Il paradiso dei Porci

Benjamin Dark, Benji, era un bel ragazzo con un viso armonioso, due profondi occhi azzurri e un fisico atleticamente perfetto con muscoli ben distribuiti su braccia e gambe e un ventre piatto e ben scolpito apparentemente perfetto. In più, ma questo era meno evidente, aveva un cazzo eccezzionalmente grosso sia per diametro che per lunghezza che a vederlo in piena erezione pareva quello di un cavallo.
Un cavallo da monta ovviamente visto che oltre ad averlo ben grosso non vedeva l’ora di usarlo e cogliendo ogni occasione per farsi una bella scopata.

Era un porco e non faceva fatica ad ammetterlo. Ogni buco era degno di esser tappato. Basta che fossero femmine maggiorenni e l’erezione era già pronta.
In piena notte, tutto nudo nel letto, si era svegliato senza un motivo. Forse semplicemente era stufo di dormire.
Come sempre gli accadeva quando apriva gli occhi il suo uccello da 35 centimetri era li tra le sue gambe durissimo e pulsante d’ardore. Iniziò ad accarezzarlo lentamente mentre con l’altra mano esplorava il materasso voglioso.

Quando sentì la pelle calda della donna che dormiva al suo fianco iniziò a palparla. Dormiva girata su un fianco e lui poteva toccarle le grandi natiche come meglio voleva procurandosi lunghe sensazioni di libine che non vedeva l’ora di soddisfare.
Si girò verso di lei e con la mano libera si asprì un varco tra le sue chiappe. Il buco era già abbastanza largo, la donna aveva il culo sfondato già da un pezzo.

Senza ulteriori ripensamenti gli si mise accanto e glielo guidò dentro sentendo pia piano il cazzo profanare quel profondo e caldo buco di culo.
La donna, che ancora dormiva, si chiamava Luana, aveva compiuto sessantanni da pochi giorni ed era a tutti gli effetti sua pro-zia, ossia la sorella di sua nonna. Era un donnone di circa ottanta chili con due bei tettoni a pera e qualche chilo di troppo sul ventre ma era anche molto molto porca e quando aprì gli occhi sentendosi il cazzo nel culo non fece poi troppe obiezioni.

In fondo era nuda nel letto di suo nipote ed era abbastanza ovvio che lui ne approfittasse.
Se la chiavava da più di dieci anni e ancora lo faceva con sufficiente ardore da farla godere come una pazza trapanandole sia fica che culo con quell’incredibile cazzo equino instancabile.
Eccitata da quei colpi iniziò anche lei ad arraparsi e in breve si alzò sulle ginocchia assumendo la classica posizione a pecorina perchè il nipotino potesse meglio incularla montandole sulla schiena.

Intanto anche a lei era venuto duro.
Già perchè la zia, anzi la prozia Luana era anche un po uno zio visto che la natura aveva fatto di lei uno di quei rari fenomeni che si definiscono ermafroditi.
In pratica partendo dal culo sfondato e scendendo con un dito bagnata tra le sue cosce si finiva presto nel buco rovente della sua passerona pelosa ma subito dopo, poco sopra spuntava poco sotto all’ombelico, una bella banana di carne.

Non enorme come quella del nipotino ma comunque sufficiente per trapanare adeguatamente una fichetta calda.
Già la zia, anzi prozia, oltre a lasciarsi sfondare fica e culo era a sua volta in grado di dare tanto quanto riceveva con quella bella fava dura che, benchè non fosse dotata di testicoli, si induriva e schizzava sperma come un vero uccello maschile.
Forse proprio a causa di questa doppia identità luana era ampiamente bisessuale e di mentalità molto aperta.

Per cui farsi fottere dall’amato nipotino non le era mai parso tanto grave specialmente tenendo conto di quella spranga di carne da cavallo che pareva creata apppoosta per fottere e dare piacere.
Il trenino continuò per un bel quarto d’ora finchè zia e nipotino non ragiunsero all’unisono l’orgasmo così che mentre lui le inondava il culo lei spruzzava dritto sul materasso il suo seme maschile.
Soddisfatti andarono insieme in bagno. Ora entrambi lo avevano abbastanza molle per farsi una bella pisciata.

E siccome la zia, tra gli altri privilegi, aveva la facoltà di poter scegliere se pisciare da maschio o da femmina i due ritti in piedi sulla tazza pisciarono all’unisono nella tazza reggendosi i loro uccelli pieni di piscio.
La zia non l’aveva fatto solo per sveltire la procedura. Sapeva bene che Benji si eccitava molto a guardare una donna pisciare come un uomo e non perdeva occasione per accontentare la mente perversa del nipotino che infatti, arrapato, non aveva nemmeno finito di pisciare che già le aveva afferrato il cazzo eccitato iniziando a farle una sega mentre con l’altra mano se la faceva a sua volta.

Ne sarebbe probabilmente seguita una seconda chiavata ma stavolta la zia era decisa anche ad infilarlo visto che, come già detto, era bisessuale nel più largo significato dell’aggettivo.
Proprio in quel momento, forse richiamata dalla luce accesa in piebna notte irruppe in bagno Renata. Sorella maggiore di Luana e nonna di Benji. Sessanta tre anni ben portate, tette ancora dure e fica molto, molto calda.
Era stata proprio molti anni prima a sverginare sua “sorella” lasciando per la prima volta che Luana infilasse il cazzo in una fica ed era stata sempre lei, anni dopo a spalancare per la prima volta le gambe al nipotino rendendolo uomo.

In pratica li aveva sverginati entrambi quindi, a buon diritto, godeva di un certo privilegio su quei due bei cazzi duri.
Non disse molto. Messasi in mezzo a loro iniziò a masturbarli uno per mano ma era decisamente arrabbiata.
Dalla tazza proveniva forte l’odore di urina delle due pisciate e la cosa non le piaceva affatto “Avete pisciato senza chiamarmi… Sempre i soliti” borbottò tra se.
Non era un segreto che nonna Renata fosse una convinta masochista che adorava farsi pisciare addosso.

