Archivio mensile:Ottobre 2011

Tasche bucate

Come al solito aspetto il mio treno , uno qualsiasi che non percorra una tratta inferiore ai 60km. Salgo e comincio il mio tour dalla prima all’ultima carrozza cambiando vagone ogni qualvolta ho appurato che non ci siano soggetti potenzialmente scopabili. C’è una signora sulla cinquantina , le faccio l’occhiolino ma non sorride nemmeno…. che sfiga!
Terza , quarta , quinta carrozza , eccola! una donna orientale con una grossa valigia al suo fianco.

<Posso sedermi?> Non risponde ed evidentemente non parla italiano ma sorride , <Non parli italiano?> <No> Ok non lo parla.
Io mi accomodo ugualmente e in meno di un minuto ho già una mano in tasca e la cappella umida tra le dita.
Accarezzo piano la punta del cazzo lasciandolo ingrossare mentre guardo quei bellissimi occhi a mandorla che però sono disratti dal paesaggio che scorre fuori dal finestrino……. guarda verso di me , guarda verso di me…la telepatia non funziona! Sai che faccio? Dopo un altro paio di minuti o il cazzo completamente duro e lo sistemo in modo che sia evidente la mia erezione attraverso i jeans e forse attirata dai miei continui spostamenti lei si gira , le sorrido , mi sorride e abbassa lo sguardo….

la timidezza ti ha fregata cara mia ed ora non puoi dire di non averlo visto…eh si , è un bel cazzo duro quello che vedi attraverso i pantaloni e sta puntando propio verso di te!
Lei sembra stupita ed è notevolmente imbarazzata ma le piace perchè continua a stuzzicarlo con lo sguardo , <vuoi vederlo meglio?> Sussurro a bassa voce ma non risponde…. ah già , non parla italiano e quindi mi tocca mimare e ripetere la stessa frase a gesti…<No> Lei ride e scuote la testa…ma dai chi ci crede?! Mi do un’occhiata intorno , non arriva nessuno , le faccio un occhiolino e in men che non si dica tiro giù la zip lasciando che le mie voglie facciano capolino.

Sento il mio cazzo e il suo imbarazzo crescere a dismisura e ormai è fatta , gonfio di voglia comincio a masturbarmi.
Io la guardo negli occhi , lei si guarda in giro , io le guardo il seno , lei mi guarda il cazzo ma ora non vuole smettere e la mia mano va sempre più veloce…comincio a fantasticare sui sui capezzoli e immagino di sentirli turgidi tra le mie labbra e sotto la mia lingua , chissà se è bagnata , chissà a cosa pensa , chissà se lo vuole toccare….

mi avvicino un po’ e le prendo una mano portandomela al cazzo ma lei la ritira e allora continuo a toccarmi da solo ma le sfioro un ginocchio con la cappella e quella distrazione mi costa cara…. non riesco a trattenermi e sborro sfiorandola tra le gambe. Non se lo aspettava…. o forse si? Mi da un fazzoletto che prende dalla borsa , io ringrazio ma ripongo il mio cazzo sporco nei jeans e cambio vagone.

Questo è successo veramente è più che un racconto erotico per eccitare qualcuno voleva essere una “telecronaca” di un segaiolo cronico , ogni giorno il mondo ci offre delle occasioni…. ogni giorno è il giorno giusto per coglierle.

mia cugina grande 4a parte

Io ero incredula ma non vedevo l’ora di poterla possedere una seconda volta in quel modo..
Avevo ormai perso tutti i miei freni inibitori, ora volevo veramente farla urlare.. lei lo capì e sembrava non aspettare altro. Con estrema dolcezza sostitui il dildo e lo unse bene con la crema poi si mise carponi sul letto e posò la faccia sul cuscino.
Quella visione era fantastica. Il suo corpo stupendo era in attesa di essere penetrato.. la sua vagina era ancora larga e io non vedevo l’ora di vedere se quel coso enorme fosse riuscito a entrare..
Lo appoggiai sulla sua fica e lentamente spinsi, era una sensazione bellissima vedere le sue labbra allargarsi e quell’oggetto entrare sempre di piu nella sua pancia.

Questa volta mia cugina non rimase in silenzio.. la sentivo gemere abbastanza forte, evidentemente quella dilatazione le provocava dolore.. ma allo stesso tempo non si sotrasse alla mia spinta e non incurvò neppure la schiena, era segno che desiderava sentirselo tutto dentro..
Stava lentamente aumentando in me il desiderio di essere al suo posto e provare le sue sensazioni.. ma continuavo inesorabilmente a spingere e lei incredibilmente continuava a ricevere.
Ormai il suo silenzio si era trasformato in mugolii e urli smorzati dal cuscino.

Con le mani si stringeva i seni in un modo quasi da graffiarseli.. stava avendo un orgasmo dietro l’altro. Io non riuscivo a fare a meno di carezzarmi e toccarmi, avevo un estremo bisogno di venire e volevo farlo come lei..
Quando fu esausta mi fece cenno di smettere e io lentamente sfilai quell’arnese dalla sua vagina che continuava a contrarsi in preda ad un ultimo orgasmo.
Dopo pochi istanti crollo sul letto.. era esausta ma i suoi occhi erano felici ed appagati..
Ora sarebbe stato il mio turno… ero terrorizzata ed eccitatissima..

continua….

parte 1

“Dimmi dove vuoi venire”
Io, ancora ero inebetito dall’estasi, dalla sorpresa del gesto e della situazione, dal fatto che tutto ciò stesse accadendo a me come in un qualunque fumettaccio porno, in un primo momento non ho compreso la domanda. Alzo la testa a fatica dal sedile reclinato del passeggero e scorgo meravigliato questa testa bionda che si affannava sul mio cazzo, su e giù, in attesa di una mia risposta. “’orca puttana, questa se la racconto non ci crede nessuno” penso.

I due occhi di L. , distinguibili al buio solo per il vago luccichio delle pupulle che riflettevano la tenue luce dei lampioni stradali, mi fissavano in attesa di una risposta che per me poteva anche non arrivare mai. Scorgevo il suo sorriso sornionamente sardonico, mentre capivo che nella sua testa si faceva largo l’idea che stavo ringraziando tutti santi del paradiso per averla incontrata; il suo viso tradiva il suo malcelato orgoglio di donna che ha in bocca il cazzo di un uomo, e che quindi di lui può fare quello che vuole.

Avevo conosciuto L. in chat. Abbastanza comune come incipit, anzi piuttosto squallido… ma all’epoca ero appena uscito da una tormentata storia durata tre anni, fatta di furiose liti, sonore scopate riconciliatrici, brevi momenti di stasi, altre furiose liti, e così via… in quei tre anni eravamo riusciti a lasciarci almeno 4 volte, poi finalmente Lei ha preso il toro per le corna e mi ha mollato definitivamente. Col senno di poi, è facile dire che è stata la cosa migliore per entrambi, ma allora io vedevo solo il mio cuore spezzato, i progetti di una vita insieme sfumare come neve al sole, la sua mancanza che soffrivo terribilmente.

Con l’incoscienza e la spavalderia di chi non ha nulla da perdere, ingenuamente convinto che chiodo scaccia chiodo, mi gettai su qualunque donna mi capitasse a tiro: io, sempre stato un timido che in genere si lavora le ragazze ai fianchi prima di fare la sua mossa, mi sono sorpreso a cercare il bacio già alla prima uscita; non importava la bellezza della ragazza o l’eventuale rimbalzo, io ci provavo e chissenefrega. Non rimasi molto stupito di scoprire che era molto più facile di quanto sembrasse, la classica legge dei grandi numeri, e infatti erano poche le ragazze che non ci stavano e ben presto mi facevano dimenticare quel po’ d’orgoglio che bruciava per quelle con cui era andata male… ma non quella tristezza indefinita che ti macera dentro quando sei ancora sotto alla perdita di quello che credevi l’amore della tua vita.

Sempre in preda ad una sorta di ansia di incontrare più donne possibile, mi ero buttato a capofitto anche nelle chat. Non che fosse un mondo a me del tutto estraneo, verso i 16-17 anni ICQ e C6 avevano salvato l’adolescenza di un giovane un po’ ebete con le donne, infondendogli il coraggio di “parlare” con ragazze, farle ridere, farle sentire ascoltate e comprese… insomma, il mio classico lavoro ai fianchi solo trasposto al web e con la costante incognita che mi stessi intortando un cesso.

Non fraintendetemi, spesso lo erano, ma quando ormai l’uscita era combinata non volevo arrivare al punto di non presentarmi… quindi ovvio che tante volte non abbia combinato un cazzo… fino a che non ho incontrato L.

C6 permetteva di fare una veloce selezione di ciò che ti interessava, molto utile quando sei a caccia: io mi limitavo a donne della mia zona con una fascia d’età tra i 18 e i 45 anni (ancora il concetto di MILF non era sdoganato come oggi, ma per fortuna ero sufficientemente scaltro da chiedermi: perché giocarsi delle possibilità con delle donne mature e esperte?), aprivo la conversazione cercando da subito di attirare l’attenzione con qualche battuta simpatica e quel che succedeva succedeva.

Poi però mi sono scoperto a chattare con ragazze che già chattavano con alcuni miei amici, le voci giravano e io odio la concorrenza; in breve, la tonnara di C6 cominciava un po’ a mostrare il fianco. Allora allargai la ricerca alla mia provincia, e una sera mi capita di parlare con questa giovane donna di 31 anni che dimostra un certo interesse alla mia conversazione. Scopro che L. ha 2 figli, lavora come maestra, sta divorziando.

