Voglia di cose porche. parte 2

Quella settimana avevamo entrambi lavorato tanto, eravamo stanchi, ma più si avvicinava il week end più aumentavano i miei pruriti. Era arrivato il momento di realizzare almeno una delle nostre fantasie, e solo a pensare alla carica erotica che sentivo dentro, mi viene duro ancora adesso mentre scrivo.

Sapevo cosa volessi ma non sapevo dove potessi trovarlo. Per alcuni giorni mi piazzo al pc e cerco: “DISCOTECA TRASGRESSIVA”, “SERATA EROTICA”, “EVENTI HOT”, e tutto ciò che la mia mente riusciva a partorire pur di raggiungere il mio obiettivo.

Nulla, non trovai un bel niente nei paraggi ed avevo cominciato a rassegnarmi di dovermi affidare al fato; prima o poi sarebbe capitato e basta se proprio lo volevamo.

Proprio in quel momento però mi venne in mente che a poco più di un’ora da noi c’erano alcuni locali per scambisti. Un genere di locali di cui mi avevano parlato degli amici in passato, poiché ci avevano trascorso delle serate e si erano anche divertiti molto, mi ricordai della zona che mi avevano indicato in quanto da quelle parti se ne potevano trovare più di uno.

Premetto che nonostante gli inviti ricevuti, non ci ero mai voluto andare. Un po’ per pudore, un po’ per paura di trovare ambienti troppo squallidi, mi ero sempre rifiutato, e mai avrei immaginato di avere invece una smisurata voglia di andarci con la mia compagna. Già. Mi stavo scoprendo sempre più eccitato all’idea di partecipare con lei a quel genere di situazioni che mi avevano descritto con dovizia di dettagli.

Appena entrati, avevano pagato l’iscrizione (esosa per i single ma free per le coppie) ed erano stati accolti con garbo dal proprietario, un tipo sui 50, distinto, piacente, che li aveva subito condotti all’angolo bar al piano terra dove aveva offerto loro da bere.

Gli aveva poi spiegato il regolamento della sua associazione, e raccomandato il massimo rispetto per tutti e per la privacy di tutti, e man mano gli aveva fatto fare un giro della struttura. Finiti i convenevoli, qualcuno di loro aveva iniziato a ballare avvinghiato con le signore già in pista, ed aveva ben presto scoperto che erano tutt’altro che sole, i mariti infatti erano seduti ai divanetti per godersi le mogli fare le porche con degli sconosciuti; qualcun altro si era diretto al piano superiore ed aveva subito infilato il cazzo in un glory hole.

Pochi attimi e qualcuno dall’altro lato aveva preso a succhiarglielo con maestria, qualcun altro ancora si era ritrovato in una gang bang nel privé a scopare una perfetta sconosciuta desiderosa di farsi penetrare ovunque.

Nel locale c’era chi voleva avere un ruolo attivo ma anche chi era lì solo per masturbarsi guardando gli altri godere.
Insomma il paradiso delle cose porche.

Ricominciai a cercare e ben presto li trovai tutti.

Visitai i loro siti internet con l’impazienza e l’eccitazione di un bambino che sceglie i suoi regali di Natale. Immaginavo di trovare delle immagini delle serate ed invece, giustamente a tutela della privacy, c’erano solo le foto degli ambienti e l’elenco degli eventi in programma.

Clicco, sfoglio, scorro, analizzo, valuto, leggo recensioni.. mi sento quasi in ansia.. è una decisione importante, non vorrei rovinare la nostra prima volta con la scelta sbagliata.

Alla fine mi decido ed il venerdì sera chiamo per avere informazioni. Mi risponde un uomo dalla voce garbata, mi chiede se sappiamo come funziona, se sono un single o in coppia, se fosse la nostra prima volta, “Sa glielo chiedo per evitare di accettare prenotazioni da più persone provenienti dalla stessa zona”. Mi sentii rassicurato dalle sue precauzioni, perciò confermai la prenotazione di un tavolo per una coppia al sabato sera.

Ero eccitatissimo.

Non vedevo l’ora. Finalmente stavamo per realizzare il nostro sogno erotico.
Decisi di non dire nulla a Sveva fino al giorno successivo. Aspettai impaziente l’arrivo del pomeriggio di sabato per inviarle un messaggio.
“Stasera ti voglio sexy, fammi vedere tutto ciò di cui sei capace!”
“Che intenzioni hai?”
“Divertirmi e vedere fin dove siamo capaci di arrivare”
“Ok”

La sfida era iniziata. Sentivo già la pressione aumentare nel mio pantalone.
Arrivò la sera e passai a prenderla.

Uno squillo e lei uscì.
“Cazzo quanto è bella!” pensai, aveva addosso un vestitino di pelle nera, aderentissimo e scollato da farla sembrare nuda. I capelli ricci biondi selvaggi, le sue bellissime gambe lunghe erano senza calze ma lucide d’olio idratante, mentre ai piedi aveva dei sandali aperti senza tacco intrecciati sopra a mo’ di schiava. Solo a guardarla avevo il cazzo talmente duro che mi faceva male!!

Aveva il passo leggero e fiero mentre si avvicinava alla macchina, era elegante e graffiante come una leonessa; mi fissava per eccitarmi e sentiva che ci stava riuscendo alla grande.

Quando entrò non potetti resistere, la baciai con foga e le misi immediatamente la mano sulla coscia.. era liscia e unta, se non ci avesse aspettato di meglio, l’avrei presa lì dov’eravamo!
“Sei uno schianto” dissi.
“Grazie”
E partimmo.

Mi raccontò di quanta fatica avesse fatto a trovare qualcosa di adatto, che si era dovuta arrangiare (“E menomale!” Pensai) poiché non aveva trovato ciò che avrebbe voluto indossare, e che aveva anche chiamato un’amica (Una gran golosona!) per farsi consigliare su cosa indossare, e che persino quest’ultima, che di remore di solito non ne ha, le avesse chiesto se fosse sicura di mettersi così in mostra.

Intanto avevo imboccato l’autostrada, e la mia mano non si era più scollata dalla sua coscia; continuavo ad accarezzarla e stuzzicarle il clitoride col mignolo, affondando colpi delicati ma decisi. Si parlava di questo e di molto altro quando le chiesi: “Me lo cominceresti a fare un pompino? Sono eccitatissimo!”. Mi sorrise col suo magnifico sorriso quando è imbarazzata ed eccitata. Mi sbottonò il pantalone, mi tirò fuori l’uccello non senza difficoltà visto che era in erezione già da un po’, e mentre si stava piegando ed avvicinando con la bocca al mio cazzo mi chiese: “Dove mi porti?”
“A scopare!” risposi.

Socchiuse gli occhi, si lasciò andare in un gemito voluttuoso di piacere, e cominciò a succhiarmelo come se non ci fosse un domani. Su e giù, su e giù a bocca spalancata, tanto che sentivo il glande penetrarle la gola. Avevo l’uccello completamente zuppo della sua saliva e lei che non smetteva di succhiarlo e leccarlo vorticosamente, ma dovevo anche stare attento alla strada e non fu affatto facile, anche perché poi prese a giocare con le palle e solo lei sa quanto il suo modo di massaggiarmele con la lingua e con le mani mi faccia godere.

Cominciai a sentire le tipiche contrazioni allo scroto che precedono una copiosa sborrata ed in pochi istanti le inondai la faccia e la bocca. Fu particolarmente brava perché per non sporcarmi i pantaloni cominciò a leccarmi ovunque per ripulire tutto.
“Brava amore mio, puliscimi bene che voglio essere impeccabile adesso che arriviamo!”.

Padrone III

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Si sentiva dal tono spento della sua voce che quell’augurio non le avrebbe cambiato l’umore di una virgola. I giorni in cui arrivava felice ed anche un po’ eccitata a lavoro, i giorni in cui un biglietto semi anonimo le mutava completamente la giornata sembravano lontani anni nel suo passato ed invece non era neanche conclusa la settimana che si era aperta col biglietto di rimprovero. Lo aveva gettato come gli altri, ma lo aveva ripeshito dal cestino della carta ed ora lo portava sempre con sé, di tanto in tanto lo riprendeva, a volte rileggeva, a volte recitava a memoria ciò che c’era scritto, sempre con un’aria colpevole.

