Archivio mensile:Dicembre 2013

Le mie seghe e la zia Angela …

tutto inizio un giorno che mia madre mi scopri farmi una sega in camera, mi rimproverò severamente e io scappai dalla mia zia preferita che mi aveva cresciuto sin da piccolo.
All’epoca avevo 18 anni, suonai alla porta di mia zia e le dissi se potevo rimanere li per tutto il pomeriggio visto che avevo litigato con mia madre.
Lei mi accolse con un bacio e mi disse che non cerano problemi.

Arrivati in cucina mi chiese:”ma che hai fatto?”
e io un pò imbarazzato dissi: “non te lo posso dire”
e lei si sedette accanto a me sul divano e prendendomi la mano disse:”ma come non lo puoi dire…lo sai che a me puoi dire tutto..”,
io sempre più imbarazzato dissi:” si ma mi vergogno”
e lei:”ma cosa sarà mai dai parla!”
allora tenendo lo sguardo basso:”sai mi ha trovato…. mi ha trovato in camera mia…mentre…dai zia mi vergogno”
e lei non avendo ancora capito:”in camera tua mentre?”
e io continuai”mentre me lo toccavo”, lei scoppio a ridere e disse:”sei diventato rosso come un pomodoro!!…dai che c’è di male sei un giovanotto e non c’è niente di male vedrai che ci parlo io con tua mamma e sistemo tutto”
e io:”no no non le dire niente per favore ”
e lei si prese anche l’alta mano e disse:”va bene non le dico niente” poi si fermo un secondo e sospirando disse:”lo sai cosa facciamo?”
io alzai lo sguardo che fino ad allora tenevo fisso sul pavimento e la guardai in faccia senza dire niente e lei continuò:”quando ti devi toccare vieni a casa della zia vai nella cameretta degli ospiti ti chiudi li e stai attento a non sporcare, questo sarà il nostro segreto ok?”
io non sapevo che dire riusci a rispondere solamente :”va bene”
mia zia alzandosi mi tocco il pisello da sopra i pantaloni e disse:”stai crescendo anche tu!! e io che pensavo che restassi sempre un bambino”
e riprese a sistemare la cucina io rimasi in silenzio per qualche minuto sul divano e poi le dissi:”zia..posso..?” lei si girò e disse:”puoi cosa?”
e io:”andare nella stanzetta degli ospiti” e lei sorrise e disse:”va bene vai, ma attento a non sporcare” io mi alzai e corsi nella stanzetta mi abbassai subito i pantaloni e senti bussare alla porta
e subito dopo entrò mia zia io ero già con i calzoni abbassati e con il pene duro sotto le mutandine lei mi porse un paio di fazzolettini e mi disse:”fai quello che devi fare qui dentro, e meno male che ti avevo detto di non sporcare non ti sei preso neanche i fazzolettini”
usci dalla stanza senza che io potessi dire niente.

mi sedetti sul divano e iniziai la mia sega venni dopo poco e mi risistemai e usci dalla stanza per andare a buttare i fazzolettini nella spazzatura appena apri la pattumiera senti mia zia dire”che stai facendo non buttarli li dai a a me”
io rimasi un pò stupito da quella richiesta le porsi i fazzolettini e vidi che lei si diresse in bagno e mi disse:”quando finisci buttali nel gabinetto” e cosi lei fece vidi che dopo che li butto si odorò la mano e subito dopo si lavo le mani e mi invitò a fare lo stesso….

Ho sempre passato molto tempo a casa della zia ma da quando mi permetteva di segarmi in tutta libertà ci restavo ancora più spesso. Almeno una volta al giorno le dicevo che andavo a chiudermi in stanza per farmi una sega.
Un giorno comprai dei giornaletti porno, e chiamai mia madre per dire che sarei andato dalla zia e che sarei rimasto li a mangiare. Volevo passare tutto il pomeriggio a segarmi su quelle riviste.

Arrivai a casa della zia la salutai affettuosamente come facevo sempre, e iniziammo e parlare del più e del meno in cucina.
dopo un pò le dissi:”senti zia, sai oggi ho comprato una cosa però non posso portarla a casa posso lasciarla qui?”
mia zia incuriosita mi rispose:”ma che cosa è?”
“sai zia è un giornale, per …..diciamo per quando mi chiudo nella stanzetta” e arrossendo abbassai lo sguardo
e lei:”ah uno di quei giornaletti con le ragazze nude”
io:”si si quelli”
lei:”si tranquillo adesso troviamo un posto dove nasconderlo in modo che non lo trovi tuo zio”
io:”ok grazie zia, inatanto posso andare nella stanzetta?”
lei:”scusa ma sul letto ho messo tutti i vestiti che ho stirato non pensavo che venissi di mattina, ma se vuoi puoi farlo li sul divano”
io:”qui sul divano?” iniziai ad avere il battito a mille la cosa mi eccitava tantissimo e poi mi chiedevo che avesse fatto la zia visto che era li in cucina a cucinare, quindi le chiesi:”ma qui? e tu non devi cucinare?”
lei:”si si, se non ti da fastidio io cucino e tu puoi fare tranquillo”
allora senza dire niente presi il giornaletto dallo zaino e iniziai a sfogliare qualche pagina quando mi venne duro lo tirai fuori e iniziai a masturbarmi, notai che la zia continuava a cucinare e che ogni tanto buttava l’occhio sul divano senza cambiare espressione come se masturbarmi li sul divano fosse stata la cosa più normale del mondo.

quando stavo per venire mi accorsi che non mi ero preparato i fazzolettini.
Anche la zia si accorse che stavo per venire e che non avevo i fazzolettini segno che guardava molto di più di quanto pensassi, ed ad un certo punto mi disse:”ma i fazzolettini dove sono?” e dicendo cosi prese dei tovaglioli e li posò accanto a me sul divano, io intanto continuavo a masturbarmi fuoriosamente e lei sorridendo disse:”piano piano che lo stacchi!” e come senti quelle parole sborrai copiosamente.

Appena finito di mangiare restammo in cucina sul divano a parlare, guardando la tv poco dopo mi accorsi che mia zia dormiva in tv nn davano niente di interessante. Mi venne nuovamente voglia di segarmi, presi un altro giornaletto che avevo comprato e iniziai a toccarmi, cercavo di fare piano per non svegliare la zia, avevo il cazzo durissimo e ogni tanto guardavo le tette di mia zia che doveva portare una 4 e chiusi gli occhi immaginando di toccarle.

Dopo poco senti la voce di mia zia dire:”ma sempre in mano ce l’hai?”
apri gli occhi e fermando la mia sega ma tenendo il cazzo ancora in mano dissi:”ti da fastidio vado di la?”
Lei sorrise e disse:”no no anzi…” sentendo quelle parole ripresi la sega
e le risposi:”anzi?”
e lei:”inizia a piacermi lo spettacolo, vedo che sei cresciuto e sei ben messo, chissà quante ragazzine faresti divertire se invece di starti qui a segarti andassi fuori a stuzzicarle”
mi eccitai ancora di più a sentire quelle parole il fatto che mia zia pensava che fossi ben messo mi fece piacere.

Continuando sempre la sega le dissi:”veramente pensi che sono ben messo? a me sembra che il mio pene sia un poco grosso”
lei:”no no sembra proprio della misura giusta”
sentendo queste parole mi alzai e mi misi in piedi davanti a lei e dissi:”sicura? guardalo bene, io ho sempre avuto il complesso di averlo poco grosso, vuoi toccarlo?” non so da dove mi usci il coraggio per dire quelle parole ma fatto sta che uscirono.

Lei era rossa in faccia, guardo da più vicino il mio pene e disse:”no guarda è proprio grosso al punto giusto” e dicendo queste parole mise una mano sul mio cazzo e lo impugno sorridendo e guardandomi negli occhi e dopo poco disse:”no no non è grosso proprio al punto giusto e poi è caldo” e dicendo quelle parole inizio a muovere la sua mano sul mio cazzo, non riuscivo più a capire nulla.

Lei disse:”stai bene? sei tutto rosso in faccia,,vuoi che smetta?” riusci solamente a dire con una voce strozzata:”noo…”
continuo per pochi secondi quando mi irrigidì e non riusci neanche a dirle che stavo per venire, lei capi che era arrivato il momento e disse:”no no aspetta altrimenti…. ” non riusci a finire la frase che dal mio cazzo iniziarono a uscire fiotti di sperma che la presero in faccia sui capelli sporcarono il divano e infine combinarono un bel pasticcio per terra, quando riapri gli occhi e vidi quello spettacolo ebbi un secondo di piacere misto a paura ero eccitato per la visione di mia zia in quello stato ma impaurito per la sua reazione….

Continua…

la mia adorata BBW

Ilenia è qualcosa di oggettivamente diverso, è un miscuglio di voglia e bisogni, ma anche un semplice sfizio, qualcosa che immediatamente dopo potrebbe finire e per questo preferisco contemplarla come ho fatto fino ad ora.
La guardo, le parlo e fingo di essere indifferente. È piccola Ilenia, ha ventidue anni e non può capire. Per lei la vita deve ancora cominciare.
Non ha un ragazzo, ma le sue amiche già da un po’ ed a ventidue anni questo è certamente un problema, forse per quanto finga che non lo sia, questo per lei è il problema dei problemi.

Ilenia è sensibile, è sensibile perché la vita nonostante la giovane età l’ha già messa a dura prova. La sua famiglia sgretolata, il suo corpo distante anni luce dai canoni attuali di bellezza, il suo bisogno di essere accettata. Ilenia è una di quelle ragazze che per tutta la vita subirà l’incontrollato bisogno essere all’altezza, non si rende conto di quanto banali e normali siano quelli che dovrebbero accettarla, lei non se ne accorge, spinge se stessa verso mille cose e quindi studia, lavora, si prodiga per gli altri, suona in una band.

