Archivio mensile:Maggio 2011

fottimi

…era sul letto reggicalze nero con pizzo mutandine nere aperte sulla vulva, busto nero che faceva risaltare le poppe. Mi sedetti sulla sedia vicino alla valigia da dove estrassi un frustino. Vieni le dissi, ma strisciando! lei mi guardò perplessa per un istante il tempo di scendere dal letto e strisciare sul pavimento fino ai miei piedi.
io- lecca troia!
Le porsi i miei piedi che cominciò a gustarsi. col frustino intanto la sfioravo per analizzarla centimetro dopo centimetro ovunque sul collo, sul seno per farle trasbordare il seno dal balconcino del busto alla vagina che grazie alle sue mutandine potevo aprire, poi qualche frustata sul sedere che la facevano fibrare fino alla lingua che dolcemente passava sui miei piedi.

La feci salire piano piano con la lingua mentre con frusta ormai passavo la sua vagina incandescente con piccoli colpi sulla clitoride. Le feci togliere il corpetto, che fece riversare le sue bocce presi dalla valigia l’olio che versai sulla sua schiena, con la frusta lo feci scivolare giù sul suo culo depilato e sui capezzoli. Presi un vibratore con la coda e con delicatezza la sodomizzai mi sedetti sulla schiena ben oleata e mi feci portare in giro per la stanza, era il mio cavallo!
Con la mano frugai i suoi seni abbondanti che danzavano superbi e coi capezzoli turgidi, misi la mano sulla sua bocca desiderosa di succhiare e l’accontentai.

la feci stendere supina attaccai una pompa sulla vulva e che prontamente azione provocandole subito un po’ di eccitazione poi mi sedetti sulla sua lingua con le mani andò divaricare il mio buchetto e iniziò a massaggiarlo intanto io mi divertivo col suo seno ai cui capezzoli attaccai due mollette. Mi penetro prima con la lingua poi con le dita, godevo e tolta la pompa inizia a ciucciarla, aveva la patatina bella gonfia unta e bagnata ci trovavamo in un eccitante 69, la mia lingua e le mie dita entrarono in lei davanti e dietro sinuose.

Lei venne con uno stridulo di piacere mentre io mi godevo i suoi umori.
Le misi uno strapon, mi accorsi subito che sapeva usarlo molto bene, lo succhiai e mettendomi sopra mi feci sodomizzare, appena mi china sulle sue tette alzò il bacino e cominciò a guidare il ritmo, ero in estasi mi aggrappai ai suoi capezzoli che tiravo. Ebbi un orgasmo intenso grandioso.
Presi un dildo vibrante lungo incrociammo le gambe a forbice e inserimmo le due estremità nelle nostre vagine il vibro era rilassante e ci portava nuovamente al piacere, i miei capezzoli si strofinavano contro le sue tette mentre le nostre labbra erano incollate per lasciar giocare di nascosto le nostre lingue.

Il vibratore era inghiottito nei nostri sessi e anche le clitoridi si baciavano con un ritmo sempre più frenetico, inarrestabile che culminò in un suo squirting, mentre io avevo goduto più di una volta in quella morsa inebriante. La vidi inarcare la schiena e energeticamente premere contro il mio sesso e in qualche istante schizzi dalla sua vagina ostacolati dalla fallo ancora ben piantato nelle vagine, con degli spasmi si staccò da me. Era sensibilissima provai a passare un dito nel suo intimo e mi bloccò non riusciva a respirare.

Non avevo mai visto una cosa del genere e rimasi stupita e affascinata la voglia mi crebbe a dismisura,… ci stendemmo sul letto per riprenderci, ma la serata non era finita!.

Le mutande di mia madre

Ero appena 14enne quando sentii la prima volta parlare di sesso da due miei compagni di scuola. Mi riferisco ad almeno 40 anni addietro, quando il sesso per noi ragazzini era piu’ un miraggio che altro. Infatti sentivo uno dei due dire all’altro che aveva visto la figa alla madre, la descriveva cosi’ bene che mi sembrava di vederla nello stesso istante che ne parlava con l’altro ragazzo. Fu’ cosi’ che qualche giorno dopo un pomeriggio caldo in quella Sicilia degli anni 60 mi venne l’impulso di spiare mia madre appena la vidi entrare nel gabinetto.

Non appena sentii la porta chiudersi mi appostai dietro ad osservare dal buco della serratura. Avevo il cuore che mi batteva mentre la vidi fare quei pochi passi verso la tazza e alzarsi la gonna. Non appena si giro’ e comincio’ ad abbassarsi le mutande pensai tra me se avrei visto lo stesso tipo di figa che descriveva il mio compagno di scuola giorni prima. Il cuore batteva all’impazzata nel momento che vidi la figa a mia madre.

Era pelosissima di un marrone scuro, i peli coprivano anche parte dell’incavo delle cosce. Appena si sedette sulla tazza la vidi aprire le cosce per iniziare a pisciare. Ero abituato a vedere il mio getto di piscio e vedere quella fontana uscire dalla sua figa mi rivolto’ gli ormoni. Era un getto incredibilmente grosso e nello sforzo di pisciare potei vedere appena appena anche l’interno della sua vagina rossa (fortunatamente la tazza era posizionata proprio di fronte alla porta e potevo vedere benissimo tra le sue cosce aperte).

Rimasi ad osservare finche’ vidi le ultime gocce scendere lungo i peli della sua figa aperta.
Al momento di pulirsi mi accorsi che mancava la carta igienica, e vidi che per rimediare mia madre si tolse le mutande bianche di cotone del tutto, e comincio’ ad asciugarsi la figa con quelle, dopo di che’ le mise nella cesta della roba sporca e si riabbasso’ la gonna. Io feci in tempo a togliermi da quella posizione e tornare in camera mia.

Con mio stupore vidi che mia madre non entro’ in camera sua a mettersi un paio di mutande nuove, ma dirigersi direttamente in cucina a preparare da mangiare. Ne approfittai ed entrai nel gabinetto chiudendomi dentro. La prima cosa che mi fece diventare il cazzo duro fu’ il sentire l’odore di figa che era rimasto, poi cercai nella cesta e vidi le mutande che mia madre aveva appena tolto.
Cerchero’ di descrivervele: una quarta misura (marca Gaggi mi ricordo ancora) di cotone bianche, alte di vita e di un tessuto trapuntato coi bordi leggermente ricamati.

Appena le presi notai subito che erano umide, e non poteva essere altrimenti visto che si era appena asciugata la figa. Ma quello che mi fece avere un orgasmo quasi immediato fu il vedere l’interno del cavallo delle mutande. Erano piene strapiene di umori di figa e diversi peli erano rimasti appiccicati dentro. Puzzavano di figa talmente tanto che io seduto sulla tazza e le mutande di mia madre per terra mi saliva l’odore fino al naso.

Sarei rimasto delle ore ad annusare quell’odore quando purtroppo sentii mia madre chiamarmi che era pronto da mangiare.
Ovviamente non potevo uscire in quelle condizioni col cazzo durissimo, e allora le presi e le avvolsi sul cazzo segandomi velocemente dentro. Sentivo la cappella appiccicarsi tra tutti quegli umori di figa e sapendo che mia madre era di la’ a pochi metri senza mutande mi fece sborrare di colpo mischiando il mio sperma in quel mare di succo di figa uscito dalla figa slabbrata di mia madre.

Da quella volta non perdevo occasione per cercare di spiare mia madre. Fu’ cosi che un bel giorno dopo che mia madre torno’ da fare la spesa, aspettai che entrasse nel gabinetto, e con mia sorpresa la vidi appoggiare le borse della spesa ed entrare subito dentro. Ovviamente non persi tempo e mi appostai dietro la porta ad osservare dal buco della serratura. Quella volta non appena mia madre si sedette sulla tazza la figa le fece una gran scorreggia e nello stesso momento le vidi uscire dalla vagina aperta un getto di liquido denso e biancastro.

Oltre che a guardarla tra le cosce la osservavo anche in faccia, e mi accorsi che era rossa in viso con delle occhiaie evidenti. La vidi soffermarsi a lungo seduta sulla tazza e mentre le uscivano ancora gocce di liquido vidi che si porto’ la mano tra le cosce e iniziare a farsi un ditalino veloce. Vidi sborrare mia madre cosi’, con le dita della mano impregnate di umori di figa e liquido che ancora le usciva dalla vagina aperta….

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fottimi

Scelta la e****t dal sito la contatto e le dò appuntamento nel parcheggio sotto casa per il giorno dopo, devo andare ad una conferenza a Bologna.
Puntuale in parcheggio arriva Korine, moldava, bionda tacchi vertiginosi occhi azzurri una bella tipa. Lei come d’accordo mi nota e si avvicina. Partiamo subito per la conferenza e intanto scambiamo qualche parola sui nostri interessi, tutto molto discreto. Prima di arrivare la istruisco su come deve comportarsi, deve far finta di essere la mia segretaria, tutto qui.

Eravamo al centro degli sguardi, discreti e indiscreti dei partecipanti la scollatura di korine era provocante e riscuoteva successo, nella pausa caffè molti si avvicinarono per una battuta, ma come le avevo detto doveva essere morigerata e ossequiosa nei miei confronti, senza nemmeno un ammiccamento con chicchessia.
La giornata passata a controllarla più che a seguire la conferenza, si concluse a tarda serata, decisi di andare in una bettola poco fuori il centro che conoscevo e mi conoscevano.

Mangiammo molto bene e per questo K. mi ringraziò anche se il luogo non era all’altezza dei ristoranti che i suoi clienti solitamente le riservavano.
Rientrammo in città per la notte all’hotel che avevo prenotato. In un attimo eravamo in camera.
Avevo scelto molto accuratamente! E ora si vedevano i frutti di tanta meticolosità. Pelle bianca che notai per un attimo prima che si ritirasse per una doccia. Io ne approfittai per mettere in ordine gli appunti nel portatile.

Usci dal bagno in accappatoio e mi disse che mentre mi sarei fatto la doccia lei si preparava. Mi feci una doccia bollente! Pensavo già a cosa potevo farle…

…continua….

in vacanza

boysiculo74 In vacanza

Finalmente le vacanze sono arrivate! Da giugno si cominciava a discutere su dove andare, ma le proposte erano fra le più disparate: campeggio, qualche giorno a mare, una gita organizzata…
Un po’ scocciato per la cattiva organizzazione degli altri anni durante una discussione molto leggera e forse presa come al solito con leggerezza spiazzando un po’ tutti dico: “Sentite se dobbiamo andare in vacanza, campeggio, mare quello che sia e a pochi giorni dalla partenza non sappiamo dove andare e quindi correre il rischio di rimanere come al solito fregati, ve lo dico sinceramente io mi organizzo per i fatti miei!”
Ci fu un attimo di silenzio, ma poi rendendosi conto che dicevo veramente sul serio guardandosi fra loro convennero con me e decisero di cercare una qualcosa di nuovo e di certo.

Dopo qualche settimana ci riunimmo appositamente per vagliare le varie opportunità e tutti scegliemmo un Village in provincia di Agrigento.

Aspettavo con ansia le ferie, anche perché adoro il camping in maniera forse esagerata, ma mi offre un alto tono di relax.
Finalmente decidiamo per la data: dal 12 al 16 ago. Ero trepidante anche perché da amici e colleghi vengo a sapere che dietro il village nell’estesa e rimanente pineta si pratica un vivace e bellissimo battuage.

Con i colleghi nonché amici cominciano i commenti alle varie destinazioni di ferie ed ognuno augura all’altro buon divertimento, promettendoci di raccontare al rientro ogni particolare.
Aspettai con ansia e finalmente il 12 Agosto era arrivato. Caricammo il pulmino e la macchina e partimmo. Muniti di navigatore non fu difficile e intorno alle 10:00, dopo due ore e forse più di viaggio, arrivammo a destinazione.

Il sole era caldissimo, l’aria di mare si mescolava quella fresca degli alberi della pineta.

C’era bella e tanta gente e soprattutto i ragazzi dello staff erano bellissimi.
Dopo avere firmato gli ingressi e ricevuto i braccialetti numerati ci condussero all’area dove avremmo montato le tende. Il primo commento mio e di una mia amica potteriana come me fu che l’insieme delle tende ci riportava al quarto libro di Harry Potter: fu una bella sensazione. Arrivammo nella piazzola e cominciammo a scaricare il pulmino e la macchina.
Decidemmo la sistemazione delle tende e mentre posavo il borsone il sangue mi si gelò: proprio di fronte che mi guardava c’era un ragazzo, alto magro biondo occhi chiari.

