Sara ed il fratellino feticista

“Come mai hai smesso di tormentare tua sorella, tutto d’un tratto? Hai messo la testa a posto, o ti sei semplicemente scocciato?” chiese papà Andrea a suo figlio Francesco.
“Non mi piace essere monotono” rispose Francesco, 20 anni, che effettivamente aveva sempre tormentato sua sorella Sara, 18 anni, rompendole le shitole e prendendola in giro.
“Te ne rendi conto solo dopo anni e anni di monotonia?” disse il padre, ridacchiando. “Veniamo al dunque: domani mattina io e tua madre partiamo, e mi raccomando! Non fateci trovare casa distrutta, al ritorno”.

“Sì, pa’, non siamo bambini!” disse Francesco, seccato.
“Beh, conoscendovi direi che le mie preoccupazioni sono più che giustificate. Ma sì, dai, negli ultimi giorni ho notato un netto miglioramento; mi fido di voi” disse il padre, dando una pacca sulla spalla di suo figlio.
Effettivamente, erano alcuni giorni che Francesco non aveva minimamente osato di rompere a sua sorella. Ma di certo non era stata la noia a far mettere la testa a posto a Francesco.

Francesco era un ragazzo nella media della sua età, scuro di occhi e di capelli, non il tipico palestrato, ma un fisico apprezzabile dalle ragazze.
Sara, sua sorella, aveva lunghi capelli biondi ed occhi verdi. Anche lei era molto apprezzata da tutti i ragazzi, essendo molto carina.
Fratello e sorella erano molto diversi caratterialmente: Francesco era un tipo pieno di sé, molto vanitoso, estroverso, e spesso anche buffone. Sara era una ragazza molto riservata, e in genere se ne stava tranquilla per conto suo.

Francesco amava tormentare sua sorella: coglieva sempre l’occasione per prenderla in giro, per stuzzicarla, sia davanti la famiglia che davanti gli amici.
Ma lei era sempre rimasta impassibile, in silenzio; o perché incapace di reagire, o perché poco se ne fregava. Qualche volta, invece, aveva anche pianto, silenziosamente ed in segreto.
La svolta c’era stata in un caldo pomeriggio di luglio. I genitori di Sara e Francesco sarebbero dovuti partire per trascorrere dieci giorni al mare; ovviamente, data la loro età, i due fratelli sarebbero rimasti a casa, andando al mare solo occasionalmente, con gli amici.

In quel fatidico pomeriggio, i genitori erano in giro, per le ultime spese per la vacanza; Sara era a casa di un’amica, e Francesco era rimasto da solo, a casa. L’occasione perfetta per smanettarsi con dei filmini fetish.
Sì, nonostante il suo carattere forte, Francesco nascondeva anche un’indole sottomessa. Era un amante dei piedi femminili e della dominazione. Si sentiva schiavo delle belle ragazze, a cui si sarebbe sottomesso molto volentieri. Nonostante avesse già avuto delle ragazze, ancora non era riuscito a realizzare quel suo desiderio nascosto.

L’unico sfogo l’aveva trovato in internet.
Il caso volle che quel pomeriggio Sara aveva deciso di rincasare prima.
Francesco aveva il volume al massimo, sicuro che avrebbe avuto ancora molto tempo a disposizione. Stava vedendo il video di due mistress russe, che dominavano il loro schiavo nella loro lingua, con sottotitoli in inglese.
“Eh bravo!” sentì improvvisamente Francesco. Sua sorella Sara era dietro di lui, e guardava la scena, disgustata. Non sapeva cosa fosse peggio: un uomo nudo ai piedi di due donne, sul monitor del pc di suo fratello, o suo fratello stesso, col suo membro in mano.

Francesco d’istinto stoppò il video e si rialzò velocemente i pantaloni, rosso in volto, e urlò:
“Ma ti decidi a uscire? Cazzo ci fai già a casa?”.
Ma Sara non si mosse di lì.
“A te di certo non dovrebbe importare un cazzo di cosa ci faccia io a casa. E’ casa mia, oltre che casa tua. E di certo non mi faccio dare ordini da te in questo momento. A te questo piace, allora? Questo si nasconde dietro il tuo carattere di merda? Un uomo che si eccita guardando un uomo nudo ai piedi di due sgualdrine che lo frustano? Mi sento proprio delusa.

Stronzo, sì… ma fino a questi livelli no, che cavolo!” urlò Sara, con una calma ed una freddezza spiazzante.
Francesco avrebbe voluto morire per la vergogna.
“E a te non deve importare cosa mi piace… a me piace di tutto, piace cambiare…” fu la prima scusa che riuscì a trovare.
“Ma quale cambiare!” sbraitò Sara. “Ora sarai tu, a cambiare. Le cose in questa casa, cambieranno. Ora sarò io a dominare te.

Ma non come fanno quelle donne in questi schifosissimi video senza trama da quattro soldi. Di certo non ti metterò i piedi in faccia per dieci minuti per poi farti sparare un segone, e sono sicura che lo faresti anche, porco pervertito. Io ti dominerò nel vero senso della parola. D’ora in poi smetterai di usare quel carattere di merda contro di me, e anzi, ti renderai molto utile. Dovrai smettere di rompermi le palle, quando sto con le mie amiche mi devi lasciare in santa pace con loro, devi smetterla di pavoneggiarti, almeno quando ci sono pure io.

E, come detto prima, ti renderai utile per molte cose. Mi puoi fare da tassista, puoi ‘aiutarmi’ a pulire la camera, e tante altre cose.
E poi, se proprio ogni tanto ti voglio far divertire un poco, ti lascerò l’onore di potermi massaggiare i piedi. Tanto, lo so che ti piacerebbe, e voglio anche vedere fino a che punto sei uno schifoso pervertito. Se non accetti queste condizioni, beh… credo che le mie amiche e i tuoi amici potrebbero qualcosa su cui spettegolare.

Io odio farlo, ma loro potrebbero trovarlo divertente. Ai nostri genitori non dirò nulla, per non dargli un gran dispiacere. Ma tu da ora in poi dovrai tremare, quando ci sono io. Ma stai tranquillo, tra pochi giorni mamma e papà partono: hai scelto un ottimo momento per farti trovare in flagrante. Avremo molto tempo per parlare e metterci d’accordo sulle cose. Ora ricomponiti e vai a vedere se in camera mia c’è qualcosa da mettere in ordine”.

‘Che coglione che sono!’ pensò Francesco. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era farsi sottomettere da sua sorella… che piano piano si avvicinò, e gli mollò un ceffone forte e sonoro sulla guancia, facendogli molto male.
“A dopo, schiavo” disse Sara, calcando molto accuratamente la parola ‘schiavo’; poi scoppiò a ridere, e se ne andò.
La reazione istintiva di Francesco sarebbe stata quella di picchiarla selvaggiamente… ma dopo tutto, lei era venuta a conoscenza del suo segreto più oscuro.

Una sola parola, e avrebbe perso la dignità. Voleva uscirsene da quella situazione, ma doveva pensare bene come. Sapeva benissimo che sua sorella non era una stupida, e sarebbe stato difficile scendere a patti con lei, dopo anni e anni di tormento.
Francesco andò in camera di Sara, che fortunatamente, non era molto disordinata. Mentre riordinava quelle poche cose che erano in giro, Francesco pensava frenetico: sarebbe riuscito ad uscirsene da quella situazione infernale?
Riordinando la camera di Sara, Francesco rimase ammirato dal suo ordine e dalla sua pulizia.

Fortunatamente, non c’era un granché da ordinare o pulire, il grosso già era stato fatto da Sara. Sulla scrivania, Francesco notò alcune fotografie di sua sorella con alcune amiche: sua sorella era una ragazza molto semplice e sorridente. Rimase qualche minuto a fissare quelle foto; doveva essersi comportato davvero da stronzo, per farsi odiare così tanto da una ragazza così; perché, effettivamente, per arrivare a quel tipo di ricatto, Sara doveva odiarlo davvero parecchio, e Francesco non vedeva un metodo di riappacificazione; Sara aveva finalmente avuto la sua occasione per capovolgere la situazione in famiglia, e difficilmente se la sarebbe fatta scappare.

I giorni successivi, alla vigilia della partenza dei genitori, si avvertivano già i primi segnali di cambiamento: Francesco non osava guardare sua sorella negli occhi, sia per l’imbarazzo di essere stato scoperto a masturbarsi davanti un video fetish, sia per paura che potesse aprire bocca davanti i suoi (anche se effettivamente lei aveva promesso di non proferire parola davanti a loro, ma avrebbe benissimo potuto cambiare idea da un momento all’altro).
I genitori notarono questo improvviso cambiamento, e ciò portò il padre a chiederne il motivo a Francesco, che si giustificò menzionando la noia.

La sera prima della partenza, i genitori fecero le solite raccomandazioni ai figli; di stare attenti alla casa, di non lasciarla troppo da sola, soprattutto di sera, di non sprecare troppa corrente elettrica, e, soprattutto, di non litigare tra di loro.
Dopo le raccomandazioni dei genitori, Sara prese Francesco da parte, tirandolo per un braccio, e gli disse:
“Anche io ho delle raccomandazioni da farti, Francesco. Ma ne parleremo domani mattina, a quattro occhi, tranquilli tranquilli.

Sogni d’oro bambino mio” e gli schioccò un bacio sulla guancia.
Evidentemente, Sara si stava godendo il suo momento di gloria.
La mattina dopo, i genitori partirono, e Francesco rimase a dormire fino a tardi… o almeno, fino al momento in cui Sara entrò in camera sua, accendendo la luce, abbagliando i suoi occhi.
“Spegni quella luce!” urlò Francesco istintivamente.
Sara si sedette lentamente sul suo letto, e gli mollò un ceffone improvviso e violento.

“Ancora pensi di dirmi cosa devo e cosa non devo fare? Allora cominciamo davvero male, Francesco” disse Sara, con una calma allucinante. Non sembrava arrabbiata, voleva semplicemente godersi quei momenti in santa pace, per quella che sapeve essere una tortura per un tipo come suo fratello.
“Tu non puoi permetterti di infrangere le mie regole” continuò Sara. “Oppure… dalla mia bocca potrebbe… ecco… sfuggire che tu ti stavi smanettando davanti al computer.

Ma mica un semplice porno? Ovviamente no! C’erano due belle puttanelle straniere, che si divertivano a schiacciare un uomo nudo ed insignificante… esattamente come te: non dirmi che non ti sarebbe piaciuto essere nei suoi panni; anzi, nei suoi NON panni, visto che era nudo. E poi? Cosa penserebbero i tuoi amici di te? O le mie amiche? Non penso che ci faresti una bella figura, soprattutto coi maschietti. Visto che stronza che sono, Francy? Ma no, dai.

Lo stronzo sei tu, che, pur essendo un sottomesso del cazzo, hai sempre voluto fare la parte del buffone, rompendomi le palle in una maniera indicibile”.
Francesco era seccato di dover riascoltare quelle cose; ogni parola di sua sorella era una pugnalata diritta al cuore. Ma che avrebbe potuto fare? Picchiarla? Avrebbe solo peggiorato le cose. Minacciarla? Ma di cosa? Lei aveva la coscienza pulita, e non gli veniva in mente nessuno stratagemma per sistemare le cose.

Avrebbe solo dovuto collaborare; e si aspettava un prezzo altissimo da pagare. E infatti, sua sorella fu inflessibile.
“Ora cominciamo con le regole” continuò Sara. “Per prima cosa, in casa, sarai sempre tu a mettere in ordine, e visto che sei un buono a nulla, ti dirò io come fare, e guai a te se mi fai ripetere una cosa più di una volta. Poi, papà ha detto che dobbiamo dividerci i momenti in cui accendere l’aria condizionata nelle nostre camere, quando riposiamo o quando andiamo a dormire; inutile dire che tu mi cederai tutte le tue volte.

Tu potrai accenderlo solo quando io non sono in casa, perché quando ci sarò, accenderò sempre e solo il mio, e non pensare minimamente di venire in camera mia per scroccare un po’ di aria fresca, devi marcire al caldo, davanti i tuoi video: farai un mix di sudore, tra calore ed eccitazione. Poi, mi aiuterai economicamente: se mi serve una ricarica telefonica, o qualsiasi altra cosa, come un’uscita, un ingresso in spiaggia o al cinema e tante altre cose, sarai tu a sborsare i soldi, dai tuoi risparmi; i miei me li conserverò con tanto amore.

Inutile dire che se solo lo volessi, tu dovrai accompagnarmi da qualsiasi parte io voglia, a qualsiasi orario, e non m’importa che impegni tu abbia preso; anzi, se hai intenzione di fare qualcosa, vienimi prima a chiedere il permesso, che è meglio. Poi organizzeremo una serata con amici in comune, perché ti voglio osservare durante tutta la serata, e tu dovrai essere teso come una corda di un violino per tutto il tempo, temendo che io possa dire qualcosa; e guai a te se sgarri, potrei davvero parlare senza pietà.

E poi mi darai i numeri di telefono di tutti i tuoi amici più stretti, che devo averli a portata di mano: non sia mai dovessi fare qualche avviso urgente. Su, dai, muoviti!”.
Francesco rimase pietrificato: pretendeva addirittura i numeri dei suoi amici. Un piccolo momento di rabbia, o di nervosismo, e lo avrebbe sputtanato senza pietà.
“I numeri… i numeri dei miei amici? Ti prego, no!” disse Francesco. “Io… io farò tutto quello che vuoi, davvero, e ti chiedo anche scusa per il mio comportamento nei tuoi confronti, davvero, però ti prego, i numeri dei miei amici no! Ti scongiuro”.

Si stava facendo piccolo piccolo.
“Eh no, caro mio. Quanto può essere facile, ora, usare quel termine, quella piccola parola: ‘scusa’? Hai avuto centinaia, migliaia di occasioni per chiedermi scusa, e per cambiare carattere, per cambiare atteggiamento. Ma non lo hai fatto; ed ora le tue scuse non valgono un cazzo, perché non sono sincere, non sono dettate dal tuo cuore, ma dalla tua paura, dal tuo orgoglio: il solo pensiero che io possa dire qualcosa ti terrorizza, non ti lascia respirare.

Ma io la promessa l’ho fatta, ed io le mantengo, le promesse, perché sono una persona corretta, al contrario di te. E come manterrei la promessa di non dire niente se farai filare tutto liscio, così manterrei la promessa di sputtanarti davanti chiunque, se non mi starai a sentire. Ed ora, come ti ho detto prima, dammi i numeri dei tuoi amici. Subito!” esclamò Sara.
Francesco desiderava ardemente di picchiarla, di spaccarle la faccia, il naso, e tutto ciò che aveva a portata di mano; ma così avrebbe solo peggiorato la situazione.

Sarebbe finito nei guai con i suoi genitori, per aver messo le mani addosso a sua sorella, e sarebbe finito nei guai col resto del mondo, perché sua sorella l’avrebbe sicuramente sputtanato. Prese il cellulare, e Sara glielo strappò di mano, copiando i numeri di tutti i suoi amici più stretti.
“Ti piacerebbe leccare i piedi delle mie amiche, verme?” chiese Sara divertita.
“Sara… ti prego, così mi metti in imbarazzo; non mi è facile parlare di questo” fu la risposta di Francesco.

“Ah, ed io mi dovrei preoccupare dei tuoi sentimenti, adesso? Quando tu, per anni, non ti sei fregato di nulla! Non ti importava se io mi sentivo umiliata o meno; l’importante era alzare la cresta. Ma dimmi un po’. Non è che ti piacerebbe provare coi miei?” chiese poi Sara, incuriosita.
“No…” fu la risposta iniziale di Francesco.
“Taci!” urlò Sara, e dicendolo, alzò lentamente il suo piede destro: aveva un piede 38, molto carino, curato, e pulito: Sara amava prendersi cura del proprio corpo; però al momento non aveva nessuno smalto.

Mise lentamente il piede sotto il naso di suo fratello, che ebbe un attimo di esitazione; poi, capendo che non aveva più niente da perdere si lasciò andare: dopo tutto, non aveva mai realizzato le sue fantasie fetish.
Socchiuse lentamente gli occhi, e comincio ad odorare lentamente i piedi della sorella. Non sapevano di niente, forse solo una leggerissima sudorazione, che tuttavia non le facevano puzzare il piede. Poi, mano mano, Francesco cominciava ad abbandonarsi.

Chiuse gli occhi, e baciò appassionatamente il piede di Sara, afferrandolo tra le mani, stampandoselo sul viso.
Sara fu sorpresa da questa improvvisa reazione, e ritrasse il suo piede, dando prima uno schiaffetto sulla guancia del fratello.
“Cazzo, ma tu fai sul serio!” urlò Sara.
Francesco era ancora mezzo tramortito, e Sara notò una lieve erezione tra le cosce di suo fratello.
“Ma allora sei proprio malato!” continuò ad urlare.

“Addirittura eccitarti con tua sorella. I piedi di tua sorella! Sarai mica i****tuoso? O sono i piedi che ti portano in questo stato di catalessi? Oh, cazzo, rispondi!” disse, e gli diede un altro colpo in faccia, col piede. Anzi, cominciò a dargliene più di uno.
“I tuoi…. i tuoi piedi sono bellissimi” disse Francesco, ansimando. Ormai era fatta, era eccitato, e vedeva in sua sorella una potenziale padrona. Se proprio non poteva uscirsene da quella situazione, beh… tanto valeva, rigirarla a modo suo, in suo vantaggio, cercando di trarne piacere, in qualche modo.

“Ah i miei piedi sono belli? E dei bei piedi, di tua sorella per giunta, ti portano a questo stato di eccitazione? Secondo me tu sei malato, bello mio” disse Sara, cominciando a provare sempre più gusto a maltrattare suo fratello, quello che per anni era stato il suo aguzzino. In realtà, Sara non disprezzava i feticisti, disprezzava suo fratello, e ogni scusa era buona per maltrattarlo. Stava approfittando di quella situazione per vendicarsi, semplicemente.

“Sara… ti prego… io…” ma Francesco non continuò mai a dire quello che avrebbe voluto. Stava perdendo la testa, e l’unica cosa che desiderava, in quel momento, era di sottomettersi ai piedi di sua sorella, magari invocando perdono.
“Taci! Stai zitto!” urlò invece Sara. “Non ho per niente voglia di sentire la tua voce, soprattutto ora, che stai arrapato peggio di un cane. Stenditi sul pavimento, cane, ora! E non proferire parola, tieni quella cazzo di bocca chiusa!”.

Ormai si stava calando nel ruolo, ed era consapevole che stava procurando del piacere a suo fratello. Lo fece stendere, e gli stampò i piedi in faccia.
“Dai, bacia! Fammi vedere quanto cazzo sei uno schifoso pervertito. Ti stai umiliando ai piedi di tua sorella minore, della tua sorellina che avevi sempre preso in giro, e questo per sfogare i tuoi desideri malati. Sono pronta a scommettere che nessuna ragazza ti concederebbe di farlo senza considerarti un malato.

