Archivio mensile:Marzo 2015

L’addestramento di una sissy slave – 3

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorno 1 – Parte Terza

La sessione della Padrona col secondo cliente della giornata è durata più di un’ora. Convocata in sala per le pulizie, la raggiungo lì, spingendo il carrellino con la necessaria attrezzatura. Nonostante l’aria condizionata, è in un bagno di sudore.

-Monique, da brava…occupati subito delle pulizie mentre io vado a fare una doccia…

Dice iniziando a slacciare la pesante tuta di pelle.

-Non le serve aiuto per la doccia, Signora?

-Farò da sola, preferisco che ti occupi subito della sala.

-Come desidera, Signora.

Peccato…occasione persa per poter vedere da vicino quel corpo perfetto, carezzarne le curve sinuose, la vellutata pelle scura… Vabbè, mettiamoci al lavoro: prima finisco, prima sarò a disposizione per l’agognata “lezione” della mia Signora e Padrona.

Stavolta di attrezzi fuori posto ce n’è un casino: manette e clips, paddles e fruste di ogni tipo, falli di gomma; in terra ci sono persino un paio di speroni e un morso con tanto di briglie! Pulisco e disinfetto ogni cosa, mi tocca anche lavare in terra, perché al centro della stanza il pavimento è bagnato.

Dopo attento esame concludo si tratti di sudore (non ha né il colore, né la consistenza, dello sperma ed è troppo poco per essere pipì). Controllo il cestino dei rifiuti e ne ho la conferma dato che trovo, oltre ai soliti immancabili strappi di scottex, un preservativo di dimensioni regolari con della sborra dentro (questo deve essere quello del cliente) e uno XXXL vuoto (questo è sicuramente della mia Padrona), li distinguo soprattutto per via del diverso colore: quelli XXXL, e pertanto sicuramente della mia Padrona, sono rigorosamente neri.

Una volta terminate le pulizie e rimesso al suo posto il carrello, non so però bene cosa fare. Mi toccherà aspettare qui? Ritirarmi nella mia stanza e aspettare che la Padrona mi chiami? Presentarmi da lei comunicandole di aver terminato? Opto per una quarta possibilità: ciondolare in cucina facendo un tantino di rumore, giusto per ricordarle che sono qui, in attesa. Il bagno è libero: dopo la doccia, si è ritirata nella sua stanza.

La cosa sembra aver funzionato, perché dopo qualche minuto sento il campanello della mia stanza suonare.

-E’ permesso?

Faccio, bussando alla sua porta.

-Entra pure, Monique.

Mi risponde la morbida voce della mia Padrona.

Entro. E’ sul letto, completamente nuda, i capelli, ancora umidi, ne incorniciano l’esotico volto in una nuvola di riccioli scuri. Non so staccare gli occhi da tanto splendore.

-Fa caldo, Monique, per cui, se non ti dispiace…

(see…come se il mio parere contasse qualcosa…)

-…rimarremo qui per la lezione di oggi, che è più fresco.

Come meglio crede, Signora.

-Avvicinati, Monique, fatti vedere bene.

Mi accosto ai piedi del letto, per quanto mi è possibile.

-Sei piuttosto carina e femminile, non c’è che dire… lineamenti regolari…belle gambe…bel culetto… Hai anche delle belle mani …e dei piedi bellissimi, ho potuto notare.

-La ringrazio, Signora.

-Il tuo difetto principale, per poter passare completamente per donna, sono le tette. Non ne hai nemmeno un filo.

Ti piacerebbe averne?

-Certamente, Signora!

Rispondo io di slancio, poi, rendendomi conto delle implicazioni, mi affretto ad aggiungere:

-…solo che…non posso certo permettermi di averne. La vita di tutti i giorni, sa…il lavoro…
Mi guarda per qualche istante con aria tra il beffardo e lo scettico, poi continua:

-Peccato. Avremmo potuto provare dapprima con un po’ di ormoni, poi, qualora non avessimo ottenuto effetti soddisfacenti avremmo potuto pensare a veri e propri impianti…

“Avremmo”…“avremmo potuto”…ma adesso si arroga il diritto di decidere pure sulla mia vita privata? Ma cosa si è messa in testa, questa??

-…comunque non voglio certo forzarti su una decisione che riguarda la tua sfera privata…

Ahhh…‘mbeh!

-…però…

Ecco, c’è un “però”.

-…qualcosa bisognerà pur fare, per risolvere il problema.

Ohssantinumi…

-Pensavo di dare un’ingranditina quantomeno ai tuoi capezzoli. Come forse ti ho già accennato, fino a quando rimani vestita il problema può essere risolto facilmente con delle protesi esterne in silicone, ma per le occasioni in cui devi mostrarti nuda…

Un’ “ingranditina” eh? Beh…sentiamo.

-Non c’è niente come un bel paio di tette per attirare i maschi, è assodato… però, in mancanza di meglio, un paio di capezzoloni grossi e sensibili possono costituire un validissimo surrogato.

-Beh ma…come si potrebbe fare ad ottenerne…Signora?

Già comincio a preoccuparmi.

-Tu non te ne devi preoccupare, penserò a tutto io. Ad oggi non ho ancora quello che occorre, ma ho già ordinato online quello che fa al caso nostro, conto di avere tutto entro la prossima settimana, ferie di agosto permettendo.

Rimango in silenzio, ho qualche remora a dare il mio consenso all’operazione “capezzoloni”.

-Non intendo accettare rifiuti da parte tua.

Puoi comodamente convivere con un paio di capezzoli sviluppati, non è la morte di nessuno. Se per svolgere il tuo lavoro hai necessità di indossare abiti maschili, non saranno certo un paio di grossi capezzoli a crearti problemi.

Non ha tutti i torti, in fondo…un grosso paio di capezzoli non ha certo l’impatto visivo di un grosso paio di tette, sotto giacca e camicia, bisogna ammetterlo. Salto il fosso e pronuncio un chiaro:

-Non avrà alcun rifiuto da parte mia, Signora.

Vada per i capezzoloni, allora.

-Molto bene, Monique, ne ero certa. Altro argomento che dovremmo affrontare è quello del tuo aspetto pallido…troppo pallido.

-In…in che senso, Signora?

-Andiamo Monique, guardati! Da quant’è che non prendi un po’ di sole, che non vai al mare? Hai la pelle troppo pallida, specie per il periodo in cui siamo! Avrei intenzione di portarti un po’ in spiaggia con me, la settimana prossima, ma temo non sarà sufficiente, per cui ti ho organizzato qualche bella seduta al solarium di una mia amica.

Si tratta dell’estetista che normalmente viene qui un paio di volte al mese. Vorrà dire che andremo noi da lei, una volta tanto.

Mi guardo. Effettivamente sono un po’ bianchiccia, specie se paragonata alla mia Signora e Padrona…d’altronde quanti anni sono che non vado un po’ al mare, in estate? 4…5? Un po’ di colore non mi farebbe male, concordo, ma il dovermi recare in un centro estetico, “en femme” suppongo, non mi alletta di certo.

Bah… decido di mettermi completamente nelle sue mani. In fondo credo di star facendomi troppi scrupoli… al limite mi toccherà superare un po’ di imbarazzo, ma non credo che le probabilità di incontrare qualcuno che mi conosca siano così elevate, dopo tutto.

-La…ringrazio di essere così premurosa nell’ occuparsi di me, Signora.

-Prego, Monique. Come va col butt-plug, piuttosto?

-Ma…benissimo, direi. Nemmeno mi ricordavo nemmeno più di averlo.

-Meglio così, Monique, d’altronde alle puttanelle come te piace sentirsi sempre belle piene…o sbaglio?

E mi sorride.

-No, non sbaglia Signora.

-Adesso vai, Monique, lasciami sola che voglio riposare prima del prossimo appuntamento. Conosco bene il tizio che verrà: non mi è particolarmente simpatico e risulta sempre molto impegnativo ottemperare alle sue richieste… D’altro canto bisogna pur considerare che paga molto, molto bene.

-Si riposi, Signora.

Dico, uscendo dalla stanza.

Sono un po’ delusa, avevo immaginato qualcosa di più…fisico, diciamo, per questa mia prima “lezione”, ma non sarà un problema, se le cose andranno come spero che vadano: forse toccherà a me, stasera, aver l’onore (e il piacere) di dar sollievo alla mia Padrona, facendola sborrare !

***

ORE 22, 30
E’ stato un vero e proprio disastro, quantomeno per le mie speranze: La Padrona, dopo un’ora e più di sessione con l’ultimo cliente, non mi ha degnato di nemmeno uno sguardo, nell’incrociarmi in corridoio; io spingendo il mio carrello, lei diretta alla sua camera.

E’ venuta, non avrà più bisogno dei miei servizi orali. Ne ho la conferma guardando il cestino dei rifiuti della sala grande: dentro due condoms, entrambi pieni, uno normale, uno XXXL. Il letto è un disastro, le lenzuola, aggrovigliate selvaggiamente, testimoniano di momenti di fuoco e di passione. Nessun attrezzo fuori posto.
Ho le lacrime agli occhi, mentre svuoto il cestino e cambio le lenzuola. Provo una sorta di sorda gelosia, simile a quella provata al tempo in cui, per la prima volta, scoprii che mia moglie mi tradiva.

Mi do della scema, dell’illusa idiota: cosa speravo? Che d’improvviso Melany dimenticasse il suo stile di vita, i suoi danarosi clienti, e si innamorasse di me? Che imbecille che sono!

So che è sbagliato, che non c’era un solo motivo al mondo per cui ciò potesse accadere, eppure ci soffro, ci sto male. Se potessi, imboccherei la porta in questo stesso momento e me ne tornerei seduta stante a casa mia… ma i miei documenti, il portafogli, le chiavi di casa e il cellulare, non so nemmeno dove siano: li ho consegnati a Melany, assieme ai miei vestiti da uomo, appena arrivata.

Immagino che adesso si trovino sottochiave da qualche parte.

Finisco le pulizie e deposito il carrello in cucina. Incrocio la Padrona che esce dalla sua stanza.

-Oi…hai già finito? Dammi una mano con la doccia, allora.

Vorrei dirle di no, che ci sono rimasta male e che non si fa così, che speravo di poterla avere tutta per me stasera, ma ho abbastanza senso critico per capire che non è colpa sua, che mi aveva avvertita, che era stata chiara: nel caso in cui, e solo nel caso in cui, il suo ultimo cliente non avesse accettato il suo “miele”, avrei dovuto provvedere io.

Non c’è malafede, non c’è inganno, la colpa è solo mia che mi ero illusa. Le rispondo:

-Senz’altro, Signora.

E’ sotto la doccia, io, da fuori per non bagnare i vestiti, sto finendo di insaponarla. Evito di guardarla negli occhi, non voglio che mi legga dentro, come sempre.

-Oi…o que acontece com você? (*Ehi…che ti succede?)

Mi dice sollevandomi il volto, con le dita sotto al mento.

-No, no…niente!

Faccio io, continuando ad evitare il suo sguardo.

Contro la mia volontà, sento i miei occhi riempirsi di lacrime.

-Cosa c’è che non va, “linda”?

Preferisco non rispondere, per evitare che la mia voce possa rompersi in pianto. Mi limito a scuotere il capo, frettolosamente.

-Hai qualcosa da dirmi, forse? Non è che per caso ci sei rimasta male per qualcosa?

-No, Signora, tutto bene.

Riesco finalmente a dire, in tono un po’ troppo duro, forse.

Lei cambia bruscamente atteggiamento, ora sento il gelo nella sua voce.

-Pensavo di essere stata chiara, quando ti ho detto che non puoi avere segreti per la tua Padrona, ma ,evidentemente, hai bisogno di un incentivo…provvederemo più tardi.

Di qui in poi tutto si svolge in silenzio. L’asciugo, le metto la crema su tutto il corpo, la aiuto ad indossare l’accappatoio e la seguo in camera per asciugarle i capelli.

Alla fine mi congeda con un gesto noncurante della mano.

Ma… quella incazzata non avrei dovuto essere io?

***

Sto finendo di sistemare la cucina. La Padrona è in camera sua. La sento parlare al cellulare ma non distinguo cosa dice. Quando smette, mi convoca.

-Aiutami a vestirmi, esco.

Ha scelto un abbigliamento sexy, ma non eccessivo. Mi chiedo dove possa andare a quest’ora. Probabilmente in qualche locale.

Continua ostentatamente ad ignorarmi. Proprio mentre finisco di prepararla, suona il citofono. La guardo con aria interrogativa.

-Beh? Che aspetti? Vai a rispondere e digli che scendo tra due minuti.

-Subito, Signora.

Al citofono, una voce di uomo:

-Melany?

-Ehmm…no, Miss Melany ha detto che scenderà subito.

Ho risposto con il timbro di voce più femminile che mi è riuscito di ottenere, quel “Miss Melany” lo ho improvvisato al momento, in realtà non ho avuto istruzioni su come riferirmi a lei di fronte a terzi.

Spero di aver fatto la scelta giusta.

-Va bene, grazie.

La Padrona sta dandosi un’ultima occhiata allo specchio. Secondo me è bellissima.

-Monique…avevo programmato di non uscire, stasera, e di trascorrere un po’ di tempo con te invece, ma tu mi hai fatto cambiare idea. Sappi che quando ti faccio una domanda pretendo sempre una risposta. Hai il dono della parola, usalo. Diversamente dovrò considerarti alla stregua di una semplice cagnetta, buona solo a ricevere ordini in silenzio.

Dato che come tale ti sei comportata, come tale sarai trattata. Spogliati completamente e rimani con indosso solo gabbietta, plug e collare.

Mi coglie di sorpresa. Che fosse irritata era evidente, ma non credevo di aver meritato una punizione. Non discuto, comunque, e mi spoglio.

-Giù, ora. A quattro zampe, come ti compete.

Sono frastornata, non so cosa pensare, ma non oso contraddirla. Quando sono giù aggancia un guinzaglio al mio collare e si dirige verso l’ingresso di casa.

Oddio! Non è che adesso ha intenzione di farmi uscire di casa così?!? Non sarà mica matta?!?

Sono già pronta a s**ttare in piedi e opporre resistenza, quando, invece di andare verso la porta, entra nella sala principale. La seguo docilmente. Arriviamo davanti al letto. Come forse ho già avuto modo di dire, il materasso, invece di essere sostenuto da una normale struttura, poggia direttamente su di una grossa gabbia metallica, di identiche dimensioni, alta una sessantina di centimetri.

Apre il pannello scorrevole di accesso, mi intima di entravi dentro, poi lo richiude e lo serra con un lucchetto. Mi toglie il guinzaglio.

-Rimarrai lì finché non torno.

Detto ciò, spegne aria condizionata e luce, imbocca la porta di casa e se ne va.

Temo che non sarà la migliore delle notti, per me.

Schizzatrici e ricevitrici

Le alzatrici hanno il compito di rizzare il cazzo. Le palleggiatrici hanno il compito di segarlo per bene. Gli opposti devono succhiare come troie. Le schizzatrici devono coordinare le schizzate di sborra. E le ricevitrici devono riceverla in bocca. Io, ovviamente, sono una ricevitrice.
Che strana squadra di pallavolo… Il mister è un vero porco e gli allenamenti sono molto Duri.
Il ragazzo della squadra avversaria deve res****re il più a lungo possibile senza arrivare all’orgasmo.

La squadra che ci mette meno tempo a far venire il ragazzo avversario, vince. Ovviamente bisogna anche saper ricevere bene le schizzate. È un gioco si squadra.
Culotte nera, stretta e attillata, ginocchiere, maglietta bianca (senza reggiseno) di tessuto sintetico-trasparente, capelli legati, scarpe sportive: ecco la nostra divisa.
Parte il conteggio e Martina inizia a stimolargli le palle e a lubrificarlo per bene. Poi arriva Sara che inizia a segarlo lentamente guardandolo negli occhi sorridente e maliziosa.

Il suo cazzo si fa duro quasi subito. Sara è una vera artista con la mano.
È il turno di Manuela, che inizia a pompare. Ci va giù sciolta la ragazza; si vede che è più esperta (si avvia verso la trentina). I suoi affondi lo fanno godere. Quel poverino tira indietro la testa e chiude gli occhi per non guardare, ma non può non ascoltare i gemiti di Manu mentre succhia e le porcate che le altre due compagne gli sussurrano nell’orecchio con voce suadente: “Dai tesoro, schizza per noi; amiamo la sborra, riempici tutte”.

Naturalmente, il ragazzo deve avvisare in tempo prima di venire – se dovesse sborrare senza preavviso la sua squadra perderebbe un sacco di punti e il match sarebbe quasi perso.
Manu ora appoggia le mani sui fianchi del ragazzo in modo da darsi la spinta per l’affondo. Nel deep-throating è un portento.
Il ragazzo fa segno che è in dirittura d’arrivo. Bene, è il mio turno. Io e Francesca ci dirigiamo verso di lui e le altre si spostano.

Franci inizia a segarlo con forza; ha un tocco magico la nostra compagna.
Io sono in ginocchio con la bocca aperta davanti al suo cazzo. Da regolamento non posso toccarlo con nessuna parte del mio corpo. E da regolamento, non devono passare più di 5 minuti senza che il ragazzo non sia arrivato all’orgasmo. Mi spiego meglio: se il ragazzo fa cenno che sta per venire, ha 5 minuti di tempo per farlo, altrimenti ottiene una penalità per “chiamata nulla”.

Inoltre da quando la schiacciatrice – o schizzatrice, come viene più comunemente chiamata – (nel nostro caso Franci) inizia a segarlo, non può più fermarsi, altrimenti arriverebbe una penalità contro la nostra squadra – può cambiare ritmo e segarlo più lentamente, ma non può fermarsi.
Il mio compito è non perdermi neanche una goccia. Più sborra cade per terra e più basso sarà il punteggio realizzato. Al contrario, più sborra mi becco e più sale il punteggio.

Se non me ne perdo neanche una goccia ricevo un bonus. Se la prendo sul viso, il punteggio aumenta ancora di più. E se ingoio… beh, vi lascio immaginare.
Se faccio un ingoio completo sono 100 punti, meno il tempo che ci è voluto per farlo venire.
È vietato dal regolamento aiutarmi con le mani; cioè, se ricevo schizzi in faccia, non posso portarmeli alla bocca. La posizione di noi ricevitrici è generalmente con le mani dietro la schiena.

Franci alza il cazzo leggermente all’insù, in modo da aiutarmi nel compito di non farla cadere a terra. Posso muovere il corpo come voglio, ma almeno un ginocchio deve stare sempre a terra.
Il ragazzo cerca di non far capire quando verrà, ma io so bene che sta per venire e mi preparo a ricevere le sue schizzate.
Il primo getto è potente e copioso: un po’ mi arriva sulla guancia, ma la maggior parte mi finisce tra i capelli.

Ovviamente la mia bocca è spalancata al massimo e la testa inclinata all’insù, ma anche il secondo mi finisce sul viso. Il terzo mi sporca la maglietta e parte del quarto finisce sulle mie cosce. Poi inizio a sentire la sborra calda sulla lingua. Avvicino la bocca sulla punta del cazzo ma senza toccarlo. Franci continua a segarlo molto lentamente e lo tira ancora più su, facilitandomi il compito. La restante sborrata mi finisce tutta in bocca.

La apro, per farla guardare meglio agli arbitri che sono lì vicino e per farli rendere conto della quantità di sborra che mi galleggia in bocca. Poi la richiudo e mando giù. E poi la riapro.
Gli arbitri si avvicinano per verificare le macchie di sperma finite per terra e quelle finite addosso a me. Poi determinano il punteggio.

E a voi? Vi va di giocare?.