Io decido di non mentirle sull’età, le dico che tra noi corrono 10 anni e che, wow, non sono abituato a contattare le mamme. Falso come la merda. La conversazione si trascina verso la sua naturale conclusione, io attento a non fare il passo più lungo della gamba mostrando un garbato disinteresse per tutto ciò che esuli la chat. Penso che sia passato almeno un mese di altre inutili conversazioni, atte solo a far capire quale divertente giovane intelligente e brillante fossi, prima di chiederle il numero di cellulare e, con molta naturalezza, se magari non fosse il caso di conoscersi di persona.

Credo che abbiamo fissato un paio di appuntamenti andati a vuoto, sempre per causa sua, prima di capire che se la stava tirando e che la mia finta indifferenza non aveva ingannato nessuno. Tuttavia ero ben deciso a non farmi prendere per il culo, quindi dopo qualche giorno di offeso silenzio chattesco, aspettai che fosse lei a chiedere di vedersi. Sia ben chiaro che gli appuntamenti allora erano veramente al buio, le poche foto che riuscivamo a sbambiarci erano una selezione di quelle in cui eri venuto appena meglio e scansionate con degli orridi cassoni dalla risoluzione indicibile.

Tralasciamo il fatto che anche il modem 56k non permetteva questo gran scambio di file.
Ad ogni modo una sera, carico di ormoni e di belle speranze, mi metto alla guida sulla provinciale fino ad arrivare al benzinaio che L. mi aveva indicato. Arrivo, vedo la sua familiare, mi accosto. Abbassiamo il finestrino in contemporanea e con sommo piacere scopro che è una bella donna e non il solito roito: capelli corti biondicci, ovale molto regolare, occhi scuri con una piega un po’ triste delle sopracciglia, bocca carnosa.

Mi sorride e mi fa cenno di entrare nella sua macchina. Entro, e subito vengo invaso dal suo profumo piuttosto forte; noto che è vestita in ghingheri, una specie di tubino nero molto aderente stile Colazione da Tiffany, le gambe fasciate da delle calze anch’esse nere ma non molto pesanti, un giubbottino di pelle nera con della pelliccia nera al bavero, stivali bassi neri da motociclista ma edulcorati da borchie e cinghie e insomma, nel complesso ci stavano bene.

In 2-3 secondi di rapida scansione, capisco che mi piace decisamente: apprezzo la linea delle sue ginocchia e l’effetto che le calze hanno sulle sue gambe alla luce interna dell’auto; ha poco seno e a me piacciono le tette grosse, ma ormai ho capito da tempo che non devo fare lo schizzinoso se una gnocca che lancia segnali di disponibilità nei miei confronti ha le tette piccole; la pancia è inesistente, penso che probabilmente ha degli addominali duri come il granito a giudicare dalla vita stretta e dalla tonicità delle gambe (anche dalla mia posizione riesco a capire che i polpacci sotto al volante riempono e vestono bene gli stivali).

Anche lei vedo che mi sta studiando con fare compiaciuto: non sono l’ultimo degli stronzi e so che in queste situazioni si gioca il tutto per tutto, quindi barba fatta appositamente il giorno prima, poco profumo, vestiti casual ma non troppo, capelli senza gel che sennò poi si monta la testa.
Cominciamo a parlare del più e del meno.
C’è da dire una cosa: L. si era sposata in giovanissima età perché era rimasta incinta.

Dopo il primo parto, è rimasta incinta di nuovo, quindi si poteva dire che era passata dall’adolescenza all’età matura senza aver mai goduto veramente della spensieratezza di una ragazza di vent’anni. Ora che si stava separando dal marito, sembrava decisa a rimettere le cose in pari, sebbene un po’ fuori tempo massimo. In chat le avevo detto che se le andava ci si poteva fare magari un paio di canne insieme, così per allentare la tensione e per farle fare una cosa da “cciovani”… la scroccona, memore di ciò, mi chiede se abbia portato qualcosa, e alla mia risposta affermativa decide di cambiare posto e mi porta in un’orrenda zona industriale, di quelle così squallide che non so perché mi eccitano da morire.

Ci fermiamo davanti al cancello di una fabbrica. Sempre chiacchierando, io rollo una canna d’erba che ci finiamo nel giro di pochi minuti, tra qualche chiacchiera e un po’ di silenzio imbarazzato. Chiaramente cosa sarà successo? reso più spavaldo ma soprattutto più laido dai fumi del cannone, poco dopo, mentre lei sta ancora parlando di non so cosa, le prendo il mento con due dita e dolcemente le giro il viso verso di me.

“Ma cosa…” cerca di abbozzare. Leggo nei suoi occhi una leggera sorpresa, leggera eh, e non li chiude mentre la bacio, però non smetto, impaurito ma anche convinto che ormai o la va o la spacca e che non ho assolutamente voglia di sproloquiarmi in scuse per il mio exploit. Finalmente cede al mio bacio, ricambiandolo con dolcezza ma anche con sempre più veemenza: le nostre lingue si attorcigliano, le nostre labbra son sempre più bagnate come quelle dei bambini che imparano a bere dal bicchiere dopo il biberon.

Dentro di me ripenso alle occasioni che avuto prima di L. e che ho sputtantato per la mia timidezza, maledetto idiota mi ripeto mentalmente. Ma ormai mi ha detto bene e consapevole di ciò con lenta decisione scendo con le mani, stando attento a non arrivare subito alle tette nude, cosa che in genere le donne non sopportano. La esploro tutta, la curva un dolce ma decisa dei suoi fianchi, le cosce tornite e toniche, la pancia asciutta – C.

V. D. – il collo sottile, la nuca delicata, il seno piccolo e sodo. Dopo qualche minuto di carezze, per me un’eternità, decido che è giunta l’ora di vedere i capezzoli: con la lingua le scendo dal lobo dell’orecchio fino alla clavicola, poi devo interrompermi perché inizia il vestito. Allora con la sinistra passo sotto di esso e le agguanto una tetta; lei ha un moto come di ripulsa ma io non la lascio parlare, continuo a baciarla come se non mi interessasse altro che di lei, cosa che infatti è, e finalmente realizza che a quel punto della situazione non ha senso trattenersi ancora… e si lascia andare del tutto.

Allora mi fiondo: cogliendo al volo l’occasione, le abbasso lo scollo (abbastanza castigato a dire il vero) insieme al reggiseno -imbottito!- e vedo questa simpatica tetta sinistra col capezzolo ben duro e un’areola piuttosto larga come piace a me. Compiaciuto, ammiro il suo capezzolo; dentro di me maledico le tette piccole ma in fin dei conti non mi è andata affatto male: sono tette di mamma, hanno allattato 2 figli, se fossero state grosse le sarebbero arrivate alle ginocchia.

Il suo seno se pur piccolo infatti ha acquisito un volume che si vede non gli appartiene. Quindi succhio e succhio, con la lingua che non sa a quale tetta concedere di più i suoi favori o da quale delle due riceverne, e ai primi lievi gemiti di L. non so più trattenermi: comincio a toccarle l’interno delle cosce con sempre più veemenza, le calze non solo mi eccita vederle ma anche toccarle mi fa andare nel pallone.

Continuo a sfregarle le cosce e con finta disattenzione a toccare col dorso della mano e le nocche la sua fica. Passano i minuti, o i secondi, non lo so, e finalmente mi accorgo che ogni volta che struscio il dorso della mano i suoi mugolii aumentano, così come il senso di calore attraverso le mutandine. Purtroppo però le calze che porta non sono autoreggenti, quindi in un primo momento tento di arrivare alzando il vestito e infilando la destra tra collant e mutandine.

Mi godo lentamente la scoperta della sua fichetta ben curata, non rasata completamente per fortuna che mi fa senso, sento i suoi peli ispidi e praticamente nessuna ricrescita ai lati: questo mi convince sempre di più che era tutto programmato, anche lei non aveva trascurato l’eventualità di una cosa del genere… l’epifania: l’uomo può fingere con se stesso di avere la situazione in pugno ma alla fin fine è la donna a tenerlo sempre per le palle, una consapevolezza che non mi avrebbe mai più abbandonato.

Ben presto mi rendo conto che sto rischiando il tunnel carpale per arrivare a sditalinarla, quindi faccio per abbassarle le calze e le mutandine: resto di stucco quando vedo i fianchi, belli, proprio da donna, sembrano larghi (cosa che non mi dispiace affatto) ma in realtà è la vita a essere stretta; un piccolo sentierino peloso di forma rettangolare si diparte dall’interno delle cosce e finisce al di sotto dell’ombelico, dove si intuiscono i muscoli addominali di chi fa palestra.

Starei a guardarla ore se non fosse che mi accorgo che L. mi sta fissando, il petto che va su e giù distintamente, preda dell’eccitazione. La volto sulla pancia e le studio il culo: è anche un po’ grosso ma non c’è un accenno di cellulite e dalla forma fisica complessiva capisco che L. si tiene in forma con la palestra o un qualche sport; il sedere d’altronde è conformazione, come i fianchi, e nel complesso queste forme femmine combinate con la tonicità della sportiva mi eccitano a bestia.

Comincio a baciarla esplorando ogni millimentro della sua pelle nella zona compresa tra lo scollo abbassato e le calze tirate giù e finalmente posso arrivare con agilità alla sua fica. Comincio a lavorarmi un po’ il clitoride, lei sospira. Con il medio la penetro, le sue unghie mi affondano nel collo. “Così è qui che ti piace” penso tra me e me, così comincio a dedicarmi con più verve all’utero. Lei si bagna subito, adesso le dita entrano che è un piacere e mi rendo conto che il medio da solo non basta così infilo anche l’indice… lei inizia a sgusciare come una serpe, rimane sul sedile solo perché con il braccio sinistro le cingo la vita, con la mano destra la sto sditalinando e con la bocca le succhio la tetta destra.

