Acquazzone estivo

Manuela iniziava a guardare l’orologio. Era pensierosa era stata messa un po’ messa in disparte.
Ma probabilmente l’esuberanza di Anna l’aveva infastidita.
Era stata lei a proporre di andare tutti a nanna.
Dopo esserci salutate, avevo chiesto le chiavi della camera a Michele.
“Signorina Laura, scusate. Fermatevi ancora solo cinque minuti, volevo dirvi una cosa” aveva detto Michele continuando a darmi del voi anche in prima persona.
“Michele è tardi, sono stanca”
“Solo cinque minuti.

Vi prego”. Aveva insistito.
Mi ero riseduta sul divano per ascoltarlo.
“Queste amicizie non fanno per voi, signorina Laura”
“Michele, sono sposata, non sono signorina e poi dai solo Laura va bene”
“Lo so che siete sposata, vi conosco da anni. Siete così giovane che mi viene naturale chiamarvi signorina. Vi stavo dicendo che non deve frequentare queste ragazze. Le conosco, sono qui della zona, non hanno un buona reputazione. Insomma si dice che stanno insieme.

Intendete cosa voglio dire”?
Proprio a me era venuto a dirmelo pensavo. Se avesse saputo! O sapeva?
“Michele, sono brave ragazze. Lavorano, si alzano alle sei del mattino e finiscono alle nove di sera. Se poi dovessero avere delle tendenze di quel tipo che male c’è. I tempi cambiano”
“Vedete signorina Laura, posso passare per un uomo all’antica. Ho qualche anno più di voi e per lavoro osservo e mi faccio gli affari miei.

Però certe cose le noto. Ma secondo voi Anna perché si è mostrata? Non sicuramente per me. Io credo che si è mostrata per voi. Mi chiedo solo perché davanti alla sua compagna. Forse voleva riprendersi qualcosa che stava perdendo”.
Ascoltavo in silenzio Michele, mi aveva spiazzata.
Ma era la stessa cosa che avevo pensato anch’io.
“Siete voi non vuole perdere. Signorina Laura, io vi voglio bene. Ho capito delle vostre tendenze.

Vi ho visto l’altro giorno con la ragazza carina ospite dell’hotel di fronte. Quella che balla in mutandine sul balcone. Ve l’ho detto osservo per deformazione di lavoro. Ma sono cose vostre e voi potete fare quello che vi pare. Anna è molto attraente. Qui è considerata la numero uno. Se vi dovessero vedere con lei dopo cinque minuti lo saprebbero tutti. Se accettate un mio consiglio, lasciate perdere Anna. È pericolosa, la gente parla”.

Non sapevo cosa rispondere.
Che Anna fosse pericolosa l’avevo capito. In tutto questo Michele non aveva capito quanto io fossi pericolosa.
Ma era ancora stato lui a proseguire e spiazzarmi nuovamente dicendo:
“Scusatemi poi concludo. Il vero pericolo siete voi, signorina Laura. Ieri sera Anna era venuta a cercarvi in hotel. Chi l’ha vista, parlo della gente locale, si chiedono come mai. Non è da lei cercare una persona in quel modo.

Qui in un attimo le notizie si diffondono. Vi hanno visto ieri in bici. Sapete come vi chiamano: la diavoletta rossa che le ha fatto perdere la testa”.
La diavoletta rossa. Questa mi era nuova.
Ma avevo ascoltato con attenzione le sue parole. Non credevo di aver provocato così tanta curiosità in una cittadina di vacanza.
Ma ero troppo stanca e me ne stavo andando a dormire. Ci avrei pensato domani.

Però Michele mi aveva nuovamente bloccata.
” Signorina Laura, ma voi sanguinate”!
Non me ne ero accorta, avevo del sangue sulla benda.
“Fate vedere, sdraiatevi sul divano, torno subito”.
Premuroso era tornato dopo alcuni secondi con un enorme cassetta di medicazione.
Aveva messo un pannolone da bimbo, trovato non so dove, sul divano per non sporcare.
Non aveva intenzioni strane si vedeva e l’avevo lasciato fare.
Mi aveva pulito la ferita con accuratezza, anche se mi aveva fatto sentire le pene d’inferno.

