Archivio mensile:Aprile 2017

Con Roberta

Con Roberta

Ero a Roma per lavoro, e vista l’occasione avevo preso un appuntamento con
Roberta, un incontro che avrebbe dovuto essere solo di socialità e per
conoscerci da vicino. Ero sceso alla stazione Garbatella della metro B, ed
ora camminavo lungo Circonvallazione Ostiense. Avevo un passo spedito,
abbastanza deciso, e procedevo verso via Colombo: avevamo appuntamento in
un bar verso la fine della strada, prima di arrivare a via Colombo, sulla
sinistra, all’angolo di una traversa di cui non ricordo bene il nome, forse
via Usodimare, ma potrei sbagliarmi essendo passato qualche anno.

Mentre procedevo, ripassavo mentalmente come ero arrivato a quell’incontro.
Io e Roberta ci eravamo conosciuti su Internet, e prima di allora non mi
era mai successo di prendere un appuntamento con una persona conosciuta in
Rete. Tra l’altro non è che l’avessi conosciuta in qualche luogo virtuale
dove si parlasse di sesso, perchè lì non ci vado mai, neanche roba BDSM,
perchè non ci muoio dietro al BDSM, preferisco il bondage, anche spinto,
quello dove c’è un totale impedimento dei movimenti, ovviamente mi piace
subirlo, mettermi nelle mani della mia predatrice.

Invece Roberta l’avevo
conosciuta su un forum dove si parlava di politica! Una cosa strana, no?
Scrivendo su un forum di politica, non di partito sia chiaro (io non ho
tessere di partito e mai ne avrò), non avrei mai immaginato di trovare una
donna che prima praticasse il tacchinaggio e poi passasse direttamente
al “provarci”…

L’avvicinamento era stato strano, mi aveva colto alla sprovvista, visto che
oltre a commentare quel che scrivevo sul forum, mi scriveva messaggi
privati in cui mi parlava esclusivamente di temi politici a livello
mondiale, come il riscaldamento globale, la salvaguardia delle balene e dei
delfini, la difesa della foresta amazzonica, la produzione energetica
mondiale, tutte cose che, non lo nascondo, suscitano da sempre un mio
attento interesse ed impegno.

Poi, un giorno ai primi di ottobre (l’anno
non lo dico) mi scrisse facendomi domande più personali, ma le solite cose
che si chiedono quando si diventa amici di penna, anzi “amici di tastiera”:
dove vivi, cosa fai nella vita, cosa hai fatto in passato, insomma nulla di
speciale.
Poi, al passare dei giorni, ma dico proprio dei giorni, non delle settimane,
i suoi messaggi assunsero uno spirito più provocatorio, di quel
provocatorio che, a livello mentale, gradisco particolarmente.

Infatti non
erano provocazioni che lasciavano sottintendere un “ci sto”, ma malcelavano
un “io prendo”, che su di me ha ben altro effetto. Certo, non abbastanza da
cedere. Neanche quando mi mandò una sua foto, ed io le mandai la mia,
neanche quando ci scambiammo i cellulari. Non cedevo, al punto in cui una
sera al telefono mi disse: “Tu sei troppo uno spirito libero, o così vuoi
apparire pubblicamente, pertanto direi che vai domato.

Domato e legato. “

Ora camminavo lungo Circonvallazione Ostiense e pensavo a come sarei stato
eventualmente legato.
Mentre già mi sentivo la sensazione delle corde sulla pelle, la mente – come
una scimmia sugli alberi – riprendeva a vagare tra i ricordi. Roberta mi
telefonava, dimostrava interesse per me. Un interesse schietto, senza
secondi fini, un interesse anche dimostrato con intraprendenza e
trasmettendo di proposito di avere dolcezza e decisione, molta decisione.

Così, facendo leva psicologica con la sua risoluta intenzione di conoscermi,
era riuscita a convincermi ad incontrarla, e quella era l’occasione giusta.
Continuavo a camminare lungo il marciapiede, incrociavo tante persone, di
quelle che si possono incrociare in una grande città, e mi domandavo se
potessero intuire quali fossero i miei pensieri da preda.
Di questi miei pensieri e di queste mie tendenze nel vivere la sessualità,
non avevo parlato a Roberta.

Un po’ perchè certe cose mi vergogno di dirle
(ebbene sì, nella vita reale sono anche tremendamente timido), un po’ per
vederla “spontanea”, e lasciava presagire una voglia di dominare che mi
spingeva a cedere.
Ero arrivato all’ingresso del bar. Indugiai un attimo, come se la timidezza
prendesse il sopravvento, come se qualche remora volesse farmi tirare
indietro. In certi momenti, la paranoia arriva, e sa arrivare al momento
giusto. Mi feci coraggio, respirai profondamente, ed entrai, decidendo
automaticamente di fare questo salto nel buio che non avevo mai fatto
prima.

La riconobbi subito, all’ultimo tavolo in fondo a destra, accanto alla
vetrina. La riconobbi perchè era uguale a come era nelle foto che mi aveva
mandato. Anche lei mi riconobbe e sorrise. Andai a sedermi, finalmente ci
presentammo da vicino.
Sapevamo entrambi che non eravamo lì per parlare di politica, ma per
prendere un caffè assieme e conoscerci. Ma anche per punzecchiarci un po’,
visto il tono dei nostri ultimi scambi di mail e telefonate.

Intanto ne approfittavo per osservarla meglio e farmi osservare. I suoi
capelli a caschetto neri lasciavano cadere una frangetta sulla fronte,
facendo ombra sugli occhi nocciola cerchiati da occhiali rettangolari con
la montatura azzurra che mi facevano impazzire.
Vedevo che anche lei mi osservata, a volte mordendosi il labbro inferiore
mentre mi ascoltava. Ed era abbastanza furba da farmi sentire il suo
interesse fisico nei miei confronti. Me lo faceva sentire in
quell’inflessione di voce tenera, timida, un po’ imbarazzata, dolcissima,
che faceva di tutto per non farsi percepire come invadente.

Insomma,
dimostrava di essere quel che avevo capito che fosse, ma aveva stile e
classe nel farlo, sapeva sedurre, sapeva condurre dove voleva. Se fosse
stato un uomo, sarebbe stata etichettata come un play boy.
Poi, molto dopo il secondo caffè, si fece seria: “Allora, sei un uomo che
prende il controllo della situazione?”
“Io? No, mai…”
“Ahh, caratterino sottomesso e assecondante?”
“L’hai capito eh? Docilissimo, garantito”.
“Sai che farei ora? Una cosa grandiosa, bella, non so neanche io…”
“Ma che dici, Roberta…”
“Sono un po’ briccona… lo so…”
“Direi parecchio… Beh? Cosa faresti?”
“Mi vergogno e ti faccio un pò alla brace prima di dirtelo…”
“Che proprio tu ti vergoni, non ci credo proprio, se permetti!”
“Ah non ci caschi, eh? Io ti voglio toccare, baciare, spingerti contro il
muro, fare miei i tuoi capelli….


“Beh, se non ti togli mai gli occhiali, te lo permetto. “
“Oh! Esce fuori il tuo lato feticista! Avevo visto bene, quando ho notato
che li guardavi…”
“Già”.
“Vuol dire che me li toglierò solo per farteli leccare”.
A quel punto ero fritto. Con una frase del genere, resto sempre fritto. A
lei non restò che l’affondo finale: “Vieni con me, seguimi. Paga il conto e
seguimi, così scopri anche perchè ti ho dato appuntamento qui.

Scoprii che ci eravamo visti lì perchè ci abitava. Aveva un piccolo
appartamento proprio nella traversa accanto, al primo piano. Un
appartamento modesto, giusto due camere bagno e cucina, dove viveva sola.
Di nuovo la paranoia, per me. Non mi era mai successo di trovarmi in una
situazione erotica al primo appuntamento. Mai. Era la prima volta che ci
vedevamo, e già ero in casa sua. Mi corse un brivido lungo la schiena.

Una delle due camere era il salotto. Si accomodò sul divano e mi fece cenno
di non sedermi, per poi aggiungere: “Prima di tutto spogliati, fammi vedere
come sei fatto, almeno. Poi, ti dovrò fare alcune domande… nel frattempo
spiegami cosa ti piace subire…”
“Sono molto attratto dal bondage, Roberta, mi piace farmi impedire i
movimenti, farmi legare, farmi possedere mentre non posso muovermi, dare
piacere alla mia partner senza poterla toccare e senza poter godere.


“Ma che bravo, avevo capito bene allora, che tipo sei… Ho avuto un buon
intuito, come al solito. “
Ero nudo, completamente, lei si alzò e mi girò attorno, poi aprì il primo
cassetto in alto di una cassettiera, e prese una corda da sei millimetri,
di quelle che passano negli anelli dei gazebo che si vedono in strada o
nelle fiere, lunga circa un metro, tornò da me, e me l’avvolse attorno ai
polsi, facendo un nodo finale, non stretto da far male, ma abbastanza da
non farmi muovere le mani, che ora tenevo unite sulla pancia.

“Vatti a sedere, che ho un po’ di cose da chiederti, per capire dove
possiamo arrivare”.
Mi lasciai cadere sul divano, lei iniziò a spogliarsi, e intanto faceva
domande.
“Hai detto che ti piace il bondage, ma la legatura come la vuoi? Solo
stretta, anche scomoda, o preferisci qualcosa di estremo e dolorante?”, e
intanto il jeans le era saltato via.
“Guarda, per me va bene tutto, posso arrivare fino all’estremo e
dolorante… certo, senza esagerare…”
Si tolse la maglietta, e poi chiese ancora: “Quali sensazioni preferisci?”
“Tra… quali?”
“Tra tutte! Pressare, strizzare, pizzicare, mordere, colpire, pungere!”
“Escludo il pungere, odio aghi e spilli, e lo reputo poco igienico e poco
salutare… Il resto, lo accetto con piacere, certo non esagerare nel
colpire, ma per il resto puoi esagerare”.

“Sei disposto a farti imbavagliare?”
“Certo…”
“E bendare?”
“Anche!”, intanto anche il reggiseno di Roberta era finito sul pavimento.
“Non ho ancora finito con le domande. Te le faccio a raffica, però aspetta
che mi metto comoda. “
Si denudò completamente. Rimase con addosso solo gli occhiali, cioè proprio
come piaceva a me, e come sapeva di piacermi. Giusto per abbassare le mie
difese.
Venne a sedersi anche lei sul divano, accanto a me.

La pelle delle sue gambe
era a contatto con quella delle mie, iniziò a venirmi un’erezione. Aveva il
viso rivolto verso di me, mi guardava negli occhi.
“Sei pronto?”
“Sì Roberta. “
“Bene, rispondi con un sì o un no alle cose bondage che ora ti dico, mi
serve per capirti…”
“Sono pronto”.
“Solo corde? O anche nastro adesivo”
“Va bene anche il nastro adesivo”.
“Bracciali e cinture?”
“Sì. “
“Incappucciato?”
“Sì”
“Capelli legati?”
“Considerato che al momento li porto lunghi, sì.


“Collare e guinzaglio?”
“Sì. “
“Preferisci le mani legate davanti, dietro, o in alto?”
“Non fa alcuna differenza”.
“Oggetti di metallo, come manette, catene e lucchetti?”
“Sono gli oggetti che preferisco. Mi piacciono più delle corde. “
“Legare i genitali?”
“Sinceramente non so se me la sento…. “
“Ok, allora è no. Legamenti al torace e stimolazioni ai capezzoli?”, e prima
che potessi rispondere, mi strinse i capezzoli tra le dita, molto forte.

“Sì, è una delle cose che prediligo”.
“Legato alla sedia?”
“Certo!”
“Incaprettamento…?”
“Non saprei, è una cosa che non ho mai fatto…”
“Braccia e gambe aperte?”
“Certo. “
“Gomiti legati”.
“Nessun problema”.
“In ginocchio”
“Nessun problema”.
Mi prese il pene eretto nella mano destra e me lo strinse con una forza tale
che sembrava stritolarlo. Mugolai di piacere.
“Ti posso avvolgere completamente nel domopak e mummificarti?”
“Ho la paranoia della respirazione… devi permettermi di respirare”.

“Benissimo, assolutamente non male, allora non si fa… Ho dato per scontate
le sculacciate, mollette e morse, anche con pesi. Confermi?”
“Certo che confermo…”
“Bene… non c’è che dire… proprio un bravo sub, mi sa che ci divertiremo,
assieme…”
“Avrei una sola domanda, io, per te…”
“Falla. “
“Sei brava a fare i nodi alle corde?”
“Lo scoprirai presto sulla tua pelle, bel cucciolo”, mise una nota
sarcastica e provocatoria in quel “bel cucciolo”.

Rimasi zitto a contemplarla, lei si alzò ed andò di nuovo verso la
cassettiera, camminando lentamente e facendo ondeggiare apposta il sedere,
ridacchiava, certamente pensava a come stessi ammirando le sue forme.
Prese un altra corda, e tornò da me. Prima di chinarsi, mi fece passare i
seni vicinissimi alla faccia, ma non abbastanza da poterli toccare, poi mi
legò le caviglie tra loro, unite, mettendo le corde strette a forma di
otto.

Ora non potevo più alzarmi e camminare.
“Aspettami qua, ed impara a goderti l’attesa. “, e senza attendere risposta,
si allontanò, uscendo dalla stanza. Rimasi solo, nudo e legato.

Non so dopo quanto tempo sia tornata. Non meno di mezz’ora. Nel frattempo la
sentii chiudere la porta del bagno, sentii il rumore della doccia, poi
silenzio. La immaginai nell’accappatoio, poi sentii il rumore
dell’asciugacapelli, per molto tempo. La mia posizione era abbastanza
comoda, ero pur sempre seduto su un morbido divano, anche se con mani e
piedi legati come un coniglio.

L’unico fastidio era rappresentato dai
testicoli, che erano rimasti schiacciati tra le gambe unite, ma avevo il
forte sospetto che Roberta l’avesse fatto apposta. Ma mi piaceva molto,
quella ragazza, e quando una ragazza mi piace le permetto tutto, anche di
farmi stare scomodo. E intanto sognavo, sognavo ad occhi aperti cosa
avrebbe potuto farmi, anche se nel frattempo avrei volentieri fumato una
sigaretta.
Roberta rientrò nel salotto, con addosso solo l’accappatoio aperto che
mostrava generosamente il suo corpo, nuda se non fosse per le pantofole e
gli occhiali, mi sorrideva.

Venne subito accanto a me, aveva nel pugno
sinistro un foulard nero. Continuando a sorridere, mi spinse con una mano
sul petto. Avendo mani e piedi legati, non potei fare altro che cadere, e
ritrovarmi steso sul divano. Mi prese per i piedi, e mi distese anche le
gambe sul divano. Poi senza smettere di sorridere, con un lampo erotico
negli occhi, mi prese i testicoli, tirandoli fuori dalla leggera morse
delle gambe, e gli diede una strizzata dolorosa, che ebbe come effetto
quello di ridurmi momentaneamente l’erezione.

Per un attimo vidi le stelle
e mi si bloccò il respiro. Non parlava, Roberta, non parlava e sorrideva.
Notai che nella mano in realtà erano due, i foulard neri. Il primo me lo
avvolse, facendo anche un doppio nodo, attorno al pene ed ai testicoli. Con
l’altro mi imbavagliò, in modo molto stretto.
Restò un minuto a guardarmi, sempre con quel tenero sorriso sulle labbra,
poi si decise a dirmi qualcosa: “Ma che carino che sei, proprio un
bell’oggettino indifeso nelle mie mani… Ma non so se voglio ridurti ad un
vibratore, infatti credo proprio di no…”, mi strizzò i capezzoli
abbastanza forte, poi riprese: “No, prima devo tenerti sulla brace per un
po’, prima devo assoggettarti, mente e anima, poi prenderò il tuo corpo.


Rimasi fermo, ma sentivo che mi tornava l’erezione. Lei lo vide, e scoppiò a
ridere: “Non credere che potrai approfittarne per godere! I tuoi orgasmi
saranno rari, e a volte dolorosi! Spiacente, ma tu servi al mio piacere,
non sono io che servo al tuo”.
Non so perchè abbia detto questa frase, se sperava di intimorirmi, sbagliò
di grosso, perchè ottenne solo l’aumento della mia erezione.
“Ti dico subito come stanno le cose, mio dolce cucciolo di uomo-oggetto.

Non
mi va che fai il furbetto, che godi e te ne vai. Quindi tu non godi, e te
ne vai solo quando la tua voglia di godere, che resterà insoddisfatta, sarà
tale da farti ritornare. Così io mi diverto di più, ad averti ai miei
piedi. “
Mi sovrastava completamente, io steso sul divano legato, imbavagliato e con
i genitali infiocchettati, lei all’impiedi, con la gamba destra sollevata
per appoggiare il piede sul divano, ed offrendomi la vista di quel che
aveva tra le gambe, lì davanti a me, vicinissima ma allo stesso tempo
irraggiungibile.

“Senza che ci speri, cucciolo, difficilmente sarai slegato prima di domani
mattina, chiaro?”
Pensai che avesse intenzione di farmi saltare la cena, avevo ragione.
Di colpo, senza preavviso, mi prese di nuovo le gambe e me le tirò giù dal
divano, poi fece altrettanto con le spalle. Mi mise giù con molta
attenzione, attenta a non farmi cadere, d’altronde non avrei potuto
ripararmi con le braccia da un evenutuale urto. Poi tornò alla cassettiera
e prese una terza corda, me la passò dietro la schiena e attorno alle
spalle, strinse e fece un bel nodo stretto, in modo da intrappolarmi le
braccia al busto, fino ai gomiti.

Ora ero completamente in trappola.
L’erezione tornò a farsi sentire, e lei strinse di più il nodo del foulard
che mi intrappolava i genitali, ottenendo però di darmi una piacevole
sensazione di stretta, ma so che era esattamente quel che voleva. A quel
punto si sedè sul divano, poggiò i piedi nudi sulla mia pancia, e si mise a
leggere un libro. Quale libro? Un classico: Germinal di Emile Zolà, e si
accese una sigaretta.

Ah, come avrei voluto fumare, in quel momento. Ma avevo i movimenti
completamente impediti, e più la guardavo fumare, più mi veniva voglia.
Ogni tanto, passava un piede sopra il mio pene, controllava se fosse eretto
o no. Se l’erezione era passata, iniziava a strusciare il piede, dandomi
piacere, ma soprattutto voglia di provare piacere, fino a quando l’erezione
non tornava. A quel punto, tornava ad appoggiarmi il piede sulla pancia. In
altri momenti, passava l’altro piede sul mio petto, strusciandone la pianta
sui capezzoli.

Mi faceva anche oscillare il busto. Dalla posizione in cui
ero, non la vedevo: il divano aveva una seduta molto larga, per cui vedevo
solo dalle sue ginocchia in giù.
In questi momenti arriva anche la paranoia. Era evidente che Roberta sapeva
il fatto suo, in materia. Era evidente che aveva le idee chiare e che non
era alle prime armi. Questo non me l’aspettavo.
Proprio perchè non era alle prime armi, era stata molto attenta a non dire
fin dove voleva arrivare, e questo generava la paranoia.

Ero immobilizzato
dalla cintola in su, legato, nudo, con il pene ridicolmente avvolto e
annodato in un foulard, non avevo idea del limite fino al quale voleva
spingersi la perfetta sconosciuta che in quel momento mi usava come
poggiapiedi. Certo, non ero nuovo a questo genere di esperienze, ma quelle
passate erano sempre successe con persone che conoscevo bene, con le quali
avevo relazioni anche affettive. Lei invece… beh eravamo al primo
incontro. Per questo la paranoia aumentava, ma la paranoia in questi casi
fa parte del gioco, quindi tanto valeva viversela fino in fondo.

E se lei
fosse stata una folle assassina, che poi scioglie nell’acido i suoi amanti?
L’unico rumore prodotto da Roberta era lo sfogliare le pagine del libro. Non
si sporgeva verso di me, non vedevo nulla di lei. Quando fuori di lì iniziò
ad imbrunire, si alzò, accese la luce, e poi andò verso l’uscita del
salotto, dicendomi semplicemente: “Mangio qualcosa e torno”.
Di nuovo solo. Di nuovo attesa. Attesa forse di nulla.

Dopo un po’ mi passò anche l’erezione. Rimasero solo la pressione
psicologica e la paranoia, oltre alle corde che iniziavano un po’ ad
arrossarmi la pelle. In questi momenti, con la paranoia che galoppa, la
mente vola. Pensai a cosa sarebbe successo se fosse scoppiato un incendio,
non avrei potuto muovermi, legato com’ero. Poi mentalmente ci risi su. E
rimasi in attesa, a meditare su quanto era bella Roberta e su cosa mi
avrebbe fatto.

Rientrò che fuori era buio, ancora in accappatoio, mostrandomi il suo corpo
magro e slanciato, e si rivolse a me come se avesse letto i miei pensieri
peccaminosi: “Non credere che io ti faccia qualcosa, o chissà cosa. Nella
vita ho imparato a mie spese una cosa, cioè che agli uomini non bisogna
dare molto, altrimenti se ne vanno e corrono dietro a qualcun’altra. Per
tenerli legati occorre che gli si faccia agognare i piaceri, l’orgasmo,
farglieli desiderare, ma senza dare troppo.

Ho imparato che bisogna prima
prendere, e poi semmai dare, ma sempre con il contagocce”.
Provai a borbottare qualcosa, ma il bavaglio mi impediva di far uscire
parole comprensibili, ma lei capì lo stesso cosa volessi dire: “Sì, bel
cucciolo, hai capito bene, io ti ho scelto, non voglio una storia di una
serata, ma qualcosa di più lungo, nel tempo. Quindi, mi è necessario
legarti anche mentalmente, forzarti a farti tornare da me, per il desiderio
di piacere.


Ammutolii. Le sue parole, da sole, mi stavano facendo tornare un’erezione
che non potevo nascondere.
Si tolse le pantofole e l’accappatoio, rimase nuda con addosso solo gli
occhiali. L’erezione arrivò subito, potente, da far girare la testa. Invece
che sedersi sul divano, si sedè per terra, davanti ai miei piedi,
perpendicolare a me, in modo che da steso la vedessi di profilo. Allungò la
mano verso il telecomando, ed accese prima il televisore, poi una
sigaretta.

Fece un po’ di zapping tra i vari canali, mentre fumava, ogni tanto
allungava la mano destra verso di me, e mi accarezzava i testicoli. Andò
avanti così per circa un’ora, con il pene che mi scoppiava per l’erezione,
e con lei che non me lo toccava mai, stando anche attenta.
“Vedi, caro cucciolo, non ti nascondo che mi piacerebbe scoparti subito, ma
so che poi ti perderei, e andresti altrove. Invece preferirei tenerti.

Allora prima voglio godere un po’ io, senza darti niente, poi in futuro ti
userò come vibratore, e poi più in là vedremo se è il caso di farti godere.
Ti piace quando ti si nega l’orgasmo?”
Annuii un po’ pomposamente, visto che è una pratica che gradisco davvero
nella vita. Il motivo è che mi piace di più l’eccitazione che la sua stessa
soddisfazione.
Roberta si accese un’altra sigaretta e riprese a fare zapping.

Era notte, il
tempo passava. Il mio corpo era stanco di quella tensione erotica in cui mi
teneva, mi passò l’erezione. Se ne accorse, e mi sciolse il nodo del
foulard, liberadomi pene e testicoli da quella stretta. Le bastò il farlo,
bastò quel rapido contatto, fugace, quasi involontario, e mi eccitai di
nuovo. Lei rise, guardandomelo. Faceva anche il gesto di avvicinargli la
faccia, poi se ne allontanava e ridacchiava.
Mi squadrò da capo a piedi, con un sorriso complice sulle labbra, poi mi
accarezzò le gambe, al di sopra del ginocchio.

Mi stava eccitando, voleva
farsi desiderare fino allo spasmo.
“Sai che mi stai eccitando cucciolo?”, senza alzarsi si spostò carponi sul
mio lato, si sedè accanto al mio petto, con le gambe rivolte verso di me,
poi con la gamba destra mi scavalcò, mettendola tra me e il divano. Mi
offrì la sua vista pià completa, senza che io potessi toccarla. Iniziò
lentamente ad accarezzarmi il petto con la mano destra, mentre con la
sinistra iniziò a masturbarsi lentamente, senza fretta, e con il bacino
messo in modo che io potessi vedere tutto.

“Ti piace lo spettacolo,
cucciolo?”
Annuii, socchiuse gli occhi, passandomi una mano sui capezzoli, e senza
smettere mai di masturbarsi. Poi mi tolse il foulard che mi copriva la
bocca, facendomi segno di restare zitto.
“Mi piaci, ammazza e quanto mi piaci… non ti preoccupare, non mi masturbo
fino alla fine, un po’ di lavoro lo farò fare a te, per questo ti ho
liberato la bocca, solo per questo. Ma tu non emettere suoni.


Mi sentivo esplodere di voglia. E contemporaneamente mi rendevo conto di
quanto accidenti mi piace quando quella voglia matta mi viene in qualche
modo repressa, non accontentata, non soddisfatta. Roberta si stava
arrossando in viso, e dal come erano umide le sue dita compresi che doveva
essere eccitata molto. Fu un attimo, si mosse di sorpresa, alzò il bacino
facendosi leva con la gamba che mi aveva scavalcato, e fu sopra di me.

Sopra la mia faccia. Si sedè di peso con il suo sesso sulla mia bocca. La
voglia mi aumentò, ma non potevo sfogarla in nessun modo, potei invece solo
affondare la lingua dentro di lei e leccarla con una passione tale che io
stesso non la credevo possibile.
Dalla quantità di umori che mi colarono sulla faccia, capii che era eccitata
parecchio. Avrei voluto tanto toccarla, tenerla per i fianchi o per le
natiche mentre l’amavo con la bocca, ma non potevo, con le braccia e i
polsi legati com’erano.

Continuai a muovere la lingua su di lei, su quella
dolcezza che mi si dischiudeva davanti.
Con la mano sinistra, si puntellava al divano per non perdere l’equilibrio,
con la destra iniziò ad aiutarmi nella masturbazione, passandosi le dita
sul clitoride, con dolcezza e decisione.
Quando iniziò a togliermi il respiro con i movimenti convulsi del bacino, mi
sentii mancare, ma leccai più forte. E intanto sentivo dentro montarmi una
gioia, la gioia per quel suo orgasmo che sentivo arrivare.

Mi premè il bube
sulla bocca, ed urlò il suo orgasmo senza più contenersi, in modo
prolungato, muovendo veloce le dita sul clitoride, gustandosi i movimenti
ossessivi della mia lingua.
L’orgasmo di Roberta finì con un singulto, che si trasformò in un suono
rauco. Poi il silenzio, ed i suoi sospiri. Restai fermo con la mia lingua
tra le sue gambe. A gustarmi lo straordinario calore che emanava, il suo
meraviglioso sapore che ricordava vagamente quello dei gamberetti.

Con gli
occhi cercavo di sbirciare il suo viso, il viso con l’espressione
dell’orgasmo.
Rimanemmo così, con le sue cosce strette ai lati del mio viso, con me che
respiravo a fatica, finchè lei non si riprese. Era scossa dal piacere che
le aveva fatto vibrare il corpo, ma anche stanca, sembrava che fosse
sfinita dalla stessa attesa alla quale aveva condannato me. La mia
eccitazione non era diminuita.
“Ehi cucciolo, ma tu sei qui a Roma per lavoro, vero?”
Annuii senza parlare.

“Beh, sono le 11 di sera, passate da un po’… dai ti slego, e andiamo a
dormire…”
Mi slegò solo le caviglie, e mi aiutò a rialzarmi, visto che non potevo
muovere le braccia. Mi condusse in camera da letto spingendomi per una
natica. Aveva un grande letto matrimoniale, con le spalliere in ferro
battuto, disegnate a ghirigori e spirali, di quelle che si vendono
all’Ikea. Mi slegò le braccia. Stavo per crollare sul letto, e sentivo
finalmente le braccia intorpidite riprendere vita.

Mi sorrise e mi fece
cenno di stendermi a pancia in giù, mentre stavo obbedendo, mettendomi
nella posizione da lei voluta, mi accorsi che alle spalliere del letto
aveva già preparato altre corde. Esitai un attimo, poi mi stesi, ma lei
notò la mia esitazione, e spiegò: “Ci sono uomini che una volta liberati,
durante la notte poi o ti saltano addosso per godere scopandoti, o
attendono che ti addormenti per masturbarsi. Siccome non deve succedere,
dovrai dormire legato.


Mi legò le braccia alla spalliera, per cui rimasi con le mani stese in
avanti, sopra la testa, mi lasciò i piedi liberi.
Si stese anche lei. Mi accarezzò le natiche per qualche minuto, poi spense
la luce, e si stese sopra di me, pesantemente, come succede che ci si
lascia andare di peso dopo aver provato piacere, distesa sulla mia schiana,
con la faccia sulla mia spalla destra.
Si addormentò quasi subito.

Per me invece fu più difficile. Eccitato come ero, sentivo il mio ed il suo
peso assieme caricati sopra la mia erezione, ero spossato ma troppo
eccitato, e fin troppi pensieri erotici si sovrapponevano nella mia testa,
compreso il ricordo del suo meraviglioso orgasmo di poco prima. Poi arrivo
la paranoia. Ancora il pensiero di un eventuale incendio notturno, o di una
fuga di gas, o di lei che si svegliava e mi prendeva a coltellate.

Poi,
preso dalla stanchezza, e complice la fine di quell’erezione insoddisfatta,
mi addormentai. Sognai per tutta la notte varie posizioni erotiche in cui
io e Roberta facevamo l’amore. Lei dormì quasi tutta la notte sopra di me,
si tolse solo molto tardi, quasi al mattino.

Quando mi svegliai, era giorno inoltrato. Ero ancora legato. Lei era seduta
sul letto e mi guardava sorridente: “Buongiorno cucciolo! Ma sei qui per
lavoro… vero??”, insistè su quel “vero”.

Annuii, ma stavolta parlai anche: “Ho un appuntamento alle 9. 30…”
“E allora guarda che sono già le 9. 00! Se non ti sbrighi, farai tardi!”
“Se mi sleghi…”
“Certo! Ti slego! Tu corri a fare la doccia, e non ti permettere di
masturbarti… se no guai a te. Chiaro? Poi, dipende da cosa vuoi fare…
se vuoi perdermi, allora fallo, e mi perderai. “
“No che non mi masturbo”.
Mi liberò dalle corde.

Massaggiai un po’ i polsi intorpiditi, e corsi nel
bagno a lavarmi.

Entrai nella doccia, o meglio nella vasca: era una normale vasca da bagno
munita di doccia, circondata da una tendina di plastica per non far andare
l’acqua a spasso per il pavimento. Aprii l’acqua, iniziai a bagnarmi la
pelle. Subito vidi la tendina spostarsi, aprendosi. Lei era davanti alla
vasca, sorrideva e mi guardava: “Voglio vederti mentre ti fai la doccia”.

Arretrò un po’ e si poggiò alla parete di fronte, a gustarsi quel che forse
per lei doveva essere uno spettacolo (per me non lo era). Iniziai ad
insaponarmi, lei sorrideva. Non ho un bel fisico, di quelli palestrati, ho
un corpo normale, sono una persona comune. Però lei voleva guardarmi lo
stesso, ed io avevo scelto coscientemente di permetterle tutto. Feci per
posare il docciaschiuma, ma lei mi bloccò: “Insaponati ancora, mi piace
vedere come ti passi le mani sulla pelle… ogni tanto girati, mi piace
guardarti le natiche, anzi fai una cosa, insaponatele.


Obbedii silenziosamente. Mi sentivo i suoi occhi puntati addosso. Mi sentivo
la schiuma colare sulla pelle. Lei diede altre direttive.
“Stuzzicati un po’ i capezzoli, dai! Pizzicateli, tirateli, ruotaci le dita
sopra, proprio come a voi uomini piace vedere farlo a noi donne. E siccome
vi piace vederci giocare con i nostri capezzoli, ora tu restituisci il
favore!”
Sul momento non trovavo la cosa molto eccitante per me, ma sapevo che lo era
per lei, infatti si gustò lo spettacolo mordendosi il labbro, per poi
dirmi: “Che carino, con le gocce di schiuma che ti colano addosso…
proprio come a voi uomini piace vedere noi donne con delle gocce bianche
che ci colano addosso, no? Ed ora mi gusto queste gocce che solcano la tua
pelle.

Stimolati i capezzoli con le falangi degli indici”.
Obbedii annuendo, stimolandomi ancora i capezzoli, intanto lei sbizzarriva
la sua fantasia: “Ascolta, adesso riempiti la mano destra di schiuma. Bravo
così, piena piena di schiuma, bravo. Masturbati lentamente, così, con la
destra, riempiti di schiuma. Con la mano sinistra invece, acchiappati il
capezzolo sinistro, fallo roteare tra pollice e indice, mentre ti masturbi.
Vai, procedi! E non ti permettere di venire! Mi raccomando, contieniti! E
stringi di più quel capezzolo!”
Mentre mi davo da fare sul mio corpo, lei iniziò a masturbarsi, poi mi
disse: “Apri l’acqua, via tutta quella schiuma.

E non chiudere l’acqua,
devi stare sotto il flusso. Masturbati ancora, sotto l’acqua, e datti da
fare con l’altra mano sul capezzolo, come prima! Cosa aspetti? Muoviti!
Masturbati veloce, e fattelo venire duro!”
Il masturbarmi in quel modo, certo mi accaldava, ma per contrasto ero sotto
il getto d’acqua, che mi rinfrescava. La guardai, era bellissima, così
presa dal darsi piacere nel guardarmi. Mi dava l’illusione che godesse di
una mia inesistente bellezza, mi faceva sentire oggetto, mi faceva sentire
come si sentono tante donne quando i loro uomini chiedono loro di fare
giochini particolari, ad uso e consumo del loro piacere maschile.

Io invece
mi sentivo finalmente ad uso e consumo del suo piacere femminile.
Rimasi così a guardarla mentre mi davo da fare su di me, ma la cosa non le
piacque: “Non guardarmi mentre mi masturbo! Reclina il capo all’indietro,
come se stessi godendo! A voi uomini piace guardarci così, eh? Vi piace
vederci in atteggiamenti da apice del piacere! Ma ora sono io a godermi lo
spettacolo! Non guardarmi! Masturbati! Stuzzicati ancora quel capezzolo!”
Così, mentre mi masturbavo, occhi chiusi e viso rivolto al soffitto,
pizzicandomi ancora il capezzolo sinistro, la sentii ansimare, poi emise un
urletto che era più che altro un mugolio, ed un sospiro profondo mi informò
che era venuta.

Io continuai ancora, sapevo che mi stava guardando, e
continuai finchè non mi fermò: “Basta così, asciugati, mettiti l’accapatoio
e vai in cucina a preparare un bel caffè. Nel frattempo mi lavo io, ma non
potrai vedermi. E mi raccomando: non masturbarti! Non ti è concesso venire
se io non ci sono e se non voglio! E muoviti!”
Mi misi un accappatoio, un asciugamano sulla testa, ed andai a preparare il
caffè, concentrandomi per farmi passare quell’eccitazione che sarebbe
rimasta insoddisfatta.

Dopo il caffè, mi vestii e, ancora eccitato, uscii di casa per andare a
lavorare, cercando un modo per non far notare l’erezione.
Al momento di salutarmi, mi disse: “Ora sta a te scegliere, do sempre una
possibilità di fuga alle prede. Se vuoi fuggire, vai. Altrimenti, se vuoi
che si continui, se vuoi guadagnarti un po’ di piacere, allora stasera
finito il lavoro tornerai qui, da me. A te la scelta”.

Mi diede un bacio sulle labbra. Già sapevo che sarei tornato da lei.

Lezioni di vero (Edizione Italiana)
di Antonio andrea fusco.

Mia moglie Marisa si fotte il cazzone del bingo bo

Con la gabbietta la masturbazione per me è ovviamente assolutamente off-limits, ma per un lungo periodo di tempo è stato un atto che mi veniva addirittura imposto (ammetto che non mancavo occasione di dedicarmici anche in separata sede, spesso e volentieri), sempre rigorosamente da consumarsi davanti a loro che, ben sapendo quanto io fossi vergognoso e timido al riguardo, non perdevano occasione di umiliarmi in questo modo.
Di solito la cosa si svolgeva durante i loro amplessi, in altre occasioni mi veniva richiesto di segarmi di punto in bianco, magari durante momenti e situazioni in cui non erano impegnati a fare sesso, così insomma, per loro esclusivo divertimento.

In ciascun caso però la regola era sempre la stessa: masturbarsi si, ma senza venire prima che me ne fosse dato il permesso.
Ovviamente quando mi segavo guardandoli scopare il permesso mi sarebbe stato accordato soltanto dopo che avessero finito e che, se richiesto, li avessi ripuliti.
Quasi sempre mi era consentito di schizzare in terra o sui piedi nudi di lei (da ripulire con la lingua, in questo ultimo caso), sempre rigorosamente in ginocchio.

Pur dovendo essere sempre forzato a cominciare, una volta partita la mano, la mia libido prendeva però il sopravvento: resistere fino alla fine senza schizzare era sempre un vero tormento.
Avevo fino ad allora avuto qualche “incidente”, sborrando in anticipo e privandoli così del divertente spettacolo della mia umiliazione, ma la cosa non aveva mai avuto alcuna conseguenza, se non frasi di derisione del tipo:
“Soffriamo di eiaculazione precoce eh, fighetta? Ora capisco perché non hai mai soddisfatto tua moglie… dimensioni a parte si intende”
E giù a ridere entrambi.

Oppure:
“Duri meno di un ragazzino di tredici anni alle prime seghe, fighetta… beh d’altronde hai anche il pisellino di un ragazzino di tredici anni… come potrebbe essere altrimenti?”
E altre amenità del genere.
Però quel giorno non me la fecero passare così liscia.
Io la ricordo cosi:
Me ne sto ai piedi del letto, in ginocchio, con la mano che fa avanti e indietro sul cazzo, nemmeno troppo velocemente.

Da quella posizione godo di un punto di vista privilegiato per ammirare il cazzo del bull che pompa vigorosamente nella figa della mia signora.
Sto ammirando le grandi labbra della figa allungarsi attorno all’asta lucida di umori di lui ogni volta che lo tira indietro, quasi a volerlo trattenere, a non volerlo far uscire nemmeno un secondo. Lui è sopra di lei che gli tiene le gambe avvinghiate attorno ai fianchi.
I muscoli delle natiche strette e muscolose del toro si muovono con un ritmo fluido, quasi ipnotico.

Puntato sulle ginocchia, con le gambe leggermente piegate, tiene le cosce larghe in modo che io possa guardare bene come me la sta scopando.
I grossi testicoli pendenti oscillano al ritmo delle pompate, battendo sull’ano con un rumore incessante, ipnotico anch’esso: Ciaff… Ciaff… Ciaff…
Lei non si trattiene, mugola, ansima, dice che ne vuole ancora e sempre di più. Lui si limita a respirare affannato.
Non mi rendo conto di essere così vicino a venire fino a quando non è ormai troppo tardi per trattenermi: rilascio convulsamente nell’aria lunghi getti di sperma, alcuni dei quali, disgraziatamente, vanno a posarsi sulle lenzuola, nella precisa direzione dei loro sessi che si sfregano, l’uno nell’altro.

Realizzo subito che la cosa non sarà affatto gradita; vorrei allungare una mano per tirar via quelle strisce di sborra dal letto, ma non oso muovermi.
Me ne sto lì col pisello che mi si ammoscia lentamente in mano, ad aspettare che finiscano.
Posso solo sperare che la cosa passi inosservata. E invece lui, una volta pompata la solita equina razione di denso sperma a farcirle la figa (non so come faccia a farne sempre così tanta, se è dovuto alla sua dieta, a quanta acqua beve, o forse più semplicemente al fatto che è più maschio di me e ha i coglioni più grossi), si stacca da lei tirando indietro il busto e se ne accorge subito.

-Che cazzo…..

Torcendosi verso di me, posa lo sguardo sul mio pisello moscio, ancora gocciolante.

-Ma che schiiifo! Guarda che cazzo ha combinato quella troietta lurida della tua maritina…

Si tira su pure lei, con la sborra candida che le cola dalla figa ancora dilatata e, guardando le lenzuola:

-Ma Paolooo… ma stai un po’ attento… non lo vedi che casino hai fatto??
Queste considerazioni però me le tengo per me, mentre lui, tenendomi premuta la faccia sul lenzuolo macchiato come si fa con i cuccioli che fanno pipì in casa, mi sta sibilando in un orecchio:

-Adesso non solo svuotiamo le palline senza permesso… ma ci permettiamo pure di schizzare quasi addosso al padrone, EEH?

-N..non l’ho fatto apposta… davvero… non volevo!

-E ci mancherebbe pure lo avessi fatto apposta, fighetta… male, molto male… se continui così finisce che te le taglio via, quelle palline! Cos’è… ti sei eccitata a guardare la figa della tua signora? Ahh noo… ho capito… ti sei bagnata tutta a vedere da vicino il cazzo di un vero maschio, giusto!? Hai ragione, povera piccola… anche tu hai le tue esigenze di femmina calda, vero? Ma non ti preoccupare che adesso zio Bruno te le fa sfogare lui le voglie, così per un po’ ci togliamo questo brutto vizio…

Questa ultima frase l’ha pronunciata col tono di voce che di solito si usa con i bambini piccoli.

Mi sento piuttosto intimidito.
Tra l’altro non ho capito bene quello che ha in mente e comincio ad essere leggermente preoccupato…

Un quarto d’ora dopo, finito di cambiare le lenzuola per la seconda volta nella giornata, sto raccogliendo quelle sporche per metterle direttamente in lavatrice.
Marisa è in bagno che fa un bidet (sento l’acqua scorrere), lui è in soggiorno a non so fare cosa da un po’, quando lo sento chiamarmi da di là:

-Fighettaaa… vieni un po’ qua… vieni, vieni che zio Bruno ti fa vedere una cosa…

OHSSANTINUMI.. che si sarà inventato adesso?
Lo raggiungo in soggiorno con ancora il fagotto delle lenzuola sporche in mano e l’aria da cane bastonato.

Se avessi la coda, in questo momento la terrei stretta tra le gambe.
Sta armeggiando col pc, ma da qui non riesco a vedere lo schermo.
-Vieni vieni… avvicinati. Guarda cosa ti ha trovato lo zio Bruno per farti sfogare come si deve… poi non dire che non teniamo conto delle tue esigenze…
Giro attorno alla scrivania e finalmente posso vedere ciò di cui sta parlando:
E’ una clip proveniente da qualche sito porno, esattamente si tratta dello slideshow di una interminabile sequenza di enormi cazzi neri (appartenenti ovviamente ad altrettanti muscolosi omaccioni) e sta facendola scorrere dopo aver settato la riproduzione in modalità “loop”.

Non ne capisco la necessità perché leggo dal timer che il filmato dura più di mezz’ora…
Mezz’ora dopo invece lo capisco benissimo, mentre mi trovo, esattamente da mezz’ora, inginocchiato davanti allo schermo a menarmi disperatamente l’uccello per raggiungere il secondo dei 3 orgasmi necessari a che io possa ottenere il permesso di alzarmi di lì. Tra le mie ginocchia doloranti e il pavimento c’è fortunatamente un po’ di morbido: il fagotto di lenzuola ancora bagnate della sua (tanta) e della mia (poca) sborra.

Ha preteso che anche Marisa assistesse alla mia umiliazione e adesso mi guardano entrambi dal divano sul quale sono sdraiati, lanciando qualche divertito incoraggiamento al mio indirizzo, tra una slinguata e l’altra.
I cazzi neri continuano a scorrermi incessantemente davanti agli occhi, mentre il mio povero pisello è tutto arrossato e dolente. Sono appena riuscito a recuperare un po’ di rigidità dopo il primo dei tre orgasmi impostimi, avvenuto buoni venti minuti fa, e confido di poter raggiungere il secondo entro i prossimi venti.

Sborrare la prima volta (che poi sarebbe la seconda, dopo quella mentre stavano scopando) è stato relativamente facile, non venivo da almeno 3 giorni e vedere il toro montare la mia signora mi aveva caricato ulteriormente: mi è stato sufficiente segarmi per qualche minuto apprezzando i cazzi neri che mi scorrevano davanti agli occhi e ho schizzato in terra, davanti a me. L’evento è stato salutato da complimenti e applausi da parte del mio divertito pubblico.

Ora però la cosa non si sta rivelando altrettanto semplice. Sono costretto a cambiare mano continuamente perché il braccio destro comincia a farmi male, ma con la sinistra al massimo riesco a tenermelo duro, non riesco a raggiungere la intensità di ritmo necessaria per venire, per cui sono costretto a tornare alla mano destra non appena il braccio si è riposato un po’.
Esattamente mezz’ora dopo la prima sborrata davanti allo schermo (posso asserire con certezza che sono trenta minuti esatti perché ho sborrato proprio davanti alla stessa foto davanti cui ho sborrato prima: un maschio nero, piuttosto sovrappeso, seduto sul bordo di un letto, aria assorta e in mezzo alle gambe un arnese largo e lungo, da moscio, più o meno come il mio avambraccio), conseguo la seconda grazie a un’accelerazione disperata che riesco ad imporre al mio braccio esausto.

Mi concedo un paio di minuti per flettere un po’ il braccio e recuperare un po’ di fiato prima di attaccare di nuovo.
La quantità di sperma questa volta è stata davvero esigua e puntualmente la cosa viene sottolineata con simpatici frizzi e lazzi.

-Beh? Tutto lì?? Ma non è che fino ad oggi ci siamo sbagliati e che quelle che hai lì sotto non sono palline come abbiamo sempre creduto, ma una sorta di ovaie esterne?

Fa lui.

Lei non mi usa nemmeno la cortesia di astenersi dal ridere, e la cosa mi umilia un bel po’.
Riprendo volenterosamente a segarmi ma stavolta prima di ottenere un minimo segno di vita impiego almeno il doppio del tempo rispetto alla volta precedente. Comincio a pensare di non potercela fare, sono ricoperto di sudore e ogni colpo che infliggo al cazzo mi fa stringere le labbra dal dolore, in certi momenti mi gira anche un po’ la testa.

I cazzi neri continuano a popolare lo schermo e temo proprio che popoleranno anche i miei peggiori incubi per i prossimi mesi.
Sto per gettare la spugna, non posso farcela.

Devono essersi sono accorti della mia difficoltà perché li sento bisbigliare tra loro a lungo. Spero stiano deliberando la mia grazia.
Poi lui si alza e mi viene dietro, si china e comincia a battermi una mano sul sedere al ritmo della mia sega, come per darmi il tempo.

-Op… Op… Op… avanti fighetta ci sei quasi, non ti deconcentrare… guarda quei bei cazzi neri… mmhh… scommetto che ti fanno venire l’acquolina in bocca, vero? D’altronde alle femminucce i bei cazzoni neri fanno sempre quest’effetto, giusto? Avanti… ancora… non ti fermare… Op… Op… Op…
Non è che mi stia sculacciando con forza, sono sculacciatine leggere di derisione le sue e, inaspettatamente, stanno ottenendo l’effetto di farmi riacquistare un minimo di turgore.

Ne approfitto per tentare un altro sprint.
-Scommetto che hai la fighetta tutta bagnata per quei bei maschioni, vero?
Sento scivolare la sua mano più in basso, a cercarmi l’ano, e subito dopo un dito infilarvisi in un sol colpo fino alle nocche.
E’ quello, che fa il miracolo: sento gli spasmi del piacere arrivare, il mio cazzetto inizia a muoversi su e giù senza nemmeno che io continui a menarmelo (ho poggiato la mano destra in terra per non perdere l’equilibrio nel momento stesso in cui mi sono sentito penetrare) e ho un orgasmo.

Ridicolo si, quasi a secco (appena un rivolo di sborra che mi cola giù lungo l’asta), ma pur sempre un orgasmo.
Cado in avanti a 4 zampe, esausto.
Sento lei ridacchiare dal divano mentre lui commenta così:
-Che ti avevo detto, Marisa? Hai visto che avevo ragione? E tu che non ci volevi credere… te l’avevo detto che sarebbe bastato toccarle la figa, alla maritina, per farla venire… Sei convinta adesso? Quella è più femmina in calore di te!
-Umiliazioni- In assenza di mia moglie
Divenute le visite del bull a casa nostra una normale routine, ci siamo dovuti porre il problema dei lavori domestici.

Fino ad allora, avevamo sempre avuto una signora polacca, per un paio di ore tre volte alla settimana, ad occuparsene, ma l’eventualità che il bull si fermasse da noi a dormire e al mattino si potessero incrociare non era assolutamente auspicabile. Inoltre, se anche non si fossero mai incrociati, sarebbe stato comunque imbarazzante dover giustificare la costante presenza di lenzuola sporche in quantità industriale (vengono cambiate prima e dopo ogni visita del bull) nonché di tutto il campionario di intimo particolare che usa mia moglie per compiacerlo.

In conseguenza di ciò decidemmo di fare a meno dell’aiuto di questa signora. Avrei dovuto essere quindi io, nei miei momenti liberi (vedi i fine settimana in casa da solo), a svolgere quelle faccende al posto suo.

Nei fine settimana devo pertanto occuparmi di fare il bucato (almeno 2 lavatrici solo di lenzuola, sempre), di stirare tutto una volta asciutto, di svolgere le pulizie di casa e infine di recarmi al supermercato a fare la spesa per il settimanale approvvigionamento di generi alimentari e prodotti per la pulizia.

Lo faccio da un paio di anni e ormai sono un vero esperto, anche se ho dovuto imparare praticamente tutto. Fino ad allora infatti non sapevo nemmeno come si caricasse una lavatrice.
Durante la settimana invece c’è molto meno da fare e qualche volta mia moglie mi da una mano, anche se tocca sempre a me cambiare le lenzuola e rifare il letto prima e dopo le visite del bull, occuparmi di servire bevande e stuzzichini, cucinare e servire in tavola quando, occasionalmente, rimangono a cena.

Che il bull sia presente in casa nostra in assenza di lei capita davvero molto raramente, in due anni e passa ricordo giusto una mezza dozzina di occasioni in tutto; sempre in concomitanza con imprevisti che hanno fatto ritardare lei di qualche decina di minuti al massimo.
Soltanto due casi hanno fatto eccezione: una volta in cui, poco dopo la solita telefonata per annunciare il suo arrivo, al bull si scaricò la batteria del cellulare e mia moglie, che dovette uscire per un’emergenza riguardante i propri genitori, non riuscì ad avvertirlo, e un’altra volta in cui, pur con mia moglie fuori città, si presentò lo stesso per vedere non so che partita di calcio sulla mia pay tv perché a lui non funzionava l’antenna satellitare, e che finì per passare la notte in casa mia.

La volta della partita è stata quella in cui mi sono trovato a dover passare più tempo in assoluto da solo in sua compagnia. Almeno per quanto riguarda casa mia.
Userò il presente indicativo, per raccontarla, perché credo che ciò renda i racconti più vivi ed immediati.
Sono in casa da solo, lei è fuori per motivi di famiglia. In casa c’è poco da fare, sto pensando di prepararmi qualcosa di buono per cena e spararmela poi comodamente sul divano davanti a un bel dvd quando squilla il telefono.

Rispondo con tono scocciato, già pronto a declinare l’ennesima offerta di cambio di gestore telefonico della giornata:
-Proonto?
-Fighetta… sono io… volevo sapere… a casa tua funziona la tele?
Riconosco immediatamente la voce di Bruno, il nostro bull, ma non mi aspettavo proprio di sentirlo, stasera. Sono sorpreso.
-Oh… si, buonasera… cosa? Non ho capito bene…
Sono cosciente che sto facendo la solita figura da scemo, davanti a lui mi capita sempre, quest’uomo mi intimidisce.

D’altronde come potrebbe non intimidirti uno che si scopa regolarmente tua moglie, che si fa ripulire il cazzo con la bocca da te ogni volta che viene e che per sovrappiù ogni tanto te lo sbatte pure in culo?
-Lo capisci l’Italiano, fighetta? T E L E… D E CO D E R… a casa tua funziona?

Non riesco a capire dove vuole arrivare, però non ho il coraggio di chiedere ulteriori chiarimenti.

-Si, credo di si…
-CREDI o ne sei sicuro? Controlla.
Mi affretto ad accendere tv e decoder. Ormai è una specie di riflesso condizionato per me: ad ogni suo ordine, shitto.

-Allooora? Quanto ci vuole…?

-Si, sto controllando, un attimo… si funziona tutto, perché?

-Tu non ti preoccupare, fighetta… tra poco arrivo, fammi trovare una bella cenetta.

E riattacca.

-Pronto? Pronto..?

Sono sorpreso, non so cosa pensare, non è mai capitato che telefonasse quando lei non c’è e per un attimo sono tentato di ritelefonargli per dirgli che stasera lei sarà fuori città, magari non se lo ricorda…
Decido che è impossibile che non lo sappia e lascio perdere.

Scorro rapidamente la programmazione della serata e mi accorgo che c’è un turno di campionato infrasettimanale… è vero, me ne ero scordato. Ora si spiega tutto…

La cosa mi scoccia e non poco. Va bene fare il padrone in casa mia quando c’è lei, ma adesso anche quando sono da solo…
Ma, come ho detto prima, quest’uomo mi incute soggezione e non me la sento di contrariarlo… passerà pure questa…

Ho giusto il tempo di preparare per lui la cenetta che avevo intenzione di preparare per me, quando sento la chiave girare nella toppa del portoncino di casa: è arrivato.

-Allora, fighetta… è tutto pronto? Dove sei?

Sono impegnato con le pentole sul fuoco e prima che possa mollare tutto e raggiungerlo in soggiorno si affaccia lui in cucina.

-Beh? Non ci siamo proprio eh!

Mi limito a guardarlo con aria ebete non capendo a cosa si riferisca, in fondo la cenetta gliela sto preparando… O NO!?
Mi indica con la mano destra, il palmo aperto verso l’alto.

-Da quando in qua ci si fa trovare vestiti quando arriva il padrone? … e con vestiti maschili poi… ti vuole entrare in quella testolina che sei una femminuccia ora? E le femminucce non si vestono da maschietti…

Ora… è pur vero che, come ho già detto, è abituato al fatto che io lo accolga completamente nudo, ma questo accade quando viene a scopare lei; non pensavo lo pretendesse anche solo per venirsi a vedere una partita a casa mia!

Ingoio il rospo e chiedo, cercando di evitare che nella mia voce traspaia l’irritazione che sto provando:

-Devo spogliarmi?

Si avvicina ai fornelli e comincia a spiluccare qualcosa senza degnarmi di uno sguardo, poi sempre di spalle e con la bocca piena:

-Non me lo dovresti nemmeno domandare, fighetta, comunque non ti voglio completamente nuda ché mentre mangio la vista di quel cazzetto che ti pende tra le gambe mi disturba… metti un paio di mutandine carine.

Alzando gli occhi al cielo (tanto lui è di spalle e non mi vede), senza obiettare, mi vado a cambiare lasciandolo lì.

Quando sono davanti al cassetto degli slippini di mia moglie intento a sceglierne uno, mi raggiunge la sua voce dal soggiorno.

-Fighettaa… voglio che indossi pure i sandali che ti ho regalato per il tuo compleanno, non te ne dimenticare!

Poi sento che ha acceso la televisione.

OH NO, CAZZO! Mi dico dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…
Qui è necessaria una digressione: come forse ho già accennato precedentemente, lui è un vero feticista per tutto quello che riguarda scarpe, stivali, pantofole, e soprattutto i suoi preferiti: Sandali con tacco alto e sottile, meglio se con suola spessa uno o due cm e che lascino più possibile il piede femminile nudo. Ho detto femminile? Si, ho detto bene; e dato che anche io secondo lui sono incluso nel genere femminile, anche i miei piedi sono soggetti alla Legge del Sandalo.

Pretende infatti che mia moglie lo riceva sempre in questo tipo di sandali e che li tenga su anche mentre la scopa, dice che lo eccitano. Fin qui, niente da obiettare, ma da un po’ di tempo pretende che li indossi anch’io. Inizialmente aveva provato a farmi infilare quelli di lei, ma dato che io porto il 42 e mia moglie il 39, avevamo dovuto, suo malgrado e per mia felicità, farne a meno.

Fino al giorno del mio compleanno, però.
Come regalo infatti si presentò con un bel paio di sandali argentati da troia n. 42, tacco 12, ordinati appositamente per me su internet.
Da allora pretende che li indossi sempre.

Intendiamoci, non è dell’umiliazione di doverli indossare in sé che mi lamento (a quello ho fatto il callo e in fondo in fondo ci provo pure gusto), ma della loro infernale scomodità.

Passare una serata con questi sandali ai piedi, sia pure in casa, è una vera e propria forma di tortura.
Ho anche dovuto imparare a camminarci come si deve (mi ha insegnato mia moglie), mettendo un piede davanti all’altro (non di fianco, come per le scarpe basse) e di conseguenza sculettando leggermente.
Comunque… fine della digressione e torniamo al punto.

OH NO, CAZZO! ripeto dentro di me I SANDALI TUTTO IL TEMPO NO…

Però, dopo essermi denudato ed aver indossato un tanga di pizzo verde bottiglia, li metto e torno di là.

E’ stravaccato sul divano come al solito, sta ascoltando le ultime novità sulle formazioni che scenderanno in campo, sente il rumore dei tacchi e si gira verso di me
-OOHH… brava! Ti voglio sempre così quando sono in casa, non te lo far ripetere un’altra volta… vieni un po’ qui vicino… girati… fatti un po’ vedere…
Faccio come chiede, mi avvicino, unisco i piedi e giro lentamente sui tacchi come un’indossatrice.
Mi molla una sonora pacca sul culo con la mano aperta e mi spedisce in cucina.

-Dai sbrigati a portarmi il vassoio con la cena che tra poco comincia! Voglio mangiare adesso che ancora parlano che poi iniziano a giocare e non mi voglio distrarre…

Dopo qualche minuto gli sto sistemando in grembo il vassoio con la MIA cena. Ho già portato la birra e il bicchiere e glieli ho sistemati su un tavolino lì accanto.

-Serve altro?

Mi guarda assorto.

-Lo sai che come camerierina non saresti nemmeno male, fighetta?

Fa poi, mentre comincia ad ingozzarsi.

-Non è mica che avresti un grembiulino, per caso?

Ecco, ci manca solo il grembiulino, adesso…

-No, non ce l’ho il grembiulino.

Faccio io con tono un po’ troppo secco, forse.

-Oh… fighetta… abbassiamo la cresta eh? Lo sai che al maschio di casa devi sempre portargli rispetto, non mi costringere a ricordartelo in un altro modo…

E si tocca allusivamente il pacco.

-No… scusi, non intendevo mancarle di rispetto…

-Così va già meglio… adesso fai la brava vai in cucina e metti una di quelle pettorine che si usano per cucinare… non dirmi che non ce l’hai perché le ho viste prima appese, ce ne sono tre! Metti quella di tela nera e aspetta che ti chiamo io quando ho finito di mangiare così porti via il vassoio.

Eseguo senza fiatare.
Un paio d’ore dopo le partite sono finite. Io, sui miei tacchi scomodi, ho continuato a sculettare incessantemente dalla cucina al soggiorno per tutto il tempo, in ottemperanza alle sue continue richieste di acqua, caffè, ammazzacaffè, sigarette, accendino, posacenere… e chi più ne ha più ne metta. Non vedo l’ora che finisca di sentire le interviste dal campo e i vari commenti dei giornalisti in studio e se ne vada finalmente a casa sua lasciando anche a me la possibilità di sbracarmi un po’ sul divano.

Mi sa che non è di buonumore, perché la sua squadra ha perso.

*

Me ne sto a sciacquare i piatti nel lavello, quando mi accorgo di averlo dietro di me. Il rumore dell’acqua che scorre e la televisione accesa hanno evidentemente coperto quello dei suoi passi. Sussulto, sorpreso, e faccio per girarmi ma lui mi mette le mani sui fianchi impedendomelo. Mi irrigidisco.

-Calma… volevo solo farti i complimenti per il servizio… quasi perfetto, davvero.

Sento il suo fiato sul collo mentre mi parla nell’orecchio. Sa di alcool e sigarette.

Faccio un altro timido tentativo di staccarmi dal lavello. Le sue mani mi artigliano le reni, subito sopra i fianchi, mi sta facendo male. Mi immobilizzo.

-Tranquilla fighetta, rilassati…

Sento il suo pacco premermi lascivamente tra le natiche nude, rimango immobile, non so cosa fare.

-Ma… ma… non mi sembra il caso… non c’è nemmeno Marisa…

Farfuglio io.

-Tranquilla fighetta, non voglio fare quello che pensi tu… lo so che ti piacerebbe se ti inculassi infilandotelo tutto dentro così, contro il lavello, come in un filmetto porno di quart’ordine, ma oggi non è il tuo giorno fortunato, non sono in vena… e poi scommetto che non ti sei nemmeno fatta il clisterino, vero? Male… molto male. Lo sai che devi essere sempre pulita e profumata per ogni evenienza quando vengo qui… non basta che lo faccia solo Marisa, devi farlo anche tu assieme a lei, vi voglio tutt’e due sempre pronte, lo sai…

Mentre mi dice tutto questo continuando a premermi col bacino contro il lavello, lo vedo allungare una mano e intingerla in una pentola sporca.

Raccoglie con le dita un po’ di salsa dal fondo e la ritrae. Me le passa sulle labbra, se le fa succhiare. Non era male la salsa, anche se un po’ troppo piccante per i miei gusti. Ne raccoglie ancora…
Con l’altra mano sta scostandomi dal centro delle natiche il perizoma e, prima che possa in qualche modo oppormi, mi spalma la salsa direttamente su quella che lui chiama la mia “figa posteriore”. Mi preparo per il peggio.

Sento un dito infilarmisi in culo, poi due…, mi sta trattando come un suo giocattolo, al solito.
Mi passa un braccio attorno alla vita bloccandomi anche le braccia, lo sento armeggiare con l’altro braccio sul tavolo dietro di noi, poi di colpo mi infila qualcosa su per il culo, non capisco cosa sia, è duro, lungo e sembra anche ruvido, fortunatamente non è molto largo, però. Me lo stantuffa dentro una decina di volte aumentando via via la velocità.

L’attrito mi fa male e inizio a sentire anche gli effetti della salsa piccante…
Mi lascio sfuggire qualche lamento e questo provoca la sua ilarità.

-Di che ti lamenti fighetta? Alla fin fine sei fortunata che invece della bottiglia che cercavo, ho trovato solo un mestolo di legno… o no? Dovresti ringraziarmi invece di lamentarti…

Mi ha mollato, finalmente sono libero di muovermi. Mi giro verso di lui e istintivamente porto una mano dietro: è vero, il bastardo mi ha scopata con un mestolo di legno!

-NON TOGLIERLO FINO A CHE NON TE NE DO’ IL PERMESSO, TROIA!

Il suo tono mi blocca.

Lascio dentro il mestolo anche se brucia, il peperoncino presente nella salsa sta avendo il suo effetto. Ho letteralmente le lacrime agli occhi.

-Braava fighetta… adesso ringraziami come si deve, però…

E, poggiandomi con forza le mani sulle spalle nude, mi spinge in basso per farmi inginocchiare. Cosa vuole da me è chiarissimo.
Gli slaccio la cintura e gli abbasso la zip, non porta nemmeno le mutande oggi. Forse è venuto preparato…
Gli prendo il cazzo in mano, non è del tutto moscio ma nemmeno del tutto rigido.

Oramai glielo ho preso tra le mani tante volte e posso dire di conoscerlo bene, eppure ogni volta la sensazione di come si gonfia lentamente tra le mie dita e le sue dimensioni asinine mi incutono soggezione e di colpo mi sento sottomesso, inferiore, totalmente alla sua mercé.

Lo sego un po’: prima riesco a farglielo indurire, meno tempo mi ci vorrà a farlo venire poi di bocca. E’ talmente grosso che mi si indolenzisce sempre la mandibola, quando ci mette troppo a venire.

Mentre faccio per portarlo alle labbra mi blocca, afferra uno straccio e me lo passa ruvidamente sulle labbra.
-Il sugo.
Mi spiega laconicamente. Poi lascia che glielo prenda in bocca.
E così me ne sto lì in ginocchio, con un cucchiaio di legno sporco di salsa piccante infilato nel culo e la sua grossa cappella in bocca fino a che il particolare grugnito che ormai ho imparato a riconoscere mi preannuncia l’imminente rilascio dei getti di sperma.

