Archivio mensile:Giugno 2016

Sexy sculacciate

Era una tipico Venerdì sera in cui io e Sara dedicavamo la serata a bere qualcosa con i soliti amici. Questa settimana, invece abbiamo optato per un cambio di programma. Su invito del nuovo collega di lavoro di Sara, siamo andati a prendere un aperitivo in 4. Ore 20:30 Antonio e la moglie Laura, puntuali, passano a prenderci. Dopo le presentazioni e i classici convenevoli, tutti insieme sul SUV e andiamo in centro. Sara propone un classico locale tranquillo dove lei e le sue amiche sono solite andare quando vogliono passare una serata tranquilla.

Senza troppe obiezioni sposiamo l’idea della mia compagna e andiamo. L’atmosfera è tranquilla, forse fin troppo, le luci abbastanza calde, e la musica molto sobria. Subito ordiniamo da bere e Antonio anche da mangiare.

Tra varie chiacchierate e racconti, dopo il primo giro di Cocktails, optiamo per un secondo. Stavolta, tutti quanti, con un filo di appetito, prendiamo un enorme piatto unico di patatine fritte. All’arrivo del piatto vedo Antonio che con uno sguardo molto lungo allunga gli occhi sul sedere di mia moglie che si alza per aiutare la cameriera a poggiare il piatto.

Anche Sara se ne accorge, e i due si scambiano un intenso sguardo con un conseguente rossore di lei.

La scena stuzzica la mia gelosia, e forse un pò di irritazione, ma alla fine decido di non pensarci più. Ero già abituato a scene del genere, avendo mia moglie, un fisico di tutto rispetto. Rimaniamo tutti a ridere e scherzare, fin quando Antonio prende una patatina e la infila nella bocca di Sara, e i due scoppiano a ridere.

Il mio stupore viene subito frenato dalla voce di Laura, finora in disparte, che mi sussurra all’orecchio di rilassarmi. Comunque, alcool e buonumore hanno tirato su una serata molto particolare in cui si è raggiunta grande intimità e confidenza. Verso le 23. 30 risaliamo tutti in macchina e Antonio ci riaccompagna a casa. Sotto il portone, i nostri amici ci chiedono di salire per usufruire della toilet, e Sara annuisce con la testa.

Dopo i servizi igienici, mostriamo loro la casa, e ci ritroviamo tutti sul divano a consumare un ultimo drink. Io personalmente sono poco abituato agli alcolici, e sento la testa girare, al contrario di mia moglie e gli ospiti, che in qualche modo sembrano tranquilli. Di questo fino ad un certo punto, in quanto ad un certo punto le nostre mogli cominciano a parlare di soddisfazioni sessuali di coppia, raccontanto le gesta erotiche dei consorti.

Rimasi a bocca aperta, quando Sara racconta con molta naturalezza, della nostra prima volta in spiaggia. Il racconto, quasi entusiasmante, se non fossi molto riservato, scende fino ai particolari più intimi e finisce con la descrizione delle mie parti intime. A questo punto interviene Laura, dicendo, magari tuo marito sarà bravo in certe cose, ma di certo non sarà bravo a baciare quanto Antonio. Io un pò svampito cerco di seguire il discorso, senza aggiungere nulla, anche perchè ero proprio andato con l’alcool.

Ad un certo punto punto, è antonio che prende l’iniziativa, dicendo : “Ti faccio vedere cosa si sente con un vero bacio, è da tempo che voglio farlo…“. Si gira verso Sara seduta li vicino, e la bacia appassionatamente, con il mio stupore, che lei risponde al bacio abbracciandolo. Laura, non fa una piega, sembrando soddisfatta e io vado in preda alla rabbia.

Ma anche stavolta, come prima, vengo calmato da Laura che abbassa la sua mano verso i miei pantaloni e comincia ad accarezzarmi.

Mi bacia teneramente e poi si comincia a strofinare nelle parti più basse. Io quasi posseduto, forse anche per ripicca e gelosia, la spoglio completamente e cominciamo ad amoreggiare e a fare sesso.

L’atmosfera era strana, sul divano accanto mia moglie lo stava facendo con un altro, e accanto si consumava il mio tradimento. L’eccitazione era a mille, Laura era straordinariamente focosa, e i gemiti di mia moglie mi portavano alle stelle.

Abbiamo urlato e goduto tutti quanti, fino ad un certo punto in cui mi sono fermato.

Antonio sculaccia la sua amante, proprio come prima, e a lei piace da impazzire, e gode guardandomi negli occhi. Da li ho capito che quel gioco è iniziato nel posto di lavoro, e in qualche modo doveva finire così. Antonio ne aveva parlato con sua moglie, e i due avevano organizzato la cosa. L’unico ignaro, ma per questo non vittima, sono io.

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Da Enza a Claudia il giovedì

…………………. Domani giovedì sveglia presto alle 7,00 Enza mi aspetta e poi si vedrà………

Mattina sveglia prima del previsto, vestirsi e lavarsi per me lungo come sono è sempre un dramma, questa mattina nel giro di cinque minuti ho già la borsa in mano. Esco per andare da Enza che mi aspetta, simultaneamente neanche farlo apposta il marito esce per andare a lavorare sento che lo saluta e lui dice di stare tranquilla, in casa c’è ancora la figlia più piccola che l’accompagna all’ospedale, sta dormendo.

Busso alla porta, pochi secondi mi apre, sapendo chi sono non ha avuto bisogno di chiedere, in camicia da notte sopra il ginocchio semi trasparente lascia vedere cosa ha sotto, mutandine nere e una canotta, mi dice “il caffè è ancora caldo, scommetto che non l’ho hai ancora bevuto”— “in effetti no, ti ringrazio”. Mentre lo versa nella tazza apro la borsa dei segreti e tiro fuori l’occorrente, Enza da sopra il mobile mi porge la confezione delle iniezioni ne prendo una e preparo la siringa, bevo il caffè chiedo se la puntura le ha fatto male, se è ancora andata di corpo, “la puntura non mi ha fatto male, di corpo un po’ di acqua sporca” io.

quando vuoi, si toglie la camicia da notte e la butta sul divano, serve dopo da riparo toglie anche gli slip, si appoggia al tavolo, disinfetto la natica sinistra delicatamente poi diedi un colpo secco,l’ago è entrato senza problemi. Al termine, massaggiandosi il gluteo mi disse che avevo una mano santa. Preparo la sacca con l’acqua e sapone, Lei toglie un quadro da sopra per appenderla, la passo l’appende e si distende, infilo i ganti,con la sinistra allargo le natiche con un dito bagnato di sapone lubrifico il foro che è leggermente arrossato, infilo la sonda ed apro l’acqua mentre entra” se vuoi a metà mi fermo ti scarichi e mi dici se è sporca” Enza “va bene” mentre entra massaggio la pancia, cosa che la fa eccitare, arrivato al livello chiudo la valvola ed aspetto qualche minuto che ammorbidisca, nel giro di quattro minuti si è bevuta un litro di soluzione, io” vuoi andare a scaricarti, così mi sai dire se devo aggiungere ancora un di acqua o basta quella che è nella sacca”, “scaricandosi mi dice che bastava quella rimasta”, ritornando in soggiorno si riposiziona sul divano ed infilo la sonda, che ormai con il tratto finale libero entra da sola.

Anche questa volta in un attimo finisce. Smonto l’attrezzo lavo, e lo rimetto nel suo sacchetto. Enza si alza e va in bagno a svuotarsi, io :” fammi sapere appena puoi” –“mi saluta e ringrazia per la disponibilità”,la saluto e salgo in casa, dove mamma mi aspetta per l’ultima iniezione mattutina. Già pronta come solito suo con l’intimo superiore, questa volta è andata bene che con dodici bandierine i dolori sono passati.
Mattina nella norma, solito lavoro monotono solite consegne, scarico automezzi, spostamenti nel magazzino usciamo per una consegna, mentre saliamo dal cliente mi squilla il cellulare, Glory:“quando ci possiamo vedere?” io:”pomeriggio dalle sedici sono in casa”, sotto la chiamata di Enza:” tutto a posto, stai tranquillo appena posso salgo”.

A mezzogiorno rientro.
Bisogna premettere che: il palazzo dove abitiamo è in centro al paese ci sono ventisei appartamenti nei cinque piani e l’ex portineria/custode dove abita Giusy e marito, sempre gentili e disponibili con tutti. Al terzo piano, io abito al secondo ci sono sei appartamentini hanno diviso da fare dei bilocali negli ultimi tre mesi sono venuti ad abitare: un coppia Alessia ed Angeloche convivono,e due ragazze; una che vuole la sua libertà ed ha 37 anni Silvia, una Maura che s è trasferita per lavoro più giovane che ne ha una trentina(non ho ben capito dove lavora, un po’ esce al mattino alle otto e rientra alle quattordici, al pomeriggio esce alle tredici e trenta rientra alle venti), avendo Giusy e Concetta la vedova da sei mesi (moglie dell’infermiere, che sostanzialmente mia ha insegnato molte anzi tutto).

Giusy, chiunque vedeva passare nel portone con la borsa del Supermarket chiedeva cosa gli era successo, se non stava bene, [il gazzettino del palazzo]. il Lunedì passa la Silvia con le stampelle Giusy, ha fatto il terzo grado, “Se posso aiutarti”. Devo fare delle iniezioni, di do il numero di telefono, ha preso il nominativo e ringraziato, ci ha pensato tutta la sera tutta la mattina, a mezzogiorno, ricevetti un sms per la sera stessa:”Puoi salire al terzo,interno 12,sono in casa”, il mio messaggio:”ok.


Dopo dieci minuti che son in casa tempo di lavami le mani e per l’ennesima volta squilla il cellulare, “Non riesco mai a trovarti libero, quando posso parlarti. Mi ha dato il numero Anna”. Mente locale libero dalle sedici alle diciassette, devo salire al terzo ed subito dopo al quarto dallo suocero di Enrica,“possiamo vederci alle 17,30” Lei.

Mi risponde subito “ok, dimmi dove ci vediamo”
Rientrando per pranzare, sul portone Luisa e Nunzia che mi aspettano sono in ritardo sono passato in farmacia a ritirare il medicinale per Claudia. Salgono entrambe, è in anticipo, hanno con altre colleghe un pranzo di lavoro. Nunzia, come varca la soglia di casa va diretta in bagno, pipì e si cambia l’assorbente, Luisa aspetta che esca e va in bagno.

Si è distesa sul divano, scende pantaloni e mutande fino alle ginocchia, esponendo quello splendido culo senza pudori e qualche bandierina. Lo tocco con la scusa di trovare il punto migliore per l’iniezione, disinfetto buco, mentre estraggo l’ago arriva Luisa:”ci hai preso gusto a farti massaggiare” gli tiro su lo slip finisce di sistemarsi e mi salutano.
Pomeriggio, in un attimo arrivano le sedici, come rientro in casa tempo di rinfrescarmi, mi affaccio al balcone perché sento la nipote di Enza che parla, vedo Glory con una ragazzina che vengono verso il portone, la saluta e le fa le raccomandazione di una mamma e sale.

L’aspetto sull’uscio, “mi hai vista arrivare ?” –“Si, ero sul balcone” si presenta una donna più rilassata, sicura di se, ci accomodiamo, si siede sul divano io sulla sedia ha una gonna a fiori molto larga, un paio di sandali gialli una camicetta bianca che lascia vedere il suo reggiseno. Posa sul divano la sua borsa e ci mettiamo a parlare, i suoi occhi fanno capire tutto quello che voleva dirmi. Mi dice: “grazie per quello che ho fatto ieri, ti devo dire due cose, e voglio che tu sia onesto con me, non voglio bugie”—Io:”dimmi” –lei:”ieri quando mi hai prima rasato e poi hai fatto il clistere ti sei eccitato ed hai goduto?” mi guarda fissa negli occhi, “io, ieri non ho goduto e non mi sono eccitato” –lei:”non ci credo”—io:”di devo dire il vero, mi sono eccitato quando ho fatto il clistere a Enrica, che si è tolta lo scamiciato e sotto non aveva nulla.

”continuando nei tuoi confronti proprio non ci ho pensato. Lei:”la seconda”—io—“tu: questa mattina non sei andata in ospedale”, — “chi te lo ha detto? “—io: “i tuoi occhi adesso” Glory, si alza dal divano mi prende le mani e mi abbraccia stringendomi a se, poi con la voce bassa”sei è un maschio lo chiamo come te” perché sei tu che lo hai salvato,ha raccontato la cena con marito e ragazzi, a più entusiasta è la figlia Giulia che tra un mese compie quattordici anni, mi ha chiesto: se come Enrica avesse bisogno di qualche cosa poteva contare sulla mia presenta, io certamente mi sono messo a disposizione, cosa che le ha fatto piacere, decisamente non sarà molto contenta Anna, mi chiede quando mi deve per il disturbo di ieri, scherzando facciamo un conto unico a fine allattamento, Glory si mette a ridere, non mi dire che non ti ecciti”, –io”si vedrà”, nel finire la conversazione suonano alla porta, apro, Enrica con lo suocero che viene per l’iniezione, lasciamo le signore a parlare tra loro, stesso scamiciato di ieri con una polo sotto, in meno di cinque minuti lo buco, che mi ringrazia saluta la nuora e scende le scale.

Ormai sono le diciassette ed ho un altro impegno, suona il citofono si alzano e mi salutano mentre apro alla Signora di domenica , una grande borsa di jeans stesse calze di domenica stesso abito, entra chiudo la faccio accomodare in soggiorno. Si presenta: io sono Ionella, mi dice: devo fare una cura, per avere un figlio. Racconta la sua storia dall’infanzia rimasta orfana e messa in un orfanotrofio, fatta uscire da parenti che con la scusa di badare ad una zia anziana la avviarono al lavoro di strada, fino a quando una piovosa sera d’inverno un cliente la notò sulla strada e se ne innamorò, fino a farle smettere il mestiere.

E’ l’uomo che incrociammo insieme domenica pomeriggio, siamo stati da uno specialista; prima di trasferirsi, non conoscendo e non sapendo a chi potersi rivolgere, vedendoci armeggiare con siringhe e cotone si incuriosì, fortuna volle che Anna lavando le scale nel suo palazzo le chiese informazioni, pensando che fosse mia mamma data la differenza di età tra noi 16 anni sono tanti, non si è fatta problemi. “Allora di che si tratta?” domando guardando il sacchetto della farmacia che teneva ancora saldamente tra le mani, dalla borsa prende un foglio battuto a macchina,me lo porge, per leggerlo tutto ci son voluti quindici minuti abbondanti, abbigliamento da usare, alimentazione, cura del corpo.

Ed una parte dedicata a chi si sarebbe preso cura, come iniettare il liquido, come comportarsi in caso di costipazione. Io dopo aver letto, rivolgendomi a lei chiesi quando voleva iniziare, mi porge il sacchetto,senza troppo riflettere:”Subito, ho già perso troppo tempo”, chiedo se voleva seguirmi in cameretta, preparo mentre altre donne hanno qualche problema in due secondi fu pronta, girandomi dalla scrivania con la siringa pronta. E’ in piedi con i collant abbassati fino alle ginocchia il body nero rialzato sotto il seno lasciando vedere una foresta nera, ben curata.

La mia prima parola, mi raccomando: via i collant e body che stringono. Mi guarda:”subito” io: ”hai letto il foglio del medico, nessun abito che stringe”, “ok”, per prima inietto il ricostituente che in un attimo finisce lei senza battere ciglio, preparo l’altra iniezione e si gira a pancia all’aria con le mani sul petto, cerco il punto,disinfetto e buco inietto lentamente, massaggio delicatamente lei mi sorride “pensavo peggio” rimane qualche minuto sul letto, si alza e mi dice “ha ragione il medico”, si riveste scrivo il nome sulle shitole e si avvia alla porta mi saluta a domani stessa ora.