Spesso, in casa, non si usava neanche il bagno.
“Facci sborrare e dopo te ne pisciamo un altro litro vaccona” le disse Luana e per accentuare ancor di più la sua posizione dominante sulla sorella le tirò uno schiaffo sul culo violentissimo che Renata gradì molto.
Senza tergiversare fece sedere Luana sulla tazza e iniziò a spompinarla mentre arcuata quanto bastava porgeva il posteriore al nipotino che, senza esitazioni gli affondò in fica iniziando a sbattersela a tutto spiano.

Il cazzo dell’ermafrodito riprese presto vigore nella sua bocca e l’arrapatissima Renata già si aspettava la doppia penetrazione con nipote in fica e sorella in culo ma Luana aveva altre intenzioni.
Lasciata la sorella chinata a farsi fottere da Benji si mise di spalle al nipotino e chinatasi iniziò a leccargli il buco del culo. Un lavoretto di lingua che lo fece arrapare ancor di più mentre, con costanza, si sbatteva la nonna a tutto spiano.

Quando sentì che zia Luana aveva sostituito la lingua con la cappella del suo cazzo lui non fece obiezioni e baganto lasciò che la zia lo inculasse come lui del resto aveva appena fatto con lei.
Stretto in quel panino, dentro alla fica della nonna e col culo pieno del cazzo della zia raggiunse anche lui il secondo orgasmo. “Sborro” annunciò alla nonna e lei, affamata, fu lesta a scosarsi voltandosi appena in tempo per aprire la bocca e leccare tutta la sborra calda del nipotino che intanto si godeva a sua volta l’impetuoso fiume caldo che Luana gli stava sparando dritto nel culo.

“Ora piusciate?” chiese la nonna.
E loro non fecero obiezioni. Fattala sedere sul cesso si presero gli arnesi in mano e mirando bene le urinarono in bocca contemporanemanete.
La nonna Renata, sgrillettandosi come una pazza con entrambe le mani bevve fino all’ultima goccia ecciatata mentetre zia e nipote per rendere ancor più gradevole l’esperienza di sottomissione la insultavano chiamadola “Troia, vecchia puttana, vacca, cesso di piscio” tutti insulti che la eccitavano e la facevano venire a ripetizione.

La prima volta che aveva chiamato troia sua nonna gli era parso davvero strano e l’aveva pronunciato con non poca fatica ma dopo, saputo che si faceva montare dal fratello e che si portava a letto parecchie “amichette” non gli veniva più così difficile, anzi, anche quando non chiavavano la chiamava sempre affezzionatamente. Troiona… La nonna troiona… e la zia porca. Tornato a letto, mentre le due sorelle si facevano una bella doccia si sdraiò sul letto contento di quanto fosse liberatorio poter fottere liberamente in famiglia ogni volta che gli tirava il cazzo e di quanto fosse stato fortunato quel giorno che sua nonna gli era entrata in camera mentre si faceva una sega e anziché sgridarlo o umiliarlo si era semplicemente seduta accanto a lui iniziando a masturbarlo.

La prima sega fatta da una mano estranea.
Pochi minuti dopo era arrivato anche il primo popino. Lui allora non lo sapeva ma nonna Renata era una bocchinara nata tanto che lo fece sborrare quasi subito bevendo la sua sborra mentre lui curioso le palpava le coscie toccandole la fica pelosa.
Piacevolmente sorpreso dal fatto che la nonna non portasse mai le mutande era riuscito a infilarle un dito in fica. Una cosa calda, umida, meravigliosa… Gli era tornato duro subito.

Nonna renata aveva tolto gonna e camicetta rivelando, nonostante l’eta un bel fisico giunonico con due belle tettazze da ciucciare e una bella fica pelosa pronta per essere fottuta.
Quel pomeriggio aveva avuto il suo primo assaggio di quanto fosse bello fottere e di quanto fosse vacca sua nonna, scopaiola, pompinara e bisessuale.
Aiutato da lei l’aveva chiavata piano piano fino a che non le era venuto dentro due volte di fila come se un eiaculazione sola non potesse bastare a soddisfarlo
Da allora, non aveva mai smesso di farsela scoprendo piano piano nuovi giochi sempre più perversi e imparando astimolare ogni suo senso affinando di volta in volta la tecnica amatoria fino a divenire una macchina per fare sesso.

Dotatissimo, sempre arrapato e molto, molto perverso.
Il filo dei suoi pensieri si interruppe. I rumori dal bagno erano evidenti. Corse a guardare. Le due sorelle non avevano resistito alla tentazione di far la doccia nude insieme.
A Luana era di nuovo venuto duro e si stava inculando senza pietà la sorella mentre l’acqua le bagnava allegramente.
Non poteva res****re.
Si mise in mezzo anche se non gli andava di fare un altra doccia e porse l’uccello alla nonna che spalancata la bocca iniziò a succhiarglielo con maestria.

Bastò poco per irrigidirlo come marmo.
Voleva fottere ma in quella posizione Renata non pareva disponibile così ripiegò sul grosso culone transessuale di Luana.
Sfondatissima si lasciò infilare il cazzo fino ai coglioni con un sol colpo. “E meno male che ce l’ho grosso zia… Sei aperta come una galleria” mormorò mentre già pompava a tutta forza.
Potevano andare avanti anche mezz’ora ma vennero introdotte molto prima quando, come dal nulla si materializzò Luisa.

“Ancora in bagno a fare ste maialate!” sbottò la matura quarantenne.
In un sol colpo Benji sgusciò fuori dal culo della zia col cazzo dritto come una trave “Scusa mamma non ho saputo trattenermi”.
“Si ma dobbiamo andare” mormorò sua madre.
Luisa era una bionda rotondetta dal visino grazioso, invitanti occhi azzurri capelli biondi e due specie di angurie gonfie sul petto che ballonzolavano ritmicamente ogni volta che muoveva un passo.

