30 anni orsono tu cogliesti, primo amante, mia mog

Oggi sono trent’anni Franco. Ci conoscemmo proprio trent’anni orsono. Io vizioso quarantenne sposato con una giovane donna di vent’anni. In me c’era il germe del cornuto e tu lo sapesti vedere. La mia giovanissima moglie ancora non poteva capire come suo marito potesse consentire che un altro uomo la violasse. Per lei le mie subdole argomentazioni erano incomprensibili. Le parlavo di trasgressioni moderne, di insolite aperture a rapporti con altre uomini come un fatto di emancipazione.

Ma avevo fatto di più, da abile ruffiano qual’ero pur di portarla al tradimento. Le avevo fatto conoscere una coppia di scambisti che io conoscevo bene; ero ogni tanto loro ospite solo guardone. Fu la lei, Manuela, a farle capire alla mia Giannina come il sesso aperto non pregiudicasse il matrimonio ma anzi lo arricchisse. Ma poi fosti tu a fare il capolavoro. Bell’uomo abbronzato, alto, mascellone, tonico, occhi chiari e con un sorriso contagioso.

Ci sapesti fare e man mano che il tuo attacco alle virtù di mia moglie procedeva io sentivo in me i fremiti che i cornuti contenti conosco fin troppo bene. Avevo -per favorirti- smesso di fare sesso con lei con una banale scusa di momentanea impotenza nervosa e il tempo giocava in tuo favore. La notte la martoriavo con la bocca e le mani ma da esperto facevo si che il suo orgasmo non esplodesse.

Poi quando capii che anche tu piacevi a lei iniziai a inserirti nelle fantasie mentre la leccavo. Richiamavo la tua immagine e ti lodavo poi grugnendo da porco leccavo con maestria. Ogni tanto sollevavo la bocca per sussurrarle con voce roca che se li ci fossi stato tu avresti saputo come renderla felice, non come me con questa incipiente impotenza. E vedessi come saltava sotto i miei colpi di lingua dopo che io ti avevo nominato.

Franco, era pronta per te. Poi finalmente -quando ormai Gianna fremeva soltanto pensandoti- preparai la vile trappola. Cena a casa nostra dove tu portasti il vinello frizzantino. Risate, battute. Gianna non aveva occhi che per te. Io mi alzavo dal tavolo continuamente per andare in cucina e rimanerci diversi minuti mentre tu, Franco la tentavi ormai apertamente. Poi lo squillo del mio telefono che era inrealtà una sveglia. Io che parlo fingendomi incazzato di dover uscire.

Infine finsi di cedere e scusandomi con loro uscii promettendo di rientrare fra un paio di ore. Era una falsa riunione condominiale per una urgenza. Uscii letteralmente tremando per l’emozione. Ero esaltato. Tra poco sarei stato cornuto. Mi voltai verso di te mentre mia moglie mi precedeva sculettando vistosamente mentre mi accompagnava alla porta. La aprì ma nel farlo non riuscì a evitare di guardarti languidamente. Io ormai ero un’ombra per lei. Mi allungò un bacio sulle labbra mentre di mi diceva torna presto.

Ribadii dispiaciuto che sarebbero occorse due ore. “Ti aspettiamo”, disse lei “Non correre per tornare a casa e… telefona quando esci così non stiamo in pensiero” “Tranquilla amore, di sicuro ti telefono appena finito dal ragioniere, così se volete un gelatino me lo dite e mi fermerò a comprarlo, anche se dovrò ritardare ancora un pò…”. Dio santo che voglia di corna avevo. Il cuore a mille e la gola secca. Uscii dal giardino e montai in macchina.

Mi aspettavano due ore di folle gelosia e di invasata eccitazione. Un’oretta dopo ripassai davanti casa e il cuore per poco non si fermò. La luce in sala abbassata; le tapparelle della camera matrimoniale abbassate. Una luce tenue filtrava da quelle tapparelle. Mi fermai più avanti e scesi di macchina. Mi davo del pazzo furioso incosciente. Potevo rovinare tutto. Ma chi è cornuto come me sa che si è pronti a tutto pur di vedere lei presa dall’ amante che la tromba furioso.

Con insospettabile agilità mi sollevai fino alla finestra come fa un atleta alla sbarra. Non riescii a vedere ma quel che sentii mi fece quasi svenire e per poco non caddi. Godeva mia moglie come mai l’ avevo sentita godere. Sembrava una belva in lotta: gemeva, ansimava, grugniva, incitava te, Franco a possederla a fondo. Improvvisamente per un istante tutto fu silenzio e temetti mi avesse visto; poi il gemito strozzato uscì dalla sua gola; gemito che crebbe fino a diventare quasi urlo; il suo ansimare fortissimo e infine pian piano la quiete.

Schiocchi di baci. Gianna bacia così, con forza, l’amante che l’ha soddisfatta, ma allora non lo sapevo.
Cercai di calmare il mio respiro, di riprendermi. Mi guardai in giro pensando di essere visto. Ma non c’era nessuno che io potessi vedere. Pian piano mi richiusi il cancelletto del giardino alle spalle e corsi in macchina. La mia testa era nel caos. Ero follemente esaltato. Il pene non era rigido, ma era sensibilissimo. Evitai di masturbarmi.

Dovevo calmarmi. Quando vi telefonai, Franco, sentii subito la voce alterata, roca di mia moglie. Sempre così quando gode molto. Rientrai coi gelati e vi vidi. Eravate una meravigliosa coppia di amanti che riceve il di lei marito appena fatto cornuto. Lei era radiosa e sprizzava felicità Tu, sicuro di te e del tuo successo, mi guardavi intensamente come a rassicurarmi che tutto era andato bene. Tu eri col possente e villoso petto nudo con sotto i pantaloni; lei aveva una sottovestina trasparente, sotto niente.

Non fu facile ignorare questa scena che mi gridava cornuto. Lasciai i gelati e andai a cambiarmi. La camera sembrava devastata dai ladri. Niente era in ordine. Quando rientrai in salotto Gianna mi guardava maliziosamente allusiva; tu mi sorridevi allusivo. Poi rivestitoti tu ci salutasti carissimo Franco e io subito ti dissi che sarei partito per Napoli il giorno dopo e ti pregai di fare compagnia a Gianna, perché, ti dissi, non vorrei uscisse sola.

Tu Franco traesti a te Gianna che subito aderì al tuo corpo e mi rassicurasti che saresti passato ogni sera da mia moglie. Venni anche io vicino a te e ti abbraccia grato, commosso. Un abbraccio a tre.
Quanta felicità hai portato a quel nel nostro letto matrimoniale! Grazie Franco!!.

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