Era colpa sua se il gioco si era fermato, ci sarebbe potuta arrivare lei stessa che Padrone stava a significare che era solo lui che poteva avere iniziativa ed invece lei era uscita dallo schema ed ora tutto era finito.
Con questi pensieri arrivò alla sua postazione. Neanche la foto di Momo riusciva più a farle alzare l’angolo delle labbra in un accenno di sorriso. Ora la sua unica preoccupazione, il suo pensiero era trovare di nuovo un bigliettino.

Guardava ogni mattina nel solito cassetto, provava a cercare anche negli altri cassetti, tra i fascicoli, dietro le cose, dappertutto, senza riuscire a trovare nulla. Controllava anche dopo la pausa pranzo, quando tornava alla sua postazione, cominciò a controllare ogni volta che tornava nel suo angolino, anche se si era allontanata per pochi minuti. Non riusciva a fare a meno di cercare quel pezzettino di carta, quelle lettere fiorate con un nuovo ordine.
Aveva sempre al collo il foulard, lo accarezzava spesso, lo annusava anche cercando di percepire ancora il profumo di quando era nuovo nella shitola ma ormai era quasi del tutto scomparso, soppiantato dal suo stesso profumo.

Aveva provato a non indossarlo più, ma la sensazione della pelle del collo nuda ed esposta non le piaceva più, si sentiva più protetta sapendo di averlo al collo.
Era sabato, mezza giornata prima del week end che già le appariva desolato. Macchinalmente, quasi senza speranza andò al cassetto, lo aprì e finalmente trovò un bigliettino. Quasi non ci credeva, pensava che fosse stata la sua voglia di trovarlo là che glielo faceva vedere ed invece c’era.

Lo prese, era intimorita da un altro rimprovero ma al tempo stesso era felice di avere di nuovo il contatto con Padrone. Annusò la carta prima ancora di aprirla, sapeva di buono e in cuor suo già sapeva che dentro c’era scritto qualcosa di buono. Lo aprì

Mai più capelli legati.
Padrone

Finalmente! Era felice, quasi estatica nel ricevere di nuovo una frase del genere. Stava sorridendo da così tanto che ora gli zigomi cominciavano a farle male.

Con gli occhi fissi sulla scritta alzò senza pensare la mano destra, la portò in cima alla nuca e infilando l’indice tra le spire dell’elastico lo tirò via lasciando che i capelli le cadessero sulle spalle, li sentì tintinnare come pioggia fine sulla camicetta. Gettò senza cura l’elastico nella spazzatura, si sedette ma rimase a fissare il foglietto a lungo.
Le piaceva avere i capelli lunghi, le davano un senso di femminilità tipica dei tempi passati, ma fin dall’università si accorse che erano poco pratici per una vita movimentata così li teneva raccolti per la maggior parte del tempo, sciogliendoli solo per uscire la sera o per gli appuntamenti col ragazzo… quel bastardo, bugiardo, traditore.

Ormai erano quasi due anni da quando lo aveva cacciato a calci fuori dalla sua vita. Con quell’ultimo sforzo quasi strappò via anche il suo cuore e da allora non si sentiva più in vena di far risaltare la sua femminilità, l’unico maschio della sua vita era Momo ed a lei stava bene così.
Ma ora c’era quell’ordine, non sarebbe stato troppo difficile da seguire e poi non voleva più ricevere un rimprovero, era sempre stata una ragazza diligente e non ne aveva mai ricevuti, neanche da piccola.

Anche se ormai era grande il rimprovero ricevuto l’aveva abbattuta completamente, era nervosa, non sapeva cosa fare, non sapeva come poter stare meglio ma ora, col nuovo biglietto, tutto era tornato sereno, si sentiva sollevata, quasi felice.
All’uscita dall’ufficio non andò a casa, bensì dal parrucchiere, l’altra comodità di tenerli legati era che poteva trascurarli più a lungo ma ora non poteva più essere così e poi, sì è vero, voleva fare piacere a Padrone, voleva che dimenticasse che era stato costretto a sgridarla.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Chissà se il vigilante si sia accorto del cambiamento di Rossana. A lei non importava, a lei importava solo di seguire il gioco, seguire gli ordini e fare in modo che Padrone non la sgridasse più. Era felice, si vedeva, si sentiva dalla voce, lo si percepiva dalla sua sola presenza. I capelli sciolti ondeggiavano ad ogni suo passo, di tanto in tanto le accarezzavano le guance e per lei quella rappresentava la carezza di Padrone, le piaceva la sensazione e la faceva sorridere ancora di più.

Si sentiva bene, anche se prima d’allora andare a lavoro senza legare i capelli le sembrava di presentarsi in disordine ora invece non le importava, si sentiva comunque a suo agio nel percorrere gli uffici rivelando di nuovo parte della sua femminilità.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e poi si diresse subito al solito cassetto. Per tutto il week end, mentre si abituava alla ritrovata libertà dei suoi capelli, mentre si specchiava in continuazione chiedendosi se la nuova acconciatura sarebbe piaciuta a Padrone, aveva fantasticato su cosa poteva contenere il nuovo bigliettino, ma più di tutto voleva essere elogiata, aveva ubbidito immediatamente, aveva fatto di più di quello che le si chiedeva, voleva dimostrare di essere diligente e desiderosa di continuare il gioco.

Aprì il cassetto, nessun biglietto, ma c’era di nuovo il piattino con il tovagliolo di lino grezzo. Riconobbe subito cosa c’era sopra. Come quando spezzò la matita ricevette una caramella, ora anche, ma erano tre, rosse, sempre quelle della confezione con la rana, il lampone, il suo gusto preferito, quello che teneva da parte per gustarlo alla fine. Ne prese una, l’annusò e ricordandone perfettamente il sapore la mise in bocca e la lasciò sciogliere completamente.

Era felice, era appagata, si sentiva capita ed apprezzata, del resto qualcuno aveva cominciato tutto quello, conosceva i suoi gusti e voleva valorizzarla coi suoi regali. Prese un’altra caramella, si rilassò sulla sedia ed iniziò a lavorare un po’ più tardi del solito.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Tecnica per esibizionista in Bed & Breakfast

Dopo un po’ di esperienza eccovi servita una lezione per chi vuole iniziare ad esibirsi.

All’esibizionismo ci sono arrivato casualmente, come mia moglie (potete leggere il suo resoconto nella storia del Circolo Culturale). Ad un certo punto ho iniziato a pianificare come potermi esibire.

Non mi piace esibirmi all’aperto, preferisco esibizionirmi a sconosciuti senza destare clamore e senza sconvolgere troppe persone. Così l’occasione ideale si è proposta quando per lavoro ho iniziato a frequentare Verona e dovevo starci anche a dormire.

Verona è una città stupenda ma i bed & breakfast sono molto cari, soprattutto se c’è qualche evento o concerto importante in Arena. Fatto sta che ho potuto girare ogni sorta di posto, dalla topaia a quello elegante. Questi luoghi sono stati una palestra per il mio esibizionismo, ed ora desidero condivere con voi la prima di queste avventure.

Sono finito in un B&B becero, un po’ disordinato, in un edificio vecchio poco fuori dal centro.

Mi pare si chiamasse “Easy sleep”. La cosa buona dei posti vecchi è che le serrature hanno tutte il foro della serratura da cui spiare; un’altra cosa buona è che il bagno è in comune, eh eh…

Così quella volta sperimentai con successo la mia tecnica. Io ho sempre pianificato di mostrarmi nudo facendo finta che “per sbaglio” avessi lasciato la porta della camera o del bagno aperta, o non chiusa a chiave.

Quella sera come ospiti c’eravamo io, una ragazza di colore molto in carne, e una giovane sui 30 anni bionda dall’accento dell’est europa. Quindi, se mi fossi esibito avrei avuto solo pubblico femminile: dunque ok, si può procedere; poi mi sono rilassato un po’ e ho iniziato a gustare un po’ di immagini su questo sito affinché il mio uccello si presentasse bello sull’attenti. Dopodiché ho aspettato che fosse l’orario da dopocena, presumendo che di sera qualcuno dovesse andare in bagno per lavarsi i denti o per una doccia, quindi mi appostai in bagno senza chiudere la porta e continuando a menarmi l’uccello per tenerlo in erezione.

Cercai una posizione che potesse farmi apparire come se fossi tranquillo in bagno ma facendomi i fatti miei, ma che mi permettesse di vedere la reazione di chi sarebbe entrato. Così scelsi di stare di fronte al lavandino, accanto alla porta. Mi resi conto di un problema: con il corridoio buio le altre ospiti avrebbero notato la luce proveniente dalla serratura, così con un po’ di carta igienica lo tappai.