Provo a farmi scivolare la cappella violacea in punta alle labbra come faccio di solito ma una mano premuta sulla nuca mi costringe a ricevere gli schizzi caldi in gola. Ingoio per non soffocare.
E’ in bagno ora, lo sento svuotarsi la vescica e poi l’acqua che scorre nel bidet.
Tra poco se ne andrà a casa e sarà tutto finito, per fortuna.
Sto cercando di ripulirmi dal sugo con un fazzolettino umido, in attesa che lasci libero il bagno consentendo anche a me di sciacquarmi con un po’ di acqua fredda.

Finalmente esce dal bagno ma, invece di essersi rivestito come mi sarei aspettato facesse, si è spogliato del tutto. Mi guarda e con l’aria più naturale del mondo mi dice:

-Hai già cambiato le lenzuola?

Mi sa tanto che questa nottata è appena iniziata…
Ho appena terminato di mettere un set di lenzuola fresche di bucato al letto matrimoniale. Non ce ne sarebbe stato bisogno perché le avevo cambiate ieri, ma ha preteso così ed è inutile mettersi a discutere con lui.

Porto ancora i sandali alti e i piedi mi fanno un male da morire. Temo che avrò i segni delle scarpe per 24 ore almeno, anche dopo che le avrò tolte.
Ho sempre avuto dei bei piedi, belli al punto di poter passare per quelli di una donna e lui se ne è accorto subito, quindi, siccome è un feticista per queste cose, non si accontenta di farmi portare scarpe femminili ma si diverte anche a farmi smaltare le unghie (non sempre, fortunatamente).

Tra l’altro ha preteso che io spostassi al secondo dito del piede sinistro la fede nuziale e al secondo dito di quello destro la fedina d’oro del fidanzamento, che portavo prima di sposarmi. Dice che è più appropriato, visto che mia moglie ormai è cosa sua, e che inoltre portare anelli alle seconde dita di entrambi i piedi è una specie si simbolo universale per significare che ti piace ricevere cazzi neri… bah, sarà…
Gli sto comunicando che il letto è pronto e che io vado a dormire sul divano, come sempre, quando lui rimane qui per la notte.

Aggiungo anche che, semmai dovesse servirgli qualcosa durante la notte (e spero vivamente di no, perché sono distrutto), può sempre chiamarmi e arriverò subito.
-Mmmhh… stavo pensando che non mi va di dormire da solo stasera, fighetta… Marisa non c’è… come potrei fare se mai avessi qualche bisogno impellente? Non ci hai pensato a questo??
La prospettiva di dover dividere il letto con lui non mi esalta affatto.
-Basta chiamare e arrivo subito… davvero… non c’è problema

-Se c’è problema o no lo decido io, fighetta… cmq non bagnarti che non ho nessuna intenzione di dividere il mio letto con te… però voglio che tu dorma qui, stanotte.

Puoi accomodarti sul pavimento.

Io sono abituato a dormire sul morbido e con due cuscini e so per certo che sul pavimento non chiuderei occhio, per cui cerco di insistere un po’:

-Ma davvero… è uguale… e poi non vorrei disturbare…

Mi accorgo che lo sto contrariando e, onde evitare guai peggiori, decido di cedere con il segreto intento di spostarmi sul divano non appena si sia addormentato. So che ha il sonno profondo, non sarà certo un problema.

*

ORE 2. 00 am, circa.

Lo sento russare forte. Mi ha costretto a indossare una specie di babydoll trasparente di mia moglie prima di farsi dare un bel bacio della buonanotte (sul cazzo ovviamente) e di farsi rimboccare le coperte.
Lui dorme nudo, a me non ha consentito nemmeno di togliere le scarpe.

Mi alzo, cercando di evitare il minimo rumore, ma sono al buio più totale e indosso ancora i tacchi che non ho avuto ancora il coraggio di togliere (semmai mi addormentassi, lui si svegliasse e si accorgesse che li ho tolti sarei nei guai seri): inciampo, cado, faccio rumore.

La luce della lampada sul comodino mi acceca. Quello che non doveva succedere è successo: si è svegliato.

-Che cazzo stai facendo, fighetta?

Dice con voce impastata dal sonno.

-Err… no, niente, mi dispiace… andavo in bagno, continui pure a dormire…

Abbozzo pure un sorriso innocente, ma mi sa che non ci casca…

-Ah si? Ti scappa la pipì, povera?

Mi sta scrutando con aria sospettosa.

-Eh si…

-Va bene… e siccome io sono di buon cuore, so che hai paura del buio e voglio evitare che tu faccia brutti incontri… ti accompagnerò in bagno, guarda un po’!

E’ evidente che non mi ha creduto, ma faccio finta lo stesso di non aver raccolto e di interpretarla come una semplice battuta. Faccio anche finta di essere divertito:

-Ah ah… vado e torno in un attimo…

E con questo imbocco il corridoio, direzione bagno, sperando che la cosa finisca lì.

Invece lui si alza e mi viene dietro.

Entro in bagno, accendo la luce e, naturalmente, non mi sogno nemmeno di chiudermi la porta dietro: si incazzerebbe di sicuro.

Alzo la tavoletta e tiro fuori il pisellino. Dannazione, non mi scappa… (all’epoca non portavo ancora la CB e ancora pisciavo in piedi, oggi il problema non si porrebbe perché sono costretto a sedermi, per fare pipì, proprio come una femmina).

Lui è poggiato allo stipite della porta e mi sta osservando con aria strafottente.

-Allora, fighetta? Non ti scappava al punto di non poter fare a meno di rischiare di svegliarmi? Non è che per caso, invece di pisciare, volevi andartene a dormire sul divano??

– No, no… è che mi succede sempre così quando qualcuno mi guarda… mi blocco…

Provo ad imbastire su due piedi io.

-Mmm… io invece penso che tu mi stia prendendo per il culo…

-Ma no, per carità…

Sento che sto perdendo terreno e sono preoccupato di quello che potrebbe succedermi.

-IN CAMERA DA LETTO, SUBITO!

Il tono delle sua voce mi colpisce come uno schiaffo in piena faccia.
Senza stare a discutere, lo seguo in camera per non contrariarlo ulteriormente.

Sto ascoltando il suo pistolotto ai piedi del letto, lui è di nuovo sdraiato, sembra soddisfatto di sé.
-Pensavi davvero di potermi fare fesso, fighetta? Ringrazia che adesso ho sonno e non mi va di darti la lezione che meriteresti… ne parliamo domattina, però.

Ah… a proposito, per me sveglia alle 9 in punto, ovviamente con un pompino di buon giorno… attenta che controllerò… un minuto prima o un minuto dopo e sono cazzi tuoi… Adesso chiudi la porta con la chiave, poi sfilala e dalla a me…

Eseguo.

ORE 9. 00 am, in punto.

Sto pompando il suo cazzo con la bocca, gentilmente. Non so nemmeno se sono riuscito poi a chiudere occhio o meno, forse si, ma è da prima delle otto che non faccio altro che controllare l’orologio sul comodino per evitare di non essere puntuale.

Ha un sapore orribile, sa di sudore e di sborra rancida ma questo non mi ferma: ha detto alle 9 e alle 9 sarà. Non ho abbastanza palle per disobbedirgli, me ne rendo conto.

Sono convinto che si sia svegliato non appena glielo ho preso in bocca, ma che continui a far finta di dormire, forse per umiliarmi ulteriormente. Lo sento crescere tra le labbra, diventare duro come pietra.

-Mmmhhh… brava la mia fighetta, sei puntuale!

Finalmente ha deciso di smetterla con questa pantomima del bell’addormentato…

-STOP! So che il mio uccello ti piace tanto, ma mollalo! Non voglio sborrare prima di averti dato quanto promesso… Molla il mio uccello, da brava, e assumi la posizione della punizione: a quattro zampe sul letto, tette contro il materasso e culo in aria!

Stoppo la fellatio e mi arrampico sul materasso evitando di guardarlo negli occhi, mi sento umiliato e infelice come non mai, ma assumo la posizione richiesta.

Spero solo non sia una cosa lunga, di qualunque cosa si tratti…

Lo sento sputarsi sulle dita e passarle poi sul mio buchetto, mentre continua a sproloquiare:

-Non sei malaccio, come femminella di riserva, ma devi ancora imparare che il padrone non si prende mai in giro…

Ecco la punta del suo enorme arnese fare capolino contro il mio buchino indifeso…

-Se ti dico di fare una cosa devi farla, lo capisci, troia?

Inizia a spingere…

-Sai perché hai l’onore che io mi occupi delle necessità di quella vacca di tua moglie?

E intanto mi scivola dentro…

Mi colpisce col palmo della mano aperta sulla natica destra, forte…

-N..no… perché?

-Perché sa stare al suo posto, ecco perché, accetta da me quello che viene, senza fiatare, così come è giusto che sia e così come devi fare tu…

E giù un altro schiaffo, mentre sento il suo cazzo farsi strada dentro di me…

-…le vere femmine, ai maschi, si sottomettono senza limitazioni e senza sotterfugi, capito, fighetta? Perché tu sei una vera femmina, giusto? Sei quasi più femmina di quella vacca di tua moglie… lo ho capito dal primo minuto che ti ho vista…

E giù schiaffi sul culo come se piovessero…

Io, da parte mia, mi sento totalmente dominato e annullato da questo maschio arrogante e insopportabile.

-…non osare mai più tentare di prendermi per il culo come hai fatto questa notte, chiaro? La prossima volta che mi accorgo di una cosa del genere ti castro, capito!?

E, a questo punto, mi prende, da sotto, le palle e me le strizza a morte nella sua mano ruvida.

-Se ti dico che voglio una cosa da te, significa che VOGLIO una cosa da te, non accetto ”se” o “ma”! Tu ancora non mi conosci bene, ma ti garantisco che imparerai a conoscermi… adesso chiedi scusa e implorami di darti il mio sperma, da brava femminella.

E aumenta ancora di più la stretta attorno alle mie palle…

-CHIEDO SCUSA, CHIEDO SCUSA CON TUTTA ME STESSA! NON CERCHERO’ PIU’ D’INGANNARLA! LO GIURO! ADESSO… PER… FAVORE… MI… LASCI LE… PALLE, PERO’!

Adesso mi stantuffa il suo cazzo prepotente nel culo ad un ritmo forsennato, mi fa male, continua a tenermi per le palle con la sinistra e a mollarmi ceffoni feroci sul culo con la destra…

-Implorami, dai… prega per la mia sborra… lo so che sei gelosa di tua moglie quando la do tutta a lei… a me puoi dirlo che sei femmina, che lo sei sempre stata… dillo, dillo troia… Non ti pare vero di avere dentro il cazzo del tuo maschio senza la concorrenza di quella vacca di tua moglie eh? Dillo che adori il mio cazzo!

-Adoro… il tuo… cazzo! Dammi la… tua… sborra…

-CHI E’ IL TUO MASCHIO? DILLO, DI’ CHE SEI UNA FEMMINA E CHE IO SONO IL TUO MASCHIO!

-TU! …tu sei il mio maschio… io sono una femmina… adoro il tuo cazzo e tu sei il mio maschio!

Qualunque cosa purché la smetta presto: ho il culo sfondato, le chiappe in fiamme, le palle stritolate e anche un po’, in fondo, comincio quasi a credere veramente a ciò che sto dicendo…

Riesco a percepire i getti di sborra che mi inondano dentro, sono umiliato, dolente, spezzato fisicamente e moralmente, ma, contro ogni logica, anche appagato.

Per la prima volta da quando tutta questa follia è cominciata, sto cominciando a temere di prenderci gusto…

Mentre gli bacio le palle in segno di ringraziamento e sottomissione, come richiesto, lo sento dire:
-Non c’è bisogno di raccontare tutto questo a tua moglie, tientelo per te, intesi?
Forse ha paura del suo giudizio, forse sto intravedendo la prima crepa nella sua impenetrabile corazza… Buono a sapersi.

Amori imperfetti

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.

*

Stamani mentre preparavo loro la colazione, lui mi ha raggiunto in cucina. Aveva recuperato completamente il suo buonumore e, dandomi un pizzicotto sul sedere, ci ha tenuto a comunicarmi:
-Fighetta ci sarai rimasta male che ieri sera non sono riuscito a darti il dessert, eh? Beh…sarà per la prossima volta.

Dimenticavo…mi è stato anche comunicato che in settimana (mi faranno sapere loro quando) dovrò tenermi una mezza giornata libera per andare a casa di lui: sembra che abbia la colf fuori Roma e che abbia bisogno dei miei servigi di…domestica.

Ultime novità in merito al mio impiego come colf.

Ricevo questa telefonata da Marisa:

-Paolo…ciao, senti per quella cosa di andare a dare una mano a Bruno per le faccende di casa…

-Si?

-Nientee…mi ha detto di farti trovare pronto domani alle 13,30 che passa a prenderti e ti porta a casa sua…

-Domani? Ma come faccio col lavoro? Pensavo mi avrebbe dato un preavviso maggior per potermi organizzare per tempo…

-Dai su…non rendere le cose difficili che non sai come è stato complicato per lui poter ottenere un permesso domani a ora di pranzo…non ti puoi mica tirare indietro proprio adesso…avevi detto che ci saresti andato, devi farlo per me!

-Ok, ok…d’accordo…digli che alle 13,30 va bene, sposterò quello che avevo da fare…

-Grazie, sei un tesoro! Ah…senti…ci sarebbe un’altra cosa…

Ecco, lo sapevo… sentiamo cos’altro esce fuori adesso…

-Niente…una sciocchezza…sai come è fatto Bruno no?

-Lo so benissimo come è fatto, è per questo che mi preoccupo…

-E dai…non fare sempre il lamentoso…in fondo fa parte del nostro gioco no?

-Dai, non ci girare intorno…spara.

-Insomma, niente di cui preoccuparsi, credimi…solo che…avrebbe fatto anche una richiesta sul tuo abbigliamento…vorrebbe che ti vestissi esattamente nel modo che ha pensato lui…

-Cioè??

-Dai…è tanto per giocare…niente di che…

-Dimmelo nel dettaglio e non scordarti niente, per cortesia…

Lo sapevo che c’era l’inghippo.

-Niente di speciale…auotoreggenti velate nere, perizoma nero, pettorina sempre nera e naturalmente i sandali alti che ti ha regalato…

-Vabbè, non posso dire che non me lo aspettavo, ok, stasera stessa mi preparo il borsone…

-No.

In realtà ci sarebbe un’altra cosa…

-Ti avevo pregato di non omettere niente…

-Ma no, nient’altro, fidati, solo che…beh in realtà vorrebbe che ci partissi da casa direttamente, non che ti vestissi lì.

Ecco sganciata la bomba: BANG!

-COOOSA?? Io uscire da casa vestito…o meglio, NON vestito così? MA CHE VI SIETE IMPAZZITI!?

-Ma noo, che hai capitoo…certo che non ti faccio scendere in autoreggenti e tacchi alti…si tratterebbe comunque di mettere sopra un paio di pantaloni e un soprabito…e le scarpe normali.

Poi quando siete in macchina sfili i pantaloni e cambi le scarpe…

-IN MAACCHINAAA? Ma che c’avete nel cervello? E se mi vede qualcuno che mi conosce? E poi quando arriviamo lì e devo scendere?? Ma voi siete tutti matti…

-Guarda, quando arrivate lì non c’è problema…te l’ho detto che abita in una villetta isolata, no? E poi dovresti ringraziarmi! Sono stata io ad ottenere che potessi uscire coi pantaloni e le scarpe da uomo; lui avrebbe voluto che tu scendessi con l’ascensore in autorimessa direttamente in tacchi alti, lui sarebbe venuto con l’auto a prenderti lì.

Sono stata io che gli ho fatto capire che non si poteva proprio fare perché avresti sempre potuto incontrare qualcuno del palazzo…per cui non fare tante storie per sfilarti un paio di pantaloni in macchina che ti poteva andare molto peggio!

-Ma qual è il problema se mi cambio direttamente a casa sua, scusa!?

-Oh…lo sai come è fatto, no? Se preferisce così vuol dire che è così punto e basta…oramai se l’è messo in testa…Dai non mi deludere, lo sai che se fai contento lui fai contenta anche me… Occheei…alloraglidicocheloaspettidomaniallunaemezzociao!

E attacca senza lasciarmi la possibilità di replicare.

Ho dovuto fare le corse per riuscire ad essere a casa all’una. Voglio fare le cose per tempo senza troppa fretta.

Mi sto guardando allo specchio e devo proprio riconoscere che sembro una specie di passabilmente mascolino da non risultare imbarazzante, comunque, nell’insieme.
Sotto però porto il perizoma, le autoreggenti e la pettorina da sissymaid. Le scarpe da troia le ho in mano, dentro una busta di plastica del supermercato.

Suona il citofono.

-Si?

-Scendi fighetta, fai presto che sono in doppia fila.

Scendo. Fortunatamente non incrocio nessuno.

Salgo in macchina senza dire niente e si parte. So che dovrebbe abitare in una zona residenziale periferica sulla Nomentana, nient’altro.

Alla prima stazione di servizio sul raccordo anulare, mette la freccia, esce e parcheggia in una piazzola di sosta. Fortunatamente tutte le altre auto sono parcheggiate lontane dalla nostra, in prossimità dell’ingresso dell’ Autogrill.

Capisco l’antifona e inizio a cambiarmi. Tolgo le scarpe da ginnastica e sfilo i pantaloni, prendo i sandali dalla busta di plastica, li calzo e li allaccio, ripongo i pantaloni, assieme alle scarpe che mi sono tolte, nella busta.

-Lo vedi come stai meglio così, fighetta? Me lo ha detto Marisa che hai provato a fare obiezioni, sai? Comunque brava per aver capito che era giusto così…

E intanto mi scorre una mano lungo la coscia, inguainata dal nylon, con fare possessivo.

-Scendiamo a prendere un caffè?

Aggiunge. Poi, di fronte alla mia faccia terrorizzata, scoppia a ridere.

-No…scherzo, dai.

Prima di ripartire però mi prende la busta dalle mani, scende e la ripone nel portabagagli.

-Ma…lì dentro ho tutte le mie cose…chiavi, cellulare, portafogli…

Cerco di obiettare io.

-E a che ti servono, scusa? Oppure sei preoccupata che qualcuno te le rubi? Lì dentro non te le tocca nessuno di sicuro, vedrai.

Ripartiamo, direzione Roma Nord.

Durante il viaggio mi anticipa che avrò diverse cose di cui occuparmi nel pomeriggio: spazzare e lavare i pavimenti, pulire il bagno e la cucina (ci sono pure un po’ di piatti sporchi da lavare…), rifare il letto e stirare un po’ di biancheria. Insomma…niente che non si possa fare con tre o quattro ore di lavoro.
Io invece sto valutando la triste situazione di ritrovarmi a qualche decina di km da casa mia, senza soldi, senza cellulare e sostanzialmente senza vestiti.

Semmai gli saltasse in mente di farmi qualche brutto scherzo, tipo ad esempio abbandonarmi in un’area di sosta per camionisti, sarei decisamente nella merda.
Sono certo che ne sarebbe pure capace. Fortunatamente però, ciò non accade.

Usciti dal raccordo sulla Nomentana, direzione fuori Roma, e percorsi pochi km, prende una stradina laterale. Percorriamo ancora qualche centinaio di metri, poi ferma l’auto davanti ad un cancello oltre il quale intravedo un giardino con una palazzina di due piani al centro.

Tutt’intorno solo altre palazzine simili, nessun esercizio commerciale in vista.
Mentre il cancello automatico si richiude alle nostre spalle, gira attorno alla palazzina e infine parcheggia sul retro, all’ombra di un albero.

Scendiamo. Mi guardo intorno. Vedo una sorta di porticato e quello che sembra un portoncino di ingresso. Fatti giusto un paio di passi per avvicinarci ad esso, siamo raggiunti da ben 3 cani di grosse dimensioni: un pastore tedesco, un meticcio e quello che sembra essere una sorta di pastore maremmano ingiallito.

Ci attorniano facendoci feste e Bruno dispensa pacche e carezze a destra e a manca. Io sono un tantinello impaurito.

-Tranquilla fighetta, non ti fanno niente…sono buoni come il pane.

Sarà…certo che, una volta varcata la soglia del portoncino, mi sento molto più tranquillo.
Qui mi sarei aspettato di ritrovarmi di già all’interno di casa e invece mi rendo conto di essere soltanto nell’androne di quella che, più che l’ingresso di una casa unifamiliare, sembra la scala di un condominio.

-Ma…non è tutta casa tua, scusa?

-Si, è tutta mia, ma essendo due appartamenti distinti, ho affittato quello al primo piano a degli studenti. Io sto al secondo.

Mi blocco. Ma come? Non doveva essere una villetta isolata, cazzo!?

Lui mi legge nel pensiero e, cominciando a salire le scale:

-Tranquilla fighetta…adesso non ci sono, non ti vede nessuno.

Non posso che augurarmi che quell’ “adesso” stia per “in questi giorni” e non per “in questo preciso momento”.

Arriviamo al pianerottolo del secondo piano. Tira fuori una chiave e apre. Entriamo.
Mi fa fare un giro conoscitivo. Sono curioso. Mi sono sempre chiesto come fosse questa benedetta casa in cui mia moglie viene a farsi scopare da almeno quattro anni e nella quale, negli ultimi due, passa anche quasi tutti i fine settimana.

Mmm…niente di che, direi: un solo bagno, due camere da letto un soggiorno e una cucina, il tutto disposto piuttosto approssimativamente attorno ad un disimpegno centrale.

Ad una prima occhiata neanche l’arredamento è degno di nota, ha solo l’aspetto di roba accostata casualmente e con scarso gusto.

Quello che salta agli occhi però è il generale stato di caos che regna ovunque: piatti e pentolame incrostato accatastati in cucina, indumenti sporchi e/o da stirare gettati alla rinfusa un po’ dovunque (tra questi riconosco anche qualche capo di biancheria intima di mia moglie), bagno in condizioni pietose.
Nella camera da letto principale noto una cabina armadio con dentro alcune rastrelliere cariche di vestiti.

Ne chiude la porta a chiave.
Chiave che poi sfila e si mette in tasca. Me ne chiedo il perché.

-Allora fighetta…hai visto tutto. Adesso togli l’impermeabile e mettiti al lavoro. Comincia pure da dove vuoi, tanto, finché non avrai messo a posto tutto, da qui non potrai nemmeno sognarti di andare via.

Tolgo l’impermeabile e faccio per appoggiarlo su una sedia, ma lui me lo toglie dalle mani.

-Questo lo prendo io, che tanto tu non ne hai bisogno.

Poi, dandomi una pacca sul culo nudo, aggiunge:

-Al lavoro, adesso!

Attacco subito dalla cucina, prima lavando, asciugando e infine riponendo tutte le stoviglie sporche, poi spazzando e passando lo straccio umido in terra.
Sono appena passato al bagno quando mi comunica che deve uscire e che tornerà a prendermi ad un’ora imprecisata, comunque non prima di cena.

Aggiunge che, già che ci sono, dovrei pure dare una spazzata alle scale e all’androne di ingresso e che per farlo dovrò usare le scope che troverò nel capanno attrezzi che si trova in giardino.
Detto ciò, portando con sé il mio impermeabile, mi dà una allegra tastata al culo e se ne va.
Sento il rumore dell’auto che si allontana e sospendo le pulizie per far mente locale. Giudico il fatto di essere rimasto da solo una cosa buona, ma al tempo stesso sono scoraggiato per la gran mole di lavoro che mi aspetta.

Giudico invece assolutamente grave che io sia rimasto privo di qualsivoglia indumento decente, di soldi, documenti e cellulare.
Capisco soltanto ora il perché abbia chiuso a chiave la cabina armadio: sa benissimo che, conciato come sono, anche qualora mi saltasse in mente di abbandonare il campo, non avrei certo modo di farlo. Gli unici indumenti cui ho accesso sono infatti quelli sparsi per casa: intimo, magliette, calzini, al massimo camicie. Tutto rigorosamente da lavare o da stirare.

Niente vestiti, pantaloni o scarpe, quelli sono tutti al sicuro nella cabina armadio.
Ho deciso di sospendere quello che stavo facendo e dedicarmi alla pulizia delle scale: considerata la momentanea quanto indeterminata assenza degli inquilini del primo piano, sarà opportuno occuparsi degli spazi comuni al più presto.
Cosa mi serve? Ah si…le scope nel capanno.
Esco in giardino per cercare il maledetto capanno e subito le tre belve mi sono attorno, annusandomi piedi e gambe, il meticcio spinge addirittura il muso umido tra le mie chiappe ad annusarmi il culo.

Non mi fanno muovere liberamente, rendono ancora più difficile il già di per sé non facile mantenersi in equilibrio coi tacchi sul ghiaietto del giardino. Per fortuna almeno, sono ragionevolmente certo di non essere visibile dalla strada.
Ho preso le scope dal capanno attrezzi e sto spazzando le scale. Sono partito dall’alto.
La quantità di polvere accumulata è incredibile; evidentemente nessuno si occupa mai di ripulire la parte comune. L’operazione è resa ancora più complicata dalla enorme quantità di pelo canino presente in tutto il vano scale: ne alzo batuffoli enormi ad ogni colpo di scopa.

Devo infatti specificare che, nel rientrare nell’androne, non mi è stato possibile impedire ai cani di rimanere fuori. Si sono intrufolati velocissimi prima che io avessi la possibilità di richiudere la porta e ora sembrano godersi le mie fatiche, comodamente sdraiati sul pavimento in marmo del pianerottolo più alto. Segno evidente che sono abituati così.

Mi ci vuole una buona mezz’ora solo per spazzare tutti i gradini. La polvere e i peli li getto in giardino e decido di non passare lo straccio umido, visto che non mi è stato espressamente richiesto.

Il bello è che le finestre delle scale non hanno imposte e che solo alla fine mi rendo conto di essere stato perfettamente visibile da chi si fosse trovato a passare in auto sulla via parallela, per tutto il tempo in cui ho spazzato i pianerottoli, culo nudo compreso.
Decido di fottermene completamente: sua la casa, sua la figura di merda.

E’ il momento di tornare a lavorare in casa.

Si tratta solo di riuscire ad entrare senza permettere alle tre belve sul pianerottolo di seguirmi, ma non sono sicuro di riuscirci. Ogni volta che mi avvicino alla porta infatti, i tre cani si accostano, rivolgendomi sguardi speranzosi di non so cosa, e me li ritrovo tra i piedi. Non riesco a impedire al solito meticcio di infilarmi il muso tra le gambe e passarmi la lingua ruvida tra buco di culo e gabbietta.

Sono un po’ intimorito, non ho mai avuto troppa dimestichezza con gli a****li.

Com’è come non è, sono riuscito a rientrare lasciandoli tutti fuori. Decido di riprendere da dove mi ero interrotto.
In successione finisco di pulire il bagno, poi spazzo e passo lo straccio sui pavimenti di tutta casa, spolvero, cambio le lenzuola al letto matrimoniale (non potete avere idea della quantità di sborra secca di cui sono incrostate; dubito possa averne prodotta una quantità simile in un solo giorno, si vede che non le cambia tanto spesso.

E pensare che a casa mia ne pretende di fresche di bucato anche più di una volta per sera…), mando un paio di lavatrici, stendo i panni umidi, svuoto e pulisco i posacenere, rassetto un po’ ovunque e inizio finalmente a stirare, attività che mi sono lasciata per ultima: ODIO stirare!
Non sono certo di che ora sia, ma è buio da qualche ora e, considerata la stagione in corso, dovrebbero essere almeno le 8 di sera, se non le 9.

Ho finito di stirare da un pezzo e oramai ho pure smesso di curiosare intorno. Ero certo di poter scoprire un po’ di più su di lui, sui suoi gusti, magari osservando i libri sugli scaffali o i suoi dischi preferiti, ma di libri ne ho trovati solo due, uno su Franco Baresi e uno sulle Coppe vinte dal Milan, e di CD nemmeno l’ombra. Sono stato tentato di curiosare sul suo pc, ma ho lasciato perdere, temendo se ne potesse successivamente, in qualche modo, accorgere.

Sostanzialmente, dell’uomo esce un quadro piuttosto squallido e sinceramente mi chiedo cosa possa trovare di tanto entusiasmante in lui Marisa, ma poi ripenso alle dimensioni del suo cazzo e al suo insaziabile appetito sessuale e mi do da solo la risposta.

Provo ad accendere la tele, tanto per ingannare un po’ l’attesa, ma l’antenna satellitare deve essere fuori fase, perché non riesco a ricevere distintamente che pochi canali esteri. Il lettore DVD invece funziona, ma gli unici DVD che sembrano essere presenti sono quelli inerenti, guarda caso, ai passati successi del Milan in campo internazionale.

Ad un tratto ricordo di aver notato, su uno scaffale della seconda camera, una shitola di scarpe particolarmente pesante che, spostata per spolverare, aveva prodotto un rumore simile a quello di oggetti di plastica stipati assieme che cozzino l’uno contro l’altro.
Prima non avevo perso tempo ad indagare ulteriormente; ora però, pare proprio che di tempo ne avrò a volontà…
Sollevo il coperchio e…BINGO! Una ventina di DVD-TDK. E’ roba registrata in proprio, niente di prestampato.

Sulle copertine, a pennarello, una serie di sigle scritte a mano. CP/VT, CP/LT, TS/BR etc. Che la sigla CP, la più ricorrente, stia per “COPPIA”? A Marisa ha confessato di aver avuto esperienze con qualche altra coppia, prima di noi, ma… QUALCHE, non una ventina!

Sto visionando i DVD freneticamente, con un orecchio all’eventuale arrivo di automobili.
I filmati, quasi tutti girati in questa casa, sono perlopiù inerenti incontri di sesso con coppie, come avevo giustamente intuito.

La telecamera, ad inquadratura fissa, doveva trovarsi nella camera principale, puntata sul lettone, ma ho controllato: adesso non ve n’è traccia alcuna.
In alcuni filmati si possono ammirare veri e propri rapporti a tre, la femmina è sempre una, i maschi (uno dei quali è immancabilmente Bruno) due. In altri, il secondo maschio non partecipa, si intravede soltanto sullo sfondo, a volte mentre si masturba. In qualcuno il secondo maschio è addirittura legato ad una sedia posta accanto al letto.

Circa quelli contrassegnati con la sigla TS, scopro invece che si tratta di incontri sessuali a due, con varie trans, probabilmente mercenarie, alcune delle quali, ammetto, veramente degne di nota. Noto che, nel corso di tali incontri, il mio caro Bull Bruno, sia pure mantenendo un ruolo sempre attivo, “penetrativamente” parlando, non disdegna di giocare, spesso anche di bocca, col cosino (o cosone, a seconda dei casi) delle varie partecipanti. Hai capito il “macho”…

Ne scorro il più possibile per controllare se, disgraziatamente, ci possano essere anche DVD inerenti la mia signora, registrati magari anche a sua insaputa, ma non ne trovo.

Inoltre in tutti i filmati lui appare leggermente più giovane di come è adesso, sicuramente è roba di qualche anno fa.

Alla fin fine, non posso altro che congratularmi mentalmente con lui per la infaticabile attività sessuale dimostrata e rimettere tutto al suo posto.

Passa ancora altro tempo e sto iniziando a preoccuparmi seriamente, quando sento una macchina entrare nel vialetto…
Sono le 11 di sera, l’ho letto sul suo orologio da polso.

Sta ispezionando stanza per stanza, controlla attentamente il mio lavoro.

-Mmm…va bene fighetta, hai fatto un lavoro passabile (bontà sua…). Potrei anche prendere in considerazione l’eventualità di affidarti le faccende di casa in pianta stabile…
OH…non facciamo scherzi eh!?
-Grazie.
-Ti è andata bene, se non fossi rimasto soddisfatto, stasera ti avrei lasciata sulla Salaria, in mezzo alle nere e alle trans. Per tornare a casa mi sa che avresti dovuto metterti a battere per rimediare un passaggio…hehehee!

Sempre gentilissimo…un vero Lord.

-Comunque, davvero…sono soddisfatto…MA…

-Ma…?

-Come mai ho trovato i cani dentro? Non è che li hai fatti entrare per soddisfare i tuoi pruriti di cagna in calore?

Stai calmo, non gli rispondere…non abboccare alle sue provocazioni…

-Mmm…mi sa proprio che dovrò controllarti la figa per vedere se ti sei fatta montare…

E adesso dove vuole arrivare?

-Girati e piegati a novanta gradi, su…mostrami il culo.

Ok…stiamo al gioco, tutta quella storia della Salaria mi ha un po’ intimorito…
Mi giro, mi piego ad angolo retto e mi allargo le natiche con le mani, mostrandogli il culo.

Aspetto.
Mi scosta il perizoma con la sinistra, passandomi poi le dita della destra sull’ano, facendo finta di controllare se sia bagnato o meno.

-Sembra di no…strano. Avrei pensato che una cagnetta come te, avendo ben 3 bei maschioni a disposizione avrebbe ceduto alla tentazione…

Sto al gioco e continuo a farmi umiliare in silenzio…

-…ad ogni modo…credo proprio che adesso, se vuoi essere riaccompagnata a casa, dovresti piegarti da brava sul tavolo della cucina e supplicarmi di prenderti in figa…

-Senta…è tardi…non vorrei che Marisa si preoccupasse, non si potrebbe rimandare?

-Marisa in questo momento sarà al settimo sonno, la ho lasciata nel tuo letto che aveva solo un gran bisogno di recuperare le forze, non certo di preoccuparsi per la sua maritina.

Anzi…vuoi sapere una cosa? Non me lo sono nemmeno lavato, prima di uscire da casa tua. Volevo fartelo assaggiare con sopra il sapore della tua signora, però, visto che hai fretta, vorrà dire che il suo miele servirà da lubrificante…
Non avevo idea del fatto che, mentre mi prodigavo a rassettare questa specie di bicocca in cui abita, se ne stesse comodamente a casa mia a fottersi mia moglie, ma a pensarci bene la cosa, di certo, non mi stupisce.

Sarei tentato di mandarlo a cagare, ma di certo non sono nella posizione di farlo, per cui appoggio il busto sul tavolo della cucina tenendomi forte con le mani al bordo, allargo le gambe e ce la metto tutta per risultare convincente:

-Posso avere l’onore di essere penetrata?

-Non va bene…specifica meglio chi deve essere penetrata.

-Questa cagna può avere l’onore di essere penetrata?

-Non ci siamo ancora, ti avevo detto di supplicare.

-La supplico, Signore, di concedere a questa cagna l’onore di essere penetrata.

-Puoi fare di meglio…

-La supplico, Signore, di concedere a questa umile schiava l’onore di ricevere il Suo meraviglioso cazzo nella propria indegna figa di lurida cagna in calore!

-Va un po’ meglio…ora implorami di essere lubrificata e vedi di essere convincente, altrimenti te lo infilo a secco…

-La imploro, Signore, di concedere a questa indegna schiava il beneficio di venire abbondantemente lubrificata, non per evitare la sofferenza che invece meriterei, ma solo affinché la mia figa di cagna possa più confortevolmente accogliere il Suo meraviglioso cazzo.

Comincio decisamente a stufarmi di tutte queste menate, se devo essere inculato affinché questo pezzo di merda possa ribadire la sua posizione di maschio dominante nei miei confronti, me lo sbatta in culo alla svelta e facciamola finita!

-Brava, cagnetta, mi fa piacere che tu ammetta di meritare un po’ di sofferenza…avevo intenzione di essere magnanimo, ma visto che me lo hai chiesto così umilmente voglio proprio accontentarti…userò giusto il minimo indispensabile di saliva per fare entrare la cappella, poi…via! Tutto dentro in un sol colpo! Contenta?

Maledizione a me! Ma perché cavolo mi è saltato in mente di nominare la sofferenza??
Sento prima il rumore della zip dei pantaloni, poi quello liquido della saliva che con la mano sta passandosi sul cazzo.

Si sega un po’ per farselo venire duro. Trattengo il fiato.
Mi allarga le chiappe con le mani e mi centra il buco con un paio di sputi ben mirati, poi me li spalma sulla rosa usando direttamente la grossa cappella turgida per farlo, prima di puntarmela contro.
Mi afferro forte con le mani ai due lati del tavolo e stringo i denti…
Spinge la punta dentro con lentezza esasperante, sento lo sfintere cedere poco a poco a quella controllata ma inesorabile pressione…
Fa scivolare le braccia sotto le mie ascelle, mi afferra le spalle, da sotto, con le mani forti…

-Sei pronta, cagna? PRENDILO ALLORA! E’ TUTTO TUO!

E tirandomi contro di sé per le spalle, affonda spietatamente l’enorme uccello dentro di me.

L’ho preso oramai tante volte, ma ancora non riesco ad abituarmi ai primi istanti della penetrazione: ogni volta è come se mi sverginasse di nuovo. Stavolta poi il dolore è amplificato dalla brutale velocità dell’atto. Mi lascio sfuggire un mezzo urletto soffocato che deve eccitarlo ancora di più, perché inizia a pomparmi a tutto spiano. Mi meraviglia il ritmo forsennato che riesce a tenere, non l’ho visto mai così accanito, nemmeno nello scopare Marisa.

Mi costringe a inarcare la schiena all’indietro tenendomi la mano destra attorno al collo, mentre con la sinistra alterna sonori ceffoni su entrambe le mie natiche allo stesso ritmo dei colpi di cazzo che mi sta infliggendo in culo. L’aria mi esce dai polmoni in perfetto sincrono con quei colpi, tramutandosi mio malgrado in mugolii e guaiti, ogni qualvolta mi attraversa la gola.
Sento la mia stessa sborra invadere tutto lo spazio libero della CB per poi colarne via dalla feritoia in punta.

La sua invece tarda ad arrivare, tanto che ad un certo punto preferisce sfilarsi via per finirsi poi con la mano, sempre tenendomi premuto contro il tavolo, rilasciando potenti getti di sperma caldo che sento dapprima colpirmi sull’ano ancora dilatato, poi di lì lentamente colarmi lungo le cosce, quasi fino a raggiungere i piedi.

Mi molla lì in cucina e va a sciacquarsi in bagno, mentre cerco di recuperare un po’ di fiato e un minimo di dignità.

Siamo in giardino, in piedi davanti al portabagagli aperto della sua auto. Non mi ha nemmeno dato il tempo di ripulirmi. Ho il perizoma e le autoreggenti inzuppati del suo sperma ormai freddo, non mi sento più i piedi, da ore costretti nei sandali, e il sedere mi fa un male cane.
Mi permette di recuperare la mia roba e poi di rivestirmi. Interpreto la cosa come il voler evitare di farsi sporcare i sedili di sborra.

Mi consola solo il sapere che tra poco sarò a casa mia, lontano da questo posto che detesto.
Quando però faccio per aprire lo sportello e sedermi in macchina, col telecomando che stringe in mano, fa shittare la chiusura automatica, serrandolo.

-Senti, ho cambiato idea…sono stanco e ho voglia di andare a letto subito. Mi sa che ti tocca chiamare un taxi.

Detto ciò, apre il cancello automatico e mi butta praticamente in strada.

Non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli il nome della via, me ne rendo conto solo al momento di chiamare un radiotaxi dal cellulare. Così sono obbligato a percorrere la strada deserta e semibuia fino all’incrocio con la Nomentana, dove finalmente posso leggere il cartello toponomastico e dare un riferimento al servizio taxi.

Arrivo a casa che è mezzanotte e mezza. Marisa dorme. Faccio velocemente una doccia e mi butto sul divano in soggiorno, cercando di prendere sonno, ma è inutile: sono tutto indolenzito e non ci riesco proprio….

La mia famiglia e mia sorella Linda

Faceva un gran freddo quella mattina.
Il vento, fuori, sembrava non volere più fermare le sue raffiche impetuose.
Dal caldo del mio letto diedi un’ occhiata annoiata al termometro che segnava 2 °C.
“Cacchio che freddo !!” esclamai ancora assonnato, e mi rimboccai le coperte fino al naso beandomi di quella giornata di ferie.
Dopo una ventina di minuti però, la voce imperiosa di mia madre mi costrinse a superare il momento di torpore e ad alzarmi dal letto.

Ancora in stato di semi incoscienza mi diressi verso il bagno per la solita doccia mattutina.
Non accesi la luce (come al solito) e mi iniziai a spogliare.
Non appena abbassai le mutande una voce mi fece sussultare.
“Però … complimenti!”
“Ma…. chi…. ?” – dissi rialzando i boxer con un gesto repentino.
Era mia sorella, impegnata a depilarsi le gambe, che aveva lanciato quell’ apprezzamento nei confronti del mio sesso.

“Ma che dici Linda !! sei impazzita ?!”
“No, ho solo fatto un complimento al mio fratellone ! chissà quante ragazze ti corrono appresso !” disse accennando un sorriso malizioso.
“Dai Linda, finiscila ! scusami piuttosto se sono entrato senza bussare ma di solito a quest’ ora tu sei al lavoro. ”
“Sì, fratellone, vero, ma dimentichi che da oggi anche io mi godo le mie ferie, e non solo quelle spero!”
“Che intendi dire ?”
“Avvicinati che te lo spiego”
Non feci a tempo ad avvicinarmi che mi aveva abbassato i boxer ed aveva preso in bocca il mio pene.

In un attimo mi resi conto di cosa stava accadendo: mia sorella mi stava facendo un bocchino e per giunta mi piaceva !
L’ ancestrale divieto si fece strada dentro di me fino a fare si che con un gesto velocissimo mi liberai da quella calda accoglienza e scappai nella mia stanza.
Mi gettai sul letto ripensando a quello che era accaduto e notai che la cosa non mi era dispiaciuta affatto anzi il mio pene era ancora dritto e turgido, un senso di eccitazione mi aveva pervaso, ripensavo insistentemente alla bocca di quella che non era più mia sorella ma una donna che mi aveva cominciato un sapiente pompino che io avevo interrotto.

Ripensavo alla sua bocca che scorreva sul mio membro ed ai suoi occhi che mi fissavano languidi.
A quel ricordo mi masturbai venendo sulla mia mano ma appena mi stavo per pulire sentì di nuovo una voce femminile alle mie spalle.
“Che fai ora ? lo sprechi su un fazzolettino di carta ?”
Era ancora lei, mia sorella, era entrata nella mia stanza mentre mi masturbavo.
“Aspetta, dammi la mano, io non sono per sprecare le cose buone ! e poi sono una golosona !”
Mi prese la mano e cominciò a leccarla e succhiarla come fosse stata una caramella, il contatto con quella lingua non fece che accrescere la mia eccitazione e sentivo il pene spingermi sui boxer.

Ci sapeva fare la mia sorellona porca ! Aveva una maestria incredibile, leccava e succhiava le dita, il palmo, fino a ripulirmela completamente.
Appena finito si leccò le labbra, emise un sospirone come se avesse appena bevuto un bicchiere d’ acqua fresca e mi disse: “Buooono!!! Dolce e saporito ! veramente ottimo !” Mi posò il palmo della mano sul pene cominciando a carezzarmelo e dicendo “hai anche un bel pisello, spero che me lo farai assaggiare con più calma la prossima volta, timidone ! mi piacerebbe anche sentirlo dentro prima o poi, devi essere un grande scopatore tu ! le tue donne che dicono delle tue performances ?”
“Bhe, veramente….

io …..”
“Nooooo ! Fratellone sei ancora vergine ?”
“Si !”
“Sei vergine e rifiuti un pompino ? Mica sarai un frocetto ?”
“No !! un pompino mi piacerebbe ma…. ma tu… sei mia sorella !”
“Ma daiii – aggiunse lei – mica ho detto che dobbiamo sposarci o avere figli, ci dobbiamo solo divertire un poco! da piccoli giocavamo agli indiani, ora che siamo cresciuti ci divertiamo in altro modo no ? E’ solo un gioco ! O preferisci ancora gli indiani ? Pensaci e fammi sapere !”.

Rimasi inebetito non sapevo che dire mia sorella era così disinibita ? Cavolo ma fino all’ altro ieri guardava i cartoni !!
Sentì la porta richiudersi e, nel silenzio della mia stanza cominciai a pensare alle parole di mia sorella.
“Solo un gioco” in effetti l’ idea non mi dispiaceva, una 27enne infoiata che mi invitava a scopare, chissà quanti avrebbero voluto essere al posto mio, ripensai alle parole del mio amico Gianni che aveva sempre sostenuto di volere morire affogato dalla quinta di mia sorella, oppure a Filippo che mi diceva sempre che le chiappe di mia sorella lo facevano andare in tiro al solo pensiero e che se fosse stata sua sorella se la sarebbe scopata senza pietà.

Mi convinsi e mi preparai a fare capire a mia sorella che il “giochetto” mi stava bene mi vestì, e scesi, pronto per il pranzo.
Mia madre era in cucina a preparare, mia sorella la stava aiutando io accesi la TV e preparai la tavola quando suonò il telefono, mia madre andò a rispondere ed io ebbi l’ occasione di rimanere solo con mia sorella.
“Allora Linda, io ci avrei pensato, mi sta bene il gioco come lo chiami tu ! ma con mamma come facciamo ? se ci scopre sono cavoli amari per tutti e due !”
“E bravo il mio fratellino, ti sei convinto ! con mamma no problem ci divertiamo solo quando abbiamo via libera ! e poi mica è detto che dobbiamo divertirci solo in casa ! ci sono tanti posti ! Il garage, la macchina, il bagno di un bar e anche se ci scoprisse non credo farebbe dei problemi, mamma è molto all’ avanguardia in questo senso … vedrai, non ti pentirai di avermi scelta come compagna di giochi !” ed abbozzò un sorriso languido.

“Era papà al telefono, ragazzi ! ha detto che non torna a pranzo, quindi tutti a tavola !”
La voce di mia madre mi fece trasalire, presi le portate e mi diressi verso la tavola preceduto da mia sorella la quale cominciò ad ancheggiare sussurrandomi: “che faresti al mio culetto fratellone? Lo vorresti toccare ? lo sai che sono senza mutandine ?
Io abbassai la zuppiera con il sugo all’ altezza dell’ inguine per non fare notare l’ erezione che mi avevano procurato quelle parole.

Mi accomodai a tavola e cercai di distrarmi guardando la televisione ma il pensiero di mia sorella seduta di fronte a me senza le mutande in dosso mi faceva sentire un senso strano di ansia allo stomaco, le mani mi tremavano e credo che fossi anche sudato.
Pranzammo senza ulteriori allusioni da parte di mia sorella e alla fine del pranzo mi ero leggermente calmato.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano a guardare la Tv e mia madre come al solito si appisolò, mia sorella ne approfittò prendendomi la mano e portandosela su una coscia.

Mi iniziò a guidare la mano lentamente verso la sua figa e sussurrando per non svegliare mia madre disse : “hai visto che ho messo le autoreggenti come piacciono a te ? ti ho visto sai, ti ci avvolgi il pisellone ogni tanto e ci sborri dentro! Sono abbastanza velate, fratellino ? ti piacciono ? dai, dimmelo che ti piacciono !”
Le sue parole non facevano altro che aumentare la mia erezione e appena il mio mignolo raggiunse la sua fessura lei ebbe un sussulto e mi disse : “ed ora puoi continuare anche solo vero ? dai, infila il dito nella fessurina ! la senti com’è bagnata ?”.

Io ero terrorizzato all’ idea che mia madre potesse svegliarsi quindi tenevo un occhio a quelle cosce da sballo fasciate nelle autoreggenti ed un occhio a mia madre che se ci avesse scoperto non l’ avrebbe certamente presa bene, malgrado mia sorella sostenesse il contrario.
Mia sorella cominciò a mugolare “hmmm, mi fai morire, sei bravo con le dita, ci sai fare !”
A quella frase mia madre si cominciò a svegliare passarono pochi decimi di secondo e tutti e due eravamo di nuovo composti a guardare la TV come due bravi bimbetti e non come due fratelli i****tuosi.

Verso le 20. 00 mio padre rientrò a casa raggiante di gioia in quanto era riuscito a concludere un affare piuttosto importante, baciò mia madre, e ci disse di prepararci perchè ci avrebbe portato a cena fuori.
Mentre mi vestivo mia sorella mi chiamò e mi disse di seguirla, mi porto vicino alla porta della camera dei miei genitori e mi disse di ascoltare.
“Non sento niente !” esclamai dopo pochi secondi.

“Appunto – disse lei – secondo te che fanno li dentro in silenzio ?”
“Si staranno preparando ! che domande. ”
“E’ li che sbagli fratellone, guarda dal buco della serratura !”
Mi chinai e vidi una scena degna del migliore film a luci rosse.
Mia madre stava facendo una spagnola a mio padre che ne pareva visibilmente soddisfatto e muoveva il bacino avantri e indietro.
“Ma gli scopa le tette ?!” dissi io
“Si – aggiunse mia sorella – e anche lui ha un bel pisellone ! adesso ho capito da chi hai preso !”
“Cazzo ma sei una vacca ! Quello è tuo padre !”
“Che ci posso fare se mi piace il cazzo ! a me non interessa chi ci sia attaccato dietro, mi piace solo il cazzo di un uomo!”
Mi dovevo rassegnare ad avere una sorella ninfomane che si sarebbe scopata pure il padre pur di avere un pisello tra le mani, devo dire però che la cosa cominciava a piacermi.

Dopo circa un’ oretta mia madre e mio padre ci chiamarono chiedendoci se eravamo pronti e aggiungendo che ci aspettavano in garage.
Mia sorella usci dalla sua stanza vestita e truccata come una vera vacca che gioca a fare la santarellina.
Tailleur nero con gonna poco sopra al ginocchio, calze velatissime color carne, delle scarpe con i tacchi alti con una fibbia alla caviglia ed un trucco che metteva in risalto la sua bocca da pompinara.

“Cazzo che figona !” dissi io “Ti pianteranno gli occhi addosso per tutta la sera”.
“Questo è niente – disse lei – guarda cosa ho fatto !”
Si alzò la gonna mostrandomi che non aveva indossato le mutandine poi abbassò la gonna e sbottonò la giacca del tailleur mettendo in mostra le sue stupende tettone senza reggiseno.
I capezzoli già duri e puntati verso l’ alto, le areole brune e grandi, la sua fica appena vista mi fecero l’ effetto di una intera confezione di viagra ebbi una violenta erezione ma lei mi disse : “Già duro ? trattieniti altrimenti non ci arrivi alla fine della serata ! Ti sborri nei calzoni prima della mezzanotte ! Ho in serbo delle sorpresine per te !”.

L’ idea delle “sorpresine”, come le chiamava lei, mi fece peggiorare la situazione mi sentivo il pene umido, duro e dolorante dentro i calzoni non sapevo come fare per allentare la morsa dell’ eccitazione indossai il cappotto che, data la sua larghezza, riusciva a coprire quell’ imbarazzante bozzo ed uscimmo.
In macchina parlammo del più e del meno, dell’ affare concluso da mio padre e del fatto che se tutto andava come lui sperava mi avrebbe regalato la tanto sospirata macchina.

A quelle parole mia sorella mi guardò e mi disse : “Una macchina tutta tua ?? beneeeee ! Un fratellone guidatore ! Spero mi darai un passaggio qualche volta !”, io risposi che certamente non avrei rifiutato un passaggio a mia sorella e lei mi disse in un orecchio : “Finalmente un posto dove potremo trombare in santa pace !” e si mise a ridere della mia faccia sconvolta.
Arrivammo al ristorante e, come previsto, a partire dai camerieri fino ai clienti, tutti gli occhi dei maschietti erano puntati su quel gran pezzo di fica che era appena entrata nel locale.

“Ti mangiano con gli occhi” dissi io e lei si limitò ad una risatina maliziosa.
Mi andai a lavare le mani e sentì che i camerieri stavano tirando a sorte il “fortunato” che avrebbe servito il tavolo 14.
Tornai al tavolo e, dopo pochi minuti, il vincitore si presentò menu alla mano. Mia sorella si appoggiò al tavolo in maniera tale da fare capire al cameriere che non portava il reggiseno, infatti il malcapitato sgranò gli occhi e cominciò a sudare … potevo ben capirlo una quinta in bella mostra non capita tutti i giorni.

Mangiammo benissimo e, in attesa del dessert, mia sorella disse che andava in bagno a darsi una rinfreshita, si alzò e si diresse verso il bagno scortata dagli sguardi della intera sala.
Mi era parso che vicino alla porta del bagno avesse lanciato un sorriso malizioso a qualcuno ma pensai che non sarebbe arrivata a tanto, che era solo una mia impressione.
Il dubbio mi attanagliava, però, e decisi di controllare con i miei occhi.

“Vado a lavarmi le mani” dissi ai miei e mi diressi anche io in bagno.
Aprì la porta del bagno delle donne e come sospettavo non vi trovai nessuno, idem in quello degli uomini.
Dove cacchio si era cacciata mia sorella ?
Attrasse la mia curiosità una porticina con su scritto “personale di servizio” e mi avvicinai silenziosamente.
Appena fui vicino abbastanza cominciai a sentire dei sospiri e dei gemiti.

Decisi di aprire molto lentamente la porta per farmi uno spiraglio dal quale guardare e, appena mi abituai alla penombra della stanzetta, vidi quello che sospettavo.

Mia sorella era poggiata ad un lavandino con le braccia larghe, la giacca del tailleur completamente abbassata sui fianchi e la gonna alzata in vita, le sue tette ondulavano ritmicamente, lei strabuzzava gli occhi e gemeva leccandosi le labbra con fare voluttuoso.
Aprì ancora di più la porta per vedere il fortunato scopatore e… sorpresa: il cameriere che ci aveva servito a tavola si stava inculando mia sorella.

“Sei una gran troia !” diceva il cameriere e lei rispondeva a tono dicendo “Siiii, hmmm, sono la tua troia …. che bel cazzo hai… sfondami il culo…. mettilo tutto dentro …. ti sento, sei duro come il marmo … hahaaa … mi bruci dentro come il fuoco !!!!”
Ero intento ad osservare il culo di mia sorella sfondato da quel possente membro quando alzando lo sguardo mi accorsi che mia sorella si era accorta della mia presenza e guardava nella mia direzione dicendo : “Ti piace ? dai porco dimmelo che ti piace !” rivolta al cameriere ma guardando me che con un filo di voce sussurrai “Si, mi piaci da morire”.

Richiusi la porta e la senti urlare di godimento, mi infilai nel bagno degli uomini chiusi la porta e mi masturbai per scaricare l’ eccitazione accumulata in un’ intera giornata.
Tornai a tavola che mia sorella era già seduta e, vedendomi arrivare, mi sorrise con sguardo complice.
Il cameriere (con un viso visibilmente soddisfatto) portò il dessert ed il conto mio padre andò a pagare e finito il dolce uscimmo.
In macchina mia sorella mi disse ad un orecchio: “Visto tutto ?” ed io “Si, ho apprezzato lo spettacolino, ma sono un poco geloso!”.

“Lo avevamo detto, era un gioco, non siamo sposati, non devono esistere gelosie, io scopo con chi voglio e quando voglio …. anche con un cameriere se mi va ! e poi era tanto carino, per non parlare del suo cazzo ! lo sai che mi brucia ancora il culetto !?”
“Puttana, mi sto eccitando di nuovo !” questa frase la fece esplodere in un risolino acuto e malizioso.
“Che avete da dirvi di così segreto voi due la dietro??” disse mio padre “Niente papà, Marco mi ha raccontato una barzelletta” disse lei “e noi non possiamo sentirla ?”, “No….

no papà è un poco sporchina e mi vergogno un pò a raccontarla a te e la mamma”, “E la racconti a tua sorella ? con che faccia ?” disse mio padre ridendo, io stavo per rispondere che gli raccontavo le barze zozze con la stessa faccia con cui lei si faceva inculare nei cessi di un ristorante, ma mi trattenni e diedi una evasiva risposta buttando la cosa sul comico.
Mia sorella nel frattempo si stava aggiustando una calza mostrandomi apposta la sua peluria bionda ancora visibilmente umida dalla recente eccitazione ed io tornai in tiro come e più di prima.

“Wow, certo che ne hai avute di erezioni oggi ! devi stare proprio male, vero fratellone ?” mi sussurrò lei.
“Fanculo” – le risposi ad un orecchio.
Arrivammo sotto casa e mio padre disse “Ok, stasera vi faccio un regalo, io e la mamma saliamo a casa ma vi lascio la macchina, potete andare dove volete basta che vi portiate anche il cellulare così vi possiamo rintracciare”.
Mio padre che mi lasciava la macchina ? Cacchio! avrebbe dovuto concluderne più spesso di affari come quello !
“Ok, papi, grazie – disse Linda – ci facciamo un giro e rientriamo, niente di particolare”.

Mi misi alla guida e mia sorella al posto del passeggero dopo le ultime raccomandazioni di fare piano di mia madre partimmo senza una meta precisa.
“Lo sai che hanno trovato il modo di liberarsi di noi per farsi una santa scopata, vero ?” disse Linda.
“Si che lo so, sono imbranato, ma questo lo avevo capito anche io” risposi seccato.
“Allora senti imbranatone, che ne dici di fermare questa macchina in un posto appartato per fottere un poco come si deve la tua cara sorellina maggiore?” A quelle parole rimasi come stordito, non sapevo cosa fare, era una intera giornata che venivo sottoposto a sollecitazioni erotiche di ogni genere, la mia eccitazione era tale che pur di sfogarmi mi sarei scopato un buco in un muro ma sentirmi offrire una fottuta da mia sorella mi bloccava, non riuscivo a dire si e non riuscivo nemmeno ad oppormi.

“Senti Linda, tu sei un gran pezzo di figa, mi ecciti veramente, mi hai provocato per tutto il giorno, solo a pensare che sotto questo vestito non hai nulla mi arrapo da morire, ma… ma sei mia sorella !!! non posso scopare con te !”.
“Lo sapevo, ho il fratello frocio !! Eri d’accordo anche tu a divertirci insieme no ?! Adesso che fai mi lasci la fica in fiamme ?! a saperlo prima dal cameriere mi facevo fare servizio completo ! Glie lo prendevo anche in bocca, mi facevo trapanare anche la fica ! almeno non rimanevo con sta voglia ! Sai che ti dico stronzo mi faccio trapanare dal primo che passa, giuro !”
Nel frattempo mi ero fermato e con la coda dell’ occhio mi accorsi che si stava avvicinando una persona, incominciai a tremare, conoscendo mia sorella e avendo visto come si era fatta scopare da quel cameriere che neanche conosceva, la sapevo capace di fermare un tizio qualsiasi e chiedergli se voleva fare sesso con lei.

Man mano che la figura si avvicinava la mia ansia aumentava poi il tizio svoltò un angolo e la strada rimase deserta.
Cazzo che spavento, pensai !
Riaccesi la macchina e mi diressi verso casa “dove vai ora, imbecille ?” ; “A casa !” risposi.
“Ma bravo, lascia almeno scopare loro, no ?! Se arriviamo adesso li troviamo in pieni preliminari, la mamma non ha nemmeno cominciato a succhiarlo che arriviamo noi a rompere ….

i coglioni !”
“Hai ragione, che facciamo allora ?”, “io l’ alternativa te la avevo data ! ma siccome sei un imbecille puritano adesso facciamo quello che dico io !”
“Va bene, dove si va allora ?”
“A casa di Gianni, è un mese che ci invita a casa sua e stasera è il suo compleanno”
“Ma non abbiamo neanche un regalo, che figura facciamo ?!”
A queste parole lei mi guardò con sfida e mi disse : “Il regalo per Gianni….. sono io ! Sbaglio o ti ha sempre detto che avrebbe tanto desiderato morire tra le mie tette !?”
“Cazzo Linda ! non puoi farmi questo ! scoparti il mio migliore amico no ! se si sparge la voce che ho una sorella ninfomane sono fottuto !”
“No bello, casomai ad essere fottuta sono io ! ma nel mio caso non mi dispiace per niente.


Ero in una situazione difficile mia sorella aveva una gran voglia di fottere, io ero eccitatissimo per tutti quei discorsi sul sesso, i miei erano a casa che si godevano la loro scopata, e avrei dovuto portare mia sorella in regalo al mio migliore amico !
“No Linda ! a costo di scoparti io per tutta la notte, ma a casa di Gianni non ti porto !”
“Ma allora … che aspetti cretino ! fermati in quel vicoletto ! aspettavo queste parole ! dai, scopiamo ! non me ne è mai fottuto un emerito cazzo di quel mollaccione di Gianni !”
Non avevo ancora fermato la macchina che il mio cazzo era già fuori dai pantaloni e preda della sua sapiente lingua, mi leccava la cappella in maniera incredibile e con una mano mi massaggiava le palle.

“Uhmfhm …. fratellone che pisello magnifico hai … voglio provare tutto stasera”
Io non riuscivo a parlare ma presi coraggio e cominciai a massaggiarle il culo sodo cominciando a tirare su la gonna.
Le scoprì le tette e lei mi disse : “Che te ne pare ? Ti piacciono ? aspetta te le faccio provare !”
Mi strinse il pene in mezzo alle tette e cominciò a fare su e giù con quel seno poderoso.

Sborrai quasi subito tra la sua faccia e le sue tette in fiotti lunghi e potenti.
“Wow, che esuberanza ! mica avrai finito vero ?”
“Non lo so Linda, ti ripeto che per me è la prima volta, non so quante ne posso fare !”
“Non ti preoccupare sono sicura che adesso durerai un sacco, anche perchè lo voglio nella fica che stasera è ancora rimasta a secco !”.
Mi abbassò la spalliera del sedile, si alzò la gonna mettendo in mostra le sue meravigliose cosce fasciate da quelle strepitose autoreggenti e incomincio a menarmelo, poi lo prese nuovamente in bocca succhiando più forte di prima ed il mio pisello tornò di nuovo dritto.

“Benone ! – disse cominciando a salire su di me – adesso tocca alla mia … hmmm … fichetta” e si impalò sul mio pene.
Provai una sensazione strana, un misto di dolore e piacere insieme, ma era quest’ ultimo a prevalere.
Linda cominciò a muoversi disegnando un otto col bacino e mi sussurrava parole del tipo : “ti piace la tua sorellona porcella ? Senti come è calda la mia fica ? pompa, maiale, pompami ! Spaccami !”
Parole che non facevano altro che eccitarmi ancora di più allora presi coraggio e con un gesto sincronizzato al suo movimento le piantai un dito nel culo.

Lei con un urlo soffocato dal piacere urlò “HAHAAAA … Siiiiiiiiii, che belloooo !” e mi inondò il cazzo dei suoi umori, io venni poco dopo in un’ altra sborrata che non mi sarei aspettato (era la quarta della giornata).
Ci ricomponemmo, mia sorella mentre si rivestiva mi baciò in un bacio lungo ed infoiato, con la lingua e mi disse : “Sei un amante da urlo ! Ti amo ! spero che vorrai ancora scopare con me ci sono tante cose che non abbiamo fatto ! e poi il mio culetto lo devo anche a te … almeno solo perché sei mio fratello !”.

Rientrammo a casa abbastanza stanchi, i miei dormivano, e mia sorella dopo avermi salutato con un bacio profondo mi disse : “Riposati bene, saranno giorni faticosi questi ! mi sono venute alcune ideuzze … e siccome papà parte per Londra domani, tu rimani l’ unico pisello in giro per casa …. lo dovrai sostituire”. Non capì questa sua deduzione ma ero troppo stanco per analizzarla e mi andai a coricare.

La mattina dopo mi alzai molto tardi, ancora stravolto dalla “esuberanza” di mia sorella.

Andai in bagno cercando di trovare refrigerio sotto la doccia, ma il ricordo degli avvenimenti della sera prima mi portava un senso di eccitazione incredibile che neanche la doccia riusciva a sopire.
Il gioco mi piaceva e adesso volevo vedere dove sarebbe arrivata la fantasia erotica di mia sorella Linda.
“Ragazzi, sveglia, tra poco arriva lo zio” urlò mia madre dal piano di sotto.
Vidi uscire mia sorella dalla sua stanza, perfettamente vestita e truccata, sapeva di buono ed il suo odore mi inebriò.

“Ciao, scopone ! Come va ?”
“Dai Linda, non chiamarmi a quel modo !”
“Cavolo ! e come allora ?! Sei il migliore amante che abbia mai avuto !”
La sua affermazione mi fece piacere, ero un grande scopatore, e pensare che fino a dieci ore fa ero vergine !
“Dai, scendiamo di sotto !”. Mi si piantò davanti lungo tutto il percorso che portava dalle stanze da letto al piano di sotto e la vista di quel sedere tondo e sodo mi estasiava (credo anche che il mio sguardo non doveva essere dei più intelligenti).

