CENA E DOPOCENA CON MIA ZIA

Quella notte, dopo aver cenato fuori, a mia zia diedi sessualmente il massimo: quel pasto a base di frutti di mare mi fece rizzare il cazzo in maniera mostruosa, già quando eravamo nel locale.
Mentre cenavamo, lei metteva il braccio sotto il tavolino e mi accarezzava il membro mentre le nostre bocche, tra un piatto e l'altro, si avvinghiavano destando scandalo negli altri avventori, soprattutto per la differenza d'età tra me e lei.

Non avevamo da temere nulla in quanto eravamo in un locale sul mare ad una trentina di chilometri da dove abitava la zia, che non era uscita mai e, pertanto, lì non la poteva conoscere nessuno, così come me che venivo dalla remota provincia.
Ad un tratto il cameriere che ci serviva venne “diplomaticamente” a dirci che eravamo degli ottimi clienti (sfido: la zia per quella cena aveva pagato centoventimila lire!), ma che dovevamo essere meno “affettuosi” tra di noi in quanto qualcuno in sala si era lamentato delle nostre effusioni.

Al che, dopo aver consumato una macedonia, mia zia, che non aveva mai ricevuto “rimproveri” del genere, ed io, che in fondo ero ancora un ragazzo timido, chiesimo il conto per poi andare subito via.
Mentre eravamo in auto per tornare a casa, la zia mi disse che in quel locale si era mangiato bene, ma che la prossima volta bisognava andare in un posto più “giovanile e moderno”, tipo una discoteca, dove fosse possibile pomiciare in pubblico senza che nessuno si lamenti.

Arrivati a casa ci trasformammo in dei “porci”: in quel ristorante avevamo bevuto parecchio ed i nostri freni inibitori erano ormai inesistenti; in più, grazie alle ostriche ed ai frutti di mare che avevo ingurgitato, il mio giovane cazzo (già “ipersensibile”) stava letteralmente scoppiando. E siccome l'alcol è un anestetico naturale, mia zia non sentì alcun dolore, ma solo un immenso piacere, quando quella notte arrivai per la prima volta a ficcare il mio cazzo fino in fondo al suo culo, lasciando fuori solo i testicoli.

Ormai il suo ano era pronto a ricevere la qualunque: prendendo spunto da ciò che aveva appreso negli anni precedenti dai giornaletti pornografici, l'aveva ben allenato con zucchine e manici di cacciavite (che, però, arrivavano fino ad un certo punto), ed inoltre, nei nostri originari amplessi, prima di penetrarglielo glielo inumidivo leccandoglielo o cospargendolo di vasellina, che spalmavo pure sopra il mio cazzo per agevolarne l'ingresso in quel suo delizioso anfratto. Quella notte, però, trovai l'ano della zia più slargato e pronto ad accogliere tutto il mio membro fino in fondo.

Quando le avevo già infilato la cappella sentii improvvisamente qualcosa che respingeva quest'ultima (temevo fosse della cacca in arrivo) e poi un suono di “trombetta”: era una scorreggia provocata da quell'abbondante cena. La zia si scusò, ma io, per non mortificarla e per “sdrammatizzare”, le risposi che era meglio una scorreggia che l'arrivo di uno… stronzo. Al che lei esplose in una fragorosa risata e mi chiese di metterle in faccia il mio culo per farsi perdonare.

Io, al principio, non capii, ma devo dire che non appena sentii la sua calda ed umida lingua ispezionarmi l'ano, anch'io lanciai una sonora scorreggia, che la zia odorò ed aspirò profondamente per poi dirmi: «Ha visto?! Anche tu sei uno “scorreggione”, ma sappi che la tua vecchia zietta da te accetta di tutto, visto che mi hai fatto scoprire i piaceri della vita. Meglio, come ti dicevo, pulire il culo a te, anziché a quell'impotente e deficiente di mio marito che, fortunatamente, sta morendo in quella casa in cui mi ha tenuta “prigioniera” per una vita…».

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