Prima che succedesse il fattaccio con la nonna, prima che Benji diventasse uomo, non aveva mai nemmeno osato pensare a sua madre in quel senso.
Non che le tettone della donna coi capezzoloni grossi e duri che quasi pulsavano sotto la camicetta non lo eccitassero, anzi!. E le gambe? Quelle grosse cosce sempre fasciate da calze di nylon erano un piacere e un indurimento solo a fissarle. Ma era sempre sua madre.
Certo dopo essersi sbattuto per bene sua nonna, ritenendosi abbastanza smaliziato, Benji cominciò a notare con quanta insistenza sua madre portasse sempre un trucco molto pesante sul viso a volte quasi osceno, quasi da battona.

Il rossetto infuocato le faceva le labbra carnore e invitanti ma aveva davvero bisogno di mettersene così tanto?
E le gonne? Belle certo e dai colori più vari ma non ne aveva mai vista una che riuscisse a coprirle più di metà coscia. Ma era lecito che una quarantenne indossasse gonne così corte e zeppe ai piedi così alte.
Non vestiva forse un pò troppo da troia? Si domandò una sera prima di addormentarsi.

Naturalmente nel domandarselo gli venne duro come un sasso e iniziò a tirarsi lentamente un segone. Era la prima volta, seppur indirettamente, che si masturbava pensando a mammina.
Ma la sega non lo portò all’orgasmo.
Era ancora in pieno lavoro di mano che la porta si aprì delicatamente. Nella penombra riconobbe nonna Renata.
A quel tempo Benji non era ancora lo smaliziato porco che sarebbe poi evoluto in quella casa e i suoi rapporti si limitavano solo a lei quindi, quando la vecchia maiala si infilò sotto alle coperte fu con sollievo che godette della sua mano che gli afferrava saldamente il cazzo.

“Amore della nonna ma perchè non mi chiami? Senti che roba volevi sprecarla tutta con una pugnetta?”.
“Oooo nonna” sobbalzò lui godendo la maestria con cui la vecchia glielo massaggiava.
“Mi stavi pensando?” sussurrò lei maliziosa.
“Nonna io…. ” abbozzò imbarazzato.
Lei capì. “Non preoccuparti non devi solo pensare alla nonna”. Tranquillizzato Benji pian piano mentre la vecchia dalla mano passava alla bocca sdraiandosi al suo fianco le raccontò tutto.

Mentre succhiava come un’idrovora la vecchia non perse una parola. Era quasi all’eiaculazione quando la nonna si staccò di botto dalla cappella interrompendo il pompino.
A Benji gelò il sangue temendo di aver detto una parola di troppo. Ma si sbagliava.
Alzatasi dal letto la vecchia completamente nuda lo afferrò per l’uccello duro come se fosse una maniglia di una valigia e lo tirò a se trascinandolo in corridoio e poi da lì fin giù in salotto.

Tutti dormivano ma era la prima volta (allora) che aveva rapporti intimi con la nonna fuori dalla stanza.
Se la cosa da una parte lo intimoriva dall’altra lo eccitava terribilmente.
Giunti in salotto la nonna si chinò nel mobiletto sotto alla televisone a guardare la pila di DVD ammucchiati.
Nel farlo si mise in una posizione così oscenamente arcuata che Benji ebbe l’idea di poggiarsi dietro di lei afferrarle con forza i fianci e iniziare a strusciarsi bene sulle sue chiappone.

Non l’aveva mai presa all’impiedi e aveva una gran voglia di provarci.
Ma lei deludendolo gli disse “Aspetta due minuti”.
Lui le obbedì.
La vecchia mise un Dvd nel lettore, tolse l’audio e fece partire il dischetto.
Era un video amatoriale.
Un porno. video amatoriale ovviamente.
Strabuzzò un attimo quando se ne rese conto.
Era la prima volta che vedeva un filmino di famiglia dove i parenti non indossavano i vestiti.

Sul video comparve Luisa.
Un vestito nero, calze a rete, tacchi alti e l’immancabile trucco pesante sul viso.
Iniziò a spogliarsi…..
“Oddio” sussurrò Benji col cazzo che gli pulsava come un vulcano pronto a esplodere.
Nonna Renata intanto si era messa a terra sul tappeto sdraiata a quattro zampe come un cagnolino, anzi una cagna.
Una cagna in calore.
Montarla da dietro fu spontaneo.
Il video scorreva.

Sua madre si spogliava un pezzo alla volta restando solo in tacchi e calze autoreggenti.
Vedere le tettone così bene, senza nulla a censurare la vista glielo fece gonfiare ancor di più a tutto beneficio della nonna che con quella trave in corpo prese a gemere di piacere.
Luisa, nel video si sedette inpoltrona e spalancò oscenamente le gambe mostrando la peluria biondiccia e la vulva dalle grandi labbra.
Era un piacere.

Iniziò a masturbarsi come una porca.
Benji pompava sempre più forte….
Prese un vibratore da un cassetto e se lo ficcò in fica.
Benji stava demolendo la fica di nonna a colpi di cazzo….
Un secondo vibratore e se lo mise nel culo.
Anche Benji, ispirato, uscì dal ficone della vecchia e cambiò canale.
La nonna trattenne a stento un urlo quando la sodomizzò in un sol colpo.

Per fortuna era abbastanza sfondata davanti e dietro altrimenti chissà che male.
Continuò a pompare mentre Luisa nel video si masturbava fica e culo di gran foga e alla fine venne.
Venne lui nel culo di nonna
e venne sua madre nel video sprizzando una fontanella dalla fica.
“Questa è tua madre, mia figlia…. “.
“Tale madre tale figlia?” sorrise Benji.
“Anche peggio” commentò la nonna.
Infatti il video proseguiva e si vide chiaramente un ombra che si avvicinava a sua madre.

Ma la nonna bloccò il dvd.
“Nonna?”.
“Per stasera è abbastanza. E poi devi tornare a letto”.
“Ma nonna guarda -disse lui mostrandole che nonostante la colata di sborra l’aveva ancora duro- mi mandi a letto così”.
“Non ho mai detto che devi andare a letto da solo” sorrise maliziosa la vecchia….
E tornarono assieme in camera a scopare come ricci in calore col pensiero fisso di sua madre troia che si ficcava vibratori in ogni buco.

