Archivio mensile:Novembre 2012

escursione in montagna 2 – segue

Rimanemmo ancora un poco a riposarci sul prato. Dopo la pompa che C. mi aveva fatto davanti al marito, sia lei che G. ripresero a parlare del più e del meno, come nulla fosse accaduto. Mangiammo un panino, bevemmo un sorso d’acqua e ripartimmo per la vetta. Mentre salivamo a passo spedito, vedemmo, in lontananza un pastore, un ragazzo di circa 25 anni che poco più in alto custodiva un gregge di pecore. G.

chiese alla moglie di spogliarsi completamente e di proseguire davanti a noi in direzione del pastore. Lei eseguì la richiesta e si incamminò con le tette sballonzolanti. Quando arrivò all’altezza del pastore, questi rimase sorpreso ed affascinato, fermo, come paralizzato. Lei si avvicinò e lo salutò. Lui non credeva ai suoi occhi. Ci avvicinammo anche io e G. , che mi chiese di abbracciare la moglie da dietro e di farle un ditalino davanti al pastore.

C. , in piedi, allargò un pò le gambe e fissando negli occhi il pastore cominciò a roteare i fianchi. La sua figa era un lago, tirai fuori il cazzo, che mi era tornato durissimo e lo infilai tra le cosce di C. strofinandoglielo sul pelo, e sul clitoride. Il pastore tirò fuori il suo cazzo e cominciò a menarselo lentamente. Aveva un cazzo enorme. Era un ragazzo dell’est, pronunciò alcune parole incomprensibili e si alzò.

G. chiese alla moglie di inginocchiarsi e di prendere quel cazzo in bocca. Lei si inginocchiò e cominciò a leccarlo sulla cappella. Mi inginocchiai anch’io dietro di C. e glielo misi dentro in un colpo solo. Il cazzo scivolò dentro ed io cominciai lentamente a scoparla, dando colpi poderosi, facendo uscire il cazzo dalla figa ad ogni colpo. G. mi chiese di sculacciare la moglie mentre la scopavo da dietro. Le assestai uno schiaffone sul culo rotondo e duro e lei emise un rantolo di piacere, inondandomi il cazzo ed i peli del pube di crema biancastra.

G. si sdraiò vicino a noi con il viso all’altezza della sua figa, per vedere meglio il cazzo che entrava ed usciva. Lei adesso prendeva in bocca il cazzo del pastore quasi fino alla base e tirando fuori la lingua, lo leccava sotto, quasi fino alle palle. Il marito le chiese com’era quel cazzo e lei rispose che era poco pulito. G. rispose: “Bene, allora leccagli pure il culo!”. Lei disse di no, che non l’avrebbe fatto.

Io continuavo a pomparla da dietro. G. si alzò, mi fece smettere di scopare, fece smettere pure la pompa e ordinò a C. di alzarsi. La fece piegare in avanti e cominciò a sculacciarla per non aver immediatamente esaudito il suo desiderio. Lei insisteva che non avrebbe leccato il culo al pastore. Lui la sculacciò ancora. Lei ansimava con le chiappe ormai rosse. G. si fermò le girò il viso in modo che lei lo guardasse e disse “visto che non lo vuoi fare, lo faccio io”.

Chiese al pastore di sdraiarsi sul prato a pancia in giù, gli allargò le chiappe e cominciò a leccare il buco del culo del ragazzo con movimenti rotatori della lingua, poi si alzò e baciò C. sulla bocca. La pregò nuovamente di leccare quel buco di culo e lei eseguì. G. mi chiese di inculare sua moglie, mentre leccava il pastore, io provai ad entrare ma il buco era piccolissimo. Lei rilassò i muscoli dello sfintere, mentre il marito mi passò una crema protettiva per il sole, io la misi sul buchetto della donna e mi infilai lentamente nel suo culo fino a metà.

G. teneva fermi i fianchi della moglie e mi invitava a spingerlo ancora più dentro con forza. C. mugolava e sospirava. Aveva smesso di leccare il culo del pastore che si era girato e le aveva messo di nuovo in bocca. G. nel frattempo mise il suo cazzo in mano alla moglie, che cominciò a menarlo velocemente. Venimmo quasi tutti assieme, tra urla di piacere. Il pastore sborrò in faccia a C. inondandola di sperma, mentre io le venivo nel culo.

G. la ripulì completamente leccando tutto lo sperma. Poi tornammo a casa senza raggiungere la vetta. Mia moglie chiese come era andata la passeggiata e la nostra amica disse che era stata bella ma stancante.

escursione in montagna

Ciao sono A. , questa estate vengono a trovarci in montagna una coppia di colleghi di lavoro, sposata da poco. Mi chiedono di accompagnarli in una passeggiata. Mia moglie, che è molto pigra, si rifiuta di venire. Al mattino i due escono dalla loro camera e noto che lei porta una canottierina bianca leggera e trasparente, un paio di shorts molto corti e sgambati. Facciamo colazione, saluto mia moglie ed, assieme alla coppia di amici, mi avvio verso il sentiero.

La ragazza, C. , parte come un razzo, mentre il marito G. resta un poco più indietro seguendo il mio passo. La salita comincia a farsi più ripida e C. rallenta un pò l’andatura. dopo una mezz’ora ci fermiamo a riposare e noto che, per il sudore, la canottiera di C. è completamente bagnata e lascia trasparire completamente i capezzoli dall’aureola scura. Ci sediamo su un prato e la ragazza si sdraia lasciando le gambe piegate ed aperte.

Lo short non aderisce alle cosce, tanto che lascia intravvedere il pelo della figa di lei. Mi rendo conto che sotto non ha nulla. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso mentre continuiamo a parlare del più e del meno. Lei apre e chiude le cosce come fanno gli atleti per decontrarre i muscoli e ad ogni movimento, appaiono le labbra esterne di quella fighetta pelosa e nera. Osservo il marito e mi accorgo che mi guarda mentre osservo la moglie.

noto che è in preda ad una forte erezione. Lei si appoggia con la testa sulla coscia del marito e comincia a strofinarsi con i capelli sul cazzo di lui, tutto teso dentro i pantaloncini elasticizzati da montagna. Tento di mantenere un contegno serio, ma anche il mio cazzo comincia a pulsare nelle mutande. Lei, senza parlare mi fa un segno con la mano e mi chiede di avvicinarmi. Apre tutta la bocca e tira fuori la lingua.

Senza capire quello che stavo facendo, tiro giù la lampo e le metto tutto il cazzo in bocca, con la testa di lei ancora poggiata sulla coscia del marito, che non fa una piega e le infila una mano sotto la maglietta, carezzandole i capezzoli neri e durissimi. Lei pompa come una dannata e se lo fa arrivare fino in gola; il marito le mette una mano sulla testa e le dà il ritmo, stabilendo anche la profondità della pompa.

dopo un pò di quel gioco, le vengo in bocca. C. non ingoia il mio sperma, si solleva un poco e bacia il marito passandogli il mio sperma e gli ordina di ingoiarlo. lui lo manda giù e la ringrazia.
(CONTINUA).

l’orgia estiva

Ed eccomi a raccontarvi la vicenda più eccitante, accadutami questa estate.
Questa estate con la mia ragazza, abbiamo passato una settimana stupenda con alcuni amici, anche loro tutti fidanzati tranne una ragazza; eravamo: io e la mia ragazza, T. e F. , G. (sorella di F. ) e P. ed infine D. , la single del gruppo.
Ultima settimana di agosto, finalmente si parte.
Ore 11:00 check-in all’aeroporto e 3 ore dopo l’arrivo.

Saliamo tutti sulla macchina affittata e si parte verso la casa che avevamo prenotato; mezzora dopo arriviamo alla casa: è stupenda! 3 camere (occupate dalle coppie), ingresso (con un letto singolo, usata da D. ), 2 bagni, cucina e piscina fuori!
I primi giorni vanno a gonfie vele, giriamo parecchie spiagge, una più bella dell’altra. In molte di queste, ci sono un sacco di nudisti.
Il mare è ancora più bello: limpido e liscio.

Durante una di queste, chiamiamole, gitarelle, a me e alla mia ragazza ci è venuta una voglia matta di far sesso; allora prendiamo e ci tuffiamo, mentre gli altri sono sdraiati a prendere il sole. Ci allontaniamo un po’ verso un angolo di mare, vicino agli scogli, dove si tocca ancora, ma è lontano da occhi indiscreti.
Iniziamo a baciarci appassionatamente, le mie mani scivolano giù verso la sua bella fighetta rasata e le sue mani scendono sul mio uccello già duro come il marmo.

Ci stuzzichiamo un pochino a vicenda, ma non ce la facciamo più così ci guardiamo in giro, per assicurarci che nessuno ci guardi: perfetto, nessuno!
Mi abbasso il costume, le sposto di lato il tanga e la penetro di colpo!
Lei ha un sussulto, ma subito dopo si fa prendere dalla voglia, si avvinghia a me e muove il bacino. Il ritmo si fa più intenso, man mano che ci muoviamo in sincronia. Tra la voglia che avevamo, l’eccitamento dell’essere scoperti, il nostro movimento insieme a quello delle piccole onde del mare, fanno si che ci avviciniamo presto all’orgasmo: ancora pochi minuti e le vengo copiosamente dentro.

Ci puliamo, facciamo passare ancora qualche minuto e, facendo finta di nulla, torniamo dai nostri amici sperando che non abbiano visto nulla: per fortuna sembra proprio di no. bene.
Alla sera, dovevamo andare a ballare in discoteca.
Iniziamo a preparare la cena e, come le altre sere, ci prepariamo anche una specie di aperitivo, dove, più che altro, si beve parecchio. E questa volta anche più delle altre sere. Duramente la cena, continuiamo a bere del vino; tant’è che decidiamo di non uscire perchè già tutti belli ubriachi, ma di proseguire con altri alcolici a casa.

