Il portiere di notte

Anna era diventata insistente con i messaggi. Mi chiedeva dov’ero, con chi ero, cosa stessi facendo. Terzo grado vero e proprio.
Era fastidiosa, anche perché non aveva nessun diritto di farlo.
Ci stava rovinando la serata. Era un po’ la nostra serata di trasgressione a cena.
Eravamo andate fuori paese apposta per essere più libere di trasgredire.
Avevo messo il telefonino in silenzioso, come sempre al ristorante.
Potevo anche spegnere il telefono ma ero in vacanza da sola e se qualche parente mi avesse cercata si sarebbe preoccupato alla mia non risposta.

Manuela assisteva perplessa a questo comportamento di Anna, in fondo era la sua compagna.
Voleva leggere i suoi messaggi.
Li leggeva in silenzio, nessun commento.
Chiaramente questo fatto condizionava la serata.
Ero stata io a chiederle se le avesse mai un giorno parlato di noi, di questa strana coincidenza di conoscere e uscire con la stessa ragazza.
Aveva risposto che le sarebbe piaciuto dirle tutto.
Tutto sommato si erano tradite a vicenda.

La cosa anomala era si erano tradite con la stessa persona.
Non è che la cosa mi facesse particolarmente piacere, ma alla fine io ero in vacanza con voglia di trasgressione.
Tra tre giorni non le avrei più riviste.
Non rispondevo ai messaggi di Anna, probabilmente il mio silenzio la infastidiva tanto al punto che dai messaggi era arrivata alla telefonate.
Dopo la terza telefonata senza risposta avevo detto a Manuela che avesse chiamato ancora avrei risposto e con la sua autorizzazione le avrei detto tutto.

“Ma si dai. Dille tutto” aveva autorizzato.
Un minuto più tardi aveva richiamato.
“Ciao Anna, scusami non sentivo il telefono, perdonami”
” Ma dove sei? Mi hai fatto preoccupare! Mi è saltato un impegno e volevo vederti” aveva risposto.
“Dove sono non lo so. Sono a cena con una amica comune. Si chiama Manuela, fa la bagnina” mi sarebbe piaciuto vedere la sua faccia.
“Non ci credo” sorpresa
“Ascolta, è qui di fronte a me, chiamala sul suo telefono e chiaritevi tra voi.

A me serve il mio telefono”
Dieci secondi ed il telefono di Manuela squillava.
Cosa si siano dette non sapevo dal momento che Manuela si era allontanata.
Personalmente ero contrariata dalla situazione creatasi al punto che avevo chiamato il cameriere per preparare il conto.
Lasciata lì da sola al tavolo. Volevo andarmene.
Avevo fatto in tempo anche a pagare il conto che Manuela non era ancora tornata.
Il chiarimento era durato circa venti minuti.

Manuela era tornata scusandosi e aveva chiesto se volessimo andare e di chiedere il conto.
“Già fatto tutto, possiamo andare” le avevo risposto.
Chiaramente la cena l’avevo offerta io nonostante lei volesse dividere la spesa.
Ma era stata carina a soccorrermi. Era il minimo che potessi fare.
Stavo già meglio, riuscivo a camminare ed anche a guidare.
Ero diretta in hotel, dove avevamo lasciato il suo scooter.
“Ti spiace passare dal chiringuito di Anna”? Era stata la richiesta di Manuela.

“No problem, basta che non coinvolgete nelle vostre cose”. Avevo risposto.
“Tutto chiarito, vedrai non ci saranno problemi”. Mi aveva rassicurato.
Non era distante, pochi minuti ed eravamo arrivate.
Anna era già lì.
Il chiringuito la sera era chiuso.
Io non ero scesa dalla macchina.
Lo aveva fatto Manuela.
Anna l’aspettava dalla sua parte.
La mia macchina era un fuoristrada molto alto.
La sua sagoma le metteva al riparo dalla vista di persone che passeggiavamo sul marciapiede opposto.