Salgo al terzo Silvia mi aspetta, suono una vocina”arrivo” certamente con le stampelle non puoi volare. Mi fa accomodare in soggiorno sul tavolo la borse della farmacia con i medicinali e siringhe, Lei. ”non ho paura delle iniezioni”,nel viso intravvedo come in tante;un po’ di preoccupazione per il dolore ed interveniva anche una buona dose di vergogna nel doversi mostrare ad una persona estranea” Preparando le due fiale in siringhe separate: “Io sono pronto, dovresti scoprirti”, “Ma qui la facciamo?”,senza dire nulla ha fatto un giro su sé stessa dandomi la schiena infilò le mani sotto la maglia ed abbassò i leggings, indossa un tanga bianco,non dove scoprirsi ulteriormente, notai subito le forme piccole ma armoniose, mi avvicino e comincio a disinfettare la parte alta della natica destra proprio vicino a dove passava il minuscolo elastico,io:”Il liquido potrebbe bruciare un pochino – cercherò di iniettare piano per darti meno fastidio possibile”.

Capì la preparavo al peggio, ma avrebbe preferito non sentirlo dire. Finii di disinfettare e immediatamente con un solo e deciso colpo fece penetrare l’ago nella natica destra, avvertì solamente un piccolissimo prurito, poi sentì un leggero pizzicore, avevo cominciato ad iniettare i 2 ml di liquido rosato. Silvia rimase ferma per tutta la durata dell’iniezione anche se verso la fine il pizzicore si era tramutato in un bruciore più intenso anche se sopportabilissimo.

Finito massaggio energicamente: “Massaggio per far assorbire meglio il siero” spiego”Ok abbiamo finito – disse il giovane – com’è andata?”. “Bene- rivestendosi – non ho sentito quasi nulla, sei stato molto bravo”. Ed adesso passiamo alla seconda, Silvia: ”la seconda, si nella pancia” viene rossa come un pomodoro, io: per sdrammatizzare dai questa non fa nemmeno bisogno che ti scendi le mutandine, mi guarda si era già rivestita, prendo la siringa già pronta con il batuffolo, si avvicina alza la maglietta con le lacrime agli occhi “bucami” in un attimo anche la seconda è fatta, “Allora ci vediamo domani alla stessa ora” domando, Silvia mi risponde affermativamente e mi congedo da lei.

Rientrando in casa prendo la borsa, la chiave dello scooter e vado da Anna, in dieci minuti sono a casa sua, salgo e suono ad aprire Marco, che mi saluta va in camera sua, in soggiorno nonna e zia che mi aspettano: vedendo il sacchetto della farmacia Claudia esclama:”sempre pronto sei”, io deformazione quasi professionale, Caterina si alza, prima Lei o me? io: “come volete, mi lavo le mani e sono a Vostra disposizione” la mamma prende la shitola, ormai quasi vuota siamo arrivati al termine e inizia a tirare un sospiro di sollievo, Claudia nel mentre va in bagno, esce mentre buco Caterina, e si ferma a guardare il lato B, “però non si vede dove hai fatto le altre punture” io, scherzando, allora vedessi tua sorella che siamo oltre trenta cosa devi dire? Caterina:”ha una mano leggera”, finisco massaggio la natica, poso siringa e batuffolo sul tavolo, ed adesso tocca a Claudia, aprendo il sacchetto della farmacia oltre alla confezione che mi serve, ho acquistato anche una farfalla rosa, che porgo a Caterina sapendo a cosa serviva non ha fatto domande, l’unica risposta che è stata da parte sua “Domani”.

Terminata la preparazione della medicina, abbastanza semplice c’è solo da mettere l’ago sulla siringa Chiedo se voleva farla in piedi o distesa, preferisco distesa mi dice, andiamo in camera da letto di Anna, si alza la camicia si abbassa i pantaloni e slip neri, e si posiziona sul letto, non abbasso ulteriormente gli slip per evitare di sporcare il copriletto, e dopo un massaggio buco profondamente, tira un sospiro di sollievo quando dopo pochi secondi, ho finito dico io.

Massaggio ancora qualche minuto per permettere al liquido la distribuzione e tiro su gli slip. Mentre usciamo dalla camera, entra Anna che mi bacia e saluta mamma, sorella, e figlio. Andando in soggiorno Caterina mi chiede se la figlia ha fatto la brava, ed io:”certamente, ne vorrei avere tante come lei”, Claudia ride”ti piacerebbe”. Raccolgono le borse e ci lasciano soli, si fa per dire, dalla camera esce Marco a curiosare nella borsa della mamma.

La puntura di Anna, è un altro capitolo.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte 3

Terza parte completa, per la quarta parte dovete darmi tempo perchè devo ancora cominciare a scriverla, sempre graditi commenti e considerazioni, buona lettura.

Il parcheggio del locale era semi deserto e con una scarsa illuminazione, appena usciti mi spinse con la schiena contro il muro e ci baciammo nuovamente con molta passione, la strinsi forte a me facendole sentire quanto avessi il cazzo duro, le appoggiai le mani sul sedere e la spinsi ancora più forte contro di me.

Aveva due chiappe sode che sembravano di marmo, ormai le nostre lingue si intrecciavano una con l’altra con una foga esagerata, le baciai il collo e lei cominciò ad ansimare eccitata, le tirai fuori un seno, le presi in bocca il capezzolo che immediatamente si inturgidì, lei fece scivolare una mano sul mio cazzo e lo toccò, quasi a misurarne la lunghezza, partì dalle palle e tastò fino a dove arrivava, poi con il pollice e l’indice strinse forte la cappella tra le sue dita vpiù volte.

Ad un certo punto arrivò il marito, io istintivamente smisi di baciarla, lei mi prese per la nuca e mi disse:
“Chi ti ha detto di fermarti? Ti ho detto che lui per te non esiste. ” – ricominciammo a baciarci e toccarci mentre lui restava immobile ad osservarci, la luce era poca ma il suo volto mi sembrava decisamente soddisfatto. Il mio imbarazzo comunque era sempre presente e cominciai a perdere passione, solo nei film porno tutto fila liscio e nessuno si fa problemi, oppure bisogna esserci portati, io davanti a lui cominciavo a sentirmi a disagio, lei lo capì e gli disse con tono autoritario:

– “Vai ad aspettarci in macchina, muoviti!” – lui abbassò la testa e si diresse verso l’auto, una Mercedes scura parcheggiata a due passi da dove eravamo noi, salì e rimase immobile al suo interno.

Lei mi guardò e mi disse:
– “Ti faccio una proposta, adesso noi ci sediamo sui sedili posteriori dell’auto e cerchiamo un posto tranquillo, i tuoi esami purtroppo non sono ancora arrivati, quindi stasera non potremo esagerare, però ti prometto che quello che farò ti piacerà molto, ti fidi?”;
– “Ok mi fido. ” – risposi io completamente stravolto dalla sensualità di S.. Salimmo in auto ed abbandonammo il parcheggio, nel frattempo lei cominciò a baciarmi con passione, io ero sempre un po’ intimidito dalla presenza del marito, lei lo capì e mi disse:
– “Se la sua presenza ti infastidisce dimmelo e lui esce dall’auto, vero tesoro?” – il marito, guardandoci dallo specchietto retrovisore disse: “Assolutamente si G.

, tranquillo nessun problema!” – era la prima volta che mi parlava ed il suo tono di voce era molto rassicurante;
– “Ok grazie, scusate ma per me è tutto nuovo gente, non è così facile. ”;
– “Tranquillo tesoro, lo capisco bene, ci siamo già passati altre volte, te l’ho detto, ci vuole tempo e pazienza, ti abituerai con calma alla sua presenza, alla fine manco ci farai caso, oppure ti ecciterà da matti farlo davanti a lui, almeno è quello che speriamo.

” – immediatamente mi baciò nuovamente con estrema passione, mise la mano di nuovo sul mio cazzo che nel frattempo si era ammosciato, slacciò con un gesto deciso e sicuro prima la cintura e poi i bottoni dei miei jeans, si vedeva che la sua era una mano esperta, mi fece scendere il po’ gli slip (io non sopporto i boxer, porto da sempre solo slip, molte donne li trovano meno sexy ma pazienza), mi tirò fuori il cazzo e cominciò a masturbarmi.

Aiutato dal buio della strada e non sentendo lo sguardo di suo marito addosso il mio amichetto si mostrò in tutto il suo vigore, era tornato durissimo e scoppiava di voglia, lei smise di baciarmi, abbassò lo sguardo e nonostante la poca luce lo guardò sodisfatta stringendolo forte in mano, poi mi guardò dritto negli occhi e disse:
– “Lo sapevo che avevi un cazzo così, però vai oltre le mie aspettative, i miei complimenti G.

” – credo di non avere mai provato tanto imbarazzo insieme a tanta soddisfazione allo stesso tempo. Non mi era mai successo che una donna mi facesse un complimento così diretto sulle misure del mio cazzo, sentirselo dire poi da una donna come S. era una gran bella soddisfazione, credo che lei sapesse benissimo che certi complimenti possono solo far piacere ad un uomo, quindi era un ottimo modo di gratificarmi ed aiutare a rilassarmi.

Dall’altra parte sapere di avere suo marito che ascoltava tutto mi imbarazzò terribilmente.
Ad un certo punto suo marito fermò l’auto e la spense, era una stradina praticamente buia, l’unica luce era quella della luna che faceva solo intuire qualcosa di quello che avveniva all’interno. Continuavamo a baciarci, lei mi masturbava con foga, io le avevo messo le mani tra le tette facendole uscire dal vestito, ad un certo punto smise di masturbarmi, mi prese la mano, allargò le gambe e me la mise sulla sua figa, era senza intimo e grondava come una fontana, mi spinse un dito nel taglio e mi disse:
– “Lo vedi come sono ridotta? E’ tutta colpa tua.

” – poi mi prese il dito e se lo mise in bocca succhiandolo e ripulendolo dagli umori con il quale si era intriso, rimise nuovamente il dito sulla sua figa e poi nuovamente in bocca, poi mi sussurrò: “Baciami. ”;
Ricominciammo a baciarci ed a masturbarci a vicenda, la sua figa era bagnatissima e caldissima, io cercavo sempre di capire se suo marito ci stesse guardano, lo vidi che ci guardava dallo specchietto retrovisore, non si era girato a guardarci ma la sua presenza la sentivo e mi infastidiva, lei lo capì e quindi gli disse con tono deciso:
– “Devi uscire!” – lui non fece una piega ed uscì immediatamente, vidi una sigaretta accendersi nel buio verso la parte anteriore dell’auto, mi sentivo più rilassato e lei mi chiese:
– “Va meglio così?”;
– “Decisamente!” – risposi io soddisfatto.

A questo punto lei si girò con la schiena verso di me, si slacciò le spalline del vestito legate al suo lungo e vellutato collo e mi chiese di aiutarla. La aiutai a sfilarsi il vestito che lei gettò sui sedili anteriori, non avendo intimo era già completamente nuda, poi mi sfilò i pantaloni e mi tolse la camicia, si abbassò, prese un preservativo dalla tasca laterale dell’auto, lo scartò e lo appoggiò sulla punta del mio cazzo che era al massimo della sua tensione, mi guardò e mi disse: “Io li odio questi cosi ma non ho ancora i tuoi esiti, porta pazienza.

” – io non le risposi nemmeno, lei mise la bocca sul mio cazzo e lo srotolò piano piano senza usare le mani, una mossa che avevo visto fare solo nei film porno, rischiai di venire immediatamente, quindi la spinsi via e l’aiutai a sedersi nuovamente sui sedili, lei intuì le mie difficolta e mi lasciò respirare. Cominciai a baciarla, leccavo i suoi seni palpandoglieli con forza, lei mi teneva la testa e la dirigeva dove più desiderava stringendomi i capelli, ero alla sua mercé, quella donna mi aveva in pugno ed io ero il suo giocattolo.

Passai a baciarle la pancia, definita e liscia come la seta, lei ansimava e cominciava a sudare, passai a leccarle le cosce, poi l’interno coscia e mi avvicinai alla figa, lei si fermò e mi disse: “Cosa fai?” – in preda all’eccitazione non mi ero posto minimamente il problema di accertarmi sulla sua salute e replicai: “Sei sana come un pesce S. , io capisco che tu voglia accertarti che io sia sano, ma non posso non leccartela.

” – senza aggiungere altro cominciai a leccarle la figa con estrema passione. Era bagnatissima, completamente rasata e liscia come la seta, calda e profumata come una rosa, appoggiò una mano sulla mia testa e gridò: “Oh siiiiiiiiii!!!” – non la immaginavo così rumorosa, mentre gliela leccavo continuava a godere a gran voce, le sue gambe avevano degli shitti come se fosse in preda a convulsioni, gli umori che produceva erano ancora più abbondanti di R.

, mi spingeva la testa con forza e mi tirava i capelli, il clitoride era gonfio ed a ogni passaggio con la lingua lei si contraeva gemendo di piacere.
Leccare la sua figa era molto piacevole e sentirla gemere così forte mi dava una spinta inarrestabile, cominciai ad allargargliela esplorandola con le dita, le misi in pollice dentro fino in fondo spingendo con forza verso il culo, la cosa le piaceva parecchio, appoggiai un dito sul buco del culo e cominciai a girarci intorno, lei non dava il minimo segno di fastidio, anzi roteava i fianchi e spingeva con il bacino verso il basso, presi coraggio, e cominciai ad infilare il dito medio dentro, avevo il pollice dentro la sua figa ed il medio piantato nel suo culo fino in fondo, si bagnava all’inverosimile e continuava a spingere per sentirli meglio, ad un certo punto venne e lo gridò a gran voce: “Godo cazzo godo, oddio, non fermarti ti prego!!!” – mi tirò su la testa, mi costrinse ad alzarmi, mi coricò sui sedili, si mise sopra di me a “69” e cominciò a succhiarmelo avidamente mentre io ricominciai a leccarle la figa.

Avevo ripreso fiato e riuscivo a trattenermi, aiutato anche dal fatto che con il preservativo il pompino risulta meno stimolante, però era davvero brava, riuscivo comunque a percepire il calore della sua bocca, inoltre mi leccava sovente le palle, me le insalivava e poi le asciugava con lingua, una vera artista del pompino, non osavo immaginare senza preservativo che sensazioni regalava, leccava sovente anche il mio buco del culo, uno spettacolo.
Ad un certo punto si alzò, mi bacio a lungo e poi mi chiese con voce decisa: “Scopami G.

adesso!!!” – non me lo feci ripetere due volte, mi sedetti sul sedile e la invitai a sedersi sul mio cazzo, lei si mise sopra di me e se lo infilò dentro; avevo le sue bellissime tette che sballonzolavano davanti alla mia faccia, cominciai a leccagliele e stringerle forte, cavalcava come una puledra e continuava a ripetere quanto le piacesse e quanto avevo il cazzo grosso e duro, parlava in continuazione e con un tono di voce molto alto, una vera furia, oso solo immaginare suo marito cosa pensava la fuori.

Piantò i piedi sui sedili, inarcò la schiena all’indietro e cominciò a fare su e giù ad un ritmo forsennato, aggrappandosi ai sedili anteriori, ero al limite, lei se ne accorse, si tolse e mi disse: “Non dirmi che stai per venire ti prego, ne voglio ancora. ”;
– “Sono al limite S. , scusa” – lei mi guardò con aria delusa e poi mi disse:
– “Allora vieni, tanto te lo rifaccio diventare duro in un attimo!” – detto questo me lo riprese in bocca ed io scoppiai all’istante, continuò a succhiarmelo mentre con una mano mi accarezzava le palle, poi me le leccò continuando a menarmelo, ero stravolto, non immaginavo che una donna dall’aspetto così distinto fosse così affamata di cazzo, poi, notando che restava duro, prese un altro preservativo e mi disse:
– “Cambiatelo ti prego, ne voglio ancora!” – lo cambiai in fretta e furia sperando che non diventasse molle, lei tornò immediatamente sopra e ricominciò a cavalcare con lo stesso ritmo forsennato di prima.