Mentre ancora elaborava la visone di sua madre che si masturbava da vera troia successe che la donna avesse improvvisamente ad assentarsi per un mesetto.
Luisa infatti faceva la guida turistica e non era raro che passasse lunghi periodi all’estero per motivi di lavoro.
Così Benji restò a balia della premurosa nonna Renata e di sua sorella Luana.
La cosa si rivelò fin da subito sconcertante.
Fin dalla prima sera le due sorelle avevano deciso di rivelare tutto al giovane Benji.

Propio tutto.
Così quella sera dopo una cenetta piuttosto leggera se ne stavo tutti e tre seduti in salotto. Lui sul divano sdraiato comodo e le due tardone in poltrona.
Nonna Renata indossava le sue solite calze di nylon nere molto velate e, come spesso accadeva, non aveva mutande.
Pareva quasi lo stesse facendo apposta tanto teneva spalancate le gambe mostrando la ficona dalla barba grigia al nipotino.
Lui che fino a quel momento si era chiavato la nonnina almeno una ventina di volte cominciò a sentire l’uccello che gli si induriva e gli faceva male pulsando sui jeans.

Possibile che quella vecchia puttana non potesse aspettare di essere a letto. Purtroppo era ancora presto pensò guardando l’orologio. Deciso che quella sera l’avrebbe trapanata ben bene in ogni buco per non destare i sospetti di zia Luana provò a non fissare la nonna sperando che gli tornasse molle. Così guardò propio la zia. Ma anche lei quella sera sedeva con le gambe così spalancate che vedeva tutto sotto alla sua gonna. La porca, per di più aveva le calze nere a rete da vera dark lady.

Un piccolo piacere al solo guardarle che stimolò in Benji le voglie più segrete. Già, pensò, se tanto dava tanto magari anche Luana era porca come sua sorella. Magari con quelle grosse zucche che aveva per tette sarebbe stata ancor più vacca della nonna.
Fantasticando sulle due sorelle fissò le gambe di Luana.
Lei le mutande però le aveva.
Nere, molto spesse e assai poco sexy. Per quanto sbirciasse non gli riuscì nemmeno di vederle un pelo.

Passò un pò di tempo. Erano all’inizio del secondo tempo di un film quando la nonna con estrema naturalezza si mise una mano sotto la gonna come a volersi togliere un prurito.
Nulla di male se non che il dito della vecchia si infilò delicatamente nella fica come un piccolo uccello duro.
Benji vedeva tutto.
Nonna Renata senza mutare d’espressione si stava sparando un lento e appagante ditale.
“Possibile che stasera la vecchia fosse così in calore” pensò Benji vedendo ogni dettaglio di ciò che accadeva nella vulva della nonna e stupendosi che sua sorella seduta a pochi centimentri non notasse nulla.

Il cazzo intanto si era indurito come un pezzo d’acciaiaio.
Sentiva la pressione dei pantaloni sempre più forte, sempre più dolorosa. Non riusciva a resistrere un secondo di più.
Decise che doveva correre in bagno a farsi subito una sega prima che l’uccello esplodesse.
Ma proprio mentre stava cercando di alzarsi senza dar troppo a vedere il pacco gonfio ecco che “SPANG” il bottone dei pantaloni saltò via come un tappo di spumante.

In un unico istante il bottone decollò verso destinazione ignota e i pantaloni si spalancarono in un colpo solo.
SBADABANG
L’uccello di quasi 35 centimentri che aveva fra le gambe più simile a quello di un cavallo che a quello di un normale ragazzo si elevò ritto in piedi come se avessero fatto il suo nome.
Benji restò pietrificato già immaginando uno s**tto di zia Luana. Non aveva problemi con la nonna ma la zia che poteva fare?
Non fece nulla.

Impassibile restò a fissare la tv mentre Renata continuava il suo lento grilletto sotto alla gonna.
“Certo che gli è venuto davvero grosso” disse Luana come se stesse parlando del tempo.
“E’ sempre stato precoce, già da bambino ti ricordi? A dieci anni aveva già le palle gonfie e i peli”.
“Ma riesci ad alzarti quando ce l’hai così duro?” chiese Luana.
Benji credette di non aver capito bene.

“Chiedevo se col cazzo così duro riesci a camminare lo stesso”.
“Fatico un pò…. “.
Forse perchè si sentiva al centro dell’attenzione il suo pisello prese a pulsare quasi fosse vivo.
“Ti prendo un asciugamani?” chiese Luana alzandosi in piedi.
“Asciuga? Mani?”.
“Chiamalo asciuga cazzo se preferisci” ridacchiò nonna Renata.
Un secndo dopo Luana gli gettò un grosso asciugamani bianco. “Spara” ammiccò la zia strizzandogli un occhio.

“Davvero posso? Non da fastidio se mi sego?”.
“E perchè dovrebbe. Tua nonna è mezz’ora che si sgrulla la fica” minimizzò Luana.
Allora sapeva tutto.
Benji dapprima esitante ma poi sempre più eccitato iniziò a muoversi la mano sul cazzo. Di fronte a lui la fica di sua nonna che colava sbroda mentre col dito incessante si sgrillettava a tutto spiano.
Iniziò a gemere mentre godeva la sua sega di fronte a nonna e zia e fu a quel punto che Renata ululò segnalando che stava venendo.

Ma era solo l’inizio.
Un attimo dopo decise di togliersi completamente la gonna e prese a spogliarsi restando in breve con le sole calze e un top nero con reggicalze che le lasdciava scoperti i seni.
“Nonna dio mio nonna” esclamò Benji ormai pronto a spruzzare.
“Prendi l’asciugamani” lo incitò Luana e fu mentre la fissava che si rese conto che anche lei ora stava ravanando sotto alla gonna.
“O zia ma anche tu….