Scendemmo ad attendere lo zio e a dare una mano a mia madre.
Dopo circa una decina di minuti suonarono alla porta.
“Ciao zione !” – disse mia sorella abbracciando zio Carlo con una prorompente carica di affetto.
“Wow, che affetto sconsiderato che ha mia nipote nei miei confronti !”
Dopo i soliti saluti ed un buon aperitivo ci sedemmo a tavola; io e mia sorella uno accanto all’ altra e di fronte a noi mia madre e mio zio (mio padre, come già detto, era partito la mattina stessa molto presto).

Mentre mangiavamo mia sorella fece cadere il tovagliolo e si chinò per raccoglierlo, appena rialzatasi mi fece un cenno lasciandomi intendere di fare lo stesso.
Mio zio e mia madre guardavano la tv e ci davano il profilo, io feci cadere una posata e mi calai per raccoglierla.
Sotto al tavolo, tra la penombra ed i riflessi azzurrati che la tv emanava, mi si presentò una scena incredibile: mio zio aveva il cazzo fuori dai pantaloni e mia madre lo stava masturbando lentamente.

La mia eccitazione era cresciuta, mi stava cominciando una erezione (in effetti stavo rischiando di vivere il resto dei miei giorni in perenne erezione, se le cose fossero continuate così).
Vedevo mio zio che socchiudeva gli occhi fissando lo schermo della tv e mia madre che, di tanto in tanto, si passava, voluttuosa, la lingua sulle labbra.
Guardai mia sorella che era visibilmente eccitata e si era messa una mano tra le gambe.

Incominciai ad avere fastidio per la prepotente erezione che spingeva dentro i pantaloni e speravo in una mossa risolutoria da parte di mia sorella, forse si sarebbe alzata per andare in bagno a masturbarsi, io l’ avrei seguita e avrei potuto ……. cavolo ! stavo diventando un maiale !
Non si mosse, mi guardò, mi sorrise provocante ma rimase seduta.
“Stronza !” pensai “Fino a ieri avresti pagato per scoparmi e ora che ne ho bisogno io stai ferma come un ciocco !”
Dopo una decina di minuti mio zio venne (me ne accorsi dall’ espressione che prese in volto) e mi incuriosì pensando a come mia madre avrebbe eliminato le tracce della sborrata, ma non mi ci volle molto a capirlo.

Si portò il fazzoletto alla bocca, coprì la mano e leccò tutto con cura.
Il gesto mi richiamò alla mente la mattina precedente, quando mia sorella mi scoprì mentre mi masturbavo.
“Ma guarda, madre e figlia hanno gli stessi modi … sarà colpa del DNA ?” pensai
La scena mi aveva veramente eccitato al massimo e mia sorella continuava a rimanere seduta.
Chi si alzò per prima fu mia madre che si diresse verso la cucina, solo allora mia sorella si alzò dicendo: “Ti do una mano a sparecchiare mamma” e mi lanciò un’ occhiata come per dirmi “Ti ho fregato !”; mio zio si alzò in un secondo momento per andare al bagno.

Mi alzai anche io portando in cucina le ultime cose che erano rimaste in tavola e mentre mi avvicinavo sentì mia sorella e mia madre che parlavano.
“Mamma, sbaglio o stavi masturbando lo zio prima ?” disse mia sorella.
“Bhè, si, è da quando siamo ragazzi che facciamo questo giochetto: lui si siede a fianco a me, mi struscia un ginocchio contro la gamba ed io capisco che vuole una pugnetta.


“Però ! ma dovunque siate ?”
“Si, lo accontento sempre …. una volta lo abbiamo fatto al teatro, un’ altra in un taxi, anche ad una mostra, ed una volta in treno. ”
“Cavoli ! ma, con papà come fai ?”
Papà non ha mai sospettato nulla e poi mica lo cornifico, mi limito solo ad un divertimento ogni tanto; anche se il pene dello zio mi piacerebbe sentirlo dentro ogni tanto, ha un bell’ arnese sai ?”
“Ho apprezzato mamma, mentre glie lo menavi ho sbirciato sotto al tavolo, è vero ha un bel pisello.


Ma che cazzo di discorsi erano tra una madre ed una figlia ! La cosa mi spiazzava definitivamente: avevo una madre ed una sorella ninfomani che parlavano di cazzi, seghe, voglia di scopare, ritenevano il sesso un divertimento, un gioco.
“Sai mamma, anche Roby ha un pisello niente male, e lo usa anche benino per essere alle prime armi !”
“Come ? ti sei scopata tuo fratello ?!”
“Mi sono divertita !… tutto qui ! mi faceva un sacco di tenerezza: 26 anni e ancora vergine ! mi dava fastidio vederlo masturbarsi davanti ai film porno o in bagno, non ti pare che fosse ora di fargli sapere cosa era una sana scopata ?”
“In effetti, meglio con te che con una puttana ! Mi ero accorta delle sue seghe mattutine e mi ero riproposta di insegnargli qualche giochino per iniziarlo alle gioie del sesso”.

Mia madre non era per niente sconvolta dalla notizia che io e mia sorella ce la spassavamo e per di più mi avrebbe voluto fare scoprire di persona cosa significasse scopare !
Ero realmente sconvolto, sapevo delle voci che correvano su mia madre, ma non gli avevo dato molto peso “La gente appena vede una bella donna che si abbiglia in maniera sexy, la etichetta subito come puttana” avevo sempre sostenuto.
Mi feci coraggio ed entrai in cucina con i piatti in mano, mia madre e mia sorella si guardarono e si scambiarono un risolino di complicità, Sistemammo la cucina, poi mia madre si allontanò dicendo che andava a fare un risposino.

“Hai sentito vero ?” mi disse Linda
“Si che ho sentito ! sono sconvolto”
“Ora che siamo soli ti posso confessare un segreto: la prima scopata l’ ho fatta con mamma, lei mi ha insegnato a farlo, ecco perché siamo così in confidenza da quel punto di vista. ”
Cazzo che notizia, Mia madre aveva insegnato a scopare a mia sorella ?!
“Ma … ?!”
“Si ! Mi ha spiegato cosa accadeva e poi mi ha rimorchiato un collega di papà … ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”.

Avevo bisogno di riflettere mi misi il cappotto ed uscì, non sapevo cosa fare, ero eccitato e confuso al tempo stesso, vagavo senza una meta precisa, avevo anche pensato di pagare una prostituta ma non ebbi il coraggio, decisi di rientrare a casa.
Mia sorella era nella sua camera intenta a leggere un libro, di mio zio e mia madre nessuna traccia.
Andai in cucina a prepararmi una cioccolata calda quando sentì dei rumori provenire dal garage, mi avvicinai alla porta ed aprii lo spioncino.

Nel garage c’era mio zio intento a sistemare un vecchio frullatore che non usavamo più da anni.
Entrai per comunicargli l’ inutilità della sua premura.
“Ciao zio, non ci sprecare tempo ed energie, lo dobbiamo buttare quel ferro vecchio”
Mio zio saltò per aria appena mi vide.
“Mi hai spaventato ! a dirti la verità non avevo alcuna intenzione di ripararlo, stavo solo cercando di ammazzare il tempo in cerca di vecchi ricordi.


“Hai visto la mamma ?”, gli chiesi
“E’ andata a comprare …. il caffè, si era accorta che era finito. ” Lessi nella sua voce un certo nervosismo.
“Capito, buon divertimento col ferro vecchio allora, io mi vado a gustare la cioccolata. ”
Me ne tornai in cucina e mi versai il cioccolato nella tazza e mi misi a ciondolare per la stanza con la tazza in mano quando sentì la voce di mia madre che rientrava nel garage.

“Eccomi, li ho trovati, ma in una tabaccheria, sono dovuta andare in un quartiere dove non mi conoscessero. ” , le sentì dire.
“Perché tutte queste precauzioni ?”
“Nel quartiere tutti sanno che mio marito non c’è, e se mi vedono comprare dei profilattici ….. insomma ci vuole poco a capire … no ? Soprattutto con le voci che girano su di me. ”
“Hai ragione, ma adesso cominciamo ! è da quando siamo ragazzini che aspetto !”
Cazzo ! mia madre aveva concesso a mio zio la fica ?!
Corsi in camera a dirlo a Linda la quale non si fece pregare e scese con me in cucina di gran lena.

Appena arrivati ci mettemmo ad ascoltare.
“Io, veramente, Carlo … non saprei se facciamo bene !”
“Adesso che fai la santarellina ? Ti sei fatta inculare da mezzo paese quando eravamo ragazzi ! Che hai ora ? Ti sei dimenticata come si fa ? O sei fuori allenamento e ti si è stretto il buco ?”
Cacchio, allora non gli dava la fica ma il culo ! Lo spettacolo sarebbe stato unico !
Mia sorella si stava già accarezzando i seni ed i capezzoli spingevano imperiosi contro il maglioncino ! Ci guardammo per un attimo, complici e voyeur.

Io avevo iniziato un lentissimo massaggio al mio pene, che ormai era duro come la roccia e mi faceva addirittura male per l’ erezione.
“Dai, mettimi il preservativo come sai fare tu !” disse mio zio tirando fuori dai pantaloni un bigolo incredibile: lungo e grosso che strappò un “wow” di apprezzamento a mia sorella (ci avreste giurato, vero ?).
Mia madre scartò un profilattico e se lo portò alla bocca, poi si inginocchiò e cominciò a srotolarlo con le labbra sul pene dello zio.

Mentre eseguiva l’ acrobatica inguainatura cominciò lentamente ad alzarsi la gonna, scoprendo un paio di cosce ancora ben fatte e fasciate da un paio di collant neri che riflettevano la luce come fa la seta.
Mio zio la alzò prendendola dalle spalle, la fece girare poggiandola al cofano della macchina che era parcheggiata in garage e cominciò ad abbassarle sia le mutandine che i collant fino a metà coscia.
“Hai visto che bel culo che ha la mamma ?” mi disse mia sorella che nel frattempo aveva cominciato lentamente a masturbarsi.

“E’ vero, ha un culo da favola !” dissi io.
Nel frattempo mio zio aveva poggiato la punta del pene sul buchino della mamma e cominciava a spingere tra gli urli ed i gemiti di quest’ ultima visibilmente eccitata.
Dopo un paio di spinte, il pisello dello zio penetrò completamente nel sedere di mia madre la quale cominciò a muoversi come solo la migliore delle puttane sa fare.
“Guarda che brava la mamma !” disse Linda “dimmi la verità, ti piacerebbe farle il servizietto come sta facendo adesso lo zio vero ?”
Io ormai avevo tirato fuori il pene e mi stavo masturbando molto lentamente, quasi seguendo il ritmo dell’ inculata che si stava proponendo ai miei occhi.

“Si, si Linda, mi piacerebbe, vorrei tanto sfondare il culo a mamma ! Mi piace il suo culo !”
Ormai non connettevo più, i miei ormoni erano in un tale subbuglio che il grado di parentela era annullato dallo stato emotivo in cui mi trovavo.
Presi mia sorella per i fianchi, le alzai la gonna e le piantai il pene nella fica che era un vero lago di umori.
La mamma urlava, lo zio rantolava di piacere.

“Che bel culo caldo che hai ! Quanti te lo hanno messo qui dentro ? dai dimmelo quanti !”
“Tanti Carlo, tanti, anche il garzone del bar, se ti interessa, quando mi porta il caffè vuole sempre come mancia il mio culo ! E adesso anche mio fratello ! Spaccami, porco, sbattilo dentro più forte ! Fammi sentire le palle sulla fica !”.
“Senti com’è porca la mamma Linda ! ecco perché il ragazzo del bar viene sempre con piacere a casa ! E’ la mancia che gli interessa.

” Dicendo questo sentì delle contrazioni fortissime e venni nella passera di Linda che ormai non si reggeva più sulle gambe.
Mio zio venne dopo un paio di minuti tra urli e incitamenti di mia madre che sbrodolò dalla fica una quantità di umori da non credersi.
Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo).
Quando scesi al piano di sotto mia madre era sola ed io mi misi a sedere accanto a lei.

“Senti mamma, io avrei da dirti una cosa”
“Dimmi piccolo, cosa c’è ?”
“Sai, dopo pranzo io mi sono preparato una cioccolata”
“Si, ho visto la tazza sporca in cucina …. tutto qui ? Hai quella faccia seria solo perché hai bevuto della cioccolata ? Alla tua età mica ti devo dire io cosa devi o non devi bere, mi pare che sei grande abbastanza per decidere da solo !”
“No ! no, mamma, non è questo, è che mi sarei trattenuto a bere mentre…hem… si mentre … insomma…”
“Haaa, hai visto me e lo zio che ci divertivamo in garage ?”
“S..ss…si ! E me lo dici così ?”
“E come dovrei dirtelo ? Ci stavamo solo divertendo un poco, mica abbiamo ucciso nessuno !”
Quelle parole mi spiazzarono, in quella casa il sesso era considerato un “passatempo” con chiunque fosse fatto.

“In effetti non hai tutti i torti mamma, vi siete divertiti parecchio però”
“Hmm …. si lo zio è proprio bravo! Tu piuttosto che facevi mentre io e lo zio ci divertivamo?”
“Hem… ero eccitato e anche Linda lo era”
“Anche Linda era li con te ? ma siete due impiccioni, non si può neanche prenderlo in culo in pace che voi siete li a spiare !” e scoppiò in una fragorosa risata che io assecondai (in effetti in quel clima la battuta non era male).

“Ma dimmi una cosa, non facciamo che per caso data la comune eccitazione ti è scappato il pisello dai pantaloni e per sbaglio si è infilato nella fichetta di tua sorella e lei abbia anche gradito?”
“bhè, insomma…io…io…veramente…. un poco” dissi imbarazzatissimo.
“Solo un poco ? Mi deludi ! Guarda che non gli fai mica male ! Tua sorella è una troietta niente male ! Lo sa prendere bene e poi ha una certa esperienza, tutta merito mio modestamente.

” Aggiunse con fierezza.
“Lo so, Linda mi ha detto che tu ….. ”
“Le ho fatto fare un bel po’ di pratica”
“Ma come ?”
“E va bene curiosone, per esempio la prima volta io e Linda andammo a prendere papà in ufficio, erano quasi le due ed erano rimasti in pochi al lavoro. A Linda è sempre piaciuto un collega di papà che ha circa quarant’ anni, ed in effetti ha un bel fisico ed è un bell’ uomo, non ti nascondo che anche io un paio di volte ci ho fatto un pensierino.

Comunque, eravamo nell’ ufficio di papà sedute sul divano ad aspettare che papà finisse una riunione, vidi che tua sorella aveva lo sguardo puntato su quell’ uomo, allora le consigliai di scoprire un po’ di più le gambe per mostrare il pizzo delle calze se voleva attrarre la sua attenzione e dopo chiamai il collega di papà. Lo intrattenni un poco parlando del più e del meno notando che il suo sguardo si posava con insistenza sulle cosce di tua sorella.

Dopo un paio di minuti mi allontanai con la scusa di andare in bagno. Per farla breve tua sorella si è fatta scopare da quel maschione nell’ ufficio di papà. ”
La storia mi aveva eccitato parecchio e la mamma se ne accorse.
“Ma, Roberto, ti sei eccitato ? Povero piccolo, forse non dovevo raccontarti questa storia mi devo fare perdonare ! Cosa vorresti che ti facesse la mamma ? Sono brava sai, so fare un sacco di cose! Vediamo te lo prendo in mano ? o preferisci la bocca ? Non ti offro il sederino perché ancora mi brucia, ma in compenso ho una passerina niente male ! Ti va di provare ?” e dicendo questo cominciò ad alzarsi la gonna.

La cosa mi sconvolgeva, mia madre si stava offrendo, le avrei potuto dire qualsiasi cosa in quel momento, avrei potuto persino scoparla ma mi alzai e me ne andai in camera mia.
La lasciai sul divano e notai nei suoi occhi uno sguardo che mi sembrò di delusione.
Ripensai tutto il giorno a quello sguardo, cercavo di capire cosa volesse dirmi con quegli occhi azzurro mare, ma non riuscivo a capirlo.

Uscì dalla mia stanza pronto a chiederlo direttamente a lei e mi diressi verso la sua camera, bussai alla porta e lei mi disse di entrare.
Si stava vestendo, aveva in dosso un vestito rosso che la fasciava in maniera divina mettendo in risalto tutte le sue curve, la scollatura era molto ampia e mi permetteva di notare l’ assenza del reggiseno e lo notai ancora di più quando si chinò in avanti per cercare nel portagioie una spilla.

Aveva dei seni magnifici, con le areole larghe ed i capezzoli tondi e grossi.
“Che cosa guardi !? porcellino ! Le tette della mamma ?”
“No!… no mamma scusami ! è che … niente lascia perdere !”
“Mettiamo fine a questo strazio per il tuo povero pisello ! Mi metto una spilla per chiudere la scollatura, anche per evitare che qualcuno, al cinema, mi violenti … no?”
“Si, infatti è meglio ! Ma, ma, quale cinema ?” aggiunsi io ancora inebetito.

“Ha, già, dimenticavo, andiamo al cinema, io e te ! Ma tu cosa volevi dalla mamma ? Dovevi chiedermi qualcosa ?”
“No, no mamma nulla, vado a prepararmi !”
“Aspetta un attimo solo, dammi un consiglio, che calze metto con questo vestito ?”
Dicendo questo aprì un cassetto pieno di calze di ogni tipo ne prese tre modelli e li posò sul letto come per mostrarmi un campionario e mi rifece la domanda.

“Allora ?! Quali metto?”
Indicai un paio di autoreggenti talmente velate da sembrare quasi invisibili; lei le prese e cominciò ad indossarle con fare malizioso.
“Però, sei un buongustaio in fatto di calze ! Hai scelto le più costose sai ? Devo portarti con me la prossima volta che le vado a comprare, sono sicura che ti divertirai”.
Mi richiusi la porta alle spalle e mi andai a vestire.
Uscì dalla mia stanza vestito e profumato, mia madre era già giù che mi aspettava.

“Hei, tiratardi che non sei altro, se non ti sbrighi perdiamo anche l’ ultimo spettacolo. ”
“Eccomi mamma, sono pronto, possiamo andare, ciao Linda ci vediamo più tardi”
Mia sorella mi spiazzo completamente dandomi un bacio con la lingua che mi lasciò senza fiato.
“E a me niente ?” disse la mamma mentre si avvicinava a mia sorella.
Si sorrisero e cominciarono a limonare come due vacche, mia sorella allungò una mano sotto la gonna e la mise tra le cosce di mia madre che emise un sospiro di godimento.

“Wow, mi devo rimettere il rossetto adesso” disse la mamma.
Io ormai ero in totale stato di catalessi e la mia erezione era terribile, le gambe mi cedevano, avevo capito che quella non sarebbe stata una serata normale.
Arrivammo al cinema e, pagati i biglietti, ci accomodammo in sala, non c’era molta gente: un signore sulla cinquantina nella terza fila, una coppia di ragazzi nella stessa fila in cui eravamo io e mia madre e una anziana signora in prima fila.

“La crisi del cinema !” disse mia madre ridendo ed io insieme a lei.
“Perché non mi vai a prendere qualcosa da bere Robertino ?”
“Vado subito mamma”
Le presi un chinotto che sapevo tra le sue bibite preferite.
Tornai in sala mi accomodai sulla poltrona alla sua sinistra e le porsi il chinotto ma notai che il signore della terza fila si girava spesso a guardarla.
Capì solo dopo qualche istante il motivo di quegli sguardi insistenti: mia madre aveva tolto la spilla dal vestito e quindi la sua scollatura concedeva un vasto panorama e pergiunta aveva preso a succhiare quella cannuccia simulando un bocchino; stava sbocchinando un chinotto ! era il massimo !
Si spensero le luci e la proiezione cominciò.

Durante il primo tempo mia madre mi si avvicinò e mi sussurrò all’ orecchio: “Roby, c’è uno che mi ha messo una mano tra le cosce”.
Mi girai leggermente, giusto per osservare cosa stesse accadendo con la coda dell’ occhio, e vidi che il signore della terza fila si era spostato ed adesso sedeva accanto a mia madre, muovendogli la mano in mezzo alle gambe.
La cosa più strana e che mia madre cominciava ad emettere dei soffocati mugolii di piacere.

Stavo cominciando a sentire il solito turbamento e la solita prepotente erezione.
Mia mamma era li, accanto a me, e tra le cosce aveva la mano di un prefetto sconosciuto, provandone piacere.
”Cavoli se ci sa fare !” mi disse “Mi sta facendo sbrodolare la passera” e dicendo questo mi afferrò con prepotenza il pene attraverso i pantaloni.
Ebbi un sussulto misto ad un immenso piacere, soprattutto quando gli sentì dire: “Quasi, quasi me lo porto in bagno!” ma non si riferiva al tizio seduto accanto a lei, ma al mio pene.

Infatti richiuse le gambe, allontanò con fermezza il suo occasionale vicino e, presami la mano, mi tirò verso il bagno del cinema.
Richiuse la porta alle sue spalle e la bloccò con il fermo di sicurezza, mi appoggiò spalle al muro e mi disse : “ Ti piace la tua mammina troia ? Adesso la mamma te lo prende in bocca e se sarai bravo ci faremo una scopata memorabile … forza, tiralo fuori, fai vedere alla mamma come sei cresciuto!”.

Ero in un tale stato di eccitazione che non mi resi conto dell’ imminente atto i****tuoso che stavamo per compiere.
Tirai fuori il mio pisello, ormai dolorante e gonfio, lei non disse una parola, lo guardò con gli stessi occhi che può avere chi vede una pietanza dopo un mese di digiuno, si inginocchiò e lo prese con la bocca cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Le uniche cose che sentivo in quel bagno erano i suoi risucchi osceni ed i mugolii di piacere che emetteva ogni volta che si rialzava per prendere fiato (cosa che accadeva molto raramente), sentivo lo sperma salire dalle palle con insistenza e credo che lei se ne accorse, infatti mi strinse il pene alla base e diede un risucchio più forte degli altri.

Proruppi in una interminabile serie di schizzi nella sua gola e ad ogni schizzo corrispondeva un suo gemito di piacere.
Non sprecò una goccia del mio seme ingoiando tutto e dicendo: “Sa di buono, hai un cazzo magnifico, ti ho fatto proprio bene, ma ti voglio sentire dentro, ho la passera in fiamme ! Perché non spegni il fuoco col tuo idrante ?!” e dicendo questo cominciò ad alzare in vita il vestito e ad abbassare gli slip alle caviglie.

Si appoggiò con le mani ad un cesso pensile, divaricò oscenamente le cosce, si allargò la fica con due dita e mi disse : “Ti piace la passera della mamma ?”
“Si, si mamma, è stupenda, sembra di velluto!”
“E allora che aspetti ? Sei o no un maschietto ?”
Ero bloccato, le gambe non rispondevano ai comandi del mio cervello, avevo davanti a me una passera aperta eppure non riuscivo a muovere un passo, sapevo che era la fica di mia mamma, non di una donna qualsiasi e questo mi bloccava.

“Hei, piccolino, che hai ? Sei spaventato perché sono la mamma ? Magari se fossi una troietta qualsiasi mi avresti già sfondata ! Dico bene ?”
“Si mamma, io … io … ecco, non ci riesco ! Porca puttana, sei mia madre !”
La mamma si ricompose, tirò su gli slip e mi abbracciò, potevo sentire il calore del suo corpo, un calore non di madre ma di femmina. Aveva le guance arrossate ed il rossetto sbavato dal bocchino che mi aveva appena fatto, con un dito le tolsi una sbavatura dal labbro inferiore, lei capì, si abbasso la gonna e si diete una ritoccata al trucco.

“Non mi hai voluta scopare, mi rendo conto delle tue paure (che ti farò superare) ma non puoi lasciarmi in queste condizioni”.
Si mise una mano sotto la gonna, armeggiò un poco con gli slip e tirò fuori le dita completamente grondanti di umori profumati.
“La mamma sta scolando, mi sono eccitata da matti e adesso devo fare qualcosa per farmi passare la voglia che mi hai fatto venire con quel pompino”.

Ero terrorizzato dall’ idea che potesse scoparsi chiunque avesse incontrato (ne era capace a freddo, figuriamoci con quella smania che aveva adesso).
“Va bene mamma, allora io me ne torno a casa, ti lascio sola. ” Mi fermò per un braccio con una forza incredibile e, con tono quasi incazzato, mi disse:
“Cosa fai ora ? Torni a casa ? E appena tua sorella ti vede solo cosa le dici ? Che hai lasciato mamma in un cinema a scoparsi lo scopabile perché non hai avuto il coraggio di trobaglierla? Eh no roby, tu ora rimani con me e mi guardi agire, se è il caso e se incontriamo la persona giusta !”.

Era decisamente infoiata alla grande, non conoscevo questo lato della mamma ma avevo come la strana sensazione che mi ci sarei dovuto abituare.
Tornammo a sederci, ma in un’ altra fila, ormai nel cinema non c’era più nessuno, tranne la coppietta che presa da una pomiciata ai limiti dell’ osceno non si era neanche accorta che il film era finito e le luci si erano riaccese.
“Cosa aspettiamo mamma ?”
“Che ti si sgonfi il pisello ! Vorrai mica uscire in strada in quelle condizioni ?!”
Effettivamente ero in uno stato pietoso avevo, ben visibile attraverso i pantaloni, una prepotente erezione in atto che non accennava a smettere.

“Figlio mio ! ma sei incredibile ! Ti ho appena fatto un pompino ed hai ancora il cazzo così in tiro che potresti fotterti dieci donne di fila !”
Dicendo questo mi posò una mano sul pene ed esclamò: “Porc…. ma è durissimo !”
Mi alterai un poco di quelle continue provocazioni le tolsi la mano dalla patta con tanta di quella decisione che credo di averle fatto anche male.
“Cazzo mamma, smettila ! Se continui a fare la troia, come credi che mi passerà questa erezione !”
Mi guardò dritto negli occhi, quasi con odio, si alzò di shitto, mi porse il cappotto e con una freddezza inaudita mi ordinò : “Andiamo !”
Uscimmo dal cinema lei fermò un taxi e tornammo a casa.

Rimase fredda per tutta la sera, la notte la sentì masturbarsi in modo violentissimo mentre sussurrava il mio nome.

Giochi tra fratelli

Già dall’ età della prima comunione la mia mente era rivolta al sesso.
Ogni occasione per me era buona per potermi masturbare. Come molti ragazzini della mia età mi ero spesso masturbato in compagnia fantasticando sulle donne che erano di nostra conoscenza e inevitabilmente si parlava delle donne della televisione ed anche delle donne di casa. I nostri discorsi principalmente erano rivolti alle nostre madri. Ricordo perfettamente quando di nascosto spiavo la mia nel bagno mentre si lavava oppure in camera sua mentre si spogliava.

Per me era lo spettacolo più bello. Inoltre non perdevo occasione, quando mio padre non c’era, di farmi notare da lei con le mie ancora piccole erezioni. Mia madre mi sorrideva e puntualmente mi diceva che era meglio se mi rivestivo, almeno quando arrivava mio padre a casa. Il fatto che lei mi dicesse di ricompormi solo al rientro di papà mi eccitava da morire, in quanto in pratica mi dava il permesso di starmene nudo in sua presenza.

Le masturbazioni casalinghe andavano alla grande e quando ancora andavo alle medie non perdevo occasione per farmi scoprire da lei.
Un giorno mi resi conto che più che vedermi, mi guardava. Si, perché mi accorsi che mentre mi masturbavo lei indugiava senza allontanarsi subito come invece faceva sempre. La cosa logicamente sortì un effetto ancora più eccitante tanto da farmi sborrare praticamente subito sotto i suoi occhi. Il godimento che provai fu enorme, ma nulla in confronto a ciò che accadde quella sera: come al solito quando mio padre tornò da lavoro ci sedemmo tutti a tavola a cenare per poi guardare la televisione insieme.

All’epoca le trasmissioni erano poche e per un ragazzino della mia età poco interessanti, così dopo un po’ li salutai e andai a letto. Il fatto che mia madre era rimasta per un po’ a guardarmi mentre mi masturbavo non mi faceva prendere sonno e come al solito giù di sega di santa ragione. Una volta che ebbi sborrato in silenzio mi alzai per andare nel bagno a ripulirmi. Dopo qualche minuto me ne stavo ritornando letto quando passando davanti alla camera dei miei li sentii parlare.

Ancora oggi ricordo perfettamente le loro parole:
“dimmi allora, raccontami per bene cosa hai fatto”
“come al solito se ne è andato in camera sua lasciando la porta aperta. È il solito segnale per farsi vedere mentre si masturba”
“si, così mi piace, continua”
“gli ho dato un po’ di tempo e poi come al solito sono passata davanti alla porta”
“e cosa faceva?”
“ lui se ne stava come al solito nudo sul letto con il cazzo in mano a masturbarsi in attesa che io passassi”
“e questa volta hai fatto come ti ho detto?”
“si, non mi sono limitata a lanciargli un’occhiata come al solito, ma mi sono proprio fermata a guardarlo”
“e dimmi… lui se ne è accorto?”
“si, ci siamo proprio guardati negli occhi”
“ed ha continuato a masturbarsi”
“si, anzi, ha iniziato a farlo più forte”
“mmmm… e dimmi… a te è piaciuto?”
“si, molto”
“ e dopo cosa hai fatto?
“non ho potuto fare altro che masturbarmi anche io”
“mmmmm….. che bello….

Mi sarebbe piaciuto esserci. Da domani iniziamo a fare una cosa”
“che porco che sei. Cosa vuoi che faccia ancora?”
“voglio che ti mostri a lui il più possibile”
“in che senso? Non ti capisco”
“voglio che inizi a stare per casa il più scoperta possibile… gonne cortissime, senza intimo, maglie trasparenti…”
“mi stai facendo eccitare… sei proprio un porco all’ennesima potenza”
Cazzo, a mio padre piaceva che io mi masturbassi davanti a mia madre e per di più gli piaceva il fatto che io la potessi guardare.

La mia reazione a quelle parole mi portò nuovamente in camera mia per un’ulteriore furiosa masturbazione.
Rimasi sveglio per diverse ore, ma quando il chiarore dell’alba iniziò a rischiarare la mia camera crollai.
Quando la mattina tardi mi risvegliai pensai di aver sognato e che di certo quelle parole non erano mai state pronunciate. Mi alzai assonnato e mi diressi in cucina per fare colazione.
“alla buon’ora! Ti sembra questa l’ora di alzarti?”
“buongiorno mamma, scusami, ma ho dormito malissimo stanotte”
“si hai ragione, in effetti si vede dalla faccia che hai e inoltre cammini ancora con gli occhi chiusi.

Siediti che ti preparo la colazione”
In effetti mi muovevo come un automa senza neanche rendermi conto di ciò che mi circondava. Quando mamma mi portò la tazza con il latte si chinò per darmi un bacio sulla fronte. Solo allora mi resi conto che indossava ancora la camicia da notte e che un’ampissima scollatura mi portò i suoi seni praticamente sotto gli occhi. A quella visione rimasi senza fiato. Quando poi mamma si girò per andare a prendermi dei biscotti mi resi conto che la camicia da notte era completamente trasparente ed era cortissima e inoltre da sotto non indossava nulla.

In pratica dalle spalle vedevo chiaramente il suo culo. Per un attimo maledii il fatto di non essermene reso conto prima, altrimenti sicuramente mi sarei goduto per intero lo spettacolo delle sue mammelle e della sua fica. Ma una visione ancora più celestiale mi si presentò subito sotto gli occhi: mamma fece cadere a terra un cucchiaio e tenendo le cosce larghe si chinò in avanti per raccoglierlo. Se fossi morto in quel momento sarei morto felice: la camicia da notte se ne era risalita scoprendo tutto il suo culo e le cosce tenute aperte mi mostrarono la sua larghissima fessa.

L’erezione oltre che inevitabile fu praticamente istantanea. Quando poi lei si rialzò senza curarsi di sistemarsi e si girò verso di me vidi distintamente i suoi capezzoli per niente nascosti dalla stoffa.
“ma che fai imbambolato con la bocca aperta? Cosa guardi?”
“niente… niente mamma… niente”
“ho capito, altro che niente. Fai presto colazione e vai nel subito nel bagno.
Feci colazione per metà e subito corsi nel bagno. Non mi curai di chiudere la porta e in fretta e furia rovistai nel cesto della biancheria sporca tirandone fuori un paio di sue mutande.

Me le portai al naso annusandole quasi come le volessi risucchiare e mi masturbai come non mai. Quando mi resi conto che stavo per arrivare mi avvolsi le mutande di mamma sul cazzo e vi sborrai dentro. E quella fu la prima sborrata del giorno. Lasciai cadere le mutande sporche del mio sperma nel cesto , non prima di aver notato che erano trasparenti e a fiorellini, e mi ficcai sotto la doccia. Quando uscii dal bagno andai nuovamente in cucina.

“hai fatto presto. Ora vado io”
Così mamma se ne andò nel bagno. Avrei voluto andare a spiarla come al solito, ma onestamente non ne avevo la forza. Dopo circa una decina di minuti mamma uscì dal bagno e affacciandosi alla porta della cucina mi disse che andava a vestirsi. L’annuncio mi sembrò strano. Perché me lo aveva detto? Sembrava quasi un invito. Così piano piano la seguii per spiarla. Lasciò la porta aperta, quindi io potevo guardarla benissimo mentre si cambiava.

Notai che in mano aveva qualcosa chiusa nel pugno che appoggiò sul letto. Porco cazzo, erano le sue mutande. Perché le aveva prese? Si era accorta che erano piene del mio sperma? Forse voleva lavarle, ma in questo caso le avrebbe lasciate nel bagno. Dopo un attimo vidi che mamma si sfilava la camicia da notte rimanendo completamente nuda. Per un attimo si guardò nello specchio. Poi prese le mutande che aveva messo sul letto e se le riguardò per bene.

Il tempo che era trascorso dalla mia sborrata era troppo poco perché il tutto si fosse seccato. Ritenni opportuno allontanarmi. Non credevo che mi avesse fatto una partaccia, ma di sicuro non era contenta che le avessi riempito le mutande di sperma. Dopo poco mamma ritornò in cucina vestita. A dire il vero vestita è un eufemismo, in quanto la sola gonna che indossava era pari quasi a zero come lunghezza e la camicetta che aveva messo era quasi del tutto sbottonata e lasciava vedere tranquillamente un reggiseno di tulle completamente trasparente.

A quel punto, se mai ce ne fosse stato bisogno, mi resi conto che la notte precedente non avevo sognato affatto.
“che c’è Mario? Ti vedo strano stamani”
“nulla mamma, te l’ho detto che stanotte non ho dormito bene”
“poverino, ma non preoccuparti, oggi mamma ti prepara un bel pranzetto, così ti riprendi”
“grazie mamma, sei grande come sempre”
A quel punto si ripresenta la stessa identica scena del mattino: mamma si gira dandomi le spalle e lascia cadere a terra un altro cucchiaio.

“cacchio, ora si china in avanti come prima”. E infatti così fece. Mamma tenendo le cosce un po’ aperte si china in avanti, la gonna risale scoprendole il culo e… porcaccia la mniseriaccia, indossava le mutande nelle quali avevo sborrato e si vedeva ancora la presenza dello sperma. Per poco non mi veniva un infarto. Sicuramente si era reso conto della presenza dello sperma nelle mutande, anche perché all’epoca iniziavo a produrne in grossa quantità, e altrettanto sicuramente, vista la vistosa macchia, non le aveva pulite.

Mia madre praticamente si era messa la mia sborra sulla fica. A questo punto la mia reazione fu la solita: corsa nel bagno e megamasturbata. Purtroppo però non trovai altre sue mutande nel cesto. Quando mi ripresi trovai mamma che si era cambiata nuovamente, ma questa volta indossava cose molto più caste. Infatti mi comunicò che doveva uscire per fare la spesa e dopo qualche minuti mi ritrovai da solo a casa. Non feci altro che ripensare sia alle parole di mamma e papà la notte sia all’accaduto la mattina.

Quando mamma rientrò mi trovò che stavo guardando la tele.
“invece di perdere tempo, perché non mi aiuti a mettere un po’ di roba a posto?”
“si mamma, volentieri”
Così mentre lei cucinava misi a posto tutto ciò che aveva comprato. A dire il vero vista la quantità di buste sembrava avesse fato rifornimento in attesa di una guerra atomica. Mamma cucinava di buon grado, però non si era ancora cambiata, cosa che invece era solito fare e a dire il vero ci rimasi un po’ male in quanto mi aspettavo un altro spettacolino.

“tra poco calo la pasta, tu prepara la tavola che io nel frattempo vado a farmi una doccia perché sono tutta sudata. Oggi fa un caldo insopportabile. Mica ti da fastidio se mi metto un po’ in libertà?”
“in libertà? Cosa intedi?”
“che con il caldo che fa oggi preferirei mettermi qualcosa di leggero addosso”
“e che fastidio può darmi? Mettiti come ti pare”
“il fatto è che ormai sei grande, sei diventato un ometto e tua madre non ha certo un fisico che può piacerti”
“ma che dici mamma, non scherzare.

Per me puoi anche metterti nuda”
“adesso non esageriamo, addirittura nuda no”
Addirittura nuda no? Ma perché? Mica si poteva dire che la mattinata era stata vestita?
Comunque se ne andò in bagno. Chiaramente per prima cosa cercai di sbirciare, ma con mia sorpresa non solo trovai la porta ben chiusa, ma quando cercai di guardare dal buco della serratura lo trovai addirittura coperto da un telo. La festa era finita? cercai di fare attenzione a quando usciva dal bagno per vederla nuda in camera sua, ma fu così lesta a chiudere anche la porta della camera da letto che non riuscii a vedere nulla.

Avevo perso le speranze in ulteriore spettacolino. Così una volta apparecchiata la tavola mi misi seduto ad aspettarla. Puntuale come un orologio, come la pasta era pronta, ecco comparire mamma. Nutrivo ancora qualche speranza, ma purtroppo niente da fare. Mamma aveva addosso un camice da casa di quelli abbottonati davanti. Cercai almeno di capire se indossasse l’intimo oppure no, ma non ci fu nulla da fare. Feci buon viso a cattivo gioco e ci sedemmo a tavola.

Mangiai di gusto in quanto mamma aveva mantenuto la promessa di un bel pranzetto. Inoltre all’epoca non c’era nulla che mi bastasse. Finito di mangiare l’aiutai a lavare i piatti dopo di che feci per andarmene in camera mia.
“ma perché te ne vai sempre? Perché non rimani un pochino con mamma a farle compagnia?”
“come vuoi mamma, solo che visto il caldo pensavo di starmene un po’ in libertà?”
“come se ti fossi mai fatto problemi del genere.

Il massimo che indossi in casa sono le mutande e anche piuttosto piccole”
“ma come piccole, sono dei normalissimi slip”
“normalissimi… un francobollo è più grande”
Scoppiammo a ridere entrambi.
“comunque mettiti come ti pare, anche nudo, basta che stai un po’ con me a farmi compagnia”
“va bene mamma, vado nel bagno a darmi una sciacquata, tu nel frattempo accendi la tele così ci guardiamo qualcosa insieme”
“ok, benissimo, fai presto”
Prima di andare nel bagno passai per la mia camera e di proposito presi gli slip più piccoli che avessi.

Erano dei tanga con in vita solo l’elastico, quasi inesistenti davanti e molto sottili. Nel bagno mi diedi una veloce sciacquata, mi misi gli slip e andai nel salone dove mamma mi aspettava.
“accidenti, mi hai presa quasi in parola. Se te ne stavi nudo era quasi la stessa cosa”
“ma mamma, se ti da fastidio me li cambio”
“si, così ti cambieresti per la terza volta. Lascia perdere, non preoccuparti”
Mi accomodai sul divano vicino a lei e accendemmo la tele.

“oh, Mario, però non così vicino che fa caldo”
In effetti mi ero quasi attaccata a lei.
“hai ragione mamma scusami. Ma tu come fai a stare con questo camice addosso?”
“è vero, forse sono troppo coperta, ma ora mi stufo di cambiarmi, lo farò più tardi”
Peccato.
Come al solito non trasmettevano niente d’interessante e dopo qualche considerazione sul programma la voce di mamma si affievolì e si addormentò. I suoi movimenti nel sonno avevano fatto si che le cosce le si erano scoperte.

Così, stando molto attento a non svegliarla, lentamente iniziai a sbottonarle il camice. Il tempo che impiegai mi sembrò un’eternità, ma alla fine riuscii nel mio intento aprendole completamente il camice. Aveva ancora le mutande del mattino con una macchia di sperma ormai secca. La cosa logicamente mi emozionò ancora. Piano piano mi misi in posizione adeguata per poterla guardare meglio, mi tirai fuori il cazzo e iniziai a masturbarmi lentamente. Ogni tanto lei si muoveva e quei sui movimenti la portarono a rimanere con le cosce aperte.

Dopo qualche minuto sborrai nei fazzolettini che preventivamente avevo preparato. Ora però dovevo riabbottonare il camice, ma come tentai di farlo mi resi conto che si stava risvegliando. Non mi rimase altro di far finta di dormire come se nulla fosse accaduto. Riuscivo a tenere gli occhi appena socchiusi senza farmene accorgere in modo da intravedere cosa accadesse. Vidi mamma stiracchiarsi e rimanere con il camice aperto come se nulla fosse. Anzi, sventolandosi con una mano se lo apri completamente.

Non indossava il reggiseno. La visione delle sue mammellone mi provocarono ancora una volta una potente erezione, ma stavo facendo finta di dormire e non potevo certo toccarmi, anche perché credo che quella volta ci avrei impiegato parecchio tempo prima di sborrare visto che non era la prima volta di quella giornata. Comunque riuscii a rendermi conto che mamma era poco interessata alla televisione che dopo pochissimo spense. Pensavo che si sarebbe alzata e andata via, ma invece rimase lì sul divano a guardarmi.

Il cazzo non voleva saperne di ammosciarsi, anzi, ormai faceva capolino dal minuscolo pezzetto di stoffa che lo copriva. Ad un certo punto vidi che mamma si alzò. Pensai nuovamente che se ne sarebbe andata, ma non fu così. Si era alzata solo per sfilarsi le mutande, dopo di che si sedette nuovamente con una gamba fuori e l’altra stesa sul divano. Avevo la sua ficona completamente aperta sotto i miei occhi. La tentazione di menarmi il cazzo era enorme, ma riuscii a resistere, anche se ormai ce lo avevo quasi completamente da fuori.

Mamma iniziò lentamente a toccarsi la fica con una mano mentre con l’altra si stringeva le tette. Da lì a poco si sarebbe masturbata davanti a me. Lo stillicidio era riuscire a tenere gli occhi socchiusi tanto da poter vedere ma in modo che non si accorgesse che ero sveglio. Difficilissimo! Dopo un po’ le carezze alla fica di mamma divennero molto più intense fino al punto che vidi chiaramente ficcarsi tre dita dentro.

Si stava masturbando guardando il mio cazzo. Stavo per scoppiare quando il telefono fece sobbalzare entrambi. Maledii Meucci con tutta l’anima. L’apparecchio era vicino al divano, ma mamma fece una corsa per rispondere dalla cucina per non farmi svegliare. L’istinto mi disse di alzare anche io la cornetta per sentire cosa diceva e con chi parlava. Dall’altra parte era mio padre:
“allora? Dimmi cosa è successo oggi”
“ma non puoi aspettare a stasera?”
“che troia che sei, lo sai che non resisto”
“resisti amore mio, resisti che stasera ti racconto tutto per filo e per segno”
“cazzo, ma lo sai che sei proprio una zoccola? Così mi farai impazzire”
“dai, un po’ di pazienza che stasera ci divertiamo”
“cosa intendi per divertirci?che intenzione hai di combinare?”
“devi avere fiducia in me.

Non preoccuparti”
Ormai il mio stato di arrapamento era continuo. Cosa aveva intenzione di architettare mia madre? Ormai era chiaro che aveva intenzione insieme a papà di coinvolgermi in giochi altamente erotici e la cosa non mi dispiaceva affatto. Avrei voluto sapere però fin dove sarebbero arrivati a spingersi. Comunque quell’aria torbida che si respirava mi piaceva da morire. Quel gioco del vedere non vedere, sapere non sapere mi faceva impazzire dalla voglia. Nonostante l’eccitazione, la notte quasi insonne e le ripetute sborrate mi fecero addormentare.

Verso le 18 fui risvegliato dal suono del telefono che squillava nuovamente. Mamma dal bagno mi disse di rispondere perché lei non poteva. Era mia nonna con la sua telefonata giornaliera.
“ciao nonna, tutto bene?”
“tutto bene tesoruccio, mi puoi passare mamma?”
“è nel bagno, appena esce ti faccio richiamare”
“va bene Mario, mi raccomando non ti dimenticare, è una cosa importante”
“si nonna, non dubitare”
Quando mai nonna aveva qualcosa d’importante da comunicare.

Comunque un po’ perché le volevo veramente bene e un po’ perché non volevo rimproveri mi avvicinai al bagno e dissi a mamma che la nonna l’aveva cercata. Mamma mi rispose che l’avrebbe chiamata appena finito. Stavo per allontanarmi quando mi venne di sbirciare. Vidi ben poco perché mamma era sotto la doccia, però notai che sul bordo della vasca c’era la schiuma da barba di papà ed un rasoio. Cacchio! Non mi ero mai accorto che mamma avesse bisogno di depilarsi le gambe.

Feci spallucce e me ne andai in camera mia. Dopo dieci minuti mamma era a telefono con nonna. Mi misi a leggere qualche fumetto sapendo che sarebbe stata una lunga attesa. Infatti quando mamma riattaccò si erano fatte le 19. Tra poco sarebbe rientrato mio padre e con esso la speranza di riempirmi gli occhi con le grazie di mia madre sarebbero svanite. Ma non fu così. Quando mamma entrò in camera mia mi trovò che stavo infilandomi i pantaloni:
“ma che fai? Ti vesti? Dove devi andare?”
“mamma, da nessuna parte, tra poco torna papà”
“e allora?”
“ma tu mi dici sempre di coprirmi quando c’è lui”
“ si è vero, ma oggi fa molto caldo e poi ormai non sei più un bambino che deve imparare come comportarsi.

Sai che alla presenza di qualcuno bisogna stare composti e questo basta, lo hai imparato”
“come dici tu mamma, certo che per me è meglio, è più comodo. A limite mi cambio le mutande?”
“ma no, non dire sciocchezze. Cosa vuoi che importi a tuo padre se usi i mutandoni del nonno o se ti copri con quel francobollo”
Il fatto del francobollo ci fece nuovamente ridere.
Dopo qualche minuto mio padre bussò alla porta.

“tutto bene tesoro? Hai lavorato molto?”
“ciao cara, ciao Mario. Non è stata una giornata pesante, solo che il caldo è insopportabile. E tu, come mai stai in mutande? Mutande poi, diciamo pure che praticamente stai nudo”
“veramente è stata mamma a dirmi che potevo stare così visto il caldo”
“ha ragione mamma, tanto poi mica esci per strada così conciato. ”
“e poi siamo i genitori, mica estranei”
“t’invidio figlio mio”
“scusa Antonio, ma visto che concordiamo tutti quanti che fa un caldo boia e che comunque non stiamo al cospetto di estranei, che ne dici se anche io e te ci mettiamo un pochino in libertà? Facciamo una cosa, tu vai a farti la doccia e dopo t’infili un paio di slip e basta.


“come sempre trovi le soluzioni. Farò come hai detto. Però, anche tu con questo camice devi soffrire il caldo”
“è vero, credo che anche io mi metterò comoda”
Detto questo papà andò nel bagno ed io e mamma rimanemmo in cucina.
“mamma, ma non avevi detto che anche tu volevi metterti in libertà?”
“si tesoro, aspetto tuo padre che esca dal bagno, mi faccio una lavata veloce anche io e dopo mi cambio”
Dopo un quarto d’ora papà era uscito dalla doccia e mamma era entrata anche lei per lavarsi.

Cercai di origliare ma purtroppo parlavano talmente a bassa voce che non capii nulla e me ne ritornai in cucina. Dopo due minuti papà andò in camera loro. Quando venne in cucina per poco non mi veniva un colpo in quanto gli slip che indossava non erano certamente molto più grandi dei miei. Il suo pacco era notevole.
“Papà, vuoi un bitter?”
“grazie Mario, si volentieri”
Sorseggiammo insieme in silenzio l’aperitivo. Dopo una decina di minuti arrivò mamma.

Io rimasi con gli occhi spalancati, mentre a papà gli si strozzò l’aperitivo in gola.
“alla faccia del comodo, cara, se non mettevi nulla forse eri più vestita”
“se credi che sia eccessivo mi metto qualcos’altro addosso”
“non dirlo neanche per scherzo, va benissimo così”
Mamma aveva addosso solo un babydoll nero molto trasparente e talmente corto che non copriva neanche l’attaccatura delle cosce e per di più da sotto era senza intimo.

Mi resi anche conto che la schiuma da barba ed il rasoio non le erano serviti per radersi le gambe ma per depilarsi completamente la fica. Era un vero spettacolo. Di un arrapamento unico. Papà si alzò e le si avvicinò per abbracciarla. Lo sentii sussurrarle all’orecchio:
“cazzo, ma così ce lo fai venire duro solo a guardarti”
E infatti il pacco di papà era notevolmente aumentato di volume. Nel mettere a tavola la cena mamma più di una volta non perse l’occasione per abbassarsi più volte dandoci le spalle, mettendo bene in mostra il suo culo e la sua fica.

Papà era eccitatissimo e lo si notava dall’erezione che aveva. Logicamente anche io ero nelle stesse condizioni. Entrambi dovevamo evitare di alzarci. Solo che ad un certo punto mamma mi disse:
“Mario, mi fai un piacere?”
“cosa mamma?”
“andresti a prendere una bottiglia di olio nel ripostiglio?”
“ma mamma devo proprio alzarmi”
“dai, fai presto altrimenti mangiamo stanotte”
“ma io veramente…”
“su dai, non farti pregare e fai quello che ti ha chiesto mamma”
Cercai in tutti i modi di alzarmi senza far scorgere la mia erezione, ma mi fu praticamente impossibile anche perché il cazzo era talmente duro che non era possibile contenerlo nelle mutande.

Cercai di sgattaiolare il più in fretta possibile, ma ogni tentativo di nascondermi mi resi conto che era vano. Cercai di stare fuori dalla cucina il più possibile per far rientrare l’erezione, ma non ci fu verso e quando mamma mi chiamò non mi rimase altro che entrare con la bottiglia dell’olio che cercava di coprirmi. Diedi la bottiglia a mamma e velocemente ritornai a sedermi nella speranza di un rientro alla normalità. Ma non ci fu verso e di certo i miei genitori non mi agevolavano.

Papà infatti, incurante dell’erezione che aveva, si alzò con la scusa di aiutare mamma e quando le passava vicino le strusciava il cazzo sul culo. Quella situazione mi stava facendo scoppiare. Come Dio volle iniziammo a mangiare. Papà parlava del lavoro e mamma sembrava ascoltarlo attentamente, io invece non riuscivo a seguire i loro discorsi. Ad un certo punto fui risvegliato da loro:
“Mario, ma che fai? Hai sentito quello che abbiamo detto?”
“ehm… no scusatemi, ero distratto”
“papà diceva che voleva prendersi qualche giorno di ferie per portarci al mare.

Tu cosa ne dici?”
“cosa ne dico? E vi sembra il caso di chiedermi il parere? Per me possiamo anche andare ora”
“esagerato, partiamo domani”
“partiamo? E dove andiamo? Andiamo vicino Ostia. Dicono che c’è un bel posto che si chiama Capocotta”
“per me un posto vale l’altro, basta che ci sia il mare”
“allora partiamo domani in tarda mattinata. Ci vogliono più di due ore per arrivarci, ma tanto la camera dell’albergo è disponibile solo dopo le 14”
“ma allora avevate organizzato già tutto.

E se non avessi voluto?”
“avremmo disdetto. Però ero anche sicuro che avessi accettato volentieri”
“a quanto sembra mi conoscete molto bene”
“siamo sempre i tuoi genitori e comunque questi giorni serviranno anche a conoscerci meglio”
Quest’ultima frase mi fece venire i brividi lungo la schiena. Nel frattempo avevamo finito di mangiare e tutti ci adoperammo a sparecchiare e ad aiutare mamma a lavare i piatti. In breve tempo era tutto a posto. Mio padre ormai non faceva assolutamente nulla per nascondere la sua erezione e altrettanto facevo io.

Mamma dal canto suo in continuazione metteva benne in mostra la sua fica e il suo culo. Come sempre ci dirigemmo tutti nel salone per guardare un po’ di tele. Mamma e papà sul divano ed io di fronte a loro.
Dopo cinque minuti:
“accidenti tesoro, questi slip sono davvero piccoli, l’elastico mi stringe troppo”
“scusa, se ti danno tanto fastidio perché non te li togli?”
“ma… non saprei, a Mario potrebbe dare fastidio che io me ne stia nudo”
“io non credo, comunque facciamo una cosa, se li toglie anche lui così siete pari”
Avevo la salivazione azzerata completamente.

“se è per me va bene, tu che ne dici Mario”
Con la voce strozzata dissi che neanche per me c’erano problemi
“ok, allora, togliamoci queste maledette mutande. Però…”
“però cosa?”
“non mi sembra giusto che tu ci possa guardare nudi e noi no”
“onestamente non mi sembra di essere tanto vestita”
Non so come ma dalla mia bocca uscirono queste parole
“papà ha ragione, se tu ti godi i nostri piselli nudi anche noi abbiamo il diritto di guardare la tua…”
“hai capito il porcello! Così tu dici di avere il diritto di poter guardare la cosina di tua madre?”
“scusa papà, non volevo dire questo, era solo per darti ragione”
“hai sentito? Anche lui la pensa come me.

Dai, togliti tutto anche tu”
Mamma allora si alzò e con fare da vera attrice porno si sfilò quel babydoll che già poco copriva, rimanendo nuda prima di noi. A quella visione papà si alzò anche lui e si sfilò gli slip, facendo saltare fuori un cazzo veramente di ragguardevoli proporzioni.
“ora tocca a te figliolo”
Non me lo feci ripetere neanche una volta, mi alzai e sfilatomi gli slip anche io misi in bella mostra il mio cazzo già completamente eretto.

“accidenti, ma questo giovanotto tra qualche anno mi farà concorrenza. Spero di non dovermi ingelosire”
“ma che dici papà, è sempre mia madre”
“sarà anche tua madre, ma dall’effetto che ti fa non sembrerebbe esserlo”
Scoppiammo tutti in una risata che ebbe un po’ il sapore liberatorio. Ritornai a sedermi in poltrona
Ricordo che stavano trasmettendo un bel film, ma nessuno di noi lo seguiva più di tanto. La mia erezione non accennava a diminuire neanche un po’ e neanche il cazzo di mio padre sembrava avere intenzione di mettersi a riposo.

Dal canto suo mamma era tutta rossa in viso e i suoi occhi non sapevano se guardare il cazzo del marito o quello mio. Ad un certo punto papà mise un braccio intorno alle spalle di mamma, facendola accoccolare su di lui. In quella posizione la sua mano era a portata di tetta. La lava di un vulcano sarebbe stata infinitamente meno incandescente di quella situazione. Papà a poco a poco iniziò a toccare la tetta di mamma fino ad arrivare al punto di stringerla per bene mentre lei iniziava a gemere.

Sentii perfettamente papà che le sussurrò all’orecchio:
“amore mio, perché non me lo prendi in bocca?”
E mamma di tutta risposta sempre sottovoce:
“sei sicuro di volerlo fare davanti a lui?”
“non aspetto altro”
“se poi lui inizia con il masturbarsi di fronte a noi?”
“ti ho detto che non aspetto altro”
Parlavano sottovoce, ma era evidente che comunque volessero che io sentissi tutto. Mamma allora iniziò con lo sfiorare leggermente il cazzo di papà il quale emise un suono gutturale di evidente assenso.

Poi spostò la mano dalla tetta e la mise dietro la nuca di mamma spingendola verso il basso fino a che con la bocca non gli sfiorò il cazzo. A quel punto mamma fece scomparire nella sua gola quella mazza enorme. Che scena fantastica: tutti nudi e mamma che faceva un pompino a mio padre. Iniziò prima lentamente, poi mano mano sempre più veloce fino a che sentivo distintamente il risucchio che faceva. Mi presi il cazzo in mano e spavaldamente di fronte a loro iniziai a masturbarmi.

“dai tesoro, dai amore mio… guarda, guarda come si masturba tuo figlio guardando la mamma mentre fa un pompino a suo padre, dai forza, spompinami come si deve. ”
Nonostante il cazzo in gola, gli occhi di mamma erano tutti per il mio e anche mio padre non distoglieva gli occhi dalla mia masturbazione. Durammo poco sia io che mio padre. Io sborrai talmente forte che diversi schizzi mi arrivarono in faccia e mio padre dal canto suo cacciò tanta di quello sperma che mamma non riuscì a tenerlo tutto in bocca.

Io e mio padre rimanemmo praticamente esausti, io con la sborra che mi colava fino in bocca e lui che continuava a fissarmi. Ma a nessuno dei due l’erezione diminuiva. Dal canto suo anche mamma aveva la sborra di papà che le colava dalla bocca fin sulle tette, ma sembrava non curarsene affatto. Diede pochi istanti al marito di riprendersi:
“ora però tocca a me”
Papà senza farsi pregare fece alzare mamma e si stese sul divano per poi farla stendere su di lui.

Con mio stupore iniziò a baciarla nonostante lo sperma che le colava. Poi vidi chiaramente il suo cazzo ancora sporco di sborra entrarle nella fessa.
“siiiiiii così dai, chiavami, fai vedere a tuo figlio come si chiava una donna”
Papà iniziò a stantuffarla mentre io mi avvicinai a loro mettendomi in ginocchio per guardare meglio il cazzo di mio padre entrare ed uscire dalla fica di mia madre.
I gemiti di godimento di entrambi erano continui.

Ad un certo punto sentii chiaramente mamma che diceva:
“mmmm come mi piacerebbe che adesso qualcuno mi leccasse la fica mentre tu me la stai chiavando”
L’invito era più che chiaro, solo che io ero titubante.
“cosa aspetti figliolo? Hai sentito tua madre?”
Non risposi, ma senza ulteriore indugio mi tuffai con la faccia nella fica di mamma già piena del cazzo di papà. Non capivo più nulla. Leccavo di tutto, cazzo, fica culo… quello che era a portata della mia bocca quello mi leccavo.

“siiiiii sborrrrrrooooo”
Avvertii nettamente le pulsioni di mio padre, ma non pensai neanche per un attimo a smettere di leccare la fessa di mamma e così dopo un attimo mi ritrovai con mio padre che sborrava ed io che leccavo di tutto. Continuai a leccare fino a che il cazzo di papà si ridimensionò. Anche lei aveva goduto ed i suoi liquidi si erano mischiati allo sperma del marito. Ed io continuavo a leccare fino a che avevo la lingua in fiamme.

Mio malgrado dovetti staccarmi da loro mettendomi in piedi. Avevo il cazzo che mi faceva male tento era duro.
“tesoro, credo che sia il caso di aiutare nostro figlio”
Mamma allora staccandosi da mio padre si mise seduta e senza preamboli iniziò a farmi il più bel pompino della mia vita. Anche papà si mise seduto al suo fianco e mentre lei mi spampinava lui la baciava. La baciava sulla guancia, ma sempre più vicino alla bocca fino ad arrivare a metterle la lingua sulle labbra e di conseguenza a farmela sentire sul cazzo.

A quel punto mamma lascò il mio cazzo e baciò mio padre in bocca, poi con la mano dietro la testa lo portò vicino al mio cazzo e insieme iniziarono a leccarmelo facendo a turno a prendermelo in bocca. Sborrai nuovamente e i miei genitori fecero a gara a che ne prendeva di più in bocca. Mi accasciai su di loro letteralmente senza forze. Questo è solo l’inizio. Nel corso degli anni ho avuto sempre le prove che mio padre e mia madre erano le persone più porche che io abbia mai conosciuto ma, contrariamente a quello che dicono i falsi moralisti e le cosiddette persone benpensanti, non credo di aver subito alcun trauma, anzi, mi ha aiutato a vivere insieme alle persone consapevole di cosa fosse il sesso e di quanto sia bello.

Inoltre non sono mai diventato né un maniaco né uno stupratore, sono una persona molto cordiale, pulita sia fuori che dentro. Ma come dicevo questo è solo l’inizio.
Il giorno dopo alle 10 del mattino eravamo in viaggio in direzione di Ostia. Papà guidava con molta tranquillità dato che la camera d’albero non sarebbe stata disponibile prima delle 14 ma quando arrivammo, intorno alle 13, l’albergatore ci comunicò che potevamo già salire. Ovviamente ne fummo contenti.

Una volta in camera e sistemati i bagagli, mio padre ci chiese se volevamo andare a mare oppure a pranzo. La mia voglia di mare è sempre stata enorme, ma a quell’età l’appetito non mi mancava mai e così optammo per il ristorante.
Ricordo che mangiammo divinamente e anche abbondantemente, al punto che una volta alzati da tavola non vedemmo altra soluzione che ritornarcene in albergo per andare a riposare. Appena in camera ci buttammo sui letti come tre ubriachi.

Ci addormentammo quasi subito, o almeno io crollai di botto. Verso le 18 papà mi svegliò:
“Mario svegliati. Vuoi andare al mare?”
“certo che ci voglio andare. Ma non è tardi?”
“perché? La spiaggia di pomeriggio tardi è ancora più bella”
“hai ragione, mi preparo subito”
“dai, fai presto, io intanto vado a prendere la macchina”
“la macchina? Ma se la spiaggia è proprio qui di fronte all’albergo. ”
“non preoccuparti, non andiamo in un posto molto lontano.

Ci vediamo fuori l’albergo, mamma ci aspetta”
“ok, faccio subito”
La cosa m’incuriosiva non poco in quanto non riuscivo a capire perché spostarsi con la macchina quando avevamo a disposizione un lido proprio di fronte all’albergo. Comunque mi preparai in fretta e dopo neanche un quarto d’ora ero pronto. Mamma e papà mi aspettavano vicino all’auto.
Dopo 5 minuti sostammo sul ciglio della strada. Immediatamente un tizio si avvicinò per farsi pagare il parcheggio (abusivo logicamente).

Vidi distintamente che mio padre parlottava con il tizio che con gesti gli diede delle indicazioni. C’era una specie di passerella che attraversava tutta una zona ricca di pinte di vario genere e che portava direttamente sulla spiaggia. Papà mi spiegò che quella era una riserva naturalistica e che quelle passerelle erano state messe apposta per non far rovinare la vegetazione. Una volta giunti sulla spiaggia credevo che ci saremmo fermati, ma invece mio padre continuò a camminare lungo il limite della zona protetta.

Era veramente un bellissimo posto: sulla nostra sinistra una bellissima spiaggia di sabbia molto fine e sulla nostra destra tutta una serie di dune di sabbia ricche di vegetazione. Mentre camminavamo il mio sguardo fu attratto da un tizio che stava su di una duna in piedi completamente nudo:
“papà, guarda quel tizio, è tutto nudo, sarà impazzito”
“Mario, il posto dove stiamo andando, anzi praticamente siamo arrivati, è una spiaggia per nudisti e lì difficilmente troverai persone con il costume.


“ma dai, mi prendi in giro?”
“per niente. ecco, siamo praticamente arrivati, guardati intorno”
Per poco gli occhi non mi uscivano dalle orbite: effettivamente tutte le persone sulla spiaggia erano completamente nude. Ragazzi, ragazze, adulti anziani…. Tutti come la mamma li aveva fatti.
Ci fermammo e stendemmo le stuoie. Mamma senza alcun indugiò fu la prima a spogliarsi seguita a ruota da mio padre. Logicamente non mi feci pregare per fare altrettanto.

Non c’era molta gente, ma il fatto di stare nudo in pubblico mi procurava una certa eccitazione al punto che dovetti girarmi.
“Attento che così buchi la stuoia”
Una sonora risata di mamma e papà
Appena le condizioni del mio affare furono accettabili, mi alzai e feci una corsa verso il mare. Mamma e papà mi seguirono. In acqua scherzammo come eravamo abituati a fare sempre, schizzandoci l’acqua l’un l’altro. Non sarei più risalito dal mare, ma papà ad un certo punto disse che era il caso di andarci a rimettere al sole.

“dai, ci stiamo divertendo. Stiamo ancora un po’ in acqua”
“su Mario, non fare capricci. E poi vedrai che ti divertirai comunque”
Cosa ci trovava di tanto divertente nello stare stesi al sole non lo capivo proprio. Comunque dopo un paio di minuti eravamo belli stesi a goderci l’ultimo sole della giornata. Da lì a poco molta gente aveva lasciato la spiaggia. Erano rimaste poche persone: una coppia presumibilmente marito e moglie piuttosto avanti con l’età, due uomini, tre ragazze e dei ragazzini più o meno della mia stessa età che giocavano a pallone, ma questi ultimi avevano stranamente il costume.

