mi fosse piaciuto. Una sorpresa che mi faceva capire che avrei aspettato con ansia la prossima occasione di scopare con lei.

Però la prossima volta sarà lei a fare la troia.

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