?”.
“Cosa credi, sono mica fatta di legno tesoro”.
“Dai masturbiamoci assieme” la invitò il nipote sperando che si spogliasse e mostrasse la mercanzia.
Ma Renata non era d’accordo “E voi due credete che mi basti un grilletto. Ma a voi piace proprio sprecare la roba” concluse e prima che Luana e Benji potessero dire qualcosa la vecchia si era già alzata e si era adagiata sul divano di fonte al ragazzo.

Con lui sdraiato supino si accucciò ben bene come se stesse per far pipì e si guidò il cazzone del ragazzo nella fica.
“Adesso si. O che bello”.
Senza ritegno il ragazzo prese a pompare ancheggiando i fianchi orgoglioso di fronte a sua zia di scopar così bene la nonnina.
Avere gli occhi di Luana addosso non faceva altro che arraparlo di più.
Vide che la donna pur restando comoda in poltrona muoveva il braccio a tutta velocità sotto la gonna.

“Zia spogliati dai. Spogliati”.
“Davvero vuoi che mi spogli?”
“Si, si” annuì lui mentre Renata lo cavalcava come una furia.
“E se poi non ti piaccio?”.
“Ma che dici. Io ti adoro. Vi adoro”.
“E sia…” concluse la zia e in un attimo si tolse quasi tutto restando in mutandine e calze a rete autoreggenti.
Aveva delle tettone a pera fanatstiche.
Al solo guardarle Benji sborrò.
Una colata da un litro buono di sperma che riempì sua nonna.

“Wow” esclamò la vecchia colma di sborra fino all’utero.
“E non gli è nemmeno venuto duro” esclamò subito dopo fissando Luana.
“Se ti togli le mutande ce n’è anche per te” propose Benji ormai deciso a scopare sua zia.
“Davvero vuoi che le tolga”………………..
Fu una bella botta.
Non solo sua nonna era una vacca da monta inpareggiabile.
Non bastava aver visto sua madre sgrilletarsi in video come una porca.

Era poco che la prozia Luana fosse nuda e disponibile a farsi montare per benino.
No. C’era anche un bel pendaglio di carne lungo e duro fra le sue gambe.
“Cazzo ma sei un uomo!” sbottò Benji vedendo l’uccellone della zia che, fra l’altro si stava indurendo e alzando ad ogni secondo che passava.
“Ti spaventa?”.
No, in realtà quel pene duro sotto a quelle abbondanti tettone, le calze autoreggenti, la ciccia ballonzolante della vaccona lo arrapavano di brutto.

Ed era curioso. Tanto curioso.
“Ma in fondo sei un uomo o una donna?”.
“Vedi caro non ho i coglioni” e sollevandosi il cazzo gli mostrò che propio in mezzo alle gambe dove si aspettava due testicoli sodi c’era invece la protuberanza pelosa di una bella vagina.
“Una fica!”.
“Si caro mio un cazzo e una fica insieme. Si chiama ermafroditismo ed è una malattia genetica”.
“Una malattia?”.
“Si nasce così.

Col sesso incerto. Talmente incerto che mi piace sia prenderlo che darlo…”.
“Quindi il mio cazzo…”.
“Mi arrapa. Mi arrapa di brutto. Non sai neanche quanto vorrei provarlo in fica e culo” e senza farsi pregare oltre glielo prese in mano iniziando a segarlo.
Con le mani di una donna e l’esperienza di un uomo sapeva bene dove e quanto toccare. Benji prese a gemere appagato “E’ una delle migliori seghe che mi abbiano mai fatto”.

“Allora dovresti… ricambiare il favore ti pare”.
L’ullellone della zia ondeggiava voglioso. La cappella era ormai tutta fuori gonfia e pronta ad esplodere.
Lui esitò.
“Ti faccio paura?”.
“No zia no”.
“E allora che aspetti?”.
Prese coraggio e agì. Non voleva sembrarle pavido.
La guardò con aria di sfida “Ok te lo dimostro” accettò e senza esitazioni si mise in ginocchio tra le sue gambe.
Glielo toccò per un pò “E’ durissimo”.

“Lo sò, sto per esplodere”.
“Vuoi farlo in bocca zia è questo che vuoi” e prima che lei rispondesse aveva già iniziato a succhiarlo come si faceva col ghiacciolo calippo.
Il suo primo pompino.
Pochi istanti dopo la zia gli stava già venendo in bocca.

Bevve la sborra della zia come se fosse nettare.
A parte quando si era assaggiata la sua era la prima volta che beveva sperma e dovette ammettere che non era affatto male.

Si rialzò in piedi e la guardò in faccia mentre ne approfittava per palparle un pò i grossi seni.
“Sono stato bravo?”.
“Fantastico. Ora ti sei meritato un premio. Cosa vuoi? Vuoi che ti ricambi?”.
“No zia. Ho troppa voglia di fottere. Vorrei che ti girassi per infilartelo in quella fica che hai indipendentemente dal cazzo che c’è sopra”.
“E nel culo no?” rise lei.
“Ma certo che te lo metto te lo metto tutte le volte che vuoi zia”
Senza farsi pregare oltre zia Luana si piegò in avanti poggiando il petto sul tavolo e porgendogli tutto il suo grosso culone.

Prese bene la mira e con un respiro le fu dentro la fica.
“E’ caldissima!” sbottò stupito.
“Calcola che piscio col cazzo quindi la fica mi serve solo a fottere. Deve essere calda altrimenti a che servirebbe”.
“Giusto” annuì lui mentre si aggrappava ai suoi grossi fianchi e iniziava a pompare per bene.

La tenne accucciata su quel tavolo per un tempo infinito continuando a fotterla alternativamente in fica e culo.

L’uccello pareva inesauribile. Carico di voglie perverse sborrava senza quasi ammosciarsi e ad ogni eiaculazione che avrebbe tolto il fiato a una persona normale se lo ritrovava ancora dritto e pronto al bis.
Anche Luana non si faceva mancare nulla. Mentre il nipotino la fotteva e inculava a ripetizione si massaggiava con decisione l’uccello schizzando raffiche di orgasmi per tutta la stanza.
Se non fosse entrata nonna Renata ad intorromperli forse non avrebbero smesso mai.