Bloccata. Il sentirla divincolarsi, lei col suo corpo minuto e io che col mio metro e ottanta riesco tenerla ferma mi fa impazzire.
I suoi mugolii aumentano fino a stabilizzarsi, mi rendo conto che non andiamo né avanti né indietro, non viene ma è lampante che la sto facendo godere, i suoi capezzoli eretti, la sua fica bagnata fradicia, i suoi sospiri non mentono. Alla fine mi decido, volevo riservarle la lingua per altre occasioni ma ne va del mio orgoglio, anche se so quanto possa sembrare melodrammatico, non posso permettere che non venga e poi chi lo sa, questo genere di favori in genere vengono ricambiati… e poi, e se fosse stata questa la mia unica occasione? Allora le alzo la gamba destra e la porto verso di me; faccio per toglierle lo stivale che una mia vecchia fissazione si fa largo tra i miei pensieri.

“Fammi vedere i piedi” le intimo gentilmente, una domanda senza punto interrogativo.
Già le sto sfilando lo stivale che lei mi aiuta, sorridendo civetta, come le avessi chiesto la cosa più naturale del mondo. Le calze nere da principio mi impediscono di capire per bene come siano le sue dita, ma già al contatto sono soddisfatto: nessun durone sulla pianta o calli sulle dita. Mi porto il destro vicino al viso come a volerlo studiare, lei mi guarda tra l’incuriosito e il compiaciuto.

Senza farmi accorgere lo sniffo con attenzione, sa proprio di sapone e al limite un po’ di cuoio nuovo, quando io avrei preferito un leggero afrore di sudore… che mi eccita molto ma d’altro canto mi fa ribrezzo se voglio giocarci un po’. Noto alla luce interna dell’auto che le dita non sono brutte, anzi, l’alluce è proporzionato e l’unghia ben curata, né troppo piccola né troppo grossa, nessuno smalto grazie a dio ma è chiaro che si fa o si fa fare la pedicure.

Forse un principio di alluce valgo ma solo io o un podologo riusciremmo a vederlo.
Sto ancora studiando il suo piede quando mi rendo conto che ho tremendamente raffreddato la situazione con le mie smanie da feticista. Allora le faccio rimettere delicatamente la gamba alla destra del cambio, mi stacco un attimo, con occhio troieggiante manco fossi un donna la fisso e le sorrido, le allargo le gambe ancora un po’ e parto dal seno mentre le sollevo i fianchi, palpandole il culo: scendo con la lingua lentamente ma inesorabilmente fino a che non le lambisco il suo sesso umido, le grandi labbra appena dischiuse, nessun pelo intorno ad esse, il clitoride ben nascosto sotto il suo cappuccetto ma pronto a mostrarsi se saprò dimostrarmi degno.

Lecco, succhio, mangio, bevo, il tutto mentre mi disctrico tra volante, freno a mano e cambio come un contorsionista, lei sempre più in preda al piacere mi prende la testa fra le mani e me la spinge tra le gambe fino a che anche nel naso non ho i suoi fluidi. Eppure non viene. La mia lingua comincia a non poterne più ma per fortuna ho avuto modo di far riposare le dita, così con una mano le allargo le labbra e le tiro fuori il clitoride, rosso e lucido e duro, con l’altra comincio a penetrarla di nuovo.

Comincio a capire che non disdegna nessuna delle cose che le sto facendo però io devo farla venire, così decido di concentrarmi su quel piccolo pulsantino duro e rosso, non grande e non lungo ma la cui impertinenza sembra sfidarmi. Lo titillo con la punta della lingua mentre le due dita dentro di lei si muovono coordinatamente. Cerco di regolarizzare il ritmo e la coordinazione di lingua e dita Perché odio io per primo che durante una sega o un pompino ci sia un repentino cambio di regime.

Per aggiungere benzina sul fuoco, uso il pollice della mano che penetra per aiutarmi con la lingua a stimolare il clitoride: finalmente i sospiri aumentano di frequenza e di tonalità, capisco che sta per venire così tengo duro: più che il dolore alla lingua, è la coordinazione che inizia a fregarmi così mi impegno ancor di più fino a che non sono premiato da un urlo mostruoso e dalle sue mani che mi affondano la faccia dentro di sé.

L. ha la schiena inarcata quando viene e il suo viso è bellissimo mentre due-tre spasmi di piacere le persorrono il corpo, lasciandole il ricordo della recente scorpacciata. Sono abbastanza fiero di me, il pizzo pieno dei succhi della sua vagina, le dita che erano dentro di lei tumide come quando si sta troppo in acqua e lucide come se le avessi intinte nel miele, il braccio vagamente indolenzito… ma più che altro è la lingua a darmi problemi, cinque minuti di cunnilingus me l’hanno quasi disarticolata.

Abbozzo un sorriso tronfio e faccio quello che non spreca le parole.
“Accidenti… non me l’aspettavo. Sei stato bravo. ” scandisce le parole lentamente, come a volergli dare più importanza o a godersi di più il momento post orgasmo. Magari ha voluto darmi una piccola soddisfazione… e chi si lamenta. Le sorrido, e mi sorride anche lei mentre si tira su calze e gonna. Io mi risistemo sul mio sedile, pensando già alla prossima mossa da fare e guardando in maniera fintamente distratta fuori dal finestrino.

La notte è ancora giovane e il posto è deliziosamente orrendo. Ad un tratto la luce interna viene spenta.
“Adesso tocca a me”.

Vinto ormai ogni imbarazzo, riprende a baciarmi sulla bocca. Non è molto precisa nei baci, sembra che i suoi effluvi la eccitino e bacia con furia le mie guance, le mie labbra, mi cerca la lingua come se io non ricambiassi. Dato che ha già messo le carte in tavola, non mi stupisco di sentire dopo pochi secondi la sua mano che mi palpa il pacco con delicata fermezza.

Questa è una fase che secondo me è troppo tralasciata dalla maggioranza dei film porno, il palpeggio del pacco: l’attesa del piacere è già piacere di per sé, è bello quando una donna ti tasta il cazzo come a volerci arrivare con calma, apprezzando la sicurezza della sua solidità. Gli attori coi pantaloni e senza mutande che lo tirano fuori a merda non mi sono mai piaciuti. L. mi slaccia pantaloni e cintura con lenti movimenti sapienti senza smettere di baciarmi, magari con meno foga ma sempre appassionatamente.

Continua a tastarmi il cazzo adesso attraverso le mutande e disegna il contorno della cappella con l’indice… lui poverino non ne può più di questa tortura, si alza e si abbassa di moto proprio, le mutande che costringono una delle più gloriose erezioni della mia vita. Ho un fremito mentre finalmente mi abbassa i boxer fino alle palle, risale con la punta delle dita l’asta per poi allargare la mano e afferrarlo saldamente. Con non so quale parte del cervello rimasta funzionante, ho il coraggio di commentare a me stesso che meno male le sue mani non sono troppo grandi, altrimenti da normodotato quale sono mi sarei sentito un po’ in imbarazzo.

L. comincia a muovere la sua mano. Il suo tocco tradisce da subito una grande sicurezza riguardo quello che fa, la presa è perfetta e quando la sua mano sinistra va su e giù non mi sfrega il glande, cosa che in quanto non circonciso non mi piace molto. Al settimo cielo e con l’eccitazione della scorpacciata di fica di poco prima da smaltire, mi rendo conto che non res****rò per molto. Anche il momento di quando l’ho baciata mi eccita, sebbene ci sia bene poco di sessuale… allora tanto vale godere tutto e subito.

Le afferro una tetta, ne apprezzo il peso e la consistenza per poi passare a tormentarne il capezzolo con le dita. Faccio per prendermelo in bocca, già sicuro del lrossimo epilogo della cosa quando lei mi scalza impedendomi di arrivare col viso al suo seno, si accomoda meglio sul suo sedile e si china su di me.
Stavo quasi per protestare tale era la mia sorpresa quando sento il caldo della sua bocca che avvolge tutta la mia cappella.

Erano passati mesi dal mio ultimo pompino, semplicemente non potevo credere che una donna, fino a 45 minuti prima una perfetta sconosciuta, adesso mi stesse succhiando il cazzo. Nessun particolare giochino di lingua, nessuna tecnica sopraffina, solo la sinistra che mi tiene il cazzo alla base e le sue labbra che si allargano e si schiudono a seconda di che altezza sono. Sono delle labbra dolci, quasi materne, non succhiano violentemente come in certi porno che avevo visto ma anzi sembrano accarezzare il cazzo, quasi non le sento da quanto sono delicate e umide.

Cerco di scorgere se ciò che mi immagino corrisponde a verità ma a dire il vero non vedo molto di quel che succede laggiù perché il mio sedile è ancora in posizione eretta: mi faccio persuaso che forse sia meglio così, altrimenti sarei arrivato subito al capolinea. Tuttavia anche immaginarmi quelle labbra che implacabili arrivano a metà cazzo e regolarmente tornano su non mi aiuta molto, soprattutto quando ogni tanto alle mie orecchie arrivano i caldi suoni della sua bocca che percorre glande e asta.

Mi immagino quindi dal di fuori, un’auto spersa in mezzo a dei capannoni al di cui interno si scorge solo una faccia con l’espressione più beota del mondo e una testa bionda che va su e giù… cazzo anche questa immagine mi eccita. Stavolta ci sono veramente vicino, prendo quindi ad accarezzarle la nuca e a spingerle la testa, non forte, quel tanto da imporle il ritmo della mia venuta. L. capisce subito e prende il mio ritmo.