SAFARI

… Aeroporto di Mombasa… arrivi… Finalmente il tanto sospirato riposo e relax.. tra la savana africana … il viaggio dovrebbe essere non troppo lungo… circa 50 minuti di auto… per immergerti nel più profondo “bush”. Mentre scendi la scaletta dell’aereo.. senti già il profumo dell’Africa… il caldo..umido… leggermente.. appiccicaticcio..fanno si che fai subito conoscenza con ..il “Mal d’Africa”…
l’aeroporto è molto semplice e noti subito..il sorriso delle persone che ti circondano… Un giovanotto ti si avvicina e ti prende i Bagagli.. appena superata la dogana trovi la guida… un signore.. vestito con i pantaloncini (tipo bermuda) Caki e una camicia.. grigio chiaro.. da Esploratore..
Ti si avvicina e .. prendendo il bagaglio dal ragazzo… (noti che gli lascia.. una mancia) e ti sorride .. dicendoti.. “Signora Benvenuta in Kenya .. ahime.. e sorride .. sarò la sua guida per tutto il suo soggiorno speriamo che riesca a sopportarmi..” anche tu leggermente frastornata dal viaggio.. il calore… l’umidità..lo saluti.. lui riprende a parlarti “ preferisce davanti o dietro.. Signora..” ah… quasi dimenticavo…mi chiamo Silvano e come dicevo sarò la sua guida privata per tutto il safari…
Piacere sono Anita.. grazie .. mi siedo davanti… – Piano e lentamente ti avvicini alla portiera della macchina ed entri.. ti sistemi sulla Jeep.. Toyota.. un macchinone ..probabilmente quello che ti accompagnerà per tutta la tua vacanza in Kenya e Tanzania alla scoperta del Ngoro Ngoro – Serengeti- e masai mara.

E lago nakuru(piccola premessa)

La macchina parte… e Silvano ..inizia… a descriverti ..la strada… la voce ..molto.. calda e vivace.. ti racconta… che Mombasa è la seconda città più importante del Kenya che .. ora attraverseremo.. uscendo dalla città potrà vedere le piante immense .. tutte intorno sono banani.. e come può vedere ..la pianta.. (il casco) nasce al contrario di come lo conosciamo noi sulle nostre tavole..
ora ci addentreremo nel bush (la savana) e quelli che vede sono campi di thè… qui gli inglesi colonizzarono il Kenya per molti anni e quindi ci sono moltissime piantagioni di te…
l’auto.. si muove .. e .. la stanchezza .. ed il viaggio..fanno si che .. le tue forze.. si affievoliscano… il finestrino aperto..l’aria che.. ti rinfresca.. fanno si..che .. dolcemente ti appisoli sul sedile anteriore dell’auto… I profumi.. intensi.. della vegetazione che ti circonda rendono il tuo riposino.. piacevole..
La guida .. interrompe le spiegazioni e .. da dietro.. ti passa un cuscino da sistemarti.. sulle spalle..lo sistemi e ti abbandoni..al viaggio..cullata dal movimento dell’auto… Sei vestita con un pantalone leggero.. ed una t shirt..larga .. che .. lascia passare il refrigerio.. e ti rinfresca.. mentre con la mente inizi il sogno.. pensiero… immagini..la foresta… il lodge “hotel” dove andrai.. a soggiornare per le prime due notti.. a piedi del cratere del Ngoro Ngoro.. la mente viaggia… silvano inserisce una vecchia audiocassetta nella macchina.. e lascia andare musiche ritmate Kenyote ..
la musica è piacevole così come il viaggio…
Dopo un tempo non troppo definito..la voce di Silvano.. leggera e dolce ti sveglia… “Signora.. sa ..siamo quasi arrivati..

Risalite in macchin e lui inizia a raccontarti..del Lodge… Sa.. Signora la sua camera si trova proprio sullo stra piombio..e dal suo balcone ha una vista mozzafiato… ha anche un binocolo..ad infrarossi così alla sera può vedere se riesce a vedere qualche a****le che .. si muove nel bosco…se vuole prima di andare nell’altro hotel.. le farò vedere…
la macchina scende .. e si infila in una strada secondaria… pensi.. che alla fine la guida è piacevole e che ..passerai..una settimana molto.. bella..ed istruttiva.

2
entrate nel lodge l’ingresso.. è con una sbarra ed un Ascari (le guardie kenyote) vi apre ..il passaggio.. appena arrivi..due signorine ti porgono un piccolo asciugamano per rinfrescarti..l’asciugamano è tiepido..e ti dona subito refrigerio..la hall.. e la sala ristorante sono praticamente vicine ..i tavoli del ristorante ,,,tutti in teck scuro..sono sulla terrazza che domina il Cratere… ad ogni 20 passi c’è un cannocchiale..per poter guardare… nella savana… la tua valigia viene data in consegna in consegna ad un ragazzino che con passo svelto … sparisce .. dietro.. un muro di Makuti ( foglie di cocco essiccate che vengono utilizzate per fare tetti e murature) … Bene Signora..la accompagno in camera..mi servirebbe il suo documento per la registrazione e poi..la accompagno subito in camera per una doccia rinfrescante.. Lui ti passa vicino… Raccoglie il bagaglio a mano.. che rimaneva di fianco a te e con passo svelto ma .. controllato..ti fa strada…
mentre .. cammini osservi ..il centro benessere.. sistemato.. tra la reception e ..il ristorante.. ha una bellissima piscina ..piccola.. (jacuzzi) e delle docce che si nascondono dietro ad un muro in mattone a vista .. i tuoi pensieri… vengono interrotti.. questa è la spa Anita se vuole fare un giro all’interno.. faccia pure.. sa questa settimana lei è l’unica ckiente che ho..e normalmente i massaggi ed i trattaenti li faccio..io… le quando ha voglia ..e si vuole rilassare ..me lo dica..
La sua camera è la 69.. è una camera per due persone .. con il letto matrimoniale..è in stile masai.. ora arriviamo.. e gliela mostro…la mia è appena dietro la sua… se avesse bisogno di qualsiasi cosa mi chiami.. sa qui nessuno parla italiano ..quasi tutti parlano swahili …
Entriamo.. apro la porta e le faccio strada
il letto è a baldacchino.. con il tipico…velo bianco.. per le zanzare.. oraè aperto e sistemato con un fiocco all’altezza del viso..
la camera.. ha un ampio.. salottino con due poltrone .. una vecchia radio.. la osservi da vicino.. “ Sa quella radio.. è un cimelio..ha anche il mangiacassette..se vuole poi le porto della musica.. lei Signora ..chieda ..ed io cercherò di esaudire tutti i suoi desideri..
La sua voce..ora ti affascina.. pensi un secondo ti perdi nei tuoi pensieri.. e lui…
Qui invece il bagno.. c’è la zona bidè e gabinetto dietro a quella porta ..qui una doccia interna con un idromassaggio.. che esce dal muro..e dietro.. aprendo la porta una seconda doccia.. all’aperto se dovesse fare troppo..caldo..
qui aziona la ventola..ti sussurra lui riportandoti nella stanza.. se avesse troppo caldo la sera.. le consiglio di non lasciarla accesa a velocità troppo.. forte.. sennò rischia di prendere la tosse.. qui il clima è umido.. ma vedrà che dopo..la doccia.. si sentirà subito.. meglio..

ha il telefono per chiamare ..la reception facendo il 100 mentre camera mia è il numero 96

… ecco ora la lascio rilassarsi.. sono le 3.

30 del pomeriggio.. la cena è alle 19. 00
se volesse prendere un thè od un caffè trova il bollitore dentro l’armadio dove c’è anche la tv
(ma credo che non la guarderà)
Bene ..la aspetto per cena ed un aperitivo in terrazza o se preferisce qui da lei.. guardando.. il Cratere.. mi chiami e mi faccia sapere mi dica ance cosa berrebbe volentieri..
3
silvano esce e chiude la porta dietro di te… lentamente ti lasci andare sul divano.. poltrona..ed allunghi le gambe … ti togli le scarpe con i piedi..e ti rilassi guardando il soffitto…
piano ti sfili la maglia… ed i pantaloni rimani in intimo.. bianco…
ti allunghi e prendi un poco d’acqua dal frigo… la sorseggi..e piano..piano ti avvicini alla doccia.. … pensi (perchè no.. proverò quella esterna..) sorridi.. mentri esci e sfili il reggiseno.. piano.. apri il getto d’acqua .. che si intiepidisce..l’acqua scorre sulle mani sulle braccia… allunghi una gamba e sfili il perizoma … ti metti sotto il getto largo..non potente ma refrigerante… l’acqua score..e prendi il doccia schiuma… lo odori.. è alla mirra… lo cospargi sulle gambe ..e lasci che crei un poco di schiuma.. lo passi sul ventre sali.. sul seno… piano lo massaggi .. lo insaponi… riapri l’acqua e lasci che il getto.. trascini via..la schiuma… la doccia è molto piacevole…chiudi l’acqua… senti un leggero rumore…afferri l’asciugamano e ti copri… con l’asciugamano stile vestito.. con un piccolo .. nodo sulla sinistra…
ti infili in bagno ed entri in camera .. ti lasci cadere sul letto…..le mani ti sfiorano appena … ti massaggi appena il corpo..lasci scivolare le dita…pensi… ed il primo pensiero che hai è sulla Guida… che .. è abbastanza intrigante… cerchi di togliere lo sguardo.. ed il sorriso..che hai impresso nella mente… ti blocchi con le mani… … chiudi gli occhi e le tue scendono sul corpo.. piano… prima sul ventre..slacci l’asciugamano.. e massaggi pianissimo..la pancia.. sali sotto.. sopra il seno… scendi ancora raggiungi i fianchi lasci scivolare le mani.. sulle gambe ..i pensieri..volano nel centro benessere.. e ti immagini dentro..l’idromassaggio… … ti fermi..blocchi il pensiero prima che ritorni lui fra i tuoi pensieri.. sorridi.. ti risistemi l’asciugamano..e ti assopisci ancora…

Un piccolo rumore..ti ridesta dal riposo.. guardi l’ora ed è ancora presto ti alzi.. ti infili un paio di slip .. il reggiseno (nero) una t shirt..ed un paio di pantaloni comodi.. ti lavi la faccia.. ti rinfreschi un secondo e .. ti avvi a fare una camminata ad esplorare..il posto che ti circonda.. e ti sistemi in terrazza.. ad osservare la savana sotto di te.. in lontananza senti un rumore come di uno scroscio d’acqua..incuriosita ti avvi verso il rumore.. attraversi tre o quattro bungalow che sembrano vuoti.. continui verso il rumore.. e ti avvicini ad un piccolo fiumiciattolo … dove una piccola striscia si getta in quello che deve essere un lago.. naturale.. prorpio di fianco all’ultimo bungalow del lodge.

Ti sistemi..ci sono delle sedie e dei tavolini.. pensi che non troppa gente deve andare in quel luogo.. anche perchè le sedie non sono in ordine come tutto il resto del resort.. l’acqua ti regala un senso di pace.. quando scorgi.. una figura nera nell’acqua.. o meglio ti sembra nera.. osservi meglio.. ed è una figura molto grande .. che sembra nuotare dall’altra della riva del fiume..ora capisci perchè intorno alle sedie e vicino al fiume ci sono delle transenne che non permettono ne di andare verso il fiume e di entrare dal fiume verso il resort.. la cosa..che era nell’acqua è un coccodrillo.. hai un piccolo sussulto..ma ti senti comunque protetta dalle transenne e dal resto.. l’a****le .. piano si sposta ..e sembra osservarti (i coccodrilli hanno una buona vista ma probabilmente non è riuscito a scorgerti )
ora si sposta e dall’acqua escono due piccoli .. che si sistemano di fianco alla madre che si è distesa al sole..
Piano piano il sole si sposta .. e si nasconde dietro agli alberi che ti circondano.. ti alzi e ti riavvii verso la tua camera.. ti devi preparare e chiamare Silvano.. già Silvano…pensi a dove prendere l’aperitivo.. e credi essendo la prima sera sia meglio al ristorante.. sulla terrazza bar..

Ritorni in camera.. e pensi a come vestirti..niente di che ma.. almeno cambiarti la tshirt .. con qualcos di più adatto.. con calma ti prepari..e ti avvi verso il ristorante.. passi davanti alla spa..e noti.. una figura all’interno che sta facendo ..l’idromassaggio.. ti sistemi dietro il muro in modo tale da non essere vista … all’interno silvano.. nudo.. che si sta rinfrescando.. “ che porcellino .. pensi… “ lo osservi nascosta lui non può vederti ma tu vedi lui.. che si muove dentro la piccola vasca.. si alza appena e pensi… “ Però la Nostra guida..niente male li sotto..” inizi a sentire caldo .. osservi ancora qualche istante e .. poi.. piano piano.. ti allontani.. con in mente la figura del suo membro.. e sorridi.. ti avvicini alla reception ritiri il tuo passaporto..e ti sistemi in terrazza.. un cameriere dopo pochi istanti ti raggiunge e ti chiede cosa vorresti bere.. gli spieghi che aspetti la guida e lui sorride .. torna dopo un secondo con un piccolo bicchiere con dentro un succo lo assaggi è buono .. non troppo dolce ma piacevole.. lui in un italiano stentato ti spiega che è il frutto della passione .. che è molto fresco..e buono.. sorseggi .. ed in lontananza scorgi la figura di Silvano che ..si avvicina ..lo osservi .. noti.. le gambe .. che sono leggermente storte.. ma molto toniche .. il corpo.. non troppo magro ma nemmeno troppo grasso.. è vestito.. con una t shirt a manica lunga Bianca ..ed un paio di bermuda scuri.. le scarpe sono delle ciabatte.. particolari che sicuramente provengono da qualche mercatino locale.

Si avvicina vi salutate .. Signora ed allora cosa beve? Mi scusi il ritardo ma ho approfittato dell’idromassaggio… sorridendo aggiungo.. che è spettacolare lo deve provare ..
Lui da perfetto padrone di casa non ti fa muovere un dito.. si occupa dell’ordinazione e fa si anche che il cameriere si avvicini ..e serva le due bevande..Iniziate a chiacchierare del clima del tempo.. dell’escursione che dovrete fare all’indomani e presto si fa ora di cena .. il sole si è già nascosto dietro l’orizzonte ed è quasi buio.. l’aria si rinfresca piacevolmente ..e la guida notando che hai leggermente fresco..ti porge un pareo.. per coprirti le spalle.. il cameriere .. porta via i bicchieri..e sistema due piatti sul vostro tavolino… “ma mangiamo qui?” io rispondo beh pensavo che sarebbe stato meglio siamo già qui.. tanto siamo solo io e lei Signora ma se preferisce .. ci spostiamo” no.. no.. qui è stupendo.. ora non ho nemmeno più freddo con il pareo sulle spalle grazie… bene … allora ..mia Signora.. l’antipasto è un chapati.. tipico del Kenya ..è tipo .. un involtino.. primavera cinese ma leggermente piccante.. se permette io berrei dello spumante per cena.. le va bene?
No preferirei un vino fermo.. benissimo… prendo un vino sudafricano.. che è simile al Gewurtz traminer… meno alcolico del gewurtz..ma leggermente più fruttato…Chenin Blanc…
lui si alza e dopo pochissimo ritorna con il vino… lo versa.. ed iniziate l cena.. durante le portate … l’aria si .. fa frizzante… il vino la compagnia… le chiacchiere.. le risate .. ti senti leggermente… euforica.. il vino.. lo reggi ma sarà il viaggio… l’aria… un po’ la stanchezza ..che …in alcuni momenti hai dei piccoli brividi… pensi… meno male che ho ..il reggiseno..perchè il fresco mi fa indurire i capezzoli.. silvano.. nota .. i capezzoli leggermente turgidi… si alza e dopo un attimo torna con una maglia .. che ti porge…
sorridi… lo ringrazi..e pensi… ma è vero?… si è accorto che ho freddo… senza che nemmeno..mi muovessi.. continuate a chiacchierare… e lui ti propone di andare verso… la camera… ti alzi.. evi avviate verso..le stanze.. passate davanti alla spa..e ti riemergono i pensieri.. di lui nudo nell’idromassaggio… ora i capezzoli non sono turgidi per il freddo…la tua mente vaga… mentre pensi non ti accorgi.. o forse lo lasci fare .. che lui ti ha messo un braccio intorno al tuo… arrivate dalla tua terrazza.. e vi sistemate sul patio… è ormai buio… le stelle sembrano vicinissime..la luna non è ancora piena … ma ha un colore fortissimo.. rosato… illumina tutto intorno… guardi il cielo..e sospiri… ti lasci andare con la testa sulla spalliera del divano…
il braccio di lui.. si sposta ..e .. si sistema sulla tua nuca… continui ad osservare le stelle…
sa .. se non le dispiace mi tolgo le scarpe ..e mi metto più comoda…
ti alzi… entri in camera i tuoi pensieri..sono .. tutti sulla guida… pensi e non riesci a toglierti dalla testa la sua immagine nudo.. sfili i pantaloni ed infili quelli della tuta … prendi una maglia un po’ pesante..e ritorni a sedere…il braccio di lui ora.. è sul fianco.. ecco.. non dovevo alzarmi.. ora il braccio non è più dietro alla mia nuca… appena ti sistemi… lui ti afferra la mano… sinistra… con decisione la apre…e con le dita.. inzia a massaggiare il palmo..piano… le dita seguono prima la linea della vita con una leggera..pressione.. continuano.. e salgono.. quasi al polso..i suoi..pollici..premono.. il bordo..del palmo e salgono sul dorso della mano… hai una forte.. vibrazione…e ti lasci ancora andare.. sul divano..ed osservi le stelle… il tuo respiro..si fa più.. forte..appena appena.. “continuo?” ti chiede lui..e tu… “ si .. è molto piacevole…faccia pure… ..sa se vuole ne ho un’altra mano.. “ sorridete… e lui si avvicina con la gamba alla tue .. prende anche l’altra mano… con decisione ..ora più accentuata..preme sui palmi..insieme… “aspetti signora..prendo una cosa..” dopo pochissimo.. torna con uno strano aggeggio… l’hitachi..

Lo accende .. e dalle mani sale appena sulle braccia …la vibrazione della punta è lenta non troppo forte ed è un piacere dolcissimo… piano sale .. sul braccio.. fino.. a quasi le spalle… passa sotto il collo… e con le mani lo fa aderire bene… senti che la vibrazione aumenta… la punta preme.. sul principio delle mammelle… non scende .. ma lo senti..e la vibrazione si ripercuote.. sul seno.. i capezzoli spingono sul reggiseno… non ti accorgi ma.. ansimi appena… pensi..oddio… sono in sua balia… piano…l’oggetto si sposta… sull’altro braccio.. lui si sposta verso di te… il suo braccio che guida il vibro… si sposta e si appoggia al tuo seno.. mentre massaggia il suo braccio.. sfiora appena ..il maglione e senti..una leggera pressione del suo avambraccio sul reggiseno…l’hitachi scende.. piano… sull’altro braccio… fino alla mano… ti abbandoni sulla poltrona… ora …il suo movimento lo porta sul ventre.. lo muove da sopra la maglia sale.. la vibrazione aumenta… sale fino a sotto il seno…
Una sensazione di piacevole… solletico..appena sotto..il seno..sull’attaccatura… ti sorprende …che .. a volte.. ansimi appena… involontariamente accavalli le gambe .. senti… il tessuto delle slip.. che .. si inumidisce appena… .. apri la bocca..e lasci passare la lingua sulle labbra…il vibro..sale… sulla maglia segue il seno… lo senti sull’aureola… come se fosse sulla pelle.. la mia mano.. si sposta..sul to collo.. e lo massaggio… mentre premo con la punta ora sul capezzolo..lo posso scorgere..dalla maglia.. buca il reggiseno..e si presenta.. turgidissimo.. dalla maglia… passo all’altro..la mano scende sulla schiena… te la accarezzo… ansimi..ora non trattieni il respiro..muovi ancora le gambe …il vibro scende sulla pancia… sul ventre ..sui fianchi sale… non riesci a stare ferma… il respiro si fa più saltuario… lo trattieni lo lasci…passo sulle gambe tra la tuta..e le cosce… scendo.. fino al ginocchio risalgo.. instintivamente..apri appena le gambe… la mia mano dalla schiena passa al collo davanti scendo…
con il palmo..struscio sulla maglia.. premendo..e scendendo.. sento i capezzoli.. li premo con il palmo li spingo in giù…
il vibro..passa ora sull’inguine… apri ancora le gambe appena ..per farlo passare … la vibrazione si ripercuote…sui peletti… sulle labbra… sul clitoride…ansimi ancora..la mia mano.. ora…massaggia il capezzolo destro..premo… l’hitachi… e lo lascio salire dalla cucitura della tua… salgo… sul monte di venere… scendo e premo..all’altezza del clitoride… apri le gambe … mi abbasso con la bocca..e mordo un capezzolo…
la mano scende ed accompagno il vibro… sul centro… sulle labbra… lo porto sul bordo della tuta..lo lascio scivolare appena dentro… sento il tessuto delle slip…mi fermo sul clitoride… la vibrazione ti fa ansimare sempre..più… ti abbandoni..le mie dita… entrano nelle slip…mentre la vibrazione aumenta..le dita si insinuano nella fessura….. il tuo piacere aumenta.. ti senti un lago di piacere… il vibro aumenta sul clitoride… le dita ti esplorano…premo… vorresti muovere le mani… ma le blocco con le mie gambe.. continuo… nel toccarti…le pareti..dentro.. le muovo le giro… il tuo respiro aumenta..il cuore.. accelera… stai per esplodere…di piacere …gli ansimi diventano..piccoli gemiti… il tuo piacere arriva a mille… senti..le pareti che si contraggono… i tuoi umori che aumentano..le mie dita…che spingono a ritmo… ooooohohohohohohohohohohohoh… finalmente ti liberi… ti lasci andare… raggiungi il piacere massimo..ti lasci andare sul divano… ti sdrai con la testa sulle mie..gambe .. ti passo le mani fra i capelli.. sei frastornata dal piacere… hai ancora delle contrazioni .. nel basso ventre.. ti senti.. bagnatissima… riprendi il respiro… ti … abbandoni.. alle mie carezze sulla testa… chiudi gli occhi.. sorridi… la mia mano.. le mie mani.. ti accarezzano.. mi avvicino alla tua bocca e ti bacio……

L’addestramento di una sissy slave – II

Un mese di femminilizzazione, servitù e addestramento presso Domina Melany (Dea dalla Pelle d’Ebano e stupenda Mistress Transex professionista), per la tenera sissy slave Monique. – Giorno 1 – Parte Seconda

-Hai imparato le regole della casa? Tutto chiaro?

-Si Signora.

-Bene, allora non ci perderemo sopra altro tempo. Piuttosto preferisco spiegarti come funzionano le cose durante l’orario di visita dei clienti…

Questo dialogo si svolge mentre sto aiutando la Padrona ad indossare gli abiti da lavoro scelti per oggi, un completo aderentissimo in pelle nera che riveste ogni centimetro quadrato della sua pelle, dal collo alle caviglie, lasciando scoperti solo i turgidi seni d’ebano, le natiche sode e perfette, l’impareggiabile membro nero e i meravigliosi piedi, dalle eleganti e curatissime unghie laccate di smalto rosso fuoco.

Per fortuna l’impianto di condizionamento sta funzionando al massimo, altrimenti, con le temperature di questi giorni, sarebbe stato impossibile indossare un abbigliamento del genere.

-…devi per prima cosa sapere che ricevo tutti i giorni, tranne la domenica. Solo su appuntamento e per un totale massimo di 4 clienti al giorno. Gli appuntamenti vengono fissati a due ore minimo l’uno dall’altro. Ogni sessione dura mediamente da trenta minuti a un’ora, così da dare tempo a me di riposare e a te di pulire.

In materia d’igiene sono molto esigente: ogni strumento impiegato durante la sessione precedente dovrà essere pulito, disinfettato e rimesso al proprio posto, prima della successiva. Se necessario dovrai anche pulire in terra e cambiare le lenzuola. Ricordati inoltre di svuotare il cestino dei rifiuti ogni volta, Tanto nella sala grande che nel bagno degli ospiti.

Ascolto attentamente cercando di memorizzare tutto, sono certa che al minimo errore verrei punita e il mio ancora indolenzito sederino mi consiglia caldamente di non rischiare una seconda sessione di “caning” nel giro di poche ore.

-Sull’agenda che vedi in corridoio, vicino al telefono, sono segnati gli appuntamenti del giorno con i relativi orari, ti è permesso di consultarla per meglio organizzarti. Mi aspetto che, dal momento in cui suona il citofono al momento in cui non ti chiamerò io, tu te ne rimanga chiusa nella tua stanza senza farti vedere girare in casa. Intese?

-Si, Signora, è stata molto chiara.

-Le lezioni in merito al perfezionamento della tua educazione e femminilizzazione, invece, ti saranno impartite ogni qualvolta dovesse verificarsi un “buco” nella lista degli appuntamenti.

Essendo molti dei miei clienti in vacanza, in questo periodo dell’anno, ciò dovrebbe accadere piuttosto frequentemente.

Nel frattempo ho terminato di allacciarle un paio di splendidi sandali tacco 12 in vernice nera che evidenziano ancor di più, se possibile, il femminile splendore dei suoi piedi, lasciandone nude le dita e gli archi pronunciati (immagino per offrire un più facile accesso alle labbra degli adoranti clienti).

-Prendi quel cofanetto di legno scuro su quel tavolino e portalo qui, ora, Monique.

Individuo il cofanetto in questione e lo consegno alla mia Eburnea Padrona.

-Aprilo.

Sollevo il coperchio e ne osservo il contenuto. Dentro, disposti in ordine di grandezza, ci sono tre butt-plugs, di forma e materiale differente. C’è anche un flaconcino di plastica.

-Ricorderai che l’ultima volta che sei stata qui ti avevo accennato al fatto che una brava schiavetta dovrebbe rimanere “tappata” 24 ore su 24, 7 giorni su 7, quando non “in uso”.

Bene. Ho intenzione di fare di te una PERFETTA schiavetta… pertanto inizierai adesso stesso a portare il plug. Non ti sarà consentito di toglierlo mai, se non per andare in bagno alla mattina. Come vedi ce ne sono tre, il primo è di vetro pieno, 3 centimetri di diametro massimo, molto indicato per chi è ancora vergine…non è il tuo caso, pertanto passiamo senz’altro al secondo che è in metallo, si…quello lì con una sorta di “rubino” incastonato alla base…brava, proprio quello.

E’ il più adatto a te…per il momento: 4 cm nel punto più largo, facile da pulire e anche grazioso da vedere. Il terzo, e ultimo, augurati di non dover essere costretta a portarlo mai. E’ in silicone trasparente e, come avrai notato, molto più largo degli altri due…

In effetti il plug di cui sta parlando non può nemmeno lontanamente essere messo a confronto con gli altri due: come gli altri è conformato a “goccia”, quasi sferico, ma ha dimensioni pari a quelle di un pugno chiuso e l’aspetto altrettanto poco rassicurante.

-…misura 7,5 centimetri di diametro e ti garantisco che non è un piacere né riceverlo, né portarlo dentro, specie se per lunghi periodi. E’ quello che io definisco un “plug punitivo”. Ma stai tranquilla, Monique…se ti comporterai sempre come si conviene non dovrai costringermi a fartelo assaggiare. Nel flaconcino, infine, troverai del gel lubrificante; usalo sempre quando devi infilare il plug, mi raccomando, non vorrei che la tua “figa” si irritasse troppo e venissimo costrette a metterla “a riposo” per farla guarire…

-Ehm…grazie, Signora.

-Ora poggia la s**tola qui sul letto accanto a me e girati.

Faccio come dice, senza esitare.

-Chinati in avanti senza piegare le ginocchia e afferrati le caviglie con entrambe le mani… divarica le gambe più che puoi…

Mi chino nel modo indicato e, attraverso le mie stesse gambe divaricate, seguo con lo sguardo i movimenti esperti delle sue mani che stappano il flacone, spremono un grumo di gel sulle dita e lo applicano in punta al plug metallico.

Un secondo grumo di gel mi viene passato con accuratezza sopra e tutto attorno alla rosetta. Provo una sensazione di fresco. Il contatto tra le dita delicate di lei e l’ingresso della mia figa anale mi provoca un’ immediato tentativo di erezione, prontamente frustrato dalla gabbietta metallica in cui è confinata, da più di un anno, la mia inutile “clitoride”
Lei nota la cosa e si interrompe con una risata soffocata.

-Si vede subito che non vieni da…quanto? Tredici mesi, mi dicevi?

-Quattordici…oramai.

Faccio io arrossendo, ma mantenendo la posizione.

-Ohh…povera Monique…chissà come ti faranno male le palline, vero?

Me le prende tra le dita della mano sinistra, tirandole a se, mentre mi punta il plug con la destra.

-Vabbè…d’altronde non le dovresti considerare proprio come fossero un paio di palle atutti gli effetti…quelle ce le hanno gli uomini…le tue al massimo possono essere considerate una sorta di ovaie esterne, no?

E contemporaneamente mi infila dentro il plug in un sol colpo, fino alla base.

-SSS…i, Signora! …Grazie.

-Adesso puoi alzarti.

Accompagna queste parole con uno schiaffetto secco alle mie natiche nude (ancora indolenzite per i colpi di canna) che mi costringe a mordermi le labbra per poter soffocare un gemito.

-Grazie, Signora. Posso andare ora, Signora?

-Vai pure nella tua stanza che sono quasi le 15 e tra poco avrò il primo appuntamento della giornata.

Sto per chiederle quanti siano gli appuntamenti previsti per oggi, ma poi decido che è meglio di no; potrò controllare più tardi sulla famosa agenda, pertanto, dopo un cenno di assenso col capo, mi avvio verso la mia cameretta.

Quando sono sulla porta però, mi richiama indietro.

-Ah già…stavo dimenticando! Un’ ultima informazione…le vedi queste?

Queste parole, pronunciate con tono morbido, sono accompagnate dal gesto delle sue lunghe dita che sollevano languidamente i grossi testicoli scuri che le pendono liberi tra le gambe, mostrandomeli bene.

-Queste non sono di certo piccole ovaie esterne come le tue e nemmeno normali palle di maschio…questi sono grossi testicoli di Regina-Toro e nemmeno immagini che quantità di sperma riescono a produrre ogni giorno… Ora, per via del lavoro che faccio, non posso permettermi di venire come vorrei, durante le mie sessioni.

E’ vero, penetro i miei clienti, li scopo anche a lungo…in fondo è per questo che vengono da me…ma lo faccio sempre SENZA sborrare. Questo per due motivi: il primo è che non voglio che la mia libido cali mentre ancora ci sono clienti da ricevere, il secondo è che una brava professionista non fa MAI una cosa del genere senza farsi pagare. Però l’accumulo di sperma rende purtroppo necessario che al termine della giornata io debba, in un modo o nell’altro, svuotarli.

E’ opportuno e salutare. Per questo motivo, all’ ultimo cliente di ogni giornata offro sempre la possibilità, con un piccolo sovrapprezzo s’intende, di avere l’onore di ricevere il mio miele. Alcuni accettano, altri, per risparmiare, no. In tal caso sarai tu a doverti occupare di darmi sollievo. Sarà anche una buona opportunità per migliorare le tue abilità in materia di sesso orale. Sei contenta?

-Non può immaginare quanto, Signora.

E stavolta sono davvero sincera.

***

Il primo cliente è arrivato una ventina di minuti fa ed è di là con la Padrona. Sarei stata proprio curiosa di vedere, o almeno di sentire, qualcosa. Ma dalla mia cameretta non si riesce a sentire nulla. Sono stata anche tentata di andare ad origliare alla porta della sala principale, magari togliendo le scarpe per non fare rumore, ma non ho avuto il coraggio di contravvenire così sfacciatamente agli ordini della Padrona.

Al primo giorno della mia permanenza qui, per giunta.
Un’altra cosa che mi interesserebbe fare sarebbe quella di dare un’occhiatina all’agenda per sapere come stiamo messe oggi con gli appuntamenti, ma quello potrò sempre farlo non appena il primo cliente se ne sarà andato.

Cosa che succede pochi minuti dopo, ben in anticipo sull’oretta prevista come durata della sessione. Sento infatti i passi della Padrona e del cliente per il corridoio, poi la porta di casa che si richiude.

Dopo meno di un minuto suona il campanello nella mia camera. La Padrona mi sta convocando.
Esco dalla mia stanza e la incrocio nel corridoio.

-Monique…vieni con me che ti faccio vedere dove sono i prodotti per la casa.

Mi precede in cucina ancheggiando sensualmente sulle lunghe leve e mi mostra un vero e proprio carrellino per le pulizie. C’è un secchio, guanti di gomma, degli stracci, un piumino, spugnette e detersivi, del disinfettante e del cotone idrofilo, spazzolone scopa e paletta.

Lo impugno per il manico, che sostiene anche un sacco per i rifiuti, di quelli grandi, e attendo istruzioni.

-Non c’è bisogno di portare giù la spazzatura. Basterà che tu, la mattina prima delle sette e trenta, metta il sacco fuori dalla porta di casa. Ci penseranno gli incaricati della ditta che si occupa delle pulizie condominiali a farlo per noi. Pago loro una generosa mancia ogni mese, a questo scopo. Quanto a lenzuola e asciugamani li troverai nell’armadio a muro in fondo al corridoio.

Tavola e ferro da stiro sono anch’essi lì. La lavatrice è anche asciugatrice: non dovrai stendere quello che lavi. Ora vai a ripulire in sala. Questo cliente ci ha messo veramente poco…è venuto appena gli ho cominciato a lavorare il cazzetto col frustino. Ne approfitterò per andarmi a riposare un po’ sul letto. Quando hai finito puoi tornare in camera tua.

Spingendo il carrello, da perfetta sissymaid, sculetto via verso la sala.

Ad una prima occhiata pare tutto in ordine: il letto è intatto e gli strumenti sembrano essere tutti al proprio posto. Quando raggiungo il centro della sala però, un frustino da equitazione poggiato sulla poltrona ginecologica attira la mia attenzione. Deve essere quello cui accennava prima la mia Padrona.
Mi avvicino e vedo anche altro: un paio di autoreggenti nere che pendono da un bracciolo e tre o quattro lunghe strisce di sperma in terra, perpendicolari alla seduta della poltrona.

L’Eiaculatore Precoce, verosimilmente, doveva essere seduto qui. Guardo meglio: alcune gocce sulla poltrona stessa confermano la mia teoria.
Altre cose fuoriposto, in giro, non ce ne sono.

Infilo i guanti di gomma, mi accovaccio in terra e con un paio di strappi di scottex raccolgo lo sperma, butto lo scottex nel sacco, poi con un po’ di cotone imbevuto di disinfettante ripasso bene sul pavimento. Ripeto la stessa operazione con le gocce sulla poltrona, raccolgo le calze e le butto sul carrello, più tardi le metterò in lavatrice.

Sto per riappendere il frustino al suo posto sulla parete quando, per mia fortuna, mi accorgo che anche sulla sua punta ci sono tracce di sperma fresco (ma lo stava colpendo sulla cappella??). Asciugo e disinfetto anche il frustino e lo riappendo, controllo il cestino dei rifiuti e ne svuoto il contenuto (un paio di strappi di scottex usati) nel sacco del carrello.
Prima di uscire do ancora un’ultima occhiata, a scanso di ulteriori cazzate del tipo di quella che stavo per fare col frustino.

***

Mi sono buttata anch’io un po’ sul letto. La Padrona dei Miei Sogni è nella sua stanza e tutto tace. Mi chiama giusto dieci minuti prima che citofoni il secondo cliente per farsi portare un caffè. Le chiedo se stavolta posso rimanere ad aspettare in cucina. Nel caso lascerò aperta la porta della mia cameretta e così sarò in grado di sentire il campanello anche da qui. Non ha nulla in contrario.

Meno male, cominciavo ad annoiarmi di là…e poi non ho ancora mangiato nulla da stamattina, magari guardo cosa c’è in frigo per vedere se riesco a farmi un panino…

Dalla cucina basta sporgere un braccio per raggiungere l’agenda degli appuntamenti sul mobile in corridoio. Bisogna solo aprire la porta. Me la rischio, sperando non faccia rumore. Ok, ci sono riuscita. Presa!

Cerco la pagina con la data di oggi…dunque, vediamo…30…31…ecco qua: 1 agosto! ORE 15 – impegnata… ORE 17 – impegnata… ORE 19 – NON C’E’ SCRITTO NIENTE!!! Lo spazio è assolutamente vuoto! Mi batte il cuore forte: vuol dire che alle 19 la mia Ineffabile Signora potrà dedicarsi a me, finalmente! Provo la solita tremarella mista all’eccitazione per quello che potrebbe accadere… però in fondo sono qui perché la cosa mi intriga da morire, no!? Nemmeno Bull Bruno avrebbe potuto obbligarmi, se non fossi stata consenziente.

Fossi donna biologica, in questo momento mi si starebbe bagnando la figa.

Passo ancora un po’ di tempo a sfogliare l’agenda, prima di rimetterla a posto, tanto per farmi un’idea più precisa del flusso di clienti qui. Noto che i nomi (niente cognomi, solo nomi propri…e magari anche falsi) che si ripetono costantemente sono una trentina (devono essere i clienti fissi), in più ci sono altri nomi che non compaiono frequentemente (gli occasionali).

Mediamente sono segnati dai dieci ai quindici appuntamenti alla settimana. Il giorno meno gettonato è il martedì (chissà poi perché), le pagine relative alle domeniche sono barrate.

Non ottengo altre informazioni, per cui rimetto al suo posto l’agenda e mi preparo al MIO “momento”: le 19!.

Le fantasie di Veronica – 1

Da un po’ di tempo a questa parte avevo iniziato una relazione con una mia collega di lavoro che chiamerò Veronica; è una ragazza 11 anni più giovane di me (ha 24 anni), brunetta con gli occhi color ghiaccio e un po’ in carne anche se devo ammettere che questa sua particolarità fisica mi attraeva molto e non pregiudicava per niente la sua fresca e giovane bellezza.
Come al solito misi le cose subito in chiaro dicendole che non avrei mai creato un legame stabile con lei e che avrei fatto di tutto per renderla felice sotto l’aspetto sessuale cercando di tirare fuori le sue fantasie e mettendocela tutta per realizzarle.

Veronica è un’artista del pompino, quando prende il cazzo in bocca si trasforma, diventa letale, ha degli atteggiamenti naturali che la fanno sembrare una attrice porno navigata. Durante i nostri incontri, però, si dimostrava restia nel raccontarmi le sue fantasie e quando io provavo a stuzzicarla sembrava addirittura chiudersi in se stessa quasi offesa; una sera, inaspettatamente, dopo aver concluso un rapporto sessuale con il suo solito pompino e successiva scontata venuta nella sua bocca, mentre eravamo abbracciati sul letto e io giocavo con le sue tette abbondanti, si aprì di colpo dicendomi che in realtà qualche fantasia lei l’aveva ma le riteneva troppo spinte per una ragazza della sua età ma comunque me ne avrebbe raccontata una.

Avrebbe tanto desiderato spompinare degli sconosciuti all’aperto e bere tutta la loro sborra mentre il suo uomo la guardava fare la troia riprendendo tutto. Non aveva mai avuto il coraggio di metterla in pratica perché fino ad adesso non era stata con nessuno stabilmente e poi perché aveva paura che gli sconosciuti la violentassero.
Le dissi che la cosa era facilmente realizzabile, bastava recarsi in una piazzola di sosta dell’autostrada frequentata da camionisti di sera ed iniziare a provocarne qualcuno.

In poco tempo avrebbe avuto a disposizione tutti i cazzi che desiderava.
Le si accese una strana luce nei suoi occhi azzurri e riprendemmo a fare l’amore.
Qualche giorno dopo l’azienda per la quale lavoriamo entrambi ci designò per andare a frequentare un corso di aggiornamento di due giorni alla sede centrale; accettammo di gusto anche perché avremmo potuto passare due notti insieme in albergo e io ero convinto che sarei riuscito a realizzare anche la sua fantasia.

Decidemmo di partire la sera prima dell’inizio del corso con la mia macchina e con un sms le chiesi di vestirsi per il viaggio in modo sexy anche se era inverno inoltrato.
All’orario convenuto l’andai a prendere e rimasi male nel vederla con un lungo piumino bianco che le arrivava sotto il ginocchio, però notai felice che, almeno aveva indossato una gonna. Durante il viaggio cacciai il discorso e le chiesi se era sempre disposta a realizzare la sua fantasia; lei mi rispose con un sorriso e si aprì il piumino che inspiegabilmente per i primi Km di viaggio aveva tenuto addosso ben abbottonato.