Ad un certo punto papà disse che voleva andare a fare due passi e mi chiese di rimanere a fare compagnia alla mamma. Sarei voluto andare con lui, ma certamente non era il caso di lasciare mamma da sola. Così si addentrò nella zona protetta. Mamma se ne stava a pancia sotto ed il suo magnifico culo sembrava confondersi con le dune. Ad un certo punto mi disse che se volevo potevo andare a giocare a pallone con quei ragazzini, ma le risposi che non mi andava anche perché a me il gioco del pallone non è mai piaciuto.

“Ho capito, allora vai pure non preoccuparti”
“Dove mamma?”
“Vai, segui tuo padre, non ti preoccupare di me”
“davvero? Sicura?”
“si vai”
Così mi alzai e mi avviai per lo stesso viottolo che aveva percorso mio padre. Era tutto un saliscendi. Ogni tanto vedevo delle persone che sembravano scrutare la zona. Ad un certo punto vidi due tizi in piedi entrambi intenti a guardare in una direzione e logicamente nudi. Fui incuriosito e mi avvicinai a loro.

“anche a te piace guardare, vero piccolo?”
Non capii subito quello che voleva dire il tizio, anche perché fui colpito dal fatto che entrambi si toccavano il cazzo. Sarei voluto scappare via, ma la curiosità di capire cosa stessero guardando era forte e così diressi il mio sguardo nella stessa direzione del loro. La scena che mi si presentò quasi mi fece rimanere fulminato: c’erano 3 uomini di cui uno piegato a 90 gradi che si faceva inculare dall’amico mentre succhiava il cazzo all’altro.

Inutile dire che immediatamente mi venne duro come il marmo e dopo alcuni istanti iniziai anche io a toccarmi. Sembravamo tre spettatori di un film.
“ti piace quello che vedi?”
“… si…”
“vieni spesso qui?”
“no signore, è la prima volta”
“ti andrebbe se ci masturbiamo tutti insieme?”
Quella richiesta non me l’aspettavo proprio. Ma forse l’incoscienza o forse l’eccessiva eccitazione mi fecero fare un cenno d’intesa con la testa. Così uno dei due si girò verso di me e mi prese il cazzo in mano.

Anche l’altro si avvicinò ma a differenza dell’altro si inginocchiò e iniziò a prendere in bocca il cazzo dell’amico. Ero al settimo cielo. A quel punto anche l’altro s’inginocchiò e iniziò a spompinarmi. Stavo godendo da matti. Stavo quasi per sborrare quando avvertii una mano sul mio culo:
“vedo che non perdi tempo Mario”
“papà!”
Neanche il tempo di girarmi che i due tizi erano già scomparsi. Era chiaro che la presenza di mio padre li aveva spaventati a morte.

“ehm, scusami papà, ma è…. ”
“non devi scusarti affatto. Ti abbiamo portato quì sapendo cosa vi si trova”
“allora siamo venuti apposta?”
“si. Come vedi qui ci si può divertire alla grande”
“e si, lo vedo. Si assiste a spettacolini veramente carini”
“mica si assiste solo”
“cosa vuoi dire?”
“vieni con me, così vedrai”
Insieme scendemmo dalla duna dove eravamo e ci avvicinammo ai 3 tizi che se la godevano.
“ma papà, non credi che potrebbero incazzarsi?”
“se lo fanno così apertamente non credo proprio”
Dopo un istante eravamo a circa un paio di metri dal gruppetto.

Il tizio a 90 gradi sembrava godersela più degli altri due.
Quando ci videro si girarono verso di noi. Quello che sembrava il più anziano fece cenno a mio padre come per chiedergli io chi fossi e papà senza preoccuparsi minimamente rispose che ero suo figlio. I tre sembrarono rassicurati e invitarono mio padre ad unirsi a loro.
“tu stai qui e guarda”
Papà si avvicinò a loro i quali iniziarono a toccarlo per tutto il corpo.

Quello che prima era piegato s’inginocchiò facendo cenno a mio padre di fare altrettanto. Gli altri due con i loro cazzi si avvicinarono alle loro bocche e vidi mio padre iniziare a succhiare come mai potevo immaginare. Vedere quel cazzo in bocca a mio padre mi fece venire voglia d’imitarlo, così anche io mi avvicinai di più a loro accovacciandomi vicino a mio padre. Il tizio sfilò il cazzo dalla bocca di papà e lo porse alla mia.

Ero titubante e cercai lo sguardo di mio padre. Il suo cenno d’intesa non tardò e così mi ritrovai a succhiare quel cazzo già tutto bagnato dalla saliva del mio papà. Nel frattempo lui aveva cambiato posizione porgendo il suo culo. Subito fu accontentato. Vidi sott’occhi il cazzo dell’altro farsi strada senza alcuno sforzo nel culo di mio padre. Stavamo godendo da matti. Purtroppo però non durò molto perché i due tizi sfilandosi dalla mia bocca e dal culo di mio padre, sborrarono quasi subito scomparendo nel giro di pochi istanti.

Rimanemmo solo io, papà e l’altro tizio:
“sempre in forma a quanto pare”
“cerco di difendermi”
Oh cazzo! Mio padre e quel tipo si conoscevano.
“vedo che buon sangue non mente”
Quella frase mi fece ritornare indietro di alcuni anni. Era stato a casa nostra un paio di volte, ma ricordai che all’epoca portava la barba. Era un ex collega di mio padre.
“hai ragione Carlo. È proprio un figlio degno di suo padre.

Ero praticamente sicuro di trovarti qui”
“lo sai, ci vengo quasi tutti i gironi in questo periodo e sempre in questa zona delle dune”
“proprio per questo ci siamo sistemati sulla spiaggia qui vicino. ”
“ma c’è anche tua moglie?
“si, andiamo. Le farà piacere salutarti”
Che porci!
Insieme con Carlo ritornammo verso mia madre. Ormai era l’imbrunire ed era quasi ora di tornarcene in albergo per poi andare a cenare. La sorpresa fu che mamma non era sola, ma se ne stava a parlottare tranquillamente con una signora di una certa età.

Ai miei occhi sembrava addirittura vecchia.
“questa è Rachele, abbiamo fatto amicizia quando voi siete andati via. ”
“si, l’ho vista da sola ed ho pensato che le avesse fatto piacere un po’ di compagnia”
“avete fatto benissimo”
Le solite presentazioni. Mamma sembrò molto contenta di rivedere Carlo, ma a dire il vero non sembrava altrettanto sorpresa. Gli adulti continuarono a parlare per un po’ di tempo mentre io li ascoltavo, anzi, più che ascoltare li guardavo.

Mamma se ne stava stesa appoggiata sui gomiti e teneva le cosce piuttosto aperte; Rachele se ne stava seduta su di un telo da mare con le gambe incrociate proprio di fronte a mamma, mettendo in risalto una fica molto grossa e aperta. Papà e Carlo invece stavano stesi sul fianco. La vista della fica di mia madre e di Rachele mi fecero nuovamente eccitare e per evitare brutte figure nei confronti della nuova amica di mamma cercavo di coprirmi il più possibile.

“vedo che vostro figlio si vergogna un po’ a mostrarsi”
“è la prima volta che lo portiamo qui, deve ancora abituarsi”
“già, lo vedo dall’erezione che cerca di nascondere”
Risata generale
“non preoccuparti ragazzino, siamo tutti adulti e vaccinati”
A quel punto non mi preoccupai più di coprirmi
Stemmo un’altra decina di minuti prima di raccattare la roba e ritornare in albergo. Carlo alloggiava in una pensione vicina mentre avemmo la sorpresa che Rachele aveva la camera proprio sullo stesso nostro piano.

Prima di salutare Carlo papà lanciò la proposta di cenare tutti insieme per poi andare a fare due passi. Tutti accettarono di buon grado.
Alle nove ci ritrovammo tutti davanti all’albergo. Rachele doveva essere molto pratica del posto e consigliò di andare in un ristorante che lei conosceva bene. Io, mio padre e Carlo eravamo vestiti in maniera piuttosto vacanziera: pantaloni di lino bianchi e camicia blu papà e Carlo (sembrava che lo avessero fatto apposta a vestirsi uguale) ed io bermuda e maglietta.

Mamma e Rachele invece sembrava dovessero andare ad una cena di gala: mamma con un vestitino a tubino nero che le arrivava sopra il ginocchio, ampia scollatura davanti che a stento le copriva i capezzoli e schiena completamente scoperta; Rachele invece indossava un abito lungo fino alle caviglie, bianco, anch’esso con un’ampissima scollatura (anch’essa senza reggiseno) e piuttosto audace nelle trasparenze. A ristorante mangiammo con gusto, divertiti dal fatto che le due donne erano il bersaglio degli sguardi di tutti i presenti, in modo particolare dei camerieri che sembravano fare a gara per servirci.

Mamma sedeva alla sinistra di Rachele seguita da papà, poi io e Carlo. Ad un certo punto della cena mi accorsi che Rachele aveva la sua mano sinistra sotto il tavolo e istintivamente con la classica scusa del tovagliolo caduto mi chinai a guardare. Il mio istinto aveva ragione: Rachele aveva la sua mano tra le cosce di mamma, la quale per agevolarla aveva fatto risalire il vestito e teneva le gambe aperte. Vedevo chiaramente la mano di Rachele strofinarsi sulla fica di mamma.

Mio malgrado mi rialzai guardando mamma in viso. Il suo rossore ed il suo sorriso mi fecero capire che la cosa era da lei molto gradita. Finito di cenare andammo a fare due passi. Io, papà e Carlo stavamo dietro alle due signore, le quali camminavano a braccetto ad un paio di metri di distanza da noi. Carlo ci fece notare come mamma sculettava in modo particolare e come la mano di Rachele era scesa fino alle chiappe palpeggiandole chiaramente.

All’improvviso mamma si girò verso di noi e lanciò una proposta:
“ragazzi, cosa ne dite se andiamo sulla spiaggia?”
“ma tesoro, non ti sembra un pochino tardi?”
“ma no, anzi il mare di sera è magnifico”
Accettammo la proposta di mamma. Papà andò a prendere la macchina e dopo circa venti minuti ci trovavamo sulla spiaggia. C’era pochissima gente logicamente, solo una coppia in lontananza che faceva chiaramente sesso ed un paio di uomini che si mantenevano a distanza, ma con il chiaro intento di guardare.

In un attimo mamma e Rachele furono completamente nude e noi le imitammo immediatamente. L’intento non era certo quello di goderci il chiaro di luna sulla spiaggia. Infatti mamma subito abbracciò Rachele, stampandole un bacio sulla bocca. Le loro mani immediatamente presero a stringere le rispettive tette mentre le lingue, vistosamente fuori, scambiavano saliva. Noi 3 maschietti rimanemmo a guardarle presi da quello spettacolo lesbo neanche troppo imprevisto. Mamma s’inginocchiò e ficcò la testa tra le cosce spalancate di Rachele iniziando a leccarle la fica.

Iniziammo a toccarci i cazzi già durissimi. All’improvviso vidi che mamma mentre leccava la fica ficcò due dita nel culo di Rachele la quale emise un gridolino di gioia. Pensai che doveva essere ben larga anche perché un attimo dopo le dita erano diventate quattro.
“mmmm, vedi che buco di culo aperto che ha”
“vero, ma credo che il tuo lo sia ancora di più Antonio”
“piace anche a te papà?”
“si figliolo, è una cosa bellissima”
“vorrei provare anche io”
“dici veramente? Potrebbe non piacerti”
“sono sicuro che se lo fai tu mi piacerà senz’altro”
Guardai il cazzo di mio padre che a quelle parole ebbe un guizzo.

Arrapato come non mai mi misi vicino a mamma e Rachele che nel frattempo si erano messe a 69 sulla sabbia, posizionandomi a quattro zampe. Mamma capì subito cosa volevo.
“dai Antonio, fagli capire cosa significa prenderlo nel culo, fallo godere”
Sentii chiaramente il cazzo di mio padre iniziare ad accarezzarmi il buco del culo, poi lo sentii sputare. Quando iniziò a spingere lentamente mi disse di stare rilassato e di non opporre resistenza altrimenti mi sarei fatto troppo male.

“figliolo, all’iniziò sentirai che ti farà un po’ male, ma se resisti vedrai che il dolore sparirà e ti piacerà molto”
Cercai di rilassarmi il più possibile. Avvertivo la sua spinta, poi un bruciore e la sua cappella decisamente dentro. A dire il vero il dolore non era molto, anzi era piuttosto accettabile, così mi rilassai ancora di più e gli dissi di continuare. Pochi colpi e mi fu tutto dentro. Ora il dolore era forte, ma cercai di resistere il più possibile e alla fine il piacere prese il sopravvento.

Mi sentivo il culo completamente pieno, ma l’andirivieni del cazzo di mio padre mi procurava una sensazione fantastica.
“dai papà, continua, mi piace”
“dai Antonio, continua così, sfonda tuo figlio, riempigli il culo”
“piccolo mio, aspettavo da tanto poterti inculare”
“mmmmmm siiiii papà, dai è bellissimo”
“dai Carlo, faglielo assaggiare, fagli assaporare il tuo cazzo”
“come vuoi Antonio”
Carlo mi si posizionò davanti offrendo alla mia bocca il suo cazzo. Senza pensarci su neanche una volta lo presi e iniziai a succhiarlo.

Era magnifico sentirmi il cazzo di papà nel buco del culo e quello di Carlo in bocca. Dopo neanche un minuto papà mi avvisò che stava per sborrare, ma io gli chiesi di non sfilarmi il cazzo dal culo. Anche Carlo stava per arrivare, ma non era mia intenzione lasciarlo andare e così dopo pochissimo mi sentii contemporaneamente il culo riempito dalla sborra di papà e la bocca piena dello sperma di Carlo. Continuai a succhiare fino a ripulirlo completamente per poi ingoiare tutto.

Mamma allora lasciò Rachele e mi si avvicinò ficcandomi la lingua in bocca:
“che bravo bambino, ha capito subito come si gode veramente”
Avevo il cazzo durissimo e una voglia matta di sborrare.
“ora ti aiuta la tua mamma”
Si mise sotto di me e mi prese il cazzo in bocca. Ma la mia resistenza era ormai al limite perché dopo neanche due secondi le riversai in bocca tutto il mio sperma. Non so quanto ne cacciai, ma dal volto sorpreso di mamma ne doveva essere stato molto.

Mi accasciai sulla sabbia esausto e leggermente dolorante. Anche papà e Carlo sembravano esausti, ma per niente intenzionati a fermarsi. Infatti si buttarono anche loro due sulla sabbia in un 69. Vedevo i loro cazzoni nelle loro bocche e sentivo il risucchio che facevano.
“ora il mio piccolo fa godere la sua mammina”
Steso a terra mi vidi mamma che si accovacciava sulla mia faccia offrendo la sua fessa alla mia bocca. Iniziai a leccarla e immediatamente avvertii una nuova erezione.

Ma contemporaneamente avvertii anche un’altra bocca che afferrava il mio cazzo: era Rachele che anche lei voleva la sua parte ed io ero ben felice di accontentarla. Era qualcosa di magnifico: Carlo e mio padre che si abocchinavano a vicenda, mamma che si faceva leccare la fessa da me e Rachele che mi spompinava alla grande. Quando sborrai Rachele trattenne il mio sperma, si avvicinò a mia madre e glielo riversò in bocca. Nello stesso preciso istante mamma mi riversò il suo nettare in faccia.

Papà e Carlo si alzarono e vennero verso di me e masturbandosi sul mio viso mi riversarono una notevole quantità di sborra in faccia.
Ci accasciammo tutti esausti. Tutti tranne Rachele che in effetti non aveva ancora goduto. Mamma allora le si avvicinò e la fece mettere a pecora iniziandola a leccarla da dietro. Dopo un po’ mamma staccò la sua bocca dalla fica per iniziare a masturbarla con le dita. Ma lo scopo non era quello.

Infatti iniziai a vedere che mamma prima le infilò un paio di dita, poi tre, poi quattro. La fica di Rachele era enorme. Vidi chiaramente che mamma iniziò a farsi strada anche con il pollice. Rachele urlava dal piacere:
“siii, troia, spaccamela tutta. Infila questa cazzo di mano nella mia fessa”
Dopo un attimo la mano di mia madre scomparve in quella fica che sembrava la caverna di Polifemo. Un urlo agghiacciante uscì dalla bocca della donna, ma non era di dolore bensì di godimento estremo.

Vedevo chiaramente l’andirivieni della mano, fino ad arrivare quasi al gomito. Poi mamma con estrema rapidità sfilò la sua mano. Sentii quasi come un tappo di spumante che saltava e contemporaneamente dalla fessa di Rachele uscì uno zampillo di quello che pensavo piscio. Mamma si tuffò a leccare quel liquido, anzi, praticamente aveva la testa nella fica di Rachele. Avevamo goduto tutti.
Solo dopo qualche minuto ci rendemmo conto che c’erano alcune persone che si erano goduti lo spettacolo agevolati dal faro di un lido vicino.

Ma la cosa non ci turbò minimamente, anzi.

Lezioni di vero
di antonio andrea fusco
Collegamento:.

Le vacanze di Giulia

Mi sono svegliata ed e’ ancora notte fonda.
Sento la pelle liscia delle sue gambe che leggermente sfregano le mie. La sue pelle ha un profumo dolce, particolarmente leggero e sa di buono; il suo corpo caldo, appoggiato al mio mi infonde serenità. Ha un corpo bellissimo ed una sensualità strepitosa…mi fà impazzire!
Mi giro leggermente e vedo mio marito, Roberto, anche lui appoggiato a me, con il suo respiro imponente ed il suo viso disteso, comprensivo e buono anche nel sonno.

Ancora non riesco bene a capacitarmi di come tutto ciò sia accaduto, che ci ha portati qui, io, mio marito e Adele nello stesso letto, nudi e sessualmente appagati; forse perché le cose si sono svolte talmente in fretta che ancora oggi faccio fatica e riordinarle.

Mi chiamo Giulia, ho 32 anni.

Mi sono sposata quando avevo vent’anni con Marco; ero sull’altare a pronunciare il fatidico “si” così poco convinta che un anno dopo, il mio rifugio sessuale era la doccia con il suo generoso soffione e dopo due anni ero dall’avvocato a preparare le pratiche della separazione.

Un matrimonio sbagliato, come tanti, dettato dalla consuetudine e dai principi, dalla voglia di uscire dalla casa famigliare e cominciare a sentirsi liberi, grandi ed indipendenti. Insomma, la più facile scelta sbagliata che una persona può fare, scontata dagli anni di fidanzamento che obbligatoriamente sfocia nel matrimonio. Il tutto senza pensare alle opportunità della vita che a quei tempi sembrava disegnata con un tratto possente e scontato.
Dopo la separazione mi sono sistemata in un piccolo appartamento molto accogliente; per nulla dispiaciuta della scelta che avevo fatto, ho cominciato a prendere in mano la mia vita, ricominciando tutto daccapo.

Persi, ovviamente, le amicizie o meglio il contatto con quelle persone che credevo mi volessero bene e che con gli anni trascorsi insieme potessi definire amiche o amici; ma ormai ero così convinta della mia nuova scelta che non avevo nessun rimpianto.
Cambiai anche posto di lavoro e mi ritrovai assunta presso una piccola impresa locale, abbandonando il posto “sicuro” che avevo ottenuto presso una multinazionale farmaceutica.
La mia nuova vita trascorreva felice e serena; mi ero buttata a capofitto nel nuovo lavoro cercando di dare il massimo apporto a tutte le cose che facevo; spesso lavoravo dodici ore al giorno e rincasavo la sera stanca e soddisfatta.

Passavo il mio tempo libero a leggere, fare shopping ed a guardare tutte le mie serie tv preferite in compagnia di popcorn e schifezze varie.
La mia voglia sessuale era ampiamente soddisfatta dai bagni caldi, spazzole ed oggetti vari che mi facevano compagnia quando andavo a letto la sera.
Non avevo più intenzione di pensare ad uomo, dopo la delusione accumulata dalle mie esperienze adolescenziali e concluse con un fallimento matrimoniale.

L’ennesimo uomo che, dedito al lavoro, riempiva il poco tempo libero con il suo passatempo preferito: il calcio!
La tristezza raggiungeva il culmine al giovedì quando, di riposo dal lavoro, passava l’aspirapolvere in casa per poi pretendere il compenso sessuale alla sera nel lettone, come dire “sono bravo, me lo sono guadagnato!”.
A ripensarci anche gli altri non erano poi tanto diversi. Quindi, senza rimpianti di aver lasciato quello giusto per quello sbagliato, decisi di non cercare più nessuno.

Così, chiusi il capitolo uomini, nel senso che ero stanca di pensare che fosse obbligatorio averne uno per poter vivere. Volevo dimostrare a me stessa che si può vivere anche senza, evitando di cadere nelle braccia del primo coglione di turno.
E si poteva vivere bene anche senza la compagnia di quelle persone che credevo mi fossero pure amiche!
Scoprii così di avere tanto tempo a disposizione della mia persona che cominciai a riempire soddisfacendo tutte le mie voglie alle quali prima non potevo dedicare tempo, comprese quelle sessuali in tranquilla solitudine!
Stavo veramente bene.

Un giorno, arrivata in ufficio, vidi il mio capo, Roberto, molto turbato. Non avevo particolare confidenza ma mi spinsi a chiedergli se era tutto a posto e lui mi rispose che la sera prima aveva cacciato la moglie perché l’aveva scoperta a frequentare un’altro e dopo una lunga discussione capi di esser stato più volte cornificato.
Mi venne quasi da sogghignare! Il mio capo era un bell’uomo, giovane per aver tutto quello che aveva e si era fatto da solo; un tipo sicuramente ammirevole e serio, forse anche troppo poiché io fino a quel momento lo giudicavo stronzo! Dopo quello che mi disse mi risultò più simpatico, diciamo più umano.

Nel periodo seguente non accadde nulla di diverso dal solito, a parte il fatto che il mio capo mi era diventato più simpatico; così, spesso, ci trovavamo a parlare del più e del meno.
Sapeva esser molto loquace ed essendo una persona colta ed intelligente, ascoltarlo era piacevole. Inoltre non aveva quel modo di parlare al maschile, i suoi punti di vista nei ragionamenti erano sempre aperti, quasi al femminile. Sapeva parlare di tutto!
Passarono i mesi e ormai erano fissi i pranzi insieme, accompagnati da lunghe e piacevoli chiacchierate sino a quando un giorno, uscendo dall’ufficio, mentre stavo aprendo la porta la sentii chiudere violentemente mentre una mano afferrava il mio braccio; mi girai e vidi i suoi occhi pieni di passione che mi stavano penetrando.. Si avvicinò e cominciò a baciarmi.

Fu un fulmine a ciel sereno! Roberto ci sapeva proprio fare! Dopo quell’episodio mi ci vollero quindici giorni per riprendermi…ma cominciò una storia che dopo quattro anni mi portò per la seconda volta sull’altare! Questa volta in piena coscienza, felice e serena.
Unico problema è che stare con Roberto non ha fatto che peggiorare la poca stima che avevo ormai per gli uomini, fatta eccezione per lui che più passava il tempo e più lo trovavo speciale!
Subito dopo il matrimonio nacque il nostro piccolo Flavio, creatura stupenda che ogni giorno mi riempie di gioia, impegni, panni da lavare e stanchezza! Quindi una vita regolare, serena senza particolari guizzi.

Unico svago sono le vacanze estive.
Ogni anno facciamo due tipi di vacanze, una definita “culturale” ovvero trascorriamo una settimana circa presso qualche città d’arte o storica ed una definita “relax” ovvero per circa tre settimane soggiorniamo presso il nostro piccolo appartamento in Liguria.
Ed anche quest’anno dopo una la vacanza culturale a Londra, partimmo per la Liguria.

Tutto normale, tutto come sempre, ma questa volta accadde qualcosa di inverosimile! Una successione di fatti che credo sia parte di un disegno superiore, del nostro destino.

Partiti da casa, ci fermammo per la solita tappa di metà strada per caffè e bisognini.
Mi diressi verso i bagni ed aprendo la porta per l’ingresso riservato alle donne mi scontrai con una ragazza; come al solito, io che sono tendenzialmente irruenta in tutte le cose che faccio, le sbatto letteralmente la porta in faccia. Mentre lei si copriva il volto, io mi abbassai a raccogliere la sua borsa ed i suoi effetti personali che erano fuoriusciti replicando imbarazzata le mie scuse.

Alzandomi vidi in viso questa bella ragazza che con un sorriso divertito mi rincuorava. Aveva vicino a se un bel bambino che aveva circa l’età del mio Flavio e lei era la sua mamma.
Ci lasciammo con le mie infinite scuse ed i suoi sorrisi.

Devo precisare che tendo sempre a guardare le altre donne, come sono vestite, pettinate, truccate ed i loro atteggiamenti, infantili, altezzosi, boriosi o altro, non per un pettegolezzo da riportare ma per verificare quanto poco mi sentissi di appartenere a quel mondo femminile.

Non che io mi senta, come si suol dire, “un maschiaccio” ma non mi riconosco in quello stereotipo di donne che a parer mio seguono dei cliché a seconda della categoria di appartenenza; io mi sento varia, diversa, senza un archetipo o modello preciso da seguire, senza una marca di vestiti o di gioielli che mi rappresenti, mi sento libera di interpretare le mie giornate dai vestiti agli accessori. Purtroppo dopo aver conosciuto tante donne e ragazze mi sono sempre sentita un po’ diversa e quindi con poco feeling con le altre.

Per cui il mio occhio è sempre attento a vedere le donne che mi stanno intorno così da poterne tracciare immediatamente il profilo e, a priori, pensare se con l’una o l’altra potrei potenzialmente condividere un amicizia; dico questo perché alla fine, dopo la mia separazione e la perdita di tutte le amicizie, sono rimasta sempre sola, prima, e con Roberto, dopo. Dalla delusione provata, non son più riuscita a condividere un’amicizia vera con nessuno, maschio o femmina.

E devo dire che un po’ cominciava a mancarmi, sopratutto femminile, con cui condividere quelle cose o quelle piccole angosce prettamente femminili che Roberto, pur quanto attento e sensibile, non riesce e non può colmare.

Di quello scontro con quella ragazza, mi colpì il suo sorriso estremamente sincero e vero nonché la stravaganza del suo abbigliamento, non eccessivo ma particolare. Quindi, dandomi come sempre della stupida per i miei modi irruenti, tornai al bancone bar per il caffè che Roberto mi aveva già ordinato.

Non riuscii neanche a cominciare il racconto di quanto era appena accaduto in bagno che girandomi urtai involontariamente qualcuno e contemporaneamente sentii infrangersi a terra qualcosa.
Dio mio oggi sono un disastro più del solito! Mi girai incazzatissima con me stessa e mi ritrovai davanti la ragazza del bagno leggermente sporca di caffè sulla maglia che mi guardava incredula.
Mentre lei sfoggiava di nuovo il suo stupendo sorriso io credo di aver assunto la faccia più ebete che riuscissi mai a fare! Non mi uscì una parola.

Mi rimisi a terra per raccogliere i cocci mentre lei si abbassava con me e guardandomi mi disse ” scusa ma c’è l’hai con me?”
La guardai imbarazzata farfugliando qualcosa come dire “.. Scusa..io..non..cioè…” Quando lei cominciò a ridere, con una risata piena, sincera, divertita.
Ci alzammo e mentre continuavo con le mie scuse lei mi tese la mano e mi disse “senti, io sono Adele e lui è Davide. Penso che mi devi un caffè!”
Mentre tendevo la mano per presentarmi e continuare il mio monologo di scuse, Roberto era già alla cassa a prendere un altro caffè.

Bevemmo infine il caffè e facemmo quattro chiacchiere. Anche loro in direzione mare per le vacanze estive.
Uscimmo insieme e ci salutammo con le mie scuse che facevano da eco.

Durante il restante viaggio continuai a parlare con Roby di quanto mi avesse colpito quella ragazza. Sola, con suo figlio, che se ne andava al mare! Quindi tosta, di carattere. In più la serenità e tranquillità che ha dimostrato negli episodi che mi avevano messo in grande imbarazzo.

Ah, che disastro che sono.

Dopo l’episodio della mia separazione, mi sono fatta mille dubbi e mille domande su me stessa. Mi sono ritenuta sciocca e volevo diventare un’altro tipo di donna, indipendente e sicura di se stessa. Cresciuta con una madre invadente, troppo appariscente, vezzosa ed egocentrica, mi son sempre sentita troppo piccola per qualsiasi cosa, sempre apparentemente insicura anche se dentro di me sapevo ciò che volevo. Figlia unica, mi sentivo scaricare quotidianamente addosso tutta la boria di mia madre che mi incitava a truccarmi, vestirmi osé, ad essere spavalda ed in contrapposizione sentirmi dire che non potevo fare questo o quello,perché ero troppo debole, esile, sensibile.

Insomma, paure, angosce, esuberanze e tutto quello che può caratterizzare una madre apparentemente felice ma profondamente delusa della sua vita, del suo matrimonio con un uomo che, a suo dire, non la valorizzava, non la comprendeva o anche non la meritava, veniva sistematicamente vomitato nella mia persona. Da qui forse inizia la mia avversità al mondo femminile alla ricerca precoce di un maschio che mi facesse sentire me stessa. Ma la cosa non andò bene rimanendo ampiamente delusa sino al mio matrimonio.

Le cose cambiarono con la mia separazione, cercando nella mia solitudine la vera Giulia. Cosa che stava funzionando fino a quando mi son messa con Roberto; con lui son tornata ad essere la donna dipendente di sempre, appesa alle sue labbra ed ai suoi pensieri. Forse mi piace essere così poiché sono tendenzialmente una persona generosa che si dedica tanto agli altri; e poi comunque lui mi lascia tutto il tempo e lo spazio che mi serve per sentirmi autonoma, anche se poi nella realtà il mio cervello è sempre connesso al suo.

Ogni tanto i miei pensieri tornano alla mia vera e completa indipendenza da tutti con il dubbio di autostima che si genera pensando a se e come ce l’avrei fatta da sola e di come sarebbe poi stata la mia vita. Comunque con Roberto stavo bene, mi sentivo completa, donna, mamma ed ogni tanto single con i miei piccoli momenti di intimità.

Arrivati a destinazione, dopo aver fatto le faccende casalinghe più urgenti, ci precipitammo in spiaggia a soddisfare il più scontato dei desideri di ogni bambino: il bagno nel mare!
Dopo aver fatto felice il piccolo Flavio, seduti sotto l’ombrellone vedemmo il bagnino venire verso di noi per preparare la postazione vicino.

Era metà luglio e la stagione estiva per i bagnini e’ nel suo pieno fermento. Socchiudo gli occhi in cerca di relax e sento arrivare i nuovi vicini di spiaggia. Nulla di che, cose normali per noi che, soggiornando per tre settimane, ci vedevamo spesso cambiare i vicini di ombrellone.
Ad un tratto mi sento il cuore in gola. Una voce di donna famigliare che parla con il bagnino. Apro gli occhi mi giro e chi vedo? Adele!
“Adele!” Esclamo con un grande sorriso.

“Giulia! No, non ci posso credere!” Risponde lei.
“Non avrai intenzione di chiudermi l’ombrellone in testa spero!” E scoppiò nella sua fantastica risata!
Ero imbarazzata ma felice!
Cominciammo subito a parlare mentre i bambini si scambiavano i giochi e scavavano enormi fosse nella sabbia.
Roberto si inserì inizialmente nei discorsi del più e del meno ma poi si isolò a prendersi la tintarella.
Il pomeriggio trascorse in un baleno ed alla fine ci salutammo con il classico “ci vediamo domani!”.

La sera, a casa ero eccitatissima. Continuavo a parlare, raccontando a Roby di quello che ci eravamo dette. Per la prima volta ero contenta di aver parlato così tanto con una ragazza senza aver di che dire o di polemizzare. Mi piaceva.
La sera andammo a letto e facemmo sesso con grande entusiasmo. Mi sentivo bene, felice, appagata ed ero eccitata per l’indomani. Non sarebbe stata la vacanza con la solita routine, piacevole, ma sempre la solita.

La mattina di buon ora mi alzai a preparare le colazioni sul terrazzo. Il nostro appartamento ha un bel soggiorno, con una cucina a vista, che si affacciava sul grande terrazzo che si affaccia sul mare, un disimpegno porta nella zona notte che accoglie la cameretta di Flavio, un bagno e la nostra camera che ha un bel balcone che si affacciava ai monti retrostanti coltivati ad uliveti.
Eravamo all’ultimo piano di una piccola costruzione di appartamenti a schiera e per come era stato progettato l’edificio godevamo di una notevole privacy.

Il terrazzo ha un pergolato in ferro con agganciata una tenda retrattile, utile a ripararci dal sole ed alla sera dall’umidità. Il tutto è contornato da grossi vasi addobbati con piante mediterranee che fanno da cornice al mare.
Un appartamento veramente grazioso che avevamo comperato qualche anno fà e che con il tempo abbiamo personalizzato.

Finita la colazione scendemmo in spiaggia e ritrovai Adele. Lei soggiornava in una pensione vicino a casa nostra ed aveva prenotato per due settimane.

Trascorsero così i primi giorni, tra spiaggia, bagni ed anche uscite serali, sempre in compagnia di Adele e suo figlio Davide. I ragazzi si trovavano bene insieme, condividevano giochi e passatempi. Penso di non aver mai visto Flavio star così in armonia con un altro bambino.
Intanto con Adele continuavamo a parlare del tutto e di più. Avevamo sempre qualcosa da dire e da raccontarci, delle nostre vite, esperienze e di qualche pettegolezzo su vip e non vip.

La cosa che mi faceva veramente piacere e che in tutto ciò che dicevamo ci trovavamo sempre in perfetto accordo, anche sull’educazione dei bambini.

La storia di Adele era un po’ particolare. Anche lei si era sposata giovanissima con una persona atipica, un ragazzo dolce delicato ed alternativo. Con lui lei aveva provato mille cose, vacanze alternative all’insegna dell’autostop, spiagge naturaliste, qualche tiro di canna, serate con chitarra e rum, e persino una notte a tre, lui, l’amico di lui e lei; mi raccontò che pur quanto le apparisse riluttante la cosa non voleva deludere il suo uomo che pareva ci tenesse moltissimo.

Sicura dell’amore reciproco di prestò anche a questa esperienza. Adele si dimostrava una persona veramente aperta e con un grado di intelligenza superiore, portando per ogni casa fatta vista e vissuta una morale ed un insegnamento significativo.

Esteticamente mi somigliava abbastanza, tutte e due alte un metro e sessantotto, longilinee con una terza di seno. Lei aveva capelli mori, perfettamente spettinati, con un taglio apparentemente sbarazzino ma complesso. Il viso dai lineamenti fini e dolci, non spigolosi, con gli occhi di un azzurro molto intenso.

Curata nelle mani e nei piedi, con smalti colorati in abbinamento ai suoi vestiti. Perfettamente depilata, non sembrava aver problemi di peluria fulgida.

Io sono meno attenta ai dettagli, le mie unghie non sono sempre perfettamente smaltate ed i miei peli sulle gambe sono abbastanza insistenti. Cerco di radermi quotidianamente con il rasoio anche se mi rendo conto che una buona ceretta avrebbe dei risultati più efficaci. Fondamentalmente sono un po’ pigra sulla mia cura personale anche se ammiro le donne semplici ed impegnate che, come lei, riescono ad arrivare anche li.. Io purtroppo, anche quando mi ci metto di buona lena, dopo un po’ mi perdo! Anche io ho un taglio di capelli abbastanza corto e scompigliato ma in un modo meno preciso di quello di Adele.

Insomma, mi definisco pratica e poco esteta, anche se a volte Roby me lo fa notare e non posso che riconoscergli la ragione.
Adele mi raccontò di tutto il periodo del suo matrimonio fino alla sua separazione con conseguente divorzio.

Quando entrò nel dettaglio delle motivazioni che la portarono a quella sofferta decisione rimasi letteralmente a bocca aperta.
Mi raccontò che una sera, rientrando a casa dal lavoro ad un orario imprevisto, trovò suo marito in camera da letto insieme al suo amico che facevano sesso.

Adele si sentì mancare. Era si una ragazza aperta ed a suo marito aveva già dato molto in tal senso ma quello che stava vedendo andava oltre. Suo marito legato al letto con il suo amico che sodomizzava. Chiuso l’episodio, cercarono di parlarne insieme per capirne le ragioni; per Adele c’era anche il torto subito per la sua estromissione a questa cosa.

Lei lo aveva seguito in tutte le sue scorribande condividendone le mille situazioni, anche sessuali, fino ad avere un esperienza a tre con il suo migliore amico, situazione generata per esaudire un tormentoso desiderio che lui aveva da quando era adolescente.

Passarono diversi mesi alla ricerca di ritrovare l’intesa e l’armonia, psicologica e sessuale, ma ormai sembrava che qualcosa si fosse definitivamente rotto. Adele era ormai delusa, non tanto per l’atto sessuale, che con grande fatica aveva in qualche modo cercato di digerire, ma perché lui lo aveva fatto di nascosto, quindi aveva tradito quel rapporto basato sulla totale lealtà e trasparenza.
Così circa un anno dopo decisero di finire il loro matrimonio. Adele dopo quella esperienza si fece un idea dell’uomo ancor più degenera di quella che mi ero fatta io! Decise così che avrebbe vissuto sola con suo figlio, abbandonando l’idea di avere ancora bisogno di qualche uomo per il resto della sua vita, fatta salva l’ipotesi di trovarne uno così eccezionale da fargli cambiare idea.

Ma per lei il capitolo era chiuso ritenendo che di tempo per cercare il giusto principe non ne aveva e non ne voleva dedicare.

Mi spiegò poi, in chiave molto umoristica, tutte le sue tecniche e l’elenco dei suoi giocattoli per un appagamento sessuale che non lasciasse minimo spazio al ripensamento di poterlo fare con una figura umana! “Se proprio ne voglio uno vero lo trovo in cinque secondi!” Mi disse. E proprio questa sua sicurezza la portava a non cercare nessuno.

Aveva quello con la ventosa da appiccicare alla sponda del letto per simulare una pecorina, aveva quello,per il punto “g”, aveva i cosiddetti “rabbit” per una stimolazione completa, vibratori vari anche tascabili tipo finto rossetto per ogni evenienza, insomma, di tutto e di più per sentirsi appagata e senza impegno, per soddisfarsi in ogni momento con un giochino diverso utile in funzione del tempo che poteva avere a disposizione. Mi disse anche che il suo preferito era uno stimolatore tipo “rabbit” particolarmente silenzioso che utilizzava la sera quando andava a letto; lo infilava e si coricava a pancia sotto, lasciandolo inserito e con un telecomando lo azionava.

Si poteva muovere e strofinare nel massimo silenzio e raggiunto l’orgasmo, senza nulla fare, lo spegneva con il bottone del telecomandi o che teneva con la mano sotto il cuscino. Poi si addormentava e durante la notte rigirandosi nel sonno senza neanche accorgersene lo sfilava. Diceva che era il modo più bello per godere senza fare la minima fatica, con la goduria di potersi addormentare subito dopo senza impegni, parole, baci ed oneri aggiuntivi.

Il suo modo di essere, così decisa e determinata, semplice e pratica, mi affascinava ogni giorno di più, ad ogni parola che diceva, ad ogni pensiero che esprimeva.

Dopo un po’ di giorni passati insieme ed al fiume di parole fatte, mi sembrava di conoscere Adele da sempre.
Parlavamo ormai senza alcun minimo riserbo su tutto. Sembravamo le classiche amiche di sempre che avevano trascorso la loro vita insieme.

Ci spalmavamo la crema solare reciprocamente, ci abbracciavamo nelle passeggiate serali, con Roby che brontolava dicendo di sentirsi escluso, ci davamo il bacino serale prima di rincasare, insomma Adele non era più un estranea, era diventata parte della mia vita. Sarà forse stato per tutto quello che ci eravamo raccontate o forse perché stavamo così bene insieme, che la sentivo veramente una parte importante di me.

E tutto in pochi giorni.

Alcune sere non avendo voglia di passeggiare ci ritrovavamo sul terrazzo di casa nostra a chiacchierare e bere mirto ghiacciato, mentre i bambini giocavano in cameretta. In quelle sere era l’occasione per Adele, che portava con sè la sua attrezzatura da estetista amatoriale, per curarmi le unghie della mani e dei piedi. La cosa che mi lasciò inizialmente a disagio è che dopo avermi lavorato le unghie, mi passava e sulle mani e sui piedi una crema che diceva essere rilassante.

Dopo avermi unto per bene, stava lì a massaggiarmi, sopratutto i piedi.
Già io sono particolarmente sensibile sui piedi, tanto che appena qualcuno me li massaggia mi vengono i brividi; nelle mani di Adele sentivo di provare anche di più.

Via le prime volte, che come ho detto ero imbarazzata, poi ci godevo veramente a farmi massaggiare i piedi da lei; mi piaceva anche pensare che proprio lei, Adele, si prendesse cura del mio corpo.

Mi piaceva il suo gusto, ammiravo il suo carattere; sapere di essere fuggita dalle grinfie delle finte cure di mia madre con i suoi gusti dozzinali per essere ora lì, coccolata ed iniziata alla giusta cura di eleganza, da una persona dotata buon gusto, alternativa, sbarazzina ma allo stesso tempo fine e delicata, mi dava serenità e sicurezza. Mi sentivo bene, Adele mi dava sicurezza, nel senso che sapeva alimentare la mia autostima valorizzandomi sia moralmente che fisicamente.

Sentivo che il mio corpo e la mia mente cominciavano a rispondere in modo diverso, diciamo che forse iniziavano a comunicare tra di loro.

Spesso mi sono trovata ad analizzarmi cercando di capire come potessi sentirmi divisa in due; da una parte il mio corpo e dall’altra quello a cui pensavo io. C’è’ sempre stata discordanza, nel senso che se la mia mente diceva una cosa il resto di me ne percepiva un’altra.

Questo problema me lo sono trascinato per anni ed in queste occasioni sentivo dentro me un coro all’unisono.

Tutto si stava riallineando come le corde di una chitarra che premute nei punti giusti suonano un accordo.

Il nostro terrazzo era arredato con un grande tavolo in ferro con il piano di appoggio rivestito in maiolica, sedie in ferro con gonfi cuscini bianchi e da un angolo in cui vi è un grande divano corredato da due poltrone il tutto realizzato in ratan di color panna con grandi cuscini bianchi.

Quando passavamo le serate a chiacchierare io e Adele ci mettevamo sul divano mentre Roby stava seduto al tavolo con i piedi appoggiati su di una sedia. Ci piaceva creare un atmosfera particolare con delle candele che scaldavano la penombra della luna e delle luci provenienti dalla città che vedevamo sottostante.

Una sera, mentre Adele mi massaggiava con grande cura e delicatezza i piedi, mi accorsi che il mio tallone poggiava sopra il suo pube mentre la punta del mio alluce strofinava leggermente il suo seno.

Mi accorsi che aveva il capezzolo turgido ed il mio alluce continuava a sfiorarlo in seguito ai movimenti circolari che lei faceva con le mani sul mio piede. Sentivo, durante il movimento delle sue mani, una leggera pressione del mio tallone sul suo pube, quasi ritmica.
Quella sera ero un po’ più stanca del solito, forse per il sole pomeridiano, e quindi più silenziosa. Mentre Adele e Roby parlavano animatamente sulla fedeltà maschile, io mi abbandonavo in quella bellissima sensazione che mi procurava il massaggio.

Ero così rilassata e priva di moralismi che l’idea del mio alluce che sfregava il capezzolo di Adele oltre al mio tallone lì sopra al suo pube caldo, a contatto della sua morbida e liscia gonna in seta e lino, cominciai ad eccitarmi. Mi sentivo particolarmente bagnata.
Nella penombra dell’ambiente, facendo finta di niente, infilai la mano dentro la mia mutandina e cominciai a toccarmela. Ero fradicia. Non volevo spaventarmi come sempre, facendomi mille domande inutili.

Decisi di godermi il momento, continuando a toccarmela dolcemente.

Ero in estasi.

Meno male che a stento ci si vedeva in viso poiché in quella circostanza penso di aver avuto una faccia con una espressione da drogata.

Non raggiunsi l’orgasmo perché ero così goduriosa che volevo non finisse mai. Era un momento strano, particolare, una sensazione mai provata prima.
Le loro voci calme, la serenità che mi assaliva, la stanchezza…non sò per quale alchimia ma mi sentivo veramente bene, a posto, come dire, non avevo debiti con nessuno.

Ad un tratto Adele mi guardò e con un sorriso dolce e malizioso mi strizzò l’occhio. “Cazzo mi ha sgamata? Che figura!” Pensai. Ma lei imperterrita si rigirò a parlare con Roby e continuò a massaggiarmi il piede tanto quanto e come prima. Questa cosa mi fece subito stare molto bene. Nessun debito, nessun imbarazzo, nessun rimpianto. Quello che avevo e quello che stavo provando era giusto ed era tutto per me, meritato!

Quando Adele quella sera decise di rincasare in albergo per portare il piccolo Davide a letto, ci salutammo con un piccolo abbraccio ed il solito bacio serale.

Questa volta percepii sull’angolo della mia bocca le sue labbra morbide, carnose, calde e particolarmente umide. Mi girai ed attenta che nessuno mi vedesse con la lingua raccolsi l’umido lasciatomi al bordo della bocca. Che buon sapore. Che eccitazione.

Che serata fantastica! Stavo bene, sopratutto con me stessa. Sentivo un equilibrio interiore che non avevo mai provato prima.

Quella notte con Roby fu una guerra di sesso! Non riuscivo a placare il mio desiderio.

Penso che mi fece venire tre volte; o meglio, penso di esser venuta tre volte! Per me era un avvenimento dato che in genere, dopo la prima volta, mi stendo stecchita a dormire!

Sentivo il mio corpo particolarmente ricettivo, sentivo la mia pelle strofinare contro quella di Roberto e tutto mi dava eccitazione e desiderio. Mi sentivo come una lamina di rame pronta a trasmettere il più piccolo impulso elettrico ai miei sensi.

Una cosa mai provata prima. Avevo preso coscienza del mio corpo e della mia mente e li stavo gestendo in contemporanea come un direttore di orchestra fá con i suoi componenti, il tutto senza fare il minimo sforzo!

Sentivo di aver fatto un passo avanti con me stessa, un passo importante. Non premeditato.

Il giorno dopo fu tutto fantasticamente normale.
Con Adele nessun riferimento specifico.

In spiaggia, oltre a parlare del tutto e di più, come di abitudine ormai, ci divertivamo a fare apprezzamenti sul corpo dei passanti.

Come sempre la nostra attenzione ricadeva sui corpi femminili; tanto con lusinghe tanto con commenti dispregiativi. Eravamo sicuramente attratte di più dai corpi di donna e, se ne valeva la pena, anche sottili riferimenti sessuali. Se poi si univa anche Roby, le lusinghe finivano in apprezzamenti espliciti!
Spesso poi cadevamo in complimenti personali, da Adele verso me e viceversa.

Quel pomeriggio, come usavamo ormai fare, Adele mi stava spalmando una crema protettiva e rassodante sulla schiena, mentre io, sdraiata e goduriosa sul lettino della spiaggia, non potevo non guardarla con gli occhi socchiusi.

Vedevo il suo corpo, veramente bello, femminile, sensuale, curato ma allo stesso tempo dinamico, onesto, reale. Non so come dire esattamente ma quello che voglio descrivere è il corpo di una persona sincera onesta trasparente solare simpatica bella e dove tutte queste caratteristiche prettamente caratteriali venivano istantaneamente riprodotte dal suo corpo.

Tendenzialmente non mi sono mai eccitata a guardare un corpo, tantomeno femminile. Quello che mi ha sempre colpito delle persone sono sempre stati gli atteggiamenti.

Fino a quel momento solo quelli mi portavano all’eccitazione.

Adesso, per la prima volta, riuscivo a stabilire un connubio tra atteggiamenti e forme, tra carattere e corpo.

Il problema è che stavo parlando di una donna!
Non sarò diventata lesbica?

Eppure il membro maschile mi piace, caldo, possente ed imprevedibile nelle movenze. Sopratutto quello di Roby, generoso nelle dimensioni, elegante e pulito. Di quello certo non potrei farne a meno!

Però dovevo anche riconoscere che il corpo di Adele, unito alla sua persona, effettivamente mi eccitava.

Stavo cominciando a vedere il suo corpo come uno strumento di piacere ma avevo paura a soffermarmi su questo pensiero. Quando toccò a me cospargere la schiena di Adele con la crema e massaggiarla per farla assorbire dalla pelle, mi resi conto che in quel momento la stavo toccavo in modo diverso dal solito. Ero più sensuale nei movimenti e mi piaceva seguire le sinuosità del suo corpo con le mie mani.

Da quell’istante cominciai a guardarla con occhi diversi; spesso ero attratta dai suoi seni, dalle sue natiche, dalle sue mani, dal suo collo, dalle sue labbra.

Due sere dopo ci ritrovammo a salire molto tardi dalla spiaggia poiché i ragazzi vollero fare l’ultimo bagno alle sette di sera.
Poveri ragazzi, per loro era stata una giornata lunga, caldissima ed a quell’ora si poteva assaporare la tranquillità del mare.
Decidemmo con Roberto di invitare a casa Adele e Davide per la cena, visto che in albergo probabilmente avrebbero dovuto accontentarsi degli avanzi.

Roby appena rincasati si mise alla griglia per scottare dei gamberi e degli scampi comperati freschi la mattina al porto. Io e Adele eravamo impegnate a fare la doccia alle piccole pesti.

Una volta sistemati i ragazzi dissi ad Adele se voleva farsi anche lei una doccia. Dapprima non voleva accettare per non occupare lo spazio di Roberto ma poi quando gli dissi che potevamo recuperare facendola insieme subito accettò.
Ci spogliammo ed entrammo in doccia.

Fortunatamente Roby, quando comprammo l’appartamento, fece togliere la vasca da bagno esistente e nello stesso spazio fece realizzare una grande doccia. Pertanto era comoda anche per due persone.

Entrate nella doccia non riuscii a non guardare il corpo nudo di Adele. Mi sembrò che anche lei fece lo stesso.
Cominciammo a lavarci sghignazzando come due ragazzine fino a quando io gli dissi “girati che ti lavo la schiena”.
Lei si girò, mi passò il sapone ed io cominciai delicatamente ad insaponarla.

Mentre lo facevo, dolcemente portai le mie mani al suo collo e vidi che lei si inarcò leggermente emettendo un piccolo gemito. Continuai con le mie mani che dalla schiena pian piano scivolavano sulla sua pancia e risalivano sino ai suoi seni. Mi fermai, le mie mani tornarono sulla sua schiena e piano piano scivolavano verso i suoi glutei. Avevo un corpo sodo, perfetto. Lei dolcemente si girò, prese la saponetta e cominciò a passarmela sul petto.

La appoggiò e cominciò a massaggiarmi.
Pian piano scese sopra i miei seni, li prese delicatamente da sotto e li strizzò pian piano verso l’alto e poi verso il basso. Io ero intenta a guardare le sue mani che mi toccavano e quando alzai gli occhi mi ritrovai il suo viso a meno di un centimetro di distanza.
Chiusi gli occhi e appoggiai le mie labbra sulle sue. Fu un bacio sensazionale, morbido, delicato, sensuale.

Sentii un brivido dentro di me, come una scossa elettrica. La presi da un fianco con la mano e la avvicinai a me. Mentre l’acqua ci scrosciava addosso, sentivo il calore del suo corpo sul mio ed i nostri pubi si sfioravano. Sentivo il suo pelo contro il mio che forte irrompeva nella mie labbra vaginali solleticandomi il clitoride! Ci staccammo un attimo e lei sorridendo mi disse ” facciamo fare la doccia anche a Roby o ci chiudiamo dentro?”
Ribaciandola velocemente le dissi
“già non lo caghiamo, se poi gli togliamo anche la doccia stavolta mi sa che si incazza!”.

Ridemmo, finimmo di lavarci, ci asciugammo e ci rivestimmo. Poi andammo in cucina a dare il cambio a Roberto. Mi sentivo un po’ in colpa con Roberto ma ero sicura dentro di me che in qualche modo lui aveva già capito tutto e mi stava lasciando fare.
Gli chiedemmo di aprirci una bottiglia di prosecco prima andare a farsi la doccia.
Lui ci guardò con occhio strano, prima l’una e poi l’altra.

Poi disse “Tutto a posto stronzette? Mi state nascondendo qualcosa?” Ed all’unisono noi rispondemmo “Ma figurati!” Con una risata reciproca finale. E qui capii che Roby era con me!
Bonfocchiò qualcosa e se ne andò a farsi al doccia.

Intanto io e Adele ci dedicammo alla cena dei ragazzi sorseggiando vino e rubacchiando qualche scampo al piatto che Roberto aveva appena preparato e lasciato al caldo sopra la griglia.
La serata trascorse come tante altre.

Io e Adele sul divanetto mentre Roby spedito vicino al tavolo.
I miei piedi nelle mani di Adele ed io a goducchiarmi il massaggio plantare.
I ragazzi si erano addormentati, stravolti dalla calda giornata e dal bagno serale.
Io è Adele decidemmo di metterli a letto e lasciarli dormire tranquilli. Semmai Adele sarebbe venuta all’indomani mattina prima che si fossero svegliati.

Ad un tratto Roby disse che lui sarebbe entrato in casa per l’appuntamento televisivo con il motomondiale.

È un fan di Valentino Rossi!
Io e Adele ci ritrovammo quindi sole a chiacchierare e a coccolarci. Ad un tratto Adele si sporse verso me, mi prese dietro la nuca, mi avvicinò al suo viso e cominciò a baciarmi. Ovviamente io non feci alcuna resistenza, anzi, stavo giusto pensando alla stessa cosa, forse da tutta la sera; anzi, pensandoci bene da quando, per forza di cose, siamo dovute uscire dalla doccia.

Fu un bacio emozionante. Pieno di saliva e di sesso. Sentivo la quantità di umido aumentare tanto nella bocca tanto in mezzo alle mie gambe. A dire il vero il mio pensiero non era focalizzato sul fatto che stavo baciando una donna ma che stavo baciando e quel bacio mi piaceva.
Ero eccitata dall’uso di un corpo e non dalla persona che lo deteneva.
Una sensazione che avevo provato per la prima volta solo la sera prima con Roberto, quando eccitatissima riuscii a fare sesso in modo diverso dal solito, con grande godimento.

Stavo finalmente provando la sensazione di usare il corpo a soli fini sessuali, senza pensieri, senza legami.
In quel momento stavo assaporando Adele con massima serenità poiché sentivo che lei mi stava dando parte del suo corpo per il solo piacere fisico.
Ad un tratto, non stando più nella pelle la guardai e le dissi “Andiamo in camera?”
Lei mi guardò con un piccolo sorriso compiaciuto ma con lo sguardo rivolto all’interno del soggiorno e mi disse:
“Cosa diciamo a Roby?”
Ero così presa dall’eccitazione che prontamente gli risposi:
“Bè, gli diciamo che se vuole può guardare!”
Adele mi rifilò un altro bacio e poi mi disse:
“A me va bene! Andiamo!”

Eccitatissima mi alzai e avvicinandomi a Roberto, mano nello mano con Adele, lo baciai con la lingua e gli dissi
“noi andiamo un po’ di là nel lettone.

Se vuoi puoi venire a vedere!”
Lo ribaciai sempre con la lingua e poi, io e Adele, andammo in camera.

Ci sdraiammo sul letto e con molta calma cominciammo a baciarci. Baci passionali e salivosi.
Io a letto sono sempre stata una persona definita “passiva” fino alla sera prima.
Effettivamente mi sono sempre rinchiusa nella mia mente a cercare di assaporare le sensazioni per trovare il mio godimento. Ho sempre ritenuto dannoso per la mia goduria qualsiasi rumore, interferenza e partecipazione attiva.

Dovevo concentrarmi per raggiungere l’orgasmo e qualsiasi cosa mi portava distrazione facendomi poi disperdere le sensazioni.

Adesso provavo una sensazione diversa. Avevo un desiderio di sfregamento dei nostri corpi, avevo voglia di sentirla e di godere del suo corpo.
Mentre ci baciavamo, ci stavamo spogliando reciprocamente. Io le tolsi la maglietta e lei mi sbottonò la camicetta. Che strana sensazione. Sentivo un profumo buono ed estremamente femminile; non ne ero abituata.

Cominciai a leccarle i seni, la mia lingua girava delicata intorno ai suoi capezzoli. Li succhiavo leggermente e li sentivo divenire sempre più turgidi e sodi. Intanto Adele si rilassava, stendendosi e togliendosi con gesta morbide la sua gonna; poi si tolse anche le mutandine con un gesto estremamente elegante e sensuale, aprendo poi le gambe ed invitandomi a scendere.
Non volevo essere precipitosa, volevo godermi il momento. Annusavo la sua pelle che emanava un profumo di sesso.

Più la leccavo e più sentivo profumo di sesso.
Il mio cervello cominciò ad impazzire quando sentii l’umore sprigionato dalla sua vagina. Era un profumo incredibile, buono, pieno. Prima di scendere la feci girare sulla pancia. Volevo mordicchiarle quel culo sodo.
Intanto sentivo dei rumori provenire dal soggiorno. Era Roby che stava venendo in camera accompagnato da una sedia! Entrò senza dire nulla, socchiuse la porta ed uscì nel balcone. Si accomodò sulla sedia e si accese una sigaretta.

Lo guardai di sfuggita un po’ imbarazzata e lui prontamente mi fece l’occhiolino con il pollice destro alzato.
Mi sentii a posto, sicura, autorizzata.
Adele alzò la testa, guardò la scena di Roby, fece un sorriso e si allungò per baciarmi.
Ci baciammo passionalmente e poi ripresi la mia esplorazione del suo corpo.
La leccai dappertutto, schiena, glutei gambe, polpacci e piedi. Anche i suoi piedi profumavano di sesso. Lei si girò e mi invitò nuovamente verso il suo ventre.

Me la presi con calma, passando la mia lingua fino ad arrivare li. Mi piaceva.
La leccai con tutta la saliva che avevo in bocca. Anche se non c’è n’era affatto bisogno poiché già lei era un lago!
La leccavo dolcemente, roteavo la mia lingua intorno alle sue labbra vaginali succhiandole ogni tanto il clitoride.
La sentivo gemere.
Il suo bacino cominciava ad inarcarsi con un ritmo sempre più intenso.

La cosa strana fu che cominciavo a provare piacere non nel sentirla gemere ma nel leccarla e toccarla.
Sembrava che il mio corpo fosse diventato istantaneamente ricettivo, che ogni poro della mia pelle fosse collegato al mio sesso.
Mi venne istintivo, ad un tratto, pormi sopra di lei, strusciando il mio bacino sopra il suo.
La vedevo in viso, negli occhi, vedevo la sua bocca carnosa aperta che tremava.
Mi buttai a capofitto a baciarla continuando a muovermi con andamento rotatorio del mio bacino.

Sentivo il suo pube appiccicato al mio, la sentivo bagnata; anch’io non scherzavo.
Scivolava tutto così facilmente e naturalmente che ad un tratto non sapevo se ero con un uomo o con una donna.
Ero con il sesso, lo sentivo, lo percepivo come una presenza che ti entra dentro ed in un attimo venni pervasa da una fitta tremenda con un istantaneo calore che bruciava tutti i miei nervi, al limite del dolore ed al massimo dell’intensità.

Credo di aver urlato poiché poco dopo vidi Roby che trafficava con le finestre!

Mentre ancora ero invasa da queste scosse alternate, sentivo Adele che stendeva le sue gambe con una serie di sussulti. Era venuta anche lei!

Ancora fortemente eccitata non riuscivo a staccare le mie labbra da quelle di Adele che ricambiava con concitata passione.
Sentii un tremendo desiderio di mettere le mie labbra vaginali nella sua bocca.

Così mi girai ed appoggiai il mio ventre sopra il suo viso.
Adele non perse tempo e subito cominciò a leccarmela.
Ad ogni passata della sua lingua ancora partivano delle scosse nelle mie gambe.
Mi misi anch’io a leccargliela.
La sentivo bene, le sue labbra calde dentro di me.
Ci muovevamo insieme, all’unisono. Sino a quando non venni per la seconda volta! Ma non mi abbandonai a me stessa come ero solita fare, continuavo nell’azione con più passione, trasmettendo ad Adele la mia sensazione di estasi.

Bastò ancora poco, credo, che anche Adele raggiunse ancora l’orgasmo, con una contrazione ancora più violenta della prima. La sentivo gemere in modo profondo, completo, pieno.

Stavolta mi lasciai andare. Mi accasciai su di un fianco e subito Adele si girò e cominciò a baciarmi. Sul collo, sui seni, sulle braccia ed infine le mani. Cosa strana. Piacevolissima!

Mentre cercavamo di prendere fiato, si presentò Roberto vicino a noi.
Povero, pensai.

Da un lato credo sia l’uomo più fortunato del mondo, uno dei pochi che abbia potuto assistere ad una scena del genere dal vivo, fatta da persone che non stavano fingendo, dall’altra pensai che ormai anche il suo cervello doveva essere devastato, insieme ai suoi testicoli gonfi e trepidanti.
Mentre lui mi dava una carezza in viso, io allungai una mano verso il suo pene.
Urka! Era durissimo, un palo enorme.

Sentivo il suo sangue pompare come verso un tunnel chiuso e che tra un po’ sarebbe scoppiato.
Non sapevo che fare.
Guardai Adele che mi sorrise leggermente e mi sussurrò:
“Povero Roby. Gli verrà un colpo!”
Ci sorridemmo, complici di aver escluso lui, l’uomo, quello che in genere si siede a capotavola e vuole essere servito per primo!
Ma questo non era Roberto, lui era diverso e non meritava questo supplizio.

Subito glielo tirai fuori dai boxer e comincia a toccarglielo, mentre ancora baciavo Adele.
Non sapevo se essere un po’ gelosa di Roberto o di Adele.
Sta di fatto che cercai di non pensarci, perché se veramente avessi dovuto pensare, non sapevo a quale parte rinunciare.
Mentre toccavo il membro di Roby, Adele allungò una mano verso le sue natiche avvicinandolo alle nostre bocche.
Cominciammo quindi al leccarglielo mentre ancora ci stavamo baciando; le nostre bocche divise, o meglio unite, dal grosso membro di Roberto.

Poi alternativamente cominciammo a succhiarglielo. Roberto non durò moltissimo.
Probabilmente era troppo eccitato.
Ci inondo le bocche con la sua sperma mentre noi ce la dividevamo da buone amiche con la lingua.
Poi, ci stendemmo tutti e tre sul letto, spossati e goduriosi.
Io mi addormentai subito come un sasso.

Mi svegliai la mattina con un bacione di Adele! Aprii gli occhi e la vidi splendente e sorridente.

Mi disse “facciamo colazione? Ho una fame tremenda!” Le sorrisi subito anch’io, senza nessun pensiero o pregiudizio sulla notte appena passata.
Roby era già sul terrazzo che si beveva un caffè e trafficava con il suo ipad.
Si svegliarono anche i ragazzi e riprendemmo le abitudini di tutti i giorni, spiaggia, bagni e sole.

Per tutta la giornata nessuno disse niente, tutto era normale. Una piccola parentesi, un piccolo segreto.

Anche se il nostro feeling era migliorato.
Anche Roby era tranquillo e sereno. Spesso mi si avvicinava e mi baciava con un dolce sorriso accompagnata da un “ti amo”!
Invece con Adele si limitava a fargli qualche carezza sui capelli, ma sempre attento a non invadere e a non offendere.

Quella giornata fini con una passeggiata serale, con Roby in mezzo a noi che abbracciandoci ci proteggeva. Era una sensazione molto strana.

Era già capitato che io e Adele facessimo le estremità laterali di Roby con lui che ci appoggiava le sue braccia sulle nostre spalle ma questa volta era diverso.

Avevamo fatto del sesso insieme!

Credevo che vedere un’altra donna vicino a Roberto mi avesse fatto impazzire di gelosia.
Invece con Adele no.
Forse perché sono stata io a scegliere lei e ad imporla a lui. O forse perché io volevo così tanto lei che pur di averla ero disposta e lasciarle anche un po’ di Roberto.

Sta di fatto che mi sentivo bene.

Passeggiando quella sera, io e Adele ci tenevamo le mani, congiunte dietro la schiena di Roby. E a dirla tutta mi divertivo a farle palpeggiare il culo di Roberto mente Adele sorrideva e mi faceva facce strane.