“Adesso starete meglio. Con questo cerotto potete anche fare il bagno. Siccome sono terminati, domani li andrò a comprare per voi”
Era carino Michele. Continuava a parlare sempre del solito discorso.
Lo ascoltavo. Mi ero rilassata. Lo ero infatti al punto che mi ero anche addormentata.
Era stato Michele a svegliarmi dopo un paio d’ore alle sei del mattino.
Mi aveva protetto dal freddo con una coperta.
“Signorina Laura buongiorno, lo so che è presto ma qui tra un po’ scendono gli ospiti dell’ hotel.

Gli anziani si alzano presto al mattino. Non è il caso che vi vedano qui”
Aveva vegliato su di me, come se fossi una bimba.
Magari accarezzandomi i capelli. Almeno spero che fosse andata così.
Ero salita in camera per riposare ancora qualche ora.
Verso le 10, svegliata dai rumori delle donne delle pulizie, mi ero preparata per andare in spiaggia.
In reception c’era per me un pacchetto. L’aveva lasciato Michele.

Mi aveva comprato tutto l’occorrente per la medicazione con i prodotti che diceva lui con biglietto con scritto “grazie”.
Beh tutto sommato era stato carino.
Prima di andare in spiaggia avevo deciso di far colazione al cheringuito di Anna.
Appena mi aveva visto Anna aveva chiesto a Cristina di sostituirla per dieci minuti e si era seduta con me al tavolo.
L’argomento era la serata trascorsa.
Mi aveva chiesto se secondo me lei avesse esagerato con il suo comportamento con Michele.

“Beh, in effetti non è da tutti i giorni mostrare la passerotta al primo arrivato e poi mi ha infastidito il fatto che eravamo nel mio hotel” le avevo risposto.
“Scusa hai ragione ci ho pensato dopo. Ma tu hai capito perché l’ho fatto. Vero”? Aveva detto.
“Certo e non solo io. L’hanno capito tutti. Ma io non so cosa dirti. Sei tu che mi hai anche cercata in hotel. Non so quanto ti stai rendendo conto di quello che hai fatto”.

Avevo ribadito.
“Laura, tu mi hai stregato. Non so cosa mi sta succedendo ma ho perso il controllo di me stessa. Ho una voglia matta di stare con te. Stamattina volevo telefonarti, ho fatto una fatica del diavolo a res****re. E so che devo res****re, sei pericolosa per per me. Sei una diavoletta rossa tentatrice”
Mi era venuto da ridere. Due volte in un giorno che venivo chiamata diavoletta rossa.
“Lo so Anna.

Che ti devo dire? Ero venuta per dirti la stessa cosa. Anche tu sei pericolosa. Diavoletta bionda dagli occhi verdi. Probabilmente siamo state fatte per stare insieme. Stesso carattere, stesso modo di vivere la nostra vita. Ma le nostre strade si stanno per dividere lo sai vero? Per noi è rimasto solo il tempo di bere questo caffè. Mi mancherai già lo so, però così sarà”
Sguardo lunghissimo, occhi lucidi, una carezza sulla mia mano da parte sua.

“Sei glaciale. Sarei stata felice con te ma mi avresti fatto anche soffrire”. Aveva risposto.
“Ricorderò il nostro pomeriggio in spiaggia. Sei fantastica”. Le avevo detto.
Salutata Cristina stavo per andarmene. Anna mi guardava. Aveva gli occhi lucidi.
L’avevo guardata, era davvero bella.
Non riuscivo ad allontanarmi ed infatti ero tornata indietro.
“Scusa, mi stavo dimenticando una cosa”. Le avevo detto.
Non mi importava che c’era gente nel locale e le avevo dato un bacio sulle labbra.

“Sei la numero uno Anna. Ma devo andare lo sai. “
Non aveva risposto.
Solo una lacrimuccia ed un magone in gola da soffocare.
Ero andava via senza voltarmi. Se l’avessi fatto sarei tornata indietro.
“Pericolosa diavoletta rossa. Vabbè andiamo in spiaggia”. Avevo pensato.
Ero in vacanza, da sola ed ancora tanta voglia di trasgredire.
“Ma ci sei ancora”. Era stato il commento del bagnino. Non mi aveva visto per due giorni.

