Archivio mensile:Settembre 2014

Chat X 002

Stranger: piacere, antonio…cerco una ragazza per chat erotica
You: Ok, io sono f, quanti anni hai?
Stranger: 20
Stranger: ok ?
You: si, io 18
Stranger: sei pronta ?
You: si tesoro…
Stranger: bene io sono 1. 80 capelli castani occhi scuri fisico normale tu
You: capelli castani occhi castano chiaro pelle chiara 163 magra ma non troppo…
Stranger: dove sei e come si vestita ? io a casa in tuta e maglietta
You: io sono in camera mia sulla poltrona del PC, canottiera bianca e mitandine rosse di snoopy
Stranger: test quale tipo di intimo ti piace di piu ? per sopra reggiseno tradizionale,push-up imbottito -ferretto a balconcino ? per sotto tanga,periziona,slip ,mutandina tradizionale ? brasiliana ? reggicakleze si/no collant o autoreggenti ?
You: sopra niente perizoma e autoreggenti
Stranger: non porti il reggiseno ? come mai ? che taglia hai di seno ?non ti senti a disagio in pubblico ?
You: No beh.. Lo porto, ma mi piace stare senza, poi ho le tette abbastanza piccole, quindi non è un grosso problema,
You: Con qualche maglietta o canottiera spesso si evidenziano i capezzoli, mi accorgo che ragazzi e uomini mi guardano e la cosa mi piace…
You: mi eccita…
Stranger: quindi gli ambienti freddi con aria condizionata sono i tuoi preferiti,si induriscono i capezzoli e si alzano !!!hai fantasie particolari descrivile,sei disinibita ?
You: mi piace essere dominata in ambito sessuale, essere usata… mi piacciono gli insulti e le volgarità…
Stranger: verginità : orale si/no vaginale si/no anale si/no
You: orale no vaginale si anale si
Stranger: ti masturbi,hai oggettistica in casa ?
You: naturalmente ci ho infilato dita ecc 🙂
You: mi masturbo si, anche con oggetti o verdura…
Stranger: fantasie lesbo ? sado-maso ? con più uomini ?
You: Con donne mi piacerebbe provare, sado maso no, o comunque leggerissimo, con + uomini mi piacerebbe!
Stranger: sei rasata o no ?
You: si, rasata
Stranger: hai mai pensato di essere la ciliegina sulla torta di una festa di soli maschi vogliosi ognuno dei quali voleva fare sesso estremo con te ?.

faresti cose a pagamento ?
You: Dove sei e quanto pagheresti?
Stranger: dipende da cosa offri e quanto fai pagare mia piccola vacca in calore! forza dammi il tariffario
You: Non lo faccio spesso, non è che ho il tariffario 🙂
You: beh, conta che sono vergine, quindi bisogna andarci piano, niente di selvaggio…
You: per la mia verginità direi 1500 a testa…
You: Adoro che mi chiami “mia piccola vacca in calore”…
Stranger: scusa ma manco tu fossi una e****t russa da 7 stelle,hai (forse)18 anni e sei (forse)vergine direi che per cominciare mettiamo due mollette da bucato sui capezzoli ed alla svelta ! forza troia!
You: Ok, le vado a prendere… Comunque le due cose sono vere 😛
Stranger: se mani andremo sul pratico ne riparliamo ! adesso sbrigati che ho voglia!
You: Ci sono… Le ho messe sui capezzoli amore…
Stranger: adesso cerca dei lacci e della corda e lega forte e stretto ciascun seno,fara male all’inizio e poi sarà godimento forza cagna !
Stranger: e togliti quella canottiera che non si vede niente!
You: Sono troppo piccole le mie tette amore, e se mi chiami cagna mi fai bagnare tutta!
You: Tolta la canottiera…
Stranger: ora via le mutandine di snupy !
You: Ok, tolte
Stranger: cerca subito un cetriolo ed una carota !
You: Sono nuda con le mollette che mi strizzano i capezzoli…
You: Vado a vedere cos’ho….

Chat X 001

You: ciao
You: m o f?
Stranger: ciao
Stranger: m
You: io f, anni?
Stranger: 18 tu?
You: 39
Stranger: davvero? D:
You: Si
You: ti piacciono le donne della mia età?
Stranger: possiamo essere amici Ahah
Stranger: che ci fai qua?
You: ninete, cerco un po’ di eccitazione….
Stranger: come. mai? non sei sposata?
You: Si, e allora?
You: 🙂
Stranger: tuo marito non basta?
You: Si, ma cosa vuol dire? Sono cose diverse…
Stranger: cioè?..
Stranger: cosa hai trovato finora?
You: Che non è la stessa cosa con mio marito e qui…
You: In che senso? Ho trovato uomini con cui ho “giocato” e mi sono divertita…
Stranger: raccontami come ti sei divertita?
You: Molti mi hanno proposto di fare certe cose e io le ho fatte con gusto chiedendo a loro di farne altre e descrivendo…
Stranger: cosa ti hanno.

chiesto di fare?
Stranger: raccontami qualcosa
Stranger: se ti va
You: Perchè vorresti sapere?
Stranger: sono curioso..
Stranger: mi intriga
You: Mi hanno chiesto di spogliarmi, di assumere certe posizioni e di masturbarmi in vari modi…
Stranger: tipo? che posizioni
You: In ginocchio per terra, a pecorina sulla sedia, in piedi piegata a 90…
Stranger: cose che sai fare con. tuo marito?
You: Se le so fare le so fare con tutti, no?
Stranger: certo
Stranger: ma hai figli?
You: si, una figlia…
Stranger: di quanti anni?
You: 16
Stranger: e non sa nulla di quello che stai facendo?
Stranger: ad esempio per ora che stai facendo?
You: Lo faccio quando non c’è…
You: Cosa intendi con ora che stai facendo?
Stranger: per ora sei sola?
You: Si.

Stranger: che fai?
You: Niente per ora… Vuoi che faccia qualcosa?
Stranger: sei ai miei ordini?
You: Se vuoi si, mi piace prendere ordini…
Stranger: una schiava personale
Stranger: cosa indossi?
You: Un vestito di quelli estivi, di tessuto leggero… colore nero con fiori rossi…
You: scarpe aperte tipo sandale, di pelle con laccetti sottili… tacco bassissimo
Stranger: e senti caldo o freddo?
You: si sta bene perchè batte il sole sulla finestra e scalda la camera…
Stranger: bello..
Stranger: vuoi descriverti ?
You: Si…
You: Sono mora, occhi castano chiaro capelli leggermente mossi e lunghi fino alle spalle, pelle chiara, altezza 164 cm, sono magra ma non troppo…
Stranger: vai più sul personale..
You: cioè? cosa vuoi sapere?
Stranger: tutto il resto
Stranger: cosa ti piace fare, dove
You: mi piacciono un po’ le cose proibite, fare certe cose in pubblico per esempio, o farmi guardare che mi masturbo da mio marito…
Stranger: cosa hai fatto in pubblico e dove?
You: Beh mi sono fatta toccare, altro è difficle proprio in pubblico… L’ho fatto sul treno, pulman, al ristorante, al parco, per strada, cinema, pub ecc…
Stranger: cosa sotto il vestito?
Stranger: cosa hai*
You: sopra nientre, sotto mutandine viola trasparenti…
Stranger: una volta a me è successo qualcosa, in un bagno pubblico
You: Cosa?
Stranger: più di una toccata
Stranger: peccato che era molto pubblico, e ci hanno visti
You: ah… e come è finita?
Stranger: abbiamo fatto finta di nulla
You: con chi eri?
Stranger: una ragazza
Stranger: della mia età
Stranger: a breve dovrò uscire, vuoi fare qualcosa?
You: io si vorrei fare qualcosa… hai qualche idea?
Stranger: si, metti a 90 per scrivere al pc al posto di stare seduta
You: ok
Stranger: e le mutandine falle bagnare
You: Ok, mi sto toccando sopra le mutandine, così le bagno per te…
Stranger: cosa vuoi fare ora?
Stranger: e io cosa potrei fare?
You: tu tiralo fuori ed inizia a menartelo pensando a me piegata a 90….

Stranger: ok
Stranger: lo sto facendo..
Stranger: entra dentro
You: entro e la accarezzo, è bagnata e le dita scivolano dentro…
Stranger: fanno scivolare dentro 4
You: ok, 4
Stranger: godi?
You: Si
Stranger: gemi
You: scusa se non sono veloce a rispondere ma non riesco a togliere la mano dalla figa e con l’altra mi tengo alla scrivania essendo piegata…
You: Si, gemo…
Stranger: mi spiace mi sa che dovrai continuare sola
Stranger: devo uscire
You: Tu hai sborrato almeno?
Stranger: si
You: Bravo bambino, ti ho fatto eccitare per bene?
Stranger: abbastanza.

Stranger: buon proseguimento
You: Ok, ciao.

Davide e Christian

Ero così incredibilmente arrapato, non avete mai avuto quella sensazione di non poter neanche camminare per la strada perché non potete smettere di guardare gli uomini? È insensato. Intendo che vorrei saltare addosso ad ogni ragazzo che vedo. Immagino il suo cazzo nella mia bocca che gocciola sperma, pulsando e muovendosi avanti ed indietro. Quindi alla fine decisi di uscirne dopo sei mesi senza sesso (dopo tutto ho solo 18 anni ed è dura trovare ragazzi della mia età nell’armadio).

Cercai fra gli annunci quelli ‘maschio cerca maschio’. Cercai e cercai ed in gran parte erano uomini più vecchi che cercavano cose insolite, non precisamente il meglio per me. Io volevo un bel ragazzo liscio, con un bel cazzo grosso e che non fosse anormale.
Finalmente trovai un ragazzo che si chiamava Davide e, da quello che scriveva, stava cercando un ragazzo la sua età, 18 anni, con cui andare in giro, chiacchierare ed altro.

Ci volle del tempo ma trovai il coraggio di chiamare il numero indicato.
“Pronto, Davide?”
“Sì. ”
“Ciao, sono Christian e ho visto il tuo annuncio. ”
“Oh, ehi, come va?”
“Sto bene, mi stavo chiedendo se volevamo vederci. ”
“Puoi spedirmi una foto?”
“Sicuro, aspetta, la invio e poi tu mi richiami. ”
A questo punto il mio cuore stava correndo, ero così nervoso. Mi tolsi la camicia e poi mi tirai pantaloni e boxer alle ginocchia.