Aspettai, quanto aspettai…? Più di un’ora, dalle 21 alle 22.

15. Stavo lì, nudo, menandomi l’uccello in continua concentrazione per percepire l’arrivo di qualcuno. E fantasticavo sulle reazioni di chi mi avrebbe visto. Sarei stato estasiato se una ospite dopo avermi visto avesse accennato ad un sorriso compiaciuto; oppure immaginavo che dopo aver apprezzato il mio pene un’ospite entrasse in bagno e si denudasse per ricambiare il favore… see… figurati.
Finalmente verso le dieci rientra qualcuno. Il cuore inizia a sobbalzare, il respiro si spezza, gelo, ho mille pensieri dal “che cazzo sto facendo” al “dai, non mollare, è da tanto che fantastichi su questo”.

Però nessuno entra in bagno. Ma io attendo, sempre più teso, quasi agitato, e dopo essere rimasto fermo con l’uccello in mano inizio a smazzarmelo nervosamente sù e giù, velocemente.

Ad un certo punto, un altro rumore: qualcuno sta uscendo dalla camera.

forse verrà in bagno.

tremo.

smetto di masturbarmi e mi preparo ad esibire il mio corpo.

sono un misto di paura ed eccitazione.

“che cazzo sto facendo” penso

“ormai sei qua, abbi coraggio” mi rispondo.

Ed ecco la porta si apre.
E’ l’ospite di colore grassoccia.
Appena apre la porta guarda dentro: i suoi occhi mi sono addosso.
Lei si spaventa, ha un tremito, blatera qualcosa dando un piccolo urlo.
Con vergogna abbassa lo sguardo, ma cercando la maniglia per richiudere la porta, rialza gli occhi, mentre è un po’ china, e cerca un’ultima volta la vista del mio uccello.

E se ne va…

Che emozione. Davvero che emozione, anzi: che misto di emozioni: soddisfazione, vergogna, orgoglio, eccitazione: tutto assieme.

Poi mi son rivestito e son tornato in camera.
Questa tecnica in futuro mi ha permesso ad ottenere varie reazioni diverse da parte di varie persone. Magari ve li racconto più avanti.

Io e mia moglie saremmo lieti di leggere le vostre tecniche per esibirvi.

Spero commenterete qua sotto, e spero qualcuno di voi mi racconterà se ha provato ad usare questa tecnica.
Ciao a tuttti.

le tettone di Nadia

Conosco N da quando avevo 16 anni, tra di noi già all’epoca nacque una grande intesa e simpatia, ma non dal punto di vista sessuale.
Infatti N era una ragazza molto timida e totalmente lontana dalle Maiale assatanate di sesso che noi machietti cerchiamo a quall’età.
Tuttavia devo dire che la ragazza era fatta proprio bene. Una bellissima bocca carnosa e rossa, un seno 5°misura che stava su da solo
ed ancora oggi mi chiedo come sia possibile, un fisico benfatto formosa ma mai grassa e un bel culo a mandolino.

Purtroppo tanta abbondanza non era da lei sfruttata anzi. mai N si vestiva provocante e mai metteva in rislato le sue grazie;
per questo diventammo amici senza che mai ci provassi.
A 15 anni di distanza, ci siamo visti un paio di vole in tutto, le comunico la mia intenzione di sposarmi. Ci incontriamo e le dò l’invito,
la trovo sempre bella e sempre opulenta.
Mentre la guardo e parliamo, mi scappa spesso lo sguardo sul suo decoltè messo ben in mostra da una scollatura generosa, e contraria alla sua
natura di donna pudica.

Lei mi sorride e mi dice:
Guardami in faccia quando parliamo!
IO: Scusa non Volevo è che mi scappa lo sguardo non ricordavo che fossero così grosse!
N: Come ti sei dimenticato 15 anni fa quando mi hai vista in ragiseno nella camera d’albergo alla gita della scuola?
Un lampo mi passò sulla fronte, non ricordavo affatto quell’episodio, ma tutto mi tornò in mente.
N: quella notte dormimmo insieme ed ancora mi chiedo come mai non provasti nemmeno a toccarmi?
IO: Mi sento un coglione! Non so risponderti!
N: Lo sai che quando mi hai comunicato che ti sposavi, la notte stessa ho sognato che ci provavi con me?
IO: Davvero! E cosa succedeva? Mi beccavo un ceffone?
N: No il bello è che io ci stavo!
A questa risposta un impulso investe il mio cazzo, che inizia ad irrigidirsi, così diventai più audace.

IO: Ma come io ti ho sempre considerata una Puritana!
N: Ero stupida ed ho capito cosa mi sono persa in tutto quel tempo che cercavo l’amore vero. Oggi cerco solo divertimento e buon sesso.
IO: Caspita, ma da quando tempo non ci si vede da secoli?
N: Cosa c’è sei intimorito?
IO: Ma che dici, intimorito da te? Sei tu che dovresti temermi visto che sei in auto con un lupo!
E poi io non sono un qualsiasi altro uomo, so resistere a qualsiasi provocazione.

N: non per vantarmi ma credo proprio che se io volessi tu cadresti ai miei piedi.
IO: Ti sfido ufficialmente fammi vedere se sei capace!
Lei allora senza proferir parola e passandosi la lingua carnosa
sulle rosse labbra lentamente e con maestria fa
uscire la tetta destra dalla scollatura.
La visione mi fa seccare la gola e la pressione mi sale al cervello, ma dovevo e volevo resistere in fodo dovevo sposarmi.

La sua tettona era meravigliosa, una palla di carne con una aureola rosa, grande il doppio di una moneta da 2€ ed un capezzolo turgidissimo,
tanto che avrei potuto attaccarci un quadro.
Ero inebedito.
N: Cosa c’è non vuoi un po’ di lattuccio, piccolo porcellino?
Cazzo avevo davanti a me una vera maiala vogliosa di scopare, ciò che avevo sempre desiderato nella vita si realizzava!
Avendomi visto indeciso fece lei la prima mossa.

Mi spinse la testa verso le due tettone ed iniziò a strofinarmele in faccia.
Il cazzo oramai mi stava scoppiando nella patta.
N: vediamo quanto ce l’hai grosso?
Così dicendo in un lampo mi sbottonò e mi afferrò la mazza che svettava nelle sue mani.
Oramai ero nelle sue mani, così le afferrai con forza la testa e la spinsi verso il mio cazzone.
Lei subito lo fece sparire nella sua bocca.

Era così brava da far sembrare che io non avessi mai ricevuto un pompino nella mia vita.
La sua lingua roteava intorno alla mia cappella, poi si staccava dal mio cazzo pur accompagnando il pompino con una spettacolare leccata.
La sensazione era unica. Sapientemente scendeva con la lingua fino alle palle per poi risalire fino alla cappella ed ingoiare interamente i miei 18 cm.
Dopo quel lavoro da professionista, la mia eccitazione era al massimo e l’adrenalina mi invadeva il cervello oramai volevo solo possedere quella maialona che stava spompinandomi con tanta foia.

Abbandonata ogni riserva, afferrai il mio cazzo glielo tolsi dalle labbra carnose e lo appoggiai alle sue enormi tettone.
IO: Fammi una spagnola vediamo se sei altrettanto brava!
N: E’ la mia specialità non sai quanti uomini mi hanno innaffiato le gemelle! Ora te lo stritolo!
E così dicendo serrò le sue tette intorno al mio uccello ed io lo vidi sparire in quel bellissimo ammasso di carne.
Le sue tette erano durissime e mi stritolavano il cazzo, lei poi si aiutava strizzandole all’inverosimile.

Iniziavo ad essere affannato. Allora lei si fermò.
N: Ehi mica vorrai già venire? Dobbiamo ancora giocare mio bel porcellone.
IO: Cazzo sei bravissima ma da quanto hai imparato a fare queste porcate?
N: Da quando ho scoperto il piacere di far godere gli uomini!
Così dicendo si fiondò sul mio cazzo e lo succhiò così forte da farmi perdere l’equilibrio, fu una sensazione bellissima mista a un po’ di dolore.

Io: Fai piano mica è di ferro il mio uccello?
N: Di ferro no! Però è un bel palo!
La guardai mentre diceva quelle parole, e la sua faccia da troia, le sue labbra carnose e rosse, il suo sguardo voglioso fecero shittare in me un impulso irrefrenabile.
Mi avvicina al suo orecchio e le dissi: Togliti la gonna e gli slip voglio leccarti la fica!
N: Basta che mi alzi la gonna, perchè sono senza mutande quindi puoi leccarmi benissimo!
La scaraventai sul sedile, aprii la portiera dell’auto, la tirai verso l’esterno per le gambe e le aprii con forza.