Quello che vidi rischiò di farmi sbandare, aveva indossato solo dei collant neri abbastanza velati senza mutandine e sopra aveva una cannottierina che a stento riusciva a contenere i suoi grossi seni. Sorridendo mi disse che non solo era ancora disposta, ma, visto il viaggio in autostrada e conoscendo la mia porcaggine era sicura che l’avrebbe realizzata. A quel punto mi sentii in dovere, visto la sua giovane età, di metterla in guardia sui pericoli connessi a quello che stavamo per fare.

Innanzitutto avrebbe sofferto un pochino il freddo visto che la cosa doveva necessariamente avvenire all’aperto in modo da darci la possibilità di allontanarci velocemente qualora la situazione diventava pericolosa e poi non avremmo mai saputo dall’inizio quanti uomini ci sarebbero stati e cosa non da meno, di che età e nazionalità e non potevamo certamente fare una selezione prima; una volta che iniziava doveva far godere tutti. Veronica mi ascoltava e annuiva interessata e vedevo la sua mano cercare la sua fica già umida per carezzarla.

In quel momento capii che mi trovavo al cospetto di una vera porca e che sicuramente il numero e la dimensione dei cazzi che avremmo trovato non sarebbe stata un problema. Poi le chiesi come intendeva procedere e se davvero voleva farli venire tutti nella sua bocca e bere tutto.
Mi rispose che avrebbe bevuto tutto lo sperma perché questa era la sua voglia ma che se qualcuno le veniva sul viso o addosso la cosa non l’avrebbe disturbata.

A quel punto le consigliai, pena grossi dolori addominali, di non ingoiare subito lo sperma, ma di giocarci prima un poco e poi ingoiarlo in modo da mischiarlo con la sua saliva e neutralizzare gli effetti dello sperma puro, inoltre le consigliai di essere lei in prima persona a dettare le regole del gioco con i partecipanti e di chiarire subito se non aveva intenzione di avere rapporti o se non voleva essere toccata.

Per lo sperma mi disse che avrebbe accettato il consiglio e mi disse anche che avrebbe messo subito in chiaro che non ci doveva essere nessun rapporto se non quello orale, ma mi disse che le avrebbe fatto piacere se qualche mano rude l’avesse toccata.
Ormai eravamo vicini all’area di sosta che mi avevano consigliato e vedevo l’eccitazione in Veronica aumentare sempre di più; le sue dita toccavano la sua fica bagnata e mi guardava con gli occhi del piacere, appena passato il cartello che indicava la distanza di 1500 m, Veronica mi prese la mano e la posò sul suo cuore per farmi sentire il battito accelerato e mi disse che in valigia aveva altri collant ma non aveva né altri piumini né altre scarpe quindi sarebbe scesa dall’auto senza cappotto e senza scarpe perché non poteva permettersi che si sporcassero o rovinassero irrimediabilmente e poi aggiunse che avrebbe voluto provocare da sola i camionisti ma io dovevo tenermi pronto a riprendere tutto non appena lei avesse iniziato a parlare con loro e se il video le fosse risultato all’altezza avrebbe continuato a raccontarmi altre fantasie e cose porche che avrebbe voluto realizzare.

Iniziai a rallentare in prossimità dell’uscita e Veronica si tolse le sue scarpe col tacco, si diede un’occhiata al trucco allo specchietto di cortesia dell’auto e mi disse che era eccitata come non le era mai capitato.
Appena nell’area di sosta diedi una rapida occhiata e contai che vi erano parcheggiati una decina di TIR e vidi dietro uno di questi un gruppetto di camionisti che parlavano tra loro, ad occhio e croce dovevano essere sei o sette.

Fermai l’auto fra due camion e spensi il motore lasciando la luce di cortesia accesa, segnale che preludeva ad una coppia in procinto di car sex.
Veronica mi baciò e aprì lo sportello, io la guardai negli occhi e le chiesi se era pronta, lei mi sorrise e scese scalza dall’auto con addosso solo i collant e la cannottierina che nel frattempo aveva un po’ alzato sui fianchi per mostrare qualche centimetro di pelle nuda.

Presi la videocamera e la seguii tenendomi a distanza di qualche passo.
Ormai si era in scena.
Gli uomini si erano accorti della nostra presenza e avevano smesso di parlare fra loro e ora guardavano l’avanzare di questa ragazza semi nuda che sorrideva loro.
Appena Veronica fu vicina a loro disse che non era una mercenaria ma solo una ragazza che aveva voglia di divertirsi con degli sconosciuti mentre il suo uomo la guardava fare la troia e riprendeva tutto.

I Camionisti si girarono tutti verso di lei e ridendo le chiesero se non aveva freddo e paura a girare così, lei da troia navigata rispose che presto il freddo sarebbe passato e avrebbe sentito caldo e che i cazzi non le avevano mai fatto paura, ma sarebbe stata lei a dettare le regole del gioco e tutti avrebbero dovuto accettarle; primo si sarebbe trattato di un rapporto solo orale e senza protezione; secondo avrebbe bevuto tutto il loro sperma e tutti potevano venire tutte le volte che volevano; terzo, loro potevano toccarla ma non dovevano essere troppo violenti pena la fine del gioco.

Poi aggiunse che voleva vedere immediatamente i loro attrezzi quindi chi voleva giocare doveva tirarsi fuori il cazzo e lei avrebbe pensato a tutto il resto.
Dei sette solo sei si tirarono fuori l’uccello mentre il settimo si allontanò e si diresse verso il suo camion, forse non gradiva queste cose.
Io nel frattempo ripresi il dialogo fra Veronica e gli sconosciuti, uno dei quali si tolse il giubbino catarifrngente e lo stese per terra per far inginocchiare la ragazza che quella sera avrebbe donato loro piacere.

Manco a dirlo Veronica si inginocchiò e prese a toccare tutti i cazzi a sua disposizione che ancora non erano del tutto in tiro e si dimostravano di lunghezza e circonferenza diversa.
Veronica aveva iniziato il suo personalissimo show, era circondata da cazzi e mentre ne teneva uno in bocca ne smanettava altri due per tenerli pronti mentre gli altri le toccavano i seni e il più intraprendente di loro le aveva infilato una mano nei collant e stava giocando con la sua fica.

La troia sembrava apprezzare la cosa e notai che il primo che le era già venuto in bocca e lei aveva ingoiato tutto il suo sperma guardandolo dal basso fisso negli occhi, cosa che faceva sempre ogni qual volta spompinava anche me e che devo dire le dava quell’area da pornostar che mi faceva impazzire. Il primo era andato ma lei non aveva ascoltato il mio consiglio di non ingoiare tutto subito, sperai che con i prossimi si sarebbe ricordata.

Pulito per bene il primo cazzo passò subito al secondo che teneva alla sua destra sostituendolo nella mano con quello dell’uomo che le stava strizzando il seno e che era davvero bello grosso, non molto lungo ma davvero tanto doppio.
Devo dire che questi uomini della strada non dimostravano di avere quali loro doti la resistenza perché dopo poche leccate da parte di Veronica sembravano già essere al limite, ma a lei questo non importava perché adesso, dopo aver fatto venire il secondo che le aveva imbrattato il viso e i capelli con una quantità di sborra impressionante, adesso era alle prese con quel cazzo grosso e cercava di infilarselo tutto in bocca.. Che troia che era!!
Mentre continuava notai che il camionista che in un primo momento si era allontanato, stava venendo verso di me insieme ad altri quattro uomini di cui uno era un ragazzone di colore; si avvicinarono e solo uno parlò dicendomi che quelli che adesso erano con la mia donna erano dei dilettanti e che loro invece erano abituati a questo tipo di cose e che le avrebbero riempito lo stomaco con la loro sborra e poi il loro amico di colore che loro chiamavano Verdicchio per la misura del suo cazzo che ricordava, appunto, una bottiglia di vino si sarebbe fatto spompinare per ultimo e l’avrebbe riempita con il suo sperma non solo la bocca ma tutta la faccia e il seno perché della bottiglia ricordava anche il quantitativo di seme che aveva nei coglioni.

Io dissi con molta freddezza che per me non c’erano problemi ma era lei che doveva decidere se accettare tutto.
Veronica doveva aver capito quello che mi dicevano i nuovi arrivati perché si voltò verso di noi con la faccia e il seno che ormai era stato fatto uscire fuori dalla cannottiera pieno di sperma e disse con una vocia piena di piacere che per lei non c’erano problemi e che aveva ancora tanta sete, quindi tutti potevano unirsi al gruppo, poi rivolta a me mi disse che non dovevo perdere nemmeno una scena perché per adesso si era solo riscaldata ed era pronta a succhiare tutti con maggiore impegno.

L’unica cosa che mi preoccupava era che fino ad adesso tutti o quasi le erano venuti direttamente in bocca e lei, per non soffocare, aveva dovuto ingoiare tutto. Sperai in cuor mio di non finire la serata a tenerle la testa mentre vomitava tutto.
Gli ultimi arrivati avevano veramente dei cazzi grossi, ma il più impressionante era Verdicchio che a riposo aveva un bastone nodoso che gli pendeva fra le gambe.
Veronica continuava imperterrita nel far alternare nella sua bocca tutti i cazzi che aveva a disposizione, compreso quelli di chi era già venuto una volta e voleva il bis, anche se ormai il suo volto era sconvolto dalla fatica, ma si capiva che non aveva ancora intenzione di porre fine ai giochi, almeno fino a quando non avesse saggiato la vera consistenza del cazzo di Verdicchio.

Quando tutti erano venuti, per mia fortuna alcuni era riusciti a farseli venire sul seno e non in bocca, Veronica si alzò in piedi e disse a Verdicchio e a tutti gli altri di seguirla perché si era stancata di stare in ginocchio e aveva visto un tavolo da pic nic lì vicino che sembrava fatto apposta, lei si sarebbe distesa sul tavolo e avrebbe preso il cazzo del ragazzo di colore tutto in bocca mentre qualcuno di loro per tenerla eccitata l’avrebbe sditalinata per bene.

Dicendo questo si avviò verso il tavolo strappandosi i collant all’altezza della fica e togliendosi del tutto la canotta che ormai le era stata fatta scivolare sulla pancia. Era davvero una gran troia da monta e mentre camminava non potei non notare il suo ancheggiare provocante.
Veronica si stese sul tavolaccio tenendo la testa leggermente penzoloni e allargò le gambe in modo da farsi iniziare a toccare la fica, prese in mano l’enorme cazzo del ragazzo e quasi per far capire a me le dimensioni se lo strusciava sul viso e devo dire che era davvero enorme, mentre lei gli leccava le palle teneva il cazzo sul viso che le copriva per lunghezza il viso e arrivava quasi a metà collo, ma la cosa più impressionante era la circonferenza, pensai fra me che quello per lei sarebbe stato il battesimo del fuoco, dopo aver provato un cazzo del genere sarebbe sicuramente cambiata e avrebbe deciso di realizzare tutte le sue fantasie più perverse; nel frattempo uno dei camionisti le ravanava la fessa inserendole due dita e leccandogli il clitoride.

Verdicchio sembrava impaziente di far assaggiare tutto il suo bastone a Veronica, la quale, dopo averlo insalivato tutto per bene, aprì la bocca per cercare di farne entrare il più possibile, ma l’impresa era davvero ardua e lei si rese conto che se non escogitava qualcosa quel ragazzone non avrebbe mai raggiunto l’orgasmo, così decise di cambiare posizione. Verdicchio si stese sul tavolo e lei gli salì a cavallo in un 69 e mentre gli leccava il cazzo chiese a lui di leccargli la fica infilandogli le dita dentro.

Lo spettacolo che Veronica stava dando era davvero eccitante tanto che i presenti ripresero a menarsi il cazzo e vennero ancora una volta sul suo viso e sulla sua schiena. Lei nel frattempo continuava a spompinare il cazzo di Verdicchio passandoselo anche fra le tette mentre il ragazzo le aveva infilato quattro dita nella fica e le provocò un orgasmo che la sconquassò tutta.
Ormai anche Verdicchio sembrava al limite e Veronica decise di cambiare di nuovo posizione per farlo godere nella sua bocca.

Si sedette sulla panca appoggiando le spalle al tavolo e chiese a Verdicchio di salire con i piedi sulla panca e di scoparle la bocca come fosse una fica, mentre qualcuno poteva dedicarsi alla sua fica che ormai dopo il trattamento ricevuto dalla mano era diventata come una caverna. Verdicchio le scopò la bocca senza pietà e ogni tanto lei dovette fermarlo per evitare di vomitare ma era decisa a farselo venire in bocca in modo da finire lo spettacolo in bellezza.

Verdicchio era pronto a godere e Veronica allontanò chi si stava dedicando alla sua fica e cercò di prendere nella sua bocca più sperma possibile, una parte cospicua le finì comunque fra i seni che lei con le mani teneva uniti e le colò sul ventre fino ad arrivare all’elastico dei collant. Giocò un po’ con lo sperma di Verdicchio fino a quando non lo ingoiò tutto fra gli applausi di tutti e non parca raccolse con le mani quello che le era colato sul ventre e se lo portò alla bocca.

Era fatta, adesso Veronica sarebbe diventata molto più spigliata e sempre più troia. Dopo essersi ripulita alla meglio con l’aiuto dei nostri nuovi amici salimmo in macchina e ci avviammo verso la nostra destinazione che ormai era molto vicina. In macchina mi disse che appena in Hotel sarei dovuto andare nella sua camera perché ero stato bravo e meritavo la mia parte di piacere anche perché ora dopo tanto sperma in bocca ne voleva anche nella fica.

Le dissi di si, ma non persi l’occasione di chiederle come le era sembrata l’avventura e cosa le sarebbe rimasto impresso maggiormente nella memoria. Mi rispose con gli occhi semi chiusi quasi a voler rivedere la scena mentalmente che si sentiva una vera troia per quello che aveva fatto, ma non provava vergogna perché per la prima volta era stata lei a volere qualcosa e non ad essere obbligata a farlo quindi si sentiva più padrona del suo corpo, poi aggiunse che il cazzo di Verdicchio non l’avrebbe mai dimenticato e che mentre pensava a come farlo venire le era anche balenata l’idea di farsi scopare ma temeva che un cazzo del genere non sarebbe mai riuscito ad entrare nella sua fica, però le era rimasto il rimpianto di non aver almeno provato.

Le sorrisi e le dissi che avevo capito questa sua voglia e che per questo mi ero fatto dare da Verdicchio il suo numero di cellulare e che qualora lei avesse voluto potevamo chiamarlo anche perché da lì a qualche giorno il ragazzo sarebbe venuto a lavorare dalle nostre parti.

La bagnina

Avevo salutato Anna, lei doveva rientrare al lavoro al suo chiringuito.
Eravamo solo a metà pomeriggio ed io ero abbastanza stanca.
Mi ero alzata alle cinque del mattino per accompagnare Raul in stazione, poi mattinata in centro, poi con Anna.
Ero indecisa tra andare ad rilassarmi in spiaggia o tornare in hotel.
Avevo optato per quest’ultima opzione.
In spiaggia magari ci sarebbe stata Giulia. In quel momento avevo preferito non incontrarla.

Tornata in hotel ero crollata appena avevo toccato il letto.
Al risveglio dopo un paio d’ore, verso le sette avevo voglia di scaricare la tensione ed avevo deciso di fare un allenamento lungo la ciclabile che delimita la spiaggia costeggiando la ferrovia.
La stessa che avevamo fatto prima con Anna.
Macinando chilometri ad un certo punto gli stabilimenti balneari finiscono e la spiaggia diventa libera.
Non essendo più la zona abitata, più ci si allontanava dal paese più la spiaggia diventava sempre meno frequentata.

Erano 12 km di spiaggia. Gli unici punti di accesso erano sottopassaggi della ferrovia distanti tra loro circa due chilometri che la collegavano con la strada.
Ecco perché Anna nel pomeriggio si sentiva abbastanza tranquilla che nessuno ci avrebbe disturbate.
Mettendosi a metà tra i sottopassaggi aveva una notevole visuale in caso stesse per arrivare qualcuno.
Sulla strada di ritorno, nonostante fossero le otto, c’erano ancora bagnanti che rientravano e soprattutto in corrispondenza degli stabilimenti si creavano degli affollamenti.

La ciclabile in cemento in alcuni tratti era leggermente coperta da residui di sabbia lasciata dai sandali dei bagnanti.
Questa rendeva la strada molto scivolosa.
Una sbandata improvvisa per evitare un tizio distratto in bici mi aveva costretta a mettere il piede sulla sabbietta quanto bastava a farmi perdere l’equilibrio.
Nonostante avessi cercato di ripararmi l’impatto sul cemento era stato violento, considerando il fatto che stavo correndo.
La prima a soccorrermi era stata una ragazza qualificandosi poi come bagnina dello stabilimento vicino.

Lo stabilimento disponeva anche di un pronto soccorso di primo intervento di cui era sempre la stessa ragazza a gestirlo come infermiera specializzata.
Era stata molto brava a prendersi immediatamente cura di me.
Non riuscivo a camminare, avevo numerose escoriazioni in varie parti del corpo, sulle braccia ma in particolare modo sul ginocchio destro. Era messo male, forte botta ma anche una grossa escoriazione.
Una sbucciatura profonda che me la sarei poi portata dietro per tutta l’estate.

La bagnina mi aveva fatta sdraiare su un lettino dell’infermeria iniziando a mettermi del ghiaccio secco sulle ginocchia.
Mi faceva sentire a mio agio e nonostante il dolore ero rilassata.
Bella ragazza, alta, asciutta ma atletica.
Capelli biondissimi e cortissimi, da maschiaccio.
Un abbronzatura perfetta che le faceva risaltare due occhioni azzurri come il mare.
L’avevo notata prima quando correndo nel percorso di andata ero passata davanti al suo stabilimento.

Lei stava giocando a beach volley nella zona giochi.
Indossava un costumino tipico da giocatrice di pallavolo che le metteva in risalto un fisico statuario scolpito.
Mi aveva detto poi successivamente che lo praticava a livello professionistico.
Mi parlava della sua situazione, della sua scelta ad abbandonare il lavoro da infermiera per gestire lo stabilimento.
Viveva per quello.
Le avevo chiesto che sentivo la necessità di farmi una doccia.

Ero sudata dalla corsa.
Mi aveva proposto che se avessi voluto potevo usare la sua doccia prima di farmi una bendatura al ginocchio.
Le avevo fatto notare che non avevo vestiti con me e non potevo certo rivestirmi con gli abiti sudati dalla corsa.
“Abbiamo più o meno la stessa corporatura. Mettiti qualcosa di mio. Poi ti accompagno in hotel e me li restituisci. Prima mi hai detto che sei qui da sola, Come ci arrivi in hotel? Non riesci neppure a camminare”
“Perché fai questo per me? Non mi conosci neppure”.

Le avevo chiesto.
“Diciamo che mi sei simpatica”
L’avevo ringraziata e avevo cercato di alzarmi e in effetti non riuscivo a stare in piedi.
L’infermeria era situata in una cabina da spiaggia un po’ più grande collegata con un’altra dove c’era un bagno e doccia.
Le due cabine erano divise con una tenda di plastica.
Per fare la doccia chiaramente dovevo spogliarmi.
L’avevo fatto lì davanti a lei, anzi mi aveva aiutata a farlo e coperta con asciugamano da spiaggia che mi aveva gentilmente prestato assieme ad un paio di sandali.

Iniziava a piacermi la situazione.
Come sempre quando ci si spoglia si notano degli sguardi furtivi o almeno lo si pensa.
Mi piaceva pensare che ci fossero stati.
Ero uscita dalla doccia, avevo indossato solo l’asciugamano arrotolandolo, restando con i capelli bagnati. Li lasciavo sempre asciugare al naturale.
Non avevo indossato le mutandine, anche perché non le avevo.
Mi ero sdraiata sul lettino pronta ad essere medicata.
Era stata molto delicata nel medicarmi.

La situazione era sempre più accattivante.
Non avevo le mutandine e da sdraiata la passerotta era ben in vista.
Soprattutto quando durante la bendatura del ginocchio dovevo obbligatoriamente allargare le gambe.
Ero eccitata dalla situazione. Mi piacevano le sue coccole anche se solo per medicarmi.
Era molto dolce e delicata.
Aveva delle mani molto belle. Delle dita lunghissime e ben curate.
Mi eccitava guardarle le dita. Le trovavo molto sexy.

Già me le immaginavo dentro di me. In quel momento lo pensavo e lo desideravo.
Stare in quella posizione, mostrare la passerotta mi eccitava troppo.
Me la sentivo già umida. Volevo quelle dita dentro a farfugliarmela.
Chiudevo gli occhi, fingendo del dolore, ma in realtà lo facevo per darmi una contrazione di piacere. Mi stavo masturbando senza toccarmi.
Cercavo di distrarmi ma la situazione mi prendeva.
Avevo notato qualche suo sguardo alla passerotta.

Mi eccitava di più quando c’erano gli sguardi.
Quando avevo dovuto aprire le gambe un po’ di più per far passare la fasciatura all’interno coscia sicuramente si sarà notato che la passerotta era bagnata.
Ero tentata a coprirla ma non l’avevo fatto, anzi avevo aumentato la contrazione.
Mi mordevo le labbra come per res****re al dolore ma era solo un modo per giustificare la contrazione.
Speravo in una sua iniziativa ma si era limitata solo a qualche sguardo.

Aveva ricevuto una telefonata.
Si era allontanata per rispondere ma avevo sentito che diceva:
“Non preoccuparti, se stasera non riesci. Ci sentiamo domani”.
La telefonata mi aveva fatto ricordare che non avevo il mio telefonino.
L’avevo lasciato in hotel ed erano ormai due ore che ero senza.
Non aspettavo telefonate ma se qualche familiare mi avesse cercata non sentendo risposta magari si sarebbe preoccupato.
Le avevo chiesto che volevo rientrare in hotel.

Mi dispiaceva andare via da lì ma volevo rientrare in possesso del mio telefonino.
“Certo figurati, ti prendo dei vestiti”
Mi aveva dato una gonnellina di jeans ed una maglietta senza un intimo.
“Scusa. Non volevo ascoltare la tua telefonata ma ho sentito che ti è andata buca con un appuntamento. Che ne dici se dovessimo cenare insieme. Io sono da sola, tu pure. Un bicchiere di vino ci lasciamo alle spalle sta giornata”.

Era stata la mia proposta.
“Dammi il tempo di farmi una doccia, ci mettiamo da strafighe, ti accompagno in hotel ed andiamo a cena” aveva prontamente risposto ed accettato l’invito.
Si era spogliata davanti a me prima di entrare in doccia. L’avevo guardata nuda.
Una passerotta rasata tra due gambe lunghissime magre ma con la forma giusta.
Il culotto era davvero bello, tornito. Mi piaceva.
Poi eccitata come ero.

Era stata velocissima. Si era vestita davanti a me.
Era un ambiente raccolto. Dietro ad un separè c’era un lettino ed un armadietto.
Dormiva lì per via degli orari impossibili che faceva.
Non abitava lì ma in un paese a circa 30 chilometri di distanza. Si alzava alle sei del mattino per preparare la spiaggia e la sera finiva sempre tardi.
Era stato eccitante nel vederla vestirsi.
Aveva indossato una maglietta attillata, una gonna molto svolazzante ed un paio di stivaletti estivi.

La trovavo molto sexy.
Prima di uscire aveva anche preso un golfino.
“In moto fa freddo di sera” aveva detto.
Non potevamo usare la moto sulla ciclabile e dovevamo spingerla a mano fino al primo sottopasso che fortunatamente non era lontano.
Io facevo fatica a camminare ma pian pianino c’eravamo arrivate.
Seduta dietro con la gonnellina che si alzava, coscia in vista e senza mutandine.
Ridavamo su questa situazione.

“La sto mostrando a tutti” dicevo.
Scherzavamo sulla passerotta che prendeva aria fresca.
“Ho la passerotta gelata” le avevo detto ridendo.
“Poi la scaldiamo” aveva risposto ridendo.
“Chissà cosa avrà voluto dire” avevo pensato ed avevo risposto con un “Wow”
Arrivate in hotel, nella veranda esterna antistante c’era Giulia. Era con la piccolina, senza il marito.
Mi aveva visto scendere scosciata dalla moto, ma non mi aveva salutato.

Non era neppure venuta a chiedermi cosa mi era successo quando mi ha visto camminare zoppicando e con la gamba fasciata.
In reception mi avevano detto che mi aveva cercata una ragazza di nome Anna.
Salite in camera, la bagnina mi aveva anche accompagnata perché facevo veramente fatica a camminare.
Avevo guardato subito il telefonino, ero preoccupata.
Non c’erano però telefonate di parenti, solo telefonate e messaggi di Anna.

Mi scriveva di richiamarla, si era liberata da un impegno e le sarebbe piaciuto uscire a cena con me.
Avevo fatto finta di niente era stata lei a chiedermi se fossero messaggi di Anna.
Le avevo detto di si. Non avevo motivo di negarlo.
“Scusa ma non ci siamo presentate. Io mi chiamo…” Non avevo fatto in tempo a dirle il mio nome.
“Laura” era stata lei a dirlo.

Ero rimasta sorpresa da questo. Ero sicura che nessuno mi aveva chiamata per nome in sua presenza.
“Sai chi era prima al telefono per dirmi che stasera non poteva uscire con me? Anna, la stessa che ti ha cercata in hotel, che ha provato a telefonarti e invitati a cena con i messaggi. Io mi chiamo Manuela” mi aveva detto.
“Mi era giunta voce di una ragazza di Milano con i capelli rossi di nome Laura.

Sai i pettegolezzi corrono. Anzi per domani sera abbiamo un appuntamento per andare a ballare tutti insieme” aveva aggiunto.
Ero rimasta senza parole.
Lei Manuela era la ragazza di Anna.
“Scommetto che oggi ti ha portata la spiaggia libera e magari per non passare davanti al mio stabilimento ha fatto un tratto di stradale per entrare dal sottopasso successivo” aveva aggiunto.
In effetti avevo notato questa cosa ma al momento non avevo dato importanza.

Ero rimasta impietrita ero in piedi davanti a Manuela. Non sapevo cosa rispondere.
Si era avvicinata a me. Mi aveva messo una mano tra i capelli tirandomeli indietro con forza al punto che anche la mia testa si era piegata all’indietro.
Non capivo le sue intenzioni. Ma le ho capite subito dopo quando dopo avermi detto:
“Ma adesso sei qui con me” mi dato un bacio sulle labbra.
“Sei splendida” aveva aggiunto mentre aveva infilato la sua mano sotto la mia gonnellina.

“Ti avevo detto che te l’avrei scaldata, ricordi”?
Mi piaceva essere trattata così. Manuela era decisa.
“Stavo impazzendo prima quando ti medicavo. Avevo una voglia di toccartela” aveva detto mentre le sue dita avevano iniziano a farfugliarmi la passerotta ormai umida.
Eravamo rimaste in piedi.
Avevo allargato leggermente le gambe come risposta ad invogliarla a proseguire.
Dopo strofinamenti tra le labbra della passerotta ormai più che bagnata, era entrata dentro con un dito che muoveva in maniera fantastica.

Potevamo sdraiarci sul letto ma era bello restare così in piedi con le gambe aperte.
Avevo le gambe rigide per come spingevo la passerotta contraendola verso il suo dito.
Mi faceva impazzire dal piacere.
Con dolcezza mi aveva fatto prima sedere e poi fatta sdraiare sul letto.
Mi aiutava nei movimenti, ero proprio bloccata.
Mi aveva spalancato le gambe mettendo la passerotta bene in mostra.
Non ero completamente sdraiata.

Ero con i piedi per terra.
Praticamente posizione da seduta con le gambe aperte e successivamente sdraiata.
Lei si era messa tra le mie gambe, in ginocchio ai bordi del letto
In quella posizione aveva la mia passerotta aperta davanti ai suoi occhi.
Aveva iniziato a baciarmela. La leccava in modo sublime.
Avevo i brividi dal piacere.
Con le dita mi apriva le labbra mentre me la slinguazzava.

Muoveva la lingua a volte velocemente, poi rallentava il movimento.
Me la prendeva tutta in bocca per succhiare avidamente il suo liquido.
Poi quando muoveva velocemente la sua punta della lingua sul mio clitoride non avevo più resistito.
Avevo raggiunto un orgasmo spaventosamente intenso.
Avevo avuto delle contrazioni talmente forti che quasi mi sembrava di saltellare con il bacino.
Solo allora, dopo che io avevo raggiunto l’orgasmo e restando in quella posizione si era toccata.

Con una mano mi spingeva in giù per farmi restare sdraiata.
Non me la stava più leccando. Mi sbaciucchiava ovunque.
Guardava la passerotta, le parlava, le diceva “sei bellissima” “si sei bellissima”.
Lo avrà detto almeno una ventina di volte mentre continuava a toccarsi.
Era al limite lo capivo perché quel “si sei bellissima ” diventava sempre più godurioso.
Aveva raggiunto un orgasmo interminabile mentre guardava la passerotta con altrettanto interminabile “siiiiii sei bellissimaaaaaaaaa”
Eravamo rimaste così in quella posizione per almeno cinque minuti prima di dirmi:
“Dai vestiti che andiamo a cena”
“Si capo” avevo risposto.

La serata era trascorsa in allegria.
Avevamo preso la mia macchina, guidava lei, ed eravamo andati in un locale fuori paese per evitare incontri. In paese era molto conosciuta.
Avevo messo il telefono in silenzioso. Anna aveva chiamato più volte.
Lei se ne era accorta ma sembrava divertita. Erano arrivati anche dei suoi messaggi.
Mi chiedeva dov’ero e perché non rispondevo alle telefonate.
Manuela voleva leggere i messaggi.

In primo momento mi ero rifiutata ma poi lei aveva insistito tanto ed avevo ceduto alla sue richieste.
Mi divertiva la situazione.
Fare da amante a tutte due era trasgressivo e piacevole però aveva i suoi ma.
Insomma mi sentivo un po’ sporca.
Il mio umore era cambiato quando avevo ricevuto un messaggio
“Cosa ti è successo? Come mai sei fasciata e zoppicante? Mi manchi, mi manchi da morire.

Ti vorrei qui”
Era di Giulia!
Eh no eh no piccola non dirmi così!
Cazzarola quanto mi manchi anche tu.
Laura.

Lo faremo…e presto

Lo faremo…e presto”, ci eravamo lasciati così…. “Oh…si…” “Lo sai che quando mi metto in testa una cosa…ti piacerà, ne sono sicuro” “Anche io…e sarò senza mutande?” ” Si…calze autoreggenti, minigonna…la depiliamo tutta, così sarà più sensibile”
Sdraiata sul letto sentivi la mia lingua carezzarti il clitoride, poi le labbra morbide e aperte, poi di nuovo il clitoride. “Sentirai il fresco dell’aria proprio qua sulla patatina…ti farò fare una bella passeggiata…prova a immaginare…” “Si…si…” non potevi fare a meno di rispondere.

Stavi godendo, e tanto, e le immagini che la tua fantasia creava ti scorrevano davanti agli occhi.
Una sera di Maggio, cammiamo per la rotonda, un leggero venticello ti sfiora le gambe inguainate nelle calze, e ti stimola il sesso nudo, esposto.
Quella sensazione di fresco proprio lì basta ad eccitarti. La consapevolezza della tua nudità, pochi centimetri sopra l’orlo della gonna, ti inebriano.
Camminiamo mano nella mano. Fino al pa****tto.

Ci fermiamo un attimo. “Apri un po’ le gambe” ti sussurro…. Tu sorridendo esegui. Un’improvvisa ventata di fresco ti rende di nuovo consapevole del tuo stato.
“Aprile ancora”
“Ma si vedranno le calze autoreggenti da dietro…”
“Dai…. coraggio, apri le gambe…voglio che ti sia apra la fica”
“Oddio…” gemendo. “Mi gira la testa…”
“Ti senti abbastanza troia?”
“S. si…”
“Aprile ancora un po’…”
“Ma…”
“Dai. Aprile e basta”
“Ma sembro ridicola! Che ci faccio con queste gambe così aperte…”
“Adesso vedrai.


Spostandomi dietro di te ti premo il membro duro contro il suo sedere. Ti abbraccio, ma con un abbraccio innocente solo da fuori.
“Lo senti?”
“Certo…come potrei non sentirlo…mi fai venire una voglia…”
“Di che?”
“Voglia di averlo dentro”
“Averlo dentro cosa? “
“Il tuo cazzo, stronzo, o…anche un qualsiasi altro cazzo…” Rispondi maliziosa. Per tutta risposta ricevi un morso sul collo…. e mi stringo ancora di più contro di te.
“Chissà, forse stasera sarai accontentata…”
“Scemo…lo sai che sono bagnatissima??”
“Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto…”
“Andiamo via.

Andiamo al ristorante”.
Passeggiando lentamente, senza fretta. Al ristorante chiediamo un tavolo d’angolo, piuttosto appartato.
“Che bella tovaglia lunga…fa proprio al caso nostro” Ti dico ridendo
“Che hai in mente?”
“Vedrai…”
Passandoti la lingua sulle labbra
“Smettila…”
“Perché?”
“Stasera ti punisco…giuro…”
“Non vedo l’ora…”
Prendo in mano il coltello. Un coltello di metallo, di quelli col manico pesante, arrotondato. “Stasera sei bellissima…lo sai?”
“Si…”
“Sarà che sei nuda…ti piace vero?”
“Si…mi fa sentire…strepitosamente bella e disinibita… Chiedimi qualsiasi cosa…stasera mi sento davvero senza freni!”
Passandoti il manico del coltello sulle labbra.

Lentamente. “Voglio che ti carezzi con questo…” – Sussurrando – “dalla parte del manico, naturalmente…”
Tu rimani senza fiato.
“La tovaglia è abbastanza lunga, non dovrebbe vederti nessuno…e poi, anche se ti vedono, che ti importa? Penseranno che sei proprio una troia…”
“Te sei matto…”
“Fallo. Adesso”
Gettando un occhiata intorno, ti metti il coltello in grembo. Poi, muovendoti piano, ti sfiori una coscia, risalendo piano verso il tuo sesso. Io ti guardo fisso negli occhi.

“Allora? L’hai fatto? “
“Ci sto arrivando…Ecco. Mi sto carezzando…”
“Ti piace?”
“Da matti…” La voce ti si fa roca.
“Com’è?”
“Freddo…ghiacciato anzi…dio…”
“Raccontami…”
“Sto salendo e scendendo piano piano…ora sono arrivata quasi fino al sederino…ora risalgo…”
“Brava…adesso mettilo dentro”
“Dove?!”
“Nella fica. Infilalo piano nella fica. Forza. “
“S-si…lo sto facendo. Ecco…oddio, è bellissimo…”
“Non agitarti, stai ferma, o si capirà…”
Arriva la cameriera. Ordino io per entrambi. tu arrossisci un pò di vergogna.

“Che stai facendo?” ti chiedo dopo che si è allontanata, sempre sussurrando. “Sto entrando e uscendo…”
“Fammelo vedere, adesso” Lo estrai piano, mordendoti le labbra. Poi, dopo una veloce occhiata intorno, lo metti sul tavolo. Sulla tovaglia rosa. Il manico è lucido, ricoperto di una sostanza trasparente e vischiosa.
Ci passò il dito sopra, e me lo metto in bocca.
“Mmmm…ottimo. Brava, adesso mangiamo. Normalmente, se ci riesci. ” Ridendo……Mangiamo normalmente…scherzando del + e del meno…..
Per frutta lui ordino una mela.

La sbuccio. La tagliò in quattro.
“Ne vuoi un po’?”
“Si, grazie”, rispose tu
Te la passo e…. “Mettila dentro”
“Cosa??! Ma ti sei ammattito stasera?” Sussurri tu, cercando di non ridere. “Mettila dentro e non discutere”
Prendi lo spicchio. Lo succhi leggermente per lubrificarlo, poi fai finta di mettere le mani in grembo, e lo appoggi al suo sesso. Entra senza fatica. Te ne passo un altro…..
“Adesso metti dentro anche questo……”
Esegui.

Ti senti languida e sensuale, matta e incosciente, porca e bellissima.
“Adesso accavalla le gambe”
“Oooh…”
“Piacevole?”
“Si…non l’avrei mai detto ma…”
“Adesso alzati, e usciamo. Spingile bene in fondo, perché non devono caderti, mentre cammini…”
Il piacere che viene da quei due corpi estranei è straordinario. Cammini lentamente, per paura che…”
Di corsa andiamo a casa…..entriamo……
Le mie mani raggiungono i tuoi fianchi e con un abile mossa ti libero dei vestiti e mi spoglio anch’io
Il mio fallo sobbalzando fuori dai boxer leggermente nell’aria e tu accovacciandoti te lo porti subito con le mani alla bocca “Mio Dio ma è incredibile” ridacchi, poi allunghi la mano e lo impugni, lenta ed esperta spingi in basso la pelle che ricopre il glande che comparve paonazzo ed eccitato mentre la mano incomincia a scorrere lentamente avanti ed in dietro.

Poi andiamo sul letto finisco di spogliarti rapidamente, ammirando estasiato quel piccolo ma perfetto esempio di morbidezza femminile, i seni prosperosi dai grandi capezzoli, le coscie ben tornite, le chiappe sode e muscolose, senza evidenti tracce di cellulite.
“Non so ce ci riuscirò, ma ho una gran voglia di mangiartelo tutto” mi dici dolcemente mentre riprendi a mastrubarlo lentamente. Ti metti in ginocchio mettendo in risalto il tuo splendido culo, con i seni elastici che pendono da sotto.

Mi baci il petto scendendo sempre più sino a che non arrivi al cospetto del glande, la tumida lingua spunta tra le labbra e inizia a giocare esperta mentre la mano continua a scorrere sull’asta.
Mi risucchi i testicoli in bocca succhiandoli amorevolmente.
La tua mano accarezza le mie palle mentre ti guardo estasiato mentre il mio cazzo scompare millimetro dopo millimetro nella tua gola. Ti accarezzo la morbida curva delle natiche, poi mi spingo in giù tra le cosce raggiungendo la vagina, madida di dolci umori, e accarezzo il clitoride, tu mugoli d’eccitazione affondando completamente il cazzo in gola, ed anche io gemo.

Ora hai la passerina sopra il mio volto…..infilo un dito e tu spingendo fai uscire le due fette di mela…..
“Mangiala ora” mi dici
Le metto in bocca sanno di te……tu ti volti e mi infili la lingua in bocca per assaporarle anche tu…..
“Ti piacerebbe leccarmela ?”
Ti attiro verso di me e affondo il volto tra le tue sode cosce, e con la lingua vado alla ricerca del tenero bottoncino. Quando lo raggiungo tu lanci un gemito profondo e torni a calarti su di me affondando il cazzo in bocca e succhiandolo avidamente.

Fai scorrere in su ed in giù la bocca mentre la lingua frenetica lambisce il mio pene mentre ti lecco e accarezzo succhiando i dolci umori. La lingua frulla frenetica sul tenero clitoride, le dita giocano con le rosee labbra, penetrandoti e strappandoti gemiti di piacere
Ti sento godere e “Attenta, rallenta o mi farai venire” ma tu non sembri udirmi, comunque mi ignori anzi acceleri il ritmo delle labbra sino a che non lo senti contrarsi.

Sento il cazzo esplodere come un vulcano impazzito, scaricandoti un primo copiosissimo getto di caldo e denso sperma che si stampa sulla lingua e sul tuo palato facendoti gemere ed ingoiandolo golosamente.
Ti affondi ancor più profondamente il cazzo in gola e ti scarico il copioso seme in gola.
I tuoi movimenti si fanno più lenti mentre succhi ancora avidamente ingoiando golosamente il mio piacere.