Ho un corpo abbastanza ben fatto, muscoli medi, capelli castani, occhi blu con un cazzo medio di 19 centimetri. Me lo carezzai finché non fu a mezz’asta a circa 13 centimetri e s**ttai due fotografie, uno del corpo intero nello specchio ed una zoomata sulla testa del cazzo che gocciolava leggermente pre eiaculazione.
Un minuto più tardi il telefono suonò.
“Ehi Christian, mi sono piaciute le foto, ci vediamo?”
“Sicuro dove?”
“A casa mia, i miei genitori sono fuori di città per il fine-settimana.

Ti mando il mio indirizzo. Quando puoi essere qui?”
“Dammi 20 minuti, devo portare qualche cosa?”
“Fumi?”
“Sì. ”
“Portane. ”
“Ok. ”
“Ci vediamo presto, non vedo l’ora di avere quella testa nella mia bocca. ”
Clic.
Wow, ero sorpreso. Non lo potevo credere, finalmente l’avevo fatto. Avevo preso coraggio ed aveva pagato. Mi cambiai rapidamente mettendomi una shirt ed uscii.
Fermai un taxi ed in 20 minuti ero fuori della porta di Davide.

Bussai, alcuni secondi più tardi la porta si aprì. Di fronte a me c’era Davide e ragazzi! che visione. Un metro e ottantotto per 81 chili, capelli castani corti, occhi verdi, pettorali increspati e lisci (lo potevo dire perché portava solamente un asciugamano) ed una grande protuberanza. Il mio cuore stava correndo ed io stavo gocciolando per il desiderio, ne sentivo il profumo, era così bello, così dolce, ciò di cui avevo bisogno.
“Ciao, Christian, felice di conoscerti, perché non entri.


“Ahh, oh…ok. ”
“Sei nervoso non è vero?”
“Un po’. ”
“Non preoccuparti andrà tutto bene, vieni e siediti. ”
Mi prese per mano e mi condusse al divano. Presi uno spinello e l’accesi; l’unica cosa che potevo fare per cercare di calmarmi. Feci la prima tirata, mi fece sentire un po’ più forte e lo passai a Davide.
“Grazie. ”
Lui inalò profondamente ed a lungo poi rilasciò attraverso il naso sollevando il torace profondamente.

Fu quello che mi perse, mi misi sul pavimento tra le sue gambe e cominciai a carezzargli lo stomaco liscio con la lingua. Scesi lungo la sua pista sottile di peli finché non mi trovai sopra l’asciugamano. Lui continuava a fumare inspirando ed espirando. Mi sembrò che il suo cazzo stesse cominciando a crescere. Tirai lentamente indietro l’asciugamano per scoprire il suo bel membro. Era completamente duro e alto nei suoi 20 centimetri, ma quella non era la parte migliore.

Era il cazzo più grosso che avessi mai visto, più grosso di quello degli uomini nei film porno. Non stava diritto ma era appoggiato contro il suo stomaco. Cominciai a far correre la lingua in giù verso la parte inferiore del membro lungo la vena. Presi le palle massicce nella sinistra e gli carezzai l’uccello con la destra mentre lo succhiavo. Davide emise lamenti di piacere in mezzo a sbuffi di fumo. Ora le sue gambe si stavano contorcendo.

Io lo presi dentro completamente. Lui cominciò a fottermi lentamente la bocca, il suo cazzo colava pre eiaculazione. Aveva un sapore così buono. Ora stavo succhiando con forza, bagnai di saliva il dito sinistro e gli massaggiai il buco del culo. Ora si lamentava con forza. Inarcando la schiena si sdraiò indietro ed alzò le ginocchia in aria. Io gli afferrai le gambe e le tenni più in alto. Il suo sedere era perfetto, rotondo e sodo, con peli molto piccoli intorno al bel piccolo buco del culo.

Lo vidi aprirsi e cominciai a leccarlo in cerchi andando a poco a poco dentro. Era un sapore così buono, di ragazzo, sudore e sedere. Non c’è nulla di meglio.
“Oh, dio Christian! Come sei bravo, e pensare che credevo che fossi timido!”
Mi afferrò la nuca e spinse la mia faccia più profondamente nel suo sedere. Ora ero seppellito dentro, il mio cazzo era così duro che pensai che i miei jeans si sarebbero rotti.

lo sperma mi gonfiava il sacco e mi sbottonai i pantaloni per fare prendere aria al mio pene. Vidi gli occhi di Davide muoversi verso di lui, mi afferrò sotto le braccia e mi girò, era così forte. Il suo cazzo ora era diritto e puntava verso di me. Mi tolse i pantaloni, mi fece girare sulla pancia e mi tirò in ginocchio. Le mie mani erano sul bracciolo del divano e lui era dietro di me.

Sentivo il suo cazzo sudato e caldo appoggiato alla mia schiena; aveva le braccia intorno al mio torace e mi stava baciando il collo, le sue mani si mossero verso il basso e mi circondarono il pene carezzandomi la testa tra pollice ed indice.
“Sei così eccitante!” Mi bisbigliò in un orecchio, il mio corpo stava tremando.
Mosse lentamente la lingua in giù sulla mia schiena, le sue mani si spostarono sulle mie anche.

Si inginocchiò dietro di me e cominciò a giocare con me. La sua lingua rotolò inrono per il mio sedere, le sue mani spingevano per allargarmi le natiche. Era così bello. Era la prima volta che venivo leccato così. Spinse la lingua dento e fuori, dentro e fuori.
“Posso incularti?” Chiese.
“Sì” dissi io.
“Sei vergine?”
“No, ma l’ho fatto solo una volta così sarà più facile, ok?”
Prima che io potessi aggiungere qualche cosa d’altro Davide aveva cominciato a lubrificare il suo cazzo ed il mio sedere.

Mi fotteva con le dita per allentarmi. Poi cominciò a scendere su di me. Strisciava la testa del cazzo su e giù lungo la mia fessura. Poi mise lentamente l’uccello dentro di me, dapprima solo un paio di centimetri e cominciò a muoverlo.
“Oh dio!” Gridai.
Era stupendo, il pensiero dei suoi 20 centimetri pulsanti dentro di me mi resero così arrapato che avrei potuto scoppiare. Ora aveva circa la metà dentro di me e gridavo.

Lui doveva tenermi fermo; io mi scuotevo. Il suo cazzo era così grosso, era come prendere la punta di una mazza da baseball. Ora era completamente dentro, tutti i 20 centimetri, le sue palle mi schiaffeggiavano il sedere quando andava avanti ed indietro.
“Cambiamo posizione. ” Disse.
“Ok. ”
“Mettiti su di me e siediti sul mio uccello. ”
Estrasse il pene appiccicoso ed io con un brivido scesi dal divano. Davide si sdraiò sulla schiena.

Vedevo il suo cazzo pulsare e le sue palle ora erano contratte, era chiaro che era vicino all’orgasmo, ed anch’io lo ero. Mi misi su di lui, lui mi tenne da sotto le braccia e mi abbassò lentamente sopra il suo uccello. Lo presi in un po’ più velocemente questa volta, pompando il mio corpo su e giù. Aveva il mio cazzo nelle sue mani e mi stava masturbando mentre strofinava le palle.
“Ehi, vuoi incularmi mentre ti inculo?” Chiese.

Non aspettò la risposta. Un secondo più tardi aveva allungato una mano sotto il divano senza spostarsi, aveva estratto un dildo di vetro di media grandezza e me lo aveva messo in mano. Anche se non avevo mai usato questo genere di cose non mi ci volle molto per imparare. Mentre Davide mi inculava con più forza, massaggiai lentamente il suo sedere con lubrificante e feci scivolare dentro il dildo. Ora lui mi stava veramente fottendo spingendo sempre più forte ed altrettanto facevo io.

Ambedue gridavamo ed i nostri corpi si scuotevano. Il suo culo era congestionato per il dildo che avevo spinto nel suo sedere e mi stava stofinando violentemente il pene.
“Davide, oh mio dio, Davide vengo!. ”
“Christian! Oh, Christian! Anch’io!”
Spinse ancora più forte mentre faceva correre velocemente la mano sul mio uccello.
“Davide! Io voglio che mi sborri in faccia!”
Mi tolsi da lui che mi fece sdraiare e si sedette sul mio torace sempre col dildo dentro di se.

Spinse il suo cazzo giù nella mia gola mentre io gli massaggiavo le palle e giocavo col dildo nel suo culo. Ora Davide si scuoteva e tremava, il suo cazzo si irrigidì e capii che stava venendo. Sentii il suo buco del culo contrarsi intorno al dildo.
“Oh dio, Christian scoppierò!”
Tirò fuori l’uccello all’ultimo momento e mi venne sulla faccia. Il suo sperma era caldo ed appiccicoso; si estrasse il dildo e si sdraiò per un momento sul mio torace e poi disse: “Tocca a te.


Mi prese il cazzo, si mise in ginocchio e lo succhiò. Gli diedi il dildo e me lo infilò fottendomi dentro e fuori. Ero così vicino all’orgasmo e penso che lui lo capì. Potevo vedere l’eccitazione nei suoi occhi. Succhiò e giocò col mio buco del culo finché non gli riempii la bocca calda con più sperma di quanto penso di aver mai sparato in vita mia. Gli diedi un tale carico che non riuscì ad ingoiarlo tutto, gli gocciolò fuori della bocca e giù per le guance.

Era incredibile. Crollammo uno sull’altro.
“E’ stato grande!” Disse Davide.
“Sì!” Risposi.

L’autografo

Guardavo tutti i suoi show, non ne perdevo nemmeno uno.
Ed ogni volta le mie fantasie su Teresa Mannino si facevano largo nella mia mente e specialmente all’interno dei miei boxer. Ne pensavo di ogni tipo, ma lei era sempre lì, dentro il televisore e non potevo far altro che segarmi ogni volta. Un giorno mi decisi a voler partecipare di persona ad uno dei suoi spettacoli, che tra l’altro avrebbe dato non troppo distante da casa mia.

Un’occasione imperdibile per vederla fisicamente da vicino.

Lo show cominciò alle 21:00 e durò circa 2 ore e mezza, al termine delle quali Teresa dava possibilità al pubblico di guadagnarsi qualche autografo. Mi misi in fila ad attendere il mio turno e quando finalmente arrivò, fui davanti a lei che mi salutò e mi chiese a chi dovesse dedicare l’autografo. Risposi che era per me stesso e mentre scriveva, cercavo di sbirciare nel mezzo del suo decoltè, cercando in tutti i modi di riuscire ad intravedere anche un misero lembo delle sue piccole tette.

Terminò l’autografo e probabilmente immaginai che si era accorta del mio sguardo; leggermente imbarazzato mi allontanai ringraziandola.