Si ride, si scherza e si beve ancora. L’alcool ormai è in circolo. Ed i discorsi, iniziano a prendere una piega strana: si parla di sesso, di posti strani dove farlo e di posizioni particolari. Durante questi discorsi, ogni tanto tutti loro guardano me e la mia ragazza e sorridono, finchè non chiediamo il perchè. Era semplice: ci avevano visti!
O cazzo! Eppure eravamo stati molto attenti a non far capire nulla! però loro ci rassicurano, dicendoci di non preoccuparsi, perchè l’avevano capito dal movimento, ma che non avevano visto effettivamente nulla; inoltre, forse per colpa dell’alcool, a qualcuno scappa anche che in realtà ci invidiavano un pochino e che si erano eccitati.

Ridiamo.
A questo punto, il discorso verte su di noi due. Mi eccita sentir raccontare dalla mia ragazza per filo e per segno quello che è successo, ma cerco di nasconderlo, al contrario di qualche altro ragazzo direi, visto il rigonfiamento della patta.
G. inizia a massaggiare il cazzo del suo fidanzato, D. lo nota e le dice che lo vorrebbe fare anche lei perchè è da qualche settimana che non scopa.

Ormai l’alcool ci ha tolto a tutti quanti i freni inibitori e G. le risponde che se vuole, può farlo a P. ; anzi, la sfida a trovare il coraggio di fargli un pompino davanti a tutti noi: D. non se lo fa ripetere due volte, si alza ed abbassa i pantaloni di P.. Le si presenta davanti un bel cazzone dritto all’insù. Lo prende in bocca fino alle palle ed inizia a fare un pompino che raramente avevo visto così bello.

G. spoglia completamente D. ed inizia a leccarle la figa; è completamente rasata e, si vede benissimo, anche molto bagnata. Non pensavo che G. fosse una ragazza a cui piacciono anche le donne. Mi eccito fino all’inverosimile, tanto da non res****re più e sfilo via la maglietta della mia ragazza per liberare i suoi seni e leccarglieli. Nel mentre noto che anche T. non resiste e spoglia F.. Le sorelle sono bellissime nude. G.

è leggermente più in carne di F. , ma tutte e due molto ben definite: magre, due bei seni piccoli ma sodi. G. ha della piccola peluria sul monte di venere e F. ha una minuscola striscia di pelo subito sopra il clitoride.
Spoglio completamente anche io la mia ragazza e tutti si fermano 2 secondi a guardarla, soprattutto T.. Avevo sempre fatto caso al fatto che a T. cadesse l’occhio molte volte sulle tette della mia ragazza, quando si metteva qualcosa di scollato ed ora ha l’occasione di vederle per intero e da vicino; così si stacca da F.

e si avvicina a me, chiedendomi se può toccarle. Guardo lei, che mi fa cenno di si, mi sposto per far posto a lui, che mi dice anche di andare pure da F..
Quindi la situazione è questa: D. che spompina P. , G. che lecca la passera a D. , T. che lecca le tette alla mia ragazza e con le mani la tocca ovunque ed io che masturbo F..
L’eccitamento è a mille per tutti, P.

viene e D. ingoia tutto. Ormai anche io e T. abbiamo il cazzo durissimo. ci spogliamo completamente. T. inizia a pomparlo dentro la fighetta della mia ragazza, che ansima eccitatissima e, conoscendola, sta già per venire. Ancora un po’ stupito che la mia ragazza di stia facendo sbattere da un altro, mentre io lecco la passera di un’altra ragazza, F. mi fa sdraiare e si accovaccia su di me e mi prende l’uccello in bocca.

Ha della labbra morbidissime! faccio cenno a D. , che nel mentre era andata a lavarsi, di unirsi alla sua migliore amica e leccarmi l’asta.
Intanto G. sta facendosi scopare dal suo ragazzo, mentre lui sta anche leccando la figa della mia ragazza; nello stesso momento lei, oltre ad avere la lingua di P. in mezzo alle gambe, ha anche il cazzo di T. in bocca. Lo so che lei è bravissima e che riesce a far venire in fretta tutti i ragazzi.

Stranamente la cosa mi eccita. non resisto più e sborro in faccia a F. e D..
però ho una voglia matta ancora di sesso, metto a 90 D. e me la scopo così. Lei urla di piacere, non aveva ancora raggiunto l’orgasmo, anche se prima le stavano leccando la fighetta.
Anche F. lo vuole e chiede a D. di far cambio, quindi D. si sposta e va in cerca di un altro cazzo e decide di scoparsi T..
Mi sto scopando F.

, che ansima sempre più pesantemente, finchè non raggiungiamo l’orgasmo praticamente insieme; le vengo dentro, lei continua a muoversi, dice che lo vuole sentire dentro finchè non si svuota. mi tolgo da lei e mi guardo in giro e vedo che T. sta sborrando sui seni di D. , G. che lecca la passera alla mia ragazza, che poco prima aveva appena avuto un orgasmo insieme a P. e anche lui le era venuto dentro, scoprendo che a G.

piace il gusto di sperma e degli umori femminili insieme. la vista di due donne, mi fa diventare di nuovo l’uccello molto duro e decido che è arrivata l’ora di avere qualcosa di nuovo; faccio sdraiare G. a pancia in su, con la mia ragazza messa a 69 su di lei e mi assicuro che abbia il culo ben in vista. Per prima cosa lecco il buchetto del sedere della mia ragazza, che, insieme alla leccata di G.

, le fa raggiungere un orgasmo. Ormai è pronta, le appoggio il cazzo tra le natiche e lo muovo leggermente (lei non lo ha mai preso dietro)e , appena vedo che si rilassa, appoggio la punta sul buco e spingo piano. Sta iniziando ad entrare. Lei, ormai presa da G. che le sta ancora leccando la figa, quasi non sente dolore, ma piacere e mi lascia continuare. Adesso si è aggiunto anche P. che si sta trombando G.

e, ogni tanto, essendo li vicino, lo mette in bocca alla mia ragazza. Sono entrato del tutto. mi fermo un attimo, in modo che la mia ragazza si abitui, prima di muovermi.
Ancora fermo, sento la mia ragazza che mi prega di scoparla nel culo. non me lo faccio ripetere due volte e mi muovo, prima piano, poi più veloce. Era da tempo che speravo di riuscire a fare questo e non riesco a durare moltissimo.

Dopo qualche minuto, le vengo dentro il culo, ma anche a lei è piaciuto e sta raggiungendo l’ennesimo orgasmo della serata. Quando tiro fuori l’uccello dal culo della mia ragazza, qualche schizzo va sulla faccia di G. , che li lecca.
Stremati, e contenti, per la serata alternativa, andiamo a dormire tutti quanti, ognuno nelle proprie stanze.
Io e la mia ragazza, ci siamo addormentati subito, e credo anche gli altri.
Ma al mattino dopo, mi sono svegliato ancora eccitato dalla nottata appena passata, tanto da svegliare la mia ragazza con una bella leccata di figa.

Si sveglia, mentre sta avendo un orgasmo; mi guarda con uno sguardo voglioso e mi fa cenno di avvicinarmi a lei. Appoggia le labbra attorno al mio cazzo ed inizia a farmi quello che è stato il più bel pompino che mi abbia mai fatto. Inoltre lei poche volte ha ingoiato e solo perchè io glielo chiedevo, ma questa volta è stato differente, lo ha fatto di sua spontanea volontà. finito, siamo andati nel bagno della nostra camera a lavarci e mi ha confessato che le era piaciuto prenderlo da dietro e che le sarebbe piaciuto riprovarlo qualche altra volta, ma da soli.

Mentre stavamo facendo tutti insieme colazione, c’è stato un sorridersi generale: ciò è significato per tutti che è stato bello, che lo avremmo rifatto qualche altra volta, ma che non ne avremmo mai parlato ad anima viva.
i nomi sono inventati, ma la storia giuro che è vera!
Godetene.

LA MIA FAMIGLIA……APERTA – Capitolo 9

Capitolo 9 – Jonathan il mio compagno di classe

Jonathan, un ragazzone piu’ alto di me, nero come la pece viene dal Cameroun. Ci conosciamo dalla prima liceo e siamo molto amici, si puo’ dire che dividiamo tutto.
Ogni giovedi’ io vado in palestra , ma mi ero dimenticato di dirlo a Jonathan che stava per venire a casa a fare le ricerche di scienze con me.
– Mamma, oggi viene Jonathan, fra un po’.

Mi sono dimenticato di dirgli che andavo in palestra. Fallo sedere nella mia stanza, poi arrivo. – dissi
– OK Giorgio, vorra’ dire che usciro’ quando arriverai tu. – rispose lei.
Poi io uscii, e quello che sto per dirvi me lo ha raccontato poi mia madre.
Dopo 5 minuti Jonathan arrivo e mamma ando ad aprirgli.
Mamma indossava la solita vestaglietta corta da casa e non si fece scrupolo perche’ Jonathan era ormai uno di casa.

– Vieni Jonathan, Giorgio e’ in palestra e verra’ fra poco, vai pure in camera sua – gli disse.
Mamma accompagno’ Jonathan in camera mia e mamma accosto’ la porta.
– Puoi usare il computer se vuoi nel frattempo. – gli disse.
Mamma torno in cucina e Jonathan accese il computer.
Dopo circa un quarto d’ora mamma torno verso la mia stanza per andare nella lavanderia a mettere i panni nella lavatrice.