“Su da bravi tenetevi qualcosa per stasera” sorrise la nonna mentre delicatamente accarezzava il sedere a Benji.
“Stasera?” domamdò lui mentre fremendo per quel solletico all’ano montava la zia con ancor maggior foga.
“Quando andreamo a letto tutti assieme no” spiegò lei quasi ce ne fosse bisogno.
“Wow” pensò Benji eccitato e prima di rendersene conto sborrò un altra volta….
Quella sera Benji fece la sua prima orgia.
La prima di molte.

Con zia Luana che teneva quel grosso uccello invitante in bella mostra teso e duro fra le gambe slanciate. Quelle coscie sottili e ben disegnate fasciate da quel nylon delle calze autoreggenti nere. Quel palese contrasto fra due tettone gonfie e un uccello duro era così eccitante. Così diverso.
Renata doveva darsi parecchio da fare.
Luana pareva inarrestabile. La montava da dietro, da sopra da sotto. Glielo infilava in culo, in bocca, fra i seni.

E Benji guardava. Guardava e imparava cosa volesse dire fottere. Aveva una maestra perfetta mezza uomo e mezza donna che lo consigliava, lo spingeva a fare cose che non avrebbe mai osato chiedere a nonna Renata.
La sborra colava a fiumi.
Inculò Renata.
Zia Luana glielo infilò dentro un pochino e poi lo aiutò a spingere. Era fantastico farlo nel culo la zia lo sapeva bene.
Poi si ritrovò a godere anche della parte femminile di Luana.

Gli venne fra le grosse tette, gli trapanò la fichetta mentre al contempo gli segava il pisello.
Cinque ore di sesso totale e completo.
Completo?
Per essere davvero completo, fece notare Luana quando già Benji credeva di aver fatto di tutto e di più mancava ancora una cosa.
Gli si avvicinò, prese a leccargli le spalle come a volerlo sedurre e con una mano gli accarezzò le chiappe.
Aveva lunghe unghie smaltate che preserro a graffiarlo un pochino ma la sensazione era assolutamente piacevole
“Che vuoi fare zia?”.

“Ti faccio provare una cosa” sorrise lei rimettendosi il dito in bocca. Delicatamente col dito umido scivolò ancora sul suo sedere e piano piano glielo infilò un pochino. All’inizio fece male ma durò solo un istante. Appena sentì due falangi nel buco Benji iniziò a provare una nuova esaltante sensazione mai sentita prima.
Per reazione il cazzo esplose in una paurosa erezione.
Lui se ne stupì, la zia no.
Con un cenno fece s**ttare Renata che lesta si mise di fronte a Benji prendendoglielo in bocca.

Era fantastico. Nonna spompinava e la zia gli apriva il culo.
“Oddio mi fate sborrare ancora”.
Ma non era quella la loro intenzione.
Raggiunto il punto massimo di eccitazione Renata si mise a pecorina di fronte a lui e Luana lo invitò ad incularla un altra volta stando ben chinato in avanti.
Lui succube della zia obbedì senza protestare.
Sempre con dito in culo prese sua nonna con forza inizaindo a spingerle il cazzo nell’ano fino a toccarle le chiappone coi coglioni.

Da dietro era Luana a dare il ritmo alla monta.
Pompava con gusto con l’uccello infuocato quando sentì che il dito che aveva dentro si muoveva.
“Che fai?”.
“Non seti. Ti sgrilletto il culo”.
“Wow” sospirò Benji. La zia ci sapeva fare davvero.
Poi in un attimo il dito gli uscì dall’ano. Era già finita?
No era appena iniziata.
Uando sentì i seni della zia poggiati sulla sua schiena capì tutto.

Ma era troppo bello per tirarsi indietro.
La grossa cappella gonfia di Luana gli si infilò tra le chiappe. Doveva essersi unta bene l’uccello di saliva perchè il contatto fu umido. Caldo ma umido.
“Non contrarre sennò ti faccio male” lo ammonì lei da professionista.
Ubbidiente Benji la lasciò fare.
Era dentro.
La cappella di sua zia transessuale era nel suo culo e spingeva per arrivare a destinazione.

Faceva male. Il culo si stava spalancando o meglio rompendo ma era paradisiaco. Anche Renata poteva sentirlo visto che più Luana spingeva più il cazzo di Benji le si gonfiava dentro la fica.
“Trenino in partenza” ridacchiò la zia” mentre glielo infilava dentro del tutto.
“Si che bel trenino” rise Benji che ormai non sentiva più dolore ma solo un irresistibile piacere.
CIUF CIUF il trenino era partito.
Il treno dei porci!
Dapprima fu dolorosissimo ma piano piano che l’uccello della zia gli entrava in culo diveniva puro piacere.

Senza neanche toccarlo il cazzo gli venne di marmo sotto ai colpoi della zia che lo sconquassavano lungo la schiena.
“O zia che bello farselo mettrere in culo. Non da un uomo non quello mi fa schifo ma da te è così bello zia…”.
“Si nipotino mio. Solo io e te tutta la notte a incularci a vicenda finchè ci resta duro…”.
“Si si che bello” nonna Renata era esausta già da un pò e se ne stava rannicchiata da un lato del letto sonnecchiante per la fatica ma zia e nipote non sembravano averne mai abbastanza.

Fecero una piccola pausa e si fumarono una sigaretta sdraiati l’uno accanto all’altro coi loro cazzi che si sfioravano le cappelle. “Perchè non svegliamo la nonna e ce lo facciamo succhiare” propose Benji.
“No no. Lasciala. Adesso sei solo mio. Non abbiamo bisognò di lei per una pompa”.
“Capisco” annuì Benji e senza alcun riguardo si chinò fra le coscie della zia e iniziò a spompinarle il cazzo alternando le succhiater di cazzo alle leccate di fica.