La sua figa era stupenda, sembrava un’ostrica chiusa ed affusolata.
Immersi il mio viso nella sua fessura, lei emise un gemito quando la mia lingua la penetrò.
Era un lago, bagnatissima e capiente.
La leccavo come un forsennato, lei mi gridava di leccare più forte e di farla godere.
Allora iniziai a lapparla intensamente e contemporanemente le spingevo tre dita nella figona, che entravano senza troppi problemi.
Io: ce l’hai proprio larga ma quanti cazzi ti sei fatta in questi anni?
N: Tanti anche e soprattutto di colore!
Io: Cazzo che troia che sei! e continuai a leccarla fino a sentirla urlare di piacere per un orgasmo mostruoso che le provocai.

Ripresasi dall’orgasmo, mi afferrò l’uccello e mi disse.
N: Sono una gran troia e mi piace, mi piace essere vacca e voglio provar sempre nuove sensazioni. Oggi voglio il tuo cazzo.
Io: E’ arrivato il momento che un gran porco dia una bella lezione ad una gran scrofa come te!
N: Si dammelo tutto! Fai vedere a questa maiala come tratti una troia!
Le spalancai le gambe, le alzai verso il tettuccio dell’auto, e si vedeva la sua figona grondande di umori, che erano arrivati
al sul bel buchetto che mi sembrava non tanto utilizzato.

Le appoggiai il cazzo alla fica e lo strofinavo in modo che gli umori uterini venissero portati verso il buchetto.
N: Ahh! Ma che fai dai scopami nella fica!
IO: No cara decido io quando e dove scoparti!
N: No per favore non metterlo nel culo sono vergine ed ho paura di farmi male!
IO: Come una cagna come te non l’ha mai preso in culo?
N: No, ho paura che mi faccia male, ti prego scopami nella figa!
Mentre lei finiva di proferire quella preghiera, il mio cazzo stava già entrando di forza nel suo culo.

Era veramente stretto ed era veramente vergine.
Per un attimo le mancò il respiro,poi cercò di divincolarsi, ma oramai il cazzo stava entrando grazie anche alla lubrificazione
degli umori vaginali.
N: Mi fai male!
IO: non preoccuparti ti abituerai!
Le iniziai a massaggiare a figona fradicia, le misi prima due poi 4 dita dentro per alleviarle il dolore.
Nel frattempo spingevo il mio cazzo sempre più infondo nel suo culo, ma non riuscivo più ad avanzare.

Così mi dedicai al fisting oramai le mie 4 dita erano tutte dentro e lei ansimava e gemeva.
Quindi diedi un colpo secco al suo culo ed il mio cazzo entrò completamente.
INIZIAI A STANTUFFARALA senza ascoltare i suoi lamenti pensando solo a me.
N: basta mi brucia, esci.
Io: Zitta troia comando io, ti svango tutto il culo ti sfondo!
N: Mhh! Ahhh! Siiii!
IO: allora ti piace PORCONA?
N: Sii! Ancora! Ancora SBATTIMI!
A quelle parole, tutte le inibizioni sparirono.

spingevo come un forsennato come se volessi dal culo farlo arrivare in bocca.
La sua faccia era goduriosa, si leccava le labbra e si masturbava la ficona. Mi guardava e mi diceva: Sono una gran porca vero?
IO: Non ho mai incontrato una troia come te! Sei proprio una gran TROIONA!
Mentre la inculavo lei era difronte a me a cosce spalancate e vedevo le sue tettone che sballonzolavano ad ogni mio colpo e
questo mi faceva arrapare ancora di più.

Oramai ero al limite e stavo per venire, lei se ne accorse e disse:
N: Voglio che mi vieni in faccia! Dai inginocchiati sul sedile posteriore ed inizia a menartelo così mi fai una maschera di bellezza!
Come un automa obbedii,anche se non capivo perchè dovessi andare sul sedile posteriore visto che ero fuori dall’auto mentre la inculavo.
Iniziai a menarlo con foga, lei me lo leccava ed ansimava.
Le sborrai 7 fiotti di sperma in viso, tutto, i suoi occhi, la sua bocca ed i suoi capelli erano coperti di banco sperma.

Mentre il mio sperma le scendeva sul viso, lei con la lingua cercava di prederne per assaggiarlo.
Il mio cazzo si era completamente scaricato ed aveva perso di rigidità
Improvvisamente sentii N. Ansimare e la vedevo muoversi ritmicamente come se stesse cavalcando un cazzo.
Non riuscivo a vedere perchè era buio e l’abitacolo dell’auto non era illuminato, quindi guardai attentamente
e mi accorsi che quella gran troia mi aveva fatto salire sul sedile posteriore, perchè così lei potesse impalarsi sul freno a mano.

Aveva la leva del freno a mano tutta nella fica.
A quella visione il mio cazzo in un attimo riprese vigore.
N: Però niente male! Sei di nuovo in tiro. Dai mettimelo in bocca così mi immagino che siete in due a scoparmi!
La sua faccia da troia ancora grondande di sperma, la leva del cambio che continuava a penetrarla ed il mio cazzo nella sua bocca
non ho resistito e le venni in bocca in poche pompate.

Da quella sera ci furono altri incontri in cui tutti miei più incoffessati desideri divennerò realtà.

storia in autogrill 2

la continuazione

Sono totalmente ostaggio dei 2 che si denudano e tirano fuori 2 cazzi durissimi e gonfi e sono vogliosi di me…

mi sfilano le calze e mi spingono sul letto dietro ai sedili (mi mettono in posizione pecorina mentre marco viene avanti al mio viso e roberto si mette dietro e mi lecca l’ano e la figa a ritmo alternato e forsennato)

Marco mi scioglie i capelli e li raccoglie in una coda tra le sue mani e porta la capella a poggiare sulle mie labbra e mi dice:
Apri la bocca non farmi incazzare (e mi tira un ceffetto sulla guancia)brava cosi (e inizia scoparmi la bocca)…

Sento roberto dietro armeggiare con le dita e le labbra tra culo e figa…a un certo punto nn lo sento +…e inizia a sfregare la sua enorme cappella contro le grandi labbra…chiedendomi:
lo vuoi?lo desideri? (neanche il tempo di rispondere che entra con tutta forza dentro e inizia a scoparmi la vagina a mo di porno attore con forza e colpi secchi e ripetuti mentre mi afferra per le tette penzolanti)

Circa una 10ina di minuti e mi ritrovo la bocca piena di sperma di Marco che prima mi fa ingoiare e poi dice a Roberto
(dai ora vieni tu avanti)mentre roberto si sfila (mando giu il sapore dello sperma di marco..che ne fa talmente tanta che esce dalla bocca)roberto viene avanti e la sua cappella e molto + grande fatico ad aprire la bocca… mentre marco passa dietro e inizia a schiaffeggiarmi il sedere e dice (o roby hai visto che culone che cià sta troia) e inizia a sfregare la cappella contro le grandi labbra..

Mentre roberto me lo infila in bocca riprendono tutti e 2 allo stesso ritmo di prima con un po di difficoltà in + per la bocca… Marco da colpi ancora + violenti e secchi che tolgono il respiro..mentre roberto dalla troppa eccitazione in bocca dura pochissimo e mi schizza nell uscire dalla bocca in faccia…

Mentre nn vedo quasi nulla (ne ho molta sugli okki) sento roberto uscire dalla vagina ed entrare durissimo e di forza nel culo (vergine tra l altro) dio come e stretta marcooo…(e inizia ad aprirmi e molto umido ma io son molto secca) urlo dal dolore ma nessuno può sentirmi (tendine calate e vetri insonorizzati) e continua a pompare gridandomi zitta troia zitta… (marco passa a sukkiarmi i capezzoli e maneggiare le tette mentre si masturba)….