“…sto per venire…” ho il tempo di sussurrare, ma quella testa non accenna a rallentare. penso che forse non mi ha sentito e non voglio rischiare di farla incazzare venendole in bocca, anche perché so che lo sperma della mia prima venuta è sempre abbondante e denso. “…STO PER VENIRE…!” mi trattengo allora dall’urlare a denti stretti per darle un’ultima occasione di staccarsi finchè è in tempo… e cosa fa lei? Con la mano che teneva alla base del cazzo, e che è sempre rimasta lì per tutto il pompino, comincia a fare su e giù, sempre fermandosi prima di toccare la cappella (forse anche suo marito aveva la stessa fissa) e sincronizzando i movimenti con la bocca.

Faccio in tempo inconsciamente a realizzare che quando la mano è giù, le sue labbra sono in cima alla cappella, e quando la mano è su la sua bocca contiene interamente tutto il mio glande, che comincio a venire. Sborro, sborro come non mai, lo so, lo sento, lo vedo: sebbene la sua testa mi copra la visuale, sento la bocca che si stacca una frazione di secondo proprio mentre inizio a eiaculare, giusto il tempo di far passare il primo schizzo di sborra veloce come un siluro fin sul cruscotto della macchina, dove lì si deposita senza colare tanto è denso.

Per niente intimidità si rifionda sul mio cazzo, e adesso me lo succhia, eccome me lo succhia, mentre la sua mano continua ad andare su e giù. La gentilezza di pochi momenti prima è presto dimenticata, avverto solo quelle labbra che continuano a disegnare il volume del mio pene non lasciando scappare nemmeno una goccia di sperma dopo il primo getto. Lo schizzo è lì davanti a me e penso che cristo guarda che roba se quello era il primo figuriamoci che gli sto buttando in bocca ora, e infatti sento rumore di deglutizione, una volta, poi due, e col senno di poi so che questi suoni le sono costati come minimo uno schizzo in più tanto mi arrapavano.

L’orgasmo è ormai al termine, gli ultimi spasmi mi squassano il corpo… solo che L. o non se ne è accorta o se ne fotte perché continua a succhiare il cazzo mentre mi fa una sega. È anche bello, però la sborrata è stata così intensa che presto comincio a provare fastidio, così le sollevo la testa dal mio grembo e la porto all’altezza del mio viso. L. si pulisce fugacemente il viso col dorso di una mano, per fortuna ho fatto in tempo a notare lo schizzo di sperma che partiva dall’angolo della bocca e le percorreva gran parte della guancia sinistra perché quel dettaglio è stato materiale per milioni di seghe.

Per darle soddisfazione la guardo ancora estasiato, un po’ esagerando le espressioni del mio viso (sebbene non ce ne sia reale bisogno). Sorridiamo insieme e ci baciamo, e sento il sapore del mio sperma sulla sua lingua, ma non mi dà fastidio…. e poi parliamoci francamente, dopo quel pompino l’avrei baciata anche avesse avuto i topi morti in bocca. Il pisello è ora barzotto, però di sicuro non moscio ancora anche perché lei continua a smanettarlo.

Ingenuamente mi viene da ringraziarla. Abbandonato ogni scrupolo di passare per quello navigato, comincio a sproloquiare – “…wow… non so come dirtelo, a volte le donne se gli fai un complimento per come… insomma, hai capito… ci rimangono un po’ male, anche se non è mai il mio pensiero e insomma, volevo dirti che è stato è stato è stato incredibile cavolo e…. ”- lei ride: “smettila scemo, ora mi imbarazzi” fa una pausa di qualche secondo e fissandomi negli occhi seria mi sussura: “ti ho fatto un POMPINO” rimarcando questa parola per farmi capire che aveva colto il mio imbarazzo a pronunciarla “e penso che a volte non ci sia niente di meglio di un pompino, non credi?” …dimenticando solo di specificare a chi dei due si riferisse.

TO BE CONTINUED.

mia cugina grande 3a parte

…di istinto diedi una spinta violenta e quel coso le sparì per metà dentro la pancia..
mi aspettavo un urlo tremendo invece lei fece soltanto un gemito e spalanco la bocca sempre senza aprire gli occhi.
Cominciai a muovermi lentamente e sentii che il suo respiro si faceva più pesante e mi accorsi che con il bacino cercava di venire indietro.. pensavo che fosse già abbastanza allora mi fermai e lei lentamente indietreggio fino ad appoggiarsi a me.. lo aveva preso tutto dentro!
Sempre ad occhi chiusi mi sussurrò: “scopami!!” ..io non ce la facevo più.

Estrassi quel coso fino a metà poi le afferrai i fianchi e di colpo glielo infilai fino in fondo.. lei fece un gemito ma a me non bastava.. volevo vederla godere.. cominciai a scoparla sempre con maggiore violenza e allo stesso tempo le cinghie che fregavano sulla mia vagina mi eccitavano sempre più.. avevo perso il controllo, la mia violenza nei suoi confronti mi faceva eccitare e lei stava godendo sempre di più..
Ad un certo punto apri gli occhi e stringendosi forte il seno sentii che tremava.. aveva avuto un orgasmo pazzesco.. era in un bagno di sudore.. lentamente si sfilò l’oggetto si chinò davanti a me e si mise a leccarlo.

Il dildo colava dei suoi umori e lei lo stava ripulendo tutto..
Finito il lavoro si alzò e con la bocca ancora piena di umori mi baciò profondamente.. poi sorridendo gettò lo sguardo sul secondo dildo.. quello mostruoso e mi disse: “ora sono pronta per godere.. “
Io ero incredula ma non vedevo l’ora di poterla possedere una seconda volta in quel modo..

continua….

il treno

quel giorno di prmavera dovevo raggiungere amici in una localita’ del sud, avevo circa 18 anni e stavo facendo la patente, i miei amici mi aspettavano nella casa di uno di loro, presi il treno a milano centrale e viaggiai di notte x arrivare di giorno riposato…io presi una cabina di 2classe dove c’era un ragazzo piu’ grande di me, avra’ avuto 25anni e io poco piu’ che 18. Indossava una tuta x viaggiare piu’ comodo e anche io avevo dei jenas nello zaino ma x il viaggio indossavo una tuta.

Premetto che a quell’eta’ ero quasi ignaro a storie gay e quel viaggio e’ ancora tutto nella mia mente, Il giovane sedeva davanti a me ma non di fronte , appoggiava i piedi sui sedili liberi eio un po’ timido gli chiedo ,,,posso’? Con acccento meridionale mi risponde, non vedi che non ci sta nessuno io e te e fino a bologana nonsale nessuno. io facevo finta di guardare fuori dal finestrino ma lo addocchiavo ,il cuore a mille -con le gambe distese aveva una mano sotto la tuta e si masturbava con una foga incredibile…a un certo punto del viaggio mi dice…ti va se lo tiro fuori cosi’ sono comodo e io imbarazzato risposi no.

no fa pure. Aveva un uccello da paura e aveva capito che mi stava eccitando, cosi’con un piede comincia a tastare il mio cazzo gia’ duro dalla tuta mentre lui continua a masturbarsi ,questo piede sul mio cazzo…tremavo ero iper eccitato- quello dei biglietti era passato dopo milano ed eravamo soli nello scompartimento-mi chied ti piace? ma non ti da noia la tuta perche’ non ti metti comodo,appena abbasso la tuta e il suo piede sul mio cazzo e la sua mano sul suo improvvisamente mi prende x i capelli mi fa inginocchiare davanti a lui e decispo impone succa…Io confuso ed eccitato lo presi in bocca era grosso sapeva di buono o a me sembrava il cazzo piu’ bello del mondo e piu’ succhio e +ci prendo gusto e lui con una mano sul suo cazzo l’altra sulla mia testa regolava il ritmo del pompino…stupendo ero allestelle fino a quando mi fece l’ultima prpostaanzi mi dice girati e abbassati quelle mutande in siculo mi dice si vede che sei un verginello vedrai che non ti faro’ male..intato mi aveva gia’ messo a pecora, sputo sul mio buchetto giro’ un paio di dita x qualche minuto e poi di brutto sento la cappella e poi tutto il cazzo…entrava piano ma io sentivo un misto di dolore e di piacere…mi stava sverginando ero alle stelle la cosa cominciava a attizzarmi e cominciaia muovere il culo dentro al suo cazzone siciliano-il mio culo era stretto il suo cazzo duro e macio..all’improvviso senza avviso sento un litro di liquido di sborra che m entra nel culo e lui che cambia espressione del viso e ad alta voce dice si.

si. si…io a pecora dopo la sualava nel culo spruzzai un enorme quantita’ di sborra sul pavimento mezza moquet e mezzo non ricordo…Ricordo che non siamo andati al cesso a lavarci subito..io con un fazzolettino di carta tolgo un po di sborra tra le chiappe ma ne avvo ancora nel culo. con un altro fazzoleto pulisco alla meglio i sedili e la moquet che avevo sporcato io…lui spegne la luce e mi fa sedere vicino a lui …si adoormanto’ con la testa sulla mia spalla e io sognavo ad aìocchi aperti quella scopata…ma poi mi addormaìentai anche io con mezzo litro di sborra di quel bel tipo nel culo.

