Le mie storie (1)

Mi chiamo Francesca ed ad agosto ho compiuto i miei primi quarant’anni. Mi sono imbattuta in questo sito per caso ed ho deciso di raccontarmi un po’ perché sono timida (davvero non scherzo) ma anche perché una parte di me è un po’ esibizionista tutto sommato. Ma lo faccio soprattutto come rivincita verso tutte quelle mie amiche delle medie che all’epoca mi consideravano una sorta di sfigata. A dire il vero un po’ imbranata lo sono sempre stata e lo sono tuttora, ma per quanto riguarda il sesso, posso dire di essermi divertita abbastanza.

Non sono mai stata alta (dal basso dei miei 160 cm) ne particolarmente bella, ero anonima e rispetto alle mie amiche sempre indietro in tutto.. Loro alle elementari già avevano quella malizia verso i ragazzini, mentre io non riuscivo neanche lontanamente pensare certe cose. Arrivata alle medie, loro si truccavano e cominciavano a mettere i vestitini per farsi notare, io al contrario facevo da parato alle feste. Durante i balletti venivo puntualmente invitata sempre e solo per una questione di cortesia.

Poi alla fine della seconda media successe tutto… ebbi il mio primo ciclo, diventai, con mia somma soddisfazione mista a terrore, signorina e giorno dopo giorno vedevo allo specchio il mio corpo cambiare. Piano piano il mio seno cominciò a prendere forma, nel giro di un mese e mezzo mi diventò enorme. All’inizio ero contenta di non essere più una tavola da surf, ma quando mi resi conto che insieme a mia mamma dovetti comprare una quinta taglia, cominciai ad avere il complesso della tettona.

Oltretutto immaginate queste due creature, che praticamente avevano vita propria, su una tipetta alta poco poco poco. Quell’estate feci la felicità delle mie amiche (più anonime di me, immaginate cosa dovevano essere), che alla vista di quella novità, come se avessero vista delle aliene, non facevano altro che chiedermi di mostrarle. È inutile dire che io passai tutta l’estate cercando di coprirmi, come se anche con il costume mi sentissi nuda e osservata da tutti (macchè).

Il ritorno in città invece quell’anno mi fece particolarmente piacere anche perché non vedevo l’ora di mostrare alle mie compagne di classe la mia novità. Infatti dopo un paio di giorni di scuola, come per incanto, grazie alle mie tette, entrai nel gruppetto delle ragazzine più invidiate da tutti. Non è che all’improvviso fosse diventata bella, ma in breve tempo mi resi conto che i maschietti soprattutto a quell’età sono particolarmente attirati da certe forme.

Io però in quel gruppetto di ragazze proprio non mi sentivo a mio agio, loro parlavano di baci con la lingua, di toccatine eccetera, io ero completamente a secco di tutto ciò che riguardava la parola sesso. Il mio massimo era stato un bacio a stampo che il più brutto della classe, con l’apparecchio ai denti e gli occhiali spessi mi aveva dato in seguito al gioco della bottiglia. Loro, le mie amiche, parlavano di toccarsi la micia e che provavano piacere, io ci provavo a casa ma non succedeva niente.

Mi chiedevo se fosse un problema mio, eppure ascoltavo con attenzione i loro consigli, le loro lezioni.
Poi venne il giorno della festa di Giulia, una mia compagna di classe. Io come al solito mi preparai, per modo di dire, alla mia maniera, cioè scarpe da ginnastica, jeans e camicetta (e per me voleva dire essere femminile), salvo scoprire che la femminilità era tutta un’altra cosa a vedere le mie amiche. Loro si divertivano, ammiccavano con i compagni di classe più carini, io cercavo goffamente di stare loro indietro, ma con risultati molto scarsi.

Ad un certo punto chiesi alla padrona di casa dove fosse il bagno, lei fece un cenno al fratello di aiutarmi. Questo ragazzetto aveva all’epoca sui quindici anni, partecipava alla festa della sorella e naturalmente era guardato (essendo più grande) un po’ da tutte. Facemmo il corridoio insieme, poi mi aprì la porta del bagno, la richiuse ma entrò con me. Io al momento lo guardai interdetta, dovevo fare pipì, forse non aveva capito.

Ma lui mi prese per mano e mi fece sedere sul bordo della vasca da bagno, mettendosi a fianco a me. “Ti stai divertendo?” Mi chiese, ed io gli risposi di sì, mentre cominciava questo strano scambio di parole, sentì che il suo braccio saliva sulla mia spalla. Non mi era mai successo niente del genere, non sapevo come comportarmi, rimasi bloccata tra il terrore e lo stupore di ciò che stava succedendo. La sua mano in pochi secondi entrò nella mia camicetta, prima mi accarezzo’ un po’ sopra il reggiseno, poi con la mano mi prese un seno cominciò a toccarlo, a massaggiarlo.

Io diventai rossa come un peperone, ma mano a mano che toccava sentivo una sensazione mai provata fino ad allora. La camicetta era chiusa, ma lui aveva fatto uscire entrambi i seni dal reggiseno e li palpava un po’ uno un po’ l’altro. Io cominciai a provare piacere e dalla mia bocca uscivano dei gemiti quasi silenziosi, ma che tradivano quello che stavo provando. Lui in silenzio continuando a toccare, si aprì il pantalone, prese la mia mano e la mise sul suo uccello che evidentemente era in erezione.

Io non ne avevo mai visto uno in vita mia, quando la mia mano lo toccò, sentii un brivido, ma nello stesso tempo non sapevo cosa fare. Lui allora mise la sua mano sulla mia e cominciò a farmela muovere sul suo coso. Io quasi in maniera automatica, continuai da sola quel gesto per me assolutamente nuovo, senza sapere cosa stessi facendo. Però vedevo la sua faccia, vedevo che anche lui provava piacere proprio come stavo facendo io, così continuai.

Intanto mi resi conto che la mia micia si era bagnata, avevo avuto il mio primo orgasmo. Ma proprio quando stavo prendendo atto di questa situazione, lui si alzò di shitto andò verso il gabinetto e dopo pochi secondi cacciò fuori un liquido bianco. Io al momento credetti che stava male, che avevo sbagliato in qualche cosa. Non avevo assolutamente idea che quello era sperma, e che avevo contribuito al suo piacere. Lui si pulì, mi sorrise ed uscì dal bagno.

Io rimasi un po’ di minuti da sola a pensare a tutto ciò che mi era accaduto. Feci la pipì e tornai dalle mie amiche. Naturalmente non raccontare niente. La sera però tornata a casa, mi toccai e questa volta con mia somma soddisfazione ebbi il mio primo orgasmo solitario.
Avevo avuto il mio primo approccio con il sesso. La mia vita era cambiata.

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