Quella notte quando andai a letto sentivo le lenzuola accarezzarmi la pelle.
Ero particolarmente sensibile e molto eccitata.
Chiudevo gli occhi e vedevo le scene della sera, prima con Adele e poi insieme con Roberto.

Che spettacolo.
Non ero mai stata così, una goduria piena, un insieme di emozioni e sensazioni che rendevano il mio corpo dilatato in ogni suo poro, pronto a raccogliere ogni sensazione, ogni movimento, ogni filo di aria che mi circondava per filtrarne il nettare pieno di sapori ed umori. Ed in tutto questo, per la prima volta in vita mia, mi sentivo padrona del mio corpo; il mio cervello raccoglieva le informazioni che provenivano dai miei sensi, le elaborava secondo il mio desiderio e le rilasciava al mio corpo per le più belle sensazioni che questo poteva regalarmi.

Mentre rivedevo le immagini scolpite nella mia mente, cominciai a toccarmi. Roberto era lì, vicino a me, assopito. Non ero sicura che stesse dormendo o se fosse ancora sveglio alla ricerca del sonno. Decisi di toccarmi ugualmente. In quel momento non avevo voglia di stancarmi a fare del sesso con lui. Avevo voglia di riprovare un po’ di goduria ma in pieno relax.
E fare sesso comunque è impegnativo!

Quindi cominciai a toccarmi.

Ero a pancia sotto, mi infilai prima una mano sotto la pancia e poi anche l’altra. Se Roby fosse stato sveglio e mi avesse sentito…tanto meglio! Era ancora più eccitante! Anzi, speravo proprio fosse sveglio e mi sentisse. Magari poteva masturbarsi anche lui se la cosa lo eccitava o meglio ancora che mi lasciasse godere di me stessa e poi mi cacciasse all’ultimo secondo il suo grosso membro in bocca e venire dentro di me.

Il mio corpo cominciò ad avere un moto circolatorio e sussultorio. Ansimavo, piano ma ansimavo. Non volevo nascondermi, ero finalmente sicura di me stessa. Stavo cominciando a godere e sentii Roberto muoversi; continuai, senza aprire gli occhi e sentendomi ancora più eccitata. Non vedere quello che poteva fare mi elettrizzava ancora di più di quanto già lo fossi. Conosco bene Roby e sò che è un gran porco. Continuai fino a quando un onda di calore non invase il mio corpo, partendo dalla punta dei piedi fin sù, al mio cervello, con scosse di brivido continue.

Mentre tutto ciò accadeva mi sentii letteralmente inondare una natica di liquido caldo che poi lentamente scendeva verso il mio interno cosia.
Roberto sei grande! Pensai.
Si era veramente masturbato guardandomi nella penombra della camera ed al posto della mio bocca aveva scelto il mio fondoschiena come punto di raccolta del suo seme.
Ora lo sentivo,leggermente accasciato sulla mia schiena che ansimava tremolante poco dopo mi spalmava con l’estremità del suo membro il liquido seminale su tutta la mia chiappa.

Si ridistese al mio fianco e cominciò e leccarmi l’angolo della mia bocca. Io la aprii leggermente per fare entrare la sua succosa lingua ed assaporarmi il suo alito di sesso.
Poi mi sussurrò “bella goduta! Ti amo troietta!”. Si distese a pancia all’aria ed io allungai la mano sul suo membro a raccogliere ancora qualche impulso mentre lo sentivo,lentamente sgonfiarsi.

Che esperienza. Che vittoria.

Da oggi non mi sarei più nascosta a masturbarmi nei vari angoli della casa agli orari più impensabili con l’ansia che non ci fosse e non mi sentisse nessuno.

Da oggi l’avrei fatto comodamente nel mio letto, rilassata e senza paura. Roberto aveva inteso il messaggio al volo, ovvero mi tocco da sola perché voglio solo una coccola, non impegnativa, non stancante.
Una semplice coccola della buonanotte, come da adolescente ero abituata a farmi tutte le sere prima di addormentarmi.
Fare l’amore o fare sesso è un altra cosa; ci vuole impegno ed energia. Questa è e deve rimanere una semplice coccola.

E se Roberto mi sentirà quando me la farò, potrà godere di se stesso in mia compagnia, utilizzando anche il mio corpo se vuole, ma senza chiedermi niente.

Avevo fatto un altro grande passo in avanti; stavo veramente cambiando! Mi sentivo ogni giorno più sicura, decisa ed in armonia con me stessa.
E stavo crescendo insieme a Roberto che mi seguiva in modo discreto.

Dio quanto lo amo!

Sa starmi vicino senza essere invadente, sa capirmi, sa stimolarmi.

Mi ricordo ancora quando mi regalò il primo sex-toy che inizialmente usammo insieme e poi mi spinse ad usarlo da sola, alla ricerca della mia femminilità e sessualità.
Mi rendo conto di aver avuto una adolescenza sessualmente castrata. Saranno stati quei deficienti di ragazzi che mi sono frequentata, sarà stata la figura di mia madre e ciliegina quel coglione di primo marito che mi sono sposata!
Avevo poi ripreso un attimo in mano me stessa quando andai a vivere da sola ma forse ormai era troppo tardi.

O forse questo è quello che ho creduto fino a questo momento. Non è mai troppo tardi. Adele per me è stata la giusta miccia che probabilmente è arrivata al momento giusto, in un momento della mia vita dove con maturità posso affrontare le situazioni e gestirle.

Se Adele è la miccia Roby ė la miscela con i giusti ingredienti e, grazie al cielo, è mio marito!

Mi alzai leggermente e diedi a Roberto un lungo bacio.

“Ti amo!” Gli dissi. “Io di più!” Mi rispose con voce assonnata lui. Lo abbracciai e mi addormentai soddisfatta e felice.

Il giorno a venire era l’ultimo giorno per Adele e Davide.
Mi sentivo triste.
Non volevo che andassero via! Stavo vivendo un momento particolare della mia vita e non volevo che finisse così. Volevo e dovevo capire di più!
A pranzo parlai con Roby sulla possibilità di ospitare per ancora qualche giorno Adele a casa nostra.

Lui mi guardò serio e mi disse ” Sei sicura? È veramente quello che vuoi? Non voglio che questa cosa incida negativamente nel nostro rapporto… Va bene tutto ma.. Io ti amo e non voglio perderti!”.
Rimasi in silenzio, in cerca di risposte sincere. Poi alzai lo sguardo e risposi ” Roby, non so cosa mi stia succedendo ma credimi, ti giuro che per te non è cambiato nulla, ti amo forse ancor più di prima, tenuto presente che prima ti amavo da morire… Nulla può toccare l’amore che provo per te! E che questa cosa mi sta facendo capire ancora di più me stessa e ti giuro che se a te va bene, che non ti urta, tutto questo non ti porterà via niente…anzi…”
Non riesco a finire la frase che lui sorridendo mi dice ” anzi vuol dire che non devo stare li a guardare come un pirla, vero?”
“sei il solito porco!” Gli rispondo, alzandomi ed abbracciandolo!
“La chiamo subito per chiederglielo?”
“Chiama!” Mi rispose Roby con sguardo amoverovole.

Chiamai Adele e dovetti insistere mezz’ora per convincerla. Alla fine dopo due ore erano a casa nostra con i loro bagagli!
Di nuovo eccitata di gioia, prendemmo gli asciugamani ed andammo in spiaggia.
Wow, ancora qualche giorno insieme.
Quel pomeriggio mi sono gustata il suo corpo, guardandola mentre prendeva il sole, mentre giocava con i bimbi, mentre facevamo il bagno. E li non mancava occasione per toccarci. Volevo ancora usare quel corpo.

Mi dava sensazioni strane, piacevoli, bellissime. E lei mi faceva stare bene. Capivo che non mi ero innamorata, Adele mi faceva parlare, star bene ma amare è una cosa diversa. Mi ero affezionata ma una cosa era chiara nella mia mente. Non era amore, era amicizia e sesso. Amore era quello che provavo per Roby. E chiarito questo, mi sono immediatamente sentita benissimo, perfetta, pronta a riprendermi quel corpo e goderne delle sue forme e dei suoi profumi.

Ma stavolta anche con Roby.
Non volevo che lui fosse tagliato fuori, dove sono io c’è lui, ciò che mangio io mangia lui, ciò che scopo io scopa lui! E questo è amore!
Unico problema era sapere cosa ne pensava Adele!
Per tutta la vacanza abbiamo fatto apprezzamenti a tizia e a caio, scambiandoci furbesche occhiate quando vedevamo un bel culo di una ragazza o un generoso pacco di qualche ragazzo.

Nonché scambiandoci complimenti ed apprezzamenti sui nostri corpi.
Quindi, avevo ben capito che Adele non era lesbica ma si trovava in una fase dove la presenza di un uomo era ancora ingombrante per lei, per quello che aveva vissuto e provato; e certo non cercava una donna poiché non era lesbica. Forse anche se più aperta e disinibita di me in qualche modo aveva anche lei delle problematiche interiori da risolvere e forse io, come lei per me, ero lo strumento giusto per cominciare mettere in ordine qualcosa, per cominciare a tornare a sorridere al sesso ed a tutte le sue componentistiche, spirituali e fisiche che esso è in grado di regalarci.

Rientrati a casa subito di routine la doccia bimbi, doccia io insieme ad Adele e per ultimo, dopo aver preparato qualcosa di sfizioso alla griglia, doccia Roby.
Ovvio che nella doccia con Adele non potevano mancare palpatine e baci!
Cenetta e chiacchierata sulla politica con bicchierini di mirto come contorno!
Messi a nanna i ragazzi, io e Adele eravamo sul divanetto a criticare un giornale di moda senza farci mancare le coccole- massaggi, sia ai piedi, sia alla schiena e sul collo; Roby era entrato ormai in casa a trafficare con il pc per via di alcune mail di lavoro.

Pensavo ancora alla situazione che si era creata con Adele ed avevo qualche sassolino da sistemare prima che fosse tutto chiaro e trasparente. Dovevo in qualche modo dirgli che il mio non era amore, accertarmi che non lo fosse neanche per lei e poi la cosa più imbarazzante, capire come gestire Roberto. Non volevo escluderlo, piuttosto avrei rinunciato ad Adele. Nello stesso momento avevo comunque una gran voglia, voglia di lei di lei e me, di Roberto, di tutto.

Mi cominciava a surriscaldarsi il cervello.
Così, ad un certo punto, presi coraggio e cominciai a parlare con Adele dell’argomento.
Guardandola le dissi “ho voglia, voglia di te!”.
Lei mi guardo dolce e mi rispose “anch’io , tanta tanta!”
Aspettai un attimo e ripresi a parlarle “Sai, Roby si è offerto di dormire sul divano… Ma devo essere sincera…un po’ mi dispiace. “
Il viso di Adele si fece serio.

Abbassò per un attimo lo sguardo e poi mi disse con voce pacata “Senti Giulia, io detesto gli uomini… E tu lo sai! Mi fanno schifo! Ma tendenzialmente anche le donne mi fanno schifo! Come te, anch’io mi ritrovo in questa situazione nuova e .. strana… Tu mi piaci molto, sei carina, particolarmente simpatica e mi stò affezionando a te alla velocità della luce..ma con questo non pensare che mi sia innamorata di te… Mi piaci e non so per quale strano motivo mi ecciti!
Sono anni che non ho rapporti sessuali con nessuno e tu mi sei piaciuta…non so neanche io perché…non sono mai stata prima con una donna…e neanche avevo mai pensato di farlo…cioè non veramente..cioè..”
La interruppi sorridendole e le risposi subito sollevata per quello che aveva appena detto “ma guarda che anche per me è così…”.

Un attimo di silenzio e poi un reciproco sorrisone!
Quelle parole erano la liberazione reciproca!
Niente sentimenti, se non pura stima ed amicizia.
Niente che pregiudicasse il nostro futuro sessuale pensando di esser d’un tratto diventate lesbiche.
Niente, solo un gioco, un apprezzamento fisico reciproco.
Un modo per crescere, in serenità reciproca.
Un ritorno alle origini, alla scoperta della propria sessualità, come delle bambine che capiscono che il loro corpo è in grado di regalare delle sensazioni meravigliose e che riescono ad unire il corpo e la mente e si uniscono sviluppando con giochi banali, come il dottore e la paziente, il loro istinto sessuale.

Forse entrambe queste esperienze non le avevamo avute alla giusta etá, trovandoci poi già cresciute e catapultate nel mondo sessuale; un mondo che ha cominciato qualcun altro a gestire per noi su di noi e non da noi per noi. Quindi una corsa per adattarci alle esigenze altrui trascurando le nostre, proprio perché le nostre non le conoscevamo. E non parlo di poter raggiungere semplicemente un orgasmo sotto la doccia o con il cuscino, parlo di avere un identità sessuale, una fantasia ed in qualche modo una partecipazione attiva.

Come esser in un tavolo con persone che discutono e ritrovarsi a non parlare o peggio non aver nulla da dire, quando invece rinchiusi nella propria camera di cose da dire c’è n’erano tante, tantissime. Adesso probabilmente stavamo cominciando a parlare anche noi a quel tavolo e potevamo liberamente dire la nostra e forse..avere anche ragione!

Ci fu un lungo abbraccio, forte e sincero.
Poco dopo lei, scostandosi e guardandomi negli occhi mi disse “Giulia, con Roby per me non ci sono problemi.. Se non li avete voi…senza offesa, sopratutto per Roby ma per me in questa occasione lui è solo un fallo di carne…” Poi la sua bocca fece un mezzo ghigno e continuò “si cioè, direi .. molto meglio di quello in silicone che uso di solito!”.

Scoppiai a ridere sia perché pensavo alla faccia che avrebbe potuto fare Roberto se avesse sentito questa cosa, lui permaloso com’è, poi perché pensai alla piccola collezione di giocattoli che avevo a casa ed a quante volte, mentre li usavo, speravo si tramutassero in calda carne profumata.
Adele, preoccupata di aver parlato male, per cercare di spiegarsi meglio subito aggiunse “non fraintendere, ti prego! Volevo dire che non mi dispiace come persona..cioè, non che provi un’attrazione particolare, cioè ..insomma.. È tuo marito e sò che vi amate e sono contenta, io non c’entro niente…Se devo pensare al sesso con te ed insieme condividiamo un gioco in più e che quel gioco è lui..beh…non mi dà nessun fastidio..se poi so che tu ci tieni…beh, insomma, in tutta verità anche a me non fà proprio schifo! E poi, ripeto, so che è tuo marito, e non mi chiede niente, nessun impegno, è pulito, discreto…e ce l’ha pure grosso…insomma…” Accennando ad un sorriso malizioso continuò “…insomma dai, ..per me va bene!”.

Il cuore mi si riempì di gioia!
L’abbracciai nuovamente. Mi sentivo eccitatissima, come se fossi una bambina golosa che, portata nella più grande pasticceria del mondo che esponeva interminabili banchi pieni di dolcetti, qualcuno le aveva appena detto di prenderne e mangiarne quanti ne avesse voluti senza che ognuno di quei dolcetti potesse farli male o ingrassare!
A quel punto le sussurrai nell’orecchio “io me la sento parecchio bagnata…e tu?”
Prontamente mi prese la mano e se la infilò sotto la gonnella fiorata.

Era senza mutande ed era bagnatissima anche lei!

Entrammo in casa, ci assicurammo che i ragazzi dormissero. Erano due angioletti cotti di stanchezza! Chiudemmo la porta per bene e poi mano nella mano andammo da Roby. Lui si girò guardandoci prima negli occhi e poi si soffermò sulle nostre mani congiunte. Io mi abbassai al suo orecchio e gli sussurrai “..noi andiamo di lá..se vuoi raggiungerci noi ne saremmo molto contente..” Lo baciai con la lingua e insieme ad Adele mi diressi verso la camera da letto.

Da uomo intelligente che è Roberto, non si precipitò immediatamente in camera. Ci lasciò un generoso lasso di tempo che io ed Adele sfruttammo al meglio, tra baci, leccate, carezze ed esplorazioni varie. Io mi sentivo travolta di eccitazione e passione.
Cominciammo sedendoci sul letto e con molta calma iniziammo a baciarci. Alternavamo lunghi baci con la lingua e molta saliva togliendoci reciprocamente qualche indumento. Sempre con calma e dolcezza. Quando ci toglievamo qualcosa, lo facevamo a rallentatore, per gustarci quanto veniva nascosto dall’indumento.

Poi la sensazione dei tessuti che scivolano lentamente sulla pelle danno una sensazione molto eccitante. Con molta passione poi affondavamo reciprocamente la nostra bocca sulla parte di corpo appena scoperta e lasciata nuda. Quando Adele mi tolse le mutandine, me le fece scivolare piano sulle gambe accompagnando con la sua bocca salivosa l’indumento sino a sfilarlo dai piedi. A quel punto mi prese la gamba e cominciò a leccarmi e succhiarmi ogni dito del piede, prima l’uno e poi l’altro, alternando con qualche piccolo morso che mi dava un impulso elettrico direttamente al mio cervello.

Poi risalì ancora piano, leccando accuratamente ogni millimetro quadrato della mia pelle, arrivando poi lateralmente alle mie labbra vaginali. Cominciai a risentire quel piacevole calore che mi invadeva il cervello. Ero in estasi. Raggiunsi l’orgasmo in un attimo. Ero troppo carica! Delicatamente Adele si distaccò leggermente e continuò la risalita verso la mia bocca passando dall’ombelico, da entrambi i seni soffermandosi non poco sui miei capezzoli che parevano degli interruttori che se toccati riaccendevano il desiderio sessuale e la voglia di godere ancora.

Arrivata alla mia bocca ci soffermammo per un succoso e saporito bacio. Poi la presi delicatamente e la feci sdraiare a pancia sotto. Cominciai dalla sua bellissima schiena, perfettamente inarcata da poter mettere in risalto le forme del suo perfetto sedere, sodo, atletico ma carnoso. Leccai le sue ascelle assaporando un profumo sapido e pieno. Scesi piano sino a quel magnifico culo che a quel punto cominciai a mordicchiare. Adele si mise un cuscino sotto la pancia in modo da mostrarsi ancor più verso il mio viso e divaricando le gambe, aiutarmi a poter infilare la mia lingua in mezzo a quelle carnose labbra del sesso.

Anche Adele non durò moltissimo ed in men che non si dica sentivo le forti contrazioni orgasmiche che risucchiavano la mia lingua dentro di lei.
Rimasi ancora li a gustarmi il suo profumo e quella splendida visione.
Ad un tratto, senza che neanche me ne accorgessi sentii la mano di Roberto accarezzarmi i capelli mentre ancora ero intenta nelle gambe di Adele. Alzai la testa e lui cominciò a baciarmi, prosciugando la mia bocca del succo di Adele.

Poi si diresse verso il viso di Adele e le diede un semplice bacio sulla bocca. Adele ricambiò e gli fece un grande sorriso. Poi Adele si girò e prese con la mano destra la sua testa e con la mano sinistra la mia accompagnandole entrambe verso il suo ventre. Io e Roby stavamo leccando insieme per la gioia di Adele. Quando Adele fu sazia, si alzò leggermente e mi prese per mano tirandomi vicino a se.

Cominciò a baciarmi in modo passionale mentre Roby si dedicava al mio bassoventre. Poi Roby si eresse per penetrarmi e Adele scese con il viso giù a condurre il gioco con le sue mani. Mi penetrava a ritmo che diceva lei alternando a piacere di Roberto qualche succhiata al suo membro. E quando poi riprendeva la penetrazione lei dolcemente accompagnava la sua lingua con movimenti circolari sul mio clitoride. Esplosi poco dopo in un orgasmo mai provato prima.

Mi si contrassero i muscoli addominali così forte che mi pareva di aver dei crampi. Delicatamente Roby uscì da me senza venire mentre Adele si distendeva sopra il mio corpo. Vidi Roby che cominciava a penetrare Adele. Sentivo i colpi che penetravano Adele e nel sussulto sentivo rimbalzare i generosi testicoli di Roby che sbattevano ritmicamente sul mio sesso, facendomi ancora sussultare data l’estrema sensibilità lasciata dall’orgasmo appena sfogato. Il tutto mentre Adele appoggiava delicatamente il suo viso sopra la mia guancia e la sua bocca sul mio orecchio, facendomi sentire ogni minimo sussulto di respiro, un respiro sempre più affannoso e sempre più profondo finché non la sentii gemere per l’orgasmo che stava invadendo il suo corpo.

Roby era stato bravissimo ed era riuscito a non venire ancora. Aspettai che Adele si godesse appieno questo momento tenendola stretta a me mentre le accarezzavo i capelli.
Dopo tutti quegli anni finalmente un membro maschile! In carne e ..pelle!
Quando poi lei alzo la testa, ci baciammo intensamente. Poi di nuovo con la testa sollevata mi guardò con quel l’occhio di intesa per farmi capire che ora dovevamo sistemare Roby per le feste!
Ci alzammo e lo prendemmo buttandolo a schiena sul letto.

Io da un fianco e Adele dall’altro cominciammo a leccargli il membro mentre lui con le mani continuava a giocare con le nostre fighe bagnatissime. Esplose anche lui con un getto che io ed Adele condividemmo fino all’ultima goccia. Stremate ci appoggiammo al petto di Roberto guardandoci soddisfatte negli occhi. Era stata un esperienza fantastica. Sorridemmo a Roby che ancora stava cercando di regolarizzare il respiro ed io gli dissi “Senta capo, come siamo andate? È stato tutto di suo gradimento?” E Roby prontamente rispose “è troppo presto per esprimere un giudizio.

C’è ancora molto lavoro da fare prima!”. “Che stronzo!” Dissi sogghignando guardando Adele che subito replicò con un accenno di sorriso “perdonami socia ma credo che questa volta abbia ragione il capo!”.
Fecimo tutti una soffocata risata e poi nel massimo rilassamento, sfiniti, ci distendemmo tutte e tre abbracciati nel lettone.

I seguenti giorni furono stupendi.
Estremamente rilassate io e Adele facevamo le mamme, di giorno e le geishe la notte.

Quando cominciavamo a chiamare Roberto con il titolo di “capo” voleva dire che stava shittando il momento porco! Meno male che la presenza dei ragazzi ci dava un freno altrimenti penso che avremmo passato quei giorni chiusi dentro tra camera e frigorifero per mangiare.

Purtroppo era arrivato il momento di tornare a casa.
Cercammo con contegno di lasciarci con la promessa di rivederci entro la settimana seguente. Certo che poi arrivati a casa sarebbe diventato tutto più complicato ma decidemmo che ci avremmo pensato.

Alla fine era importante anche solo poterci vedere!

Ripresa la quotidianità, tutto tornò come prima. O meglio, quasi tutto.
Io sono letteralmente cambiata. Sono molto più sicura, decisa, determinata e meno pasticciona. Con Roberto va tutto alla grande, anche grazie al mio miglioramento sia di sicurezza psicologica sia fisica. Facciamo sesso regolarmente con grande soddisfazione e quando invece sono stanca mi masturbo tranquillamente a letto con Roberto. A volte partecipa a volte dorme veramente!
Son passati nove mesi da quella vacanza.

Con Adele ci sentiamo telefonicamente tutti i giorni.
Ci vediamo almeno una volta la settimana per fare shopping, bere il caffè o pranzare insieme. Le nostre abitazioni distano circa trenta minuti di macchina e quindi è facile trovarsi a metà strada.
Quando ci vediamo da sole siamo due amiche modello, niente sesso niente baci. Ci guardiamo sempre con attenzione e con eccitazione ma tutto si deve fermare li.
Roberto ha preso un piccolo appartamento in affitto in un paese che si trova equidistante tra noi.

Una volta ogni quindici giorni sistemiamo i rispettivi pargoli dai nonni e ci troviamo tutti e tre, io Adele e Roberto. In genere ceniamo in qualche ristorantino, ci godiamo la serata e poi ci rifugiamo in quella che abbiamo chiamato la “cuccia del piacere”.
Il modo di fare sesso tra di noi si è leggermente evoluto; ora abbiamo degli accessori, nulla di estremo, tipo dei frustini, manette di cuoio bende per il viso e qualche giocattolo.

Chi si è comportato male nel precedente periodo subisce poi una piccola punizione! A volte entrambe a volte l’una o l’altra! Nella cenetta che svolgiamo prima, infatti, alla fine ognuna di noi due deve raccontare gli episodi che a loro avviso sono reputati dei brutti comportamenti, tipo esser arrivata tardi al lavoro, aver guardato il pacco di qualche uomo, essersi toccata di nascosto o sciocchezze simili. Insomma un modo piacevole per aprire la fantasia e lo spirito di quello che potrà accadere dopo nella cuccia del piacere, il tutto a discrezione del “capo” che per l’occasione si mette maschera e maglia di pelle nera!
A volte invece improvvisiamo dei veri teatrini, sempre con il solito preambolo a cena che poi si trasforma in spettacolo nel nostro rifugio.

Abbiamo fatto anche la paziente con il dottore e l’infermiera, il professore e le alunne, insomma aperti ad ogni fantasia.
Un gioco sessuale in continua evoluzione con il solo spirito di divertirsi e provare un po’ di piacere; un anti stress collettivo tra persone che si vogliono bene, una condivisione di amore e amicizia.

Questa sera abbiamo giocato come tre bambini, con entusiasmo, serenità e appagamento. È bellissimo. Ora non vedo l’ora delle prossima vacanze estive che stiamo sognando e programmando da quando siamo ritornati l’ultima volta.

Non so quanto questa cosa potrà andare avanti ma non voglio neanche preoccuparmene. La cosa più importante è che ho trovato completamente me stessa.

14
Una collaboratrice,
Anni fa viaggiavo moltissimo per la mia attività. 50 mila chilometri all’anno in auto erano la regola. Oggi dopo aver assunto due venditori interni negli ultimi otto anni, il mio ruolo è prevalentemente interno e mi consente quindi una costante presenza anche qui sul sito.

Questa storia narra del mio ritorno anticipato da un viaggio in Toscana che ancora oggi ho tenuto per me in quanto adoro come gente e come regione.

Ho la fortuna di avere un team di collaboratori davvero unito e propositivo e non nego che il piacere della mia attività è anche avere a che fare con un ambiente che mi segue in modo spontaneo.
Credo di aver contribuito a tutto questo in quanto di carattere sono molto aperto e come ho imparato da mio padre, amo rispettare la gente.

Le mie collaboratrici sanno di poter contare su un rapporto schietto e sincero.
A loro chiedo solo di essere professionali ed aiutarmi a mantenere sereno il clima lavorativo.
Questa premessa è d’ obbligo per descrivere quanto accadde allora.

Alle 18 rientro in anticipo dal viaggio e decido quindi di fare una scappata in ufficio.
Utilizzo l’entrata per gli uffici che pensavo di trovare deserti in quanto il mio socio quella settimana era in ferie.

Con sorpresa vedo invece una luce provenire dal laboratorio dove svolgiamo un’attività di conto lavoro per la nostra clientela.
Nel laboratorio lavorano 4 ragazze fisse ed una quinta che ha scelto il part-time per motivi familiari.
Ho pensato che si fossero dimenticate di spegnere, ma con sorpresa vi ho trovato Sara. E’ la responsabile del laboratorio, una delle veterane visto che è con noi dal 1997, una delle più fidate.

A quel tempo 35 anni, sposata con un bimbo di 7.

Tipica bellezza mediterranea dovuta all’origine siciliana dei suoi genitori. Capelli neri ricci, occhi marroni , corpo flessuoso ed insieme prosperoso nei fianchi e nella terza di seno, belle gambe, sguardo aperto, un filo malizioso.
Integerrima nella sua fedeltà matrimoniale, a detta delle sue colleghe.

La trovo al computer, le arrivo alle spalle e solo quando vicino mi faccio sentire.

La sua reazione è stranamente scomposta. La vedo digitare velocemente i tasti e cambiare immagine della videata. Non avendo gli occhiali, purtroppo non riesco a leggere nulla.

“Ciao, scusa, sono rimasta un poco a chattare con mia sorella, tra 10 minuti me ne vado”
“Fai con comodo, io sono in ufficio per un’oretta se hai bisogno”

Dopo 15 minuti bussa alla mia porta per salutarmi e se ne va.

Rimango perplesso.

In lei c’era qualcosa che prima non mi aveva convinto, soprattutto il suo atteggiamento e la sua reazione che erano state eccessive se effettivamente stava solo dialogando con la sorella.

Decido di approfondire se possibile la cosa. Vado al laboratorio, accendo il PC, logicamente conosco la sua password e clicco l’icona riguardante la posta aziendale.

Mi appaiono in entrata una serie di mail di clienti conosciuti, mi sembra tutto regolare, vado alla posta inviata, idem come sopra.

Sto per desistere pensando ad un mio errore, quando vedo una cartella denominata “archivio”.

Tento di aprirla, ma mi viene richiesta un’ulteriore password. Digito allora il nome del marito, accesso negato. Faccio un ulteriore tentativo con il nome del figlio e la finestra si apre. Nessuna traccia di mail della sorella, piuttosto una lunga fila di mail con il nostro ex responsabile della contabilità.

In 29 anni di attività non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo solo costretto ad andarsene due persone per comportamenti veramente scorretti: un magazziniere perennemente assente e questo contabile che non faceva nulla di quanto gli venisse richiesto, tra l’altro ci dava informazioni errate sui pagamenti dei clienti e sul loro stato, facendoci fare spesso cattive figure con loro a cui andavamo a chiedere spiegazioni mentre i loro bonifici erano già stati correttamente inviati.

Sapevo che era molto amico di Sara, non sapevo che a distanza di due anni dal suo allontanamento, si sentissero ancora.
Apro l’ultima mail inviata quella sera e capisco e…. capisco tutto.

Era il forward di alcune altre scambiate quel giorno, anche in orari di lavoro, dove Sara parlava, oddio meglio insultava pesantemente il mio socio. Una serie di invettive e di giudizi negativi sul suo operato e i suoi modi di fare.

Non una parola su di me, ma la cosa mi crea un fastidio tremendo anche perché un paio erano indirizzate, forse per errore anche ad altri indirizzi.

So bene che il mio socio non sia il massimo della simpatia, ama far sentire il suo potere ed è assurdo con persone che sai essere fidate e professionali al massimo,
Posso capire quindi che generi qualche antipatia, ma il suo comportamento è stato sempre assolutamente integerrimo con tutte ed in ogni caso non meritorio di questo atteggiamento.

Spengo il PC e passo il giorno dopo a chiedere in giro con discrezione se Sara parla di lui in modo cosi negativo anche in altri ambiti. Più di una mia collaboratrice mi conferma frasi dure e commenti sarcastici.

Mi sento tradito, anche se tutto questo non riguarda me; non pretendo che le nostre dipendenti ci adorino, ma nemmeno che sparlino in giro.

Decido, vista anche l’ assenza del mio socio di non parlare subito con lui e di affrontare invece Sara alla fine del giorno dopo.

Verso le 1600 le chiedo se può fermarsi un attimo dopo l’orario di lavoro.
Non è una richiesta sospetta perché capita che a fine giornata si parli del lavoro svolto.
Entra con indosso il camice di lavoro bianco. In luglio pur essendoci l’aria condizionata, le ragazze in laboratorio lavorano solo con il camice, si sentono più libere nei movimenti.
Si siede compita davanti alla mia scrivania

“Sara, mi confermi che l’altra sera parlavi con tua sorella vero?”
Di colpo la vedo nervosa, si stringe con forza le mani.

“Certo, scusami se ho usato il Pc aziendale invece di farlo a casa”
“Quello sarebbe nulla lo sai e di cosa dialogavate se non sono indiscreto?”

Sembra tranquillizzarsi
“Oh di un poco di tutto, bimbi, prossime vacanze, i soliti discorsi”
“Discorsi tipo questi?”

Apro il cassetto e le porgo le mail incriminate che ho stampato la sera prima.
La vedo sbiancare, le guarda a lungo, farfuglia qualcosa di incomprensibile.

“Da te non me lo sarei mai aspettato Sara”
“Ti prego scusami, è stato quello stronzo; mi ha tirata dentro, lo sai che non sopportava il tuo socio”

“Sei una delusione, oltre a scaricare su altri colpe tue continui a mentirmi. Non ti dico chi me lo ha detto, ma so per certo che sono settimane che questi discorsi li fai anche in pubblico, in pausa pranzo”

Non reagisce, non dice nulla, abbassa solo il capo
“Peccato, ne parlerò con lui lunedì prossimo”

“No ti prego, sai come è fatto, quello mi sbatte fuori in cinque minuti; non posso perdere il lavoro con il mutuo e le altre spese in ballo”

“Sara, sai bene come concepisco il lavoro qui e un fatto simile non posso soffocarlo nel nulla”
“Ti prego, ti giuro che non succederà più”

La guardo, ha il respiro pesante dalla tensione; il camice si riempie ad evidenziare il suo splendido seno.

“Ti stimo molto Sara, hai fatto tanto per noi, ma non posso passarci sopra quindi nei prossimi giorni dovrai dimostrami che hai capito di avere sbagliato, perché non ammetterò un secondo episodio simile”

“Grazie sei come sempre un tesoro, non te ne pentirai”

“Me lo auguro, ora libera due bottoni sopra e due in basso del camice”

Era sul punto di alzarsi pensando fosse finita e di averla scampata; si blocca e mi guarda stranita
“Che… Che cosa dovrei fare?”

“Hai capito bene” “ il mio tono diventa di colpo autoritario e la mia voce bassa amplia l’effetto dell’ordine su di lei.

Mi guarda allibita, mi conosce, non si aspetta una simile richiesta da colui che mai l’ha tentata né importunata.

Sostengo il suo sguardo fissandola negli occhi, capisce che non sto scherzando

Incomincia a slacciare i due bottoni sopra lasciando intravvedere un reggiseno nero che contiene a malapena il suo seno.
Poi passa alla parte sotto mostrando un perizoma ridotto dello stesso colore.

“Intimo succinto, interessante, visto che hai le mani già in zona, apri del tutto il camice e divarica le gambe”

“No dai, basta cosi, ho capito di aver sbagliato, non puoi chiedermi questo”

Come reazione mi spingo leggermente indietro con la sedia e comincio a passare la mano sul mio inguine che mostra pantaloni eleganti tesi per quello che sto vedendo.

Capisce che non è finita e che non ammetto discussioni
Si apre tutto il camice sotto, solo un paio di bottoni a metà camice evitano una completa visione del suo corpo di giovane puledra.

“Sei proprio una gran figa, l’ho sempre immaginato, ora toccati”
“Che cosa?, non chiedermi questo, non lo farò mai”

Per me è come se non avesse parlato, deve pagare per quello che ha fatto; all’inizio avevo pensato di fermarmi a questo punto, ma mi sto eccitando e il suo tono è ancora troppo deciso e arrogante.

In momenti passati della mia attività, due collaboratrici mi avevano fatto capire in modo esplicito di desiderare un rapporto con me, ma per una forma di rispetto dei ruoli, non avevo mai dato speranze ai loro desideri. Sara non era tra di loro, e questo ora, forse, mi eccita ancora di più.

“Prima sopra il tessuto, poi sotto”

Mi guarda con durezza, non avevo mai visto quello sguardo prima, ma la mano va in mezzo alle gambe; la muove lentamente sul perizoma.

Assumo un espressione diversa volutamente laida, mano sul mento e l’altra sul pacco.

Comincia ad ansimare: eccitazione? tensione?

Quando la sua mano va sotto il perizoma mi alzo. Rimango in piedi davanti a lei come per osservarla. In realtà voglio farle vedere tutta la mia eccitazione.

Dopo un lungo sguardo tra di noi, il suoi occhi cadono proprio ai miei pantaloni e credo non sia la mia immaginazione che mi porta a vedere una mano che si muove più veloce sotto il perizoma.

Mentre si sta toccando comincio a girarle intorno, la sua mano si muove ora decisa.

Le accarezzo i capelli, le sfioro le spalle, le percorro le braccia.

Mugola di piacere, le slaccio un ulteriore bottone e faccio un giro intorno a lei.
“mmmmh sei un bastardo, questo è un prezzo troppo caro”

Non le rispondo, mi fermo dietro di lei, le slaccio l’ultimo bottone ed il camice si apre totalmente

Ho una visuale stordente.

La testa leggermente reclinata, i seni che si alzano e si abbassano veloci, la mano che scompare sotto il perizoma, le sue cosce tornite, la sua pelle liscia
Appoggio il mio bacino alla sua nuca. Le faccio sentire il mio cazzo duro attraverso i pantaloni leggeri. Lo strofino a lungo.

“dai bas..ta, lasci..ami anda…re”

Noto però che non rifiuta quel contatto, mi sembra anzi che lo acuisca.

Le porgo in mano il righello che avevo preso dalla mia scrivania durante il mio muovermi intorno a lei.

“passa la parta piatta sulla figa sotto il perizoma …esegui”

“sei uno…str…”

“muta, esegui!” le faccio capire che nella sua posizione non deve permettersi commenti. Prende il righello…. allarga oscenamente le gambe, lo infila dall’alto nel perizoma e comincia a farlo scorrere sulla figa.

Il respiro aumenta…. vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce presa da tensione e da eccitazione.

“Ora piegalo di sbieco e continua”

Il suo viso comincia a denotare il cambiamento per l’eccitazione dovuta allo spigolo del righello quando sfiora il clitoride.

“Ora slacciati il reggiseno!”

Posa lentamente il righello, smette di toccarsi, rimane a lungo immobile.

Poi sospirando porta le mani dietro, sotto il camice, e dopo pochi attimi il reggiseno scivola verso il basso liberando due seni duri e sodi che rimangono sostenuti anche senza aiuti. E’ proprio splendida.

“Si, sei davvero splendida, una puledra da montare”
“Ma come ti permet…” La prendo per i capelli.

“Vuoi che io non parli a chi sai e quindi salvarti il culo?”

Dopo un lungo attimo, fa un cenno d’assenso con la testa.

“Bene allora muta….. riprendi il righello e passalo sulle tette e sui capezzoli. Ti rimando cosi dal maritino, con le tette che sanno della tua figa. E ora succhiami il cazzo”

Mi guarda dura, quasi con odio. Le sue mani vanno incerte ai miei pantaloni. Abbassa la zip ed il mio cazzo duro le si presenta come una molla davanti alla bocca

“Succhia, tutto dentro”

Rimane a fissare il mio fallo scuro senza fare nulla.

Prendo allora dalla giacca che ancora indosso il cellulare, lei capisce cosa sto per fare.

Dischiude la bocca e se lo infila in bocca incominciando a lavorare con labbra e lingua.
Ha una bocca molto carnosa, da pompinara; mi ha sempre dato quest’idea.

“mmm.. brava, continua, allora la bocca la sai usare anche per altre cose… non solo per insultare”

Con le mani le palpo le tette con durezza.

Anche se non vuole darmelo a vedere, capisco che le piace ed insisto.
Le pizzico i capezzoli, la palpo a piene mani.

Aumenta il ritmo della bocca, pensa di finire in fretta e di cavarsela.
Ad un certo punto la fermo ed inizio a scoparle la bocca….

“mmmh non resp, non respiro”

Con una delle mani scendo al perizoma, lo scosto e la penetro con due dita.

Interrompe un attimo…. mugola e poi riprende a pompare come se non vedesse cazzo da mesi.

“Ti stai bagnando puttana, ti piace vero?”

Fa cenno di no con la testa.
Aumento con forza il ritmo della penetrazione, ansima in continuo e la sua bocca si stringe sempre di più sul mio cazzo.

“senti il rumore delle mie dita, sei un lago”
“mmmmh, aaaaah, mmm ferm… fermati ti t.. prego”

Come risposta aumento il ritmo, è troppo eccitante vedere i suoi seni ballonzolare senza sosta.

“alzati, ora ci mettiamo qualcosa di più duro nella tua fighetta”
“no, dai, ti fin..isco con la bocc..a por. co ”

La faccio alzare, la faccio sedere sulla mia scrivania, le divarico le gambe, le strappo il perizoma, glielo infilo in bocca e sempre completamente vestito in un colpo secco la penetro

“noooo, aaghh mmmm…. “

Comincio a spingere prendendola per i fianchi, l’ho ficcata cosi perché voglio vederla in faccia; vedere l’eccitazione che prende posto della durezza nel suo sguardo.

Non devo aspettare molto.

I colpi che affondano nella sua figa sono secchi, duri

“non ti scopa cosi il tuo maritino vero?”
“mmm, n.. no, lui mi, mi vuole .. ben.. bene”

“ma a te pia.. ce cosi vero zoccola?”
“s.. sei un.. un porco”
“ma a te piace cosi vero?” le urlo

La faccio stendere sulla scrivania, porto le sue gambe sulle mie spalle, mi appiglio ai suoi seni e continuo a scoparla entrando fino in fondo

“dimmelo….

ti piace cos..ì vero troia?”
“mmmmh si, è vero, mmmm, mi piace c… cosi”

Alterno colpi secchi a un ritmo più dolce. Colpi corti ma ripetuti a ficcate lente e prolungate.

“mmmmh mio dio, sto, sto per ven.. venire”
“prendilo tutto puttana, tutto”
“aaaaaah vengo, aaaaah nooo…. ”

Non resisto più a lungo nemmeno io, faccio appena tempo ad uscire schizzandola sul viso e sul petto.
L’aria nel mio ufficio è davvero pesante.

“Ti serva di lezione Sara, il posto l’hai conservato, ma non ammetterò altri episodi simili. Ora rivestiti senza lavarti, andrai a casa sapendo di troia”

Si riveste e senza nemmeno guardarmi ne salutarmi, esce e se ne va.

La mattina dopo arrivo in ufficio che lei è già presente..
Saluto tutte e mi aspetto di non ricevere risposta da lei
La mia sorpresa è totale quando girandosi mi guarda, sorride e dice

“Buona giornata capo, spero sia gradevole e positiva come ieri.

15
Indecente come il cazzo di Satana
Questa è una storia vera, una mia fantasia appagata che non ho più rifatto, ma che un giorno ripeterò.
La dedico a una lettrice che mi ha contattato che ha fantasie assai simili.

Un giugno di diversi anni fa, come spesso fortunatamente mi capita ero in Toscana per lavoro regione che adoro. Mentre guidavo verso Arezzo ricordavo un episodio avvenuto anni prima in compagnia.

Si era bevuto bene durante una cena al ristorante e si decise di fare un gioco. Quattro coppie, ognuno di noi doveva confessare una sua fantasia erotica. Io espressi proprio questa pensando di scandalizzare le fidanzate dei miei amici, la mia era già al corrente della cosa. Invece con mia sorpresa due su tre ridendo, ammisero che…. con me l’avrebbero fatto anche per metà prezzo che avevo indicato.

Torniamo alla Toscana; adoro la sua gente, il territorio verdeggiante ondulato, la possibilità di avere nel raggio di poche decine di chilometri città d’arte perfettamente conservate, mare, colline.

Per non parlare poi della cucina; la Val d’Orcia, la strada del Chianti classico o come preferite del Gallo Nero partendo da Castellina, ti lasciano a bocca aperta per bellezza e opportunità enogastronomiche

Quel pomeriggio tornavo da Castiglion Fiorentino che nonostante il nome è in provincia d’Arezzo, felice per una trattativa importante conclusa con un cliente che corteggiavo da tempo. Ero euforico e volevo qualcosa di particolare per festeggiare, ma senza sapere che cosa.

Entrando per la via principale di Arezzo scorgo una donna che cammina sul marciapiede.
Ero in coda e ho avuto tempo per osservarla. Sui 40/42, altezza intorno al 1. 60 forse meno senza tacchi, elegante in un completo blu scuro castigato ma che la fasciava in modo sensuale, camminata molto sexy.

Mi balena di colpo un’idea, ardita, illogica, forse folle. Di mettere in pratica quella fantasia che durante il viaggio era riapparsa nella mia mente.

16

La prima volta in tre

La prima volta che la mia compagna ha deciso di provare l’esperienza in tre è stato durante un nostro viaggio ad Istanbul!
Essere lontani da chi ci conosce dalle nostre abitudini disinibisce più di ogni altra cosa.
Era stata una lunga giornata in giro a visitare la moschea blu, il topkapi, Santa Sofia seduti su una panchina a riposare lei non si era curata di coprirsi le gambe ne di stringerle quel pò che basta.

Di fronte a noi dei giovanotti cominciano a guardare con insistenza, si alzano girano cercano di guadagnare una visuale migliore, le dico nell’orecchio che sta facendo arrapare questi giovanotti e lei di rimando : “e non ti eccita?”
Fra il dire e il fare c’è il mare ma la mia erezione è stata immediata, le propongo di sceglierne uno da portare in albergo, lei nicchia e si tira indietro. La sera in albergo ricordiamo l’accaduto e lei mi dice che parecchie volte nelle file è stata palpata, le chiedo dettagli e mi dice che il culo e le tette sono state oggetto di molte attenzioni, uno in particolare, nel gran bazar mentre contrattavo l’acquisto, le ha carezzato il sedere infilandole le mani nel solco fino a toccarle l’ano.

La mia eccitazione è a mille e di li a scopare il passo è stato breve….
Dopo il sesso un pò di fame, le propongo di restare in camera e prendere qualche sandwich, andata ordiniamo.
Restiamo nudi, dopo una decina di minuti di chiacchiere con molte fantasie, suonano alla porta, indosso l’accappatoio e vado ad aprire, il cameriere con i nostri sandwich, lo lascio passare e richiudo la porta alle mie spalle, percorro il brevissimo tratto fra la porta e la camera e noto il cameriere che cerca di organizzare il carrello mentre lei è lì sul letto coperta con il lenzuolo solo fra le gambe, le sue belle tette sono lì in bella vista, è la prima volta, Lisa si lascia guardare, palpare ma è la prima volta che si mostra.

Il ragazzotto è anche attraente, ci provo!
“Vuoi dargli tu la mancia?” le dico in inglese affinchè il ragazzo capisca.
Lisa mi guarda eccitata “Ma certo!”
La risposta, insperata, è arrivata, si alza dal letto è nuda, i suoi 42 anni sono molto ben portati, il seno ancora sodo, un pò di pancetta per la gravidanza la rende ancora più attraente, arriva davanti al ragazzo si inginocchia gli apre la patta e tira fuori un bell’uccello consistente, si vede che Lisa fa ancora effetto, subito lo porta alla bocca e inizia un pompino.

E’ incredibile, mi aspettavo lo baciasse e si lasciasse toccare, invece ha cominciato un pompino.
Il ragazzo apprezza, le dice in inglese che è una brava pompinara e lei insiste per bene, il cazzo del ragazzo cresce nella sua bocca che lo lubrifica per bene.
Sono eccitato mi tolgo l’accappatoio e mi avvicino, Lisa ha il cazzo di un altro uomo in bocca!!!!!!
Mi eccita molto, le porgo anche il mio, lei lo afferra con la mano libera, me lo stringe sta spompinando come una pazza, poi passa a me ma solo per pochi secondi, torna a concentrare la sua attenzione sul bel cazzo che ha fra le labbra.

Mi abbasso la tocco fra le gambe è già fradicia…….. le sussurro all’orecchio “scopalo”, non se lo fa ripetere si alza aiuta il ragazzo a spogliarsi, lo tocca dappertutto poi si gira e si inginocchia sul letto, il bel culo alto,il ragazzo non esita un secondo le fionda in figa il suo cazzo senza esitazione, per tutta la lunghezza!
Prima di conoscerci Lisa ha avuto ovviamente altri uomini tutti bendotati ma la sento ululare come non ha mai fatto con me, mi guarda con gli occhi sbarrati e dice “è grosso!!”
Le chiedo se vuole che smetta, il ragazzo la sta pompando con un ritmo ed una forza notevoli e lei mi guarda dicendomi “NO!!!”
La vedo che è vicina a godere, conosco i segni, lui pompa come un forsennato, le sue tette ballano, mi stendo vicino a lei, Lisa mi si appoggia addosso, mi bacia, sento le nosre lingue battere per i colpi del ragazzo, mi dice “ti amo” e viene urlando tutto il suo piacere e si abbandona su di me.

Il ragazzo si ferma, il suo cazzo è ben piantato dentro la mia Lisa, mi guarda si sfila e mi sorride, capisco cosa vuole comincia a toccarle il culo prima dolcemente poi le sue mani diventano più ardite, un dito nel suo buchetto, due dita lei apre gli occhi, mi guarda e mi chiede “vuoi lasciargli anche il culo?”
Le sussurro che la amo la faccio scivolare su di me e mi piazzo in modo da penetrarla lei capisce mi dice che non ha mai provato così.

Sento le dita del ragazzo che si fanno strada nel suo culetto, geme mi dice che sono un porco, un maiale, che mi piace farla scopare dagli altri, sono bene dentro di lei, l’attiro contro di me, la bacio lei si irrigidisce un attimo.
Il ragazzo gli ha piantato la cappella nel culo, la sento cedere, sento il suo cazzo che si fa strada nel culo di Lisa, lentamente ma senza incertezze, lei dice è troppo, ma sento che il ragazzo spinge ancora non accenna a fermarsi.

Lisa mi dice che è troppo grosso che le uscira dalla gola!!!!!
E’ tutto dentro il suo culo!
Comincia a sfilarsi pochi centimetri poi spinge dentro ancora, la guardo è completamente persa, io sono ancora fermo dentro di lei, le dico “godi amore”.
Il ragazzo comincia a pompare il suo culo come un trapano a percussione, io comincio a muovermi, Lisa sta già godendo e poi ancora, dopo pochi minuti le dico che sto venendo e spingo la mia sborra profondamente nella sua figa, aiutato dai miei susslti e daquelli di Lisa che continua a venire sento il ragazzo irrigidirsi e piantarsi profondamente nel culo di Lisa sborrandole dentro e dandole della puttana.

Le dico nell’orecchio che Lei è davvero una troia, la mia troia

23

Un patto con il diavolo

1
– Signora, le medicine, ancora… ma insomma? – sapevo che Maria se la prendeva davvero e la cosa, come sempre, mi faceva sorridere.
– Maria cara, non mi sgridare… non mi servono più! – il sorriso lento si spense. Non solo per la tristezza, che ormai faceva parte della mia vita di tutti i giorni, come un ombra che non schiarisce, ma per il dolore fisico che adesso mi costava ogni piccolo gesto.

La povera donna non capiva che quegli intrugli non curavano niente. Non c’era cura per la mia malattia: in realtà prendevo solo dei potenti antidolorifici. Ero talmente assuefatta ai farmaci che a mala pena blandivano il mio malessere.
– Portami in terrazza, voglio godermi l’ultimo sole dell’autunno. Quest’anno è stato caldo, mai come il sole di Atene o di Capri, intendiamoci, ma… – Maria ascoltava poco, lo sapevo. La maledetta serva mi trattava come fosse mia madre, e se lo poteva permettere.

Certamente aveva fatto di più lei per me, che la mia madre vera; sempre assetata di soldi, come tutta la famiglia del resto.
Sulla grande terrazza, c’erano i soliti mazzi di fiori: si ricordavano ancora di me. Non erano tanti, certo, non come una volta.
Ricevevo dei bigliettini da “abituè” che non saltavano una sola settimana, che cari.
Il maggiordomo aspettò che Maria mi sistemasse nella poltroncina di rattan, sapeva che non volevo essere vista, ero incapace persino di camminare da sola.

La Tour era lontana ma rassicurante, quella mattina nell’autunno incombente, chissà perché ripensai a lui, dopo tanti anni…
– Ci sarebbe la signorina Corbett de “Le Figarò”, ormai passa tutte le mattine. – Stavolta non mi arrabbiai ma ne risi. Comunque non la ricevetti: megera.
Sapevo bene cosa voleva da me: l’intervista, il giornale, tutte balle! Lei voleva conoscere il mio segreto. Stupida, illusa! Era grassottella ma sana e robusta, ma non era certo per invidia che non mollavo, anzi… era per il suo bene!
2

-… osservava uno stagno dove tre cigni facevano evoluzioni graziose.

Conosceva bene quei meravigliosi uccelli! L’anatroccolo si lanciò disperato verso di loro gridando: “ Ammazzatemi, non sono degno di voi!” –
Jane stavolta era certa, non si sbagliava: le piccole dita si erano mosse, anche se impercettibilmente. Emozionata incalzò la sua lettura, scandendo bene le ultime parole della fiaba:
– Lui che era stato per tanto tempo un brutto anatroccolo era finalmente felice e ammirato. –
Un piccolo bagliore proprio vicino all’occhio sinistro: era una lacrima.

La volontaria shittò in piedi e corse verso il corridoio:
– Infermiera… presto, presto: si sta svegliando! –
Fu una festa per tutto il reparto, la bambina era stata data per spacciata, invece ora si riprendeva lentamente.
Aveva passato quasi un mese in c***, dopo l’incidente; peccato che quando iniziò a riprendere conoscenza la sua mamma non fosse lì.

Ricordare quei momenti del passato mi seccava la lingua e la gola; riprendendomi dai ricordi, scartai sulla sedia.

Avevo sempre dato grande importanza a quei momenti. Non l’avevo mai confessato a nessuno ma da ragazzina mi convinsi che ero nata due volte, la prima volta per volere di Dio, ma la seconda volta per intercessione del diavolo…
Naturalmente, in entrambi i casi, la mia avida e disamorata “mammina” era, sentimentalmente assente. Sorrisi amara tra me e me, ero talmente rassegnata all’inimicizia di mia madre che quasi non mi faceva più male.

Qualcuno suonava il violino, sulla Senna, rallegrando i turisti del Bateaux mouches.
Eh sì, della mia prima vita non ricordavo più niente, ma dopo l’incidente, decisi che sarei diventata un Cigno, a qualunque costo! Anch’io sarei stata tanto ammirata, da dover nascondere il viso sotto le ali, per schernirmi. Ero solo una bambina ma mantenni la promessa.
Tornai in casa.
Decisi di cambiarmi, avevo quasi voglia di uscire ma rinunciai. In casa mi sentivo forte, nonostante i dolori insopportabili, ma debole e vulnerabile fuori.

Maria mi seguiva discreta. Ci ‘perdemmo’ nel guardaroba: vestiti, sete, broccati, abiti di scena… un mare di scarpe.
Il mio bauletto; i trucchi: lo aprii. Sul fondo trovai la piccola fiala, non la aprivo da 20 anni; sul fondo l’ultima goccia ambrata. La presi, la strinsi tra le mani.
Uscendo, mi venne in mente un’altra cosa:
– Ferma! – dissi – Devi fare una cosa, ti ricompenserò, lo giuro! – risi: era un vecchio gioco, tra di noi.

Maria conosceva bene la mia tirchieria ma ero certa che non me ne volesse, dopotutto lei sapeva gestirla al meglio.
Ero legata a tutte le cose, persino alle monete; Maria era l’unica che riusciva a farmi spendere i soldi per vivere, senza di lei saremmo morti tutti di fame!
– Vedi quella piccola valigia di cartone? Sai cosa contiene? – la serva mi guardò, sorpresa:
– Oh no, che non lo so è chiusa, con la combinazione… –
– Hai sbirciato, allora…? –
– No, che non ho sbirciato, signora – disse educatamente annoiata – solo che quella… ‘cosa’ l’abbiamo presa, per poi posarla, decine di volte, e lei non si è mai decisa ad aprirla! Mai.

– recitò, come fosse una cantilena.
– Ah, Mery, sei insostituibile. – Era vero, solo lei mi teneva allegra – Non c’è bisogno di aprirla. E poi mi sono scordata la combinazione: è passato troppo tempo. Eppure, c’è stato un periodo in cui l’aprivo tutti i giorni, come il cestino della merenda per la scuola da bambina. Prendila! – poi ci allontanammo nel corridoio – Ascoltami bene – dissi seria – domattina questa ‘cosa’ deve sparire dalla faccia della terra: so che mi posso fidare di te.

– Maria non rispose.
Mi feci sistemare in poltrona, davanti alla finestra, con la ‘nostra cartella’ sulle gambe e, dopo tanti anni, mi decisi a ripensare a quei giorni.

17

L’assoluzione

– Padre… ho peccato… –
La grata del confessionale, in alluminio traforato, gli impediva di vedere il volto del confessore.
Era entrato in chiesa, una chiesa scarsamente illuminata, austera e praticamente deserta, a parte due donne anziane che pregavano sedute sulle panche di legno, e subito si era diretto verso il confessionale di sinistra.

Aveva intravisto un movimento nell’ombra, e da quello aveva arguito che il prete si accingesse alle confessioni.
E così si era messo in ginocchio di fronte alla grata.

– Padre… ho peccato… –
Un movimento nel confessionale, seguito da uno schiarirsi di voce.
– Padre… –
– Ehm… sì, figliolo… ho sentito… sono qui –
– Padre… ho gravemente peccato, e ho bisogno di confessarmi… –
– E’ un pò tardi figliolo… ero entrato nel confessionale solo per riprendere il breviario… devo dire Messa tra pochi minuti… perché non torni domani… –
– No ! Non posso aspettare ! Devo liberarmi la coscienza… ora… subito… il peccato che ho commesso mi opprime e… e… –
– E va bene figliolo… cerchiamo però di essere concisi al massimo… –
– Grazie Padre, e che Dio gliene renda merito –
Un nuovo movimento nel confessionale, seguito da un lungo e stanco sospiro.

– Allora figliolo… dimmi tutto… –

– Ecco… vede Padre… lei deve sapere che io sono sposato da dodici anni, con una donna brutta, grassa, cattiva, acida e insopportabile… una vera e propria arpia… –
– Non è bello ciò che dici… tua moglie è la tua compagna nella vita… –
– Lo so… ma questa è la verità… è una donna bisbetica e arrogante… la sposai solo perché era ricca sfondata… ed oggi me ne pento… ma allora… –
– Bisognava che tu ci pensassi prima, però… ora è troppo tardi… comunque… vai avanti… che devo dire Messa… –
– Certo Padre… grazie… allora… ieri sera sono andato ad una cena fra colleghi di lavoro… sa, quelle riunioni alle quali non ci si può sottrarre… e a questa cena erano presenti due ragazze, assunte da pochi mesi, e che lavorano nella segreteria generale… –
– Uhm… non credo sia rilevante sapere dove loro lavorino… –
– Ha ragione, Padre… mi scusi se sono prolisso… –
– Non ti preoccupare… e che peccato tu puoi mai aver commesso ad una cena fra colleghi ? Magari qualche pensiero impuro su queste due ragazze… ? –
– No… cioè… i pensieri ci sono anche stati… ma è quello che è accaduto dopo la cena che mi angoscia… –
– Dopo la cena ? –
– Sì… perché le due ragazze, che vivono insieme in un appartamentino in affitto, mi hanno chiesto di accompagnarle a casa con la macchina… –
– Ahi… ora inizio a capire… e immagino che le due in questione non siano brutte e antipatiche come tua moglie… –
– Brutte ? Quelle due ? Sono due pezzi di fi… ehm… mi scusi Padre… a volte ho la tendenza ad avere un linguaggio un pò troppo scurrile… sono splendide… bionde e prorompenti… con le curve al punto giusto… –
– Figliolo ! –
– Mi scusi Padre… è che mi lascio prendere la mano… sono bellissime… e poi sono giovani… –
– Uhm… capisco… sai, a volte il diavolo assume sembianze suadenti e conturbanti… –
– E’ vero padre… verissimo… e questa volta quel diavolaccio non si è risparmiato di certo… due sventole da urlo… due zocc… ehm… due bellezze assolutamente straordinarie… –
– Cerca si moderare il linguaggio, figliolo… siamo in una chiesa, via… insomma… le hai dunque riportate a casa e … –
– Già… e così mi hanno invitato a salire su da loro… –
– Povero figliolo… ora capisco la tua pena infinita… sei caduto in tentazione… –
– E’ proprio così, Padre.

Mi hanno offerto da bere (eravamo tutti già un pò brilli) e poi… poi… –
– Liberati figliolo… alleggerisciti dal peso che ti opprime senza imbarazzi… coraggio… io sono qui per questo… –
– E poi, Padre… sì, insomma… hanno messo della musica… una musica che ha creato una certa atmosfera… e si sono spogliate… –
– Uhm… dunque i tuoi occhi hanno assistito ad uno spogliarello vero e proprio ?… e com’erano… com’erano… ? –
– Prego, Padre ? –
– Volevo dire, figliolo… cioè… immagino che la vista oscena e disgustosa di quei due corpi… –
– Oscena e disgustosa un cavolo padre… mi scusi, ma… ero eccit… ehm… ero arrap… ehm… ero interessato da quelle nudità… –
– Capisco.

Rabbrividisco al solo pensiero, ma capisco la tua debolezza… dimmi, figliolo… ma sono rimaste completamente nude ? –
– Sì, nude nude, ma… non vedo che importanza abbia… –
– Bisogna che io conosca i dettagli, figliolo… l’assoluzione di un peccato così grave passa per la conoscenza… devi essere preciso ed accurato nella tua esposizione… –
– Se lo dice lei, Padre… comunque… le due ragazze sono rimaste completamente nude… e poi si sono sedute accanto a me, sul divano… –
– Oh Gesù… non c’è limite alla spudoratezza… quale volgarità… quale maleducazione… –
– Già… e poi mi hanno spogliato in un attimo… le loro mani erano voraci, frenetiche, dannatamente esperte… lei capisce, Padre… sono rimasto vittima di quelle due troi… ehm… delle due colleghe… –
– Eh… vittima… si fa presto a dire vittima… potevi scappare, fuggire, respingerle… se proprio non ti andava di restare lì… –
– Scappare ?… e mica sono matto, Padre… cerchi di capire… tutta quel ben di Dio a mia disposizione… –
– Lascia stare Dio, figliolo… –
– Scusi, Padre… –
– Di nulla… e che la carne sia debole è risaputo, figliolo… –
– Insomma… lei ha capito perfettamente… e non credo sia necessario che io vada avanti… –
– I dettagli, figliolo… i dettagli sono fondamentali… l’assoluzione piena necessita che tu sia preciso ed esaustivo… –
– E’ un pò imbarazzante, Padre… non vorrei farle perdere troppo tempo… lei deve dire Messa… –
– La Messa può aspettare… è più importante la salvezza di un’anima che si è persa nel peccato… –
– Lei è molto buono, Padre… allora, come le dicevo… eravamo nudi, seduti sul divano, e le due ragazze hanno iniziato ad accarezzarmi e a baciarmi… –
– Dove ? Su una guancia ? Sugli occhi ? Ti hanno messo una mano tra i capelli ? –
– Ehm… no… mi baciavano sul… sul… sul coso… –
– Uuuhhhhh… ooohhhhh… e magari con la lingua, eh ? –
– Non ho capito, Padre… –
– No… dicevo… parlavano la nostra lingua, le due ragazze ? –
– Sì… sì… sono italiane… ma non vedo come… –
– Vai avanti, figliolo… –
– Ecco… insomma… mi hanno spompin… ehm… baciato a lungo… ed io godevo come un porc… ehm… come mai mi è accaduto in passato, Padre… –
– E ti credooohhh !!! –
– Prego ? –
– No… stavo recitando il Credo… per preparare l’assoluzione da questo grave e ignobile peccato… e poi che è successo ? –
– Ecco… questa è la parte più difficile… francamente eviterei di… –
– I dettagli, figliolo, i dettagli… ricordiamoci della loro vitale importanza…-
– Va bene, va bene… è lei l’esperto… una delle due si è messa in ginocchio sul tappeto e mi ha chiesto di… –
– Umpf… vai avanti… ma che te le devo strappare di bocca le parole, cazzo… –
– Padre !! –
– Ho solo detto che avresti dovuto scappare come un razzo… –
– Non ho potuto, Padre, ero troppo infoia… ehm… coinvolto dalla situazione… –
– Anch’io… ohhhhhhh… –
– Anche lei, Padre ?? –
– Quando sento di simili peccati, ne rimango coinvolto e soffro assieme al peccatore… ma vai avanti… –
– Ehm… insomma… mi ha chiesto di… come dire…non trovo il termine giusto… ecco… sodomizzarla, Padre… sodomizzarla, ha capito ? –
– Ho capito… mica sono scemo… e tu… uuuhhhhh… immagino l’hai incula… uuuhhh… presa, figliolo, verooohhh ? –
– Sì, Padre… certo… me la sono inchiapp… ehm … montata… –
– Bravo… bene…uhhhh… ahhhhhh… e com’era ? Stretta… ooohhhh ?? –
– Ma Padre… –
– Devo conoscere i dettagli… mmmmhhhh… –
– No… non era stretta per nulla… tutto l’ufficio se la sbat… ehm… la frequenta… –
– E l’altra ragazzaaahhhh ? –
– No… l’altra non ha voluto darmi il cu… ehm… –
– Brutta stronza… –
– Padre !! –
– No… mi rivolgevo a questa mosca che mi tormentaaahhhh… –
– Ah… ecco… –
– Quindi l’altra… ohhhhh… ha solo assistito alla scena ? –
– Macchè.