A un certo punto (circa una 20ina di minuti dopo) un urlo di piacere (ohooooo) e una forte sensazione di calore pervade il mio culo (roberto mi era venuto dentro e stava continuando a dare colpi di eiaculazione e di cazzo…

(si sposta quasi sfinito sul sedile mentre Marco) anche io voglio il tuo culo anche io… e si mette dietro…io lo supplico perchè mi avrebbe fatto male (ti prego no no) ma lui durissimo prima si inumidisce della mia figa e poi apre le chiappe e lo spinge dentro con forza facendomi urlare tanto ke roberto si preoccupa (ohi tt ok??) gli faccio cenno di si (cn le lacrime agli okki) mentre marco inizia a pompare sempre più forte…sempre più forte… e mi fa dondolare (mentre mi afferra per le tette e le palpa forte) prendi vacca prendi (ta…ta…ta…ta…ta…) e poco dopo viene dentro anche lui (urlando di piacere)…

Mentre mi lasciano un po li sul letto stanca e dolorante…bussano alla porta del camion…ero un po rasserenata forse qualcuno aveva sentito le mie urla…invece era un loro amico che vedendo il camion era passato a salutarli…

Da sotto vedendoli nudi e non vedendo me, pensava che stessero amoreggiando tra di loro e ha iniziato a prenderli in giro… i 2 vistisi costretti gli dicono no…no..shhhh che dici… (lo fanno salire e mi vede sul letto) oddio e questa ki è??
E loro è una vacca che abbiamo incontrato in autogrill ci stavamo divertendo tutti insieme… (fissandomi nuda si lecca anche lui le labbra e si avvicina…)che bella che sei,guarda che tette e che culo…oh raga (gli sussura all orekkio se può divertirsi anke lui) i 2 dicono si si certo (timorosi di qualche denuncia forse) e si cala i pantaloni….

Fortunatamente la sua dote non era gran chè ed ero già “larga”,mi mette a pecorina e inizia a battermi anche lui dietro ma nn sentivo nulla ormai (mi tastava le tette ma dietro nn lo sentivo…sentii solo quando anche lui venne dentro) si risistemò i calzoni ringraziò i 2 e se ne andò…

Ormai ridotta in quelle condizioni e i 2 ormai sazi, mi aiutarono a rivestire e a scendere dal camion mi ringraziarono tante volte, presi l auto e guidai fino casa… fortunatamente non incontrai nessuno lungo la strada erano tutti al matrimonio… alla sposa dissi che avevo forato ed avevo fatto tardi….

un esperienza unicaaaaa.

Chiara

Chiara ha appena compiuto vent’anni anni e frequenta l’università. A scuola è bravissima, il suo comportamento è assolutamente inappuntabile. Molte sue compagne la invidiano per la sua bellezza acqua e sapone. I compagni di classe, mormorano che Chiara, sappia sin troppo bene di essere molto bella e che, per questo motive, lei snobbi i ragazzi che la vogliono corteggiare. Lei è sognatrice e romantica, ed è sempre in attesa del suo Principe Azzurro. La ragazza ha adocchiato da un po’ di tempo un suo compagno.

Lui si chiama Luca ed è un ragazzo bellissimo ma molto timido. Lei ha notato che lui, durante le ore di studio in classe, la guarda con insistenza, ma poi non riesce mai a farsi avanti. Chiara pensa che sarà lei a dover prendere l’iniziativa, facendogli capire che è perdutamente innamorata di lui. La famiglia di Chiara è formata dal padre, uno stimato avvocato, molto in vista. Un uomo all’antica, maschilista ed autoritario, inflessibile e inamovibile nelle sue decisioni.

Egli impone una disciplina rigidissima, alla figlia femmina, mentre per il maschio, è di manica larga, concedendogli tutti i comportamenti tirannici e a volte crudeli, che il fratello usa mettere in atto, normalmente con la sorella. Poi c’è la mamma di Chiara che è la classica casalinga, sicuramente una bella donna, bionda , con un corpo minuto, dal quale sporge il seno abbondante e prepotente. Non si trucca mai, perché il marito non vuole, e lei di questo marito ne è certamente succube.

In casa comanda lui, ed è sempre lui che, ritenendo la moglie incapace a svolgere le normali attività casalinghe, assume domestiche e colf delle più disparate etnie. Le scelte del padre, “stranamente” si indirizzano sempre su donne giovani e carine e con forme fisiche statuarie, anche molto disponibili, ad esempio a servirgli il caffè, indossando gonne corte e camicette scollate. Chiara pensa che suo padre scelga queste donne solo per il proprio divertimento sessuale e che la mamma ne sia certamente consapevole.

Lei, per non perdere l’agiatezza che il marito le offre, si adatta e chiude un occhio, anzi, indubbiamente li chiude tutti e due. Per l’educazione dei figli la mamma, si limita a qualche sporadico e generico discorsetto sulle insidie del mondo moderno e sulle
depravazioni dei giovani d’oggi. L’ultimo componente della famiglia è il fratello di Chiara. Un ragazzo diciottenne che lei mal sopporta. Lui, è un ragazzo educato male, spocchioso, arrogante, a volte prepotente e violento.

Chiara è la vittima sacrificale, colei che deve sopportare, suo malgrado, questi comportamenti da parte del fratello.
Chiara si sottrae al getto d’acqua calda della doccia ed esce dalla cabina, ella, si sofferma davanti allo specchio ad ammirare il suo acerbo e giovane corpo.
Esamina con attenzione ogni parte di sé. E’ orgogliosa del suo seno bello sodo, con quei capezzoli eternamente eretti, anche se, a dire la verità, lei desidererebbe qualcosa in più della seconda misura di reggiseno, che porta.

Il suo visino dolce è incorniciato da capelli biondi, pettinati a caschetto, con la frangetta sbarazzina che gli cala sulla fronte, evidenziando i suoi occhi, color verde chiaro, profondi come le acque limpide di un ruscello di montagna. Mentre si ammira eccitata, quasi inconsapevolmente, la sua mano destra, accarezzando il suo corpo, scende lungo il ventre piatto e le sue dita affusolate si infilano dentro al serico boschetto del pube e scivolano dolcemente fra le labbra della sua fighetta vogliosa.

Concentrata con gli occhi chiusi, sulle piacevoli sensazioni che le sue dita le procurano, si fa cogliere di sorpresa dal violento bussare, contro l’uscio del bagno. E’ suo fratello Mirko, che con il solito stile, da bulletto maleducato.

“Ehi, fighetta sei ancora lì? Porca troia muoviti!!! Mi serve il bagno. !! Che cazzo stai facendo?”

“Arrivo stai calmo…. tra due minuti esco!”
Ora i colpi alla porta sono più forti, e, in qualche modo, più autorevoli.

E’ papà………
“Sei sorda? Apri la porta! Sei in bagno da due ore” “Un attimo papà, arrivo. “

Gira la chiave ed apre la porta. Davanti c’è suo padre e dietro Mirko che si infila subito dentro il bagno. Chiara, ancora nuda, raccoglie l’asciugamani e se lo avvolge a vita coprendosi l’inguine. E’ imbarazzata, i capelli ancora bagnati, il seno scoperto ed esposto agli sguardi di suo padre e di quel delinquente e maiale di suo fratello.

Il padre si lamenta ancora con lei.
“Stai sempre ore in bagno, che cavolo ci fai sempre qui dentro ?”
Lo sguardo del padre la mette sempre a disagio, i suoi occhi, mentre parla, sono fissi ad indugiare sulle sue tettine nude, sembra quasi che gliele voglia accarezzare con lo sguardo. Poi, lui distoglie lo sguardo e si avvicina alla tazza e girandogli le spalle abbassa l’elastico del pigiama, estrae il cazzo mezzo duro e libera il getto dell’urina a lungo trattenuta.

Chiara, sente lo scroscio che il getto potente procura e si asciuga velocemente i capelli con il phon. Intanto Mirko, che deve farsi una doccia, dietro di lei si sfila la maglietta e tranquillamente si abbassa i pantaloni del pigiama rimanendo in mutande. Chiara, lo vede parzialmente nudo, riflesso nello specchio, e ammira la ben distribuita muscolatura di suo fratello. Quando lui si abbassa gli slip lei lo guarda ancora e vede il pene di Mirko a riposo, lui è certamente un cafone maleducato, ma possiede un cazzo di tutto rispetto.

E’ incappucciato, largo e soprattutto molto lungo. Lui si mette al suo fianco per guardarsi allo specchio e mentre fa questo con la mano destra se lo impugna tirandoselo verso il basso ripetutamente. Quando lo lascia libero il membro è semirigido e si è ulteriormente allungato e ingrossato. Chiara è talmente ammirata da tanta abbondanza che non si accorge che suo fratello la sta guardando. Poi lui si sposta, e Chiara, guardando nello specchio, vede suo padre ancora girato di spalle che muove energicamente il braccio destro e comprende che lui se lo sta scrollando.

Difatti da li a pochi secondi si gira ed esce dal bagno. Chiara termina di asciugarsi i capelli e si gira per raccogliere le sue mutandine che aveva abbandonato in terra poco prima. Mirko ha i suoi piedi proprio sul perizoma di sua sorella.
“Scusa, potresti darmi le mie mutande? Ci sei sopra con i piedi !” “E lasci sempre tutto in giro tu…. “
Poi, lui si china, raccoglie le piccole mutandine di Chiara e guardandola negli occhi con aria insolente e si porta le mutandine al viso per annusarle:
“Cosa hai da guardare puttanella? Che buon profumo che ha la tua figa ! Ora mi ci pulisco il cazzo.

Lo hai mai visto un cazzone come il mio ? Troietta, ti piacerebbe, eh?” Poi appallottola il perizoma, è eccitato ed eretto, lo annusa ancora una volta, se lo porta sulla cappella asciugandosi il liquido colante che ne fuoriesce e quindi con aria di disprezzo gli tira sul viso le mutandine bagnate. Chiara avvampa di vergogna e di rabbia, si gira di shitto ed esce sbattendo la porta. Corre in camera sua, vorrebbe gridare di rabbia per la cattiveria del fratello e per quel suo gesto scandaloso con le sue mutandine, ma si morde la lingua, in studio c’è papà e se sente qualcosa arriva subito e naturalmente prende le difese del figlio maschio.

Ad aiutare Chiara a dimenticare questa arrabbiatura il giorno successivo arriva una splendida notizia. Luca, finalmente si è fatto coraggio e lui, il più bello ed ambito fusto dell’università, vuole conoscerla; per questo la invita, attraverso un’amica comune, ad una festa di compleanno. In condizioni normali, l’idea stessa di andare ad una festa con un ragazzo sarebbe stata improponibile, ma la fortuna vuole che i suoi genitori quel fine settimana vadano al mare con degli amici.

Quindi Chiara sarebbe stata sola a casa, con il fratello.
E’ il destino, pensa Chiara, potrò andare alla festa con Luca. L’unico ostacolo rimane Mirko. Il papà infatti non la lascia mai sola a casa, se non c’è almeno il fratello a custodirla. Lui, naturalmente, essendo maschio, la sera, può uscire quando vuole, mentre Chiara essendo femmina, praticamente mai.. E’ giovedì sera, l’indomani mattina, presto, i genitori partiranno e Chiara parlerà con suo fratello.

Poi presa dalla smania, decide che andrà la sera stessa a parlarci, in modo di risolvere subito il problema.. Suo padre a cena aveva ordinato all’altro maschio della famiglia……..
“Mirko vedi di tenere d’occhio tua sorella quando siamo via, controlla che non vada troppo in giro e che si dedichi allo studio”
E rivolto a Chiara: ”Che non ti venga in mente di uscire la sera, mi raccomando. “
L’umiliazione per Chiara è fortissima il solito maschilismo del padre che mette il potere nelle mani del fratello minore.

Come se non bastasse ci si mette pure la mamma…………
“La domestica non viene, quindi devi tenere in ordine tu, capito?”
Visti i presupposti la faccenda si presenta ancora più complicata. Chiara deve armarsi di molto coraggio per chiedere la solidarietà del fratello. Dopo cena, si fa coraggio e dopo aver bussato, alla porta della camera di suo fratello, entra. Lui è disteso sul letto, nudo, la sua mano destra si sta adoperando ad accarezzarsi il cazzo semirigido, sta guardando un film in televisione.

Il mega televisore che lui ha in camera era stato regalato, a Natale, ad entrambi, da alcuni parenti. Naturalmente Mirko aveva provveduto ad appropriarsene e a metterlo in camera sua. Senza scomporsi, Mirko continua a massaggiarsi il pene e con voce incazzata:”Che cazzo ci fai qui ?”
L’esordio non è dei migliori, ma Chiara si fa coraggio e si siede sul bordo del letto del fratello. Prende il lenzuolo e gli copre l’inguine.

Lei è vestita con il pigiama perché gli crea comunque imbarazzo farsi vedere nuda dal fratello. Forse per lo sguardo libidinoso che Mirko usa con lei.
“Niente, ho bisogno di un piccolo favore da te”
Il fratello come se non avesse nemmeno sentito, rivolge lo sguardo verso di lei e le domanda: “Ma tu, con questo caldo, vai a letto con il pigiama?”
“No, non dormo con il pigiama, ma me lo sono messo per venire da te” “Ah quindi dormi tutta nuda, porcellina ? Ti fai i ditalini sotto le coperte?”
Chiara finge di non aver sentito e prosegue nel discorso avviato in precedenza.

“Ho bisogno di un favore da te, sabato sera devo uscire con un’amica, ma non voglio dire niente a mamma e papà, tu dovresti coprirmi. “
“E perché dovrei farlo? Cosa me ne viene in tasca a me? Mi fai un bel pompino?”
“Dai smettila, ti prego fai il serio. una volta tanto. Tu sai che non ti chiedo mai nulla e soprattutto ti sopporto alla grande. “
Lui, con indifferenza la liquida.

“Ci penserò, ora vai fuori dalle palle che mi hai fatto perdere mezzo film”. Ma Chiara capisce che non deve lasciarlo riflettere troppo.

Sarebbe perfino capace di parlare subito ai genitori di questo tentativo di corruzione. Quindi insiste……
“E quando deciderai ?”
“Dai, togliti dai coglioni, fammi finire di vedere ‘sto cazzo di film, poi decido, adesso vai a dormire e fatti tanti bei ditalini !”
Il tono è arrogante e perentorio, se non fosse che lei ha così bisogno di questo rompishitole insolente saprebbe bene cosa rispondergli, ma si deve limitare ad augurargli la buona notte, con tono speranzoso.

E’ mezzanotte, Chiara dorme profondamente e non si accorge che Mirko è entrato in camera sua. Sente una mano posarsi sulla bocca e si sveglia di soprassalto, lo vede e si divincola, ma lui gli fa segno di tacere. Chiara si alza a sedere sul letto, e le lenzuola scivolano giù lasciandola nuda fino alla cintola. Anche lui è ancora nudo, la guarda con il solito sguardo da maiale e poi si siede sul bordo del letto.

“Sognavi un bel cazzo ? Sembravi rapita in estasi. ”
Lui le alza il lenzuolo scoprendola fino ai piedi. Lei, adesso,è totalmente nuda e vede che il cazzo di suo fratello si è drizzato aderendogli al ventre. Chiara tende le braccia verso il basso e si riporta il lenzuolo fino al collo, poi bisbigliando per non svegliare i genitori.
“Cosa vuoi adesso? Non potevi lasciarmi dormire”
“Ci ho pensato e potrei anche coprirti per sabato, ma tu cosa mi dai in cambio?”
“Facciamo che avanzi un favore?”
Chiara prova ad evitare il nocciolo della questione, ma si rende conto che il fratello non si accontenterà di così poco.

“No, troppo comodo: facciamo che per due giorni tu sei ai miei ordini farai tutto quello che dirò io. “
Chiara si ricorda dei giochi che facevano da bambini, e decide di sottostare a questo capriccio di Mirko………
“Ok, io faccio tutto quello che vuoi tu, tanto ci sono pure abituata. Tra te e papà a dare ordini ! Però poi tu, mantieni la parola e non fai il bastardo! Ok?” “Mi sa che non ti vedi con un’amica, se ti interessa così tanto uscire sabato, comunque sono cazzi tuoi.

Ok affare fatto! Da domani mattina sei la mia serva, come quando eravamo piccoli, ti ricordi ?” Chiara si rincuora, effettivamente Mirko ha solo in mente un gioco da bambini, è assurdo pensare male. Lo sopporterà tutto il giorno come quando da piccini nei loro giochi lui era il Re e a lei toccava sempre il ruolo della schiava conquistata in terra d’Africa. Rincuorata e pregustando l’uscita con Luca, Chiara, si rilassa e sorridente, si mette seduta e lo bacia sulla fronte, poi si lascia nuovamente cadere con la testa fra i cuscini.

Lui per tutta risposta……. “Ruffiana ! Ora me ne torno in camera mia. Voi femmine siete tutte troie, fareste qualsiasi cosa per ottenere i vostri scopi.. “
Poi Mirko si alza dal letto di Chiara, si china su di lei e sottovoce la lascia con un inquietante:
“Buonanotte, riposati, ne avrai bisogno per domani. “
L’indomani mattina la sveglia suona alle sei per i genitori che poi svegliano anche Chiara. E’ la madre ad entrare in camera.