Rimasi fino all’ultimo, finchè la fila di gente in attesa dell’autografo non svanì del tutto.
Vidi Teresa alzarsi ed allontanarsi dietro il palco, dove probabilmente erano stati montati i camerini. In quel momento un’idea mi colpì come un fulmine, lasciandomi quasi stordito: intrufolarsi dietro il palco e sbirciare nel suo camerino.

Non ci pensai due volte e di nascosto mi recai dietro al palco; c’era della gente occupata a smontare impalcature e gente che sistemava cablaggi vari, non c’era pericolo di farsi scoprire ormai.

Poco più in là, c’era un’unica casetta prefabbricata con le luci accese: doveva essere per forza lì. Mi avvicinai sempre con aria vigile, guardandomi più volte attorno per esser sicuro di non esser visto da nessuno, arrivai alla porta e sbirciai all’interno del buco della serratura: Teresa stava parlando al telefono con qualcuno, vestita ancora con gli abiti utilizzati nello show: camicetta rosa, gonna morbida poco più alta del ginocchio e scarpe con tacco medio.

Probabilmente non aveva nemmeno ancora avuto il tempo di farsi una doccia, e ne fui per un attimo rattristato, perchè in quel caso avrei tentato di entrare e sbirciare persino dentro la doccia.

Però mentre penso a tutte queste cose, la porta si apre.
Rimango agghiacciato, trovandomi Teresa davanti anch’essa con aria sbigottita.

“Che ci fai qui?” – Chiede con tono sospettoso e leggermente irritato.

“Ehm… io… io stavo.. ah si, volevo solo chiederti se potevi farmi un altro autografo! Per mia sorella, ecco!” – Rispondo io, inventando la prima banale scusa che avevo in mente.

“Uhm… stiamo andando tutti un po’ di fretta ma è questione di un attimo, entra pure” – Lei risponde.

In quel momento il cuore mi batteva a mille. Stavo davvero entrando dentro il suo stanzino. Può significare nulla, ma la sola idea mi faceva uscire di testa. Si sedette e mi invitò a fare altrettanto, prendendo un foglio dal block notes e chiedendomi come si chiamasse mia sorella.

“Ehm… si chiama…” – Titubai io.

“Non sai come si chiama tua sorella?” – Incalzò lei ironicamente.

“Si è che sono imbarazzato, comunque si chiama Chiara” – Risposi io.

“Non sembravi tanto imbarazzato prima, quando provavi a guardarmi le tette” – Disse ironicamente lei, ma lasciandomi impietrito.

“Ah… no, macchè, figurati se stavo provando…” – Cercai di rispondere io.

“Si si va bene… figuriamoci!” – Scherzò lei.

“E comunque non sarebbe male pensarlo, non a tutti piacciono i miei seni, sono innegabilmente piccoli e si sa che l’uomo cerca forme accentuate” – Replicò lei.

“Beh dipende dai punti di vista… a me non dispiacerebbero ad esempio” – Esitai io.

Lei mi guardò per qualche istante.

“Sono sicuro che se te le facessi vedere per bene, cambieresti idea” – Rise lei.

“No, sono sicuro dell’esatto contrario!” – Risposi prendendo coraggio.

Posò il foglio con l’autografo e iniziò a sbottonarsi la camicetta.
Lo stava davvero facendo o ero in preda a qualche allucinazione ed in realtà ero altrove?

No, ero davvero lì.

Teresa si sbottonò la camicetta per intero, allungò le mani dietro la schiena… ed in quel momento vidi il reggiseno scivolare via. Avvertii il calore impossessarsi del mio corpo, concentrandosi dentro i miei boxer. Ad occhio direi che poteva esser stata una prima misura, ma la mia testa non era lì a pensare a quale misura associare a quel seno.

“Ah, sei ancora qui, pensavo fossi già fuggito!” – Scherzò lei.

“Ehm… non potrei fuggire nemmeno volendo… ho le gambe bloccate..” – Risposi io.

“Addirittura, e che sarà mai…” – Replichò lei.

Il gonfiore nei miei pantaloni era già ormai più che evidente, e Teresa se n’era anche già accorta.
Il silenzio era quasi imbarazzante. Lei accavallò le gambe, cercai di trovare qualcosa da dire alla svelta.

“Non ti fanno male?” -Chiesi indicando il piede nella scarpa col tacco.

“Ah, in effetti non sono ancora riuscita nemmeno a toglierle” – Rispose lei.

Subito dopo, allungò la mano su entrambe le scarpe e le lasciò cadere a terra, liberando i suoi piedi. Il mio sguardo, che non riusciva a staccarsi dalle sue tette, cadde e si concentrò sui suoi piedi nudi: lisci, dita affusolate, longilinei…

“Ti va di farmi un massaggio?” – Incalzò Teresa.

“Si” – Risposi senza esitare.

Teresa appoggiò entrambi i piedi sulle mie gambe, e si rilassò poggiando la testa sul bracciolo del divano.

Le mie mani, dopo qualche attimo di titubanza, si poggiarono sui suoi piedi. Erano lisci e curati. Muovevo le dita per la lunghezza, esercitando qualche punto di pressione. A Teresa sembrava piacere, a giudicare dai sospiri che emetteva.

“Sei bravo..” – Disse lei.

“Faccio del mio meglio…” -Risposi.

Si riposizionò meglio sul divano, ed il suo piede destro finì proprio per appoggiarsi sul gonfiore dei miei pantaloni. Accidenti… così era troppo…

Se avessi potuto agire liberamente, me lo sarei tirato fuori e glielo avrei messo in bocca.

Cercavo in tutti i modi di cacciare quei pensieri, cercando di mantenerli ad un livello normale.

“Sei distratto? A cosa stai pensando?” – Chiese curiosa.

“Ah.. no niente, niente di importante..” – Risposi mentendo.

Sollevò il piede destro dal gonfiore dei miei pantaloni… ed iniziò ad accarezzarmi la guancia con le dita…

“Non dirmi che sei a disagio, ormai sei qui, tantovale che ti lasci andare” -Disse lei.

Voltai il viso verso di lei per guardarla,con il suo piede che ancora mi stuzzicava.
L’istinto prevalse, le afferrai il piede e lo condussi più vicino alle mie labbra.
Teresa non disse nulla, quindi tirai fuori la lingua e cominciai a leccarle le dita, una ad una.

Teresa sospirò, mordendosi il labbro inferiore.
Annusai tra le dita e Teresa sobbalzò.

“Che fai, mi annusi i piedi??” – Chiese con tono sorpreso.

“Lo farei in qualsiasi momento” – Risposi io ormai fuori controllo.

Non disse altro, ma nemmeno mi fermò dal farlo.
Sentii il suo piede sinistro poggiarsi sopra il gonfiore dei pantaloni, per poi iniziare a strusciarsi al di sopra.

“Tiralo fuori” – Disse a voce bassa.

Non esitai e dopo essermi sbottonato, calai appena i pantaloni e i boxer e tirai fuori finalmente il cazzo, ormai duro come una roccia.

Teresa portò entrambi i piedi al di sopra, ed iniziò a muoverli su e giù. Da quella posizione non potevo far altro che guardare al di sotto della gonna di Teresa, il che mi faceva indurire ancora di più.

“Se continui così ti sborro sui piedi…. ” – Dissi faticosamente io.

“Mmh… allora sarà meglio smetterla, è troppo presto… ” – Disse lei con la voce ormai coperta dall’eccitazione.

“Suggerisci qualcosa..?” – Chiese.

“Spogliati… togliti quelle cose…” – Dissi io.

Teresa si alzò in piedi, abbassandosi la gonna fino a lasciarla cadere sulle caviglie, poi fece la stessa cosa con le mutandine. Mi alzai anche io e la presi in braccio, feci qualche passo in direzione di un tavolo e la adagiai al di sopra. Le aprii le gambe… e fu in quel momento che ebbi modo di vedere finalmente la sua figa: color rosa… due labbra sottili, peli ben curati…

Avvicinai le labbra al clitoride ed iniziai a leccarlo lentamente, mentre con un dito la penetravo ed esploravo l’interno di quella figa, bagnata e vogliosa.

Teresa ansimava, la sua espressione era colma d’eccitazione e le piaceva guardare quel che stavo facendo. Ebbe alcuni spasmi e venne, stringendo con forza i lati del tavolo, quasi ad aggrapparsi.

Le presi le mani e le guidai sulle sue stesse cosce, in maniera tale da sollevarsi ancora di più.

“Tienile così…” -Dissi io, mostrandole la posizione.

Davanti a me, la visione era celestiale.
La sua figa aperta e bagnata aveva rilasciato un rigagnolo di orgasmo, che lento lento era scivolato fino al suo buco del culo.

Avvicinai il naso e lo annusai.
Lei non se ne accorse…
Iniziai a sfregare le dita sul clitoride, ma nel mentre la mia attenzione era tutta rivolta ad annusarle il culo. Tirai fuori la lingua e la premetti appena al centro.

Teresa sobbalzò, gemendo, ma non disse niente.
Lo considerai un via libera. Iniziai a leccarle avidamente il culo, tutto intorno, poi premendo la punta della lingua all’interno, più e più volte.

“Non posso credere che stia davvero leccando il culo di Teresa” – Pensai.

Teresa gemeva e ansimava, godendo ad ogni singolo mio movimento della lingua.

“Hai un preservativo?” – Chiese improvvisamente.

In quel momento realizzai il disastro.

“No………” -Risposi piano io. Quasi terrorizzato.
“Ma non ti preoccupare… mi tiro fuori prima di..”

“No” -Mi interruppe lei.
“Non posso rischiare nulla del genere” – Continuò.

“Ma…” – Tentai di replicare.

“Ma nel culo non rischio nulla…. ” – Concluse lei la mia frase prima che potessi dire altro.

“Spingilo dentro…” – Mi invitò.

Sull’orlo di scoppiare, smisi di leccarle il culo e mi rialzai in piedi, poggiando la punta del cazzo proprio al centro del buco.

“Vai… adesso…” -Disse lei.

Iniziai a spingere lentamente la punta, che inizialmente fece una gran fatica ad entrare, ma dopo alcuni tentativi, la vidi penetrare, divorata dal buco di Teresa.

Teresa aprì la bocca ed incurvò le sopracciglia, gemendo e guardandomi intensamente.
Muovevo avanti e indietro appena la sola punta del cazzo, e a Teresa la cosa sembrava fare impazzire dal piacere.

La sua mano destra era sul clitoride, e lo strofinava con forza.
La mano sinistra era ben salda al lato del tavolo.

Spinsi più dentro il cazzo, lasciando che entrasse per metà della lunghezza.

Iniziai a muovermi più velocemente, avanti e indietro.

Teresa godeva, quasi urlava di piacere. Per un attimo mi sono anche chiesto se qualcuno da fuori se ne stesse accorgendo o ancor di più ci stava spiando mentre la inculavo.

Venne. La sua figa fu colta da spasmi ed un rigagnolo caldo di orgasmo andò a bagnarmi il cazzo sottostante. Spinsi ancora più a fondo, sfruttando quella lubrificazione naturale.

L’espressione di Teresa cambiò ulteriormente.

Spinsi forte. Ancora. E ancora.

Teresa poggiò il piede destro sul mio viso ed inevitabilmente lo annusai.
In quel momento le schizzai così forte nel culo che sobbalzò e venne per la terza volta.
Tirai fuori il cazzo verso metà orgasmo ed in tutta fretta, scaricai il resto dello sborro dritto sulle dita dei suoi piedi.

Nessuno si è mai accorto di nulla di quanto successo quella notte.

Nessuno lo ha mai saputo.
Guardo i suoi due autografi e non posso far altro che ripensarci.

.Orchidea elvetica – quarta parte.

Il mio corpo era schiacciato contro il suo e ne avvertivo bollore e delicatezza.
Dopo averla penetrata e trovato buon sostegno con i piedi sul divano, cominciai a spingere con il bacino flessuosamente e lei coordinandosi al mio corpo, mi seguì in quell’erotica danza dei sensi.
Accostai i gomiti di fianco la sua testa, prendendole il capo tra le mani; lei fece scorrere le mani prima sulla schiena, poi verso i glutei.

Era terribilmente eccitata e mi conficcò le unghie nella pelle ardendomi di eccitazione.
Mi baciò sul collo e la cosa mi mandò su di giri ed io le mormorai :“…mordimi. ”
Lei rispose : ”Co-cosa?!”.
Io ribattei: “Ho detto: MORDIMI!”
Lei mi diede un morso degno di una lupa ed io non avvertii dolore, ma un piacere immenso che fu una gradevole folgorazione verticalizzata verso la mia massa cerebrale.
Io scivolai in una sorta di trance sessuale, per cui accrebbi al massimo la frequenza di movimento del mio bacino e l’orgasmo che ne sgorgò, mi abbatté soavemente.

Non riuscii a contenere un urlo e al termine di tutto questo ciclone, le franai completamente addosso.
Con le ultime forze rimastemi, sfilai il pene e restai ozioso a godermi il dolce sfioramento delle sue carezze sul mio corpo.
Ero in un momento di tale euritmia che se qualcuno avesse tentato di freddarmi, non sarei riuscito ad opporre resistenza. Se non altro, dopo un orgasmo del genere, avrei camminato verso il regno dei morti fischiettando impettito.

Mi sollevai e lei corse in bagno con le mani sotto la vagina, accompagnata da una serie di umidi brontolii uterini.
Ci rivestimmo e tutto sembrava andare bene, finché non le arrivò un SMS: ella restò ghiacciata di fronte allo smartphone e vederla rattrappire con il palmo di una mano stretto sulla bocca, non prometteva niente di buono.
Lei ripose il telefono su un tavolo e guardandomi disse: “Scusa, non voglio sembrare stronza e cacciarti, ma ho un po’ di faccende da sbrigare.


L’ estemporanea glaciazione formatasi nella stanza era dura da sostenere, per cui le risposi : “D’accordo, ma va tutto bene?” e lei annuì con un sorriso finto come un Rolex cinese.
Sapevo tradurre troppo bene il linguaggio non verbale femminile e le si leggeva in viso che qualcosa di agghiacciante la stava inquietando.
Quello che si era verificato non era l’improvviso cambio d’ umore di una dissennata, ma un’ acuminata stilettata nel petto da far perdere il sonno.

Io me ne andai irrequieto invitandola a farsi sentire ed a chiedere aiuto in caso le servisse qualcosa.
Disgraziatamente in tutta la mia inconsapevolezza, non potevo immaginare quale crudele assillo torturava da tempo le giornate di Giulia.
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Ero quasi certa di averla finalmente fatta franca; supponevo di aver seminato il mio ex marito Fabio e di poter vivere senza sobbalzare al suono dell’ennesimo furioso sms in arrivo sullo smartphone.

Come al solito ho sottovalutato le sue risorse: quel suo detestabile amico della polizia postale deve averlo aiutato nel rintracciarmi in cambio di qualche regalino marchiato Gaston Glock.
Fabio non è un banale squilibrato come tanti, è purtroppo anche un armaiolo: ha sempre adorato le armi quanto le donne, o sarebbe più corretto dire, ha sempre adorato il sesso quanto le armi. Noi donne per lui non siamo persone, ma proprietà della sua contorta, vanesia e dominatrice mente di stalker.

Mi innamorai di lui che eravamo ventenni, ottusamente affascinata dalla sua mal calibrata mascolinità.
Vendetti la mia libertà ad un pazzo che si attizzava nel reggere oggetti che erano prolungamenti del suo stesso pene , amuleti virili che lo rendevano un semi-dio che fantasticava di decidere della vita o della morte di altri suoi simili.
La sua sicurezza, l’eleganza nel vestire e il suo fisico statuario di maschio alfa, mi stregarono a tal punto che lasciai il mio pacifico fidanzato di allora.

Lui era uno studente di medicina ,un bel ragazzo impacciato con il naso sempre sui libri, che io scaricai inclemente condannandolo a farsi divorare dalla sofferenza.
Purtroppo, adoravo fare sesso con Fabio: essere stritolata sotto di lui dal suo peso nonché toccata rudemente da quelle enormi mani forti , erano come eroina per un tossicomane.
Amavo il suo respiro quasi ferino sul mio collo quando, dopo qualche bicchiere di vino al ristorante, una volta rientrati a casa mi scopava semi-svestita contro un muro del corridoio di ingresso di casa.

Non mi resi conto che avevo inconsapevolmente stretto un patto con il diavolo: sentirmi tanto protetta ed eccitata da tutta quella maschia energia, era una grande pisciata contro vento.
Ero una Doktor Faust in gonnella, frodata dagli inganni del piacere carnale e dalla vita agiata che Fabio mi offriva. (continua).

Mia Cognata

E’ estate e, quest’anno fra tutti quei nomi epici e biblici ne abbiamo viste di tutti i colori e di tutte le temperature.
Gli stessi colori di cui hai beato i miei occhi.
Oggi reggiseno blu, mini plissettata bianca e canotta arancio che ovviamente mi ha permesso di conoscere il colore del tuo reggiseno.
L’altro giorno, sono di nuovo venuto a prendere mia figlia e davanti alla porta di casa tua ti sei piegata in avanti mostrandomi le tue tette fino in fondo a dove finiscono, perfettamente contenute dal tuo reggiseno: ci avrei infilato volentieri il mio cazzo e, ormai in preda ad una erezione incredibile, le avrei inondate di sborra calda e poi per concludere me lo avresti ripulito con la tua bocca ma, mi sono gloriato solo di una bella guardata.

Ieri, domenica, ti abbiamo dovuto aspettare come al tuo solito pero ne è valsa la pena.
Ti sei presentata con una mini bianca plissettata cortissima che ti lasciava completamente scoperte le tue belle cosce fin quasi alle natiche, questa volta hai coordinato con un paio di scarpe col tacco anch’esse bianche e finalmente hai abbandonato gli zoccoletti.
Sopra hai messo un top con un reggiseno blu che era impossibile da non vedere sia per il colore che risaltava sull’arancio del top sia per la scollatura paurosa tanto che durante il pranzo quando eri di profilo ti si vedeva benissimo la nudità del tuo seno.

Difficile distogliere lo sguardo da te e, impossibile non farsi venire voglia di giungere alla fine di quella mini per scoprire il tuo ultimo capo di abbigliamento, strapparlo via e possedere ciò che esso copre.
Abbiamo pranzato e durante il pranzo la mia voglia, la mia erezione sono cresciute all’inverosimile; ad un tratto mentre eri in piedi ti sei perfino presa il lusso di mettere un piede sul piolo della sedia e lasciare che la gonna risalisse ancora di più.

Ormai allo stremo per l’eccitazione finalmente abbiamo finito di mangiare e ci siamo preparati per andare via quando tu, chiedi un passaggio a casa.
Uffff non mi va, fa caldo e 15 km sotto il sole cocente senza aria condizionata non me li voglio proprio fare.
Ma proprio a volerla ringraziare per lo spettacolo che li ha offerto decido di accompagnarla lo stesso. Saliamo in auto e partiamo.
Ovviamente si è seduta avanti e non posso notare che in questa posizione la gonnella è diventata ancora più corta e mette ancora di più in mostra quelle belle cosce abbronzate.

Cosce che inevitabilmente hanno cominciato a diventare lucide per il sudore e da cui non riuscivo a distogliere lo sguardo. Credo che tu te ne sia accorta e alla fine hai accavallato le gambe e mi hai mostrato il bianco del tuo slip.
Forse mi hai deliberatamente provocato ma la mia mano dalla leva del cambio si è spostata al tuo ginocchio e come se tu non vedessi l’ora l’hai immediatamente presa e portata in mezzo alle tue gambe fino a lambire il cotone del tuo slip.

Di li ho fatto da solo e con l’indice ho spostato lo slip fino a scoprire la figa su cui non ho sentito peli ma solo il bagnato dei tuoi umori.
Ho infilato un dito dentro ed ho cominciato ad esplorare la tua figa ed ho cominciato a sentire i mugolii del tuo piacere ma, la posizione era scomoda.
Così ti sei abbassata con la faccia sul mio cazzo e mi hai scoperto la rotondità del tuo culo.

Da dietro è stato più facile e così ho potuto infilare due dita nella tua figa fradigia e il mio pollice è finito dritto sul tuo buchetto che ho cominciato a forzare. Ti ho masturbata in questo modo, con due dita nella figa e il pollice nel buchino del culo ed hai goduto alla grande perché mentre ci davo dentro a più non posso: ti contorcevi e mugolavi come una cagna in calore ed alla fine contraendoti tutta sei venuta.

Al che ti sei tirata un poco su ed hai messo mano alla cintura dei miei pantaloni.
Ho deciso quindi di accostare perchè troppo pericoloso guidare mentre si fanno certe operazioni.
Non ho il tempo di tirare il freno a mano che il mio cazzo già svettava fuori dalle mie mutande.
Mmmmmmm che sensazione di calore venire toccati da una mano diversa dalla propria.
Lo scappellasti dolcemente e piano piano iniziasti a segarmelo da vera professionista.

Godo come un pazzo e con la mano ritorno a toccarti la figa e il culo spingendo dentro le dita ed emulando una vera scopata che purtroppo non possiamo permetterci.
L’eccitazione è tale che mi fai venire subito e per evitare di sporcare dappertutto lo prendi in bocca e me lo spompini altri cinque secondi prima di riempirtela di un mare di sborra che riesci a contenere tutta.
Me lo lucidi, me lo lecchi mentre io continuo ad occuparmi della tua figa ma non è possibile andare avanti, non c’è tempo rimetto in moto e proseguo.

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Papà

Racconto trovato in rete

Sono Marco, 30 anni…. Questa è una storia che risale a quando avevo 18 anni e ho provato per la prima volta quella cosa che sarebbe diventata la mia ragione di vita: il cazzo dei maschi maturi! Mi ero appena diplomato e avevo deciso di rilassarmi un po’ per tutta l’estate… avrei pensato in seguito a cosa fare della mia vita. All’epoca avevo già capito quali fossero le mie inclinazioni sessuali, mi piacevano i maschi, ma solo quelli maturi e davvero virili.

Ne avevo uno in casa… mio padre: un bellissimo uomo di 48 anni, alto 1 metro e 73, 90 kg di massa muscolare un pò lasciata andare dalla non più assidua frequentazione della palestra, bella pancetta, peloso, scuro, con una bella testa pelata, gli occhi di un nero intensissimo, come i miei del resto, e una bocca da urlo. Il cazzo era un mistero, non lo avevo mai visto nudo, ma dalla biancheria o dal costume, notavo che tra quelle belle gambe grosse e pelose doveva esserci qualcosa di molto ma molto interessante.

Mio padre è un camionista, quindi è spesso in giro per l’Italia per lavoro, ma quando è a casa non ci fa mancare tutto il suo amore.
Lo guardavo come il modello di uomo che volevo avere tutto per me, ma non pensavo minimamente che potesse essere lui il mio uomo. Mio padre, impossibile, che vado a pensare! Ma poi figuriamoci se mio padre guarderebbe mai un maschio, ma poi suo figlio… invece…….. mi sbagliavo, per fortuna, mi sbagliavo!
Mia madre, come al solito, ogni estate, si apprestava a organizzare il trasferimento nella nostra casa al mare.

Ma ancora mio padre non era in ferie, doveva effettuare una consegna ed entro tre giorni sarebbe cominciate le nostre vacanze. Mia madre decise comunque di trasferirsi al mare con me e mia sorella. “Salvo, che ne pensi se io, Marco e Lisa, intanto partiamo con la macchina e cominciamo a sistemare tutto e poi tu ci raggiungi?”, disse mia madre. “Certo Laura, ok. Io ho il camion e vi raggiungerò poi in treno o trovo passaggio con qualche mio collega.

Marco, che pensi di venire in viaggio con me in camion? Mi faresti compagnia, sai viaggiare solo è un po’ noioso, e poi adesso che non hai più lo studio a cui pensare puoi stare un po’ con tuo padre”. “Certo papà… mi farebbe davvero felice stare un po’ con te e soprattutto lavorare con te”. Detto fatto. Mamma e Lisa partono e io resto solo con papà….. sono proprio emozionato. “Marco, stasera ho invitato a cena un mio collega che si trova da queste parti, esco a fare un po’ di spesa e poi prepariamo qualcosa.

Niente di complicato, sai, noi camionisti siamo abituati ad arrangiarci”. “Vuoi che venga con te papà?” “No, vado a piedi qui vicino, tra l’altro siamo rimasti senza macchina, e col camion mi sembra un po’ difficile spostarci per il paese”. Sorrido e vado a sistemare un po’ casa.
Papà ritorna, cuciniamo e alle otto in punto squilla il cellulare di papà: “ Gaspare. Sei arrivato? Ok, ti spiego come arrivare, lascia il camion nel piazzale accanto al mio appena arrivi”.

Dopo le spiegazioni su come arrivare, ecco che sentiamo un camion, era vicinissimo. Papà esce per andare incontro al suo collega. “Entra Gaspare, entra, ti presento mio figlio Marco. Mia moglie e mia figlia sono già al mare, le raggiungeremo appena finito con la mia consegna”. “Ma che bel giovanotto, anche io ho un figlio della tua età, piacere Mario, sono Gaspare”. “Piacere mio Gaspare, accomodati”. E che piacere, che visione celestiale per i miei gusti da troietta….. un gran bel pezzo di maschione….. Un omone che sicuramente ha superato i 50, non tanto alto, sarà stato intorno al metro e settantacinque, ma possente, almeno 100 kg di carne e muscoli equamente distribuiti su un corpo che lasciava intravedere, dalla camicia svoltata e aperta sul petto, una peluria nera da impazzire; capelli rasati brizzolati, barbetta incolta, occhi verdissimi e una gran faccia da porco.

La cena è stata molto divertente con mio padre e Gaspare che parlavano in codice di avventure sessuali fatte insieme che non lasciavano capire però chi fossero i o le protagoniste delle loro porcate. Questa cosa mi eccitava, mio padre che, in mia presenza, parlava di sesso col suo amico. Forse complice il vino calato a fiumi, ma la serata cominciava a diventare interessante per me. “Marco, ho detto a Gaspare di fermarsi a dormire da noi, non penso possa mettersi alla guida adesso.

E’ un problema per te?”. “Ma che dici papi, anzi. E’ un vero piacere”. “Vado a chiudere il cancello e chiudo i camion, tu aiuta Gaspare, sistemalo in camera tua”. “E io papi, dove dormo?, in camera di Lisa? Sai che non vuole e si incazza come una iena”. “Dormi con me, dai, a dopo. Passo anche a dare un’occhiata in magazzino, così è tutto pronto per domani che partiamo”.
Gaspare si sistema in camera mia, mi chiede se può fare una doccia.

Io ho il bagno in camera e gli dico che può fare come se fosse a casa sua. Esco e lo lascio in camera. Sono eccitatissimo, ho un gran maschione, oggetto dei miei desideri più porci, e lo lascio da solo? Forse è meglio, è amico di papà, un casino… lasciamo perdere. “Marcoooooooo”. Era Gaspare che mi chiamava. Entro nella stanza. La porta del bagno è aperta, ma non vedo Gaspare. “Scusa Marco, ma non ho l’asciugamano, che faccio?”.

“Scusami, è vero, la mamma aveva già tolto tutto, aspetta, arrivo”. “Te lo lascio sul letto?”. “No, bagno tutto, entra e portamelo”. Entro col cuore in gola. E’ meraviglioso, tutto bagnato, pelosissimo, una roccia a cui aggrapparsi e non staccarsi più e, in mezzo alle gambe, qualcosa di mai visto, un cazzo moscio che già così era almeno 20 cm, con una cappella rossa e grossa, e direi anche succosissima bagnata com’era. Non posso fare a meno di restare imbambolato a guardarlo.

“Che c’è Marco, che ti è successo?”. “Niente, scusa Gaspare, è che non ho mai visto un uomo come te, con quella cosa così enorme in mezzo alle gambe”. “Non hai mai visto un maschio nudo?, neanche tuo padre? “No, mai”. “Mi meraviglio di quel porco di tuo padre. Tra l’altro ha un cazzo che supera il mio…… Ancora non ti ha scopato?” “Ma, che dici Gaspare?”. “Io e tuo padre, quando viaggiamo insieme, ci facciamo i maschietti come te.

E lui sa che tu sei una troietta vogliosa di cazzo. Pensavo ti avesse già svezzato e che stasera voleva farti provare a me”. Non resisto un secondo… mi fiondo sul cazzo di Gaspare e comincio a leccarlo tutto. Poi lo faccio uscire e lo asciugo… lo lecco su tutto il corpo, gli lecco i piedi, le ascelle, quel meraviglioso corpo peloso, e lui sembra gradire, perché ha un’erezione che fa svettare un cazzo che non mi aspettavo così.

Veramente lungo, ma la cosa incredibile è che era grossissimo e venoso. Mi prende in braccio, mi porta sul letto, mi toglie i vestiti e mi mette il cazzo in bocca. Comincia a scoparmi la bocca dicendomi un sacco di parolacce: “Tieni troia, se sapevo che eri verginella, ti scopavo sul tavolo mentre sparecchiavi… lo so che ti piace il cazzo dei maschi come noi, vero?”. “Si, lo desidero da sempre, un maschio maturo, un maschione come te o papà”.

“ Girati, che ti rompo il culetto, troietta dello zio”. “Hey, fermi. Che succede?”. Era entrato papà. Io stavo ancora succhiando, mi blocco, lascio il mio gelatone e mi rimetto in piedi terrorizzato. “Bravo il mio figlioletto troietta, hai rotto il ghiaccio… così non è necessario fare giri di parole…. Ma se permettete entrambi, il culo a mio figlio voglio avere l’onore di romperglielo io. Tu, troia, continua a succhiare lo zio Gaspare”. Riprendo ancora più eccitato di prima pensando a quello che mi aspetta.

“Spero solo che tu ti sia limitato a fare solo giochetti innocenti coi tuoi amici e che tu abbia ancora il culo vergine.. altrimenti mi incazzo”. “Papà, non ho mai fatto nulla, sono gay, ma non ho mai trovato un maschio vero che mi piacesse…. Mi segavo pensando a quando tutto questo sarebbe accaduto”. Forse stanco di aspettare, Gaspare mi zittisce ficcandomi il suo palo fino in gola. “Dai Salvo, che fai, muoviti, che aspetti”.

Mio padre si spoglia. E’ il mio dio, bellissimo e finalmente posso ammirare la maestosità del suo cazzo….. una cosa sproporzionata, enorme grossa e già dura. “Scusami figlio mio ma io non sono mai stato delicato con le troie”. Si sputa sulle dita e mi lubrifica un po’ il buco. Fa lo stesso con la sua cappella che è enorme, me la punta sul mio buchino vergine e con un colpo di reni entra tutto.

Stavo spompinando Gaspare, sento un dolore terribile, svengo………

Sonia, l’avvocato

Racconto trovato in rete su xhamster.

L’incontro con Andrea generò come sempre una serie di sensazioni struggenti in Sonia, ora non c’era più traccia di quel sentimento giovanile, c’era un chiaro principio d’eccitazione sessuale, Sonia non si sconvolse in fondo se lo aspettava, solo non sapeva come fare per lenire il doloroso senso di vuoto, lei non aveva alcun’intenzione di spingersi tra le braccia di quell’uomo che era oramai, solo più il simbolo del suo vecchio amore, ma non riusciva ad allontanarsi da lui e dalla sua voce.