Direte e allora? Beh in un altro racconto (l’amico di chat) ho già descritto il nostro rapporto per cui potete immaginare come mi sentii in quel momento, ma preso dal risentimento, da un po’ di rabbia non dissi nulla e continuai a preparare il tutto per la tenda. Notai che lui continuava a guardarmi finché dalla tenda grandissima, con sezione giorno e sezione notte, uscì un altro ragazzo al quale rivolse subito la parola e il quale mi guardò.

Montammo le tende e i ragazzi notarono un certo silenzio da parte mia, molto strano visto che sono abbastanza casinaro in vacanza, ma non mi chiesero nulla.
Vista l’ora, quasi le 12:00 decidemmo che avremmo pranzato e che dopo un bel riposo saremmo andati in spiaggia.
Durante il pranzo una mia amica vedendomi un po’ sulle mie mi chiese: “Leo ma che hai?” ed io per cancellare qualsiasi dubbio risposi “Io, perché ??… niente tutto ok solo un po’ di fame e caldo!” e con un sorriso a 360° cominciai a pranzare, cancellando in loro ogni ragionevole sospetto.

Avevo veramente fame anche perché dalla tenda accanto arrivava un odorino niente male.

Finimmo di pranzare e ci riposammo e finalmente alle 16:00 eravamo pronti per la spiaggia: dei due boys nessuna traccia. La tenda era chiusa.
L’acqua era gelida ma limpida. Fra bagni e sole si fecero le 17:30 e poiché avevo voglia di distendermi sotto la pineta decisi di andare a docciarmi.
Mi recai nelle docce: erano vuote.

Entrai tolsi il costume e esaurii tutta l’acqua calda fornita dal gettone. Mi stavo asciugando, sentii qualcuno entrare e lavare qualcosa al lavello. Aprii la tendina ed era lui, di spalle. Una marea di sentimenti mi invasero, ma razionalizzai subito, presi asciugamano e borsetta e uscii dalla doccia. Giunto proprio sulla soglia mi si presentò davanti: era alto e sebbene fossi nello scalino della doccia ero un po’ più basso di lui.

Ci guardammo e più lo guardavo più mi rendevo conto che non era il Pietro che conoscevo, nonostante la somiglianza straordinaria.

Stavo per chiedergli di farmi passare e prima di aprir bocca mi baciò: un lungo e sospirato bacio. Rimasi di ghiaccio, mi cadde la borsetta con lo shampoo e il doccia schiuma. Aprii gli occhi e vidi che anche lui li aveva aperti: azzurri come il cielo, profondi, brillanti, con una lacrima che gli solcava il viso. Sentimmo delle voci e lui si staccò ed entrò nella doccia accanto. Io presi la borsetta e mi avviai per uscire: altre persone stavano arrivando e fra loro c’era l’altro boy.

Mi recai in tenda mi misi un paio di pantaloncini e t-shirt e con lettore mp3 a palla mi misi a leggere: pensavo e rimuginavo sull’accaduto. Passarono circa 15 minuti e arrivarono entrambi: lui ancora più biondo, che mi guardava con la coda dell’occhio, l’altro robustino, capelli neri cortissimi, un evidente tatuaggio tribale al braccio destro, abbronzatissimo: un bel ragazzo direi.
Mi sentii troppo osservato e un po’ in imbarazzo per cui decisi di entrare in teda e fare una telefonata ad un collega e inviare qualche messaggio.

Uno mio amico John venne da me e mi chiese cosa proponevo per la cena: proposi di andare al market del village e vedere cosa potevo comprare.
Gli dissi che sarei andato anche da solo e che non era un problema e così feci. Lui poteva tornare in spiaggia: avevo optato per il pesce spada al cartoccio.

Preparai il tutto mancava solo di accendere il fuoco, ma cavolo dove erano gli accendini? I ragazzi erano ancora in spiaggia per cui mi misi a cercare ma niente non trovavo nulla.

Scesi al bordo della spiaggia ma i ragazzi non c’erano più, evidentemente erano andati a fare una passeggiata o erano alle docce. Gli unici presenti erano i due boys per cui cercai in me tutto il coraggio che possedevo e decisi di chiedere loro: “Scusate, posso entrare??”. Si fece avanti l’altro in tutta la sua possanza: “scusa, – dissi- avrei bisogno di un accendino o dei fiammiferi. Potresti cortesemente prestarmeli?”. Il biondo uscì dall’ala notte e mi guardò come se volesse fotografarmi nella sua mente.

Si guardarono, il biondo abbassò gli occhi, mentre l’altro mi disse: “Sì certo figurati!” un po’ più sereno dissi: “Grazie, molto gentili. Il mio nome è Leo (i due si guardarono), i miei amici sono ancora in giro e non riesco a capire dove abbiano messo l’occorrente per accendere il fuoco!” “Non preoccuparti – rispose il nero -. Il mio nome è Giuseppe”. “Piacere – dissi ricambiando e stringendogli la mano: aveva una presa molto forte)”.

Con una voce che lasciava trasparire un po’ di emozione il biondo disse: “Ciao, il mio nome è Pietro” e con una mano altrettanto tremante strinse la mia. Mi rigelò il sangue: oltre alla straordinaria somiglianza anche il nome, ma non era lui per cui mi feci forza. “Bene, grazie, appena termino ve la riporto indietro!! A dopo!!” “ok, ciao a dopo”. Uscii dalla tenda e sentii che parlavano fra loro “allora vieni a comprare qualcosa o prepari la pasta nel frattempo?” “No rimango qui tanto devi prendere solo poche cose” rispose Pietro.

Vidi Giuseppe andare verso il market. I ragazzi ancora non erano ancora tornati. Il fuoco era piacevole: la temperatura si era abbassata, c’era umidità e un po’ di venticello.
Giunsero i ragazzi, illustrai loro il menù e andarono tutti alle docce. Mi lasciarono tutto l’occorrente: adoro cucinare per cui per me non era un problema, anzi da solo avrei fatto meglio soprattutto quando si tratta di pesce e soprattutto in quel momento mi andava di rimanere un po’ solo soletto.

Andai nella tenda dei ragazzi. Pietro era lì immerso fra i suoi pensieri. “Scusami se ti disturbo, caso mai torno dopo!”. “No, no non preoccuparti – mi rispose sorridendo di s**tto ed asciugandosi una lacrima – i ricordi a volte hanno questo effetto. Senti, volevo chiederti scusa per quello che è successo alle docce, anche perché insomma, capisco che un etero mi avrebbe spaccato la faccia e tu non lo hai fatto per cui insomma il nostro radar non si sbaglia mai, ma è anche giusto che ti dia una spiegazione.

“Mi sa che delle spiegazioni te le debba dare pure io!!”. Mi raccontò un po’ della sua vita: a 16 anni si era fidanzato con l’amico di infanzia, Marco. Di origini siciliane, si era trasferito in Germania con la famiglia. Marco lavorava nella ditta di papà, dove lo aveva conosciuto: un tedesco doc col quale dapprima era nata una solita amicizia, rafforzata dal fatto che Pietro si era fidanzato con la sorella di Marco, Anna, poi in qualcosa di più profondo: di ritorno dalla discoteca, Anna era salita in casa, Marco accompagnò Pietro a casa e lo invitò ad entrare.

Si misero a parlare del più e del meno (i genitori di Pietro in quel weekend si trovavano dalla sorella di papà) e nonostante qualche drink bevuto all’uscita della disco continuarono a bere fino ad ubriacarsi: colpa dell’alcol? no mi disse erano del tutto consapevoli di quello che stavano per fare e che fecero nonostante fossero brilli! Si amarono per lunghi 6 anni, Pietro lasciò Anna con la quale non avevano sempre un sereno rapporto.

Tutto era meraviglioso ma Anna un giorno li scoprì e disse loro cogliendoli sul fatto: “E’ stato meglio se ci siamo lasciati, almeno non mi sento tradita da mio fratello e in fin dei conti neanche da te”.

Le raccontarono tutto e lei molto serenamente li abbraccio e li bacio. Tutto era meraviglioso fintanto che durante una tormenta di neve un camion si lanciò contro la macchina di Marco che ritornava da lavoro e lo uccise: morì sul colpo.

Iniziò il suo calvario disse Pietro, sempre più depresso, sempre più asociale, sempre più nervoso, non riusciva a lavorare né a vivere. Non parlava più con nessuno.

Fu condotto dai suoi in un centro di riabilitazione e durante un incontro di terapia familiare, con le lacrime agli occhi ed lasciando esplodere tutta la rabbia che aveva covato dentro, alla considerazione che Marco era in fondo un amico certo, e che il suo comportamento andava oltre e alla domanda che cosa rappresentava per lui rispose: “E’ l’amore della mia vita!!”.

“La mamma svenne – mi disse – non per il mio outing, ma per la gioia di sentire dopo quasi un anno la mia voce, in tutta la sua forza e con un amore che mai aveva espresso.

Papà invece si alzò ed usci. Papà era un siciliano un po’ troppo tradizionale e per questo cominciarono i miei guai: mi cacciò dalla ditta e dopo, nonostante le suppliche di mamma, anche da casa.

Anna seppe dalla mamma quello che mi era accaduto e allora mi ospitò: i genitori di Marco erano felici di avermi a casa loro. Mi concessero la stanza di Marco: ogni cosa era intatta come se lui fosse stato lì lo stesso giorno lo stesso attimo prima che vi entrassi.
Mi aiutarono a cercare lavoro e finalmente lo trovai in un’altra ditta simile a quella di papà.

Vi erano molti italiani e qualche siciliano.

Di certo ormai non avevo nulla da nascondere sulla mia vera sessualità se qualcuno, soprattutto ragazza , mi chiedeva se ero single dicevo che lo ero poiché il mio ragazzo (la voce gli si smorzò) era morto in un incidente. Il capo era molto gentile, di origini palermitane pure lui, mentre il figlio Giuseppe per l’esattezza, era un po’ stronzetto, sempre sulle sue e un po’ mi evitava. Di certo non era nelle mie intenzioni crearmi un’altra storia soprattutto dopo quella importante vissuta con Marco, ma a poco a poco Giuseppe si sciolse, anche perché venne fuori il mio carattere giocherellone che lo coinvolse e lo rese meno rompipalle e più amico.

Una sera prima di terminare il turno mi disse: “Ehi tu, siciliano, (come se lui non lo fosse) stasera alle 21:30 cena di lavoro. Prendiamo delle pizze così facciamo prima”. Dissi va bene capo… andai agli spogliatoi, mi spogliai mi feci una bella doccia e andai nella saletta refettorio in attesa che venissero anche gli altri. Aspettai dalle 21:00 alle 21:30 e nessuno si fece vivo; alle 21:40 sentii dei rumori vicino all’ufficio del capo, ma le luci erano spente.

Poi in lontananza un’ombra. Era Giuseppe e cazzarola era vestito molto bene un po’ troppo da fighetto ma gli donava e mostrava un muscolatura niente male, muscolatura che i camici da lavoro nascondevano purtroppo molto bene.
Gli chiesi come mai non c’era nessuno e lui senza mezzi termini mi disse di stare zitto e di ascoltarmi. Posò le pizze sul tavolo e d’un tratto il Giuseppe che conoscevo non esisteva più.
Mi chiese scusa per tutte le volte che mi aveva rotto il cazzo a lavoro e mi aveva reso la vita difficile.

Aveva conosciuto Anna in discoteca (già, era dalla morte di Marco che non ci andavo più) e che dopo che seppe che era il secondo capo della ditta gli chiese di me e gli raccontò la mia storia. Era strano sentirlo parlare con una voce così dolce e con’espressione di un angelico che mai avrei pensato potesse appartenergli.

Cominciammo a cenare, la pizza era la mia preferita margherita con ciliegino rucola e scaglie, mentre lui una piccante.

“allora sei gay!! – mi disse, e mentre annuii mi chiese – ma come fai ad esserne certo?” “Beh – risposi – così come a te piacciono le ragazze per come sono fatte, per come pensano, per come si vestono, odorano, parlano ecc a me piacciono gli uomini”
Si fermò e divenne quasi imbarazzato nel chiedermi “Ma senti tu con una donna l’hai mai fatto cioè voglio dire se non hai mai provato come fai a dire che una donna non ti piace?” “Era chiaro che più una domanda a Pietro era una risposta chiarificatrice che si aspettava da me.

Per cui la mia risposta fu molto ovvia ma chiara ed in fatti gli dissi: beh allora dimmi come fai a dire che farlo con gli uomini non ti piace se non hai mai provato?” Ci fu un attimo di silenzio – mi disse Pietro – e dopo mi guardò , si mise le mani in testa quasi disperato e piangendo mi disse “sono molto confuso, io… cazzo… non ci capisco più nulla… la mia vita è uno schifo… mi faccio schifo… mio padre se lo viene a sapere mi caccia come il tuo ha cacciato te! Dico la verità rimasi un po’ basito: il tenebroso, possente, severo Giuseppe in lacrime, gay un po’ represso che nascondeva la propria omosessualità perché aveva paura di suo padre.