“O che gran porcone… O che bravo il mio nipote porcone” esclamava lei bagnadosi tutta…
“E che brava troia la mia zia cazzuta” ridacchiò lui poco dopo quando con tutta la furia che aveva tra le gambe le entrò in culo sfondandoglielo come mai nessuno aveva fatto prima.
Trovarono la forza per scoparsi a vicenda per tutta la notte. Quando Benji si sdraiava per riprendere fiato era lei a poggiargli il cazzo fra le chiappe inculandolo ancora.

Esausta dalla sborrata stava quindi a lui col pene duro metterglielo alternativamente in culo o in fica secondo il propio gusto.
A mattina inoltrata avevano perso il conto delle loro chiavate.
La zia pareva soddisfatta. “Ora è il momento che tu apra davvero gli occhi” dichiarò la zia senza che lui capisse e prima che posesse dire qualcosa strillò “Renata! Colazione”.
La nonna già sveglia da un pò arrivò pochi minuti dopo con una tazza di caffè su un vassoio.

Luana sdraiata sul letto, mise lo zuccheerò nel caffè e lo bevve tranquillamente. “Io faccio sempre colazione così -dichiarò al nipotinio- caffè e cannolo” e così dicendo lasciò che Renata gli si accucciasse sul cazzo iniziando a succhiarglielo.
“Io bevo il caffè e la mia sorella troia prende il cannolo chiaro”.
“Bellissimo” esclamò raggiante Benji.
“Lo so. Da domattina avrai colazione con cannolo anche tu contento?”.
“Si zia. Sei così meravigliosamente porca”.

“Lo so. Sono la regina delle troie”.
“La regina delle troie” rise Benji ed eccitato da Renata che succhiava il cazzo a sua sorella non resistendo oltre le si mise di spalle inculando sua nonna senza pietà.
Per venti giorni questi continui giochi erotici proseguirono senza interruzione. Zia, nonna e nipote facevano sesso dall’alba al tramonto. In ogni posizione, in ogni buco…
Per Benji era un continuo. Inculava sua nonna, si faceva inculare dalla zia, fotteva la zia, sborrava il bocca alla nonna… Per non parlare di quando si sdraiava esausto a guardare le due sorelle troie che si slinguavano fra loro senza ritegno.

Ma venti giorni passarono troppo in fretta.
La mattina del ventunesimo sua mamma Luisa ritornò a casa e l’orgia finì…
Benji temeva che da quel momento la festa si sarebbe drasticamente interrotta ma si sbagliava di grosso.
Se il primo giorno tutto fu molto casto mentre nonna e zia festeggiavano il ritorno della zia lo stesso non fu la mattina successiva.
Quella notte aveva atteso invano che nel buio nonna o zia si intrufolassero in camera per una veloce ripassata.

Erano 12 ore che non chiavava e già si sentiva il cazzo pronto ad esplodere. Alla fine dovette arrendersi perchè la porta restava immancabilmente chiusa e si fece un giro con la mano giusto per riuscire a prendere sonno.
Ma era ovvio che la mattina successiva una semplice sega non poteva evitare che Benji si svegliasse con un vulcano in mezzo alle gambe.
Era così duro che fece fatica ad alzarsi e a raggiungere il bagno.

Era certo di doversi fare un altro segone altrimenti non sarebbe nemmeno riuscito a pisciare.
Ma la tazza era già occupata.
C’era sua madre. Completamente nuda, con le tettone al vento, le cosce spalancate e la fica in bella mostra che gocciolava gocce di gialla urina.
Lui restò lì a fissarla coll’uccello duro come una pietra.
Lei tranquillamente gli sussurrò “Credo che coll’uccello così gonfio non riuscirai mai a fare pipì tesoro mio”.

Lui era ancora un po’ bloccato. Da un lato c’era l’imbarazzo di trovarsi di fronte a sua madre, dall’altro c’era il ricordo di quel video porno in cui si madre si impalava con un cefalo finto e in mezzo c’era lei lì reale, nuda e con nessuna intenzione di rivestirsi.
Ci pensò Luisa a toglierlo dall’imbarazzo.
Benji l’aveva così duro e lungo che le bastò allungare una mano per afferrarglielo.
Lo prese saldamente come a saggiarne la consistenza e fissandolo dritto negli occhi iniziò a muovere la mano su e giù.

Benji inarcando le gambe godeva come un pazzo lente e profonde cariche di adrenalina.
Fece qualche passo avanti. Si avvicinò a sua madre e calò una mano afferrandogli una delle sue grosse tettone. La palpò a fondo godendo del calore del suo seno caldo mentre l’uccello continuava a godere la sua mano vellutata.
“oddio mamma oddio” sospirò mentre l’uccellone cedette alla pressione e sparò fuori un getto di sperma che avrebbe potuto riempire una damigiana.

Lo sperma bianco inzaccherò Luisa sul viso, sul collo, sul seno ma lei non ne parve affatto dispiaciuta.
Si alzò dalla tazza, con la sborra che ora le scendeva sui fianchi e sulle cosce e con eleganza scivolò nella doccia lì accanto. “Ora puoi fare pipì tranquillo” disse mentre apriva l’acqua per lavarsi.
In effetti la vescica gli stava scoppiando e pisciò liberandosi completamente. Ma la cosa non poteva durare molto.

Lei era lì tutta nuda col tettame ballonzolante sotto alla doccia.
Prima ancora di poter pensare a ciò che faceva scivolò sotto la doccia accanto a lei.
Le si mise accanto, con l’acqua che gli cadeva addosso e la pelle calda di sua madre che gli si sfregava sulla pelle.
Le infilò le braccia intorno alla vita e la cinse a sé in un caldo abbraccio che non fece altro che aumentare la sua errzione mentre le strizzava forte i seni sentendo i capezzoli duri come due chiodi.