Durante l’aperitivo si tenne in disparte, fece di tutto per non farsi notare da lui, temeva i suoi occhi, le mani, la sua voce, aveva indosso la biancheria acquistata in quel negozio, sentiva le autoreggenti premere sulle cosce così come le natiche lasciate scoperte dal sottile filo del perizoma. Aveva cercato queste sensazioni per ricavare da esse una forma di sicurezza sul proprio aspetto fisico, sulla femminilità che voleva ancora essere in grado d’evidenziare in se, voleva sentirsi desiderabile quanto lo era stata anni prima, quanto i suoi compagni di classe potevano ricordare di lei, ed i molti sguardi ammirati che si sentiva addosso lo confermavano.

“Sei sempre bellissima ma non vedo più l’allegria, la determinazione o solo la speranza nei tuoi occhi, quella magnifica luce che avevano un tempo!”
Sonia resto spiazzata da questa frase diretta, apparentemente innocente, ma potenzialmente in grado d’introdurre un discorso molto intimo, poteva dare una qualsiasi risposta, stroncare sul nascere il discorso profondo e spingere la discussione su un livello più ameno oppure seguire l’invito ed iniziare a parlare di se. Gli occhi riflettono il mio stato d’animo è noto, l’allegria, la fiducia nel futuro, la voglia di correre sempre più degli altri, la spensieratezza e l’allegria se ne sono andate tempo fa è normale, siamo cresciuti dal liceo.

“Sì, ma tu avevi qualcosa di unico nei tuoi occhi, forse mi sono espresso male, avevi una luce che scaldava, che incitava, tu credevi in qualcosa e irradiavi chi ti stava vicino. “
Disse Andrea.
“Forse ora è solo noia o disillusione, non noia nel senso esteso del termine, direi meglio mancanza di stimoli, corro tutto il giorno per un motivo o per l’altro il tempo non basta mai quindi non si può parlare di noia, però mi mancano nuovi stimoli, la mia vita è piatta, tranquilla, statica!”
Affermò Sonia dopo un lungo istante.

“Allora sei bisognosa di nuovi stimoli!”
Domandò Andrea con un sorriso d’intesa.
“Scemo!”
Rise Sonia.
“Ma tu pensi sempre a quello?”
Sonia percepì una fitta allo stomaco, le parole di Andrea l’avevano colpita pur essendo chiaramente uno spudorato tentativo di portare il discorso su temi intimi.
“Non ti puoi immaginare cosa ho in mente per te questa notte!”
Disse Andrea mentre appoggiava dolcemente la mano sulle gambe di Sonia, la sua “Marchesa del Pompino”.

“Cosa vorresti propormi di tanto eccitante, la solita scopata?”
“Una notte di FUOCO con te. “
Continuò Andrea.
“Vedrai, sarà veramente qualcosa di nuovo, di stimolante, fidati di me. “
“Vieni con me!”
La invitò Andrea mentre allontanava la mano, Sonia mugolò in segno di disapprovazione poi disse.
“Dammi almeno un bacio, poi portami dove vuoi e fammi godere!”
Quando la ragazza varcò la soglia della camera da letto di lui aveva già superato gli ultimi dubbi ed era pronta, non poteva però essere preparata alla presenza di Luca, Sonia guardò Andrea e poi Luca, si aspettava che l’ultimo compresa la situazione si alzasse dal letto su cui giaceva ancora vestito ed uscisse dalla camera, sicuramente tra i due amici c’era l’intesa di lasciare il posto al primo che sarebbe entrato in compagnia ma il ragazzo non si alzò.

Luca fissò a lungo Sonia poi la salutò con esagerata gentilezza.
“Luca potrebbe rimanere con noi se ti va?”
Propose Andrea, Sonia che pensava di essere abituata a tutto sgranò gli occhi stupita dalla proposta dell’amico, faticava a comprendere tutte le implicazioni di quella proposta, sul momento si sentì offesa, trattata come merce, come una puttana, stava per voltarsi ed uscire sbattendo la porta, poi gli occhi di Luca incredibilmente innocenti e carichi di speranza le fecero capire quanto fosse desiderata anche da lui.

“Tanti anni fa mi avevi parlato di un tuo ricorrente sogno erotico, un desiderio intimo e segreto che eri sicura di non soddisfare mai, che temevi di non avere il coraggio di soddisfare mai, ora puoi farlo, ciò che potrebbe accadere in questa stanza non uscirà da qui se non nei nostri ricordi. “
Le sussurrò Andrea, Sonia riaprì gli occhi per fissare quelli di Luca, amico di Andrea dai tempi delle scuole elementari, seduto sul letto, quindi sollevò il viso verso quello di Andrea e dischiuse le labbra in cerca di un bacio, persa nella stupenda sensazione di quelle labbra a contatto delle proprie e nella crescente eccitazione si sentì portare verso il letto e spingere verso il basso sino a sedersi sul bordo.

Improvvisamente le mani sul suo corpo divennero quattro, le carezze si moltiplicarono e con esse la percezione del piacere, Sonia non oppose alcuna resistenza alle mani che scivolavano sulle gambe, che sollevavano la gonna, s’intrufolavano sotto la camicetta e ne slacciavano i bottoni, restò immobile con gli occhi chiusi, a godersi le sensazioni che nascevano da ogni punto del suo corpo solleticato da quelle mani, le aveva dappertutto oramai, pelle contro pelle. L’eccitazione era quasi incontrollabile, nella mente non vi era più traccia dei dubbi di poco prima, rimaneva solamente il desiderio di non perdersi neppure un istante di quell’orgia di sensazioni piacevoli, non riusciva a comprendere cosa le stessero facendo, i punti stimolati erano troppi per seguire il piacere nato da ognuno di loro, Sonia abbandonato il suo stile da famoso avvocato del Foro di Napoli, gemette poi sussurrò.

“Spogliatemi!”
I due amici l’accontentarono, abbandonarono per un istante il seno, la vulva, i fianchi e le gambe per sfilarle del tutto la camicetta e la gonna, le tolsero di dosso la biancheria ma le lasciarono le calze e le scarpe, Sonia apprezzò questo gesto, si sentiva diversa con qualcosa ancora indosso, specie quei due simboli di femminilità. Era in attesa delle loro mani, ora che nulla si opponeva più a lunghe carezze sulla pelle, ma ricevette uno stimolo ancor più intenso dalla lingua di Luca che le scivolava sulle calze in direzione del pube, Sonia aprì completamente le gambe ansiosa di ricevere quella lingua tra le labbra della vagina, nello stesso tempo non dimenticò il membro di Andrea che le si stava avvicinando al viso.

Ingoiò l’asta del ragazzo nel preciso istante in cui Luca spingeva con forza la lingua sul clitoride, un’esplosione di piacere le invase il corpo, il sapore di maschio in bocca e lo stimolo in basso portarono Sonia in uno stato d’eccitazione che raramente aveva provato, aspirò con forza e succhiò il membro mentre faceva scorrere la mano per tutta la sua lunghezza, si sentì subito gratificata dal lungo mugolio di piacere emesso da Andrea e s’impegnò al massimo per strappargli subito un orgasmo.

Si rese conto di poter fare ciò che voleva senza preoccuparsi di spremere subito il suo amante, tanto ce n’era un altro pronto a soddisfarla, fu questa scoperta a farla godere più dello stimolo che riceveva in basso, Luca era impietoso, non mollava per un istante il proprio ritmo, Sonia trasmetteva ad Andrea il piacere che riceveva, forse troppo intenso, Andrea si allontanò bruscamente da lei per poi fissarla con gli occhi carichi di stupore, Sonia apprezzò quello sguardo, le piaceva stupire, dimostrarsi al di là delle aspettative.

“Sconvolto? Aspetta a vedere questo!”
Pensò Sonia, si sollevò con l’aiuto delle mani appoggiate sul materasso e si portò verso il centro del letto, s’adagiò distesa con le gambe aperte poi disse.
“Vieni!”
Rivolta a nessuno in particolare, lei sapeva che Andrea non avrebbe raccolto l’invito, aveva sentito il suo glande ingrossarsi tra le labbra e alcune sporadiche gocce di seme sulla lingua, era troppo vicino all’orgasmo per entrare in lei senza rischiare di venire subito, come previsto fu Luca a sollevarsi e posizionarsi timidamente sopra di lei, indeciso se indossare o no il profilattico, era quello che voleva, accogliere Luca sotto gli occhi di Andrea, un modo simpatico per ringraziarlo di quella serata da lui organizzata.

“Prendimi!”
Sussurrò a Luca Sonia, il ragazzo scese lentamente sino a portare il pene contro la vulva, attese un movimento favorevole di Sonia poi spinse penetrandola, lei inarcò la schiena sollevandola dal letto mentre lui si spingeva sempre più a fondo nel ventre, quando lo sentì tutto dentro gemette e rantolò qualche parola che il ragazzo non comprese.
“Muoviti, fottimi!”
Lo pregò Sonia ad alta voce visto che lui non si muoveva, Luca iniziò a muoversi su di lei, usciva quasi completamente poi rientrava, inizialmente con dolcezza, poi notato come lei spingeva il pube incontro al suo quando scendeva prese a penetrarla sempre più intensamente, la dilatazione interna e la copiosità della lubrificazione consentivano a Luca un ritmo indiavolato.

Lei seguiva il ritmo, non aspettava che lui spingesse a fondo, si faceva sempre incontro incurante dell’espressione allucinata di Andrea, quando Silvia riusciva a spostare lo sguardo sull’amico rimasto in piedi ed in disparte, trasformava la propria espressione in una di puro piacere, più di quanto provasse in realtà, era eccitata dagli occhi di Andrea da come scrutavano il suo corpo sotto quello di Luca, se li sentiva addosso. Quando si ritenne soddisfatta di quell’iniziale amplesso disse a Luca che voleva cambiare posizione, il ragazzo si sollevò a malincuore da lei convinto di dover cedere il posto all’amico, ma si ritrovò steso sul letto con Sonia che prendeva posizione sopra di lui, lei si sistemò a cavallo di Luca prese il membro e se lo posizionò tra le labbra della vulva, scese e appena lo percepì correttamente indirizzato Sonia si spinse sino in fondo aprendo le gambe per aderire completamente al corpo di Luca.

Iniziò a muovere solamente le anche con un espressione di puro piacere sul viso, dimenticò tutto il resto, in quel momento esisteva solamente quel pezzo di carne, dura, che aveva profondamente piantato nel ventre, si muoveva in modo da sentirlo al meglio, contraeva e rilasciava ritmicamente la muscolatura interna mentre ondeggiava lentamente con le anche, non si sollevava da lui, non lo faceva scorrere in se e nemmeno cercava uno stimolo esterno sul clitoride, le era sufficiente quella presenza dentro per godere, quando ritenne d’essere pronta fisicamente e psicologicamente si lasciò cadere su Luca e senza farlo uscire da sé chiamò Andrea.

“Avanti, vieni anche tu, fatemi impazzire!”
Andrea non si aspettava questa richiesta, era convinto che lei si sarebbe limitata a prenderne uno mentre succhiava l’altro, una doppia penetrazione andava al di là di ogni più perversa speranza, era eccitato dall’idea di penetrarla analmente mentre lei aveva dentro Luca ed era felice che le avesse riservato quella parte del suo corpo. Salì sul letto e si sistemò dietro di lei che già aveva sollevato il sedere in attesa, ne dilatò le natiche e solleticò l’ano con un dito inumidito, quindi spinse il dito dentro di lei, Sonia rantolò di piacere e si dilatò.

“Sei pronta, vedo. “
Le disse Andrea con voce rotta dall’emozione.
“Prendimi anche tu dai!”
Riuscì a dire Sonia, spinse per dilatare l’ano al massimo e lo sentì improvvisamente entrare, fu un esplosione di piacere misto ad un dolce dolore che lei sapeva apprezzare, urlò incurante del sottile spessore delle pareti della camera, quando il dolore passò rimase la sensazione d’essere piena di due uomini e tornò a godere pur rimanendo immobile.

I ragazzi compresero il suo stato ed iniziarono un lento movimento all’unisono, Sonia si rifiutava di pensare, di realizzare appieno ciò che stava facendo, si limitava a godere, era un piacere troppo intenso per rovinarlo con la razionalità, era invasa dagli stimoli tanto da non riuscire più a comprenderne l’origine, ebbe un primo ed improvviso orgasmo del tutto inatteso ma intenso, quasi feroce nel suo sviluppo, i ragazzi non si fermarono continuarono a muoversi senza badare ai lunghi ed a stento soffocati gemiti, l’interno del suo corpo in preda alle contrazioni involontarie era troppo piacevole per fermarsi.

“Ora riempitemi, riempitemi tutti e due!”
Questa frase entrò nelle orecchie di Luca che già a stento tratteneva il piacere, la voce di Sonia riuscì a rompere tutto il castello d’autocontrollo che si era costruito e venne immediatamente, Sonia lo sentì ansimare e contemporaneamente lo percepì pulsare dentro il ventre, allora si spinse contro di lui, lo prese completamente dentro mentre anche Andrea spingeva per eiacularle nel profondo dell’intestino, in un lampo di lucidità Sonia comprese che due uomini stavano iniettando il loro seme contemporaneamente nel suo corpo, quest’immagine riuscì a donarle un secondo meno intenso forse ma più lungo orgasmo.

Terminarono di godere che Sonia ancora provava un languido piacere, Andrea uscì da lei liberandola, lei si sollevò dolorante da Luca e crollò stesa sul letto, quindi chiuse gli occhi e rimase immobile a godersi ciò che rimaneva del piacere, Luca e Andrea la lasciarono sola, consci che doveva accettare ciò che aveva appena vissuto senza interferenze esterne, Sonia si appisolò fisicamente distrutta, nel dormiveglia sentì un lungo bacio sulla fronte ed una carezza sul viso mentre la voce di Luca le sussurrava.

“Grazie”
Solo più tardi, si ritrovò ad osservare stupita il seme che colava dalla vagina e ad analizzare il leggero dolore all’ano, dopo quel nuovo amplesso non aveva nemmeno più la forza di recarsi in bagno per una doccia, voleva lavarsi eliminare ogni traccia dal proprio corpo di quella notte di follia ma in fondo era bello risvegliarsi ed avere le prove che non aveva sognato, si appisolò stretta al suo vecchio amico Andrea felice d’aver ceduto alle sue lusinghe.

Non provava alcun senso di colpa, come sapeva che non ne avrebbe provati il giorno seguente quando salutava per sempre l’amico, era stata solo una parentesi della sua vita, se voleva rivivere quell’esperienza senza dubbio i protagonisti non sarebbero stati né Luca né Andrea, non poteva permettersi d’arrivare a provare qualcosa di più che una semplice attrazione sessuale nei loro confronti, ora non si sentiva più sciatta e intorpidita dai quieti anni di un matrimonio piatto e privo di emozioni, sapeva di riuscire a dare e a ricevere emozioni forti,soddisfatta sorrise a se stessa e pensò.

“Per ora può bastare. “.

Sonia ed il fidanzato con un trans.

Racconto trovato in rete su xhamster.

Quando ho visto su un sito porno dei trans che si inculavano e si spompinavano a vicenda il mio cazzo ha avuto subito una reazione incredibile, mi sono eccitato così tanto che con appena due toccate mi stavo sborrando nelle mutande, sarebbe stata una situazione imbarazzante, il computer era quello della società per cui lavoravo, così mi sono affrettato a cancellare la cronologia.
Di quella mia “evasione visiva” non ne è rimasta traccia ma il mio cervello iniziò a rimuginare alle donne avute sino ad allora, alle loro prestazioni, i bocchini che mi avevano fatto sino a quel momento non avevano la stessa carica erotica di quello che quei trans si facevano a vicenda.

Sebbene abbia conosciuto Sonia, da me soprannominata per la sua abilità nel settore specifico, “la Marchesa del Pompino”, nessuna donna mi aveva fatto eccitare in quel modo, forse neanche lei, sì neanche la Sonia del liceo così educata e troia che leccava il cazzo come una fottuta cagna e ingoiava come un uomo nel deserto assetato e avido di acqua.
Qualche volta pranzando a casa sua ho pensato che nella mia sborra ci fossero più proteine vitamine ed ormoni che in quella di altri, perciò lei veniva a rifornirsi da me anzichè andare in farmacia o in qualche negozio di articoli sportivi a comprare integratori, Sonia a tavola mangiava come un uccellino per mantenere la sua splendida taglia 42, per il resto beveva da me tutto il resto.

Nonostante intorno ai trenta anni avessi questo tipo di “impegni” con lei, spesso fantasticavo, chi fantastica sogna e chi sogna desidera, vedere quei trans che avevano un fisico snello e longilineo, movenze femminili, maniere dolci ed accoglienti mi aveva destato curiosità, l’insolito è il vero afrodisiaco altro che viagra, cialis, levitra o altre pillole da super-eroi del porno.
Arriviamo a Jessica, “lei” era un ragazzo che avevo visto crescere, adesso faceva rosicare le ragazze più belle della facoltà di Scienze Politiche a Napoli, si prostituiva ogni sera per venti miserabili euro, non poteva essere possibile, di solito nell’eros ci attira molto più l’insolito del solito, Jessica con i suoi diciotto anni le sue gambe ed il suo culo meraviglioso era l’ “insolito”.

Neanche la mia fantasia era stata molto abituata alle cose solite sino ad allora, il mio desiderio divenne subito quello di avvicinare un trans, non mi eccitava l’idea di sperimentare una corporeità diversa ma la mia mente fantasticava su altre cose, poter toccare quelle lunghe gambe, quei fianchi così stretti atletici e nervosi rispetto al morbido fisico della donna, quella stessa notte feci un sogno erotico con una trans che mi inculava e io che gli sborravo sulle tette.

Mi svegliai di colpo e mi accorsi di essere venuto veramente, incominciai a guardare sempre più film porno di trans, mi capitava pure di scoparmi Sonia pensando ad un culo di un trans e ritornando a casa riuscivo a vedere un film porno di trans per farmi proprio delle seghe esplosive, insomma ero proprio attratto da quei corpi magnifici. Volevo sapere, curiosare, per questo obbiettivo avevo raccontato tutto a Sonia, riuscii a coinvolgere il suo fidanzato ufficiale Francesco, non mi ci volle molto a coinvolgere Francesco, grazie anche alle sue millantate capacità amatorie e alle virtuose cavalcate olimpioniche che faceva con Sonia.

Un giorno, sbirciando su internet vidi un annuncio di una trans mulatta con una quinta di seno e un bel culo sodo, la chiamai subito e le dissi che Francesco non era mai stato da una trans ma che ne era attratto tantissimo, lei mi disse di farmi trovare sotto il suo palazzo e di chiamarla. Il tempo di avvisare Francesco e Sonia e due giorni dopo presi la decisione di andarci, quando fui sotto casa sua la chiamai e le domandai cosa dovevamo fare, eravamo in quattro, la più felice sembrava essere Sonia pensando che quello che le potesse capitare era di beccare tre cazzi al volo contemporaneamente.

Lei ci disse di aspettare fermi nel parcheggio e che ci stava guardando, dopo circa trenta minuti vidi venire verso di me una figa pazzesca in jeans corti e una t-shirt che esplodeva dalle tette, era lei, avevo il cuore a 1000, mi chiese il nome e si presentò anche a Francesco e Sonia. Ci invitò a salire e dopo aver chiarito che la persona interessata era Francesco lo baciò con tutta la lingua nella sua bocca, sentiva il cazzo del ragazzo esplodere cosi gli tolse i vestiti, lo buttò sul divano e cominciò a spompinarlo, si aggiunse subito Sonia che leccò tutto finchè Francesco non le venne sulla bocca, Sonia e Consuelo bevvero tutto.

Dopo questi preliminari Francesco inizia a capire che cosa può volere Consuelo per meritarsi i 500 euro concordati, portò il ragazzo in camera sua e lo convinse a rimanere perchè gli aveva riservato un trattamento speciale, lei prese dal bagno un rasoio e un asciugamano che gli mise sotto il culo, inizia così a depilargli la parte sotto i testicoli e vicino al buchino vergine con abilità e precisione, dopo aver posato tutto in bagno Consuelo torna con del gel e dei preservativi, quindi gli alza le gambe e comincia a leccare il buchino e ad infilarci la lingua dentro.

Sonia a quella vista era completamente bagnata, riuscii con scaltrezza a sentirla sotto la gonna ma Francesco era diventata la troia di Consuelo, faceva di lui quello che voleva ed infatti si tolse il perizoma e si girò di s**tto in un 69 forzato puntando sopra la sua bocca il suo enorme cazzo mulatto, il cazzo era duro e Francesco lo subì tutto.
Mentre Francesco veniva fottuto io nel frattempo in un’altra stanza prendevo da dietro Sonia inculandola in una allegra cavalcata, Francesco ci ha raccontato dopo che era impegnato a non soffocare col cazzo di Consuelo di cui sentiva l’odore e beveva il seme, il frocetto si era già abituato a Consuelo, aveva in mano (non so come avesse fatto a prenderlo ) un vibratore e così dopo una leggera lubrificazione iniziò la penetrazione.