Senza nessun intento mi alzai e lo abbracciai per consolarlo e dall’abbraccio uscì fuori un bacio, uno sguardo negli occhi, intenso, lungo e il seguito divenne chiaro per entrambi: facemmo l’amore. Sono oramai 3 anni che stiamo insieme: suo padre sa di noi e stranamente è pure contento. Capisco che insomma la premessa è molto lunga ma ecco ti mostro una foto”
Era lui con Marco e cavolo mi somigliava molto. Lo guardai e cercai di capire cosa provò quando mi vide: un mondo, un amore che purtroppo non c’era più era dinanzi a lui dopo 4 lunghissimi anni e che volle solo per un attimo rivivere anche solo con un semplice bacio, e a qualsiasi costo.

“Ti capisco e beh sappi che per quanto mi sia possibile ti sono molto vicino. ” Gli raccontai la mia storia e beh il commento che gli uscì spontaneo fu “che stronzo di merda, se mi consenti, e certamente a non sentirlo ci hai guadagnato… e guadagnato veramente tanto”
Sentii le voci dei ragazzi e salutandolo andai. Dopo pochi minuti Giuseppe era ritornato: lo ammirai per quello che aveva fatto e per quello che era stato in grado di dare a Pietro.

Cenammo, scherzammo ridemmo e come al solito la causa di tutto ciò ero io: “Che ti è successo? finalmente sei tu!! – mi dissero quasi tutti – non è che hai conosciuto una ragazza? E bravo non ti si può lasciare solo!!
Si fece mezzanotte e andammo a letto: la stanchezza si era fatta sentire. Avevo programmato di andare, così per semplice curiosità, a veder cosa accadeva presso la pineta del battuage, ma con mia sorpresa (e no so ancora il perché) i miei amici mi controllavano minuto per minuto, lasciandomi mai solo.

Andavo in bagno e qualcuno/a prendeva la scusa della compagnia o di altro per venire con me, andavo lungo il bagnasciuga a passeggiare e sempre qualcuno mi veniva dietro.
Un po’ questa cosa mi pesò ma la superai subito poiché appena potevo andavo da Pietro che trovava sempre il modo di stare da solo: disse a Giuseppe che un po’ la mia somiglianza con Marco lo aveva scosso e quindi preferiva rimanere in tenda che andare in giro per i market.

E’ chiaro che parlavamo del più e del meno, del mio lavoro, amici, esperienze, famiglia, e alla fine più di una volta ci scappò il bacio. Mi disse che fra lui e Giuseppe c’era un rapporto speciale: erano molto fedeli, sinceri soprattutto, per cui anche se sarebbe capitata una scappatella l’avrebbero confessato. Tale fedeltà li aveva spinti dopo i dovuti controlli periodici ad avere rapporti senza protezione: insomma una coppia da invidiare, una coppia modello.

Giuseppe dunque sapeva del bacio e questo se da una parte arricchiva il loro rapporto dall’altro mi spiegava l’atteggiamento guardingo, ma privo di vera cattiveria, che egli aveva mostrato nei miei confronti.

Passò il 13 agosto e giunse il 14: al solito in mattinata in spiaggia e poi dopo la consueta doccia sotto la pineta a leggere e se potevo a parlare con Pietro.
Solo la sera del 12 erano usciti mente le altre sere rimasero in campeggio anche perché avevo trovato difficoltà dove posteggiare la macchina visto che dopo le 23 non si poteva parcheggiarla dentro il camping.

Dopo un pranzo abbondante il riposo pomeridiano era dovuto, e nel pomeriggio invece del bagno optammo per una lunga passeggiata fino allo scavo d’argilla per effettuare maschere su tutto il corpo.
Uno sciacquo veloce in mare e di nuovo sotto la doccia: una vacanza così non l’avevo di certo immaginata, povera di escursioni, ma ricchissima di emozioni e di relax.
Per la cena riproposi pesce al cartoccio anche perché a pranzo avevamo di certo esagerato: l’idea fu accolta da tutti.

C’era freschetto quella sera e di nuovo un po’ di umidità. Aspettammo mezzanotte per il bagno, giocando e cantando: insomma una vacanza molto casalinga devo dire.
A mezzanotte fra fuochi d’artificio visibili nel buio della notte che arricchivano un cielo stellatissimo, fra vino e spumante il bagno in mare era dovuto: stranamente l’acqua era caldissima e mentre gli altri andarono subito rimasi un altro po’.
Vedevo la spiaggia gremita di gente che si spogliava nuda e si tuffava in mare.

I falò illuminavano il mare per cui potevi vedere piselli, piselloni, tette e tettone che si buttavano in mare e che poi si sdraiavano di corsa in spiaggia coprendosi o rivestendosi. Stavo per uscire dall’acqua (una doccia e poi a dormire poiché erano quasi le due di notte) e vedo arrivare Pietro e Giuseppe.
Uno sguardo veloce e me ne vado. Una bella doccia e subito a nanna: si sentivano solo le musiche di qualche disco beach ma il campeggio era silenzioso.

Mi coricai ma non presi subito sonno.

Erano quasi le tre circa e mi svegliai a causa dei rumori che provenivano da dietro la tenda: sentii aprire la zip dell’entrata posteriore della tenda e una voce: “Leo sono Pietro, sei sveglio?” “Sì!! – risposi – Che succede? Tutto ok?” “Sì, sì, tranquillo” Entrò in tenda. Era appena tornato dalle docce. Odorava di un buon profumo.
Mi chiese di uscire così mi misi un paio di pantaloncini e la t-shirt e lo seguii.

Andammo in spiaggia, e ci sedemmo sul materassino gonfiabile. C’era una strana atmosfera e una strana energia. Poi lui mise il suo braccio sinistro sulla mia spalla, mentre con la mano destra prese il mio mento lo girò verso di lui e mi baciò. Lì per lì avevo pensato che mi voleva parlare, ma quello che accadde andò al di là di qualsiasi verbo.

Continuammo a baciarci, lentamente mi fece adagiare sul materassino mi tolse la t-shirt, cominciò a baciarmi sul petto, gli presi la testa con entrambe le mani, poi mi baciò uno per volta i capezzoli, morsicchiandoli e leccandoli.

Altro che brividi, ebbi (come al solito), un’erezione veloce. Mi tolse contemporaneamente pantaloncini e boxer, e cominciò a baciarmi la pancia fino a scendere giù.
Era dolcissimo, nei gesti, nei movimenti e dolcissimo era il tutto sotto un cielo stellato che virtualmente ricongiungeva due amori divisi da un crudele destino.
Mi guardò negli occhi (erano la parte di me che più si avvicinava per intensità di sguardo, colore e taglio al suo Marco), e sussurrò “Ti amo e ti amerò per sempre!”.

Sapevo che quelle parole non erano destinate a me, ma in cuor mio ero contento di avere contribuito a far rivivere delle emozioni ad un bravo ragazzo che aveva sofferto tanto e ingiustamente.
Prese le mie gambe e le sollevò adagiandole sulla sue spalle, inumidì il suo cazzo, strofinò la cappella nel buco del mio culo e dopo averlo inumidito entrò di botto.
Cazzo aveva un arnese niente male, e al primo dolore segui un successivo piacere.

Con ritmo lento entrava ed usciva da me, mi baciava, baciò anche i miei occhi. Gemevo di piacere. Lui era fantastico. Vedevo i suoi occhi contemplarmi ed assaporare quel momento da tempo desiderato. Brillavano di un azzurro cristallino.
Si sentivano ogni tanto in una notte oramai volta alla fine voci lontane, forse di qualcuno che rientrava nel camping, e di qualcuno che non molto lontano da noi aveva deciso di trascorrere la notte in spiaggia.

Non c’erano più fuochi. Le musiche lontane, che avevano accompagnato balli festosi di un ferragosto diverso, mai sognato e inatteso, cessarono.
Pietro era ancora dentro di me, instancabile, attento, dolce. Intuii che stava per venire dentro di me. Sconsiderato ma certo fino al midollo della sua sincerità non lo fermai. Con due colpi di reni che mi fecero gemere ancora di più accolsi, venendo anche io dal piacere condiviso, il suo piacere e il suo amore nei miei confronti.

Mi abbracciò rimanendo ancora dentro di me. Il suo cazzo rimase ancora duro per un po’ poi si afflosciò. Mi accarezzo i capelli poi il viso. Mi ribaciò con un’intensità da togliermi il fiato e mi disse: “Grazie Leo, sei stato fantastico”. In genere quando si scopa si fa di tutto, ma quello non fu semplice sesso, fu uno scambio intenso di sguardi, carezze, coccole, dolci parole sussurrate all’orecchio, fu amore.
Rimanemmo abbracciati coperti solo dalla sua tovaglia.

Era quasi l’alba: il firmamento avevano lasciato il posto ad un cielo che aveva perso il colore scuro della notte per diventare sempre più chiaro.

“Pietro, Pietro, ci siamo addormentati. È quasi l’alba!”. Si svegliò. “Buongiorno Leo, appena sveglio sei ancora più bello. ”. E mi ribaciò.
“Troppo generoso direi. Credo che dovremmo tornare nelle tende. Soprattutto te. Giuseppe…”

“Tranquillo… lui sa”. Rimasi sbigottito, ma poi compresi immediatamente quanto amore provava nei confronti di Pietro.

Ci alzammo. Ci vestimmo. Mi ribaciò e andammo. Mi rifeci una doccia e subito a nanna.
Erano le 10:00 passate quando sentii gocciolare sulla mia schiena acqua gelida. Era un mio amico che svegliandomi mi disse: “Capisco che abbiamo fatto tardi ma sono le 10:00 che intenzioni hai?”
“Abbiamo fatto tardi? – dissi di botto sedendomi sul materasso gonfiabile. Per un attimo mi sentii scoperto, e richiesi l’ora: “Che ore sono?” “Le dieci del mattino, dovevi essere stanco ma hai dormito come un ghiro dalle due e qualcosa quando sei andato a nanna, e non ti abbiamo sentito per niente.

“Ok mi vesto e mi vado a lavare”. Lui uscì dalla tenda, mi vestii. Il lenzuolo era bagnato e no di acqua. Uscii dalla tenda e guardai quella di Pietro e Giuseppe. Era chiusa e non c’era nessuno. Una doccia veloce e subito in spiaggia. L’acqua era bellissima, ma cazzo il mio culo a contatto con l’acqua salata bruciava. Uscii dall’acqua e mi distesi al sole. Non era stato un sogno tutto era successo proprio lì nella zona in cui ero disteso.

Una mia amica furbetta, mi guardò con sguardo indagatore e mi chiese: “Che hai fatto stanotte, hai un’aura strana stamattina”. “Che ho fatto – tagliai corto – che potevo fare niente, sono solo rilassato”.
Avevo fame, vista l’ora le 11:45 andai come al solito a farmi una doccia per poi pensare al pranzo. Posai il materassino gonfiabile accanto alla tenda e mi diressi alle docce: c’erano quattro persone fuori che attendevano il turno e mi accodai.

Furono veloci e quando entrai dall’ultima doccia uscì Giuseppe che mi guardò. Credo di essere arrossito perché sorrise un po’ ma guardandomi negli occhi ci fu nei suoi come un luccichio di gelosia.
Mi feci una doccia e andai in tenda. La loro era di nuovo chiusa. Pranzammo: anellini al forno niente male, bistecca arrostita ovviamente, frutta e dolce.
Un bel riposo pomeridiano mi permise di recuperare un altro po’ di sonno.

Verso le 16 andai in spiaggia e mi distesi al sole. Poi di nuovo doccia e cena ma dei due ancora nessuna traccia: dov’erano andati?

Cenammo e dopo avere bevuto un bicchiere di vino di troppo stanco e un po’ brillo andai a letto. Ero stanco, un po’ deluso vista la partenza dell’indomani e la paura di non potere salutare Pietro. Mi addormentai con un sonno leggero: ogni rumore mi svegliava. Mi misi a leggere e mi addormentai con il libro in mano.

Mi risvegliai a causa del rumore dei vicini: due stavano scopando e di brutto. Sentii la zip della mia tenda riaprirsi. Era di nuovo Pietro: “Vieni a fare due passi?”. “Certo – risposi – il tempo di mettermi qualcosa addosso”. “Non è necessario… ti rivoglio”.

In boxer uscii dalla tenda e ci recammo di nuovo in spiaggia sul materassino gonfiabile. Mentre ci dirigevamo in spiaggia mi palpava il sedere e mi baciava il collo.

Ebbi la consueta erezione repentina. Mi strisciò da dietro, anche lui era già eccitato.