“Alzati noi stiamo partendo, tra mezz’ora sveglia tuo fratello e preparagli la colazione e poi andate a scuola. In frigo c’é tutto il mangiare pronto, vi basterà per due giorni. ”
La ragazza si alza e prepara la colazione mentre i genitori escono di casa suggerendo le ultime raccomandazioni.
Appena li vede allontanarsi in macchina Chiara ne approfitta subito per mettersi una gonna corta che il padre non le permette mai di indossare.

Si infila poi una maglietta aderente che mette in risalto il suo seno e soprattutto i suoi capezzoli. Quando la colazione è pronta entra in camera del fratello per svegliarlo. Dorme supino, profondamente, è completamente scoperto e il cazzo duro per l’erezione mattutina si erge quasi parallelo al ventre. La cappella gonfia, parzialmente coperta dal prepuzio, sembra invitare Chiara a toccarla e a baciarla. Dopo averlo osservato per alcuni attimi, turbata ed eccitata, lo copre con il lenzuolo e apre le imposte chiamandolo per svegliarlo.

“Dai Mirko, sono già le sette, la colazione è pronta, devi andare a scuola. “
Intanto corre in cucina per togliere dal fuoco il latte quando sente dalla camera da letto Mirko con un tono molto duro.
“Ehi, schiava, portami la colazione a letto e richiudi le imposte, cretina. Io oggi non ho nessuna intenzione di andare a scuola. ” Ci vuole una forte dose di autocontrollo da parte di Chiara per non mettersi a gridare, ma, memore del patto della notte precedente, fa buon viso a cattivo gioco e sfoderando il migliore dei sorrisi porta la colazione a letto al fratello.

“Scusami, non sapevo che non volessi andare a scuola, speriamo che mamma e papà non si accorgano di nulla”
Intanto chiude nuovamente le imposte e appoggia il vassoio con la colazione sul comodino.
“Io vado a scuola, tu che fai?”
“Mi faccio i cazzi miei. Ora vai via, ci vediamo per pranzo e torna a casa immediatamente dopo scuola, non ti perdere in chiacchiere come al tuo solito, devi prepararmi il pranzo”
Poi, gettandole una occhiata distratta alle gambe:
“Ma come ti sei conciata, sembri una troia ! Guarda che se cerchi cazzi in giro io ce l’ho qui bello e pronto per te! “
Chiara mordendosi la lingua e trattenendo a stento le lacrime per l’atteggiamento volutamente aggressivo ed umiliante del fratello esce e si prepara per andare a scuola.

La mattinata a scuola si volge tranquillamente. Dalla sua amica riceve la conferma dell’appuntamento con Luca per la sera successiva. “Devo solo sopportare Mirko fino a domani sera…” pensa.
Quando suona la campanella che segna la fine delle lezioni esce subito, prende l’autobus ed arriva a casa. Il fratello è allungato sul divano e gioca con dei video giochi, non si gira nemmeno per salutarla. “Ma quanto cazzo ci impieghi per venire a casa.

Ho fame, dai schiavetta, muovi le chiappe !”
Chiara, che ormai ha capito l’antifona, rassegnata, risponde dalla cucina.
“Dieci minuti, il tempo di preparare qualcosa”
“No cocca, vieni qui a chiedermi cosa voglio mangiare prima”.
Chiara entra in soggiorno e chiede al fratello cosa vorrebbe mangiare. Il fratello la guarda dall’alto in basso e sorridendo le dice:
“i patti erano chiari, dovrai essere la mia serva come quando giocavamo da bambini, non mi sembra che tu stia rispettando i patti.


“Scusa, Mirko, dimmi cosa devo fare. ” “Ad esempio da bambini quando io ero il Re, ti inginocchiavi per aspettare gli ordini. E cerca di usare un tono più sottomesso quando parli con me”
Chiara si inginocchia e frugando nella sua memoria cerca le parole adatte tra la voglia di ridere di quella scenetta, cui la costringe il fratello, ed un sentimento di inquietudine per quel non so che di perverso che c’è nell’atteggiamento di Mirko.

“Cosa desideri mangiare Mirko?”
Il fratello ordina una pasta alla carbonara. La sorella prima di alzarsi chiede: “Vuoi mangiare qui o a tavola?”
Il fratello le risponde che mangerà a tavola, di sbrigarsi e, intanto di portargli una Coca.
Chiara si alza, gli porta la Coca e prepara da mangiare. Appena è tutto pronto, chiama il fratello a tavola. Versa la pasta nei due piatti e, per dimostrarsi abbastanza servizievole aspetta che il fratello si sieda per accomodarsi a sua volta.

Poi gli domanda con il tono più umile possibile: “Va bene così?”
Ma la dolce Chiara non aveva la più pallida idea di quanto Mirko volesse forzare le cose, in questo gioco, e, indicando il piatto della sorella, risponde con tono deciso:”No, non va bene. Chi ti ha detto che tu puoi mangiare seduta a tavola con me? Tu mangi dopo, in piedi, come le cameriere. “
Chiara rimane sconvolta dalla studiata perfidia del fratello ed a malincuore, guardando il suo piatto fumante di pasta, si alza e ripone il suo piatto sulla credenza.

“Accendimi il televisore e prendimi il telecomando, poi rimani qui in piedi, come fanno le cameriere. “
Il fratello mangia con calma, con gli occhi fissi sulla televisione, mentre Chiara deve rimanere in piedi al suo fianco. gli riempie il bicchiere ed aspetta.
La ragazza è molto combattuta. ormai ha accettato il gioco ed ha deciso di bere fino in fondo l’amaro calice, ma c’è qualcosa di strano nella situazione: si sente le guance rosse ed una strana sensazione inspiegabile di dolce stordimento.

Quella stessa sensazione che provava da bambina quando giocava con il fratello. Alla fine del pranzo,con molta calma, Mirko si alza e prima di crollare sul divano lascia le ultime disposizioni:
“Adesso sparecchia, poi puoi mangiare, ma non ti azzardare a sederti. Io vado in salotto, quando hai mangiato preparami il caffè e poi vai a mettere in ordine la mia camera. “
Chiara come un automa risponde meccanicamente: “va bene. ” Sparecchia la tavola, poi, anche se si sente un po’ stupida, malgrado il fratello non la possa comunque vedere, mangia in piedi qualche boccone della pasta ormai fredda e prepara il caffè per il fratello.

Glielo porta in salotto e, senza nemmeno che lui debba dire nulla, prima di porgerglielo si inginocchia. Il fratello sorride divertito ed accarezzandole la testa le sussurra: “Vedo che ti ricordi, brava, ma vedrai come ti metterò alla prova. Ora vai a sistemarmi la camera. ” Lei era colpita dal suo stesso atteggiamento remissivo e dal morboso atteggiamento del fratello. Viveva con leggerezza quel gioco, quasi contenta di essere tornata bambina. Ma c’era comunque qualcosa che non capiva.

Non riusciva a mettere a fuoco una strana sensazione che provava, derivante dalle parole e dai gesti del fratello. Si alza, riprende la tazzina vuota dalle mani del fratello e la riporta in cucina. Poi prima di andare a sistemare la camera entra in bagno. Si chiude la porta a chiave alle spalle, il cuore ha accelerato il battito, si sente strana. Deve verificare una cosa. Allunga una mano sotto la corta gonna e si sfiora le mutandine.

E’ come sospettava, scosta l’elastico e con l’indice, si fa strada tra la peluria trovando immediatamente le grandi labbra completamente bagnate.
Incredibile, si è eccitata. La bambina di qualche anno prima non sa cosa pensare e cerca di giustificarsi: “Forse non centra nulla quel rompishitole di Mirko. Sarà un caso. “
Indugia un po’, accarezzandosi. Il respiro si fa affannoso. Sente caldo. Poi si ferma chiedendosi cosa diavolo stesse facendo. Si sciacqua il viso con acqua fresca ed esce dal bagno.

Entra nella camera da letto del fratello cercando di scacciare il pensiero di quei momenti ed inizia a risistemare quel disastro che Mirko ha lasciato. Porta via i resti della colazione, sistema il letto, poi si abbassa e a fianco del comodino trova una rivista pornografica. La prende in mano, sotto si trovano i boxer di Mirko. La rivista è piena di donne nelle posizioni più sconce, ma a Chiara queste cose fanno solo tristezza.