Il Don Giovanni dei quartieri alti di Napoli veniva inculato da un vibratore che gli causava un dolore atroce al culo, Consuelo in un’occhiata aveva capito l’intesa che esisteva da tempo tra me e Sonia, quasi reggendo il gioco dei nostri piccoli tradimenti si accanisce contro Francesco, gli fa tenere il vibratore con le sue stesse mani nel suo culo che ormai non lo espelleva più. A Francesco quel giochino iniziava a piacere, Consuelo si era già infilata un preservativo e gli sussura con voce sensuale che vuole infilarsi nel culetto di Francesco finchè non avrebbe goduto anche lei, alla vista di un arnese da 25 centimetri il ragazzo prova a dire di no, Consuelo gli toglie rapidamente il vibratore dal culo sputa un paio di volte nel buco del culo e in un colpo secco e doloroso se lo incula.

Si trattava di un cazzo più morbido del vibratore ma più grosso e lungo, ad ogni pompata venie spinto con destrezza sempre più dentro, ad un certo punto Francesco rivela la sua vera natura di frocio latente, inizia ad urlare e godere con Sonia ad un passo, era dentro tutto voleva essere trombato come la sua troia.
Francesco era eccitatissimo non voleva smettere, sborrò un paio di volte, si bevve pure tutto lo sperma della travestita, alla fine dopo quasi tre ore di giostra Francesco non riusciva a credere all’idea di aver tradito la sua fidanzata con un trans, era ufficialmente passato dal ruolo di “sciupafemmine” della Napoli dei Baroni e dei Principi a quella di una squallida troia drogata vogliosa di prenderlo.

Sonia chiese a me di essere riaccompagnata a casa, Francesco avrebbe preso un taxi, da quell’avventura di cui fui testimone non ho più visto Sonia, ho saputo che per volere dei suoi genitori era stata quasi costretta a sposarsi con Francesco, dal quale aveva divorziato dopo un paio di anni.

Io e mia zia :)

Questa è una vera storia riguardante me è la mia prima volta in assoluto con una donna ossia mia zia. (ogni tanto la chiamerò S. )

Il tutto comincia il venerdì del 31 ottobre del 2005 e io appena quindicenne stavo di prepotenza entrando nel mondo del sesso, iniziai a vedere ogni donna intorno a me non più come un donna ma come un qualcosa con due tette un culo e una figa da scopare e ovviamente questo era dovuto agli ormoni che ormai impazzavano in me.

Inutile dire che mi sfondavo di seghe ogni giorno pensando alle mie compagne di classe più porche o spinte delle loro coetanee. Alla fine della terza media una mia compagna di colore addirittura si convinse a farmi una sega nel bagno della scuola ma questa è un altra storia. Ora veniamo a noi:

Quel giorno corrisponde al compleanno di mio cugino che all’ epoca compiva 4 anni e ovviamente mia zia fece una festa di compleanno alla quale venimmo invitati.

Avevo da poco iniziato le superiori e le mie compagne di classe avevano già s**tenato una gran voglia in me in quel periodo. Quando arrivammo alla festa e vidi mia zia rimasi esterefatto, era da tanto che non la vedevo ma non me la ricordavo così, saranno stati gli ormoni ma guardandola con quel vestito attillato che lasciava intuire tutte le sue forme mi divenne duro duro (come la coda di un canguro). Lei è una donna sulla trentina non molto alta (1,65) magra, con una terza di seno piccolina e un sedere enorme e ben definito davvero perfetto, ma sproporzionato rispetto al suo corpo.

Iniziai quindi ad avere pensieri strani nei confronti di mia zia e avendo letto numerosi racconti erotici i****tuosi tra nipote e zia mi eccitai in maniera evidente e così decisi di andare nel bagno per calmare i bollenti spiriti facendomi una gloriosa sega pensando a quel suo morbido e sodo sedere o a quella figa stretta e depilata tutta bagnata, insomma inutile dire che venni ovunque in quel bagno. Tornai quindi nella sala dove mia zia mi si avvicinò facendomi le solite domande da zia ossia mi chiese come andava la scuola con gli amici e con le ragazze.

Io come al solito dicevo che andava tutto bene e le feci i complimenti per il suo incantevole abito, lei arrossi accennando una piccola risata e mi ringraziò. A quel punto si diresse dagli altri ospiti girandosi e offrendomi la bellezza del suo sedere. Andai quindi da mio zio e dato che lui è un giocherellone e io non avevo coetanei in quella festa decidemmo di giocare un po a biliardino. A me mio zio piaceva come carattere e per me era davvero un amico, e mi dispiaceva avere fantasie su sua moglie nonchè mia zia così decisi di riprendere il controllo del mio corpo e mi calmai.

Appena rientrammo e vidi quella donna però mi ritornò duro e così iniziai a capire che avevo seriamente un debole per mia zia ed ero sicuro che non mi sarei fermato a farmi delle seghe pensandola.

Iniziai così a immaginare come potevo iniziare un approccio con lei di questo genere e mi riportai alla memoria i vari racconti letti, alcuni usavano la tecnica del “fissare” e vedere se c’è una reazione dal lato opposto, oppure alcuni palpavano pian piano le gambe della zietta salendo sempre più su e vedendo se c’è una reazione.

La maggior parte comunque ci aveva provato a casa mentre non c’era nessuno o quasi di sicuro non ad una festa e così pensai che era meglio provarci in un altra situazione magari quad’eravamo un po’ più soli soletti. Quindi durante il compleanno mentre tutti i piccoletti correvano a destra e manca io mi accontentai di stare vicino a mia zia aiutandola nelle faccende e accompagnandola ovunque ero sempre al suo fianco approfittando anche di qualche “strisciata” sedere-pene involontaria quando ci incrociavamo in un passaggio stretto.

Ogni volta mi diventava duro e cercavo di non nasconderlo a lei, anzi cercavo di metterlo il più in mostra possibile (sempre e solo a lei ovviamente). Mia zia evidentemente si accorse della mia eccessiva gentilezza, dei miei sguardi sfuggenti sulle sue parti intime e del mio bozzo sul davanti, ma non disse nulla, anzi mi sorrideva come se fosse lusingata da questi miei strani tipi di “complimenti”.

Ad un certo punto ci sedemmo per mangiare ed io ovviamente mi sedetti vicino a lei, durante la cena mi feci coraggio e sotto il tavolo le misi una mano sulla sua gamba, S.

non fece nulla come se non fosse successo nulla, allora preso dall adrenalina e dall eccitazione inizio pian piano a risalire con la mano nel suo interno coscia fino ad un mm dalla sua gina. Noto che si morde il labbro e così giungo a destinazione iniziando a massaggiarle il clitoride, dopo una trentina di sec mi toglie la mano guardandomi e dice a voce normale rivolgendosi verso di me:

“D. devo andare a prendere una cosa che ho lasciato su a casa, mi accompagneresti?” e io le risposi
“Certamente, ti accompagno”

Uscimmo quindi dal salone e prendemmo l’ascensore, c’era un silenzio tombale e lì la convinzione che volesse fare del sesso cadde con la preoccupazione che invece voleva solo rimproverarmi in privato.

Arrivati in casa però le cose per fortuna presero una piega diversa

“D. mi hai fatta bagnare tutta, mannaggia tua possibile che ti è venuta tutta oggi la voglia, ora devo cambiarmi tutta”

“Scusami zia e che proprio non so cosa mia sia preso, insomma stasera eri vestita in maniera provocante per un adolescente con gli ormoni impazziti”

“Vabbè dai ti perdono ora però meno chiacchere, vado a cambiarmi”

Finita la frase, si gira dandomi le spalle, si toglie il vestito rimanendo in intimo e sculettando in punta di piedi va nella sua camera.

Ero piccolo per capire i messaggi subliminali ma pur non avendo capito per bene mi feci coraggio e mi avvicinai alla porta della camera da letto, la aprii e me la trovai nuda davanti a me. Non feci in tempo manco ad aprir bocca che lei mi venne addosso baciandomi e chiudendo la porta, la buttai sul letto dove continuandoci a baciare lei inizio a spogliarmi.

Mi stacco da quelle labbra carnose per slacciarmi i jeans e lei inizia subito col prendermelo in mano, poi se lo mette in bocca ed io le spingevo la testa più in profondità possibile, quasi si affogava con il mio pene, c’era saliva e umori ovunque ma questo non faceva altro che eccitarci di più, primo round finito dopo 5 min con venuta sulle sue tette e leccata da parte sua.

Subito inizio il secondo tra baci passionali molto hard su ogni centimetro del nostro corpo, allora inizio leccandole la figa che era completamente depilata, fradicia e scoprirò anche stretta, lei allora mi fa:

“D. ti prego mettimelo nel culo, sono ancora vergine li, stasera voglio trasgredire in tutto con te”

“Sei una vera troia lo sai?”

“Oohh sii sono la tua troiettaa”

Allora tra i suoi gemiti di piacere iniziano a mischiarsi quelli di dolore ma una volta dentro godiamo più di prima

“D.

riempimi ti prego riempimi tutta aaah aahhh”

“Piccola puttana tra un po te lo faccio arrivare in gola il mio nettare, aaah aaaaah sborrooooo”

“Ooooohh siiii riempimi tuttaa sono tuaaaa”

Fu così che le sborrai nel culo, ma non era finita lì mancava il triangolo magico quello dove tutti dicono ruoti il mondo, nel terzo round quindi iniziai a “chiavarla” con foga, i movimenti erano il più veloci e violenti possibili, volevo davvero penetrarla a sangue tanto da non farla camminare come prima e lei nel frattempo gemeva come nei migliori porno, le tirai i capelli per farla soffrire ancora di più e raggiungemmo quasi all’ unisono l’orgasmo, solo che il mio lo dovetti trattenere per versarlo nella sua bocca e lei come le migliori puttane ingoio con quella faccia mista tra godimento e felicità.

Continuammo a baciarci e a toccarci nella doccia dove venni dopo una sega veloce per la mia quarta volta di fila nell’ arco di 20 min. Ci rivestimmo e prima di uscire di casa ci concedemmo un ultimo bacio.

Una volta fuori fu tutto come prima ma lei prima di rientrare mi disse

“D. stasera sono stata la tua puttana e vorrei esserla ancora nel futuro, quando hai bisogno di svuotarti chiamami e cercherò di essere disponibile per una bella scopata come questa, ah e ricorda ora io e te siamo amanti non dimenticartelo, potrò essere tua solo lontano da occhi indiscreti quindi fa attenzione, voglio che duri tanto questa nostra relazione sessuale, che dici sei d’accordo?”

“Zia, tu stasera mi hai fatto toccare il cielo con un dito, non pensavo lo volessi anche tu e anch’io voglio fare di tutto per scoparti il più possibile, ti amo S”

“Ti amo anch’io D.

“.