“Scusami Pietro, ma Giuseppe?” “Giuseppe? Beh, diciamo che ha bevuto un po’ di vino in più. Lui non regge bene l’alcol quindi ora dorme come un ghiro. ”
Era chiaro che stavolta Giuseppe non sapeva e non doveva saperlo. Ci sedemmo sul materassino, cominciò a baciarmi con estremo desiderio. Era come se non lo avesse fatto da mesi.

Cominciò un rimming da brivido, soprattutto nei capezzoli induriti come il mio cazzo.
“Hai un buon odore, ti mangerei tutto!! – mi disse. Allargò le mie braccia, e con la lingua scese fino all’ombelico e poi al mio cazzo. Lo ingoiò. Fremevo. Mi leccò e ingoio anche le palle. Si rialzò e me lo mise in bocca. Era duro, nodoso, di un buon sapore. Pulsava. La sua cappella era dura, calda. La leccai.

Lui gemette. Lo insalivai bene e poi di nuovo entrò in me in un solo colpo.

“Sei il mio boy – mi disse – non ti scorderò mai!”. Dava colpi fondi e di reni. Era una goduria sentirlo dentro di me, entrare ed uscire, con forza e con passione.
Mi baciava, mi morsicchiava, mi leccava. Stava godendo quel momento come l’ultimo momento in cui saremmo stati insieme.
Era bello, fantastico, dolce tutto il contrario di ciò che si era rivelato a suo tempo l’amico di chat.

Mi adagiò su lui seduto mentre ci abbracciavamo. Voleva venire dentro di me mentre abbracciandoci ci baciavamo.
Mi abbracciò e baciandomi, ogni tanto sussurrava dolci e tenere parole. Venimmo di nuovo insieme. Rimanemmo abbracciati per un po’ poi ci tuffammo in mare. Ci abbracciamo e ci baciammo.

Erano le 4:00 del mattino. Andammo alle docce. Ci lavammo insieme. Ci abbracciammo mentre l’acqua scendeva sui nostri corpi nudi. Ci asciugammo e andammo ognuno nella propria tenda.

Dopo l’ultimo e lungo bacio ci coricammo. Mi addormentai quasi subito. Ero sfinito. Mi svegliai di nuovo per il freddo dell’acqua che il mio solito amico giocherellone mi aveva versato addosso.

“Di nuovo sonno profondo, eri stanco vero?” “Un pochettino!” risposi. Uscimmo dalla tenda. Lanciai uno sguardo verso la tenda di Pietro era ancora chiusa.
Feci colazione e poi cominciai a sistemare il borsone. Non scesi in spiaggia, per cui dopo avere sistemato tutto, rimaneva solo di smontare la tenda, andai a farmi una bella doccia.

Quando ritornai i miei amici erano appena ritornati dalla spiaggia. Entrai in tenda e con mia sorpresa trovai un bracciale di cuoio sul borsone. Lo presi e sul punto di chiedere ai miei amici di chi fosse vedo Pietro che mi sorride, guarda il bracciale in mano e mi fa l’occhiolino. Era suo, dunque, e con immenso piacere e lo indossai subito, ricambiando con un sorriso.

Pranzammo. Smontammo le tende. Caricammo auto e pulmino e ritornammo a casa.

Mi chiedo, ogni tanto quando ripenso alla bella e ricca vacanza, cosa stia facendo il dolce e grande Pietro.
Non ci siamo scambiati i cellulari per ovvi motivi: vite diverse, luoghi lontani. Un’esperienza da ricordare così come l’abbiamo vissuta portandola nel cuore, ma che era destinata per la serenità di entrambi, anzi di tutti e tre, a concludersi lì, in quel Village dove era stata vissuta.

L’amico di chat

L’AMICO DI CHAT

Lo avevo conosciuto in chat, biondo, occhi chiari magro, un po’ bastardello, ma era proprio questo che mi piaceva di lui e anche quando mi trattava male lo perdonavo subito. È il profilo di Andrea, milanese ma di origini siciliane ed io siciliano doc. Ci conosciamo per caso, ma si sa nulla succede per caso: confidenze, esperienze, lui molte a suo dire, io poche, per non dire nessuna (omosessualità scoperta un po’ tardi ed ancora vergine).

Due caratteri opposti, ma gli opposti si attraggono: lui si definisce una troia incapace di innamorarsi seriamente, io sincero fino a dire basta intanato in un contesto sociale e culturale che poco mi aiuta a vivere la mia sessualità in libertà.
Si chatta per più di due anni, ma non ci scambiamo i cellulari perché teme di stare sempre attaccato al telefonino: un giorno mi accusa di averlo stregato e che pensa anche troppo a me.

Poi lui dice che a settembre andrà come di consueto in Liguria da un amico per cui non sarà presente per una settimana circa ma da quella volta nessuna notizia.
Comincio a preoccuparmi, è passato un mese e niente, ne passano anche due, poi guardo il suo space e lo trovo aggiornato di foto. Penso forse sarà impegnato e allora gli mando un messaggio, ma nessuna risposta. Ci si mette pure il pc: un calo di tensione mi lascia senza computer per quasi un mese.

Finalmente il pc è di nuovo funzionante mi connetto e mi pare di trovarlo on-line: gli mando un ciao grande quando una casa, ma poi il suo account è off-line. Da settembre a novembre nessuna notizia, ogni tanto guardo il suo space ma non vi sono più aggiornamenti.
Cambio gestore telefonico per cui ancora una volta mi ritrovo senza adsl: che tragedia!! Ogni tanto dall’ufficio guardo, ma nulla di nuovo. È sparito o non vuole più sentirmi?
Continuo a preoccuparmi, e una sera pensando ad una possibile spiegazione, stanco dopo una durissima giornata di lavoro, mi addormento.

Mi ritrovo in ritardo per andare a lavoro, ma per fortuna il capo non se ne accorge. Smonto all’una stanco e poiché è sabato di pomeriggio non lavoro. Mi preparo per la serata, ma decido di fare una passeggiata da solo tanto per vedere un po’ di negozi e poi rincasare: niente pizza stasera – dico agli amici della comitiva – sono stanco e per di più non sono di buon umore. Guardo qualche vetrina, ogni tanto incrocio lo sguardo di qualche ragazzo, due per l’esattezza, che sebbene fidanzati, a spasso con la ragazza mano per mano, mi squadrano dalla testa ai piedi, e aggiungo non per curiosità, ma quasi quasi mi spogliano con gli occhi.

Tre anni di palestra, abbigliamento da fighetto, 173cm per 65 kg, bei pettorali, culetto tondo, biondo, occhi castani, non mi lasciano inosservato.
Avevo quasi terminato la mia passeggiata quando mi vedo coprire gli occhi. Non avevo la più pallida idea di chi potesse essere; qualche secondo di silenzio e poi sento una domanda: Leo indovina chi sono?. Non ci potevo credere, una volta accusandomi di averlo stregato perché non poteva fare al meno di pensarmi (ma diciamoci la verità gli accadeva sempre in una nuova o pseudo amicizia o pseudo relazione, fuoco di paglia insomma), mi disse che un giorno mi avrebbe fatto una sorpresa del genere.

“Andrea, ma tu sei veramente pazzo”. “Già, lo sono veramente, me lo hai sempre detto in fondo!!!”.
Lunga chiacchierata, fra spiegazioni e varie risposte, e poi tutto si aggiusta. Decidiamo di andare fuori paese, e poiché lui è provvisto di macchina (del cugino di Palermo per la precisione), lo porto in un ristorante dove si paga sì, ma si mangia divinamente. Chiamo casa e dico che sono a cena con un amico e che a dormire vado dalla nonna poiché da lei c’è qualche camera in più.

Avviso pure lei che come al solito è stracontenta di sapere che dormo a casa sua.
Concordiamo il menù: antipasto tradizionale e lo convinco a provare il filetto al pepe verde. Ottimo come sempre anche il vino. Ceniamo in una saletta appartati, con una bella musica di sottofondo dal tema natalizio.
Mi guarda e mi dice che di presenza sono diverso rispetto alle foto che gli ho fatto vedere, gli piaccio di più (in effetti le foto non mi rendono per come sono realmente e neanche i video).

Anche lui sembra diverso e in più dai discorsi affrontati anche meno bambino e viziato di quanto sembrasse in chat.
Terminiamo la cena e decidiamo di fare una bella passeggiata con eventuale shopping, durante il quale mi dice che un bel film davanti al camino della nonna non sarebbe male.
E così avvenne. Arrivo dai nonni alle 23 passate, li salutiamo e dopo le presentazioni, vista l’ora tarda si concedano. Rimaniamo da soli, lui sistema la sua roba in armadio e cassetti e decidiamo di metterci comodi in pigiama.

Apro il divano letto e mi guarda con occhi luccicanti, ed io cogliendo il messaggio decido di farlo soffrire un po’ (non mi voglio concedere subito): decidiamo che film guardare e mi siedo sul tappeto.
Gli avevo parlato di Queer as Folk, la versione americana e soprattutto della prima puntata, quella che preferisco e quindi dopo aver visto un po’ di film mi chiede di staccare e di vederla. Per me è sempre un emozione vedere la scena dell’incontro fra Brian e Justin il 17enne, in particolare la bellissima scena in casa di Brian, ovvero la prima volta di Justin.

Quaranta minuti di silenzio e alla fine della puntata lui dice: “Mi sa che assomigliano un po’ a loro, credo di essere simile a Brian e tu a Justin”. In effetti era vero, io ancora vergine e lui anche se più piccolo di me per tanti motivi con a carico molte esperienze. Comincia nuovamente a scusarsi dicendomi i motivi della sua assenza, e del suo silenzio: pensava che mi fossi innamorato di un altro e che quindi fra noi anche se lontani non poteva esserci nulla.

“Che stronzo – gli dico – ma quando imparerai a chiedere le cose e soprattutto a essere sincero con te stesso?” Lui si avvicina e ad un palmo dal mio naso mi dice “Leo hai ragione” e mi bacia.
Avevo pensato che quando lo avrebbe fatto avrei resistito un po’ per fargliela pagare, ma non ci riuscii. Mi tolse quasi il fiato e prima che me ne accorgessi mi aveva abbassato i pantaloni del pigiama.

Non potevo nasconderlo, ero eccitato e quando con una mano mi strinse a lui capii che anche i suoi 19 cm dichiarati erano veramente tali e duri.
Ci adagiammo, continuando a baciarci nel continuo vorticare delle lingue, sul divano letto, mentre l’uno spogliava l’altro. Cavolo baciava divinamente. Mi fece girare di spalle e dopo un attimo di pausa si distese su di me, cominciò a baciarmi sul collo, a mordicchiarlo e a mordicchiare e leccare le orecchie.

Cominciai a respirare in modo concitato: ero eccitato e mi eccitavo sempre più ad ogni passaggio della sua calda lingua sulla mia pelle. Scivolò giù giù fino a togliermi con la bocca gli slip e baciare e mordicchiare il mio culetto sodo e depilato. Mi veniva la pelle d’oca mentre aveva iniziato a inumidire il mio foro. Poi mi fece giare e me lo ritrovai dinanzi a me in tutta la sua bellezza: brillava di luce propria, sembrava quasi un angelo mai suoi occhi bruciavano di desiderio.

Questo momento l’avevo desiderato molto, avevo perso pure la speranza di viverlo, ma ora lui era qui con me abbracciato a me, ed era mio soltanto mio. Mi baciò ancora poi prese un profilattico, aprì la bustina con un strappo con i denti e mi disse: “infilamelo tu!!”. Toccai il suo cazzo, era caldissimo, duro, un po’ umido. Feci scivolare il profilattico fino alla base e poi lui mi disse: “Non preoccuparti, andrà tutto bene, ti piacerà; dimmi fermati e lo farò!!” Un po’ emozionato ma per nulla indeciso, gli dissi: “Lo volevo da tempo e lo desidero con tutto me stesso ora!! Solo fai piano”.

Prese le mie game e le poggiò sulle sue spalle. Si avvicinò a me inumidì il suo cazzo, lo sfrego un po’ nel mio sfintere e poi lentamente entrò in me. Emisi un piccolo lamento di dolore; lo pregai di fermarsi un attimo e lui dopo qualche secondo cominciò un lento ma preciso movimento. Ben presto fui invaso dal piacere e lo strinsi a me. Ci guardammo per un attimo negli occhi, poi riprese con un ritmo più veloce.

Il mio cazzo era duro e pulsava con lo stesso ritmo con cui il suo mi entrava dentro in tutta la sua lunghezza. Ero strafelice, non ero più vergine e l’avevo donata al mio Andrea il primo che avevo conosciuto in chat e che mi aveva immesso in un mondo che poco conoscevo.
Ci baciavamo e lui continuava a scoparmi con dolcezza: nessuna violenza, nessun atto che uscisse fuori dal puro scambio di amore far due uomini che si amano.