Ti amerò per sempre

Dannazione, è così eccitante, pensai tra di me. “Vuoi dirlo più forte?” Chiese Sara. Lei era la mia miglior amica fino dall’asilo. Le diedi un’occhiata confusa. “Dannazione è cooosì eccitante. ” Ha detto lei con voce beffarda. Capii che l’avevo detto troppo forte. L’avevo detto solo a lei e quindi potevo stare tranquillo. Si chiamava Gabriele ed aveva 18 anni. Anch’io avevo 18 anni e frequentavamo ambedue il liceo.

Era alto circa un metro e settanta e da quello che avevo potuto vedere ogni giorno in palestra, aveva dei bei addominali.

Quando alzava la maglietta per asciugare il sudore non potevo fare a meno di guardarlo. Lo vedevo anche quando si cambiava, portava sempre dei vecchi boxer militari ed era decisamente ben fatto.

“Sai che ha una ragazza, è chiaramente etero. ” Disse Sara. “Grazie Sara per aver rovinato i miei sogni. ” le risposi. Ci piaceva stuzzicarci. La campana suonò ed erano ora di fare storia. “Oh maledizione, sarò seduto proprio dietro a Gabriele in storia.

” Dissi a Sara. “Sì, cerca di controllare i tuoi ormoni” mi rispose. Andai al mio armadietto a prendere i miei libri, mentre mi avviavo verso l’aula vidi Gabriele piegato davanti al suo armadietto e non potei fare a meno di guardare il suo bel sedere. Mentre lo stavo fissando, lui si voltò. Non ne sono sicuro ma penso che mi vide, allora mi voltai rapidamente ed andai in classe.

Anche dal didietro era bello.

Forse ne ero ossessionato, beh, penso di esserlo stato, ma lui era veramente eccitante. La campana suonò e la giornata era finita. Corsi al mio armadietto per non essere in ritardo per l’autobus. Anche se mi affrettavo arrivavo sempre per ultimo. Stavo fantasticando quando l’autobus arrivò alla mia fermata. Mi alzai e scesi, non ero lontano da casa mia e ci sarei arrivato in un minuto.

Ero vicino a casa quando qualcuno mi toccò sulla spalla.

Mi voltai e vidi Gabriele, quasi svenni sul momento. “Ehi Gabriele, che c’è?” Chiesi. “Niente, ho dimenticato di nuovo quella maledetta chiave. Posso usare il tuo telefono per chiamare mia mamma o mio papà. ” “Sicuro, con piacere. ” Lui stava per stare in casa mia. A usare il mio telefono. Ero chiaramente ossessionato. Arrivammo alla porta, apriii ed entrai. “Accomodati, cerco il cordless. ”

La segreteria telefonica aveva 2 comunicazioni ma non mi attardai ad ascoltarle, volevo solo portare il telefono a Gabriele.

Non era nella sua sede, schiacciai il bottone e sentii il segnale nella mia stanza. “Aspetta, Gabriele, è disopra. ” “Ok. ” Salii la scala più velocemente possibile, trovai il telefono e corsi di nuovo giù. “Eccolo. ” Gli diedi il telefono. “Grazie. “

Ero seduto sulla sedia davanti a lui. Tentavo di controllarmi e non andargli vicino. Era cooosì bello. “Ok, ma, ciao. ” Lo sentii dire al telefono. Lui chiuse la comunicazione e mi diede il telefono.

“Passerà un’ora e mezza prima che lei torni a casa. Ti dispiace se uso il tuo bagno prima di andarmene?” Avevo voglia di dirgli sì, sicuro, solo che ti sbircerò dalla porta! “Sì, vai disopra, a sinistra, poi la prima porta a sinistra. ” “Ok, grazie. “

Nel frattempo mi era diventato più duro di una pietra. Tutti i miei 18 centimetri spingevano nei miei boxer. “Ehi Gianni!” Sentii. “Sì?!” Gridai. “Puoi venire su ad aiutarmi? Qualche cosa non va col water.

” “Sì aspetta!” Salii al bagno e lui non c’era. “Gabriele? Dove sei?” “Qui. ” Lo sentii dire. Mi voltai e lo vidi sdraiato sul mio letto. “Cosa fai?” Chiesi con una piccola risata. “Vieni qui Gianni”

Entrai nella mia stanza. “Cosa? ” Dissi. Mi tirò sul letto e le sue labbra morbide toccarono le mie. Mi tirai indietro e lo guardai. “Ti ho visto guardarmi prima dell’ora di storia. Ho avuto l’idea che tu fossi gay.

” Disse. Nel frattempo io ero scioccato per quello che era accaduto. Lui riprese a baciarmi. Salii su di lui e gli ritornai il favore. Restammo sdraiati e ci coccolammo per circa 10 minuti. Gli tolsi la maglietta e lui mi tolse la mia. I suoi pettorali mi fissavano. Li baciai e scesi al torace ed allo stomaco. Gli tolsi i pantaloni e gli tirai giù i boxer. Era enorme! Cominciai a baciargli la cappella, poi giù l’asta e poi iniziai a giocare con le sue palle.

Allora riuscii a spingere tutti i suoi 20 centimetri nella mia gola. Circa 5 minuti più tardi cominciò ad emettere un lamento: “Ohhh! Ohh! Vengo, Gianni. Sborro!” e sparò il suo carico nella mia bocca. Aveva un sapore cooosììì buono. “Ti amo Gianni. ” Disse mentre lo baciavo di nuovo.

“Ora tocca a me darti piacere” Si spostò e mi fece sdraiare dove era stato lui. Scese sul mio torace e cominciò a baciarmi un capezzolo.

Poi scese allo stomaco. Mi tirò lentamente giù i pantaloni. Poi tornò a baciarmi lo stomaco. Mi tirò giù i boxer ed il mio cazzo balzò dritto in aria! Se lo spinse tutto in bocca ed iniziò a salire e scendere. Contemporaneamente mi faceva una sega. Dopo circa 10 minuti di succhiare gridai, “Vengo!” Lui non si fermò e lasciò che gli sparassi il carico in bocca.

Ritornò al mio livello e mi guardò negli occhi.

“Tu non sei gay. ” Dissi. “No, sono Bi. Altrimenti non avremmo avuto il più bel momento della mia vita. ” Io lo baciai di nuovo. In quel momento il telefono trillò. Io alzai il culo per andare a rispondere. Gabriele mi lanciò un grande grande sorriso. “Hallo?” “Ehi dolcezza, io e tuo padre passeremo la notte dalla zia Mary, che non si sente bene. Ok?” Magnifico pensai! “Sì, ok. A presto ciao!”

Ritornai sul letto e mi sdraiai.

“Mia mamma e papà staranno fuori questa notte! Vuoi restare qui questa notte?” “Assolutamente sì!” Disse all’istante. Gli diedi il telefono. Mentre chiamava sua mamma, cominciai giocare coi suoi capelli facendovi correre dentro le mani. Non ero più il ragazzo romantico, piuttosto ero qualcuno che cercava solo sesso. Lui riattaccò dopo un minuto ed aveva un grande sorriso sul viso. Ci mettemmo sotto le coperte e ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro.

Ci svegliammo più tardi e cominciammo a sentirci un po’ eccitati.

Quella notte facemmo perdere la verginità l’uno all’altro. Dopo quella notte continuammo a frequentarci assicurandoci che nessuno se ne accorgesse. Naturalmente tuttavia, non vedevo l’ora di raccontare a Sara quello che era successo, lei non mi avrebbe creduto. Ma andava bene così.

2

Era passato quasi un anno da quando Gabriele ed io avevamo cominciato a stare insieme segretamente e continuavamo ad amarci. Sara si era trasferita e ci sentivamo solamente on-line o per telefono.

Mi mancava molto! Nessuno di noi si era ancora rivelato ma non sapevo se sarei riuscito a tenere il segreto per molto, mia mamma mi aveva sorpreso molte volte a masturbarmi su un porno gay. Purtroppo Gabriele ed io avevamo solamente una lezione in comune. L’anno prima le avevamo tutte.

“Ehi. Cosa c’è?” Disse Gabriele con un ammicco e un sorriso. “Huh?” Dissi io “Dov’è finito il che stavamo guardando?” “E’ finito.

Tu eri troppo occupato a fantasticare di me. ” Leggeva nel pensiero! Eravamo all’ora di Studi Sociali, come ho detto l’unica lezione che avevamo insieme. Tutto ciò che facevamo in quella stupida ora era guardare uno stupido video. Era ora che l’insegnante andasse in pensione.

“Oh. ” Dissi. C’erano dieci minuti prima della lezione successiva così potevamo parlare. “Che c’è di nuovo? ” Mi chiese. “Nulla” risposi. “Beneee….. ” continuò lentamente… “E’ venerdì, non abbiamo compiti, i miei genitori sono fuori per il fine settimana e… ” Io gli sorrisi, sapevo quello che voleva fare.

Era la persona più eccitante che avessi conosciuto. “Sì. ” Dissi sorridendo. “Ok” Disse lui. “Andiamo a casa mia in autobus. Puoi chiamare tua mamma da là… e potresti utilizzare i miei vestiti. ” Mi fissava negli occhi mentre suonava la campana dell’ultima ora.

Dopo la campana corsi al mio armadietto; misi via tutti i libri ed afferrai il mio cappotto. Corsi fuori. Quell’anno il mio armadietto era vicino all’uscita per cui normalmente ero uno dei primi a raggiungere la fermata.

Aspettai Gabriele così avremmo potuto sederci vicini e tenerci per mano di nascosto. Finalmente lui uscì e ci guardammo negli occhi. Pensavo che nessuno si fosse ancora accorto di nulla perchè noi andavamo in giro anche con altri.

Salimmo sull’autobus ed andammo in fondo. Lui si sedette vicino al finestrino ed io vicino a lui. L’autobus era tranquillo, nessuno era agitato, tutto era silenzioso. Io misi la mia mano sotto il mio cappotto e lui fece lo stesso.

Eravamo seduti e ci tenevamo per mano. Ci volevano 30 minuti per arrivare a casa sua. Questo era quello che mi piaceva di più, sono romantico e cercavo sempre luoghi per stare tranquillo con lui.

Finalmente arrivammo ed entrammo in casa sua che era molto più grande e più bella della mia. “Accomodati, vado a prendere il telefono. ” Lo prese e schiacciò il bottone della segreteria telefonica. “Una nuova chiamata” Disse la voce di monotona della macchina.

“Ehi baby sono Giorgio. So che i tuoi sono via. Ti amo. Chiamami. Ciao. ” Gabriele tentò di chiudere la comunicazione ma avevo sentito tutto. Il mio cuore si spezzò.

Attraversò la stanza e mi diede il telefono sorridendo. Le lacrime mi correvano sul viso. “Qualche cosa che non va?” Chiese. Io mi alzai e me ne andai.

C’erano circa tre chilometri per arrivare a casa mia. Cominciai a camminare il più velocemente possibile.

Sentii che Gabriele mi seguiva. Lui faceva atletica ed era molto più veloce di me. Mi afferrò e mi fermò. I suoi occhi erano pieni di lacrime. Lo guardai con faccia disgustata. “Io… mi spiace” “Gabriele qual’è il problema? Penso sia finita. ” E continuavo a camminare verso casa. Quando la mia casa fu in vista, cominciai a correre. Entrai. La mamma non era ancora arrivata. Corsi nella mia stanza. Afferrai il mio cuscino e piansi.

Poi sentii bussare alla porta ed aprii. Gabriele sapeva dove era nascosta la chiave.

Anche lui stava piangendo, si sdraiò sul letto vicino a me. Mi avvolse nelle sue braccia e mi diede un bacio sulla fronte. Probabilmente ero un po’ vecchio per piangere ma mi faceva male. “Mi spiace tanto, baby. Io… io… io non so cosa dire. ” Mi disse. Lo guardai dal cuscino e cominciai a piangere di nuovo.

Lui mi baciò e mi asciugò le lacrime.

Cosa potevo fare? L’amavo da morire. E Giorgio era anche bello. Ma io amavo Gabriele molto di più. Gli diedi un bacio morbido sulle labbra. “Quindi, io o lui?” Lui sospirò e mi guardò negli occhi. “Tu, Gianni. ” Lo baciai ancora e non sapevo se credergli o no. “Devi chiamarlo e dirgli di noi, e dirgli che fra voi due non sta funzionando.

“Va bene. ” Disse lui.

Prese il telefono mentre stava ancora singhiozzando un po’. Gli asciugai le lacrime e lui mi lanciò un sorriso confortante. Compose il numero ed io ascoltai. “Giorgio? Ok. ” Aspettò che venisse al telefono. “Ehi, come va Giorgio? Bene. Ehi, volevo dirti una cosa. Beh, non penso che tra di noi le cose vadano per il meglio ed io ho trovato qualcuno altro. Sì, Gianni. ” “E’ gay?” Sentii che Giorgio diceva.

“Sì, mi spiace uomo, devo andare. Ciao. ” Gabriele cominciò a singhiozzare un po’ di più. “Andiamo, ritorniamo a casa tua. ” Dissi. Lasciai un appunto per la mamma per dirle che avrei passato la notte da Gabriele. Ritornammo a casa sua ed andammo dritti nella sua camera.

Gettammo via le scarpe e ci sdraiammo sul letto. Aveva un grande letto matrimoniale e ci stavamo comodi. Non appena sdraiati ci stringemmo tra le bracci guardandoci l’un l’altro.

Baciandoci di tanto in tanto. Ci addormentammo e non ci svegliammo fino alla mattina seguente.

Quando aprii gli occhi il sole del mattino aveva già riempito la stanza con la sua luce. Vidi che Gabriele era ancora di fianco a me. Era già sveglio e mi stava guardando negli occhi. “Mi spiace tanto, Gianni. ” Lo guardai: “Ti amo Gabriele. “

Lui mi baciò leggermente. Io lo baciai lentamente sulle labbra, spingendo la lingua nella sua bocca.

Immediatamente si formò una protuberanza nei miei pantaloni, era la prima volta dall’altro giorno nell’autobus. Lui si tolse la camicia e la gettò via. Il suo bel corpo muscoloso si sdraiò accanto a me. Io cominciai a baciare e mordicchiare i suoi orecchi, poi baciai scendendo al collo ed al torace. Cominciai a succhiare lentamente uno dei suoi capezzoli.

Continuai a scendere ai suoi pantaloni, glieli abbassai e cominciai a baciare i 20 centimetri della sua bella virilità.

“Girati” e lui si sdraiò sullo stomaco. Amavo il suo sedere, probabilmente la sua parte migliore. “Ok, torna indietro” e lui lo fece.

Cominciò a spingere tutti i 20 centimetri nella mia bocca. Lentamente cominciai a succhiarli. Lui si lamentò di piacere. “Ohhhhh, sto per sborrare!” disse dopo 4 minuti del mio pompino. Poi un intero fiume di sperma scese nella mia gola. Era caldo ed aveva un sapore cooosiiì buono.

Si alzò e mi girò sul letto per poi fare come me cominciando a baciarmi su e giù.

Mi tirò giù i boxer e cominciò a succhiarmi. Ero già così vicino ad eiaculare che non ci volle molto. Il mio succo di ragazzo scese nella sua gola e lui ne ingoiò ogni goccia.

“Sono esaurito!” Disse. “Facciamo una doccia insieme?” Gli chiesi “Sicuro. ” Andammo in bagno ed entrammo nella doccia. Lui l’aprì ed attese che la temperatura fosse rilassante. Ci stavamo baciando quando sentimmo qualche cosa sulle scale.

Ci stavamo preoccupando di che cosa si trattasse, magari uno dei nostri genitori. Sentimmo qualcuno scendere i gradini ma non eravamo preparati a quello che stava per accadere.

3

“Chi diavolo potrebbe essere?” chiese nervosamente Gabriele. “Non ne ho idea” Dissi io tremando di paura. Uscimmo rapidamente dalla doccia, ci asciugammo e ci vestimmo. Proprio mente stavo scivolando nella polo la porta si aprì.

“Cosa cazzo state facendo?” Era Christian il fratello maggiore di Gabriele, era la prima volta che lo vedevo.

Era una versione più vecchia di Gabriele. Dannatamente eccitante. Aveva 20 anni e frequentava l’università. “E… Ehi Christian. Cosa succede?” chiese Gabriele un po’ spaventato. “Quello che importa è cosa cazzo stavate facendo voi due qui? Il mio fratellino ora è una checca?”

Era ovvio che ci aveva sorpresi. Per tutto un anno era stato un segreto, avevamo fatto un ottimo lavoro perché nessuno lo sapesse. Ma ora, solo un il piccolo errore e qualcuno sapeva.

“Per favore non dirlo a mamma e papà, o ai genitori di Gianni. Per favore Christian” Implorò Gabriele. Christian ci sorrise. “Ok, fratellino. Nessuno lo saprà. ” Poi tornò a guardare me e Gabriele. “Sapete ragazzi che siete una bella coppia? Veramente!” Gabriele colpì suo fratello nello stomaco e lui uscì dal bagno ridendo. “Ricordati che la mamma è via per il fine settimana!” Gridò.

Gabriele mi guardò con espressione sollevata. “Ragazzi, ogni tanto lo amo veramente.

” “Sì. vorrei solo che mio fratello fosse così cool. ” Lui prese la mia mano nella sua e mi trascinò nella sua stanza. Ci sedemmo sul fouton e cominciammo a giocare con l’X-box. Mentre giocavamo mi chinai e lo baciai sulla bocca. Lui si sdraiò indietro e mise in giù il joystik.

Io lo spinsi giù e cominciai ad aprirgli la ceniera dei pantaloni. Il suo attrezzo di 20 centimetri pulsava nei suoi boxer.

Glieli tirai giù e cominciai a far correre la lingua su e giù lungo l’asta. Poi mi misi tutto il cazzo in bocca e cominciai a succhiarlo. “Oh sì Gianniiii… Oh siiiiì continua…. Sssiiiììì…. ” Io cominciai a salire e scendere un po’ più velocemente mentre leccavo. Tolsi l’uccello dalla bocca per poter cominciare con le palle. Le leccai una per volta assicurandomi che ne fosse soddisfatto.

Ripresi a succhiare il pene duro.

“Oh sì Gianniiiiii, vengoooo” I suoi caldi succhi fluirono nella mia bocca e riuscii ad ingoiarli tutti. Lo baciai per permettergli di sentire il sapore del suo sperma. “Ora… ” Dissi io… “Girati..” Lui lo fece, io presi il lubrificante nascosto sotto il divano, lubrificai il mio cazzo duro e ne misi anche sul suo buco.

Cominciai lentamente a spingere il pene. Poco a poco finché fu tutto dentro. Gabriele emise un lungo lamento.

“Tutto bene?” “Sì” Disse lui. “Bene. ” Cominciai as incularlo più forte e lui lo prendeva tutto. Dopo 5 minuti che lo inculavo così, ero pronto ad eiaculare: “Così Gabriele…. ohhhahhhh. ” E sparai un lungo flusso del mio caldo sperma. Un po’ ne gocciolò fuori dal buco e sulle sue gambe.

Restammo sdraiati per un po’ tentando di riprendere fiato. “Ehi culi!” Vedemmo arrivare Christian e prima che noi potessimo fare qualsiasi cosa lui ci vide.

“Woah…. sembra che vi siate divertiti!” Ridemmo tutti e due… se solo avesse saputo quanto. “Io sto andando da McDonalds per la cena. Voi ragazzi volete qualche cosa?”

“Portami un Big Mac e patatine. ” Disse Gabriele. “E tu, Gianni? ” “Anch’io lo stesso. Grazie. ” “Bene culi, ritornerò tra 10 minuti… state buoni… pulite… prima che mangiamo. ” Rise scendendo le scale. Gabriele aveva un gran fratello. Capimmo che il segreto sarebbe stato mantenuto.

4

Io e Gabriele ci bloccammo. Non potevamo credere a quello che stavamo vedendo! C’era Christian insieme a un altro ragazzo che fottevano sul suo letto! “Hoi!” Gridai. Gabriele mi colpì piano. L’amico di Christian si alzò rapidamente, si vestì, corse giù dalle scale ed andò via. “Mi spiace fratello!” disse Gabriele mentre anche Christian correva giù dalle scale per tentare di fermare il suo amico.

“Aldo vieni qui!” Lo sentivamo gridare fuori la porta.

