Archivio mensile:Settembre 2012

Mia madre, la mia amante

Sara, mia madre, aveva sedici anni quando io nacqui. Lei, e mio padre frequentavano il liceo quando s’innamorarono e, subito dopo, mi concepirono. Sono trascorsi 20 anni da quel giorno, ed io, visto il successo che ho con le mie coetanee, devo convenire che, grazie a loro, sono un bel ragazzo, palestrato e, cosa non da poco, in regola con gli esami universitari. Mia madre, che adesso ha 36 anni, è una donna affascinante, dal fisico stupendo, e con lo spirito goliardico di una ventenne.

E’ un tipo che non passa inosservato, e gli sguardi che gli uomini le rivolgono, carichi di lussuriose voglie, in un certo senso mi inorgogliscono. Anche i miei amici, infatti, m’accorgo che spesso la guardano con occhi che non lasciano spazi a dubbi. Quando usciamo assieme, spessissimo ci scambiano per fidanzati e noi, divertendoci, lo lasciamo credere.
La nostra vita scorreva felice e senza problemi fino al giorno in cui scoppiò la bomba.

In verità, da un po’ di tempo mio padre viaggiava spesso, ed era spesso assente. Quella mattina, scendendo per fare colazione, sentii le loro voci concitate. Stavano litigando in cucina. Poi, sentii mia madre piangere, e la porta della cucina sbattuta violentemente. Mia madre aveva il viso poggiato sul tavolo e piangeva. Mi avvicinai, e stringendosi a me, disse che papà se ne era andato perché da tempo aveva una relazione con un’altra donna di Milano.

Provai uno s**tto d’ira, che controllai per non esasperare ancor più il dolore di mia madre. Sembrava una bambina smarrita, ed i suoi grandi occhioni di cerbiatta mi fissavano con profonda tristezza. Trascorsero due mesi tristi. Mia madre, che prima era solita raccogliere tutte le mie confidenze, frequentare le ragazze ed i miei amici, ospitandoli a volte, si era chiusa in un mutismo che nessuno riusciva a scalfire. Malgrado le fossi ancor più vicino del solito, usciva poco, preferendo stare a casa per leggere un libro.

Finalmente, giunse il giovedì grasso, e la mia comitiva organizzò un ballo in maschera. Rimasi sorpreso nel constatare che Sara – chiamavo così, sin da piccolo, mia madre, col nome di battesimo – acconsentì stranamente, e con entusiasmo, a venire con noi. Era splendida! Si vestì da baiadera, e si truccò in maniera divina che sembrava una principessa araba I suoi occhi splendidi che illuminavano quel viso fresco e bello, erano ancor più esaltati dai suoi lunghi capelli corvini.

“Che stronzo – pensai tra me e me – è stato mio padre. Ha abbandonatocosì una donna che altri farebbero salti mortali, pur di averla”. Fu una serata stupenda. Non avevo occhi che per lei, felice di vederla nuovamente tornata a vivere. Tutti i ragazzi e le ragazze la coinvolsero, anche loro contenti del recupero. Mangiammo tante cose buone, e bevemmo tanto, e di tutto. L’euforia aveva raggiunto picchi altissimi e, quando m’accorsi che mia madre non solo non si reggeva più tanto, ma si lasciava stringere più del necessario da chi la iinvitava ballare, decisi di portarla via.

Sostenendola però, perché ormai barcollava. Tra risolini argentini e frasi sconnesse, la sorressi fin nella sua camera da letto. La feci sdraiare sul letto, e lei si abbandonò ridacchiando più sommessamente lasciando presagire l’arrivo del sonno ristoratore.
Le tolsi le scarpe, il giunbbino di seta ed il velo che, stretto alla vita, tratteneva il leggero tessuto che le fasciava il corpo. Rimase con le calze autoreggenti, in reggiseno e slippino nero. Rimasi sconvolto da quella visione.

Quanto era bella, e quanto stupendo fosse quel corpo di giovane femmina che avrebbe risvegliato un morto. Avvertii un insano brivido percorrermi la spina dorsale e, cosa inaspettata, sentii che il mio pene si era repentinamente inturgidito. Non potei fare a meno di accarezzare quelle cosce rotonde, le natiche polpose e sode dalla pelle vellutata. Scostai con le dita la sommità dello slip per intravedere ed accarezzare delicatamente i peletti che già sporgevano. Dopo essermi ricomposto, e scacciati gli insani desideri d’i****to, la adagiai sotto le coperte.

Aveva ancora gli occhi aperti e sorrideva, canticchiando una canzoncina a me sconosciuta. Le diedi un bacio sulla fronte e spensi la luce centrale, avendo cura di lasciare accesa quella del comodino. Pian pianino mi allontanai, conservando nella mente quella splendida visione. Al momento di socchiudere la porta, però, mi sentii chiamare. “Tony, vieni qui. Non andare via. Stai con me fino a quando la camera non smetterà di girarmi intorno. Anzi, dormi questa notte accanto a me.

Non mi lasciare sola. Ho paura di essere inghiottita da questo vorticoso turbinio…” Sembrava una bambina spaventata, nonostante sorridesse con un’espressione complice e maliziosa. Mi spogliai. Ero solito, a letto, stare a dorso nudo e con gli slip. Mi distesi, lasciandomi accarezzare dalla morbidezza delle lenzuola che emanavano il profumo di Sara.
Avevo il cuore in tumulto. A pochi centimetri da me giaceva il corpo di una splendida donna che senza alcuna esitazione avrei cavalcato, se non fosse stata mia madre.

Sara adesso non canticchiava più. Anzi mi stava fissando intensamente, e sorrideva compiaciuta di avermi accanto. Si avvicinò a me e, dopo aver appoggiato il capo sul mio petto disse: “Non doveva farlo tuo padre. Non doveva lasciarmi…per un’altra donna. Per una puttana. Cosa non ha trovato in meche lei è in grado di dargli?Se soltanto sapessi, Tony, quanto mi sento sola…” Si mise a piangere e le lacrime mi bagnarono il petto nudo.

Quei rivoletti che scorrevano su di me, avevano uno strano potere così eccitante. Anche perché lei si era stretta a me, e la pressione delle sue cosce nude contro le mie mi avevano fatto indurire il membro, che già fuoriusciva dagli slip facendomi temere che Sara, nel caso se ne fosse accorta, mi avrebbe allontanato. Le torbide sensazioni i****tuose mi avevano catturato al punto tale che non m’importava più che Sara fosse mia madre.

Desideravo quella donna meravigliosa e , soprattutto, volevo possederla ad ogni costo. Ma non avevo il coraggio di fare il primo passo…. Ed io mi scervellavo su come fare. Fu lei, invece, che diradò quella nebbia d’incertezze e timore con un solo gesto. La sua mano, spuntata dal nulla, si posò sul mio pene ed iniziò ad accarezzarlo dolcemente. Mi abbandonai sprofondando in un mare di lussuriosa goduria. Me lo estrasse dallo slip, ed iniziò a masturbarmi.

La sua piccola mano, stringeva dolcemente il membro mentre andava su e giù scoprendomi il glande. Ad un tratto si sollevò, e chinandosi su di me, se lo prese in bocca, succhiandomelo avidamente. Sarà stata l’eccitazione, oppure lo strano coinvolgimento i****tuoso, a farmi sborrare quasi subito nella sua bocca, mentre lei continuava a spompinarmelo. Aveva ingoiato tutto e , come se nulla fosse avvenuto, lo avevo ancora duro e pronto per un altro giro.

Mia madre si sdraiò, e con le gambe aperte mi invitò a montarla. Mi chinai su di lei, che subito mi baciò introducendo la sua lingua nella mia bocca, mentre io le introducevo il membro con delicatezza, facendola mugulare di piacere. Incominciai così a chiavarla dolcemente, con colpi secchi e profondi che le procuravano un piacere immenso. Frattanto le sue mani si affondavano tra i miei capelli mentre mi diceva, quasi sussurrando, di continuare a sbatterla come fosse una troia.

Aggiunse poi che sarebbe stata, fin che l’avessi voluto, la mia amante segreta che avrei potuto scoparla come e quando l’avessi voluto. Sentirle dire queste cose mi procurarono un eccitamento indescrivibile. Stavo scopandomi una femmina meravigliosa, che tra l’altro era mia madre, e che mi si offriva incondizionatamente. “Sto venendo…. – mi disse -. ti prego, vieni anche tu con me…dai vieni…vieni…sei il mio stallone …. siiiiiiii”. Venimmo contemporaneamente, mentre continuavo ad artigliarle le chiappe, e ci contorcevamo come serpenti in calore.

Ci abbandonammo entrambi stremati, ma felici. Mentre languidamente le accarezzavo i capezzoli, la sua dolce mano mi pizzicava dolcemente lo scroto.
“Hai sentito – mi disse – cosa ti ho detto poco prima? Voglio essere la tua schiava, sempre pronta per essere chiavata. Potrai farmi fare tutto ciò che vorrai, ed io lo eseguirò. E tu sarai il mio superbo stallone” La baciai appassionatamente dicendole che sarebbe stata, invece, la mia regina.

Mi aveva dato la vita due volte. La prima, alla nascita. La seconda, invece, adesso, trasformandomi in un uomo. “Si, certo che ti scoperò – le risposi – nessuno mi ha fatto godere come lo hai fatto tu. Sei una magnifica macchina del piacere…” Non mi fece completare la frase perché mi fece zittire. “Adesso ti donerò qualcosa che neanche tuo padre, malgrado me lo abbia chiesto insistentemente, ha mai ottenuto. Si prese il pene nuovamente in bocca, e lo strofinò con la lingua fin quando non rinvenne completamente.

“Hai proprio un uccello meraviglioso” mi disse sorridendo maliziosamente. Quando s’accorse che per le pulsazioni ormai fremeva, si mise alla pecorina, facendomi segno di accostarmi. La sua mano, spuntando tra le cosce, afferrò dolcemente il membro e se lo avvicinò al buco del culo. “Tu sarai il primo e l’unico a penetrarmi. E’ il mio dono per il patto che abbiamo fatto. Dai, Tony, amore mio. Ficcamelo tutto dentro. Svergina tua madre, e non ti fermare anche se dovessi lamentarmi”.

Aveva un tale garbo nel propormi di scoparla che mi faceva impazzire. Dio, che donna avevo tra le man i. Mia madre. E me la potevo chiavare quando volevo. Appoggia il glande, enorme, sul buchino considerando quanto folle fosse il tentare di infilarglielo. “Dai, Tony, spingi, spingi” e così dicendo iniziò lei a introdurselo. Dopo qualche tentativo il glande scomparve dentro il buco. “Dai, sù Tony, spingimelo tutto dentro. Tutto lo voglio…proprio tutto…e poi scopami ed inondami di sperma”.

Iniziai a spingere con decisione, godendo ad ogni pressione come un matto. La sentivo gemere per il dolore, mentre mi esortava a spingere con sempre più decisione. Superato lo sfintere, il mio cazzone la penetrò tutta. Era completamente scomparso dentro di lei che aveva smesso di lamentarsi, ed ora invece si dimenava come una indemoniata. “Dai, dai, sto godendo da impazzire. Mi hai sverginato ed ora sono la tua troia…sfondami…ti prego…sto impazzendo di godimento.

Non ho mai goduto cosi, come lo hai fatto tu, amore mio!” Venni mentre ululavamo entrambi di piacere, e così mi addormentai.
Il sole che aveva reso radiosa la camera , mi svegliò. Ero solo sul letto, e intontito com’ero, mi rattristai pensando subito di aver fatto un magnifico i****tuoso sonno. Seduto, e completamente nudo, tentavo invano di trovare un appiglio che mi dicesse che ciò che era avvenuto fosse vero. Ad un tratto si aprì la porta ed entrò Sara, mia madre, con una mini vestaglietta trasparente che non solo lasciava scoperte le sue meravigliose cosce, ma faceva intravedere il cespuglietto di peli che era alla sommità di esse.

Sentii tornarmi il buonumore. Forse, non avevo sognato. “Tony – mi disse Sara – devi prepararti. Tra poco verranno i tuoi amici. Hai dimenticato che dovete partire per la gita?”. Guardandola fisso negli occhi, dissi che non avevo alcuna voglia di partire. E poi, ormai avevo tante cose da fare. Sara, sorridendomi maliziosamente, ed ammiccando con gli occhi, si sdraiò accanto a me. Fece scorrere la mano sotto le lenzuola, che allontanò, scoprendomi il pisello.

Iniziò ad accarezzarlo e subito dopo…lo fece sparire nella sua bocca….

