Sverginata a 17 anni in barca (3, ricordi liberi)

NOTA: INUTILE CHE LEGGIATE QUESTO “RACCONTO” (IN REALTÀ RICORDI SPARSI) SE NON AVETE LETTO LA PARTE 1 E 2!

Come detto il ritrovamento di alcune vecchie foto (analogiche quasi tutte fatte con Polaroid che avevo nascosto fin troppo bene) che mi fece lo “zio” Roberto a Lavinio durante i nostri incontri, hanno s**tenato un turbinìo di sensazioni, ricordi, eccitazioni sopite che hanno generato il racconto (diviso in 2 parti per ragioni pratiche) che spero abbiate letto.

Ora aver raccontato quella esperienza così marcante per me mi ha fatto ricordare tante altre cose, e rivivere sensazioni, scopate e relativi luoghi.

Anche in questa occasione rinnovo il mio amore per quell’uomo che non vorrei venisse etichettato come uno stupratore senza scrupoli: non mi ha mai usato violenza, potevo dire no quando mi chiese di provare le calze in barca, potevo dire no quando mi disse di rimetterle il giorno dopo e se ero disposta (anzi all’epoca disposto) a metterle per lui ogni volta, potevo dire no quando tornai con lui dopo che a sorpresa mi aveva sborrato in bocca la prima volta, e potevo dire di no soprattutto quando propose di scoparmi la prima volta.

Mettendo calze per lui quella prima volta in barca, mi consegnai di fatto a lui e mi affidai a lui.
Dissi sempre si. Forse all’inizio più per affetto (e per puerile paura che lo dicesse ai miei) e per non volerlo deludere, poi dopo le prime scopate (e superato il dolore delle primissime volte) vivevo praticamente aspettando di averlo sopra di me; sapevo che avrei infilato calze -ormai lo facevo con esperta malizia-, avrei spalancato gambe e lui mi sarebbe venuto sopra penetrandomi senza preliminari o esitazioni.

Avevo imparato ad essere meno passiva, quando mi veniva sopra, glielo prendevo in mano e me lo portavo sul buchino (ormai non tanto “ino”), aspettavo che spingesse per sentirmi allargare e riempire di lui, e gli chiudevo le mie gambe dietro la schiena, lo attiravo su di me e lo lasciavo sfogare tutto il tempo che voleva.
La durata della scopata era sempre perfetta, sembrava che avesse il timer regolabile per sborrare: in situazioni “rubate” o in posti “avventurosi” (tipo in macchina o in quella toilette che ho raccontato) veniva rapidamente, quando eravamo tranquilli, magari in barca o in campagna in un posto tutto per noi, mi scopava più a lungo alternando ritmi forsennati a momenti di “vai e vieni” più intensi e lenti.

Se non mi sentivo cambiato (sempre il maschile è d’obbligo) dopo il primo rito delle calze o dopo qualche sborrata in bocca che mi fece, dopo diverse scopate mi sentivo cambiata (il femminile è d’obbligo).
Ad esempio se come ragazzo voglioso ogni tanto prima mi masturbavo in modo classico (normalmente chiamato sega), dopo che mi ebbe scopato/a diverse volte il mio autoerotismo consisteva nell’indossare calze nell’intimo della mia camera e, in piedi o a letto con gambe aperte, infilare 3-4 dita nel culo ormai usatissimo dallo zio, ma anche infilare qualche zucchina o banana rubate in cucina e venire così, piena dietro, immaginando lo zio su di me.

Ricordi sparsi e ulteriori sensazioni che mi sono venuti dopo i 2 primi racconti:
Lo zio mi scopò tutto il mese in tutti i posti possibili , ma con mio grande rammarico non mi baciò mai, io dopo prime volte sognavo che mi scopasse con lingua in bocca, ma non lo fece mai. Stava sopra di me e mi “sbatteva” come suol dirsi, gli accarezzavo capelli e nuca, ma lui stava ( sempre veniva da davanti come detto) con la testa vicino alla mia, parlava pochissimo ma scopava ogni volta come fosse l’ultima scopata,in modo quasi disperato (ma con un cazzo di marmo) con una foga e arrapamento -che mai più ho ritrovato in alcun maschio- fino a venirmi dentro.

Due ricordi molto forti e teneri: andammo alla sua tenuta nell’Agro Pontino, e facemmo gita a cavallo (ho ritrovato anche foto che ho pubblicato), tanto sapevo benissimo che appena soli mi avrebbbe scopata. Arrivammo vicino a in fiumiciattolo e lui disse ” scendiamo un po’ qui, dai”. E mise in terra una coperta con il paio di Omsa sopra, le sigarette HB, l’accendino e il tubetto di Dilatan. (Ormai mi stava scopando da almeno 10 giorni , mi bastava un filo di crema ed entrava come il burro…).