Alla fine ritornarono disopra. “Gabriele, Gianni vi presento Aldo. Noi siamo… beh… amici… come si dice. ” “Ehi Aldo” Abbiamo detto noi.

“Non direte niente, ragazzi!” Disse Aldo. Aveva una voce bassa ed era piuttosto bello. Il suo cazzo direi che era di 21 centimetri, capelli neri ed occhi nocciola. Bei pettorali e stava sviluppando dei begli addominali.

“Non diranno niente. Vero ragazzi?” Io e Gabriele scuotemmo la testa in diniego.

“Quei due sono gay, l’ho scoperto oggi. ” “Bene. ” Disse Aldo con un’espressione un po’ sollevata, e Gabriele ed io capivamo bene come si sentiva. “Beh, perché non andiamo a trovare qualche posto dove cenare?” “Ok, mi sembra una buona idea. ” Disse Gabriele. Aldo ed io fummo d’accordo e con la macchina di Gabriele ci avviammo.

Erano circa le sette e mezza quando arrivammo. Entrammo e trovammo immediatamente un tavolo.

Ci sedemmo, ordinammo e aspettammo per che ci sevissero. “Quindi, tutto questo sarà il nostro segreto? Nessuno dirà niente a nessuno?” Chiese di nuovo Aldo e sembrava veramente preoccupato. “No uomo. Non preoccuparti né Gianni né io diremo niente. Ok Gianni?” Io accennai col capo. Poi arrivò il cibo, mangiammo e ritornammo a casa che erano circa le 10 e 30.

“Bene ragazzi, volete guardare un film?” Domandò Christian. “Perché no. ” Aggiunsi io.

Christian aprì il divano a letto per lui ed Aldo e mise a terra dei sacchi a pelo per noi. “Oh grazie mille per il letto meraviglioso per noi!” Dissi. Lui capì che stavo scherzando e che per noi andava bene. Ci sistemammo tutti con del popcorn e mettemmo ‘Alla ricerca di Nemo’. Nessuno di noi l’aveva visto e ci interessava.

Presi Gabriele tra le mie braccia quando il film cominciò e vidi che anche Aldo e Christian stavano un po’ più vicini.

“Non preoccuparti di nulla, uomo, è tutto ok. Il nostro segreto è al sicuro e nessuno lo scoprirà. ” Immaginavo che Aldo fosse ancora preoccupato. Povero ragazzo. Lentamente mi addormentai. .

“Oh sì… Oh sì… ” Qualche cosa mi svegliò. Alla ricerca di Nemo stava ancora andando. Alzai lo sguardo per vedere se Aldo e Christian erano ancora lì. Vidi Christian e non sembrava essere addormentato. Improvvisamente notai che Aldo gli stava facendo un pompino! Ragazzi, quanto era eccitante.

Mi tolsi lentamente i boxer cercando di non svegliare Gabriele. Ora Aldo era a quattro zampe e Christian lo stava inculando!

Cominciai a carezzarmi l’uccello duro. Ragazzi stavo per venire! Subito dopo mi accorsi che Gabriele mi stava facendo il pompino della vita. “Oh sì Gabriele! ” Dissi piano. Dannazione, gli piaceva farlo…. ed era bravo!

“Ehi ragazzi vi state divertendo?” Sentii che chiedeva Christian. “Come te. ” Replicai. Lui rise. Improvvisamente sentimmo Christian sparare il suo carico, poi qualche attimo più tardi Aldo.

“Noi andiamo a letto, voi non fate tardi!” Disse Christian.

Io stavo per sparare il mio carico. “Oh Gabriele, sto venendoooo, oh sì!” Sparai il mio caldo carico nella sua bocca e lui ne ingoiò ogni goccia. Si alzò e ci abbracciammo per 10 minuti. Poi cominciai a scendere a baciare il suo torace fino all’ombelico e giù per la sua pista felice. Cominciai a fargli un bocchino come non avevo mai fatto prima.

Sentii che si lamentava e capii che stava per eiaculare. Improvvisamente sentii il suo caldo liquido nella mia gola. “Oh sì Gianni!”

Poi mi sdraiai di nuovo accanto a lui e restammo così per un po’. Amavo più stare con lui che fare sesso con lui. Restammo abbracciati, la stanza era completamente buia a parte la luce proveniente dallo schermo. Sentii il respiro di Gabriele diventare sempre più profondo. Capii che si stava addormentando.

“Gabriele?” Dissi io.
“Sì Gianni?”
“Ti amerò per sempre. “
“Anch’io. ” Rispose lui.

Ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro. Ragazzi, avrei voluto che quel momento non finisse mai.

L’addestramento di una sissy slave – Prendo s

E’ il primo di agosto, il giorno in cui dovrò presentarmi alla mia nuova Padrona per trascorrere un mese al suo servizio. In cambio riceverò un training professionale personalizzato. Un training da sissy slave. Sarò educata all’obbedienza e femminilizzata molto più di quanto non sia mai stata.

E’ stato Bull Bruno, il bull di mia moglie (e mio), a concordare con Melany, una stupenda Domina professionista, transex e autentica Dea dalla pelle d’ebano, questo arrangiamento.

Mia moglie è all’oscuro di tutto. Ufficialmente trascorrerò questo mese di agosto a casa del Bull onde evitare che la sua abitazione, situata in un quartiere piuttosto isolato, possa essere presa di mira dai ladri, durante la sua assenza. Già, perché come ogni agosto da qualche anno a questa parte, Il Bull e la mia signora trascorreranno assieme le vacanze all’estero, mentre io, come al solito rimarrò a Roma, da sola.

Come avrete notato, oramai uso il femminile quando parlo di me.

La mia trasformazione, fisica e psicologica, è stata lenta, ma inesorabile. Nel giro di qualche anno ho attraversato varie fasi: semplice marito tradito, cuckold consenziente, sissymaid sottomessa alla hotwife e al suo Bull. Attualmente vivo completamente “en femme” tra le mura domestiche, ma conservo la mia vecchia identità maschile (nella quale non riesco a riconoscermi più) nella vita sociale, sul lavoro, con parenti e amici.

Qualche settimana fa ho fatto la mia prima uscita pubblica al femminile: sono stata condotta da Melany (su suggerimento di Bull Bruno) in un locale transgender della capitale e lì ho trascorso la serata servendo sessualmente e facendomi possedere da diversi uomini.

All’indomani ho subito una sorta di primo esame a casa di Melany, al termine del quale sono stata giudicata abile e arruolata per il mese di agosto.

L’esperienza mi ha abbastanza intimorita. In un primo momento avevo anche deciso di non accettare l’arrangiamento per il mese di agosto, ma, col passare dei giorni, ho lasciato che l’eccitazione avesse il sopravvento sulla razionalità, finendo per acconsentire.

Secondo quanto programmato avrei dovuto essere lasciata sotto casa di Bull Bruno per le 10,20-10,30 al massimo, dal Bull, appunto, e da mia moglie, che da lì avrebbero proseguito in macchina verso l’aeroporto.

Grazie alla proverbiale lentezza di mia moglie nel prepararsi invece, è solo alle 11, 30 che, dopo un’ ultimo veloce saluto alla felice coppia vacanziera, posso chiamare un servizio di radiotaxi per poter raggiungere l’EUR.

***

Trovarne uno disponibile non è stato facile, e in più ero in ritardo già in partenza; sia pure non per colpa mia. Sono quasi le 12,20 quando suono al citofono di Domina Melany, e avrei dovuto essere qui per le 11,30 in punto.

-Si?

E’ indubbiamente sua, la voce calda che mi risponde.

-Sono Monique.

Faccio io.

-Sali.

Laconica, non c’è che dire. Sono un po’ in apprensione per via del ritardo, spero che comprenda le mie ragioni. In fondo non è dipeso da me se non sono riuscita a stare qui per tempo.
Il tono calmo della sua voce non mi ha rassicurato nemmeno un po’.

Lei non alza mai la voce; mantiene sempre quel suo tono calmo e compassato che sa toccare le corde del mio più profondo io, intimorendomi, ma che tanto mi piace. Sento la serratura s**ttare.

Suono alla porta del suo appartamento, al primo piano. Ci mette un minuto di troppo, ad aprirmi. La cosa non depone bene.

Entro, lei è lì nel kimono dorato che ricordo tanto bene, altera, sensuale, bellissima.

In una parola sola: perfetta.

-Vorrei scusarmi per il ritardo ma non è stata col…

-Ma come ti sei conciata!?

Mi interrompe lei, secca. Ahia…mi sa che stiamo partendo col piede sbagliato.

Mi guardo, non vedo niente di particolare nel mio abbigliamento… A meno che non si riferisca al fatto che indosso abiti maschili… Si, mi sa proprio di si.

-Togli immediatamente quella roba. Subito! Qui, ora!

Evito di aprire bocca per giustificarmi e inizio a spogliarmi velocemente, senza discutere.

-E’ inammissibile! Verrai punita per questo.

Nessun accenno al mio ritardo, me ne compiaccio tra me e me.

-Vai subito in camera tua e indossa quello che ho preparato per te! …e non presentarti prima di esserti truccata come si deve, anche! Poi raggiungimi nella sala grande.

Non le avevo mai sentito un tono così duro, finora, e la cosa mi preoccupa. Mi dirigo verso la mia cameretta senza replicare.

Sul letto trovo: corsetto-guepiere contenitivo, calze di seta grigio fumee, scarpe di vernice nera con suola spessa e tacco 16, pettorina da sissymaid. Sul comodino una parrucca di capelli naturali, neri, a caschetto, e una trousse completa per make-up.

Indosso tutto il più rapidamente possibile. Mi trucco al meglio delle mie capacità davanti allo specchio del piccolo bagno annesso alla mia camera e, dopo aver ben controllato il mio aspetto generale, mi dirigo verso la sala principale.

Busso, entro.
La mia Padrona è sul suo trono di porpora e oro, indossa un lungo vestito dorato e sandali altissimi, dorati anch’essi. Mi guarda, ma non accenna un movimento.
Mi avvicino al suo scranno e mi inginocchio, la testa bassa. Non ho il coraggio di guardarla in viso.

-Mostrami la tua devozione.

Rimango incerta per un attimo sul da farsi, poi mi chino a baciarle i piedi.

Spero tanto di aver fatto la cosa giusta.

-Del tuo inammissibile ritardo e del tuo inconcepibile modo di presentarti parleremo dopo. Ora abbiamo cose più serie di cui discutere.

Il suo tono è autoritario e, in qualche modo, ipnotico. Faccio un cenno di assenso col capo.

-Sei qui perché, nella mia generosità, ho acconsentito ad ammetterti per un intero mese al mio servizio. Prima di cominciare però, voglio che tu sia completamente informata su cosa richiederò da te.

Mi aspetto che tu valuti attentamente quanto ho da dirti prima di accettare di essere assunta al mio servizio, perché in seguito non potranno esserci ripensamenti. Valuta bene quanto sto per dirti considerando che non si tratta di un gioco. Una volta accettato quanto stabilito ora, non ci sarà modo di tornare indietro. Ne sei cosciente?

-Si, Signora.

-Bene. Ascoltami attentamente, ora: per i prossimi 30 giorni sarai al mio esclusivo servizio, non avrai contatti con nessuno e vivrai qui.

Ti occuperai della casa e della cura della mia persona, in cambio dell’addestramento che riceverai da me. Progredirai nella tua femminilizzazione, sotto la mia guida. Ti verranno richieste prestazioni sessuali nei miei riguardi e nei riguardi di chiunque io deciderò. Riceverai punizioni, anche corporali, per i tuoi errori e per le tue mancanze, oppure semplicemente perché io deciderò così. Una volta che avrai accettato non avrai possibilità di tornare sulla tua decisione. Dovrai dimenticare di aver mai fatto parte del genere maschile, dovrai considerare te stessa femmina a tutti gli effetti, in maniera totale, convinta.

Ti riferirai a te stessa al femminile, al tuo ano come alla tua figa, tuo principale organo sessuale, al tuo pene come alla tua clitoride. Avrai modo di godere solo se e quando deciderò io. Non saranno tollerati errori in merito. Il tuo piacere sarà sottoposto al mio. Non potrai opporti a qualsivoglia decisione che considererò necessaria in merito alla tua totale femminilizzazione, educazione e sottomissione, affiderai a me, e solamente a me, il tuo corpo e la tua mente.

Rifletti attentamente a quanto ti ho appena detto prima, di accettare. Diversamente, raccogli pure le tue cose e lascia per sempre questa casa. In tal caso, ti garantisco che non ci sarà conseguenza alcuna, per te.

Sono assolutamente convinta che, se accetterò, avrò di che pentirmene amaramente. In fondo non devo fare altro che dichiarare di non essere convinta di volermi sottomettere, chiedere scusa per aver creato tanto disturbo e imboccare tranquillamente la via di casa.

Non è cosa per me, non sono adatta a sperimentare un rapporto del genere, me ne manca il coraggio …e poi ho dei legami che mi impediscono di attuare uno stile di vita del genere, sia pure per un mese soltanto: il lavoro, gli amici, i parenti, il rapporto (per quanto singolare) con mia moglie…

-Accetto, senza riserve.

Sono stata proprio io a pronunciare queste parole? Sono stata proprio IO?? Ma che diavolo mi ha preso, cazzo!?!

Mi prostro a baciare ancora una volta i piedi della mia Padrona d’Ebano, mettendomi con questo gesto simbolico, completamente e definitivamente, nelle sue mani.

Maledetta me!!!

-Da questo momento, e per i prossimi 30 giorni, mi appartieni. Sarai la mia schiava, spogliata di ogni diritto e dignità, serva, giocattolo per il mio piacere, semplice oggetto nelle mie mani. Ti impongo questo collare come simbolo della tua incondizionata sottomissione.

Chino il capo e mi lascio docilmente imporre il collare che tiene tra le mani. Sento il clic della serratura che si chiude dietro alla nuca. E’ fatta.

Dovrei dire qualcosa di appropriato al momento, forse, ma non mi vengono parole migliori che un semplice:

-Grazie, Signora, …farò del mio meglio per non deluderla.

-Ti farò avere un foglio su cui saranno riportate le regole di questa casa e i tuoi compiti giornalieri. Voglio che ne impari a memoria ogni singola riga, di modo che non avrai scuse per eventuali mancanze o dimenticanze. Purtroppo per te però, come primo atto della tua educazione, dovremo fin da subito mettere in pratica la regola numero 1: non sono ammessi errori senza che se ne subiscano le conseguenze.

Sarai punita con cinque colpi duri di canna per il tuo inammissibile ritardo, più altri cinque per esserti presentata in abiti maschili in questa casa. Ora vai di là, nella camera delle punizioni, e aspetta che io ti raggiunga.

-Ecco, Signora…a proposito del ritardo vorrei poter spiegare…

-…più altri 5 per aver cercato di giustificarti senza esserne stata autorizzata.

Capisco l’antifona e mi azzittisco immediatamente. Sarà meglio imparare al più presto le regole e attenervisi strettamente.

***

Sono nella cosiddetta “camera delle punizioni”, uno stanzino vuoto, senza finestre, per unico arredo una croce di S. Andrea in legno scuro. Pareti e soffitto sono rivestite di pannelli fonoisolanti, del tipo di quelli che si usano nelle sale di incisione. Persino la porta, sul lato interno, è imbottita. La Padrona sta tardando a raggiungermi e ad ogni minuto che passa la mia tensione aumenta. Non ho mai subito punizioni corporali di questo tipo e non so se saprò affrontare ciò che mi aspetta.

Ricordo che nei filmati sadomaso guardati in rete quando ancora passavo le giornate a masturbarmi davanti al PC, la canna, o “cane” che dir si voglia, veniva sempre indicata come uno dei più dolorosi strumenti di correzione. Mi era sempre sembrato un giudizio esagerato: la frusta, o la cinghia, mi avevano l’aria di essere strumenti molto peggiori. Ma è pur vero non avevo mai provato né l’una, né l’altra, per poterlo affermare con cognizione di causa.

Tra poco, finalmente, ne avrei potuto avere conferma o meno.
La cosa però, chissà perché, in questo momento non mi rallegra affatto.

Finalmente, la mia Severa Educatrice mi raggiunge. Sotto il braccio sinistro, una canna lunga un’ottantina di cm. Ha l’aria di essere flessibile, ma, ahimè, robusta.

Vengo assicurata alla croce a mezzo di robuste cinghie di cuoio per polsi e caviglie, faccia contro il muro. Mi sforzo di mantenere un certo contegno, nel sottopormi alla mia punizione, ma dentro di me sono terrorizzata.

-Pensi di riuscire a non urlare? Qui dentro fa caldo e non c’è aria condizionata. Non vorrei dover essere costretta a chiudere la porta…non voglio aver noie con i vicini.

Mi trema leggermente la voce, nel rispondere con un gracchiante:

-Davvero non saprei…Signora.

-D’accordo allora, meglio non correre rischi.

Sento dapprima il rumore della porta che viene chiusa, poi il sibilo della canna che viene agitata in aria alle mie spalle, per saggiarne l’elasticità.

-Sei pronta?

-Si, Signora.

Mento spudoratamente io.

-Cominciamo pure, allora.

Il primo colpo mi toglie il respiro. Non urlo, ma unicamente perché non ho il fiato per farlo. Le natiche mi bruciano, sento come se mille spilli infuocati si fossero contemporaneamente conficcati nella mia carne.
Comincio a pensare che nei filmati in internet avessero ragione…

Il secondo mi raggiunge che ancora sto recuperando dal primo e mi sembra ancora peggiore.

Boccheggio, cercando di aspirare aria.

Terzo, quarto e quinto vengono somministrati con ritmo perfetto: ciascuno di essi giunge a bersaglio nell’attimo esatto in cui sto lì lì per superare il dolore del precedente.

Segue una pausa per permettermi di recuperare. La mia Fustigatrice Preferita tace.

La seconda cinquina di colpi mi risulta praticamente insopportabile. La canna ormai colpisce le natiche in punti già segnati dai precedenti colpi, raddoppiandone l’efficacia.

Ad ogni colpo mi dimeno, cercando per quanto posso di cambiare posizione, tendendo le cinghie di polsi e caviglie con inutile sforzo. Ancora non sto urlando però. In compenso non riesco a trattenere copiose lacrime, che mi annebbiano la vista

Ancora una pausa. La mia Adorata Aguzzina continua a tacere, ma stavolta ne percepisco l’ansimare. Si sta evidentemente impegnando, nell’uso della canna.

Gli ultimi cinque colpi non li distinguo praticamente più.

Il dolore oramai è una lama rovente conficcata nelle mie carni tenere, non ci sono più attimi di tregua. Sento qualcuno urlare con voce roca per tutto il tempo: sono io.

Non mi sono nemmeno resa conto che le mie gambe hanno ceduto e che non sono caduta in terra unicamente grazie al fatto di essere appesa per i polsi. Lentamente riesco a ristabilirmi sui tacchi, riguadagnando un minimo di verticalità.

-Aspetta lì.

Ordina lei.

Già…come se potessi fare diversamente…e dove vuole che vada, se sono ancora legata a questa maledetta croce!?

Esce dallo stanzino, rientra, sento qualcosa di fresco che mi viene premuto sulla pelle in fiamme

-Sanguinavi un po’, meglio disinfettare…

SANGUINAVO!? Ohssignore… non ho mai sopportato la vista del sangue io!

Finalmente vengo liberata. Ho il didietro in fiamme e il trucco colato via che mi brucia negli occhi.

Non riesco a trattenere un ultimo singulto di pianto.

-Spero ti serva di lezione…

Fa lei nel suo solito tono morbido, distaccato. Quasi sottovoce.

-In camera tua troverai una crema analgesica e rinfrescante, usala. Sul comodino ti ho messo il foglio con le regole: hai 30 minuti per impararlo, poi raggiungimi in camera mia che dovrai prepararmi, devo uscire.

Esce dallo stanzino, lasciandomi sola.

***

Ho controllato allo specchio del mio bagnetto: lo stato del mio culo è penoso.