Mentre io… insomma… facevo quella roba lì… lei si è messa davanti all’amica… ha spalancato le gambe… e si è fatta leccare la fig… ehm… come dire… il davanti…-
– Uhhhhhh… lurida troiona lesbica… ahhhhh…. –
– Padre !! –
– Tranquillo… è sempre con la mosca che me la prendooohhhh… –
– Uhm… credevo che… –
– Su… su … l’assoluzioneeehhhhhh è vicina… stavi dicendo cheeehhhhh… –
– Niente Padre… abbiamo scop…. ehm… ci siamo accoppiati per quasi tre ore di fila… una vera e propria orgia… erano diaboliche ed insaziabili… –
– Che bucio di culo che hai avuto a beccare due ninfomani… ahhhhh… ohhhhhhh… –
– Padre !! –
– Non ti preoccupare… ohhhhhh….

fa tutto parteeehhhh dell’espiazione del peccato… uhhhhhh… –
– Padre… ma… si sente bene ? –
– Aspetta… mmmhhh…. un attimo ancoraaaahhhhh…. ohhhhhhhhhh… sììhhhhh… ecco… fiuuuuuu… ora sto proprio bene… –
– Mi assolve, Padre ??
– Ti ho già assolto, figliolo. Dovrai dire una decina di Ave Maria…
– Una decina, Padre ??
– Una decina, sì… nove, dieci, undici… dinne quante caz…. quante ti senti di dirne… –
– Va bene, Padre… grazie… mi sento meglio… ora la lascio alla Messa….


– Aspetta, figliolo… non avresti per caso un fazzolettino… sai… ho un brutto raffreddore… –
– E no, Padre… mi dispiace… –
– Poco male, figliolo… farò con la tonaca… –

18

Corteggiare una donna offrendole una somma di denaro per qualche ora di sesso. Non di certo una professionista del settore, viene a mancare del tutto la competizione, giustamente lei accetta praticamente chiunque, basta che paghi, in poche parole non c è alcun gusto, mentre io amo le imprese difficili e più difficili sono più riesco a tirare fuori la parte più intensa di me.

Riesco ad accostare mentre sta giungendo e con la solita banale scusa le chiedo una via che non trovo. La targa non toscana mi aiuta ad essere credibile.

La donna è molto gentile e nel piegarsi in avanti il giacchino si apre un poco permettendomi la visione di una terza davvero notevole.

“Grazie Signora, lei è stata molto gentile e se mi posso permettere è davvero attraente”
Arrossisce ma prontamente risponde
“Ma anche molto sposata” come per mettere subito dei paletti invalicabili.

“Non ne dubito, una donna bella come lei, non rimane di certo single. Se la tranquillizza lo sono anch’ io. Sarebbe cosi cortese da dedicarmi 5 minuti del suo tempo, avrei una cosa delicata da chiederle. Penso che dai miei modi abbia intuito che non rischia nulla”

Vedo che si guarda intorno
“Va bene, basta che siano 5 minuti, anche perché penso di star facendo una cosa sbagliata”

La faccio salire e ci dirigiamo verso un parcheggio periferico lì vicino.

Nel tragitto le racconto qualcosa di me e del mio lavoro poi arrivo al punto.

“Onestà per onestà la via era solo una scusa per conoscerla, conosco la città benissimo visto che ci vengo diverse volte l’anno”
“Beh almeno è sincero, però ora mi riferisca quello che voleva dirmi così poi la saluto”

“La verità è che lei mi piace davvero tantissimo e dal primo istante ho pensato che devo averla”
Deglutisce ed è imbarazzata
“La ringrazio, un complimento garbato anche se forte, fa sempre piacere, ma non mi sembra il caso di continuare”
Non le lascio il tempo di andare oltre

“Vede, vorrei tanto avere il tempo per corteggiarla come meriterebbe una donna della sua classe.

E’ vero che vengo spesso ad Arezzo, ma non cosi spesso per poterlo mettere in pratica. Ma prima mi sono detto che avrei dovuto fare di tutto per averla”

Mentre parlo vedo il suo volto che si contrae, si vede che è nervosa
.
“So che sto per proporle un qualcosa che potrebbe offenderla, farla arrabbiare e le assicuro che sarebbe giustificato perché so di non essere per niente etico e galante, ma quel che vedo vale di sicuro il rischio di una sua legittima reazione negativa.

Ad Arezzo mi fermo due notti in quanto domani vado in giornata a Roma, le offro 500 euro per qualche ora di sesso”

Le parole escono di getto colpendola, di sicuro non se lo aspettava.

Rimane in silenzio, mi aspetto una reazione negativa, magari uno schiaffo, invece dopo un poco le appare un sorriso stentato sebbene nervoso.

“In effetti dovrei sentirmi offesa, e difatti lo sono, perché mi sta trattando alla stregua di una puttana, ma devo ammettere che un’altra parte di me è lusingata dalle sue poco etiche attenzioni.

Ha usato parole e modi garbati e forse quella parte di me che oggi non viene troppo desiderata e considerata da mio marito e dal suo crescente disinteresse ne è lusingata. Il problema è che non l’ho mai tradito e non vado con il primo che passa, anche se la sua proposta ammetto mi intriga anche perché fatta da un uomo che ispira fiducia”

Con un sorriso la ringrazio per le parole e per non essersi inalberata.

“Magari la deludo, ma devo pensarci, in questo momento non so proprio che fare. Lei avrà di certo un cellulare, mi dia il numero e se sarà il caso la chiamerò. Ma non ci conti troppo. Per il tempo non avrei problemi in quanto gioco spesso a bridge con le mie amiche al club visto che mio marito lavora sempre”

“Domani ho un appuntamento da un cliente sul raccordo anulare alle 11.

Al massimo alle 16 sarò di ritorno ad Arezzo, spero lei accetti”
Ci salutiamo e mi dirigo verso Bibbiena dove di solito dormo in un Relais delizioso e tranquillo con vista panoramica sul Casentino.

La mattina dopo arrivo puntuale dal mio cliente senza aver ricevuto telefonate. Considero svanito il tutto, ma all’uscita quando riaccendo il cellulare, trovo un numero sconosciuto di Arezzo.

Salgo in auto e lo compongo. Risponde lei e dopo qualche chiacchera banale, le parole che mi fanno venire una forte erezione non trattenuta dai pantaloni eleganti che quel giorno indossavo.

“Ci ho pensato a lungo e stanotte mi sono data anche della stupida per non aver accettato subito e alla fine.. beh lei ha vinto. Se le va bene ci possiamo trovare al parcheggio di ieri alle 16. Fino a mezzanotte non avrò’ problemi a restare. A proposito mi chiamo Rossana e ho una Smart gialla”

Incredibile, non ci eravamo nemmeno presentati

“Ne sono felice, io sono Marco, al suo arrivo mi troverà, ah voglio lei si vesta …in tema, mi raccomando”

”Porco, non si preoccupi lei paga per avermi troia e una troia avrà”
Quando riattacco sono talmente duro che potrei venire in pochi secondi”

Per le 1545 sono al parcheggio, non voglio rimanga sola se arriva in anticipo.

La vedo arrivare, parcheggia di fianco a me, apre la portiera e rimango basito.
Indossa una gonna gialla al ginocchio con ampio spacco centrale e una canotta abbottonata, ma leggermente scollata, scarpe nere con tacco alto.

Poggia una gamba per scendere e la gonna si apre fino all’inguine. Rimane in quella posizione il tempo di prendere borsetta e giacchino. La visuale è tremendamente sexy in contrasto con la donna elegante e casta del giorno prima.

Il mio cazzo reagisce subito. Entra nel mio Suv e mi dà un bacio sulla guancia.

“Non mi intendo troppo di questi paraggi, ha un’idea di dove andare?”
Accavalla le gambe, mi guarda maliziosa e dice.

“Prima di dirti dove andare, ho voglia di un bacio” Bene è già passata al tu, è già nella parte e il suo viso denota una gran voglia.

Ci scambiamo un lungo e sensuale bacio dove la mia mano va alla sua schiena nuda e la sua percorre tutta con le unghie mentre lei accarezza la mia gamba fino a constatare la mia eccitazione.

“mmmmh, baci davvero bene, ora so che ho fatto bene ad accettare, prendi per Cortona”

Durante il tragitto di circa 15 minuti il mio sguardo cade più volte sullo spacco aperto e sui seni che il suo respiro affannoso rendono eccitanti nel loro movimento.

Le metto una mano sulla gamba nuda che lei accompagna con la sua sopra la mia.

“Se non ti copri un poco mi fermo alla prima laterale e ti scopo in auto”

“Bla bla bla quante parole, vedremo dopo” e mi sorride maliziosa

Le prendo allora la mano e la porto sul mio pacco.

Sente il cazzo ancora duro, deglutisce, si avvicina e mi sussurra da pochi centimetri
“in quella camera ti farò morire”

Sceglie un bell’alberghetto vicino a Cortona
Appena in camera la spingo contro la parete

“ti sei divertita ad eccitarmi prima vero?”

“mmmmh e lo sei ancora, fammi sentire puttana oggi”

Una mano va subito sotto la gonna mentre ci baciamo con furia e passione. Sento le sue labbra ovunque , prima sul collo, poi sbottonati in fretta alcuni bottoni della camicia, sul petto
Le rovisto per un po’ la figa sotto il perizoma in pizzo poi passo al suo seno.

Le slaccio la canotta dopo averla prima sollevata per nascondere le mie mani sotto a pastrugnare le sue tette

“mmmmh ti piacciono vero? Ho visto come le guardavi ieri mentre ero piegata”

“Sei più troia di quel che pensavo, girati zoccola”
La faccio girare, le sfilo la canotta, le sgancio il reggiseno che lascia cadere e le prendo da dietro, baciandole a lungo il collo e spingendo il mio bacino contro il suo culo a mimare la penetrazione

“mmmh porco, mi fai morire, sono un lago”

“lo sento, volevi sentirti una puttana eccoti servita”
Mi stacco vado al portafoglio, tiro fuori i 500 Euro e glieli metto nella borsetta tranne una banconota con cui le titillo a lungo il clitoride

“Cosi quando spenderai questa si sentirà il tuo profumo di troia eccitata”
“Porco”

Mi appoggio alla parete togliendomi la camicia
“spogliami tu”

Mi sorride con malizia avvicinandosi molto lentamente, è sexy da morire nuda con solo la gonna e le scarpe alte.

Va diritta al mio pacco e comincia a percorrere più volte il mio cazzo attraverso i pantaloni.

Poi guardandomi negli occhi, si abbassa e comincia a leccarlo e a morderlo sempre sopra i pantaloni. Mentre lo fa mi guarda toccandosi tra le cosce. Slaccia poi la cintura, abbassa la lampo, il mio cazzo colpisce la sua guancia come una frustata.

Sembra non veda un cazzo da una vita tanta è la voglia che ci mette nel succhiarmelo con le sue mani a tastare i miei coglioni duri.

“Via le mani, usa solo la…bocca troia”
Obbedisce subito mugolando, le piace essere apostrofata e guidata, piantando le sue unghie nelle mie cosce muscolose.

Ad un certo punto le metto una mano sulla nuca e comincio a scoparla in bocca.

Mugola di continuo “ti piace succhiare vero troietta”
Fa un cenno d assenso con la testa senza fermarsi, sono di marmo, ho voglia di farmela.

La fermo di colpo, la giro mettendole le mani contro la parete, le alzo la gonna, ansima che è un piacere, le strappo il perizoma

“tanto con quello che ti ho dato ne compri quanti ne vuoi” e la infilo con un colpo secco.

Entro con facilità tanto è bagnata, muove all’indietro il bacino per cercare tutta la penetrazione, ad un certo punto mi fermo
“scopati da sola puttanone”

E’ incredibile come con movimenti circolari del bacino riesca ad arrivare alla punta del mio cazzo per poi riaccoglierlo tutto. E’ bravissima

Le faccio girare la bocca e ci baciamo con dolcezza e passione

“mmmmh, dio che bello, n… non… god…. godevo più cosi da tempo”

“datti da fare bambina che poi voglio farti anche il culo”

Glielo schiaffeggio i mentre con la mano vado alla sua bocca infilandone due dita.

Quasi me le stacca, mi irrigidisco, è troppo eccitante, lei lo capisce
“che bello tesoro, vengo anch’io, insiemeeeee”

Prendo il mio cazzo con la mano, lo estraggo, la faccio girare e flettere davanti a me e la inondo tutta.

“Su troietta ora pulisciti con le dita succhiandole perbene”
Nel farlo alterna la sua bocca e con la mia che capta cosi il suo profumo di figa misto alla mia eccitazione.

Ci stendiamo sul letto stanchi ma abbracciati.
E’ languida da morire, una gattina

“Sai, adesso te lo posso confessare. Non ho bisogno di soldi, mio marito mi tiene in un lusso quasi eccessivo e questo mi fa pensare mi nasconda qualcosa, forse un’altra donna, anche perché mi cerca sempre meno”

Da come vestiva e da come si poneva l’avevo intuito.

“Diciamo che senza volerlo, hai incontrato una mia fantasia.

Farmi pagare una volta nella vita da uno sconosciuto. Mi ha sempre solleticato, ma avevo paura. Tu hai saputo stuzzicare questo mio lato. Oggi prendo i tuoi soldi perché è giusto, ma dalla prossima volta, se tu vorrai ci sarà, potrai fare di me quello che vuoi senza un euro perché mi sta piacendo da morire, e… spero non mmm sia fini. ta oggi mmm cazzo ”

Parla in quel modo e a fatica in avevo preso a solleticarle il foro anale con un dito, che la troia cercava con i movimenti del suo bacino.

La faccio stendere sul letto con le gambe appoggiate e lentamente la lecco tutta scendendo verso il suo interno cosce. Adoro leccare e credo lei senta quanto mi piace perché mugola di continuo

Mentre le sto leccando la figa, con una mano prendo il suo cellulare sul comodino accanto.

“Telefona al cornuto…ora”

“Che…por..co ma tu…fermati mentre parlo”

L’accontento, rimango in mezzo alle sue cosce soffiando sulla figa calda

“Ciao amore tutto bene? volevo solo sentirti per vedere se andava tutto bene”

Dopo una breve pausa
“Guarda la solita parti..ta.. no.. iosa”

La voce di colpo le si rompe….

ho ricominciato a leccarle la figa a tradimento. La prendo per il culo e la spingo forte contro la mia lingua. Con la mano libera tenta di tenermi lontano, ma sono troppo forte per lei, così si arrende…

“Amo…re cre..do che…verso …mezzanotte…torno…. ” Una volta parlato, la mano va a coprire il cellulare

“mmmmmmmmmmmmm sei un…o str…onzo mmmmm”

“Va …… bene…amore…. no no…. st..o be…ne …. ti…amo”

Una volta chiusa la telefonata
“aaahgghhhhh venggoooo mmmmmmmmmmm”

Ci baciamo per l’ennesima volta e sarà cosi per molte volte quel pomeriggio.

Lei mi guarda sorridendo
accarezzando con lentezza la mia erezione

“ho capito porco, so cosa vuoi ora” e girandosi mormora ” inculami ”

Abbiamo fatto l’amore a lungo, fu bellissimo. Ci siamo rivisti un mese dopo poi un poco per lontananza, un po’ perché forse era giusto cosi la cosa è finita rimanendo per entrambi un bel ricordo
Una fantasia appagata e non più ripetuta, per ora…….

16

Oltre ogni censura

Giuro che non lo so.

Davvero, non ho idea di come noi si sia finiti a
parlare di vibratori alle nove del mattino. In un bar, in mezzo a gente
che beve caffè con la faccia stropicciata dal sonno.
Non lo so e non me ne frega un cazzo, persino; è più quello che mi è
scappato di bocca ad un certo punto, che mi preoccupa. No, dico, se
proprio mi dovevo impegolare in un discorso a base di roba da sbattersi
nella figa o nel culo, potevo restare sul vago, no?
Che so, conversazione salottiera, sguardo scafato e battutine lievi.

No,
dovevo proprio dirti “Che poi, non so perché, non ne ho mai posseduto uno,
di vibratore”.
Voilà. Piatta, banale, e ingenua che neanche Heidi. L’ho vista proprio, la
lampadina che ti si accendeva nello sguardo. Bling! ha fatto, tipo
flipper.

“Ah, beh, se è per questo si rimedia. Ne ho alcuni, a casa, te li faccio
provare, così poi decidi quale preferisci. ”
O vacca miseria. Non è che hai cercato una forma dubitativa qualsiasi,
chessò “UNA VOLTA CHE HAI TEMPO passi da me, SE TI VA, e
MAGARI, ci dai un’occhiata, COSI’ PER RIDERE, EH”.

No, no, dai per scontato che io poi ci venga, a casa tua. A PROVARLI,
cazzo. Si intende davanti a te, o con la tua collaborazione, o magari…
che minchia ne so. Scenari sempre più imbarazzanti mi si disegnano in
mente. E si vedono tutti dalla mia faccia, a giudicare da come stai
sorridendo.
Lascio schiantare il discorso in un rovinìo di nessi logici.

Ma tanto lo so, che non finisce qui.

Tu, figurati, boia chi molla.
Che poi lo so già che clima c’è a casa tua. Intanto, chiamala casa: uno
scannatoio da intellettuale simil-etnico, coi libri per terra, il mega
flat
screen e l’armadio da scarestia del ‘700, che ti pare di esser lì per
farti scopare dal parroco.
Mi innervosisce, casa tua. Così piena di cose morbide,
divani/tappeti/cuscini, che è fin troppo facile scivolarci sopra, e così
piena di robe cogli occhi, statue e maschere e ritratti dell’antenato, che
una si crede all’esame di maturità.

Già un’altra volta, sono uscita di lì con le ginocchia molli e la faccia
in fiamme.
Avevi così insistito perché venissi da te a pranzo, che come minimo mi ero
aspettata che mi venissi ad aprire in vestaglia di seta
leopardata, sventolando un goldone.
Naturalmente, tutto il contrario: pranzo normalissimo, seduti a distanza
di sicurezza, caffè e convenevoli vari. Mi ero alzata per andarmene
che ero quasi rilassata, vè.

Poi, sulla porta, mi sono girata a mezzo per
salutarti. E com’è come non è, mi ero ritrovata la tua lingua in bocca.

E mica poca, no: un bacio sfacciatissimo e bagnato, labbra succhiate e
lingua in giro fra i denti, e poi solo labbra e di nuovo lingua, un
sacco. Tutto senza toccarmi, senza stringermi o tenermi ferma. Solo bocca
spalancata e occhi socchiusi, per un momento lunghissimo.

Pensa te se di mezzo ci mettiamo anche un vibratore.

Gesù, Giuseppe e
Maria.

E’ ovvio che adesso sono qui, spostando il peso da un piede all’altro,
davanti a questa pregiata porta di noce. Anche oggi, nessuna
vestaglia leopardata; quasi quasi ci resto male. Dentro c’è una luce
strana, azzurrognola, che fa abbastanza ospedale. Mi siedo rigida al
tavolo da pranzo, mentre tu mi ronzi intorno, chiacchierando del più e del
meno. Ti accomodi sul divano, batti con la mano sul cuscino,
invitante (“qua, Fuffi!”); io esito, chissà perché.

Se non volevo venire,
potevo anche restare a casa, col gatto sulle ginocchia e affrontare
serena la vecchiaia. Senza saper niente di vibratori, né di biondini un
po’ pelati che mi porgono una tazza.

Oddìo, che è? Cioccolata. Setosa e profumata di vaniglia, nonché di
qualchecosaltro che individuo solo al terzo sorso. Rum, porca troia.
Bevi e mi sorridi sopra l’orlo della tazza. Io mi abbarbico alla mia, e
cerco spasmodica di tenere viva la conversazione.

Tu, figurati. Sorridi,
mi
versi un altro po’ di diabolica bevanda. Ho la bocca foderata di
dolcissimo veleno. Manco lo schienale, e mi accascio semisghemba sui
cuscini. Ti siedi ai miei piedi, mi prendi la tazza. E poi tutte e due le
scarpe, sfilandole una alla volta, senza mollarmi con gli occhi.

“Comoda?” (eh, comenò, ora mi addormento pure)
Ti alzi e sparisci alle mie spalle; la luce ora ha toni da acquario
tropicale, macchie di buio si allargano, scivolando dagli angoli.

Ho
caldo, il rum, probabilmente. Ma anche no. Chiudo gli occhi. Un oggetto
tiepido mi scivola lungo il collo. Non voglio guardare.

“Ehi, apri gli occhi. ” (ecco, appunto)
Nella luce bluastra della stanza un oggetto scintilla freddo nella tua
mano. Sono quasi delusa. E’ una sorta di cilindro satinato, argenteo,
che somiglia a un portapenne, e ricorda un cazzo solo per calibro e
lunghezza. Se lo sapevo, evitavo tutto sto cancan e rimanevo in ufficio
a contemplare l’Uniposca indelebile blu, che mi sa che era lo stesso.

“Toccalo. “

L’attrezzo è gradevole al tatto: tiepido (dài: l’hai scaldato prima? nel
microonde?) e liscio senza essere scivoloso. Lo reggi dalla base, mi
trovo ad accarezzarlo con tutte e due le mani, provo a stringerlo, a
meneggiarlo come se fosse vero. Non è molto convincente; molto
meglio i tuoi occhi che mi ridono in faccia, mentre ti avvicini. Mi baci,
solo il labbro inferiore, mentre mi appoggi il portapenne al collo.

La
gola mi vibra, dolcemente, senza rumore, e la tua bocca mangia la mia,
piano. Chiudo di nuovo gli occhi, mentre continui a baciarmi, e
passeggiarmi ‘sto accidenti di tubo sulla pelle, sempre più giù.
Sento i bottoni cedere, slacciarsi, la camicia scivolarmi dalle spalle. La
mia pelle è percorsa da brividi meccanici e da tremori maledettamente
reali; la tua lingua segue una traiettoria che si incrocia e diverge,
capricciosa, da quella del tubo, ho la gola, le tette tremule e bagnate,
e
sempre più caldo.

Intingi un dito, poi due, nella mia bocca; ci stropicci i miei capezzoli,
quasi meditabondo. Mi manca un po’ il fiato. Uno, due respiri
profondi, e l’ossigeno finisce di ubricarmi per bene. Tiro indietro la
testa, ti offro la gola, le tette umide e tremanti, tipo vittima al
sacrificio.
Ora il diabolico aggeggio staziona dalle parti del mio ombelico scoperto:
la tua lingua continua ad esplorarmi qua e là, capricciosamente,
bocca collo tette e adesso pancia, maledetto te.

Così, tanto per darmi un tono, ti sbottono la camicia: odore di limone e
muscoli lisci ma duri, sei magro ma ben fatto, porca miseria. Tiro in
dentro la pancia, proprio mentre stai iniziando a mordicchiarla, vibro e
vengo risucchiata fra i tuoi denti, sempre più in basso, e zio fanale,
com’è come non è, mentre fuori è ormai notte e il divano mi inghiotte
(notare la rima) son qui che scalcio quel che resta delle mie mutande.

Eh ben, ci siamo: chiudo gli occhi, non ce la faccio, ‘sto eros
semi-cyborg ancora non mi convince, e invece. Invece sento solo dita e
lingua, uno scalpiccìo umido e irresistibile fra le cosce aperte, baci e
morsi e carezze lente e spinte, morbidissime, tremanti spinte contro la
mia passera, spinte DENTRO la mia passera, porca la miseriaccia porca, sei
qui che mi baci e mi scopi col portapenne e manco me n’ero accorta.

No, mi
pare solo che la mia carne, e la mia testa soprattutto, siano solo un
tenerissimo, tremolante budino in cui affondi la bocca, e
le dita, e, ma sì, anche un cucchiaio, un magico cucchiaio vibrante che
scava, scava, mi scava fuori sospiri e piaceri.

Spalanco gli occhi, sulla tua schiena nuda e bluette, sputando un po’ di
anima e di fiato, e mi dico che in fondo, la vita del collaudatore
mica ha da essere così male.

17
Sono la cagna di mio padre

Mi padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultima frasi, beato te ad avere…” Eccomi a Torino ad accompagnare mio padre per un convegno, ufficialmente sono al sua nuova segretaria.
Arrivati in albergo ci sistemiamo nella camera; letti separati, una veloce doccia e trovandomi lui nudo davanti avrei voluto qual cos’altro, ma non vi era tempo ci attendevano per il ricevimento, indossa un intimo color carne, perizoma sottilissimo e minuscolo reggiseno a balconcino, calze autoreggenti un vestito corto abbastanza scollato sul dietro capelli raccolti, scarpine nere tacco undici.

Ben truccata ma non pesantemente, ero pronta non sto a dire quanti complimenti ricevetti dal mio uomo padre, prendemmo il taxi e ci portò a destinazione, appena entrati non vi dico i complimenti che si sprecavano su di me, molti si complimentavano con mio padre, dove hai trovata una segretaria come questa, beato te e altro ancora.
Durante il ricevimento dovetti recarmi in bagno, una signora segretaria di un collega di mio padre si offrì di accompagnarmi dicendomi, vorrei farmi una sigaretta, appena entrate tentai di chiudere la porta, ma, disse, non chiudere, la volta scorsa una collega è rimasta bloccata dentro, mi alzo il vestito, sfilo il perizoma e cerco di fare pipì vedo aprirsi la porta, è lei, dicendomi scusami, ho visto la vigilanza se mi vedono che fumo sono cazzi amari, il suo sguardo si posa sulla mia fica depilata, che bella fica che hai e, senza attendere risposta, prese della carta igienica, chinatasi, iniziò ad asciugarmela io immobile non sapevo che dire, né che fare, lei vedendo il mio stato, disse rilassati ora ti faccio sentire una cosa che non avrai mai provato, inizio a leccarmi la fica, in effetti, sapeva il fatto suo, era un’abile leccatrice, sapeva dove insistere, poco dopo estrasse dalla borsetta un piccolo vibro, mi disse, sai lo porto sempre con me, è abbastanza utile durante il viaggio, me lo fece leccare e subito dopo me lo trovai infilato nella fica, leccava e mi scopava iniziai godere, prese a leccarmi e succhiarmi il clito facendomi impazzire raggiunsi un orgasmo fenomenale mi disse se ti va potresti ricambiare il favore, accettai e alzatasi il vestito, si mise a pecorina appoggiando le mani sul water, da dietro iniziai a leccarle la fica e il buchetto del culo, rimase meravigliata da come leccavo, si voltò e mi disse: “allora non sei una santarellina sei una bella troietta bisex, ti piace vero?”

“certo…..”, risposi e ripresi il mio lavoro, con il vibratore in mano, iniziai a farmi strada nel suo culetto, vidi che la cosa era di suo gradimento, iniziai a incularla e contemporaneamente leccavo la sua fica, venne inondandomi la faccia con i suoi umori, ci baciammo, rimettemmo a posto il trucco e ritornammo al ricevimento.

Ritornando da mio padre, mi disse: “tutto a posto”, “sì certo” rispose lei, la sua segretaria aveva avuto un leggero mancamento, ma ora era tutto apposto, il ricevimento continuò per diverso tempo, la signora spesso restava ad osservarmi e nel momento di incrociare i nostri sguardi mi sorrideva passandosi la lingua sulle labbra. Finito il tutto chiesi a mio padre che volevo essere accompagnata in albergo, mi chiese che problema avessi, risposi; “nulla e che voglio stare un po’ con te sai ho fame”

“se è fame di lui – rispose indicandomi il pacco – ti accontento subito, chiamo un taxi e partiamo”
Arrivati in camera, mi spogliai subito restando in intimo, lui disse: “dammi il tempo di una rinfreshita e arrivo subito.


Lui è dentro la doccia, tolgo l’intimo ed entro anch’io nella doccia, inizio a lavargli le spalle, gli dico: “dai la mamma te lo fa sempre, visto che ora ci sono io te lo posso fare”, inizio a insaponare la schiena, e non solo la schiena, quando arrivo ai suoi glutei gli dico “hai un bel culetto papi, e inizio a insaponare quel bellissimo pezzo di carne.
Anche lui insapona me, parte dalle spalle soffermandosi ai miei seni e poi arriva direttamente alla mia fica, siamo pieni di schiuma, con una sciacquata, inginocchiandomi, gli do un antipasto, prendo a succhiargli il cazzo, lui posa le mani sulla mia testa bloccandomela e inizia scoparmi in bocca.

Io nel frattempo mi sparo un ditalino, mentre lui mi scopa in bocca porto una mano al suo sedere, inizio a massaggiare le palle e intrufolando le dita nel solco delle chiappe arrivo al suo buchetto soffermandomi all’ingresso, non so che mi prese, ma iniziai a spingere quel dito nel suo culetto e,con mio stupore, notai che la cosa era di suo gradimento.
Mi chiese di continuare, lui scopava me in bocca, io inculavo lui con il dito, e con l’altra mano mi sditalinavo, venne riempiendomi la bocca di sperma, il mio orgasmo non ci mise molto ad arrivare, ingoiai tutto lo sperma che tenevo in bocca, stremata mi sedetti nel piatto doccia, lui mi baciò in bocca dicendomi “sei stata formidabile, ma questo è solo l’antipasto sapessi, dopo cena ti farò toccare il cielo.


Tornati in camera, indossai un pantalone a vita bassa color bianco una maglietta corta che lasciava libero l’ombelico, avevo indossato un perizoma rosa, che traspariva abbastanza dal pantalone, uscimmo e ci recammo al ristorante, i camerieri molto gentili ci fecero accomodare, portarono acqua e del vino bianco la cena si svolse tutta a base di pesce, feci una scorpacciata di ostriche, mi disse: sai che stiamo consumando una cena molto afrodisiaca e io di risposta mi tolsi una scarpina e allungai il piede andato a toccare il suo pacco, lui sorrise e mi accarezzò il piede tenendoselo sul pacco che si andava gonfiando.

Dovemmo smettere, potevano scoprirci, la cena si protrasse a lungo, la mia eccitazione era alle stelle, sentivo il perizoma inzuppato di umori, alzandomi dissi a papi che avevo necessità di andare in bagno, appena entrata sfilai pantalone e perizoma e iniziai a torturarmi il clito: dovevo godere non ce la facevo più, avevo nella borsetta una bottiglietta di profumo, la presi, la leccai per bene, passandomela tra le tette e subito dopo la infilai dentro la fica, piena di umori, l’accolse tutta , con una mano mi scopava e con l’altra alternavo a toccarmi i capezzoli e il clitoride, dopo un po’ la volli provare anche dietro, mi chinai leggermente in avanti sporgendo il culetto e messa abbastanza saliva iniziai a spingerla dentro il mio forellino.

La bottiglietta entrò in un baleno, l’orgasmo stava crescendo, ero quasi all’apice del piacere la bottiglietta stava dando i suoi frutti, alternavo tra il culetto e la conchiglietta, venni esplodendo un orgasmo formidabile, mi girava la testa, per la forte goduta, mi diedi una rimessa appunto e ritornai in sala.
Mio padre stava intrattenendosi con un collega, i loro sguardi erano rivolti a me, appena avvicinata riuscii ad ascoltare le ultime frasi, “beato te ad avere una segretaria come quella, appena mi congiunsi a loro, lui mi disse porgendomi il suo biglietto da visita: signorina se decidi di mollare il tuo datore di lavoro non perdere tempo, telefonami un posto per te lo trovo immediatamente”, accennai ad un piccolo sorriso, avrei voluto buttare le braccia al collo di mio padre baciarlo promettendogli che non sarebbe mai successa una cosa del genere , ma dovevo contenermi, altrimenti scopriva la magagna, erano guai, tornammo a sederci, eravamo solo noi lui mi disse: “ehi porcellina… ti vedo un po’ pallidina sono sicuro che in bagno non hai fatto solo pipì, vero? Dimmi la verità ormai ti conosco troppo bene dal lato sessuale, ti sei masturbata.

” Annuii con la testa, “brava qui ne abbiamo ancora per un po’, ma, credo che tra un’oretta sarà tutto finito, poi ci pensa papi a farti un bel regalino, ridemmo e continuammo la cena con tutto il solito tran tran. Finito il tutto e salutati i commensali rientrammo in albergo, giunti in camera mi buttai sotto la doccia, io iniziai a prepararmi, indossai un completino intimo rosso comprendente un perizoma a fiorellini ricamato, un reggiseno a balconcino sempre rosso smerlettato, calze a rete autoreggenti nere con bordo rosso, per l’occasione mi ero portata un paio di sandali tacco nove, sempre rossi, infilai un vestito elasticizzato nero cortissimo arrivava appena sotto i glutei, mi truccai abbastanza pesante,mettendo fard e un rossetto rosso fuoco, una bella pettinata raccogliendo i capelli con delle forcinelle guardandomi allo specchio ero una troia di alta classe, appena apparve alla porta con addosso l’accappatoio aperto, il mio sguardo andò al suo pezzo forte, in un baleno gli venne duro, senza bisogno di toccarlo.

Mi disse “amore mio mi stupisci sempre di più, sei una Venere, vuoi farmi morire, vero? – ed io – “sì amore mio voglio farti morire di piacere” e mi buttò le braccia al collo baciandomi e sfregandomi la lingua in bocca, mi disse: vorresti farmi uno spogliarello?
Dopo aver cercato sul satellite un canale musicale, iniziai a ballare, lui seduto sul letto appoggiato di schiena al muro si gustava il mio gioco, ogni tanto toccava le sue parti intime, mentre stavo sfilandomi l’abito mi disse “aspetta, balla ancora un po’ senza togliertelo di dosso sei troppo bella” , dopo poco si alzò con il suo bel cosone durissimo si avvicinò baciandomi di nuovo, prese a palpare il seno, lentamente fece scendere il vestito liberandomi il seno che subito fu preda della sua bocca, una mano la portò sotto il vestito in cerca della mia nocciolina che trovò allagata di umori, mi prese in braccio e mi posò sul letto, mi allargò le gambe, sfilandomi il perizoma e la sua lingua prese a titillarmi il più bel posto.

Lui con la lingua è un maestro sa dove leccarmi, alternava clito interno, fica e culetto, ogni volta che si posava sul mio culetto i brividi di piacere mi arrivavano al cervello e poi, quando cercava di forzarlo infilandomela dentro, allora mi rilassavo e non capivo più nulla, venne sopra di me mettendoci alla classica posizione del 69, presi in bocca il suo membro durissimo, con il movimento del bacino prese a scoparmi in bocca, lavoravo solo con la lingua al resto pensava lui.

La mia dolce albicocca stava scoppiando, voleva essere penetrata: gli dissi “papi ti voglio dentro non resisto più”, scese dal letto, ed io, “papi fai di me quello che vuoi. ”
Prese le mie gambe se le poggiò sulle spalle, e presosi il pezzo in mano iniziò a passarmelo sulla passerina soffermandosi sul clito, diedi un urlo dicendogli mettimelo dentro non resisto e subito dopo iniziò a farsi strada dentro di me, mi sentivo aprire nonostante ormai fossi abituata a prenderlo, mi pareva sempre la prima volta, un leggero dolorino, ma subito passò e iniziai a sentire il cielo, mi stava scopando in un modo fantastico, a volte veloce e poi subito rallentava, con le mani mi strapazzava i capezzoli, dopo quasi quindici minuti di scopata nella classica posizione mi disse “cambiamo posizione….

, voglio fotterti dappertutto e farta latrare com una vecchia cagna. ”
Così presi in mano il suo cazzo guidandomelo dentro e me lo infilai in un sol colpo tutto dentro. Non avrei mai pensato di poter essere così troia.
Era fantastico, salivo e scendevo dal quel palo, ogni volta che scendevo pareva che se ne infilasse sempre di più, con le gambe indolenzite continuai a cavalcare, dovetti arrendermi, mi alzai e senza dire nulla mi misi a pecorina sul letto, lui venne dietro di me e riprese a scoparmi, dopo un po’ sentii i suoi pollici farsi strada nel mio sfintere, era giunto il momento del buchetto.

Dopo averlo allenato preparandolo con le dita, sfilò il cazzo dalla fica e prese lentamente a incularmi, non ci volle molto, infatti, lentamente me lo infilò tutto dentro accusando pochissimo dolore, mi diede delle sensazioni formidabili ogni volta il mio papino mi faceva toccare il cielo. Cambiammo posizione perché le gambe non mi reggevano più.
Ritornammo alla classica posizione del missionario, con le gambe poggiate sulle spalle, riprese ad incularmi, ormai non reagivo più, erano trascorse quasi due ore, le volte che ero venuta non le ricordavo più, e lui sempre duro usciva dal mio culetto ed entrava nella fica, questo per parecchie volte.

Quando ormai anche lui era giunto a capolinea mi disse “dove vuoi essere riempita” – ed io – “su tutto il corpo” così, sfilato il cazzo dal culetto, si posizionò in ginocchio di fronte alla fica e iniziò a masturbarsi e subito mi scaricò addosso ad una marea di sperma, i primi schizzi mi arrivarono in faccia subito tirai fuori la lingua cercando di leccarli, mi trovai tutto il corpo impiastricciato della sua roba, mi venne vicino, con la punta del suo cazzo mi spalmò tutto il suo nettare che avevo sul corpo soffermandosi sui capezzoli, poi con il cazzo in bocca, cercai di raccogliere le ultime gocce di sperma rimaste, quando il cazzo era ormai tornato a riposo, lui mi baciò e senza darmi una ripulita mi addormentai.

18

Colpi decisi e appassionati

La missione nell’ex Jugoslavia è finita. Adesso si torna a casa fino alla prossima esigenza naturalmente, giacché è una normale rotazione e un ideale ricambio dei reparti e delle sezioni. Questi abituali e ordinari pensieri attraversavano la mente del sergente, intanto che lasciava scorrere il vassoio alla mensa del “self service” del campo base. Il suo umore non era né euforico né triste, poiché era il suo lavoro.

Lo attendevano lunghi mesi d’addestramento e di stancanti esercitazioni fino alla prossima missione operativa, però era anche giunto il momento di tirare un po’ il fiato per curarsi e occuparsi delle faccende di casa sua. Quando era fuori, sembrava così come se tutto restasse congelato, quasi interrotto e sospeso. Il tempo però scorreva ugualmente e i problemi grandi e piccoli da risolvere pigramente e in modo silenzioso s’accumulavano.  

Quella sera, l’ultima sera al campo prima della partenza, l’unica lieta e piacevole novità era donata dalla presenza in fila accanto a lui di Sandra, la volontaria dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), con la quale aveva appoggiato e partecipato a tanti servizi in sua compagnia.

Lui per una sera si era sganciato dai suoi uomini concedendosi un colpo di vita, anche se ciò gli avrebbe attirato addosso i loro commenti linguacciuti e pettegoli. Lui l’aveva incontrata nel pomeriggio al campo e le aveva rivolto un cortese invito per la cena, certo il posto non era molto poetico né intimo, eppure non c’erano altre scelte. Non era infatti possibile uscire da soli in città per una cena romantica e comunque senza essere armati fino ai denti.

Quanti servizi di scorta ai convogli umanitari avevano svolto lui e i suoi uomini in quei mesi? Non li contava più. Quante volte lui e Sandra si erano trovati a fianco a fianco in quelle occasioni? In sostanza tutte, ciononostante il loro rapporto era sempre stato correttamente professionale e di collaborazione. Niente di più, ma per una sera, in realtà l’ultima, si poteva fare un’eccezione, dopotutto a lui la ragazza era sempre piaciuta, pressapoco sui trent’anni d’età, non si può dire che fosse bella, tuttavia era cortese e carina anche negli atteggiamenti e nei modi.

In particolare lo avevano colpito i suoi occhi verdi, seppure il fisico scomparisse infagottato com’era dentro quella divisa di servizio dell’ACNUR, però s’intuiva solamente che lei era snella e che appariva un esemplare di donna dinamica e solerte, in ogni modo aveva un suo fascino.  

Sandra, viceversa, non aveva mai guardato il sergente con gli occhi che non fossero rigorosamente e strettamente professionali. Del resto aveva dei saldi principi etici e morali, inoltre un fidanzato che aveva conosciuto frequentando un’associazione di volontariato cattolica.

Solamente quella sera, quando il sergente l’aveva invitata lei si era concessa d’ammirarlo con un’attenzione e un interesse diverso, con occhi nuovi. Aveva compreso che il sergente era un uomo sui quarant’anni, di statura media, stempiato con i capelli cortissimi, un fisico sportivo, gli occhi scuri e penetranti, assieme a due braccia forti che sbucavano dalle maniche della mimetica arrotolate sui bicipiti.  
Quello che lei aveva sempre saputo, apprezzandolo ed elogiandolo, era che il sergente era un tipo deciso e risoluto senza essere però mai arrogante né scortese, per queste prerogative i suoi uomini lo rispettavano e si fidavano di lui, per il fatto che in diverse occasioni la sua risolutezza aveva tratto Sandra fuori dagli impicci.

Sandra ricordava bene di quando il sergente era dovuto intervenire con i suoi uomini per difenderla da quei miliziani che volevano assaltare il camion degli aiuti umanitari dei quali si volevano appropriare, mentre i volontari erano impegnati a distribuire i viveri alla popolazione bisognosa, in mezzo sovente a popolazioni inospitali e ostili. E di quando, ancora alcuni individui inquietanti e maligni armati l’avevano infastidita e m*****ata per lungo tempo insieme con alcune sue colleghe.

 
In quell’occasione erano lì, uno di fronte all’altra e la conversazione scorreva piacevole, a tratti intima, con le impressioni, i ricordi e persino i progetti da compiere. Durante tutti quei mesi Sandra non aveva mai percepito né provato un desiderio fisico, considerato che lei era troppo impegnata e assai stanca, poi da ultimo il suo fidanzato era addirittura lontano. Lei lo avrebbe rivisto il mese prossimo, in quanto i loro rapporti fisici erano sempre stati piacevoli e soddisfacenti.

E poi lui era sempre così delicato, gentile e premuroso, ma durante tutto quel periodo Sandra non ci aveva mai pensato. Walter sì, lui il desiderio lo aveva provato e lo sperimentava ancora adesso. Le rigide norme di comportamento nei confronti della popolazione locale avevano sempre dissuaso e sconsigliato qualsiasi approccio, quindi, come tutti o quasi, a parte i trasgressori, avevano dovuto lavorare di fantasia e di genialità. E’ alquanto inconsueto come in certe situazioni anche l’ambiente più freddo e anonimo, possa diventare intimo e caldo secondo il nostro temperamento.

Tale era in quel momento la situazione sia per Walter che per Sandra, in quanto presi dalla conversazione non si curavano di ciò che avveniva loro intorno, perché anche si fossero trovati in uno dei ristoranti più eleganti e raffinati sarebbe stata la stessa cosa.  

Sandra si stava sciogliendo lentamente, quella fredda e rigorosa volontaria era in quel momento diventata una donna sensibile. Condizionava e influiva certo l’addio imminente, eppure c’era nell’aria una sensazione che si stesse perdendo qualcosa che non sarebbe tornato mai più.

Le emozioni personali adesso trovavano spazio, la mano di Sandra scorreva spesso fra i capelli insolitamente sciolti, perché forse cominciava a capire perché aveva accettato quell’invito senza pensarci troppo su. Terminarono la cena, si alzarono e riposero i vassoi, giacché la sera era tiepida e invogliava a fare due passi. Innegabile ed evidente, poiché tutte quelle installazioni del campo non potevano essere definite e descritte come uno scenario particolarmente complice, però la luna che splendeva in cielo e che rischiarava i loro volti era quella di sempre.

La stessa in realtà che si sarebbe potuta ammirare benissimo anche da una spiaggia dei tropici. In giro si vedevano poche persone, intorno c’era abbastanza buio. I due conversavano tranquillamente, stavano bene, erano rilassati, scherzavano e ogni tanto restavano in silenzio per un po’ senza avvertire alcun disagio, senza pensare al domani.  

Walter notò che la chiusura lampo della felpa di Sandra era insolitamente abbassata fino a lasciare intravedere il solco fra i seni della ragazza.

Walter si fermò, agguantò la mano di Sandra e l’avvicinò a sé, la cinse con un braccio e iniziò a baciarla. L’onda del desiderio e della lussuria si faceva sentire prepotentemente. Sandra cercò di resistere mentendo a sé stessa, poiché tentò di sottrarsi da quell’abbraccio senza troppa convinzione, infine cedette lasciando che gli eventi facessero il loro corso, schiuse le labbra e lasciò che la lingua di Walter andasse a incontrare la sua.  

L’uomo sentiva il calore della bocca della ragazza, il suo cuore che batteva forte nel petto insieme alla dolce morbidezza dei suoi seni.

Lui la strinse con sempre maggiore foga e impeto, Sandra ricambiava il suo abbraccio con energia, dopo si baciarono con un trasporto esclusivo, per lunghi minuti, del tutto incuranti di ciò che avveniva intorno, senza il minimo imbarazzo né timore che qualcuno potesse vederli. Walter sentiva le sue tempie pulsare, il sangue che si scaldava, la testa che non ragionava, avvertiva l’urgenza del desiderio, ora subito, perché anche lo sguardo della ragazza spifferava e tradiva lo stesso desiderio.

La vita esigeva e reclamava la sua parte.  

Dopo tutti gli orrori e le violenze di cui erano stati testimoni in quei mesi, era come se la tensione accumulata e stoccata da entrambi, si scaricasse sui loro sensi affrancando prima e liberando in seguito un’onda d’energia e di vivacità inarrestabile. Walter l’afferrò per mano e dopo si diressero verso il piazzale dove erano sistemati i container del materiale e degli aiuti umanitari.

Al momento era buio, in giro non c’era nessuno in giro, tuttavia non era comunque il caso di farsi notare, perché a poca distanza in sordina si trovava in giro un servizio di ronda. Lui provò ad aprire la porta d’un container, poi un’altra, però nulla da fare. Sandra s’appoggiò con le spalle alla parete di uno di essi e lo tirò a sé. Entrambi ansimavano come presi da una febbre, Sandra poteva sentire il membro di Walter crescere contro il suo ventre, alquanto stretto nei pantaloni della mimetica.

Non poteva arrestare le proprie mani che in quel momento gli aprivano la cerniera dei pantaloni e frugavano nelle mutande per liberare quel prigioniero in cerca di spazio. Ora finalmente il cazzo di Walter era nella sua mano, grosso, duro, teso verso di lei e pulsante. Questo episodio l’eccitava da morire, vederlo protendersi dalla patta dei pantaloni della mimetica. Lei era sorpresa della sua stessa audacia e intraprendenza, in quell’occasione fece scorrere la sua mano su e giù lungo il membro coprendone e scoprendone a intervallo la punta e suscitando i gemiti del sergente, che intanto la pressava contro la parete del container.

L’uomo doveva prenderla, doveva averla subito, ora, lì e possederla.  

Con dolce ma decisa energia la fece girare, la cinse e intanto strofinava il suo cazzo contro di lei. Sandra appoggiò le mani alla parete e si chinò leggermente, inarcando la schiena e protendendosi verso Walter per sentirlo meglio. Lui le calò i pantaloni della tuta e le mutandine fino alle caviglie scoprendo il suo sedere. Walter non ragionava più, delirava, era fuori di sé per il desiderio e per l’assoluta urgenza con cui voleva prenderla.

Sandra allargò le gambe più che poté, perché lui con una mano potesse stringere e accarezzare la sua fica ormai calda e bagnata a dovere. La ragazza sentiva i suoi fluidi scivolarle lungo le cosce e Walter avrebbe voluto leccarla per abbeverarsi a quella fonte, ma non c’era tempo. Una mano di Sandra si posò su quella di Walter accompagnandola nel movimento, poi con il cuore tremante afferrò il cazzo di Walter e lo guidò dentro di sé.

 

I loro respiri erano affannosi, Walter con una dolce ma decisa pressione, spinse fino in fondo liberando un grido soffocato della ragazza, poi si ritrasse e di nuovo spinse fino in fondo. I colpi erano decisi, energici e profondi, Walter affondava con furia, affamato com’era. Le sue mani stringevano con forza i fianchi della ragazza mentre le sue braccia poggiate alla parete del container si piegavano talora sotto i colpi. Sandra si sorprese nel pensare che le piacesse essere scopata così, senza nessuna dolcezza, come travolta da un uragano.

E tutto ciò non somigliava per niente agli amplessi pieni di tenerezza che aveva avuto con il suo ragazzo.
I pantaloni abbassati sulle caviglie di Sandra non le consentivano di allargare le gambe come Walter avrebbe voluto. Allora lui la fece voltare e la sollevò prendendola con le mani dietro le ginocchia appoggiandola con la schiena alla parete del container. Le liberò una gamba e lasciò che i pantaloni e le mutandine restassero a penzolare sull’altra caviglia, poi spinse di nuovo con forza il suo cazzo dentro di lei.

Walter non rifletteva più, sragionava, perché pensava soltanto al suo intimo piacere e a quello della ragazza accumulato e inespresso da troppo tempo che sentiva crescere e che stava per giungere rapido, tumultuoso e veemente. A ogni affondo vigoroso di Walter, il culo di Sandra andava a percuotere la parete del container che rimandava indietro un concavo e cupo suono metallico.   Sandra si toccò il clitoride per accelerare il suo godimento, mentre il cazzo di Walter scorreva agevolmente dentro di lei.

Lui sentì i testicoli indurirsi e il suo ventre contrarsi, finché con un rantolo liberò il getto caldo, denso e gelatinoso del suo sperma dentro di lei. Forse per il piacere di sentirsi inondata, probabilmente per il calore che avvertiva o per la gioia del piacere che stava dando all’uomo, il suo orgasmo giunse subito dopo come un’onda, improvviso, rapido e liberatorio. Allora Walter affondò ancora qualche colpo per assecondare tutto il piacere della ragazza.

 
Sandra, spossata e ansimante s’abbandonò fra le braccia di Walter che continuava a sostenerla, in seguito lui lasciò le sue gambe, ma Sandra esausta infine s’accasciò. Le gambe si piegavano, a quel punto lei si sedette con le spalle appoggiate alla parete del container con la bocca socchiusa per riprendere fiato. Anche Walter era ormai senza pensieri, senza volontà, in quanto brividi di piacere ancora attraversavano e facevano sussultare il suo corpo, da ultimo anche lui cadde giù.

 
Al momento entrambi erano seduti per terra, appoggiati con la schiena al container senza fiato, con le bocche semiaperte e ansimanti. Lei agguantò nella sua mano il cazzo di Walter che ancora usciva dai pantaloni, lo strinse e lo accarezzò lentamente.  
Casualmente e incolpevolmente però, qualche vellutata goccia tardiva di sperma scivolò lungo le sue dita e andò a confondersi e a mescolarsi con le altre macchie della tuta mimetica.

19

Sonia, sorellina mia…

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”
“Ho visto sì scemino” “E…” “Pensaci per Martedì ….


Cosa mi devo aspettare adesso? Una volta premuto INVIO non si torna indietro, e da una semplice battuta ne è nato un invito in piena regola, un invito a casa mia, per Martedì mattina, da me, io e lei ….

Era da un po’ che non ci sentivamo, le nostre vite non riuscivano a combaciare, vuoi il lavoro, vuoi le famiglie, anche se questo termine mi fa un po’ sorridere, visto che lei E’ parte della mia famiglia ….

Sonia, trenta anni di sorella, sorellastra per la precisione, figlia di mio papà e …. Più di dieci anni di differenza, un legame mai sbocciato definitivamente, c’è sempre stato affetto ma con distanza, negli ultimi anni qualche messaggio di circostanza, gli auguri per le ricorrenze, niente di più.

Io, 42 anni persi per la nebbia, traducendo una locuzione tipicamente veneziana, una famiglia persa per strada, una moda degli ultimi anni evidentemente questa, un padre che non c’è mai stato, una sorella, una sorellastra, Sonia appunto, un fratellastro da qualche parte nel mondo, credo, e mi fermo qui, nessun cugino perché mio papà ha compensato anche per il resto della famiglia.

Con Sonia ci siamo sentiti ultimamente perché giravano voci che suo marito le facesse le corna, la volevo mettere in guardia su quello che si diceva in giro, poi un messaggio tirava l’altro, un prima confidenza velata, una seconda meno velata, fino a che è sbottata, confessandomi con non poco imbarazzo la loro situazione. Io leggevo attonito quello che lei mi scriveva, senza dir niente scoprivo che lo sapeva, che non ne andava di certo orgogliosa, ma che comunque era ricambiato, lei sapeva di lui ma non il contrario.

Mi ha confidato il nome dell’amante e per poco non mi prendeva un colpo visto che lo conosco bene, mi ha confidato com’è cominciata, quando si vedevano, poi come per togliersi un sasso dallo stomaco, ha iniziato a raccontarmi cosa facevano nei loro incontri, a grandi linee come uno scambio di messaggi può lasciar immaginare, ma pur sempre confidenze parecchio intime….
Non mi sono sconvolto dai racconti, mi ha fatto pensare solo il fatto che la povera ed innocente sorellina fosse in realtà capace di architettare una cosa del genere.

Poi si sa che la mente di un uomo vola in un istante quando si parla di sesso, e immaginarla in quegli atteggiamenti è stato un attimo, e, sempre come un lampo, un certo desiderio si è fatto strada in me ….
Non che mi facesse schifo la sorellina, anzi, c’è da dire che papà ha dei buoni geni in corpo da trasmettere, e le sue compagne non sono state da meno, quindi ci difendiamo egregiamente tutti quanti in famiglia, Sonia probabilmente ha una marcia in più, almeno adesso nella mia mente, e immaginarla nuda nel mio letto, beh, fa il suo bel effetto.

Tra una sua confidenza e l’altra sono riuscito a mandarle anch’io qualche messaggio, facendo un po’ il cascamorto dicendole quanto fosse una bella donna, di come capivo tutti gli uomini che le ronzavano attorno, le confessavo la mia solitudine, la mia voglia di avere una donna vicino, dal canto suo qualche complimento di facciata, sul fatto che fossi un bell’uomo anch’io, per metterla in ridere poi mi ha detto che se solo avesse avuto l’occasione mi avrebbe fatto la festa ….

E l’occasione perché non crearla?
“Sonia, martedì sono a casa da solo la mattina, visto che sei in ferie, passa a trovarmi no? Che un paio di idee ce le avrei per sopperire a questa sensazione di solitudine che ho …. “

E’ partita un po’ così la cosa

“Ah si? Visto che siamo fratello e sorella non so proprio cosa tu possa avere in mente, perché niente possiamo fare … “ la sua risposta

“Ti mando una foto così vedi che effetto FRATERNO mi stai facendo???”

E senza attendere risposta le invio una mia foto a torso nudo, in slip aderenti, con l’AMICO in piena salute compresso tra gli elastici.

“TU SEI FUORI………!!!!!!”

“Scusa Sonia, mi sono lasciato prendere un po’ la mano, ma sai …. “

E lascio il discorso cadere, sperando che il mio finto pentimento la faccia restare, e non scappare come temo ….

Sono seguiti altri messaggi, fino all’ultimo, dopo averle augurato la buonanotte, senza risposta da parte sua …

Non mi aspetto niente, anche se idee ne ho tante, nella mia mente ho già preparato l’incontro, nei piccoli dettagli, dal farla accomodare in divano all’offrirle da bere, dal chiederle come vanno le cose a casa al parlare anche di frivolezze, dal volerla abbracciare al darle un casto bacio sul collo, dal tenerla stretta sperando che non si voglia staccare al cominciare a sussurrarle quanto bella è nell’orecchio ….

NUOVO MESSAGGIO

“E’ sempre valido l’invito per stamattina?”

Mezzo infarto ….

“Certo!!!! Sempre per te!!!”

“Arrivo tra mezz’ora, ma non farti strane idee però Emoticon wink “

Ecco, mani avanti, e adesso?

Al momento della premiazione agli Oscar come miglior film erotico del secolo, ecco che mi sveglia dal sogno col suo pragmatismo, mettendo ste benedette mani avanti!!!!

La mezz’ora vola via velocissima per sistemare la casa, suona alla porta, le apro, sale le scale, entra, si accomoda, mi sta ad almeno un metro di distanza, il sorriso che avevo stampato in faccia lascia il posto ad un velo di tristezza, me l’ero immaginata diversamente la mattinata ….

Sono in piedi come un ebete e lei è seduta in cucina, un po’ spazientita della scarsa accoglienza, un po’ nervosa, le dita delle mani che tamburellano sulla tavola, mani lisce, mani curate, mani affusolate che al solo pensiero di cosa potrebbero prendere in quel momento ….

Mani che mi passano davanti agli occhi

“Ehi??? Ci sei??? Sei imbambolato????”

“Scusa Sonia, ero un attimo sov****nsiero”

“Ho visto….

comunque un’altra volta evita di mandarmi foto del genere, per due motivi, mio marito l’ha vista e non ti dico che rottura di palle, gli ho spiegato che avevi sbagliato numero e non era per me, che nella foto eri tu, se ne è capacitato solo dopo che ha riconosciuto il tatuaggio in un’altra foto che avevo per fortuna …. “

“Mi dispiace Sonia, non so cosa mi è preso, fatto sta che leggere quello che scrivevi, beh, hai visto no che reazione?”

“Ho visto sì, scemino”

“E scusa, ma mi ha detto per due motivi, o sbaglio? Uno è tuo marito, l’altro?”

“L’altro è ….

Un lampo

“Ma Sonia, che fai?”

“Che faccio? Mi hai fatto venire una voglia l’altra sera stronzo !!!!”

Il film ha preso una piega un po’ diversa, dal provarci, adesso mi ritrovo piacevole vittima della sua voglia, la sua mano che mi prende il membro nel pieno della sua erezione, la sua bocca che mi cerca, il suo corpo che si fa contro il mio ed non sto certo lì a guardare e “subire”.

Con la forza della mia età la faccio sentire bella, desiderata, la spoglio con la foga e la capacità che l’esperienza mi ha dato in questi anni, un piacevole gioco eccitante, non volgare, non banale, la sento sempre contro di me, la sento desiderosa e desiderabile, le mie mani che per la prima volta la scoprono in questa nuova veste di amante, mani che cercano di capire perché la natura ci ha fatti così, belli ma fratelli, mani che se ne fregano di questi spiacevoli convenevoli, mani che le uniche barriere che incontrano non sono quelle mentali ma i vestiti che abbiamo addosso ….

La bimba è capace, si sente, si vede, la maestria con cui mi accarezza la dice lunga su quello che mi aspetta, quelle mani nervose hanno lasciato il posto a mani sicure, che sanno, che vogliono, che fanno ….

Mi massaggiano, l’asta, la base, i testicoli, il glande, indistintamente, con leggerezza ed erotismo, mani che accarezzano il mio corpo, mani che mi regalano piacere, mani che aiutate dalla bocca si prodigano in un pompino da brividi alla schiena, lingua che da piacere infinito, occhi che mi guardano complici mentre la testa esegue il più naturale dei movimenti …

Le mie accompagnano i movimenti della testa, la tentazione di spingerla verso di me è forte, forte come la sua capacità di far sparire dentro la sua bocca tutto il mio pene, senza soffocare ….

Ma voglio godere anch’io di quel corpo tanto bello, di quel regalo che Madre Natura ha fatto a noi uomini, la prendo sopra la tavola, lei bagnata si lascia andare, sentire quel piacevole calore è una sensazione che non sentivo da un po’, sempre un bel posto, sempre un bel porto dove approdare.

La guardo distesa sulla tavola, i seni liberi, le mani che si tengono le gambe, per darle più piacere gioco un po’ con il suo clitoride mentre la penetro, cosa che le piace tanto anche, e quel piacere non me lo voglio perdere, mi sfilo, mi chino, mi tuffo con tutta la faccia tra le sue gambe, a godere appieno dei suoi umori, della sua voglia, del suo desiderarmi ….

I suoi piedi mi spingono via delicatamente, scende dalla tavola e si gira, si china regalandomi lo spettacolo del suo culetto in primo piano, mi rialzo e senza pensarci rientro dentro, per la porta principale, le prendo i capelli con la mano destra, glieli tiro un po’ così da farle inarcare la schiena, si morde le labbra, si prende i seni tra le mani, io la prendo per un fianco, la cavalco a più non posso, forti mugolii le escono dalle labbra che si sta mordendo, sta godendo, ed io con lei, non c’è tempo in questo momento, non ci sono né le ore né i minuti, un secondo come una vita, un piacere infinito, un piacere che non tarda però a venire, in tutti i sensi.

Lei trema, le lascio i capelli, la testa si appoggia al tavolo, le prendo i fianchi con entrambe le mani, gli ultimi affondi, uno, due, esco, me lo prendo in mano, grosso e duro, le appoggio il glande sul solco delle natiche, il contatto col suo corpo mi fa venire, le vengo lungo la schiena fino a prenderle i capelli ….

Il tempo di recuperare due forze in croce, e poi a far la doccia, assieme, dove li abbiamo ancora qualcosa da dirci, da darci, forse anni di desideri soffocati ed inespressi …

20
Il diario erotico di Brigitte

Caro diario, oggi in ufficio è stata un’agonia, non ne potevo più.

Non vedevo l’ora di tornare a casa! Peccato che a casa non ci fosse nessuno ad aspettarmi, che palle! Così ho ripreso a fantasticare sulla mia titolare, che ha l’ufficio in fondo al corridoio. Anche oggi la sentivo parlare al telefono incazzata nera. Come vorrei che usasse con me quel tono furioso e perentorio che usa con suo marito! Almeno credo lo usi con suo marito… Comunque ad un certo punto se n’è uscita dall’ufficio traballando dalla rabbia sui suoi tacchi e io con la porta spalancata la
fissavo seduta alla mia scrivania.

Mi ha anche fatto un cenno di saluto e io le ho risposto annuendo con la testa! Ha delle gambe veramente da urlo e… beh, detta fra noi a me piacerebbe far urlare lei! Vabbè dai, questo può andare bene come passatempo in ufficio quando non ce la faccio più a stare con la faccia sul monitor del computer, però non posso andare avanti così! Devo assolutamente trovarmi qualche donnina con cui… diciamo elegantemente “amoreggiare”.

Ma che amoreggiare! Voglio uscire con qualcuna per poi portarmela a casa e dopo aver bevuto un bicchierino scoparmela fino allo sfinimento! Che porca che sono, diario. Sei l’unico con cui riesca a usare questo linguaggio. Vabbè, per stasera basta, vado a dormire, domani guarderò ancora le splendide gambe della mia titolare e cercherò
di conoscere qualcuna in chat. Buona notte 🙂
02-04-2012

Ieri sera ho fatto colpo in chat! Non ci posso credere! Ho conosciuto una sulla quarantina, bella… beh, in effetti non ho visto una sua foto, ha scritto che per motivi di riservatezza non si fa vedere in foto.

La cosa assurda è che lo faccio anch’io, solo

che quando lo fanno gli altri mi da fastidio! Vabbè. Comunque stasera ci vediamo in un locale frequentato soprattutto da scambisti o comunque da gente che vuole rimanere più o meno in incognito, sono straemozionata! Non vedo l’ora! Devo solo pensare a come vestirmi. Oddio, non ci devo pensare se no mi vengono le paranoie. Comunque, visto che a te posso dire tutto.. te lo dico.

Spero sia una gnocca da paura e di farmela fino allo sfinimento! Sono o non sono una porca, diario? Bene, ora corro a prepararmi!
A presto! 03-04-2012
Caro diario, non ci posso credere! Non hai idea di quello che è successo! Te lo devo assolutamente raccontare!
Allora, mi preparo, esco e mi dirigo al famigerato locale in cui devo beccare BellaMonella (scusa, ieri avevo dimenticato di dirti qual’era il suo nick). Insomma, mi siedo a un tavolo e ci appoggio una rosa rossa, simbolo che doveva identificarmi, dato che non c’eravamo viste in foto.

Aspetto e aspetto e non arriva nessuno. A un certo punto vedo una scarpa con tacco nero accompagnata da una caviglia sexy spuntare sotto un tendaggio che porta alle toilette e marciare con agitazione. Così rimango immobile a fissarla per almeno cinque minuti, cercando di indovinare il motivo che la spinge ad essere così sulle spine. Mi decido ad alzarmi per andarmene ormai convinta che BellaMonella mi abbia dato buca, quando la sexy caviglia se ne esce dal retro del tendaggio svelando anche le forme del resto del corpo.

Insomma, vedo due gambe da urlo reggersi sulle scarpe nere, una minigonna molto corta, sempre nera, due… scusa se lo dico… tette da far paura e alla fine il viso. E qui viene la parte migliore! La donna si avvicina al tavolo dicendomi “sono BellaMonella”, si siede, toglie gli occhiali da sole e chi è? La mia titolare! Voglio dire, è mai possibile?! Una sorpresa simile non me la sarei mai aspettata! Insomma, io rimango a bocca aperta e lei si mette a ridere.

Per cercare di distogliermi dallo stupore chiedo di bere una birra, lei invece prende un’acqua minerale. Alla fine, dopo avermi fatto una breve panoramica della sua insoddisfazione di coppia (eterosessuale ci tengo a precisare), mi chiede di andare nel privé del locale. Secondo te io che faccio? Accetto ovviamente! Insomma, ci dirigiamo nello stanzino, non è neanche male. Insomma lei si siede sul letto, ma io la invito subito ad alzarsi e la sbatto contro il muro.

Vedendomi agire così mi chiede di continuare a farlo, anche di più. Insomma, le tiro giù di colpo la gonna e annuso il pizzo nero delle sue mutandine. Accarezzo quelle sue cosce che desideravo da tanto tempo, le lecco, le graffio. Lei è in estasi, sembra volesse da un po’ la stessa cosa. Le palpeggio i glutei con entrambe le mani, continuando a leccarle e morderle le gambe. Poi lei mi prende la testa con le mani e mi preme la faccia tra le due gambe.

Continuando a palpeggiarle e graffiarle i glutei infilo la faccia sotto i suoi slip neri e mi addentro tra le sue labbra con la lingua, per esplorare anche l’interno. La mia lingua continua a scavare in lei, che in piedi contro il muro non sta più nella pelle. Insomma, facendola venire in quel modo porto una mano sulla mia vagina e i dedico anche a me, con le dita. Alla fine mi rialzo la bacio in bocca e le dico che aspettavo quel momento da tempo.

Lei risponde dicendomi che lo stesso era per lei. Così ci salutiamo con la promessa di rivederci ancora in ambito extra lavorativo e questo mi rende molto felice.
Certo però… se la cosa continua non avrà più senso che continui a scriverti le mie frustrazioni sessuali, caro diario. Grazie per l’attenzione.
Brigitte
21
La confessione di suor Clarissa
“Qualche volta, Madre… quando mi trovo sola nel buio… penso a cose impure”, sussurrò suor Clarissa, inginocchiata nella penombra di una stanza gelida.

“Si, dimmi, sorella, non ti preoccupare, siamo qui per confessare i nostri peccati”, rispose la Madre Superiora con il suo lento sussurrare. Suor Clarissa sospirò nell’ombra e, dopo una breve pausa, riprese il suo racconto. “A volte immagino di non essere sola e di…”, si fermò. “Tranquilla sorella, raccontami tutto”, la invitò la Superiora. “No, non posso dirlo”, disse suor Clarissa in tono risoluto, quasi aggressivo. “Avanti, non ti preoccupare”, insisté la Madre. Nel buio, suor Clarissa estrasse da un punto segreto dell’ampia veste una fiaschetta
e bevve una lunga boccata del liquido alcolico contenuto.

“Che stai facendo, sorella?”, chiese la Superiora, “stai bevendo? Durante la confessione non si mangia e non si beve, dovresti saperlo”. “Ogni tanto penso a voi, Madre”, confessò suor Clarissa, aiutata dai poteri dell’alcol. Rasserenata, la Madre disse: “Bene, tutte noi ci pensiamo l’una l’altra, siamo tutte sorelle…”. “No!”, esclamò, secca, suor Clarissa, “io la penso… carnalmente, Madre”. “Oddio”, sussurrò la Superiora, “non può essere…”. “Invece può essere, Madre, lei… non pensa forse a me nello stesso modo?!”, gridò la suora.

“No… no, non accetto questa conversazione… questa confessione, no, vattene”, disse la Madre Superiora alzandosi di shitto, “torna nella tua cella, non voglio più sentire neanche una parola da te per almeno una settimana, rimani lì questo tempo a riflettere sui tuoi peccati”, concluse in tono severo allontanandosi, per poi scomparire dietro la porta della piccola cappella. Suor Clarissa si piegò sulle ginocchia e pianse con disperazione, l’alcol l’aveva indotta ad essere più sincera di quanto potesse immaginare e ora quella sincerità la stava gettando in un baratro di disperazione.

Dopo una mezzora di pianto, se ne tornò, lenta e sfiancata, alla sua cella, per gettarsi sul letto come un sacco di patate. Inizialmente si assopì, poi ripensò alla Madre Superiora e al suo tono di spietata severità. Questo pensiero iniziò a creare in lei quella ormai nota sensazione, la stessa che aveva tentato di descrivere alla Superiora. Cercò in tutti i modi possibili di scacciare quel pensiero impuro ma non vi riuscì. Finì con l’alzarsi a sedere sul letto a gambe divaricate, con una mano che cercava di intrufolarsi sotto l’ingombrante veste, nel disperato tentativo di raggiungere il pube.

“Ah, Madre…”, disse fra sé chiudendo gli occhi e toccandosi finalmente la vagina, dopo una lunga lotta con le infinite pieghe del tessuto. Le sue dita riuscirono ad intrufolarsi sotto gli scomodi mutandoni di lana e si strofinarono per la prima volta sulle grandi labbra, umide di desiderio. D’improvviso qualcuno bussò in modo secco alla porta della cella. “Chi è?”, chiese spaventata suor Clarissa, ricoprendosi le grazie a tutta velocità. “Sono suor Agata, aprimi, devo dirti una cosa importante!”, rispose una voce allarmata.

La suora si affrettò ad aprire la porta e si trovò faccia a faccia con l’espressione stravolta della consorella. “Vogliono mandarti via!”, esclamò suor Agata, “se ne parla già in tutto il convento, la Madre superiora vuole trasferirti! Ma com’è possibile?”. “Forse è colpa mia”, sussurrò suor Clarissa abbassando lo sguardo al pavimento, “per caso si sa anche già quando?”, aggiunse poi con un sorriso venato di sarcasmo. “Dicono già domani mattina! Ma cos’è successo? Come può essere che ti mandino via così?”, gridò la sorella.

“Non ti preoccupare”, rispose teneramente suor Clarissa voltando le spalle, “va tutto bene, questa è l’ultima notte in cui… io e la Madre Superiora saremo assieme”. “Cosa? Che vuol dire? Non capisco…” insisté l’altra, ma la monaca senza aggiungere altro si richiuse nella cella e ritornò al suo letto. Si addormentò e dopo un’oretta di sogni irrequieti si svegliò, scoprendosi bagnata tra le gambe. Iniziò a piangere sottovoce, ma d’un tratto decise di seguire il caldo impulso che sentiva dentro di sé.

Divaricò quindi le gambe, sollevò la veste e andò in cerca ancora una volta della vagina. Iniziando precocemente a gemere, si sfiorò molto delicatamente, quasi assecondando un lieve ripensamento ma, nel sentire il piacere che nasceva dal tocco delle dita, continuò in modo più deciso. Nel suo scoprire le gioie della carne non si accorse dei passi che si avvicinavano furibondi. Senza annunciarsi, la Madre Superiora irruppe come una furia dentro la cella semibuia, sgranando gli occhi nel trovare la suora intenta a fare ciò che stava facendo.

“Colta persino in flagrante peccato!”, gridò la Madre con voce sconvolta. Oramai il danno era fatto, così Suor Clarissa decise di non fermarsi e continuò a toccarsi guardando la Superiora, il proibito oggetto del suo desiderio, aumentando per di più la foga del gesto. “Come ti permetti?”, urlò la Superiora irrompendo nella cella, ma l’altra lasciò cadere pesantemente la testa sul cuscino, continuando a guardarla in faccia. “Vi voglio Madre”, balbettò ansimando e agitando la mano sotto la veste, mentre la Superiora la fissava con aria sempre più indignata.

“Poche storie”, concluse la superiora cambiando tono e voltandosi verso la porta, “domani sarai trasferita”. La Superiora rimase immobile per un lungo momento, dando le spalle all’altra, e sospirò profondamente. “Quello che tu mi proponi…”, sussurrò, con tono ora devastato, “mi stuzzica, ma… non è possibile”. Detto questo agguantò la maniglia con l’intenzione andarsene, ma suor Clarissa si alzò di shitto, afferrò la sottana e trascinò la Superiora nella cella, chiudendo infine la porta con un colpo secco.

“È da tanto tempo che vi desidero, Madre”, ammise andando incontro alla superiora con passo felpato, “non è sbagliato, forse la cosa sbagliata era non dirvelo”. La Madre si ammutolì guardando un punto nel buio. Suor Clarissa si avvicinò ancora e quando fu abbastanza vicina, posò una mano sul viso della Madre e lo voltò in direzione del suo. Quindi, ad occhi chiusi, posò le labbra su quelle dell’altra, che dopo un primo sobbalzo si afflosciò, lasciandosi scivolare sul letto.

Suor Clarissa si stese al suo fianco e, nonostante l’ingombrante abito, riuscì a intrufolarsi con una mano nei mutandoni della Superiora. “No, che fai…”, cercò di resistere la Madre, cedendo però immediatamente ai propri sensi. Come avesse improvvisamente perso l’uso della parola, la Superiora rimase immobile, accasciata sul letto a bocca spalancata, con un’espressione di stupore per l’inedito calore che sentiva tra le gambe. La sua volontà era stata ormai annientata dai sensi, che si esprimevano crudi e turbolenti nella carne grazie al gesto penetrante della giovane suora.

“Madre…”, sussurrò dopo un paio di minuti suor Clarissa, gemendo lei stessa. Ma la Superiora non rispose, continuava a fissare il soffitto a bocca aperta, come ipnotizzata dal piacere. Suor Clarissa sentì le pareti vaginali della Madre dilatarsi, così si addentrò ancora un po’ più a fondo, mentre l’altra iniziava a gemere sottovoce. Suor Clarissa alzò lo sguardo verso la Madre, il cui corpo sembrava sottostare alla sua volontà, e nel vedere l’espressione di godimento sul suo viso raggiunse il culmine dell’eccitazione.

Spinse quindi le dita dell’altra mano dentro di sé, sentendosi travolgere da cima a fondo da un piacere mai sentito fino a quel momento. Ansimando ad occhi strabuzzati, suor Clarissa si accasciò sul gelido pavimento della cella, abbandonando la Madre sola sul letto. I respiri affannosi di entrambe sembravano suonare all’unisono, diventando gradualmente più lenti, fino a scomparire del tutto nel buio. “Vi confesso, madre”, disse sottovoce dopo un po’ suor Clarissa, “che sognavo questo momento da molto tempo.

Questa è la confessione che volevo farvi oggi”.

22

Wild sex con Giorgia

Quando ho lasciato il suo appartamento serbavo nitido sulla pelle l’odore pregnante del sesso consumato nel corso di una notte intera. Un sesso sfrenato, assurdo, delirante, ma irrinunciabile perché follemente vitale.
Non avrei mai pensato, dopo avere scambiato poche parole con uno sconosciuto, incontrato casualmente al bancone di un bar dove avevo appuntamento con Giorgia, di finire nel suo letto.

Invece mi sono ritrovata a intrecciare il mio corpo con la sua carne, sniffare gli odori, scambiare gli umori, in un susseguirsi di deliranti amplessi impreziositi da gemiti di piacere.
Mentre scendevo in tutta fretta le scale, con i capezzoli turgidi per effetto dei suoi baci, decisa a raggiungere come ogni mattina il posto di lavoro in ospedale, pensavo a come avevo potuto soggiacere, senza ribellarmi, alle violenze di cui ero stata vittima consenziente per una notte intera.

Scendendo i gradini del condominio percepivo, insistente, un forte dolore all’ano, effetto delle sevizie brutali a cui mi aveva sottoposto quell’uomo, ma del suo piacere sadico non mi importava granché poiché non avevo alcuna intenzione di ripetere, perlomeno con lui, quel tipo di esperienza. Finalmente libera e non più sottomessa al suo potere ero certa che sarei riuscita a dimenticare quell’uomo, ma non avrei potuto scordare tanto facilmente quanto era accaduto fra le mura di quell’appartamento.

Una volta raggiunto androne del condominio, dopo avere disceso in tutta fretta i quattro piani di scale, mi sono fermata. Il tempo di riassestare la gonna, sistemare il reggiseno, stirare la camicetta verso il basso, dopodiché mi sono affacciata sulla strada.
Mentre camminavo sui lastroni sconnessi del marciapiede il bruciore all’ano mi disturbava parecchio. Quello che provavo era un dolore del tutto simile a quello che mi coglie ogni volta che ho prurito vaginale, anzi, no, molto peggio.

Seppure dolorante mi sono trovata, senza rendermene conto, a succhiare il dito che, dietro sua sollecitazione, gli avevo infilato più volte nel buco del culo che ancora odorava della notte di travolgente passione.
Alla fermata dell’autobus, distante poco più di un isolato dall’appartamento che avevo lasciato, sono salita sul primo mezzo pubblico diretto verso l’ospedale. Una volta in clinica, scambiate le consegne con le colleghe del turno di notte, sono andata dritta nella stanza della caposala.

Da uno degli armadietti che custodiscono i medicinali ho recuperato una confezione di Gentalyn pomata, dopodiché mi sono affrettata a cospargere l’unguento dentro e fuori l’orifizio anale.
A pensarci bene avrei potuto fare ricorso a un farmaco antifungino, scegliendolo fra quelli di cui faccio abitualmente uso per ridurre il prurito procuratomi da infezioni da candida, ma le ripetute violenze a cui mi aveva costretto quell’uomo mi avevano lacerato il lume dell’ano e procurato una perdita di sangue.

Era questa la vera ragione per cui avevo preferito fare ricorso all’antibiotico piuttosto che a qualsiasi altro farmaco.

La notte trascorsa a fare sesso con quell’uomo era stata shockante. Per tutto il tempo trascorso in sua compagnia avevo cloroformizzato la mia coscienza e accettato che facesse di me tutto quello che voleva. Quando alle prime luci dell’alba ho accennato ad andarmene, per recarmi sul posto di lavoro, ha ricominciato a scoparmi trattenendomi con la forza accanto a sé.

Ho faticato non poco a convincerlo che dovevo assolutamente recarmi in clinica. Prima di lasciarmi libera ha voluto scoparmi ancora un’ultima volta nel culo. E io non ho potuto esimermi dal compiacerlo.

Ancora stento a credere di avere fatto sesso con uno sconosciuto per una notte intera. Eppure non è frutto della mia fantasia o di un brutto sogno. E’ accaduto per davvero. Ci siamo incontrati per caso all’Happy Bar ed è stato un colpo di fulmine.

Stavo tranquillamente seduta davanti al bancone del pub, intenta a sorseggiare un long-drink, in attesa dell’arrivo di Giorgia, quando ha occupato lo sgabello a trampolo accanto al mio e ha cominciato a parlarmi in modo confidenziale.
Il ricordo di quanto è accaduto successivamente si fa confuso nella mia mente. Non ho memoria di nient’altro, ma soltanto che abbiamo seguitato a bere entrambi. Suppongo che abbia lasciato cadere nel mio bicchiere qualche droga perché, tutt’a un tratto, mi sono sentita disinibita, euforica, fortemente attratta da lui e ammaliata dalle parole che gli uscivano dalla bocca.

Non scarto nemmeno l’idea che mi abbia ipnotizzata perché mi sono trovata indifesa alla sua mercé, ubbidiente, docile e remissiva. Così quando mi ha detto – Andiamo! – l’ho assecondato e gli sono andata appresso, seguendolo fuori dal pub senza fare nessun tipo di resistenza, infischiandomene dell’appuntamento che avevo fissato con Giorgia.
– Togliti le mutandine. – ha detto mentre in ascensore salivamo i quattro piani che ci separavano dalla sua abitazione. Non ho avuto alcuna esitazione, ho dato seguito alla sua richiesta e ho fatto scendere il tanga sino alle caviglie.

Lui le ha raccolte, dopodiché ha accostato il tessuto alle narici procurandosi una singolare ebbrezza nello sniffare l’odore di cui era pregno il tanga; quello della mia figa.
Appena varcata la soglia dell’appartamento ha chiuso la porta, sbattendola con un calcio dietro sé, e mi ha spinto contro una parete. Senza scomporsi mi si è messo davanti. Ha sollevato le braccia e le ha stese sopra le mie spalle facendo aderire il palmo delle mani contro la parete.

Mi ha guardata fissa negli occhi e mi ha detto:
– Sei bella da morire. Ti voglio, adesso!
Conquistata da quelle parole mi sono sciolta i capelli, sino allora tenuti insieme da un nastro e, mentre mi baciava sul collo, ho allentato la cerniera della gonna che lui si è subito premurato di trascinare sino al pavimento. Mi sono ritrovata col pube esposto, privo delle mutandine, completamente indifesa e alla sua mercé. Allora si è inginocchiato ai miei piedi e ha posto il muso all’altezza delle labbra grondanti di umore della figa.

– Ce l’hai bellissima. – ha detto sorprendendomi non poco.
– Ripetilo ancora. – l’ho supplicato con un filo di voce, poi gli ho accostato il capo contro la pelliccia di peli neri che mi veste la figa.
– Ce l’hai bellissima.
– Sì?
– Voglio godere sino allo stremo delle forze di ogni buco del tuo bellissimo corpo. – ha detto prima di tuffarsi col muso fra le mie cosce.

Allora mi sono premurata di spalancare le gambe per meglio fargli cogliere l’odore che ardeva prepotente dentro di me, certa che gli avrei facilitato l’accesso della lingua nella figa.
Allupata com’ero non stavo più nella pelle. Desideravo farmi succhiare il clito e raggiungere al più presto l’orgasmo, dopodiché mi sarei fatta penetrare dal suo cazzo.
Si è messo a leccarmi la figa con dei movimenti disordinati, incaponendosi con la punta della lingua a blandirmi l’ingresso della vulva.

Ho lasciato cadere ogni difesa, contravvenendo alle mie convenzioni morali, e ho lasciato che depredasse il mio corpo come meglio lo appetiva. A ogni leccata di lingua ho cominciato a spargere nell’aria dei gemiti di piacere. L’ho fatto in maniera sfacciata perché volevo dargli a intendere che gradivo il suo operato. Ha seguitato a leccarmi come un forsennato fintanto che mi ha fagocitato il clito, oramai gonfio ed esteso, fra le labbra. Ha scappucciato il tessuto che lo avvolgeva e ha iniziato a succhiarmelo muovendo la bocca avanti e indietro.

Sottoposta a questo tipo di sollecitazioni sono stata colta da istintivi fremiti piacere che mi hanno scosso lo scheletro da capo a piedi.
Ero eccitatissima, anzi da stare male. Ho cominciato a dibattermi, poi ho preso a urlare come una matta e ho tentato di svincolarmi dalla sua stretta. Più volte ho accennato a chiudere le cosce per il troppo piacere, diventato dolore, che avvertivo. Lui invece, persuaso del godimento che stava procurandomi, ha mantenuto strette le mani intorno alle cosce, attento a conservarmi le gambe bene allargate e ha seguitato a succhiarmi il clito sino a farmi raggiungere l’orgasmo.

Soltanto allora si è staccato da me. A quel punto si è messo ritto in piedi, ha abbassato pantaloni e boxer, e mi ha spinto il capo verso il basso. Mi sono ritrovata inginocchiata ai suoi piedi con la cappella davanti alla bocca. Senza che me lo chiedesse mi sono affrettata a stringere il cazzo nel palmo della mano. Ho infilato la cappella fra le labbra e l’ho spinta in avanti sino a farla sbattere contro le adenoidi, sul fondo della gola, poi ho preso a spompinarlo spingendomi con le labbra sino alla radice del cazzo.

Non troppo grosso, in verità.
Ho seguitato a succhiare per un tempo che mi è parso interminabile. Sembrava non dovesse mai eiaculare, anche se dai suoi gemiti riuscivo a cogliere che stava godendo.
Nel momento in cui ha incominciato a tremare tutto, trascinato in un incontrollato vortice di piacere, perché prossimo a eiaculare, ho smesso di succhiare. Il flusso di liquido lattiginoso e continuo mi ha riempito la bocca. Pareva non dovesse mai cessare di sborarre.

Non ha estratto immediatamente la cappella dalla bocca. Ce l’ha lasciata ancora un po’ perché potessi godere sino all’ultima pulsazione del cazzo. Ho fatto in modo che non andasse dispersa una sola goccia del suo prezioso nettare. Ho deglutito tutto lo sperma prima di mettermi a leccare le residue tracce che gli fluivano dalla cappella, mentre il cazzo perdeva di consistenza e si ammosciava.
Abbiamo seguitato a fare sesso per tutta la notte dando sfogo ai nostri istinti primitivi.

E’ stato un sesso travolgente, violento, brutale. Ci siamo addentati, picchiati, presi a schiaffi, lasciando sui nostri corpi tracce di ecchimosi sanguinolente. A più riprese ho spalmato sul mio corpo lo sperma che gli fuoriusciva dal cazzo prima che lui decidesse di leccarlo asportando ogni residua traccia dalla mia pelle.
Quando mi ha sistemata carponi, obbligandomi a tenere le mani appoggiate sul pavimento e il culo sollevato, ho subito intuito quali fossero le sue intenzioni.

Non mi sono ritratta e ho lasciato che mi penetrasse l’ano con un dito umido di saliva. Lo ha fatto con molta delicatezza, ruotando più volte il dito nella cavità, ritraendolo e spuntandoci sopra ogni volta dei grumi di saliva.
Ha proseguito nella sua azione, dilatandomi sempre di più il buco del culo, sino a quando si è messo a gambe flesse, cavallo del mio deretano, e ha accompagnato la cappella nella cavità dell’ano.

In attesa di quel momento avevo fatto in modo di rilassare la muscolatura dell’orifizio anale, vogliosa di accogliere il cazzo nella sua interezza dentro me. Nell’attimo in cui ho avvertito la cappella risalire nella cavità intestinale mi è scoppiato in gola un urlo di dolore che non sono riuscita a trattenere.
Quando ho avuto il cazzo tutto dentro l’uomo ha cominciato a muoverlo con cautela, inanellando dei lievi movimenti del bacino, sospingendo avanti e indietro la cappella, poi ha impresso un ritmo più violento alla scopata.

Ho morso le labbra per mitigare il dolore che avvertivo persistere all’ano. Ma dopo un po’ che mi inculava il bruciore e la sofferenza hanno fatto spazio a un impulsivo piacere. Ho cominciato a godere di quella penetrazione e ho preso ad ansimare.
Per niente pago dei miei gemiti ha mutato atteggiamento ed è diventato ancora più violento. Ha cominciato a estrarre la cappella e mi ha penetrata ripetutamente dilatandomi a dismisura lo sfintere.

A ogni penetrazione ho avuto l’impressione che il cuore stesse per uscirmi dal petto. Godevo ogni qualvolta sentivo il cazzo risalire nell’intestino e urlavo. Urlavo come una indemoniata.
Ha seguitato a scoparmi in quel modo rabbioso senza un attimo di tregua smanioso di raggiungere l’orgasmo. Tutt’a un tratto mi ha afferrata per i capelli e mi sono trovata ancora una volta inginocchiata ai suoi piedi. Ha avvicinato il cazzo impiastricciato di escrementi alla mia bocca e mi ha obbligata a fagocitarlo così com’era.

Desiderava venire nella mia bocca e anch’io lo volevo. Una somma di fiotti di sperma mi ha riempito la gola. Ho deglutito il fluido lattiginoso ingerendolo fino all’ultima goccia, poi sono andata a sdraiarmi sul letto dove mi aveva accompagnata in precedenza.

Fare sesso con uno sconosciuto, farlo in tre, o magari scopare davanti a delle persone che stanno a guardare sono soltanto alcuni degli inconfessati desideri erotici di noi donne.

Questo è quanto è emerso da uno studio portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan e pubblicati di recente sul Journal of Sexual Medicine. La rivista americana ha pubblicato anche la top five dei desideri erotici che riguardano noi donne. Al primo posto c’é quello di fare sesso con uno sconosciuto, un uomo di cui non si sa nulla e di cui non si deve sapere nulla anche dopo avere fatto sesso.

Proprio come è accaduto a me quella notte. Tutto sommato non sono un pervertita, anzi secondo quanto asseriscono quei ricercatori la mia condotta rientra nella normalità.

23

La donna di classe

Sono solo, sulla scrivania del mio ufficio. Sono il dirigente di un’impresa di un certo rilievo, sempre preso da problemi : affari e procedure complicate, incontri e trattative convulse. L’intero stabile, è la sede dell’azienda. Diverse stanze, sempre riempite dal vivai di dipendenti, segretarie, clienti.

Ora, per un attimo, mi ci trovo da solo. E’ un momento di stanchezza. Mi lascio andare sullo schienale della poltroncina. : pensieri particolari si impossessano di me. Lascio un attimo i pensieri del lavoro, e mi abbandono a fantasie erotiche. Già, il mio ruolo è quello che, nell’immaginario collettivo e nei films, viene collegato a grandi quantità di amanti e di avventure trasgressive; quello che, vista la posizione, con un semplice schiocco delle dita può avere donne a completa disposizione! Invece, la realtà è ben diversa, e diverse sono anche le mie fantasie.

Sono molto attaccato alla famiglia, a mia moglie Flavia. Oggi lei ha trentotto anni: è sempre una gran bella donna, raffinata ed elegante. Le voglio davvero bene. E sono certissimo che mi è sempre stata fedele.
Ora, sento un trambusto provenire dalle stanze vicine : il personale del mio ufficio ha ripreso il lavoro. Mi avvio, a passi lenti nel corridoio: alcuni degli impiegati stanno discorrendo tra loro, in una stanza; non si sono accorti della mia presenza.

Sento che parlano di donne. Sono Valerio, un maturo ragioniere, e Fausto, il giovane ventunenne da poco assunto : un ragazzo un po’ “sparone”, che si vanta spesso di conquiste amorose. Una frase di Valerio mi colpisce : “Perché, non te la faresti la moglie del capo?”. Resto immobile ad ascoltare, senza essere visto. Fausto risponde “Me la farei, sì”, afferma, “ma mi sembra una donna irraggiungibile, troppo di classe. ”
Valerio, sogghignando, aggiunge: “Sono proprio quelle che sembrano così, le più grandi troie!”.

Fausto riprende : “Beh, certo che darle una passata non mi dispiacerebbe”.
Resto un attimo allibito: stanno parlando certamente di mia moglie Flavia. Ho sempre immaginato che, ogni volta che viene qui, alla ditta, susciti desideri tra gli uomini: ma sentirlo dire così, esplicitamente, mi dà una sensazione strana. Rimango incerto, senza capire bene quale reazione effettiva quelle frasi mi stiano dando. Poi, un senso strano, indescrivibile, si impossessa, improvvisamente, dei miei sensi.

Mi suggerisce idee particolari. I due uomini non si sono accorti che ho sentito tutto.
Torno nella mia stanza. Ripenso a qualche giorno fa : quando mia moglie ha visto, per la prima volta, Fausto e mi ha detto di essere colpita dal suo aspetto fisico, dagli occhi celesti.
Alzo il telefono, chiamo Flavia. Tante volte l’ho pregata di raggiungermi in ufficio, per impegni sopraggiunti. Così non si stupisce quando le dico: “Vieni, ho una sorpresa.

Vestiti
molto elegante, ben truccata. ” Mi dice che indosserà la camicia bianca, la giacca e la gonna scure, calze nere e stivali. Sarà qui fra una ventina di minuti. Sicuramente, pensa che abbiamo ricevuto qualche invito importante, come talvolta capita. Mi siedo sulla poltrona, e sento un fuoco sempre crescente che si sviluppa dentro di me. Un desiderio, forse folle, si sta impadronendo dei miei sensi.
Flavia arriva nei tempi previsti. Entra: è straordinariamente sexy.

Sicuramente, nel passaggio, i miei dipendenti l’avranno divorata con lo sguardo. La faccio sedere sulla poltrona. Poi alzo la cornetta e chiamo la segretaria : le chiedo di mandarmi Fausto, e poi, per un po’, non passarmi telefonate, perché ho una riunione importante. Pochi secondi, e il ragazzo entra. Lo invito a richiudere la porta, che si apre solo dall’interno. Lui mi guarda con aria interrogativa, lo invito a sedersi sull’altra poltrona. Dalla mia scrivania, scruto entrambi : uno sguardo dissimulato è già scivolato tra loro due.

Quindi, in maniera diretta e brutale, rompo il silenzio : “Allora, Fausto, ho sentito che gradiresti scopare mia moglie. ” Inutile descrivere lo stupore e il senso di smarrimento che, istantaneamente, si dipinge sui volti di entrambi. Lui bofonchia qualcosa tipo: “Ma no…”, arrossendo spaventosamente. Capisco l’immenso imbarazzo che gli incute il mio ruolo, la paura di un rimprovero, la vergogna di fronte a quella signora che ha descritto così alta ed irraggiungibile. Flavia, invece, mi sembra sul punto di esplodere d’ira…ma, subito, si rasserena e mi guarda semplicemente stupita.

E’ il segnale che aspettavo, la conferma che il gioco da me programmato può andare avanti con successo.
“E’ una donna irraggiungibile, piena di classe?”, domando ancora a Fausto. Lui fa un sorriso amaro : ha compreso che ho sentito il discorso; si aspetta forse un rimprovero. Invece, sorrido e mi rivolgo a Flavia: “Hai capito, quali sentimenti ispiri?” Non dice nulla, ma accavalla le gambe sulla poltrona. Probabilmente quelle parole hanno soddisfatto la sua femminilità.

Ma non so fino a che punto accetterà di collaborare col gioco che sto dirigendo. Mi rivolgo ancora a Fausto : “Cosa ti piace di lei?”. L’uomo, come in una repentina liberazione dall’imbarazzo, la guarda e dice: “Tutto. ”
“Bene. ” dico allora; “Questo giovane ti ammira, Flavia. E tu come lo vedi?”
Mia moglie ha un attimo di esitazione. Comprende che, da questa risposta, dipende il seguito della vicenda. Poi, con naturalezza, risponde : “Beh, è un bel ragazzo.

Più giovane ed aitante di te. ”
Tutto sta andando secondo la migliore delle ipotesi. Allora dico a Flavia: “Non ti sembrerebbe opportuno fargli vedere, di te, qualcosa di più?”
Il dado è tratto! Lo sguardo del giovane è sempre più stupefatto. Flavia comincia a togliersi la giacca. Poi ha un attimo di esitazione e mi dice: “Ehi, ricorda : sei tu che mi hai dato l’ordine!” Vuole puntualizzare! Capisco che il gioco l’attira, è disponibile.

Ma, forse, ha paura che voglio solo metterla alla prova : cerca una conferma ufficiale da parte mia, per garantirsi il “dopo”. Io, con tono scherzoso, le rispondo: “Sai bene che qui dentro sono il capo. Quindi, tutto ciò che dico io si può fare…anzi, si deve fare”, ed emetto una risata. Lei si sbottona lentamente la camicetta e la fa volare sul bordo della scrivania. Con mia grande sorpresa, scopro che non indossava il reggipetto: le sue tette maestose sventolano liberamente, i capezzoli appaiono turgidi.

Fausto resta immobile a guardarla, con gli occhi spalancati. Quel po’ di eccitazione che già avevo dentro, sale a dismisura. Ma resto tranquillamente seduto alla mia scrivania: la mia postazione di comando.
“Adesso, via le calze!” dico, con tono perentorio. Flavia si toglie, elaboratamene, uno stivale alla volta. Poi, con gesto misurato, forse volutamente lento, sfila, una alla volta, le calze scure, lasciandole cadere sul pavimento. Quindi, resta così, ritta a piedi nudi sul pavimento, con le gambe completamente scoperte sotto la gonna.

Vedo Fausto che comincia a massaggiarsi la patta. Provo un’eccitazione sconfinata : penso che, appena al di là della porta, c’è una gran quantità di persone che vedono mia moglie come donna elegante e irraggiungibile; e, se, invece, potessero guardare qui dentro, la vedrebbero così totalmente disponibile! Avrei la tentazione di spalancare quella porta, invitando tutti ad entrare e guardare! Ma, per ora, mi limito a parlare a Fausto. “Allora? Non ti sembra il caso di dimostrare la tua credibilità di donnaiolo?” Finalmente, il ragazzo si avvicina a Flavia.

Si sta sbloccando, ha compreso che tutto ciò non è una trappola o un inganno. Le pone le mani sui seni, accarezza, palpa, stringe. Lei sembra lasciarsi andare: mi sorprende un po’, forse da tempo desiderava qualcosa del genere. E’ lei per prima a baciarlo in bocca, mentre si lascia nuovamente cadere sulla poltrona: le lingue si avviluppano. Io guardo con un eccitazione incredibile. Mi viene il dubbio che Flavia possa avermi già tradito, in questi anni: l’idea mi dà un fastidio terribile.

Ma non per le corna in sé: per il fatto che, se così fosse stato, non ne sarei stato partecipe; mi avrebbe fatto perdere un piacere incredibile, come quello che, in questo momento, mi sta avvolgendo.
I due corpi si separano un attimo: Flavia deve liberarsi degli ultimi ingombri: la gonna e le mutande. Poi, i due accennano a rituffarsi sulla poltrona, ma li fermo un attimo. “Ehi, prima voglio una prova di fedeltà”.

Loro sembrano domandarsi dove voglio arrivare. Faccio cenno a Flavia di porsi di fronte a me, sul bordo opposto della scrivania. Quindi le prendo le mani e le piego il corpo in avanti, verso di me. Resta così, piegata con il davanti sulla scrivania ed il culo rivolto allo spazio dove Fausto è ritto in piedi. Nonostante stiamo insieme da molti anni, solo recentemente, e con una certa ritrosia, Flavia mi ha concesso il didietro.

Ora lo metto a disposizione di quel giovane quasi sconosciuto. Lascio libere la mani di mia moglie: è lei stessa, con quelle stesse mani, ad aprire il buco posteriore, per consentire l’ingresso del giovane. Questi estrae finalmente l’uccello, le va dietro e affonda con pochi colpi nel deretano di Flavia. La vedo esprimere inizialmente una smorfia, poi prende lei stessa a seguire il ritmo della penetrazione, a guidarlo coi movimenti del bacino. Fausto affonda sempre più forte, ma lo invito a trattenersi, a non chiudere quel gioco così presto.

E penso alla particolarità di tutto questo gioco: io svolgo, in esso, il ruolo del cornuto, quello che, nell’immaginario collettivo, è visto con disprezzo e derisione. In realtà, invece, sto conducendo io tutta la questione : sono io il vero padrone, anche se Flavia e Fausto, indubbiamente, vi stanno partecipando con godimento. Il mio ruolo di potere, il potere di capo della ditta : anziché utilizzarlo per sedurre altre donne, lo sto sfruttando per farmi cornificare da mia moglie, davanti ai miei occhi.

Solo chi l’ha provato, può capire l’immenso piacere che da una simile situazione deriva! Solo chi lo condivide, può comprendere perché, in questo momento, morirei dalla voglia di chiamare tutto il personale di là, per mostrare la mia donna elegante ed irraggiungibile, completamente nuda sul pavimento, mentre l’ultimo dei ragazzetti le sta sfondando il culo.
E’ Flavia che, a un certo punto, si divincola da quella morsa. Attraversando il pavimento a piedi nudi, torna a sdraiarsi sulla poltrona, col ventre in avanti.

E’ un invito. Fausto le monta sopra. Finalmente, la penetra davanti. Vedo le gambe di mia moglie che si avvinghiano strettamente al bacino dell’uomo, le piante dei suoi piedi, un po’ impolverate per le camminate, si strofinano su e giù lungo la sua schiena. Lo spettacolo è incredibilmente eccitante: mi scopro anch’io con l’uccello in mano. Sono ancora combattuto, nell’ultimo, esiguo, sprazzo di lucidità, tra l’immensa voglia, suggerita dalla passione, di aprire la porta affinché qualcuno veda; e le considerazioni che mi spingono a non “sputtanarmi” troppo sul lavoro, per poter tornare, domani, ai normali rapporti professionali.

Certo, non potrà essere così con Fausto, che sempre più violentemente pompa nel corpo di mia moglie. Sta per venire. Io so bene che Flavia, in questo periodo, non prende alcuna precauzione antigravitazionale. Ma l’eccitazione è per me tale che, mi rendo conto, fermarlo ora sarebbe un peccato. Il rischio, invece, aumenta immensamente il piacere. Così gli grido: “Fagli tutto dentro : riempila”. Flavia potrebbe fermarlo, e l’accetterei. Invece, lei non si ribella : anzi, vedo le sue gambe che si agitano ancor più velocemente.

Un mugghio lamentoso dell’uomo annuncia che sta riempiendo l’utero di Flavia. Anche lei appare invasata, estasiata.
Appena il ragazzo si solleva, e vedo lo sperma che cola dalla fessura di mia moglie, esplodo anch’io un fiotto incredibile di sperma, inondando il pavimento.
Per ricomporci, basta qualche momento. Mi rivolgo a Fausto: “Vestiti, svelto. Vai da Valerio e controllate insieme la pratica che sapete: mi serve una relazione entro domani. ” Immediatamente, ho ripreso con lui il ruolo che mi compete.

Indirettamente, gli faccio capire che, per ora, deve tacere. Non so se Fausto vorrà raccontare a qualcuno l’accaduto: ma, certamente, sapremo impedirlo, oppure fare in modo che nessuno possa crederlo vero.
Lui lascia la stanza, Flavia riprende lentamente a vestirsi. Entrambi, evitiamo qualsiasi commento sulla vicenda. Sì, ora non possiamo e non vogliamo trarre conclusioni : avremo tempo, poi, di parlare, riflettere e valutare su quanto accaduto. Di stabilire se sia un episodio da rimuovere o l’inizio di un diverso rapporto di vita.

La aiuto a ricomporsi: uscendo, apparirà ancora la donna elegante e di classe, come sempre. Di nuovo, la guarderanno passare, con desiderio, come donna irraggiungibile : senza immaginare che passa con la vagina ripiena dello sperma di un estraneo.
Ecco, ora sono di nuovo solo, alla mia scrivania. Guardo, intorno a me, le carte del lavoro. E comincio a domandarmi se quanto descritto sia accaduto veramente, o non sia stato piuttosto soltanto il sogno di un momento di assopimento, provocato dall’immensa stanchezza.

24

Claudia

Toccami!
Claudia s’alza improvvisamente dalla poltrona e si dirige verso il tavolo da pranzo che abbiamo in sala, solleva un po’ la gonna e ci si siede sopra, poi appoggia le mani dietro il sedere e reclina un po’ la schiena. Non capisco a chi sia rivolto l’invito, se a me o a Marco.
La sua reazione è stata così inaspettata che ci coglie di sorpresa tutti e due, è vero che la discussione stava vertendo su temi come dire… piccanti, ma lei non dava alcun segno esteriore d’eccitazione.

La guardiamo, ci guardiamo e restiamo indecisi; il suo invito era chiaramente al singolare. Il tempo è nostro nemico, non vogliamo rischiare che l’attesa la raffreddi. D’istinto, dopo un’ ulteriore rapida occhiata, facciamo per alzarci tutti e due.

Toccami tu, Sonia! – chiede lei in quel preciso momento.
Marco ed io restiamo di sasso, non voleva noi. Ci risediamo e ci accontentiamo del ruolo di spettatori per ora.
Sonia, la ragazza di Marco, si alza lenta dal divano e raggiunge Claudia.

Si pone davanti a lei e appoggia le mani sulle ginocchia velate dalle calze. Quelle mani sottili e slanciate con le unghie curatissime risaltano sul nero del Lycra mentre le muove piano verso l’orlo della gonna. Quando passano nell’interno delle cosce, Claudia sospira e si apre sin dove la gonna lo consente.
Sonia sa come toccare una donna, accarezza Claudia come piace essere accarezzata a lei. È dolce, ma le sue mani premono forte, si fanno sentire mentre s’insinuano sotto la gonna.

Claudia fa forza sui polsi e solleva il sedere per facilitare Sonia che le sta scoprendo del tutto le gambe spingendo sempre più in alto la gonna.
Carlo ed io ci guardiamo, nei suoi occhi leggo un’eccitazione che deve essere del tutto simile alla mia, vedere le nostre donne che si toccano attiva la nostra fantasia e ci fa sognare. Mi pare di sentire i suoi pensieri, so esattamente cosa gli passa per la testa.

Non è telepatia, solo esperienza; tanti anni passati insieme, tante donne avute in comune, tanti giochini come questo organizzati l’uno con la complicità dell’altro hanno fatto in modo che le nostre perversioni non fossero più un segreto per noi. Tutti e due stiamo aspettando che le mani di Sonia s’infilino sotto gli slip di Claudia per sfilarglieli.
Rimaniamo leggermente delusi quando lei, dopo aver sfiorato attraverso il tessuto, il pube di Claudia sposta le mani sulla camicetta ed inizia a sbottonarla.

“Donne!” pensiamo all’unisono Marco ed io, sempre così attente ai preliminari. Un uomo le avrebbe prima di tutto sfilato gli slip e stimolato il clitoride. Invece una donna stuzzica un’altra donna stimolandole tutto il corpo. Dovremmo imparare da loro.
Sonia le sfila la camicetta, Claudia è praticamente passiva, poi s’interessa al seno racchiuso nelle coppe del reggipetto. Ne segue il contorno sfiorando con un dito la pelle sul bordo del reggiseno. Claudia ha chiuso gli occhi e ascolta.

Sonia passa sulla sua schiena e libera il seno, con grazia sfila il reggiseno poi lo ripone sul tavolo. Ora ha i suoi capezzoli davanti e non resiste alla tentazione di prenderli tra le dita, accarezza il seno di Claudia senza mai prenderlo tra le mani, scivola con le dita sulle mammelle, ne segue la forma, si sofferma su capezzoli, ma non lo stringe mai.
Claudia riapre gli occhi, li fissa su Sonia e socchiude le labbra estasiata dalle sue mani.

Sei stupenda! – le dice – Grazie!
Sonia lascia cadere le mani nuovamente sulle gambe e avvicina il viso a quello di Claudia. Le loro labbra si uniscono per un istante, poi si allontanano di poco per colmare quello spazio con le rispettive lingue.
Sonia si allontana da Claudia mentre lei dice:
– Toccami tu ora! – e con gli occhi punta me
Mi alzo dal divano per prendere il posto della nostra amica, raggiungo Claudia e le appoggio le mani sulle gambe proprio come Sonia aveva fatto poco prima di me.

Prima di continuare volgo lo sguardo verso i due amici: Carlo è sul divano che pare una civetta tanto ruota il collo per non perdersi la scena, Sonia è sulla poltrona che prima occupavo io. È emblematica la scelta di quella posizione, evidentemente non vuole avvicinarsi al suo ragazzo, non intende distrarlo e distrarsi con lui, vuole godersi lo spettacolo.
Lascio scivolare le mani sulle gambe della mia donna, salgo sino al pube e lo sfioro solamente.

Claudia geme sommessamente a mo’ d’invito, ma memore delle valutazioni di poco prima risalgo il suo corpo sino al seno. Io, però, lo stringo tra le mani; mi piace troppo la sua consistenza ed il suo volume. Lo palpeggio, le stuzzico i capezzoli, poi scendo con le mani sulla vita e la cingo mentre avvicino il mio viso al suo.
Che intenzioni hai? – le sussurro in un orecchio
Toccami! – è l’unica cosa che riesce a dire con la voce che tradisce una forte eccitazione.

L’accontento.
Infilo una mano tra i suoi capelli per accarezzarle la nuca mentre con l’altra seguo le linee del busto, aspetto che il suo respiro divenga più veloce poi, finalmente, raggiungo il pube. Infilo un dito sotto gli slip e le accarezzo la morbidissima e ridotta peluria, lei ama depilarsi completamente ma ogni tanto lascia ricrescere una striscia sottile, è calda. Separo, con qualche difficoltà, le grandi labbra e la trovo bagnata, non resisto e le spingo un dito dentro trovandola dilatata e pronta.

Inizio ad eccitarmi sul serio e a desiderare il suo corpo; le sfilo gli slip aiutato da lei. Come li ho riposti sul tavolo vicino al reggiseno lei dice.
Adesso toccami tu! – rivolta a Marco.
Devo controllare la mia eccitazione, altrimenti non riesco ad assecondare il suo gioco. Mi faccio da parte mentre arriva Marco. Non ritorno sul divano ma resto in piedi al centro della stanza in modo da avere una visione migliore.

Marco si ritrova davanti Claudia praticamente nuda con la gonna raggrumata sul suo bacino, le calze autoreggenti, le scarpe e nient’altro. Una donna eccitata e pronta che vuole solo più essere presa, non le resta molto da fare e difatti la sua prima mossa è quella di penetrarla con un dito mentre con l’altra mano le stringe la vita. Claudia geme più forte adesso, appoggia i piedi su due sedie e si lascia cadere distesa sul tavolo.

Marco continua a stimolarla sul clitoride e sui capezzoli mentre lei muove il pube invitante. La sente sempre più aperta ed invitante, allora lo vedo appoggiare l’altra mano poco sotto il pube, tra le natiche, e cercare per un istante prima di spingerle un dito profondamente nell’ano. Claudia geme più forte ora che è stimolata nei suoi due punti preferiti, solleva leggermente il bacino per facilitare il compito del suo amico e si lascia godere.

Sonia si è alzata dalla poltrona per vedere meglio. Mi sfiora prima di raggiungere il divano e inginocchiarsi sul sedile. Prima di inclinarsi in avanti solleva la sua gonna sino in vita; è un invito per me.
Intanto Claudia non riesce più a contenersi, dimena il pube tanto che Marco fatica a seguirlo con la mano.
Toccami di più! – rantola Claudia – ma… non con la mano!
Marco capisce al volo, era ciò che stava aspettando: velocemente si apre i pantaloni e libera il membro che sta per scoppiare, lo avvicina alla vulva della mia donna e la penetra subito a fondo.

Claudia lascia uscire un grido rauco mentre spinge in alto il bacino. Si lascia prendere in quel modo passiva, poi si solleva sui gomiti ed inizia a collaborare. Nel frattempo mi avvicino a Sonia che è praticamente a novanta gradi sul divano e le accarezzo le natiche ed i fianchi. Non voglio prenderla ora, prima intendo godermi lo spettacolo di Claudia e Marco.
Claudia non dura a lungo, evidentemente si era eccitata per tutta la serata al pensiero di cosa intendeva fare; raggiunge quasi subito l’orgasmo lasciando stupito Marco.

Lei ansima stimolata dalle ondate di piacere e dalle penetrazioni di Marco, vedo il suo corpo teso dal piacere e ne traggo come sempre una profonda eccitazione.
Continua a toccarmi! – lo prega Claudia quando intuisce che Marco sta per uscire da lei.
Lui è ben felice di soddisfarla e torna a muoversi nel suo ventre con colpi lenti e profondi che le fanno sobbalzare il seno.
È troppo per me e per Sonia.

Lei si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di prenderla. Si alza dal divano e velocemente si spoglia, rimane solo con le calze come Claudia e si pone innanzi a me appoggiando una mano sui miei genitali.
Sono indeciso tra il farla inginocchiare sul divano come stava prima e prenderla così o portarla sul tavolo al fianco di Claudia. Ricordo quella volta che ci siamo scambiati il partner sul letto, una coppia a fianco dell’altra, è stato molto eccitante ma Sonia ha un sedere ed una schiena in grado di generare un orgasmo solo con la loro vista, la spingo delicatamente verso il divano.

Lei capisce al volo le mie intenzioni e si posiziona. Mi metto dietro di lei e mi libero velocemente dei calzoni, brandisco il membro e sto per guidarlo dentro di lei quando sento Claudia gemere per un nuovo orgasmo. Sonia ed io restiamo immobili a guardarli, vogliamo sorbire tutto il loro piacere prima di prenderci il nostro. Marco è ormai allo stremo stimolato dal pube di Claudia, che si muove come se volesse risucchiare tutta la sua essenza dentro di se, rimane immobile dentro di lei lasciandole il compito di farlo godere.

Claudia sta ancora godendo, si capisce da come si muove e dai suoi mugolii, spinge il bacino contro Marco poi alza il pube indi esegue il movimento contrario più volte. Continua il quel modo sin quando lo sente spingere in avanti il membro, allora capisce che sta per venire e si fa incontro per prenderlo tutto quanto dentro. Appena lo sente pulsare si ferma e rimane immobile ad ascoltare il seme che si allarga nel suo ventre.

I suoi occhi hanno un’espressione di malizioso piacere, non li rivolge verso di noi ma sa che la stiamo osservando rapiti.
Quando lei si lascia andare sul tavolo rilassando tutti i muscoli Marco esce lentamente da lei, un rigolo di sperma segue il suo membro e inizia a fuoriuscire dalla vulva di Claudia. Lui appoggia le mani sul ventre e l’accarezza dolcemente.
Sonia si volta verso di me e con gli occhi mi chiede di farle provare quello che la mia donna ha appena avuto, sto per accontentarla quando Claudia chiede:
Toccatemi!
… toccatemi tutta… tutti!
Usa un tono di voce al quale non si può resistere, Sonia ed io lasciamo i divano per accontentarla, uniamo le nostre mani a quelle di Marco sul corpo di Claudia e l’accarezziamo dappertutto, in ogni anfratto, non trascuriamo nessuno dei suoi punti erogeni.

Lei si gode le nostre carezze, pare che riesca a seguire ognuna delle sei mani che ha addosso. Marco è appagato dal rapporto appena concluso e la tocca con dolcezza ma Sonia ed io siamo eccitati e ancora carichi, la tocchiamo con voglia, scarichiamo sulla sua pelle il nostro desiderio e lei pare apprezzare.
Il membro mi duole tanto sono eccitato, ogni tanto sfiora una natica di Sonia al mio fianco e mi pare d’esplodere, ma la serata è stata avviata e guidata da Claudia; lasciamo che sia lei per ora a godere delle nostre attenzioni.

.

A casa del diavolo 2 ( storia di una schiava trav)

“Mettiti a 4 zampe e seguici cagna”
Non avevo un muscolo o un osso che non mi facesse male…ero stanca
sporca segnata e umiliata…ora due donne mi stavano deridendo mi
obbligavano a spogliare il mio corpo depilato liscio scoppiando in uno
scherno senza fine puntando quella che una volta era una sorta di
virilità,ora un clito depilato e infiocchettato di rosa.
Una volta nuda mi spinsero verso una vasca ad idromassaggio svuotarono
sul mio corpo un bagnoschiuma al mughetto e mi ordinarono di lavarmi a
fondo soffermandomi dentro le orecchie il buchino i piedini le gambe e
la clito,quest’ultima ho dovuta strigliarla ancor più forte con la
spugna da bagno…ho dovuto poi inserirmi quante più dita possibile
dentro di me coperte di sapone per eseguire quello che loro definirono
il lavaggio interno della mia fica!
“ Mi ha fatto venir voglia questa troia!” Fu la mia compagna di
viaggio a parlare entrando nel bagno.

“Sei ridicola lo sai? Come uomo non vali un cazzo e come donna fai da
ca..re! Mi sa tanto che dovremo arrangiarci da sole! Anzi sai che fai?
Prendi questo e facci eccitare dai su fottiti!”
Aveva gettato nella vasca un fallo di circa 25/30 cm grosso e venoso.
“ Mettitelo in bocca ci fai vedere come spompini e poi te lo metti nel
culo,voglio vedere se riesci a godere senza toccarti cagna”
Quasi in trance presi il fallo tra le mani iniziai a leccare prima la
cappella per scendere poi lungo tutta l’asta ,leccavo e succhiavo le
palle poi salivo e mi prendevo cura della punta per poi ingoiare
quanto possibile il cazzone.

La signora intanto si era sollevata la gonna e le due amazzoni
iniziarono a prendersi cura di lei leccandole ogni affranto e ogni
pezzo di pelle scoperto e non,a quello spettacolo il mio clito
sembrava dare segni di vita e lei se ne accorse.
“Che c’è il tuo clito si risveglia? Chi cazzo ti credi di essere? Un
uomo? Mettitelo in culo muoviti questo è il tuo destino…o vuoi la
fica? Dimmi vuoi la fica? “
Le donne scoppiarono tutte in una risata talmente forte da far tremare
i vetri delle finestre.

“Voglio essere buona con te anzi doppiamente buona ,prima ti concedo
di annusarmela e poi…sorpresa…. ”
Si avvicinò a me si aprì la vulva innondata di umori mi prese per i
capelli e la strofinò sulla mia faccia riempendomi il naso dei suoi
succhi…poi si voltò , e mi spinse la bocca sul buco del culo
obbligandomi a leccare….
“Basta così! Ora girati e mettiti a 4 zampe e aspetta!”
Eseguii ed aspettai in silenzio quando sentii dei passi di piedi nudi
ma pesanti dietro di me…una mano callosa carezzare la mia carne…una
sostanza gelatinosa scendere tra le mie natiche e dentro il buchino
subito dopo seguita prima da 2 e poi da quattro dita che mi
penetrarono sollevarono e spinsero mi stavano fottendo con le dita
facendomi scivolare per la vasca, chi mi stava facendo il lavoretto
sapeva che faceva,mi tittilava la prostata facendomi gemere come una
troia e mi costrinse tanto erano forti le sensazioni che provavo a
supplicarlo di incularmi sempre più forte cosa che divertì le
ragazze,tant’è che a gran voce lo spronarono a sostituire le dita con
il suo cazzo.

Un cazzo che non dimenticherò mai..la cappella era grossa come un
limone stentava ad entrare dentro di me sembrava volesse spaccarmi.
“ Dai gabri spingi fallo entrare…vedrai che ti piacerà femminnuccia. “
Piangevo dal dolore ma cercai di fare quello che mi dicevano ma
sembrava non volesse saperne di entrare in me ,per quanto non fossi
vergine non avevo mai preso nulla di simile.
“ Mi sto rompendo le palle di questa troia…esci un attimo ci penso io
“disse la signora rivolgendosi al mio dotatissimo maschio.

In meno di un minuto sentii prima riempirmi di liquido poi di un paio
di dita e con violenza entrarmi tutta la mano!!!!!!!!
“Arghhhhhhhh!!!!!! Bastaaaaaaaaaaaa”
Urlai piansi scalciai ma non ci fu nulla da fare continuava ad entrare
ed uscire da me prima con la mano e poi con il polso…dopo circa 5
minuti di questo trattamento uscì e il mio violentatore entrò senza
fatica…. mi inculava senza sosta …non vedevo il mio buchino ma temo che
non sarebbe più stato lo stesso per mai più…..
Ad un certo punto uscì da me e mi girò….

era un uomo non giovanissimo
ma ben piantato magro ma con le spalle larghe capelli brizzolati e
volto molto maschile ma affascinante.
“ Che fai troia non saluti il tuo Padrone? “
Era Lui …LUI! Mio dio ero stata appena posseduta dal mio Signore e
Padrone! Mi inginocchiai e lo supplicai di scusarmi se non avevo preso
subito dentro di me il suo scettro ma che avrei fatto di tutto per
abituare il mio BUCO ad accoglierlo.

Il mio Padrone si distese su un divano al centro del maestoso bagno e
mi fece cenno di infilarmi il suo scettro.
Sebbene appena rodato il mio sederino fece fatica a riceverlo…..ma poi
entrò riempendomi tutta e iniziai il movimento davanti agli occhi
eccitati delle giovani donne.
“gabriellaaaa…gabriellaaaaa…..gabriellaaaaaa” urlavano mentre facevo
godere il mio Padrone dentro di me e lui mi esortava a non toccarmi ma
di godere come una cagna….

sveltii la cavalcata incurante dello scempio
che questo creava nel mio ex buchino…. e mentre sentivo il mio Mentore
sborrarmi dentro allo stesso tempo godevo io…ero completamente fusa
impazzita troia fino al midollo talmente impazzita che lo sentivo
dentro di me anche quando invece ero sola vuota del suo possesso e
piena del suo succo virile…..il buco a distanza di tempo era ancora
aperto lo sentivo e la sensazione mi diede la malsana voglia di farmi
quello che mai avrei pensato di fare….

mi feci un ditalino se cosi si
puo dire visto che mancava solo un dito per arrivare al fisting.
Godetti ancora e crollai…..
Non so quanto dormii e quando mi risvegliai mi ritrovai sola , accanto
a me un biglietto con cui mi si ordinava di farmi una doccia di
indossare gli abiti accanto lasciati accanto a me di truccarmi e di
eseguire tutte le cose neccessarie per farmi trovare pronta davanti al
mio Padrone.

Andai prima di tutto al bagno ,ormai anche fare la pipì per me era un
rito completamente femminile ,sedermi e asciugarmi erano cose
diventate normalissime,credo non avrei potuto fare diversamente. Poi
venne la doccia la profumazione il borotalco ( lo adoravo ) e la
vestizione. Il mio Padrone come me amava il vintage indossai perciò
per prima cosa il reggiseno e il reggicalze seguiti da una mini
sottoveste rigorosamente rosa come tutto il resto per altro con pizzo
bianco sotto e sopra l’indumento…mi girai davanti allo specchio …amavo
il gioco di trasparenze che l’indumento donava….

le mie chiappette
contornate dal reggicalze mi donavano un look ancora più da
prostituta…Mi sedetti sul divanetto e una dopo l’altra inflilai le
calze ( non autoreggenti orribili da usare col reggicalze) rosa anche
quelle e le scarpe bianche ,lucide tacco a spillo.
Venne poi il turno di un abito anni 50 stile pinup completamente a
fiori a fondo rosa. Per finire la pettinatura …avendo i capelli corti
mi sono dovuta riempire di gel .. e ….

un paio di orecchini? Ma io non
ho i lobi bucati!?
La risposta la trovai a due passi da me…. c’era una sorta di pistola
adatta allo scopo,capii cosa si voleva da me : non solo dovevo avere i
lobi bucati ma farlo da me! Il dolore non fu molto a dire la verità e
la soddisfazione fu molta quando allo specchio mi osservai…ero proprio
carina.
In quel momento entro la signora che questa volta si presentò con il
suo nome “ Antonella” che fece qualche apprezzamento nei miei riguardi
ma che si adirò molto quando mi fece notare la grossezza delle mie
sopracciglia.

Mi prese la testa e senza nemmeno una parola prise la
pinzetta e strappò quasi la totalità delle stesse…
Piansi in una crisi isterica rovinando il mio trucco ma lei non se ne
curò e se ne andò. Dopo un po’ mi rialzai mi guardai allo specchio e
notai che se prima ero femminile adesso lo ero molto molto di
più…. come avrei fatto a tornare al lavoro in quei stati?…Mi ripulii
il viso e truccai nuovamente questa volta completando l’opera con il
lucidalabbra.

.

la “Marchesa del Pompino”

L’incontro con Andrea generò come sempre una serie di sensazioni struggenti in Sonia, solo che ora non c’era più traccia di quel sentimento giovanile in esse, piuttosto c’era un chiaro principio d’eccitazione sessuale. Sonia non si sconvolse, in fondo se lo aspettava, solo non sapeva come fare per lenire il doloroso senso di vuoto, la voglia che percepiva nascere sempre più forte in sé. Non aveva alcun’intenzione di spingersi tra le braccia di quell’uomo che era, oramai, solo più il simbolo del suo vecchio amore, ma non riusciva ad allontanarsi da lui e dalla sua voce.

-Sei sempre bellissima… ma non vedo più l’allegria, la determinazione o solo la speranza nei tuoi occhi. Quella magnifica luce che avevano un tempo!

Sonia resto spiazzata da questa frase diretta, apparentemente innocente, ma potenzialmente in grado d’introdurre un discorso molto intimo. Poteva dare una qualsiasi risposta; stroncare sul nascere il discorso profondo e spingere la discussione su un livello più ameno oppure seguire l’invito ed iniziare a parlare di se.

Portando Paolo ad aprirsi allo stesso modo. L’incontro con Andrea generò come sempre una serie di sensazioni struggenti in Sonia, solo che ora c’era un chiaro principio d’eccitazione sessuale… Sonia non si sconvolse, in fondo se lo aspettava, solo non sapeva come fare per lenire il doloroso senso di vuoto, la voglia che percepiva nascere sempre più forte in sé. Non aveva alcun’intenzione di spingersi tra le braccia di quell’uomo che era, oramai, solo più il simbolo del suo vecchio amore, ma non riusciva ad allontanarsi da lui e dalla sua voce.

Durante l’aperitivo si tenne in disparte, fece di tutto per non farsi notare da lui, temeva i suoi occhi, le mani e la sua voce. Aveva indosso, è vero, la biancheria acquistata in quel negozio e sentiva le autoreggenti premere sulle cosce così come le natiche lasciate scoperte dal sottile filo del perizoma. Aveva cercato queste sensazioni per ricavare da esse una forma di sicurezza sul proprio aspetto fisico e sulla femminilità che voleva ancora essere in grado d’evidenziare in se.

Voleva sentirsi desiderabile quanto lo era stata anni prima, quanto i suoi compagni di classe potevano ricordare di lei, ed i molti sguardi ammirati che si sentiva addosso lo confermavano.

-Sei sempre bellissima… ma non vedo più l’allegria, la determinazione o solo la speranza nei tuoi occhi. Quella magnifica luce che avevano un tempo!

-Gli occhi riflettono il mio stato d’animo, è noto. L’allegria, la fiducia nel futuro, la voglia di correre sempre più degli altri, la spensieratezza e l’allegria se ne sono andate tempo fa… è normale! Siamo cresciuti dal liceo.

-Sì, ma tu avevi qualcosa di unico nei tuoi occhi. Forse mi sono espresso male… avevi una luce che scaldava, che incitava… tu credevi in qualcosa e irradiavi chi ti stava vicino. – disse Andrea

-Forse, ora, è solo noia… o disillusione. – affermò Sonia dopo un lungo istante. Non noia nel senso esteso del termine, direi meglio “mancanza di stimoli”. Corro tutto il giorno per un motivo o per l’altro, il tempo non basta mai… quindi non si può parlare di noia.

Però mi mancano nuovi stimoli, la mia vita è piatta, tranquilla… statica!

-Allora sei bisognosa di nuovi stimoli! – domandò Andrea con un sorriso d’intesa.

-Scemo! – rise Sonia – Ma tu pensi sempre a quello?

Sonia percepì una fitta allo stomaco, le parole di Paolo l’avevano colpita pur essendo chiaramente uno spudorato tentativo di portare il discorso su temi intimi.

-Ma non ti puoi immaginare cosa ho in mente per te, questa notte! – disse lui mentre appoggiava dolcemente la mano sulle gambe di Sonia, la sua “Marchesa del Pompino”.

-E cosa vorresti propormi di tanto eccitante, la solita scopata?

-Una notte di “fuoco” con te…. – continuò….

-Vedrai… sarà veramente qualcosa di nuovo, di stimolante. Fidati di me.

-Vieni con me! – la invitò lui mentre allontanava la mano. Sonia mugolò in segno di disapprovazione poi disse:
-Dammi almeno un bacio, poi portami dove vuoi e fammi godere!

Quando la ragazza varcò la soglia della camera da letto di lui, aveva già superato gli ultimi dubbi ed era pronta, ma non poteva essere preparata alla presenza di Luca.

Silvia guardò Andrea e poi Luca, si aspettava che l’ultimo, compresa la situazione, si alzasse dal letto su cui giaceva ancora vestito ed uscisse dalla camera. Sicuramente tra i due amici c’era l’intesa di lasciare il posto al primo che sarebbe entrato in compagnia, ma il ragazzo non si alzò. Luca fissò a lungo Sonia poi la salutò con esagerata gentilezza. – Luca potrebbe rimanere con noi, se ti va… – propose Paolo

Sonia, che pensava di essere abituata a tutto, sgranò gli occhi stupita dalla proposta dell’amico, faticava a comprendere tutte le implicazioni di quella proposta.

Sul momento si sentì offesa, trattata come merce, come una puttana, e stava per voltarsi ed uscire sbattendo la porta. Poi, gli occhi di Luca, incredibilmente innocenti e carichi di speranza le fecero capire quanto fosse desiderata anche da lui.

-Tanti anni fa mi avevi parlato di un tuo ricorrente sogno erotico. Un desiderio intimo e segreto che eri sicura di non soddisfare mai… che temevi di non avere il coraggio di soddisfare mai.

Ora puoi farlo!

-Ciò che potrebbe accadere in questa stanza… non uscirà da qui se non nei nostri ricordi. – le sussurrò Andrea

Silvia riaprì gli occhi per fissare quelli di Luca, amico di Andrea dai tempi delle scuole elementari, seduto sul letto, quindi sollevò il viso verso quello di Andrea e dischiuse le labbra in cerca di un bacio. Persa nella stupenda sensazione di quelle labbra a contatto delle proprie e nella crescente eccitazione si sentì portare verso il letto e spingere verso il basso sino a sedersi sul bordo.