Ormai era fatta.
Luisa, sua madre, era lì disponibile.
Silenziosamente si chinò in avantio più che poteva poggiata sulle pianelle di marmo bianco e lui sentì che già il cazzo le si era posato sotto alle chiappe.
Senza più remore si afferrò l’uccello e con precisione lo guìdò fra le gambe della donna mentre con l’altra mano si faceva strada fra la peluria per aprirle bene il buco.
TROMB!
L’acqua acutizzò il suono della penetrazione quando lo infiò e un urlo misto fra piacere e dolore sfuggì alla donna mentre la impalava piano piano.

Pochi colpi secchi e le fu tutto dentro.
Le stava aprendo la fica. Una fica acldissima e bagnatissima che ad ogni colpo vibrava di piacere mentre la donna soffocava a stento le urla di piacere.
“Ti trombo mamma ti trombo” urlava Benji eccitato e lei per farlo godere ancora di più si spingeva all’indietro con le mani per farselo entrare ancor più dentro.
Alla fine venne. Una sborrata non minore della prima che inondò la fica di Luisa.

“Hai goduto mamma?” le chiese.
“Ho perso il conto degli orgasmi” sorrise lei mentre lo lavava con la spugna.
Nonostante l’acqua che gli scrosciava addosso era sudatissimo e non gli dispiaceva affatto che sua madre lo insaponasse per pulirlo ma quando la mano della donna gli arrivò al basso ventre la fermò. “lì è meglio che faccio da solo mamma. Se lo fai tu mi sa che da questa doccia non usciamo più”.

“E chi ti ha detto che io abbia fretta di uscire” sorrise lei chiudendo l’acqua.
Bagnata e mezza insaponata glielo afferrò un altra volta e bastò poco per far tornare l’orologio a mezzogiorno in punto.
Si chinò un altra volta, si ficcò da sola le mani intorno alle labbra della vulva per aprigliela più che poteva. “Fottimi bello della mamma. Fottimi ancora”.
La afferrò sui fianchi e la accontentò
Usciuti dalla doccia si rivestirono ognuno in camera sua.

Era stato così bello fottere sua madre che ancora non riusciva a credere che fosse vero ma poco dopo quando aveva appena fatto in tempo a mettersi i pantaloni la porta della sua camera si aprì. “Nonna!” esclamò sorpreso.
Lei gli fece cenno di fare silenzio e velocissima si aprì il vestito blu a fiori che indossava sganciando in pochi istanti i sei bottoni dal collo alla coscia.
Il vestito cadde a terra e sotto aveva solo le calze nere a rete.

Quelle da vera vacca.
Si accucciò sul letto come una cagna in calore e poggiata la testa sul cuscino si inarcò porgendogli il culo.
Benji non ci pensò due volte. Le si mise dietro e glieo piantò in fica. Era baganatissima. Anche lei soffriva per il giorno di astinenza pensò mentre pompava sempre più forte
Andò avanti per un pò prima di estrarlo per cambiare buco. Che la nonna fosse felice o meno glielo ficcò tutto fra le chiappe.

Lei gemeva, lui pompava. Tutto andava come al solito finchè la nonna inarcando le chiappone in avanti non lo fece scivolare fuori.
Prima che Benji potesse lamentarsi per l’inculata interrotta lei si era già quasi alzata dal letto.
“Nonna cazzo ma stavo per sborrare?”.
“Aspetta devo farti vedere una cosa”.
Non gli diede nemmeno il tempo di vestirsi e già erano di sotto. La nonna lo guidò in salotto e restarono lì a fissare la scena.

Zia Luana seduta in poltrona con bustino nero di pizzo e calze scure, sua madre in braccio a lei, con la schiena poggiata sulle tettone della zia e l’uccello dell’ermafrodito piantato nella fica.
“E’ stupido avere ancora segreti fra noi” disse la nonna.
Luisa senza smettere di farsi fottere da Luana sorrise e annuì. Benji, d’accordissimo con la vecchia la fece chinare in avanti e glielo ficcò nel culo riprendendo da dove aveva lasciato.

Fissando quella troia di sua madre che saltellava sul cazzo di quella porca transessuale di sua zia che la impalava di gusto.
Fottendo la nonna e preparandosi a fottere zia e mamma Benji iniziò un tour de f***e di sesso come mai prima di allora.
Fotteva la madre, inculava la nonna, fotteva la zia, rifotteva la madre e alla fine tentò persino di piazzarlo fra le strette chiappe di Luisa che rispetto alle altre due pareva avesse il culo vergine.

“luana non ce l’ha così grosso” gli fece notare la madre quasi avolersi giustificare per la fatica che gli faceva fare mentre le apriva l’ano. Piano piano la cappella spaccava l’anello anale della madre e la zia gli venne in soccorso. Luana gli si piazzò dietro, gli fece un pò il solletico e quindi glielo fece scivolare dentro.
Mentre il suop cazzone penetrava la fica della madre centimetro dopo centimetro il culo di sua madre Luana faceva lo stesso al suo
Ed era stupendo.

Quando fu certa che i due cazzi avevano sfondato i rispettivi culi anche la nonna si aggiunse al gioco.
Seduta a gambe larghe sulla sedia afferrò la testa della figlia e se la guidò tra le cosce.
Luisa come un esoperta formichiera prese a slappare la vecchia ficona di sua madre mentre suo figlio non le dava tregua massacrandole lo sfintere e a sua volta se lo faceva massacrare dall’uccello di Luana che aggrappata ai suoi fianchi pompava da vera professionista strusciandogli al contempo le tettone sulla schiena.

Che goduria.
Ora si che era davvero in paradiso. Ora che aveva chiavato singolarmente e a gruppi tutte le troie che vivevano in quella casa e senza più segreti tutti erano liberi di chiavare con tutti dove e come meglio credevano.
Un paio di giorni dopo Benji confessò a Luana che pensava davvero di aver raggiunto il culmine del sesso ma la dichiarazione riuscì solo a far ridere la zia neanche fosse una barzelletta.

“Questo è solo l’inizio Benji mio.
Solo l’inizio”….

Fine (per ora).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *