Archivio mensile:Dicembre 2015

Le mie storie (15)

Oggi al contrario di come ha fatto fino ad ora voglio raccontare delle situazioni nelle quali non sono io la protagonista, ma al massimo sono stata testimone involontaria. In tanti anni di amicizie, di vacanze, di uscite, più di una volta (come leggerete tra poco) mi sono imbattuta in scene che mi hanno sorpresa e credetemi da quando ero poco più che adolescente, ad oggi, la mia innata innocenza (sotto un certo punto di vista), mischiata all’imbranataggine mi hanno sempre fatto stupire di cose sulle quali magari c’era poco da impressionarsi.

Sicuramente le mie prime “testimonianze involontarie” si sono incrociate con la crescita di mio fratello. Come già detto, per una serie di situazioni lavorative dei miei, a diciotto anni mi sono ritrovata a vivere sola insieme a lui che ne aveva quattordici. Chi è un maschietto potrà ben immaginare che a quattordici anni gli ormoni cominciano a fare capolino… e non solo. ho dovuto abbozzare quando trovavo la mattina le lenzuola sporche, così come ho fatto finta di non sapere niente delle sue videocassette nascoste nell’angolo sotto il suo letto.

Vi ho raccontato di averlo “beccato” a divertirsi con la signora che ci aiutava in casa. Oggi vi racconto (come preannunciato nella storia precedente) del suo rapporto con la cugina. Sapete che nel periodo di agosto quando si riunivano le nostre famiglie dei parenti e amici, la mia comitiva, ahimè, comprendeva anche mio fratello nonostante fosse più piccolo, molto più piccolo. Però nello stesso tempo poiché eravamo quasi tutte femmine, lui in qualche modo aveva un suo perché.

Io come già detto in passato facevo la parte di quell’esperta (figuratevi un po’ cosa dovevano essere le altre), le mie coetanee si beavano dei miei racconti seppur elementari, l’unica che era un po’ al di fuori di tutte le dinamiche era la più grande del gruppo. Durante il periodo del quale sto parlando avrà avuto diciotto/diciannove anni, ma tranne un amore platonico mai sbocciato e mai dichiarato, non aveva avuto nessun contatto (credetemi, non sto scherzando) con l’altro sesso.

Certo immagino che evidentemente alle feste di classe, al liceo, avesse avuto dei corteggiamenti, ma conoscendola bene, conoscendo la sua timidezza, il fatto di non essersi mai integrata con gli altri, il fatto di stare quasi sempre con la sorella più piccola, le avesse fatto perdere il bello dell’adolescenza. Lei faceva parte del nostro gruppo da quando mio fratello aveva undici anni o qualcosa in più, io quindici e lei era nel pieno del liceo.

Ma ribadisco che era tanto, ma tanto più tardona della sottoscritta. Eppure fisicamente non era affatto male, più di uno e settanta, gambe lunghe ed un seno ben proporzionato (a memoria credo potesse avere una terza). Fatti i preamboli soliti (troppi come sempre), quell’estate mio fratello nonostante fosse più piccolo della compagnia, fisicamente era sempre stato alto. Ma come detto, a quattordici anni arrivano gli ormoni, per cui ogni ragazza che ti passa davanti, bella o brutta, alta o bassa che sia, ti provoca pensieri… insomma avete capito.

Questa mia cugina la mattina usciva nel giardino con una sottoveste che inevitabilmente lasciava intravedere il seno sotto, ed io non feci fatica a capire che questa visione era particolarmente apprezzata da lui. Come al solito però, le cose mi passavano sotto senza che io ci facessi caso. Certo vedevo che a mare, più di una volta si ritrovavano a giocare tra di loro, a schizzarsi in acqua, a fare la lotta e cose del genere, ma niente di particolare.

Poi un giorno eravamo andati con la barca in una spiaggetta piuttosto isolata, naturalmente in compagnia dei genitori. Come sempre succedeva i grandi si mettevano da una parte, noi invece andavamo lontane, a cercarci i nostri spazi. Quel giorno all’ora di pranzo mia zia mi disse di chiamare tutti i ragazzi per prendere i panini. Io mi feci mezza spiaggia del tutto isolata cercando mio fratello e mia cugina. Poi arrivai dietro un enorme masso e vidi la testa di mio fratello.

Stavo per chiamarlo quando fatto un altro paio di passi vidi che con una mano si stava toccando mentre l’altra stava sul seno scoperto di mia cugina. Lei era silenziosa, si lasciava toccare come se niente stesse succedendo, lui al contrario era rosso come un peperone. Naturalmente la scena mi scioccò letteralmente. Che mio fratello si toccasse non era una novità per la sottoscritta, più di una volta, a casa, avevo intuito che lo stesse facendo.

Ma vederlo così proprio nell’ atto di farlo, in più con mia cugina mezza nuda mi colpì. Ebbi la freddezza di indietreggiare e tornare un po’ indietro, feci passare qualche minuto anche per riprendermi dalla situazione e poi cominciai a chiamarli ad alta voce. Di lì a poco uscirono entrambi tutti e due visibilmente accaldati per così dire. Da quel momento capii che tra i due c’era una sorta di amicizia intima. La sera quando uscivamo a prendere il gelato sulla via del ritorno più di una volta si isolavano e più di una volta vidi mio fratello con le mani addosso a lei.

Poi una delle ultime sere, ad una sorta di tristissimo falò notturno organizzato dal nostro gruppetto, poiché i grandi erano usciti tutti quanti, loro due sparirono letteralmente. Io andai a casa nostra per prendere le carte e sentii dei rumori provenire dalla camera nostra. Di proposito (la curiosità quella volta ebbe la meglio) aprii leggermente la porta e lì vidi entrambi nudi che si toccavano. Qualche tempo dopo mio fratello mi disse che non era arrivato fino in fondo ma lei gli aveva confessato che era la prima volta che aveva toccato un uccello maschile.

Un’altra volta che mi trovai in una situazione piuttosto imbarazzante fu durante un’estate in cui nella casa al mare, mi vennero a trovare mio zio con la compagna (quelli che abitavano nel mio palazzo). Tra loro c’è una bella differenza d’età. Senza aprire tante parentesi, io mi ritrovai a tornare dal mare un po’ di tempo dopo di loro, entrata in casa passai per la loro stanza e vidi mio zio in piedi e mia zia a pecorina sul letto entrambi nudi completamente.

Non so per che ma ricordo ancora benissimo la schiena estremamente pelosa di lui e questo seno che ballava avanti indietro di lei. E vi confesso con non poca vergogna che mi colpì più di tutto il suo membro eretto. Forse perché non avevo mai associato, naturalmente, la sua immagine a quella di un “uccello”, ma per un po’ di tempo mi capitò più di una volta di guardarlo nelle zone basse ed avere strani pensieri.

Anche in questo caso però, così come ero entrata in casa, così me ne uscii senza fare rumore. Da allora, non so perché ho visto mio zio in maniera molto più giovanile di come lo vedevo prima. Non fate cattivi pensieri, e che semplicemente credo che non avessi mai associato lui al sesso.
L’ultimo ricordo di cui vi racconterò è naturalmente associato al ragazzino. Il periodo era quello estivo ed ero andata insieme a lui e alla mamma qualche giorno nel loro paesino di origine.

Classica campagna del centro Italia, classico casolare dove abitavano più di una famiglia. Ricordo questo enorme cortile fuori casa, questi campi coltivati, e questa ragazza poco più che adolescente, avrà avuto sui sedici anni (qualcosa più qualcosa meno), che non so dirvi adesso se fosse la figlia di qualche suo parente oppure semplicemente la figlia di qualcuno che lavorava lì. Il primo ricordo che mi viene alla mente è di questa ragazza un po’ in carne che veniva in bicicletta con la gonna non molto lunga, per cui facilmente le si vedevano le mutande.

Lei era molto molto affascinata dal ragazzino, credo soprattutto per il fatto che lui venisse dalla città ed avesse qualche anno più. Mi ricordo che gli portava la limonata, gli girava intorno guardandomi oltretutto malissimo. In quella occasione mi ricordo che essendo io in camera con la mamma, tranne qualcosina non ci riuscì di “infrattarci”. Lui invece approfittava di lei senza farsi nessun problema. Appena gli si avvicinava, vedevo le sue mani subito attaccarsi al suo sedere, senza che lei naturalmente facesse niente.

Lui mi guardava e rideva, ed io naturalmente ridevo appresso a lui. In questo caso l’episodio accadde una mattina presto (considerate che io da sempre sono molto mattiniera, durante l’estate lo sono ancora di più). Come sempre mi alzai presto, per non svegliare la mia amica scesi giù per fare colazione, abituata al fatto che nonostante immagino non fossero neanche le sette del mattino, la giornata era già abbondantemente iniziata per quelli della casa.

Apro una parentesi che c’entra poco, ma che mi è venuta alla mente adesso mentre scrivo: gli odori di buono che pervadevano la cucina di quella casa, non li potrò mai dimenticare. Frutta, biscotti tutti rigorosamente fatti in casa.
Per tornare all’episodio, quella mattina come sempre ero fuori al cortile a godermi il primo sole, quando arrivò questa ragazza con la solita bicicletta, mi salutò velocemente e sparì dietro la casa. Un po’ perché ero sola completamente, un po’ per la mia solita curiosità, dopo qualche minuto mi alzai per andare a vedere dove fosse finita, dietro l’angolo in una specie di casetta degli attrezzi, naturalmente completamente isolata, c’erano lei china sul ragazzino intenta evidentemente a fargli un pompino, il suo vestito alzato dalla parte di dietro e la mano del ragazzino che le palpeggiava il sedere.

Come al solito capito di essere di troppo, mi feci da parte anzi per la verità, una volta tornata al tavolo dove ero seduta sempre, dissi alla mamma (che nel frattempo era arrivata) di non avere idea di dove fosse finito il figlio. Una volta tornati a Napoli, il ragazzino mi confessò che in quei giorni ci aveva fatto anche sesso e che le aveva tolto la verginità.
Adesso che sto chiudendo quest’ultimo pezzo di ricordi, mi vengono in mente altri momenti da “guardona involontaria”.

Chissà magari sarà per un’altra volta, credo che per oggi ne abbiate abbastanza.

Anniversario-la sorpresa

Micetta – gli dissi dopo aver fatto all’amore-è un pò di tempo che ti trovo cambiata, sei più nervosa del solito, anche quando facciamo l’amore mi sembri meno presente, cosa ti sta succedendo?–niente-rispose-forse il lavoro lo stress non so–non penserai per caso a qualcun altro–ma figurati , a me basti tu, non come te che con la scusa degli amici ogni tanto mi incorni–ma cosa dici, ti sono fedele– stai zitto ho le prove ma sopporto perchè ti amo , e poi ti dico la verità quando rifacciamo l’amore, dopo che sei stato con un altra sei più focoso e mi fai volare alto, ma adesso dormiamo, sono stanca, buonanotte amore-.

Nei giorni seguenti cercai di toccare l’argomento ma lei faceva lo gnorri o cambiava discorso. Passarono circa due mesi e io mi ero dimenticato di quella sera, anche perchè tutto era ritornato come prima, era ancora la mia Micetta. Una sera rincasando dal lavoro la trovai a letto con gli occhi gonfi e il naso che le colava-cosa ti succede amore–un tremendo raffreddore, sono tornata prima dal lavoro,non ce la facevo a tenere gli occhi aperti, scusa ma per la cena ti devi aggiustare–non preoccuparti per me, l’importante che ti passi, mi spiace domani è il nostro quindicesimo anniversario di nozze e volovo portarti in un ristorantino romantico per festeggiare–visto lo stato in cui sono ho già pensato io, ho telefonato in gastronomia e domani sera la cenetta romantica la facciamo qui al lume, ti và–ottima idea ma adesso dormi,buonanotte-.

La sera seguente mentre rientravo pensavo a quello che avremmo potuto fare dopo cena e già mi stavo eccitando, entro in casa-ciao sono arrivato,dove sei?–sto facendo la doccia,fai attenzione che fra poco arriva il garzine della gastronomia,apri tu mentre finisco di prepararmi–nello stesso istante sentii il campanello,andai ad aprire e rimasi basito, una stangona che sembrava uscita da una pubblicità di intimo (ma era vestita) mi si parò davanti-Ciao tu sei Gino il marito di Anna, piacere sono Clara, una sua intima amica- strano non mi aveva mai parlato di Clara–accomodati prego–Anna si sta preparando,sai stassera festeggiamo il nostro quindicesimo annivarsario–lo sò è per questo sono quì mi ha invitato–continuavo a non capire più niente.

-Ciao Clara bene arrivata- si baciarono-vedo che hai già fatto conoscienza con mio marito,è come te lo avevo descritto?–direi meglio se non ti ingelosisci–figurati, ma adesso accomodiamoci in sala a cenare. Avevo preparato due bottiglia di Traminer in frigo, le presi e ci accomodammo. La cena fu piacevole così come la conversazione Clara oltre ad essere molto bella era anche molto intelligente con un pizzico di ironia sottile, e fummo tutti a nostro agio.

-Vado a preparare i caffè-disse mia moglie, si alzò e andò in cucina e successe quello che non mi sarei aspettato. Clara,seduta davanti a me, si tolse una scarpa e ciminciò a sfregarmi il piede sul mio cazzo, rimasi di sasso non sapevo ne cosa fare ne dire, il cazzo cominciava a tirarmi. Quando arrivò mia moglie lei imperterrita continuò il suo gioco, cominciavo a fremere, non sapevo che reazione avrebbe avoto mia moglie nello scoprire il fatto,-Amore cosa c’è, ti vedo nervoso, forse non ti è piacuta la cena–ma no tutto bene risposi non riuscendo a nascondere un certo imbarazzo–forse non ti piace che la mia amica ti faccia piedino sotto il tavolo?–ma cosa dici-farfugliai–ma l’ho invitata di proposito,questo è il mio regalo-cominciai a capire l’arcano gioco , mi alzai e dissi-se vogliamo divertirci diamo inizio alle danze.

Non riuscimmo arrivare nella camera da letto che eravamo già nudi,suduti sul divano,mi stavano facendo un pompino a due bocche, una mi succhiava la cappella l’altra i coglioni, Clara si insinuò con un dito a solleticarmi il culo, stavo per venire, mia moglie se ne accorse, mi serrò la cappella con i denti-e no mio caro il piacere deve essere reciproco–La presi la girai a pecora e gli infilai tutto il cazzo in figa,era già fradicia,Clara si sdraiò sotto a lei e cominciò un lavoro di lingua sia sulle mie palle che sul clitoride di Anna,che a sua volta la stava leccando furiosamente.

A quella vista la sborra che avevo nei coglioni cominciò a ribollire,Clara se ne accorse mi diede una strizzata e disse-no, adesso voglio un bel smorzacandela così lecco il culo alla tua mogliettina- Detto fatto mi ritrovai steso a terra con mia moglie seduta sul cazzo, menava lei le danze, più che una chiavata era un pompino fatto con la figa, riusciva a contrarre e a rilasciare i muscoli di modo che il cazzo fosse risucchiato dentro di lei, nel frattempo mi stava succhiando la lingua , anche lì a mò di pompino.

Clara si dava da fare con il suo buco del culo, ogni tanto una leccata di palle mentre si sditalinava furiosamente. -Godo godo-urlai non riuscivo più a trattenermi–sborrami in bocca in bocca la voglio-disse mia moglie,(stranissimo, mi aveva sempre detto che la sborra in bocca la faceva vomitare), si alzò di s**tto e se lo infilò tutto in bocca,solleticandomi con la lingua il filetto della cappella. Gli scaricai tutto quello che avevo dentro nella sua gola,non mandò giù, si girò verso Clara e la baciò in bocca, si stavano scambiando il mio nettare le due porche.

Iniziarono un furioso 69 con dita infilate in ogni buco, gemevano e si contorcevano, biascicavano parole incomprensibili, vedevo le loro fighe perdere umori in continuazione, mi stavo eccitando, cominciai a menarlo e venne di nuovo duro. -Non è finita quì, adesso devi soddisfare il tuo regalo, senò che regalo è– mi disse Anna. Clara si avvicinò, me lo prese in bocca e mi fece una lentissima pompa, quando fu bello tosto mi ordinò di sdraiarmi, mi montò sopra e se lo infilò in culo-in figa non mi soddisfa, in culo godo meglio- mi disse, si inarcò leggermente indietro, in quella posizione potevo vedere la sua figa che tremava dal godimento, nel frattempo mia moglie si sedette soppra di me e mi ordinò di leccargliela.

Preso tra due fuochi non resistetti molto, mentre stavo sborrando Clara si fece penetrare a fondo così da ricevere tutto dentro. Quando Clara si alzò Anna si precipitò a leccare la sborra che usciva dal suo culo per poi scambiarsela con un lingua lingua pazzesco. -Vedi amore,a me non serve un altro cazzo mi basta il tuo, però se ogni tanto invitiamo Clara il rapporto si riavviva-mi disse baciandomi in bocca con la lingua ancora sporca dei miei umori e quelli di CLARA.

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Quella volta con marito e moglie!! – prima parte

Penso di essere sempre stato gay, o meglio di avere la consapevolezza di esserlo. Ciò non toglie che anche un gay convinto come me non abbia avuto nella sua vita qualche esperienza con femmine , un po per curiosità , un po per togliermi ogni dubbio, un po’ come nel caso della storia che vi sto per raccontare per puro piacere e godimento. Tralasciando quelle poche disastrose storie che ho avuto in adolescenza , che umiliazione a parte mi sono servite per capire che la figa proprio non faceva per me, ci sono state altre occasioni in età più adulta invece in cui mi sono divertito, e il sesso l’ho vissuto in maniera più spontanea proprio per il fatto stesso che solo di sesso si trattava e non di ricerca di virilità.

La figa continua a non piacermi ma non mi spaventa più !! Anzi a volte mi eccita vederla sfondata da grossi cazzoni come nei film porno etero che adoro. Avevo quasi 35 anni quando conobbi questa coppia quarantenne marito e moglie molto simpatica e porca!!! L’occasione fu un pranzo a Verona a casa di mio fratello e della sua compagna il 26 dicembre. Il mio compagno in quei giorni lavorava come chef in un ristorante delle nostre zone e avendo passato il 25 con amici , il 26 decisi di andare a trovare mio fratello e fermarmi da lui un paio di giorni.

La compagna di mio fratello è bresciana e quel giorno a pranzo invito’ una coppia di amici e sentendosi per gli auguri il giorno prima anche un suo zio e la moglie sapendo che , essendo una coppia molto simpatica e aperta mentalmente, non avrebbe creato alcun disagio ritrovarsi alla stessa tavola e ognuno parlare liberamente di se stesso e dei propri interessi. E così fu. Quando ci presentammo io capii subito che avrei avuto a che fare con due persone intelligenti.

Oltre che affascinanti fisicamente. Lui mi piacque subito come uomo. Un po più alto di me , ben piazzato, spalle larghe , fisico da scaricatore di porto, capello corto brizzolato e un bel pizzettone dello stesso colore non troppo curato ma lasciato crescere in maniera naturale molto maschile. Due occhi color marrone e un sorriso un po storto di un sexy allucinante. Quest’uomo me lo farei , pensai subito. Lei una bellissima donna , non magrissima ma con le curve al punto giusto.

Un bel seno abbondante, forse troppo per il suo fisico, tanto che pensai fosse rifatto , ma che donava alla sua figura d’insieme un non so che di provocante , bionda con un bel taglio di capelli lunghi appena sotto le spalle e una frangia davanti che lei spostava ogni tanto con una femminilità tutta sua. Poco trucco, occhi verdi smeraldo, due belle labbra carnose e un sorriso bianco che richiamava la mia attenzione ogni volta che la guardavo.

Oh finalmente una bella coppia sposata equilibrata, pensai. A pranzo si rise tanto , non so come venne fuori il discorso ma quasi subito gli dissi che ero gay e convivevo da anni con un uomo , si interessarono alla cosa, molto spontaneamente mi fecero alcune domande sulla mia vita, io sulla loro , ci fu una bella armonia quel pomeriggio. Tutto molto genuino e piacevole. Più si parlava e più io mi stavo innamorando di loro.

Il vino ottimo come sempre fece la sua parte, ma senza esagerare. Certo faceva un po caldo e quando lui si tolse il maglioncino di lana e rimase in camicia e la sbottonò un po io non potei fare a meno di notare quel suo splendido folto pelo grigio che gli ricopriva i pettorali, ma allo stesso modo notai il bellissimo décolleté di lei quando tolse il foulard e lascio scoperto il collo e parte del seno incorniciato da uno scollo a v molto ….. scollato ecco!! Lei era bella, intelligente e colta , sempre pronta a controbattere o a fare una battuta.

Non le dissi che secondo me dimostrava meno della sua età, lo pensai e basta. Lui faceva l’elettricista, lei maestra d’asilo. Non avevano figli, non chiesi perché. Ad un certo punto ci fu un veloce scambio di regali , e si parlò dei regali ricevuti il giorno prima e Bruno, così si chiamava lui , ci raccontò che il suo collega e socio di lavoro gli aveva regalato una s**tola di sigari molto pregiati, e che secondo lui li aveva pagati molto.

Allora qualcuno gli chiese se lui avesse apprezzato il regalo e venne fuori che era un intenditore di sigari e un fumatore molto appassionato!!! Che cosa maschia e virile, pensai dentro di me. Io gli chiesi se erano buoni, se aveva già avuto occasione di fumarne uno. Lui disse di no e mi chiese se anche a me piaceva fumare il sigaro. Risposi di sì ma che non ero un gran intenditore come lui.

Lui subito sgranò gli occhi e sorrise contento dicendomi che li aveva in macchina e mi invitò ad uscire con lui in giardino e assaggiare in sua compagnia uno di questi sigari. L’invito fu così allettante che subito accettai. Ci mettemmo i giubbotti e uscimmo lasciando il resto della compagnia a ridere e scherzare. Fuori non era ancora calato il sole e si stava bene. Non faceva troppo freddo. Mentre camminavamo verso la sua macchina io gli feci i miei complimenti, gli dissi che erano una bellissima coppia e che mi piacevano molto.

Lui mi ringraziò , apri la macchina e da dietro tiro’ fuori la s**tola , la aprì e mi offrì un sigaro. Sembravano davvero molto costosi, incartati singolarmente uno ad uno , lessi anche la marca ma ora non la ricordo, erano comunque cubani. Ne presi in mano uno, e lui fece altrettanto. Chiuse la macchina e mi disse ti va una passeggiata? Risposi di si. Mi spiegò come scartare il sigaro, come annusarne l’aroma , e come apprezzarne la consistenza.

Dopo un po di scuola tirò fuori da una tasca quell’oggetto che serve per tagliare il sigaro , li preparò entrambi e mi fece vedere come accenderlo. Si accese prima il suo poi mi aiutò col mio. Tutta la situazione mi sembrò così virile che ebbi un erezione. Iniziammo a camminare e fumare e dopo qualche breve commento sulla qualità del sigaro lui mi chiese” allora ti piace la Rosy? Come la trovi?”. Rosy era la moglie.

Subito risposi ” la adoro tua moglie!! È bellissima, simpatica e intelligente!! Sei fortunato ad averla al tuo fianco”. Lui disse” anche tu le piaci molto, non so se hai notato ma non ti toglieva gli occhi di ‘addosso “. ” ma cosa dici Bruno? Ti sbagli o hai frainteso !! Era solo molto curiosa del fatto che sono gay e mi ha fatto delle domande, tutto qua!” ” invece ti dico che è molto attratta da te anche fisicamente!! Fidati , la conosco bene “.

Il discorso iniziava ad infastidirmi, e il sigaro iniziava a farsi sentire, non capivo davvero dove volesse arrivare. Se era gelosia o altro. Ci fermammo un attimo a guardare l’orizzonte. ” questo sigaro oltre ad essere molto forte e anche bello grosso , non credi?”mi disse. Lo guardai ed era così sexy ed eccitante mentre fumava che per allentare un po la tensione dissi ” sono abituato a tenere in bocca cose ben più grosse di un sigaro !!!”” Lui sorrise a bocca storta e col suo sigaro in bocca fissando sempre la campagna si aprì velocemente i pantaloni e tirò fuori l’uccello dritto e duro e disse” come questo?? “”.

Mi guardai attorno e non c’era anima viva, così glielo presi in mano e nel constatare che aveva un cazzo caldo grosso e duro risposi” esatto come questo !! “. Con la stessa velocità che lo aveva tirato fuori lo rimise dentro i pantaloni. Ci incamminammo verso casa. Qualche minuto di silenzio e poi mi disse” ti fermi a dormire qua stanotte? ” “si ” risposi. E lui ” ti dico cosa devi fare, bada la mia è una proposta , sei libero di accettarla come no, senza obblighi.

Quando noi saremo andati via, aspetti circa mezz’ora , ti inventi una scusa e dici a tuo fratello che devi tornare a casa, e invece vieni a casa nostra a Brescia. Dormi da noi e domani quando vuoi parti e torni a casa ” Mi assalì il panico totale, non tanto perché dovevo trovare una scusa a mio fratello,con lui ho una confidenza tale che avrebbe capito senza fare domande, tante volte aveva già coperto qualche mia marachella, ma perché non sapevo cosa mi sarebbe spettato una volta che mi fossi ritrovato a casa loro.

” tieni questo è il mio numero, se decidi di venire appena parti mi chiami, altrimenti amici come prima” e mi passò in mano un biglietto da visita col suo numero di cellulare “. Lo misi in tasca , mi fece spegnere il sigaro, e rientrammo in casa. Ci sfilammo i giubbotti e ci sedemmo a tavola a ridere e scherzare con gli altri come nulla fosse mai accaduto. Ma un incognita mi pesava in testa come un macigno.

Decidere di buttarmi in questa avventura o dimenticare tutto e fare finta di niente.

Giorgia la manager che diventa mia schiava 2

Qualche giorno dopo Giorgia sarebbe dovuta partire per le vacanze, come ogni anno quindici giorni in un campeggio di Rimini. Le ordinai che avrebbe dovuto stare in castità forzata per tutta la vacanza, ossia non poteva nè scopare col marito, nè masturbarsi, nè toccarsi, nè darsi piacere in alcun modo. Giorgia mi disse che per quanto riguardava il marito non ci sarebbe stato nessun problema, Invece il divieto anche di toccarsi e masturbarsi sarebbe stato molto duro data la mole di bei ragazzi che popolavano quelle spiaggie e che spesso la eccitavano e quindi di notte cercava di sfogarsi con la masturbazione.

Le risposi che non mi interessava e che doveva obbedire, lei con un gesto del capo quasi rassegnata disse di si. Le dissi però altre due cose che la mia ragazza aveva una casa vicino a Rimini e che quindi l’avrei tenuta d’occhio e che avrebbe dovuto indossare un costume bianco in quanto tutti avrebbero dovuto vedere la sua eccitazione montante se si fosse manifestata. Anche a questa richiesta mi fece di si con un gesto del capo al quale io sbottai dicendo che una schiava deve provare entusiamo ad obbedire al suo padrone e che avrebbe dovuto dire grazie padrone che si occupa della mia educazione.

Giorgia ormai rassegnata affermò quanto gli avevo ordinato di dire.
Partita per le vacanze i primi giorni passarono come nulla fosse tra attività sportiva, giochi a carte e le classiche attività ludiche che si fanno in campeggio. Dopo qualche giorno però la castità forzata si faceva sentire e si vedeva Giorgia fare spesso la doccia, spesso fredda, la si scorgeva poi spesso camminare avanti e indietro nervosamente per la spiaggia segno che la sua resistenza cominciava a diventare sempre più difficile.

Per metterla ancora di più alla prova decisi di assoldare un mio amico palestrato affinchè la provocasse, questi stette al gioco e si divertì anche molto. Faceva finta di essere un semplice bagnante che passava di là e si fermava a guardarla puntandola sia con sorriso ammicante, sia puntandole le tette. L’astinenza forzata che ormai durava da una settimana e la non soddisfazione sessuale che provava in precedenza col marito furono un mix pazzesco: assistetti a un tipo di scena che non avevo mai visto, quando il mio amico la puntava si vedeva lo slip bianco del costume di Giorgia inumirsi dei suoi umori e lei imbarazzata tra le risatine dei spiaggianti, del marito e delle amiche andava a cambiarseli piena di vergogna.

Questa cosa proseguì per giorni e la sensaibilità di Giorgia a queste provocazioni diminuiva di giorno in giorno a un certo punto bastava che qualsiasi uomo mediamente piacente la guardasse negli occhi che si vedeva inzupparsi lo slip con i suoi umori intrisi di eccitazione.
Quando mancarono due giorni al ritorno a casa mi mandò un sms implorando pietà, dicendomi che non ce la faceva più descrivendo quelle scene che già conoscevo, ma le dissi che non se ne parlava proprio, allora lei mi chiese quale sarebbe stata la punizione in caso non fosse riuscita ad obbedire e ovviamente le dissi che sarebbe stata una sorpresa, che non glielo avrei potuto dire, ma sarebbe stata molto severa e si sarebbe pentita amaramente di quello aveva fatto permettendosi di disobbidre al suo padrone.

Il giorno dopo venni a sapere che aveva disobbdito al mio ordine della castità forzata, che non ce l’aveva fatta, poi lei con gesto di sincerità che apprezzai lo confessò in un sms chiedendomi pietà. Le dissi che non se ne parlava proprio e che al ritorno dalle vacanze sarebbe dovuta venire a casa mia con una spugna di ferro di quelle che si usa per pulire le pentole strumento col quale sarebbe stata punita.

http. //www. padronebastardo. org.

Un attimo in più.

Avevo sentito bussare alla porta della cameretta, che mi era stata messa a disposizione a casa degli zii, mentre ero ancora a letto a dormire.
Era lo zio, per darmi il buongiorno.
“Zio, ma che ore sono”? Avevo chiesto con un’aria assonnata.
“Sono appena trascorse le nove, svegliati dormigliona che è arrivato il dottore”! Mi aveva risposto.
“Dottore? Quale dottore? Io sto benissimo”!
“Dai su fai la brava che ti devo visitare”.

Aveva replicato lo zio.
“Ma zio che intenzioni hai? Non dirmi che vorresti giocare al dottore? Dopo quello che hai fatto ieri, scordatelo. Con il tuo inzuppamento a tradimento hai perso la mia fiducia. Praticamente mi hai preso contro la mia volontà”. Avevo detto decisa, ma poi mica tanto decisa. Avevo una voglia matta di giocare con lui!
Giocare a dottore mi aveva sempre fatto impazzire. Era sempre stato il mio gioco erotico preferito, ma dovevo pur fare un pochino l’offesa.

“Dai, non fare la verginella, ti ho già chiesto scusa per ieri e giuro che non succederà più. Poi l’inzuppamento è stato solo un attimo, mi hai bloccato immediatamente. Dai facciamo pace”.
“Comunque sia sappi la cosa non mi è piaciuta”. Avevo risposto.
“Dov’è che ti fa male? Fammi vedere. Fatti visitare”. Aveva detto lo zio disinteressandosi della mia risposta.
Ero seccata da quello che era successo il giorno precedente, ma ragionando su quanto era accaduto, probabilmente a parti invertite avrei fatto la stessa cosa.

Non potevo certo dire che non ero stata partecipe e dare le colpe solo a lui.
Nel frattempo lo zio aveva indossato un camice bianco trovato non so dove ed al collo aveva un stetoscopio. Sembrava davvero un dottore. Trascinava una sedia che nella fantasia doveva essere il carrello dei medicinali. Infatti sulla sedia c’erano dei medicinali, un misuratore di pressione e una s**tola di siringhe.
Avevo sognato più volte, tra le mie fantasie erotiche una situazione simile.

Essere toccata e visitata per gioco dallo zio vestito da dottore mi provocava a una fortissima eccitazione.
“Promesso zio che farai il bravo”? Avevo detto tanto per non dirgli subito di sì, ma ansiosa di iniziare.
“Promesso Laura, dai scopriti adesso”
Indossavo una lunga t-shirt bianca e delle mutandine bianche, anche quelle.
“Mi fa male qui” Avevo detto indicando con il dito la fighetta mentre avevo alzato leggermente la maglietta mostrando allo zio le mutandine.

“Qui vedi zio, mi tanto male”, avevo continuato mentre con il dito avevo premuto il clitoride ancora coperto dalle mutandine bianche..
“Fammi vedere, devo visitarti tutta in qualsiasi caso. Ti aiuto ad alzarti la maglietta. “
Mi aveva alzato la maglietta fino a scoprirmi il seno, non aveva voluto che la togliessi completamente.
La mia eccitazione aumentava. Stare sdraiata sul letto seminuda davanti allo zio vestito da dottore mi faceva letteralmente sballare.

Non vedevo l’ora di sentire le sue mani sul mio corpo. Ero super eccitata..
Con il stetoscopio aveva controllato i battiti del cuore soffermandosi molto sui miei capezzoli ormai turgidi.
Ci girava intorno, li accarezzava. Mi palpeggiava il seno. Mi piaceva come mi toccava.
Mmmhmmm, come mi sarebbe piaciuto se mi avesse baciato i capezzoli. Erano i miei interruttori naturali per farmi perdere sessualmente la testa.
Ma non me li aveva baciati, solo accarezzati e pizzicati dolcemente.

Ma era bastato a farmi partire mentalmente.
Era sceso successivamente più in basso. Mi palpeggiava in vari punti la pancia chiedendomi se avvertissi dolore. Sentivo le sue mani scendere sempre più giù. Ormai erano a filo mutandine.
Aveva infilato la mano nelle mutandine senza però toccarmi la fighetta.
Non aveva abbassato o tolto le mutandine, aveva solo alzato l’elastico per far passare la sua mano.
“È qui che ti fa male”.

Mi chiedeva mentre pigiava con il dito sull’inguine destro.
“No dottore, un po’ più a sinistra”. Avevo risposto sospirando.
Aveva spostato la mano sull’inguine sinistro, ma l’aveva fatto senza alzare la mano. Avevo sentito la sue dita sfiorami ed accarezzare le labbra della fighetta durante lo spostamento.
“Allora è qui che fa male”? Aveva chiesto mentre premeva sull’inguine sinistro.
“No dottore, adesso è un po’ più a destra, diciamo in mezzo.

È lì che mi fa male” Avevo precisato quasi insistendo per farmi toccare.
“Ho capito, è qui vero. Proviamo a tastare un attimo”.
Attendevo vogliosa le sua dita sulla fighetta mentre gli rispondevo:
” Si dottore, è lì che mi fa male”. Come per dirgli “dai zio”
Lo zio però aveva però tolto la mano dalle mutandine. Mi “visitava” la fighetta ma da sopra le mutandine. Ero rimasta sorpresa e un po’ delusa da quella cosa, eccitata com’ero avrei preferito un contatto più diretto, ma lasciavo fare allo zio.

Lo zio palpeggiava la fighetta, sempre da sopra le mutandine, con le sue enormi dita con un movimento di su e giù.
La sua mano dal mio ventre scendeva fino in mezzo alle mie cosce premendo ogni volta sulle labbra della fighetta, per poi risalire successivamente.
Da parte mia spingevo il bacino verso la sua mano per sentire meglio la sua pressione.
Le mutandine ormai strabagnate avevano aderito perfettamente con la forma della fighetta.

Era praticamente come non averle, lo spacco della fighetta e la sua leggera peluria rossastra era ben visibile.
Lo zio continuava a fare il movimento. Ogni volta che scendeva dal ventre alle cosce le mutandine si abbassavano scoprendo quasi completamente il pelo rossiccio.
Stavo quasi per raggiungere un orgasmo.
“Devo farti una punturina” Aveva detto deciso.
“Oh no, dottore”. Avevo risposto fingendomi impaurita
Ma non tanto per la punturina ma per il fatto che sarebbe bastato un attimo in più e avrei raggiunto l’orgasmo.

“Dai fai la brava voltati”. Aveva ordinato mentre prendeva una siringa a cui però non aveva tolto l’ago o almeno aveva lasciato la protezione.
Lo zio, fingendo, aveva effettuato i classici movimenti di preparazione all’iniezione simulando di togliere l’aria dalla siringa ed aveva preparato un batuffolo di cotone imbevuto nel disinfettante.
I suoi movimenti di simulazione e l’odore del disinfettante che si diffondeva nell’aria rendeva più realistica la situazione ed aumentava ancora di più la mia eccitazione.

“Sono pronto, dai girati ed abbassa leggermente le mutandine”. Aveva chiesto.
Mi ero voltata a pancia in giù. Avevo sempre adorato restare in quella posizione con il culetto scoperto dalle mutandine che avevo appena sensualmente leggermente abbassate.
Scoprirmi il culetto abbassando lentamente le mutandine modificava i miei parametri.
Senza chiedermelo lo zio aveva abbassato ancora di più le mutandine, quasi a metà coscia, scoprendomi così completamente il culetto.
Aveva sbottonato il camice e scoperto il suo pisellone già gonfio.

Aveva appoggiato la siringa sul letto, con una mano mi massaggiava la chiappa sinistra e con l’altra si masturbava.
Mi volevo fidare al punto che lo lasciavo fare. E poi mi piaceva la situazione. Ero troppo eccitata al punto di non res****re a non toccarmi visto che lo zio non mi toccava.
Avevo messo la mia mano sotto la pancia e mi stavo masturbando con lo zio che si masturbava a sua volta.

“Ecco adesso la facciamo. Zac”. Aveva detto smettendo di massaggiare la chiappa e facendomi sentire sulla carne la pressione della siringa con l’ago protetto.
“Ahi”, avevo urlato ma non per il dolore ma per simulare meglio la situazione.
“Vedrai che adesso starai meglio”. Aveva aggiunto mentre si era allontanato da me.
Ma perché si era allontanato?
Per la seconda volta non avevo raggiunto l’orgasmo per questione di un attimo.
Sarebbe bastato davvero un attimo in più!
Vabbè che mi aveva promesso di non sfiorami ma lasciarmi così, ma non gli avevo detto niente.

Mi aveva guardato, si era abbottonato il camice ma non riusciva a nascondere la sua eccitazione. Anche lui non aveva raggiunto l’orgasmo.
“Dai andiamo in giardino. Mettiti le scarpe dell’altra sera, quelle con il tacco alto”. Aveva detto.
Non capivo cosa volesse fare ma l’avevo accontentato. In quel momento avrei fatto di tutto eccitata com’ero.
Mi ero messa le scarpe con il tacco alto indossando sempre la t-shirt e le mutandine e mi ero recata in giardino.

C’era un tavolo in giardino e mi ero messa seduta sul suo bordo.
Lo zio però mi aveva chiesto di restare in piedi e io avevo ubbidito. Mi guardava mentre si strofinava il pisellone da sopra il camice.
“Sei un portento così. Sei troppo sexy con quella maglietta e tacchi. Abbassati le mutandine fino alle caviglie. Tienile così abbassate. Voglio vederti così, con le mutandine abbassate fino a terra”. Aveva chiesto anche se era sembrato più un ordine.

“Abbassamele tu” Gli avevo chiesto.
Non se l’era fatto ripetere. Senza alzarmi la maglietta si era inginocchiato davanti a me e lentamente mi aveva abbassato le mutandine fino a farle toccare per terra ma senza sfilarmele dalle scarpe.
Sentivo il suo respiro sulla fighetta quando si era abbassato davanti a me.
Si era fermato un attimo con le labbra a due centimetri dalla fighetta e senza alzare la maglietta l’aveva baciata.

Così con un semplice bacino.
Stavo per mettere le mie mani sulla sua testa e spingerla contro di me. Farmela baciare meglio, sentire la sua lingua titillare sul mio clitoride ma non l’avevo fatto. Anche stavolta non c’era stato quell’attimo in più che probabilmente mi avrebbe spinta a farlo.
Era bastato però quel bacino per farmi entrare in orbita. Avevo voglia di lui. Volevo quel suo pisellone dentro di me, capivo che le mie resistenze erano esaurite.

Lo zio era ritornato alla distanza di un paio di metri, si era messo seduto su uno sgabello, si era sbottonato il camice aveva scoperto il pisellone ed aveva iniziato a masturbarsi.
Era eccitante vederlo mentre si smanettava il pisellone. Avevo lo sguardo fisso sul quel pisellone.
Una voglia matta di sedermi a cavalcioni su di lui e di godermelo fino all’ultimo centimetro.
Ma probabilmente avevo ancora un briciolo di resistenza dentro di me o forse aspettavo che fosse stato lo zio a prendere l’iniziativa.

“Alza le mani più in alto che puoi o tienile sui capelli come se ti dovessi pettinare”. Era stata la sua richiesta.
Era evidente la sua intenzione. Quel movimento automaticamente si alzava anche la maglietta e scopriva le mie parti intime. L’avevo chiaramente accontentato anche quando mi aveva chiesto più volte di voltarmi per vedere anche il culetto.
C’era una porta a vetri che dal giardino divideva il salotto. Mi guardavo nel suo riflesso.

Mi piaceva e trovavo eccitante guardarmi. Vedermi con la maglietta alzata al punto che lasciava intravedere la fighetta o il culetto, le mutandine alle caviglie, le mie lunghe gambe che sembravano ancora più lunghe con quelle scarpe con un tacco dodici e con lo zio che si masturbava il suo enorme pisellone, mi eccitava molto.
Infatti non ero risuscita a res****re. Avevo iniziato a masturbarmi anch’io, alzandomi la maglietta quanto bastava per scoprire la fighetta, restando prima in piedi e successivamente seduta sul bordo del tavolo.

La mia mano titillava vogliosamente la fighetta che ormai sbrodolava da tutte le parti.
Stavamo entrambi masturbandoci mentre ci guardavamo. Avevo una voglia di quel pisellone invece di stare lì a masturbarmi.
“Non sarebbe meglio farlo invece di toccarci”, erano i pensieri che mi balenavano in testa.
Lo zio sembrava che mi avesse ascoltato. Mi era alzato e si era avvicinato a me.
Ero rimasta in piedi ed appoggiata sul bordo del tavolo con le gambe divaricate.

Mi ero tolta nel frattempo un piede dalle mutandine ancora rimaste alle caviglie proprio per divaricare meglio le gambe.
Sentivo lo zio tra le mie gambe. Si era avvicinato fino a toccarmi la fighetta con la punta del pisellone.
Sentivo la sua cappella sbattere contro la mia fighetta. Avevo tolto la mia mano, quasi per lasciare libero il passaggio. Era troppo bello sentirla mentre mi sfiorava le labbra. Spingevo il mio bacino contro.

La desideravo dentro.
“Dai zio spingi, perché non spingi” era il mio pensiero. Ero io a spingere la fighetta contro la cappella dello zio.
La passava su e giù quasi a farla sparire dentro le labbra che si aprivano e l’avvolgevano.
Come il giorno precedente. Un pennello che passava più mani nello stesso punto.
O come un aratro che apriva un solco nella terra. Così si aprivano le mie labbra ad ogni passaggio.

Ogni volta creando un solco sempre più profondo.
“E dai spingi zio, che aspetti spingi”!!! Stavo quasi per chiederglielo!
Un attimo in più e mi ero decisa a chiederglielo ma avevo sentito sulla fighetta la schizzata calda ed abbondante dello zio. Sensazione bellissima sentirla schizzare abbondantemente sulle labbra. Un getto caldo e potente.
In quel momento ero rimasta un po’ delusa ma ero talmente eccitata che mi ero spalmata tutta la sua schizzata nella fighetta, infradiciandomi tutta, mentre non resistendo più raggiungevo anch’io un orgasmo da urlo.

Era stato bellissimo spalmarmi la schizzata sulla fighetta. Avevo continuato a farlo in modo rilassante almeno per un paio di minuti restando da sola in giardino mentre lo zio come al solito si era allontanato.
Mi piaceva infilarmi le dita incollate sporche di sperma nella fighetta. Sentirla poi colare fuori mi dava un effetto strano ma piacevole.
Avevo partecipato più delle altre volte al mio rapporto con lui e forse quella volta l’avrei lasciato fare.

Cazzarola, una volta che volevo io! Sarebbe bastato ancora una volta quell’attimo in più e glielo avrei chiesto io di farlo. Ma in fondo prima ero stata io a chiedergli di non farlo e lo zio mi aveva accontentata.
Mannaggia, a volte parlare troppo!!!

Click
Laura.

Prima volta con un maturo

Intorno ai 18 anni, dopo che mi ero fatta praticamente tre quarti dei ragazzi di scuola e i loro amici, avevo voglia di qualcosa di diverso. Avevo voglia di un uomo, di uno più grande. Di un maturo insomma!
Così provai tramite chat. Chattai con diversi maturi. Ma non erano niente di che o non cercavano incontro. Fino a che un giorno ho trovato uno. Sui 45 anni, brizzolato, qualche pelo, tenuto in forma.

Abbiamo iniziato a chattare. Lui mi ha detto che non era mai stato con giovani come me, ma solo con uomini e donne della sua età. Diciamo una sorta di prima volta per entrambi! Lui con una giovane come me, io con uno maturo. Ci siamo messi d’accordo che sarei andata da lui nel pomeriggio. E così è stato. Volevo essere in tiro, più troietta che potessi per l’occasione! Così mi misi un bel perizomino, un vestitino corto appena sotto il sederino, rosso.

E tacchi vertiginosi a spillo rossi. Truccata di tutto punto, smaltata mani e piedi e mi presentai da lui. Tutta introiettata di rosso. Come mi aprì la porta, gli mancava quasi il fiato! Mi fece moltissimi complimenti. Non ci credeva che alla fine, fossi un maschio sotto (per modo di dire!). Dopo avermi fatta accomodare, abbiamo iniziato a parlare delle nostre esperienze e di quello che avremmo fatto. Lui era stupito da tutte le esperienze che avevo già fatto nonostante la giovane età.

Di quanto fossi già una troietta succhiacazzi. Ma anche lui mi ha raccontato le sue e di quanto ci sapesse (proprio quello che cercavo!). Finora lo avevo fatto solo con ragazzi. Compagni di classe, di scuola. Amici. Amici di amici. Tutti mezzi vergini o quasi. Comunque abbastanza inesperti e che duravano non molto (anche se si riprendevano in fretta). Con lui ero sicurissima sarebbe stato diverso. Un’emozione unica, mai provata finora.
Così abbiamo iniziato a baciarci.

Lui mi accarezzava il corpo, le spalle, la schiena. Mentre io gli accarezzavo il pacco che sentivo gonfiarsi. Mentre ci baciavamo, gli ho infilato una mano dentro i pantaloni e gliel’ho afferrato. Ho iniziato ad accarezzarglielo. Lui mi baciava e gemeva. Gemeva e baciava. Mi sono inginocchiata davanti a lui, lui seduto. Gli ho abbassato i pantaloni e mutande e mi sono avvicinata al suo cazzo. Era bellissimo. Un cazzo maturo per la prima volta davanti ai miei occhi.

Non era enorme, sui 17 cm circa. Ne avevo presi di più grandi e larghi da ragazzi in giro. Ma il suo era particolare. Un profumo inebriante. Perfetto, usato, esperto. Mi avvicinai e glielo baciai tutto con amore. Lo riempii di segni rossi del rossetto! Glielo ricoprii tutto. Iniziai a leccarlo lentamente, dalla base alla punta. Poi solo la cappella, in circolo, il filetto. Lo guardavo negli occhi ogni tanto, per mostrarti quanto adorassi succhiare il suo cazzone.

E gemevo. Leccavo e gemevo. Ho aperto la bocca, e ho iniziato a farlo entrare. Cm per cm. Poi a muovermi lentamente, su e giù. Su e giù. Gemendo come una puttanella in calore. Lui appoggiò una mano sulla mia testa e inizio ad accompagnare i movimenti. Spingendomi sempre più a fondo a ogni pompata. Sempre più a fondo, sempre di più, fino a che mi spinse tutto a fondo, a prendere tutto il suo cazzo fino in gola.

Ogni singolo cm, piantato in gola fino alle palle. E mi tenne lì. Col cazzo in gola. Per parecchi secondi. 20 o 30. Mi lasciò andare. Presi una boccata d’aria e mi spinse ancora a fondo, a soffocare sul suo bellissimo cazzo. Rimasi altri 30 secondi così. Poi mi lasciò di nuovo. Ricominciai a succhiarlo avidamente, alternando movimenti lenti a veloci. Mi allontanò dal suo cazzo e mi disse: “voglio toccare e leccare tutto questo bellissimo corpo da troietta”.

Mi fece distendere sul letto, ancora vestita. Iniziò a massaggiarmi la schiena, ancora col vestitino addosso. Scese e mi massaggiò il sederino. Lo strizzò, lo palpò con le sue mani forti e mature. Mi sollevò leggermente il vestito a portarlo sopra il culetto e me lo massaggiò ancora. Me lo baciò, tirò leggermente il filo del peri, a stuzzicarmi il culetto. Mi afferrò le natiche e le allargò. Iniziò a baciarmi e stuzzicare il buchino attraversato dal filo del perizoma.

E io ho iniziato a gemere. Mi baciò il culetto e salì lungo la schiena. Mi sfilò il vestitino, lasciandomi in peri e tacchi. Mi massaggiò tutta la schiena, lentamente, con tutto il peso del suo corpo. Le sue mani forti mi facevano impazzire! Stavo fremendo dal piacere, anche con un semplice massaggio fatto da lui. Non riuscivo neanche a immaginare il piacere di quando mi avrebbe inculata dopo! Continuava a massaggiarmi. Le sue mani mi scaldavano tutto il corpo! Saliva e scendeva lungo tutto il mio corpo.

Schiena, collo, sederino, gambe. Baciava i miei piedini con su i tacchi. Poi mi afferrò per i fianchi e li sollevò leggermente. Mettendo il sederino in bella mostra. Iniziò a baciarmelo, leccarlo, accarezzarlo. Poi spostò leggermente il filo del perizoma di lato e iniziò a baciarmi il buchino, iniziò a leccare e a spingere la lingua dentro. Poi un dito, due, poi tre. Entravano come se fossi di burro! Entravano come se mi avesse già inculata da 3 ore.

E me lo ha detto subito infatti: “che culetto sfondato che hai, non me lo sarei aspettato da una così giovane. Ti dai da fare parecchio! Brava maialina”. Ha continuato a muovere le dita dentro di me, tenendo il perizoma sempre di lato sul culetto con l’altra mano. Leccava e muoveva le dita. Sentivo scorrermi dentro, dure, forti, le sue dita esperte da maturo. Mi facevano sussultare ogni millimetro che si muovevano dentro di me.

Dopo neanche un paio di minuti mi ha detto: “non c’è neanche bisogno che vado avanti a leccarti, sei già bella aperta di tuo, ti inculo direttamente allora”. A quelle parole il mio cuore mi salì in gola! Nonostante avessi già preso molti cazzi fino ad allora, quella volta ero eccitata come se fosse la prima volta. Se solo le sue dita mi facevano bagnare come una ragazzina eccitata, figuriamoci il suo cazzo cosa mi avrebbe fatto!
Si mise dietro di me, lentamente.

Appoggiò il suo cazzo sul mio culetto e iniziò a strofinarlo su e giù, senza penetrarmi. Lo mosse lentamente, ogni tanto qualche colpetto di cazzo sul mio culetto. Appoggiò la punta della cappella al mio culetto e spinse mezzo cm! Stavo impazzendo. L’emozione era tanta. Lui a quel punto sfilò il cazzo dal mio culetto e ricominciò a strusciarlo di fuori! Si soffermava sul buchino, si muoveva come a infilarlo, ma si spostava e strusciava ancora! Mi faceva impazzire.

Lo muoveva come a farmi soffrire, a farmi desiderare il suo cazzo nel mio culetto, in una maniera indescrivibile. Lui aveva capito quanto adorassi il cazzo io! E sapeva che avrei fatto di tutto per averlo dentro di me. Così mi faceva soffrire apposta. Per farmi salire una voglia incredibile di cazzo! Una voglia mai avuta prima a quei livelli. E se lo dico io, che sono nata per prendere cazzi, credetemi! Voleva che lo implorassi e infatti, dopo un paio di minuti a strusciarlo e ad appoggiarmelo contro il culetto senza penetrarmi, ho iniziato ad implorarlo: “mmm ti prego, mi fai impazzire così, ti prego, inculami!”.

Con la voce spezzata dai gemiti. Lui mi rispose: “lo vuoi? Lo so che lo vuoi, lo so quando adori il cazzo, per quello non te lo do! Voglio fartelo desiderare, voglio che mi implori, voglio che mi supplichi”. Non me lo feci ripetere due volte: “ti prego, non resisto più senza il tuo cazzo, lo voglio sentire tutto, sbattimelo tutto dentro, non ce la faccio più, farò tutto quello che vuoi, ma ti imploro, inculami ora!”.

Non ho fatto neanche in tempo a finire la frase che mi piantò tutto il cazzo nel culetto di colpo, fino alle palle. Con violenza! Da farmi sussultare dal piacere e dall’inaspettato. Visto che erano diversi minuti che mi stuzzicava senza mai incularmi! “ti piace così? Allora, lo vuoi?” mi disse lui. “Aaaahhhh mmmm si. È fantastico! Non aspettavo altro! Ti prego, non fermarti” risposi. Lui allora, sfilò di nuovo il cazzo dal mio culetto e riprese a strusciarlo contro! Mi stava facendo impazzire, non resistivo più: “noooo, ti prego, non sfilarlo, non resisto, lo voglio!”.

Cercavo di andare indietro col culetto per prenderlo, ma lui mi sculacciò un paio di volte e mi disse: “non ci provare! Sono io che decido come e quando incularti e se voglio, non te lo do neanche oggi!”. A quelle parole iniziai a supplicarlo: “no, ti prego! Farò qualsiasi cosa tu voglia, ti farò sborrare 20 volte, ma non mi lasciare adesso, voglio il tuo cazzo, non resisto senza, non sopporto l’idea di stare senza cazzo, adesso che sono così vicina!”.

A quel punto, appoggiò la cappella sul mio buchino, mi afferrò per i fianchi saldamente e mi disse: “non ho mai conosciuto in tutta la mia vita una puttanella così affamata di cazzo come te! Oggi te la farò passare io” e come finì la frase mi infilò il cazzo nel culetto di colpo e iniziò a pomparmi con tutta la foga che aveva in corpo! Io iniziai a gemere e urlare di piacere come mai prima d’ora.

A ogni colpo sussultavo. Dopo neanche 1 minuto che mi stava inculando, ho sborrato la prima volta nel perizoma! Lui, accortosi del mio orgasmo, mi disse: “Sei già venuta? Cavoli quanto ti piace il cazzo. Io non mi fermo comunque”. “Mmmm non fermarti! Voglio che continui a sfondarmi per delle ore! Sto godendo come non mai”. Lui continuò a incularmi. Ogni tanto lo sfilava un attimo, lo strofinava, lo picchiettava contro il mio culetto.

Giusto il tempo per farsi implorare di sbattermelo dentro di nuovo che non resistevo. E riprendeva a incularmi. Continuava a parlare, gemere e trattarmi da vera affamata di cazzo quale sono, per tutto il tempo che mi inculava. “cavoli, sei insaziabile”; “mi stai facendo godere come un porco”; “si vede che ti piace il cazzo”. Con io che rispondevo a tono, tra un gemito e l’altro “sisi, lo amo alla follia, non so vivere senza cazzo”; “ti prego non fermarti”; “non sfilarlo, rimettimelo nel culetto ti supplico”.

Andò avanti a incularmi a pecora per una ventina di minuti, facendomi sborrare altre 2-3 volte nel mio perizomino. A un certo punto, sfilò il cazzo, mi sfilò il perizoma fradicio della mia sborra e si mise sdraiato. Rimasi solo in tacchi. Mi fece posizionare seduta su di lui, punto il cazzo sul mio culetto già completamente aperto, e iniziammo a scopare di nuovo. Intanto che andavo su e giù sul suo cazzo, afferrò il perizoma e me lo mise in bocca! Iniziai ad assaporare la mia sborra intanto che saltellavo sul suo cazzo.

Gemevo sempre più forte. Mi sfilai il perizoma di bocca, mi chinai vicino alla sua testa e iniziai a sussurrargli quanto mi stesse facendo godere e quanto lo adorassi, intanto che lui mi afferrò per i fianchi e li accompagnava nei movimenti. Mi rialzai, sempre saltellando sul suo cazzo e in quella posizione gli sborrai sulla pancia. “hai sborrato ancora? Ma quanto stai godendo? Sai cosa devi fare adesso, lecca tutto per bene, brava puttanella”.

Mi sollevai e il suo cazzo uscì dal mio culo. Mi sentii subito svuotare! Me lo sentivo già bello aperto. Ed eravamo solo all’inizio! Mi chinai e iniziai a leccargli per bene la pancia, assaporando il mio stesso nettare. Come un antipasto della sua sborra deliziosa che avrei assaporato da lì a poco. Dopo che gli avevo ripulito la pancia, stavo scendendo per dare una succhiata anche al suo cazzo. Visto che la mia bocca era lì, perché non cogliere l’occasione? Come ho cercato di avvicinarmi, mi ha bloccata! “eh no maialina, troppo facile così.

L’hai già assaggiato prima. Lo so quanto lo desideri, ma dovrai attendere. Massaggiami un po’ il corpo, ma senza toccarmi il cazzo. Chiaro?” mi disse. Stavo impazzendo, gli guardavo il cazzo e sbavavo! Lo volevo assaggiare ancora. Avevo il culetto che fremeva. Mi era entrato nella mente! Mi controllava ormai. Avrei fatto tutto per lui. Se mi avesse detto di abbaiare, avrei abbaiato! Ho iniziato a massaggiarlo, a pancia in su. Lentamente su tutto il corpo, continuandogli a fissare quel cazzone, che mi faceva sbavare tutto il tempo.

Di cui mi ero innamorata ormai! Cercavo di avvicinarmi al suo cazzo mentre lo massaggiavo, ma mi avvisava sempre di non toccarglielo. Ecco perché volevo provare con un maturo. Coi compagni/amici eravamo sempre più diretti: “succhia troia, ora vai, non ci servi più”. Con lui era diverso. Mi faceva VENERARE il suo cazzo, me lo faceva DESIDERARE. Mi entrava col cazzo nella mente! Non solo nel corpo. E lui lo sapeva bene. E si divertiva.

Aveva trovato il suo giocattolino in me. La vogliosa e giovane troietta che non vuole altro che prendere cazzi in tutta la sua vita e lui che non me lo dava come e quando volevo! E mi stuzzicava, tutto il tempo.
Continuavo a massaggiarlo, fino a che mi disse: “vedo che non resisti più. Te lo faccio prendere in bocca dai, sono bravo”. Non fece neanche in tempo a finire la frase, che mi fiondai sul suo cazzo e lo iniziai a succhiare con avidità! Come se non ne avessi succhiato uno da anni! Lo succhiai, leccai, in ogni singolo centimetro.

Cappella, asta, palle. Lo feci diventare rosso da quanti baci gli diedi, col rossetto. Lo succhiai avidamente, più che potessi, prima che mi avrebbe impedito di continuare. E difatti, dopo un paio di minuti a succhiarlo, mi fece staccare e mi disse di mettermi sdraiata a pancia in su e gambe larghe. Si mise in piedi, dietro di me e tornò a riprendere in mano la situazione! Afferrò il cazzo, lo puntò sul mio buchino e iniziò a incularmi lentamente.

Mooolto lentamente. Ogni spinta durava parecchi secondi. Ogni movimento che faceva, mi faceva impazzire, mi faceva desiderare il suo cazzo ardentemente. Quei movimenti così lenti, senza mai fermarsi, mi facevano gemere sempre di più. A un certo punto, mi afferrò i tacchi e iniziò a pomparmi sempre più forte. Iniziò a incularmi con foga. “Avvisami quando stai per sborrare ancora, capito troietta?” mi disse. Risposi con un gemito e dopo un paio di minuti a incularmi con foga gli dissi che stavo per venire ancora.

Lui sfilò il cazzo dal mio culetto, lo avvicinò al mio cazzettino molle, me lo sfiorò e mi fece sborrare su tutto il suo cazzone, ricoprendolo di sborra. Quindi si rimise dietro di me, mi puntò nuovamente il cazzo nel culetto e ricominciò a pomparmi, col cazzo coperto della mia sborra! Già il mio culetto era sfondato, aggiungeteci la sborra. Mi scivolava dentro come burro! Mi ha afferrata ancora per i tacchi e ha iniziato a pompare ininterrottamente per 15-20 minuti ancora senza mai fermarsi o rallentare! Facendomi gemere e urlare tutto il tempo da quanto mi faceva godere.

Finalmente mi disse che stava per venire! Non aspettavo altro, la prima sborrata di un maturo! Avevo l’acquolina in bocca. Sfilò il cazzo dal mio culetto, si sedette sul mio petto e mi puntò il cazzo davanti alla bocca: “so che aspettavi questo momento con ansia, eccolo, è tutto tuo ora” mi disse. Gli succhiai il cazzo, sentii quel misto di sapori di suo cazzo, la mia sborra di prima e il mio culetto, che mi inebriava.

Serrai le labbra sul suo cazzo e pompai con gusto. A un certo punto ho iniziato a sentirlo pulsare, gemere e un fiume caldo inondarmi la bocca! Chiusi gli occhi in estasi, gli succhiai per bene il cazzo, me lo sfilò dalla bocca e mi disse: “fammi vedere un po’ quanto sei stata brava”. Aprii la bocca e gli mostrai tutto il suo nettare. “che brava che sei stata, ingoialo tutto dai” mi disse.

Ingoiai con gusto! La cosa più deliziosa che abbia mai assaggiato. Si sdraiò di fianco a me e mi fece i complimenti: “cavoli, ci sai fare, sei molto brava e molto vogliosa! Mai trovata una puttanella giovane e così affamata come te”. “E questo è solo l’inizio” gli dissi. “Piccola, non riesco a farne due” rispose. “Non hai mai incontrato una troietta affamata come me! Non ti preoccupare, ci penso io” dissi. Lui rimase sdraiato a pancia in su, io mi chinai a pecora ai suoi piedi, sul letto e iniziai a giocare col suo cazzo, molle.

Lo leccai tutto, Inizia a succhiarlo da molle. Gli riempii di baci il cazzo, guardandolo negli occhi e gemendo. Gli presi le gambe e gliele sollevai un po’. Gli leccai il cazzo sempre molle, le palle e scesi. Leccai tra le palle e il culetto e iniziò a sussultare un momento. Scesi e leccai il buchino! Sussultò ancora. “mmm che maialina che sei” mi disse. Continuai a leccargli il buchino, spingendo la lingua un pochettino.

Lui iniziò a gemere. Sentivo che si stava riprendendo! Salii, ripresi a leccare le palle e il cazzo mentre con un ditino gli stuzzicavo il culetto. Presi il cazzo in bocca e sentivo che si stava riprendendo, piano piano tornava duro! Ci saranno voluti 10-15 minuti, ma ce l’ho fatta. “cavoli, era tanto tempo che non riuscivo a tornare duro dopo la prima, sei veramente brava” si complimentò. A quelle parole, iniziai a pomparlo con foga, guardandolo negli occhi intanto che succhiavo.

Era tornato completamente duro ormai. Così mi alzai, mi sedetti su di lui, gli afferrai il cazzo e me lo infilai nel culetto. Ricominciai a saltellare su di lui, le mie chiappette che rimbalzavano contro di lui ad ogni colpo. Io che gemevo sempre di più. Lui mi accarezzava tutto il corpo, il petto, i fianchi. Le sue mani mi facevano impazzire. Saltellai sul suo cazzo per un sacco di tempo. Poi mi afferrò e mi girò a pancia in su, col suo cazzo sempre ben piantato dentro di me.

Iniziò a incularmi in quella posizione a lungo. Passò più di mezzora da quando aveva ricominciato ad incularmi, e non ne voleva sapere di venire! Anche con gli amici della mia età si andava avanti così a lungo. Ma sborravano, li facevo riprendere, sborravano ancora, li facevo riprendere. Non duravano così tanto venendo una volta sola. Lui invece non ne voleva sapere di sborrare la seconda volta! Continuava a pomparmi con foga. Continuando a cambiare posizioni.

A pecora. Io sotto. Sopra, di lato. Anche contro al muro. Mi pompava sempre di più, sudava, ansimava, non si fermava mai! Non ricordo neanche quante volte sborrai alla fine! Ma so che mi facevano male le palline e non mi usciva più niente a me! Sarà andato avanti un’ora. Un’ora e mezza a pomparmi dopo aver sborrato la prima volta. A un certo punto, mentre mi inculava a pecora, mi teneva per i fianchi.

Ha iniziato ad ansimare più forte. A dirmi che non ce la faceva più, che stava per venire una seconda volta. “Prima ti ho riempito la bocca, adesso voglio riempirti il culetto” mi disse. Mi strinse per i fianchi e iniziò ad incularmi fortissimo. Nella stanza si sentivano solo i nostri gemiti e il rumore del suo corpo che picchiava contro il mio culetto, colpo dopo colpo. A un certo punto, gemette più forte! E sentii un calore immenso dentro di me.

Riempirmi tutta. Scaldarmi dall’interno, tutto il corpo. Mi stava sborrando nel culetto! Mi stringeva i fianchi e dava qualche colpo a ritmo della sborra che mi inondava. Io gemevo, urlavo, mi contorcevo a sentire quel calore dentro di me. Si fermò. Dopo che mi ebbe inondato il culetto di sborra. Sfilò il cazzo dal mio culetto, ormai distrutto da quell’interminabile inculata e si sdraiò nuovamente. Esausto questa volta. Io con l’alito di sborra e la sborra che usciva dal mio culetto, mi sdraiai accanto a lui, giocando col mio buchino, infilandoci le dita e leccandomele con gusto.

Restammo a parlare un po’ del sesso, delle esperienze. A farci i complimenti e commentare quello che abbiamo fatto. Alla fine, mi rivestii. Mi rimisi il perizoma umido della mia sborra ancora. Col filo incastrato nel culetto sfondato e sborrato. Mi infilai il vestitino. E tornai a casa. Col culetto pieno di sborra, e un’esperienza incredibile. La prima di molti con maturi!.

la signora che lavorava alle poste 3

Era li che mi guardava sembrava impaziente di mangiare quella schifezza di carne in s**tola ma non mi conosceva ancora bene, così gli chiesi:
“chi sei tu?'”
Capì che non sarebbe stato facile per lei mangiare,respirò profondamente poi con voce serena e quasi rassegnata mi disse:
“Una puttana”
“No,dissi io, hai sbagliato” il panico si impadronì dei suoi occhi,
“Tu sei la mia puttana, non una puttana” dissi io e cominciai a giocare con la frusta.

“Dai Stefania non ti sembra di esagerare?” disse Paolo mentre si puliva il cazzo con una salviettina
“Come osi” cominciai a gridare alzandomi in piedi e colpendolo con una frustata tra pene e mano, “vatti a cambiare immediatamente frocietta del cazzo”
Paolo rimase atterrito dalla mia reazione, non lo avevo mai colpito li con tanta violenza,
“E tu, grandissima puttana finta signora del cazzo, vieni subito qui a leccarmi la fica”
mi sedetti su una poltrona e la signora delle poste terrorizzata venne a pecora verso di me, mi alzai la gonna e scostai la mutandina e lei prima di cominciare mi guardò tra il timoroso e il caritatevole.

“Hai mai leccato la fica ad una donna” le chiesi
“No signora” rispose lei.
“No signora padrona , devi dire”
“Si signora padrona” rispose e cominciò a leccare, e si impegnava parecchio tant’è che quando scese Monia(cioè Paolo al femminile) non me ne accorsi.
Dopo un pò che leccava le chiesi”Ti piace leccare la fica puttana?”
“Si signora padrona” rispose ammaestrata la signora delle poste
Allora li continuai”Ma ti piace più la fica o il cazzo?”
L’avevo messa in difficoltà, non sapeva che rispondere per paura che ongi risposta fosse sbagliata e la frustassi.

“Puoi essere sincera non ti frusto”le dissi con voce da padrona comprensiva
“Il cazzo signora padrona” rispose la signora delle poste convinta e sbrigativa.
“Allora lo vedi che sei una puttana?” Le dissi, fece cenno di si con la testa e continuava a leccare. Intanto Monia si era messa in gran spolvero, tacco12, calze color carne che mettevano in evidenza il suo stacco di coscia, mini leopardata e maglioncino nero con stacco sulle tette finte di silicone, parrucca nera.

Si inginocchiò accanto alla signora delle poste pensando che gli facessi leccare la mia fica.
“Monia su, fa la brava, lecca il culo alla nostra puttana delle poste”
“Si signora padrona” rispose il mio maritino vestito da puttanella, io intanto mi scostai e andai a montarmi uno strap-on.
Monia leccava e insalivava il culo della oramai ex signora delle poste e mi porgeva il suo muovendolo come una battona da strada.
“Come sono brave le mie puttanelle” dissi io mentre mi lubrificavo il mio strap-on con la saliva,”bè su dai baciatevi” le incoraggiai ad un bacio saffico.

“possiamo?” Disse monia
“Certo”le risposi e andò subito giù di lingua pesante mentre la signora delle poste l abbracciava complice.
A quel punto mi avvicinai e misi in mezzo alle loro lingue il mio strap-on
“Bè visto che vi piace tanto il cazzo succhiatemelo” dissi loro.
E così fecero le mie due puttanelle, se lo passavano l’un l altra come due esperte zoccole da strada.
Dopo poco decisi di scoparmi la signora delle poste, stesa sul divano, lo prendeva che era un piacere, godendo come una maiala ha preso l’iniziativa e ha cominciato a ciucciare il cazzo di Monia.

“Come sei diventata puttana” le dissi e con un veloce gesto dello strap-on le cambiai buco, facendola urlare non poco. Monia si sganciò e cominciò a succhiarmi il cazzo finto quando glielo tiravo fuori dal buco del culo ogni tanto per farla rifiatare.
Non gli dicevo più niente avevano preso il controllo e le lasciavo fare volevo vedere dove arrivavano.
La signora delle poste cominciò a baciarmi con passione come se si fosse innamorata di me, mentre Monia mi strusciava il suo cazzo sul mio culo.

Allora la puttana delle poste ricominciò a succhiarmelo, glielo sbattevo sulla lingua e la puttana li con la bocca aperta che se lo prendeva. Distratta dalla foga della ex signora delle poste non mi accorsi che Monia mi stava leccando il culo; e così dopo poco entrò nel mio buchetto mentre quella puttana aveva il mio strapon sempre in bocca o tra le tette.
Quindi,mentre Monia era dentro di me, decisi di riscoparmi la milfona puttanona postelegrafonica completando così uno splendido trenino..
Dopo toccò a Monia essere scopata dalla padrona mentre la puttana la pompava senza che le dicessi niente.

Tutto finì con Monia che mi venne addosso dopo l ennesima cavalcata, con la puttana che la puliva tutta fino all ultima goccia.

DAVIS PARTE PRIMA (STORIA VISSUTA)

DAVIS PARTE PRIMA

Un sabato sera a cena da amici, ci fecero gustare del formaggio e del vino eccezionali, chiesi dove era stato comprato, mi indicarono una casa colonica in un paesino vicino e mi dissero che vendevano i loro prodotti anche la domenica, ci ripromettemmo d’andarci già il giorno dopo.
Lungo la strada che porta a quel paesino avevamo già avuto diverse esperienze con dei ragazzi di colore, quindi l’indomani mentre Gioia si accingeva a vestirsi per uscire le dissi di indossare la guepiere e le calze bianche, speravo di vedere le sue gambe inguainate nelle calze bianche strette dietro alla schiena di un negro che la pompava in fica.

Gioia, capite le mie intenzioni, si arrabbiò dicendomi che pensavo sempre ad una cosa e che mai si usciva solo per una passeggiata, e poi aggiunse che non aveva nessuna voglia di chiavare avendo goduto divinamente con me, poche ore prima, per tre volte.
Le promisi: “non ti faccio toccare da nessuno e che non ti chiederò di scoparti nessuno”.
Malvolentieri accettò, solo per farmi piacere disse, di indossare la guepiere ed uscimmo.

Durante il viaggio incrociammo molti negri che, favoriti dalla giornata festiva, passeggiavano per i due paesini che attraversammo, ovviamente neanche a parlarne di far salire qualcuno.
Fatta le compere riprendemmo la via di casa.
“Tesoro, fermo restante che quello che ti ho promesso manterrò, mi dispiace proprio perdere questa ghiotta occasione per eccitarci un po’, perché almeno non facciamo arrapare qualcuno di questi NEGRONI facendogli vedere la tua FICONA ed i tuoi splendidi SENI, dai mi fermo e chiedo solo la solita informazione, dopo non andremo oltre, lo giuro.


“È inutile che giuri, sono io che assolutamente non voglio andare oltre, sei sempre il solito, quando ti metti in testa una cosa tanto fai che devi ottenerla, lo sai che ti voglio bene e che pur di farti felice alla fine cedo sempre, anche questa volta facciamo come vuoi tu, ma senza scherzi, questa volta VERAMENTE NON HO VOGLIA”.
Le diedi un bacio in bocca e la invitai a scoprirsi.

A malincuore si sfilò gli slip e sbottonò la gonna e la camicia mettendo fuori dalla guepiere le sue splendide mammelle.
“Pensi che vada bene così?” mi chiese.
“Certamente, tesoro, chi avrà la fortuna di vedere tutto questo ben di Dio si infoierà come una bestia”, le risposi sbottonandole ancor di più la gonna.
Nel frattempo era cominciata a venir giù una leggera pioggerellina.

Dopo pochi chilometri vidi un negro che camminava con passo spedito lungo il ciglio della strada, mi fermai, aprii il vetro dello sportello dal lato Gioia e gli chiesi se sapesse indicarmi la strada per una località chiamata La Pineta che sapevo benissimo essere qualche chilometro più avanti.
La situazione prese subito una piega arrapantissima, come prevedevo e speravo, l’amico mentre mi rispondeva fissava alternativamente la fica e le tette di Gioia.

Per prolungare il giochino chiesi un’informazione più dettagliata, l’ubicazione di un ristorante.
L’amico cominciò a fornirci precisissimi dettagli perché, aggiunse, lui abitava nelle vicinanze del ristorante, e poi, poiché la pioggia era diventata scrosciante, mi chiese se volevamo dargli un passaggio a casa.
Felicissimo gli dissi di salire, Gioia, invece si indispettì, si coprì e si spostò appoggiandosi con la schiena allo sportello.
“Sono mai venuto meno ad una promessa? dai divertiamoci solo ad eccitarlo, lo sai quanto mi piace, ti assicuro che non andremo oltre, sei d’accordo?”, le dissi sottovoce.

“Non provarci nemmeno ad andare oltre, se solo mi fai toccare apro lo sportello e scendo, TORNO A CASA A PIEDI”.
“Stai tranquilla”.
Quindi mi rivolsi all’amico e gli chiesi come si chiamava, “Davis, vengo dalla Nigeria” mi rispose.
“Parli bene l’italiano, da quanto tempo sei in Italia?”.
“Da circa un anno, capisco quasi tutto ma non parlo ancora molto bene”.

Decisi di non perder tempo e di andare subito al sodo.
“Noi adesso comunque ti accompagniamo a casa, ma dobbiamo dirti la verità, noi non dobbiamo andare in nessun ristorante ma dobbiamo tornare a casa nostra che si trova proprio nella direzione opposta, abbiamo invertito la marcia a abbiamo finto di chiederti un’informazione perché mia moglie ti ha visto e mi ha detto “guarda che bel ragazzo, perché non trovi una scusa per fermarlo e poi lo invitiamo a venire a casa nostra questa sera?”.

Davis mi guardò stupito, “a fare cosa a casa vostra?” mi chiese.
“Hai ragione, non ne vedi il motivo, ma devi sapere, caro Davis, che Gioia, con mio grande piacere “AMA FARE ALL’AMORE CON più UOMINI”, capisci cosa significa FARE ALL’AMORE?”.
“Si io capisce CHIAVARE”.
“Esatto a mia moglie piace molto CHIAVARE ed ancora di più se gli uomini sono due o più, vuoi venire questa sera a casa nostra e così la CHIAVIAMO insieme?”.

“Si, ma perché non andiamo adesso a casa vostra?”.
“Non è possibile a casa ci sono la madre ed il padre di Gioia, che vanno via oggi pomeriggio, se sei libero passo a prenderti alle nove e poi passeremo la notte a divertirci”.
“Sono libero vieni alle nove”.
“Allora adesso riparti, accompagniamolo a casa e facciamola finita” disse Gioia con voce insofferente.

“Solo qualche minuto ancora e poi andiamo” dissi per calmare la mia signora, quindi rivolto a Davis, “ma non mi hai detto ancora se mia moglie ti piace, guarda che bel visino da angioletto gli dissi accarezzando il volto di Gioia che si ritrasse infastidita.
“Si piace molto”.
“Ma devi sapere che L’ANGIOLETTO appena saremo nudi a letto ti farà un delizioso POMPINO, capisci POMPINO?”.

“No, cosa essere?”.
Infilai il dito medio tra le labbra di Gioia, la guardai implorante e le dissi “fai vedere a Davis cosa è un POMPINO”.
Molto a mala voglia, la mia signora fece roteare la lingua intorno al mio dito e poi l’ingoiò.
“Ho capito è BOCCHINO, tua moglie BOCCHINARA”, esclamò Davis.
“Si, una GRANDISSIMA BOCCHINARA, e non solo, sappi che poi ci stringerà il CAZZO tra i seni”.

“Cosa sono seni?”, mi chiese Davis.
Aprii la camicia a Gioia, mostrandoglieli.
“Le ZIZZE, queste sono ZIZZE, a me piace molto leccare ZIZZE, perché non CHIAVIAMO adesso, io fatto doccia questa mattina”, incalzò l’amico.
“No adesso non è possibile, dobbiamo tornare a casa, siamo già in ritardo”.
A questa mia perentoria frase, vidi Gioia rasserenarsi.
“Non avere fretta, ci rifaremo stasera, ma sappi che mia moglie ci farà morire con i suoi BOCCHINI e con le sue ZIZZE ma anche noi la dovremo far divertire”.

Scostai la gonna della mia SCOPABILISSIMA compagna e le divaricai le cosce mostrando la sua bellissima FICA.
“Per farla divertire dovremmo CHIAVARLA per molte ore, lo farai?”
“Certo, a me piace molto, ma prima io leccare la PUCCHIACCA poi CHIAVARE”.
“Perfetto”.
Invitai Gioia a girarsi in modo da mostrare il suo tondo ed invitante fondoschiena.
“Ma sarà tutto inutile se non la INCULEREMO, lei non ritiene conclusa una SCOPATA se un CAZZO non le sfonda il CULO, le SPACCHERAI IL CULO questa sera?”.

Senza rispondere, con un gesto rapido, Davis si aprì i pantaloni facendo schizzare dalle mutande una VARRA di impressionanti dimensioni, dovetti ammettere che, come quasi tutti i COLOURED, era mostruosamente dotato.
“Facciamolo adesso, vedi io pronto” disse l’amico ACCAREZZANDOSI la dura MAZZA.
“Rivestiti immediatamente, faremo tutto stasera, adesso dobbiamo andare”, dissi con un tono che non ammetteva repliche.
A questo punto con una sfacciataggine degna della più grande delle TROIE, mia moglie disse:.

Tuta di felpa

tuta di felpa
sveglia, doccia, caffe lungo. freddo e sigaretta. Fumo mezza esco in fretta, rap giubba tuta di felpa. Quindici minuti per il tunnel che porta in centro dietro i grattacieli. Il pass per le porte è pronto nella mia mano mentre scendo veloce i gradini. è presto ma al binario c’è folla.
Ho lo zaino sulle spalle e le notizie gratis del giorno in mano. Ci pigiamo dentro al primo il treno che arriva.

sono quasi trenta minuti di spostamenti minimi, aria razionata e intimità rubate.

Esco alle cinque e sto fumando. cammino fino alla fermata. Sono quasi 4 blocchi ed è già caldo. Sono 4 blocchi tra gonne leggins e top. pelli colorate e chiome fruttate. Glutei come molle libere ed instancabili.
Ancora donne nude e colorate che offrono fotografie ricordo ai turisti. ho finito la sigaretta ma posso accenderne un’altra. Mi piace questa folla, avere la paga in tasca e fumare sigarette.

Mi piace viaggiare con i pendolari, essere uno di loro. con i loro orari con la stessa voglia di tornare a casa.

Il vagone che mi porta a casa è già pieno. Un muro di carne contro il quale mi spalmo.
Una ragazza bionda e piena è al mio fianco, occhiali da sole, pelle diafana e tesa a comprimere la massa del suo corpo. è gravitazionale inutile opporsi, e così facile cedervi.

Quando si aprono le porte della fermata successiva entra una signora con un pupo carrozzato. non credevo riuscisse a trovare uno spazio invece è già alle spalle della ragazza bionda che dandole spazio aderisce perfettamente al mio corpo.
la tuta di felpa tradisce ogni mia emozione. Le nostre pelli come in osmosi. sento i vasi sanguigni del membro cedere ad un flusso circolatorio intrattenibile. E il pene gonfiarsi contratto ancora nella posizione di riposo.

cerco di scostarmi ma non troppo. mi vergogna essere così evidentemente teso ed a contatto con una sconosciuta, ma non posso nemmeno uscire allo scoperto.
La bionda intanto non sembra per nulla scossa ne turbata e chiacchiera con la giovane madre. Intanto si china in avanti per accarezzare il bimbo nella carrozzina e mi ritrovo con un paio di grosse e sode natiche incollate a pressione al mio baricentro. indossa una gonna leggera e sento il mio membro adagiarsi comodamente tra le sue carni.

non riesco più a contenere la flessione verso il basso del mio bastone e inizia ad erigersi verso l’alto.
L’ha sentito sicuramente ma non accenna a spostarsi.
il mio cazzo è tutto dritto. Lei pressa, la sento appoggiarsi letteralmente sul mio cazzo e muoversi delicatamente come per trovare la posizione più comoda. Adesso si gira mi offre il fianco e abbassa la mano per afferrare il palo del vagone. Però adesso è giusto all’altezza della zona pi calda.

così mi sposto anche io e la sfioro. Ha avuto forse un brivido, io di sicuro. allenta la presa le sue dita si discostano dal freddo metallo come a cercare qualcosa, o ad allentare la pressione. spero che nessuno possa accorgersi di quello che sta succedendo. Glielo ho praticamente piazzato in mano, le sue dita toccano la punta della mia cappella, la carezzano e ne saggiano l’indurimento.
Sono in apnea, circolazione ridotta per congestione pelvica.

Vorrei svuotare il vagone ridurre in brandelli le sue vesti ed estrarre il mio membro gonfio, con le vene in rilievo. Brilla una goccia di piacere precoce, con la sua mano stringe e contiene tutto il resto, che continua crescere e pulsare.
Vorrei sentire il freddo delle sue dita sul mio cazzo bollente, violare la sua bocca ripetutamente fino a grattarle la gola. Aprirle le game e prenderla da dietro senza alcun riguardo.

Fino a bagnarla completamente.
Il vagone lascia l’isola e siamo su quella più grande. le porte si aprono. adesso è più la gente che scende rispetto a quella che sale. mi sento esposto. Ci stacchiamo, vergogna e desiderio.
Scendiamo tutti e due sulla trenta.
Le sono di nuovo dietro sulle scale, si gira e mi chiede come raggiungere un bar che non conosco.
Non lo so. sono sicuro che mi guarda.

Sta fissando la mia tuta di felpa.
Dice grazie e se ne va. Io dall’altra con le notizie del giorno che coprono la mia tuta di felpa.

Le mie storie (14)

Eccomi qui, dopo qualche giorno di pausa a raccontarvi di nuovo di me. Certo ad essere sincere non è più tanto facile perché a dire il vero gli episodi cominciano un po’ a scarseggiare. Dopotutto ho sempre detto di non essere stata mai particolarmente ambita. In questo viaggio nei ricordi di questi miei quarant’anni, la memoria ogni tanto fa venire alla luce delle cose che davvero credevo di aver dimenticato. Un po’ il fatto che mi sono accorta che siete in tanti a leggermi, un po’ perché queste situazioni della mia vita mi hanno aiutato nel bene o nel male a crescere mi fa piacere scrivervi di me e delle mie esperienze.

Questa se proprio dovesse avere un titolo farebbe riferimento ad un proverbio piuttosto conosciuto “non c’è cosa più divina che… la cugina”. Non so che cosa s**tti in determinate situazioni, non so se forse è perché soprattutto i maschietti nei confronti di noi femminucce quando c’è quella sorta di parentela e quindi di confidenza maggiore magari si sentono più liberi, ma nel giro delle mie amicizie e anche alla sottoscritta è successo qualcosa del genere.

La cosa che mi è venuta la mente poi è stata rafforzata anche dal fatto che in tempi diversi anche mio fratello ha avuto a che fare a che fare con una cugina. Ma vedrò se sarà il caso di raccontare anche di loro.
Per quanto abbia cercato di circoscrivere nel tempo l’episodio, sinceramente non ci sono riuscita in maniera precisa. Sicuramente mi ero laureata e comunque stavo studiando ancora. Ricordo la telefonata di mia madre che mi annunciava che di lì a poco mi avrebbe chiamato una mia zia calabrese (la mia famiglia anzi la famiglia di mia mamma e di mio padre, sono numerosissime quindi cugini e cugine di secondo grado, come si dice, ne ho tantissimi).

Confesso che con tutti questi parenti non proprio stretti che però fanno comunque riferimento ai miei, spesso non capisco precisamente con chi ho a che fare. Ma dopo qualche parola ed i classici saluti di rito, inquadrai la persona: era una delle tante cugine di mia madre con la quale avevamo fatto anche una vacanza anni prima. Lei mi annunciò che suo figlio sarebbe salito a Napoli per qualche settimana per un corso di aggiornamento (o qualcosa del genere).

Li subito s**ttò il suo ricordo e della vacanza che facemmo insieme. Era assolutamente detestabile, antipatico ed oltretutto all’epoca, in piena crescita adolescenziale, cercava sempre di mettermi le mani addosso, mani che io gli spezzavo (metaforicamente ma poi non tanto). Dopo aver parlato con la zia, mi passò questo ragazzo, ci salutammo, un po’ di chiacchiere e poi subito lui si ricordò della vacanza confessandomi senza nessun problema che era dall’epoca innamorato di me.

Per la verità questa confessione la fece ridendo, io intanto dall’altra parte della cornetta rimasi un po’ sorpresa da quella confidenza che oggettivamente non avevamo visto che non gli parlavo da anni ed anni. D’altra parte però mi resi conto che coloro che vanno via da Napoli, hanno sempre una sorta di contatto con la terra da dove vengono, per cui io come parente napoletana, potevo rappresentare un qualcosa di più vicino a loro di quanto loro lo fossero a me.

Ci salutammo e raccontai a mio fratello che di lì a qualche giorno avremmo avuto questo nuovo ospite. Mio fratello si mise a ridere e senza che io gli dicessi niente, mi disse che durante quell’estate famosa (lui ha un paio di anni più di mio fratello), gli diceva di portargli i miei costumi, o le mie mutandine. Insomma era davvero fissato con la sottoscritta. Ricordo che questo dialogo tra noi si chiuse come al solito con della facile ironia sul mio abbigliamento intimo che sia all’epoca che oggi è tutto fuorché qualche cosa da conservare.

Finalmente arrivò questo ragazzo, considerate che non lo vedevo da almeno sei/sette anni, quando facemmo la famosa vacanza lui avrà avuto sulla quindicina mentre quando me lo ritrovai in casa era più che ventenne. Accento marcatamente calabrese, molto ma molto alto (naturalmente un’altra persona rispetto ai ricordi), si presentò con un mazzo di fiori per la sottoscritta (che naturalmente suscitò ilarità in mio fratello) salvo poi tirare fuori dalla valigia una serie di prodotti delle sue parti che non finivano mai.

Gli feci vedere la sua camera, gli dissi che naturalmente avrebbe diviso il bagno con mio fratello e cominciò questa convivenza. Per la verità lui era di un’educazione esemplare, sempre gentile con me, anche quando mio fratello lo irretiva dicendo che mi doveva trattare “male”. Spesso durante la cena (a pranzo in genere eravamo ognuno per i fatti suoi), il dibattito verteva su come fosse possibile che lui avesse avuto ed avesse all’epoca ancora questa cotta per me.

Io lo vedevo palesemente in difficoltà, mi faceva tenerezza nonostante fisicamente fosse il doppio della sottoscritta. Capitava anche di passare qualche serata da soli (mio fratello d’altra parte non voleva portarselo in giro), lui accennava anche una sorta di corteggiamento, ma io chiaramente non lo prendevo sul serio. Anche perché all’epoca mi vedevo con il ragazzino. Ricordo che qualche volta provava ad allungare una mano, sempre delicatamente, sempre facendo finta di niente, io davvero non sapevo che fare, perché a differenza di quanto era piccolino e si lasciava andare pure troppo, in quei momenti era imbarazzato.

Potrei continuare a raccontare di suoi gesti affettivi nei miei confronti che ad onore del vero mi sorprendevano parecchio, ma mi rendo conto che voi volete che arrivi al dunque. Così un po’ perché contenta di queste attenzioni, un po’ perché a me come ho sempre detto mi piacciono i tipi simpatici, un po’ perché incuriosita dal capire cosa voleva e cosa sarebbe potuto succedere, cambiai lentamente atteggiamento nei suoi confronti. Per esempio la mattina mi facevo vedere tranquillamente in pigiama da lui, consapevole che sotto la magliettona dell’epoca, le mie tette grosse non gli fossero indifferenti ed oltretutto che per quanto potesse essere lunga, ogni tanto lo sguardo alle mie mutande gliele dava.

Anche lui, pur rimanendo sempre nell’educazione, cominciò però ad aumentare la confidenza verso la sottoscritta. Mi salutava con il bacio sulla guancia, mi accarezzava il ginocchio (ed io lasciavo fare), insomma ero assolutamente consapevole delle schermaglie che c’erano tra noi due. Una sera io ero nel mio letto (una piazza e mezzo) a vedere un film e lui come sempre buono buono se ne stava sulla poltrona accanto. Lo invitai a venire sotto le coperte, ma solo se avesse fatto il buono.

Mi sorrise promettendomi comportamento ligio. Io però i maschietti anche all’epoca li conoscevo già piuttosto bene. Tempo una decina di minuti e sentii il dorso della sua mano sfiorarmi la coscia. Lo lasciai fare, capivo che del film non è che gli interessasse granché, lui continuava con le carezze, niente di provocante ma assolutamente piacevoli, allora io lo presi in contropiede. Allungai la mia mano fino al suo basso ventre, e naturalmente anche da sopra al pigiama notai che era abbondantemente eccitato.

Quando lui sentì la mia mano sopra il suo coso mi afferrò subito la coscia, io gli dissi che sarebbe dovuto rimanere calmo, di non prendere iniziative ed al massimo di fare quello che facevo io. Così quella sera ci masturbammo a vicenda, per la verità io a lui lo feci due volte perché la prima fu piuttosto veloce. Ricordo che parlava tanto mentre lo toccavo, mi faceva ridere perché mi ringraziava chiedendomi di continuare.

A dire il vero anche lui non è che fosse male, sarà che in quel periodo ero piuttosto “attiva” ma ricordo che fece il suo dovere anzi senza fiatare mi aiutò a cambiare le lenzuola del letto prima di andare a dormire.
Mi era piaciuto, ero contenta del suo atteggiamento, ero contenta di poterlo gestire un po’ a modo mio, non come mi capitava con il ragazzino che era parecchio più irruento anche perché avevamo un tipo di rapporto e di conoscenza completamente diverso.

Così per qualche giorno mi limitai soltanto ai preliminari, lui era più che contento, lo fu soprattutto quando gli diedi il permesso di scendere con la testa tra le mie cosce. Mi chiese di fare lo stesso con lui ma gli dissi di no, non perché non avessi voglia (a me piace fare sesso orale), ma perché in quel momento mi piaceva il fatto di non dargli certezze, di “comandare” il gioco. In tutto questo naturalmente bisognava stare attenti a non farsi beccare da mio fratello.

Non è che sarebbe crollato il mondo, ma comunque sono sicura che “me l’avrebbe fatta pagare”. Nonostante spesso litigassimo, soprattutto in quel periodo, c’è sempre stato un rapporto di confidenza fraterna molto bello tra di noi. Lui non si è mai tirato indietro dal raccontarmi di tutto di più, io naturalmente pur dicendogli alcune cose, ho avuto un po’ più di pudore nei suoi confronti. Il tempo naturalmente passò velocemente, questo gioco un po’ spinto con questo cugino stava volgendo al termine anche perché sarebbe dovuto partire di lì a qualche giorno.

Mi ricordo che una notte da sola, dovetti decidere se andare fino in fondo oppure no. Come al solito la scelta la feci fare al destino, anche perché credo che, a memoria, non abbia mai programmato di proposito una “scopata” in vita mia.
Quella sera non mi ricordo perché ma mio fratello avrebbe dormito fuori (sarà andato dai miei a Roma oppure da qualche ragazza, le alternative sono queste). Come ho detto, ero assolutamente indecisa sul cosa fare.

Così come al solito dopo la cena io mi infilai nel mio lettone e lui sempre dopo averlo chiesto, mi raggiunse. Senza fare niente, cominciammo a parlare, dopo tutto in quasi un mese avevo recuperato tutta la vita della sua famiglia, ma delle sue storie poco o niente. Mi raccontò (come sempre fanno i maschi) delle pene d’amore, di tragedie anche se in realtà erano cose da poco. Poi, ricordo che all’improvviso, mi confessò come mai da piccolino si era preso questa cotta per la sottoscritta.

Insomma mi disse che era un fan sfegatato di serena grandi, e che una mattina al mare mi vide cambiarmi la parte di sopra del costume e fu letteralmente folgorato dalle mie bocce. Quella cosa mi fece talmente ridere che da sotto le coperte mi tolsi la maglietta e gliene feci vedere una. Vi giuro che sembrava un bambino che aveva visto la Nutella per la prima volta. Eppure immagino che non fosse il primo seno che avesse visto dal vivo.

Questo mio gesto naturalmente gli portò subito l’eccitazione. Io d’altra parte neppure nascosta dalle coperte era rimasta solo con le mutandine. Chiese il permesso di toccarmela (lo giuro), poi una volta presa in mano non si fermò più. In breve era sopra di me, lungo lungo quasi mi copriva del tutto, naturalmente gli feci mettere il preservativo, mi ricordo che lo facemmo molto lentamente, io volevo che lui fosse un po’ più energico, ma ebbi l’impressione come se volesse godersi il momento, mi baciava le tettone e si muoveva dentro di me.

Non ebbe il coraggio di baciarmi in bocca, d’altra parte neanche io però lo feci, non so perché. Ad un certo punto ricordo che me lo ritrovai a cavalcioni con il suo uccello tra le tette, gli piaceva eccome vederlo sparire lì in mezzo… poi naturalmente mi venne lì sopra.
Da allora non ci siamo più rivisti se non ad un paio di matrimoni di famiglia. Oggi è sposato, credo che abbia anche dei figli.

La cosa che mi ricordo che mi fa ancora adesso ridere, e che quando ci siamo visti l’ultima volta (qualche anno fa), dopo avermi presentato sua moglie, mi fece subito notare la taglia del seno… naturalmente molto abbondante.