Non mi era mai capitato di scopare una donna così calda e vogliosa, mi era successo in passato di farne due in rapida successione ma ero stupito dal fatto che avevo il cazzo duro da più di un’ora e non accennasse minimamente a scendere, ero stravolto, mi stava spaccando in due! Ad un certo punto si tolse, si girò a pecorina e mi disse:
– “Scopami così, come una cagna, dai che sono la tua cagna in calore, scopami!!!” – quelle parole mi fecero impazzire, la presi su fianchi, glielo infilai tutto dentro facendo un po’ di contorsionismo e cominciai a scoparla con tutta la forza che avevo, lei apprezzava tale impeto e disse:
– “Così, così fammi male!” – ormai avevo perso ogni tipo di freno inibitorio, cominciai a scoparla con una forza inaudita, le schiaffeggiavo il culo e lei apprezzava moltissimo, ogni tanto esageravo e lei si lamentava che le facevo male, però subito dopo diceva che le piaceva e che dovevo continuare.

Arrivai alla fine, tolsi il preservativo e la schizzai su tutta la schiena, nonostante ero venuto poco tempo prima era tantissima, arrivò a sporcarle anche i capelli, le avevo fatto un gran bel ricamo, pensavo di avere esagerato e le dissi:
– “Scusa, forse ho esagerato. ”;
– “Tranquillo sei stato perfetto, forse potevi evitare di schizzarmi tutta, non posso farmi la doccia, ma va bene così, adesso però ripuliscimi. ” – tirò giù il finestrino dell’auto e chiamò suo marito con aria soddisfatta e divertita:
– “Tesoro prendimi i fazzolettini per piacere, qui abbiamo fatto un casino.

” – il marito prese una shitola di fazzolettini dal cassettino portaoggetti anteriore e si avvicinò al finestrino, quando fu li davanti vide sua moglie nuda e con tutta la schiena sporca del mio sperma, sudata come bestia ed ancora con il fiatone, io dietro di lei con il cazzo ancora duro appoggiato sulle sue chiappe, spalancò gli occhi godendosi la scena, deglutì nervosamente e poi sparì velocemente. Feci pulizia e poi cominciammo a rivestirci, io ero imbarazzato, la presenza di suo marito mi aveva turbato, lei lo notò e mi disse:
– “G.

sei stato grande, cos’è quel muso imbronciato, non ti è piaciuto?”;
– “Certo che mi è piaciuto, tu sei stata perfetta S. , però lo sguardo di tuo marito mi è sembrato strano, mi sembrava incazzato. ”;
– “Fidati che va tutto bene, ti assicuro che mio marito era incazzato solo perché si è perso tutto lo spettacolo, un gran bello spettacolo devo dire, ma non ti preoccupare gli racconterò tutto per filo e per segno e ti assicuro che parlerò molto bene di te, per essere la prima volta e nonostante il preservativo è stato fantastico, tranquillo.

” – detto questo mi baciò ed appena finimmo entrambi di rivestirci chiamò il marito che tornò al posto di guida, dopodiché tornammo al locale in assoluto silenzio.
Arrivati nel parcheggio, scese dall’auto con me, mi accompagnò alla moto e mi disse:
– “G. è stato bellissimo, la prossima volta però dobbiamo farlo in un posto più comodo non trovi? E soprattutto senza preservativo!!!”;
– “La prossima volta vuol dire che ho superato la prova?”;
– “A pieni voti tesoro, non potevo chiedere di più la prima volta, sei stato perfino meglio di M.

”;
– “Chi è M. ?”;
– “Il ragazzo che mi scopava prima di te, lui la prima volta è durato poco e prima che rendesse come piace a me ci è voluto parecchio tempo, poi si è ripreso però, per fortuna aggiungerei. ”;
– “Quando sarà la prossima volta?”;
– “Non essere impaziente, ti contatterò io tra qualche giorno, non ti preoccupare. ” – mi baciò nuovamente, poi mi fece ciao ciao con la manina, salì in auto con il marito e scomparve.

Continua….

lo show di mia moglie

La settimana scorsa sono andato al mare con mia moglie e mi sono goduto uno spettacolo meraviglioso! Qualche giorno prima a sua insaputa avevo comprato un bel bikini nero a rete che intendevo farle indossare in spiaggia.
Appena giunti al resort abbiamo occupato i nostri lettini e ci siamo stesi al sole; Anita ha cominciato a spalmarsi un po’ di lozione sul corpo ed io con il mio sorrisetto le ho detto:
-tesoro ho una sorpresa per te sai!?
-cosa caro!?
Ho tirato fuori dal mio zaino il bikini e offrendoglielo ho fatto:
-voglio vederti con questo addosso va a cambiarti!
Dopo dieci minuti l’ho vista arrivare da lontano e devo ammettere che lo spettacolo era come me l’ero immaginato…..esageratamente sensuale, da paura!
Il tessuto in rete lasciava intravedere il segno dell’abbronzatura del seno con quel bianco che poco a poco diventava ambrato e poi i suoi capezzoli rosa chiaro che facevano un bell’effetto con il velo nero che li copriva.

Molto arrapante e scandaloso poi era il pezzo di sotto poichè metteva in bella mostra le alette della fica che si appiccicavano alla stoffa e il clitoride che spuntava a ogni passo che faceva.
Quando mi raggiunse si sdraiò sul lettino e con tono incazzato fece:
-ma ti rendi conto cosa mi fai indossare!? sembro proprio una troia! mi guardano tutti!
-sei bellissima cara! mi piace vederti desiderata! adesso facciamo una bella cosa…..facciamo arrapare tutti questi intorno!
-e cioè!!??
-ora vado in acqua e appena vedi che mi giro verso di te e ti guardo slacciati il top e ungiti con un po’ di filtro solare!
-va bene porco che non sei altro!!!
Mi posizionai in mare e quando vide che la fissavo incominciò il suo show.

Si alzò in piedi in mezzo a tutti e tolse via il top del bikini poi guardandomi con un sorrisetto malizioso si versò sulle tette dell’olio che le scivolò lungo le tettone passando sui capezzoli. Si sdraiò comodamente e si spalmò bene bene le tette che le diventarono lucide e arrapantissime con la luce che rifletteva sul contrasto bianco ambrato.
A un certo punto vidi un ragazzo con una sigaretta in mano che si avvicinava a lei e si soffermò a parlare per qualche minuto.

Quando si allontanò vidi Anita rimettersi il costume.
Ritornai da lei che con un tono alquanto collerico disse:
-il tuo regalo ha attirato l’attenzione di uno più porco di te!
-perchè cara!?
-quel tipo che si è avvicinato mi ha chiesto da accendere e poi mi ha sussurrato che le mie tette gli avevano fatto indurire il cazzo!
-beh ha ragione! credo che tutti qui abbiano il cazzo duro amore mio! Ora fai una bella cosa mentre ti aspetto in acqua! Raggiungimi in topless e cerca di farti vedere da lui!
-ok ma sappi che lo faccio solo ora e mai più! tu sei troppo porco quando vieni al mare con me!
Ritornai in acqua e l’aspettai.

Era bellissima quando si alzò in piedi e si slacciò sotto gli occhi dei bagnanti il top a rete. Fece finta di aggiustarsi i capelli portandosi le mani dietro la testa in modo da offrire meglio le sue bocce alla vista del pubblico. Passò davanti al tipo della sigaretta che se la mangiò con gli occhi e quando Anita fu vicino a me lo vidi venire verso di noi con fare furtivo.
Presi Anita per mano e la portai dietro una scogliera dove non c’era nessuno e quando vidi il ragazzo posizionarsi a qualche metro da noi le feci togliere anche gli slip.

-amore immergiti e succhiami il cazzo!
-ma non vedi che quello ci guarda!?
-non importa, regaliamogli un bello spettacolo!
Anita iniziò a succhiarmi l’uccello sott’acqua restando con il culo nudo in superficie. Il ragazzo immobile si godeva il buco del culo e la fica della mia donna che mi spompinava assatanata!
Quando avvertii la sensazione di venire la tirai su e la feci mettere in modo che il tipo la guardasse in volto mentre la inculavo da dietro.

Mentre la penetravo le tenevo le tette sollevate mostrandole al nostro spettatore.
Penetrai il culo di Anita con tutte le mie forze facendola gridare e godere.
Il giovane dovette farsi una bella sega nel vedere la bocca spalancata di Anita mentre gemeva e la sua voce che diceva:
-mhhhh bastaaaa ahhh bas… ahhhhhhh….. shhhh basta!!!
Fu una gran bella giornata al mare!!.

LA DISCOTECA PARTE 4^

LA DISCOTECA

(PARTE QUARTA)

A quel punto, Carlo pose fine alla sua lunga LECCATA e dopo aver
sollevato il BACINO di Gioia, posizionandola a QUATTRO ZAMPE, senza
profferir parola le infilò la DURA MAZZA tra le LUBRIFICATE NATICHE.

Mia moglie, nonostante avesse in BOCCA IL CARNOSO PALO di Filippo,
emise un LUNGO GEMITO DI PIACERE ed allungò la mano verso IL BATACCHIO
di Dario stringendolo tra le dita, poi spostò leggermente la testa
liberandosi la gola dal BASTONE dell’amico e disse a Dario: “perché lo
fai da solo? ci sono io per questo”, ritornando immediatamente a SUCCHIARE
Filippo.
La scena che mi si presentava era ECCITANTISSIMA, Gioia aveva UN CAZZO nel CULO, UNO in BOCCA ed UNO tra le MANI, mi sembrava di IMPAZZIRE, MI SENTO DI MORIRE quando la vedo, INFOIATA, alle prese con PIÙ UOMINI; cominciai a MASTURBARMI FURIOSAMENTE dicendole: “guarda quanto sei CHIAVONA Gioia mia, sei la fine del mondo facci sentire cosa sei, a me e credo anche ai nostri amici piace sentirti parlare, sentire ciò che stai provando in questo momento”.

Mia moglie si lasciò SCIVOLARE dalla BOCCA la MAZZA di Filippo
e disse: “è BELLISSIMO, mi sembra di stare in paradiso, cosa si può
desiderare di più dalla vita, mi state facendo IMPAZZIRE, siete QUATTRO
PORCONI ed io mi sento la vostra PUTTANA, sì perché solo una PUTTANA può
fare POMPINI, farsi CHIAVARE ed INCULARE da gente SCONOSCIUTA”, e poi
rivolta a me aggiunse: “sei contento?, è così che mi vuoi?, tanto hai
insistito che sei riuscito a far venire fuori dal mio IO tutta la
TROIAGGINE che ogni donna ha in sé, penso a “QUELLE STRONZE PURITANE” che,
per i loro STUPIDI TABU’ e per i loro PRINCIPI del CAZZO, si perdono
queste MERAVIGLIOSE AMMUCCHIATE, peggio per loro” e rimettendosi in BOCCA il BASTONE di Filippo cominciò a SPINGERE il suo INVITANTE CULO verso il
VENTRE di Carlo.

Filippo stese la mano a carezzare la FICA di Gioia, “guarda come
gode la VACCONA, ha la FESSA FRADICIA, adesso ti sistemo io” disse ed
infilò le sue gambe tra le COSCE aperte di mia moglie arrivando con
il suo OBELISCO all’altezza della SPACCA, “dai METTITELO DENTRO, così
sei PIENA DAPPERTUTTO”.
La TROIONA non se lo fece ripetere due volte, con gesto deciso si
abbassò facendosi SCIVOLARE il PALO di Filippo nella PUCCHIACCA.

Carlo cominciò ad INCULARLA dall’alto verso il basso SCHIACCIANDOLA
contro il corpo dell’amico, “Filippo ti sento, sento il tuo CAZZO
scivolarle nella FICONA, dai SPINGI PIÙ FORTE, SPACCHIAMOLA IN DUE,
ROMPIAMOLE IL CULO A QUESTA ZOCCOLONA, per tutta la vita non dovrà
dimenticare quel che le abbiamo FATTO stanotte”.
Dario ritrasse la sua MAZZA dalla BOCCA di Gioia, “che favoloso
spettacolo, non ha mai visto niente di simile in vita mia, QUESTO È
CHIAVARE, non resisto più ma non voglio GODERTI in BOCCA preferisco
SPACCARTI il CULO SBORRANDOCI dentro”, arretrò leggermente e cominciò
a MASTURBARSI tenendo il CAZZO a pochi centimetri dal viso di mia
moglie.

Io guardavo INEBETITO quel MAGNIFICO CORPO PRESO IN OGNI BUCO,
ricordai le tante volte che SCOPANDO con Gioia, avevamo fantasticato
una simile situazione, mai avrei pensato però, che il GODIMENTO reale
potesse superare quello della fantasia.
La stanza era permeata di LIBIDINE, mia moglie era INFOIATISSIMA, la
DOPPIA PENETRAZIONE la faceva SBRODOLARE, FOLLE di GODURIA protraeva
la BOCCA verso la MAZZA di Dario facendo SCORRERE OSCENAMENTE la
LINGUA sulle LABBRA.

Mentre Carlo l’INCULAVA SELVAGGIAMENTE, Gioia GODETTE ma non per
questo smise di DIMENARSI, anzi cominciò ad ACCAREZZARSI FRENETICAMENTE
la FICA PIENA della VARRA di Filippo.
Poco dopo, AFFONDANDOLE le dita nella carne e gridando “TROIONA, ti
SPACCO IL CULO, ti INFILO DENTRO ANCHE I COGLIONI”, Carlo VENNE.
“Che bello!, sento un fiume di SBORRA che mi cola nel CULO, non
TOGLIERLO, voglio GUSTARMELA fino all’ultima goccia”, implorò mia
moglie.

“E chi si ferma, ti resterei tutta la vita nelle VISCERI, tieni,
tieni, lo so che non ti basta mai”, le urlò Carlo vibrandole gli
ultimi COLPI NELLO SFINTERE ed abbattendosi sul suo CORPO.
“Non muoverti CHIAVONA, adesso ti do la mia razione di CAZZO”,
disse Dario sostituendo l’amico dietro le CHIAPPE di Gioia.
Senza difficoltà la IMPALO’, e cominciò a STANTUFFARLE nel CULO la
sua DURISSIMA VARRA, “quello che stasera non ti mancherà sarà il PESCE, domani ti sentirai BRUCIARE IL CULO ma credo che è quello che voglia una “ROTTINCULO” come te, ti PIACE come ti stiamo “SFONDANDO”.

“Ceeerto che mi PIACE, MI PIACE DA MORIRE, STO QUASI PER GODERE di nuovo, vi prego CONTINUATE ANCORA, È FAVOLOSO”, BIASCICO’ la mia signora e BACIO’ Filippo INFILANDOGLI LASCIVAMENTE la LINGUA in BOCCA.
L’INCULATA di Dario fu LUNGHISSIMA, durante tutto il tempo non smise
mai di STRIZZARE le TONDE MAMMELLE di Gioia, faceva roteare il suo BACINO
INFILANDOGLIELO da tutte le POSIZIONI; ogni COLPO faceva GEMERE mia
moglie, “sei bravissimo, hai un GRAN BEL CAZZO e lo sai anche USARE
BENISSIMO, vedi, vedi mi fai SBRODOLARE, come è BELLO, io NON RESISTO
PIÙ, GODO, GODO, GOOODO”, sbotto la TROIONA abbattendosi sul PETTO di
Filippo.

“GODO anch’io”, ora senti quanta SBORRA TI PISCIO IN CULO, lo senti,
lo senti, lo sentiii!!!!”, disse Dario che si lasciò cadere sulla sua
SCHIENA andandole a MORDERE il COLLO.
“Hai, mi fai male, sei anche SADICO, questo non lo sapevo”.
“Sei tu che mi shitENI, IMPAZZISCO, ti ho CHIAVATA, ti ho INCULATA,
ti ho INFILATO IL CAZZO IN BOCCA, MA NON MI BASTA, vorrei METTERTELO
nelle ORECCHIE, nel NASO, negli OCCHI, nell’OMBELICO, dappertutto e
poi ti MANGEREI A MORSI, sei LA PIÙ BELLA CHIAVATONA del mondo”, le
URLO’ l’ancora ARRAPATISSIMO Dario che era andato a stendersi,
distrutto ma ancora INFOIATO, sul letto al fianco dell’amico.