Viva la rivoluzione

Ciao avete conosciuto le mie storie scritte solo da mio marito, questa volta sarò vicino al tastierista per dare un qualcosa in più alla musica , sono Lucia, pensate di me quello che volete, ma come le pornostar non rinnego quello che sono stata, sono stata sessualmente molto attiva e lui mi ha sempre facilitato le cose.
Ciò che segue è la conseguenza di un grosso litigio. Era una bel sabato di inizio estate, ma la al campeggio l’atmosfera non era delle migliori, Francesca convocò un consiglio di guerra, era incazzatissima, : “Ragazze sono stufa di stare qui … Lea mi ha accusata di volergli rubare il compagno … ma se sono stata io a presentarglielo … e l’altra Marisa la troia del campeggio … adesso che non è più la star, è tornata una verginella … dice che parlo in maniera volgare e non può farsi presentare alla famiglia di lui come una che va in giro nuda … basta ipocrite”, “Quest’anno andiamo in vacanza noi sei ma voglio una vacanza diversa ”.

Lucia e Luciana annuivano :”Si dai una cosa diversa … più familiare … niente eccessi”
Non capivo bene cosa intendesse Lucia, niente uomini extra, impossibile non era lei, a trentadue anni forse la sua spinta sessuale era finita? Però tanto valeva tentare : “Ragazze ho visto una pubblicità in bacheca … ause boat … in Francia … sei otto posti … castelli campagna cantine … vino e buon cibo … Ma non so quanto costa”.

Francesca mi fissò poi : “Per i soldi ci sono io … Voi tre uomini però avete il compito di non rompere i coglioni … guai a criticare vestiti e proposte … adesso noi tre organizziamo poi vi diciamo”.
Bella mossa la mia, ma l’ organizzazione delle tre Marie era imprevedibile e lo si leggeva nelle loro facce.
L’appuntamento era per il mese successivo A casa di Francesca a Torino le tre volpine si prepararono poi via alla stazione ferroviaria.

Volevano metterci alla prova, e come sempre ci stupirono ma al contrario, comodi camicioni legati morbidamente in vita occhialoni tipo vedova Onassis e tre parrucche bionde. La cosa mi insospettì ancora di più troppo vestite troppo tranquille, troppo signore quelle trentenni, e avevamo ragione.
Eravamo nella carrozza dell’ elettrotreno che ci portava all’ultima stazione, sul fondo della carrozza vi erano oltre a noi solo quattro studenti universitari. Mancavano solo una decina di minuti prima dell’ arrivo, le tre arpie sfilarono i lunghi vestiti rivelando il sotto, Gonnelline bianche con spacco laterale top aderentissimo uno per colore della bandiera francese, e propostina : “Questa sera dopo aver preso la barca cena al Blanchè de Castille , qulche opposizione?“.

Se fossi stato zitto avrei fatto un affare :”Con voi tre vestite da clown … meglio nude che in queste condizioni … anzi“.
Francesca non mii lasciò finire la frase : “Vestite da clown ma sei scemo … Ragazze avete visto hanno voglia di scassare … meglio nude dice lui … va bene piano B uno due tre tette fuori”.
Abbassarono i top elastici rimanendo immobili con le tette dondolanti al ritmo del treno, ero imbarazzatissimo, preso alla sprovvista gli studenti le guardavano indicando e ridendo.

Lucia : “Meglio nude vero? Cosa dicevi … eccoti servito … se non dite di si scendiamo così, anzi togliamo pure gli slip “.
Gli studenti in fondo alla carrozza risero e alzarono i pollici in segno di OK.
non riuscivamo a convincerle a ricoprirsi la stazione era arrivata e ci persuasero.
Quel gesto però fatto così in un luogo diverso dal solito eccitò tutte e tre lo si vedeva dai capezzoli appuntiti e molto stretti e rugosi.

Era iniziata veramente una vacanza diversa? Avevo qualche dubbio non avevamo sposato delle donne normali, che stranamente avevano espresso la voglia di non fare conquiste extra gruppo, mentre tutto intorno però imperversava la pazzesca settimana della festa della rivoluzione francese, costumi dell’ epoca coccarde belle francesine dai seni sporgenti.
Partimmo tranquilli al secondo degli ormeggi era prevista la visita al castello e assaggi di vino alla locale cantina.

Le piccole pesti si vestirono come tre belle francesine, gonne corte e pieghettate bustini legati sul davanti come sempre uno per colore della bandiera, cappellini bianchi di pizzo da rivoluzionarie, occhiali e rigorosamente niente intimo (Sans culotte). Più che a una gita culturale sembravano a caccia grossa. Non le risparmiammo i commenti, ma eravamo in vacanza erano belle attraenti, la promessa era niente divieti cretini.
Se di solito ero io a spingerla oltre, questa volta le cose vennero da sole.

Attraversando il mercato il vento sollevava le gonne, e loro si guardarono bene dal tenere ferme, anzi aumentavano l’effetto chinandosi fingendo di vedere le cose da vicino e più erano basse meglio era , si ma era anche da nervi saldi vederle comportarsi così.
Come mi disse lei, Quel sentirsi guardata e il vento caldo fra le gambe la eccitava, io comunque non perdevo occasione per foto speciali e Claudio provava la sua nuova telecamera.

Naturalmente mentre gli uomini locali gradivano e alcune signore ci sorridevano annuendo e mostrando che anche loro avevano abolito i mutandoni, altre ci rivolgevano occhiate malevole e commenti quali (votre dame, des vaches, des putes, moins éhontée que vous pourriez mettre sa culotte )tradotto “ le vostre donne, vacche, puttane, svergognate almeno le mutande potevano metterle”. Ma che importava, noi ce la ridevamo felici.
Per la mattinata sarebbe bastato ma la fortuna alle volte esagera, sulla balconata del castello vestite come una bandiera davano forse l’impressione di hostess della locale proloco e scambiandole per tali, una comitiva di bei ragazzoni tedeschi chiese delle informazioni.

Francesca era abilissima nel mandare a memoria interi discorsi e avendo letto i depliantes, fece da cicerone, sbracciandosi e ogni tanto salendo più in alto mostrando le grazie, che più di tanto non si potevano coprire, poi dopo le descrizioni i ragazzi chiesero le immancabili foto di gruppo con francesina.
Bei ragazzi ventenni da abbracciare troppa grazia per lucia noi fingendosi estranei ci offrirono di fare gli operatori fotografici.
Fecero la classica foto di gruppo, ma prese da uno strano impulso dopo uno sguardo di intesa tra le tre furbone, Francesca chiese se per pochi franchi volevano delle foto speciali.

Hai noi stavano per combinare qualcosa di imprevedibile. Si spostarono in una zona laterale dove un arco di pietra dava su una balconata con vista sulle sottostanti campagne si disposero come una squadra di calcio ma poco prima del classico Ceese, ecco che tutte e tre slacciarono in parte il bustino lasciando che i capezzoli schizzassero fuori. Anzi Luciana portatrice sana di una quarta sollevò la parte anteriore della gonna, dando alla foto una maggiore espressività.

Quindi titolo dell’ opera foto di gruppo con francesina nuda.
Potete immaginare appena il gruppo se ne accorse mi portarono le macchine fotografiche a per avere il ricordo personale.
Era tre pazze, una situazione diversa dal solito, il luogo aperto e non l’intimità dei luoghi preposti, le persone sconosciute non i soliti amici, il contesto così casuale e non cercato.
Questa è la descrizione personale di lucia :
Mi sentivo una ragazzina al primo incontro lo stomaco mi tremava di piacere.

In più ci si mise Tony che non pago della situazione che fingendosi un turista tedesco” Damen 500 Franken würde eine Pose mehr provokativ …“
Tradotto : “Signore per cinquecento franchi fareste una posa più provocante … ” quando uno cerca la rissa va a finire che la trova, ormai il bob era lanciato lungo la pista di ghiaccio, cambiarono poco di posa sempre disposte come in una squadra di calcio ma i due ragazzi in piedi al fianco delle donne dovevano reggere i seni.

Vedevo durante s**tti Lucia fare delle smorfie con la bocca, in particolare la vidi aprire la bocca e aprire gli occhi in segno di meraviglia, e vi passo la sua personale descrizione
Quello alla mia destra ebbe il coraggio di osare, scese dolcemente e scoprendo che ero senza mutande arrivò alle labbra, cominciai subito a bagnarmi, invece di protestare allargai meglio le gambe e lo lasciai salire con le dita nella vulva, aprii la bocca e sospirai di piacere era bellissimo, i minuti passavano e avrei voluto non finissero mai, quello alla mia sinistra si accorse di ciò che succedeva, per non perdere l’occasione dopo aver bagnato con il liquido vaginale mi penetro con un dito lo sfintere, con quel dito che si insinuava nel culo non venni ma un fiotto di liquido caldissimo mi colò sulle gambe, baciai sulla bocca quel improvvisato amante che finiti gli s**tti mi ringraziò in un francese tedesco :”Grazie bella signora francese “.

Le tre improvvisate rivoluzionarie si ricomposero li accompagnarono al pullman. Da buone hostess si allinearono davanti alla porta, e mentre uno ad uno salivano li baciarono sulla bocca, loro dedicarono una ola e mentre si allontanavano inviavano dei baci.
A lucia le gambe tremavano e la visita alla locale cantina non migliorò la situazione, e non fece dimenticare all’ affarista Franci i cinquecento franchi, che Tony a malincuore dovette sborsare.

Più il bisogno di tante coccole per farle addormentare quella notte.
Ma si sa i guai vengono sempre in fila, e quella calma vacanza stava cambiando aspetto.
Proseguimmo la navigazione l’atmosfera di festa era travolgente chi ci salutava chi ci lanciava fiori dai ponti, noi uomini vedendole così allegre ce la spassavano un mondo anzi lei sfidavano a esagerare. Non sarebbe stato necessario e nei giorni successivi perso ormai quel poco di pudore e di buon senso navigavamo con le tre volpi completamente nude.

Poi tanto per essere coerenti quando scendevano ai mercati o ai ristoranti si truccavamo e vestivano come delle bellissime puttanone, forse solo la Gendarmerie le avrebbe fatto des****re.
Quella vacanza le stava liberando e rilassando, non un pensiero negativo solo voglia di vivere.
Era la sera del 18 Luglio la sera della festa, costumi fuochi artificiali balli in piazza. Ormeggiammo in un canale laterale, un pochino defilato dal paese ma un oasi attrezzata, quatto grossi tavoloni circondati da panche, una zona barbecue una fontana per l’acqua potabile, diversi alberi, tutt’intorno coltivazioni di girasoli e poco distante un ponticello di pietra.

Era quasi il tramonto, per uniformarsi allo scenario scesero abbigliate con pochissimo, bandiere tricolori in vita, Francesca e Luciana con dei copri capezzoli coccarde incollate al seno e lucia approfittando dei fori del piercing applicò ai capezzoli delle coccarde vere con spilla, come tutte le donne del luogo rigorosissima giarrettiera alla coscia sinistra e zoccolini.
Mentre l’acqua bolliva per il classico spaghetto attraccarono quattro bei ragazzoni uno moretto e gli altri biondi probabilmente atleti, erano completamente depilati indossavano i pantaloncini bianchi il giacchino e la berretta dei rivoluzionari.

Naturalmente Claudio dovette dire la sua battuta : “Scommetto che adesso vorrete dimostrare che anche voi siete delle sans… culotte “.
Tony che fino ad allora era stato il più tranquillo : ” ma … dici … vedrai entro queste sera … ci sanno dire …. “, e sospese la frase , intervenne la volpe rossa :” Dai abbi il coraggio di dirlo … prima di sera … sappiamo quanti centimetri di cazzo hanno nelle mutande … vedi di non tentarmi … è festa e potrei anche fare indigestione di sborra succhiandoli tutti ”.

Intervenne Lucia : “E cosa vuoi fare … non ha digerito quei cinquecento franchi … adesso siamo considerate delle puttane da sti tre … e pure siamo serissime donne sposate … ”. Non ci credeva neanche lei all’ultima affermazione, ma continuammo a provocarle volevamo vedere esplodere la loro voglia di vita, a noi piacevano così disinibite e femmine e poi erano bellissime sembravano molto più giovani della loro età, ma non volevamo che si offrissero senza stile, dovevamo creare una situazione eccitante e casuale.