Saresti proprio perfetto per essere il cane mio e delle mie amiche. Ma non ti credere che io ti voglia rendere la vita facile, stronzo. So che ti piacerebbe trovare finalmente un gruppo di ragazze che ti trattino per quello che sei, ma per questo ti devi servire ancora di internet. Quando lo vorrò io, è chiaro!”. Dicendo queste cose, Sara muoveva frenetici i suoi piedi sul volto di Francesco, e non sapeva se lui la stesse realmente ascoltando, perché ormai, per lui, esistavano solo i piedi di sua sorella.

Sara notò l’eccitazione di Francesco, e gli mollò un calcio tra le palle, ma lui non si ribellò, anzi, ne trasse piacere.
“Non ti permettere ad eccitarti troppo, schifoso maiale!” urlò Sara.
Nel frattempo, squillò il cellulare di Sara. Stetta una decina di minuti a telefono con una sua amica, durante i quali trascorreva il tempo a tormentare Francesco coi suoi piedi, calpestandolo, infilandogli i piedi in bocca, schiaffeggiandolo, e salendo anche su di lui.

Alla fine della telefonata, Sara levò i piedi dalla faccia di Francesco, e gli ordinò di ricomporsi.
“La festa è finita, schiavo” disse Sara, ridendo. Ricorda cosa ti dissi l’altro giorno: ti avrei concesso un po’ i miei piedi, ma poi stop. I tuoi compiti veri sono quelli di obbedirmi e basta. Sabato sera invito le mie amiche a casa, e tu mi sarai molto utile: mi aiuterai a preparare tutto, e, ovviamente, a fine serata metterai tutto in ordine.

E vedi di obbedire per filo e per segno a ogni cosa che ti dirò… o poi potrebbe scappare la leccatina di piedi a qualche mia amica… ahahah!”.
Francesco era combattuto: era sia eccitato che preoccupato. Quei dieci minuti in cui sua sorella l’aveva trattato da schiavo, si era sentito in paradiso; figuriamoci, poi, cosa sarebbe stato se avesse fatto lo schiavo di tutte le sue amiche. Ma un conto era la fantasia, un altro conto era la realtà.

Ci sarebbe andato di mezzo la sua dignità davanti le amiche di sua sorella, davanti le quali si era sempre professato come un Dio. E poi… il segreto sarebbe stato condiviso da più persone, ragazze, d’altronde. Era improbabile che tutte loro avrebbero mantenuto il segreto; avrebbe fatto il giro di tutto il circondato in un batter d’occhio. Meglio restare cauti, per il momento.
Sara parve leggergli nel pensiero.
“So che questa notizia ti ha turbato, ma ora datti da fare: si deve fare la spesa, e ovviamente la farai tu; e poi si devono rifare i letti, altro compito tuo.

Mentre stai fuori, penso a cos’altro poter farti fare. E poi, con calma, ti dirò le mie intenzioni per sabato sera quali sono. Ora vai!” gli ordinò. E Francesco, che ormai pendeva dalle labbra di sua sorella, si vestì, e si avviò verso la porta, mentre Sara accese l’aria condizionata nella stanza di suo fratello, si sdraiò sul suo lettino, e si addormentò.
Quando Francesco tornò a casa, dopo aver fatto la spesa, trovò sua sorella Sara che dormiva ancora, in camera sua.

Aveva il volto rilassato e il respiro lento. Da un lato gli dispiaceva doverla svegliare… ma d’altro canto lei lo stava maltrattando da giorni, quindi forse sarebbe convenuto lasciarla dormire un po’. Forse così avrebbe avuto un po’ di pace.
Approfittando del fatto che in camera sua era accesa l’aria condizionata, Francesco si sedette stesso lì, sperando che sua sorella si fosse svegliata il più tardi possibile, perché già sapeva che una volta sveglia avrebbe cominciato a comandarlo a bacchetta, e lui non aveva le carte in regola per poter reagire.

Pensando, Francesco realizzò che, nonostante tutto, quella mattina sua sorella lo aveva fatto eccitare in una maniera pazzesca: per la prima volta in vita sua aveva potuto adorare dei piedi femminili, ed era stato, seppur per poco tempo, sottomesso da una donna. La sottomissione che piaceva a lui, non quella che sua sorella gli stava facendo subire. E poi… i piedi di sua sorella erano magnifici; non aveva mai fantasticato sui piedi di sua sorella, e cominciò a pensare che quello era stato un grandissimo errore, perché aveva una ragazza con dei piedi fantastici sotto lo stesso tetto e non ne aveva mai approfittato; dopo tutto, aveva sempre trascorso il suo tempo a maltrattarla.

Mentre pensava, Sara cambiò posizione, girandosi dal lato opposto di Francesco, mettendo in mostra le piante dei piedi. Quella era la visione che faceva impazzire Francesco, che decise di approfittarne.
Si avvicinò lentamente a sua sorella, si inginocchiò ai piedi del letto, e, molto cauto, mise la faccia sotto un suo piede. Era esattamente come prima: Sara era una ragazza molto pulita ed ordinata, per cui non si sentiva un granché di odore, ma non era quello che importava: un po’ di odore leggero si sentiva, ed era la situazione in generale che eccitava Francesco.

Cominciò ad avvertire un’immediata eccitazione, e cominciò a toccarsi il membro, seppur da sopra i pantaloni, che si induriva sempre di più. Sperando che sua sorella non si svegliasse, Francesco continuò così per qualche secondo; quando sarebbe stato al culmine dell’eccitazione sarebbe corso in bagno per spararsi una sega. Ma ovviamente, l’eccitazione gli aveva dato in testa, e perse il controllo: schioccò un sonoro bacio sotto il piede di Sara, che si svegliò istantaneamente.

Non appena vide la scena, ritrasse velocemente il piede e si mise seduta sul letto.
“Ma cosa cazzo stavi facendo? Non posso addormentarmi due secondi, che tu subito mi infili il naso sotto i piedi! Ma tu stai grave proprio! Ti ho detto che ti avrei concesso i miei piedi qualche volta, per farti divertire… ma ogni tanto, quando lo decido io! Questo non ti dà il permesso di buttarti ai miei piedi ogni qual volta tu lo voglia, imbecille! Tu devi obbedirmi e basta, non sto facendo questo per il tuo piacere, ma per il mio! E non farmi perdere la pazienza!” urlò Sara, arrabbiata.

“Scusa, Sara, scusa… io… ho, ecco… perso il controllo, scusa” disse Francesco, con la testa bassa.
“Ancora che mi chiedi scusa? Tu non mi devi chiedere scusa, ho detto! Le tue scuse non sono sincere. Io non ti ho mai sentito chiedere scusa a nessuno, Francesco, e non vedo perché dovresti chiedere scusa a me. Lo fai solo perché c’è il tuo tornaconto personale, perché tu speri che io mi possa intenerire, e magari porre fine a questa tortura, e poi, magari ancora, rigirare la faccenda a piacere tuo.

Si vede proprio che non mi conosci, caro fratello. Sei un lurido egoista, lo sei da sempre. E ora vai a rifare il mio letto, muoviti!”.
Sara continuava ad essere inflessibile. Da lì Francesco capì che avrebbe dovuto pagarla fino alla fine. Sara lo aveva provocato per bene, coi suoi piedi, ma non gli concedeva il contatto, e questo contribuiva a rendergli la vita un inferno: glieli aveva fatti assaggiare, ma ora avrebbe solo potuto desiderarli, oltre che essere sottomesso alle sue volontà.

Mentre Francesco rifaceva il letto di sua sorella, Sara entrò nella stanza, a piedi nudi: un’autentica provocazione, perché Sara, essendo amante della pulizia, non camminava mai scalza. Ovviamente, Francesco impazziva per le ragazze che camminavano a piedi nudi, e smise per qualche secondo di fare quello che stava facendo, fissando intensamente i piedi di Sara, che gli diede uno schiaffo forte,
“Che guardi?” chiese lei, con un’espressione da autentica bastarda. “Sì, cammino a piedi nudi, fa caldo.

Vuol dire che me li laverò qualche volta in più. Tu, piuttosto, non vedi che mi stai rifacendo il letto una schifezza? Rifallo da capo!”.
Sì, si stava effettivamente comportando da bastarda: si sedette di fronte a Francesco, muovendo delicatamente i piedi con fare sensuale, consapevole che la cosa mandasse in estasi Francesco, che impiegò il doppio del tempo per rifare il letto in maniera decente.
Una volta fatto, Francesco chiese:
“Ecco fatto.

Contenta ora?”.
Sara si avvicinò a Francesco, e gli sussurrò a bassissima voce nell’orecchio, facendogli venire un brivido:
“Ma io lo ero anche prima. Solo che mi andava di farti rifare il letto due volte, tanto, fa bene alla salute l’attività fisica. E mi sa che devi rifare anche il tuo per bene, perché dormendo l’ho scomposto un po’ troppo… mi scusi, vero?”. Aveva usato un tono da stronza, gli morse l’orecchio e andò a guardare la TV sul divano.

Durante la mattinata, chiamò diverse volte Francesco, facendosi portare bibite varie, giornali, riviste, libri… non che ne avesse davvero bisogno, ma si divertiva a comandare a bacchetta suo fratello e farlo andare avanti e indietro inutilmente.
“Oggi mi sento allegra” disse Sara sorridendo. “Sei proprio un bravo maggiordomo. E ti concederò l’onore di massaggiarmi i piedi, che ne ho bisogno”.
Francesco iniziò a massaggiare i piedi di Sara, approfittando subito per mettere la faccia sotto i suoi piedi, che, essendo un po’ impolverati, dato che aveva camminato scalza, emanavano un odore un po’ più particolare.

Sara rise sonoramente, e disse:
“Sei proprio senza speranze, feticista. Appena vedi i miei piedi perdi il senno della ragione. Sempre se l’hai mai avuto. Ora vai in bagno e vatti a liberare, poi vieni a lavarmi i piedi, e poi cucini qualcosa”.
“Li… liberarmi? Che intendi?” chiese Francesco, facendo la parte del finto tonto.
“Oh, ma che diavolo, vuoi farmi diventare ancora più volgare? Una ragazze fine come me? Ok! L’hai voluto tu, visto che fai finta di non capire! Vai al cesso, e sparati un segone pensando che io ti stia schiacciando coi miei piedi! Poi sborra, e torna qua, che mi lavi i piedi” rispose Sara seccata.

Francesco eseguì alla lettera; essendo molto eccitato, ci mise due secondi a venire abbondantemente, pensando di essere prostrato ai piedi di sua sorella, che ordinava di pulirglieli ben bene.
Poi, si rese conto del perché sua sorella gli aveva ordinato di masturbarsi prima di lavarle i piedi: subito dopo la masturbazione, Francesco aveva perso tutta la sua eccitazione e tutto il suo entusiasmo, e trovava particolarmente umiliante, poi, dover lavare i piedi proprio a sua sorella minore.

E questo Sara lo doveva saper bene: era proprio intelligente, quella ragazza.
“Già fatto bimbo?” chiese Sara, sorridendo. “Ti ho fatto divertire, ma non pensavi mica che ti rendessi la vita facile. Ora mi lavi i piedi come si deve, ma proprio nel momento in cui non puoi provare eccitazione. Muoviti, che si fa tardi per mangiare poi!”. Francesco si sentiva mortificato. Sara stava riuscendo nel suo intento alla perfezione. Stava diventando una marionetta nelle mani di sua sorella.

Prese una bacinella, e la riempì di acqua e sapone. Dopodiché, Sara immerse i piedi nella bacinella, e chiuse gli occhi, rilassata.
“Ora, Francy, massaggiami i piedi, lentamente. Accarezzali. Tanto, eccitazione a parte, lo so che ti piace. Io mi rilasso un pochettino” disse Sara.
A parte i primissimi momenti, Francesco trovò la cosa molto piacevole.
Toccava a piacimento i piedi di sua sorella, che non proferiva parola, ma continuava ad avere gli occhi chiusi: evidentemente, la cosa piaceva anche a lei.

Francesco le massaggiava i piedi, li solleticava, e le diede addirittura un bacio sul dorso del piede.
“Dì la verità, piccolo: ti sto facendo contento come una Pasqua vero?” chiese Sara, scoppiando a ridere.
Francesco non rispose, ma continuò a lavarle i piedi.
Per qualche momento, fratello e sorella sembravano essere complici.
Francesco si pentì di non aver mai cercato quella complicità. Si rese conto che, in fin dei conti, voleva un gran bene a sua sorella; ma se ne rese conto troppo tardi.

Provava reale pentimento, per i suoi comportamenti eccessivamente sgarbati, ma ormai era troppo tardi. Sua sorella non voleva accettare le sue scuse, ma voleva solo lentamente vendicarsi, e lo stava facendo nel migliore dei modi.
Improvvisamente, Sara parlò, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi:
“Ok, credo che ora i miei piedini siano belli puliti puliti. Asciugameli, e datti da fare in cucina. Lo so, ti piaceva… ma le cose belle non possono durare per sempre” e gli mandò un bacio.

Francesco asciugò i piedi a Sara, si alzò, e l’abbracciò, ma Sara subito lo respinse:
“No! Che fai? Chi ti ha detto di abbracciarmi? Io non voglio! Ma perché devi sempre rovinare i bei momenti in qualche modo? Che ti salta in mente? Ti pensi che abbracciandomi risolvi le cose? Non risolvi un bel niente! Anzi, peggiori solo le cose. E ora sbrigati!”.
Francesco rimase molto male da quella reazione. Quella volta, aveva realmente provato il desiderio di abbracciare sua sorella; ma si era ridotto in quella situazione; Sara non voleva saperne di abbracciarlo.

Andò silenziosamente ai fornelli, e arrangiò qualcosina.
Dovette ovviamente anche apparecchiare, sparecchiare e fare i piatti.
Sara era la tipa che aiutava in casa, senza fare storie; ovviamente, ora, non avrebbe mosso un dito, perché era compito di Francesco fare tutto, che invece, era sempre stato un gran fannullone sfaticato.
Dopo pranzo, Sara comunicò a Francesco che sarebbe andata a riposare in camera sua, accendendo l’aria condizionata.
“Guai a te se mi accorgo che hai acceso l’aria in camera tua.

Potresti pentirtene, e parlo sul serio. E non provare nemmeno a venire in camera mia. Ciao” tagliò corto, e se ne andò.
“Perché non ti fai sentire più?”. Un amico di Francesco lo aveva chiamato, perché aveva notato qualcosa di strano. L’assenza dei genitori sarebbe stata motivo di baldoria per Francesco, che avrebbe invitato amici, sarebbe uscito, andato al mare, feste, tutto senza tregua. Ed invece, Francesco si era rinchiuso in casa, perdendo quasi tutti i contatti col mondo esterno, e la cosa aveva insospettito il suo migliore amico.

“Non è che non mi faccio sentire… è che, sai… i miei non ci sono, e vogliono che io stia attento alla casa, a mia sorella… davvero, nulla contro nessuno, ma quest’anno i miei sono stati inflessibili”. Francesco ebbe una risposta pronta, ed anche convincente, anche se il suo amico ne rimase un po’ deluso, chiedendogli di vedersi il prima possibile.
Francesco però voleva prima chiedere il permesso a Sara; a cosa si era ridotto.

Dopo qualche minuto, Sara uscì dalla sua camera, con gli occhi pieni di sonno.
“Ho sentito quello che dicevi al tuo amico” disse, accarezzandogli il volto. “E hai dato un’ottima risposta. Vedo che i primi risultati dell’educazione si vedono. Sai che mi devi chiedere il permesso, per qualunque cosa. Non ti azzardare a prendere decisioni da solo. E a proposito. Ho sentito le mie amiche: siccome sabato sera c’è una festa, alla quale mi accompagnerai tu, ovviamente, abbiamo deciso di anticipare la pizzata a casa per stasera.

Questo significa che sarai tu ad andare in pizzeria a prendere le pizze; però, prima di scendere, preparerai le tavole. Poi, ricordati di andare a comprare le bibite. E passerai la serata con noi, non pensare che io ti dia il permesso di uscirtene o di passare la serata in camera tua a smanettarti davanti due piedi. E ricorda il nostro patto: dovrai obbedirmi per filo e per segno, o, stasera, le mie amiche avranno argomenti su cui farsi due risate.

Sono stata chiara?”. Continuava ad essere spietata. Sembrava un inferno, un vortice senza fine, dove l’unica tregua concessa era quando Sara gli concedeva per un po’ i suoi piedi.
Francesco trascorse il pomeriggio pensieroso, preoccupato che Sara potesse farsi scappare qualcosa di bocca; lei non parlò molto, durante il pomeriggio, gli concesse un po’ di libertà: aveva deciso di lasciargliela quel pomeriggio, perché era consapevole che lui, preoccupato per la serata, non se la sarebbe goduta in pieno.

Ormai la psiche di Francesco dipendeva strettamente da quella di Sara. Era una sottomissione psicologica. Lei aveva in pieno potere suo fratello.
Quando arrivarono le amiche di Sara, in serata, furono molto sorprese nel vedere Francesco che collaborava in casa: conoscevano molto bene la situazione in famiglia, e sapevano che Francesco era un gran buffone. E a tavola, Sara accentuò la cosa:
“Francy, versami un po’ di coca; Francy, passami un altro pezzo di pizza; Francy, vai a prendermi una forchetta pulita”.

Sapeva che per Francesco la cosa era molto umiliante. Lui non proferì parola tutta la serata, fino a quando, in un momento di distrazione, un’amica di Sara prese Francesco da parte, e gli chiese:
“Ma si può sapere che cazzo ti prende? Ti vuoi rendere ridicolo, o cosa? Una via di mezzo non esiste? Prima facevi il buffone, ora sembri lo schiavetto di tua sorella. Ma diamoci una calmata!”.
“Senti, tu non puoi capire, fatti i cazzi tuoi!” urlò Francesco esasperato.

Fortuna per lui che Sara non si accorse di questa scenetta.
“Come sei servizievole, stasera!” disse un’altra amica di Sara, ma questa con un tono gentile e cordiale.
“Eh, hai visto?” intervenne Sara. “Esistono ancora i cavalieri. Anche nel cuore di un duro, si può nascondere un gentiluomo. Basta che la sorellina gli chiede un piccolo favore, e lui subito si addolcisce”.
Qualche amica rimase sconvolta, qualcun’altra semplicemente ammirata.
In serata non ci furono più accenni all’improvviso e sconcertante cambiamento di carattere di Francesco.