Gioia che stava ancora CAVALCANDO Filippo MASTURBANDOSI, stese la
mano ad ACCAREZZARE il VISO di Dario, “così mi piacciono gli uomini,
MAI SAZI, il massimo per una donna è di sentirsi sempre DESIDERATA,
amo mio marito perché, dopo anni di matrimonio, mi SCOPA sempre come
la PRIMA VOLTA, con la stessa FOGA, con la stessa VOLUTTA’, e questa
sera mi sembra di avere intorno a me QUATTRO Alberto, è STUPENDO
non potrò mai dimenticare questa FAVOLOSA SCOPATA”.

“Scusami Gioia”, disse Filippo, “capisco che non è corretto togliere
il CAZZO dalla FICA di una signora ARRAPATA, ma anch’io MUOIO DAL
DESIDERIO DI INCULARTI, vieni, mettiti sul bordo così posso fartelo
ENTRARE FINO ALLE PALLE”, e spostando leggermente mia moglie andò
a posizionarsi ai piedi del letto.
LA VACCONA si portò sulla sponda del letto, vi si sistemò a QUATTRO
ZAMPE offrendo all’amico il suo SFONDATISSIMO CULO, poi mi guardò
AMMICCANDO, conoscevo benissimo il significato di quel gesto, mi stesi
sotto di lei mettendo la mia testa tra le sue COSCE, e mentre Filippo
si SCAPPELLAVA in attesa di entrare in AZIONE, le INFILAI la LINGUA
nel PUCCHIACCONE FRADICIO.

(… continua).

I ragazzi del coro – Capitolo uno

Capitolo uno

La prova

Mi piaceva cantare nel coro della chiesa, ci ero da quattro anni e ne ero ancora innamorato. Quando la mia voce cambiò, non potevo più cantare assolo da soprano ma mi piacque rimanerci. Anche i vestiti mi piacevano. L’altra cosa che piaceva era che nello spogliatoio c’era una doccia e poiché non ne avevo a casa mia, avevo solo la vasca, potevo farla dopo le prove.
Recentemente avevo cominciato ad avere un vero interesse per gli altri ragazzi e quando un ragazzo nuovo si unì a noi, il mio cuore si fermò quando alla sua vista.

Lui era un po’ timido, piccolo con capelli biondi ed arruffati, occhiali ma molto grazioso e con un bel sorriso. Si chiamava William e dimostrava meno della sua età.
Durante le prime due prove mi sembrò che avesse simpatia per me, forse perché ero anch’io un po’ timido e piccolo, gli altri sembravano così diversi da lui, forse aveva piacere di avere qualcuno che gli assomigliasse.
“Venerdì sera c’è la prova in costume, hai già preso una tunica William?” Gli chiesi giovedì.

“Andrò a cercarla dopo la scuola e sono eccitatissimo perché mi piace vestirmi così” Rispose timidamente. “Vuoi venire con me a cercarla, Claudio?”
Wow! Avevamo molto in comune. Io accennai col capo, dopo la scuola ci incontrammo ed andammo al magazzino. Ne scelse una che si mise davanti, ci fece correre sopra la mano e sorrise.
“Guarda come ti va bene. ” Dissi a lui che sorrideva: “Mi piacerebbe arrivare un po’ presto, ci vediamo alle 6,30?”
Normalmente ero un po’ imbarazzato a spogliarmi fino alle mutande davanti ad altri ragazzi ma sentivo che con lui poteva essere diverso, ed inoltre ero curioso di vedere come appariva in mutande.

Lui sorrise, accennò col capo ed io ero eccitato al massimo il giorno seguente quando ci incontrammo dopo la scuola ed andammo nello spogliatoio, prendemmo i nostri vestiti e li appendemmo ad un gancio. Dapprima ero un po’ esitante a togliermi la camicia ma lui chiacchierava, se la tolse e lasciò cadere i pantaloni senza esitazione.
Diedi una bella occhiata alle sue mutande mentre appendeva i pantaloni, sembravano ben riempite. Continuò a chiacchierare mentre guardava me che me li toglievo! Era completamente nudo e minimamente imbarazzato!
Non potevo fare a meno di guardare il suo uccello che era piuttosto grosso e pendeva per circa 12 centimetri, prepuzio gonfiato dalla cappella ed un set adeguato di palle che penzolavano.

Wow! Era decisamente grosso per uno piccolo come lui! Come distrattamente se lo accarezzò, afferrò il suo vestito e cominciò a metterselo dalla testa mentre continuava a chiacchierare con me.
Io balbettai: “Ma sei… sei nudo!”
Lui sorrise mentre si alzava il vestito, si carezzava di nuovo il pene e sorrideva: “Oh sì, io di solito mi cambio velocemente per non farmi vedere dagli altri, ma non ho problemi a farlo di fronte a te.

Ehi, dovresti provarlo, è grande!”
Ora mi sentivo veramente a disagio tanto ero timido, ma d’altra parte non volevo che pensasse che avevo problemi a farlo di fronte a lui così mi spogliai completamente. Il mio cazzo era un po’ sottile ma pendeva per 12 centimetri con alcuni peli scarmigliati sul pube.
Lui alzò le sopracciglia e mi colse completamente di sorpresa: “Hai dei peli! Ti dispiace se li tocco?”
Il mio cuore cessò di battere e la mia bocca si asciugò, alzai le spalle, lui tenne il suo vestito con una mano ed allungò l’altra a toccarli.

“Che bello toccarli, io non ne ho ancora, mi sento completamente nudo!” Disse mentre continuava a far correre la punta delle dito nel mio rado cespuglio.
Io mi leccai le labbra asciutte, feci correre la punta delle dita sul suo pube liscio mentre lui percorreva con pollice ed indice la mia asta e gli dava una piccola stretta.
“Il tuo cazzo è bello e sembra più lungo del mio, cosa ne pensi?” Oh mio dio, sentii il sangue inondare il mio piccolo uccello.

Lui era certamente innocente!
Strinsi il suo ed era caldo e duro “Sì, penso di sì ma il tuo è più grosso. ” E sentii che si stava gonfiando come il mio.
“Penso che le nostre palle sono uguali, pendono. ”
Non potevo credere che stavamo discutendo di questo ed accennai col capo.
“Sarà meglio che finiamo di vestirci, comincia a diventarci duro!” Disse ridendo mentre si guardava intorno e lasciò cadere la tunica mentre io facevo lo stesso.

Girammo per la stanza e lui disse: “L’aria sembra migliore col cazzo e le palle penzolanti, non è vero?”
Ragazzi, mi sorprese veramente, ma aveva ragione, era bello. Gli altri ragazzi entrarono e si cambiarono, nessuno di loro sapeva che sotto il vestito noi eravamo nudi. Mi sentivo piuttosto ambiguo mentre uscivamo e prendevamo i nostri posti, William ed io eravamo gli unici nell’ultima fila.
Cantammo alcuni inni poi ci sedemmo mentre il maestro passava in rassegna alcuni canti.

William mi diede una leggera gomitata e sogghignò mentre si alzava la tunica, diedi uno sguardo al suo vestito che mostrava un bozzo. Aveva un’erezione!
Era quello che ci voleva per me! Immediatamente mi divenne duro ed alzai la tunica per fargliela vedere. Lui sorrise, avvolse la mano intorno alla tensione e strinse! Feci scivolare una mano sul suo e lo afferrai, o mio dio, era grande!
Lui lasciò cadere la tunica sulla mia mano, io feci lo stesso per lui e guardammo diritto davanti a noi mentre continuavamo a spremere.

Li lasciammo andare quando dovemmo passare alla canzone seguente ed era difficile concentrarsi con un’erezione furiosa. Lo guardai tenere il libro dei canti con una mano e l’altra sotto la camicia.
Provai a concentrarmi sull’inno, lui mi diede una leggera spinta, io guardai in giù, aveva estratto l’erezione tra i bottoni, aveva tirato indietro la camicia dietro di sé in modo che spuntasse bene! Wow, era grande!
Io naturalmente feci lo stesso e cantammo due inni con i nostri uccelli duri che ondeggiavano nell’aria! Soffocammo il riso e li rimettemmo dentro.

Ragazzi, non pensavo che le prove del coro potessero essere così divertenti!
Ci sedemmo, il maestro cercò un altro inno e ci disse di cantarlo senza libri; quando ci alzammo, William si mise una mano dietro la schiena ed alzò il vestito fino a mostrare il sedere nudo!
Soffocai una risata mentre lui lo dimenava, io naturalmente feci la stessa cosa. Lui con una mano si prese il culo, fece correre l’altra sulle mie chiappe e fece scivolare un dito su e giù nella fessura del mio culo! Cazzo!
Feci lo stesso a lui, le sue natiche erano belle e lisce e quando feci scivolare il dito nella fessura lui ci strinse sopra le chiappe e rise.

Ragazzi, ce l’avevo duro! Lui porto il dito al mio buco, io allargai i piedi e lui fece scivolare dentro la punta. Cazzo, era bello così io lo feci a lui e ce lo facemmo più volte, poi lasciammo cadere di nuovo i vestiti. Wow!
Ce l’avevo estremamente duro e non volevo ritornare nello spogliatoio mentre c’erano gli altri ragazzi, quindi diedi una leggera spinta a William, scesi dal maestro del coro e gli feci alcune domande per ammazzare il tempo.

Era duro concentrarsi su quello che lui diceva con l’aria che turbinava intorno alle mie palle nude ed al mio cazzo duro che sporgeva.
Grazie a dio le nostre tuniche erano larghe a sufficienza per nascondere la mia erezione.
Per peggiorare la questione, William era dietro di me e strofinava la mano su e giù sul mio sedere attraverso il vestito.
Finalmente ritornammo nello spogliatoio nel momento in cui l’ultimo dei ragazzi se ne stava andando.

Ci togliemmo le tonache ed io guardai il suo piccolo corpo magro con la sua grossa verga che sporgeva e le grosse palle pendenti. Ragazzi era una bellezza!
Lui si accarezzò le palle e se le tirò mentre mi fissava ed io dissi: “Mi piacerebbe fare una doccia, non ce l’ho a casa. Vuoi farla anche tu? Ma ho solamente un asciugamano”
“Nessun problema, io voglio fare la doccia con te. ”
Andammo nella doccia e non aprimmo neppure l’acqua.

Lui afferrò immediatamente il mio cazzo e tirò indietro la pelle, stuzzicando la mia cappella palpitante col pollice ed io feci lo stesso a lui. Uomini, era così grosso, lungo e liscio! O mio dio com’era bello! Non avevo mai toccato un’erezione prima di allora.
Mettemmo un braccio uno intorno all’altro e ci segammo mentre lui mi guardava e sorrideva. Aveva un’espressione trasognata, mise la testa accanto alla mia e cominciò ad anelare e poi a gemere, lo vidi rabbrividire ed un fiotto enorme di crema di ragazzo fu sparato sul mio stomaco, sul mio polso e corse giù sul mio palmo.

Lui rabbrividì un paio di volte mentre ne sparava un altro paio ed io rabbrividii mentre ne rilasciavo uno altrettanto grande sul suo stomaco; ci segammo l’un l’altro fino ad asciugarci, sborra fresca correva sulle nostre mani e sui nostri pube.
Crollammo uno contro l’altro, abbracciandoci, i nostri cazzi duri contro lo stomaco appiccicoso dell’altro, godendo dei nostri corpi nudi.
Finalmente ci separammo, guardammo i nostri corpi sporchi e ridemmo, giocando col cazzo ormai molle dell’altro.

“È stato magnifico! Ho sempre desiderato farlo con qualcuno e tu sei stato il primo!” Mi disse sorridendo.
“Anch’io! Tu hai un cazzo molto bello e sborri alla grande!” Risposi mentre mi strofinavo lo stomaco. Lui strofinò il suo, aprimmo l’acqua della doccia e ci lavammo l’un l’altro prendendoci il tempo necessario per un’ispezione ravvicinata dei nostri uccelli.
Ci vestimmo e ci dicemmo che saremmo stati insieme il giorno dopo dato che era sabato.

Le prove del coro erano fottutamente magnifiche!.

Viaggio agli estremi confini del piacere

Adoro laccarmi le unghie dei piedi e delle mani.
Lo faccio di frequente, con grande cura e attenzione.
Trovo le mie mani particolarmente aggraziate e sensuali, i miei piedi diabolicamente erotici, e valorizzare queste parti del mio corpo mi regala un piacere intenso e particolare.
Poi, una volta finito di passare lo smalto, mi piace guardarmi le mani che sfiorano le caviglie, che accarezzano e risalgono lentamente, in punta di dita, la morbida pelle dei polpacci, che lambiscono l’interno delle ginocchia, che scivolano bramose sulle mie cosce, per poi deviare verso l’esterno a toccare i fianchi e quindi risalire adagio verso il seno.

Mi piace lasciare che i capezzoli si inturgidiscano, ma senza neppure sfiorarli, stuzzicare appena la pelle attorno in una danza di dita ed unghie smaltate.
Poi mi accarezzo con gentilezza le guance, mi solletico facendo ricadere i miei lunghi capelli corvini sulle spalle, abbracciandomi e stringendomi forte da sola.
E’ in quegli istanti che mi sento felice: lascio che le emozioni dilaghino nella mia anima e sulla mia pelle, osservando il mio riflesso nel grande specchio, il viso perfetto, la linea sottile delle sopracciglia, l’intensità e la bellezza dei miei occhi azzurri, il disegno armonioso delle mie labbra, che sembrano essere state dipinte per dispensare baci al mondo intero.

E’ questo il mio rito, tutte le sere che esco, prima di prepararmi alle ore di divertimento che mi attendono: allacciarmi il cinturino dei sandali alle caviglie, infilarmi in un vestitino comodo ma che metta in risalto le mie gradevoli forme, lasciare che la mia serica pelle mostri tutta la sua tonicità, senza tutti quegli artifici che usa Melina, senza neanche un filo di rimmel.
Forse potrei apparire ancora più bella con un pò di trucco, ma non mi interessa più di tanto.

Sono certa di stare bene così.

Soddisfatta dal mio consolidato rito personale, finalmente esco.
Anzi, per essere più precisi, usciamo.
Melina ed io.
Questa sera guida lei.
Sprofondata nei miei pensieri, attendo di conoscere la destinazione della nostra serata.
Con Melina ci si può aspettare di tutto.
Il caldo di questa interminabile estate è particolarmente afoso.
Le decine di locali dell’isola pullulano di gente.

Sarebbe facile fare incontri interessanti.
Ma Melina mi trascina (e quando me ne accorgo è ormai troppo tardi) alla festa di Ixia, un villaggio con più alberghi che case.
– Forse potremmo trovare qualcosa di meglio da fare, no ? – le chiedo quando lei ferma la macchina tra il banco di un venditore ambulante di giocattoli ed il chiosco dei panini con le salsicce.
Melina mi guarda e sorride.

– Non mi dirai che vuoi un panino… – le dico.
– E se anche fosse ? – mi risponde lei con fare beffardo e evasivo.
Biondissima, slanciata, di una bellezza da mozzare il fiato.
Melina è stupenda.
Quando la guardo e mi perdo nel suo fascino mi sento un vuoto alla bocca dello stomaco.
Sono sicura che lei si diverta a provocarmi in modo a dir poco sfacciato.

Tempo fa, complice un bicchiere di troppo, ci siamo baciate.
Ricordo la sua lingua scivolarmi rapida in bocca, esplorarmi denti e gengive, mentre io perdevo quel poco di controllo che ero certa di avere e le accarezzavo beata i capezzoli.
Sono stati solo pochi attimi, in realtà.
Perché poi ci siamo guardate, forse imbarazzate dall’imprevista situazione, prendendo a ridere come due isteriche.
Non abbiamo fatto più parola dell’accaduto.

Melina continua a fissarmi, mentre con il dorso di una mano mi accarezza la guancia.

– Irini… sei favolosa, stasera… –
Non mi torturare, ti prego, vorrei dirle.
Vorrei urlarle di non accostare il fuoco alla benzina.
Ma resto in silenzio, il cuore in gola.

Scendiamo dall’auto e percorriamo qualche decina di metri.
La confusione della festa di strada ci sommerge.
Ci prendiamo per mano per non perderci nel caos.
Odori di spezie, colori sgargianti, musiche e grida… non mi accorgo di nulla.