Volevo vedere cosa era capace di inventare e lanciai l’ultima provocazione : “ Ascolta lucy amore mio bello”, stavo preparando il salto senza il paracadute, “ se prima della mezza notte riesci a farti inculare dal morettino ti regalo quel anello che volevi”.
Mi guardò con un sorriso assassino, guardò le altre due e sottovoce : “Siete testimoni avete sentito … becco e pure pirla … bravo vuoi che faccia la puttana pagata … bene … ma adesso sono cazzi tuoi … anzi rilancio … se mi incula per almeno venti minuti … anche la collanina …”
Non ci perdonò nemmeno la Franci :” Non ho capito cosa avete in testa voi tre, mi sa che al posto della berretta da rivoluzionari preferite un bel cappello da jolly”.

Non capivo la battuta : “Franci cosa centra il cappello da jolly”
Riprese : “ma come per le corna che vi state regalando … così tanto per mascherarle un po’… pensa tè invece di volerci scopare voi lo fate fare agli altri”
Altro che battute quelle l’avevano presa di petto la questione.
Questa è la descrizione di lucia :
L’atmosfera campestre e di festa mi aveva fatto impazzire, ero una donna di trenta anni, madre di due figli, ma mi sentivo emozionata come a quindici al mio primo incontro sessuale.

Sentivo uno strano richiamo anche verso al mio uomo che ,mi incitava a essere esuberante, sposata, ma libera nei momenti giusti. E rispettata nella vita di tutti i giorni, con le altre due concordammo la strategia, avrebbe sorpreso ma sarebbe stata vincente.
Luciana sembrava una diciottenne con la treccia e quel suo visino dolce, e dopo averli abbordati con la scusa della festa, fu lei a trovare la scusa per far sembrare quello un atto casuale, inutile dire che il vino e ilò fatto che le donne sembrassero poco più che coetanee avevano fatto il loro compito rendendo i ragazzi più malleabili.

All’ora stabilita festeggiammo la rivoluzione, nel buio della piazzola iniziarono i fuochi, luciana aveva sapientemente agitato una bottiglia di vino bianco frizzate, e quando il ragazzo al suo fianco la aprì uno schizzo la inondò, bagnata fradicia e fintamente brilla con la scusa si tolse la bandiera zuppa, e si fece asciugare con un tovagliolo poi andò alla fontana a farsi risciacquare, quindi nuda salì sul tavolo a ballare si abbassò e baciò prima il suo uomo poi mise un seno in bocca a uno dei biondini, il quale non rifiutò.

Da li in poi fu molto più facile, se una era nuda le altre sfiguravano vestite e le bandiere caddero, un secondo biondo invitato raggiunse e la volpe rossa lei si sdraiò sul lato corto del tavolo e uno in quella favorevole posizione iniziò il suo duro lavoro, Francesca non fu da meno e prese i due rimanenti.
Ero stupito Lucia quella che di solito aveva il maggior numero di rapporti sola? La raggiunsi : “ Visto scommessa persa … e adesso ti restiamo solo noi come riserve … belle amiche che hai” , mi squadrò con sufficienza mentre spalmava nelle parti intime della crema : “Voi uomini … sempre di premura … mai un attimo di romanticismo … ma lasciate fare a noi … è solo l’inizio, bello mio aspetta … ci prendi per sceme … e già io me lo faccio mettere in culo subito, così in cinque minuti è già finita … adesso devi soffrire anche tu ma vedrai”
La bacia sulla bocca e la abbracciai.

Uno dei ragazzi nelle mani di esperte di Francesca aveva finito il primo round in meno di cinque minuti, quindi indicò al morettino, dotato di un bel cazzone da almeno ventidue centimetri, quello che doveva fare a lucia, lui la guardò un pochino basito ma lei lo spronò, mentre pomiciavo la mia consorte, due mani forti le presero le anche, ma per la descrizione vi passo Lucia.
Mi sentivo bagnata tutta, mi infilò piano la cappella enorme e poi tutto il resto fino in fondo, mi ritrovai sulle punte dei piedi, lo aveva durissimo mi fece appoggiare su una gamba e mi alzò l’altra, poi cominciò ad incularmi, dolcemente mentre Franco mi massaggiava il clitoride.

Era alla seconda quindi doveva durare, in quella posizione scomoda però ebbe un attimo di calo, me ne accorsi lo portai alla panca, con un breve pompino si riprese, mi misi a cavalcioni della panca e lui me lo riinfilò in culo e continuò il suo lavoro con forza e ritmo sempre più incalzante.
cercò inutilmente per due volte di venire accelerando il ritmo e spingendo facendomi godere come una pazza poi finalmente con un ritmo velocissimo per almeno cinque minuti e facendo sbattere le palle sulla mia fighetta venne, strizzandomi i seni e poi baciandomi la schiena.

Quello che Lucia non sapeva e che le altre due si erano accordate e quella serata non l’avrebbe scordata.
Era persa ma ancora vibrante, senza che se lo aspettasse anche il morettino la prese una mano la accompagnò su uno dei loro asciugamani, si stese supina per avere più piacere, ed ebbe la seconda favolosa inculata, ansimava chiedendo “Ancor ancor mon cher, plus fort” , era bello vederla godere quando anche lui trovò il ritmo e tenendole forte le gambe venne, lei lo schizzo coni un getto enorme di liquido agitandosi in preda al piacere e ci volle un po’ perché gli spasmi cessassero.

Non riusciva ancora ad alzarsi si mise a quatto zampe e li le amiche spronarono i due restanti a prenderla assieme. Leggermente ubriachi non esitarono un attimo, uno la scopò da dietro e l’altro si fece fare un pompino spingendoglielo nella gola.
Era al settimo cielo ma frastornata, I ragazzi dopo essere venuti la baciarono su tutto il corpo lei fremeva, poi salutarono con educazione ringraziando, e ciondolanti sia per il vino che per le prestazioni con le braghe al collo raggiunsero la loro barca.

La presi dolcemente la baciai e la portai al tavolo per il meritato caffè solubile.
Lucia guardò seria le altre due :” maledette bastarde … ma che cazzo vi è venuto in mente … e cosa sono diventata una bambola gonfiabile, potevate aiutarmi”
Luciana : “ Bambina bella le bambole non parlano ma tu ragliavi come un asina mentre ti inculavano , la scommessa era tua … hai o no vinto … noi ti abbiamo aiutato a spomparli un po’ dopo sono stati cazzi tuo i… poi eri così bellina … meno male c’erano i fuochi e la banda … abbiamo voluto farti finire in bellezza ”
Lucia: “Si si brave solo una mano mi avete dato … io il resto vero … ma adesso sono sfinita chi ci pensa al mio amore”
Francesca sorridendo come uno squalo.

“Il mio amore … cara lei anima dolce … prima le corna poi il rimorso … e noi cosa siamo nanetti da giardino, abbiamo le tette come tè e la stessa sala giochi … quindi … ti riposi e stai a guardare bella di mamma … a te i ragazzini a noi gli adulti ”
Lucia: “e dovrei ringraziarti … ti rendi conto di come me lo hanno ridotto … mi piace usarlo ma non farmelo rompere“
Quando si mordevano erano spettacolari, i fendenti si sprecavano, il linguaggio diventava veramente pesante e greve.

Francesca: ”Ma va la … per romperti il culo non basterebbe un cavallo … diciamo che questa notte ti ricambio i favori che mi facevi al campeggio con Claudio”, e qui fece il segno delle corna “Sai franci tuo marito è un porco mi ha scopato nel letto con mio marito di fianco … poi pensaci cinquecento franchi, anello, collanina, il culo non te lo sei fatto per niente”.
Lucia: “ Si ma la scopata e il pompino cosa centravano con l’offerta iniziale… e poi avevamo detto niente eccessi”
Francesca ridendo :” Eccessi quali eccessi abbiamo fatto anche di peggio non ti ricordi il record del campeggio in Corsica … la scommessa del gancio da traino della ford di Massimo e i guardoni delle Betulle.

Ho capito va bene ci rimetto io come al solito domani sera a cena ostriche e champagne dolcezza”
E li si scambiarono un bacio saffico. Quasi fosse una sfilata presero le bandiere, tenendole sulla testa e ballando risalirono sulla barca cinguettando dolcemente :” Dai ragazzi è il vostro turno non lasciateci raffreddare”.
Ma se pensate che Lucia rimase ferma a guardare vi sbagliate, quando era in forma non era possibile abbatterla, forse rimase ferma dieci minuti ma poi fu ancora parte di quel trio di donne meravigliose, profumate, cariche al massimo , in breve fatalmente femmine e che femmine.

.

Le mutandine odorose di mia suocera

Quando vado a casa di mia suocera, una donna quasi 60enne divorziata,con due tettone grosse a pera,il culo grosso,tondo e cellulitico e un figone peloso, cerco sempre nella cesta dei vestiti sporchi le sue mutandine per annusare ed assaporare l’odore della sua figa, credetemi è delizioso e non c’e una volta che il mio cazzo non vada in erezione. Premesso ciò, quest’estate sono stato preso in fallo. Eravamo in vacanza in montagna, (io, mia moglie, mia suocera)e dopo aver fatto una passeggiata tra i sentieri di montagna rientro a casa mentre lascio il resto della comitiva in gelateria.

Entrato in casa, come ormai di consuetudine, frugo tra gli indumenti sporchi, prendo le sue mutandine impregnate del suo odore ed inizio ad annusarle e strofinandole sul mio cazzo eretto fantastico di scoparmela. Nel mentre mi masturbo, sorpresa delle sorpresa la porta del bagno si apre e vengo beccato da mia suocera. Non potete immaginare l’imbarazzo, la vergona e la paura che riferisse quello che era capitato a mia moglie. Mi sono sentito cadere il mondo addosso, ero rovinato, beccato dalla mamma di mia moglie a masturbarmi con le sue mutandine, mi sentivo morire.

Queste le sue parole: “sei un porco bastardo, so che hai storie con altre donne ma non dirò nulla a mia figlia perchè non la voglio far soffrire. Mi sentivo umiliato, avrei voluto sparire per sempre, ma il fatto che non avrebbe detto nulla a mia moglie mi sollevava moltissimo. Ma le sorprese non erano finite… mi guarda, mi strappa le mutande di mano e mi dice: “so che ti piacciono le vecchie, io lo sono e adesso mi scopi”.

Fra l’iincredulità, lo stupore, la vergogna, ma anche una voglia matta di fare sesso l’ho presa e portata in camera da letto. Purtroppo la scopata è durata meno di una ventina di minuti. La paura che i bambini e mia moglie rincasassero era tanta, ma sono stati minuti che non dimenticherò mai. Dapprima me lo ha preso in bocca, ciucciando tutto quello che poteva, poi ha voluto che le leccassi la figa, ma già conoscevo il suo odore, mentre lei eccitatissima si toccava le mammellone pendule;poi l’ho penetrata.

Io ero sotto, disteso sul letto; lei a smorzacandela su di me girata e quindi mi dave le spalle. Nel mentre la penetravo con molto vigore, le infilavo le dita nel culo, che come a sua figlia, le piace da morire. Non l’ho incultata, anche se la voglia di farlo era tanta. Inutile dire che la sborrata è stata molto abbondante, ero eccitato come non mai, vederla nuda distesa sul letto era stato solo un sogno che in quel momento si era trasformato in realtà.

Alla fine del rapporto, senza dire una parola, sono andato in bagno a fare una doccia mentre lei distesa sul letto con una mano teneva tra le dita una sigaretta appena accesa e con l’altra si toccava la figa innondata di sperma portando le dita alla bocca per assaporarlo. Abbiamo scopato a giugno e da allora non è più successo. Il nostro rapporto non è cambiato e fortunatamente mia moglie non ha sospettato nulla.

Quando andiamo a casa sua, la prima cosa che faccio è quella di andare in bagno dalla cesta dei vestiti sporchi, e con molto piacere constato che l’odore della sua figa è sempre più forte. Non so se lo fa apposta o se è solo una coincidenza, ma l’odore è molto più forte, ma non sarò certo io a chiderglielo.

una notte di umiliazione

Eva aveva 25 anni ed erano già un paio di anni che era entrata a far parte del mondo del Sadomaso ma fin ora solo in maniera virtuale,ovvero guardando quasi quotidianamente video del genere che le bagnavano la fighetta in maniera abbondante.
Eva amava i completini in pelle e latex,al solo immaginare una frusta sul suo corpo nudo ed eccitato,fremeva di piacere…era sempre più decisa,ben presto per lei il Sadomaso sarebbe diventato realtà!
Un sabato pomeriggio,era a casa da sola,entrò con fare curioso su uno dei siti Sado che ogni tanto visitava,era un sito ricco di foto e annunci di gente che cercava disperatamente padroni/e e/o schiavi/e.