Ci stavamo amando, ci eravamo desiderati da molto anche troppo tempo e finalmente eravamo insieme ed ecco lui venne ed io insieme a lui. Ci abbracciammo e insieme ci recammo dentro la doccia per una sana rinfres**ta.
Sapevo che la nonna e il nonno non ci avrebbero disturbati e per questo motivo ci coricammo nudi abbracciati l’uno all’altro. Fu una notte bellissima, parlammo molto, programmammo pure le vacanze estive: lui sarebbe sceso dai suoi parenti a Palermo e saremmo andati in un camping insieme.

Poi ci addormentammo. Mi risvegliai, sudato e con le mutandine appiccicose. Divenni una furia: era stato solo un sogno, un bellissimo, stupendo ma irreale sogno.
Mi feci una doccia e come al solito mi recai a lavoro. Appena fui solo in ufficio gli mandai una e-mail: “Come al solito come un emerito imbecille mi ero anche preoccupato: troppo ingenuo e troppo sincero. Ho trovato il tuo space aggiornato di foto recenti e in più non figuro più fra i tuoi account.

Bene non disturbarti a rispondere non è necessario: come al solito non sei capace di essere sincero neanche con te stesso. Non crescerai mai!!!” (purtroppo a parte i nomi è tutto vero!!!).

in campeggio

In campeggio

Finalmente Leo ed amici pianificano per la settimana di ferragosto: dopo varie opzioni Leo propone un camping in montagna e la cosa piace a tutti i componenti del gruppo. La partenza è prevista per il sabato mattina della settimana antecedente al Ferragosto, e poiché Leo è l’unico povero “fesso” che è costretto a lavorare anche di sabato dice ai compagni che appena smontato da lavoro, visto che nessuno voleva aspettarlo, prenderà la propria macchina e li raggiungerà per altra via fino al luogo stabilito.

Leo è un ragazzo avvenente di 32 anni, capelli biondi di lunghezza media e ondulati, occhi castani, fisico asciutto, con dei bei pettorali ed addominali formati in palestra.
E così avvenne. Leo va a lavoro (si occupa di segreteria) una mattinata impegnativa e finalmente saltato in macchina si dirige in montagna. E’ solo, e un po’ pensa alla stronzagine degli amici dei quali nessuno ha mostrato un po’ di comprensione nei suoi confronti aspettandolo e facendogli compagnia per il viaggio.

Leo un po’ incazzatello facendo il quadro della situazione urla un’anatema: “Vorrei che si bloccasse il loro pulmino così imparano a lasciarmi solo. Arriverò prima io con buona parte della spesa e comodamente seduto, davanti alla mia tenda, li vedrò arrivare, mentre mangio qualcosa alla loro faccia e mentre loro stanchi del lungo, anzi prolungato viaggio, moriranno d’invidia e dalla rabbia”.
Il viaggio fu alquanto noiosetto, ma dopo un’oretta abbonante Leo arrivò al camping stabilito e con suo stupore non trovò nessuno dei suoi amici.

Non c’era un’anima viva a parte un altro ragazzo che, un po’ più in là, aveva appena finito di montare la propria tenda: ferragosto cadeva di mercoledì per cui ancora non c’era nessuno.
Un po’ preoccupato chiamò uno degli amici per sapere che fine avessero fatto e viene informato che per un guasto il pulmino non si avvia e nonostante i vari tentativi sono costretti a rimandare, così pensano, la partenza di qualche ora.

In realtà il problema è più grave del previsto per cui partiranno domenica nel pomeriggio o se il pulmino non sarà aggiustato (uno di loro è meccanico) lunedì mattina.
Leo deve rimanere per garantire lo spazio anche per loro, per questo non è stato avvisato altrimenti erano sicuri che non sarebbe partito.
Leo è dapprima doppiamente incazzato, ma poi preso da un rimorso di coscienza dice “Che cavolo ho combinato, stavolta l’ho fatta grossa!!!”, mentre scarica un po’ di cose dalla macchina.

Aveva appena cominciato a montare la propria tenda, quando il ragazzo che aveva visto si avvicina e con un po’ di imbarazzo dice: “Ciao, scusami,il mio nome è Beppe, ho appena finito di montare la tenda … ehm … dovevano venire dei miei amici ma arriveranno domani pomeriggio o lunedì mattina. Non mi trovo nulla per la cena per cui mi chiedevo se potessi ospitarmi per mangiare un boccone poi quando arrivano i miei amici ti ridò tutto, anche perché visto che siamo soli qui almeno possiamo parlare un po’!!.


Leo rise non credendo a quello che Beppe gli aveva appena detto, il quale chiese: “Scusa come mai ridi? Capisco che è una situazione particolare ma se arreco disturbo fai come se non ti avessi chiesto nulla” Leo allora dinanzi alla reazione di Beppe incalzò dicendo: “No, no scusami non è per te, figurati. Il mio nome è Leo e non ci crederai, ma la stessa cosa è accaduta ai miei amici che come i tuoi arriveranno domani pomeriggio o lunedì mattina”
Anche Beppe rise all’udire il racconto di Leo che a sua volta notò quanto fosse bello: anche lui doveva essere sulla trentina, messo bene in muscoli come lui, pelle scura capelli neri occhi di un verde chiarissimo.

Beppe si mostrò molto gentile e si prestò ad aiutare Leo a montare la tenda. Appena finito sia Leo che Beppe entrarono nelle loro rispettive tende per indossare qualcosa di più consono all’ambiente: Leo mise dei pantaloncini a 7/8 a vita bassa e una maglia smanicata aderente a rete nera, mentre Beppe un paio di pantaloncini corti molto aderenti e una t-shirt cortissima che lasciavano intravedere gli addominali scolpiti e soprattutto un pacco fra le gambe da fare invidia.

Leo era un ragazzo-gay insospettabile: nessuno dei suoi amici lo sapeva tranne qualche amico di Chat, tant’è che era sempre scambiato per un playboy senza eguali, e oltretutto misterioso poiché pur essendo il confidente di tutti i suoi amici nessuno sapeva niente di lui.
Beppe confermò l’età “ Ho compiuto 30 anni lo scorso mese, lavoro in un bar a Palermo, ma ricavo anche qualcosa di più durante le serate in discoteca, sono anche uno stripman e tu invece?” “Io – rispose Leo – mi occupo di segretaria presso un’azienda assicurativa.

Ho 32 anni, e come te mi ritrovo qui ad aspettare i miei amici” “Ti confesso – disse Beppe – che non li dimostri per nulla, non te ne davo più di 27!!” Arrossendo un po’, Leo, molto timido, ringraziò e vista l’ora, erano quasi le 19, disse che sarebbe stato meglio preparare un bel fuoco per la cena e per la notte.
Beppe si prestò ad andare a raccogliere la legna, mentre Leo cominciò a preparare quanto dovevano consumare.

Leo cominciò a fantasticare un po’: “Magari è gay, oppure bisessuale, sempre meglio di niente, devo fare qualcosa per capirlo”.
Leo allora rientrò in tenda e si cambiò i pantaloncini indossando qualcosa che mettesse in evidenza le sue forme: ma cosa? Cercò nel borsone, e nella fretta trovò dei pantaloncini cortissimi consunti e con qualche strappo, sia dietro che davanti. Tolse le mutande e li indossò, ma come giustificare il cambio?
Alzando l’ingegno versò sui pantaloni della Coca cola e li stese sulla tenda per farli asciugare.

Beppe ritornò con la legna, mentre Leo cercava di sistemare le pietre per il fuoco. Sentì una presenza dietro di lui e alzandosi si girò di s**tto. Beppe era lì ad un palmo dalla sua bocca, mentre lo fissava dentro gli occhi. Un attimo di silenzio che a Leo parve un eternità trascorsa dentro gli occhi di Beppe, il quale per rompere un po’ l’imbarazzo di Leo chiese dei pantaloncini, e Leo spiegò.
Beppe accettò la spiegazione di Leo, anche se non sembrò del tutto convinto infatti i suoi occhi brillarono di un colpo.

La cena fu molto veloce e semplice: insalata di riso, qualche fetta di dolcissima anguria.
Continuarono a chiacchierare del più e del meno, finché si toccò l’argomento ragazze: “Beh – disse Leo – qualche ragazza l’ho avuta ma niente d’importante” mentre Beppe “ Beh anche io ma solo prede da discoteca niente di che: a volte figlie di noti imprenditori o gente che conta quindi non posso tirarmi indietro, oltretutto poi c’era un lauto compenso!!” Lo scoppiettio della legna secca sul fuoco ardente spezzava il silenzio della notte e di Leo e Beppe, che quasi avevano esaurito gli argomenti di cui parlare, per cui vista l’ora, quasi l’una, e la stanchezza di una giornata di lavoro e del viaggio in macchina, Leo si congedò dicendo: “Beppe scusami ma sono stanco, vado a riposare, ma se vuoi rimani pure e prendi qualcos’altro non preoccuparti.

Ci vediamo domani, buona notte!!” Beppe rispose: “Ok buona notte, ma credo che prima di andare a riposare devo … insomma devo fare una cosa e poi sicuramente riposerò!!”
Leo notò che il tono di voce di Beppe così come la luce dei suoi occhi era nuovamente cambiato, e che nascondevano qualcosa, ma stanco per come era lasciò correre, entrò nella sua tenda, accese la torcia e spogliatosi si distese nudo. Sentì Beppe spegnere il fuoco e poi silenzio.

Leo pensò “E’ andato, peccato, cavolo come al solito costruisco castelli in aria” e, spenta la torcia, la poggiò accanto al borsone e un po’ afflitto, chiuse gli occhi per allontanare lo sconforto e la stanchezza.
Passarono pochi attimi, quando nel buio completo sentì dei rumori. Leo aprì gli occhi cercando di capire cosa stesse accadendo: vide una luce debole avvicinarsi all’entrata della tenda. Il cuore di Leo batteva forte, e vide la zip della tenda aprirsi.

Leo accese la torcia.
Era Beppe e un po’ rincuorato, ma dimentico di essere nudo chiese: “Mamma che paura! Beppe sei tu. Ti serve qualcosa?” Beppe era con i soli slip, bianchi e semi trasparanti che lasciavano intravedere le sue misure: un cazzo di circa 28 centimetri, molto scuro, eretto più che mai che sebbene tendente a destra fuoriusciva dagli slip; due palle grosse e di eguale misura che sembravano scoppiare da un momento all’altro.

Beppe osservava Leo in viso e poi il suo sedere (Leo dormiva sempre prono) rotondo sodo, prodotto in palestra con cura e parsimonia, insieme alle sue spalle larghe e ai suoi discreti addominali e pettorali.
Beppe entrò e rispose: “Si non riuscivo a prendere sonno, disturbo?” E Leo: “No figurati ma come posso aiutarti?” “Beh credo che invece “dovresti”sarebbe il termine più appropriato – chiarì Beppe – visto che se non dormo è colpa tua!!” “Colpa mia? Scusami non capisco cosa ho fatto?” Beppe allora prese i pantaloncini di Leo, li esaminò da vicino e annusandoli rispose: “Secondo te, alla vista di un ragazzo che lascia intravedere un bel culo sodo, rotondo, depilato, e un cazzo succulento e profumato, lasciando alla fantasia la libertà di disegnarne tutte le caratteristiche, cosa dovrei fare? Dormire? O peggio ancora una semplice sega?” “Beh scusa, ma non capisco e non saprei risponderti” Beppe rise e disse: “Bene allora ti faccio capire io”
Beppe si avvicinò a Leo che rimase immobilizzato.

Cominciò a massaggiare delicatamente e dolcemente le gambe di Leo fino a salire sui glutei: li tastò, li strinse fra le sue mani. Poi cominciò a baciarli prima il destro e poi il sinistro. Leo sentiva il calore delle mani di Beppe invaderlo, e ancora di più sentiva sul suo corpo il suo respiro ritmico e ansimante.
Fu la volta delle spalle: Beppe si pose in ginocchio e a gambe aperte dietro Leo, e con le mani aperte salì dai glutei fino alla schiena e le scivolò lungo le braccia fino alle mani di Leo afferrandole.

Leo ansimava, era confuso, ma il piacere lo invadeva. Beppe invitò Leo a girarsi e Leo eseguì. Si trovò sotto quel corpo di bronzo, spettacolare con un viso splendido e due occhi che brillavano quasi di luce propria illuminando l’interno della tenda nella quale la temperatura si era alzata notevolmente.
Beppe chiese a Leo “Non so se lo hai capito, ma di certo non sono venuto qua da te né per essere consolato né per farti un massaggio.