Quando passo’ davanti alla mia camera senti’ distintamente gemere qualcuno.
Senza farsi accorgere sbircio’ tra la fessura della porta e quello che vide la fece impallidire.
Jonathan era seduto davanti al pc e guardava un sito hard, aveva la zip dei pantaloni giu’ e in mano reggeva qualcosa che mia madre non aveva mai visto.
Dobbiamo fare un passso indietro e vi devo dire che nella squadra di pallacanestro dove giochiamo io e Jonathan, lui viene chiamato con il soprannome The Snake.

Mi chiederete perche’ ma credo che qualcuno lo immagini.
Infatti il serpente, lui ce l’ha in mezzo alle gambe. Quando il suo cazzo e’ in posizione di riposo (moscio) misura 25 cm di lunghezza e se lo afferra con l’indice ed il pollice le due dita non si toccano.
Mamma quindi stava vedendo qualcosa che non aveva mai visto. Vedeva la mano di Jonathan andare su e giu’ per il suo cazzo che in qual momento misurava sicuramente 28/30 cm.

Mamma si senti’ subito bagnare la fica e decise che avrebbe dovuto assaggiarlo.
Ando’ in bagno, si tolse le mutandine e dopo aver tossito un po’ entro nella mia stanza.
Jonathan intanto appena aveva sentito tossire si era ricompostoe aveva rimesso la bestia dentro, tirato su la zip e aperto al pagina dell’Apple store..
Mamma entro e impreco’ verso di me che non avevo rifatto il letto e che le toccava rifarlo ora.

Tiro’ su il lenzuolo e siccome il mio letto era attaccato al muro, si sporse verso il muro per mettere a posto il lenzuolo. Cosi’ facendo, la vestagllietta le sali’ su, lasciando scoperto la meta’ del suo culo, poi non contenta, sali’ in ginocchio sul letto e apri’ le gambe per sistemare meglio il lenzuolo.

Lo spettacolo di cui gode’ Jonathan era delizioso. Le cosce leggermente aperte facevano intravedere il buchetto del culo, mentre davano una splendida visione della sua fica.

Ciuffi di peli spuntavano tra le cosce che essendo aperte avevano anche lasciato aperte le grandi labbra.
Jonathan inghiotti’ la saliva ed il cazzo gli venne duro di nuovo. aveva paura che la zip cedesse lasciando uscire il suo contenuto.
Mamma si chino’ ancora un po’ in avanti, poi chiese a Jonathan di aiutarla, sistemando il lenzuolo dalla parte della stanza.
– Jonathan, dammi una mano, mentre io tiro il lenzuolo dalla parte del muro, tu mettilo dentro da questa parte.

– Cosi’ dicendo fece una risatina e Jonathan capi’ ma era ancora titubante.
– Allora Jonathan, lo vuoi mettere dentro mentre io tengo il lenzuolo di qua?-
A questo punto Jonathan oso’, tiro’ giu’ la zip, fece uscire la bestia e mentre saliva sul letto, lo infilo’ tra le cosce di mia madre.

(continua).

LA MIA FAMIGLIA……APERTA – Capitolo 8

Il culetto di Laura

Sfilai il cazzo, mi eressi sulle ginocchia, le passai le braccia sotto le cosce e la sollevai di peso.
La portai all’altezza della mia bocca e cominciai a leccarle la fica piena del mio sperma.
Continuo’ a gemere, le cercai il bottoncino e lo mordicchiai e titillai con la mia lingua.
– Oddio…. godo di nuovo…. Giorgio sei fantastico………vengo…. – disse
Continuai a leccarla, mentre sentivo qualcosa di caldo intorno il mio cazzo.

Guardai in basso e vidi mia sorella che avea preso in bocca il mio cazzo e mi stava spompinando mentre con il dito si masturbava.
Ci fu un grido all’unisono.
Io sborrai in bocca a mia sorella, Laura venne per la terza volta e Claudia godeva mentre mi leccava il cazzo.
Mi accasciai sul pavimento con Laura sopra di me quasi svenuta, mentre mia sorella mi leccava il cazzo e le palle inghiottendo tutto lo sperma.

Rimanemmo cosi un paio di minuti, poi mi addormentai.
Quando mi risvegliai, loro erano ancora li addormentate. Laura era a pancia sotto nuda con le gambe divaricate.
Dalla fichetta usciva ancora dello sperma. Misi la testa fra le sue cosce e la leccai. Il sapore del mio sperma misto al suo liquido mi eccito’ ed il cazzo mi venne duro immediatamente. Con la lingua mi spinsi un po’ piu’ su sul suo buchetto del culo.

Un culetto vergine come quello di mia sorella. Cominciai a leccarlo, infilai la lingua dentro. Laura comincio’ a mugolare dormendo, forse pensava di sognare. Il buchetto del culo comincio’ a dilatarsi, ammorbidirsi, rilassarsi.
Ero eccitatissimo. Mi spinsi fra le sue cosce, la tirai su e le misi il cuscino del divano sotto la pancia.
Le aprii bene le cosce, presi il cazzo e appoggiai la punta sul culetto.
Provai a spingere, ma niente.

Andai in cucina e presi del burro dal frigo. Con il dito ne ammorbidi un pezzetto, lo staccai e lo spalmai per bene intorno al suo culetto.
Poi infilai il dito medio dentro. Il dito scivolo dentro senza ostacoli. Lubrificai per bene e poi ripresi quello che stavo facendo prima.
Appoggiai il cazzo sul buchetto e spinsi. Stavolta la cappella entro dentro, e Laura si sveglio.
– Che fai, sei matto…..li no….

li no…..e’ sporco! – disse
– Non ti preoccupare non e’ sporco. Ti faccio male? – dissi io
– Si mi fai male, il tuo cazzo e’ troppo grosso me lo sfonderai. – disse
Mentre diceva cosi’ io accennai un movimento avanti e indietro. La cappella entrava ed usciva dal suo buchetto facendo un rumore simile al tappo di spumante.
Comincio’ a gemere e a muovere ritmicamente il culetto.
– Ti piace? – le chiesi
– Si…si…ma….

non so…se…. – disse con la voce un po’ in affanno.
– Si…. mi piace…. e’ bello. !
Spinsi di piu’…. il cazzo scivolo nello sfintere mentre Laura gridava, non so se di dolore o di piacere, ma disse:
– Continua…. non ti fermare…..oddio mi fai male…. ma mi piace, mi fai godere…..-
Mia sorella era davanti a noi con le cosce aperte e con il dito tra le grandi labbra…. si stava masturbando di nuovo.

Cominciai a stantuffare il cazzo dentro e fuori il culo di Laura, lei gemeva, piangeva e rideva…. era fuori di testa, ma io non ressi molto.
Il suo culetto stretto mi stringeva il cazzo e non ci misi molto a venire.
Il primo fiotto di sborra le riempi’ il culo, mentre il secondo tracimo’ e le inondo’ le cosce.
Tirai fuori il cazzo e un getto di sborra le usci’ dal culo colando fra le gambe.

Le guardai il buchetto dilatato che rimase per un attimo aperto, poi piano piano comincio’ a richiudersi.
Lei rimase cosi’ sul lettto con le cosce aperte quasi in stato di semi incoscenza. Era stato troppo per lei, perdere due verginita’ in un giorno……poi sentii mia sorella gridare mentre veniva.

(continua).

LA MIA FAMIGLIA……APERTA – Capitolo 7

Scopo Laura, l’amica di mia sorella.

Mi sedetti accanto a Laura, poi misi la mia mano sotto il suo vestitino e infilai il mio dito medio tra le grandi labbra della sua fichetta.
– Oddio – disse lei – che fai Giorgio ?-
– Calma vedrai che ti piacera’ – risposi
Spinsi il dito nel suo buchetto. Mamma mia era stretto stretto. La vidi chiudera gli occhi e la sua mano mi afferro il braccio e lo strinse forte.

Spinsi ancora un po’
– Fa male? – chiesi – vuoi che smetto?
– No…. no……continua…. – disse
Il mio dito comincio’ ad andare dentro e furoi dalla sua fichetta. Lei si sdraio con le spalle sul pavimento ed inizio’ a muovere il culo gemendo. Continuavo a muovere il mio dito dentro e fuori, quando emise un gridolino ed il mio dito si bagno improvvisamente del suo umore. Era venuta anche se poco…. aveva goduto.

Rimase sdraiata sul pavimento con le gambe aperte. Il liquido colava tra le sue cosce.
Mia sorella mi guardo e mi disse – Dai falla godere veramente ora –
Non me lo feci dire due volte, mi tolsi i pantaloncicni, mi inginocchiai tra le sue cosce e le sollevai le gambe poggiandole sulle mie spalle.
– Che fai Giorgio – disse di nuovo – Cosa mi fai ?-
– Ora ti faccio godere veramente, tanto tu l’hai gia’ fatto con tuo fratello vero? (sapevo che non era vero, era vergine) –
– Beh…..si…..cioe’ no……..non e’ vero…..a Claudia ho detto una bugia, non l’ho mai fatto –
– Brutta stronza – disse Claudia – volevi sembrare una donna emacipata – sei proprio stronza! Allora Giorgio, falla diventare donna, cosi’ non dira’ piu’ le bugie! – aggiunse.

– Ma mi farai male? Tu hai una cazzo enorme – aggiunse Laura.
– Non ti preoccupare, ti piacera’ – dissi – Apri bene le cosce e con le dita apri le tue grandi labbra.
Lei apri’ la bocca, Claudia si mise a ridere.
– Le grandi labbra sono quelle che hai fra le cosce…. quelle della tua fica, stronza!- disse mia sorella.
Laura arrossi, poi con le sue manine, apri’ le grandi labbra.

All’interno le piccole labbra erano piu’ grandi di quelle di mia sorella, ma il buchetto era proprio piccolo.
Presi il mio cazzo e lo appoggia tra le sue cosce, lei ebbe un sussulto ed inghiotti.
Lo strisciai per bene su e giu’ tra le grandi labbra per lubrificarlo, era bagnatissima.
Poi lo appoggia sul suo buchetto e spinsi un po’
– Ahio, mi fa male…. ahio – disse Laura – non entrera’ mai e’ troppo grosso! –
Non la feci continuare e la frase si interruppe.

Avevo dato una spinta un po’ piu’ energica ed la punta del cazzo era entrata.
Sentivo un fiotto caldo…. il sangue della sua verginita’ scorreva, mentre lei grido’ ancora.
– Ahio…. Giorgio mi hai fatto male……toglilo…. ! –
Le sollevai il vestitino e le leccai capezzoli mordicchiandoli mentre sfilai il cazzo e lo rinfilai ritmicamente. Si era calmata e agitava la testa emettendo dei piccoli geniti.
Continuai a leccarle i piccoli capezzolini e a muovere il mio cazzo che piano piano sempre piu’ lubrificato entrava poco per volta.

La sentii’ stringere le sue mani sulla mie cosce e spingermi verso di lei.
– Si…..continua……oddio che bello……..dai non sono piu’ vergine……..sei bravo Giorgio……. ho la testa nella nebbia……. sento la spina dorsale fremere…..che mi sta succedendo………scopami Giorgio…. scopami. –
Guardai mia sorella, aveva il dito medio nella sua fichetta e si stava masturbando. Mamma mia come era cambiata in 2 giorni.
– Oddio Giorgio…..mi sento strana…. molto strana…………sento il tuo cazzo entrare ed uscire dentro di me……..oddio ecco……..siiiiii…..siiiiii! –
Stava godendo, ed io con lei, ma le feci la stessa domanda che avevo fatto a Claudia.

– Laura hai gia’ avuto le prime mestruazioni? – chiesi
– No Giorgio non ancora – rispose
– Allora ti vengo dentro…..ti vengo dentro……. –
– Si vieni riempimi…..vieni…. sborra nella mia fica…..- disse in preda all’orgasmo.
Sentii un fiotto si sborra inondare la sua fica……riempire trutto il canale che porta all’utero……. il mio cazzo continuo’ a stantuffare sempre piu’ lubrificato, mentre Laura gridava e si agitava come un’ossessa. La sua fichetta non riusci’ a contenere un secondo fiotto di sborra che schizzo’ fuori e le riempi’ le cosce.

Anche lei continuo’ a godere gemendo.

(continua).

LA MIA FAMIGLIA……APERTA – Capitolo 6

Laura, l’amica di mia sorella

Mangiammo in fretta e poi ognuno in camera sua mentre mamma torno’ in ufficio.
Mia sorella e la sua amica erano chiuse in camera, quindi ne approfittai per navigare un po’ in internet alla ricerca di qualche video hard.
Mi piacevano molto quelle con le inculate e la relativa sborrata sul culo. Ne trovai uno con un negro che inculava una donna bianca appastanza corpulenta.
Il cazzo del negro, enorme, faceva fatica ad entrare nel buchetto, ma poi una volta entrato, la donna gridava di piacere mentre lui pompava dentro e fuori.

Avevo gia’ il cazzo duro, lo tirai fuori dai pantaloni e cominciai a masturbarmi.
Ero molto eccitato e stavo quasi per venire, quando sentii bisbigliare e ridacchiare dietro la mia porta socchiusa.
C’era mia sorella e Laura che mi guardavano. Quando mi girai sparirono e si rifugiarono in camera di Claudia.
Senza farmi sentire, andai verso la sua camera e mi avvicinai alla porta.
– Avevi ragione, tuo fratello ce l’ha proprio grosso – disse Laura.

– un bel pisello – aggiunse
– Si, ma devi sentire che sensazioni quando te lo mette dentro……mmmhhh mi fa morire…..! – preciso mia sorella.
– Senti, perche’ non lo provochiamo un po’ – disse Laura.
– Si dai, ci divertiamo – concluse Claudia. Le vidi sollevare il vestitino e togliersi tutte e due le mutandine.
Andai nella mia camera senza farmi sentire. Mi misi a studiare.
– Giorgio ti va di giocare un po’ – disse Claudia.

– A cosa – risposi io
– Al gioco della bottiglia e delle penitenze. – escalmo Laura.
– Ok bambine,- pero’ poco perche’ devo studiare e anche voi mi pare che dobbiate farlo.
Ci mettemmo seduti per terra con le gambe incrociate. Il vestitino di Laura si sollevo un po’ facendomi intravedere la sua fichetta coperta da una leggera peluria. Feci finta di niente.
Mia sorella giro’ la bottiglia che si fermo davanti a me.

– Mi devi dare un bacio sulla bocca, Giorgio – disse
Non la feci aspettare mi chinai verso di lei e la baciai. Il mio cazzo ebbe un sussulto e comincio’ a crescere.
Se ne accorsero tutte e due perche’ si guardarono negli occhi e risero.
Laura giro’ la bottiglia, che si fermo’ di nuovo davanti a me.
– Oggi tocca sempre a te. – disse Claudia – Allora prendi Laura, mettitela sulle ginocchia e falle fare quel gioco che mi facevi da piccolina, cioe’ la fai andare avanti e indietro con le braccia come sull’altalena.

– aggiunse
Laura mi venne sopra, apri’ le gambe e si sedette sulle mie ginocchia con la faccia verso di me.
Le presi le mani e poi le diedi una spinta all’indietro e una in avanti dondolandola.
Ad ogni spinta all’indietro, avevo una splendida vista della sua fichetta, mentre quando tornava su, la sua fica andava a posarsi proprio sul mio cazzo che lei sentiva chiaramente perche’ indossavo solo un paio di pantaloncini da ginnastica.

Uno…. due…..tre…. quattro…..contavo e guardavo tra le sue cosce, mentre lei mi guardava negli occhi. Mano mano che andavamo avanti e indietro sentivo le sue mani stringere sempre di piu’ le mie.
Cinque…..sei…..sette…..cominciavo a vedere che la sua fichetta era leggermente umida, infatti aveva lasciato una piccola macchia sopra i miei pantaloni.
Otto…. nove…..dieci……aveva la faccia un po’ stralunata e mi fissava.
La sollevai e lei torno’ al suo posto.

– Perche’ non facciamo una versione un po’ hard del gioco – dissi io
Non feci in tempo a dirlo che tutte e due risposero subito di si.
– Bene – conclusi – allora chi gira la bottiglia dara’ la penitenza a quello a cui tocca-
Toccava a me girare la bottiglia, la girai e si fermo davanti a mia sorella.
– Cara Claudia, devi darmi un bacetto sul mio pisello…..- dissi
Mia sorella non se lo fece ripetere, mi venne vicino, sposto i pantaloncini e tiro’ fuori il mio cazzo bello duro.

Avvicino la sua bocca alla cappella e quando fu vicinissima invece di baciarlo, apri’ la bocca e se lo infilo’ dentro.

Lo succhio’ per un attimo e poi lo lascio’. Guardai Laura che si leccava le labbra, ma non dissi niente.
Claudia giro’ la bottiglia che si fermo’ davanti a me.
– Giorgio, devi fare a Laura quello che hai fatto a me ieri sera all’inizio…..ti ricordi? – disse
– Certo che mi ricordo – risposi
– Che cosa e’ ? – chiese Laura.

– Non ti preoccupare e’ una sorpresa – aggiunse mia sorella.

(continua).

Umiliata dal branco e abusata

Finalmente un po’ di vacanza, il mio compagno possiede una casettina sulla costa romagnola, l’ha ereditata dai genitori, così dopo mille alchimie riesco a combinare di portarci i miei genitori, che non hanno mai digerito la mia relazione con un loro quasi coetaneo.
Il clima durante il viaggio è freddo ed imbarazzante, ma una volta sul posto conoscono xxxxx ed iniziano a prendere coscienza del fatto che è davvero un bravo uomo, e che quella sbagliata tra i due sono senza dubbio io, non potrei mai frequentare un mio coetaneo, a parte le pessime esperienze recenti sono veramente una patata bollente, un caratteraccio che solo un uomo maturo è in grado di gestire.

Il week end termina velocemente, ma visto il bel clima ed il fatto che nessuno avesse da fare la settimana seguente, il mio “lui”, in un ottica di conquista definitiva del benvolere dei miei , ci offre di restare qui mentre lui sarebbe rientrato in città per il lavoro, per poi tornare a prenderci il fine settimana successivo, senza alcun indugio la mamma dice “ma dai perché no, resto volentieri al mare e poi ci sono un paio di lavoretti da fare a questa casa che mi prendo volentieri la briga di sbrigare”, tra un sequela di convenevoli oramai la decisione è presa, e tutto sommato non dispiace nemmeno a me che mi sento un po’ soffocare dalla gelosia di xxxxx, anche se visto cosa ho combinato negli ultimi mesi è impossibile da biasimare.

Le ultime raccomandazioni prima di partire sono infatti “mi raccomando guardatemela voi”, che seppur celata da una risata fragorosa è una di quelle battute che sempre meno digerisco e che hanno l’effetto opposto nella mia testolina malata.
Il mattino seguente ci si alza con la mamma e si corre in spiaggia, il babbo è intento a guardare in tv tutto quanto lo sport riesca a digerire in questi giorni dei mondiali, il mio sport invece è vedere quanti sguardi dei vitelloni professionisti riesco a catturare, inutile che ve lo stia a dire tutta quello che mi faccia sembrare più porca che posso lo indosso, non senza le critiche della mia mammina ovviamente…
il menù prevede bikini bianco lucido, abitino da spiaggia sempre bianco con decori argento monospalla e gonna tagliata di sbieco, borsone argento e zoccolino da 12cm, da star del porno, la mamma frigge, mi deve aspettare mentre dipingo le unghie dei piedi di rosso, e sbotta in un “ma devi andare al ballo?” come a dire che senza il mio uomo conciarsi così è proprio da puttanella svergognata.

Non passa molto infatti che le prime auto si fermino con apprezzamenti pesanti, io sono abituata, chi mi sta accanto molto meno, lei si agita e risponde a tono, io non faccio una piega al massimo mostro meglio la merce, per me è una droga, guai se non sapessi che dentro quei costumi i loro cazzi scoppiano di desiderio per le mie forme sinuose, per i miei piedini curati, il mio seno abbondante e la pelle delle cosce lucida di crema.

In spiaggia ci sono persone che già conosco, altre che si lanciano in presentazioni, speranzosi di rimediare una bella gnocca come me da mettere sotto il proprio corpo. Io non ho troppa voglia di confidenze, non è il momento, mi faccio bastare gli sguardi e le bocche di bava che incrocio con lo sguardo; tra le persone che già frequento c’è un ristoratore della zona, un posto molto quotato e dove si mangia veramente in modo eccelso, in cui sono andata solo una volta perché non è certo a buon mercato; tra una chiacchiera e l’altra mi lascio andare in un invito ai miei per la sera , a seguito di rapido consulto con il padrone che mi conferma un menù di pesce che lascerà senza parole mio padre, il padrone del locale è Luca un tipico vitellone del posto, 51 anni divorziato una figlia, Porsche, vestito sempre alla moda, fisico leggermente abbondante, capelli tinti di nero corvino, viso perennemente scuro insomma un vero viscido con la faccia da porco, che ti parla ma non guarda il tuo viso ma le tette, o se sei seduta l’accavallo delle gambe, e magari allungando le mano per accompagnare una battuta, lo detesto davvero e ne ho paura vista anche l’assenza del mio uomo, un cocktail letale per le mie fantasie deviate.

La sera ci presentiamo al locale, Luca non c’è, io indosso un abito corto rosso fuoco di dolce e gabbana quello che xxxxx mi chiede di indossare perché dice che sono una diva, ma io non indosso mai, ecco lo faccio ora che lui non c’è e lo faccio per far tirare l’uccello ad un porco schifoso, il seno esplode dall’abitino come sempre visto che sono una 40 scarsa ma con una 4a, problema che in genere non hanno le modelle, i tacchi sono vertiginosi, decoltè spuntate nere di lezilla con le unghie rosse sono un vero splendore, tutta roba che mi compra il mio compagno con amore e per deliziarsi gli occhi, e che io da stronza stasera esibisco con piacere ad un altro pubblico, in effetti nonostante i prezzi il locale è pieno e buona parte sono uomini in libertà, dall’occhio ed il commento facile, mio padre cancella in fretta il suo disappunto per le attenzioni che mi riservano con una buona bottiglia di Fiano, e la serata passa piacevolmente con una simpatica puntata al bagno per raggiungere il quale sono passata vicina al tavolo di un gruppetto che con troppo alcool in corpo si abbandona a commenti sul mio sedere, figuriamoci come invitarmi a nozze, mi avvicino alla porta del bagno dove i miei non potessero vedere e chinandomi come per raccogliere qualcosa sollevo l’abito e scopro completamente il culo per alcuni secondi e l’alcool mi spinge sino a insinuare un dito nel perizoma nell’intento di scoprire il piccolo chiaro e desiderato buco del paradiso, il silenzio che cala per questa insperata esibizione è subito rotto da un boato di acclamazione io sorrido e scappo in bagno.

Cotanta performance non passa sotto silenzio, ed arriva all’orecchio di Luca che era nel suo ufficio, e messo al corrente dell’accaduto si precipita al tavolo per rifarsi un po’ gli occhi sul mio corpo, “il conto” chiedo io, e lui mi attira a se verso la cassa, è una bella botta sono quasi 400 euro, che per una che lavora 4 ore al giorno potete immaginare, lui sembra davvero cortese e si lancia in un “ma Samuela non stare a preoccuparti poi ci sistemiamo con xxxxx la prossima volta” io sono titubante ma ingenuamente accetto.

Il giorno seguente in spiaggia l’invito parte da lui stesso, ed ancora si finisce per accettare, e così per 3 giorni a fila, la cortesia di Luca finisce per farmi accettare di restare anche dopo che la terza cena venisse consumata, i miei approfittando della vicinanza e tornano a casa, non si preoccupano che io possa restare fuori fino a tardi a pochi passi da casa con quella brava persona amica del mio fidanzato, resto li al bancone del bar con le gambe accavallate sul trespolo nuovamente con l’abito rosso che era stato da Luca richiesto, con grande garbo ovviamente, e le mie scarpe con tacchi altissime alla moda e sexy dondolano dal piede destro scoprendo l’abbronzatura e le unghie rosse , le mie gambe sono seta scura che luccica di olio profumato alla mirra, i capelli rossi sono raccolti e una spallina scende scoprendo la parte più chiara del seno mentre il mio flute in mano è pieno di champagne, ad un tratto una mano si insinua sulla mia schiena e scende dentro l’apertura dell’abito sino al mio culo, sino a sentire le dita che giocano con l’elastico del perizoma e tentando di esplorare ancora più giù, io sussulto mi giro e vedo Luca con il viso rosso per l’alcol, madido di sudore e gli occhi iniettati di sangue, “Samuela, ma chi ti ha scolpita?”, io non rispondo, sono molto spaventata, di colpo il mio galante amico sembra un mostro, “Lo sai che un’ altra avrebbe pagato oltre 1000 euro nel mio locale con quello che avete mangiato in questi giorni” e ripetendo la cifra si avvicina a me e mi prende il viso con le mani, io ho una reazione veemente e mi alzo di s**tto, “aspetta dice lui, ti faccio così schifo?”, non mi succede spesso di essere in difficoltà ma so di avere un debito, e non mi sento di essere cafona, poi c’è l’ingrediente che mi intriga, è il porco che sbava per il mio corpo, lui incalza“non ti sto chiedendo di ripagarmi, non costringermi a farlo, divertiamoci e fallo come se ti piacessi”, io non parlo e guardo altrove, con voce rauca ma ferma mi chiede di accomodarmi sulla scalinata in marmo del locale, è splendida ed elegante, l’abito è così corto che la pelle liscia del mio fondoschiena appoggia sul freddo marmo giallo, lui prende una fotocamera di quelle professionali e chiede con gentilezza di s**ttare due foto, se è un modo di ripagare è intrigante e meno di peggio di altro penso io, così accavallo le cosce e faccio sporgere un seno fuori dal vestitino, poi chiede di sfilarmi una scarpa perchè i miei piedini morbidi e curati sono meravigliosi e li vuole riprendere come si deve, li vorrebbe addosso sussurra, me li accarezza delicatamente ed io lo guardo come a dire calma, poi mi accompagna verso il retro del locale mentre ondeggio calata nella parte della diva sui miei tacchi, muovo la coda di capelli mi sento erotica , splendida, voglio eccitarlo, mi chiede delle foto accanto alla sua Lamborghini, ne ha altre di splendide auto, poi mentre s**tta eccitatissimo, inizia con le fantasie sporche che farebbe su quel corpo che lo incanta, io stringo e gonfio le labbra come una diva del porno e taccio , non sono certo indignata dalle porcherie che mi dice, così il maiale prende il mio silenzio come approvazione e allunga le mani sulle cosce me le fa aprire e non perde tempo sento la mano dentro le mutandine accarezzare il piccolo triangolino di pelo che risparmio alla depilazione, si appoggia al mio viso col suo e scende ha un alito all’alcol è sudato e fa il verso di un cane affamato mentre scopre i miei seni per poi leccarli succhiarli e mordere sino farmi male, d’un tratto sfila il perizomino, lo appoggia su una Mercedes annusandolo, mamma è veramente un porco senza eguali, io ritento di allontanarlo e tremo chiedendo ora non esagerare ti prego sii elegante ma mi trattiene a se con una mano grande e ruvida, lo vedo che con l’altra armeggia nei suoi pantaloni, sembra masturbarsi, subito dopo mi fa sedere sul cofano e allunga il collo verso le mie cosce chiudo gli occhi solleva le mie gambe e affonda la lingua nella mia fica, riesce a farmi bagnare, mi fa schifo ma è così porco che me la fa davvero bagnare, ancora più giù e lecca anche il buco più intimo, più segreto lo fa con gusto e mi piace, non avevo mai provato così piacere me lo lava di saliva e mi fa agitare sul freddo cofano come una puttana raccolta per strada dal piacere misto al disgusto per quello che gli sto lasciando fare, poco dopo mi alza e leccandomi una guancia mi intima “ora vai giù puttana dai”, io mi attacco alla bottiglia di champagne me ne scolo mezza, e poi comunque “non mi va dai, ti ripago tutto”, “ ora è tardi ed ho il cazzo duro, datti da fare e non rompermi i coglioni o divento cattivo”, mi prende i capelli e mi abbassa con decisione, mentre me lo appoggia in bocca sento rumore e risatine, mi alzo e lui mi riabbassa incazzandosi, mi schiaffeggia e porta i testicoli alla mia bocca ordinando “ lecca questi”, io eseguo e poi continuo rassegnata succhiandogli anche l’asta dura, dentro e fuori cerca di cacciarmelo tutto in gola e ho due conati come di vomito, ma la cosa lo diverte e lo eccita, sento ancora ridere, mi levo quell’arnese dalla bocca e chiedo” ma chi cazzo c’è ?”, “sono solo miei amici”, io mi alzo di s**tto e tento la fuga, ma figuriamoci, vedo uscire altri 4 uomini dalla penombra dietro le auto, sono sbronzi e mi fermano, “dai facci vedere un po’ di spettacolo ce l’ha promesso Luca”, mi spogliano dell’abito rosso, sono nuda ma non vogliono tolga i tacchi altissimi perchè li eccita, mi tengono le braccia, io non faccio resistenza sono solo terrorizzata, temo mi picchino, Luca mi piega in avanti e mi penetra con vigore, gli altri quasi tifano, poi in quel delirio collettivo abbassano i pantaloni e mi obbligano a tornare in ginocchio per assaggiarli tutti, io li imploro ora basta non sono mica una troia, uno di loro risponde “ti piace mostrare quel meraviglioso buco del culo e lasciarcelo duro per giorni a pensarti eh, ora la paghi cazzo”
so di non avere scampo devo farli godere tutti o di li non me ne vado, sono 5 ,sono duri come la pietra,sono 50 enni porci e bastardi e hanno voglia del mio corpo da ventenne per sfogare tutte le porcherie che hanno in mente, così uno alla volta lo mettono nella mia bocca spingono non hanno riguardo qualcuno mi sputa in faccia, mentre si contendono le mie labbra sui loro cazzoni sbronzi e litigiosi, Luca trova il modo di prendermi ancora da dietro, poi è un ricordo annebbiato di 5 porci sbronzi che fanno a gara a farmi male, a godermi, a soddisfare le loro voglie su di me, il primo il più magro a venire lo tiene in bocca e mi soffoca di quello sperma schifoso, poi mentre un secondo cerca di riempimi la faccia e lo agita con ritmo sento che il più grasso è dietro di me e vuole prendersi il culo mentre mi spinge la testa con forza sul cazzo dell’amico appoggiato ad un auto che se la gode , lo respingo ma non molla e mentre il secondo scarica un abbondante quantità di seme che schizzando forte mi sporca gli occhi, finisco per assecondare, servizievole, il ciccione nel suo intento di sodomizzarmi allargandomi da sola il culo per bene, oramai sono in balia, tolgo la sborra dei primi dal volto, mi accomodo seduta sul grassone e mi sollevo lasciando che quel cazzo sconosciuto mi si infili dentro fino in fondo, lo sento grugnire ma sta fermo sono io che da porca assoluta mi muovo su e giù in equilibrio sui tacchi alti lasciando che mi sfondi l’ano, viene in pochi istanti, sento un lamento di piacere ed un inondazione di crema dentro il mio corpo, l’ultimo degli amici mi scopa meglio con forza con agilità ha un gran fisico e mi prende in tutti i modi per tanto tempo, diversi minuti, non dice una parola ma mentre sono abbandonata sul cofano sdraiata e sporca di sperma in volto e sul seno, con le mani mi tiene e mi tocca tutta sbavando incredulo e ripetendo “me la spacco tutta sta ragazzina troia…dio che fica dio che ficaaa” mentre mi sbatte forte mi fa venire e lo dico a gran voce, solo a quel punto esclama qualcosa “come al solito il vero unico maschio sono io …visto come si fan godere le troiette?”, ha ragione, pochi istanti dopo mentre sta per venire “mi abbassa in ginocchio e ripetendomi “ti piaccio eh porca, allora a me bevila tutta fagli vedere a sti sfigati”, io obbedisco lui mi piace ha barba e braccia tatuate , ha certamente più di 50 anni è grande e grosso e una faccia da bastardo da uno che picchia forte, non mi tiro indietro nell’ingoiare tutta quella crema calda guardandolo con trasporto come una cagna servizievole quasi a ringraziarlo, consumando avidamente le ultime gocce abbozzo un sorriso, lui mi stringe a se, ma interviene Luca che li caccia con veemenza d’un tratto quasi geloso.