Un annuncio la colpì all’istante.
“CERCO RAGAZZA DI BELLA PRESENZA,DISPOSTA AD ESSERE ANCHE SOLO PER UNA NOTTE LA MIA SCHIAVA”
Le mani di Eva da solo digitarono il numero di telefono che c’era scritto alla fine dell’annuncio e prese appuntamento con quello che sarebbe divenuto il suo Padrone. L’appuntamento era previsto per la sera dopo,il luogo d’incontro era la villa lussuosa dell uomo cinquantenne che voleva concedersi il capriccio di una giovane ed allettante schiava.

I patti telefonici erano stati chiari. Sotto il cappotto avrebbe dovuto indossare un completo molto sexy a rete che lasciava intravedere tutto.
Eva passò quelle 24 ore con una frenesia addosso che quasi la turbava.
Non vedeva l’ora di mettere in mostra il suo corpo al Padrone che l’avrebbe disciplinata per qualche ora.
Le 21,30 arrivarono lente,ma Eva era puntuale come un orologio svizzero di fronte all’immenso portone della Villa Celeste dove quella sera era “ospite”
Suonò il campanello con mani gelide e dopo qualche istante una figura seriosa,un maggiordomo,le aprì il portone facendola accomodare in una saletta in stile ottocentesco.

Il grosso tappeto rosso scarlatto faceva da padrone in quei pochi metri quadri di una villa sconosciuta.
“Ma cosa sto facendo?”
queste erano le parole che lei si ripeteva mentalmente…iniziava a provare un brivido di paura.
Dopo 10 minuti abbondanti di attesa ecco comparire un uomo alto,moro,con lunghi baffi,aveva un aria molto seria,uno sguardo gelido,2 grossi occhi blu. Le sue mani erano grosse,tozze.
“Ma che bella donnina abbiamo qui” queste furono le parole che ruppero quel silenzio che per Eva stava diventando logorante.

Una donna mora,capelli che le cadevano dolcemente sulle spalle,occhi nocciola,bocca piccola e gote rosee,questa fu la figura che si trovò davanti il Padrone di casa.
“Accomodiamoci nella saletta al piano terra,vieni…” e le prese la mano..
Eva si fece condurre in uno scantinato vero e proprio dove c’erano grossi candelabri,fruste di tutti i tipi appese ad una parete ma la cosa che più scolvolse ed eccitò Eva nello stesso momento,fu una decina di uomini seduti uno accanto all’altro già pronti a pregustarsi lo Spettacolo.

In men che non si dica venne spogliata del lungo cappotto che le arrivava fin giu alle caviglie e legata a polsi e caviglie con delle corde resistenti.
Era rimasta con un completino retato proprio come voleva il suo Padrone.
Dal completino si intravedeva tutto il suo corpo snello,slanciato,due seni prorompenti con capezzoli appuntiti che sporgevano fuori dalla rete.
Gli uomini iniziarono a toccarsi il membro che diventava già duro,il Padrone le diede un paio di schiaffi in viso e le tirò i capelli all’indietro per mostrare bene il volto della donna che voleva essere dominata.

“ecco a voi Eva,una giovane donna che stasera sarà la NOSTRA Schiava” e le strinse un capezzolo”
“ahhh…”urlò Eva.
Sentiva il dolore addosso ma il piacere le stava salendo dalle cosce..
Il Padrone prese un frustino e iniziò a frustarle i seni che diventavano via via rossi… Eva voleva toccarsi la figa ma non poteva farlo,sentiva i suoi umori colare,si alzarono tutti gli uomini presenti che la palparono e la umiliarono,chi stuzzicandole il clitoride,chi i capezzoli,chi le annusava le ascelle,chi i piedi.

Il Padrone prese una forbice e le tagliò il completino retato,rimanendo completamente nuda agli occhi di quegli uomini famelici.
La notte era ancora lunga e l’umiliazione da subire tanta.
Una candela accesa gocciolava sul petto rosso,due mollette da bucato le strizzavano i capezzoli già dolenti per le numerevoli palpate degli uomini…un dildo si intrufolava nella figa che ormai era fradicia.
Brava Eva,hai conosciuto il Sadomaso reale,ora sei una Slave.

Sofia scopre nuovi orizzonti

Enzo aveva conosciuto Sabina su xhamster. Ragazza molto bella, provocante, sessualmente esplicita. Restò sorpreso sapere che Sabina conviveva con una compagna, Elena, poco più giovane. Viste le foto pubblicate su xhamster da Sabina, Enzo capì che Sabina sapeva godere sia degli incontri sessuali con uomini, sia di quelli con donne. Una ragazza completa che amava vivere il sesso in maniera spensierata e coinvolgente. Parlando con Sabina, Enzo si eccitava da morire, ed invidiava Elena, la sua amante che poteva godere di quel corpo e di quella mente.

Enzo era sposato con Sofia. Enzo amava Sofia. Anche Sofia amava Enzo. Sessualmente erano soddisfatti, ma Enzo voleva portare Sofia ad un limite che lei non conosceva. Desiderava in cuor suo che Sofia avesse la possibilità di avere una esperienza di gruppo, ma non le solite bolge dantesche. Qualcosa di raffinato, intimo, quasi famigliare. Volle così organizzare una sorpresa.

Enzo guidava la sua auto in zona semicentrale a Milano. Era sera.

Una bella sera, quando il vento spazza l’umidità e Milano scopre che esistono ancora le stelle. Una sera fresca e leggera. Era teso ed emozionato. A destra sedeva Sofia. Sofia non aveva accettato la proposta di Enzo di buon grado e soltanto dopo dolci insistenze e qualche telefonata con Sabina, Sofia decise di provare. Fu accompagnata nell’appartamento. Sabina ed Elena erano già presenti. Abbracciarono Sofia, scherzando tra loro. L’appartamento profumava di fiori freschi. Tutto era pulito ed in ordine.

Si sedettero sul divano. Sabina incominciò parlando di se stessa, della sua vita, di cosa amava. Elena portava da bere e rispondeva alle domande di Sofia. Si stava lentamente creando una intimità molto intensa. Enzo stava in disparte, seduto, osservado la scena. Dopo un’ora, Elena e Sabina presero Sofia per mano, accompagnandola nella stanza da letto. Enzo le seguì e si sedette in un angolo della spaziosa stanza da letto, completamente vestito.

Sofia fu lentamente spogliata dei suoi vestiti e fu fatta adagiare sul letto ben fatto.

Quindi, Elena e Sabina iniziarono a spogliarsi reciprocamente, baciandosi con grande intensità ed appagamento. Elena iniziò a succhiare i capezzoli di Sabina lentamente, leccando con la punta ogni millimetro della pelle del capezzolo e premendo la mano sulla pelle. Sabina toccava i seni mollemente sospesi di Elena, cercando il punto più sensibile del suo corpo. Sofia osservava la scena incredula e girando la testa cercava lo sguardo di suo marito. Enzo osservava la scena con gelido distacco, come fosse una statua in un museo.

Vedendo le labbra serie di Enzo, Sofia si eccitava in un crescendo di emozioni, desideri, palpiti. Il cuore impazzava, il respiro si faceva corto, il calore aumentava, la vagina si umidificava e le labbra vaginali si stavano spalancando per accogliere ciò che avrebbe dato piacere intenso.

Le due ragazze si sdraiarono al fondo del letto, ai piedi di Sofia, una sopra l’altra, un seno premeva sopra l’altro, le mani cercavano i reciproci corpi, accarezzando braccia, fianchi, guance.

Le dita sfioravano le pelli morbide e delicate, profumate di donna e di sesso. Sofia grondava umori, ma non osava muoversi. Temeva di rompere l’incantesimo, toccandosi o spostandosi. Enzo immobile fissava le donne come un corpo estraneo. Ma per Sofia la presenza di suo marito vestito ed immobile era enorme ed evidentissima. Proprio per questo si eccitava da morire. Elena si spostò tra le gambe liscie e perfette di Sabina e iniziò a leccarle il clitoride e le labbra vaginali.

I colpi di lingua, ritmici e profondi, facevano rilassare Sabina, eccitandone l’apparato sessuale come di consueto. Elena era brava a far godere Sabina. Ne conosceva i punti sensibili e i ritmi. Penetrandola con l’indice non fece altro che far esplodere la sua eccitazione: Sabina inarcò la schiena, emettendo un soffocato grido che fece bagnare in modo inaudito il sesso di Sofia. Suo marito immobile nascondeva sotto i pantaloni ben stirati una evidentissima eccitazione. Sofia si immaginò il suo pene, costretto negli slip, obbligato a non esplodere di felicità.

Non ce la faceva più. Voleva essere coinvolta. Emise un sonoro sospiro di godimento, muovendo la propria mano tra le pelose labbra vaginali. Sabina ed Elena si alzarono e, una da un lato e l’altra dall’altro, si inginocchiarono sul fianco di Sofia. Iniziarono ad accarezzarla. Quattro delicate mani toccavano la superficie del suo corpo. Sofia stava impazzendo. Mai Enzo l’aveva toccata con tale leggera delicatezza, una lunga sensazione di intimità. Allargò leggermente le gambe nella speranza che una delle due ragazze si chinasse a leccarla.

Invece sia Sabina che Elena si impossessarono di un capezzolo a testa. Presero un seno tra le mani a coppa, premendolo ed esponendo il capezzolo alle loro lingue. Le leccate si fecero sempre più intense ed avvolgenti, i capezzoli erano gonfi e turgidi di voglia inesplosa. Sofia era quasi priva di forze, con la testa leggermente inarcata all’indietro e la bocca aperta che emetteva un debole lamento di puro godimento.

Sabina si sdraiò tra le gambe di Sofia ed iniziò a leccarle la fighetta pelosa e ben curata, bagnata di umori che bagnavano le bianche lenzuola fresche di bucato.

La vagina era esposta e il gonfio clitoride implorava di essere toccato dalle dita femminili. Appena Sabina appoggiò il polpastrello del dito sul clitoride, Sofia venne con un orgasmo intenso e vibrante che le fece scuotere tutta la schiena. Sabina la penetrò con le dita, muovendosi lentamente e premendo nella parte anteriore della vagina. Le sue dita erano bagnate degli umori di Sofia. Le sfilò e guardando Sofia, Sabina leccò le dita in modo provocante.

Enzo osservava con evidente sforzo di autocontrollo. Avrebbe voluto strapparsi tutto di dosso e saltare nel letto col pene gonfio di sperma. Ma non lo poteva fare. E quindi vide le dita di Sabina entrare ancora nella vagina allargata di Sofia. Elena si sedette sopra il collo di Sofia e la costrinse a leccarle le labbra vaginali bagnatissime. Sofia era la prima volta che leccava il sesso femminile e si sorprese degli odori e del sapore che pensava fossero pessimi.

Invece erano dolci e soavi. Mentre leccava sentiva le dita di Sabina penetrarla con molta energia, e godette una seconda volta, emettendo un intenso liquido caldo che bagnò il viso di Sabina. Era la prima volta che accadeva nella sua vita. Mai Enzo l’aveva eccitata a tal punto. E si accorse di amare suo marito come non mai, suo marito che le aveva regalato una delle esperienze di vita più intense che poteva mai immaginare.

Sofia volle quindi alzarsi. Prese per mano Enzo e si allontanò dalla camera, richiudendo dietro di se la porta. Entrarono nel salotto, si avvicinò al tavolo e, allargando le gambe, sdraiò la pancia sulla superfcie del tavolo. Enzo fece uscire il pene dalla zip dei pantaloni, quel pene così eccitato. Lo infilò dentro immediatamente e iniziò a penetrare con molta energia e velocemente sua moglie. Vennero immediatamente. Lo sperma inondò la vagina di Sofia riempiendola completamente.

Sofia fece scostare suo marito, rientrò nella stanza, chiudendo Enzo fuori. Si sdraiò sul letto, tra le sue amiche di sesso e le invogliò a pulirle la vagina che colava di sperma maschile. Sentendo le due ragazze lavorare con cura e solerzia, Sofia si eccitò ancora. Le lingue lavoravano tra le pieghe delle labbra vaginali e sulla pelle delle gambe. Elena penetrò con le dita la vagina di Sofia, masturbandola con velocità. Venne una quarta volta, spruzzando la propria eccitazione sul viso di Elena.

Erano tutte felici. Stettero abbracciate per parecchi minuti, accarezzandosi reciprocamente e dandosi piccoli e teneri baci sulla pelle. Promisero che sarebbero diventate amiche per sempre. Si alzarono. Enzo era in salotto in piedi, ben vestito, pronto per tornare a casa. Si sorrisero reciprocamente senza parlare. Non c’era nulla da dire, c’era solo l’eloquente silenzio di una notte speciale di sesso. Tornò a casa distrutta nel fisico e nella mente: Enzo le aveva aperto un mondo che non conosceva e che avrebbe voluto esplorarlo il prima possibile.

Sicuramente insieme ad Enzo, Sabina ed Elena.

Dedicato a colei che sa che è per lei.

Al Depot con mia moglie

C’è un locale a Milano, in una traversa di Viale Monza. Si chiama D**** e normalmente è un locale per gay. Il lunedì sera, però, vi viene organizzata una serata bisex, e uomini e donne si ritrovano a vagare per il suoi meandri in cerca di curiose o più o meno piccanti avventure. E lì decisi di portare mia moglie, la dolce e carnosa fanciulla ucraina che oggi chiamerò Masha e che vedete in questa foto rubata.

Era passato più di un anno da quando si era conclusa la lunga serie di incontri conseguenti all’avventura nel bar del paese in cui abitavamo, a sua volta derivata dalla mia folle perversione di offrirla ad un mio amico. Masha ogni tanto si era concessa delle scappatelle, lo sapevo e mi andava bene, ma era altresì consapevole che prima o poi sarebbe arrivato il momento di qualcosa di pesante per lei. Decisi di portarla al D****, e quando glielo dissi, descrivendole il tipo di locale, l’unica reazione che lei ebbe fu chiedermi come avrebbe dovuto vestirsi.

“Mettiti più provocante che puoi, con trucco pesante e volgare” le dissi. Lei, come sempre, accettò passivamente. Era parte del gioco: io il padrone, lei la schiava che si sottomette alle mie perversioni. Faceva tutto questo per amore! Si rendeva conto che l’avrei portata in un luogo simile per darla in pasto ad ogni tipo di maschio, che la mia eccitazione per questa situazione sarebbe stata fortissima, e ciò la rendeva felice di accontentarmi.

Che poi lei potesse arrivare a provare piacere o meno, beh, questo era secondario! Lunedì sera, ore 21. 45, siamo pronti per uscire. E’ incredibile come Masha sappia mutare aspetto secondo le circostanze: può essere una donna di altissima classe, elegante, raffinata, attraente ma molto castigata, e poi, come stasera, può diventare la più volgare delle sgualdrine… i lunghi capelli castani arricciati in boccoli stretti che le circondano il viso ricadendo sulle spalle nude, un corsetto di pelle con ampia scollatura che le lascia scoperte le braccia e non copre l’ombelico, le gambe dalle cosce carnose completamente in vista a causa di una minigonna cortissima fasciate da calze a rete nere, scarpe nere con poco tacco e un pesante rossetto scarlatto che mette fin troppo in evidenza le sue splendide labbra voluttuose.

La ammiro per qualche istante, lei mi domanda “Vado bene così..?”. “Sei perfetta amore… una splendida puttana!” Lei mi sorride e aggiunge: “Mi sono anche depilata, ho fatto bene?” “Hai fatto benissimo… ora andiamo troia!” In macchina non parliamo, lei guarda fuori dal finestrino. Una volta sola sono io a rompere il silenzio: “Devi farti scopare da
chiunque stasera, chiaro?” “Sì…” “Non rifiutare niente, nemmeno la sodomia, intesi?” “E’ un po’ che non lo faccio quello… farà male…” “Cazzi tuoi… se qualcuno vuole incularti tu ti fai inculare, chiaro?” “Va bene… ti obbedisco come sempre… amore…” “Brava” poi, dopo una pausa, aggiungo: “E voglio che ricevi lo sperma, ovunque, anche dentro”.

“D’accordo…”. Masha rimane in silenzio fino all’arrivo; parcheggio a pochi isolati dal locale, la prendo per mano e ci avviamo. Entriamo al D**** che sono quasi le dieci e mezzo, ma di gente ce ne è già parecchia. Paghiamo l’ingresso, poi passiamo al bar per un veloce drink, e quindi scendiamo le scalette verso la zona più underground, dove stretti
corridoi in penombra coi miri verniciati di nero sono illuminati da piccole candele rosse.

Molti camerini sono già popolati di persone di ambo i sessi che si lasciano andare ai loro sogni erotici. Una signora di mezza età adocchia Masha e le rivolge un cenno. Lei mi rivolge uno sguardo interrogativo, per sapere come deve regolarsi. “Ignorala, tu stasera devi essere piena di uomini” le dico. Ci rendiamo conto che due ragazzi ci stanno seguendo da quando eravamo al bar… le cingo la vita con un braccio e la trascino in un camerino, avendo cura di lasciare la porta aperta, e lì iniziamo a baciarci con passione.

I due ragazzi ora sono proprio davanti a noi, si vede che sono molto interessati a mia moglie… si danno di gomito quando io le infilo una mano tra le cosce dove so che non ci sono le mutandine, e iniziano a massaggiarsi la patta. E a questo punto Masha prende il comando della situazione! Mi guarda con un sorriso perverso che mi sorprende, poi mi sputa in viso e mi spinge fuori del camerino, esclamando: “Fuori di qui, cornuto! Stasera tu non mi basti!” La guardo sorpreso, lei mi ride in faccia beffarda e intanto si toglie il corsetto di cuoio rimanendo a seno nudo, splendida offerta per i due ragazzi che già si stanno facendo avanti ridendo di me… In un attimo anche la minigonna vola via, e lei rimane in scarpe e autoreggenti a rete, la sua pelle bianchissima e serica che risalta nella
penombra; i due ragazzi sono nel camerino, le mettono le mani addosso, la palpano ovunque, poi uno dei due le mette una mano sulla testa e la spinge ad inginocchiarsi davanti a lui.

Masha esita un attimo, giusto il tempo che i due
impiegano ad aprirsi e pantaloni e ad estrarre i membri già eretti, si volta verso di me e mi dice “Ti prego amore… vattene via, vai su al bar e aspettami lì!” “Sì amore, fuori dai coglioni!” esclama uno dei due ragazzi, chiudendo la
porta del camerino. Io faccio in tempo a vedere mia moglie, genuflessa, che accoglie in bocca il suo pene, poi più nulla.

Resto per qualche attimo in ascolto… era ciò che volevo, ed ora sono eccitatissimo e folle di gelosia! nessuno parla là dentro per un po’, poi sento una voce maschile esclamare, dopo un rantolo di origine inconfondibile: “Cazzo, questa vacca ha una fame assurda… sborrale pure tu in bocca, che lo ingoia!”, e poi la voce dell’altro che risponde: “Non ci metto molto a schizzare, succhia benissimo… forza puttana, fammi godere… che porca che sei!”.

Da lì a poco la porta si apre e i due escono. “Ancora qui tu?” mi fa uno dei due. Io taccio, li guardo ricomporsi, poi guardo la mia Masha, ancora in ginocchio, lo sguardo perso, che si pulisce la bocca di alcune gocce bianche. Mi sorride, mentre l’altro ragazzo, di rimando, mi fa: “Tua moglie, qui, è una vera puttana, sei fortunato stronzo!”. Masha si alza in piedi e, con mia somma eccitazione, la vedo che si toglie le scarpe e si sfila via le calze, lasciando tutti gli indumenti sul pavimento del camerino.

Ora è completamente nuda. “Amore, te l’ho detto… VATTENE SU AL BAR!” e così dicendo corre via da me, lungo un corridoio, tutta nuda, per scomparire dietro un angolo, con già un altro uomo alle calcagna. Le obbedisco. Il locale ora è pieno di gente… posso solo immaginare cosa sta succedendo là sotto, mentre, seduto solo ad un tavolino, trangugio un bicchiere di grappa dopo l’altro, per stordirmi. Era quello che volevo, ma mai pensavo che mia moglie, la mia Masha, si sarebbe dedicata con tanta solerzia a soddisfare la mia fantasia… evidentemente le piace pure, penso, è veramente una puttana mia moglie… dio quanto la amo! Seduto al tavolino del bar, preda di un’eccitazione e di una gelosia tanto forti da farmi girare la testa, mi rendo ben conto del trambusto ai piani inferiori, e so con certezza che la causa è mia moglie… Dopo circa tre quarti d’ora che sono lì, tre quarti d’ora di sofferenze indicibili, un tipo arriva al banco del bar, è tutto sudato, ordina da bere e, rivolto a barista, dice “Cazzo, giù c’è una donna che va con tutti, fa di tutto, è incredibile, non si era mai vista prima… pensa che uno le ha pisciato in faccia e lei ha aperto la bocca e ha mandato giù!” “Cazzo…” fa il barista… “quasi quasi mi faccio dare il cambio!” “Guarda che ne vale proprio la pena… è assurda quella lì…” “ma com’è, carina?” “Beh sì, piccolina, carnosa, un gran culo molle e poi una pelle liscissima, morbida… e poi ha quella bocca… prende in bocca tutto, è proprio porca…!” Parlano di mia moglie.

Del mio amore. Non resisto. Devo scendere a vedere. Lentamente scendo le scalette che portano ai camerini, alla zona dark… poi,spinto da non so quale impulso, mi denudo e lascio i vestiti in un angolo buio. Il mio pene eretto quasi mi duole. Mi aggiro per un po’ senza trovarla, poi, entrando in una saletta vedo qualcosa che non dimenticherò mai. Masha è lì, sdraiata su un ampio materasso nero, abbracciata ad un uomo enorme, corpulento, muscoloso, la testa abbandonata su una sua spalla.

La sua pelle bianca sembra rilucere nella penombra. Lui la cinge con un braccio, si baciano profondamente, e intanto un signore panciuto la possiede alle spalle, in un coito vaginale lento e prolungato. Lei è bellissima, sudata, umida di umori maschili e di urina, la pelle bianco latte, il dolce corpo abbandonato alle carezze dei due uomini. Tutto intorno ci saranno almeno altri quindici maschi tutti nudi ed eccitati. Attendono il loro turno. Si capisce che il tipo enorme a cui mia moglie è abbracciata comanda la situazione e dispone a proprio piacimento del corpo di lei.

Mi faccio avanti, mi unisco al gruppo in attesa. L’omone mi nota, forse coglie qualcosa nella mia espressione, come un lampo, fatto sta che indovina subito: “Tu sei suo marito” mi dice. Masha non reagisce, continua a baciarlo. Non riesco a parlare. Annuisco. Lui ride e, rivolto all’uomo che sta penetrando Masha, gli fa: “Sbrigati a venire, che tocca al maritino”. Quello accelera i colpi e in breve le eiacula sulla schiena. “Avanti” fa l’omone, “scopala davanti a noi.

” Ancora, Masha è indifferente a me, e quando le vado dietro e la prendo lei resta passiva. Mi abbasso su di lei a baciarle il collo, e le sussurro: “Ti amo tesoro…” e a quel punto lei mi risponde: “Ti amo anche io… ti amo tanto… dai amore, fai veloce che ce ne sono altri…”. Io a questo non resisto, e in breve le irroro la vagina di sperma: è un orgasmo senza piacere, quasi una liberazione, e subito mi ritraggo da lei, per vedere cosa succede.

L’omone la bacia più volte, poi le dice ad alta voce: “Ora ti faccio io. Ti inculo di nuovo, ok?” Solo allora noto che è dotato di un pene enorme, e tremo all’idea di mia moglie sodomizzata da quell’arnese! Lei si limita a mettersi prona e a dire: ”Lubrificami bene, non come prima…”. Quindi il tipo si sta per prendere il secondo passaggio nell’ano di Masha! Lui ora le è sopra. Qualcuno gli porge una boccetta di lubrificante, che l’uomo sparge con abbondanza sull’ano di mia moglie, poi con un affondo deciso la penetra.

Masha emette un gemito strozzato, poi si abbandona ai colpi del gigante. La guardo negli occhi, lei distoglie lo sguardo voltando la testa. Tutto si svolge in silenzio. L’uomo la monta con calma, la tiene per i fianchi, affondando ogni volta interamente il pene nel retto di lei. Masha ansima, capisco che prova dolore, ma vederla in quella situazione mi fa tornare il cazzo durissimo in un attimo. “Spaccale il culo..” dico all’uomo. “Tranquillo, che la tua sporca mogliettina la apro ben bene… cazzo che vacca che hai sposato…!” e ride sguaiatamente.

D’un tratto, l’uomo le dice: “Questa volta ti voglio venire nella bocca. Girati che ci sono quasi, porca. ” Esce da lei per metterla pancia in su. Poi le si pone sopra, le infila il glande in bocca e si masturba. Mi guarda e sorride beffardo. “Guarda adesso, stronzo…” mi dice. Masha chiude gli occhi. Lui gode. Le riempie la bocca, poi si ritrae soddisfatto e mi strizza l’occhio dicendo: “Grazie amico…” e rivolto a Masha: “e tu ingoia, stupida puttana!”.