Ti ho notato subito dopo averti incontrato, e ti ho desiderato non appena ho scrutato il tuo bel culo dai calzoncini strappati. Ora che mi hai turbato “devi pagare”!!”. Beppe strappò gli slip adatti sicuramente per gli strips: si lacerarono subito e il suo cazzo turgido, enorme saltò fuori in tutto il suo splendore.
Leo ne sentì l’odore, il buon odore. Beppe si avvicinò al viso di Leo dicendogli: “Dai non avere paura sarà bellissimo, prendilo in bocca e fammi sognare”.

Leo non esitò, fece distendere Beppe e preso il suo cazzo fra le mani dapprima lo annusò, e con la lingua cominciò a colpire dolcemente la cappella che ad ogni tocco si ingrossava, poi scese delicatamente alla base fino alle palle depilate. Le leccò e poi ad una aduna le succhiò. Beppe gemeva: “Dai sei fantastico mmhh dai continua, uhmmm sii dai siii” Leo poi lo ingoiò sentendone tutta la consistenza, mentre Beppe si contorceva dal piacere.

Anche a Leo era diventato duro, certo le sue dimensioni non superavano i 17 centimetri, ma il suo cazzo non era niente male anche perché la sua cappella era un po’ più grossa del normale.
Leo continuava avidamente ad ingoiare e divorare quel cazzo enorme finché Beppe lo fermò: “Basta altrimenti vengo subito. Ora tocca a me distenditi a pancia in giù” I ruoli erano chiari: Beppe era attivo, mentre Leo lo era solo in determinate circostanze ma di certo non in quella.

Beppe iniziò il suo rimming voracemente: affondò la propria lingua nello sfintere di Leo con avidità facendolo trasalire dal piacere. I brividi travolsero Leo. Lo preparò ben bene e Leo sentì più di una volta dire a Beppe in maniera confusa: “Mmmmhh è bello stretto mmhhhh”.
Poi Beppe cessò e Leo sentì il calore della cappella scivolare nel buco del suo culo pochissime volte esplorato (una volta in aeroporto e un paio al militare).

Leo disse a Beppe: “Poche volte ho avuto la possibilità di avere un cazzo nel culo, pur essendo prevalentemente passivo, ma mai ho visto un cazzo dalle dimensioni come il tuo, per cui se on vuoi che vada diritto all’altro mondo fai piano per favore”. Beppe sorrise e rispose: “Non preoccuparti, ma all’altro mondo ti ci manderò ugualmente ma a modo mio”. Beppe inumidì il buco del culo di Leo e con il proprio pollice vi introdusse la saliva, poi l’indice, e l’indice e il medio cercando di allentarlo.

Leo era nervoso, aveva un po’ di paura quasi come se fosse stata la sua prima volta, ma venne rassicurato da Beppe che gli disse: “Ehi tranquillo, non preoccuparti, facciamo così dimmi tu di andare avanti, lentamente,dolcemente ed io lo farò” Beppe prese le gambe di Leo e se le portò sulle spalle, poi si chinò su di lui e lo baciò.
Rincuorato Leo disse: “Ok, dai, vai avanti, lentamente (Beppe stava entrando in Leo) mmmmm, dol .. ce.. mente …!” Leo inspirò e espirò di botto e Beppe entrò di colpo in Leo che sussultò per il dolore misto a piacere indescrivibile.

Beppe allora disse: “Non importa con chi e quante volte lo farai, ma ti dovrai ricordare di me, sempre ogni volta. ”
Beppe era entrato in Leo con tutto il piacere e il desiderio che lo avevano inondato alla prima vista di quel ragazzo che mai avrebbe pensato o sognato una scopata con un ragazzo come lui. Beppe comincio ad entrare e ad uscire da Leo, il cui culo bruciava di dolore misto a piacere, e Leo inebriato tolse le proprie gambe dalle spalle di Beppe e come una tenaglia lo avvicinò a sé con vigore.

Beppe era veramente bravo, aveva in sé quel fascino di maschio siciliano che in quell’occasione lo rendevano ancora più arrapante. Anche il suo sudore odorava di buon maschio e Leo dal canto suo godeva come un matto. Leo e Beppe si baciavano vorticosamente come se quella non fosse una semplice scopata, ma un atto di amore fra due uomini che desideravano da molto e che finalmente si erano incontrati.
Leo godeva e sentiva l’enorme cazzo di Beppe mentre si faceva strada nel suo intestino, sentiva come la cappella scivolava nel suo budello e come tutto il cazzo di Beppe lo dilatava.

I due corpi infiammati godevano l’uno dell’altro, e Leo al massimo del piacere cominciò a masturbarsi, ma Beppe lo bloccò dicendo: “no non farlo, non è ancora il momento”. Leo non capì ma si fermo, anche perché il ritmo di Beppe aumentò. Leo palpava Beppe in ogni suo centimetro di pelle: le spalle, i pettorali sentendone la consistenza. Poi fu la volta del sedere, forte sodo duro rotondo, e quando stava per lasciare la presa Beppe disse: “Leccati le dita e infilamele nel culo” Leo eseguì e senti tutto l’ardore del culo di Beppe il quale godeva ora ancora di più.

Poi Beppe si stacco e invitò Leo a succhiarglielo. Leo era pronto a tutto ma mai si sarebbe aspettato di trovarsi in un vigoroso 69 con un finale del genere: dopo due spompinate Beppe venne in bocca a Leo che ingoiò tutto quel caldo e dolce miele senza sprecarne una goccia. Beppe poi disse: “Ora è il tuo momento”, cominciò a spompinate leo fino a quando anche lui venne nella sua bocca. Beppe però non ingoiò.

Si riavvicinò a Leo mostrandogli il proprio cazzo per nulla ammosciato dalla sua precedente venuta. Prese la testa di Leo invitandolo a rispompinarlo. Leo aveva capito: una seconda venuta di Beppe gli riempì nuovamente la bocca, ma stavolta non ingoiò. Leo allora si avvicinò al viso di Beppe, ammirando tutta la sua bellezza esaltata dalle goccioline di sudore e lo baciò. Le loro lingue scivolarono l’una attorno all’altra mescolando il loro seme che divenne omogeneo e schiumoso.

Si baciarono bevendo ogni goccia e ripulendo le labbra dell’altro. Leo e Beppe si distesero l’uno accanto all’altro e si abbracciarono. Si addormentarono nudi uno accanto all’latro finché furono svegliati dal rumore lontano di alcune vetture. Beppe allora uscì dall’ingresso posteriore della tenda che dava verso alcuni alberi vicini ed entrò nella propria tenda. Leo indossò un paio di pantaloncini e facendo finta di nulla uscì dalla tenda.
Erano gli amici di Leo, che erano riusciti a risolvere il problema del pulmino, e di Beppe che diretti ognuno verso la tenda del proprio amico chiesero come era andato il viaggio e la notte.

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In aereoporto

IN AEROPORTO

Finalmente le tanto sospirate ferie per Leo erano arrivate. Leo era un ragazzo di circa 30 che aveva scoperto la propria omosessualità, o ancora meglio, l’aveva accetta un po’ tardi. Come ogni ragazzo aveva avuto qualche storiella con qualche ragazza, ma niente sesso. Di questo Leo ne soffriva ed entrato in quel mondo a lui sconosciuto ma che lo eccitava, cominciò la sua ricerca, cercando nuovi amici con la speranza di conoscere qualcuno, ma invano.

Leo era allettante, e sia ragazze che ragazzi lo notavano, ma nessuno arrivava al dunque Leo pur avendo 30 anni ne mostrava di meno, non più di 25: spalle larghe, bei pettorali costruiti in palestra, glabro, biondo e occhi castani ciglia lunghe che evidenziavano il suo sguardo da bravo ragazzo.
La prima volta di Leo si presentò quando aspettando l’aereo per andare in vacanza incontrò un ragazzo di circa 26 anni. Il suo nome era Beppe, alto 1,75, fisico asciutto, pelle olivastra occhi verdi capelli castani lunghi fino alla spalla ed ondulati.

Indossava una maglia aderente e semi trasparente nera che lasciava intravedere il luccichio del piercing al capezzolo destro, e pinocchietto a ¾ bianco di lino, che gli misuravano il bel culetto sodo e il pacco che non sembrava niente male anzi.
L’incontro fu casuale, ma fortunato perché mentre Beppe depositava le valige, una cadde aprendosi e svuotandosi del tutto. Leo gentile ed educato accorse in aiuto del ragazzo dicendogli: non preoccuparti può capitare.

Il mio nome e Leo e il tuo? Il ragazzo alzandosi e fissando Leo diritto negli occhi quasi ipnotizzandolo gli rispose: Ciao grazie, il mio nome è Beppe. Era un po’ incavolato per via della valigia ma l’aiuto di Leo lo tranquillizzò anche perché il tutto venne risistemano velocemente.
Mancava ancora un ora e mezza alla partenza e visto il caldo afoso, Leo propose a Beppe di andare al bar a bere qualcosa.

Beppe accettò, ma insistette dicendo che sarebbe stato lui ad offrire. Leo e Beppe si sedettero ad un tavolo ed ordinarono entrambi una coca cola con limone senza ghiaccio.
Parlarono del più e del meno: Beppe disse che era stato scelto per una vacanza-studio (studiava lingue) in Spagna, mentre Leo aveva deciso di rivisitare Granada e tutta l’Andalusia già visitata durante la gita scolastica liceale.
Bevvero la coca e mangiarono un gelato.

Leo fissava Beppe, mentre con la sua lingua rossa leccava il gelato cioccolata e panna portandolo nella sua bocca adorna di due labbra carnose e color fragola. Lo fissò talmente a lungo che il gelato che lui mangiava si sciolse cadendogli addosso, proprio nella patta: anche Leo indossava pantaloni di lino ma neri ed una camicia semitrasparente bianca. Fu Beppe a fargli notare l’accaduto e nell’imbarazzo completo Leo disse che sarebbe andato in bagno a cercare di rimediare.

Leo andò e mentre con un fazzolettino si puliva senti la porta principale aprirsi: sperava che fosse Beppe e che magari fosse lui a pulirlo, invece entrarono altre due persone che per nulla lo avrebbero consolato.
Appena finito, Leo pensò che prima di salire in aereo era meglio svuotarsi un po’ per cui entrò in un bagno, chiudendo la porta senza lucchetto perché rotto. Sembrava che ne avesse a litri e mentre si svuotava sentì nuovamente la porta principale riaprirsi.

Sentì dei passi e qualcuno lavarsi le mani. Poi silenzio. Leo non sentì più nulla fino a quando capì che qualcuno stava aprendo una dietro l’altra le porte del bagno. Leo ebbe un po’ di paura non sapendo chi fosse e non potendo assicurare la porta. Quando l’individuo giunse dinanzi alla porta dove Leo si trovava rimase fermo per un po’ cercando di capire chi vi fosse dentro, poi lentamente apri la porta. Leo era rimasto col proprio cazzo in mano, un cazzo di dimensioni normali, ma con una lunga grossa vena che lo attraversava e con una cappella lucida.

La porta si aprì del tutto: era Beppe che senza dire parola si posò un dito fra le labbra suggerendo a Leo di stare zitto. Il cuore di Leo batteva fortissimo, non sapeva cosa fare se andare via o chiedere spiegazioni, ma mentre il suo cervello analizzava l’evento, Beppe entrò nel bagno e chiude la porta appoggiandosi contro di essa. I suoi occhi luccicavano di una strana luce, mentre con la mano sinistra si toccava il capezzolo destro tirando ogni tanto il piercing e con la destra si toccava quel cazzo che di primo acchito superava i 20 centimetri.

La conferma non tardò, proprio perché Beppe tirò fuori il suo uccello che davanti agli occhi di Leo misurò circa 23 centimetri, un uccello nodoso diritto (quello di Leo pendeva un po’ a destra) scuro quasi nero. Leo chiese a mezza voce e quasi tremante: Beppe scusami ma che significa questo? Beppe rispose: significa che ti ho osservato, mentre mi guardavi mangiare il gelato, e a dire il vero ti ho notato anche quando mi hai aiutato a riaggiustare la valigia.

Leo da quanto ho capito sei un bravo ragazzo e come me ti piacciono i bei ragazzi. Leo rimase di stucco non sapeva che dire; le uniche parole che uscirono dalla sua bocca furono: Beppe fai piano sono ancora vergine. All’udire tali parole gli occhi di Beppe brillarono ancora di più, osservando Leo come un rapace che ha avvistato la sua preda succulenta. Poi con molta dolcezza Beppe tranquillizzò Leo dicendo: Non preoccuparti Leo, sarà bellissimo.