Improvvisamente le mani sul suo corpo divennero quattro, le carezze si moltiplicarono e con esse la percezione del piacere. Sonia non oppose alcuna resistenza alle mani che scivolavano sulle gambe, che sollevavano la gonna, s’intrufolavano sotto la camicetta e ne slacciavano i bottoni. Restò immobile, con gli occhi chiusi, a godersi le sensazioni che nascevano da ogni punto del suo corpo solleticato da quelle mani, le aveva dappertutto oramai, pelle contro pelle. L’eccitazione era quasi incontrollabile, nella mente non vi era più traccia dei dubbi di poco prima, rimaneva solamente il desiderio di non perdersi neppure un istante di quell’orgia di sensazioni piacevoli.

Non riusciva a comprendere cosa le stessero facendo, i punti stimolati erano troppi per seguire il piacere nato da ognuno di loro. Sonia, abbandonato il suo stile da famoso avvocato del Foro di Napoli, gemette poi sussurrò:

-Spogliatemi!!
I due amici l’accontentarono. Abbandonarono per un istante il seno, la vulva, i fianchi e le gambe per sfilarle del tutto la camicetta e la gonna, le tolsero di dosso la biancheria ma le lasciarono le calze e le scarpe.

Silvia apprezzò questo gesto, si sentiva diversa con qualcosa ancora indosso, specie quei due simboli di femminilità. Era in attesa delle loro mani, ora che nulla si opponeva più a lunghe carezze sulla pelle, ma ricevette uno stimolo ancor più intenso dalla lingua di Luca che le scivolava sulle calze in direzione del pube. Sonia aprì completamente le gambe, ansiosa di ricevere quella lingua tra le labbra della vagina, nello stesso tempo non dimenticò il membro di Andrea che le si stava avvicinando al viso.

Ingoiò l’asta del ragazzo nel preciso istante in cui Luca spingeva con forza la lingua sul clitoride. Un’esplosione di piacere le invase il corpo, il sapore di maschio in bocca e lo stimolo in basso portarono Silvia in uno stato d’eccitazione che raramente aveva provato. Aspirò con forza e succhiò il membro mentre faceva scorrere la mano per tutta la sua lunghezza, si sentì subito gratificata dal lungo mugolio di piacere emesso da Andrea e s’impegnò al massimo per strappargli subito un orgasmo.

Si rese conto di poter fare ciò che voleva senza preoccuparsi di spremere subito il suo amante, tanto ce n’era un altro pronto a soddisfarla. Fu questa scoperta a farla godere più dello stimolo che riceveva in basso.

Luca era impietoso, non mollava per un istante il proprio ritmo, Sonia trasmetteva ad Andrea il piacere che riceveva, forse troppo intenso. Andrea si allontanò bruscamente da lei per poi fissarla con gli occhi carichi di stupore.

Sonia apprezzò quello sguardo, le piaceva stupire, dimostrarsi al di là delle aspettative.

“Sconvolto? Aspetta a vedere questo!” pensò.

La ragazza si sollevò con l’aiuto delle mani appoggiate sul materasso e si portò verso il centro del letto, s’adagiò distesa con le gambe aperte poi disse:

-Vieni! – rivolta a nessuno in particolare.

Lei sapeva che Andrea non avrebbe raccolto l’invito, aveva sentito il suo glande ingrossarsi tra le labbra e alcune sporadiche gocce di seme sulla lingua, era troppo vicino all’orgasmo per entrare in lei senza rischiare di venire subito.

Come previsto fu Luca a sollevarsi e posizionarsi timidamente sopra di lei, indeciso se indossare o no il profilattico. Era quello che voleva, accogliere Luca sotto gli occhi di Andrea, un modo simpatico per ringraziarlo di quella serata da lui organizzata.

-Prendimi! – sussurrò a Luca

Il ragazzo scese lentamente sino a portare il pene contro la vulva, attese un movimento favorevole di Silvia poi spinse penetrandola. Lei inarcò la schiena sollevandola dal letto mentre lui si spingeva sempre più a fondo nel ventre, quando lo sentì tutto dentro gemette e rantolò qualche parola che il ragazzo non comprese.

-Muoviti, fottimi!” – lo pregò Sonia ad alta voce visto che lui non si muoveva.

Luca iniziò a muoversi su di lei, usciva quasi completamente poi rientrava, inizialmente con dolcezza, poi notato come lei spingeva il pube incontro al suo quando scendeva, prese a penetrarla sempre più intensamente. La dilatazione interna e la copiosità della lubrificazione consentivano a Luca un ritmo indiavolato. Lei seguiva il ritmo, non aspettava che lui spingesse a fondo, si faceva sempre incontro incurante dell’espressione allucinata di Andrea.

Quando Silvia riusciva a spostare lo sguardo sull’amico, rimasto in piedi ed in disparte, trasformava la

propria espressione in una di puro piacere, più di quanto provasse in realtà, era eccitata dagli occhi di Paolo, da come scrutavano il suo corpo sotto quello di Luca, se li sentiva addosso.

Quando si ritenne soddisfatta di quell’iniziale amplesso disse a Luca che voleva cambiare posizione, il ragazzo si sollevò a malincuore da lei, convinto di dover cedere il posto all’amico, ma si ritrovò steso sul letto con Sonia che prendeva posizione sopra di lui.

Lei si sistemò a cavallo di Luca, prese il membro e se lo posizionò tra le labbra della vulva, scese appena lo percepì correttamente indirizzato. Silvia si spinse sino in fondo aprendo le gambe per aderire completamente al corpo di Luca, poi iniziò a muovere solamente le anche con un espressione di puro piacere sul viso. Dimenticò tutto il resto, in quel momento esisteva solamente quel pezzo di carne, dura, che aveva profondamente piantato nel ventre.

Si muoveva in modo da sentirlo al meglio, contraeva e rilasciava ritmicamente la muscolatura interna mentre ondeggiava lentamente con le anche. Non si sollevava da lui, non lo faceva scorrere in se e nemmeno cercava uno stimolo esterno sul clitoride. Le era sufficiente quella presenza dentro per godere. Quando ritenne d’essere pronta, fisicamente e psicologicamente, si lasciò cadere su Luca e senza farlo uscire da sé chiamò Andrea.

-Avanti, vieni anche tu… fatemi impazzire!

Paolo non si aspettava questa richiesta, era convinto che lei si sarebbe limitata a prenderne uno mentre succhiava l’altro.

Una doppia penetrazione andava al di là di ogni più perversa speranza. Era eccitato dall’idea di penetrarla analmente mentre lei aveva dentro Luca ed era felice che le avesse riservato quella parte del suo corpo. Salì sul letto e si sistemò dietro di lei che già aveva sollevato il sedere in attesa; ne dilatò le natiche e solleticò l’ano con un dito inumidito, quindi spinse il dito dentro di lei. Silvia rantolò di piacere e si dilatò.

-Sei pronta, vedo. – le disse Andrea con voce rotta dall’emozione

-Prendimi! Anche tu… dai! – riuscì a dire lei

Lei spinse per dilatare l’ano al massimo e lo sentì, improvvisamente, entrare.

Fu un esplosione di piacere misto ad un dolce dolore che lei sapeva apprezzare, urlò incurante del sottile spessore delle pareti della camera. Quando il dolore passò rimase la sensazione d’essere piena di due uomini e tornò a godere pur rimanendo immobile.

I ragazzi compresero il suo stato ed iniziarono un lento movimento all’unisono. Silvia si rifiutava di pensare, di realizzare appieno ciò che stava facendo, si limitava a godere. Era un piacere troppo intenso per rovinarlo con la razionalità, era invasa dagli stimoli tanto da non riuscire più a comprenderne l’origine.

Ebbe un primo ed improvviso orgasmo, del tutto inatteso ma intenso, quasi feroce nel suo sviluppo. I ragazzi non si fermarono, continuarono a muoversi senza badare ai lunghi ed a stento soffocati gemiti.

L’interno del suo corpo, in preda alle contrazioni involontarie, era troppo piacevole per fermarsi.

– Ora riempitemi! Riempitemi… tutti e due!

Questa frase entrò nelle orecchie di Luca che già a stento tratteneva il piacere, la voce di Silvia riuscì a rompere tutto il castello d’autocontrollo che si era costruito e venne immediatamente. Silvia lo sentì ansimare e contemporaneamente lo percepì pulsare dentro il ventre, allora si spinse contro di lui, lo prese completamente dentro mentre anche Andrea spingeva per eiacularle nel profondo dell’intestino.

In un lampo di lucidità Sonia comprese che due uomini stavano iniettando il loro seme contemporaneamente nel suo corpo, quest’immagine riuscì a donarle un secondo, meno intenso forse, ma più lungo orgasmo.

Terminarono di godere che Sonia ancora provava un languido piacere, Andrea uscì da lei liberandola; lei si sollevò dolorante da Luca e crollò stesa sul letto, quindi chiuse gli occhi e rimase immobile a godersi ciò che rimaneva del piacere.

Luca e Andrea la lasciarono sola, consci che doveva accettare ciò che aveva appena vissuto senza interferenze esterne. Silvia, forse, si appisolò fisicamente distrutta; nel dormiveglia sentì un lungo bacio sulla fronte ed una carezza sul viso mentre la voce di Luca le sussurrava un “grazie”. Solo più tardi, non sapeva quanto tempo fosse trascorso, si ritrovò ad osservare stupita il seme che colava dalla vagina e ad analizzare il leggero dolore all’ano.

Dopo quel nuovo amplesso non aveva nemmeno più la forza di recarsi in bagno per una doccia, voleva lavarsi, eliminare ogni traccia dal proprio corpo di quella notte di follia, ma in fondo era bello risvegliarsi ed avere le prove che non aveva sognato.

Si appisolò stretta al suo vecchio amico Andrea. , felice d’aver ceduto alle sue lusinghe. Non provava alcun senso di colpa così come sapeva che non n’avrebbe provati il giorno seguente quando avrebbe salutato, per sempre, l’amico.

Era stata solo una parentesi della sua vita, se avesse provato il desiderio di rivivere quell’esperienza, senza dubbio, i protagonisti non sarebbero stati né Luca né Paolo. Non poteva permettersi d’arrivare a provare qualcosa di più che una semplice attrazione sessuale nei loro confronti.

Ora non si sentiva più sciatta e intorpidita dai quieti anni di un matrimonio piatto e privo di emozioni…sapeva di riuscire a dare e a ricevere emozioni forti…..soddisfatta sorrise a se stessa e pensò…”Per ora può bastare”……

Roberta e la passione per gli a****li

La mia fidanzata Roberta è da tempo appassionata di equitazione, ed essendo regolarmente iscritta ad un centro ippico, almeno due volte la settimana, quando è libera da impegni di studio (studia Giurisprudenza all’Università di Milano) va a cavalcare, trascorrendo la mattinata al Centro Ippico che è situato in periferia. Avremmo dovuto vederci ieri mattina, dato che era festa, ma, quando passai a casa sua, la domestica mi disse che la signorina era andata a cavalcare.

Decisi quindi di farle una sorpresa, e risalito in macchina mi diressi verso la periferia, per arrivare al centro ippico, senza preavvisarla, anche se avevo provato a chiamarla sul cellulare, che però risultava non raggiungibile. Il traffico era scarso, la giornata festiva aveva trattenuto la gente a casa, per cui in una ventina di minuti raggiunsi la strada dove sorgeva il centro ippico, ed entrai nell’ampio cortile dinanzi alla Club House. Sceso dalla mia vettura notai, parcheggiata poco più in là, la Matiz verde scuro di Roberta, segno inequivocabile che la mia fidanzata era già arrivata, e probabilmente aveva già sellato il cavallo ed era uscita per iniziare il percorso ad ostacoli.

Cercai di entrare nella Club House, ma era troppo presto ed era ancora chiusa. Non avevo voglia di aspettare che arrivasse il gestore seduto in macchina, una cosa che francamente mi dà noia, perciò iniziai a passeggiare per il cortile, quando mi venne in mente che potevo benissimo arrivare sino alle rimesse dove venivano tenuti i cavalli: così avrei raggiunto il triplice scopo di aspettare Roberta, che avrebbe sicuramente riportato il cavallo in rimessa, di evitare una noiosa attesa, osservando i cavalli, che mi sono sempre piaciuti, e di evitare anche il freddo, che per quanto non fosse elevato, dava pur sempre una punta di fastidio.

Mi diressi verso le rimesse, la cui porta di ingresso veniva lasciata semiaperta, come di consueto quando i proprietari degli a****li andavano a prenderli, così da evitare loro attese del personale, la spinsi ed entrai.
L’interno era in penombra, con una temperatura confortevole, e nonostante l’aria fosse comunque caratterizzata da un tono pungente, dovuto alla presenza degli a****li, la cura e la pulizia con cui gli stessi venivano tenuti non la rendeva irrespirabile: non era un aroma fastidioso, pur essendo consapevoli della sua presenza: più che un odore, era un profumo di selvatico, di a****le, non del tutto sgradevole.

Avevo appena iniziato ad avvicinarmi al

primo stallo, dove veniva tenuto un trottatore purosangue di tre anni, quando fui colpito da un mormorio sommesso, che proveniva da uno stallo posto una decina di metri più avanti.

Più che un mormorio, sembrava un gemito, un gemito di godimento. Sicuro di essermi sbagliato, presi in considerazione l’ipotesi che si trattasse di un a****le, magari colpito da qualche malattia improvvisa o da un infortunio improvviso.

Mi avvicinai quindi allo stallo in questione, senza fare rumore, perché le suole di gomma delle mie Tod’s non facevano rumore sul pavimento in cemento ricoperto di paglia asciutta. Man mano che mi avvicinavo, però, potendo sentire meglio i gemiti, che continuavano con lo stesso ritmo, mi resi conto che si trattava di gemiti umani, sicuramente emessi da più persone: adesso potevo sentire chiaramente due gemiti che, come a gara, si sovrastavano uno sull’altro.

Incuriosito, ed anche un po’ preoccupato, non sapendo bene cosa stava succedendo, ero indeciso se entrare o meno di colpo nello stallo, quando mi accorsi che lo stallo vicino a quello dal quale provenivano i gemiti era aperto e vuoto. Devo dire che gli stalli non erano chiusi da un tetto, ma semplicemente divisi l’uno dall’altro da un muro di mattoni, alto circa un paio di metri. Ogni stallo era largo una decina di metri, per consentire al cavallo di potersi muovere, e fissato ad ogni muro c’era, nell’angolo vicino alla porta, una specie di scaffalatura in legno, a due ripiani, larga circa un metro, che serviva, avevo visto, per riporre i finimenti e le altre attrezzature.

Entrai pertanto nello stallo accanto a quello dal quale continuavano a provenire i gemiti, mi inerpicai, cercando di non far rumore, sul secondo ripiano, e mi sporsi, di poco, per vedere cosa stava succedendo. Dall’altra parte del muro, inginocchiata sulla paglia, completamente nuda, a gambe aperte,c’era Roberta. Ed insieme a lei c’erano due uomini, nudi anche loro, che le stavano praticamente di fronte, con i loro cazzi in potente erezione, avvicinati alla bocca di Roberta.

A turno, lentamente, le infilavano il cazzo in bocca, facendoselo leccare, lasciandolo scorrere sino alla radice nella bocca della mia fidanzata, per poi toglierlo e far posto all’altro, che eseguiva lo stesso percorso, con la stessa lentezza. Roberta, ad occhi chiusi, lasciava che i due cazzi, alternativamente, penetrassero fra le sue labbra, arrivassero alla sua gola e tornassero indietro, per ripartire da capo. Le sue mani erano in mezzo alle sue gambe aperte e certamente, anche se non potevo vederlo, si stava

furiosamente sditalinando, ragione questa di una parte dei gemiti che avevo sentito.

Gli altri non erano gemiti, erano commenti, a bassa voce, ma non tanto bassa da non potere, dal posto in cui ero, ormai comprendere le parole.

-Succhia, troia ‘ diceva uno, e l’altro ‘ Ti piace prenderlo in bocca, eh…..’ Puttana – -Pompinara ‘ proseguiva il primo, e così via, in una serie di termini osceni ed offensivi, che a Roberta sembravano piacere. Infatti, ad un certo punto, con una voce che non le avevo mai sentito, e smettendo per un attimo il lento pompino che stava facendo, ma continuando con entrambe le mani una altrettanto lenta ed esperta sega ai due, disse: “Sì sono una troia pompinara, mi piace il cazzo, mi piace prenderlo in bocca e farmi sborrare addosso, lo faccio anche all’università, ai miei compagni di facoltà, una volta l’ho fatto anche a lezione, ero in fondo all’aula, il ragazzo vicino a me si è sbottonato i jeans, me l’ha fatto vedere, ed io mi sono messa tra le sue gambe sotto il banco e gliel’ho preso in bocca finchè non mi ha sborrato in gola.

” I due maschi erano eccitati, infatti ripresero ad infilare i cazzi nella bocca di Roberta, aumentando il ritmo, quasi a volerle scopare la bocca, spingendo forte quando arrivavano in gola, tanto che Roberta aveva quasi una spinta all’indietro con la testa quando la cappella le toccava l’ugola.

E io avevo una mazza da baseball nei calzoni mentre osservavo la mia fidanzata che agiva come una troia in calore, spompinando due sconosciuti.

Sconosciuti, come ebbi modo di capire, soltanto per me:lei infatti li conosceva benissimo, lo si vedeva da come li guardava, da come si faceva accarezzare le tette, piccole e sode, coi capezzolini scuri che si torcevano sotto le dita dei due, da come se li faceva leccare e mordere quando aveva in bocca il cazzo dell’altro da quello libero dei due, da come gli parlava e le parlavano. “Roberta, sei una gran troia – le dicevano – sei una pompinara fantastica, hai una bocca che è una ventosa- e lei fremeva di eccitazione sentendosi chiamare così.

A me ormai l’eccitazione che provavo era diventata superiore a qualsiasi gelosia, del resto era una delle mie fantasie preferite immaginare Roberta chiavata da altri uomini, ed il fatto che ciò succedesse sul serio era in fondo la realizzazione di un mio desiderio.
Lentamente aprii la lampo dei miei jeans e tirari fuori il cazzo, che era

durissimo, iniziando a farmi una sega, mentre continuavo a guardare. I due proseguivano nella loro manovra, e ad un certo punto, osservando Roberta che gemeva sempre di più, uno dei due disse :”Vado a prenderti il tuo amante preferito, Robi e si allontanò uscendo dallo stallo, mentre l’altro, a quelle parole,si era sfilato dalla bocca di Roberta e si era inginocchiato sulla paglia accanto a lei, continuando però ad accarezzarle le tette e la fica con le mani ormai libere.

Roberta aveva chiuso gli occhi ed era in preda ad un orgasmo, ogni volta che le mani dell’uomo le passavano sulle tette aveva un brivido, si passava la lingua sulle labbra con un’aria da vecchia bagascia che non le avevo mai visto.

I passi dell’uomo che era uscito si sentivano risuonare sul cemento del pavimento, con un rumore dei ciottoli un po’ strano.

Quello era uscito nudo e scalzo, il mistero di quel rumore fu risolto subito, perché la porta si aprì e l’uomo rientrò portando con sé, alla cavezza, un magnifico stallone, purosangue, di chiara discendenza inglese, muscoli di velluto, un’aria fiera e nobile, uno splendido a****le.

La mia bocca si era improvvisamente seccata mentre le parole “il tuo amante preferito” mi rimbalzavano in mente. Roberta aveva aperto gli occhi, e si era rimessa in piedi, avvicinandosi al cavallo. L’a****le abbassò la testa, e la portò all’altezza dei seni di Roberta, quasi a volerli fiutare, poi aprì la bocca e diede una leccata alle tette di Roberta, con la sua lingua lunga e spessa.

“Ti ha riconosciuto, troia” – rise l’uomo che era rimasto in ginocchio sulla paglia.

Quasi a confermare quelle parole, il cavallo abbassò la testa e diede una fiutata alla fica di Roberta, sbuffando in segno di approvazione. Roberta si portò di lato al cavallo, ed iniziò ad accarezzare il petto dell’a****le, facendo scorrere la mano sul pelo lucido, mentre l’a****le, come se già sapesse quello che doveva succedere, sembrava tremare di piacere. La mano di Roberta scese verso il ventre del cavallo, e, senza che potessi vedere bene quel che succedeva, si mosse in piccoli shitti sotto il ventre dell’a****le.

D’improvviso, probabilmente sotto l’effetto di quella

stimolazione che significava una lunga pratica da parte della mia fidanzata, dal ventre dell’a****le uscì il suo organo sessuale: un cazzo enorme, di una quarantina di centimetri, chiazzato di bianco e nero, che quasi sfiorava il pavimento. Con mano sicura, Roberta iniziò ad accarezzarlo, movendo la mano lungo quell’asta di carne che si agitava, mentre sia io che i due uomini
la guardavamo affascinati.

Nuda, con le tettine al vento, i capezzolini eretti, il culo a mandolino, le gambe semiaperte, tra le quali era finita l’altra mano di Roberta, i capelli scuri tagliati all’altezza del collo, gli occhi neri lucidi per il godimento, con in mano il cazzo del cavallo a cui continuava a fare una gran sega, era uno spettacolo da mozzare il fiato, tanto che sia io che i due di sotto stavamo furiosamente segandoci, e per fortuna che gli sbuffi del cavallo coprivano, almeno, il rumore della mia sega, nascondendo la mia presenza.

Lentamente, mentre continuava a segare quel cazzo maestoso, si inginocchiò, proprio al di sotto del glande del cavallo, ed avvicinò la sua bocca al cazzo, aprendola al massimo.

Le labbra di Roberta avvolsero, per quanto possibile, la punta di quel cazzo, e le mani di lei lo spinsero all’interno di quelle labbra, per poi iniziare un lento andirivieni della bocca di Roberta sui primi dieci centimetri di quel cazzo: di più non ci entrava nella bocca.

Alternava queste potenti pompate, che lei faceva con un risucchio proprio da troia, con leccate su tutto quel palo, da cima a fondo, ed arrivò persino a leccare le palle del cavallo, per poi tornare a ripiazzarselo in bocca, riprendendo a spompinarlo. Si vedeva che non era la prima volta che lo faceva, e si vedeva anche che le piaceva moltissimo. I due tizi si avvicinarono a lei, staccandola per un attimo dall’a****le. Uno si sdraiò a terra, sotto il ventre del cavallo, ed invitò Roberta su di lui, infilandole, mentre lei si sistemava, il cazzo nella figa ormai sgocciolante di eccitazione, infatti il cazzo sembrò scivolare nella fighetta di Roberta con facilità, L’altro si piazzò dietro a Roberta, e dopo averle sfregato una mano sulle grandi labbra ancora umide, le umettò il buco del culo, introducendo un dito, per poi sostituirlo con il suo cazzo, che, seppure con meno facilità, riuscì ad introdursi abbastanza agevolmente nel culetto di Roberta.

Scopata ed inculata a tempo, Roberta ebbe un gemito di piacere. I due cazzi la martellavano all’unisono, sbattendola da quella vera troia che era. Roberta alzò la mano di quel tanto che bastava per portarsi il cazzo del

cavallo alla bocca e riprendere il suo fantastico pompino, accelerato adesso dalla somma di godimenti che la sua fica ed il suo culo, invasi dai due stantuffi di carne, le provocavano.

La sua bocca era una vera e propria ventosa, una idrovora che succhiava quel cazzo a****le forsennatamente, mentre la mano se lo guidava fra le labbra, da cui entrava ed usciva per quello che la bocca di Roberta, che non è grande, consentiva. I due acceleravano, erano quasi pronti a godere, e si staccarono, uscendo dalla fica e dal culo di Roberta, che invece continuava a spompinare il cavallo che, però, era prossimo a godere anche lui, a quanto potevo vedere.

Roberta accelerò il ritmo, mentre i due si stavano segando davanti alla faccia di lei, aprendo la bocca, ed improvvisamente un fiume di sperma a****le le inondò il viso, le tette, le gambe, le labbra, mentre Roberta in parte lo ingoiava ed in parte lo lasciava scorrere su di lei. Voltò il viso verso i due cazzi umani che stavano per esplodere, e bastò che Roberta passasse la lingua sulle due cappelle per essere nuovamente investita da una serie di schizzi in faccia ed in bocca, che in parte bevve avidamente.

Poi ripulì per bene i due cazzi, leccandoli e prendendoli in bocca, fino a che anche l’ultima gocciolina di sborra fu ripulita alla perfezione.

Nel frattempo avevo goduto anche io, come un maiale, nel vedere quanta troiaggine aveva Roberta. Mentre si asciugava, ed i due si rivestivano, Roberta fissò un appuntamento con i due la prossima settimana.

Ma uno dei due stallieri disse: “senza il cavallo però, deve correre e con i tuoi pompini arriverebbe ultimo.

“Oh – disse lei – per una volta, possiamo farne a meno “. L’accordo venne raggiunto, ed io nel frattempo avevo avuto il tempo di uscire da lì, e tornare rapidamente alla mia macchina, dove mi ero seduto ad aspettarla. La vidi arrivare, dopo circa dieci minuti, vestita da amazzone. “Amore- mi disse – è tanto che aspetti?”

“Dieci minuti”, risposi. Ci baciammo, decidemmo di vederci dopo un’oretta, il tempo per lei di farsi la doccia e cambiarsi a casa sua.

Salimmo sulle nostre auto, per tornare ognuno a casa propria, ma nella mia mente continuavano a passare le immagini di lei con una marea di cazzi in bocca.

La settimana prossima credo proprio che andremo a trovare un mio caro amico che ha un allevamento di cavalli in Toscana.

Sottomissioni umilianti

Le fedi alle dita dei piedi le porto sempre, le tolgo solo quando sono in pubblico a piedi nudi, tipo al mare.
Proprio a proposito di queste fedi, ricordo il dialogo scambiato col bull quando mi fu imposto di portarle ai piedi, non più alle mani.

-Lo sai, fighetta, perché voglio che le porti lì?

-Per ricordarmi che non ho più alcun diritto su mia moglie?

-Anche, ma il senso principale non è quello…

-E quale sarebbe allora?

-Davvero non sai cosa significa portare un anello al secondo dito di entrambi i piedi nella simbologia cuckold-hotwife?

-No, non lo so… mi spiace.

-Fighetta fighetta… mi deludi. Credevo che una come te con una lunga carriera di seghe sparate su siti cuck alle spalle fosse un po’ più preparata in materia… comunque, così come per il braccialetto portato alla caviglia destra dalla hotwife, anche l’uso dei due anellini ha un preciso significato… a proposito… almeno il significato del braccialetto alla caviglia destra lo conosci vero?

-Si… che la hotwife è disponibile per rapporti sessuali al di fuori della coppia.

-Brava fighetta… lo vedi che qualcosa allora lo hai imparato, a forza di menarti il pisellino in internet… allora, dicevamo… i due anelli al secondo dito di ciascun piede significano che la hotwife è PARTICOLARMENTE disponibile a ricevere cazzi neri. Chiaro che di solito è la hotwife a portarli ma, siccome tua moglie me la scopo solo io e non ho intenzione di dividerla con nessuno, e in considerazione che pure tu in fondo sei femmina, io e Marisa abbiamo deciso che è più giusto che gli anelli stiano a TUOI piedi e non ai suoi.

E poi, se vogliamo dirla tutta… non dirmi che una che si sgrilletta per tre volte di filato guardando foto di maschioni neri, non è particolarmente disponibile a ricevere cazzi neri… o no?

***

Ok, faccio mente locale su quelli che per me sono stati i momenti nei quali ho sentito di aver attraversato una barriera fino ad allora mai oltrepassata…

Tra queste, sicuramente ricordo ancora con vergogna la prima volta in cui pretese che mi venisse somministrato un clistere prima di essere posseduto.

Era successo infatti che, nel corso di una delle prime volte in cui mi aveva sodomizzato, avessi avuto un… chiamiamolo “incidente”, in seguito al quale si era ritrovato il cazzo particolarmente sporco (facilmente intuibile di cosa). Non l’aveva presa per niente bene.
Contrariamente però a quanto mi sarei aspettato, aveva provveduto da solo a pulirsi, in bagno, con un abbondante abluzione effettuata direttamente nel nostro lavabo. Avevo veramente temuto mi costringesse a ripulirlo con la lingua e ammetto di non essere proprio portato per cose del genere.

In quell’occasione avevo imparato che anche lui, come me, fortunatamente trova lo “shit” assolutamente detestabile e antierotico. Ciò non significava però che avrebbe consentito il ripetersi di un evento del genere, per cui, la volta successiva, si presentò in casa nostra con un kit per l’enema completo, espressamente acquistato in farmacia.

E’ chiamato “kit da viaggio” ed è costituito da una sacca pieghevole di colore azzurrino dotata di un gancio da appendere in una qualsivoglia posizione elevata, un tubicino in plastica lungo un metro e mezzo circa e due differenti beccucci dotati di valvola a farfalla da introdurre: uno per le lavande anali, diritto e con un foro in cima, un altro per le lavande vaginali, più lungo, leggermente ricurvo e dotato di vari forellini tutt’intorno alla punta.

Me lo mostrò con un certo compiacimento, poi mi invitò a seguirmi in bagno per una dimostrazione pratica…

Dovetti ricevere tre sacche complete di acqua calda mista a sapone neutro, a quattro zampe nella vasca da bagno (beccuccio da lavanda vaginale). Al termine di ciascuna di esse venivo fatto accomodare sulla tazza per evacuare. Soltanto quando l’acqua evacuata si presentò completamente limpida, mi fu consentito di sciacquare e riporre tutto via con l’espresso ordine che da allora in poi, prima di ogni sua visita in casa nostra, avrei dovuto effettuare la stessa operazione (fortunatamente per conto mio), per poter fornire una figa anale pulita e profumata al maschio di casa.

Lo so, forse non sembrerà una cosa particolarmente dura, ma sicuramente la ricordo tra una delle più umilianti esperienze cui mi sia mai dovuto sottoporre.

***

Anche il seguente episodio, prima vista non particolarmente duro, è stato per me molto umiliante, all’epoca.

Si tratta della prima volta in assoluto in cui Bull Bruno pretese che io lo masturbassi fino a farlo venire, in presenza di Marisa.
Avvenne nei primi tempi del nostro mènage à trois e lo percepii come una forma di umiliante sottomissione al nuovo maschio di casa.

Più ancora dell’essere montato, anche se potrà sembrerà strano.

Ma procediamo col racconto vero e proprio…

Sono le sette di sera e Bull Bruno ha appena annunciato il suo imminente arrivo. Ho meno di un’ora per preparare Marisa, perciò, senza perdere tempo: doccia, crema emolliente, controllo dei peli pubici, vestizione. Per l’occasione opta per un paio di calze di seta bianche con tanto di reggicalze, reggiseno e perizoma ridottissimo di pizzo bianco, sandali bianchi con tacco 13.

Io sono nudo e non mi è stata ancora imposta la gabbietta. Più di una volta, nel corso della preparazione, il mio pisello tradisce la mia eccitazione, con conseguente ilarità di mia moglie.

Quando mancano ormai pochi minuti all’arrivo del bull, mia moglie sbianca in volto e corre in bagno. Non so come interpretare la cosa. Dopo un po’ mi chiama e mi mette al corrente che ha avuto il più imbarazzante degli incidenti per una donna in procinto di essere montata: le è improvvisamente arrivato il ciclo.

Come forse ho già avuto modo di dire, Marisa non può avere figli per colpa di una malformazione congenita delle ovaie; oltre a ciò, non so se per diretta conseguenza o meno, il suo ciclo risulta estremamente irregolare e, pertanto, imprevedibile.

Mentre le sto procurando un bicchiere d’acqua, una pastiglia di “Buscopan” e la shitola dei tampax, suona il citofono: Bull Bruno.

-Ohccavolo… ma tu guarda se mi dovevano venire proprio adesso! Bruno ci rimarrà malissimo! Corri… vai ad aprire e spiegagli la situazione mentre io finisco qui.

Un paio di minuti dopo sto spiegando la situazione a Bull Bruno che, in effetti, sembra alquanto contrariato.

-Ma non me lo potevate dire prima, che mi sarei risparmiato un’ora di traffico per venire qui??

-No… è che… è successo proprio ora, l’avremmo avvertita ma non ne abbiamo avuto nemmeno il tempo…

Mi scavalca senza prestarmi la minima attenzione e si dirige in camera da lei. Lo seguo.

-Che mi tocca sentire, bella mia… ti si sono aperti i rubinetti? Proprio adesso? Ma guarda che sfiga… vabbè… vorrà dire che invece di starcene qui a scopare per la gioia di quella fighetta della tua maritina, ce ne andremo a cena fuori…

-Scusa tanto Bruno… sono davvero mortificata…

-Ma no, dai. Nessun problema… preparati che ti porto fuori.

Lei sembra sollevata e comincia a cambiarsi per la serata, io me ne sto lì non sapendo bene se doverla aiutare oppure farmi i fatti miei, in un angolo della stanza, quando lui se ne esce con un:

-Certo che…

Marisa si blocca e, guardandolo interrogativamente:

-Certo che…?

-Dicevo… certo che arrapato come sono, un po’ mi dispiace di non fare proprio nulla…

Marisa lo guarda teneramente e dice:

-Vuoi che ti faccia un pompino? E’ il minimo che possa fare per farmi perdonare…

-No no… pensavo ad altro, veramente…

Stavolta siamo in due a guardarlo interrogativamente.

Fa una pausa di qualche secondo, poi continua:

-Pensavo che la tua maritina qui… per una volta tanto potrebbe rendersi utile…

Deglutisco in silenzio, non so cosa abbia in mente ma so che non sarà una cosa buona per me.

-Ma certo!- fa lei – Sarà più che felice di rendersi utile… non è vero Paoletto?

-Ehmm… si, certo.

Faccio io.

-Allora… tu continua a prepararti e intanto Paoletta qui penserà a darmi un po’ di sollievo…

Detto ciò, inizia a slacciarsi la cinta dei pantaloni.

-C…cosa dovrei fare?

-Niente di troppo impegnativo, soprattutto per una sgrillettatrice cronica come te, fighetta… voglio solo che tu mi faccia una bella sega, prima che io porti tua moglie a cena fuori, tutto qui.

E, mentre dice ciò, finisce di sfilarsi i pantaloni e si sdraia a gambe aperte sul letto.
Io, dopo qualche attimo di comprensibile esitazione, faccio per avvicinarmi e prenderglielo in mano per dargli ciò che chiede, ma vengo bloccato dalle sue parole:

-No, fighetta… non così… Voglio che tu indossi per me quello che aveva indossato tua moglie per me stasera… sarebbe un peccato lavare quella bella biancheria senza che un vero maschio ne abbia goduto prima, no? Avanti, metti tutto e non tralasciare niente.

Ti voglio vestita esattamente come lei prima. Sarà come se fosse la sua… riserva, a scendere in campo, stasera.

*

Ho indossato calze e giarrettiera, reggiseno, perizoma e sandali (stretti da morire, ma ci sono riuscito) e mi sento un bel po’ ridicolo. Ho perso giusto un attimo davanti al perizoma macchiato del suo mestruo, ma poi ho indossato anche quello.

Me ne sto lì impacciato ai piedi del letto, non sapendo bene cosa fare.

Marisa continua a vestirsi per la serata fuori. Bull Bruno mi dà ulteriori istruzioni:

-Adesso sdraiati qui vicino a me, e prendimelo in mano…

Faccio come dice.

-Brava… adesso comincia a menarmelo lentamente… di certo non dovrò insegnarti io come fare…

In effetti, da segaiolo incallito, quale sono sempre stato e sono, non mi manca sicuramente né l’esperienza, né la competenza per saper come segare propriamente un cazzo.

-Mmmhhh… brava, continua così… metti una gamba sopra la mia, intanto che mi seghi…

Sono imbarazzatissimo, specie perché Marisa, che ha ormai terminato di prepararsi, se ne sta ai piedi del letto a rimirare beatamente la scena.

Ce la metto tutta, ricorrendo alla mia pluriennale sapienza in fatto di seghe. Il suo cazzo sembra (e dopotutto lo è) enorme, tra le mie dita. Non mi riesce nemmeno di chiuderle attorno alla sua circonferenza.

-MMhh… brava, così, ancora… sei una vera esperta in fatto di seghe eh? Magari, se lo fossi stata un po’ meno, la tua mogliettina qui, invece di farsi scopare da me, avrebbe potuto ancora farsi scopare da te …vero, Marisa?

Marisa non risponde, limitandosi a guardare la scena, mentre io arrossisco per l’umiliazione.

– …magari anche no: avrebbe comunque avuto bisogno di un vero maschio, con un vero cazzo, che si prendesse cura di lei come una vera femmina merita.

Non è così, Marisa?

Marisa continua a starsene in silenzio, e lui insiste nell’ottenere una risposta:

-Non è così, Marisa? Per quanto tempo ancora avresti continuato a farti scopare da una fighetta come la tua maritina, qui, senza aver bisogno di un vero maschio tra le cosce, eh? Non è questo che mi hai sempre detto, Marisa? Che volevi sentire un vero maschio e non una femmina mancata, dentro? Dillo anche a Paoletta, Marisa, diglielo come lo hai sempre detto a me…

-Si… è così…

Fa lei sottovoce.

-Come? Non ho sentito, dillo forte!

-SI, E’COME DICI TU!

Ripete Marisa, arrossendo lei, stavolta.

Mio malgrado, il mio insufficiente (almeno per gli standard di mia moglie) cazzetto tradisce la mia eccitazione e ciò non passa inosservato agli occhi di Bull Bruno:

-Ma guarda guarda come si ingrossa la clito alla tua maritina a sentire parlare di veri maschi! Avanti su! Accelera! Muovi quella mano che voglio schizzare!

Aumento il ritmo e d’un tratto percepisco il suo cazzo contrarsi prima dell’eiaculazione.

Sborra di colpo con foga sorprendente. Lunghi archi di sperma si librano nell’aria, incurvandosi per poi depositarsi sull’ addome dai poderosi muscoli contratti nell’orgasmo; ne conto una dozzina.

Ho ancora il suo cazzo tra le dita, che va lentamente sgonfiandosi, quando mi mette una mano sulla nuca, ordinandomi:

-Adesso pulisci tutto con la lingua, fighetta, che non ho tempo di farmi una doccia.

***

Serata in casa mia con mia moglie e il bull.

Ore 19. 00

-Allora, Paolo… io e Bruno staremo a cena fuori, come ti avevo detto, però poi veniamo a dormire qui. Tu metti tutto a posto e poi fatti trovare pronto per quando torniamo, ok?

-D’accordo, ma non sai dirmi a che ora verrete, più o meno?

-Prima delle 11 proprio non credo, comunque tu preparati da prima… che ti costa?

“Prepararmi” significa indossare calze, sandali, pettorina e per il resto rimanere completamente nudo; col freddo che fa in questi giorni significa quindi anche mettere sopra qualcosa da poter velocemente togliere e far sparire al momento giusto, prima che bull Bruno entri in casa.

A lui non piace avermi in giro coperto.

-D’accordo allora. Buona serata, divertiti.

-Aspetta… prima che io esca dovresti fare una cosa per me…

Oddio… quando comincia così di solito sono dolori…

-…da quant’è che non ti dai una lavata…”lì sotto”? Hai capito cosa intendo, no?

Rimango un po’ sorpreso. Il rituale del lavaggio controllato del mio pisello è stato definitivamente abolito da quando mi hanno imposto la gabbietta metallica, dato che è molto semplice poter lavarsi senza toglierla.

Da quando la porto infatti non ne sono più uscito nemmeno per un nanosecondo.

-Ma… mi lavo ogni giorno, lo sai, …perché mi fai questa domanda?

-Beh… penso che lavarsi rimuovendo tutto una volta ogni tanto non sia una cosa sbagliata, non credi?

-Beh no… ma vuoi che lo faccia proprio ora? Non devi uscire, scusa?

-Appunto… dai forza, togli i pantaloni e vieni in bagno.

Mi suona molto strano, ma non so cosa pensarne.

Faccio come dice e la seguo in bagno.

Una volta aperto il lucchetto e rimossa la gabbia vera e propria, ancor più strana mi suona la sua richiesta di togliere anche l’anello alla base del cazzo. Rimozione del tutto superflua ai fini igienici. Continuo comunque a non obiettare e mi godo il bidet “in libertà”.

All’inizio della “prigionia” del mio pisello, trovavo molto imbarazzante questa pratica di dover fare bidet sotto sorveglianza, ma ormai, dopo tutte le volte in cui ciò è accaduto, ci ho fatto il callo.

C’è anche da dire che, dopo mesi di gabbietta, in maniera inversamente proporzionale alla tua voglia di poter avere un qualche sfogo, il pisello stesso sembra prendere atto della propria inutilità al punto che, nonostante tutta la voglia che tu possa avere, le sue dimensioni sembrano ridursi. Credo infatti che a seguito della mancanza di erezioni vere e proprie, i suoi tessuti si ritirino e, anche in posizione di riposo, puoi notare una sensibile riduzione di volume rispetto a prima.

E’ una riduzione temporanea, d’accordo, ma piuttosto evidente. Il mio, che già in condizioni normali è piuttosto piccolo quando non in erezione, diventa ancora più corto e sottile. Le dimensioni della cappella, in particolare, si riducono a quelle della cappella di un ragazzino prepubescente. Una cosina minima da prendere in mano, insomma.

Questo è ciò che sto constatando mentre faccio in modo che il getto d’acqua rimuova il sapone, facendone scorrere indietro il prepuzio con le dita.

-Ok, metti questa, per oggi.

Così dicendo, Marisa mi porge la vecchia CB, dopo averla tirata fuori da non so dove.
Intuisco che deve esserci dell’altro sotto.

-Questa? Perché questa e non l’altra?

-Oh… fai così e basta. Dai che non ho tempo…

Ok… ormai è chiaro: questa deve essere una richiesta di Bull Bruno. Per forza.
Quando Marisa reagisce così alle mie domande vuol dire che l’idea non è la sua.

Vediamo stavolta dove vogliono andare a parare…
Rimetto la vecchia CB6000 e lascio che mia moglie faccia shittare il lucchetto.

-Ciaocivediamodopomiraccomandofattitrovarepronto!

E mi lascia lì a interrogarmi sul perché di questo strano cambio..

Ore 23. 40

Sono arrivati da una ventina di minuti e se ne stanno sdraiati assieme sul divano. Devono aver già bevuto parecchio a cena perché hanno rifiutato ulteriori alcolici. Io, che ho fatto appena in tempo a farmi trovare nel regolamentare abbigliamento (autoreggenti, perizoma, tacchi alti e pettorina), sto servendo loro il caffè.

-Fighetta… da quant’è che non hai un’erezione?

Domanda il Maschio di Casa, poi, senza aspettare una mia risposta, aggiunge:

-Ho letto che non è salutare non averne per prolungati periodi di tempo e parlandone con tua moglie mi è sembrato di capire che fosse preoccupata per te… Io come sai sarei per soluzioni più drastiche, visto che proprio non capisco cosa serva a una femmina, quale tu certamente sei, quell’inutile affarino che hai tra le gambe… comunque, per tranquillizzare Marisa più che altro, stasera ho deciso di concedertene una come si deve.

Qualcosa nel tono di questo discorso non mi convince. Trovo tutto piuttosto strano, però ammetto che la prospettiva di poter avere un orgasmo dopo tanti mesi non mi fa andare troppo per il sottile, perciò voglio ringraziarlo.

-Grazie… davvero grazie… cosa devo fare?

-Fai bene a ringraziarmi, fighetta, non sono molti i padroni che permettono alle loro schiave di avere erezioni così facilmente… Ad ogni modo… siccome sono convinto che.

da fighetta pallemoscie quale sei, potresti avere qualche problema a fartelo venire duro, ho pensato di fornirti un aiutino…

Si mette una mano in tasca e tira fuori qualcosa. In principio non capisco cosa sia, poi, quando mette la mano sotto al mio naso col palmo aperto, riconosco subito l’“aiutino” di cui sta parlando: compresse di VIAGRA 75, due.

Ho provato il Viagra, qualche anno fa, quando ancora tentavo di recuperare il mio rapporto con Marisa fornendo prestazioni da maschio.

Me lo ero fatto prescrivere dal mio medico curante, non senza imbarazzo, per ovviare ai problemi psicologici che non mi consentivano di avere erezioni durature durante i miei rapporti con lei. La cosa aveva funzionato solo parzialmente.
Ora però, dopo cinque mesi di castità assoluta, l’utilizzo di questo coadiuvante mi sembra superfluo. Tento di farglielo presente:

-Ma… veramente… credo proprio non ce ne sia bisogno…

-Ce n’è bisogno eccome, fighetta! Fidati di zio Bruno… vai a prendere un bel bicchierone d’acqua, poi torna qui e butta giù…

Ore 00.

10

Inizio a sentire gli effetti collaterali che già conoscevo: lieve bruciore agli occhi, costipazione delle mucose nasali e percepibile aumento della temperatura corporea.

Contrariamente a quanto comunemente ritiene chi non ha mai provato questo farmaco, il Viagra NON è un afrodisiaco. Esso non incide affatto sulla libido e di sicuro non genera appetito sessuale se non già non lo hai. Agisce solo sulla capacità di reagire agli stimoli sessuali agevolando l’afflusso di sangue agli organi erettili, favorendo pertanto l’erezione e il mantenimento della stessa.

Comunque… dopo cinque mesi in castità assoluta guardando tua moglie e il suo bull scopare come ricci davanti ai tuoi occhi senza avere nessuna possibilità di partecipare, l’appetito sessuale è l’ultima cosa che ti manca, ve lo assicuro.

-Cominci ad essere pronta adesso, fighetta? Vieni un po’ qua che controlliamo la clito…

Mi avvicino al divano e il bull guida la mano di lei a prendermi le palle in mano, dopo aver scostato di lato il perizoma.

Inizia a manipolarle lentamente.
Nel giro di pochi secondi sento il mio povero cazzo occupare tutto lo spazio a disposizione all’interno della CB, tentando di andare anche oltre.

-Secondo te la clito di Paoletta sta reagendo bene? Che ne dici, Marisa?

-Mmhmm…

Si limita a mugugnare lei in segno di assenso.

-Mah… io non sono convinto. Secondo me le ci vorrebbe un aiutino… Sdraiati in terra Paoletta, a pancia in su… e tu, Marisa, metti le ginocchia ai lati della testa di Paoletta e abbassati in modo che possa sentire bene l’odore della figa….

Brava, così… alza la gonna e sposta le mutandine… fagliela leccare un po’… Io intanto mi tolgo i pantaloni…

Mi sto chiedendo perché nessuno abbia ancora aperto il lucchetto… anzi… avrei proprio bisogno che qualcuno lo facesse rapidamente perché il cazzo continua ad indurirmisi e l’anello della CB, tirando le palle verso la punta del pisello, inizia a fare male.
Intanto, tra le mie labbra e quelle della figa di Marisa, si sta intrufolando il cappellone turgido di Bull Bruno.

Scoparla sulla mia faccia in questa posizione è una cosa che ha già fatto altre volte, ma solo raramente, soprattutto nei primi tempi.
Sono secoli che non accade, ma so perfettamente come comportarmi: lascio che la punta del cazzone di lui si faccia strada tra le mie labbra mentre gli passo la lingua tutt’intorno, insalivandola bene, poi, con la punta della lingua, la sollevo fino ad allinearla con la figa dischiusa di Marisa e continuo a leccare l’asta mentre scivola dentro, penetrandola.

Sento le grosse palle del bull poggiarmisi sulla fronte, poi scorrermi lungo il naso e infine, quando è tutto dentro di lei, depositarsi sulle mie labbra. Le lecco delicatamente, come so che vuole che io faccia. Sanno di maschio e di sudore.
Leccare le palle del toro mentre monta la tua signora: niente male come umiliazione, no?

-Allora fighetta? Ti piace lo spettacolo dalla prima fila? Scommetto che la clito adesso risponde bene, vero? Lo so che tenerla dura non è mai stato il tuo forte… perciò ha pensato a tutto Zio Bruno… dovresti ringraziarmi per tutto questo…

Mi dice Bull Bruno ansimando, mentre ammiro il suo cazzone pompare con forza la mia dolce metà, ipnotizzato.

Intanto la CB sta praticamente strappandomi via le palle…

-Era proprio giusto che ti consentissi di avere un’erezione, dopo tanto tempo… non è così, fighetta? Beh… goditela tutta… magari ti starai chiedendo quand’è che ti apriremo la gabbietta per farti schizzare, vero? Beh… non succederà! Ovviamente non ho mai detto che te l’avremmo aperta… ma tanto è un dettaglio, per te, giusto? Le femminucce come te non hanno bisogno di far vedere agli altri che sono capaci anche loro di venire… anzi…

Ormai è chiaro: altro che darmi un po’ di sollievo dopo 5 mesi di castità… è solo un’ulteriore parto della mente malata del Maschio di Casa per ridere con Marisa alle mie spalle! NON hanno mai avuto intenzione di farmi sborrare ma anzi di rendermi la castità forzata ancor più penosa.

Sento il cazzo pulsare per il dolore. Vorrei poter rilassarmi e in qualche modo perdere questa erezione così dolorosa, ma l’effetto combinato del Viagra e di ciò che sta accadendo a pochi centimetri dal mio viso me lo rendono impossibile. Mettiamoci pure che i gemiti di piacere di Marisa proprio non aiutano…

L’agonia dura una mezz’ora buona, poi sento sulla lingua la vena spermatica del suo cazzone contrarsi ritmicamente a pompare sperma caldo dentro la figa di lei, poi lui che si ritira e se lo fa leccare da me, infine il suo stesso sperma colarmi in gola dalla figa ancora dischiusa.

Finalmente sono libero di alzarmi. Ho il cazzo e le palle viola.

L’effetto del Viagra è durato tutta la notte. Notte durante la quale sono riuscito a dormire in maniera molto poco continuativa, svegliato ogni oretta circa da dolorosissime erezioni.

L’indomani mattina, prima di uscire, Marisa mi ha fatto cambiare di nuovo gabbietta, rimettendomi quella metallica e le cose sono decisamente migliorate. Ho portato comunque segni fino ad oggi: lividi tutt’attorno alla base del cazzo in corrispondenza dell’anello e leggere escoriazioni sulla cappella in corrispondenza della fessura che si trova in punta alla CB.

Fessura dalla quale il mio povero pisellino si era forse illuso di poter passare…

4
-Umiliazioni- Femmina di scorta

Non portavo ancora la CB e spesso, quando non mi veniva accordato il permesso di segarmi assistendo alle monte, rimanevo per tutto il tempo in erezione. Bull Bruno già da un po’ aveva cominciato a fare battute sul fatto che, non potendomi considerare maschio, non avrei avuto nemmeno il diritto di esibire il cazzetto eretto.

Quasi sempre indossavo le mutandine che toglieva a Marisa prima di iniziare a scoparla ma, essendo queste come potete immaginare piuttosto ridotte, non è che nascondessero molto.

L’episodio che sto per raccontarvi inizia durante il pomeriggio di un giorno in cui era prevista la venuta serale del bull. Marisa già da un po’ mi girava attorno come di solito fa quando deve dirmi una cosa ma non ne trova il coraggio…

-Paolo…stavo pensando…

-Cosa?

-…stasera lo sai viene Bruno…

-Lo so, me lo hai già detto.

-…si, non è questo il punto… è che pensavo che una volta tanto si potrebbe fare qualcosa di diverso…cioè…ho pensato che…visto che ogni volta ti tocca aspettare fino alla fine per venire pure tu…ecco…magari una volta avresti piacere di venire prima, così non soffri tutto quel tempo ad aspettare…

Mi suona un po’ strano, ma non ci faccio troppo caso.

-Ma no…non preoccuparti, gli accordi sono quelli e a me sta bene così.

E poi scusa…ma a Bruno non dava fastidio se venivo prima di lui?

-No, ecco…non intendevo prima in quel senso…intendevo…prima prima.

-In che senso “prima prima”?

-Prima…prima che lui venga qui, insomma. Anche adesso se vuoi; magari ti do’ pure una mano io…

-Ma dai…che poi magari se ne accorge e s’incazza pure…

-Ma no, anzi…vedrai che starà bene anche a lui…

-Aspè…che cos’è ‘sta storia? E’ un’idea tua o di Bruno, questa?

-Ooh che palle! Mia, sua…che importanza ha? Ti va o no di venire adesso!?

-Ok…e come dovrei venire, di grazia? Vuoi scopare?

-Non dire cazzate…dai! Lo sai che quando ti ci metti sei proprio insopportabile? Sto parlando seriamente…

-Lo so, provocavo soltanto…allora cosa vorresti che faccia?

-Ma niente, ti fai un paio di seghe adesso…se ti aiuta mi metto pure nuda.

-UN PAIO?? Fammi capire bene…te lo ha chiesto Bruno di farmele fare? E perché mai?? Guarda che se non mi dici tutto io non mi faccio nessuna sega…

-Uffff…e va bene visto che ci tieni tanto…Bruno avrebbe piacere una volta tanto di non averti in giro a sbavare a cazzo dritto come un maniaco…

-Un maniaco…IO? Ma non è lui quello che non è soddisfatto se non scopa almeno un paio d’ore di filato!? Comunque non c’è problema, se non mi volete di là con voi vorrà dire che me ne rimarrò in soggiorno per conto mio.

-Ma no…non ha detto questo…lo sai che gli sta bene che tu guardi. Non è il caso di offendersi…è solo che ti vuole avere intorno un po’ più… femminile, diciamo.

-Cioè?

-Insomma, non ti vuole avere attorno col cazzo dritto, tutto qui. Preferirebbe che stasera il tuo cosino se ne restasse a riposo…anzi, testualmente ha detto che vorrebbe avesse un “aspetto inoffensivo”.

-“Inoffensivo”?? Beh…detto da uno che abitualmente se ne va in giro nudo per casa nostra con mezzo metro di cazzo duro come la pietra, suona un po’ singolare, lo ammetterai! Ad ogni modo…ok, va bene dai…

Mantengo comunque la mia aria offesa e mi alzo dal divano.

-Dove vai, adesso?

-Vado a segarmi in bagno. Non ho bisogno di aiuti.

Mi dirigo in bagno e mi chiudo la porta alle spalle. Mi raggiunge la voce di Marisa attraverso la porta chiusa:

-Guarda che te ne devi fare almeno due…per sicurezza.

La prima sega me la tiro facendo una doccia. Non ho particolari problemi a raggiungere l’orgasmo anche se, a dire il vero, sono un po’ incazzato con Marisa.

Per la seconda ovviamente devo far passare un po’ di tempo, per cui esco dal bagno e mi metto a guardare un po’ di tele.
Marisa ha il buonsenso di evitare di chiedermi com’è andata, anche se intuisco che vorrebbe.

Passata un’oretta, me ne ritorno discretamente in bagno per il secondo round. Stavolta però ho difficoltà di concentrazione e, soprattutto, poca voglia. Accarezzo l’idea di barare e dire a Marisa che anche la seconda è fatta, ma sono solo le sette di sera e temo che per le nove e mezzo-dieci, ora in cui Bull Bruno e Marisa saranno in piena azione sotto ai miei occhi, la voglia potrebbe essermi tornata e il pisello potrebbe tradirmi.

Provo ancora per un po’, poi getto la spugna. Maledico in cuor mio le strampalate richieste di Bruno, esco dal bagno e chiedo aiuto a Marisa.

E’ sul divano a guardare lei la tele, stavolta.

Mi scoccia un po’ adesso, dopo aver fatto il sostenuto, chiederle una mano per potermi eccitare, ma, dato che mettermi al pc a segarmi davanti a lei sarebbe ancora peggio, mi tocca ingoiare il rospo.

-Senti…la prima l’ho fatta, però magari se potessi darmi quella mano di cui parlavi almeno per la seconda…mi sarebbe utile per essere più veloce.

Mi guarda con aria falsamente sorpresa, senza scomporsi.

-Credevo avessi detto che avresti fatto da solo…cos’è…non riesci più a farti rizzare il pisellino?

Sarei tentato di mandarla a quel paese e lasciar perdere, ma tanto oramai la faccia l’ho persa già e molto altro da perdere non mi rimane.

Tento comunque un’ultima patetica giustificazione:

-Beh, ma è la seconda in poco tempo…da solo non ho stimoli…

-Strano…eppure credevo fossi un esperto, nel settore (e fa con la mano il gesto di chi si tira una sega, per illustrare meglio a che settore si riferisce)…guarda…non te lo meriteresti…lo faccio solo per non dispiacere Bruno.

Però, invece di mettersi nuda come aveva promesso prima, si limita ad tirarsi su la gonna e a spostare di lato lo slippino aprendo un po’ le gambe.

Rimane sul divano senza nemmeno smettere di guardare il programma tv. Non un buon inizio.

Sono imbarazzatissimo mentre slaccio i pantaloni e me lo tiro fuori prendendolo in mano, non so bene come mettermi e cosa fare. La sua indifferenza di certo non aiuta.
Scarto l’idea di rimanermene lì in piedi a segarmi accanto a lei come un idiota e opto per sedermi sulla poltrona lì vicino. Inizio a menarmelo.

Le cose non vanno tanto meglio e le frasi che di tanto in tanto mi rivolge, senza nemmeno staccare gli occhi dalla tv.

peggiorano la situazione; sono commenti del tipo: “Come va?” oppure “Ti manca ancora molto?” o anche “Vedi di non sporcare la poltrona, quando vieni”.

Alla fine ha pietà di me e mi dice di andarle vicino:

-Mi sa che da lì combini poco…vieni qui dai…no, non sul divano, inginocchiati qui tra le mie gambe…ecco così…annusami la figa dai, non smettere di toccarti però…

Faccio come dice e le cose migliorano abbastanza, raggiungo rapidamente un sufficiente grado di erezione e accelero il ritmo…

-Lo vedi che così va meglio? Dai che ci sei quasi e credo proprio che dopo questa non dovremmo davvero avere più problemi, per stasera…

E’ vero che ci sono quasi, ma sono ancora frenato dall’imbarazzo della situazione, fatico a raggiungere l’orgasmo.

La cosa si risolve quando decide di darmi un’ulteriore aiuto massaggiandomi le palle col collo del piede mentre continuo a segarmi.
Schizzo in terra la poca sborra che ho ancora nelle palle e ringrazio il cielo che sia finita. Lei risistema slippino e gonna e si concentra di nuovo sulla tele, dicendomi:

-Prendi un kleenex e pulisci bene in terra, adesso. Poi vai a lavarti che devi finire di prepararti.

Prepararmi?

Quando esco dal bagno dopo essermi sciacquato il pisello, trovo disposte sul letto un paio di autoreggenti di un bel rosa acceso. Sono particolarmente belle, con grossi fiocchi di seta rosa attorno al bordo superiore di ciascuna gamba. Potrebbero essere per Marisa o per me, non ne sono sicuro finché non vedo anche i miei sandali da troia: sono decisamente per me.

-E queste?

Faccio a mia moglie che è lì in camera a rovistare in un cassetto.

-Sono per te, dai mettile, su.

Non discuto e le indosso.
Le calze femminili mi sono sempre piaciute e sentirmele sulla pelle mi ha sempre eccitato, ora però, dopo due seghe consecutive, non hanno molto effetto sul mio cazzetto stanco.
Marisa ha smesso di rovistare e in mano stringe un piccolo oggetto cilindrico: un rocchetto di nastro di seta rosa.

-Vieni qua, dai, che voglio metterti una cosa…

Taglia con le forbici un pezzo di nastro lungo più o meno come il mio braccio e mi fa cenno di avvicinarmi.

Mi avvicino perplesso e prima che abbia il tempo di dire nulla, me lo passa attorno alla base del cazzo, sotto alle palle. Lo annoda, non molto stretto in verità, e poi realizza un bel fiocco sul davanti.

-E questo a che servirebbe?

-A dargli un’aria carina, no?

-Ma insomma…non bastava che se ne stesse moscio…adesso anche il fiocchetto rosa? Non se ne potrebbe fare a meno?

-Ma daaai che ti sta benissimo…e poi…guarda che aria più femminile che ti dà! Fa pure pendant coi fiocchi delle calze.

A Bruno piacerà tantissimo!

Mi guardo allo specchio e devo ammettere che, così confezionato, il mio pisellino sembra più una grossa clito infiocchettata che un organo genitale maschile. Ha un’aria tenera, gentile. Inoltre il mio pisello, pur non del tutto da disprezzare quando eretto (sui 17 cm), quando è a riposo si riduce molto di dimensione, assumendo l’aspetto di quello di un ragazzino (5-6 cm) e la sacca delle palline appena svuotate, completamente depilata come sempre, ha l’aspetto di un morbido batuffolo rosa.

Nonostante l’imbarazzo di vedermi conciato così, devo ammettere che quel fiocco ha un notevole impatto visivo.

Un paio d’ore dopo me ne sto in piedi accanto al letto sul quale bull Bruno sta riprendendo le forze tra la prima e la seconda monta.
Pare abbia molto apprezzato il modo in cui sono agghindato e soprattutto la totale mancanza di velleità mostrata dal mio pisellino infiocchettato.
Al punto che mi ha concesso di leccare la figa di Marisa prima che la penetrasse e ha addirittura voluto che fossi io a prenderglielo in mano e a guidarlo nella figa bagnata di lei che aspettava a 4 zampe sul letto.

Per tutto il tempo che è durata, il mio cazzetto si è comportato benissimo, rimanendosene al suo posto, in assoluto riposo.

Mia moglie ha ora il capo poggiato sul torace muscoloso di lui mentre con una mano manipola languidamente il suo membro asinino per farglielo venire duro di nuovo. Evidentemente non le è bastato e ne vuole ancora.

-Paola… vai in bagno e portaci l’olio Johnson, da brava…

Quando bull Bruno chiede l’olio Johnson vuol dire una cosa soltanto: vuole scoparla nel culo.

Sto per andare, ma Marisa pare abbia qualcosa in contrario:

-No…dai Bruno…nel culo no oggi…non è che non mi piace, lo sai bene, ma l’ultima volta mi hai fatto male e sono ancora indolenzita…mettimelo ancora in figa, dai.

L’olio in tal caso non servirà, vuoi per la naturale umidità della figa di mia moglie quando ha a che fare col cazzo di Bruno, vuoi per lìabbondante quantità di sborra che le ha schizzato dentro non più di 20 minuti fa e che sta ancora colandole dalla figa.

Ragion per cui, mi fermo.

Bull Bruno sembra deluso, ci pensa un po’ sopra, poi si riscuote:

-Vai a prenderlo lo stesso, Paoletta…ho troppa voglia di culo di femmina, oggi…

Vado e torno con il flacone dell’olio.

-Vabbè…se la femmina n. 1 rifiuta le attenzioni del maschio di casa…vorrà dire che ci penserà la femmina n. 2 a ritirare il premio…

Ohssantinumi…lo sapevo…lo vuole buttare al culo a me, adesso!

-Sali sul letto e mettiti in posizione come Marisa prima, Paoletta.

Non ne avrei la minima voglia, ma non me la sento di contraddirlo. Salgo sul letto e mi metto alla pecorina, dopo avergli consegnato il flacone.

-Marisa…hai rifiutato il tuo maschio e va bene, ma potresti almeno renderti utile…ungimi bene il cazzo dai…coosì, brava…adesso anche la figa anale di Paoletta…ecco versagliene un po’ sopra poi fanne entrare un po’ con le dita…peeerfeetto!

Premo il viso sul materasso, culo in aria, mentre vengo lubrificato, poi tocca a Marisa, stavolta, guidargli il cazzo dentro di me.

Spinge forte e, anche se l’olio ne facilita l’introduzione, come sempre sento dolore e mi tocca stringere i denti. La mancanza di appetito sessuale derivante dalle eiaculazioni forzate cui mi sono sottoposto nel pomeriggio rende la cosa ancor più sgradevole.

Mi monta come un ossesso per una buona mezz’ora. Noto che ogni volta che sta per venire si interrompe, contrariamente a quanto spero vivamente, riguadagna fiato e controllo e poi ricomincia. Non riesco a capire se lo sta facendo per prolungare il suo piacere e, di conseguenza, la mia agonia, oppure per vendicarsi in qualche modo di Marisa che prima lo ha rifiutato.

Lei, dal canto suo, per un po’ fa l’indifferente, poi, quando oramai è chiaro che difficilmente le toccherà una seconda dose di cazzo stasera, si poggia con la schiena alla spalliera del letto, apre le cosce e inizia a sgrillettarsi freneticamente godendosi lo spettacolo.

Commento finale di bull Bruno dopo essersi svuotato i coglioni dentro di me:

-Avere una femmina di scorta ha i suoi vantaggi, bisogna ammetterlo.

5
CuckolF – Parte prima.

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.