Mia moglie, gli occhi fissi nei miei, obbedisce. Poi, rivolta a tutti i presenti, esclama: “Forza amici… fate vedere a mio marito cosa siete capaci di fare!” e così dicendo spalanca le cosce e solleva il bacino, offrendo alla vista di tutti la sua vagina aperta e arrossata. Un tipo le si avvicina, le accarezza il seno in modo rude. Ha un bicchiere in mano, glielo avvicina alla bocca e le dice: “Tieni puttana, fatti due sorsi di questo…” “Cos’è?” chiede lei.

“Rhum…
bello forte… vogliamo che vai fuori di testa!”. Masha gli prende il bicchiere dalle mani e con due grosse sorsate lo svuota. “Ecco…” dice respirando forte, “Ce n’è dell’altro?” Io sono ammutolito da quello che vedo… mia moglie vuole
sballare completamente… Un signore anziano, tutto nudo, il pene floscio che gli ballonzola davanti come un’appendice inutile, le porge un altro bicchiere. “Questa è grappa…”. Lei glielo strappa dalle mani e si scola tutto il contenuto
d’un fiato.

E’ nuda, seduta sul divanetto dove chissà quanti uomini l’hanno posseduta, sudata, spettinata, e gira gli occhi intorno a sé, ebbra e eccitata. “E adesso?” domanda a tutti i presenti, “Cosa mi fate?” e nuovamente si sdraia a
prendo le gambe. Un ragazzo le si avvicina e, sorprendentemente, le sputa addosso esclamando: “Sei proprio una sporca baldracca… cazzo che maiala che sei!” e se ne va. Lei si limita a sorridere compiaciuta e si spalma sul ventre la saliva.

Non so cosa mi prende… fatto sta che mi avvicino a lei e a mia volta le sputo addosso, sul seno, sussurrando “Amore mio…”. Altri, a quella vista, mi imitano: in breve, sono tutti intorno a mia moglie che a turno la coprono di
sputi insultandola e ridendo, chi sulle gambe, chi sul torace e molti, veramente molti in viso. Lei riceve tutto con grazia e passività totale, spalmando la saliva sulla pelle madida di umori.

Qualcuno propone di portarla nella sling, e
a quel punto un paio di mani robuste la sollevano quasi di peso e la mettono in piedi. Un uomo le dice: “Adesso andiamo nella sling” e trascinandola di peso le molla una sonora sculacciata che le strappa un grido di dolore. Poi Masha
chiede: “Cos’è la sling..?” Io lo so ma non le rispondo, l’uomo che la sta trascinando le dice “Ora lo vedi, stupida schiava del cazzo!”.

Sulla soglia della sling Masha capisce, e per un attimo esita, osservando le catene infisse nel pavimento e appese al soffitto. “Oh… no… ho paura…” prova a difendersi. Ma l’uomo, aiutato da un ragazzo giovanissimo, la conduce al centro della stanza e la incatena: in piedi, le gambe divaricate assicurate a due anelli al suolo, le
braccia incatenate sollevate verso l’alto, Masha appare come crocifissa, di fatto è assolutamente inerme e completamente aperta alla mercé di chiunque e di qualsiasi pratica.

“Ti eccita tua moglie così, cornuto?” mi dice qualcuno. E’
innegabile… mi eccita da matti. Mi avvicino a lei e prendo a baciarla, lei non risponde ai miei baci ma si immedesima completamente nella parte della vittima passiva. Io la penetro in vagina e me la scopo senza riguardo, e intanto le
sbavo in faccia tutta la mia lussuria. “Ora vedrai ,amore, che ti fanno…” le sussurro. “Sì, dai, scopa la tua puttana!” esclamano alle mie spalle.

Sto per venire, e accelero il ritmo… ma qualcuno se ne accorge e mi strappa via da lei,
folle di desiderio, prima che possa prendere il mio orgasmo. “No, non venire ancora… devi ass****re a quello che le facciamo e restare eccitato… te la scopi a casa la tua troia!” mi dice quello che mi ha allontanato da lei. Mi faccio in
disparte. Assisto… soffro! Frustano mia moglie! In due le vanno alle spalle e, con due frustini da cavallerizzo, prendono a sferzarle la schiena e le natiche.

Per fortuna non troppo forte, non da lasciarle segni, ma le fanno male, questo
è evidente, perché Masha emette gemiti di dolore ad ogni colpo. “Tieni schiava!” le urlano ad ogni sferzata, “te le meriti, puttana che sei! Fare cornuto in questo modo il tuo maritino frocio, devi proprio essere punita!” mi hanno
chiamato “maritino frocio”… chiaro, visto che, in preda all’eccitazione di vedere mia moglie umiliata in quel modo, ho voluto essere con lei in questa tortura, e mi sono inginocchiato davanti al primo che ho trovato e ho preso a
succhiargli il pene! Lei mi guarda, ci scambiamo un’occhiata di intesa, poi Masha dice: “Sì… punitemi… fate vedere a quel succhia cazzi di mio marito come si puniscono le ragazze cattive… e tu succhia amore… fatti venire in bocca!” “Sì
amore, succhia” ripete ironicamente il tipo che sto servendo di bocca, un attimo prima di venire riversandomi nella gola due getti abbondanti di sperma.

Io aspetto che finisca di scaricare tutto, poi mi alzo e mi avvicino a Masha… le
capisce e mi dice:” Sì tesoro.. vieni da me… dammelo tutto…” e spalanca a bocca. Io la bacio, e così facendo le sputo in bocca il seme dell’uomo, poi continuiamo a baciarci finchè, un po’ io un po’ lei, abbiamo ingoiato tutto. Le frustate, che si erano interrotte, riprendono subito; io resto vicino a mia moglie, la abbraccio teneramente così da sentire la violenza delle sferzate sul suo corpo adorato.

Lei sussulta e si lamenta ad ogni colpo, sento il suo
dolcissimo corpo vibrare per il dolore, vorrei penetrarla così ma non mi viene permesso. “Ti amo… ti amo… ti amo…” le sussurro. Che strana sensazione: Masha è tra le mie braccia, la pelle morbida e calda di lei a contatto con la mia, in un abbraccio dolcissimo che mi fa sentire una tenerezza infinita, e intanto due sconosciuti la stanno martoriando alle spalle con i frustini, le strappano lamenti di dolore, la umiliano al cospetto di una ventina di maschi eccitati! Risate sguaiate continuamente, insulti, volgarità al nostro indirizzo si susseguono, ma noi siamo felici nel nostro abbraccio dolcissimo, ci baciamo teneramente, ci sussurriamo tenerezze, ci giuriamo amore eterno… poi qualcuno mi allontana nuovamente da mia moglie, interrompendo quell’estasi sublime con brutalità.

E’ un ragazzo alto e magro. Le si avvicina da davanti, la afferra per i fianchi e la penetra. Mentre la scopa dice ai due dietro: “Continuate a frustarla, questa è solo una schifosa cagna!” e rivolto a lei: “Ti spacco la figa, stronza, e ti faccio una bella sborrata fino nell’utero!”. Lei riceve quel trattamento guardando il ragazzo dritto negli occhi. Quello se ne viene in fretta, insultandola: “Puttana stronza… beccati la mia sborra e vattene a fare in culo, grassona!”.

Poi si ritrae, subito sostituito da un uomo grassoccio e sudato, che appena entrato in lei esclama: “Cazzo che figa morbida ha questa! Ci scopi che è una meraviglia!” “Ti piace eh?” dice di rimando qualcuno, e lui subito risponde: “E’ una favola… e guardate che è tutta bagnata, ‘sta maiala è eccitata da matti, è vero bella?”. Masha non risponde, si limita a sorridergli lasciva e a porgere il ventre ai suoi colpi leccandosi le labbra.

“Sei una scrofa…” le sussurra quello baciandola e venendo nella sua vagina. Poi esce da lei e, senza alcun preavviso, le punta il pene verso il pube e inizia a pisciare. “Come è calda!” esclama Masha. “Guardate” dice l’uomo, “le piace anche farsi pisciare addosso!”. Intanto le sferzate sono finite. Masha viene liberata dalle catene e fatta sdraiare pancia sotto su un lettino in mezzo alla stanza. Due tipi le divaricano bene le cosce, assaporandone la morbida consistenza, poi uno dei due inizia a possederla da dietro nel sesso.

Tutto si svolge in silenzio adesso, soltanto il tipo le dice sommessamente: “Ora la facciamo finita, ti scopiamo tutti così e poi te ne vai a
casa con quell’idiota di tuo marito, ok?” “Fate quello che vi pare…” risponde lei sottovoce. Poi si gira verso di me e mentre gli uomini si alternano dentro di lei ci guardiamo negli occhi in silenzio. Uno dopo l’altro una decina di
maschi prende piacere dentro di lei, ogni volta eiaculandole nella vagina, dilatata e arrossata in modo impressionante.

E’ chiaro che adesso i coiti le provocano dolore, e lo sperma che fluisce dall’orifizio per colare sul materasso non serve certo a lenire le sue sofferenze, ma Masha non chiede requie, non si lamenta, lascia che ognuno prenda il proprio sfizio sul suo corpo, dentro il suo sesso. Poi qualcuno la fa girare pancia all’aria e subito il gioco riprende, con
la variante che adesso vogliono finire venendole sul viso. Il primo, il secondo, il terzo… e via così… fa impressione vedere il seme di tutti quegli uomini zampillare sulle labbra, in mezzo agli occhi del mio amore.

E’ uno spettacolo di
una brutalità incredibile, vederlo in video non mi aveva fatto la stessa impressione: dal vivo, la donna che si sottopone al bukkake appare come trasfigurata, gli occhi si arrossano per lo sperma che vi entra a contatto, i filamenti colano ovunque, lungo il mento giù sul collo, nelle orecchie, nei capelli. Masha ogni tanto riceve un orgasmo a bocca aperta, dal pene zampillano due, tre, quattro getti che un po’ vanno sul viso, un po’ sulla lingua e un po’ dritti in gola, e lei ingoia tutto quello che riesce a ingoiare.

Ma la cosa più impressionante è sentire l’odore che emana da mia moglie: quel forte, deciso aroma di ormoni maschili sembra quasi marchiarla, come un a****le di proprietà dei suoi aguzzini. Mi sorprende parecchio sentirla esclamare, all’ennesimo orgasmo che le viene riversato in faccia: “Che bello… vorrei che foste qui in cento…!” Tutti ridono, uno le dice: “Sei una figa di lusso, sei una vera puttana… se torni qui ti accontentiamo, stronza ninfomane!” Tutto finisce in un lampo, l’ultimo uomo presente le schizzza sperma a fontana sul viso e si allontana, lasciandoci soli.

Da un dispenser a parete prendo dei fazzoletti di carta, la aiuto a togliersi il grosso dal viso. Le siedo accanto, cingendola con un braccio. Lei mi bacia… la sua bocca sa di sperma… poi mi abbraccia e mi sussurra: “Sono stata brava?” “Tesoro… sei stata sorprendente…! Ma dimmi: ti è piaciuto?” Masha sorride, con due dita si toglie dal seno delle gocce di sperma e se le porta alla bocca, mangiandole. “Sì… mi è piaciuto molto… e mi ha eccitato tanto vederti succhiare un uomo… ora ti amo ancora di più…” io la accarezzo, la bacio sul collo pieno di seme di estranei, poi lei esclama: “Amore mio… troviamo i nostri vestiti e portami via… portami via… voglio fare l’amore con te a casa… portami via… portami via… portami via…”.

.

Storia di G travesta e schiava virtuale 3

Passarono gli anni e mio zio non c’era più ma la consapevolezza di ciò che ero entrò dentro di me. Sebbene agli occhi di tutti conducessi una vita normale,amici ragazze e quantaltro. Ma il mio corpo ( quasi privo di peluria e magro )e la mia reale natura sembrava voler scoppiare fuori da un momento all’altro. Ero e sono un grande estimatore di giornali libri e filmati pornografici e quando mi era possibile ne divoravo di tutti i tipi,ma quelli che più eccitavano la mia fantasia erano quelli inerenti la dominazione e la femminizzazione.