Ci sono solo i suoi meravigliosi capelli biondi, la linea della sua schiena che si perde nel corto vestito, le sue gambe, nude e slanciate, i suoi piedi, in bilico su sandali dal tacco esagerato…
Ma dove mi stai portando, adesso che stringo la tua mano così forte da sembrare unita a te ?

Arriviamo in una stradina secondaria, lasciandoci alle spalle la confusione della festa.
Ci avviciniamo ad un’anonima porta azzurra, incastonata in un muro di un bianco assoluto.

Melina suona il campanello.
Passano i secondi e nulla accade.
Nessuno risponde.
Si sente solo lo shitto della serratura.
Sono nervosa e faccio l’atto di girarmi per andare via.
Ma lei mi blocca e mi abbraccia, sussurrandomi parole dolci.
Non capisco più nulla.
Non so nemmeno dove mi trovo.
Melina mi prende il viso tra le mani e appoggia le sue labbra alle mie, mi bacia gli occhi e con la lingua asciuga dal mio viso quelle lacrime che la rabbia ed il nervoso mi hanno spremuto.

Quindi la sua lingua torna alle mie labbra, le lecca dolcemente, per tutto il loro contorno: bramosa di lei, apro la bocca e lei mi è subito dentro, languida come un cioccolatino.
Cerco di entrare con la mia lingua nella sua bocca, ma mi sposta di lato.
– Non temere… vieni con me… –

Entriamo e saliamo una rampa di scale buie.
– Non mi piace – mormoro impaurita – sai che odio il buio… –
Lei non mi risponde.

Apre una porta dalla quale filtra una luce dal colore indefinibile.
Melina c’è già stata qui, è evidente: l’invidia per questo suo segreto, ma anche la curiosità di scoprire cosa ci sia dietro quella porta, si mischiano alla paura che ancora mi stringe le viscere.
Docile, la seguo dietro quella porta.
Le pareti sono spoglie, arredate solo da giochi di luce bianca e gialla che le colorano, con lampade che escono dal basso, di lato, dall’alto, in una confusione incredibilmente luminosa e d’effetto: è solamente un corridoio di pochi metri di lunghezza, ma che si apre in un ampio locale illuminato di un blu soffuso, con al centro una colonna rivestita di legno e dalla quale piove un’intensa luce rossa.

Per il resto l’ambiente è completamente vuoto.

– Perché siamo venute qui ? – chiedo nervosamente a Melina
– Per fare quello che hai sempre desiderato… –
Stringo ancora nella mia mano quella di Melina, e mentre mi chiedo cosa lei abbia voluto dire, vedo un’ombra muoversi verso di noi.
Mi aggrappo alla mano della mia amica e l’ombra prende consistenza.
E che consistenza.

E’ decisamente alto, ma non in modo esagerato.

I pettorali sembrano scolpiti, così come gli addominali.
E’ completamente nudo.
Un fondoschiena da lasciarmi tramortita, due gambe dritte, sottili ma forti.
Risalgo con gli occhi lungo quel corpo maschile favoloso.
E quello che vedo mi strappa un sospiro di desiderio.
Il pene non è eretto, dalle dimensioni perfette, ed i testicoli che mostrano di dover essere svuotati urgentemente.
E’ un ragazzo bello anche di viso, sinuoso nei gesti quando si muove.

Con dolcezza stacca la mia mano da quella di Melina, che ora mi guarda con occhi carichi di libidine, la bocca socchiusa, il respiro affannoso.
E’ visibilmente eccitata.
Il ragazzo si porta la mia mano sul petto e con una gamba s’intrufola tra le mie.
Lo cingo con le braccia mentre mi abbasso a misurare la consistenza del suo cazzo.
Gli disegno una scia di saliva, dai capezzoli all’ombelico, con il quale gioco per alcuni istanti; e poi, dall’ombelico sino ai peli del pube.

Infine risalgo quella meraviglia, ora pienamente eretta, con la punta della lingua, fino a trovarmi a scivolare sull’asta avanti e indietro, con una lentezza esasperante.
Melina, nel frattempo, mi spoglia, mentre alla lingua io sostituisco le labbra, non usando le mani.
Deve essere solo un gioco di bocca.

Lo tengo su posandogli le mie labbra sensibili alla base, e poi risalendo, sempre da sotto, con piccoli e ardenti baci.

Melina ci guarda e si accarezza il seno: quindi viene a mettersi di fronte a me, e dal suo pube perfettamente depilato vedo la fica già umida per l’eccitazione.
Siamo nude entrambe.
Gli unici capi di abbigliamento che ancora indossiamo sono i sandali con i tacchi alti.

Il ragazzo si è afferrato il cazzo e si fa scivolare la mano su e giù, lentamente: io gliela stacco con uno sguardo di rimprovero e prendo a girargli attorno, eccitata come poche volte in vita mia.

Mi sento il fuoco tra le gambe.
Non mi tocco, e non mi lascio toccare: qualunque cosa mi sfiorasse la fica ora, in pochi istanti tutto sarebbe finito, ed io starei urlando il mio orgasmo.
No.
Devo assaporare ogni istante, prolungare il piacere fino e oltre il limite del consentito.

Volto il ragazzo di spalle e gli sussurro di non toccarsi.
E di non toccarmi.
Lui accetta quel mio dolce ordine senza battere ciglio.

Lo bacio sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, torno verso i capelli, scendo nuovamente.
Melina ha il viso congestionato, soffre, vuole perdere il controllo, ma ha capito quale sia il mio gioco, e rimane seduta, per terra, a gambe spalancate, fissando il ragazzo negli occhi ed eccitandolo umettandosi le labbra con la lingua.
Ora lo sento tremare; per rilassarlo un po’ gli massaggio la schiena, poi scendo ancora e con la lingua gli percorro tutto il filo della spina dorsale, vertebra dopo vertebra.

Ritorno in su, centimetro per centimetro, e poi, con la stessa esasperante lentezza, vado di nuovo verso i suoi magnifici glutei.
Prendo ad accarezzarli e a leccarlo nell’attaccatura in alto.
Melina geme sempre più forte: sta godendo senza nemmeno toccarsi, o magari non ce la fa più a trattenersi.
Sembra quasi piagnucolare, ma ad un mio sguardo supplichevole lei china la testa e poi la tira di shitto all’indietro, facendo volare nell’aria i suoi splendidi capelli biondi.

E’seduta sulla moquette, le gambe oscenamente aperte, ed il ragazzo è ora scosso da brividi per il desiderio a****le di possederci entrambe; ma io lo costringo a stare ancora fermo, mentre con due dita inizio a sodomizzarlo.
Melina non si trattiene oltre, e prende a masturbarsi con frenesia, tormentandosi il clitoride e penetrandosi con le dita, fino ad arrivare a contorcersi dal piacere, preda di un orgasmo incontenibile.

E’ in quell’istante che vedo scendere alcune gocce da quel magnifico cazzo e, mentre Melina è stesa in terra, sconvolta dall’orgasmo, infilo di nuovo tre dita nel culo del ragazzo, quasi con sadica violenza, e gli mordicchio un testicolo, bloccando l’eiaculazione che sta per iniziare.

Mi sento capricciosa e lo voglio punire, non so nemmeno io per che cosa.
Melina solleva appena la testa e rimane esterrefatta per quello che si mostra ai suoi occhi: con la punta dei capelli solletico i capezzoli di quel petto virile, scendo, salgo, scendo di nuovo, finché lui non ce la fa più a trattenersi, e capisce che mi sto allagando, che il mio clitoride è duro e teso allo spasimo, che la mia bocca non chiede altro che il suo cazzo e, con astuzia e perfidia, si tira indietro.

Io cerco di toccarlo, di accarezzarlo, si sentire sotto le dita la sua pelle, e lui si sposta.
Forse lo fa per riacquistare un minimo di equilibrio, quell’equilibrio che Melina, con la sua straordinaria bellezza e con il suo fantastico spettacolo di autoerotismo, masturbandosi e godendo davanti a lui, gli ha incrinato.
O forse lo fa per punire me, rea di averlo sodomizzato con le dita.
Non so.
Potrebbe essere un insieme di tutto questo.

Tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare.
Anche Melina ora si diverte con me, accarezzandomi la schiena e le natiche con mani leggere e dita delicate.
Vogliono entrambi farmi impazzire di desiderio.
E io sto al loro gioco, e lascio che Melina inizi a percorrere la mia pelle infuocata con la sua sapiente lingua.
Scivola lieve su di me, senza sfiorare neppure i capezzoli turgidi e la fica palpitante, indugiando invece su altri centimetri della mia pelle, strappandomi brividi di pura passione.

Lui, intanto, osserva i nostri corpi nudi e si masturba lentamente, avvicinandomi di tanto in tanto il suo cazzo svettante: ora mi permette di allungare una mano, di afferrarlo e di tirarmelo tra le labbra. Sono felice di poter nuovamente scorrere con la lingua su tutta l’asta congestionata.
Chiudo gli occhi e assaporo la cappella…

D’improvviso esce dalla mia bocca.
Il vuoto.
Solo il suo sapore sulle labbra umide, e che mi passo con la lingua in continuazione.

E’dietro di me.
Sono in ginocchio, preda della sua volontà.
Sento due mani forti che mi afferrano per i fianchi, poi un dolore lancinante quando il suo cazzo mi penetra, sodomizzandomi senza riguardi.
In quel momento potrei svenire, afflosciarmi come una bambola di pezza.
Mi appoggio sui gomiti, e le braccia sembrano cedere.
Lentamente il dolore si trasforma in piacere, e l’orgasmo non tarda ad arrivare, impetuoso e straripante.

E’ una sensazione strana, mai provata con questa intensità, ma mi sento infinitamente felice.
Il ragazzo sta dando sfogo a tutta la sua tensione erotica, così a lungo trattenuta: ma io non voglio farlo venire, anche se non ho i mezzi per impedirglielo.
E’ Melina, che continua ad esplorare il mio corpo con la lingua, ad avvertire la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi lombi stanno aumentando vertiginosamente il ritmo.

Dalla mia bocca escono solo gemiti convulsi.
Sicuramente sono venuta più volte, di certo non nel modo che conosco, ma ogni singola fibra del mio corpo sta godendo come non mai.

Lo sento bloccarsi di colpo, e mi dispiace da morire non sentire più il suo pene scivolare nel mio culo.
Noto Melina sdraiarsi a terra e farmi segno di salirle sopra.
Lo sento uscire da me.
Mi volto e lo guardo: è sudato, stravolto, il volto arrossato.

E’ bellissimo.
Gli tremano impercettibilmente le labbra.
Sta per esplodere.
Guardo Melina sdraiata che si masturba di nuovo: vuole me, ma di certo vuole anche lui.
Mi volto verso il ragazzo e gli faccio cenno di andare da lei.
Era quello che aspettava.
S’inginocchia, con le mani le allarga ancor di più le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che rovescia la testa all’indietro.

I seni si Melina sobbalzano e la bocca le si deforma in mille smorfie di puro piacere.
Mi accosto a quei due corpi uniti e sfilo il sandalo dal piede sinistro della mia amica.
La cavigliera dorata dondola ritmicamente sul collo del piede, ed io prendo a leccarla, metallo e pelle, le sue unghie del piede laccate di rosso nelle mie pupille.
I suoi sospiri diventano mugolii a****li.
Poi i mugolii si trasformano in grida d’estasi.

Dalla caviglia risalgo fino al clitoride, ed alterno la mia lingua tra lei e quel cazzo durissimo che la sta scopando.
Melina irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo lucido di sudore.
S’inarca con un paio di colpi del bacino, distende le braccia all’indietro e vola in paradiso, travolta da un altro orgasmo che la lascia senza fiato, i muscoli ancora contratti.
Lui si stacca dalla mia amica ed entra di prepotenza nella mia bocca.

Sono fuori di me, ma non mi permetto di toccarmi.
Continuo a leccare e a succhiare quella mazza fantastica per lunghi minuti, aiutata dalla lingua di Melina, che sembra trasfigurata dal piacere.
E finalmente arrivo al capolinea della sopportazione.
Con una mano lo spingo per terra e gli salgo addosso.
Quando entra in me ha le dimensioni di un palo: sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad abituarmi a quella meraviglia che lui, con una possente spinta verso l’alto, mi fa vedere tutte le stelle del firmamento.

Sono come impazzita.
Inizio ad agitarmi sui suoi fianchi, sempre più spasmodicamente, e non mi accorgo quasi di Melina che se la fa leccare in ginocchio di fronte a me, continuando a godere senza sosta.
M’impalo sempre di più, sempre con maggiore velocità, insisto, spingo con tutta me stessa, mi arruffo i capelli per il piacere, rallento un attimo cercando un briciolo di lucidità, ma è troppo, non ce la faccio: mi accarezzo il seno, uso la lingua per inumidirmi la punta dell’indice e vado a torturarmi i capezzoli.

Getto la testa all’indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le mani sui pettorali, e godo in modo così travolgente che con le unghie lo faccio sanguinare.
Me ne accorgo e serro i pugni sui suoi polsi, e spingo, spingo così forte da urlare oscenità e frasi sconnesse, spingo senza mai un attimo di pausa, un calore quasi insopportabile che s’irradia dal basso ventre, e mi gira la testa, non capisco più niente, mi accanisco su quel cazzo infinito.

Lo sento ingrossarsi a dismisura e cavalco, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un’improvvisa esalazione dell’anima, un colpo alla bocca dello stomaco.
Ed urlo.
Impazzita.
Non più collegata alla realtà che mi circonda.

Quando torno in me, dopo un tempo che non so quantificare, mi fermo un attimo.
Riprendo fiato.
Vedo Melina che freme di piacere nella bocca del ragazzo.
Vado nuovamente in estasi e ricomincio, più veloce di prima: sono tutta indolenzita ma continuo nella mia cavalcata, ed esplodo ancora, e poi ancora, e poi di nuovo.

Ma non riesco a staccarmi da lui.
Solo quando sento i miei muscoli cedere capisco che è arrivato il momento.
Mi lascio cadere di lato.
Lui si alza e si allontana di qualche decina di centimetri.
Melina si mette in ginocchio sopra la mia bocca, e mi ritrovo il suo clitoride tra le mie labbra.
La lingua saetta famelica, e lecco le grandi labbra, e bevo quel fiume di piacere che la inzuppa; la penetro con una, due, tre dita, mentre quel palo stupendo va a riempirla da dietro, inculandola poderosamente, strappandole altri orgasmi irrefrenabili.

Ora la fa urlare, muovendo i fianchi instancabili con crescente velocità, finché un suo rantolo, a stento represso, non mi annuncia l’imminente ondata.
Tutto avviene in un attimo.
Esce da una Melina ipnotizzata e sconvolta e schizza il suo seme caldo sul mio viso, sul mio seno, sui miei capelli.
Si siede, esausto, sfinito nel corpo e nella mente.
Melina si accosta a me e mi spalma sul corpo con quel liquido bianco e denso, per poi ripulirmi tutta, leccandolo fino all’ultima goccia.

Sono in trance.
Credo di morire.

Quando ci svegliamo il sole è già alto.
La stanza ora mi appare più piccola della sera prima.
Il ragazzo è sparito.
Vedo Melina, ancora esausta, che mi sorride.
– Ti è piaciuto ? –
– Sì – mormoro in risposta, godendo della sua splendida bellezza e sapendo di amarla.
Sorride.
Si sdraia al mio fianco ed inizia ad accarezzarmi il seno.

Poi la sua mano scivola sul mio ventre.
E’pronta a ricominciare.

La mia esperienza con una coppia cuckold parte II

Seconda parte, spero piaccia, tra qualche giorno la terza parte che sto scrivendo, portate pazienza ma ho poco tempo in questo periodo…

La mattina seguente andai al campo per la partita, la sera prima ero poi rientrato tardi e come al solito non mi sentivo molto in forma, per fortuna partivo dalla panchina, quindi sonnecchiavo seduto sparando le solite quattro cazzate con i compagni di squadra. Guardando la gente che assisteva alla partita mi sembrò di scorgere la sagoma di S.