Fui molto rapida, spigliata e spogliata, messe calze, piccola lubrificata dietro, sigaretta accesa e sfacciatamente gambe aperte per accoglierlo, sollevando il culo anzi aprendolo con le mani. Avendo molto più tempo del solito, dopo essermi venuto dentro come faceva sempre rimase steso vicino a me, e si rilassò accarezzandomi gambe fumando una sigaretta. E si appisolò, con un braccio intorno a me. Io fumai la mia immancabile sigaretta “post-scopata” (c’era quella “pre-scopata” e quella “post”) gustando quel momento tenero e intimo, mentre la sua sborra colava dal culo sull’asciugamano macchiandolo, anzi mettevo mano lì sotto per sentirla scendere dal mio buchetto ancora ben aperto…poche ore dopo prima di lasciare quel posto mi riscopò con una foga che mi stupì, come fosse la prima, e presi seconda sborrata nel culo nel giro di poche ore.

Facemmo vero picnic e rimasi sempre nudo con le calze, uno dei ricordi più dolci ma anche trasgressivi della mia vita.

Un’altra volta, ricordo splendido, eravamo in macchina verso le 6 del pomeriggio tornando da una partita di pallavolo (lo zio era sempre impeccabile in pubblico e mai fece allusioni o ammiccamenti né disse frasi mormorate o strizzate d’occhio…) e ci sorprese il tipico acquazzone di fine estate, violentissimo, pioveva a catinelle.

Lo zio anziché dirigersi verso casa, imboccò quella stradina di campagna dove andavamo spesso e dove gli feci il primo pompino vero “attivo” ( vedi parte 1). Mi fece un sorriso che diceva tutto, e io senza pensarci , anzi con gioia, mi spogliai completamente buttando con fare liberatorio nel retro della macchina costume, infradito, maglietta, e indossai le calze. Scese senza dire nulla, sotto la pioggia e lo seguii, mi prese la mano ( quanto adoravo questa cosa) e come una coppia -almeno mi piace pensare così- ci inoltrammo nella campagna deserta e fradicia.

I piedi nudi nel fango, le calze bagnate e ormai sudicie di terra bagnata, mano nella mano. Arrivati in una piccola radura, sempre sotto una pioggia fortissima (gradita perché eravamo sudatissimi dopo la pallavolo), zio disse solo “qui”. Non aspettavo altro. Mi stesi e aprii le gambe in modo decisamente osceno; lui finì di spogliarsi e mi venne sopra. Io in modo impaziente e sfrontato glielo presi con la mano e me lo spinsi tutto dentro.

Erano ultimi giorni di agosto, e da giorni non usavo più crema per lubrificarmi, bastava un minimo di saliva, Quella volta neanche quella, ero bagnatissimo/a.
Si, lo zio giorno dopo giorno mi aveva completamente sfondato dietro (sempre uso maschile).
E mi scopò lì sotto la pioggia, facendomi affondare nella terra umida ormai quasi fango. Sborrò nel mio culo per l’ennesima volta e tornammo verso la macchina, io ero piena di terra, fango dappertutto, le calze irriconoscibili e attaccate alle gambe per la pioggia, erba e fango.

Salimmo in automobile e fumammo entrambi una agognata sigaretta, stesi sui sedili reclinati, fradici e sporchi. Poi in un’atmosfera di totale deserto, mi portò ad una spiaggia abbastanza isolata dove non c’era un’anima visto il tempaccio, fermò la macchina quasi sulla sabbia e insieme, come due innamorati in una pubblicità di un villaggio vacanze, corremmo verso il mare, io nudo con le calze bagnate e sporche e corpo pieno di terra, e nudo anche lui.

E un gran tuffo in mare.
E’ stata uno dei momenti più teneri, erotici ma sopratutto felici della mia vita.
In mare mi levai le calze, le lavai per bene nell’acqua di mare. Tornando, nudo, verso la macchina, le diedi allo zio che fece per buttarle amava le calze molto nuove senza difetti) ma io dissi “ zio, no, posso tenerle allora?”, Lui disse “certo” e me le diede.
E mamma arrivati a casa: “divertiti alla pallavolo?” Io: “si molto, mamma!”
Splendido figliolo, bello, allegro, gioia della famiglia…con un culo sfondatissimo e la sborra dello zio dentro.

Quante volte le misi poi la notte e mi masturbai (non solo…davanti) con quelle calze ancora piene di salsedine…

Strano destino, quello di uno splendido ragazzo 17enne che arriva in vacanza aspettando e forse sognando di scoparsi la sua prima ragazza e invece pochi giorni dopo si ritrova a indossare quasi quotidianamente un paio di Omsa e in barca, nei prati, in macchina, e farsi scopare praticamente ogni giorno dal più intimo amico di famiglia, lo zio Roberto di 28 anni più vecchio…

Ma il quesito che mi ha poi -quasi- assillato é: lui mi ha creata o mi ha scoperta?
Ha tirato fuori il meglio o il peggio di me?

Voi che dite, amici? Il sondaggio è aperto…

Baci dalla vostra Angelica.

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