Io raccolgo l’ abito rosso tremo dai sensi di colpa dalla vergogna, dallo schifo per quello che ho lasciato mi facessero, ma lui mi ferma, “io non ho goduto fatina dei cazzi”, mi indica la doccia, mi lavo e una volta asciugatami mi porta nel suo letto, “ma io voglio andare a casa mia” in lacrime lo imploro, per pronta risposta “mettiti a letto, tu sei mia stanotte!”, sono nuda rannicchiata, impaurita nel suo letto sono in balia di questo porco di 51 anni e so cosa mi aspetta, prende un viagra, mi si avvicina e dopo poco coperti da un lenzuolo nero che ricorderò per sempre mi sodomizza spingendolo dentro sino a che io non gli chieda di smettere di fare piano ma più lo prego e più mi sfonda per farmi male, confessandomi che sognava di “incularmi” dalla prima volta che mi ha vista, io ho le lacrime dalla disperazione voglio tornare a casa, ma anche dopo avermi riempita tutto il culetto del suo sperma caldissimo non si toglie, non mi permette di andarmene, cingendomi ancora con le sue braccia grandi che mi stringono il seno e il suo corpo attaccato al mio ancora dentro di me come fossi la sua serva “stai qui che tra mezz’ora ne ho ancora da darti fino a che non muoio, cazzo….

”.

Guarda come schizzo mamma

Potevano essere all’incirca le tre del pomeriggio di un pomeriggio di sabato quando, recandomi in bagno per fare una pisciata, passai davanti alla porta chiusa della camera di mia madre, dalla quale sentii provenire degli strani rumori.
Incuriosito, mi avvicinai silenziosamente e, messomi in ginocchio, spiai dal buco della serratura.
Accidenti, che spettacolo!
Mamma, sdraiata sul letto a gambe larghe con la gonna rialzata e le mutandine abbassate, si stava tirando un furioso ditale massaggiandosi il grilletto con le dita della destra e facendosi scorrere velocemente in figa tre dita della sinistra! Smaniava come una cagna in calore quella maiala, cosicchè, senza pensarci un attimo mi aprii la patta e, con l’occhio fisso al buco della serratura, mi apprestai a tirarmi un bel segone.

Ne avevo giusto voglia dopo tante ore di studio e, quando la vidi godere con un potentissimo orgasmo che le squassò tutto il corpo, mi feci anch’io una bellissima sborrata lanciando lunghi schizzi di crema sul pavimento del corridoio.
Non era certo la prima volta che mi segavo spiando mia madre,quando andava al bagno a pisciare o defecare,quando si cambiava e si faceva il bagno, ed ero convinto che lei lo sapesse e che facesse apposta tutto quel casino quando si sbatteva la figona pelosissima per farsi sentire da me.

Fatto sta che quando ebbi finito non mi preoccupai neppure di dare una pulita al pavimento: volevo che lei trovasse i miei schizzi davanti alla sua porta e sapesse che avevo goduto spiandola.
Mamma ed io viviamo da soli da molti anni e adesso che sono diventato un uomo non mi dispiacerebbe affatto farmela. Non è che sia una bellezza, con quel corpo un pò appesantito ed il viso segnato dalle tante vicende della vita, però ha ancora due belle tettone a pera; e anche il suo culone,bello tondo e grosso,con tanta cellulite e qualche smagliatura mi fa impazzire.

Uscito dal bagno, dove ero andato finalmente a pisciare e a darmi una ripulita, me la ritrovai davanti.
Non ti vergogni? mi domandò a bruciapelo.
Di che? le risposi.
Di spiare tua madre e tirarti le seghe. Guarda che casino hai combinato, hai sporcato anche il muro con i tuoi schizzi.
E allora? le feci io. Ho visto che ti stavi tirando un ditale e mi hai fatto venire voglia.

Sei proprio un porco, mi apostrofò ridendo, e se ne andò in bagno.
Il giorno dopo, era domenica, la scena si ripetè. Questa volta, però, lasciò la sua porta socchiusa ed io potei spiarla molto più comodamente e, altrettando comodamente, sfilarmi del tutto calzoni e mutande e spararmi una sega lunghissima e farmi una sborrata colossale nello stesso momento in cui lei, guardando nella mia direzione, fu squassata da un potentissimo orgasmo.

Avevo nuovamente sporcato dappertutto e quando usci dal bagno dove mi ero dato una ripulita, me la ritrovai un’altra volta davanti.
Stava indicando, sul pavimento di marmo scuro, le tracce inequivocabili della mia attività.
Ti piace spiare tua madre! mi apostrofò, accidenti se ti piace! A giudicare dal pavimento devi esserti fatto una bella goduta!
La colpa è tua, le dissi, che hai lasciato la porta socchiusa.
Hai ragione, fece lei, ma l’ho fatto apposta per farti piacere.

So che ti piace spiarmi mentre mi pastrugno la figa e in questo periodo stai studiando così tanto che ho pensato ti potesse far bene sfogarti un pò.
Grazie, mamma, riuscii solo a dire.
Non c’è di ché. Adesso però prendi uno straccio e dai una pulita.
La settimana successiva lei tornò al lavoro ed io mi dedicai intensamente allo studio. La sera cenavamo insieme e poi guardavamo un pò di tv.