Abologna nel nostrpo scompartimento non sali’ nessuno ma a roma lui raccoglie le sue cose e mi guarda docemente …buon viaggio guaio’ io sono arrivato…. Quando scese mi assili’ la nostalgia ma ero felice. dopo roma andai in bagno a levarmi la sborrra e a fare la pipi’…mi lavai ma unagoccia di sborra la ingoiai pensando a quello strano ragazzo che mi aveva sverginato dauomo a uomo…..caldo90. miky.

mia cugina grande 2a parte

Ero in preda a qualcosa che non avevo mai provato…..
non ci pensai due volte, leccai le sue dita umide dei miei umori e le bisbigliai all’orecchio che volevo tanto sentire il sapore dei suoi.
Lei mi sorrise, mi guardo negli occhi e mi disse: “questa sera io e te realizzeremo le nostre fantasie ma domani ci dimenticheremo tutto e non ne faremo mai più parola.. questa è l’unica condizione che ti pongo.


Io non avevo idea di cosa andassi in contro ma le dissi di si senza nemmeno pensarci.. in quella notte i miei sogni sarebbero diventati realtà, non servivano altri motivi…
Mi misi sul letto mentre mia cugina si denudò completamente.. il suo corpo nudo era meraviglioso, lo avevo sempre invidiato fin da piccola e ora era a mia disposizione.. che sensazione fantastica.
Ero eccitatissima, ma anche molto imbarazzata.. sia per il fatto che stessi per far sesso con mia cugina ma anche perchè sebbene avessi avuto molte esperienze sessuali non ero mai stata con una donna.

Appena si sedette a fianco a me, arrossendo un po’ le confessai i miei imbarazzi ma lei mi sorrise e mi disse che non dovevo preoccuparmi ma soltanto lasciarmi andare.. ci provai subito e come prima cosa mi venne da baciarla mentre le mie mani quasi automaticamente cominciarono ad accarezzarle i seni perfetti.. lei invece si diresse subito più giù e cominciò a carezzarmi il pube.. ero fradicia!!
In pochi minuti eravamo a 69.. lei sopra e io sotto.. era fantastico sentire la sua lingua sulla mia passera e due sue dita nel mio didietro, intanto che nella mia bocca continuava a colare il suo succo salato..
Dopo essere venute entrambe più di una volta mia cugina mi disse:”siamo abbastanza umide per usare quello che hai visto nella s**tola??” io riguardai quei due oggetti la sul tappeto e mi vennero i brividi.. come avrei potuto prendere anche solo il piu piccolo di quei dildi dentro di me..
Lei capì i miei timori e mi disse: “non preoccuparti, dovrai solo usarli su di me se vuoi..” io continuavo a essere intimorita ma la curiosità e l’eccitazione mi fecero andare avanti..
Mia cugina mentre mi carezzava e mi leccava i seni mi infilò quelle che sembravano delle strane cinghie.. in realtà erano una specie di mutanda a cui i due dildi potevano essere attaccati.. e in men che non si dica mi attacco quello piu piccolo, che comunque era già grossissimo.

Appena ebbe finito prese il tubetto di lubrificante ne spalmo un po sopra quell’enorme cappella e con un sorriso mi disse: “ora fai il maschio e abusa un po della tua bella cuginetta”
Le ordinai:”girati troia e allarga le gambe”.. mi spaventai di quello che mi usci dalla bocca ma questo stato di eccitazione mi faceva straparlare. Lei senza battere ciglio si girò, si chinò appoggiando il viso al muro e con le mani si allargò le natiche.

Quella sua ubbidienza mi fece perdere il controllo senza contare lo spettacolo nel vedere la sua bellissima fica depilata pronta a essere violata dall’oggetto che avevo appeso al ventre..
Mi avvicinai e appoggiai la cappella alla sua vagina.. lei girò il viso, mi guardò e poi chiuse gli occhi come a dire “fai cosa vuoi”.
Di istinto diedi una spinta violenta e quel coso le sparì per metà dentro la pancia.. mi aspettavo un urlo tremendo invece lei fece soltanto un gemito e spalanco la bocca sempre senza aprire gli occhi

…continua….

una signora ed un funzionario.

– CASSIERE: buongiorno signora, mi dica.

– SIGNORA: Salve, dovrei fare un pompino.

– CASSIERE: si, per i pompini deve rivolgersi all’altro sportello.

La signora si sposta all’altro sportello.

– FUNZIONARIO: buongiorno mi dica.

– SIGNORA: Salve, dovrei fare un pompino.

– FUNZIONARIO: guardi, per i pompini c’ è il collega nell’ufficio in fondo al corridoio.

– SIGNORA: ma…il suo collega mi ha detto di rivolgermi a questo sportello.

– FUNZIONARIO: spiacente signora; chi occupa questo sportello oggi è malato, lo sto sostituendo io, comunque le ripeto che può rivolgersi tranquillamente al collega nell’ufficio che le ho detto.

– SIGNORA: ho capito, grazie. Ha detto in fondo vero? Grazie.

La signora imbocca il corridoio, fino in fondo all’ultima porta. Si affaccia e vede un signore sui trent’anni con la giacca, seduto alla scrivania, gli occhiali tondi e il fare da attivista yuppie.

– SIGNORA: scusi permesso? Debbo rivolgermi qui per un pompino?

– FUNZIONARIO: prego entri pure: un attimo solo e sono da lei, metta pure la testa fra le mie gambe intanto.

– SIGNORA: intanto le abbasso i pantaloni.

– FUNZIONARIO: sì lo prenda pure in bocca signora.

– SIGNORA: MMMh … COM’ è BELLO DURO.

– FUNZIONARIO: alla nostra banca offriamo solo il meglio.

La signora inizia a fare un po’ su e giù con le mani, mentre l’impiegato, assai abituato ai pompini, non sembrava far trasparire in volto l’eccitazione da rinoceronte che invece il suo pene palesava.

– FUNZIONARIO: apra la bocca signora.

– SIGNORA: AAHHMMM,,,,

La signora prese a spompinare come un’assatanata, col pisello in bocca, faceva avanti e indietro con la testa, mentre le mani erano appoggiate sulle cosce pelose del funzionario.

Ad un certo punto il funzionario iniziò a muovere avanti e indietro il bacino, conficcando il suo cazzo sempre più in profondità della gola della signora, che si sentiva strozzare dall’enorme membro del funzionario, il quale era davvero maestro nell’arte di darlo in bocca alle clienti.

Ogni tanto la signora quando sentiva che il funzionario stava per venire, se lo tirava fuori dalla bocca e prendeva a leccarlo su e già, partendo dalle palle per arrivare alla punta, poggiando le labbra delicatamente sulla cappella, oppure lo palpeggiava un po’ con abile mano; quando poi sentiva che non c’ era più il rischio di sborrare subito, allora se ricacciava in gola e ricominciava a succhiare come un’idrovora, con piccoli gemiti, mentre la corazza di marmo che il funzionario era stato, lasciava intravedere ora, una sudorazione tipica dell’eccitamento più a****lesco, sebbene l’espressione fosse quella tipica di qualsiasi impiegato di banca.

Dopo un quarto d’ora che andavano avanti così, l’impiegato, evidentemente stufo della cosa, o ricordandosi di altre pratiche urgenti da sbrigare, che era ora di venire. Prese allora la testa della signora fra le sue mani e cominciò ad infornare nella bocca il suo biscotto con sempre maggiore intensità e velocista, in un crescendo di gemiti della signora, dalla cui bocca usciva ora un rigoletto di saliva che le scendeva lungo il collo per infrangersi sulla camicetta di seta.

Dopo un paio di minuti di pompino a ritmo forsennato l’ impiegato venne direttamente dentro la bocca della signora, senza fermarsi, ma anzi, incrementando la velocità, schizzando nella bocca della signora, tanto di quello sperma che la signora non faceva neanche in tempo a inghiottirlo tutto.

Poi si fermò e tirò fuori il cazzo dalla bocca della signora, con ancora tutti i fili della sborra tra il cazzo stesso e la bocca della signora.

– SIGNORA: ahhh..- con la bocca tutta impastata di sborra

Lo tenne un po’ in bocca ancora, carezzandolo con le sue labbra carnose, come se avesse un buon sapore.

– FUNZIONARIO: se vuole pulirisi lì ci sono dei fazzoletti.

– SIGNORA: grazie, sì

– FUNZIONARIO: a posto così?

– SIGNORA: si grazie, un attimo che raccolgo le mie cose e me ne vado, non le faccio perdere altro tempo.

– FUNZIONARIO: sì, sì, faccia pure.

– SIGNORA: arrivederci, e grazie ancora.

– FUNZIONARIO: di nulla signora, arrivederla a presto. [utente ]salvo33[/utente ].

mia cugina grande

Da un po di tempo avevo sempre piu spesso fantasie con una donna.. da un lato anche se mi eccitavo moltissimo immaginandomi a far sesso omosessuale mi sentivo un po schifata al pensiero dei miei desideri e comunque ero conscia del fatto che mi piacesse da morire il cazzo…
un giorno decisi di andare a trovare mia cugina più vecchia che abita a un centinaio di km da noi e visto che il marito non è mai a casa le chiesi se mi avrebbe ospitato qualche notte.

lei accetto’.
Mia cugina ha trent’anni ed è una donna veramente mozzafiato.. bionda alta, con un seno stupendo e un fondoschiena da paura.
Arrivata da lei dopo una bella chiacchierata lei mi disse che sarebbe uscita un oretta a far delle compere e che potevo sistemare la mia roba in camera e se volevo anche riposarmi un po. Appena lei uscì io portai il mio zaino in camera e pensai di appendere i pantaloni in guardaroba visto che sarebbero stati più distesi per il giorno dopo.

Il guardaroba era pieno e per far un po di posto schiacciai la roba su un lato ma sbadatamente feci cadere una s**tola. Mentre la raccolsi mi venne l’impulso di guardarci dentro e rimasi di sasso. Dentro c’erano due dildi di una dimensione da far paura, due tubetti di lubrificante e una sorta di mutanda con delle cinghie. Un po’ intimorita richiusi, la rimisi dove era e filai in cucina pensando a quello che avevo visto.