, mi alzai per capire se mi sbagliavo ma non ebbi conferma, però vidi R, con alcuni nostri amici, che mi salutava e mi mandava baci, io naturalmente contraccambiai. All’inizio del secondo tempo mi fecero entrare e mentre aspettavo di fare il mio ingresso in campo vidi nuovamente una donna dietro la recinzione del campo, ero di nuovo convinto che fosse S. , cazzo avevo le visioni? Quella donna mi appariva in sogno quasi tutte le sere, adesso la vedevo pure ad occhi aperti?
Comunque giocai il secondo tempo della partita e feci pure goal; l’esterno destro corse sulla fascia e crossò teso all’interno dell’area, io arrivai in anticipo sul difensore ed in scivolata trafissi il portiere, cazzo gran goal G.

!!! Era una semplice amichevole di fine stagione, però contro una squadra della stessa città con la quale non correva buon sangue, quindi festeggiamo parecchio negli spogliatoi e successivamente andammo in un bar per continuare a fare baldoria. Quando si festeggiava dopo una partita le ragazze ufficiali non erano mai invitate, anzi era proprio vietato portarsele dietro, R. lo sapeva e quando uscimmo dal campo era già andata via. Andammo in un bar vicino al campo e mentre si rideva e scherzava alzai lo sguardo e vidi S.

entrare nel locale, mi guardò ed uscì immediatamente; il cuore mi batteva in gola, cosa avrei dovuto dirle? Era evidente che voleva che uscissi e le dicessi qual era la mia decisione. Salutai i compagni di squadra dicendo che avevo un impegno, pagai la birra e mi diressi alla porta con un nodo in gola. S. mi aspettava all’angolo di una via, cominciai a camminare verso di lei che nel frattempo era sparita all’interno della stradina, quando svoltai l’angolo la vidi in piedi, seduta sul cofano di una Golf nera ad aspettarmi; indossava un abitino chiaro leggero, molto corto e svolazzante, un paio di sandali legati sulla caviglia ed i capelli sempre raccolti con la famosa coda di cavallo che mi faceva ribollire il sangue nelle vene, avevo il cazzo già durissimo e tutti i mei ragionamenti su R.

ed il nostro rapporto erano già dimenticati. Mi avvicinai e lei mi accolse con un sorriso smagliante, si tolse gli occhiali da sole, i suoi occhi azzurri alla luce del sole spiccavano ancora di più, la sua carnagione chiara quasi luccicava talmente era liscia e tonica, era bellissima, quasi disarmante.
– “Non sapevo che fossi così bravo a giocare a calcio, i miei complimenti. ”;
– “Insomma, diciamo che è stata solo fortuna, quindi eri tu al campo, pensavo di avere avuto una visione, invece la sto avendo adesso, sei bellissima S.

” – lei sorrise, si mise la bacchetta degli occhiali tra i denti e disse:
– “Ma grazie, così mi fai arrossire però! Scusami se arrivo subito al sodo ma volevo sapere cosa dici della mia proposta. ” – la domanda risuonò nelle mie orecchie come un tuono, come potevo non accettare di portarmi a letto una donna così? R. era bellissima e molto dolce, ma S. era una dea, la donna che ognuno vorrebbe scoparsi almeno una volta nella vita, non esagero nel dire che era irresistibile per qualsiasi uomo eterosessuale sulla faccia della terra, anche per chi ha dei sani princìpi, figuriamoci per un ragazzo di 21 anni affamato di figa.

– “Diciamo che vorrei provare a vedere se sono il ragazzo che cerchi, però ho anch’io delle condizioni sulle quali non accetto discussioni!”,
– “Dimmi quali sarebbero e ti dico se mi stanno bene. ”;
– “Tuo marito può guardare ma non accetto che allunghi una mano su di me, se anche solo mi sfiora lo riempio di botte, chiaro?” – lei scoppiò a ridere e rispose:
– “Tranquillo, mio marito è eterosessuale convintissimo, non si sognerebbe mai di allungare una mano su di te, te lo garantisco, inoltre, come ti avevo già accennato, lui non parteciperà mai, si limiterà a guardare, non si masturberà nemmeno a meno che non sia io ad autorizzarlo.

”;
– “Ok, questa condizione era tassativa per me. Come ci accorderemo per incontrarci?”;
– “Facciamo così, se ti sta bene ci vediamo mercoledì sera in un locale di un paese qui vicino, lo conosci lo “S”? – Nome del locale abbreviato, era una specie di pub dove si faceva del karaoke e c’era una saletta dove si poteva parlare tranquillamente, conoscevo il posto ed approvavo la scelta, nessuno della mia compagnia lo frequentava spesso, il mercoledì sera poi era praticamente impossibile trovare qualcuno che mi conoscesse;
– “Ok a che ora?;
– “Facciamo per le 22 ok? Ti devo però chiedere una cosa importante, dovresti andare domani sera da questo Medico, dire che ti manda S.

, lui ti farà un piccolo prelievo di sangue, è per la tua e nostra sicurezza, io odio i preservativi e durante i nostri rapporti non te li farò quasi mai indossare, non vorrei prendermi qualcosa, questo vale anche per te, io li faccio regolarmente e se lo desideri ti darò i miei esiti, spero che tu lo capisca, forse è un po’ invasiva come richiesta ma è assolutamente necessario” – poi si avvicinò, mi diede un bacio sulla guancia e sussurrò – “Ti prego non dirmi di no!” – sinceramente tra i tanti dubbi che mi ero posto c’era anche la paura di prendermi qualche brutta malattia, se S.

scopava spesso con sconosciuti mi poteva trasmettere qualcosa, lei sosteneva di non scopare con tutti, ma come potevo fidarmi completamente, la sua domanda invece di preoccuparmi mi tolse un pensiero, quindi le risposi;
– “Tranquilla, capisco e sinceramente rassicura anche me, poi come potrei negare qualcosa ad una donna come te. ”;
– “Lo sapevo che eri un ragazzo intelligente” – mi diede un bacio molto dolce, infilò la lingua nella mia bocca e limonammo per qualche secondo, la strinsi a me con decisone ed ebbi la sensazione che le fosse piaciuta la mia mossa, avevo il cazzo durissimo, glielo appoggiai, lei lo sentì sicuramente perché mi strinse anche lei, come a sentirlo meglio, poi si staccò, sorrise con aria molto sensuale e disse: “A mercoledì allora…” – si infilò gli occhiali, salì sull’auto e scomparve.

I giorni successivi passarono in fretta, man mano che si avvicinava l’ora del nostro primo incontro però la tensione e l’eccitazione salivano contemporaneamente in maniera esponenziale, lasciandomi sempre più desideroso e curioso di sapere come sarebbe andata. Mercoledì arrivò, uscii dal lavoro alle 19,00, andai a casa e mi preparai a puntino: doccia accurata, barba fatta, vestiti puliti e profumato all’inverosimile mi diressi all’appuntamento, sempre con la mia fidata moto sotto il sedere.

Arrivai sul posto con una buona mezz’ora di anticipo, entrai nel locale, all’interno c’era poca gente, mi sedetti al bancone del bar sorseggiando una birra in trepidante attesa.
Verso le 22,10 circa arrivarono S. e suo marito, lei mi venne subito incontro mentre lui si sedette ad un tavolino da solo e senza nemmeno girare lo sguardo verso di me. Era bellissima, indossava un vestito corto bianco aderente e molto scollato, le spalline legate dietro al collo e la schiena molto nuda, la generosa scollatura mostrava due tette spettacolari, non indossava il reggiseno, ai piedi un paio di scarpe bianche con il tacco altissimo, insomma una visione celestiale.

Io mi alzai e le andai incontro, lei mi diede un bacio sulla bocca e poi si sedette a fatica sullo sgabello a fianco a me, io le dissi subito:

– “Benvenuta S. , non vorrei essere ripetitivo ma sei bellissima”;
– “Grazie e non ti preoccupare, mi fa piacere sentirmelo dire. ”;
– “Vogliamo sederci ad un tavolino? Mi sembri in difficoltà su questo sgabello. ”;
– “Molto volentieri G. , mi sembrava di essere un pappagallo seduta su un trespolo.

” – oltre ad essere bellissima era anche una persona affabile con la quale si poteva parlare tranquillamente, mi sentivo a mio agio nonostante si toccassero argomenti scottanti. Ero molto curioso di sapere cosa si aspettava da me, quindi cominciai io il discorso, richiamando quello che mi aveva detto la prima sera che ci eravamo conosciuti.
– “L’altra sera hai detto che non è detto che io abbia le caratteristiche giuste per voi, mi spieghi meglio quali sarebbero queste caratteristiche?”;
– “Certo, la prima caratteristica è l’aspetto fisico e tu l’ha evidentemente superata, altrimenti non saremmo seduti a questo tavolo.

La seconda caratteristica è la riservatezza, mio marito è una persona conosciuta, se si sapessero le sue abitudini sessuali una miriade di bigotti lo farebbero a fettine negli ambienti che frequenta per lavoro, ci rimetterebbe la sua professione, questo non deve succedere mai!” – su questo punto diventò molto seria, anche il tono di voce cambiò e sembrava molto autoritaria;
– “Tranquilla, io sono del tipo: chi si fa li cazzi sua torna sano a casa sua!”;
– “Davvero G.

, questo deve essere chiaro e limpido, mai ti dovrai permettere di parlare dei nostri eventuali incontri con nessuno, mi sembri un bravo ragazzo e credo che questo lo capisci anche tu. La terza caratteristica è il feeling che si creerà tra di noi, potresti anche essere molto dotato ma avere atteggiamenti o modi di fare a letto che non mi piacciono, ma questo avremo tempo e modo di scoprirlo, senza dimenticare la pulizia ed il rispetto, su queste cose non transigo.

”;
– “Cazzo S. mi sembra di essere ad un colloquio di lavoro, comunque ho capito e ti prometto che rispetterò le regole, la mia unica regola è quella che ti ho accennato l’altra sera, ricordi?”;
– “Tranquillo, ho raccontato a mio marito dell’altra sera e si è messo a ridere a crepapelle, ha detto che gli dispiace di essere passato per un ricchione. ” – scoppiammo entrambi a ridere, istintivamente mi girai verso di lui e intuii che aveva capito di cosa stavamo parlando, mi sorrise e fece il gesto di alzare il bicchiere come per brindare, io risposi nello steso modo e tornai a parlare con S.

Le cose stavano andando in un modo diverso da come mi aspettavo, non si era ancora arrivato al sodo ma il modo di fare di S. aiutava e rendeva il tutto meno strano, anche se in realtà lo era parecchio.
I discorsi proseguirono sul mio lavoro e sul calcio, poi ad un certo punto chiesi:
– “Scusa la domanda ma sono curioso di sapere cosa ci prova di così eccitante tuo marito a vederti fare sesso con altri uomini, se sono troppo indiscreto puoi anche non rispondermi.

”;
– “Nessun problema, la tua è una curiosità legittima, d’altronde la maggior parte dei discorsi che abbiamo avuto finora non si fanno con chiunque, aiutano invece ad entrare in sintonia. Spiegartelo senza avere le stesse sensazioni che abbiamo noi è difficile; come ti ho accennato era un desiderio suo all’inizio, io ero del tuo stesso parere, non capivo, però sono sempre stata un’esibizionista e fare sesso è sempre stata una mia priorità nella vita, non posso farne a meno, sento fisicamente la necessità di farlo spessissimo, ho tradito tutti gli uomini con cui sono stata prima di lui per soddisfare le mie continue voglie di sesso, tutto questo mi ha aiutato ad accettare la sua proposta e con il passare del tempo rendere più intenso il rapporto con lui.

Non devo trovare scuse per scopare con altri, lo posso fare senza sotterfugi, inoltre dopo averlo fatto con gli altri lo facciamo io e lui con una passione travolgente, difficile da capire ma è così, sei soddisfatto della risposta? – credo che il mio sguardo sorpreso l’avesse molto divertita, inoltre il rigonfiamento in mezzo alle mie gambe era imbarazzante e lei lo notò;
– “Certo certo, il ragionamento non fa una grinza, però io personalmente avessi una donna come te non la dividerei con nessuno al mondo.

” – lei sorrise mi mise una mano sulla guancia e mi disse:
– “Come sei dolce G. , viene voglia di baciarti” – si avvicinò e mi baciò con molta passione, avevo il sangue che mi ribolliva nelle vene ed il cazzo duro praticamente da quando l’avevo vista, la volevo adesso , non ce la facevo più, quindi le sussurrai:
– “S. ti voglio adesso, non resisto più!!!” – lei sorrise, abbassò lo guardo verso il mio rigonfiamento e disse:
– “L’avevo notato tesoro, mi sa che bisogna fare qualcosa per il tuo problema, vieni con me.

” – si alzò, mi prese per mano, fece un cenno a suo marito ed uscimmo dal locale da soli.

Continua….

Sesso selvaggio in auto

… da un po’ di tempo pensare a Francesca che faceva sesso con degli sconosciuti mi attizzava moltissimo. Lei ormai di cazzi che non fossero il mio ne aveva provati almeno due e quindi pensavo che fosse una fantasia non così lontana dal poter essere realizzata.

Così cercai di documentarmi un po’ sul mondo dei guardoni perché questa era una delle perversioni che da sempre mi eccitavano di più.

Scoprii grazie al web che è un mondo, con luoghi perfettamente mappati, varie categorie e codici di comunicazione ben definiti.

Io e Francesca saremmo sicuramente rientrati nella categoria di coppie esibizioniste, anche se in realtà a me quello che interessava maggiormente era poter mostrare Francesca.

Trovai diversi posti in Lombardia e mi creai una piccola banca dati.

“Sabato prossimo dobbiamo accompagnarli a Pizzighettone, sull’Adda” mi disse una sera Francesca.
“Ok, ma poi tornano da soli?”
“Si, ritornano alla sera alle 18,30 alla stazione di Monza”

L’Adda è un fiume molto lungo che attraversa tanti paesi in uno scenario naturalisticamente in alcune zone ancora molto bello.

Ma a me, in quel momento, interessava per un altro motivo.
Lungo l’Adda c’erano un sacco di posti per esibizionisti e guardoni. A circa 15 km da dove avremmo dovuto lasciare i ragazzi c’era un posto frequentato da guardoni.
Nei dati che avevo raccolto veniva descritto come frequentato prevalentemente da guardoni anziani e durante le ore del giorno.

Perfetto per i miei gusti.

“Ciao Ragazzi, ci vediamo questa sera” disse Francesca risalendo in macchina dopo aver lasciato i ragazzi insieme ai loro compagni scout.

Partimmo.

“Visto che non abbiamo niente da fare ti porto in un posto che spero ti piaccia” dissi a Francesca imboccando la statale.

“Si, dai, non ho voglia di tornare a casa”

Dopo dieci minuti svoltai in una strada secondaria che entrava nei boschi.

“Ma dove andiamo?”

“Sul fiume, ci ero venuto quando ero studente”.

Ad un certo punto, una strada sterrata sulla sinistra indicava su un cartello scritto a mano “Spiaggia”.

Appesi al cartello c’erano dei lustrini rossi.

Svoltai nella strada sterrata ed andai avanti per quasi un kilometro. Superammo due anziani in bicicletta che andavano nella nostra direzione. Al portapacchi delle bici avevano legati dei lustrini rossi come quelli del cartello che avevamo passato poco prima.

Dopo un altro kilometro mi fermai sulla destra un po’ fuori dalla carreggiata.

“Siamo arrivati?”

“No” risposi scendendo dalla macchina. Andai dietro ad aprire il portabagagli.

Francesca mi raggiunse.

“E perché allora ti sei fermato?

“Perché devi cambiarti” risposi tranquillo. “Mettiti questi” le dissi allungandole una borsa che avevo preso dal portabagagli.

Francesca l’aprì e sbiancò leggermente. Dentro c’erano dei sandali con un lungo tacco a spillo, una minigonna, un reggiseno di pizzo ed una canottiera ricamata molto scollata.

Il meccanismo del nostro solito gioco era shittato. Francesca aveva premuto l’interruttore OFF della sua coscienza e si era collegata alla mia volontà.