Ilenia allo specchio vede quello che non vorrebbe vedere, vede i suoi difetti, il suo viso grasso, il suo corpo in jeans sempre troppo stretti, le sue gambe sempre troppo corte, le sue mani sempre troppo paffute. Ilenia vede quello che ogni altra ragazza della sua età crede di vedere di se stessa, un mostro che se fosse di creta avrebbe già distrutto e ricostruito, è troppo giovane per rendersi conto che le sue amiche magre e perfette, di fronte ad uno specchio provano le stesse identiche emozioni che prova lei.

Ilenia non lo sa, Ilenia non lo immagina neanche che per me è incredibilmente bella, lei però è troppo piccola per capire quanto siano strani gli uomini arrivati a quaranta anni.
So di non conoscerlo neanche io il perché, non è la sua innocenza ad attrarmi, l’innocenza si cerca altrove, nella perfezione di una diciottenne ancora acerba ma già abbastanza donna e non è questo che vedono i miei occhi, piuttosto è l’oggettiva bellezza di un corpo e di un viso diversi da ciò che crediamo essere bello, come se esistessero due modi opposti ma perfettamente validi per rappresentarla.

Uno stilizzato e longilineo e l’altro più florido e pesante.
In un tale paradosso Ilenia è semplicemente l’assoluto, il puntò più alto, l’apice.
Ilenia sarebbe il riferimento oggettivo con il quale misurerei questa nuova e diversa forma di bellezza, assolutamente disarmante e che non da spazio alla razionalità, una bellezza che ci fa arrendere e cadere le braccia senza che se ne capisca il motivo, forse spaventandoci come è successo a me.

Esistono emozioni che non si conoscono, si provano e basta.
Per lei ho un desiderio inenarrabile, un desiderio che non si è accentuato col tempo ma che mi ha invaso prorompente dal primo istante in cui l’ho vista.
Si è impadronita di me e dei miei desideri più romantici e morbosi come se il mondo precedente al suo arrivo non avesse alcun peso, stordito da un qualcosa che fino a quel giorno non sapevo neanche che esistesse.

Non credo sia amore, Ilenia è più un’intima evasione, un sogno nel quale mi rifugio e che ho deciso di conservare come tale per chissà quanto tempo ancora.
Forse se fosse più grande la cercherei, se avesse fatto le sue esperienze proverei ad accarezzarla, ma non posso rovinarle la vita facendola sentire un desiderio, offrendole ciò che a ventidue anni non si è giustamente pronti a prendere e così sogno, sogno perché sognare non è altro che vivere la nostra più intima realtà.

Quante volte da solo ho accarezzato la sua figura, quante volte parlandole e standole vicino ho preso linfa per la mia intimità.
Ilenia è un mondo carico di erotismo, Ilenia ed il suo corpo, un corpo grasso che non potrei definire in altro modo, perché grasso è perfetto, è vero, è reale.
Se la pensassi solamente come una ragazza in carne o una ragazza cicciottella sminuirei il suo fascino. C’è qualcosa di estremamente erotico in questa parola, qualcosa che la rende speciale, diversa da tutte e quindi unica.

Come può essere attraente una ragazza grassa? Eppure basta guardarla, basta vedere il suo viso bellissimo come spesso è bellissimo il viso delle ragazze come lei.
Ilenia è grassa, Ilenia è terribilmente sexy.
Credo che se sapesse che provo in qualche modo ne sarebbe lusingata, forse stenterebbe a crederlo, forse non ha ancora vissuto abbastanza per capire come va il mondo, è prigioniera di un età stupida che opprime i bisogni se sono diversi da quelli degli altri.

I suoi amici probabilmente neanche la guardano, i suoi amici forse le paiono addirittura irraggiungibili, ma i suoi amici un giorno cederanno alle proprie debolezze e sarà troppo tardi, Ilenia sarà felice con la persona giusta, sarà una donna forte e felice con la persona giusta.
È questo che ci differenzia a noi quarantenni, abbiamo superato quella naturale fase in cui ciò che si è, bisogna tenerlo accuratamente nascosto, i nostri gusti, le nostre voglie, tutto deve essere consono alle aspettative dell’emisfero che ci circonda e l’università è una fabbrica di individui identici tra loro che credono nell’unicità dell’essere umano in quanto tale.

Ilenia purtroppo è immersa in quel mondo, un mondo nel quale non è ammesso desiderare una ragazza obesa, un mondo in cui nonostante si studi per migliorare se stessi e costruire qualcosa di nuovo, si è ancora fermi ad ideologie che dividono il pensiero in nostro e vostro, in amico o nemico, con noi o contro di noi.
Vorrei massaggiarle i piedi e portarla lontano, vorrei poterla vestire degli abiti con i quali da sempre la sogno, è un peccato che questo ancora non avvenga, sarebbe un incanto.

Nella mia solitudine le ho tolto i piedi da intriganti decoltè un infinito numero di volte, ho visto il suo corpo di donna fasciato da morbidi abiti in cotone e suoi seni accecare l’umana razionalità, ho visto le sue gambe, le ho viste mostrarsi con cura in eleganti calze velate e le sue mani laccate da uno splendido smalto rosso come il fuoco.
Mille volte ho baciato i suoi piedi.
Se solo sapesse quanto, il mondo intero attenda che uscisse una volta per tutte dalla mia fantasia, diventerebbe un’altra donna, la donna che ancora non sa di essere.

È così che cullo i sogni ed i desideri che la mettono al centro delle mie attenzioni.
Immagino di averla accanto, di sfiorarla e di baciarla ovunque il suo corpo si mostri diverso da ciò che lei vorrebbe che fosse. La sua pancia, i suoi fianchi, le sue braccia, tra le pieghe della sua pelle.
È una vita parallela la mia e lei tutto questo neanche lo sa.
Non sa che al mondo c’è un uomo che come un ragazzino si chiude in un bagno immaginando di poterla soltanto guardare, che in questo preciso momento sta scrivendo della sua passione esorcizzandola, che morirebbe per poterla avere anche solo una volta.

Lei di tutto questo non solo non ne è a conoscenza, ma credo non lo immagini nemmeno. Lei è una giovane ragazza di ventidue anni che crede nell’amore come è giusto che sia. Il sesso, la morbosità del bisogno, la grandezza del desiderio ancora sono cose lontane.
Conosce certamente il richiamo che la natura suscita al corpo, ma è ancora troppo distante dalla consapevolezza che sentimenti come l’amore e la passione, possono viaggiare parallelamente senza mai intersecarsi.

Vorrei tanto sapere cosa pensasse se venisse a saperlo, quale considerazione avrebbe di me, se si lasciasse andare lasciandomi libero di farla sentire una donna. A volte sono spinto a pensare che la sua condizione la porterebbe ad accettare, molto probabilmente si sentirebbe amata e desiderata come mai le è capitato fin ora e per lei sarebbe qualcosa di realmente nuovo e straordinario, ma credo anche che potrebbe non capire e non concepire il desiderio come tale.

Ventidue anni sono pochi, mi domando soltanto quando per lei arriverà il momento della felicità tanto attesa, quando qualcuno le dichiarerà il suo amore, quando anche lei potrà subire il piacere ed il fastidio di quel sentimento che volente o nolente un giorno lascerà posto a nuove difficoltà. Vorrei che le capitasse presto, vorrei che mi dicesse di essersi innamorata e vorrei vederla felicemente ricambiata. Ilenia è una creatura troppo bella perché non meriti che le accadesse una cosa così.

So che passerò il resto della mia vita a desiderarla, a sognare l’odore della sua pelle, so che continuerò a toccarmi guardando le sue fotografie ed immaginando di baciarle i piedi e le dita dei piedi, ma anche che non l’avrò mai e in cuor mio, spero che non capiterà l’occasione che sogno di avere, in fondo Ilenia è un desiderio morboso che ha fatto breccia nella mia anima quasi esclusivamente per restare tale.

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Con La Mia Cugina Preferita 3.2 [Al mare]

Parte precedente:

La mattina dopo ci svegliammo, e facemmo colazione in soggiorno-cucina, a pochi metri dal letto in cui io e Chiara ci masturbammo a vicenda.
Poco dopo saremmo andati in spiaggia, dove i miei zii avevano affittato 2 sdraio e 1 ombrellone.
Andai così a mettermi il costume, e così fecero tutti quanti, compresa mia cugina, che indossava un bikini fucsia, coperto ora da una canottiera e da uno di quegli shorts elastici che si sarebbe tolta arrivati in spiaggia.

Giunti alle sdraio, ci accomodammo, e come già detto Chiara si spogliò della canotta e del pantaloncino… La sola visione del suo fisico mozzafiato mi provocò un erezione, che provai a mascherare essendo a fianco dei suoi genitori e di mio fratello.
In quei giorni, il sole picchiava davvero forte e c’era bisogno della crema solare.
Presi la palla al balzo, e chiesi a Chiara se volesse che gliela mettessi io… La risposta fu affermativa, così iniziai a spalmarle la crema, palpeggiandola un po’ dappertutto, passando ovviamente inosservato visto il pretesto.

Passai una mezz’oretta sotto l’ombrellone ad aiutare mio zio con i cruciverba, e poi andai a fare un bagno a mare insieme a Chiara e Gabriele, mio fratello.
Arrivate poi circa le 12, Chiara decise di tornare a casa, ed io la seguii a ruota, al contrario dei miei zii, abituati a rimanere in spiaggia fino a tardi, e a mio fratello, che aveva conosciuto un gruppo di ragazzi e ragazze sul bar della spiaggia.

Così tornammo un attimo alle sdraio, prendemmo la nostra roba e ci incamminammo verso l’appartamento.
Durante il tragitto Chiara portò il suo “copricostume” a mano per il troppo caldo, ed io intanto pensavo a quanti ragazzi, guardandola, sognassero di scoparsela.
“Le hai prese tu le chiavi vero?!” Iniziai io.
“Certo! Ma lo sai che saremo soli per una mezz’ora? Sempre se tuo fratello non sta già tornando. ” Continuò lei.

Io le sorrisi e accelerai il passo.
Arrivati all’appartamento feci le scale quasi di corsa, al contrario di lei che sembrava piuttosto tranquilla.
Chiara aprì la porta, poggiò le chiavi nel piccolo mobile del soggiorno, ed andò in bagno.
Io invece andai a sdraiarmi in camera da letto, quella dove dormivano gli altri, per godere di una TV migliore.
Appena mia cugina uscì dal bagno mi raggiunse, abbassò un po’ la serranda della camera, e disse sbattendo due volte la mano sui piedi del letto:
“Forza… Vieni qui cuginetto, incomincio io.


Strisciai fino a lì, e mi sedetti di fronte a lei, intanto Chiara mi aiutò a sfilarmi il costume e si mise sulle ginocchia.
Iniziò a baciarmi il cazzo, per poi leccarlo partendo dalle palle, fino alla punta della cappella.
In seguito se lo infilò in bocca, cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Faceva su e giù con la testa, aumentando sempre più il ritmo, facendo solo delle piccole pause per prender fiato, in cui comunque non smise di segarmi.

Io intanto le poggiavo una mano sulla sua nuca, accompagnando i suoi movimenti, e spingendola quando volevo che andasse più affondo.
Dopo un po’ non riuscivo più a trattenermi, sentivo l’orgasmo salire, così, senza dirle niente, iniziai a sborrare all’interno della sua bocca.
Si fermò, senza però staccarsi dalla mia asta, così da non far uscire neanche una goccia di sborra.
Dopo una decina di secondi sì separò dal mio cazzo, ingoio il tutto, e mi disse alzandosi in piedi:
“Ora tocca a te…”.

Mi alzai anche io, la presi per i fianchi, e la “buttai” sul letto.
Mi catapultai su di lei, le abbassai il costume fino alle caviglie, e le infilai la testa fra le sue cosce iniziando a baciarla sul basso ventre.
Scesi pian piano sulla sua figa, ed iniziai a leccarla con passione, infilandole ogni tanto un paio di dita, così da farla godere di più.
In poco temo era fradicia di umori.

Lei, proprio come feci io poco prima, poggiò la sua mano sul mio capo, così da spingermi il viso sulla sua figa.
Passammo così una decina di minuti e poi ci rimettemmo i costumi.
Pochi minuti dopo, come da nostra previsione, arrivarono gli altri, pronti per pranzare tutti insieme.

La giornata, e la settimana, non finì qui ovviamente. CONTINUA…

Spero ovviamente di aver scritto in modo abbastanza decente, e che il racconto di ciò che mi successe vi abbia trasmesso un minimo di emozioni.

Grazie ed alla prossima. ;).

Your tits bounce as the lash breaks your resolve

by whipherassproperly
Silence girl. You would not be so insolent, if I ran the prison you were in!! For such utter disobedience, your bare arse would get a taste of the lash you would not be forgetting in a hurry. I’d have you dragged to my private quarters by two burly female wardens. Both blonde amazons, over 6ft tall, with powerful swimmer physiques. You would be brought and stood before me. For daring to try to speak, you would get a mighty slap round the face from one of the guards.

You howl for leniency as I say give this slut’s buttocks a fuckin good hard taste of the strap!

You whimper as your white tee shirt is torn off and your breasts spring out. You are tied with your wrists about three feet apart up over your head, from a beam and a gym pommel horse is placed just in front of your cunt. You can lean about 2ft forward. The guards continue to roughly yank down your jeans and panties and I say all whuppin’s are on the bare here girl!!

You plead as the heftier guard reaches for the prison strap, as you watch.

3ft of heavy bull hide – 10cm wide with a 15cm handle. I say teach this bitch a hard lesson – count slut! The guard goes 4ft behind you and swings the monster strap back and with a almighty crack, lashes it full f***e against your soft white buttocks. You stoically squeal one miss. The leather cracks again, you thrust against the horse and your bare butt is already bright red – t-t-two miss you utter.

You thrust and howl and your tits bounce as the next lash breaks your resolve as it tears across your butt. Threeeeee missss you scream, your voice beginning to break up. Whooooosh craaack.

AAAAAaaaaaaaaaarrh t-t-t-that’s four miss you scream, as you fight against your ropes sweating away! The hide whups down like thunder again, tearing across your soft, defenceless buttocks and you thrust forward again, your ass jiggling, purple and burning white hot.

Euuuuuruururghhhh is all you can manage!

Enough I say, as you hang limp sobbing for forgiveness. You hang broken as I say take the inmate to the infirmary. She has learned her lesson for now!

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Did you like that fantasy? What is your own fantasy how you would use my wife’s hot body if she were all yours for a night or a weekend? Will it be erotic and gentle, or rough, or outright violent? How – for instance – would you interrogate her and extract all secret information from her, if she were your prisoner, a captured spy, in a remote detention and interrogation centre of your evil organisation…

I invite you to send it to me (by PM or email to [email protected]

com), and I will post the best fantasies in my blog.

If you need inspiration, check out this blog post: and the assortment of vicious instruments depicted in my “fantasy fodder” gallery: or the samples of fantasies already submitted (see below).

Imagine her nude and helpless body, slightly bruised already from being gangbanged by the eight guards the night they brought her into your prison, chained to the wall of her brightly lit prison cell.

She knows that you know what she came her for, that little sexy over-confident spy slut… And she knows that you will try to make her talk, no matter how long it takes, no matter how much she screams and begs for mercy… She is a brave girl, and you will probably need to use all your interrogator’s skills learned in the Taliban prisons, and use all the tools from that filthy steel table, to break her will…

If you are good at faking pics – or willing to give it a try – use her pics from this gallery, and show me what her body would look like during and after the interrogation.

More nude pics and a selection of tools that might be put to good use on a prisoner’s soft and tender body here:

You will find many more nude or near-nude or otherwise hot pics of her here:

or in my collection of undercover videos.

Samples from fantasies already submitted:

* I’d love to take her for a night 😉 I’d use all three of her holes and make sure she kept a big butt plug in all night

* Your wife is now lying on the floor, sobbing, she realizes that she has been left alone in front of the cells, the men still in a frenzy.

Suddenly, to her horror, she sees the doors of all the cells sliding open. She is thrown over the big table at the end of the corridor and they take turns holding her down while she is brutally ****d, they throw her face down to **** her ass, then turn her over to fuck her cunt, backwards and forwards they throw her. For nearly an hour she is ****d and beaten until the armed guards return and order the men back into their cells.

Your wife lies on the floor whimpering, scratched, bruised and bleeding.

* At first she jumped realizing that I could see her naked body. Then she dropped her towel and smiled at me as she walked slowly over and closed the door. […] I put my hand back between her legs and said quietly, cum for me , let me watch you cum. She closed her eyes and opened her legs further then they were as a signal of her willingness to let me have her

* I will slap her face hard and spit on her, then i will kick her on the pussy, punch her belly, and as she scream i will put my cock down her throat! Pull her hair hard as i pumping her face and slap harder and kick harder, then i will open her eyes wide with my fingers and cum in her eyes

* I want to be naked and suck her nipples while my hands stroke and caress her breasts with my body pleading for her to mount my horny lusting cock

* Then I told her about the wild pack of dogs that I kept, and if she didn’t talk I was going to bring them all in the room and close the door behind me.

She was going to get the dogs whether she talked or not, but she didn’t know that.

* Her soaking wet pussy grinding against my face as I licked and sucked her clit while thrusting my fingers deep into her tight wet asshole… her loud moans now gargled with the sound of her slurping my cock, rubbing my balls ad rimming my asshole… the feel of her hot, wet mouth on my cock would send me into an explosive orgasm, causing a quick choking motion as my cum hit her throat and filled her mouth

* A young woman is lying on a filthy mattress.

Her once beautiful body is a mess, her breasts look like raw hamburger meat and the whole area between her legs is one big raw bleeding wound. Your wife almost faints. “I hope you wont be as stupid as this bitch tomorrow” says the man in charge, and then your wife is thrown into her own cell to await her fate.

* She sits with open legs talking while other men watch her nice pussy.

they start to spunk on her breast on her mouth and inside her pussy. she received 30 spunk
then they all escape and let her crying on the floor. she still cries, but something strange happened, she is excited by the v******e so she decides to go nude on the road provocating other man

* I have already removed her clothes so that she feels more uncomfortable and have her tied with her legs and arms spread, so she is totally exposed to me.

She smiles and looks longingly at me just before I slap her right breast making her yelp with obvious pain.

la mamma di Isabella

Io e Isabella ci conosciamo dai tempi dell’università, lei ora lavora in un’altra città ma quando scende per le feste ci vediamo e usciamo insieme. Ha un bel corpo con un culo favoloso, anche se di viso non è perfetta, ha lunghi capelli neri ricci e siamo molto amici. Non c’è mai stato niente tra di noi, anche se mi attizza molto, ma lei vorrebbe una storia seria. L’ultima volta che è tornata in città, sono passato a prenderla a casa e ho fatto la conoscenza di Adelina, sua madre; sebbene abbia dei tratti in comune con la figlia, Adelina è più bassa e minuta, ma le curve ci sono tutte, soprattutto dietro.

Mi sono eccitato immediatamente. La signora, di 58 anni, era molto simpatica e mi guardava sorridente, forse le piaceva che uscissi con la figlia. Qualche settimana dopo la partenza di Isabella, lei mi chiamò per chiedere se potevo passare a casa sua perché la madre aveva dei problemi con dei documenti e mi chiedeva se potevo occuparmene io. La signora Adelina era rimasta da circa un anno vedova e prima era il marito ad occuparsi di quelle faccende.

Andai con immenso piacere e la signora mi accolse con il suo solito sorriso, indossava un vestito leggero e ai piedi dei sandali zeppati che mi provocarono un’immediata eccitazione.
Quella volta non mi sbilanciai, però mi feci dare il suo numero e le dissi che poteva chiamarmi per qualsiasi evenienza.
Adelina non mancò di farsi viva spesso e io feci lo stesso, in breve arrivammo a chiamarci ogni giorno e quando il lavoro ce lo permetteva, riuscivamo a incrociarci per un caffè.

Un giorno al telefono mi disse che voleva andare a comprare delle scarpe in un centro commerciale e mi offrii di accompagnarla. Andai a prenderla, come avevo fatto tante volte con Isabella, lei scese con addosso una gonna stretta al ginocchio, calze nere e scarpe con tacco medio, era bellissima e la guardai per alcuni secondi estasiato, ormai ero innamorato!
Fu bellissimo accompagnarla nel negozio di scarpe, le scelsi delle scarpe, e poi le chiesi di provarne alcune con zeppe altissima o con tacchi a spillo, lei sorrise dicendo che ormai non aveva l’età per indossare quei tacchi e io però la convinsi a farlo, l’aiutai a metterle e nel farlo le accarezzai il piede velato, aveva meravigliosi piedini taglia 35, li avrei presi in bocca e leccati per ore! Lei dischiuse leggermente le gambe, si vedeva che era rilassata.

Le feci delle foto con il cellulare ai piedi con quelle scarpe “giusto per ricordo” le dissi; ovviamente quella sera mi segai abbondantemente guardandole.
L’indomani mi chiamò chiedendomi se volevo andare a cena da lei, ci teneva molto, mi disse. Risposi ovviamente di sì e prima di andare, passai dal centro commerciale e le comprai quelle zeppe vertiginose che aveva provato il giorno prima.
Quando aprì la porta di casa, rimasi sbalordito, aveva un bel vestito nero, un po’ attillato, che lasciava un po’ scoperto il seno e soprattutto modellava fianchi e culo, ai piedi sabot con tacco basso, la baciai sulla guancia ed entrai, ci accomodammo in salotto e le diedi la busta con il mio regalo; era senza parole, non se l’aspettava, quando aprì lo s**tolo e vide le zeppe, scoppiò a ridere e disse: “ma sei proprio fissato!” “Ti stanno benissimo, ti prego indossale.

” le dissi, lei sorrise guardandomi negli occhi e disse: “va bene”, tolse i sabot e indossò le zeppe, i piedi velati scivolavano perfettamente dentro. “Sto davvero bene?” MI chiese e io le dissi “Certo, sei divina!” arrossì immediatamente ma non disse niente, allora mi chinai a terra e posai le mie labbra sulle sue unghie velate. Fu come andare in trance, iniziai a baciare e leccare piedi e zeppe mentre Adelina avvampava sul divano, la sentivo mugulare “no… cosa fai…” allora risalii con la lingua sulle gambe e poi di s**tto tornai su e le presi la faccia tra le mani.

“Ma cosa ti è preso? potrei essere tua madre. ” “Ti voglio Adelina, dal primo momento che ti ho visto!” La baciai con foga e le infilai la lingua dentro. Si fece accarezzare sotto il vestito e la mano andò in mezzo alle gambe dove era già un lago. “No è tanto che non lo faccio!” Disse divincolandosi dal mio bacio appassionato, io le leccai il collo e le pastrugnavo la figa. Si lasciò andare e riuscii a sfilarle il collant, le scostai gli slip di cotone nero e vidi la sua sublime figona pelosa, mi ci avventai con foga e la leccai con avidità.

Adelina impazzì, intanto il cazzo mi si era fatto durissimo, mi spogliai e quando lo vide, grosso duro e pronto a chiavarla, rimase colpita. Lo prese in mano e i suoi occhi brillarono, era tanto che agognava quel momento, la stesi sul divano e entrai dentro, era ancora stretta nonostante la lubrificazione, provò dolore ma mi chiedeva di continuare e di spingere. Ci volle un po’ ma alla fine entrai, presi a chiavarla con forza, lei gemeva dal piacere e intanto la baciavo in bocca.

Le alzai una gamba e le leccai il piede mentre la scopavo, aveva tolto i collant ma aveva rimesso le zeppe… il ché mi eccitava tantissimo. Non resistetti a lungo, venni in una copiosa sborrata che ovviamente finì tutta nella sua pancia. Sfiniti ci stendemmo per alcuni minuti a terra, poi le dissi: “andiamo a mangiare, così recupero le forze… stanotte voglio farti impazzire” Adelina sorrise e mi baciò.

Pietro Aretino_Sonetti lussuriosi

XIII
Dammi la lingua, appunta i piedi al muro;
stringi le coscie, e tienim stretto, stretto;
lasciat’ire a riverso in sul letto
che d’altro che di fotter non mi curo.

Ai! Traditore! Quant’hai il cazzon duro!
O! come? su la potta ci confetto!
Un dì, tormelo in culo ti prometto,
e di farlo uscir netto t’assicuro.

– Io vi ringrazio cara Lorenzina,
mi sforzerò servirvi; ma spingete,
spingete come fa la Ciabattina.

o farò adesso, e voi quando farete?
– Adesso! dammi tutta la linguina.
Ch’io muojo. – Et io, e voi cagion ne sete;

adunque voi compirete?
– Adesso, adesso faccio, Signor mio;
Adesso ho fatto. Et io; ohimè! o Dio!

XIV
Non tirar, fottutello di Cupido,
la cariola; fermati bismulo;
ch’io vo’ fotter in potta e non in culo
costei, che mi togl’il cazzo e me ne rido.

E nelle braccia le gambe mi fido,
e si disconcio sto (e non t’adulo)
che si morrebbe a starci un’ora un mulo
che fottendo a disaggio, mi disfaccio.

E se voi, Beatrice, stentar faccio,
perdonar mi dovete, perch’io mostro
che fottendo a disaggio, mi disfaccio.

E se non ch’io mi specchio nel cul vostro,
stando sospeso l’uno e l’altro braccio,
mai non si finirebbe il fatto nostro.

O cul di latte e d’ostro!
Se non ch’io son per mirarti di vena,
non mi starebbe il cazzo ritto appena.

XV
Il putto poppa, e poppa anche la potta;
a un tempo, date il latte e ricevete,
e tre contenti in un letto vedete:
ognuno il suo piacer piglia a un otta.

Aveste fottitura mai sì ghiotta,
fra le migliaie che avute ne avete?
In questo fotter più festa prendete,
ch’un villan quano ei mangia la ricotta.

– Veramente egli è dolce a cotal modo,
il fotter reverendo, il fotter divo;
e come io fossi una Badessa godo;

e si mi tocca a la gran foia il vivo
questo strenuo tu bel cazzo sodo,
ch’io sento un piacer superlativo.

E tu, cazzo corrivo,
in le gran frette la potta ti caccia,
e stacci un mese, che ‘l buon pro ti faccia.

XVI
Sta cheto bambin mio; ninna, ninna!
Spinge, maestro Andrea, spinge ch’ei c’è.
Dammi tutta la lingua, ai! ohimè!
Che il tuo gran cazzo all’anima mi va.

– Signora, adesso, adesso v’intrerà;
cullate bene il fanciullin col piè,
e farete servizi a tutti e tre:
perché noi compiremo, ei dormirà.

– Io son contenta; io cullo, io meno, io fo;
culla, mena e travagliati ancor tu.
– Mammina, a vostra posta compirò.

– Non far! fermati, aspetta un poco più,
che tal dolcezza in questo fotter ho,
ch’io non vorrei ch’ei finisse mai più.

– Madonna mia, orsù,
fate, di grazia! Or, da che voi, così,
io faccio; e tu, farai? – Signora, sì.
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Libro Secondo

Altri sonetti lussuriosi

proemio.

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Questo è un libro d’altro che Sonetti,
di Capitoli, d’Egloghe o Canzone;
qui il Sannazaro o il Bembo non compone
né liquidi cristalli, né fioretti.

Qui il Bernia non ha madrigaletti,
ma vi son cazzi senza discrezione,
ecci la potta, e ‘l cul che gli ripone,
come fanno le s**tole a’ confetti.

E qui son gente fottute sfottute,
e di cazzi e di potte notomie,
e nei culi molte anime perdute.

E ognun si fotte in le più leggiadre vie,
ch’a Ponte Sisto non sarian credute,
infra le puttanesche gerarchie.

Et in fin le son pazzie
a farsi schifo di sì buoni bocconi,
e chi non fotte ognun, Dio gli perdoni!

I
Veduto avete le reliquie tutte
dei cazzi orrendi in le potte stupende;
et avete visto far quelle faccende
allegramente a queste belle putte;

e di dietro e d’inanzi darle frutte,
e ne le bocche le lingue a vicende:
che son cose da farne le leggende,
come che di Morgante e di Margutte.

Io so ch’un gran piacer avete avuto,
a veder dare in potta e’ n cul la stretta,
in modo che più non s’è fottuto.

E come spesso nel naso si getta
l’odor del pepe o quel dello starnuto,
che fanno starnutar un con gran fretta

così nella braghetta,
del fotter a l’odor corretti sete;
e toccatel’ con man, se nol’ credete.

II
Madonna, dal polmone è vostro male:
il rimedio c’è pronto, se volete
alzar le coscie più che potete
per ricever in cul un serviziale.

Questo val meglio che acqua pettorale,
madonna; v’assicuro el trovarete.
– Orsù, Messer, poi ché questo credete,
di guarirme più tardar non mi cale.

Ecco il cul, alerta! Ohimè! Che fate?
Gli è differente il tondo dal fesso;
non è il patto che mi facesti adesso.

Pian, che gli è grosso, mi storpiate!
– Madonna, volete che vi dica il vero?
Quel mio cazzon duro, so che guarisce

polmon anche la tosse.

– Pur che duri tal festa, di guarir spero;
ma di finir così presto mi dispero.

III

Dialogo: Aretino, Franco.
A. Dunque, ser Franco, il Papa fé davvero?
F. Cazzo! lui mi fé porre il laccio al collo,
e sù le forche dar l’ultimo crollo.
A. La Poesia?… F. La non mi valse un zero!

Anzi, lei mi fu il boia. A. A dirti il vero,
mai ti vedesti di dir mal satollo.

F. Il cancaro che ti mangi, e chi pensollo!
Fu il non saper mostrar per bianco il nero.

A. Diceasi in Roma, che eri mal Cristiano;
intesi non so che di Sodomia…
F. Becco cornuto, tu sei l’Aretino!

Bardascia, bugerone, luterano,
ch’hai più corna che compar Cristino!
A. Menti! F. Mento? il mal’anno che Dio ti dia!

IV
Morendo su le forche, un Ascolano,
qual era avvezzo a scaricar la foia,
vide, torcendo il capo, il culo al boia,
che li facea su ‘l collo un ballo strano.

Subitamente, o fragil senso umano!
il cazzo se gli arrizza, ancor che moia;
ma non se ‘l mena già, che gli da noia
l’aver legata l’una e l’altra mano.

Così all’inferno, a cazzo ritto è andato,
e al Nemico, in vece di saluto,
dentro del negro cul l’ebbe ficcato;

poi ringraziollo e disse: – O Pluto,
tu hai le corna ed io ti ho buggerato;
dunque ti posso dir becco fottuto.

.

Pietro Aretino_Sonetti lussuriosi_libro primo_ son

VI
Tu m’hai il cazzo in la potta, e il cul mi vedi
e io veggio il tuo cul com’egli è fatto,
ma tu potresti dir ch’io sono un matto,
perch’io tengo le mani ove stanno i piedi.

– Ma s’a codesto modo fotter credi,
sei una bestia, e non ti verrà fatto;
perch’asssai meglio del fotter m’adatto,
quando col petto sul mio petto siedi.

– Io vi vo’ fotter per lettera, Comare,
e voglio farvi al cul tante mamine
co le dita, col cazzo, e col menare,

e sentirete un piacer senza fine.

E so ben ch’è più dolce ch’il grattare
da Dee, da Duchesse e da Regine;

e mi direte al fine
ch’io sono un valent’uomo in tal mestiero…
Ma d’aver poco cazzo mi dispero.

VII
Ove il mettrete voi? Ditel’ di grazia,
dietro o dinanzi? io vo’ ‘l sapere,
perché farovi forse dispiacere
se nel cul me lo caccio per disgrazia.

– Madonna, no, perché la potta sazia
il cazzo sì che v’ha poco piacere,
ma quel che faccio, il fo per non parere
un Frate Mariano, verbi gratia.

Ma poi ch’il cazzo in cul tutto volete
come vogliono savi, io sono contento
che voi fate del mio ciò che volete.

E pigliatelo con man, mettetel’ dentro:
che tanto utile al corpo sentirete,
quanto che gli ammalati l’argomento.

E io tal gaudio sento
a sentire il mio cazzo in mano a voi,
ch’io morirò, se ci fottiam, fra noi.

VIII
E saria pur una coglioneria
sendo in voglia mia fottervi adesso,
avervi col cazzo nella potta messo,
del cul non mi facendo carestia.

Finisca in me la mia genealogia!
Ch’io vo’ fottervi dietro, spesso, spesso,
poiché gli è più differente il tondo dal fesso
che l’acquata dalla malvasia.

– Fottimi e fa di me ciò che tu vuoi,
in potta, in cul, ch’io me ne curo poco
dove che tu ci facci i fatti tuoi.

Ch’io per me nella potta, in culo ho il foco,
e quanti cazzi han muli, asini e buoi
non scemeriano nella mia foia in poco.

Poi saresti in dapoco
a farmelo all’antica tra le cosse,
ch’anch’io dietro il faria, se uomo fosse.

IX
Questo è pur un bel cazzo lungo e grosso.
Deh! se l’hai caro lasciamelo vedere
– Vogliam provare se potete tenere
questo cazzo in la potta, e me addosso.

– Come, s’io vo’ provar? come, s’io posso?
Piuttosto questo che mangiare o bere!
– Ma s’io v’infrango poi, stando a giacere,
farovi mal.

– Tu hai ‘l pensier del Rosso,

Gettati pure in letto e nello spazzo
sopra di me, che se Marforio fosse,
o un gigante, io n’averò sollazzo,

purché mi tocchi le midolla e l’osse
con questo tuo divinissimo cazzo
che guarisce le potte dalla tosse.

– Aprite ben le cosse…
Che potrian delle donne esser vedute
di voi meglio vestite, ma non fottute.

X
Io ‘l voglio in cul.

– Tu mi perdonerai,
o Donna, non voglio far questo peccato,
perché questo è un cibo da prelato,
ch’ha perduto il gusto sempre mai.

– Deh! mettetel’ qui! – Non farò! – Sì, farai.
Perché? non s’usa più da l’altro lato,
Id est in potta? – Sìm, ma egli è più grato
il cazzo dietro che dinanzi assai.

– Da voi io vo lasciarmi consigliare
il cazzo è suo, e se ‘l vi piace tanto,
com’a cazzo gli avete a comandare.

– Io l’accetto, ben mio: spingel’ da canto
più su, più giù, e va senza sputare.
O cazzo buon compagno, o cazzo santo!

– Toglietel’ tutto quanto.
– Io l’ho tolto entro più che volentiere,
ma ci vorrei stare un anno a sedere!

XI
Apri le coscie, acciò ch’io vegga bene
il tuo bel culo e la tua potta in viso;
culo da far mutar un cazzo d’aviso!
Potta che i cuori stilli per le vene.

Mentre ch’io vi vagheggio egli mi viene
capriccio di pasciarvi a l’improviso,
e mi par esser più bel che Narciso
nel specchio ch’il mio cazzo allegro tiene.

– Ai ribalda, ai ribaldo in terra e in letto!
Io ti veggio, puttana! e t’apparecchia,
ch’io ti rompa doi costole del petto.

– Io te n’incaco, franciosata, vecchia,
che per questo piacere arciperfetto
intrarei in un pozzo sanza secchia.

E non si trova pecchia
ghiotta dei fiori, com’io d’un nobil cazzo,
e no ‘l provo ancho, e per mirarlo sguazzo.

XII
Marte, maledettissimo poltrone!
Così sotto una donna non si reca,
e non si fotte Venere alla cieca,
con assai furia e poca discrezione.

– Io non son Marte, io son Hercol Rangone,
e fotto qui che sete Angela Greca;
e se ci fosse qui la mia ribeca,
vi sonerei fottendo una canzone.

E voi, Signora, mia dolce consorte,
su la potta ballar faresti il cazzo,
menando il culo in su, spingendo forte.

– Signor sì, che con voi, fottendo, sguazzo,
ma temo Amor che non mi dia la morte,
colle vostr’armi, essendo putto e pazzo.

– Cupido è mio ragazzo
e vostro figlio, e guarda l’arme mia
per sacrarle alla dea Poltroneria.

Spompinato da una trans in pubblico

Premetto che sono un bel ragazzo, dotato anche di carisma e simpatia e non ho mai avuto problemi per trovare ragazze per fare sesso, anche sesso occasionale di una sera. Non faccio le cose di nascosto ma ci provo in pubblico, davanti a tutti, proprio perché non penso di avere nulla di cui vergognarmi. Sono fatto così. Scelgo la ragazza che più mi piace e vado a corteggiarla. Ogni corteggiamento è importante, anche se è solo per sesso e per questo non amo andare di fretta, non amo dare l’impressione di quello che sbava dietro alla fica.

Di solito funziona e a quel punto io e la ragazza ce ne andiamo a casa mia a fare sesso. Ma questa volta, forse ho esagerato un po’ troppo. Erano da poco passate le nove e mezzo di sera e mi trovavo con i miei amici nella piazza del paese, seduti sulle panchine, a scherzare, ridere e bere birra. Ad un certo punto, passa una bellissima ragazza, era vestita molto sexy, con dei jeans attillati e una maglietta leggera che le copriva a malapena le tette.

Aveva capelli neri lisci e lunghi che le arrivavano fin sotto le spalle, almeno una terza di seno, le labbra molto carnose, la vita sottile ed un culo da paura. Tutti noi cinque ci girammo contemporaneamente, restando con la bocca aperta, tanto quella ragazza era affascinante. Sprizzava sesso da ogni parte del suo corpo. Andai verso la ragazza con l’aria di quello sicuro di sé, sicuro di vincere, con le mani nelle tasche. Il mio approccio di solito era molto diretto.

Non mi piaceva inventare scuse. Mi disse di chiamarsi Jessica e dalla voce capii che Jessica non era una ragazza, ma era una trans e tutta la mia sicurezza andò a farsi benedire. Non sapevo che fare e che dire. Mi chiese se era un problema il suo essere trans: in realtà lo era perché non mi era mai capitato di avere un’esperienza con una trans, anche se ne ero molto attirato. Era la prima volta che portavo una mia potenziale conquista a parlare anche con i miei amici.

Avevo un po’ di imbarazzo e magari due chiacchiere tutti insieme mi avrebbero aiutato a superarlo. Loro si presentarono e cominciammo a chiacchierare. Più che altro fu lei che parlò e ci raccontò della sua vita. Faceva la commessa in un negozio in città ed era passata da quelle parti perché stava cercando casa. Si era rotta della vita di città e cercava un appartamento in paese. Tra birra e chiacchiere, il tempo passò e si fece quasi mezzanotte.

Jessica era simpatica, gentile e soprattutto molto più femminile di tante donne che avevo conosciuto. Quando andai in macchina a prendere la giacca, perché cominciava a far freddino, me la trovai dietro di me. Mi chiese quando mi decidevo a farmi avanti: era la prima volta che mi veniva detta una cosa del genere. Prima che ci allontanassimo, l’abbracciai, spingendola contro il fianco della macchina e le tappai la bocca con un bacio. Subito mi assaggiò con le labbra e con la lingua, premendo forte la sua bocca carnosa.

Un bacio che mi lasciò senza fiato, tanto che dopo non sapevo proprio cosa dire. Per mezz’ora abbiamo pomiciato appoggiati alla macchina e io l’accarezzavo tutta, soffermandomi sul suo bel culo e sulle tette. Quando stavamo stretti, sentivo il cazzo duro che premeva contro il mio, un cazzo che doveva essere non molto grosso ma era parecchio rigido, stava su e lo sentivo attraverso la stoffa della gonna. Io volevo portarla a casa mia, ma lei mi trascinò di nuovo sulle panchine dove se ne stavano seduti i miei amici.

Ovviamente si stavano domandando come mai non fossi già a casa mia, a darmi da fare con la bellissima trans. Lei disse che andava pazza per il sesso in pubblico: diceva di essere molto porcellina ed esibizionista e sapere che altri la guardano mentre fa sesso la fa andare su di giri. I miei amici erano rimasti ammutoliti e ci guardavano, senza dire nulla. Sebbene fosse un paese, ogni tanto a quell’ora passava ancora qualcuno: gente che portava il cane a spasso, coppiette, persone che passeggiavano.

In quel momento c’erano due persone a spasso con i loro a****li, uno dei quali molto vicino. A lei non importò molto dei miei dubbi: si avvicinò a me e mi baciò, leccandomi anche le labbra, con la sua lingua umida. Persi la testa: mi tirai fuori il cazzo duro e senza tante cerimonie glielo piazzai in bocca. Jessica cominciò a succhiarlo avidamente, come nessuna me l’aveva mai succhiato. Non era un piacere che faceva a me, le piaceva proprio prenderlo in bocca e adorava il suo sapore.

Mentre mi faceva il pompino, mi accarezzava anche le palle e l’asta, con la sua mano che aveva le unghie lunghe smaltate. I miei amici guardavano e un paio di loro già avevano iniziato a farsi una sega. Uno dei due che portava il cane a spasso, si accorse della scena e se ne andò scuotendo la testa. Non la imbarazzava per niente guardarmi negli occhi mentre mi faceva il pompino. Dopo pochi minuti un mio amico aveva già sborrato e si stava pulendo cazzo e mani, io c’ero quasi.

La bella trans porcellina iniziò a menarmi forte il membro, sempre più velocemente e intanto con la punta della lingua mi titillava la cappella gonfia all’inverosimile. Venni dopo poco, godendo come un maiale, e le schizzai tutta la sborra in faccia e in bocca. Alla fine me lo pulì con la lingua, raccogliendo tutti i residui di sborra. Lasciai il cazzo ormai moscio fuori dai pantaloni e mi sedetti sulla panchina, facendomi fare un po’ di spazio dai miei amici.

Purtroppo il numero che mi diede era inesistente e quindi non potei più rintracciarla, però sogno spesso di incontrarla di nuovo e di assaggiare finalmente, il suo magnifico culo sodo e caldo.

Sorelle porcelle

Di ritorno da un viaggio di lavoro, incontrai per caso alla stazione il mio amico Andrea: era venuto a prendere sua sorella, che rientrava dalle vacanze. Ed infatti, Andrea mi venne incontro in compagnia di una brunetta di venticinque anni molto ben fatta: belle curve, serici capelli corvini avvolti in una lunga treccia e due occhi neri veramente conturbanti. Per di più Roberta, così si chiamava, indossava un completino da viaggio con minigonna a tubino e camicetta che rivelavano in basso un bellissimo paio di gambe negli stivaletti alla cowboy, e in alto due seni sodi ed eretti, i capezzoli puntuti sotto la stoffa tesa.

Quando mi fu presentata e mi salutò,la sua voce calda e lievemente roca mi diede un brivido di eccitazione. Poco dopo, rimasto per un istante solo con il mio amico, mi complimentai per la sua bella sorella.
“Bella e brava …” mi rispose lui, con un sorriso strano. “Ti piace, eh?” mi chiese poi.
“Beh, è una bellissima ragazza …” risposi, tanto per dire qualcosa. Non potevo certo nascondere gli sguardi che lanciavo al corpo di Roberta in attesa, appoggiata all’auto del fratello e lievemente flessa in avanti a mostrare un bellissimo culo sotto la minigonna nera.

“Bene, magari una di queste sere ti combino un’uscita!” rise di nuovo “Ora che sei libero … Dai, scherzo!” Sapeva che mi ero appena lasciato con la mia ultima donna (più per colpa mia che di lei, in verità) e pensai che non volesse ins****re troppo su questa storia. Però ero proprio libero, e la Roberta non era davvero male …
Ci lasciammo su quella vaga proposta di appuntamento. Mentre l’auto si allontanava, Roberta mi lanciò un lungo sguardo a palpebre semichiuse, sotto l’ombretto azzurro, e mi sorrise.

Mentre in moto correvo verso casa, non riuscivo a pensare che alla sorella del mio amico: un paio di volte mi distrassi talmente che rischiai dei sorpassi sul filo del rasoio.
Nell’androne del palazzo, una ragazza mi venne incontro. Per un istante, alla vista del corpo armonioso che incedeva avvolto nel vestitino bianco, estivo, pensai che lei mi avesse preceduto a casa mia. Poi mi resi conto che si trattava di mia sorella, Lidia: una cas**ta di riccioli castani, il sorriso luminoso e morbide forme di ventiduenne, la cui dolcezza è accentuata da un paio di chili in più rispetto al peso forma.

Sorrisi di piacere. Lidia, la mia amata sorellina, era venuta a trovarmi. Eravamo sempre stati molto uniti, e da quando era andata a vivere con alcune amiche per frequentare l’Accademia di Belle Arti
ne sentivo spesso la mancanza.
La abbracciai con trasporto. “Bambolina! Come stai? Che bella sorpresa!”
Lei mi strinse teneramente e mi baciò sulle guance. “Ciao, fratellone! Che bello!”.
Ruotò su se stessa, sollevando lievemente il vestito sulle gambe.

“Mi trovi bene?” sorrise.
“Sei bellissima, veramente!”. Ero veramente su di giri, mi ero persino scordato di Roberta.
Lidia mi chiese di poter restare da me per qualche giorno, perché l’appartamento dove viveva con le sue due amiche aveva urgente bisogno di alcune riparazioni, e la padrona di casa non poteva più rimandare, e le aveva dovute allontanare per forza. Questa domanda ebbe immediatamente una risposta positiva. Non sapevo bene cosa accadesse, ma l’idea di avere Lidia con me mi riempiva di un piacere insolito, che non riuscivo a spiegarmi bene.

Le cedetti il divano letto del mio miniappartamento, e mentre appunto mi stavo preparando il sacco a pelo nello studiolo, squillò il telefono. Era Roberta. Il calore della sua voce densa e melata mi provocò subito un’erezione. Lei e Andrea mi invitavano a cena per la sera stessa. Ero eccitatissimo all’idea di incontrarla – figuratevi, dopo un periodo senza donne, subito una gnocca come questa, pensai. Poi però pensai a Lidia, e spiegai che era appena arrivata da me.

“Oh, meglio ancora” rispose Roberta. “Non c’è problema, porta anche lei. Mi raccomando, ci tengo a conoscervi … a conoscerti. Allora, stasera alle nove, d’accordo?”.
Ovviamente accettai subito. Tornai di là con un enorme bozzo nei jeans. Se fossi stato solo, mi sarei masturbato immediatamente: mi vedevo già penetrare a grandi colpi il culetto sodo di Roberta, mi immaginavo i suoi gemiti e le sue urla con quella sua voce incredibile mentre veniva scossa dal piacere.

Dissi a Lidia dell’ invito, e lei ne fu contentissima.
“Che bello, una cenetta romantica, come due innamorati!” rise argentina.
Se si accorse della mia eccitazione, non mi disse nulla.
Alle nove ci trovavamo nel salone della bella villetta di Andrea, tra il verde della periferia sud: lui è capo-qualcosa in una grossa firma della moda (e Roberta era una modella, scoprii quella sera), e non vive certo in un bilocale come me, semplice assistente al Museo.

La cena fu piacevole, ma io non riuscivo a staccare gli occhi – e le orecchie – da Roberta. Mentre io e Andrea eravamo vestiti con completi sportivi, e Lidia aveva un leggero vestito estivo che faceva risaltare le sue dolci rotondità, Roberta indossava un abito da sera nero con una scollatura e spacchi laterali che mi accendevano ad ogni sua mossa. Portava sandali col tacco alto, ed aveva raccolto i capelli in una pesante treccia molto sensuale, che tendendole un poco i tratti del viso ne accentuava il profilo leggermente lascivo.

Una volta, alzandosi, mi mostrò tanto da essere certo che non portasse le mutandine. La conversazione era interessante, perché Andrea è un tipo molto simpatico che riesce a mettere tutti a proprio agio, e tuttavia notai, le poche volte che riuscii a sottrarmi al fascino di Roberta per qualche minuto, che Lidia sembrava lievemente turbata, e un piccolo broncio le incurvava le labbra morbide e rosee. Comunque la serata proseguì bene, salvo il fatto che ormai, tra il buon vino bevuto, qualche battuta a doppio senso del mio amico e le movenze sempre più provocanti di Roberta, io avevo tra le gambe un menhir, un cannone pronto a sparare al primo stimolo imprudente.

E stavo appunto pensando a come avrei potuto fare per evitare che la serata finisse come ormai mi si prospettava, e cioè con il classico “Buonanotte, è stato bello, tornate a trovarci”, quando Andrea, che da alcuni minuti si era appartato con la sorella, tornò dicendomi:
“Senti, Marco, ho visto che il cielo si sta coprendo in fretta, mi sa che ci sarà un brutto temporale … Tu e Lidia siete venuti in moto, è più di un’ora di strada, e non vorrei che tornando ve la pigliaste tutta … Insomma, noi abbiamo una camera per gli ospiti, ovviamente … perché non passate la notte qui? “.

Intanto Roberta, stretta al fianco del fratello, mi guardava con un sorriso al contempo ironico e promettente.
Io non credevo alle mie orecchie. Benedetto il temporale! A parte che non mi andava proprio di guidare una Yamaha di sei anni in una tempesta e con la mia sorellina aggrappata a me, l’idea di una notte accanto a Roberta … Ero certo che sarebbe successo quanto speravo. Il mio cazzo dette letteralmente uno strappo, ed immediatamente accettai.

Anche Lidia, notai nella mia gioia, si era rasserenata, ed ora sorrideva di quel dolce sorriso che conoscevo bene, e che la rendeva irresistibile a tutti.
Così ci ritirammo per la notte. Nella nostra camera trovammo pigiami, biancheria ed oggetti da toeletta. Quando fu il mio turno andai in bagno, e tornando in camera in pigiama vidi che Lidia era pronta per andare a letto: indossava una sorta di baby-doll (evidentemente di Roberta) che mostrava del suo morbido corpo più di quanto anche un fratello potrebbe tollerare senza emozioni, i seni tondi e vellutati e persino l’ombra di peluria mogano tra le gambe.

Mi sorrise e si infilò svelta sotto le coperte, e così feci anche io. Dapprima, il pensiero che dovevo trovare il modo di incontrarmi con Roberta senza troppo chiasso, e soprattutto di quello che sarebbe successo poi, mi impedì di addormentarmi. Ma dopo circa un’ora, quando ormai il caldo, la smania e la noia mi avevano talmente stremato da indurmi a togliermi tutto tranne gli slip – mia sorella si era ormai assopita – mi prese un colpo di sonno e crollai.

Mi risvegliò un lieve scuotimento. Ancora mezzo intontito, aprii gli occhi. Lidia era china su di me, e mi sussurrava qualcosa. Di colpo fui sveglio.
“Ascolta, oh, ascolta!” mormorava la mia sorellina. “Senti? Li senti?”
Dalla stanza accanto alla nostra veniva una serie di ansiti e gemiti rochi, ed ogni tanto un urlo ed alcune parole chiaramente distinguibili. La voce di lei era inconfondibile, e mi fece schizzare il pene turgido fuori dagli slip.

“Ah …ahhh … sì … sììì … sfondami … ahhh … sfondami tuttah … “ rantolava Roberta.
La voce di lui fu però la cosa più eccitante. Una sensazione sconvolgente, anche se qualcosa avevo intuito, in qualche modo.
“Sì … sììì … eccolo troietta … eccoloooh …” mugolava Andrea.
Fratelli ed amanti! La cosa mi dava le vertigini dal piacere. Poi pensai a Lidia, a cosa provava lì accanto a me, ad ascoltare … La guardai.

Era nuda, e mi fissava tra le palpebre semichiuse e
appena truccate, con quegli splendidi occhi nocciola, profondi e luminosi, dal taglio lievemente orientale.
“Lidia … piccola …” cominciai. Ma lei mi afferrò la testa e mi baciò in bocca. Un bacio rovente ed appassionato, il bacio di una donna innamorata nel pieno della sua voglia. Deliziato, risposi a lungo al vortice della sua lingua di zucchero, dal sapore di fragola, con tutta la mia passione.

Quando ci staccammo, lei si strinse a me rabbrividendo..
“Marco … oh amore … quanto ho desiderato questo momento … da anni … “ ansimava, roca dal piacere e dalla brama. Il mio cuore impazziva di gioia e di desiderio. Questa dolce, tenera bellezza, la mia deliziosa sorella, amava me! Dovevo farla godere in modo indimenticabile, dovevo darle tutto il piacere che la sua dolcezza meritava, pensai.
Cominciai a baciarla scendendo dalla gola ai capezzoli, ora eretti e frementi al tocco della mia lingua.

La mordicchiai, la succhiai, la mia tenera amata sorellina, e lei mi corrispose con abbracci frementi e languori ansimanti e deliziosi gridolini..
“Oh ti prego amore mio mettimelo … mettimelo non ne posso più … “ mugolava. Scesi ancora più giù, e presi a leccarle la figa, già rorida di succhi e spalancatasi per me. Dopo qualche carezza di lingua ben assestata, Lidia cominciò a sussultare e ad urlare.
“Basta … basta … ohh non resisto più … fottimi fottimi ti prego tesoro fottimi … ahmioddio sto per godere ….

fottimi …” Anch’io però rischiavo di venire lì per lì, tanto mi eccitava la situazione, ed il corpo e l’amore di mia sorella, creatura meravigliosa, dono del tutto inaspettato.
La misi carponi e la penetrai lentamente, da dietro. Lei mi ricevette con un gemito che mi diede i brividi alla spina dorsale. Via via che aumentavo il ritmo, i suoi gemiti si trasformavano in gridolini e poi in urla di piacere così intense che la mia eccitazione era alle stelle.

Vedevo il suo culo tornito alla perfezione muoversi all’unisono con i miei colpi, vedevo i riccioli ondeggiare ed immaginavo il suo viso acqua e sapone stravolto dal piacere mentre si inarcava ed affondava i denti nel cuscino, mugolando stralunata.
“Ti amo ti amo ti amooh … Lidia tesoro ti amooh …” urlavo, non resistendo più, mentre venivo.
“Ohhh sììì sììì sììì amore sììì … ohh oohhh ooh sono tua sono tuaah sono la tua donnahhh” gridava lei, finché venne artigliando le lenzuola nello spasimo dell’orgasmo.

Poi ci riposammo un attimo abbracciati. Lei mi guardava con un ardore che di rado avevo visto negli occhi di altre donne, ed io le sorridevo, carezzandola. I sensi riebbero il sopravvento, e la scopai di nuovo, stavolta con lei sopra di me, per vederla mentre veniva e mi chiamava amore e tesoro e fratellino e mio bel cazzo. Proprio mentre stava venendo per la terza volta, urlando cose deliziose e sconnesse che mi avevano reso di nuovo il cazzo una colonna d’acciaio (ora le stavo leccando la figa profumata, e Lidia si dimenava talmente che aveva dovuto rinunciare al sessantanove che avevamo iniziato in origine), si aprì la porta, e Andrea e Roberta comparvero sorridenti sulla soglia.

Ci eravamo completamente dimenticati di loro, presi nel vortice del nostro amore.
“Visto che bello, farsi le sorelline? “ rise Andrea, ficcando la lingua in bocca alla sorella.
Roberta poi venne verso di noi. “Mi avete fatto eccitare alla follia” mi disse, prendendomi il cazzo in mano. “Già lo sai, che attraverso queste pareti si sente tutto … “
“Dai, mettimelo nel culo … “ aggiunse poi, mettendosi carponi e baciando Lidia, che rispose subito con uno dei suoi baci di fuoco, e presto le due ragazze cominciarono a mugolare l’una nella bocca dell’altra.

Intanto io avevo infilzato l’ano di Roberta, morbido ed elastico, e lei si staccò da mia sorella per urlare tutto il suo piacere. Suo fratello si stese sotto di lei e glielo infilò in figa, ed allora le smanie della brunetta non ebbero più limite: si inarcava e graffiava la schiena di Andrea, aggrappandosi a lui e mordendolo e poi guaiva, bramiva, piangeva.
“Aarggh … uurgh … uuuh … ohmioddio … spingi Marco spingiiih … uuurgh … mmmh … ahddioddioh … Andrea amorehh … oahhh dai daiih … “
Lidia ci guardava, scossa da brividi irrefrenabili di piacere.

Roberta mugolò: “Nel … nel cassetto … ohh tesoro nel cassetto … “.
Senza esitare, la mia sorellina andò ad aprire i cassetti dei mobili della stanza. Dopo una breve ricerca, da uno estrasse un dildo rosa. Corse verso di me, mi baciò e poi, sistematasi bene in vista sul letto, iniziò a masturbarsi. Sempre più velocemente si muoveva la sua mano, sempre più a fondo penetrava l’olisbo tra le sue cosce deliziose, sempre più lunghi ed alti ed eccitanti si facevano i suoi gemiti.

Quello fu il parossismo. Con il cazzo stretto dal tenero sfintere di Roberta, la sentivo godere con la sua voce conturbante, e contemporaneamente sentivo i gridolini estatici della mia meravigliosa Lidia e ne vedevo il volto pulito illuminato dal puro piacere. Tutto avvenne quasi contemporaneamente: venni in maniera esplosiva, urlando il mio amore per mia sorella e la mia passione per Roberta a cui ricaddi sulla schiena addentandola mentre lei, a sua volta, veniva ruggendo come una leonessa in calore e stringendosi al fratello che eiaculava muggendo di piacere.

Un istante dopo, Lidia strillò: “Ohmiodio oddio oddiiio vengo vengo vengooh Marco amoreee vengoooooh”. A me il cazzo tornò subito a inturgidirsi, era magnifica nell’orgasmo.
Roberta, instancabile, afferrò il dildo che Lidia si era appena sfilata e, dopo averlo leccato con espressione golosa, se lo infilò tra le gambe, e ben presto si torceva sul letto squittendo nel godimento.
Intanto io e Andrea ci dedicavamo a mia sorella: io la chiavai di nuovo, mentre ci divoravamo di baci ardenti (che lei interrompeva ogni tanto per lanciare gemiti così intensi che dovevo trattenermi dal morderla a sangue, tanto mi incendiava di desiderio), e Andrea, asserendo da vero gentiluomo che il culo dovevo possederlo io per primo, le penetrava l’ano con un piccolo vibratore apposito.

Dopo un poco affidò questo compito a Roberta (che intanto masturbandosi era venuta) mentre lui la scopava. Mentre la inculava col vibratore, Roberta prese a leccare la figa di Lidia: la cosa fece ulteriormente accalorare la mia sorellina, che venne in maniera spettacolare, trascinandoci tutti in un orgasmo quasi all’unisono.
Ora fu Andrea a riprendere l’iniziativa: “Adesso devi farle quel delizioso culetto, però, alla tua bella sorellina …“ esclamò. “Tu che ne pensi, Lidia?”
Lidia si gettò su di me con un gridolino di gioia.

Io, di colpo eretto come un piolo di legno, la voltai e con un ampio movimento rotatorio lo piantai nel suo culetto di burro. Mi rispose un rantolo così sensuale che Andrea e la sorella, intenti a carezzarsi, si bloccarono di colpo. Roberta trascinò il fratello sul pavimento, torcendosi su di lui ed ansimandogli: “Adesso tu mi fai godere come gode Lidia, hai capito? Adesso mi inculi come lei, capito?” Andrea, anche lui già eccitatissimo, le allargò i glutei e le si infilò nello sfintere con un colpo secco, che la fece ululare.

Per un poco non furono che i rantoli e i gemiti di noi maschi, che stantuffavamo tra quelle natiche deliziose, e le grida e i singhiozzi delle ragazze, in un crescendo di eccitazione reciproca. Poi Roberta ruotò in modo da potersi infilare sotto Lidia, e le due sfogarono parte della loro libidine abbracciandosi e leccandosi e mordendosi e graffiandosi in un sessantanove pirotecnico, mentre noi uomini acceleravamo il ritmo dei nostri colpi. Finché Lidia non si inarcò all’indietro, piantandosi ancor più saldamente sul mio cazzo, ed urlò tutto il suo piacere ed il suo amore per me con grida deliranti.

Poi crollò tremante su Roberta, la quale le afferrò la testa e se la spinse con decisione tra le cosce, guaendo un “leccami puttanella” che si trasformò in una serie di singulti e di uggiolii mentre anche lei veniva.
Io ed Andrea ci sfilammo quasi contemporaneamente dalle nostre sorelle e venimmo loro in faccia, e che delizia era vedere la mia Lidia leccarmi la cappella grondante con tutto il trasporto e l’amore che una ragazza di ventidue anni ha per il suo vero, unico uomo.

“Ti amo, amo solo te …” le sussurrai alzandole il viso radioso verso di me.
“Non dirmi altro, amore … è troppo meraviglioso anche così …” rispose lei con un singhiozzo, e mi strinse in un abbraccio avvolgente.
Roberta le sorrise e la baciò: “Sei proprio una dolce bambina” le disse. Andrea mi dette una pacca sulla spalla. “Sei fortunato, mio caro. Davvero …” aggiunse.
Ci gettammo tutti e quattro sul letto, sfiniti e felici, per riposare un poco.

Io stringevo a me Lidia, mai stanco di ammirarne e di carezzarne le forme da ninfa, e lei mi guardava luminosa e sorridente, mormorandomi “amore, amore” e baciandomi. Così ci addormentammo, e quando mi risvegliai era giorno. Roberta ed Andrea, che dovevano essersi appena svegliati anche loro, si stavano alzando. Ma io non avevo alcuna intenzione di abbandonare il dolce tepore del corpo di mia sorella stretto al mio. La baciai delicatamente sui capezzoli, e lei si svegliò con un piccolo sbadiglio.

“Che bello … non era un sogno, è tutto vero! Oh, amore mio …” esclamò, stringendomi.
“Allora, voi restate a letto ancora un po’?” mi sorrise Andrea.
Io guardai Lidia. Era irresistibile, era tenerissima e sensuale, era la mia dolce sorellina e la mia donna. Grazie ad Andrea e Roberta avevo scoperto finalmente l’amore vero, appassionato, coinvolgente.
“Sì” risposi. “Abbiamo tanto tempo da recuperare … “.
E io e Lidia ci immergemmo di nuovo in una mattinata di amore – la prima di molte a venire.

Pietro Aretino_Sonetti lussuriosi_libro I_ 1-5

Libro Primo

I
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo.

E se post mortem fotter fosse onesto,
direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
e di là fotterem Eva e Adamo,
che trovarno il morir sì disonesto.

– Veramente egli è ver, che se i furfanti
non mangiavan quel frutto traditore,
io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam’ir le ciance, e sino al core
ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
l’anima, ch’in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
non mi tener della potta anche i coglioni,
d’ogni piacer fortuni testimoni

II
Mettimi un dito in cul, caro vecchione,
e spinge il cazzo dentro a poco a poco;
alza ben questa gamba a far buon gioco,
poi mena senza far reputazione.

Che, per mia fé! quest’è il miglior boccone
che mangiar il pan unto appresso al foco;
e s’in potta ti spiace, muta luoco,
ch’uomo non è chi non è buggiarone.

– In potta io v’el farò per questa fiata,
in cul quest’altra, e in potta e in culo il cazzo
mi farà lieto, e voi farà beata.

E chi vuol essre gran maestro è pazzo
ch’è proprio un uccel perde giornata,
chi d’altro che di fotter ha sollazzo.

E crepi in un palazzo,
ser cortigiano, e spetti ch’il tal muoja:
ch’io per me spero sol trarmi la foja.

III
Questo cazzo vogl’io, non un tesoro!
Questo è colui, che mi può far felice!
Questo è proprio un cazzo da Imperatrice!
Questa gemma val più ch’un pozzo d’oro

Ohimè, mio cazzo, ajutami, ch’io moro
e trova ben la foia in matrice:
in fin, un cazzo picciol si disdice,
se in potta osservar vuole il decoro.

– Padrona mia, voi dite ben il vero;
che chi ha piccol il cazzo e in potta fotte
meritera d’acqua fredda un cristero.

Chi n’ha poco, in cul fotti dì e notte:
ma chi l’ha come ch’io spietato e fiero,
sbizzarrischisi sempre colle potte.

– Gli è ver, ma noi siam ghiotte
del cazzo tanto, e tanto ci par lieto,
che terrem la guglia tutta drieto.

IV
Posami questa gamba in su la spalla,
et levami dal cazzo anco la mano,
e quando vuoi ch’io spinga forte o piano,
piano o forte col cul sul letto balla.

E s’in cul dalla potta il cazzo falla,
dì ch’io sia un forfante e un villano,
perch’io conosco dalla vulva l’ano,
come un caval conosce una cavalla.

– La man dal cazzo no levarò io,
non io, che non vo’ far questa pazzia,
e se non vuoi così, vatti con Dio.

Ch’el piacer dietro tutto tuo saria,
ma dinanzi il piacer è tuo e mio,
sicché, fotti a buon modo, o vanne via.

– Io non me n’anderia,
signora cara, da così dolce ciancia,
s’io ben credess campari il Re di Francia.

V
Perch’io prov’or un sì solenne cazzo
che mi rovescia l’orlo della potta,
io vorrei esser tutta quanta potta,
ma vorrei che tu fossi tutto cazzo.

Perché, s’io fossi potta e tu cazzo,
isfameria per un tratto la potta,
e tu avresti anche dalla potta
tutto il piacer che può aver un cazzo.

Ma non potendo esser tutta potta,
né tu diventar tutto di cazzo,
piglia il buon voler da questa potta.

– E voi pigliate del mio poco cazzo
la buona volontà: in giù la potta
ficcate, e io in su ficcherò il cazzo;

e di poi su il mio cazzo
lasciatevi andar tutta con la potta:
e sarò cazzo, e voi sarete potta.