Lunghi segni rosso-violacei, leggermente in rilievo, ne solcano orizzontalmente l’intera superficie. In alcuni punti, forse in corrispondenza all’estremità della canna, la pelle si è lacerata e ne è fuoriuscito del sangue, che ora però ha smesso di scorrere.
Applico la crema analgesica e ne traggo immediato giovamento.
Non credo però che potrò sedermi su qualcosa di più consistente di un cuscino di piume d’oca per diversi giorni.

E’ infatti in piedi che studio attentamente il foglio con le “regole della casa”, data le attuali circostanze.

Sostanzialmente si tratta di un elenco di regole che riguardano gli orari da rispettare, le abitudini della Padrona, le mie incombenze e, più in generale, il comportamento che dovrò tenere durante il mio mese di permanenza qui.

Ne riassumerò qui di seguito, per sommi capi, le linee principali.

Per quanto riguarda le abitudini della Signora:

La Signora della Casa dovrà essere svegliata puntualmente alle ore 11,00, a meno che non venga disposto diversamente la sera prima.

Contestualmente dovrà esserle servita la colazione a letto (segue elenco dettagliato di come deve essere composta detta colazione).

Terminata la colazione, la Signora dovrà essere accudita, lavata, pettinata e vestita.

La Signora non mangia nulla per pranzo e abitualmente si recherà fuori per lo shopping, ma tornerà a casa, invariabilmente, per le 14,00.

Dalle ore 14,00 alle ore 14,30 la Signora dovrà essere assistita nella sua vestizione in abiti “da lavoro”.

Detti abiti, indicati giorno per giorno al momento di uscire, dovranno essere accuratamente preparati, puliti se necessario e disposti in bell’ordine in camera della Signora, sul letto, prima del ritorno della Signora stessa.

Dalle 15,00 alle 22,00 è orario di “ricevimento”. La Signora riceve solo su appuntamento e soltanto clienti abituali o referenziati.

Nei tempi morti tra un appuntamento e l’altro, La Signora potrà avere la cortesia, ma mai l’obbligo, di provvedere personalmente all’addestramento e all’educazione della schiava (che sarei io).

Alle 22,30 la Signora dovrà essere preparata nuovamente in caso di eventuale uscita serale.

Qualora la Signora decidesse invece di rimanere in casa, i pasti dovranno essere ordinati telefonicamente al riportato numero di un vicino ristorante, che provvederà a consegnarli a domicilio. Saranno ritirati dalla servitù (che sarei sempre io) e infine serviti nella camera della Signora, a meno che non disposto diversamente.

Alla schiava competono invece le seguenti incombenze giornaliere:

Sveglia alle ore 6,30.

Dalle 6,30 alle 7,30 la schiava dovrà dedicarsi alla cura del proprio corpo: doccia, enema, eventuale depilazione, trucco, acconciatura, manicure e pedicure. La schiava è infatti tenuta ad avere sempre un aspetto femminile ed inappuntabile. Dovrà poi indossare l’abbigliamento standard (sarà quello che indosso ora?) se non diversamente indicatole alla sera prima.

Le ore dalle 7,30 alle 10,30 saranno dedicate alla cura e alla pulizia della casa: pulire i bagni, spolverare, spazzare, lavare in terra in tutti gli ambienti della casa, zona di ricevimento clienti inclusa.

Le pulizie nella camera della Padrona saranno invece effettuate in orario variabile, compatibilmente con le esigenze della stessa, di norma durante le ore riservate allo shopping dalla Padrona. Sarà inoltre cura della schiava provvedere al cambio di lenzuola e asciugamani, al bucato e alla stiratura.

Alle 10,30 la schiava dovrà preparare la colazione per la Padrona che sarà servita, puntualmente, alle ore 11,00, a meno che non disposto diversamente alla sera prima.

Una volta terminata la colazione, sarà compito della schiava prendere cura della propria Padrona, lavandola, applicandole creme per il corpo, assistendola nelle fasi del trucco, acconciandola e vestendola con gli abiti, le calzature e gli accessori che le verranno di volta in volta indicati.

Durante l’orario dedicato allo shopping dalla Padrona, nelle ore mattutine pertanto e comunque sempre ed esclusivamente in sua assenza, alla schiava è concesso di prendersi del tempo per il proprio relax e per la propria alimentazione.

La schiava potrà disporre delle derrate alimentari che, una volta a settimana, verranno recapitate a domicilio da un negozio di alimentari “convenzionato”. Ciò sempre nel caso in cui la schiava non debba seguire diete particolari su indicazioni della Padrona e comunque sempre e soltanto dopo aver provveduto alle pulizie della camera della Padrona.

Alle ore 14. 00 la schiava dovrà attendere, in piedi accanto alla porta di casa, il ritorno della Padrona, darle il bentornato e ass****rla nel cambio di abiti secondo quanto sopra indicato.

Durante l’orario di “ricevimento” la schiava dovrà rimanere strettamente confinata nel proprio alloggio, tenendosi però sempre a disposizione nel caso di eventuali convocazioni da parte della Padrona. Tali convocazioni verranno effettuate mediante un segnalatore acustico posto all’interno dell’alloggio della schiava (lo noto solo ora, ma è vero: c’è).

Tra un appuntamento e l’altro la schiava dovrà occuparsi della pulizia e disinfezione degli strumenti di lavoro della Padrona, dello svuotamento del cestino dei rifiuti della sala principale, provvedere al rimpiazzo di salviette, condoms e lenzuola, qualora ce ne fosse bisogno.

Alle ore 22,30 la schiava dovrà nuovamente prendersi cura della propria Padrona, accudendola come al mattino dopo colazione. Qualora la Padrona rimanesse in casa la schiava dovrà provvedere alla di lei alimentazione e rimanere a disposizione fino a quando la Padrona riterrà opportuno.

Inoltre è fatto espresso divieto alla schiava di:

Ricercare qualsiasi contatto, telefonico o di persona, con chicchessia.

Rispondere a chiamate telefoniche, citofoniche o al campanello della porta a meno che non espressamente richiesto dalla Padrona.

In tale circostanza, alla schiava sarà fatto obbligo di indossare, sopra al normale abbigliamento “standard”, un kimono che, diversamente, alla schiava non è MAI concesso di indossare.

Infine dovrà rendersi disponibile, qualora la Padrona lo richiedesse, ad ass****re e/o a partecipare alle sessioni per le quali la Padrona ritenesse necessaria la presenza della schiava.

La schiava dovrà attenersi scrupolosamente e STRETTAMENTE al queste linee guida, che comunque rimarranno suscettibili di integrazioni e/o variazioni da parte della Padrona, a suo esclusivo e insindacabile giudizio.

Non c’è che dire, un sacco di informazioni da memorizzare in così poco tempo, ma faccio del mio meglio, nei pochi minuti che mi rimangono prima di dovermi ripresentare al cospetto della mia Signora e Padrona.

1 – continua….

Al Chiringuito

Martedì doveva essere la mia giornata di trasgressione con Giulia ed alla fine non c’eravamo neanche viste.
Ci pensavo, avevo provato a chiamarla ma non mi rispondeva e non richiamava.
Probabilmente si era offesa. Non ero pentita della mia scelta ma ero dispiaciuta.
Mi ero comportata male, l’avevo messa da parte. In fondo lei non aveva nessuna colpa.
Nello stesso pomeriggio di Martedì con Raul eravamo andati a mangiare qualcosina nel chiringuito di Anna e di Cristina, la sua amica.

Avevamo decisamente bisogno di recuperare energie dopo il sesso sfrenato fatto in mattinata ed anche in una parte del pomeriggio.
C’era poca gente in giro. Nel pomeriggio chi non va in spiaggia si riposa.
Con Anna e Cristina si parlava di organizzare una serata tutti insieme, ma alla fine non avevamo deciso niente.
Anna aveva un comportamento abbastanza equivoco al punto che mi aveva destato dei sospetti.
Mi stava sempre vicino, quasi addosso.

Mi toccava ed accarezzava i capelli. Diceva che erano bellissimi.
Ma era il suo sorriso che dava da pensare.
Era decisamente un bel sorriso ma piuttosto malizioso.
Anna era una gran bella ragazza, oltre ad un fondo schiena perfetto aveva anche un bel viso.
Un sguardo che ti metteva in soggezione.
Con lo sguardo ti calamitava e ti metteva in difficoltà. Ed io lo ero.
Non riuscivo a guardarla negli occhi più di tanto.

Poi la presenza di Raul mi condizionava.
Raul non sapeva delle mie debolezze saffiche e io ci tenevo a non farmi scoprire.
Anna, approfittando che Cristina si occupava dei pochi clienti presenti e con Raul si era allontanato per delle sue telefonate lavorative anche se era in vacanza, era sempre vicino a me.
Continuava a farmi complimenti, oltre ai capelli, sull’abbronzatura, sulle mie gambe, sul mio portamento ed altro.
Mi corteggiava era evidente.

Molto discreta per non farsi capire ma ci provava.
Si era inoltre lasciata andare ad una confidenza che spiegava anche il perché Raul in mattinata mi aveva portata al suo chiringuito.
Per andare in centro città dal mio hotel si doveva passare davanti al suo chiringuito.
Il giorno precedente con Raul eravamo andati in centro a comprare il costume.
Anna mi aveva notato. Successivamente riconoscendo Raul quando lui era andato a prendersi il caffè, una volta volutamente preso confidenza con lui, gli aveva chiesto chi era quella ragazza che era con lui il giorno prima, ma soprattutto gli aveva chiesto di portarmi lì.

Alla mia domanda del perché di tutto questo Anna si era giustificata dicendo che gli faceva piacere avere belle persone nel suo chiringuito.
Cercavo di non scompormi anche se la situazione si stava per me piacevolmente delineando?
Anna era davvero bella e mi piaceva spiarla.
Quando si alzava per un dare aiuto a Cristina il mio sguardo era fisso sul quel culetto con le chiappe che fuoriuscivano dai suoi mini short.

Mi era già rimasto impresso nella mente in mattinata.
Credo che Anna un paio di volte si fosse alzata apposta per farselo guardare visto che tornava subito a sedersi al mio fianco senza avere dato un reale aiuto a Cristina.
Nel frattempo Raul era tornato dalle sue telefonate ed con un aria abbastanza contrariata aveva detto che doveva partire. Era stata indetta una riunione in Germania e lui doveva essere tassativamente presente.

Aveva però aggiunto che sarebbe partito solo lui per qualche giorno.
La reazione di Anna era stata per una ulteriore conferma di quanto già sospettavo.
“Allora Giovedì visto che sei sola vieni a ballare con noi. Una serata tra donne” aveva detto.
Da una parte mi dispiaceva restare da sola senza Raul, ma l’idea di una trasgressione mi entusiasmava.
L’idea di mettere le mani sul quel culetto sballava i miei parametri.

Mille pensieri mi balenavano in testa in solo momento.
Che intenzioni aveva Anna? Erano veri i miei sospetti? Ma soprattutto Giulia! Mi mancava.
Anna prima che noi andassimo via mi aveva chiesto di scambiarci il numero di telefono e che domani pomeriggio visto che ero da sola avrebbe fatto il possibile di venire un paio d’ore in spiaggia facendosi sostituire da Cristina.
Nel pomeriggio il locale era più tranquillo e già altre volte le ragazze si erano alternate per concedersi un paio d’ore di relax.

Avevo accettato, ma a Giulia che gli avrei detto?
L’avevo abbandonata e mi dispiaceva. Avevo provato a richiamarla ma continuava a non rispondere.
Non l’avevo vista per il resto della giornata.
L’avevo cercata in spiaggia ma non c’era.
Di sera non ci incrociavamo mai. I nostri orari erano diversi.
Speravo di vederla quella sera visto che con Raul eravamo rientrati presto.
Avevo guardato verso il suo balcone ma aveva le tende chiuse.

La mattina seguente Raul era partito prestissimo.
L’avevo accompagnato io in stazione. Destinazione Milano e poi l’aereo per la Germania.
L’auto me l’aveva lasciata, tanto venerdì sarebbe ritornato.
A quell’ora Il chiringuito di Anna era ancora chiuso.
C’ero andata più tardi a fare colazione ma c’era parecchia gente e non c’era stato modo di parlare più di tanto.
Solo il tempo per Anna di dirmi di passare a prenderla nel pomeriggio per andare al mare.

Giulia non mi aveva telefonato. Era proprio arrabbiata.
Nonostante fosse una splendida giornata non me la sentivo di andare al mare e di affrontarla.
Avevo deciso che dopo la colazione di andare per shopping in centro.
Avevo voglia di vedere gente.
Ero stata in giro tutto il tempo senza comprare nulla ma intanto riflettevo.
Ero in difficoltà con Giulia.
Mi faceva sentire in colpa.
Che fare?
Farmi vedere in spiaggia con una come Anna che cosa avrebbe comportato?
Rischiavo di perderla completamente.

O magari l’avevo già persa.
Trasgressione o senso di colpa?
Poteva almeno rispondere al telefono. Probabilmente era stato quello che mi aveva fato decidere di andare avanti per la mia strada.
Ero passata a prendere Anna nel pomeriggio.
Avevo fatto prima una capatina in hotel per rinfrescarmi.
Con il cuore a mille per il rischio di rivedere Giulia c’eravamo dirette in spiaggia.
Potevo anche cambiare spiaggia ma a quel punto avevo deciso così.

“Che bello andare con te in spiaggia sono proprio contenta” diceva Anna
“Anzi sai che facciamo? Torniamo indietro, prendiamo la mia bici e quella di Cristina ed andiamo a Levante. Vedrai che spiaggia appena fuori paese. Si sta tranquille, in bici impieghiamo cinque minuti”.
Faceva tutto lei, ma a me andava benissimo. Anzi, mi aveva risolto tutto.
In effetti cinque minuti ed eravamo arrivate.
Una lunghissima distesa di spiaggia libera molto bella praticamente deserta.

La zona non era abitata.
Non c’era nessuno. Non era ancora alta stagione e sulla spiaggia c’erano sono noi due.
In lontananza, ma molto in lontananza si intravedevano isolate persone sdraiate a prendere il sole.
Anche dalla vicina strada era impossibile vederci perché c’era la ferrovia che ne impediva la visuale ma soprattutto ne impediva l’accesso.
C’erano subito sdraiate sui nostri bagno asciuga.
Anna aveva un fisico da modella, alta un bel seno.

Perfetta.
Non parlavo molto era Anna che prendeva l’iniziativa.
“Visto che non c’è nessuno mi metto in topless” aveva detto.
Si era tolta il reggiseno mostrando un bellissimo seno, misura giusta, capezzolo piccolo.
Si era anche abbassata leggermente il costume per guadagnare qualche centimetro di abbronzatura.
Mi sentivo già eccitata. Ma stavo sulle mie. Chissà perché ma pensavo ancora a Giulia.
“Ma tu non ti spogli? Che ti vergogni? Dai lasciati andare.

Dai mettiti in topless. O ti spogli tu o ti spoglio io con la forza, sei talmente bella, dai fatti vedere”aveva detto.
“Spogliami tu, adoro essere spogliata” le avevo risposto con uno sguardo da provocazione pura.
“Ok, non mi provocare. Adesso vedi. Guarda che ti tolgo anche le mutandine” aveva detto con tono scherzoso. Ma non so quanto scherzoso.
“Fai tu. Sono qua. Vediamo se ne sei capace” le avevo risposto in modo ancora più provocante.

Il mio era stato un chiaro invito.
“Non mi sfidare” aveva detto e mentre lo diceva si era messa a cavalcioni su di me che ero sdraiata a pancia in su.
Mi aveva slacciato il reggiseno facendomi alzare leggermente.
“Che bel seno che hai” e mentre lo diceva avevo sentito le sue mani che mi sfioravano i capezzoli. Avevo emesso un gemito di piacere.
Gemiti sempre più intensi perché Anna non si fermava ed io che mi abbandonavo sempre di più.

Le sue mani che mi accarezzavano i capezzoli mi mandavano fuori giri.
Mi guardava con quel suo sguardo magnetico. Uno sguardo che mi eccitava tantissimo.
“Ti piace vedo” aveva sussurrato.
“Da impazzire” avevo risposto.
Anna aveva dato un rapido sguardo in giro nel timore arrivasse qualcuno o qualcuno che ci potesse vedere. Ma eravamo proprio da sole.
Restando in quella posizione aveva messo una sua mano nelle mie mutandine.

Avevo passerotta ormai strabagnata.
Le sue dita la farfugliavano delicatamente.
Muoveva le dita come poche.
Sembrava quasi che fossi io a toccarmela.
Faceva esattamente quello che avrei fatto io se mi fossi masturbata.
Mentre lei mi toccava la passerotta si era infilata l’altra mano nella sua di passerotta.
Era eccitantissima vederla così mentre si masturbava. La sentivo godere. Ansimare di piacere.
Per interminabili minuti raggiungendo orgasmi continuati eravamo rimaste in quella posizione.

Era lei a controllare se fosse arrivato qualcuno.
Infatti si era fermata e sdraiata al mio fianco quando in lontananza aveva visto qualcuno avvicinarsi.
Per fortuna erano solo di passaggio.
Ero stata io a dirle di restare sdraiata. Le posizioni si erano invertite.
Adesso ero io a prendere l’iniziativa.
Non mi ero messa a cavalcioni ma restando al suo fianco ma girata al contrario.
Avevo la sua passerotta davanti ai miei occhi.

Mi sarebbe piaciuto toglierle le mutandine ma era troppo rischioso.
Le avevo scoperto completamente la passerotta spostandole solo l’elastico.
Una passerotta fantastica. Completamente rasata. Sembrava disegnata con il pennello.
Avevo incollato le mie labbra su quelle della sua passerotta.
Le farfugliavo il clitoride con la lingua. Ne sentivo tutto il suo nettare.
Non mi preoccupavo di controllare se si stesse avvicinano qualcuno perché avevo notato che era lei a farlo da come si guardava in giro muovendo,la testa.

Anna in quella posizione mi poteva toccare.
Anche lei aveva spostato l’elastico delle mie mutandine e mi sgrillettava il clitoride.
Entrava ed usciva dalla passerotta con due dita alla volta. Su e giù. Su e giù. Su e giù.
Mi sarebbe piaciuto che lei me la baciasse ma capivo che non era possibile.
Non sarebbe più stata in grado di controllare se stesse arrivando qualcuno.
Ma era talmente bello baciarla e sentire le sue dita dentro che mi andava bene così.

Le muoveva alla perfezione. Spingerle fino in fondo e toglierle al momento giusto.
Era stata lei che dopo un suo orgasmo da urlo aveva detto di controllare io se stesse arrivando qualcuno.
Con la forza mi aveva allontanata e girata, infilato la sua testa tra le mie gambe e iniziato a baciarmela. Era bravissima. Non capivo più niente.
Era per uno sbrodolamento unico, una lingua fantastica.
Talmente ero uscita di testa che non mi era accorta dell’arrivo di gente.

Per fortuna era stata lei ad accorgersene, ma credo non avevamo fatto in tempo.
Nel dubbio ci siamo alzate ed allontanate scherzandoci sopra.
In spiaggia iniziava ad arrivare gente e non era stato possibile ulteriori approcci.
Non c’eravamo baciate, sarebbe stato il massimo.
Me l’aveva fatto notare anche lei.
Lungo la via del ritorno le avevo chiesto di Cristina.
Aveva ammesso di avere avuto una storia con lei ma che era tutto finito.

Avevano entrambe una nuova storia con altre donne.
“Forse viene anche la mia compagna a ballare, ti spiace” mi aveva chiesto.
“Un po’ si” Le avevo risposto
Non mi sembrava una cosa proprio così carina.
“Lo so non è carino, ma ormai ero d’accordo così con lei. Però finito la discoteca posso accompagnarla a casa sua e tu potresti venire da me. Che ne dici”?
“Si può fare” le avevo risposto fingendomi interessata.

Non mi piaceva proprio sta cosa.
Attendere che la sua compagna andasse a casa per sostituirmi a lei.
In quel momento la lasciavo pensare che fosse così.
Avevo ancora voglia di Anna.
Voglia di vederla nuda.
Alla fine non le avevo neanche visto quel culetto da favola.
Bel dilemma. Il culetto di Anna o tentare di riprendermi la splendida Giulia?
Laura.