Quei due cosi erano allucinanti.. uno sarà stato 30 cm ed era gia enorme ma il secondo era a forma di pene ma pareva della dimensione di un braccio.
Per tutto il pomeriggio non riuscii a togliermi dalla testa l’immagine di quei due cosi…e mi immaginavo mia cugina che sembrava una brava ragazza con quei due cosi dentro. Ero sconvolta!!
La sera dopo aver cenato ed aver guardato un po di tv decidemmo di andar a dormire.

La camera era una sola e avremmo dovuto dormire insieme.
Io non riuscivo a non pensare a quello che avevo visto e quando vidi mia cugina spogliarsi rimasi imbambolata guardandola chiedendomi se fosse possibile per quel bellissimo corpo far entrare oggetti di quella dimensione. l’eccitazione mi stava assalendo.. pensavo che se gli aveva non era certo per usarli come sopramobile.. continuavo a eccitarmi e non sapevo piu che fare.. a un certo punto no ce la feci più e dissi a mia cugina che avevo dimenticato il cellulare nei pantaloni e mi alzai per prenderlo.. allo stesso modo del pomeriggio urtai di nuovo la s**tola e la feci cadere in modo che si aprisse.

Mia cugina cambio colore e prima diventò bianca poi rossa come un pomodoro e mi disse di non farmi brutte idee, che erano regali del suo addio al nubilato e non usava cose del genere.. ma mentre mi parlava si accorse che le mie mutandine azzurre in mezzo alle gambe erano diventate di colore blu scuro.. infatti la mia figa grondava dall’eccitazione. A quel punto mi guardo negli occhi per trenta secondi senza dire nulla e alla fine mi fece: “se mi prometti di non farti scappare una parola con nessuno ti permetterò di usarli con me”
Persi il controllo.. tutta l’eccitazione che avevo accumulato esplose.

La abbracciai forte e le misi la lingua in bocca.. lei al contrario di quel che immaginavo apri la bocca e mi ricambiò intanto con la mano scese a toccarmi sotto le mutandine poi si porto la mano alla bocca e lecco le dita chiedendomi di fare altrettanto..
Ero in preda a qualcosa che non avevo mai provato…..

continua….

mia cugina grande

Da un po di tempo avevo sempre piu spesso fantasie con una donna.. da un lato anche se mi eccitavo moltissimo immaginandomi a far sesso omosessuale mi sentivo un po schifata al pensiero dei miei desideri e comunque ero conscia del fatto che mi piacesse da morire il cazzo…
un giorno decisi di andare a trovare mia cugina più vecchia che abita a un centinaio di km da noi e visto che il marito non è mai a casa le chiesi se mi avrebbe ospitato qualche notte.

lei accetto’.
Mia cugina ha trent’anni ed è una donna veramente mozzafiato.. bionda alta, con un seno stupendo e un fondoschiena da paura.
Arrivata da lei dopo una bella chiacchierata lei mi disse che sarebbe uscita un oretta a far delle compere e che potevo sistemare la mia roba in camera e se volevo anche riposarmi un po. Appena lei uscì io portai il mio zaino in camera e pensai di appendere i pantaloni in guardaroba visto che sarebbero stati più distesi per il giorno dopo.

Il guardaroba era pieno e per far un po di posto schiacciai la roba su un lato ma sbadatamente feci cadere una s**tola. Mentre la raccolsi mi venne l’impulso di guardarci dentro e rimasi di sasso. Dentro c’erano due dildi di una dimensione da far paura, due tubetti di lubrificante e una sorta di mutanda con delle cinghie. Un po’ intimorita richiusi, la rimisi dove era e filai in cucina pensando a quello che avevo visto.

Quei due cosi erano allucinanti.. uno sarà stato 30 cm ed era gia enorme ma il secondo era a forma di pene ma pareva della dimensione di un braccio.
Per tutto il pomeriggio non riuscii a togliermi dalla testa l’immagine di quei due cosi…e mi immaginavo mia cugina che sembrava una brava ragazza con quei due cosi dentro. Ero sconvolta!!
La sera dopo aver cenato ed aver guardato un po di tv decidemmo di andar a dormire.

La camera era una sola e avremmo dovuto dormire insieme.
Io non riuscivo a non pensare a quello che avevo visto e quando vidi mia cugina spogliarsi rimasi imbambolata guardandola chiedendomi se fosse possibile per quel bellissimo corpo far entrare oggetti di quella dimensione. l’eccitazione mi stava assalendo.. pensavo che se gli aveva non era certo per usarli come sopramobile.. continuavo a eccitarmi e non sapevo piu che fare.. a un certo punto no ce la feci più e dissi a mia cugina che avevo dimenticato il cellulare nei pantaloni e mi alzai per prenderlo.. allo stesso modo del pomeriggio urtai di nuovo la s**tola e la feci cadere in modo che si aprisse.

Mia cugina cambio colore e prima diventò bianca poi rossa come un pomodoro e mi disse di non farmi brutte idee, che erano regali del suo addio al nubilato e non usava cose del genere.. ma mentre mi parlava si accorse che le mie mutandine azzurre in mezzo alle gambe erano diventate di colore blu scuro.. infatti la mia figa grondava dall’eccitazione. A quel punto mi guardo negli occhi per trenta secondi senza dire nulla e alla fine mi fece: “se mi prometti di non farti scappare una parola con nessuno ti permetterò di usarli con me”
Persi il controllo.. tutta l’eccitazione che avevo accumulato esplose.

La abbracciai forte e le misi la lingua in bocca.. lei al contrario di quel che immaginavo apri la bocca e mi ricambiò intanto con la mano scese a toccarmi sotto le mutandine poi si porto la mano alla bocca e lecco le dita chiedendomi di fare altrettanto..
Ero in preda a qualcosa che non avevo mai provato…..

continua….

con la mia vicina di casa

Alle due e mezza del pomeriggio feci una veloce doccia in vista dell’incontro galante con la bella vicina. Nonostante il lungo riposo della mattinata non mi sentivo molto in forma, tutt’altro: dal piccolo specchio del bagno riuscii a contare sul mio tronco una decina di piccoli lividi che stavano prendendo un colore scuro; alcuni erano altamente doloranti, altri neanche mi ricordavo di averli nè come, con quale mossa cioè, l’istruttrice me li avesse procurati.

Prima di vestirmi mi massaggiai i punti più critici con il balsamo di tigre, l’unguento magico che comprai a Milano su indicazione di Michael.

Poco prima delle tre, sentii l’auto del vicino andare via: il bravo paparino stava portando i figli al maneggio. Mi affacciai alla finestra in tempo per vedere la Jeep svoltare l’angolo; “Al maneggio. Ora al maneggio ci vado io, caro avvocato o dottore dei miei stivali! Si, vado a farmi maneggiare l’uccello dalla tua signora” – sussurrai da dietro la tenda.

In realtà cercai, con quelle parole, di darmi la carica, di farmi coraggio in vista di quello che sarebbe stata la prima scopata dopo un periodo di astinenza di oltre quattro mesi. Dopo quello che successe quel pomeriggio in cui io e Maura finimmo per litigare bruscamente, non avevo più fatto sesso: da una parte, fu come se mi si fossero spenti tutti i sensori deputati a captare ogni più lebile segnale a sfondo sessuale emesso dalle diverse donne quotidianamente incontrate, il che mi impediva di rispondere in modo brillante ed ammiccante nelle occasioni d’incontro con l’altro sesso; ma contestualmente dato che tutte le mie energie si concentrarono sugli ultimi avvenimenti con Maura, anche dal punto di vista psichico la ricerca della scopata settimanale venne messa in disparte.

Tutto ci fino a ieri: credo che il fatto di aver maturato la mia decisione e, soprattutto, di aver iniziato a lavorare al progetto, avessero liberato nuovamente le mie pulsioni sessuali. Ed eccomi nell’androne del piccolo condominio a bussare alla porta accanto, con una bottiglia di martini in mano.

“Grazie del pensiero, ma è meglio che riporti la bottiglia a casa sua, mio marito è quasi astemio e, escludendo di finirla oggi noi due, non saprei come giustificarne la presenza in casa.

Vada, che intanto accendo la moca” – fu lo strano benvenuto che mi diede la vicina di casa. Mentre ripercorsi velocemente il pianerottolo per riporre in casa la bottiglia, pensavo allimmagine di quella donna, che aveva lasciato socchiusa la porta dingresso. Era venuta ad accogliermi con una vestaglia di seta, dal taglio semplice e di color argento; con i lunghi capelli ancora umidi di doccia, la donna lasci dietro di se una piacevole scia profumata che accese la mia immaginazione: cosa indossava sotto? Forse nulla oppure un classico baby-doll con tutto il resto dell’armamentario di seduzione femminile?
Entrai in quella casa trovandola ad aspettarmi poco lontano dallingresso.

Ai piedi, senza calze, portava un paio di pantofoline rosa ornate di qualche piuma sulla parte superiore; si diresse verso la cucina, quasi scivolando lievemente sul pavimento in marmo lucido, con un’andatura che mi parve appositamente studiata per mettere in risalto la nudità delle sue gambe, visibile chiaramente dallo spacco della vestaglia, stretta in vita da una cinta ma posta ad arte in modo da lasciare oltrepassare il mio sguardo. La seguii in cucina, un po per non restare solo nel soggiorno, ma anche per non staccarle gli occhi di dosso.