Beppe invitò Leo a toccare il suo cazzo a scrutarlo e studiarlo; Leo un po’ esitante eseguì. Si accorse che il cazzo di Beppe pulsava e che anche il suo aveva una grossa vena laterale che si rigonfiava sempre di più ogni qual volta lo accarezzava. Dopo un po’ mentre ansimava dal piacere, Beppe disse: se vuoi puoi baciarlo. Leo si abbassò e quasi tentennante appoggiò le labbra sul cazzo di Beppe: ne sentì il calore e l’odore.

Quasi inebriato senza alcun suggerimento Leo cominciò a giocare col cazzo di Beppe così come i numerosi film gay che aveva visto gli avevano insegnato: lo martellò con la lingua dal basso verso l’alto per un paio di volte. Beppe ansimava mentre la lingua di Leo studiava il suo cazzo e poi senza alcun preavviso fu la volta della cappella: Leo cominciò a frustarla con la lingua e dietro tali dolci frustate la cappella si rigonfiava sempre più e Beppe lanciava grossi respiri.

Beppe disse: meno male che è la prima volta, non ci credo proprio, sembri del mestiere. La cosa turbò un po’ Leo, ma continuò nel suo gioco finché Beppe chiese a Leo di girarsi. Leo si girò e dietro invito di Beppe si abbassò leggermente appoggiando le mani al muro. Beppe slacciò i pantaloni di lino e abbassò anche le slip di Leo che mostrarono un culetto niente male: sodo depilato più bianco rispetto alla pelle un po’ più abbronzata delle gambe e della schiena.

Beppe si abbassò cominciando a lavorare il buco del culo di Leo con la lingua; lo inumidì e dopo due colpi disse: cazzo hai ragione il tuo buco è proprio stretto!! E subito dopo: Non preoccuparti non ti farò male, dimmi tu se devo continuare o fermarmi. Beppe continuò ad inumidire l’entrata inesplorata di Leo che ansimava e si contorceva dal piacere. Poi un attimo di pausa: Beppe si era fermato e Leo intuì che Beppe si stava preparando ad incularlo.

Sentì il cazzo duro di Beppe strofinarsi nel buco del culo con movimenti precisi e lenti, poi Beppe inumidì il medio della mano destra portandolo alla bocca di Leo che lo succhiò avidamente e lo introdusse lentamente nel culo di Leo che fece un piccolo sussulto. Po a poco a poco iniziò a penetrarlo, dapprima la punta un po’ per volta e poi la riusciva. Il giochino durò un po’ e quando Beppe capì che lo sfintere di Leo oramai era rilassato cominciò a penetrarlo: Inspira quando te lo dico io, inspira lentamente, bravo così.

Leo impazziva, la testa gli scoppiava, voleva gridare ma il suo era un dolore misto a piacere e il piacere cresceva finché con un unico colpo di reni Beppe entrò il suo cazzo nel culo di Leo che emise un gemito pieno di piacere.
Una lacrima solcò il viso di Leo, una lacrima che testimoniava la perdita della verginità. Beppe chiese se potesse continuare e Leo rispose con fermezza: devi continuare e non fermarti neanche se impazzissi o te lo chiedessi.

Beppe cominciò allora con un gioco di bacino lento e calibrato a tirare fuori il suo cazzo dal culo di Leo fino alla cappella e poi di nuovo lentamente lo respingeva fino in fondo. Avanti e indietro il respiro di Leo seguiva il ritmo di Beppe poi questi cominciò più velocemente. Leo non capì più nulla: inondato di piacere sperava che quello non fosse uno dei suoi tanti sogni erotici. Staccando la mano destra dal muro si diete una toccata al cazzo e lo strizzò un po’: era vero tutto era vero e lui non era più vergine.

Sentiva il cazzo enorme di Beppe entrare ed uscire dal suo corpo misurandone la lunghezza e lo spessore: lo sentiva fino allo stomaco e la cosa gli arrecava un enorme piacere.
Beppe continuava alternando dolci parole sussurrate a piccoli morsetti all’orecchio. Poi il ritmo divenne più veloce e Leo capì che Beppe stava per venire, mentre si masturbava con più vigore.
Beppe allora rallentò e chiese a Leo: lo vuoi? Leo era talmente inebriato da quello che oramai da sogno era diventato realtà che pensò velocemente “Che il sogno si completi”, e disse: lo voglio tutto.

Beppe allora tirò fuori il suo cazzo dal culo di Leo che ora lo sentiva di più era un po’ dolorante ma pieno di goduria. Leo si girò, si abbassò e cominciò ad ingoiare quel cazzo enorme fino alla gola: una due tre pompate ed ecco un fiume di sborra calda e dolcissima inondò la bocca di Leo che quasi soffocava. Leo ingoiò una e due volte dietro gli abbondanti zampilli di Beppe, che aveva goduto in maniera smisurata.

Leo pulì accuratamente il cazzo di Beppe senza tralasciare alcuna goccia di seme caldo e candido: infilò la punta della lingua dentro la fessura del cazzo di Beppe e poi aspirò cercando di cogliere anche la sborra rimasta nei coglioni di Beppe. Era accaduta la sua prima volta e che prima volta: con un ragazzo bellissimo, al di là dei suoi sogni.
Ma il gioco non era terminato: Leo aveva iniziato nuovamente a masturbarsi, ma Beppe lo bloccò: vista l’ora non c’era tempo per una scopata, ma Beppe rimediò ingoiando il cazzo di Leo.

Leo perse quasi i sensi per quella sensazione che gli prosciugava ogni energia e anche l’anima. Beppe era bravo, succhiava leccava e risucchiava finché anche Leo sborrò come non mai: sborra calda densa e dolce riempì la bocca di Beppe che si trattenne dall’ingoiarla. Leo pensò: forse non ha un buon sapore e la vuole buttare, invece Beppe avvicinò la sua bocca a quella di Leo ancora sporca della sua sborra e cominciò a baciarlo scambiando e mescolando le due ondate di sborra.

Beppe e Leo si baciarono a lungo finché non sentirono l’annuncio del volo. Si sistemarono velocemente, e si imbarcarono. Sedettero l’uno accanto all’altro e scoprirono che avrebbero alloggiato nello stesso hotel. La felicità li ricolmo e iniziarono a progettare quella che per entrambi sarebbe stata una vacanza indimenticabile, ma questa è un’altra storia.

Fabrizio: militare napoletano e porco!

Questo è il mio primo racconto erotico!Spero vi piaccia!
Ciao a tutti sono un ragazzo di Catania ho 19 anni, alto 1,84 cm,78 kg, capelli castano, occhi azzurro-grigi, fisico definito da 3 anni di palestra, sono un tipo che piace e di fatti me ne fotto di ragazze.
Voglio raccontarvi una storia che mi è successa circa 3 anni fa…
Io sono sempre stato etero e mi piaceva la figa, infatti nel Giugno del 2008 col caldo che rendeva le giornate afose quì in sicilia, mi rintanai nella mia camera, col clima acceso e mi misi a cercare qualche troietta da castigare su badoo; non avevo foto mie su quel sito per privacy.

Mentre cercavo qualcosa di interessante, col cazzo durissimo nei pantoloncini, mi contatta un tipo senza alcuna foto e mi scrive un semplice “ciao”…
Io pensai: “che minchia vuole sto finocchio?” e non gli risposi; dopo 5 minuti mi riscrive: “ciao mi chiamo Fabrizio, ho 28 anni e sono un bel ragazzo di Napoli ti va di conoscerci?”
Lì per lì ci pensai e gli rispsi semplicemente perchè mi piace l’accento napoletano, e gli dissi: “ciao io sono Andrea, mi stanno troppo simpatici i napoletani, ma io sono etero”
Fabrizio:”bhè anche a me piace la figa però mi piacciono i maschietti più piccoli di me :P”
Io: “contento tu!Comuneue non sono interessato”
Lui: “bhè magari se ti va puoi dare un’occhiata alle mie foto, ecco la password e fammi sapere “
Non so perchè nè come ma mi sentivo incuriosito e pensai “vabbò gli do un occhiatina tanto per”
Quando entrai e vidi quelle foto qualcosa dentro di me s**ttò, il mio cazzo divenne durissimo e mi spaventai perchè io non ero frocio, mi piaceva la figa ma non riuscivo a staccare lo sguardo da quelle foto.

Qualcosa in me stava cambiando contro la mia volontà; non volevo ma ero attratto da lui!
I giorni passarono e pensavo a quelle foto, anzi mentre scopavo la mia ragazza di allora mi arrapavo di più pensando a Fabrizio!
Così non vedevo l’ora di tornare a casa per chattare con Fabrizio…Iniziammo a conoscerci, lui faceva il militare a Sigonella(base americana vicino Catania)Cazzo sta cosa mi incuriosiva ancor di più! Così iniziammo a vederci in cam era proprio figo! Capì che era giunto il momento di incontrarlo!!!
Ricordo ancora che era un Sabato pomeriggio intorno alle 5 ci vedemmo per un caffè.

Cazzo quant’era bono, cioè per me che non avrei mai immaginato di guardare un uomo lui mi attraeva in un modo impressionante e di presenza era ancor meglio della webcam. Alto 1 metro e 90 circa fisico mega definito non grosso ma largo di spalle e di petto, braccia forti e muscolose con le vene gonfie abbronzatissimo, indossava un paio di jeans azzurri aderenti (si vedeva un pacco) una camicia bianca che risaltava con l’abbronzatura e poi bhè la parte migliore di lui: il viso occhi blu mare intensi con sguardo da porco, labbra carnose con un sorriso a 32 denti bianchissimo, barba un pò incolta ma curata e capelli neri a spazzola con un po’ di gel e rasati ai lati…Un porco vi giuro…Aveva uno sguardo da bastardo e amante romantico contemporaneamente…Comunque io restai imbambolato tantè che lui mi fa: “WE WE Andrè me staje a mangià vivo” un pò mi vergognai ma niente di che.

Prendemmo questo caffè e parlammo un pò sulle cose che piacevano a me ed a lui…. Poi il discorso caddè sul sesso e io dissi che mi attraeva l’accento napoletano e la divisa, lui fece un sorriso da bastardo, pensai cos’ha in mente?
Comunque verso le 20 (il tempo volò) anai dalla mia ragazza però restammo di vederci alle 23 che lo avrei portato in una mia casa da villeggiatura sull’Etna 😀 Stavo impazzendo guardavo ongi secondo l’orologio ero agitatissimo che la mia ragazza mi stava per sgamare.

Si fece l’ora di accompagnarla e andai al luogo dell’appuntamento con la mia moto. Era buoi e fuori città e non c’era nessuno, aspetai un pò ed ecco la sua auto…Parcheggiò e scese per salire in moto con me!
Cazzooooooooooooooooooooo!!! Era in divisa!
Mi disse: ” Bhè mo visto che te piace me so messo sta divisa :D”
GLi sorrisi e poi gli dissi: “Bhè andiamo”
Lui salì e partimmo; il porco aveva il cazzo bello duro lo sentivo sul mio culo perchè mi stringeva con la scusa di non scivolare…Poi mentre ero assorto nei miei pensieri mi disse qualcosa ma per via della velocità e il rumore della moto non sentì, così inarcai un po’ la testa indietro e dissi: “COSA?” e lui da porco mi leccò dal collo fino alla guancia, cazzo che scossa elettrica, stavo perdendo anche l’equilibrio, e mi disse: “ti voglio”
Guidai come un pazzo per arrivare nella mia villa nel frattempo lui mi stringeva il cazzo dai jeans! mmmm XD
Arrivati entrammo in casa e dopo aver chiuso il portone mi buttò su un muro e ci baciammo per almeno mezz’ora toccandoci culo cazzo e ogni parte del corpo! Godevo troppo nel sentire la sua barba pungente sulla mia faccia e le sua lingua che si massaggiava con la mia! Se continuava sborravo con i pantaloni ancora addosso.

