Il nostro primo bacio

Le tue carezze timide, un po’ goffe, purtroppo brevi, mi provocavano sempre due effetti: la pelle d’oca e l’indurimento dei capezzoli. Non so perché, non so percome, tu eri l’unico – dei tanti, troppi, che ci provavano e in parte ci riuscivano – a non infastidirmi. Mi turbavi, invece. Dentro di me, nella parte più nascosta di me, quella che celavo sotto uno strato di ipocrisia e di repressione interiore, sapevo che mi piaceva, e mi piaceva pure tanto.

Ma non potevo dirtelo, non dovevo darlo a vedere, non si doveva sapere in giro.

Mi sfottevate, in classe. Dicevate che sembravo una femminuccia: i capelli lunghi, il cerchietto vezzoso, le movenze da checca, la vocina effeminata, l’abbigliamento unisex che evidenziava, in verità, le mie tendenze femminili. Io in realtà non sembravo, mi sentivo femmina e un po’ lo ero, anche perché, sebbene cercassi di nasconderle, le mie ghiandole mammarie erano un po’ troppo sviluppate e mi creavano mille problemi, estetici, psicologici, sociali, di relazione: d’estate, me ne rendevo conto, soprattutto al mare non c’era uno che non me le guardasse, perché sembravo, ero in topless.

Fosse stato per me le avrei mostrate in giro, indossando liberamente i bikini e i reggiseni delle mie sorelle, che invece provavo quando avevo la certezza di essere in perfetta solitudine in casa. Ma non potevo. Era vietato, off limits. E soltanto tu avevi capito fino in fondo quanto soffrissi.

Studiando insieme, quel pomeriggio, forse per i tuoi modi carini o forse per i tuoi occhi azzurri, per lo sguardo pulito con cui ogni tanto mi fissavi, ti feci una domanda un tantino intima.

– Cosa provi quando tocchi le tette alla tua ragazza?

Ricordo che sorridesti ma un po’ anche arrossisti. Gli occhi ti si abbassarono rapidamente giusto sulle mie piccole tette. Ti avevo fornito un assist irripetibile, per non prendermi in contropiede.

– E a te, quando te le tocco, cosa provi?

Fino a quel momento ti avevo resistito, ma quella battuta aveva fatto crollare tutte le mie barriere. Senza dire altro, mi poggiasti una mano caldissima all’altezza dell’addome, sulla costola che stava sotto la mammella sinistra, dove c’era il cuore, che parve balzare fuori, per l’effetto destabilizzante che quel tocco delicato ebbe su di me.

Risalisti lento, con studiata malizia, con morbosa curiosità, millimetro per millimetro, seguisti il contorno tondeggiante della mia carne ansiosa, fino a indovinare il profilo turgido del capezzolo, che al solo sentire il tocco delle tue dita si drizzò ancora di più, rispondendo docile, in un silenzio bollente, alle sollecitazioni dei tuoi polpastrelli, che ne disegnarono la forma, ne scolpirono la larghezza, ne intenerirono la rigidità, ne pizzicarono la voglia finalmente in parte saziata. Il mio respiro si fece ansioso, affannoso, il mio fiato produsse un morbido e caldo vapore.

– Hai un seno magnifico – sussurrasti massaggiandomi dolcemente prima una e poi l’altra mammella, mentre con l’altra mano scendevi curioso lungo la mia schiena, fino al fondo e più giù, facendomi sollevare i glutei dalla sedia quel tanto che bastava per mettermi le dita nel solco che li separava, iniziando a spingere il medio e l’anulare in su, in modo da stimolare il buchino e la mia partecipazione.

– Che fai? – chiesi infatti, sapendo benissimo che stavi facendo ciò che desideravo da mesi, da quando ti avevo visto per la prima volta e avevo provato quella strana sensazione di voler baciare in bocca una persona, una persona che mi sorrideva in maniera dolcissima, che mi eccitava al solo vedere come si muovesse e come mi toccasse senza toccarmi, come mi spogliasse senza spogliarmi, come mi scopasse senza penetrarmi.

– Niente – rispondesti – non sto facendo niente – e continuasti a toccarmi simultaneamente di sotto e di sopra, insinuando sotto la camicia la mano bollente, che mi palpò la carne desiderosa di carezze. In pochi secondi mi spogliasti e rimasi mezza nuda, sì nuda, nuda, nuda e ansiosa, perché si apriva il precipizio sul cui orlo mai ero voluta salire, perché sapevo che solo con te sarei cas**ta di sotto e avevo la certezza che mi avresti raccolta fra le tue braccia, le braccia con cui adesso mi lavoravi, dolce, bello, macho, sensuale, mentre cominciavi a leccarmi le punte dei capezzoli e poi a baciarli, a metterteli tra le labbra, a mordere senza far male le poppe calde.

– Che fai? – ripetevo, mentre adesso mi infilavi una mano dentro la parte posteriore dei pantaloni, facendomi sentire le dita calde turbare la serenità del mio buchino peloso e voglioso e contemporaneamente sentii un coso grosso e duro poggiarsi contro la mia mano destra: pensai che non mi avevi mai fatto toccare prima né mostrato il tuo pistolino, che a toccarlo non era poi tanto ino, era bello sodo, forte, nodoso, robusto.

– Spogliati, spogliami – dissi così, d’un fiato, perché non ne potevo più e queste mie parole ci fecero rimbalzare sul letto, io nuda dalla cintola in su e tu dalla cintola in giù, con un cazzo magnifico che stava su che era una meraviglia e non chiedeva altro che di essere succhiato. Non lo avevo mai fatto, ma con te era magnifico, lo scappucciai e lo presi in bocca mentre tu mi toccavi stupendamente le tette, pizzicandomi ancora i capezzoli.

Avevo chiuso gli occhi: quel bastone di carne si muoveva a suo agio dentro la mia bocca e io mi sentivo tanto, tanto troia. Succhiavo e mi sentivo in colpa, perché mi stava piacendo molto, moltissimo, e avevo ceduto così, di schianto: chissà cosa avresti pensato di me… Il mio cosino si era indurito e quando dicesti che ti piacevo da morire, che le mie tette erano più belle di quelle delle femmine, più grosse e più sexy di quelle della tua fidanzata, mi sentii quasi sciogliere, accelerai il ritmo e ti sentii piantarmi le mani sulla testa, ascoltai i tuoi insulti, troia puttana rotta in culo e in pochi secondi realizzai che il tuo piacere mi stava riempiendo la gola di un liquido caldo e dolciastro, che stavo ingoiando non solo per non soffocare, ma perché mi piaceva anche quello, mi piaceva sentirti gridare e tenermi incollata a te, fino a quando anche l’ultima goccia del tuo sperma non mi colò in gola.

Rimanemmo in silenzio, dopo.

Ero imbarazzatissima e tu pure, forse di più. Due persone in un metro quadrato e non una parola, non un respiro, in un clima spettrale.

Ti rivestisti in silenzio, mentre io filavo in bagno a sciacquarmi la bocca piena del tuo seme. Poi mi rivestii anche io e mi sedetti, dandoti le spalle. Ti sentii avvicinare, sentii le tue mani che si posavano sui miei omeri, massaggiandomi dolcemente le spalle.

– Non so dirti cosa provo quando tocco le tette alla mia ragazza. Posso dirti cosa ho provato ora: una voglia incredibile di fare anche un’altra cosa, molto bella, che a me piace da morire.

Non mi dicesti cos’era. Lo dissero le tue labbra, senza parlare. Lo disse la tua lingua, penetrando dolcemente nella mia bocca e allacciandosi alla mia, nel primo bacio della nostra vita.

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