Il giovedì sera trasmettevano un programma particolarmente noioso, cosicchè andammo entrambi a letto presto.
Verso le dieci, io stavo già per addormentarmi, lei mi chiamò.
Antonio?
Che c’è mamma?
Vuoi venire qui?
Temendo che non si sentisse bene la raggiunsi immediatamente.
Che c’è, non stai bene? domandai allarmato appena fui in camera sua.
Ma no, sciocchino, sto benissimo, mi rispose ridendo. Solo che mi è venuta voglia di tirarmi un ditale e, se ti fa piacere, puoi guardarmi da vicino.

A questo punto non ha più senso che tu mi spii come un ladro.
Stai parlando seriamente? domandai.
Ma certo. L’importante è che tu non ti metta in testa strane idee. Se vuoi puoi guardare e basta. Al massimo puoi tirati una sega.
Davvero posso segarmi davanti a te?
Ma si, perché no! In fondo fa piacere anche a me.
Nella stanza aleggiava un odore di femmina,sentivo l’odore della sua figa non lavata,quell’odore di pesce mi faceva bollire il sangue.

Inutile dire che di fronte a quella proposta mi sentii subito formicolare i coglioni e sentii il cazzo indurirsi e premere contro il cotone del pigiama.
Vedo che la proposta ti alletta, disse lei ridendo ed indicando il rigonfiamento dei miei calzoni.
Forza, mi disse ancora, levati il pigiama; sei ridicolo con quella specie di tenda sul davanti.
Accortasi che, nonostante tutto provavo un certo imbrazzo a denudarmi davanti a mia madre, fece lei la prima mossa sfilandosi la camicia da notte e mostrandosi a me completamente nuda.

Sono brutta vero?
Ma no, mamma, cosa dici, sei bellissima.
Non è vero, sono vecchia e grassa.
Ma no, ti dico che sei bellissima, davvero.
Grazie, mi fa piacere sentirtelo dire anche se so che non lo pensi.
Mamma, credimi, lo penso davvero.
Bene, allora vieni qua, levati il pigiama e sdraiati vicino a me. Ci tocchiamo e ci diamo piacere guardandoci a vicenda. E’ da tanto che non ho un uomo nudo nel mio letto.

Quando mi sfilai il pigiama vidi che il suo sguardo si posava sul mio cazzo ritto.
Ce l’hai grosso, mi disse, è cresciuto parecchio dall’ultima volta che ti ho visto nudo. Allora eri ancora un ragazzino.
Te lo seghi spesso? mi domandò.
Abbastanza.
Da solo o con qualche amica?
Quando capita.
E ti fanno anche altro? Magari te lo prendono in bocca.
A volte si.
Aveva spalancato le cosce e potevo vedere che il suo figone nero si stava bagnando.

Raccontami cosa ti fanno quelle maialine, mi disse poi cominciando a titillarsi il clitoride che si stava indurendo come un piccolo cazzo.
Racconta tutto alla tua mamma che ha tanta voglia di godere.
Adesso se la stava proprio sbattendo e non potei fare a meno, mentre le raccontavo alcuni episodi della mia modesta vita sessuale, di avvicinare il viso alla sua figa per guardare meglio ed aspirare il forte odore di figa vogliosa che proveniva dai suoi umori.

Nel frattempo avevo impugnato la mazza e me la stavo facendo scorrere lentamente nella mano destra, quando sentii la sua mano scostare la mia.
Fammelo toccare, mi disse, è da tanto che non tocco un bel cazzo duro.
Quando sentii la sua mano, calda, morbida e bagnata dei succhi della sua figa stringersi intorno alla mia mazza, mi feci ancora più vicino e allungai timidamente la destra a sfiorarle le poppone.

Le vorresti toccare? mi domandò.
Da morire, sibilai.
Toccale pure, allora.
Non me lo feci certo ripetere e mi tuffai con entrambe le mani su quelle due belle tettone dai capezzoli larghi e inturgiditi.
Giocaci un pò, piccolo, mentre mamma si sditalina e ti sega il cazzo.
E così feci, perdiana!
Le sue poppe erano davvero fantastiche, grosse, morbide e sode allo stesso tempo e la sua mano, che lei di tanto si bagnava infilandosela nella figa fradicia, mi stava facendo godere davvero come un maiale.

Vedevo che lei era forse ancora più arrapata di me e così staccai una mano dalle poppe e la allungai verso le sue cosce.
Cosa vorresti fare? domandò.
Te la posso sbattere un pò io?
Sei capace?
Credo di si.
Prova, allora.
Era calda la sua figa, calda e fradicia. Non so se fossi davvero capace di sbattergliela per bene, ma lei mi parve apprezzare perchè sentii che la stavo facendo godere.

Giocai a lungo col suo clitoride, poi infilai tre dita all’interno e le tirai un bel ditale.
Sei bravo, mi sussurrò, sei davvero bravo, mi stai facendo godere. Ti meriti anche tu una bella goduta.
Vieni, cambiamo posizione, mettiamoci in ginocchio.
In quella posizione potevo sbattergliela meglio e potevo imapastarle meglio le poppe con la mano libera; inoltre lei poteva massaggiarmi i coglioni e segarmi più agevolemnte la mazza che aveva ormai preso a colare un filo di bava.

Stai colando, mi disse, hai voglia di sborrare?
Si, tanto, ma non subito, facciamolo durare ancora.
Va bene, piccolo, lo facciamo durare quanto vuoi.
Adesso con la mano libera avevo momentaneamente abbandonato le poppe e le stavo carezzando le grosse chiappe carnose.
Mamma ha il culone grosso, scherzò lei.
E’ bellissimo, feci io.
Bugiardo.
Ti giuro, è bellissimo, tondo e carnoso.
Scommetto che ti piacerebbe rompermelo.

Ci puoi giurare!
Scoppiò a ridere. Scordatelo!
Nel frattempo mi ero fatto più audace e avevo dato qualche leccata alle poppe. Visto che lei non protestava ci tuffai il viso e presi a baciargliele e leccargliele.
Ti piacciono le poppe di mamma, brutto porcellino. Baciale e leccale quanto vuoi. Mordile anche se ti fa piacere.
Stai colando avvero un casino, aggiunse poi, guarda come mi hai ridotto le lenzuola. Non vuoi che ti faccia sborrare?
Non ancora, posso ancora trattenermi.

Sentii che la sua mano si staccava dal mio cazzo. Era piena di bava e Vidi che prese a leccarsela.
Stai leccando la bava del mio cazzo, le dissi.
Si, mi piace, ha un buon sapore.
Le sfilai la mano dalla passera e mi leccai le dita.
Anche la tua figa ha buon sapore, le dissi.
Ti piacerebbe leccarla?
Eccome! esclamai.
E allora fatti sotto porcellino!
Me la diede da leccare e, contemporaneamente si imboccò la mia cappella.

Non era certo la prima figa che leccavo né il primo bocchino che mi facevo fare ma, dovete credermi, nessuna aveva una figa così saporita e nessuna aveva mai saputo ciucciarmi la mazza con tanta perizia.
Oramai gli argini si erano rotti e quando mi sfilai dalla sua bocca e la feci mettere alla pecorina lei non protestò.
Sapevo che sarebbe andata a finire così, disse solo quando le montai in groppa ed iniziai a spingere la testa del cazzo contro il buco scuro del suo culone.

Non farmi troppo male, mi implorò, sono anni che non lo prendo nel culo.
E invece le feci male, perché il suo buco del culo era davvero stretto e ci misi un sacco ad infilarci tutta la mazza. A poco a poco, però, spingendo come un forsennato, sentii che i suoi muscoli si stavano rilassando e, centimetro dopo centimetro, mi piazzai nel suo culo fino ai coglioni.
Aggrappato alle sue spalle la montai come un toro facendomi un’inculata davvero epica e quando sentii di non riuscire più a trattenermi mi sfilai.

Perché ti levi, mi domandò.
Perchè devo sborrare.
E non vuoi sborrarmi nel culo?
No, sono anni che sogno si sborrarti in faccia.
Il mio cazzo, duro da farmi male, ondeggiava davanti al suo viso colando bava, pronto a scaricarle addosso la piena dei miei coglioni.
E allora sborrami in faccia, sporcami tutta.
Sul viso e sulle poppe, quasi mi misi ad urlare dall’eccitazione, ti sborro sul viso e sulle poppe, brutta maiala.

E, finalmente, potei liberarmi, scaricandole addosso un fiume di sborra calda e cremosa che troppo a lungo avevo trattenuto.
Si, bravo sborrami sul viso e sulle poppe, la sentii incitarmi mentre le riversavo addosso secchiate di sborra spessa e untuosa. Sborra, bravo, sborra, così, così, ancora, dammene ancora. Fai vedere alla tua mamma quanto sei bravo, falle vedere come la sporchi tutta con i tuoi schizzi.
Nel frattempo se la sbatteva furiosamente, potevo sentire lo sciabordio delle sue dita nella figa fradicia, e venne anche lei.

Guardami, mamma, guardami, stavo urlando, guarda come sborro, guarda come ti sborro addosso!
Stavo sborrando davvero come un cavallo colpendola con lunghi schizzi violentissimi che la ricopersero letteralmente da capo a piedi.
Fu una notte lunghissima, quella.
Ci addormentammo all’alba dopo che la ebbi fatta godere non so quante votle sbattendole la passera e leccandogliela. Purtroppo non volle farsi ciulare perché aveva paura di rimanre incinta. In compenso mi leccò dappertutto, dalla testa ai piedi.