Lo portai in camra dai miei e lo buttai sul letto e mi sedetti su di lui con ancora i vestiti addosso e lui ma disse:”teng u cazz dur, se t’assett accussì mo me fai venì” cazzo mi arrapò tantissimo lo baciai di nuovo e iniziammo a fare un po’ di petting!Mi mise sotto e con ancora i vestiti iniziò a simulare una scopata sentivo i nostri cazzi strofinare tra i tessuti dei miei jeans e della sua divisa non resistetti e gli dissi in siciliano: “t’aia a spugghià”(ti devo spogliare) così eccolo di nuovo sdraiato a sul leto e io chè gli tolgo la cintura e sbottono i pantaloni….

mi inginocchio e li faccio scivolare fino agli stivali…. li slaccio li tolgo e tolgo pantaloni e scarpe, cazzo che piedi (lì ho scoperto di essere feticista) aveva un bel 45 piede pulito ma faceva un pò odore di sudore ovviamente era estate ma la cosa mi eccitò ancor di più iniziai a lerglieli erano stupendi sembravo impazzito da come li leccavo e a lui piaceva e mi fa: ‘”we vuaglion mo tu no m’hai dett che te piaci leccare i piedi” e io mugolai qualcosa mentre succhiavo il suo pollicione, e lui:brav brav continua accussì che me fa ajiza u cazz” e spigeva più in dentro il suo pollice….

dopo 10 minuti di leccata di piedi iniziai a salire su quell gambe non troppo pelose fino agli slip neri e mi risedetti di sopra e gli tolsi giacca e maglietta e lui: ” finalmente stavo pe accupà”(stavo per soffocare dal caldo) leccai i suoi capezzoli mmm erano durissimi aveva un petto meraviglioso stavo perdendo ogni controllo di me…scesi dal letto mi spogliai completamente nudo lui un po’ si secco voleva farlo lui ma mi misi a leccare i suoi slip con dentro quella bestia inizio a mettermi le mani dietro la testa e spingeva con il cazzo avvolto ancora nella stoffa dentro la mia bocca e mi disse:”te faccio ascì o sang p vocc” non resistetti gli tolsi le mutande ed usci un cazzo drittissimo lungo 23 centimetri con la cappella mezza scoperta le vene che stavano per scoppiare un folta peluria nera che nasondeva 2 coglioni enormi…non sapevo dove iniziare lui mi tiro a se mi baciò e poi mi disse:”pijati sto cappucio n’gola” fu come un ordine lo feci provai una senzazione strana pensai ecco il mio primo pompino ora sono frocio…ma pian piano mi inizio a gustare,Con la lingua roteavo sulla cappella poi giu’ sull’asta fino le palle, facendo su e giu’ con la mano, Fabrizio iniziò a masturbarmi il cazzo durizzimo ed eretto come un palo e me lo prese in bocca anche lui.

Me lo succhiava divinamente era il più bel pompino che stavo ricevendo…Un regalo stupendo tantè che non resistetti che gli sborrai in bocca e lui fece un ingoio che mi succhiò anche l’anima…Mi rimisi a succhiarglielo mentre mi ripuliva era un 69 fantastico poi passo alle palle e al culo mmmm ci sapeva fare bene on la lingua…mi leccò per molto io mi impegnavo a succhiarglielo lui gemeva nel frattempo io volevo la sua sborra in bocca ma il porco resistette…mi infilo un dito nel culo una sensazione mai provata dopo un pò ecco il secondo “AHI” gridai e lui:”rilassati se no non te pass u dolor” e così feci ed ecco un terzo dito….

faceva male ma ero deciso a prenderlo così lui lo capì e prese un preservativo e se lo mise…Io non resistetti e gli dissi:”ti prego fin ora con tutte le ragazze che mi son scopato hho sempre fatto sesso sicuro però voglio che tu mi fotta senza” mi guardò e baciò, si tolse il preservativo mi mise un cuscino dietro la schiena le gambe sulle sue spallee mi disse: “cucciolo te l’aggià ricordà p tutta a vit a me facc!”(cucciolo te lo devi ricordare per sempre il mio viso) e mi baciò…poggiò la cappella sul buco e spinse cazzo che dolore urlai ma lui mi mise la lingua in bocca e si fermò, poi spinse di nuovo sentivo quel cazzo entrare millimentre per millimetro ecco un flop entrò tutta la cappella, mi sorrise e disse:”tu mi amera per sempre” e spinse ancora un pò, ancora dolore gli dissi di fermarsi ma lui da porco un pò incazzato mi fa:”col cazzo sul mejio non me fermo” e spinse io tentai di spingerlo mettento le mie mani sul petto allora si incazzò e con un sol colpo entrò tutto dentro urlai come un pazzo dal dolore, ma lui mi abbracciò calorosamente e mi baciò e mi sussurrò : “scusa cucciolo l’ho fatto per noi, per godere” dopo qualche minuto iniziò a muoversi lentamente il dolore sembrava essere minore e il piacere aumentava, si mise a missionario avvolgendo le sue braccia dietro le mie spalle e spingeva sentivo i peli del cazzo sul mio culo eravamo sudati come a****li e nella stanza rimbombava il rumore dei suoi colpi di bacino….

mi stava fottendo e godevo come non mai…ad un tratto si alzò mi prese in braccio con le mie braccia intorno al suo colle le mi gambe avvinghiate sul suo culo e inizio a fottermi sbattendomi sul muro della stanza cazzo che goduria fabrizio mi disse:”cucciolo mo tien u cul strett non vojio ascire cchiù u cazz rinta i tiè” (tieni il buc del culo stretto non voglio uscire mai più il mio cazzo da dentro di te) e io:”si fozza cchiù forti beddu mio nan ti firmari vogghiu ca sburri intra i mia!”(si forza più forte bellomio,non ti fermare voglio che sborri dentro di me!) a queste mie parole mi butto sul letto e iniziò a cavalcarmi come uno stallonelui:”aaaaaaaahhh te riemp o culu, te mett n’cinta” io:”si beddu sborro macari iu!” lui:”eccooooooooooooooo aaahhhhhhhh” un urlo a****lesco uscì dalla bocca di entrambi sborrammo insieme.

Sentivo la sborra calda dentro di me lui si accasciò su di me e lecco la mia sborra dal mio petto poi usci il suo cazzo mise la sua faccia davanti al mio cule e appena uscì la sua sborra bevve tutto e me la passò in bocca a me…La prima sborra che assaggiavo mmmmm lui:”u sapev ca a vulev” ingoiai tutto e lo baciai…. Poi si mise su un fianco e mi abbracciò da dietro e mi disse:”vojio dormì tutta a nott mbraccio a te cu me cazz rint e tiè!” cosi me lo infilò di nuovo e ci addormentammo col suo cazzo dentro di me ed abbracciati!
All’alba mi svegliai col cazzo ancora duro nel mio culo!(in seguito mi disse ke aveva preso il viagra)
FINE.

Slegami

Lei è venuta prima di me, non me lo aspettavo. Solitamente le piace giocare, anche quando è molto eccitata trattiene l’orgasmo pur di sentire il più a lungo possibile un membro dentro il suo ventre.

– “Slegami!”

Il mio sorriso malizioso lascia intuire che non ho alcun’intenzione di ascoltare la sua preghiera. Mi allontano da lei qualche passo e resto a guardarla.

– “Dai! Slegami!”

Lascio i miei occhi correre sul suo bel corpo disteso sul letto e legato, mani e piedi, in modo da formare una croce di S.

Andrea.

– “Ti prego! Iniziano a dolermi i polsi ed è tardi!”

Fisso le gocce biancastre del mio seme che lente colano dalla vagina, più lei si agita tirando sulle corde e contraendo gli addominali più ne escono.

Stanno macchiando il lenzuolo.

– “Slegami! Ma che intenzioni hai?”

Guardo la sua pelle che aderisce perfettamente ai muscoli tesi, le sue curve che si accentuano quando si dimena, i capelli sparsi in parte sul cuscino ed in parte sul viso.

Mi piace osservarla!

Sento il membro tornare in vita al pensiero di come ci siamo accoppiati pochi minuti fa ed al ricordo di come questo gioco è iniziato. Si è lasciata legare mentre mi guardava negli occhi con aria di sfida, pareva che dicesse: “Legami. Legami pure, tanto sai già che non sarai in grado di res****rmi!”

Aveva ragione!

In quella posizione era così invitante che sono entrato in lei ed ho iniziato a muovermi senza badare ad altro che alle mie sensazioni.

Per una volta ho posto il mio piacere innanzi al suo, è stata un’esperienza unica, incrementata ed avvalorata dalle corde che la legavano.

In quel momento ai miei occhi ha cessato d’essere la mia compagna ed è divenuta oggetto di puro piacere, un corpo entro il quale sfogare i miei istinti di maschio. Ho penetrato un corpo caldo e umido, mi sono mosso dentro di esso e sono venuto il tutto in pochi istanti tanto ero eccitato.

Quello che mi ha sconvolto è stato il suo orgasmo!

Lei è venuta prima di me, non me lo aspettavo. Solitamente le piace giocare, anche quando è molto eccitata trattiene l’orgasmo pur di sentire il più a lungo possibile un membro dentro il suo ventre. Questa volta si è lasciata andare esattamente come ho fatto io, pur legata ha invertito i ruoli facendo di me l’oggetto del suo piacere, si è data all’amplesso badando unicamente al suo piacere ed ha raggiunto lo scopo prima di me.

Incredibile questa nostra intesa.

Non avevamo combinato niente, nessun progetto, alcun accordo; le corde sono uscite per caso durante i preliminari, i miei pensieri e la mia eccitazione è nata mentre la legavo. Ho deciso di usarla in quel momento, lo stesso in cui le ha deciso di usare me.

La guardo ora e penso che è una donna fantastica.

– “Uffa! Slegami dai!!!”

La sua pelle inizia a dare segni del freddo che prova: leggeri brividi la percorrono ed i capezzoli tornano ad inturgidirsi dopo il languido rilassamento del dopo orgasmo.

Sorrido ancora, so quanto ama il caldo dopo il piacere. Provo un senso di vaga eccitazione nel torturarla così.

Devo vincere la tentazione di avvicinarmi a lei per sfiorarla con le mie mani, il suo corpo mi attrae troppo.

– “Un bel gioco dura poco! Slegami che stanno per arrivare Sonia e Marco… devo prepararmi. “

– “Perché?”

– “Ma lo fai apposta? Te l’ho detto, devo prepararmi!”

– “Io ti vedo già pronta!”

I suoi occhi s’illuminano di comprensione, finalmente ha capito l’estensione del mio gioco.

– “Sei un … “

La frase le viene stroncata in gola dal campanello. La lascio sul letto e vado ad aprire.

I soliti saluti, abbracci e baci; sulle labbra nel caso di Sonia.

– “Dov’è?” – chiedono quasi all’unisono.

– “Di la!” – dico indicando la camera.

Sonia mi guarda, dai miei occhi ha già capito.

Li accompagno in camera e lascio loro il tempo di comprendere.

– “Nessun preliminare questa sera? – domanda Sonia con un tono che è più di affermazione. “

– “Direi di no!” – affermo laconico

– “Che progetti avete?” – domanda Marco d’indole pratica

– “Falle cosa vuoi, io e la tua donna andiamo di la!”

Claudia mi guarda dal letto, nei suoi occhi vedo un profondo sentimento di gratitudine per la situazione che ho creato ed una crescente eccitazione, poi sposta lo sguardo su Marco e si concentra su di lui.

Sonia ed io lasciamo la camera, abbiamo molte cose da dirci e da fare.

Sonia ama lasciarsi eccitare con calma, siamo ancora sul divano quando sentiamo un soffocato gemito di piacere emesso da Claudia, ci guardiamo negli occhi poi Sonia si alza ed inizia spogliarsi.

Il nostro amplesso è quasi regolato dai suoni che provengono dalla camera, rumori e gemiti che c’eccitano unendosi ai nostri.

A fine serata accompagno gli amici alla porta, non ho ancora visto Claudia e non ho idea di dove sia.

Saluto i nostri complici erotici poi torno in camera, lei è ancora legata al letto.
I nodi sono lenti e non sono i miei, si è rifatta legare. Ha le gambe raccolte e divaricate, come se stesse aspettando di essere presa, il capo è reclinato sul cuscino e gli occhi sono socchiusi e fissa il vuoto mentre respira lentamente. Dalle labbra della vagina fradice cola un rivolo di seme oramai trasparente.
Fisso il suo ventre piatto e abbronzato che si solleva a tempo con il respiro poi salgo al seno con quei capezzoli ancora turgidi.

Ma è intorno allo sfintere che noto uno strato lucido, come se fosse stato lubrificato e sul comodino, a portata di mano, l’olio di vaselina.

Sto per parlare ma lei mi anticipa:

– “Sono piena!”

– “Hai goduto?”

– “… da impazzire, e tu?”

– “Anche io. “

– “Adesso mi sleghi?”

– “Adesso sì!”.

Situazione Ideale

immagino di essere a casa mia, sapendo che mia moglie non riestra per cena e quindi avere 2 o 3 ore la casa tutta per me, quindi dopo aver cenato e bevuto con il mio amico, tra vari doppi sensi e frasi intriganti scopriamo entrambi che il desiderio di giocare cn un CAZZO che non sia il nostro, e’ reciproco, quindi ci portiamo in camera da letto(grazie al vino che inibisce entrambi e ci permette di essere piu’ sciolti e meno imbarazzati) ma all’improvviso, mantre giochiamo, mia moglie apre torna e entrando in camera …

insomma una serata del genere non mi dispiacerebbe, soprattutto scoprire che anke a mia moglie piacere giocare con il sesso senza falsi moralismi sarebbe fantastico !!!.