“Ma dove eri finta”? Era stato invece quello di Giulia.
Era sempre bella. Una sensualità nella semplicità della sua persona.
Era bastata o guardarla per capire che la vera passione di quella vacanza era lei.
Che ero volubile lo sapevo. Ma in fondo perché avevo lasciato perdere Anna?
Giulia riusciva a cambiare i miei parametri.
“Sono qui per te. Sempre che tu mi voglia ancora”. Le avevo detto visto che in quel momento era da sola.

“Organizza. Portami via con te. Non importa se fosse solo per un minuto o per una notte ma portami via Laura. Mi sei mancata da morire. Inventati quello che vuoi ma fallo, ti prego”.
Avevamo una voglia di baciarci!
Ma la spiaggia era affollata e suo marito che stava tornando con la piccoletta.
Non avevo perso tempo e rivolgendomi al marito dopo i saluti gli avevo detto:
“Stiamo organizzando una sera tra donne.

Serata trasgressiva sulla Riviera Romagnola. Cena e Discoteca con rientro all’alba. Fai venire Giulia con noi vero”?
“Si si. Andate pure tranquille”
“Ok. Siccome torneremo tardi per non svegliarti Giulia può dormire da me? Tanto siamo al balcone di fronte al tuo. Poi ti chiedo troppo se oggi nel pomeriggio Giulia può venire con me a fare un giro in zona”
“Tranquilla. Tanto immagino che siete già d’accordo così. E poi mi sembra giusto che lei evada un attimo.

È tutta tua”!
“Grazie” gli avevamo risposto, saltellando insieme.
E quando lui non ci sentiva rivolgendomi a Giulia:
“Sei tutta mia, hai sentito”?
“Sei stata grande. Sto fremendo. Non vedo l’ora”. Era stata la sua risposta.
C’eravamo date l’appuntamento alle due. Non stavo più nella pelle.
Avevamo preso la mia macchina destinazione Gradara.
Posto storico e romantico nello stesso tempo.
Salutato il marito e la piccoletta avevamo appena fatto in tempo a girare l’angolo che c’eravamo fermate con la macchina.

Le nostre labbra si erano incollate con un bacio da film.
Per fortuna c’era poca gente in giro ma anche se ci fosse stata non sarebbe cambiato nulla.
Era lei la mia passione.
Non era distante Gradara.
Esistevamo solo noi. Avevamo camminato per Gradara mano nella mano.
La gente ci guardava ma per noi non era importante.
La passeggiata di Paolo e Francesca era stata bellissima. Eravamo sorridenti.

Anche la prospettiva di una cena e di una notte insieme ci faceva gioire.
La vivevamo come se fossimo in vacanza sole io e lei.
Con la libertà di fare quello che volevamo.
In quel momento però c’era l’incognita del tempo.
Temporale estivo in arrivo.
Avevamo fatto appena in tempo di salire in auto, lasciata in un parcheggio estivo improvvisato che un acquazzone fortissimo si stava abbattendo su di noi.

Il parcheggio, custodito, in effetti era in un prato al di fuori delle mura della città.
“Ho freddo” aveva detto Giulia.
In macchina non ci vedeva nessuno, aiutate anche da un vero diluvio.
Avevo abbracciato Giulia.
Si era messa con le spalle al volante e sdraiata sulle mie gambe.
La tenevo stretta a me, la coccolavo.
Ma anche la voglia di toccarsi aumentava.
Sentivo i suoi respiri aumentare.

Iniziavo ad accarezzarla.
Prima il seno con i suoi piccoli capezzoli.
Sentivo il suo respiro sempre più affannoso.
Ero scesa giù con la mano, le sfioravo la passerotta da sopra le mutandine.
Sentivo tutto il suo calore, la sua umidità.
Aveva aperto le gambe per facilitarmi a toccarla.
Appena le avevo messo la mano dentro le mutandine e le sfioravo le labbra della passerotta era stata lei stessa ad abbassarsele fino a metà gamba.