Mi ciucciò la cappella, mi leccò i piedi, i capezzoli ed il buco del culo. Si fece sborrare in bocca, in faccia, e sulle sue maestose chiappone.
Mi fece godere per ore insegnandomi posizioni e trucchi per fare godere una donna senza metterglielo in pancia.
Purtroppo non ci furono altre nottate come quella.
Da allora ho ripreso a spiarla e a tirarmi le seghe nel corridoio.
Ma io sono fiducioso.

Prima o poi….

In treno per Firenze

Questa non è una fantasia. E’ la prima avventura che ho vissuto, ancora ragazzino. Ero a Foligno, alla stazione ferroviaria, avevo 18 anni appena compiuti. Tornavo a casa dopo una vacanza lavoro, ma prima avevo deciso di fare una gita a Firenze. Erano circa le otto di sera. Mancava un’ora al treno, avevo cenato in un locale cinese, e ora ero in sala d’attesa. D’un tratto ebbi necessità di andare alla toilette. C’erano tutti i servizi a muro liberi.

Mi apprestai a orinare. Dopo nemmeno dieci secondi, in quello accanto al mio prese posto un ferroviere, un tipo panciuto sui quarantacinque anni, e per me fu un problema, perché se non sono solo orino con difficoltà. Mi accorsi che lui non pisciava, ma cercava di gettare un occhio verso di me… io ero intimidito, ma anche un po’ eccitato: avevo già conosciuto il desiderio di due uomini più grandi di me, desiderio che avevano appagato con sbrigativi atti orali.

Azzardai a guardarlo di sottecchi, e quasi incidentalmente i nostri sguardi si incontrarono. In un sussurro lui mi disse: “Dove vai ragazzo?”. “A Firenze” risposi subito di rimando. Lui sembrò riflettere un attimo, poi mi disse: “Faccio servizio su un treno che arriva a Campo di Marte… se vuoi ti ci porto io. ” Vidi che si teneva il pene in mano, e si sporgeva quel tanto che bastava per permettermi di guardarlo. “Sì… va bene… ma dove..?” chiesi io.

“Ci sono degli scompartimenti letto vuoti… vieni?”. Mi chiusi la lampo… inutile provare a orinare in quelle condizioni… l’avrei fatta in treno. “Va bene… andiamo…” risposi in preda ad una eccitazione folle. Camminando due passi avanti a me mi condusse al treno attraversando direttamente i binari; taceva, sudava… ogni tanto si voltava a squadrarmi, serio in viso… sentivo il suo sguardo su di me, ed era come se mi denudasse con gli occhi… quello sguardo mi diceva che stavolta non mi sarei limitato a del sesso orale sbrigativo come era successo la prima volta al cinema e successivamente su una spiaggia deserta di febbraio.

Mi fece salire sull’ultima carrozza. Quasi spingendomi per lo stretto corridoio del vagone mi fece entrare in uno scompartimento dicendo: “Svelto… non ti devono vedere. ” Entrai, e lui, prima di chiudere la porticina, mi disse: “Il treno parte tra quaranta minuti… aspettami qui senza far rumore, dopo che ho fatto il giro dei biglietti vengo. ” “va bene…” risposi, ma lui aveva già chiuso a chiave la porta. Avevo un po’ paura… nessuno sapeva che ero su quel treno… ma ormai era fatta, e il brivido aggiungeva pepe alla faccenda.

Allora pensai al modo migliore per accoglierlo… volevo essere seducente, dedicarmi a quello sconosciuto con tutto me stesso… è sempre stata la mia indole, con gli uomini mi piace essere passivo. Guardandomi nello specchio mi accorsi che avevo la barba di due giorni… e mi affrettai a radermi, facendo in modo che le mie guance fossero il più lisce possibile. Poi decisi che mi avrebbe trovato già nudo: mi spogliai, appesi ordinatamente i miei vestiti a due grucce, oscurai la finestra dello scompartimento, spensi la luce e mi infilai a letto, sotto le lenzuola.

Al buio, fantasticavo su quello che avrebbe potuto succedere… quasi certamente, per la prima volta in vita mia, sarei stato sodomizzato… la cosa mi spaventava, ma avevo una voglia matta di provare quell’esperienza! Non mi resi conto di prendere sonno… solo quando il treno iniziò a muoversi mi ridestai di soprassalto, rendendomi conto del movimento. Da lì a poco lui sarebbe arrivato. Lui… non ci eravamo nemmeno detti i nomi… Minuti che parvero anni… poi dei passi nel corridoio, passi che si avvicinavano… trattenni il respiro… il chiavistello della porta s**ttò e qualcuno entrò: riconoscevo la sagoma, era lui! Chiuse la porta di nuovo a chiave, e solo dopo accese la luce, abbagliandomi.

E si fermò alcuni istanti in silenzio davanti a me… io feci volare via le lenzuola, mostrandomi a lui tutto nudo, il pene durissimo dall’eccitazione. Non disse una parola… si spogliò velocemente, senza togliermi gli occhi di dosso. Il ventre prominente gli conferiva un aspetto laido, ma non me ne curavo… adesso volevo soltanto fare sesso con quello sconosciuto. Lui si sedette sulla sponda del letto, prendendomi il pene in mano e dicendo: “Prima godi tu…” e iniziò a masturbarmi.

Subito una fortissima fitta di dolore si diffuse dal mio pene a tutto il corpo… già, perché allora avevo ancora la fimosi, e il glande non si scopriva del tutto se non a mezzo di trazioni dolorosissime. Lui non se ne era reso conto, per cui al mio grido si fermò subito… “Scusa…” mi disse. “Non ti preoccupare…” gli risposi, “so che non l’hai fatto apposta. ” Lui prese ad accarezzarmi dicendo: “Sei carino… così magro…”.

Il cuore mi batteva in gola all’impazzata. Gli dissi in un sussurro:” Voglio farti godere…” e abbracciandolo lo baciai a lungo sulla bocca; poi scesi lungo il collo, sul torace a leccare i capezzoli… lo sguardo mi cadde sul suo pene semierettto, e non seppi res****re: scesi giù con la bocca, accogliendolo tra le labbra e facendolo scivolare sino in gola. La mia testa si muoveva ritmicamente ed ora era lui che, sdraiato, si godeva le mie attenzioni.

Mi teneva una mano sulla testa, accarezzandomi dolcemente. Poi d’un tratto mi sollevò bruscamente dicendo: “No… non adesso… non così…”. Riprendemmo a baciarci, lui percorreva il mio corpo nudo con entrambe le mani; eravamo mollemente sdraiati sul letto, io accanto e un po’ sopra di lui, e le sue carezze, i baci della sua bocca morbida e umida mi davano una dolcezza infinita… “Non vuoi godere?” mi chiese. “No…” risposi con trasporto, “godi tu… godi tu di me…!”.

Non rispose. Ma si alzò, e con mani sapienti mi adagiò sul letto nella posizione che gli avrebbe agevolato la penetrazione. Capii… ero spaventato, ma anche risoluto a non tirarmi indietro. Era dietro di me… inginocchiato sul letto… sentii che con le mani mi divaricava le natiche, delicatamente ma con decisione. Poi ci sputò a lungo in mezzo, massaggiando con due dita l’orlo dell’ano. E poi mi accorsi che vi aveva appoggiato la punta del pene.

“Posso..?” mi chiese. “Certo… dai!” risposi. Lui tentò un affondo debole, per saggiare la consistenza dei miei tessuti, e si fermò subito, sentendo che mi irrigidivo. “Sei sicuro? E’ molto stretto…” disse. “Sì dai… lo voglio tantissimo!” gli dissi, aggiungendo, in un parossismo di eccitazione: “Sono vergine…spaccami il culo!” “E allora rilassati ragazzo, perché adesso ti faccio male”. Trassi un profondo respiro e mi apprestai a ricevere il colpo… Mi afferrò saldamente per i fianchi, sentivo le sue unghie far presa nella mia pelle… ed entrò con un unico movimento dei lombi.

Non ho più provato un dolore simile… mi pareva dovessero squartarmi a metà! Ma non potevo gridare… lo avrei messo nei guai. Così affondai il viso nel cuscino gemendo e mordendo le lenzuola. Lui si rese conto che non avrei potuto reggere a lungo, e così, gentilmente, dopo pochi colpi estrasse il pene: “ti fa troppo male, non posso…” disse. Io mi rilassai, il dolore cessò all’istante. Mi rigirò a pancia in su e sorridendo mi chiese: “Va meglio ragazzo?” “Sì certo… grazie…” “Non c’è di che.

” Rideva, e si masturbava furiosamente. Il sudore gli imperlava la fronte e cadeva a gocce su di me, che gli stavo sotto. Sempre ridendo mi disse: “Però adesso ti voglio sborrare in bocca!” “Vieni amore mio…” risposi, “nella mia bocca puoi fare tutto quello che vuoi!”. Gli schizzi di sperma arrivarono subito, abbondanti, liquidi e caldi. Eiaculò nella mia bocca, spruzzandovi dentro gran parte del suo seme, ma altro mi finì sul volto, sulle labbra, tra i capelli.

E a ruota venni anche io, con pochi colpi di mano, mentre ancora dal suo glande colavano le ultime gocce che io raccoglievo con la lingua. E come moltissimi uomini dopo di lui, appena avuto piacere si rivestì in fretta dicendomi: “Siamo a Firenze tra tre ore e mezzo circa… puoi riposare qui se vuoi…”. “Sì, grazie… mi rilasso un po’” risposi. Lui uscì senza salutarmi. Io mi misi sotto le lenzuola, senza nemmeno pulirmi del suo sperma: volevo addormentarmi con quell’odore addosso, conservare il più possibile i ricordi tangibili di quell’incontro.

Quando scesi dal treno, a Firenze, non lo vidi.