Oltre a dare sfogo alla mia fantasia, ricordandomi della strana sensazione provata la sera prima allo scoprire quanto si dimostr curiosa la donna, per precauzione ritenni più opportuno sincerarmi di ogni sua mossa. Affacciandomi alla porta della cucina, trovai che quella situazione ci port subito ad una maggiore confidenza, come se guardarla armeggiare sui fornelli ci avesse resi più vicini.

“Come lo preferisci, il caffè?” – mi chiese lei, dandomi del tu.

“Al primo dopo pranzo mi piace con poco zucchero, preferibilmente con un p di liquore come correzione, ma se non hai amari o simili lo prendo tranquillamente liscio” – risposi. “Sei fortunato. In soggiorno abbiamo qualcosa, sai, per gli ospiti. Vieni che diamo uno sguardo a quello che c’è”. Mentre entrammo nella stanza accanto, vidi che il caminetto era acceso, probabilmente da poco dato che l’ambiente non era molto caldo e la brace era poca; sul tavolino vicino al divano in alcantara beige, un paio di libri; il televisore piatto era sintonizzato sul canale a pagamento dei film classici, in bianco e nero, ma il sonoro era spento.

Tutto dava l’idea di essere stato appositamente studiato, artificioso, non vi era nulla di spontaneo in quello scorcio di casa che ebbi modo di vedere, che so: un giornale appoggiato sulla poltrona, un gioco dei bambini sul tavolo o per terra, un cappotto appeso in qualche maniera dietro la porta. Nulla fuori posto. Quella sgradevole sensazione si accentu quando iniziammo a visionare le bottiglie: avendo subito notato l’etichetta verde sul vetro scuro, indicai il Branca Menta come la mia ideale correzione del caffè, al chè la mia vicina-tutta-perfettina esclam di adorare quell’amaro, per via del gusto di menta.

Ruffiana, pensai, non hai bisogno di darti arie da intellettuale nè di compiacermi nelle mie preferenze, sono qui pronto a darti quello che ho capito che stai cercando: un bel randello con cui godere fino a dimenticare che … di vita monotona ti tocca fare con quel damerino di tuo marito. Che sicuramente si tromba la segretaria, anzi Office Manager, come si dice. La guardai cercando di simulare sorpresa e curiosità, mentre la sfidai: “Allora, dopo il caffè, ci facciamo due bicchierini con ghiaccio mentre facciamo qualche chiacchiera da condominio”.

“D’accordo. Tu prendi la bottiglia ed i bicchieri, che io mi occupo del ghiaccio”.

La raggiunsi in cucina mentre stava versando il caffè, sempre con movimenti lievi si volt verso il frigorifero, dandomi le spalle; rest qualche secondo piegata in avanti in una posizione che evidenzi le forme del suo bel … vita abbastanza stretta, messa in risalto dalla cintura allacciata, bacino un po’ largo, glutei ben pieni, avanguardia di due lunghe gambe che già ebbi modo di apprezzare poco prima.

Poi, nell’azione di prendere cubetti di ghiaccio dal basso sportello del freezer, si accovacci lasciando uscire tutta la gamba destra, visibile fino quasi alla piega formata dalla pelle dove inizia il gluteo, punto in cui normalmente si posiziona l’elastico dello slip. Era nuda! O, forse, portava il tanga? Improvvisamente la donna alz la testa sporgendo da dietro lo sportello del freezer, e mi colse in piena contemplazione sulla sua coscia sguarnita; mi sorrise guardandomi maliziosamente e, alzandosi, lasci sul posto la vestigia.

Non c’è che dire, la dolce mammina sapeva bene come giocarsi le carte, riuscendo ad aumentare la mia eccitazione. Rest completamente nuda, un fisico molto molto piacevole, anzi, vista l’età prossima o poco superiore ai quaranta, la donna non avrebbe sfigurato in qualche concorso di bellezza. Restai un po’ impacciato poi, dopo qualche secondo, mi avvicinai a lei, appoggiando distrattamente i bicchieri sul tavolo senza distogliere lo sguardo dal suo. “Dato che tutto sommato non abbiamo molto tempo a disposizione, ho pensato di farmi trovare pronta.

Ho fatto bene?” – mi disse allungando le braccia verso la mia cintura, che sfil in due sole mosse. “Certo” risposi mentre mi slacciai la camicia, “magari il caffè lo prendiamo dopo, anche freddo”. Le diedi uno sguardo più attento, da capo ai piedi: il collo era il suo punto forse più debole, quello in cui il tempo le aveva lasciato i segni più evidenti, che tuttavia venivano ottimamente bilanciati dalla fierezza del suo seno, un paio di belle pere di ottima consistenza, dominate da enormi e turgidi capezzoli, al centro di due ampie corone.

Mentre mi slacci i pantaloni le misi una mano sul fianco, andando a raccogliere entro la lunghezza delle mie dita, l’indice ed il pollice, tutta l’ampiezza della sua anca.

I nostri visi vennero a stretto contatto, abbassai lievemente la testa per andare a baciarle il collo, ma lei, sempre mentre continuava ad armeggiare con la mia lampo, par il mio assalto chiudendomi lo spazio. Le nostre guance si toccarono, la fragranza del mio dopobarba si mescol al suo profumo, sul mio orecchio, già accaldato dalla bollente situazione, sentii l’umida freschezza dei suoi lunghi capelli castani.

Spostai il pollice dalla punta della sua anca in direzione del bassoventre, leggermente prominente, un po’ come lo erano i glutei ben carnosi. Con l’altra mano andai in suo soccorso per sfilarmi pantaloni e slip in una sola volta; quando questi arrivarono a metà gamba, sentii la sua mano correre dal mio fianco a sotto lo scroto, racchiudedovelo completamente. In quel momento, mentre lei mi teneva per le palle, io raggiunsi il suo monte di venere con il mio palmo della mano e, con il dito più lungo, iniziai a massaggiarle l’umida apertura vaginale; i nostri sguardi si incrociarono, vidi nel profondo dei suoi occhi castani l’eccitazione crescere sempre più, e sentii che la stessa cosa stava avvenendo anche a me: bastarono due palpatine là sotto per farmi irrigidire l’arnese.

E quando la donna mi si chin davanti e, mettendomi le mani sui fianchi inizi a succhiarmelo, tutti i miei timori furono spazzati via.
Nonostante la mia vasta esperienza con le donne, era la prima volta che scopavo con una donna più vecchia di me di quasi dieci anni e, soprattutto, sposata con figli. In passato mi ero divertito molto con ragazze più giovani o al massimo coetanee; rispetto all’esperienza di quel momento, con le altre si tratt quasi sempre di relazioni molto fisiche, quasi a****lesche, con poco spazio ai giochi di seduzione ed ai preliminari.

Questa donna sposata, invece, fu chiaro che, oltre alla sana scopata, fosse in cerca di emozioni erotiche, momenti di evasione fisica ma soprattutto mentale, come suggerivano i preparativi da lei fatti ed il suo comportamento da odalisca. Capii, quindi, che avrei dovuto essere meno egoista, non pensare solo al diletto del mio uccello, ma dedicarmi a lei, al suo piacere, restituendole quello che mi stava facendo. Così le presi le spalle, lei mi assecond alzandosi ed io l’abbracciai, giusto il tempo per farla avvicinare al tavolo della cucina dove, messi da parte bicchieri e tazzine, la feci salire sollevandola per i fianchi.

Mi chinai su di lei che, nel frattempo, si era accomodata a gambe aperte, inclinando il busto indietro, appoggiata sui gomiti; le diedi un leggero bacio sulla fronte, poi, liberatomi dai pantaloni, iniziai a dare qualche leggera pennellata alle sue grandi labbra, facendo scorrere con la mano il glande lungo tutto il suo sesso. La cosa piacque molto alla mia partner, che mi porse una mano aperta perchè io vi incrociassi le mia dita; rimanemmo qualche minuto in quella posizione, poi quando lei mi lasci la mano, allontanai il mio bacino dal suo, presi a massaggiarle la parte interna delle cosce, con movimenti rotatori che sempre più si avvicinavano alla zona del pube.

Sempre rimanendo in silenzio, mi accorsi che i suoi occhi mi stavano pregando di continuare sulla strada che avevo iniziato; così mi accovacciai tra le sue gambe, avvicinando la mia bocca alla sua ben curata peluria. Lintenso intreccio di morbidi peli pareva quasi celare lenorme tesoro che vi stava sotto: mi trovai davanti, infatti, una vagina sproporzionata, con un’apertura mai vista prima. Le piccole labbra sporgevano di molto, nascondendo a stento il più turgido e voluminoso clitoride che avessi mai visto.

Mi avvicinai ancora e, fermandomi a pochi millimetri dal suo sesso, vidi il ventre della donna ritrarsi come in uno spasmo; indugiai ancora una manciata di secondi respirandole addosso e poi iniziai a solleticarle con la lingua il punto d’incontro delle piccole labbra. Fu quando le baciai profondamente clitoride, affondandole la lingua sotto l’apertura della vagina, che la sentii gemere fortemente; si lasci cadere con il busto lungo il tavolo e con le mani mi accarezz i capelli, sulla fronte e sulla nuca, mentre io andavo aumentando il ritmo della mia lingua.

Volli controllare il suo stato di eccitazione andando a giocare con le mani sul suo seno: trovai subito entrambi i capezzoli terribilmente irrigiditi, ci giocai un po’ con le dita per poi palpeggiarle le tette che tendevano a sporgere lateralmente. Capii che riuscii a farle scalare un’altissima vetta del piacere allorché lei mi strinse per qualche istante le cosce attorno alla testa per lasciarle cadere sulle mie spalle. Iniziai a risalire da quella scomoda posizione rannicchiata tracciando un percorso invisibile con la mia lingua dal suo pube fino all’ombellico e al suo seno.