Abitavo con i miei ancora,non esistevano i pc e nemmeno ovviamente le chat o i cellulari ma ciò non mi impedì di fare ciò che mi ero messo in testa di fare. Iniziai a comperarmi indumenti femminili gonne camicette e biancheria intima…tutte cose esclusivamente sexy che indossavo appena restavo da solo a casa. Non avevo un Padrone quindi mi autoconvincevo che ce ne fosse uno li con me che mi obbligasse a fare qualsiasi perversione passasse per la sua testa.

Quindi di volta in volta passai a sodomizzarmi a depilarmi l’unico punto del mio corpo che avesse un po di pelo serio ( il pube) a frustarmi con la cinta e ad umiliarmi in svariati modi registrando ciò che facevo per avere la possibilità di riascoltare le mie varie sessioni e masturbarmi. Ma poi ovviamente desideravo di più. Decisi di avere una Padrona in una delle tante linee erotiche telefoniche. Venni umiliato e sottomesso alle loro idee perverse,ovviamente loro avevano tutto l’interesse di portare avanti il più lungo possibile queste conversazioni,mentre io col tempo dovetti chiudere a questa possibilità proprio per i costi.

Venne il tempo del militare, il congedo e qualche anno dopo il matrimonio. Sembrava che il mio interesse per questo tipo di sessualità fosse finito,ma non era così. Venne il tempo dei computer,inizia a conoscere certe chat e quello che sembrava assopito si risvegliò…..CONTINUA.

il mio amico diventa alessia solo per me

ciao, mi chiamo Mirko e ho 18 anni.
vi racconto un’esperienza da poco accaduta.

lunedì pomeriggio, dopo una giornata di scuola pesante mi riposo sul divano cercando di addormentarmi quando mi arriva un messaggio.
era alex un mio ex compagno di scuola che, dopo esser stato bocciato, si è ritirato per andare a lavorare in un bar.

mi chiede se volevo andare da lui a mangiare una pizza visto che il lunedì è il suo unico giorno libero, accetto e gli dico che sarei partito più o meno verso le 6.

15. (questo mio amico abita da solo perché i suoi genitori si sono stufati di tenerlo in casa perché è una testa calda)

alle 6. 15 parto con il motorino, appena arrivato suono e mi apre, abita in un monolocale piccolo al piano terra di una palazzina.
ascoltiamo un po’ di musica giocando alla play prima di mangiare, mentre mangiamo un kebab guardiamo un film.
finito di mangiare mettiamo in pausa il film per andare a fumare una sigaretta, mentre fumavamo squilla il cellulare di alex, era il suo capo dicendogli che doveva andare al bar a sistemare alcune cose.

finiamo di vedere il film e alex va al bar e mi dice che se volevo potevo aspettarlo tanto ci avrebbe messo solo una mezzoretta.

appena esce io, essendo un curiosone, inizio a frugare in giro nella speranza di trovare qualche oggetto “sexy”. frugando in giro trovo un paio di scarpe da donna me pensavo che fossero di sua mamma visto che ogni tanto andava da lui a dormire. ma guardando il numero delle scarpe, un 41, capisco che sono troppo grandi per sua mamma visto che sua mamma è una donna molto “piccola”.

quindi decido di guardare ancora e in alcune s**tole di scarpe trovo dei vestiti da donna anche questi grandi per essere della mamma di alex.

quando torna mi faccio trovare sul divano con di fianco le scarpe, i vestiti e il resto che c’era nella s**tola chiedendogli, un po’ scherzando e un po’ seriamente, cosa ci facesse con dei vestiti vistosamente grandi per sua madre.
all’inizio nega che fossero suoi continuando a cercare di convincermi che siano di sua madre, ma quando vede che insisto confessa pregandomi di non dire niente a nessuno.

-ok- gli dico – ma devi fare una cosa per me!-
-qualunque cosa, ma non dire niente a nessuno ti prego-
-all’ora facciamo così, io esco e vado a farmi un giro diciamo che sto fuori per mezzoretta/un quarto d’ora e tu intanto ti vesti e ti trucchi da donna e quando torno devi farti trovare “graziosa” altrimenti ti punirò-
essendo un po’ indeciso lo minaccio dicendo che avrei spifferato tutto ai suoi, quindi si vede costretto e accetta.

esco e vado in un bar a bere una birra, dopo una mezzora abbondante decido di tornare, appena entro non vedo il mio amico/a e capisco che ancora non è pronto.
-ti avevo detto che dovevi essere pronta in mezzora, mi spiace ma sarai punita-
-no ti prego cercavo di sistemarmi meglio che potevo-
-niente scuse mi spiace-

appena esce e bellissima: parrucca bionda corta, vestitino fino a sotto il sedere collant e scarpe con il tacco nere.

mentre ammiravo il suo bel culetto sentivo già l’eccitazione crescere in me,e non solo, lei invece era molto imbarazzata e teneva lo sguardo basso.
– da adesso in poi ti chiamerai alessia quando ci sono io capito?!-
-si va bene- mi dice sempre con lo sguardo basso
– ok alessia fammi vedere bene come sei messa, fai un giro su te stessa-
mentre girava continuavo ad ammirare la sua bellezza e dopo averle fatto qualche complimento si rassicura un pochino.

-mi spiace ma siccome al mio arrivo non eri pronta dovrai essere punita-
-va bene ma ti prego qualcosa di poco pesante-
-ok va bene-
dopo aver chiuso la porta a chiave e avere tirato giù la tapparella le faccio tirare giù il letto( essendo un armadio/letto) e la faccio mettere a novanta sopra il letto.
-mmm alessia il tuo culetto è una favola ma sei stata cattiva e quindi ti dovrò sculacciare-
mi avvicino a lei e topo averle accarezzato il sederino inizio a sculacciarla con forza.

-da brava chiedi scusa per il tuo ritardo-
-scusami non volevo mi spiace tanto-
-brava continua a chiedere scusa-
dopo un bel po’ di sculacciate e qualche bacio al quel sedere da favola mi ritrovavo con il cazzo durissimo e che stava per bucare i pantaloni.
-alessia girati e prenditi cura un po’ di me-
si gira, mi slaccia i pantaloni e mi abbassa le mutande il mio cazzo spunta fuori di s**tto e lei inizia a massaggiarmelo, stavo letteralmente impazzendo da piacere ad un tratto lo prende in bocca e mi fa un pompino da paura.

non resisto tanto e gli vengo in bocca riempiendola di sperma caldo, come niente fosse lo ingoia e sembra piacerle molto.
-abbiamo finito- mi dice sperando nel fatto che fossi stanco
-no! ho ancora voglia- ribatto

-mettiti in piedi-
e così fa.
mi abbasso e le alzo il vestitino, rimango sbalordito aveva un perizzomino che a stento tratteneva il suo cazzo, ne fuoriusciva la cappella ricoperta dal prepuzio.
le tolgo le mutande e scappello quel bel pisello, è già tutto bagnato e io sono duro più di prima.

– sei tutta bagnata maiala, ti piace davvero tanto fare i pompini vero?-
– si mi piace tanto-
adesso inizio io a giocare con il suo pisello e a lei piace davvero tanto, dopodiché inizio a leccare la punta e continuo a fare su e giù con la mano, gioco anche con le sue belle palle tutte lisce.

dopo 10 minuti di pompini e seghe ancora non è venuta.
-so io come farti sborrare, mettiti a pancia in su con le gambe aperte e metti un cuscino sotto la schiena-
così riuscivo bene a vedere il suo buchetto che sembrava già molto aperto.

inizio a leccarglielo e a far entrare e uscire la punta della lingua, lei inizia a emettere degli urletti di piacere quindi cerco di infilare un dito dentro.
glielo faccio ciucciare e poi lo infilo di s**tto, lei sobbalza e tira un piccolo urlo, mi fermo per vedere se sta bene ma lei mi supplica di continuare.
detto fatto inizio a fare dentro e fuori con il dito e quando vedo che scivola per bene infilo il secondo e così via fino a quando tutte e quattro le dita entrano senza problemi.

decido di metterle dentro il mio cazzo, inizio piano e vedo che non entra all’ora ci sputo un po’ di saliva e sputo anche sul suo buchino.
adesso spingo sempre piano e entra come niente, lei urla di piacere mentre io aumento la velocità e con la mano destra gli masturbo il cazzo.
mi sento come un paradiso e lei inizia a godere sempre più forte quando ad un certo punto urla-sto per venireeeeeee-
io inizio a scoparla più veloce e la masturbo anche più velocemente, dopo pochissimo sborra e con 2o3 schizzi raggiunge la sua stessa faccia.

-raccogli la tua sborra e leccala-

senza esitare si lecca tutta la sua sborra, anche io sto per venire lei se ne accorge e mi supplica di venirle dentro( lo avrei fatto anche senza che lei me lo chiedesse).
gli sborro copiosamente dentro l’ano e lei sembra apprezzare parecchio lo tiro fuori e le ordino di pulirmi il cazzo, con il culo che gocciola mi pulisce il cazzo fino a farlo risplendere.

mentre lei si fa a pulire io mi accendo una sigaretta.
uscita da bagno è ancora vestita da donna
– come mai non ti sei cambiata?-
-perché con e voglio essere solo alessia-
io la bacio e le dico che per me va benissimo così.

rimango a dormire da lei e il giorno dopo salto la scuola anche se lei doveva andare a lavorare ma l’ho aspettata, finché non è tornata sono stato con il cazzo dure e con il pensiero fisso su di lei!.

la macchina da guerra

Era l’ultimo venerdì di ferie, quasi ora di pranzo e lei cucinava sotto la veranda coperta solo con un minuscolo asciugamano rosso e camminando su quegli zoccoletti che la obbligavano a sculettare. Si avvicinò e mi bisbigliò in un orecchio:
“Hai visto come mi guarda il francese della tenda accanto ? Pensi che gli piaccia”
con fare sornione le risposi :“Se fossi in lui spererei che l’asciugamano si impigliasse … e tu rimanessi con le tette al vento … ma come mai me lo fai notare ? ”.

Come se non la conoscessi, era una donna molto tranquilla nella vita di tutti i giorni, ma quando aveva il luogo e l’occasione si trasformava.
Riprese il discorso: “Ma come sospetti che io … pensi che forse lo abbia visto mentre si cambiava i pantaloncini … e abbia notato che ha almeno un venti centimetri tra le gambe “.
Era un concentrato d’innocenza e sfrontatezza ma era sincera e aveva un grande pregio quegli incontri la rendevano ancora più calda.

Mi sorrise e mi baciò e poiché come sempre mi ero lanciato senza paracadute, diedi una mano alla fortuna, mentre si avviava ai fornelli, trattenni la parte posteriore del mini asciugamano, ed ecco filetto di passera con contorno di tette in bella vista.
Si coprì fingendosi sorpresa e scusandosi, al francese non pareva vero che il suo desiderio si fosse avverato e per stemperare il momento fece il segno di brindare e dicendo: ”J’honore une telle beauté, madame vous êtes d’une vision “, onorandone così la bellezza.

Si voltò a riprendere l’asciugamano per coprirsi, le feci l’occhiolino e lei mi ripagò spedendomi un bacio.
Avevamo come suole dirsi rotto il ghiaccio, terminato il pranzo andai a lavare i piatti ai lavandini comuni ne approfittai per fare quattro chiacchere per capire il tipo di persona e invitarlo a cena.

Lei stava cucinando i classici spaghetti italiani, arrivò il vicino con una buona bottiglia di vino della sua terra e del formaggio.

Nonostante tentasse di non porre attenzione, i suoi occhi cadevano sull’abbigliamento della mia Lady, una canottiera lunga bianca che copriva al minimo il sedere, e un malizioso grembiulino rosso, a ogni movimento il vestitino si alzava e lei non faticava certo ad abbassarlo, per non parlare dello spettacolo di quando si chinava leggermente mettendo in mostra le labbra e i piercing che da li pendevano.
Finimmo il pranzo durante il quale scoprimmo che il nostro vicino Albert era Corso ingegnere di sistemi petroliferi sempre in giro per il mondo single non per scelta.

ci accomodammo sul piccolo divanetto e Lucia non potendosi insinuare data la ristrettezza si accomodò sulle nostre ginocchi non dimenticandosi di alzare leggermente il vestito appoggiando la sua calda e morbida pelle sula nostra. Il sole era al tramonto e la semioscurità del camper permise a Lucia di forzare il discorso, chiese ad Emil se fosse impegnato sentimentalmente poi da quanto tempo non frequentava una donna, Quando seppe che era ormai da due mesi, alla volpe s’illuminò il sorriso, pronunciò il suo verdetto: “ Ma Emil … hai resistito senza mai frequentare una donna nemmeno una … di quelle “
Lui fece il classico gesto come stesse tenendo un pallone del “non so che farci” e rispose con calma: ” Lucia perdonami la crudezza ma non sono abituato a pagare le donne per avere in cambio sesso”.

“Bravo Emil” Fece lei, quindi si allungò mettendoci le braccia intorno al collo e proseguì: “Ragazzi la micina la sotto vuole le coccole”. Iniziammo così ad accarezzarle il seno e la vulva, lei cominciò a sospirare prima baciò me poi il francese e come sempre rivolse al suo momentaneo amante una di quelle frasi per cui la conoscevo :” Emil io non sono una puttana … non voglio soldi … sei un uomo gentile ed educato … facciamo uno scambio … io adesso ti faccio un pompino poi tu mi offri un gelato”.

Scese dalle nostre gambe, s’inginocchiò, gli sfilò i pantaloncini e iniziò a succhiare con passione, prima la cappella poi ingoiando completamente il membro, contemporaneamente io la scopavo da dietro con calma.
Data, l’astinenza bastarono poco meno di dieci minuti perché l’ingegnere spruzzasse nella bocca di lucia una discreta quantità di sperma che lei ingoiò quasi completamente.

Decisamente quei mesi nei quali aveva rinunciato ad avere rapporti multipli l’avevano caricata, e quel occasionale compagno così calmo l’avevano rassicurata, si rivestì con la canottierina e pretese di riscuotere il premio; dopo il gelato andammo abbracciati alla spiaggia, nel fioco chiarore della poca luna lei ci fece notare una coppia che nascosta dalle ombre e coperta dal rumore delle onde scopava vigorosamente.

Ridendo ci fece segno di fare silenzio poi sentendosi tra amici ci sussurrò: “ Ragazzi nella roulotte era solo un assaggio vero? … adesso vedete di darvi una mossa … sono una donna … non una verginella alle prime armi”.
Senza parlare le sfilai la canottiera mettendo in luce la siluette del suo corpo, i suoi capezzoli sembravano voler schizzare, era nuda libera felice e come fosse la prima volta che si trovasse in quella situazione roteò nel vento di mare, alzò le braccia invitandoci e iniziammo a baciarle i seni, scesi fino al pube, lei iniziò a gemere di piacere.

A quel punto la tigre che era rimasta a cuccia per diverso tempo iniziò a ruggire, e com’era solita fare spiegò molto chiaramente all’amico cosa voleva che le facesse, si mise carponi sulla nelle onde basse della riva a dopo essersi lubrificata e lo sfintere con una voce dolcissima ma sicura : “ Emil … spingimelo tutto nel culo senza fermarti … sono la tua troia sfondamelo … dai “.

Il Francese sembrava stupito, quella dolcissima donna era diventata un demonio, ma lei non ammetteva repliche quindi in francese : “voulez-vous briser le cul de cette putain ”.

Allargo con le mani il suo bellissimo culo lui lubrificò bene il buco, appoggiò e spinse la cappella, afferrò lucia per le spalle e con tutta la forza spinse i suoi venti centimetri fino in fondo. Lucia si lamento e fece una smorfia, ma aveva avuto ciò che voleva, mentre lui senza fermarsi la stantuffava lei lo afferrò per le gambe dimenandosi e iniziando a emettere gemiti di grande piacere, provocandolo anche con : “Stronzo mi fai male … smettila … toglimi quel palo dal culo” , “Lui avendo capito il gioco rispondeva “Prendi puttana … te lo sfondo … troia telo faccio uscire dalla bocca”.

Lucy si rivolse a me :”e allora anche tu che cazzo aspetti … vuoi infilarmelo in bocca”.
Era veramente indemoniata si sculacciava da sola, volle che le afferrassi la testa per spingerglielo profondamente nella gola.
Improvvisamente mi allontanò, si mise sdraiata prona sulla sabbia umida, Emil continuo ad incularla con forza facendo schioccare le palle sul suo culo e lei ripeteva: “Ancora … più forte … dai stronzo spingi … spingiiiiii”, Lei era gia venuta almeno due volte e ansimava di piacere finchè anche il francese venne con una sorta di ruggito e lei assieme, poi fu il mio turno e per la quarta venne con gemendo e ruggendo anche lei.

Finito si girò e nel chiarore della poca luna vedemmo che sorrideva soddisfatta emettendo un grande sospiro.
La coppia nella penombra che aveva assistito alla prestazione in silenzio, applaudì anzi la ragazza alzò il pollice in segno di gradimento, lei li ringraziò con un piccolo inchino.
Tornammo al camper con lei visibilmente soddisfatta che ci baciava alternativamente facendosi toccare il seno, facemmo la doccia e ci coricammo addormentandoci profondamente.
Sabato mattina, alle sette del mattino, Claudio si presentò a prendere possesso del camper con un sacchetto di cornetti caldi appena acquistati in pasticceria.

Entrò in silenzio per farci una sorpresa e trovandoci ancora a letto, come suo solito senza chiedere permesso, ma sapendo di essere ben venuto, sfilo i pantaloncini e si infilò sotto le lenzuola alle spalle di Lucia appoggiandogli il membro le bisbigliò. “Ciao Morettina sentio che bel regalo ha per te”.
Lei si voltò e: “ Ciao amore sei solo … dov’è la mia bella lesbicona … hei cos’è questa cosa dura”
“Ha dovuto volare ad Amterdam per la nuova filiale e mi ha lasciato tutto solo”
“Poverino e quando torna la vacca”
“Domani verso il pomeriggio”.

Senza aggiungere altro Lei gli salì a cavalcioni iniziò a ondeggiare il bacino”, quindi in tono da bambina innocente gli disse:
“Sai cosa mi hanno fatto quel maiale di mio marito e il suo amico francese”, e continuando a scopare e facendosi sorreggere i seni: “Me lo hanno messo nel culo per un’ ora, non hanno pensato alla mia passerina”.
continuo dolcemente la sua prestazione, allungà la mano verso di me iniziando a masturbarmi.

Quando cominciava era instancabile bastava lasciarla libera di fare, e infine anche questa volta dopo almeno tre suoi orgasmi, anche Io e Claudio venimmo.
“Wow sborra caldissima, chiama la Franci che la saluto poi facciamo colazione”
Claudio Prese il cellulare, dopo alcuni saluti passò il telefono mettendo il viva voce , sapevamo che Lucia avrebbe messo in piazza la prestazione, inutile sperare quelle due si cornificavano a vicenda raccontandosi tutti i particolari e sinceramente a noi piacevano così.

Preso il telefono iniziò “Sai che tuo marito e un bel porco … appena è arrivato si è tolto le mutande e mi ha scopata … porca vacca di fronte a mio marito senza ritegno … me lo ha infilato senza lubrificante … vedi di farlo visitare è pericoloso lo aveva duro come il marmo … è partito dal basso ma mi ha fatto male alle tonsille”.
Dall’atra parte Francesca stava al gioco :” E tu anima santa hai fatto di tutto per evitarlo … ci mancava anche l’amica puttana sempre senza mutande … povera Lucia dalla figa larga … forse dovresti parlare tu con uno specialista ma uno bravo per me soffri di ninfomania cazzoide tremens … comunque eventualmente, se fosse necessario, anticipagli un pompino che poi te lo restituisco con gli interessi”.

Si salutarono ridendo e spedendosi una lunga fila di baci, facemmo colazione e preparammo i bagagli per partire, Lucy ci guardò “ragazzi vado a salutare Emil è stato tanto gentile ed educato”, Io e Claudio ci guardammo sapevamo cosa intendeva. Si infilò nella tenda chiuse la cerniera e la sentimmo ansimare dolcemente e venire un paio di volte , uscì dopo quindici minuti, tenendo per mano il francese ci salutammo cordialmente, sapevo che nonostante lo scambio di numeri di telefono Lucia non avrebbe ripetuto l’esperienza.

Solo amanti usa e getta era la sua filosofia, Claudio ed altri erano una eccezione sapevano stare al loro posto, e le loro signore non erano diverse da lei, sapevano quando era il momento e si divertivano senza stress.
Partimmo felici e rilassati lei come ultimo gesto mostrò i seni dal finestrino e ridendo del’ accaduto della sera prima viaggiammo verso la caotica Milano dove avremmo ripreso la quotidiana vita delle brave persone.

.

le galline vecchie fanno buon brodo…

Con il lavoro che faccio (istruttore di nuoto) le mie avventure sessuali sono all’ordine del giorno, nella piscina dove lavoro sono molte le ragazze e le donne che farebbero di tutto per spompinarmi: all’inizio della mia carriera sceglievo le più fighe… ma dopo qualche anno sebbene le ragazze che mi trombavo fossero delle strafighe da urlo, mi capitava di non essere pienamente soddisfatto. Così è iniziata la mia vera e propria passione per le donne mature.

Quelle che più mi eccitano sono quelle donne sulla quarantina, ancora piacenti, curate e magari anche sposate, che inizialmente si limitano a guardarmi e poi ti chiedono con lo sguardo di farsi scopare come i loro mariti non farebbero mai. Tutto ciò è molto eccitante, ma la settimana scorsa mi è successa una cosa che vale la pena di raccontare.
Stavo per iniziare la mia solita lezione di aqua-fit, delle 21:30 quando vedo entare in vasca due donne molto appariscenti sulla quarantina, quel genere di donne che mi fa arrapare tantissimo… formose, prosperose e molto molto molto provocanti.

Iniziata la lezione è subito iniziato il gioco di sguardi e di sorrisetti che lasciavano poco spazio all’interpretazione. Così mentre continuavo , già pregustavo e immaginavo cosa avrei potuto combinare con almeno una di loro. Però non mi rendevo conto che il mio muscolo involontario era già in perfetta erezione: cosa che però hanno notato tutte le clienti. Colti i sorrisetti e gli sghignazzi di tutte le donne in piscina, sul momento non vi nascondo un certo imbarazzo, ma poi ho fatto finta di nulla, anzi la cosa iniziava a piacermi.

Finita la lezione, mi sono recato negli spogliatoi maschili, (vuoti): dovevo assolutamente far cedere l’erezione prima di andare al bar della piscina e incontrarle per vedere un pò il dafarsi. Ma non c’era verso… più mi sforzavo di non pensarci e più il mio cazzo rimaneva duro e dritto, allorchè mi sono chiuso in bagno per farmi una sega, e mentre me lo menavo di brutto sento entrare qualcuno. Convinto fosse il ragazzo che fa sempre le pulizie prima la chiusura , ho continuato non curante a masturbarmi, quando ad un certo punto sento delle voci femminili.

Rizzate le orecchie, mi rendo conto che erano le due donne mature che mi avevano puntato in precedenza. Non potevo chiedere di meglio… Esco dal bagno, esponendo il costume che pareva scoppiare.
Me le trovo così d’avanti, in accappatoio, che mi guardavano come un leone guarda una gazzella…Senza dire una parola… si tolgono gli accappattoi, mi abbassano il costume e mi iniziano a pompinare a turno. Temendo di essere disturbato dal ragazzo delle pulizie, sono corso però a chiudere la porta, dando così inizio alle danze.

Così mi hanno ripreso a pompinare entrambe erano già fradice e con i capezzoli duri come 2 chiodi… poi una di loro a preso a leccarmi il buco del culo mentre l’altra si spingeva il mio cazzo dentro la sua figa slabbrata e bagnatissima. Poi mentre l’altra gemeva come una trioa, l’altra le infilava tutta una mano dentro la figa così così sono uscito dalla figa di una per trapanare il culo dell’altra che aveva adesso due mani dentro la figa dell’amica.

ero eccitatissimo così le sono venuto dentro il culo, ma la mia verga non ne voleva sapere di abbassarsi per la gioa delle due troie che se lo passavano a turno tra bocca e tette, così poi si son scambiate le parti, poi ho iniziato io a nfilare la mia mano dentro la figa di una delle due, mentre l’altra mi succhiava il cazzo talmente affondo che contemporaneamente mi leccava le palle (da notare le dimenzioni del mio cazzo… una gola così non l’avevo mai vista) al massimo dell’arrapamento le sono venuto in gola talmente tanto che le è uscita parte della mia sborra dal naso che per poco non si affogava.

Dopo un’ora di porcate indicibili ero esausto, l due panterone mi avevano abbattuto, avevano vinto, ci siamo fatti una doccia assieme e mentre loro parlavano del più e del meno, di figli e mariti, mi sono rivestito le ho salutate e sono tornato a
casa con un senso di felicità inimmaginabile. Dopo quella sera ho avuto modo di reincontare spesso Amalia e Cristina, cognate, con una passione condivisa per il fisting e per i cazzi giganti.

.