Non si erano parlate ma abbracciate a lungo. Si coccolavano, scambiavano bacini.
Ero rimasta in silenzio in attesa che finissero le loro effusioni, che altro potevo fare?
Andarmene mi sembrava brutto. Anche se ci avevo pensato.
Erano state loro a scusarsi e proposto se volessi andare a bere qualcosa insieme.
Voglia di andare a dormire non ne avevo ed avevo proposto di andare al mio hotel.
“Di sera è carino.

Potremmo bere qualcosa sul bordo piscina. Non voglio allontanarmi più di tanto visto le mie condizioni. Vado meglio ma faccio ancora fatica a camminare”
Avevano accettato.
Strada facendo avevo spiegato ad Anna quanto era successo e l’aiuto datomi da Manuela. Chiaramente non le avevo detto di quello successo in camera.
Non mi sarei mai permessa.
Poi non sapevo cosa le avesse detto Manuela nella loro telefonata.
Quel “tutto chiarito”per me chiariva poco.

Sedute sul bordo piscina c’era tornato il sorriso.
Scherzavamo come se niente fosse successo.
A quell’ora c’era Michele, il portiere di notte dell’hotel.
Era ancora bassa stagione e dopo mezzanotte era lui che faceva tutto.
Dalla reception al servizio tavolo.
Non c’erano altri clienti al bar e visto che gli ospiti dell’hotel erano tutti rientrati Michele si era aggregato a noi.
Non gli sembrava vero stare con tre tipe.

Era un uomo sui cinquant’anni, piccolo di statura, un po’ all’antica.
Non era del posto, era pugliese.
Aveva lasciato al paesello moglie e figli per farsi la stagione al nord.
Diceva poco al nostro fianco, ma era divertente.
Lo prendevamo in giro e si faceva volutamente prendere in giro.
Eravamo in posizione di relax, eravamo a nostro agio, abbastanza scosciate, almeno loro, io indossavo delle bermuda.
La presenza di Michele non ci condizionava.

Anche nei discorsi ci sentivamo libere.
Lo sguardo di Michele si soffermava spesso sulla vista delle mutandine delle due ragazze.
Come se non bastasse Anna, complice la sua terza caipirinha, lo provocava.
Si era accorta degli sguardi e gli diceva:
“Michele, che mi guardi la passerotta? Dopo da solo ti tocca fare. Già è un mese che non la vedi, ma come fai a res****re? Dai raccontaci le tue fantasie. Facci sognare.

Facci eccitare”.
“Siete voi che ci perdete carissima” era stata la sua risposta.
Michele quando parlava non dava mai del tu o del lei, ma usava il voi anche quando si rivolgeva ad una singola persona.
“Ma è vera la leggenda dell’articolo IL che dice che nella botte piccola c’è il vino buono” continuava Anna.
“Il migliore. Lo volete assaggiare”?
“Non ci credo. Quello che si vede da sopra i pantaloni non premette niente di buono” continuava Anna.

Nel frattempo la temperatura esterna si era abbassata e avevamo deciso di continuare i nostri puerili discorsi all’interno dell’hotel sedute o meglio spaparanzate e sempre più scosciate sui divani della hall.
“Ve lo ripeto, provare per credere” diceva Michele.
“Beh. Adesso sono curiosa. Faccelo vedere, tanto non c’è nessuno. “
“Qui no. Ci sono le telecamere ovunque che registrano”. Aveva riposto Michele.
“Solita scusa, prima hai detto: lo volete assaggiare, poi provare per credere, adesso ci sono le telecamere.

Io te la sto mostrando, guardala ma tu ti tiri indietro”. Mentre parlava pur restando seduta si era alzatala gonna ed con un movimento sexy apriva e chiudeva le cosce.
Ormai connetteva poco. Era quasi brilla.
Naturalmente quando apriva le cosce le mutandine erano bene in vista.
L’ambiente si stava riscaldando.
Sia io che Manuela guardavamo divertite, anche se ci chiedevamo dove Anna volesse arrivare.
Era una sua iniziativa personale.

