Patrizia

Rimango spesso da sola durante la settimana, mio marito è quasi sempre all’estero per lavoro. Siamo una bella coppia, una coppia ammirata, ancora giovani.
Non l’ho mai tradito, almeno con un altro uomo, le tentazioni non mancano ed io cerco di resistere. Mi fa sentire meglio.
Sfogo da sola le tentazioni, di solito la sera o la notte metto in atto quello che durante la giornata mi ha eccitata maggiormente.
In camera avevamo fatto mettere di proposito un armadio tutto a specchio ci piaceva guardarci in quei momenti.

Quando sono da sola mi guardo mentre mi spoglio davanti allo specchio e metto in pratica le
mie fantasie.
La fantasia che mi eccita maggiormente è quella della visita medica, impazzisco solo all’idea. Ci giocavo da piccola ed evidentemente deve avere lasciato in me qualche segno.
Immagino di entrare in uno studio medico, sdraiarmi sul lettino, sentire le mani che mi visitano il pancino e che mi scoprono lentamente.
Poi mi giro con il culetto scoperto e rimango in attesa che mi venga fatta un’iniezione.

Mi guardo allo specchio mentre faccio da sola queste cose, soprattutto quando sono con il culetto in attesa la mia eccitazione arriva a mille e chiaramente eccitata inizio a toccarmi.
I personaggi nell’immaginazione cambiano, vanno a periodi. A seconda di quello che mi ha eccitata nel corso della giornata, è indifferente che siano uomini o donne, mi eccito in qualsiasi caso.
Dipende dal periodo.
Quello era il periodo di Patrizia, la mia commercialista.

L’avevo incontrata in centro, aveva appena parcheggiato la sua macchina e a piedi stava attraversando la strada.
Non l’avevo chiamata perchè quando attacca discorso non ti molla più ed alla fine ti snerva.
La guardavo da lontano, calze nere attillate, stivali e una gonna appena sopra il ginocchio.
Un fisco da adolescente con la sensualità della over quaranta, modellato da ore di palestra.
Non l’avevo mai guardata in quel senso, anche perché a parte il fisico non è proprio una
gran bellezza.

Avevo memorizzato più possibile il suo fisico ed essere visitata da una dottoressa vestita così
modificava i miei parametri.
Conoscevo i suoi movimenti o meglio i suoi orari o abitudini. Ogni fine mese ero da lei nel suo studio per le fatture, ma a volte capitava di doverla incontrare per delle urgenze e di
conseguenza ci si trovava ad un bar della metropolitana per un caffè e per scambiarci della documentazione.
Avevo deciso di volerla vedere.

Avevo iniziato a prendere il caffè in quel bar. Dopo due tentativi a vuoto la terza mattina l’avevo incontrata. Quando ero entrata nel bar, lei stava
sorseggiando il suo caffè. Non avendomi lei vista, mi ero avvicinata io per salutarla e con una scusa le avevo detto che dovevo andare in centro in modo da fare con lei in viaggio in
metropolitana.
Aveva iniziato a parlare delle sue cose, quasi mi ero pentita di essere li ma ad un certo punto mi aveva chiesto se stessi bene visto la mia espressione tirata.

Ci credo avevo avuto non so
quanti orgasmi pensando a lei dottoressa.
Le avevo risposto che avevo dormito poco e poi sfacciatamente le avevo detto che l’avevo sognata.
Immediata era stata la sua domanda del perché e come l’avevo sognata.
Ero stata vaga naturalmente ma avevo confermato che l’avevo sognata e che mi vergognavo a dirle come. Patrizia aveva iniziato ad insistere, voleva sapere come.
Avevo ribadito che non le avrei detto come perché mi vergognavo, ma lei era curiosa si vedeva.

C’eravamo lasciate così. Avevamo preso però un appuntamento nel suo studio per le fatturazioni del mese.
Nel salutarmi aveva chiesto ancora di dirle del sogno. Le avevo risposto che
se avessi trovato il coraggio le avrei detto tutto.
Nei giorni successivi vivevo per quell’incontro. Ero eccitatissima, cercavo di immaginare come mi sarei dovuta comportare, con indifferenza oppure osare.
La sera prima Patrizia mi aveva chiamata per alcune informazioni, ma si capiva che era una scusa.

Aveva chiesto ancora del mio sogno, di come l’avevo sognata.
Le avevo detto che prima o poi le avrei raccontato tutto e soprattutto che il sogno si era ripetuto.
Fremeva, ma era solo curiosità o altro la sua insistenza.
Mi ero presentata nel suo studio con la mia documentazione ed il cuore a mille. Non mi chiedeva nulla dei miei sogni, con molta professionalità svolgeva il suo lavoro.
Indossava un paio di pantaloni ed una giacca che aveva tolto restando con una camicia.

La spiavo senza farmene accorgere, memorizzavo il più possibile il suo fisico ed i suoi atteggiamenti, così stasera sfogo meglio le mie fantasie, pensavo.
Eravamo in piedi, guardavamo dei documenti sul tavolo, una di fianco all’altra quando si era voltata solo con il viso verso di me ed aveva chiesto di dirle del sogno. Le avevo risposto ancora che mi vergognavo ma lei insisteva.
Non le avevo risposto con le parole o meglio le avevo detto “Ok se proprio insisti”
Mi ero messa dietro di lei, le mie mani sulle sue spalle iniziandole un massaggio.

Non era rimasta sorpresa e si lasciava andare. “Ti ho desiderata nel sogno” le avevo risposto mentre le mie mani erano scese e le accarezzavano il seno. “Anch’io tantissimo. ” aveva risposto.
Sempre restando da dietro le avevo sbottonato tutta la camicetta senza toglierla, le abbassavo i pantaloni, dovevo vedere quel culetto.
La mia mano era scivolata nella sua passerotta umida mentre con l’altra le abbassavo le mutandine.
Aveva un culetto da favola.

Bello sodo ma morbidoso.
Una pelle bianca e liscia. Mi piaceva un casino toccarlo.
Restando con pantaloni abbassati quasi a terra e le mutandine abbassate a metà gamba si era girata verso di me ed aveva detto “Voglio spogliarti anch’io”
Ed è quello che le avevo lasciato fare.
Un sogno che si stava realizzando.
Laura.

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