Quando fui chino su di lei, la donna mi abbracci teneramente, facendomi appoggiare la testa sul suo collo; restai ad ascoltare il suo respiro che tornava normale, poi mi alzai di poco per incrociare nuovamente il suo sguardo. Non ci fu bisogno di interpretazioni: “Grazie, erano anni che un uomo non mi faceva godere così. Mio marito dura troppo poco, pensa solo a sé, e neanche sa come baciarmi li, mai fatto; gli altri sono tutti concentrati a durare il più a lungo possibile, rendendo il sesso una faticosa quanto infruttuosa cavalcata.

E tu, misterioso scrittore, ti sei rivelato un maestro del piacere femminile. Che sorpresa”. Quelle parole mi colpirono: da una parte ero lusingato, ma dall’altra ero sorpreso dallo scoprire quanti uomini si scopava la bella e matura mammina: proprio una bella troiona, insomma! E che … larga, da elefantessa, come descritto nel kamasutra. Chissà cosa sarei riuscito a fare con il mio uccello, perso dentro quell’ampia grotta? Meglio sarebbe stato farsi concedere il … nella speranza di trovarlo più stretto.

Le sorrisi. “Anni fa frequentai un corso di tanta, dove appresi le basi delle tecniche per la sessualità consapevole. Con la mia ragazza di allora raggiungemmo dei livelli orgasmici inimmaginabili; poi lei, si stanc di noi, mi lasci, ed io non ho più avuto un’altra storia seria, solo avventure”. Dissi così un po anche per schernirmi.
“Potrei mollare tutto per stare con te a scopare due tre volte al giorno”. Fu la sua risposta che mi conferm quanto fosse sessualmente insoddisfatta.

“Non dire così. Penso che anche tu puoi fare qualcosa per te stessa, iniziando a stabilire la giusta armonia con il tuo partner. Per capirsi reciprocamente meglio, a volte è sufficiente provare a chiedere, esprimere i propri desideri per riuscire a migliorare l’intesa. Per ora lasciamoci trasportare ancora per qualche momento…” dissi riprendendo la posizione eretta davanti alle sue gambe aperte.

Dopo averla portata sull’orlo dell’orgasmo sul tavolo in cucina, le presi le mani e la portai nel salotto, dove la legna nel camino stava per terminare, lasciando intravedere qualche sparuta fiammella emergere tra i tizzoni più grossi.

Ci avvicinammo; il calore era gradevole e sentii sui piedi nudi la differenza di temperatura nel pavimento adiacente al fuoco. Accarezzai i capelli della donna, con dei movimenti delle mani e delle dita tali da aprirne la chioma, ancora un po’ umida dalla doccia; rimanendole di fronte, le passai più volte le dita, aperte a mo’ di pettine, tra i capelli partendo dalla nuca, come a volerne favorire l’assorbimento del calore per asciugarli; lei, ad occhi chiusi con il capo inclinato all’indietro un po’ lateralmente, si abbandon completamente a me che le sussurravo parole dolci.

Ad un tratto, dopo una brevissima pausa, la presi per le anche e la girai verso il camino; la donna, intuendo le mie intenzioni, si chin leggermente in avanti appoggiandosi con le mani alla balaustra in marmo soprastante il caminetto. Nonostante le sue gambe fossero alquanto lunghe, valutai che per penetrarla da dietro non avrebbe dovuto divaricarle; così la invitai, con una pressione delle mani sulle cosce, a chiudere le gambe, unendo i piedi all’interno di una sola e calda piastrella del pavimento.

Ora ho quello che voglio, pensai, un pertugio carnoso e stretto con cui giocare, ed iniziai.

Feci scorrere la punta del mio uccello sul suo sedere, partendo dall’incavo sotto l’osso sacro, dove inizia il taglio dei glutei, scendendo lentamente ed affondandoglielo sempre più nelle chiappe strette. Quando raggiunsi l’imbocco dell’ano, feci come per fermarmi: volevo capire se la donna era disponibile a quell’idea, ma non potei cogliere alcun cenno. Dato che non mi andava di forzarla, con il pollice diedi un colpetto verso il basso alla mia asta, sulla cui punta potei sentire l’umido invito della sua … ma non volli entrare, proseguendo la mia corsa lungo il canale della sua apertura.

E tornai a giocare col suo clitoride; solo che ora, grazie alla sensibilità della mia cima, imbos**ta dentro a tanta carne, mi stavo concedendo un bella dose di piacere. Poco dopo, mentre la sua chioma castana ondeggiava sulla schiena, la presi per i fianchi, ritrassi il bacino di qualche centimetro e, mentre il mio arnese che era quasi allo stremo per la lunga e profonda sollecitazione stava prende posizione all’ingresso della sua apertura, lei gir il capo e mi disse:
“Dai, adesso! Non farmi più aspettare, mettimelo…”.

Fu accontentata subito, cosi, stringendola forte con le mani sui suoi fianchi, presi a sbattere il mio basso ventre contro il suo bianco e morbido … continuando in quella posizione per parecchio tempo. Per rompere la monotonia del ritmo, prima le afferrai dolcemente i capelli, rallentando; poi le appoggiai le mani sulla schiena, facendole scorrere lungo la sua colonna, premendola un po’ verso il basso per farle abbassare il tronco e stendere le gambe, in modo da cambiare l’angolo d’ingresso del mio … sempre più duro; poi ancora con le mie ginocchia contro le sue gambe, la invitai a piegarsi, abbassandosi, così che io potessi entrarle un po’ più dall’alto.

In tutto questo mio daffare, la donna si rivel molto collaborativa, assecondandomi in ogni mossa, ed anche attenta al mio piacere, sia muovendo lentamente il suo bacino in sintonia con il mio ritmo, sia facendo in modo di aumentare la pressione sul mio pene con intense contrazioni dei tessuti addominali interni. Fummo davvero in sintonia; ci bast veramente poco per capire le esigenze e le preferenze l’uno dell’altra, coinvolgendoci reciprocamente. Quando mi accorsi che la mia amante ebbe raggiunto la sua soddisfazione, fermandomi per qualche istante, l’abbracciai; poi la feci andare sul divano, in modo che potesse essere più rilassata ma lasciandomi modo di terminare la mia marcia verso il godimento: la misi a pecorina, inginocchiata sui cuscini ed accomodata con il busto sulla morbida spalliera.

Da quel momento mi bastarono pochissimi minuti di spinte pelviche poderose per essere pronto a venire. “Che facciamo: ti vengo dentro o esco?” – le chiesi ansimando; “Sai che facciamo? Una cosa che non faccio da anni, se ti va… “. Lei si volt e continu, fissandomi con uno sguardo languido. “Mi vieni in bocca! Con i primi ragazzi che mi sono scopata da giovane, mi piaceva molto e so che a voi maschietti sta cosa fa impazzire.

Ti va?”. Non aveva ancora finito di parlare che già ero salito in piedi sul divano, stringendomi il pisello per non … all’impazzata. Eccomi, dissi, è fantastico.
Lei si sedette velocemente, avendo capito che non c’era più tempo, si avvent sull’uccello fremente che fui felice di lasciare in sua balia. Fu bellissimo: ad ogni mio spasmo sentii il risucchio della sua gola che inghiottiva, la sua bocca rimase saldamente sigillata al mio … vibrante che stava iniziando a perdere consistenza.

Nemmeno una goccia del mio sperma and perduta, avidamente ingoiata dalla mia sconosciuta vicina di casa. E mentre mi faceva tutto ci, ogni tanto alzava gli occhi per fissarmi, gemendo, come per chiedermi se mi piacesse. Poi, quando ebbe finito di ingoiare il mio seme, prese fiato per un momento, continuando a leccarmelo mentre era ormai ammorbidito. Sapeva bene anche che ai maschi piace sentirselo gingillare appena dopo essere venuti, quando l’uccello, prima di ritirarsi completamente a riposo, resta qualche breve momento in una condizione di morbido gonfiore, altamente sensibile.

Fantastico, semplicemente fantastico, sussurrai.

Quella sera, domenica, i vicini erano in partenza dopo cena. Dal mio balcone osservai i fervidi preparativi della famigliola attraverso uno spiraglio della loro finestra aperta. Ad un certo punto, si affacci l’uomo che stava per chiudere finestra e tapparella; i nostri sguardi si incrociarono per qualche istante ed io gli feci un cenno di saluto alzando la mano con il solito bicchiere di brandy di tutte le sere.

L’uomo rispose solo con un rapido cenno del capo e poi sparì dietro la tenda; la finestra fu chiusa con decisione e subito dopo scese la tapparella. Punto e a capo. Addio.
Salutai la moglie dell’uomo, splendida quarantenne dai bollori nascosti dietro il ruolo di mamma e lavoratrice, quel pomeriggio dopo la nostra abbondante ora di sesso inteso, con la promessa di un eventuale nuovo incontro nei mesi successivi. Non vi fu un impegno preciso, tant’è che ci lasciammo senza nemmeno presentarci né scambiarci i numeri dei cellulari; lasciammo tutto in mano agli eventi che ci avrebbero guidati ad un successivo incontro.

Magari avremmo anche avuto modo di conoscerci meglio e lei, profonda conoscitrice dei dintorni ed amante della natura, mi avrebbe portato nei luoghi della sua giovinezza, lungo sentieri mai frequentati, torrenti incontaminati, laghetti d’alta valle splendidi d’estate e quasi ghiacciati d’inverno. Ovviamente per fare l’amore a contatto con la natura ed al riparo da occhi indiscreti.