“Ma mi devo cambiare qui?” mi chiese prima di iniziare.

“Si, non vedi che non passa nessuno”.

“E se arrivano quei due vecchietti che abbiamo superato prima?”

“Non credo” risposi con tono sufficiente. “Al massimo si fermeranno per rifarsi gli occhi” aggiunsi sorridendo.

Francesca cominciò a levarsi la maglietta ed i jeans rimanendo in slip e reggiseno. Da lontano sentimmo dei rumori che si avvicinavano.

Sembravano delle biciclette.

“Arriva qualcuno” disse allarmata.

“Non importa, tu vai pure avanti…”

Da lontano vedemmo arrivare i due vecchietti in bicicletta. Francesca era in piedi con addosso solo l’intimo che aveva indossato quella mattina. Si slacciò il reggiseno “casto” e si infilò velocemente quello di pizzo nero che le avevo preparato io.

Ma ormai i due vecchietti ci avevano raggiunto.

“Scusate” gli urlai. E loro si fermarono in mezzo alla stradina sterrata guardando me ma soprattutto Francesca.

“Sapete dirmi se c’è un posto dove posteggiare la macchina” chiesi mentre toglievo dalla tasca dei lustrini rossi e li legavo allo specchietto retrovisore.

I due si guardarono sorridendo.

“Avanti trecento metri c’è uno spiazzo sulla destra” risposero.

“Molte grazie” dissi loro mentre questi si accingevano a ripartire.

Francesca intanto si era infilata la maglietta e la minigonna e mi scrutava con aria interrogativa.

Si sedette sul portellino del portabagagli infilandosi i sandali.
Mentre la guardavo finire le chiesi “Hai tolto le mutande?”

“No” mi rispose stupita.

“Toglile” le dissi avviandomi per risalire in macchina.

Dallo specchietto vidi Francesca che si calava le mutande da sotto la gonna e le sfilava dalle gambe sollevando un piede alla volta. Poi risalì in macchina anche lei e ripartimmo.

“Cosa hai in mente?” Mi chiese preoccupata.

“Porta pazienza e vedrai”.

Arrivammo al piccolo piazzale al lato della strada e ci fermammo al limitare del bosco. Un innumerevole numero di sentierini partiva e si inoltrava nella selva.
“Siamo arrivati” le dissi voltandomi verso di lei baciandola sulla bocca.

Lei ricambiò perplessa. Cominciai a palparle le tette e, infilandole una mano sotto la gonna, a toccarle la figa.

“Ma dai, Davide!, qui in macchina?” si lamentò.

“Fidati! è meglio non scendere” le risposi mentre con la coda dell’occhio vidi uscire dal bosco i due vecchietti incontrati poco prima.

Lei non se ne accorse perché era voltata verso di me ed i due si stavano avvicinando al lato del passeggero.

“Dai, solleva la gonna” le dissi.

Lei si appoggiò allo schienale e spingendo sulle gambe per sollevare il sedere dalla seduta, si sollevò la gonna fino alla pancia.

Quasi contemporaneamente si accorse delle figure che ormai si trovavano a pochi centimetri dal finestrino.

Urlò: “Oh mamma!, che spavento”

Subito si abbassò la gonna per coprire la figa depilata. I due guardavano con insistenza dentro la macchina.

“Ma cosa vogliono?”

Mi chiese quasi terrorizzata.

“Guardarti” risposi io tranquillo.

“Oh mamma miaaaaa…” rispose lei con tono che dalla paura stava passando all’esasperazione.

“ E quindi?” Domandai io.

“E quindi cosa?” mi rispose lei.

“E quindi, se sono qui per guardarti fatti guardare” risposi serafico.

Francesca colse perfettamente la situazione in cui l’avevo accompagnata e, ubbidiente, cominciò ad agire di conseguenza.

Tornò a sollevare la gonna in modo da lasciare completamente nuda la parte inferiore del suo corpo.

Allargò le gambe in modo che la fessura del pube fosse bene in mostra e poi, portando le mani ai seni, li fece uscire dalle coppe del reggiseno e fuori dalla scollatura della canottiera.

Gli uomini di fuori tirarono fuori i piselli semiflosci, avvicinandoli fino quasi a toccare il finestrino.

“Ecco, hanno già tirato fuori i piselli” le dissi. “Devi guardarglieli come se desiderassi prenderli in bocca, così si eccitano di più”.

Francesca si voltò verso il finestrino cominciando a fissare i due cazzi che si stavano ingrossando con sguardo perplesso ma in un certo modo interessato.

Le misi una mano tra le gambe allargandogliele il più possibile.

“Dai, fagli vedere come sei porca” le suggerii mentre il dito che le avevo infilato in figa la massaggiava da dentro.

Lei si sollevò una tetta portandola il più possibile verso la bocca e comincio a leccarsi il capezzolo con la punta della lingua. Questo divenne subito grosso e duro come un sasso.

I cazzi dei due guardoni erano ormai in piena erezione e loro si stavano segando con le grosse cappelle rosse appoggiate al finestrino.

“Continua tu” le dissi togliendole il dito dalla figa che era già bagnata.

Lei cominciò a masturbarsi lentamente e ad emettere i primi gemiti di piacere.

Istintivamente abbassai di qualche centimetro il finestrino di Francesca in modo che potessero sentire i suoi mugolii anche i guardoni che stavano fuori.

“Sei impazzito?” mi chiese spaventatissima.

“Solo due centimetri per farli sentire” le risposi subito. “Continua…”

Lei riprese a masturbarsi.

Dal bosco uscirono altre tre persone. Due sempre anziani, ma anche un giovane alto e magro dall’aspetto un po’ trasandato. Si avvicinarono anche loro.

“Ma quanti sono” mi disse distogliendo per un attimo lo sguardo dai cazzi appoggiati al finestrino.

“Boh” risposi guardando che ne stavano uscendo altri tre da un sentiero più lontano ma tutti diretti verso la nostra macchina.

I gemiti di Francesca stavano aumentando e la macchina era circondata da uomini con i cazzi di fuori.

I primi due che si erano avvicinati ad un certo punto cominciarono a sborrare quasi simultaneamente schizzando il finestrino della macchina all’altezza del viso di Francesca.

“Ma stanno venendo sulla macchina” mi disse lei innocentemente.

“Lascia fare” risposi, “…vuol dire che sei stata brava”. Le dissi.

I due si allontanarono lasciando il posto agli altri sei. I tre che si avvicinarono di più erano il tipo alto e giovane e i due anziani arrivati per ultimi.

Il giovane aveva un cazzetto molto piccolo, più del mio e trovai la cosa molto consolatoria. Ma l’anziano più basso, oltre ad una pancia pronunciata, aveva un cazzo di considerevoli dimensioni: non lunghissimo ma con una circonferenza dell’asta fuori dal comune. La sua mano tozza, probabilmente di contadino, non riusciva a circondare completamente l’asta del cazzo mentre se lo segava lentamente.

Senza preannunciare nulla a Francesca abbassai di altri dieci centimetri il finestrino, di modo che ci potesse passare un braccio.

Francesca, continuando a masturbarsi, si girò nuovamente verso di me con aria spaventata.

“Lascia fare” le dissi. Al massimo possono mettere dentro una mano per provare a toccarti una tetta’.

Lei si girò di nuovo verso il finestrino proprio mentre il braccio del ragazzo alto si stava infilando dall’alto con la mano diretta ad una tetta di Francesca.
L’afferrò stringendo le dita e cominciò a massaggiarla goffamente.

“Davide…” mi disse lei.

“Lascialo fare” le dissi perentorio.

Uno degli anziani aveva infilato il cazzo nello spazio lasciato dal finestrino semi abbassato, vicino allo specchio retrovisore, e se lo menava sperando che Francesca lo toccasse.

Cominciò a spruzzare sperma che cadde in parte sulle gambe nude di Francesca in parte sul tappetino. Anche il ragazzo alto che stava massaggiando le tette di Francesca tirandole i capezzoli quasi a volerglieli strappare venne inondando il finestrino di una enorme colata di sperma bianco.

“Ma che schifo…” provò a dire Francesca.

“Tu non ti preoccupare. Ci penso io a pulire”.

Decisi che era il momento di abbassare completamente il finestrino. In un attimo, all’uomo con il cazzo grosso si affiancarono gli altri due rimasti.
L’uomo appoggiò le palle sulla portiera facendo entrare il cazzo nella macchina.
Un altro, grasso e tarchiato, con due grossi baffoni da tricheco allungò il braccio nella macchina per arrivare con la mano tra le gambe di Francesca.

Senza troppi convenevoli ha spostato la mano di Francesca per poter infilare due sue tozze dita nella figa sbrodolante.

Ha cominciato poi a stantuffarla bruscamente stingendole il clitoride con il pollice.

Francesca era frastornata ma in preda ad una eccitazione irrefrenabile.

“Sega quel cazzo enorme” le dissi.

E lei sollevò la mano destra fino ad afferrare la grossa asta che l’uomo aveva lasciato libera sentendo il mio ordine.

Il terzo uomo aveva infilato la testa in macchina e si era abbassato sui seni di Francesca succhiandole i capezzoli.
Poco dopo si sollevò facendo entrare l’uccello in macchina e dopo pochi colpi dati sull’asta cominciò a schizzare addosso a Francesca imbrattandole la faccia ed i seni.

Anche il cazzo enorme cominciò a sputare sperma, ma la mano di Francesca continuò a segarlo fino a quando dalla cappella gocciolavano sul sedile le ultime gocce.

Francesca si stava pulendo lo sperma dal mento quando anche l’ultimo uomo si mise a sborrare verso la figa fradicia e slargata dal lungo massaggio delle sue dita.

Dopo essersi svuotati i coglioni si ritirarono tutti e li osservammo mentre si avvicinavano ad un’altra macchina che era posteggiata vicino a noi con le quattro frecce accese.
Nell’eccitazione di quei momenti non ci eravamo nemmeno accorti che fosse arrivata.

Mentre aiutava Francesca a pulirsi dallo sperma che aveva su varie parti del corpo, guardavamo cosa stesse succedendo nella macchina vicino.

Era attorniata di uomini anziani come lo eravamo prima noi. Ma la portiera posteriore era completamente aperta e dentro c’era una donna bionda, sulla cinquantina, che si faceva scopare alla pecorina dal ragazzo alto che prima aveva sborrato sul nostro finestrino.

“Guarda… la stanno scopando tutti” mi disse incredula Francesca. “E senza nessuna protezione” aggiunse.

“Si” confermai.

Intanto tre ragazzoni sui vent’anni si erano avvicinati alla nostra macchina.

Avevano tutti e tre già tirato fuori gli uccelli turgidi e se li accarezzavano lentamente mostrandoli orgogliosi a Francesca. Ed uno di loro ne aveva ben donde: il cazzo era veramente uno spettacolo, lungo, grosso e incurvato verso l’alto.

“Togliti tutto, tranne le scarpe e poi scendi così ti possono guardare meglio” le dissi deciso.

Lei, guardandomi fisso negli occhi con un’espressione tra lo spaventato e l’incazzato, mi disse: “non ci penso nemmeno”.

“Scendi, dai…”

Non ribatte oltre, si tolse lentamente tutto ciò che indossava e poi mise la mano sulla maniglia ed aprì la portiera. Scese dalla macchina e si mise in piedi guardando i tre ragazzi.

Questi le si fecero tutti intorno e cominciarono a palparla dappertutto. C’era chi si occupava delle tette, chi preferiva toccarle le chiappe e chi le massaggiava la passera.

Un ragazzo si era appoggiato con la cappella appena sopra la figa di Francesca e si segava come un matto.

Dopo pochi istanti cominciò a sborrarle sulla pancia e lo sperma colò verso il basso infilandosi tra le grandi labbra della vulva aperta.

“Prendimelo in bocca!” le un altro dei ragazzi.

Francesca si voltò verso di me per vedere cosa stessi facendo e mi vide con il cazzo di fuori che mi segava con gusto.

Si accovacciò sulle gambe e prese in mano il cazzo del giovane. Aprì la bocca e cominciò a succhiarlo.

Il giovane mugolava dal piacere e Francesca, mentre succhiava la cappella, segava velocemente l’asta del cazzo.

“oh, vengo, vengo…” cominciò a dire il giovane. Francesca fece appena in tempo a togliersi il cazzo dalla bocca che dalla grossa cappella rossa cominciarono a schizzare cladi fiotti di sperma che la colpirono sulle labbra e sul mento.
Prima che finisse di sborrare Francesca che ancora gli teneva il cazzo ben stretto in una mano, lo indirizzò verso le sue tette e gli ultimi schizzi le caddero su entrambi i seni.

Mentre Francesca si rialzava il ragazzo con il cazzo più grosso cercava di infilarglielo tra le gambe da dietro.
Francesca si mosse in modo da impedirglielo.

“Francesca!” le dissi chiamandola.

“Cosa?” mi rispose mentre si puliva la bocca dallo sperma che le stava colando sul mento.

“Vieni qui…” le dissi quasi sottovoce.

Lei si abbassò entrando con la testa nell’abitacolo ed appoggiandosi con le braccia sul sedile per sentire cosa volessi.

Il suo stupendo sedere era rimasto fuori dando bella mostra ai due ragazzi.

Il ragazzo che prima aveva cercato di montarla da dietro si era già fatto sotto e premeva il grosso cazzo nella fessura delle sue chiappe.

“Volevo dirti…” le dissi tergiversando

“Cosa devi dirmi?” mi rispose scocciata mentre sentiva il cazzo premere tra le natiche cercando il pertugio per la vagina.

“Volevo dirti che se allarghi un po’ le gambe quel povero ragazzo farebbe meno fatica”
Le dissi sorridendo serafico.

Lei non mi rispose ma divaricò leggermente le gambe. Il ragazzo riuscì a spingerlo bene tra le gambe ed in un attimo la grossa cappella trovò l’ingresso della vagina.

Osservai l’espressione estasiata di Francesca mentre l’enorme asta ricurva le penetrava la figa.

Dopo esserle entrato completamente dentro con un unico movimento, il ragazzo l’afferrò per i fianchi e cominciò a scoparla con foga incredibile.
Vedevo il viso di Francesca trasformato dalle smorfie di piacere, i suoi gemiti riempivano l’abitacolo mentre le sue enormi mammelle dondolavano al ritmo dei colpi di cazzo.

Urlava così forte che i guardoni liberi che stavano attorno si accalcarono dietro a Francesca per guardare.

Delle mani si infilarono sotto di lei toccandole i seni, altre le accarezzavano le gambe dalle caviglie risalendo fino alle cosce, altri tentavano di tintillarle il clitoride mentre il cazzo del ragazzo andava avanti ed indietro.

Francesca ebbe un violentissimo orgasmo esattamente nel momento in cui il ragazzo la stava riempiendo di decilitri di sperma caldo e denso.

Appena questi le sfilò il cazzo dalla vagina un altro guardone si fece sotto e le strusciò il cazzo sotto la pancia fino a trovare l’ingresso aperto e grondante di sperma.
Cominciò anche lui, esattamente come aveva fatto chi lo aveva preceduto, a chiavarla il più velocemente possibile.

Sembrava che Francesca stesse provando un orgasmo senza fine.

Anche questo le venne dentro e dopo di lui altri quattro si alternarono scopandola da dietro con tutte le loro forze.

“Basta, non ne posso più…” mi disse ad un certo punto.

“OK, Sali in macchina” le risposi.

Lei entrò e chiuse la porta. Misi in moto e partimmo lentamente. Nello specchietto vedevo un manipolo di uomini con il cazzo di fuori che guardavano la macchina allontanarsi con aria delusa.

Ci fermammo poco più avanti. Francesca scese dalla macchina per vestirsi.
Al centro del sedile c’era una grossa macchia bagnata, creata dallo sperma di almeno sette uomini che lo avevano depositato dentro alla figa di Francesca.