Però vederla con la gonnellina alzata era molto sexy e la mia passerotta iniziava ad agitarsi.
“Venite di là e potete vedere” aveva proposto Michele indicando un luogo probabilmente non coperto dalle telecamere.
“Vabbè ho capito, andiamo” Anna si era alzata e aveva seguito Michele.
Si era spostata solo di qualche metro, in un’ala della hall.
Aveva sensualmente sbottonato lei la patta dei pantaloni a Michele
Li aveva aperti senza abbassarglieli ma quanto bastava per vedere da sopra le mutandine tutta la forma di un uccello di grosse dimensioni gonfio già pronto all’uso.

Anna non contenta le aveva messo la mano da sopra le mutandine stringendogli l’uccello. “Cazzarola, fantastico, è grosso e duro come il marmo”. Aveva commentato e proseguendo “Ragazze venite a toccare”
“Ma anche no, ti credo sulla parola” avevo risposto io.
“No no, dovete. Dai venite, dovete toccare”.
Aveva preso per mano Michele avvicinandolo a noi e disinteressandosi delle telecamere.
“Dai, non fate le schizzinose toccate”. Insisteva Anna.
“Non ci penso proprio”.

Era stata la mia risposta.
Ero attirata a farlo.
La situazione era anomala ma provocante.
Ma non riuscivo a capire le intenzioni di Anna.
Aveva messo Michele di fronte a me.
Aveva preso la mia mano e con la forza cercava di avvicinarla alle mutande di Michele.
Le avevo detto più volte di smetterla.
“Dai un attimo solo”. Diceva Anna e così alla fine la mia mano aveva sfiorato l’uccello di Michele da sopra le mutandine.

Per quanto fossi contrariata, il contatto con un uccello caldo, duro, di quel calibro in mano mi aveva ulteriormente eccitata.
La stessa cosa l’aveva fatta fare a Manuela che non aveva opposto resistenza.
Era stata Anna stessa a raffreddare Michele dicendogli che si sarebbe dovuto sfogare da solo.
“Non è giusto però”. Aveva risposto aveva risposto Michele e proseguendo “Io ve l’ho fatto toccare, adesso però mi fate toccare la vostra passerotta.

Mi state facendo uscire matto”.
Chiaramente la risposta era stata negativa.
“Anche solo da sopra le mutandine, un attimo solo. Dai solo un attimo” insistendo.
“Michele basta così. Per accontentarti te la faccio solo vedere la mia solo un attimo” aveva detto Anna.
La terza caipirinha stava facendo i suoi effetti.
Si era spostata nella zona non coperta dalla telecamera.
Si era alzata la gonna ed abbassato le mutandine fino a metà coscia.

“Contento” aveva esclamato mostrando la sua bellissima passerotta rasata.
“Bellissima, giratevi un attimo” le aveva chiesto Michele nel senso di mostrarle anche il culetto.
Anna lo aveva accontentato.
Il culetto di Anna era fantastico. Non ero riuscita a vederlo prima, nel pomeriggio.
Era rimasto nei miei desideri. Nella mia fantasia.
Chiaramente la mia eccitazione stava decollando. Avevo voglia di lei.
Iniziavo a fantasticare. La voglia di baciarle quel culetto tanto desiderato.

Accarezzare quella pelle morbidosa.
Avevo notato nel pomeriggio una leggerissima peluria bionda sulla sua pelle, tra le cosce e probabilmente anche sulle chiappe.
Mi aveva eccitata tantissimo.
La immaginavo sdraiata sul lettone, in camera, con il culetto scoperto in aria.
Io lì dietro di lei a sbaciucchiarla.
Aprirle le chiappe e umidificarle il buchetto con la punta della mia lingua.
Sentirla fremere ed urlare di piacere.

Mi sarebbe piaciuto salire in camera noi tre e lasciarci andare.
Magari con la scusa che si era anche fatto anche tardi.
Come avrebbero fatto per tornare a casa.
Manuela aveva lasciato la sua moto nel garage dell’hotel.
Ma sarebbe stato prudente a quell’ora.
Ma doveva essere una mia iniziativa? O forse si.
Laura.

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