A fine serata, tutte le amiche ringraziarono e se ne andarono via, eccetto Valeria.
Valeria era la migliore amica di Sara.
“Stasera Valeria dormirà a casa nostra” comunicò Sara a Francesco. “Dormiremo nel lettone di mamma e papà”.
Le due ragazze si chiusero nella stanza dei genitori, e Francesco si stese un po’ sul divano, perdendo tempo col computer. Si era tranquillizzato; ormai Sara stava con la sua amica, Valeria, e si sarebbe dimenticata completamente di lui.

Fino a quando… Sara chiamò Francesco, che la raggiunse nella camera da letto.
“Siediti con noi, Francy” cominciò a dire Sara. “Ora dobbiamo spiegare alcune cose a Valeria. Lei è la mia migliore amica, e si è accorta che c’è qualcosa che non va; non vorrai mica che io menta a Valeria?”.
Francesco sgranò gli occhi, terrorizzato.
“Che… che cazzo vuoi fare, Sara? E le tue promesse? No, no! Non ti permettere! Ho fatto quello che vuoi, ora devi mantenere la tua promessa!” urlò Francesco, tremando per la rabbia e la paura.

“Francesco, tu non sei nessuno per dirmi cosa devo o non devo fare. Io non dirò questa cosa a nessuno, stasera avrei potuto sputtanarti davanti tutte, ma non l’ho fatto. Ma Valeria… Valeria è la mia migliore amica. Non voglio mentire a lei. Lei è una sorella, per me. Con lei ho avuto un rapporto fraterno, quello che tu mi hai sempre negato. Ed ora, tu, non hai il diritto di starmi a chiedere di non farlo.

Io lo farò. Racconterò tutto a Valeria. Sarà il nostro segreto a tre. E saremo gli unici tre a saperlo. Sempre che tu faccia procedere tutto secondo i piani” disse Sara. Niente da fare. Ora era lei a comandare. Francesco non poté fare altro che tremare in silenzio, col respiro affannoso.
“Che succede, Sara?” chiese Valeria, un po’ preoccupata.
“No, non succede niente” rispose Sara, succedendo. “Però ti volevo informare di alcune cose.

Tu lo sai, vero, che ci sono alcuni uomini che amano i piedi delle donne? Che amano sottomettersi ad una donna che gli faccia da padrona?”.
“Sì” rispose Valeria, con un’espressione strana sul volto, che di certo non esprimeva un interesse positivo.
“E beh; Francesco è uno di quelli. Sì, Francesco” disse Sara, perché Valeria aveva assunto un’espressione letteralmente stupita e sconvolta.
“Qualche giorno fa” continuò Sara “Ho sgamato Francesco mentre si divertiva a smanettarsi il suo coso davanti uno di quei video.

Avresti dovuto vedere, Vale: due donne vestite in cuoio, in una specie di stanza strana, che sottomettevano un uomo nudo. Lo picchiavano, se lo mettevano sotto i piedi… e queste cose piacciono a Francesco. Per mettergli un pochettino i piedi sotto il naso, si è eccitato, è andato in estasi ed ha avuto un’erezione; eppure io sono sua sorella, una ragazza su cui (spero!) non ha mai avuto una minima fantasia. E questo è meraviglioso, non trovi? Finalmente ho scoperto questo lato del suo carattere, e sono finalmente riuscita a zittirlo ed abbassargli la cresta.

Ora mi deve obbedire per filo o per segno, o questa storia farà il giro del circondato. Tanto, conoscendo alcune delle nostre amiche, non mi stupirei che la notizia si diffondesse per tutta la città. Ma visto che io non sono una bastarda quanto lui, sono scesa a patti. Se farà tutto quello che voglio io, e recupererà (e credimi, il percorso è molto, ma molto lungo) io manterrò questo segreto per sempre. Ma se sgarrerà… beh; per lo meno, le ragazze che conosce sapranno di questa sua passione perversa.

Troverà di certo qualcuna che lo accontenterà”.
Sara sorrideva, soddisfatta. Valeria, invece, non aveva preso a ridere la cosa, sembrava più che altro delusa, se non proprio disgustata.
“E’ vero, Francesco? Davvero sei un malato dei piedi?” chiese Valeria.
Non potendo fare altrimenti, Francesco ammise tutto, senza avere il coraggio di guardare Valeria negli occhi:
“Sì, è vero. Sono feticista”.
Valeria non sapeva cosa dire, e guardò Sara negli occhi, che le disse:
“Ora, Valeria, dobbiamo farci due risate, e tu mi aiuterai.

Per prima cosa, facciamogli desiderare un po’ i nostri piedi, ti faccio vedere come si arrapa, poi, quando vede che non può averli, si dispera come un bambino che non ha avuto la sua caramella. E poi… alla festa di sabato sera ci sarà anche lui, con noi. Non perché si debba godere la festa, ma perché deve vivere tutta la serata col terrore che una delle due possa spettegolare su di lui. Ci stai, Vale?”.

Valeria parve riflettere qualche secondo.
“Ma sì, dai. E che dovrei fare, coi miei piedi? Non so in che condizioni siano… ho avuto le ballerine tutta la giornata, e tu lo sai, non sono proprio favorevoli all’odore. O a lui piace così?” chiese Valeria, un po’ sconcertata.
“La prima regola è questa” spiegò Sara. “A te non deve importare cosa piaccia o cosa non piaccia a lui. Nemmeno io so, in realtà, se preferisce i piedi puliti o sporchi, puzzolenti o non.

Ma a me non importa di lui, importa solo di me. La stessa cosa deve essere con te. Se i tuoi piedi puzzano non fa niente, dopo potrai lavarteli, puoi farti anche la doccia se vuoi. Ora levati le scarpe, e mettici un piede a un centimetro dal naso, senza toccarlo. Se vedi che si avvicina, sposta il piede: non deve assoultamente toccarlo. E tu” disse poi, rivolgendosi al fratello, minacciosa: “Non azzardare a bloccare i suoi piedi con le mani per stamparteli in faccia, né di toccare in generale i nostri piedi, o saranno guai.

Valeria, tu sei autorizzata a mollargli un ceffone ogni volta tu lo voglia”.
Valeria si sfilò le ballerine, e non aveva nemmeno i calzini; subito si sprigionò un certo aroma nella stanza. Non era una puzza sconvolgente, ma era un notevole odore di piedi, che avevano bisogno di una bella lavata. Mise, poi, lentamente il piede davanti il naso di Francesco, che rimase estasiato: un po’ perché era una ragazza estranea, e non sua sorella, un po’ perché il piede emanava un certo odore, si eccitò più del dovuto, cosa che le due ragazze notarono subito, scoppiando a ridere.

“Lo vedi? Gli basta un piede, e lo metti fuori gioco” disse Sara, mettendo anche lei un piede sotto il naso di Francesco, vicino quello di Valeria. Il piede di Valeria era simile a quello di Sara, ma quello di Sara era il più bello; anche se Francesco, in quel momento desiderava fortemente i piedi di Valeria. Annusava fortemente l’aria, e questo fece ridere ancora di più le due ragazze.
Francesco, avendo perso il lume della ragione, avvicinò il naso al piede di Valeria, che subito lo ritrasse, pronta.

Sara gli diede uno schiaffo in faccia col piede, facendolo male. Valeria si mise le mani davanti la bocca.
“Ma non lo farai male?” chiese, preoccupata.
“Sicuramente sì, ma a me non importa mica; quando mai si è importato lui di me?” disse Sara.
“Non ti permettere mai più di fare quello che non ti è stato chiesto!” continuò Sara, contro Francesco. “Vale” disse poi, rivolgendosi all’amica: “Se vuoi, picchialo anche tu.

Non si permetterebbe mai di reagire”.
“No, Sara, no. Non me la sento… non dirmi niente, ma davvero… non me la sento di picchiarlo addirittura, scusami…” rispose Valeria, guardando in un certo modo divertita la scena, anche se Francesco le faceva un po’ pena, in quel momento.
“Ma no, ma figurati, non sei obbligata a fare nulla di quello che non vuoi” disse Sara, sorridendo. “Ora, visto che Francesco ha fatto il bravo cagnolino durante la serata, gli voglio fare un regalo.

Vale: facciamo la bicicletta con i piedi: mettiamoci piede contro piede, proprio vicino la sua faccia, e pedaliamo un po’. Ti va bene?”.
“Sì, certo, questo sì” rispose Valeria, sorridendo a sua volta.
Fecero la bicicletta, ridendo, e Francesco, eccitato come non mai, cominciò a toccarsi il membro, in perfetta erezione. Questa scena andò avanti per circa cinque minuti.
A un certo punto, Sara scoppiò a ridere:
“Che ti dicevo? Un paio di piedi, ed è KO.

Ora, Vale, ti va di fargli un regalino? Fatti baciare i piedi. Fa un po’ di solletico, ma è divertente”.
Valeria mise i piedi in faccia a Francesco, che poté sentirne l’odore intenso, finalmente: non poteva farci nulla, i piedi delle ragazze erano la sua ragione di vita. Baciò i piedi di Valeria con una certa insistenza, fino a che non li ritrasse.
“Vedo che ti piace” disse Valeria, sorridendo. “Stanotte portati le mie scarpe in camera, sono sicura che ti divertirai.

E mi raccomando: sono nere, non farmele trovare bianche!”. Ed entrambe le ragazze scoppiarono a ridere incessantemente.
Francesco prese le scarpe di Valeria, ma Sara lo stoppò, afferrandolo per la maglia:
“Come si dice?”.
“G… grazie!” rispose Francesco, affannato.
“Bravo” disse Sara, gli diede uno schiaffetto, riscoppiò a ridere, e lo lasciò correre in camera sua, dove Francesco non perse tempo a venire abbondantemente, annusando fortemente le scarpe di Valeria, che emanavano un odore forte, ma non sgradevole, mentre le due ragazze, rilassate, parlavano dei fatti propri.

Francesco si svegliò molto presto ed eccitatissimo. Aveva dormito tutta la nottata con le scarpe di Valeria vicino al naso. La leggenda era vera allora: le ballerine facevano odorare i piedi in un modo particolare, e le stesse scarpe avevano un odore paradisiaco. Francesco si era masturbato svariate volte, durante la nottata, fino al momento in cui non si era svuotato completamente. Pareva realmente di dormire col naso sotto i piedi di Valeria.

Desiderava come non mai di andare a mettere di nuovo il naso sotto i suoi piedi. Al solo pensiero, gli venne nuovamente un’erezione istantanea, che, essendo mattina, era ancora più forte del solito.
Però rimase cauto: da una parte, voleva fare qualche gioco di dominazione con Valeria e con sua sorella, ma dall’altra, preferiva che sua sorella restasse calma, a dormire, perché se si fosse svegliata accelerata, non gli avrebbe lasciato un attimo di pace, soprattutto ora che stava con la sua amica.

Francesco si alzò, ed andò lentamente vicino la camera di sua sorella: la porta era chiusa, e non sentiva nessun rumore provenire da lì dentro, né parlare. Evidentemente stavano ancora dormendo; anzi, sicuramente, perché era di mattina presto. Magari erano anche andate tardi a dormire la sera precedente… non c’era motivo per andare di fretta.
Francesco tornò tranquillamente in camera sua. Cominciò ad annusare di nuovo le scarpe di Valeria: era uno degli odori più belli che avesse mai sentito.

Come avrebbe fatto, a staccarsene, una volta che Valeria se le fosse riprese?
Poi pensò che c’era sempre sua sorella, in casa, comunque, che pure a volte indossava delle ballerine: appena avrebbe trovato un momento in cui era da solo in casa, sarebbe andato a fare un’annusata alle scarpe di sua sorella.
A quell’idea, ovviamente, si eccitò ancora di più di quanto non lo fosse. Poi gli venne una grandissima idea: accese il computer portatile, e se lo portò a letto.

Si mise a navigare un po’ su vari siti fetish. Ne trovò uno di quelli che preferiva: due donne russe che dominavano lo schiavo, spietatamente.
Nella scena in cui una delle due padrone mise il piede in faccia allo schiavo, Francesco si mise la scarpa di Valeria sotto il naso, immaginando che lei stesse lì, davanti a lui, a dominarlo senza pietà. Questi pensieri lo fecero eiaculare immediatamente; un’eiaculazione senza pietà, abbondante, che lo scosse dal piacere; era come se non avesse eiaculato per mesi interi, anche se in realtà quella notte si era segato moltissime volte; ma la novità di aver annusato finalmente i piedi di una ragazza, e, soprattutto, quella di poter dormire con accanto delle ballerine molto odorose, gli aveva quasi drogato gli ormoni, e non poteva fare a meno di fantasticare su Valeria, ma non solo: si aprivano anche gli scenari in cui lui era lo schiavo di Valeria e di Sara, contemporaneamente.

Ci mise un bel po’ a riprendersi da quell’orgasmo potente; si mise rilassato, sul letto, senza nemmeno stoppare il video.
Guardando il video a freddo, rifletteva su una cosa: sua sorella aveva ragione. Alla fine, l’unica cosa bella del video (a parte le due donne, entrambe bellissime), erano i piedi di quelle due padrone, e i momenti in cui lo schiavo li adorava; per il resto, non c’era trama, non c’era dialogo.

Le uniche cose che sapevano dire, erano: ‘Leccami i piedi schiavo’, ‘Sei un verme schiavo’, e lo schiavo diceva solo: ‘Sì, padrona’, o ‘No, padrona’. Non avevano una trama. Le due padrone non erano coinvolgenti; lui si sarebbe annoiato subito a farsi dominare da due padrone così, che peraltro non erano nemmeno padrone, ma delle attrici scadenti; l’unica cosa che avevano di buono erano i piedi e il fisico.
Invece, sua sorella… cominciava a rendersi conto di quanto coinvolgente fosse, psicologicamente, sua sorella.

Non aveva avuto bisogno di vestiti in cuoio, attrezzature varie o una passione fetish per ridurlo ai suoi piedi: aveva del talento naturale. Ora Francesco desiderava fortemente sottomettersi a Sara e Valeria: a Sara per il modo in cui lo coinvolgeva, e a Valeria per l’odore dei suoi piedi.
Ma Sara glielo aveva detto: era consapevole di eccitare suo fratello quando lo dominava o gli concedeva i piedi; ma non gli avrebbe reso la vita facile.

Gli avrebbe solo fatto incrementare il desiderio.
Qualcuno tentò di aprire la porta, ovviamente senza successo.
‘Toc toc’.
“Francesco, apri! Che ci fai chiuso in camera?” disse Valeria, dietro la porta.
“U– un attimo!” urlò Francesco, impappinato.
Levò in fretta il video fetish, si pulì dalla sborra, e posò le scarpe di Valeria per terra, dopodiché andò ad aprire a Valeria, che nel frattempo continuava a bussare.
Francesco aprì la porta, e si ritrovò davanti Valeria, con gli occhi gonfi di sonno, i capelli spettinati, con la canotta e un pantaloncino corto, e a piedi nudi.

A Francesco era sempre piaciuta Valeria: una ragazza snella, con un bel seno (anche se non troppo abbondante), capelli neri e ricci, di qualche centimetro più alta di Sara. E quella visione lo mandò letteralmente in estasi. Se le ragazze erano belle già di prima mattina, spettinate, senza vestiti eleganti, e soprattutto senza trucco, allora erano davvero belle. E poi Francesco amava le donne che camminavano a piedi nudi. In quel momento, poi, in cui i suoi ormoni lavoravano frenetici…
“Che stavi facendo, maialino?” chiese Valeria curiosa, ridendo ed avanzando.

Francesco, invece, arretrò, verso il suo letto. “Perché stavi chiuso dentro? Ti stavi masturbando, vero? Ammettilo, dai, che ti stavi smanettando il grilletto. Stavi con le mie scarpe, vero? Com’era? Ti è piaciuto? Puzzavano? Su, dai parla!”.
“Accidenti, Valeria, di mattina già sei un fiume in piena? Io sto morendo di sonno” disse Francesco, cercando di cambiare argomento, perché si sentiva leggermente imbarazzato.
“Anche io ho sonno” disse Valeria col sorriso in bocca “Ma sono curiosa.

Su dai, dimmi, ti sei masturbato odorando le mie scarpe? Dai parla”.
Aveva un entusiasmo non da lei; sembrava davvero curiosa ed interessata, al contrario della sera precedente, in cui sembrava negativamente sorpresa ed imbarazzata. Forse stava sciogliendo il ghiaccio… o semplicemente era la presenza di Sara ad imbarazzarla.
Francesco andò a sedersi sul suo letto, e così fece Valeria, mettendo i piedi incrociati. Francesco li fissò per qualche istante: erano davvero belli, e li desiderava.

Si sarebbe giocato questa carta, tentando di arrivare in qualche modo ai piedi di Valeria.
“Sì Valeria. Sono stato tutta la notte a odorare le tue scarpe” disse Francesco.
“AHAHAHAHAHAHAHA” Valeria scoppiò a ridere rumorosamente, facendo diventare Francesco piccolo piccolo. “Non ci posso credere! Davvero hai odorato le mie scarpe tutta la nottata? AHAHAHAHA”.
Francesco non rispose nulla, ma si limitò a fissarle i piedi.
“Dai, Francesco, non te la prendere” disse Valeria, accarezzando Francesco sulla guancia.

“E’ divertente, ma non ci trovo nulla di male”.
Nel dirlo, alzò una coscia, e mise il piede sul ginocchio di Francesco: salì, poi, piano piano per la coscia, toccando la coscia di Francesco con tutta la sua pianta. Poi mise il tallone all’inguine, toccando la pancia di Francesco con le dita dei piedi.
“Oh mamma, ma guardatelo!” esclamò Valeria. “Ti sto toccando un po’ con il mio piedino, e il tuo amichetto risorge.

Ma se una ragazza ti mette i piedi in faccia tu diventi una bomba del sesso? Una rockstar sessuale, tipo un porno divo? AHAHAHAHAHA”. Valeria trovava la faccenda molto divertente, invece Francesco stava combattendo una guerra interiore. Avrebbe voluto saltarle addosso e scoparsela, ovviamente passando prima per i suoi piedi, sempre se le sue palle avessero resistito e non avessero fatto schizzare tutto immediatamente.
“No, dai, Vale, è mattina, capiscimi…” si giustificò Francesco.

“Ma quale mattina!” rispose Valeria. “Vogliamo scommettere? I piedi non hanno orario”.
Mise il piede destro sulla faccia di Francesco, e lo esortò ad annusarlo. Sapevano di sudore, anche se leggermente meno odorosi della sera precedente, ma l’odore era comunque ben impregnato sotto la sua pianta. Francesco cominciò ad annusare a pieni polmoni, e nel frattempo, Valeria, gli diede qualche colpettino sul pene con l’altro piede.
Francesco ogni tanto sobbalzava, e cercava di trattenersi per non eiaculare nelle mutande.

Valeria levò il piede dalla sua faccia, e disse:
“Beh, io noto che la tua eccitazione deriva dai miei piedi. Se te lo facessi oggi pomeriggio, il tuo amicone reagirebbe allo stesso modo, scommetto” e riprese a ridere.
Francesco non ci badò, ma prese entrambi i piedi di Valeria e se li mise sulla faccia, e lui si distese.
Stettero in quella posizione per circa cinque minuti, quando poi Valeria chiese:
“Ok, ma ora fino a quando dobbiamo stare così?”.

Francesco si era talmente rilassato in quella posizione che si era quasi addormentato.
“Fammi stare un altro po’, ti prego. Mi piace troppo” disse Francesco, con aria di supplica.
“Mi fai quasi tenerezza, piccolino” disse Valeria, che aveva cominciato ad accarezzare la faccia di Francesco coi piedi.
“Sembra di guardare Fetish Channel” disse Sara all’improvviso.
Entrambi, Valeria e Francesco sobbalzarono, e si ricomposero.
“Vedo che vi stavate divertendo” continuò Sara.

“Cos’è, ci hai preso gusto, Vale?” chiese sorridendo.
Valeria diventò tutta rossa, e disse:
“Effettivamente… sì, ci stavamo facendo due risate”.
Lo disse con noncuranza, ma era evidente il suo imbarazzo.
“Tu invece, maiale, ti stavi eccitando, ovviamente” disse Sara, questa volta con un tono sprezzante, guardando il rigonfiamento fra le cosce di suo fratello.
“Mi perdonerai, Valeria, ma questa situazione non deve diventare una festa per Francesco. Ogni tanto sì, qualche minuto di svago ci può stare.

Ma non dobbiamo esagerare. Ieri sera ha annusato i nostri piedi, stanotte lo hai fatto dormire con le tue scarpe a portata di mano, ora gli stavi mettendo i piedi in faccia. Questa è musica per le sue orecchie. Non dimentichiamoci che sta in punizione, non in vacanza” continuò Sara.
Valeria sembrò un po’ mortificata.
“Sì Sara, hai ragione, scusami…” disse, abbassando lo sguardo.
Francesco fece caso che Sara aveva una forte influenza anche sulla sua amica.

Aveva veramente un carattere così forte? Ma come mai non aveva mai reagito alle sue provocazioni e ai suoi sfottò continui?
“No, no. Non ti scusare, figurati” disse Sara, sorridendo. “E’ solo che questo maiale ne approfitta. Ma la vera dominazione non è questa; questo è solo feticismo. Roba da pervertiti come lui. La vera dominazione è un’altra cosa. Non confondiamo le fantasie malate di mio fratello con la realtà”.
Era proprio come aveva immaginato lui.

Ormai si era creato un feeling naturale tra le due menti: quella di Sara, che dominava senza scrupoli, e quella di Francesco, che subiva senza dire una parola.
“Ora, Francesco” continuò Sara “Mi serve una ricarica telefonica. E voglio che tu me la vada a fare subito”.
“Ti… ti fai fare la ricarica da tuo fratello?” chiese Valeria, stupita.
“Ovviamente” rispose Sara. “Che ti credi, che la punizione sia mettergli i piedi in faccia? Una cosa da manuale, che lo faccia godere? Ma assolutamente no.

Da ora in poi le ricariche me le farà lui. Come le cene, le uscite, la benzina in macchina, gli ingressi alle discoteche, mi pagherà tutto Francesco. Ma non solo ora, che i nostri genitori sono fuori. Durerà fino a quando Francesco vuole che io custodisca il suo segreto. Noi, visto che lo sai pure tu. Mi farà da tassista anche; quindi, Vale, anche tu sai che per qualsiasi cosa, c’è Francesco a disposizione”.

“Oh, cavolo, che situazione” disse Valeria, guardando il pavimento.
“I momenti di piacere si pagano cari, Vale. Hai visto? Ora sono lo schiavetto della mia sorellina” disse Francesco.
“Ma non fare il ridicolo” disse Sara. “Questa situazione l’hai creata tu, negli anni, facendo una continuazione il mongoloide, pur sapendo che a me la cosa dava fastidio. Però io me ne sono stata zitta. Anche fin troppo. Trovandoti a spararti un segone, avrei potuto piuttosto farmi due risate.

Ma visto che tu ti sei sempre professato Dio, quando poi sei solo un pervertito che casca ai piedi delle donne… era mio dovere farti cambiare ruolo anche nella vita reale; non mi piacciono le maschere, o le doppie facce. Sei uno schiavo, e tale devi essere. La coerenza è sempre la prima cosa. Ed ora muoviti, vai!” urlò, e Francesco non perse tempo.
“Hai una mente diabolica, davvero” commentò Valeria, una volta che Francesco era uscito dalla camera.

“No” rispose semplicemente Sara. “Ho una mente molto semplice. Mi ero semplicemente stufata dell’infantilismo di mio fratello. Ed io, non essendo per nulla infantile, non ho mai chiesto aiuto; non perché non lo volessi, ma perché volevo risolvermi questa situazione da sola; ed ora hai visto? Se mio fratello fosse stato un vero Dio, a quest’ora ero io che dovevo stare con la testa calata, soprattutto coi nostri genitori sono fuori. Invece? E’ Dio che cala lo sguardo quando lo guardo negli occhi.

Allora, chi è Dio tra noi due?”.
“Tu” rispose Valeria. “La Dea in questa casa sei tu, Sara, ma lo sei sempre stata”.
“Che gentile che sei, ma no” rispose Sara. “Io non sono come mio fratello, non mi professo nessuno. E’ questa la differenza principale tra noi due”.
Ma Valeria aveva cambiato espressione del viso.
“Che c’è, Vale?” chiese Sara, preoccupata.
“Invece sì” rispose Valeria.
“Invece sì, cosa?” chiese Sara.

“Tu sei una Dea; una vera Dea. Ti posso baciare i piedi, Dea? Te lo meriti. Assolutamente. Ho cambiato idea su di te. Sei la donna più grande che io abbia mai conosciuto” disse Valeria, con gli occhi spalancati, e il respiro affannato.
“Spero… spero tu stia scherzando!” esclamò Sara. Che diavolo stava succedendo a Valeria? Impazziva?
“No, non scherzo. Ti voglio baciare i piedi, e secondo me, dopo, quando torna tuo fratello, ci possiamo divertire per bene, noi tre.

Abbiamo tutto il tempo possibile a disposizione” disse Valeria.
Sara fissò negli occhi Valeria per molti secondi. Sembrava ipnotizzata. Più di suo fratello anche. Ora che ci rifletteva, era riuscita a sottomettere suo fratello, una buffone rude e forte. Ed ora, Valeria, la sua migliore amica, insisteva per poterle baciare i piedi. Ma cosa stava succedendo al mondo?
“Ma stai diventando matta? Non sono né feticista, né lesbica, né i****tuosa” rispose Sara, con un tono secco.

“Nemmeno io sono lesbica” disse Valeria. “Non devi fare sesso né con me, né con tuo fratello. Giochiamo solo un poco coi piedi. Io ora voglio i tuoi. E dopo possiamo sottomettere tuo fratello. Poi sabato sera c’è una festa… vengo a dormire qua, e annienteremo Francesco con i nostri piedi sudati e puzzolenti. Ma poi decideremo ogni cosa man mano, non programmiamo nulla. Ma ora Sara, ti prego: fatti baciare i piedi”.

“Sì, però torniamo in camera dei miei” disse Sara, pensando che ormai ogni briciolo di buonsenso fosse sparito dal corpo di Valeria. “Non vorrei che il porco, tornando, possa trovarci in quello stato. Buffone com’è, dovrei solo picchiarlo”.
Le due ragazze tornarono nella camera da letto; Sara chiuse la porta a chiave, e coprì lo spiraglio della chiave con un panno. Dopodiché, si stese sul letto, e si rilassò.
Mise i piedi in faccia a Valeria, che cominciò ad odorare e a baciare.

“I tuoi piedi non sanno di niente, Sara. Cioè, voglio dire… non sono come i miei. I miei puzzano molto di più” disse Valeria, stampandosi il piede di Sara sulla guancia.
“Io sono una maniaca della pulizia, Vale, lo sai. Mi cambio calze o calzini tutti i giorni, mi lavo una continuazione… è normale che non sappiano di niente” disse Sara, massaggiando la guancia di Valeria con le dita dei piedi.
“Non dipende solo da questo, Sara.

Anche io mi lavo spesso, ma i miei piedi puzzano di più. Sarà una cosa personale” disse Valeria, abbandonandosi sempre di più ai piedi dell’amica.
“Allora sarà così” rispose Sara. “Farai la felicità dei feticisti più estremi ed esigenti”.
Sara accarezzava dolcemente il viso di Valeria, toccandole il naso, gli occhi, le sopracciglia, il collo, le braccia, e i capelli.
“Mi piace afferrarti i capelli tra i piedi” disse Sara, a un certo punto.

“Sono così morbidi”.
“Anche a me piace molto. Sai, tuo fratello è un genio proprio, con queste passioni” rispose Valeria.
“Non esageriamo” disse Sara. “Giocare coi piedi ci sta, ma tutto il resto è da malati. A proposito di mio fratello: dopo ti va di farci fare un pediluvio da Francesco?” propose.
“Assolutamente sì!” esclamò Valeria, sorridendo. Dopodiché, si stese, si stampò i piedi di Sara in faccia, e si rilassò.

“Tu mi stai nascondendo qualcosa”.
Francesco era seduto a un tavolino di un bar, col suo migliore amico, Stefano.
Stefano aveva notato qualcosa di strano in Francesco. Sapeva che i momenti in cui i suoi genitori erano fuori, lui approfittava sempre per fare baldoria, sia in casa che fuori, con gli amici. Ma invece, questa volta, era letteralmente sparito. Non si era mai fatto sentire.
“Te l’ho detto” rispose Francesco.

“I miei mi hanno raccomandato di prestare più attenzione alla casa, di stare attento a mia sorella… scocciature”.
“Ma per favore!” protestò Stefano. “Tutti noi abbiamo i momenti in cui i nostri genitori sono fuori, e tu anche li hai avuti in passato. Ma nessuno si comporta come stai facendo tu ora. Dì la verità: hai qualche ragazza per sotto le mani, e non vuoi che si sappia in giro?”.
“No, Stefano, non c’entrano le ragazze” disse Francesco.

“E allora cosa?” chiese Stefano, curioso. Era abbastanza seccato dal fatto che Francesco non volesse confidarsi con lui.
“Te l’ho detto, Stefano!” urlò Francesco. “E’ inutile che continui a chiedere. Ti ho detto le cose come stanno; se mi vuoi credere bene, altrimenti non so che dirti”.
“E’ ovvio, non ti credo” disse Stefano, alzandosi dal tavolino. “Tu stai cercando di nascondere qualcosa. E questo mi dà fastidio, perché noi due siamo amici, e non ci dobbiamo nascondere le cose.

Non ti voglio obbligare a dire cose che non vorresti, ma almeno non mentire, cazzo. E’ palese che sta succedendo qualcosa. Ma sappilo, io prima o poi lo scoprirò. Ci vediamo” tagliò corto, e se ne andò.
Francesco rimase qualche minuto da solo, seduto al tavolino del bar, a riflettere. Sua sorella aveva spezzato tutti gli equilibri: influenzava il suo modo di vivere in casa, e stava turbando le relazioni che lui aveva con la gente: prima con le sue amiche, ora anche con i suoi amici; e non stava muovendo un dito.

L’inferno sarebbe stato quando sarebbero tornati a casa i genitori, che già, prima della partenza, avevano notato qualcosa di strano. Era praticamente sotto scacco. E sua sorella ne godeva.
Quando fece ritorno a casa, dopo aver fatto la ricarica al cellulare di sua sorella, trovò le due ragazze in cucina, che mangiavano qualcosa; lui, invece, aveva fatto colazione al bar, col suo amico.
“Era lunga la fila per le ricariche, scommetto” commentò sarcastica Sara, una volta che Francesco era entrato.

“Non era lunga la fila” rispose Francesco. “Mi sono fermato a prendere qualcosa al bar”.
“E nemmeno hai portato qualcosa a tutt’e due?” chiesa Sara, quasi severa. “Sei proprio un buono a nulla. Mi ero quasi dimenticata che sei un egoista di razza. Ti addestrerò anche su questo. Ma ora passiamo al sodo: io e Valeria gradiremmo che tu ci lavassi i piedi. Vai a prendere due bacinelle e riempile di acqua”.

Francesco, come un robot, andò in veranda a prendere due bacinelle, e le riempì di acqua tiepida e sapone.
Le due ragazze si sedettero sul divano, sfilandosi le pantofole.
“Dai un’ultima annusata ai miei piedi puzzolenti, prima che poi me li lavi” disse Valeria, alzando un piede a mezz’aria. Francesco si inginocchiò, e prese tra le mani il piede di Valeria: emanava sempre lo stesso odore paradisiaco, che sconvolgeva la mente di Francesco.

Era anche leggermente impolverato. Evidentemente aveva camminato a piedi nudi. Il naso di Francesco toccò la pianta del piede di Valeria; sarebbe rimasto così per l’eternità. Era l’odore più bello che avesse mai sentito. Avrebbe mai potuto immaginarlo? Non aveva bisogno di viaggiare, per trovare posti meravigliosi. Bastava mettersi sotto i piedi di una ragazza per trovare un posto meraviglioso.
“Penso possa bastare” disse Sara, e Valeria abbassò il piede, rimanendo Francesco un po’ deluso.

“Mi raccomando schiavo” disse Sara a Francesco. “Valeria è nostra ospite. Fai un servizio come si deve. I suoi piedi devono uscire come nuovi. Tu sei bravo a massaggiare”.
“Darò il mio massimo impegno, Sara. Dopo li lavo anche a te” rispose Francesco.
“Ma che gentile!” disse Sara ironicamente.
Le due ragazze immersero i piedi nelle bacinelle, e Francesco si era seduto per terra. Aveva appena cominciato a lavare i piedi di Valeria, massaggiandoli con cura, quando il suo cellulare squillò.

“Ma chi ti cerca a quest’ora?” esclamò Sara, con un’espressione scocciata.
“Non saprei” rispose Francesco. “Ora controllo”. Il suo sguardo parve immobilizzarsi.
“Allora, chi è? Si può sapere? Perché fai quella faccia da mongoloide?” disse Sara, vedendo che Francesco non accennava ad una reazione.
“E’… è Stefano, Sara. Stefano. Che faccio… rispondo?” chiese Francesco.
“Sei un cucciolo, Francesco. Così mi piaci” disse Sara. “Sì, rispondi. Sicuramente Stefano ha da dirti qualcosa di importante”.

“Stefano?” rispose Francesco. “Sì? Sì, sono a casa. Cosa?” fece un’espressione spaventata con gli occhi. “Ve… venire a casa? A quest’ora? Perché?”.
Sara fece un sorriso ed un segno col pollice. Francesco impallidì: capì che doveva farlo venire.
“Ok allora!” disse, fingendo entusiasmo. “Fra quanto vieni, allora?” chiese.
“Puoi aprire il portone” disse Stefano dall’altro capo del telefono. “Sto sotto casa tua”.
Francesco impallidì, se possibile, ancora di più.

Aprì il portone, ed andò ad accogliere Stefano alla porta.
“Fai venire Stefano in cucina” urlò Sara. “Voglio salutarlo”.
Ovviamente Sara voleva approfittare per farsi due risate, tenendo Francesco sotto scacco.
Francesco fece accomodare Stefano, che salutò Sara e Valeria, che ovviamente conosceva di vista.
“Ciao Stefano, come va?” chiese Sara, sorridendo.
“Ehi Sara. Bene e tu? Ma che state facendo voi due?” chiese Stefano, e rise.
“Ci rilassiamo un po’.

Anche se fa caldo, avere i piedi nell’acqua calda è sempre piacevole. Tanto, che abbiamo da fare a quest’ora di mattina?” rispose Sara.
“Pare più che giusto” disse Stefano.
Guardò Francesco: era palesemente in imbarazzo, e fissava il pavimento. Cercava di capire cosa non andasse.
“Che ne dici, Francesco, ci vediamo un film stasera?” propose Stefano.
Istintivamente, Francesco stava per rispondere di sì, poi successe qualcosa di strano: a Sara scomparve il sorriso di faccia, e fissò Francesco.

Francesco guardò Sara negli occhi. Si guardarono per dei lunghi istanti; Sara non sbatté nemmeno le palpebre. Fissava solo severamente Francesco. E Francesco era letteralmente incantato.
“Allora?” chiese Stefano.
“Stefano ti ha fatto una domanda, Francesco. Ti svegli?” disse Sara, continuando a fissare intensamente suo fratello negli occhi.
“Non mi dire niente, Stefano. Facciamo un’altra volta? Stasera…” Francesco non sapeva che dire; ma evidentemente aveva risposto giusto, perché Sara aveva smesso di fissarlo.

Valeria, intanto, si guardava i piedi, imbarazzata.
Seguirono attimi di silenzio, e Stefano capì che era meglio lasciar perdere. Sarebbe stato meglio affrontare Francesco a quattr’occhi.
“D’accordo, non fa nulla. Organizziamo in queste sere, poi. Io vado, ci vediamo” disse Stefano, e filò via.
“Vedi, Valeria?” disse improvvisamente Sara. “La dominazione reale è questa. E’ bastato fissare Francesco negli occhi per fargli dire di no a Stefano. Non è quella cosa che fanno in quei video su cui Francesco si spara le seghe.

Quelle cose sono cose per segaioli, appunto. A Francesco piace la dominazione? Dovrebbe essere contento. Lo sto dominando, e lui non batte ciglio”.
Francesco e Valeria si fissarono negli occhi. Erano entrambi sbalorditi da quel semplice ragionamento di Sara.
“Bene, ora puoi ricominciare a lavarci i piedi” disse Sara.
Cominciò da Valeria: si risedette per terra, e prese di nuovo il piede di Valeria tra le mani. A Francesco non piacevano i piedi in quello stato: troppo puliti, senza nessun odore, se non di sapone.

Non avevano nulla di un piede. Ma dovette tuttavia eseguire il suo lavoro. Massaggiò con cura ogni dito, ed anche gli spazi tra le dita. Poi massaggiò il tallone, e salì su per la pianta. Ogni tanto Valeria ridacchiava a causa del solletico.
“Cavolo, com’è rilassante farsi massaggiare i piedi” commentò Valeria. “Ti posso assumere come massaggiatore personale?” chiese, ridendo.
Ma Francesco era troppo preso dai suoi piedi, per poter rispondere. Fece la stessa cosa all’altro piede.

Poi passò ai piedi di sua sorella, che però disse:
“Ho cambiato idea. Non ho voglia di farmi massaggiare i piedi. Asciugameli, muoviti”.
Francesco asciugò i piedi di Sara, che si stese sul divano, mettendo i piedi sulle cosce di Valeria, che però fece finta di nulla.
“Rimani a mangiare con noi, Vale?” chiese Sara. “Sto insegnando Francesco a cucinare qualcosa. Spero vivamente che la cucina non vada a fuoco”.
Valeria rise; poi disse:
“No, Sara, ti ringrazio.

Sto fuori casa da ieri pomeriggio, preferisco ritirarmi”.
“Bene” disse Sara. “Francesco, vai a prendere le scarpe di Valeria. Però fai in fretta, non masturbarti, mi raccomando. E portale con la bocca”.
Francesco andò in camera sua; le scarpe di Valeria stavano ancora lì. Le annusò: avevano sempre lo stesso odore paradisiaco. Prenderle in bocca, invece, fu il difficile. Non riusciva a prenderle in modo che si reggessero bene; cadevano spesso. Fino a che non le afferrò coi denti, e le portò in cucina.

“Infila le scarpe a Valeria, e baciale i piedi” ordinò Sara.
Francesco infilò le scarpe a Valeria, e le baciò i dorsi dei piedi.
Valeria salutò e se ne andò, con la generica promessa di rivedersi sabato sera, alla festa della loro amica.
“Vieni a sederti vicino a me” disse Sara a Francesco. Stava stesa sul divano. Questa richiesta sorprese molto Francesco.
Gli mise i piedi sulle cosce. Francesco li fissò intensamente: i piedi di Sara erano effettivamente più belli di quelli di Valeria.

“Che io ti abbia messo i piedi sulle cosce, non significa che tu debba fissarli” disse Sara, facendo tornare Francesco nel mondo dei vivi. “Sono dei piedi, Francesco. Piedi. Non è possibile che vedendo i piedi di una ragazza tu smetta di vivere. Vai in catalessi”.
Francesco era stanco di quella situazione. Aveva bisogno di rilassarsi un po’. E sua sorella era una spina nel fianco. Era una tortura psicologica. Francesco amava sì i piedi di sua sorella, ma lei metteva sempre in atto la stessa tattica: glieli faceva desiderare, per poi negarglieli e tormentarlo psicologicamente anche.

“Seguimi un attimo in camera mia” continuò Sara. “Voglio provare il vestito per la festa di sabato sera. E tu devi aiutarmi. Devi prendermi i vestiti dall’armadio, ed ovviamente dopo sarai tu a mettere tutto in ordine. E pretendo che tu metta in ordine meticolosamente, a patto che tu debba starci tutta la giornata”.
Sara aveva gusto nell’abbigliamento. Qualsiasi vestito indossasse, le stava una meraviglia, e sapeva abbinare anche bene.
“Striscia verso la scarpiera, e scegli un paio di scarpe eleganti col tacco” ordinò Sara.

Francesco eseguì: si inginocchiò e strisciò verso la scarpiera, nonostante gli facesse male alle ginocchia.
Prese le scarpe che più gli piacevano, e le portò a Sara.
“Stenditi sul pavimento, che ti metto un poco i piedi in faccia” disse lei.
Francesco si stese, e Sara appoggiò delicatamente i piedi sulla faccia di Francesco.
“Il nostro rapporto sta migliorando, non trovi?” chiese Sara.
Francesco non rispose. Sara gli mollò un ceffone col piede, tanto da farlo male.

“Ho fatto una domanda, stronzo” disse Sara. “Noi due non litighiamo più, e ci capiamo con un semplice sguardo. Credo che i veri ruoli in questa casa siano questi. Non trovi anche tu?”.
Francesco, per tutta risposta, schioccò un fortissimo bacio sotto il piede di sua sorella.
“Perché cazzo non rispondi alle mie domande, razza di maniaco!” urlò Sara, arrabbiata.
“Po… posso infilarti io le scarpe, padrona?” chiese Francesco.
Sara guardò dall’alto suo fratello: ormai era andato.

Era al culmine dell’eccitazione, e non avrebbe più ragionato se non si fosse masturbato.
“Mettimi le scarpe” confermò Sara.
Francesco baciò i piedi di Sara, e poi le infilò le scarpe.
“Mi metta il tacco in faccia, padrona” scongiurò Francesco.
“Siamo passati al lei?” chiese Sara divertita. “I tacchi decido io quando e dove usarli. Te li pianterei nel culo, ma non voglio essere così cattiva. Mi conserverò questa carta come punizione estrema.

Ed ora apri la bocca”.
Francesco, che era una marionetta nelle mani di sua sorella, aprì la bocca. Sara gli infilò il tacco in bocca, e disse:
“Bravo, schiavo. Ora succhiami il tacco. Fa come se tu fossi una pornostar e il mio tacco fosse un cazzo!” disse Sara, e scoppiò a ridere fortemente.
Francesco arrossì, ma obbedì all’ordine di sua sorella. Cominciò a succhiare i suoi tacchi con la massima devozione.

“Sai, schiavo, credo che alla festa ci divertiremo un mondo” disse Sara. “Indosserò queste scarpe. Nella peggiore delle ipotesi mi succhierai i tacchi. Nella migliore delle ipotesi mi leccherai i piedi”.
Francesco smise di succhiare i tacchi di Sara.
“Perché hai smesso? Continua verme!” esclamò Sara.
Ma Francesco non ne volle sapere. Anzi, si rialzò, e si sedette affianco a sua sorella, sul suo letto.
Sara guardò disgustata suo fratello.

“Chi ti ha dato il permesso di sederti accanto a me?” chiese arrabbiata. “Ti sto facendo fare esattamente quello che ti piace. Dovresti ringraziarmi in ginocchio! Invece non hai un minimo di riconoscenza!”.
“Non si tratta di questo, Sara!” disse Francesco, tornando a chiamarla per nome. “Tu non mantieni le tue promesse. Sto facendo tutto quello che vuoi. Però hai infranto la nostra promessa, dicendo che Valeria è la tua migliore amica ed hai voluta informarla su tutto.

Ho accettato senza batter ciglio, e tu mi hai promesso che non dirai più nulla a nessuno!”.
“Ma tu usi il cervello quando parli?” chiese Sara esasperata. “Che io abbia detto a Valeria della tua passione, ti deve solo far piacere, perché Valeria ti ha fatto odorare i suoi piedi e ti ha fatto dormire con le sue scarpe a portata di mano. E non mi venire a dire che non ti è piaciuto.

Ti sei sparato delle seghe immense. E poi io sto mantenendo la mia promessa. Non dirò niente a nessuno. Tu mi leccherai semplicemente i piedi e basta; non sarò io a dire alla gente che tu sei feticista. Se la gente ti vedrà, lo scoprirà da sola. Se non ti vedrà, non lo saprà mai”.
“Sei… sei semplicemente una bastarda!” urlò Francesco. “Io lo sapevo che non avrei dovuto fidarmi di te. Hai usato questi trucchetti; e alla fine comunque hai trovato il modo per far venire a galla il mio feticismo davanti la gente.

Io… io ti odio!”.
“Il bastardo sei tu, qui. Sei sempre stato tu ad umiliare me. E non t’importava se c’era qualcuno davanti. Perché dovrei importarmene io, ora? Tu mi prendevi in giro per motivi futili. Io invece per motivi seri. Tu sei feticista. Seriamente feticista. I piedi femminili ti mandano in tilt, e l’hai dimostrato davanti me e Valeria. Sabato sera, che ti piaccia o no, tu mi leccherai i piedi, in discoteca.

Se sarai un bravo mentitore, saprai che scusa inventare. Ma la gente dovrà vederti mentre lecchi i piedi a tua sorella. Sicuramente sarà una bella scena: divertente per la gente normale, schifosa per gli schizzinosi, ed eccitante per gli altri feticisti che sicuramente ci saranno alla festa” disse Sara, pregustandosi ogni singola parola.
“Io mi rifiuto di leccarti i piedi in pubblico. Non era nei patti” disse Francesco.
“Allora sarò costretta a mandare un messaggio ad ognuno dei tuoi amici Vuoi far diffondere la notizia davvero? Io non parlerò solo di feticismo.

Anche di sottomissione. Sai quante risate si faranno i tuoi amici, dopo aver scoperto che ti piacciono le donne volgari dell’est che sottomettono uomini nudi. Farai sicuramente una bella figura. E nel peggiore dei casi, dirò tutto anche a mamma e papà. Devono pur smettere di pensare che il loro maschietto sia un Dio. A te la scelta” rispose Sara. “Tanto” aggiunse “Qualche tuo amico già sospetta di qualcosa; Stefano si è accorto che io ti ho bloccato solo guardandoti negli occhi”.

L’idea che i suoi amici venissero a sapere di questa sua passione lo facevano morire di vergogna.
“Scusami Sara” disse Francesco. “Farò tutto quello che vuoi. Ti leccherò i piedi sabato sera in discoteca. Troveremo un posticino più riservato e tranquillo?”.
Sara mollò un ceffone a Francesco.
“Quante volte ti devo dire che non mi devi chiedere scusa?” disse Sara. “Le tue scuse sono dettate dalla paura e dalla vergogna.

Accetterò le tue scuse solo quando saranno sincere. Ed ora non lo sono per niente. Riguardo il posto in cui farlo, lo faremo dove me ne verrà voglia”,
Francesco sperava che tutto ciò sarebbe finito il prima possibile. Amava la dominazione della donna sull’uomo, ma quella era piuttosto una vera e propria tortura psicologica.
“Sì padrona” disse Francesco, un po’ per l’eccitazione, un po’ per intenerire sua sorella, che sorrise.
“Piccolo” disse Sara, continuando a sorridere.

“Ma tu lo sai che ho una bella sorpresa per te, per sabato sera?”.
Francesco tremò. Che intenzioni aveva, ora, sua sorella?
“Quale sorpresa padrona?” chiese.
“E se te lo dicessi ora perderesti tutto il gusto” rispose Sara. “Non sarebbe più una sorpresa. La sorpresa è bella perché scoprirai di cosa si tratta solo al momento. Credo proprio che ti piacerà un mondo, cagnolino. Comunque vado a mangiare qualcosa, sto morendo di fame.

Nel frattempo riordina in camera mia; dopo deve sembrare come nuova. E’ chiaro cagnolino?”.
“Sì padrona” fu l’unica risposta che Francesco seppe dare.
“Bene!” disse Sara, che si alzò dal suo lettino e si avviò in cucina, lasciando Francesco da solo in camera sua; stava tremando, chiedendosi cosa Sara avesse deciso di combinare quel fatidico sabato sera.
Francesco riordinò in camera di Sara meticolosamente. Lui non se la cavava male a riordinare le cose, solo che era molto sfaticato, ed aveva paura che sua sorella facesse la pignola solo per il gusto di fargli rifare le cose, come aveva fatto per il letto.

Evitò di guardare sua sorella negli occhi quando tornò in cucina. Si era pentito di averla chiamata padrona. Alcune volte, l’idea di sottomettersi ai piedi di sua sorella lo eccitava come non mai; altre volte, invece, lo imbarazzava da morire; un po’ perché era sua sorella, un po’ perché cominciava seriamente ad odiarla, dopo tutto quello che gli stava facendo passare. Aveva intenzione di farsi leccare i piedi in pubblico, in discoteca: sarebbe stato il massimo dei disonori, quello di farsi trovare inginocchiato ai piedi di sua sorella, mentre glieli leccava.

Ma non aveva una grande scelta: sua sorella avrebbe fatto la spia e l’avrebbe messo in imbarazzo con tutti i conoscenti in men che non si dica. Sembrava un labirinto senza uscita. Era in trappola.
Quella sera, Sara stava seduta sul divano in cucina, guardando la televisione; ovviamente era lei a decidere quali programmi guardare; Francesco si sarebbe dovuto adattare, se avesse voluto approfittare dell’aria condizionata, ovviamente accesa in cucina, dove stava Sara; quindi non poteva accenderla in camera sua, dove faceva un calore infernale.

Tra la tv e l’aria fresca, Francesco scelse l’aria fresca. Si addormentò sulla poltrona: erano giorni che doveva dormire senza aria fresca, sudando e soffrendo; l’aria fresca lo stava davvero rilassando di parecchio.
A un certo punto, Sara gli scosse il braccio, facendolo svegliare di botto.
“Che fai, dormi?” chiese lei, sorridendo, sapendo di averlo svegliato.
Francesco la guardò storto, con gli occhi pieni di sonno, e non rispose, cercando un’altra posizione comoda sulla poltrona.

“Cos’è, il caldo non ti fa dormire, Francesco?” continuò Sara. “O sei eccitato per sabato sera? Ti aspetta una gran leccata di piedi, stai nel tuo” disse, continuando a sorridere, come se stesse facendo a suo fratello il regalo del secolo, ma ben sapendo che questa situazione lo stava uccidendo psicologicamente.
“Sara…” disse lentamente Francesco. Poi si stoppò.
“Che c’è?” chiese Sara, alzando le sopracciglia.
“Credi che potrei andare a prendere qualcosa con degli amici?” chiese Francesco con un tono molto annoiato.

Chiedere il permesso a sua sorella era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, ma d’altra parte non aveva scelta.
“Mi fai quasi commuovere, Francy” disse Sara. “Vedo che le mie fatiche per addestrarti funzionano alla grande. Sì, vai. E quando torni portami qualcosa di buono da mangiare. Una pizza, magari, con qualcosa di rosticceria. E poi qualcosa di dolce, come un cornetto. Vai”.
Francesco moriva dalla voglia di picchiarla. In un modo o nell’altro, si promise che sarebbe uscito da quella situazione; ma il percorso era bello lungo e tortuoso.

Uscì, e s’incontrò con i suoi amici, che manifestarono ironicamente il loro stupore nel rivedere Francesco.
Trascorsero una serata piacevole, seduti a un tavolino di un bar, chiacchierando e giocando a carte.
Era da tempo che non si divertiva e non si svagava così tanto: da quando sua sorella l’aveva scoperto a masturbarsi sul web, la sua vita era diventata praticamente un inferno. Gli unici momenti di svago li aveva avuti, paradossalmente, quando sua sorella e Valeria gli avevano messo i piedi in faccia.

Quello che per lui sarebbe dovuto essere un paradiso, ma che lentamente gli stava rendendo la vita un inferno.
Mancava mezz’ora circa a mezzanotte, e Francesco sarebbe rimasto molto volentieri per qualche altra ora con i suoi amici; ma in poco tempo le pizzerie avrebbero chiuso, e non avrebbe potuto portare la pizza a sua sorella, che sicuramente, pignola com’era diventata, non avrebbe reagito bene.
“Ragazzi, io mi avvio” disse Francesco controvoglia.

I suoi amici fecero un’espressione stupita, qualcuno di loro controllò l’orologio, mentre Stefano fece la faccia rassegnata, come se si aspettasse che qualcosa succedesse.
“Sai” disse uno di loro, sarcasticamente. “Persino Cenerentola potette ritirarsi a mezzanotte in punto. Non penso che la carrozza se ne scappi”.
Francesco non sapeva che scusa inventare. Che era stanco? Che non voleva lasciare casa sola? Optò nel dire la verità. Una ‘mezza’ verità.
“Mia sorella mi ha chiesto se potevo portarle una pizza, al mio ritorno… e fra poco le pizzerie chiudono” buttò giù lì.

Qualcuno lo guardò scandalizzato.
“E tu? Dille che vada lei a prendersela, no? Che sono queste cose? Ti fai influenzare una serata da tua sorella? Proprio tu?”.
Era effettivamente insolita quella decisione. Ma poteva mai Francesco dire che sua sorella lo ricattava?
“Mia sorella non mi chiede mai niente, perché sa che deve starsene zitta. Una volta tanto si può fare” fu la risposta pronta di Francesco.
“Va bene” disse uno dei suoi amici.

“Portale la pizza e poi torna qua”.
“Non credo proprio” disse Francesco. “Sto stanco, mi scoccio poi di riscendere. Ci vediamo la prossima volta…”.
Così dicendo, si avviò, ma Stefano lo seguì.
“Chi deve starsene zitto tra te e Sara?” chiese.
Francesco si fermò, poi si girò verso Stefano, e gli chiese:
“Che intendi dire?”.
“L’altra volta tua sorella ti ha zittito con uno sguardo” rispose Stefano. “Ed ora ti ha chiesto una pizza, e tu gliela porti pure.

E dopo non esci più. Se proprio vuoi sapere la verità, Francesco, secondo me Sara ti sta ricattando per qualcosa”.
Francesco sentì la sua faccia bollire.
“Ma cosa stai dicendo, Stefano. Sei impazzito?” chiese.
“Potrei farti la stessa domanda” rispose Stefano. “Ma ora torna da tua sorella, non vorrei farti fare tardi. Ma stai tranquillo, che prima o poi scoprirò che cazzo sta succedendo in casa tua. A proposito. Sabato sera che vogliamo fare?”.

Era una provocazione evidente.
“Sabato sera devo andare ad una festa” rispose Francesco.
“Che festa?” chiese Stefano insospettito.
“Il diciottesimo di un’amica di mia sorella” disse Francesco.
“Un’amica di tua sorella… capisco. E’ chiaro. Ciao Francesco” concluse Stefano.
Ci mancava solo che Stefano iniziasse ad indagare, ora, pensò Francesco infastidito. La situazione già era difficile di per sé, poi ci si metteva anche lui. Ma d’altronde, lui era suo amico; come dargli torto?
Tornando a casa comprò una pizza e un cornetto, per portarli a sua sorella; ma quando tornò a casa, Sara stava dormendo sul divano, con la televisione accesa.

Posò la pizza e il cornetto sul tavolo, poi si avvicinò a Sara: dormiva profondamente. All’interno, Francesco, aveva sentimenti contrastanti: vedendola così indifesa, gli veniva voglia di soffocarla con un cuscino, o di picchiarla molto forte; ma dall’altro lato, si rese conto che in fin dei conti le voleva bene; ma non era quello il momento di pensarci. Lui l’aveva tormentata per anni, ed ora si stava vendicando, e non era il momento adatto per farsi intenerire.

Che fare? Ammazzarla, inscenare una rapina, e finirla lì?
Poi gli venne una grande idea. Visto che sua sorella non parlava di svegliarsi, Francesco prese le sue ciabattine, molto cautamente, e se le portò al naso: avevano un ottimo odore. Poi annusò i piedi di sua sorella: rispetto all’ultima volta erano leggermente più odorosi, ma sempre di meno rispetto a quelli di Valeria. Ma per Francesco quello non era un problema; che fossero più o meno odorosi, non era una cosa fondamentale.

Quello che importava era che i piedi fossero belli. E i piedi di sua sorella parevano disegnati da un artista. Stette circa dieci minuti ad odorare, e minuto dopo minuto il suo membro diventava sempre più grande.
Poi decise di giocarsi il tutto per tutto. Scrisse un bigliettino: ERA UN PECCATO SVEGLIARTI. RISCALDA LA PIZZA QUANDO TI SVEGLI. FRANCESCO.
Poi corse in camera di Sara il più in fretta possibile, e chiuse la porta a chiave.

Aprì la scarpiera, e prese tre paia di scarpe: un paio di cuoio, un paio col tacco, e un paio di ballerine. Le annusò tutte e tre: quelle col tacco non sapevano di nulla, e le posò immediatamente; quelle di cuoio puzzavano leggermente; e le ballerine, ovviamente, erano quelle che odoravano di più. Posò anche le scarpe di cuoio, e si stese sul lettino di sua sorella, slacciandosi i pantaloni e portandosi le ballerine al naso.

Respirò a pieni polmoni l’odore paradisiaco delle scarpe di sua sorella, poi cominciò a toccarsi il pene, che crebbe a dismisura; qualche secondo di tempo, e venne abbondantemente; pervaso di piacere, Francesco cercò di ricomporsi il prima possibile; mise in ordine in camera di Sara, e corse in cucina, per controllare la situazione: fortunatamente Sara dormiva, ancora nella stessa posizione di prima; Francesco si chiese se non fosse il caso di mangiare pizza e cornetto; ma poi si disse che avrebbe voluto dare una buona impressione a Sara, così rimase tutto sul tavolo ad andò in camera sua, approfittando del sonno di Sara per accendere un po’ il condizionatore in camera sua, che negli ultimi giorni era diventato un forno.

Quanto amava sua sorella che dormiva: poteva fare quello che voleva, poteva accendere l’aria condizionata, e soprattutto poteva darsi alla pazza gioia alle sue scarpe. Si chiese se non era il caso di metterle i sonniferi nei pasti, ogni tanto.
Erano le due di notte, e Francesco dormiva beatamente nel suo lettino, con l’aria condizionata accesa. Si sentì chiamare silenziosamente: Sara era lì, seduta sul suo letto. Francesco spense istintivamente il condizionatore.

“No, accendilo” disse Sara. Francesco eseguì.
“E’ stato un pensiero molto carino, lasciarmi il bigliettino” disse Sara sorridendo. Francesco era imbarazzato: non si aspettava quella dolcezza da sua sorella; anche perché non ne avevano mai condivisa.
“Ero stanchissima” continuò Sara. “Non ti ho sentito arrivare. E’ stato bello trovare la sorpresa sul tavolo. Camera mia è un forno comunque” aggiunse.
“Accendi il condizionatore, no?” disse Francesco. “Spengo il mio, l’ho tenuto due ore acceso”.

“No, tienilo pure acceso” disse Sara. “Dormo con te. Fammi spazio”.
Questo spiazzò Francesco. Che si stesse scocciando, Sara, di tormentarlo? Decise di giocarsi quest’occasione alla maniera migliore possibile. Fece spazio a Sara, che si abbracciò a lui, e si addormentò istantaneamente.
Doveva essere proprio stanca morta. Francesco approfittò per toccarle i piedi, sotto le lenzuola. Mise la pianta del suo piede contro la pianta del piede di Sara: il contatto piede contro piede era una cosa che lo faceva letteralmente impazzire.

Ma Francesco non riusciva a dormire: era troppo eccitato. Si alzò e andò di nuovo in camera di Sara: rovistò un po’ tra le sue cose, e prese un paio di collant da un cassetto: odorò la parte dei piedi: non era un odore fortissimo, ma comunque sufficiente per farlo eccitare; poi riprese le ballerine, e se le portò di nuovo al naso: non ci volle molto tempo perché si eccitasse di nuovo, per poi venire di nuovo: un altro orgasmo molto potente.

Tornò a letto, esausto: sua sorella aveva occupato tutto il suo letto, e si era anche scoperta. Francesco approfittò per infilare il naso sotto i suoi piedi: erano bene o male odorosi come prima; odorò tra le dita, un luogo in genere in cui l’odore era più forte; Sara scostò leggermente il piede, ed aprì gli occhi. Si alzò a mezzobusto sul letto, ma non commentò il fatto che Francesco le stesse annusando i piedi; si limitò a dire, invece:
“Sei rumoroso di notte”.

Francesco si andò a stendere di nuovo, ed entrambi si addormentarono immediatamente.
La mattina dopo Francesco si svegliò carico di entusiasmo: cominciava a sperare che Sara si fosse annoiata di trattarlo male.
Andò in cucina e preparò la colazione. Sara si presentò qualche ora dopo, con gli occhi ancora gonfi di sonno.
“Buongiorno dormigliona” disse Francesco sorridendo.
“Non pensare che sia finita” disse Sara con un tono secco. “Che io ti abbia lasciato un po’ di pace non significa che le cose siano cambiate tra di noi.

Sono meno arrabbiata, perché si cominciano a vedere i risultati del cambiamento in questa casa; ma non credere che questo significhi la fine del nostro patto. Tu continuerai ad essermi sottomesso. E anche il patto è sempre lo stesso; prova a sgarrare, e tutti sapranno della tua indole”.
Francesco si sentì come colpito da un proiettile al cuore. Era tutta un’illusione. E Sara lo stava facendo ritornare coi piedi per terra.
“Domani sera” continuò Sara “C’è la festa della mia amica.

Ricordati della mia promessa: ho una sorpresa per te. Non so se sia bella o brutta; sta a te deciderlo. Se sarai abile, allora la sorpresa sarà bella; se sarai impacciato, allora si potrebbe trasformare in un vero e proprio inferno”.
Francesco non disse nulla; non trovava nulla da dire. Cominciò ad essere seriamente preoccupato: cosa aveva in mente Sara? Aveva due spine nei fianchi ora: da una parte Sara, che lo metteva sotto pressione, Stefano dall’altra, che aveva capito molte cose, ma voleva scoprire la vera causa quale fosse.

La sera della festa, Sara si preparò molto in fretta: non era come quelle ragazze che perdevano ore e ore davanti l’armadio e davanti lo specchio. Già sapeva cosa mettere: un vestitino splendido, e un paio di scarpe coi tacchi, quelle che aveva scelto Francesco.
“Vestiti elegantemente” ordinò Sara a Francesco. “Una camicia, ed un paio di pantaloni decenti. Non fargli prendere la polvere”.
Francesco odiava vestirsi elegantemente, soprattutto in periodi estivi; ma ora non aveva scelta: doveva obbedire a sua sorella, o sarebbero stati guai.

Passarono a prendere Valeria, e si avviarono alla discoteca.
Durante il tragitto, Francesco non parlò molto, né le due amiche gli diedero molto da parlare; Francesco era molto teso. Sperava che la serata finisse il più presto possibile. Lui, che amava le feste in discoteca, si era ridotto a sperare che la festa finisse presto.
Una volta in discoteca, Sara indicò dei divanetti a Francesco; lui pensava che fosse il luogo in cui avrebbe dovuto leccarle i piedi, ma Sara gli disse semplicemente che quello era un loro punto di ritrovo.

“Non penserai mica che io passa la mia serata incollata a te?” disse Sara, come se l’idea di passare la serata col fratello la disgustasse quasi. Per Francesco era quasi la stessa cosa; più tempo passava lontano da Sara, più stava tranquillo.
C’era un motivo specifico per il quale Francesco amava le feste in discoteca più di ogni altro tipo di festa: c’erano ragazze coi tacchi e coi sandali, sempre coi tacchi.

Spesso, le ragazze, durante le pause tra un ballo e l’altro, si sfilavano le scarpe, perché i piedi erano ovviamente stanchi, e quelle visioni mandavano Francesco in paradiso.
Francesco studiava i piedi di ogni ragazza che entrava.
Quando andarono a fare gli auguri alla festeggiata, Sara le disse:
“Ho un regalo speciale per te, Jessica. Ma non te lo darò qua, in mezzo alla gente; è una cosa privata. Dovrai vedertene bene da sola”.

Jessica sembrava eccitata, ma anche divorata da una fortissima curiosità. Guardò Francesco con un’occhiata interrogatoria; ma Francesco inarcò le spalle, per far capire che nemmeno lui sapeva di cosa si trattasse.
La prima parte della serata, Sara stette lontana da Francesco. Più Valeria gli fece compagnia. Francesco amava ballare, ma dal momento in cui si sentiva molto agitato, preferì trascorrere la serata sul divanetto che gli aveva indicato Sara.
Valeria, dopo aver ballato un po’, gli si avvicinò, si sfilò una scarpa e gli disse:
“Sai, credo che stanotte i miei piedi puzzeranno molto di più dell’altra volta.

Dovresti provare, sai” e gli mise un piede sul ginocchio.
Francesco evitò di guardarle il piede: sapeva che se l’avesse guardato, difficilmente sarebbe resistito: o avrebbe affondato il naso sotto la pianta, o sarebbe dovuto correre in bagno per masturbarsi; e Francesco non voleva ridursi a questo. Allora improvvisò un massaggio con nonchalance, come se la cosa non lo riguardasse.
“Perché non guardi il mio piede?” chiese Valeria. “Non ti piace più?”.

“Vuoi stare zitta?” urlò Francesco, guardandola storto.
Valeria parve non essersi accorta che erano in un luogo pieno di gente. Si mise le mani davanti la bocca, e ritirò il piede.
“Mi era sfuggito… scusami Francesco” disse; pareva realmente pentita.
“No, non ti preoccupare, non è nulla” rispose lui. “Vorrei solo evitare di mostrare in piazza questa cosa”.
Valeria poggiò il piede nudo a terra, strisciandolo leggermente sul pavimento; Francesco, a questo punto non poté fare a meno di guardare.

Valeria gli si avvicinò all’orecchio e gli disse:
“Ti piacerebbe poterlo pulire con la tua lingua, non è vero?”.
Francesco fece lo stesso con l’orecchio di Valeria.
“Sì, e dopo se vuoi vieni a casa. Te lo pulisco tutta la nottata”.
Valeria scoppiò in una risata molto rumorosa. Qualcuno lì intorno si girò. Francesco arrossì e si guardò tra le gambe.
“Magari un’altra volta” rispose, cercando di calmarsi dalle risate.

“Farò in modo che i miei piedi diventino neri e puzzolenti. Tanto, a te piace. E dovrai pulirmeli bene. Altrimenti lo sai. Sara mi ha autorizzato a sputtanarti se solo lo volessi. Se solo lo volessi, tu dovresti diventare il mio schiavo in men che non si dica. Ma evitiamo di farti andare in overdose di piedi e di piacere”.
Che stronza pure lei! Evidentemente era un’epidemia tra amiche.
Francesco si avvicinò a Valeria, e le sussurrò nell’orecchio:
“Se vuoi possiamo andare in macchina.

Posteggiamo da qualche parte e ti lecco i piedi”.
Valeria parve rifletterci qualche secondo, ma poi scosse la testa.
“No. Ti ripeto, non esageriamo col piacere. Poi cominceresti ad approfittarne” rispose.
“Che padrona che sei” disse Francesco, con aria di sfida. “Secondo me anche tu ti fai comandare a bacchetta da Sara. Non sei capace di decidere da sola?”.
Valeria era stata chiaramente colpita al cuore da quelle parole. Era evidente che Sara esercitava una grandissima influenza su di lei.

“Pensa ciò che vuoi” rispose. “Io non devo dimostrare niente a nessuno. Sei tu che dovresti esserci devoto, che pur sapendo delle tue perversioni malate, non solo non abbiamo fatto la spia, ma ti abbiamo concesso i nostri piedi anche, facendoti godere. E tu così ci ringrazi? Ha ragione Sara. Un fratello così va trattato peggio degli schiavi dell’antichità. Quelli che erano veri schiavi, non questi pippaioli come te”.
Francesco alzò gli occhi al soffitto, imprecando sotto voce.

Non bastava Sara, ora ci si metteva anche Valeria. Evitarono di guardarsi per alcuni minuti, e stavano entrambi imbronciati.
“Valeria!”. Sara si stava avvicinando e chiamava l’amica. “Vale, puoi distrarre un attimo Jessica? Devo fare un attimo una cosa, ma lei non deve accorgersene; non deve farci caso”.
“Sì, subito vado” rispose Valeria annoiata.
“Succede qualcosa?” chiese Sara preoccupata.
“No, niente” rispose Valeria. “E’ solo che alcune persone sono proprio patetiche.

Proprio come i filmini che guardano”. E si alzò, dirigendosi verso Jessica.
Sara si sedette affianco a suo fratello, guardandolo storto.
“E’ inutile che mi guardi così” disse lui sulla difensiva. “Ho solo fatto un’osservazione che le ha dato fastidio. Anche voi due lo state facendo da giorni con me”.
Sara evidentemente aveva altro per la testa, e volle evitare di discutere.
“Ora stammi bene a sentire” disse Sara. “Se vuoi che fili tutto liscio, dovrai fare quello che dico io.

O mi faccio prestare un microfono e faccio l’annuncio delle tue pratiche preferite qui davanti a tutti. Non farai in tempo a scappare che tutti sapranno di che pasta sei fatto”.
“Dai, levati la scarpa e facciamolo una volta per tutte” disse Francesco rassegnato.
“No, non voglio che mi lecchi i piedi, lasciamo perdere questo” rispose Sara. “Dovrai fare due cose. Prima di tutto, c’è una stanzetta con dei divanetti al piano di sopra, e in genere è deserta e chiusa.

Ho fatto in modo di recuperare la chiave. Tu ora recati lì dentro, siediti su uno dei divani, accendi il lume piccolo e spegni le luci grandi: deve essere una stanza in penombra. Una volta lì aspetta: ti raggiungeranno delle ragazze, e tu dovrai leccarle i piedi; sarai il loro zerbino leccapiedi”.
Francesco fece un’espressione scandalizzata.
“Ma sei pazza?” esclamò. “Le ragazze non sapranno tenere la bocca chiusa e il mio segreto sarà scoperto!”.

“Noi ragazze spesso possiamo essere molto più serie di voi ragazzi” rispose Sara. “E poi dovresti esserne contento. Ti sto mettendo sul piatto d’argento un gruppetto di ragazze che si faranno leccare i piedi molto volentieri. E se poi non rischi, non troverai mai una ragazza che se li faccia leccare, e di certo non puoi contare per l’eternità su di me: ti dovrai accontentare di internet, e mi dici cosa c’è di bello sui video su internet?”.

“Va bene, le leccherò i piedi” rispose Francesco. “Però mi devi garantire che non dicano niente a nessuno!”.
“Io non garantisco un bel niente” rispose Sara. “Io le illustro la situazione; sta a loro poi rispettare i piani, non trovi? Non gestisco io i loro cervelli. Ora, passiamo al piano B. Dobbiamo fare un grandissimo regalo a Jessica; ho parlato coi suoi genitori, verrà a dormire da noi stanotte; tu dovrai essere il suo schiavo per una nottata intera, fino all’alba, o meglio, fino a quando lei non varcherà la soglia di casa nostra per tornare a casa.

Dovrai obbedirle, dovrai leccarle i piedi, farle da sputacchiera, da pony, da trampolino, da zerbino, da sacco da box, e da qualunque cosa lei vorrà. Le ho promesso un regalo d’oro, e tu dovrai soddisfarla a pieno. Guai a te se rimarrà delusa del mio regalo, caro Francesco. Sarai tu a pagarne le conseguenze. Ed ora avviamoci alla stanza di sopra, muoviti!”.
Francesco la seguì, e salirono di sopra. Entrarono nella stanzetta; era buia, in penombra, e c’erano molti divanetti, tappeti e comodini.

Era una stanza molto comoda per potersi rilassare un poco. Ma sembrava che di relax ne avrebbe vissuto poco lui.
“Io non parteciperò, e nemmeno Valeria e Jessica,” disse Sara.
“Sarai solo con altre ragazze. Se sarai bravo, ti divertirai come non mai; se non sarai bravo, tutto questo potrebbe trasformarsi in un vero e proprio inferno, come ti ho detto già. Buon divertimento” disse, facendo uno strano ghigno con la bocca.

Uscì dalla stanza, rimanendo Francesco da solo; era carico di eccitazione e preoccupazione. Se fosse stato sicuro che le ragazze avrebbero mantenuto il segreto, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma le ragazze, si sa… quando c’è qualcosa su cui spettegolare, sono quasi sempre contente. E non solo le ragazze, ma chiunque.
Non volle preoccuparsi molto di questo, perché Sara aveva lasciato intendere che erano ragazze serie, cominciò a preoccuparsi di altro: non aveva mai vissuto un’esperienza di gruppo.

Come sarebbe stato essere lo schiavo di più ragazze contemporaneamente nella realtà?
Francesco camminava avanti e indietro nervosamente nella stanzetta, in attesa delle ragazze. C’erano momenti in cui prevaleva il nervosismo, momenti in cui era l’eccitazione a prevalere. Dopotutto, sarebbe stato lo schiavo di un gruppo di ragazze, uno dei suoi sogni proibiti; e poi, in nottata, sarebbe dovuto essere lo schiavo di Jessica, una ragazza molto carina, inoltre aveva sempre fantasticato sui suoi piedi.

Sua sorella aveva ragione: se avesse mantenuto la calma, se fosse filato tutto liscio, quello sarebbe stato il paradiso per lui; altrimenti… meglio non pensarci.
Improvvisamente, la porta della stanza si aprì, ed entrarono circa una decina di ragazze; una di loro accese la luce. Francesco le contò: erano otto.
Non male, come prima volta per una dominazione di gruppo.
Francesco ne conosceva qualcuna, qualche altra, invece, solo di vista.

Effettivamente, appartenevano tutte alla scuola in cui andava sua sorella, in cui era andato anche lui, appartenevano tutte a giri di amicizie in comune.
Francesco le squadrò l’una dopo l’altra: erano tutte bellissime, e tutte indossavano, ovviamente, le scarpe coi tacchi, qualcuna addirittura dei sandali, sempre coi tacchi.
Gli cominciarono a sudare le mani, ed ebbe un’erezione istantanea.
Una ragazza ruppe il silenzio:
“Allora sei tu quello che ama leccare i piedi?” gli chiese.

“Sì” rispose semplicemente Francesco.
La ragazza che gli aveva fatto la domanda, che Francesco conosceva solo di vista, una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, gli si avvicinò con un’espressione di superiorità.
“Cominciamo già male” disse, e gli diede uno schiaffo fortissimo, così forte da fargli molto male; in confronto, quelli che gli aveva dato sua sorella erano semplici carezze. “Devi dire: ‘Sì, Padrona’. Hai capito?” disse, e gliene diede un altro di schiaffone.

“Sì, Padrona” rispose Francesco.
Le altre sette ragazze risero, ma la bionda rimase seria ed impassibile.
“Bene” commentò. “Io conosco tua sorella, tutte noi la conosciamo. Sapevo di fama che aveva un fratello a cui andava insegnata l’educazione, e lei sta cominciando l’addestramento. Per un tipo difficile come te, questo è già un ottimo lavoro; con uno schiaffo già obbedisci, figuriamoci con altro. Quando poi tu eri il tipo da voler fare il galletto”.

Francesco guardò per terra. Sentiva il volto in fiamme. C’era un motivo valido, se a parlare per prima era stata lei; aveva un carattere molto forte e sicuro di sé. Cominciò a sospettare che lei fosse la leader del suo gruppo di amicizie.
“Sapete questo chi è?” chiese a qualche ragazza, che evidentemente non conoscevano bene Francesco. “E’ il fratello di Sara, la ragazza bionda con cui ho parlato prima di salire.

Sara è la tipica ragazza che mi piace. E’ una che non se la tira, e soprattutto è una che si fa i fatti suoi. E questo cornuto di suo fratello, invece di apprezzare sua sorella per quello che era, le rompeva il cazzo giorno per giorno. Avrei voluto vedere se avesse avuto una di quelle ochette pettegole e vanitose come avrebbe reagito. Ma forse è quello che avrebbe meritato. Sara ha avuto la fortuna di trovarlo con le mani nelle mutande, e ha approfittato per pianificare una sua vendetta personale.

E infatti, questo stronzo sta avendo quello che si merita. Sara è stata a dir poco geniale. Il suo piano finale è che tutte le ragazze di cui si fida debbano sapere quanto pervertito sia suo fratello, una cosa di cui tutte le altre persone, tra cui i suoi amici, dovranno rimanere all’oscuro. E questo è il suo Jolly. Se caso mai Francesco sgarrasse dai piani rispettati, lo sputtanerà per l’intera città. Io l’avrei fatto subito, questo porco mi sta sui coglioni, e io gli avrei già fatto perdere la faccia”.

Francesco non poteva credere alle proprie orecchie: allora Sara aveva programmato tutto con la massima precisione.
Forse era questo ciò che intendeva: se si fosse comportato bene, avrebbe goduto ad essere umiliato da quelle ragazze; se si fosse comportato male… beh, sarebbe stato sputtanato per l’intera città.
“Perché ti piacciono i piedi, Francesco?” chiese un’altra ragazza, con cui non aveva mai parlato prima.
“Schiavo!” urlò la bionda leader. “Dovete chiamarlo schiavo, che sono queste cose? Lui è uno schiavo, e da schiavo va trattato”.

“Io proporrei anche faccia da culo” disse un’altra.
“Fate così” concluse la leader. “Ognuna di voi lo chiami con l’insulto che più le piace. Lui invece dovrà chiamare padrona ognuno di noi. Facciamo così! Ognuna sceglie un insulto, e lo chiamerà così per tutto il tempo. Ci state?”.
Ci fu un mormorio di eccitazione. Le ragazze accettarono.
“Bene” disse la bionda. “Io lo chiamerò schiavo. Semplicemente schiavo. Voi altre invece?”.

“Faccia da culo” rispose quella che aveva proposto quel nomignolo.
“Leccapiedi!” esclamò un’altra.
“Verme!” urlò un’altra, ridendo come non mai.
“Troia” disse un’altra, spietata.
Le altre tre decisero per “Fallito”, “Pisellino” e “Pervertito”.
“Benissimo” disse sempre la bionda; era quasi sempre lei a prendere il gioco in mano. “Ora che abbiamo deciso i tuoi nomi, schiavo, passiamo al sodo. Spegni la luce principale, e vieniti ad inginocchiare a me.

Muoviti!”.
Francesco si avviò verso la luce, ma una ragazza gli diede un calcio nelle palle così forte da farlo piegare in due, dicendo:
“Vedo che le maniere buone non danno risultati, faccia da culo! Devi dire ‘Sì, Padrona’ quando ti comandiamo qualcosa. Capito stronzo leccapiedi?”.
“S… sì padrona” rispose Francesco affannato.
“Ehi!” protestò un’altra ragazza. “Hai rubato il mio nomignolo!”.
“Fanculo i nomignoli. Lo dobbiamo umiliare a dovere e voglio divertirmi.

Se c’è qualcuno che deve attenersi alle regole è lui, di certo non noi”.
Francesco spense la luce, ed andò ad inginocchiarsi ai piedi della ragazza bionda.
Provò un’eccitazione ancor più forte di quando aveva annusato i piedi di Valeria. Ora stava subendo una vera e propria dominazione, ed avrebbe voluto goderne. Si limitò a fissare i piedi della sua nuova padrona, senza però fare nulla. Dopo circa una decina di secondi, la ragazza ruppe il silenzio.

“Che aspetti schiavo!” urlò. “Comincia a baciarmi i piedi. Mettiti tutto steso, sul pavimento, e baciami i piedi, partendo dalla punta della scarpa, fino ad arrivare al collo del piede”.
Francesco cominciò a baciarle il piede destro: diede tanti baci delicati, baciando ogni centimetro quadrato del dorso del suo piede.
“Anche le parti laterali della scarpa e i tacchi. Muoviti!”.
Francesco obbedì, con una crescente eccitazione. Il tono della ragazza era molto autoritario, sapeva benissimo quello che faceva.

“Ma allora veramente lo fanno” disse una di loro, con un tono stupito, come se avesse fatto una scommessa assurda, che non credeva si potesse avverare.
“Ovvio che lo fanno” rispose la ragazza che lo chiamava faccia da culo. “Fanno questo, e anche peggio. Voglio vedere fino a che punto può arrivare la loro perversione”. Si avvicinò di shitto a Francesco. “Girati con la faccia verso l’alto!” ordinò, e gli sbatté il piede, ancora con la scarpa, in pieno volto, facendolo male ancora una volta.

Francesco mugolò.
“Invece di lamentarti, pensa a rispondere alla domanda che ti ha fatto prima una delle tue padrone!” urlò.
“Q… quale domanda? Non ricordo…” rispose Francesco.
Le ragazze si guardarono in faccia tra di loro, scuotendo la testa.
Gli si avvicinò una ragazza bassina, coi dei lunghi capelli ricci castani, e gli disse:
“Voglio sapere cosa cazzo provate voi depravati fissati per i piedi quando ce li leccate!”.
Francesco ci pensò su.

Come avrebbe mai potuto descrivere la sensazione di oblio provocata dai piedi delle ragazze?
“Non saprei dirlo, padrona” rispose Francesco. “Posso solo dire che è bellissimo, ma non so descrivere con esattezza cosa si prova”.
Tutte le ragazze scoppiarono a ridere.
“Bello? Mi dici cosa ci sarebbe di bello? Io proprio non vi capisco, sono negata, mi spiace”.
“Lo scopriremo subito cosa prova il depravato” disse la bionda. “Spogliati. Rimarrai solo in mutande” ordinò, e Francesco eseguì immediatamente.

Una volta spogliato, la sua erezione da sotto le mutande era evidente. Le ragazze scoppiarono nuovamente a ridere.
“Cazzo, fai sul serio tu” disse un’altra. “Ma dimmi, cos’ha la figa che non va? Per un paio di piedi ti ecciti così?” e di nuovo tutte a ridere.
“Questi sono esseri speciali” disse la bionda. “Nessuna li capisce, nessuna li vuole capire. Sua sorella, invece, l’ha capito benissimo. Ma ci pensate? Quando hai uno di questo tra le mani, puoi fargli fare tutto quello che vuoi.

Obbediscono a bacchetta. E se caso mai volessero ribellarsi, li si può minacciare di svelare il loro schifoso segreto a tutti. Così ritornano ad essere buoni, e si fanno punire pure. A parte il fatto che la maggior parte di loro si lascia punire molto volentieri. Vero verme?” chiese poi, rivolgendosi a Francesco.
“Sì padrona” rispose lui.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!”. Ci fu una sonorissima risata di gruppo.
La bionda si sedette su un divanetto.

“Vieni in ginocchio ai miei piedi e levami le scarpe porco schifoso. E vedi di essere delicato nei movimenti, o acchiapperai una bella mazzata. Ma a te piace, vero?”.
“Sì padrona” rispose Francesco.
Andò ai piedi della padrona bionda, e molto lentamente le sfilò entrambe le scarpe: aveva tra i piedi più belli che avesse mai visto, con lo smalto rosso scuro. Quando le levò le scarpe, l’odore intenso dei suoi piedi invase la stanza.

“Oh mio Dio!” commentò una di loro. “E questo povero ragazzo dovrà mettere il naso sotto i tuoi piedi? Ma sopravviverà?”. Tutte risero, eccetto la bionda.
“Voglio vedere quando metterà il naso sotto i piedi tuoi che dovrà succedere” rispose, e di nuovo tutte risero. “Ma che io sappia a questo piace la puzza dei piedi, quindi magari è il contrario, se non li annusa non sopravvive. E’ giusto schiavo?” chiese.
“Mi piace moltissimo l’odore dei suoi piedi, padrona” rispose Francesco.

Di nuovo risate generali, che, mentre da una parte mortificavano il povero Francesco, dall’altra lo eccitavano come non mai.
“Ti piace la puzza dei miei piedi? Bene, infila il naso tra le dita. Voglio vedere se poi cambi idea. Muoviti, annusa!” ordinò la bionda.
Francesco non perse tempo. Affondò la sua faccia sotto i piedi della biondina. In mezzo secondo, la puzza intensa dei piedi di quella ragazza gli penetrò nel naso, riempiendo i suoi polmoni, ma principalmente il suo cervello e il suo membro.

A confronto, i piedi di Valeria odoravano di rose. Puzzavano davvero tanto; non si era fatta la doccia, a giudicare dall’intensità dell’odore; e poi i piedi erano davvero molto sudati, cosa che incrementava l’odore forte.
Francesco annusava talmente forte che si sentiva il rumore dei suoi respiri per tutta la stanza, cosa che faceva ridere tutte le ragazze.
“Ora capisco perché tua sorella ha preferito non assistere a questa scena. Sei proprio ridicolo” commentò la ragazza coi capelli ricci.

“Com’è l’odore schiavo?” chiese la padrona bionda.
“Bellissimo padrona” disse Francesco, parlando ormai in totale affanno.
“Puzzano parecchio?”.
“Sì padrona. I suoi piedi puzzano molto”.
“E ti piace?” chiese lei, mordendosi le labbra.
“Sì padrona”.
Ancora risate.
“Bene” continuò la padrona. “Ora lecca, muoviti! Voglio che la tua sudicia lingua tocchi ogni parte dei miei piedi. E devi pulire lo sporco tra le dita”.
“Sì padrona” disse Francesco.

Cominciò a leccarle i piedi: cominciò dal tallone, facendo dei movimenti in piroetta con la lingua. Poi salì su per la pianta, strisciando intensamente. Infine, leccò le dita, infilando la lingua tra gli spazi di ogni dito. Leccandole i piedi, l’odore diveniva sempre più intenso e nauseabondo, a causa del contatto della sua saliva con i suoi piedi, che già di per sé erano molto odorosi.
“Stop!” disse la padrona, e Francesco si alzò immediatamente.

“Ora un po’ di calpestamento, verme! Stenditi sul pavimento!” ordinò, e Francesco eseguì.
La bionda salì sulle cosce di Francesco, poi fece qualche piccolo passettino, arrivando allo stomaco; diede un calcio forte alle palle di Francesco, che urlò dal dolore. Per zittirlo, la bionda gli mise un piede sulla bocca.
“Già che ti lamenti?” chiese. “E non abbiamo nemmeno cominciato. E quando passerai all’azione con le altre che succederà?”.
Salì con entrambi i piedi sulla faccia di Francesco, che sperò di poter sopravvivere a tanta pressione, e tanta puzza dei suoi piedi anche.

Dopo quella che sembrò un’eternità, la bionda scese dalla faccia di Francesco, provocandogli un sospiro di sollievo.
“Ragazze, su, levatevi tutte le scarpe!” disse, e tutte le ragazze se le tolsero.
In quella stanza, ora, si respirava principalmente odore di piedi. Un non feticista difficilmente sarebbe resistito senza rimanerne disgustato.
La ragazza coi capelli ricci si accovacciò vicino Francesco, mettendo il suo volto a pochi centimetri da quello di Francesco, che improvvisamente, sentì un mix di odori diversi: tabacco, alcool, fondotinta, profumo e sudore.

“Apri la bocca” ordinò lei.
Francesco aprì la bocca, e lei lo sputò in bocca.
“Bene, ora ingoia!” ordinò, e tutte, per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere.
Poi si sputò su un piede, e gli disse:
“Ora lecca la mia saliva sul mio piede, proprio come fanno i cagnolini!”. Le ragazze ulularono quasi dalle risate, molte di loro erano accovacciate, in lacrime.
“Sì padrona” disse Francesco, leccandole la saliva sul piede.

Prese il suo mignolo in bocca, e cominciò a succhiare.
“Wow, che cosa rilassante!” commentò la ragazza, chiudendo gli occhi.
“Ti sta praticamente facendo un pompino al dito!” disse la bionda, e tutte di nuovo risero.
“Ora annusa i piedi di tutte, e dì chi ha l’odore più buono. Stenditi!” ordinò la riccia.
Francesco si stese, e tutte le ragazze gli si avvicinarono; a turno, gli misero i piedi in faccia.

Tutte le ragazze avevano dei piedi molto belli, più o meno puliti, più o meno odorosi. Ogni annusata che faceva, il suo pene cresceva di un pochetto.
Ormai, inebriato dalla puzza dei piedi di quelle otto ragazze, per lui non c’era più differenza tra un piede e l’altro.
“Ora, schiavo, dimmi” disse la bionda. “Quali sono i tuoi piedi preferiti?”.
“I piedi di mia sorella” rispose Francesco. Tutte si guardarono, stupite.

Qualcuna si portò le mani alla bocca.
“Sto parlando di noi otto, coglione!” urlò la bionda, dandole uno schiaffo sulla faccia.
“Ah, mi scusi” commentò Francesco. “Quelli della ragazza coi capelli ricci, signora” disse.
La bionda parve visibilmente offesa: era la seconda volta che si aspettava che Francesco la designasse come la migliore, ed era la seconda volta che veniva delusa.
“Ahah, che gentile!” commentò la riccia. “Ma io, sinceramente, con te ci farei altro…”.

“Basta così!” disse la bionda. “Una volte uscite da questa sala, te lo potrai scopare fino a farvi venire il vomito. Ma ora lui è il nostro schiavo, e da tale si deve comportare!”. Non riusciva a nascondere la sua delusione per non essere stata designata come la migliore.
“Se guardassi l’orologio” disse la riccia “Ti accorgerai che lo sarà ancora per poco. La festa sta per finire”.
“Già?” chiesero all’unisono la bionda e Francesco.

La bionda a voce, Francesco con il pensiero.
“Capisco” continuò la bionda. “Bene, schiavo: ora calati le mutande. Noi sette ti metteremo i piedi per tutto il corpo, e la riccia, siccome è la tua reginetta, ti farà una sega con i piedi. Le verrai sui piedi, e alla fine leccherai tutto”.
Le ragazze gli misero i piedi ovunque: sulla testa, sul naso, sul petto, sulle cosce. Francesco annusava avidamente i piedi delle ragazze che glieli avevano messi in faccia.

La riccia gli prese il pene tra i piedi: faceva dei movimenti che mandarono Francesco in paradiso.
Talmente in paradiso, che non perse due secondi a venire copiosamente, tra le risate di tutte le ragazze, eccetto la bionda.
Francesco era letteralmente scosso dal piacere.
“Lecca, checca!” disse la riccia.
Per Francesco fu molto difficile farlo, soprattutto nell’istante appena dopo l’orgasmo: si sentiva svuotato, ridicolo, e imbarazzato. Con molto disgusto, pulì il piede della riccia da tutto il suo sperma.

Le ragazze si rimisero le scarpe, ed uscirono tutte, tranne la bionda, che rimase faccia a faccia con Francesco.
“Sei semplicemente un fallito” gli disse. Evidentemente cercava la sua vendetta per il fatto che Francesco non le aveva dato il primato dei piedi. “Non voglio più averci nulla a che fare con te. Dimenticati di me. Ora rivestiti, che vado a chiamare tua sorella”. Ed uscì, sbattendo la porta alle spalle. Francesco aspettò circa un paio di minuti, poi entrò sua sorella.

“Com’è andata?” chiese Sara.
“Benino” commentò Francesco.
“Benino?” chiese Sara stupita. “Credevo che ti piacesse leccare piedi!”.
“Quelle ragazze, a parte una, non ci sapevano fare. Certo, i piedi erano belli, mi piaceva leccarglieli, ma loro non ci sapevano fare”.
“Tralasciamo i dettagli, per favore” disse Sara. “Ho una notizia da darti: Jessica ha bevuto troppo, si è sentita male e ha vomitato. Non sarà in grado di venire a casa stanotte.

Staremo da soli, a quanto pare”.
Francesco sorrise.
“E’ inutile che ridi tu!” urlò lei. “Questa è stata solo una parentesi. Ma le cose tra di noi non sono affatto cambiate. Mi piace questa condizione, e tale rimarrà fino a che non mi sarò scocciata; e credimi, Francesco, non mi scoccerò tanto facilmente. Dovrai continuare ad obbedirmi, a farmi da tassista, a farmi servizi, e dovrai sempre chiedermi il permesso quando vorrai fare qualcosa.

Io conosco sempre il tuo segreto perverso, e se sgarrerai, sai cosa succederà. Non credo ti farà piacere una cosa del genere”.
“No” disse Francesco. “Penso proprio di no”.
“Perfetto” disse Sara sorridendo. “Tra pochi giorni torneranno mamma e papà. Ho proprio una voglia matta di divertirmi nel vedere le loro facce stupite quando ti comanderò a bacchetta e tu eseguirai come un robot. Ma poi avremo tempo di discutere su questo.

Ora torniamo a casa”.
“Sara, ti posso baciare un piede?” supplicò Francesco.
Sara si girò di shitto, perché ormai si stava già avviando verso l’uscita.
“Non ti bastano mai i piedi brutto pervertito? Sei un assatanato. Comunque no! Quando saremo a casa, se ne avrò voglia, ti concederò l’onore di baciarmi i piedi, altrimenti buona fortuna con internet. Ricorda che sei tu che devi obbedire a me, non io che devo far eccitare te.

Lo farò solo se mi vorrò divertire. Ed ora, prima che ti arrivi un ceffone, filiamo diritti a casa! E questa è la mia ultima parola!” disse Sara, per poi dirigersi di nuovo verso l’uscita.
Salutarono vari amici e i genitori della festeggiata, che ora era stesa, tutta sudata e pallida, e poi si diressero verso la macchina
“Che schifo di festa!” commentò Sara, mentre facevano ritorno a casa.
‘E già, proprio uno schifo di festa!’ pensò Francesco, mentre Sara si sfilava una scarpa e metteva un piede sul cruscotto.

Non si sprigionò alcun odore nell’aria.
Francesco lo fissò intensamente, e Sara gli disse:
“Non lo faccio per te, ho i piedi stanchi. Vediamo di non fare incidenti e di tornare a casa vivi”.
Tutta una questione di stile, pensò Francesco.
Le ragazze possono avere anche i piedi più belli del mondo, ma se non sanno dominare, non lo sanno fare, non ci sono scuse. Non basta un bel piede per saper dominare.

Invece, sua sorella… lei sì che era tagliata. Non lo faceva per piacere, ma lo faceva alla grande, e lui ne era rapito. Ce l’aveva nel DNA, ma non lo sfruttava; questo era quello che aveva detto anche la bionda. Sara non era tipa da tirarsela. Cosa che la rendeva ancora più interessante.
Ma, interessante o meno, Francesco fece un sorriso amaro, sapendo bene che sua sorella gli avrebbe dettato condizioni umilianti riguardo il ritorno dei loro genitori.

La mattina dopo, Francesco si svegliò come al solito prima di sua sorella, che era più dormigliona.
Rifletté sulla nottata appena trascorsa: se fosse successo in un altro contesto, con altre ragazze, sarebbe stato l’uomo più felice della Terra. Ma invece… succedeva tutto mentre era soggiogato alle perfide volontà di sua sorella, che aveva un piano umiliante da attuare una volta che sarebbero tornati i genitori; poi, la ragazza bionda che aveva gestito la dominazione non ci sapeva fare, o, almeno, a Francesco non piaceva quel tipo di padrona così.

Ora che ci rifletteva, era da quando sua sorella lo stava tormentando che aveva sviluppato altri tipi di gusti; per così dire, era diventato più esigente, e questo a causa dell’estrema influenza che Sara esercitava su di lui.
C’erano alcune cose che non riusciva a sopportare: la situazione che si stava creando con i suoi amici, soprattutto con Stefano, che aveva capito che Francesco stava sotto lo schiaffo di sua sorella, e ne era in parte deluso, aspettandosi una reazione di orgoglio da parte di Francesco; poi, temeva il ritorno dei genitori, sperando che non si venisse a creare la stessa situazione che con gli amici.

Suo padre aveva notato un certo cambiamento. Ma un conto era smettere di tormentare sua sorella, un altro conto era esserne sottomesso senza sbattere ciglio.
Francesco cominciava a desiderare i piedi di Jessica. Magari con lei la dominazione sarebbe stata diversa.
Si doveva sfogare in qualche modo. Andò silenziosamente in camera di sua sorella, e prese un paio di calze che stavano sulla sua poltrona.
Andò in bagno e si chiuse a chiave.

Si portò le calze al naso: quello era il paradiso. Annusò violentemente la parte dei piedi, che emanavano un odore paradisiaco. Non era una puzza sgradevole o intensa, ma finalmente Francesco poté sentire in forma più forte l’odore dei piedi di sua sorella.
Cominciò a smanettarsi violentemente, pensando a Sara, Valeria e Jessica che gli mettevano i piedi in faccia contemporaneamente. Venne abbondantemente, si ripulì, e portò le calze in camera di sua sorella.

Fortunatamente Sara non si era accorta di nulla. Francesco si diresse in cucina, dove Sara lo raggiunse un’oretta dopo.
“Giorno. Come hai dormito?” chiese Francesco.
Sara gli fece un’occhiataccia.
“Rubati un’altra volta le mie calze di nascosto per masturbarti, e qua finisce male” disse lei, con lo sguardo torvo. “Non osare mai più entrare in camera mia senza chiedere il permesso, brutto porco schifoso pervertito. Un altro passo falso, e chiamo tutti i tuoi amici spiegandogli tutti i tuoi gusti.

Giuro che la prossima volta lo faccio”.
Francesco si portò le mani alla faccia. Stava commettendo troppi errori banali, e stava rischiando grosso, perché sua sorella non aveva l’aria di una che scherzava.
“Sara, ti prego, scusami. E’ che… i tuoi piedi sono…” cominciò Francesco, ma Sara avanzò velocemente verso di lui, bloccandogli la parola. Gli diede un pugno fortissimo nello stomaco, facendolo piegare in due, e poi subito dopo due potentissimi calci nelle palle.

Francesco si accasciò per terra, dolorante.
“Ti ho già detto che non devi usare quella parola con me” disse Sara, gelida. “Non devi chiedermi scusa, è inutile. Non accetto le tue scuse”.
Avanzò verso i fornelli, calpestando la mano di Francesco e dandogli un calcio sul volto.
“Le mie parole vanno al vento, a quanto pare” disse Sara, mentre si preparava qualcosa da mangiare. “Tu hai interpretato malissimo le mie parole e le mie intenzioni.

Ora in casa comando io; e questo significa che tu devi eseguire alla lettera ogni mio ordine, non che tu mi debba infilare il naso sotto i piedi ogni volta che ti venga voglia, come fanno quegli attori da quattro soldi in quei filmini schifosi che ti vedi. Ed ora alzati, che sei ridicolo là terra”.
Francesco si alzò, dolorante, e si andò a sedere sul divano.
Osservò sua sorella: era molto pallida, ed aveva i capelli spettinati.

O era molto scocciata, o era turbata per qualcosa. Ed ovviamente era lui a farne le spese.
Squillò il telefono di casa. Sara guardò Francesco con lo sguardo minaccioso, e gli disse:
“Ti muovi a rispondere?”.
Ovviamente era lui a doversene occupare. Lui che non aveva mai risposto a telefono, cosa che odiava profondamente fare; e Sara aveva lasciato a lui la patata bollente.
“Pronto?”.
Quando Francesco rispose sentì la voce di Jessica, e si sentì gelare.

“Ciao Francesco, sono Jessica. Sara è in casa?”.
“Te la passo subito” disse Francesco con voce tremante. Si era improvvisamente eccitato; aveva ancora un regalo in sospeso, ed era di avere lui come schiavo.
L’idea di fare lo schiavo di Jessica lo intrigava di parecchio, anche se lo rendeva molto nervoso.
Francesco diede il telefono a Sara.
“Pronto?” disse con una voce molto gentile, ma con una faccia molto scocciata.

“Ciao Jessica. Sì, tutto bene, e a te? Quando ce ne siamo andati eri un po’ malconcia, scusami se non ti ho salutata… ma ora come va, meglio?
Eh, sì, immagino. Con tutto quello che hai bevuto è normale pure che ti scoppi la testa. Ah sì, giusto, il mio regalo… sei curiosa?”
Qui Sara sbuffò silenziosamente. “Sì, è normale… però il fatto lo sai qual è? Quel regalo sarebbe dovuta essere una cosa del momento.

Non so se ora ti possa piacere più… magari non ci trovi più sfizio, il momento magico è passato. Vuoi vederlo lo stesso, capisco. Beh, allora puoi passare a casa mia? Quando vuoi tu. Tu quando sei libera? Oggi pomeriggio? Per me va benissimo. Vieni appena sei pronta. Ah, Jessica, mi raccomando vieni da sola: è importante. Ok, ci vediamo dopo, ciao”.
Sara posò il telefono. Sbuffò di nuovo.
“E’ proprio scema Jessica” disse a Francesco.

“Ieri sera ha bevuto talmente tanto da sentirsi male e vomitare. Proprio un bellissimo metodo per trascorrere e rovinarsi un diciottesimo. Ed ora che fa? Mi chiama che vuole vedere il mio regalo speciale che le avevo promesso. Naturalmente sei tu come schiavo. Ma lei sarebbe dovuta venire da noi la nottata e schiavizzarti per tutta la nottata a suo piacimento. Ma visto che quell’idiota ha preferito ridursi in una poltiglia, non ha potuto.

Ed ora ovviamente è curiosa. Avrebbe dovuto aspettare me che la chiamassi, però, per darle il regalo, sempre se avessi voluto. Che stronza!”.
“E… quindi?” chiese Francesco.
“Quindi che?” chiese Sara infastidita. “Non hai sentito mentre parlavo? Jessica viene oggi pomeriggio. Se accetta tu farai il suo schiavo per un pomeriggio. Fra qualche giorno tornano mamma e papà, e tu non avrai più tantissime occasioni per dedicarti alle tue cose malate qui in casa.

Quando torneranno la tua vita cambierà ancora di più in peggio: dovrai obbedirmi a bacchetta e basta, guai se ti farai scovare con le mie scarpe o calze in mano. Poi ne parleremo con calma. E se non accetta, arrivederci e grazie!”.
Francesco era carico di tensione ed eccitazione. Il suo nervosismo t****lava nell’aria, ma sua sorella fece finta di niente.
Verso le quattro del pomeriggio chiamò di nuovo Jessica, per annunciare che sarebbe arrivata di lì a poco tempo.

“Cavolo, questa qui è proprio impaziente!” commentò Sara. “Allora, mentre Jessica sarà qui, caso mai accettasse, io uscirò. Approfitto per fare un po’ di shopping, devo anche comprare un po’ di trucco. Ed ovviamente contribuirai tu economicamente. Prendo il tuo portafogli, so io quanto mi serve, e a te non deve importare, ormai i tuoi conti li porto io”.
Quest’altro ci mancava. Mettere i suoi risparmi in mano a sua sorella. Coi suoi lei era una ragazza con i piedi per terra, non amava spendere troppo, preferiva conservare ed accumulare.

Ora, invece, aveva anche i suoi soldi in mano, e lì di certo non avrebbe badato a spese. Un altro guaio. Ed ovviamente Francesco non avrebbe potuto protestare.
Suonò il citofono: era Jessica. A Francesco cominciarono a sudare le mani per il nervosismo.
Sara andò ad accogliere Jessica alla porta. Era vestita molto sexy: faceva molto caldo, quindi aveva una semplice canotta, che le metteva in evidenza il seno, un paio di pantaloncini corti e ai piedi dei semplici sandali aperti.

L’unica cosa che stonava era la sua espressione stanca e delle occhiaie spaventose; effettivamente la notte prima si era presa una sbronza, quindi era naturale che stesse in quelle condizioni. Ma ciò non scalfiva comunque la sua bellezza. Francesco aveva fantasticato più volte su Jessica, e spesso e volentieri anche sui suoi piedini, che però non aveva mai avuto l’occasione di vedere da vicino.
Le due amiche si salutarono con un bacio.
Jessica si sistemò i capelli con un movimento molto grazioso, e poi disse, con un tono di voce leggermente emozionato:
“Madonna Sara, mi stai tenendo in ansia da ieri sera.

Mi vuoi dire cos’è questo regalo speciale e segreto di cui parlavi?”.
“E’ una cosa molto speciale” rispose Sara. “Qualcosa che non tutte possono avere. Si tratta di una cosa particolare, e devi essere brava a fartela piacere, altrimenti si perde tutto lo sfizio. Se però te l’avessi dato in nottata, con l’atmosfera post festa, sarebbe stato molto più eccitante”.
Sara si fermò con le spiegazioni, provocando in Jessica uno stato ancor più di agitazione.

“E allora?” chiese Jessica, che non ne poteva più di quella straziante attesa. “Mi vuoi dire sì o no qual è questo benedetto regalo?”.
Sara sorrise. “Ci mancherebbe” disse. “Avevo parlato coi tuoi genitori, ed avevamo accordato per farti venire a dormire qua, da noi. Il tuo regalo era avere mio fratello come schiavo tutta la nottata: sarebbe stato il tuo giocattolo, avresti potuto fargli ciò che volevi, sottometterlo, umiliarlo, calpestarlo. Il tuo zerbino personale.

Anche se all’inizio rompere il ghiaccio può sembrare difficile, ma una volta presa confidenza è una goduria, credimi. E mio fratello subisce passivamente queste cose. Lo aggradano. Si è fatto un esame di coscienza, e ha capito che il suo ruolo nella vita è quello: servire le donne a 360 gradi. Lui è il mio schiavo personale, questo è il nostro segreto più oscuro. E il mio regalo era questo: cederti per una nottata il mio schiavo per farti divertire.

Ora la nottata è passata, ma se tu vuoi puoi benissimo recuperare. Io fra poco esco, e avrai tutto il pomeriggio per divertirti come meglio credi. Francesco è il tuo schiavo, e puoi fare ciò che vuoi”.
Francesco era rosso per l’imbarazzo. Ci fu qualche secondo di silenzio. Jessica osservò intensamente Francesco, che non osava ricambiare lo sguardo, e poi tornò a fissare Sara.
“Sapevo di questi uomini che amano fare gli schiavi delle donne” disse Jessica.

“Ma non avevo mai fantasticato di averne uno. Quindi mi stai dicendo che io posso fare di tuo fratello ciò che voglio? Ma davvero? E lui accetta? Come funziona?”.
Evidentemente si sentiva un po’ in colpa, ma la sua curiosità era notevole.
“Te l’ho spiegato come funziona” disse Sara. “Semplicemente, lui è il tuo schiavo, e tu puoi ordinargli qualsiasi cosa desideri. Lo puoi picchiare, insultare, deridere, calpestare, poi a lui piacciono i piedi.

Gli puoi mettere i piedi in faccia, lo puoi cavalcare, ti puoi far massaggiare i piedi. Qualsiasi cosa tu voglia, davvero. Se hai fantasia, gli puoi far fare le cose più umilianti possibili, solo per il tuo divertimento, per farti due risate. Abbiamo solo oggi purtroppo a disposizione, perché poi tornano i nostri genitori dalle vacanze, e sarà difficile che io possa cedere il mio schiavo personale a qualcun altro. Anche perché ripeto, è il nostro segreto più oscuro.

E io devo chiederti di mantenerlo. Questo è il tuo regalo di compleanno. Ora decidi, accetti o no?”.
Jessica scrutò Francesco attentamente, che ancora non osava staccare gli occhi dal pavimento.
“Sembra divertente” commentò Jessica. “Diabolico, ma divertente. Credo che accetterò. Ma come hai fatto a ridurre tuo fratello tuo schiavo?” chiese curiosa.
“Abbiamo semplicemente entrambi capito quali erano i nostri ruoli in questa casa. Nulla di eccezionale. Ma ora devo scendere, sto di fretta.

E ricorda: non avere mai pietà di lui. E’ il tuo schiavo per un pomeriggio, tu sei la padrona, e devi essere unicamente tu a decidere le cose. Al mio ritorno fammi sapere com’è andata. Caso mai si fosse rivelato deludente, lo punirò senza pietà” disse Sara, che poi si avvicinò velocemente a Francesco.
“Hai sentito bene, schiavo?” disse, calandosi perfettamente nel ruolo di una dominatrice esperta. “Per qualche ora apparterrai alla mia amica Jessica, quindi vedi di obbedire ad ognuno dei suoi ordini.

Sei il suo regalo, e devi essere perfetto; anche se effettivamente di perfetto tu non hai niente proprio, ma lasciamo perdere, facciamo finta di nulla. Ora baciami i piedi, che devo uscire. Muoviti!”.
Francesco si inginocchiò ai piedi di sua sorella, e le baciò devotamente entrambi i piedi.
Jessica aveva l’espressione incredula quando Sara uscì dalla porta.
Francesco non disse una parola, ma continuava a fissare il pavimento. Aspettava che fosse Jessica a fare il primo passo.

Cercò di pensare al lato positivo delle cose. Finalmente avrebbe realizzato la fantasia di leccare i piedi di Jessica, e voleva godersi quei momenti. A quanto pareva, al ritorno dei suoi genitori la sua vita sarebbe diventata un vero e proprio inferno. Quel periodo era stata una semplice passeggiata; una vacanza.
“Tua sorella è proprio una gran puttana” disse Jessica improvvisamente.
Francesco la guardò sbalordito. Si sarebbe aspettato subito uno – In ginocchio schiavo! – , ed invece Jessica l’aveva sorpreso.

Dicendo questo, si sedette poi sulla poltrona in cucina.
“Non è vero” disse Francesco. “Non lo è”.
Jessica scoppiò a ridere.
“Sì, Francesco, lo è” disse Jessica. “Non vedi come ti ha ridotto? Sei lo schiavo di tua sorella minore, e ti ha anche prestato per un pomeriggio a me. E poi te la difendi pure. La tua dignità dov’è andata a finire?”.
“Questi non sono affari di nessuno” disse Francesco.

“E’ stata una scelta di entrambi per un motivo ben preciso”.
“AHAHAHAHAHAHAHAHAHA” Jessica scoppiò in una risata molto potente.
“Sei uno schiavo ribelle, a quanto vedo. E quindi ti chiamerò Spartaco, almeno fino al momento in cui non sarai diventato uno schiavo docile. Comunque tu non hai deciso un bel niente. Ha deciso tutto tua sorella, e tu le stai anche dietro. Credi che sono scema, Spartaco?” e continuò a ridere. “Ma tu vuoi essere fedele solo alla tua padrona reale, vero?” continuò.

“Ma vedi che sbagli, Spartaco. Tua sorella, la tua padrona, mi ha autorizzato a fare ciò che volevo. E di lamentarmi in caso tu non mi fossi piaciuto. Che c’è? Ti piace così tanto essere punito da tua sorella? AHAHAHAHAHAHAHA!” Ancora risate.
Francesco non parlò. Jessica ci sapeva fare anche lei, al contrario di Valeria (al quale Francesco piacevano sì i piedi, ma non il suo modo di dominare) e della bionda che lo aveva dominato in discoteca.

“Hai perso la lingua, cane?” disse Jessica. “Cane Spartaco. Questa sì che è bella” e continuò a ridere. Poi d’un tratto fece un’espressione storta col viso, e gli urlò contro: “Ora accendi l’aria condizionata, che si muore di caldo, e portami una bibita fresca. Veloce!”.
Francesco accese l’aria condizionata, ed andò a prendere un tè freddo per Jessica. Lei bevve quasi tutto il bicchiere, lasciando solo una piccola parte di tè. Ci sputò abbondantemente dentro e disse:
“Bevi Spartaco”.

Francesco bevve, e questo fece ridere Jessica ancora di più.
“Accidenti, che invidia!” disse Jessica. “Vorrei avere anche io un fratello così. Uno schiavo in casa che obbedisce a qualunque ordine, che ti diverte anche. Tu sei divertente nel tuo essere ridicolo. Non mi annoierei mai con te. Ma a te non piace scopare, Spartaco?” chiese.
Ma perché facevano tutte quella domanda? Perché, secondo loro, essere schiavi feticisti implicava il non voler scopare? Erano tutti di quell’idea, difficile che tutta la società cambiasse idea.

“Sì” rispose mortificato Francesco. “Mi piace scopare”.
“Ah, quindi te la danno pure. Non si vergognano?” commentò spietata Jessica. “E comunque, Spartaco, devi dire ‘Sì padrona’. Non mi piacciono i ribelli, mi sa che ti punirò”.
“Chiedo scusa, padrona” fu la risposta pronta di Francesco.
“Wow. Vedo che impari in fretta. Tua sorella ti ha addestrato a dovere allora?” chiese Jessica.
“Sì padrona” ripeté Francesco.

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