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Desideri intimi sado-maso

Oggi voglio uscire, vado a ballare stasera e voglio sentirmi gli occhi addosso ma non degli uomini, bensì delle donne e sarà diverso. 
Metto un completo intimo rosso con delle fiamme sul seno e sugli slip, mini jeans, camicia gessata e tacchi, trucco un po’ più elaborato del solito borsetta e sono pronta, prendo la macchina, conquistata da poco e vado in una discoteca estiva l’aria é frizzante e mi da una sensazione di ebbrezza che si concentra tutta nella fica, entro ordino uno screw driver e mi metto ad osservare la gente puntando la mia prossima preda, dopo un po’ ecco che la vedo: avrà circa un paio d anni meno di me ma é proprio lei, capelli neri di media lunghezza, occhi scuri, un viso affilato dalla pelle chiara un seno perfetto, dal top che indossa mi accorgo che non porta il reggiseno, i jeans evidenziano le sue gambe magre e un sedere piccolo e stretto, la vedo ballare noncurante dei ragazzi che le ronzano intorno.


All’improvviso percepisce il mio sguardo e si gira verso di me,io la guardo con fare seducente lei arrossisce leggermente e abbassa lievemente la testa per poi ritirarla su dopo qualche istante, finisco il mio drink e vado in pista mi metto a ballarle vicino, ogni tanto la sfioro e sento una pelle liscia, da innocente, la cosa mi sta eccitando tantissimo gli slip tra poco non tratterranno più nulla, le metto le mani sui fianchi e la guardo negli occhi, le sfioro il pube attraverso i jeans e sento un po’ di umidità, le sussurro all’orecchio -io vado a fumarmi una sigaretta, se ti va vieni a farmi compagnia- vado verso l’uscita e sento dietro di me il suo sguardo, mi giro guardandola con sguardo seducente e severo allo stesso tempo, sono al massimo dell’eccitazione, sento il senso di potenza invadermi…
Mi accendo la sigaretta, ho appena buttato fuori la prima boccata che sento una voce -hai da accendere per caso?- mi giro, é lei -certo- le rispondo -io sono Giulia piacere – Elena – la guardo con aria maliziosa e severa -a quanto ho sentito dai tuoi jeans ti piaceva quando ti toccavo…- la vedo un po’ sorpresa dal mio parlare così diretto, ma mi piace -beh si e molto- bene, ti va di venire con me? possiamo…come dire approfondire la nostra conoscenza -ok- saliamo in macchina, mentre guido gioco con le dita sulle sue gambe e le spalle nude, non ci mettiamo molto ad arrivare, è notte e non c’è traffico.


Entriamo in casa e ci mettiamo sul divano, chiacchieriamo del più e del meno,scopro che frequenta il Liceo linguistico e che però ama il disegno tecnico, vuole fare l’architetto, ogni tanto le sfioro viso e collo, ha una pelle fantastica e glielo dico -Grazie… – arrossisce violentemente, è il momento del prossimo passo, le tiro su la testa, le guardo gli occhi e le labbra piccole, ma carnose allo stesso tempo, la bacio, lei non sa che per me è il primo bacio con una donna, ed è davvero fantastico, ora capisco perché gli uomini amano tanto le nostre bocche, siamo dolci e affamate allo stesso tempo, passione e tenerezza si fondono perfettamente, le accarezzo le spalle.


Lei inizia a togliermi i bottoni della camicia, ma io la fermo –Aspetta, questo è un piccolo consiglio – inizio a farle scoprire le mie esigenze facendoli passare per consigli, un trucco inaspettato, anche per me, mi alzo e lei si mette davanti a me – Togli ogni bottone delicatamente, guardandomi negli occhi – lei ubbidisce, inizia prima dai polsini poi passa al resto, è innocente, ma sa essere anche molto maliziosa, sa che le piacciono le donne e questo è un punto in più, non mi sono trovata con un rifiuto, il mio sesto senso ha funzionato, intanto io le sfioro i fianchi e la vita, mi fermo sul bottone dei suoi jeans, li apro, faccio scendere la zip sempre guardandola negli occhi, deve abituarsi al mio sguardo e sentire che si può fidare, vedo il suo perizoma bianco e infilo un dito dentro, è già molto bagnata, lei chiude gli occhi per abbandonarsi al piacere -No, questa cosa è intrigante solo se c’è contatto d’occhi se no è inutile – capisce e continua a sfilarmi i bottoni dalle asole, ad ogni bottone tolto corrisponde uno sfiorare delle sue dita sulla mia pelle, una volta terminato le dico –bene ora toglimi la camicia e mettila su quella sedia – lei mi toglie delicatamente le maniche e sistema bene la camicia, mentre è girata io le abbasso leggermente i jeans per toccarle il sedere, è una meraviglia, sodo, perfetto, lei mi lascia fare -Ora tocca alla gonna, fai come ho fatto io con i jeans, piano, non c’è fretta –è perfetta, la sento intrufolare un dito dentro di me e la mia voglia è tale che lo stringo dentro la fica, potrei non farlo più uscire ma poi lo lascio, lei ha il dito carico del mio miele, io infilo di nuovo il dito dentro di lei, sento che sta diventando un lago –ma sei proprio una porcellina, se ti ecciti così solo dopo avermi spogliata, e neanche completamente – lei abbassa la testa con aria colpevole e io non posso non ridere.


Mi metto il dito pieno di lei in bocca, è dolce, profumato, lei fa lo stesso con il mio, le piace, anche perché continua a leccarlo, poi mi sfila i piedi dalle scarpe: li sfiora con le mani guardandoli, mi ha sorpreso, non pensavo lo facesse spontaneamente, che sia più navigata di quanto immagino?
Lo vedremo col tempo, oggi l’approccio è dolce ma la prossima volta sarò una Miss risoluta, senza peli sulla lingua. 
Mi sfila la gonna e la mette sulla sedia dov’è la camicia, mi complimento con lei – brava non c’è che dire – Grazie – Ora tocca a me spogliarla ma per farlo la porto in camera da letto, la faccio stendere e le tolgo i jeans, vedo il suo perizoma che da bianco è diventato trasparente, è fradicia, tra poco penserò anche a quello; le tolgo il top facendolo passare da sotto, ha un’areola stupenda, i capezzoli turgidi, mi metto su di lei dopo essermi spogliata della biancheria intima, la bacio, poi inizio a baciarle il collo,intanto le accarezzo i seni:sono perfetti, bellissimi, prendo i capezzoli e inizio a succhiare e a mordicchiare, gioco con la lingua sull’areola, sento i suoi gemiti, liberi,sussurrati, mi fermo un po’ sulla lingua all’altezza dell’ombelico, poi le infilo due dita dentro e inizio a muoverle avanti e indietro sfiorandole il monte di Venere, quando sento che sta per venire smetto e mi stendo accanto a lei.


Le lascio esplorare il mio corpo, vedo che anche lei apprezza il mio seno,proprio come io il suo :ci gioca,ci “fa la pasta” e mi fa impazzire ; poi scende giù verso la mia fica che è grondante ormai da molto e inizia a leccarla, è veloce, impaziente che io venga sotto di lei, ma in questo momento va bene così e infatti vengo dopo poco, e la riempio di me, lei pulisce tutto assaporandomi.


Una volta finito la faccio stendere sul bordo del letto e le gambe aperte, gliele tengo ferme con le mani e inizio a leccarla, è buonissimo e bellissimo, le prendo il piccolo clitoride e lo succhio, per lei inizia a essere troppo, le mordicchio il clitoride e le labbra, mi chiede di smettere ma io continuo e dopo un po’ la sento venire copiosamente, i l sapore più buono del mondo, sa di rose.


Le accarezzo il pube e la bacio, -Brava, davvero, – ora devo andare, mi puoi riaccompagnare a casa ?Ho lasciato la macchinetta in discoteca -certo – il viaggio è silenzioso, anche perché lei una volta spiegatomi dove abita si addormenta con un sorriso estatico sul viso, – Elena siamo arrivate – lei si sveglia e quando mi vede torna a sorridere prima di andare ci scambiamo i numeri, la mia prima notte di dominazione lesbo è stata un successo.


Dopo qualche giorno decido di mandarle un messaggio,”ehi piccoletta, ti va di vederci?”. aspetto e dopo due minuti la risposta “ok, oggi è l’ultimo giorno di scuola, mi passi a prendere li?” ok”
Mi sembra strano andarla a prendere a scuola, ma ripenso a quante volte agli uomini che frequentavo deve essere balenato in mente lo stesso pensiero. Arrivo puntuale e la vedo uscire dal portone insieme con altri ragazzi, lei mi cerca e una volta trovata la mia macchina, da un saluto veloce agli amici e mi corre incontro -Ciao- Ciao- mi bacia in bocca, una passionalità fuori dal comune -non sai che voglia avevo di vederti – anch’io piccola – si accoccola sul sedile.


Andiamo in una specie di bistrot in centro, che ha dei tavolini fuori, mentre lei è in bagno, io tiro fuori un collare di velluto nero con una medaglietta, senza niente inciso sopra, voglio fare una prova e la voglio spiazzare, lei ritorna, guarda il collare e mi chiede – Cos’è?-È un collare, l’ho comprato qualche tempo fa ma volevo un altro parere prima di decidere se indossarlo o meno, ti piace?-lei lo guarda perplessa -Beh si è molto bello -vorresti indossarlo? –lei diventa rossa non capisce- in che occasione? – Nessuna, solo per me, -beh è bello davvero, – Elena si o no? –le chiedo con voce ferma
Lei è sempre più sorpresa, ma alla fine ha il coraggio di farmi la domanda che le ho visto negli occhi – Perché? – Vedi, io credo che tu abbia un’anima slave, ovviamente posso sbagliarmi, ma forse ho ragione, e grazie a me, al mio insegnamento potresti diventarlo e un giorno non lontano, se tu sarai ubbidiente e farai ciò che ti dico, su quella medaglietta potrà esserci inciso il tuo nome.

Se decidi di no allora il nostro sarà stato un incontro casuale e ognuna per la propria strada, perché tu lo sappia, l’altra notte a letto senza volerlo hai esaudito i miei desideri, ti sei lasciata plasmare. Se vorrai intraprendere questo percorso ci troveremo qui dopodomani alle 13, io sarò qui : se ti vedrò allora la tua vita inizierà a cambiare, sappilo. Se no, sarà stata comunque una bella esperienza – mi alzo e me ne vado sperando di trovarla lì dopodomani.


Infatti è come speravo, i due giorni sono passati,non sono ancora le 13 che già la vedo li: indossa un abito azzurro corto e dei sandali alla schiava, brava, la raggiungo –Ho deciso, iniziamo, sarò una slave e La servirò in tutto e per tutto – Brava Elena, hai già portato a termine egregiamente il tuo primo compito, era questo, d’ora in poi questo giorno della settimana e quest’orario sarà il nostro orario di lezione pratica.

Ti farai trovare sempre a quest’ora a casa mia:vestita come decido io, il resto della settimana ci sentiremo via telefono, MSN e sms. – Va bene Miss –brava ora vai. Ti mando un sms più tardi – A presto Mia Signora -. 
Sono al settimo cielo, ho la mia prima slave. 
Durante la settimana ci teniamo in contatto sentendoci al telefono e ogni sera su MSN, le ho mandato via mail dei questionari da compilare devo dire che mi sono stati utili, per capire meglio i suoi limiti, alcune cose gliele ho dovute spiegare perché non sapeva neanche che esistessero.

Ma ora è arrivato il momento della prima lezione pratica,. 
La mattina mi alzo e le mando un sms “buongiorno mia schiava, mi raccomando arriva puntuale: voglio che tu indossi una gonnellina a pieghe e un piccolo top con calzettoni da ginnastica e scarpe da basket basse, ovviamente senza slip, raccogli i capelli in due codini A dopo”. 
Io preparo tutto: oggi sarà una lezione leggermente diversa, la preparerò per essere la mia apprendista: indosso una gonna a tubino nera,sandali col tacco alto e camicia bianca, raccolgo i capelli in una coda, afferro un frustino, la porta suona, è puntualissima, le apro, è perfetta -Bene,come inizio non c’è male -le giro intorno osservandola poi a tradimento le metto la mano sotto la gonna e sento la sua fica nuda e pelosa, le sfioro le gambe magre e lisce e decido di portarla di la in camera
-Bisogna che tu sia al meglio quando m’incontri, -la spoglio delicatamente, abbassandole la gonna piano piano, ogni tanto le infilo un dito nella fica e sento che è già bagnata.

Una volta nuda con solo il reggiseno indosso,prendo un paio di forbici lucenti, la vedo rabbrividire ma in un attimo do’ due tagli e il reggiseno cade a terra in pezzi, la prendo in braccio e la pongo sul letto dove ho posato un telo di spugna, le lego braccia e gambe alla testiera del letto e poi la bacio. 
Vado in bagno e riempio una bacinella di acqua calda,ci metto del sapone e prendo un rasoio,una manopola di spugna,un piccolo asciugamano e li metto su un vassoio dove metto anche la bacinella, la raggiungo in camera,lei mi guarda con aria interrogativa, io mi metto la manopola e la immergo nell’acqua saponata, le bagno la fica anche se non ce ne sarebbe bisogno e l’inguine, inizio poi a depilarla guardandola negl’occhi, bagnandola e ogni tanto infilandole uno o due dita dentro,sembra un rito misterico, la rendo completamente glabra,anche il culetto, tranne per un ciuffetto sopra alla fica, lei si è eccitata moltissimo –Ogni volta che ci vedremo, voglio che tu sia completamente liscia in tutto il corpo, tranne quel ciuffetto, se vedrò che non l’hai fatto mi arrabbierò molto e verrai punita, siamo intese?-Si Padrona-Bene.

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Porto di la il vassoio e ritorno seminuda, indosso solo una vestaglia di seta leggera e ho ancora in mano il frustino: prendo dal cassetto una benda e gliela metto sugli occhi, è bellissima così, pronta per il mio piacere: le passo il frustino su tutto il corpo, solo sfiorandola e vedo i suoi umori grondare, voglio vedere come reagisce al dolore, le do ‘un colpetto leggero col frustino vicino all’ inguine e la vedo sobbalzare ed emettere un urletto –Non è poi così doloroso, col tempo ti abituerai anche a cose più forti – prendo due clamps e dopo averla sbendata, gliele metto sui capezzoli, quando le metto la seconda la vedo stringere i denti, la osservo e il suo sguardo mi fa capire che sta combattendo contro il dolore e lo vuole fare, è un sguardo impaurito ma allo stesso tempo determinato, io non reggo più,sento gli umori colarmi tra le cosce :prendo il manico della frusta e mi ci masturbo, pochi minuti e vengo, anche perché vedere Elena in quel modo mi eccita in maniera pazzesca, è mia,in mio potere.


Lei dopo avermi visto venire, si scioglie e vedo che cerca di chiudere le gambe -No, tu devi chiedere il permesso prima di venire, non ci provare!-le do’ uno schiaffo sulla coscia –Scusa Padrona, -la vedo sinceramente dispiaciuta e umiliata. La slego, la prendo per i capelli e le metto il viso tra le mie gambe, -Pulisci forza-lei ubbidisce,poi la lascio, è sul letto la voglia le invade gli occhi – Forza, tieni fai ciò che devi fare-le passo il frustino e la vedo masturbarsi con difficoltà, mentre sostiene il mio sguardo, non riesce a venire,le manca poco ma la vedo bloccata ; allora decido di succhiarle un po’ il seno mordicchiandole i capezzoli e intanto la penetro con le dita, finalmente si libera e la sento venire, urla quasi –Si Mia Padrona, vengo -
Una volta che si è ripresa dall’orgasmo le passo i vestiti, la vedo rivestirsi –Aspetta –la guardo con sguardo amorevole, so l’effetto che farà tra le gambe, le mostro le palline cinesi –Queste devi indossarle ogni volta che vieni qui e ogni volta che te lo dirò, non provare a masturbarti o a venire in questa settimana senza il mio permesso, devi resistere, -Va bene Mia Padrona-le infilo le palline e le do’ una carezza sul quel magnifico viso –Sei bellissima e sei stata davvero brava, ci vediamo la settimana prossima – Arrivederci – la vedo andare via e mi sorprendo di quanto sia andata bene, non l’avrei mai immaginato.

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