Era eccitante vedere la passerotta rasata, il suo spacco era ben visibile con le gambe aperte.
La mia mano le accarezzava l’inguine, prima uno poi l’altro.
Poi accarezzandola con un movimento dall’alto al basso le avevo messo il mio dito medio tra le labbra gonfie.
Aspettavo ad entrare. Sentivo che si contraeva, quasi a spingere la passerotta verso il dito per farlo entrare.
Aveva una pelle morbida chiara anche se abbronzata.

Anzi il contrasto del bianco della passerotta aumentava la fantasia.
Vedere il mio dito mentre entrava dentro di lei mi eccitava moltissimo.
La sentivo fremere, spingere il suo ventre verso il mio dito.
Ogni volta che lei spingeva contro il mio dito io lo spingevo sempre più in fondo.
Era così che aveva raggiunto un orgasmo intenso, interminabile.
Sentivo le sue contrazioni, i suoi sospiri di piacere. I suoi gemiti di godimento.

Mi stringeva forte in quei momenti. Voleva aumentare il suo piacere.
Solo successivamente si era lasciata andare.
Si era abbandonata tra le mie braccia.
Vederla sorridere in quel momento era stato bellissimo.
Aveva fatto un sorriso di soddisfazione difficile da dimenticare.
“Adesso tu, ribalta il sedile, ho voglia di toccartela, di baciartela”.
No me l’ero fatto ripetere.
Non avevo fatto in tempo a sdraiarmi che avevo sentito le sue mani tra l’elastico delle mutandine.

Mi aveva chiesto di alzare un attimo il ventre per facilitarla ad abbassami le mutandine.
Adesso ero io ad avere scoperta la mia passerotta dal pelo rossiccio.
Le mutandine fino a metà gamba.
Sentivo la sua mano tra le mie gambe che mi accarezzava la passerotta.
Non aveva perso molto tempo.
Mi aveva infilato subito due dita dentro.
Avevo desiderato da tempo quel momento.
Sempre con le dita dentro aveva iniziato anche a baciarmela.

La sua lingua sul clitoride e le dita dentro.
Una libidine assoluta. E che lingua! Per essere la sua prima volta.
Mi contraevo, spingevo il mio bacino contro di lei per sentire meglio le sue dita e premere la passerotta sul suo viso.
Avevo raggiunto un orgasmo da urlo.
Ero io a gemere con miagoli di goduria pura.
Voleva continuare a baciarmela ma ero stata io a staccarla.

Volevo sentirla vicino, volevo baciarla.
Volevo sentire il sapore di sesso sulle sue labbra sulle mie.
Quel sapore inconfondibile che ti faceva venire voglia di ricominciare.
Era stato un acquazzone lunghissimo, meglio così, ma stava schiarendo.
Avevamo deciso di rientrare. Avremmo avuto più tempo per preparaci.
Squillava il mio telefono. Era Anna.
“Perché non rispondi”
“Non so cosa dirle. È una mia amica. Le avevo promesso di andare a ballare stasera con lei e un’altra ragazza.

Ma preferisco stare con te”.
“Guarda che io stasera voglio andare a ballare. Sono anni che non ci vado e stasera mi ci porti vero? Non vorrai chiudermi tenermi segregata nella tua camera? Ma spiegami un po’. Chi sono queste tua amiche”?
“Due ragazze del posto. Stanno insieme. Dopo la richiamo e organizzo di andare a ballare stasera”. Avevo risposto.
“Wow. Che seratina di trasgressione. Dai chiamala”.
“Tranquilla dopo la chiamo”
” Ho voglia di uscire, di conoscere il mondo, fare quello che fanno molte ragazze della mia età.

Fammele fare stasera”. Aveva chiesto Giulia
Avevo chiamato Anna.
Le avevo fatto capire subito che non ero sola.
“Dai ci vediamo alle nove davanti all’hotel. Cena e discoteca. Serata trasgressiva. Saremo in quattro. Ci sarà anche Giulia, una mia amica in vacanza qui”
“Ok va benissimo. Poi mi spieghi. Sento che non puoi parlare liberamente” aveva risposto Anna.
Cosa dovevo spiegarle? Che lo facevo per Giulia e non per lei? Cosa si sarebbe inventata stasera il diavoletto biondo?
Volevamo trasgredire? Più di così!
Andare a ballare con tre donne con le quali ero stata a letto nel giro di 24 ore!!!
Laura.

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