La richiude scuotendo la testa e sta per portare i boxer del fratello in lavanderia quando si accorge di sentire tra le dita una sensazione di umidità. Infatti, guardando con più attenzione, Chiara nota una larga chiazza umida nei boxer che avvicina ala viso per annusare. Ancora quella strana sensazione, ancora le guance si infiammano.
E’ sperma, la ragazza non ha una grossa esperienza a riguardo, solo qualche affannoso petting con un coetaneo al mare.

Così entra nella stanza lavanderia chiudendo la porta alle spalle, annusa ancora e prova con i polpastrelli a verificarne la viscosità e la consistenza. Al disgusto si unisce la curiosità: non aveva mai pensato al fratello sotto quel punto di vista. Certamente anche lei qualche volta ha indugiato nel letto con una mano tra le cosce, pensando a qualche scena ardita vista in tv. Spesso si è masturbata, ma non hai mai guardato al fratello come ad un ragazzo, ormai grande, con le sue voglie e i suoi segreti.

Getta nel cesto della biancheria sporca i boxer di Mirko e si lava le mani accuratamente. Poi, per la seconda volta nel giro di poche decine di minuti, allunga una mano per assaporare l’umidità fra le labbra della sua gnoccolina.
“E’ meglio che mi calmi, altrimenti rischio di saltare addosso a Luca quando uscirò con lui, domani sera. ” Pensando a queste cose, torna in camera del fratello per finire di riordinarla.

Mirko,intanto,è assorto a guardare i suoi videoclip alla televisione e Chiara si rifugia in camera sua per studiare.
La quiete purtroppo dura poco, dopo nemmeno mezz’ora il fratello entra in camera blaterando: “Ah sei qui. E’ così che rispetti i patti? Non dovresti essere al mio servizio?”
Chiara si era sforzata di dimenticare per qualche ora il tirannico e capriccioso ricattatore e cerca di calmarlo:
“Scusa ma non mi avevi dato altri ordini, devo anche studiare.

Io,a differenza tua, ci vado a scuola. “
E’ un attimo, Chiara non ha nemmeno il tempo di capire cosa sta succedendo, il fratello ha già fatto partire uno schiaffo di man rovescio che lascia un segno rosso vivo sulla guancia destra della ragazza.
“E’ così che si risponde, stronza?”
Gli occhi azzurri di Chiara si riempiono di lacrime mentre si alza in piedi, stringendo i pugni: “Ora bas…..”
Non fa a tempo a finire la frase che Mirko ha già alzato il braccio e la colpisce di nuovo al volto e subito con un tono che non ammette repliche.

“Inginocchiati e chiedi scusa. “
Per Chiara è come una scossa elettrica; è furibonda, ma al tempo stesso confusa e, senza rendersi nemmeno conto di quello che sta facendo, e soprattutto del perché, lentamente si inginocchia mentre si asciuga le lacrime. Il fratello non ha il volto adirato, anzi, si direbbe quasi divertito mentre la sorella con un ultimo singhiozzo e massaggiandosi la guancia arrossata è in ginocchio e mormora uno: “Scusami. “
Mirko si siede ai bordi del letto, di fronte alla sorella inginocchiata.

Chiara tra la rabbia e la vergogna per aver di nuovo obbedito al fratellino tiene lo sguardo basso. Il fratello le accarezza una guancia e con un tono quasi consolatorio le dice:
“Devi imparare ad essere più sottomessa, altrimenti i nostri patti vanno a monte. “
In un attimo, mentre Chiara pensa a quanto sia strano quello che da due giorni le stia succedendo e a come stranamente non sia in realtà veramente arrabbiata con il fratello, la mano di Mirko scende lungo il collo e scivola verso il seno.

La maglietta sottile disegna alla perfezione i capezzoli di Chiara, sorprendentemente sensibili. Chiara non ha il tempo di rendersi conto di nulla anche se il respiro si fa affannoso e il fratello ha due dita sul suo capezzolo destro e stringe. Chiara, sempre con lo sguardo basso, sente improvvisamente caldo mentre il fratello stringe con forza il capezzolo, riesce a mormorare un: “No, cosa fai”
Ma è un lamento quasi impercettibile, biascicato, il fratello subito le dice…”stai zitta, fai quello che ti dico e taci, chiarooo …..?”
Poi si abbassa verso il suo orecchio e le mormora:

“Quando ti dico di inginocchiarti devi aprire le gambe, tenerle allargate, capito? Non siamo mica in chiesa.

” Chiara non è più in grado di fare nessuna domanda riesce solo a dire:
“Sì, subito”
Con le mani si alza un po’ la gonna stretta e corta ed allarga le ginocchia, poi meccanicamente mette le mani dietro la schiena. Il fratello, mentre si china a parlarle all’orecchio tende il braccio destro e lo infila fra le cosce divaricate di Chiara. Le dita si intrufolano nella deliziosa nocciolina umida di Chiaretta e si spostano sul grilletto, masturbandola lentamente…
“Ti piace troietta…? La smetterai di fare la ribelle o devo iniziare a pensare a cosa raccontare a papà ? Hai la figa bagnata fradicia, ti piace fare la schiava vero?”
“Dai fermati, ti prego, non va bene siamo fratelli..”
Lui per tutta risposta toglie la mano dalla passerina e, sollevandole la maglietta, le afferra nuovamente un capezzolo e lo torce con forza.

“Aagghhh, scusami, scusami Mirko, sono stata una stupida, non ti farò più arrabbiare, prometto. “
Il fratello molla la presa si alza di shitto e le dice in modo perentorio.
“Ora vai a lavarmi il motorino che devo uscire. “
Prima di andarsene sottolinea la frase con uno schiaffo dietro la nuca. Non è forte ma fa perdere l’equilibrio a Chiara che cade sul letto su cui prima era seduto Mirko.
Mirko esce e Chiaretta rimane ferma, in ginocchio, le cosce spalancate, il viso sprofondato nel letto, gli occhi bagnati di lacrime e non può fare a meno di allungare un mano in mezzo alle gambe ed avere la conferma: le mutandine sono tutte bagnate.

La ragazza è molto arrabbiata con sé stessa ma non può fare a meno di indugiare nel boschetto ad accarezzarsi pensando alla dolce umiliazione che le recenti prove di sottomissione le hanno procurato. Solo un minuto con il respiro affannoso poi si alza, si cambia ed esce per lavare il motorino al fratello.
Mirko esce in giardino con una birra in mano e si accomoda su di uno sdraio all’ombra ad osservare la sorella che, obbediente, sta lavando lo scooter.

Chiara cerca di non incrociare lo sguardo per la vergogna,

ma anche perché non vuole rischiare di subire nuove umiliazioni e punizioni.
Con la pompa ed una spugna si dedica con attenzione alla pulizia del motorino. Per lei non é una novità, anche il padre le ordina spesso di lavarle l’auto. Le poche volte che lei si è lamentata chiedendo a suo padre il motivo per cui non faceva fare questo lavoro al figlio maschio, il genitore maschilista ha sempre risposto di non rompere e di lasciare in pace “l’altro uomo di casa !”.

Lei subiva tutte queste umiliazioni, al solo scopo di poter uscire con Luca, oppure, in fondo al suo animo, l’essere in qualche modo schiava di suo fratello, le procurava uno strano piacere?
Mentre, con la mente era occupata da questi pensieri, proseguiva nell’opera di pulitura del motorino di Mirko, lui comparve sulla soglia della porta, che dava nel cortile e si avvicinò a controllare, il lavoro che la sorella stava svolgendo. Chiara meccanicamente si scostò, con le mani dietro la schiena e lo sguardo basso, ad attendere il giudizio del fratello.

Esattamente come faceva suo padre, lui diede una rapida occhiata e con il solito tono strafottente, indicando le ruote.
“Pulisci bene anche le ruote, cretina! Devono sembrare nuove, e sbrigati !”
La ragazza, ormai assuefatta ai modi ostili del fratello si limitò a mormorare: “scusa..”
La ragazza si adopera subito a pulire per bene le ruote della moto, mentre Mirko rientra, soddisfatto, in casa. Mirko, dopo qualche minuto, si presenta per uscire, esamina accuratamente il motorino e poi ci sale su, guarda la sorella, con il solito sorriso strafottente e mettendo in moto.

“Io esco, hai qualche ora di libertà, ma non muoverti da casa. Poi ti chiamo. “
Mentre il fratello se ne va, Chiara rientra in casa tirando un sospiro di sollievo, finalmente un po’ di pace. Cercando di scacciare il pensiero di quello che è successo in quella giornata si rimette a studiare perché ormai sono già le diciassette e l’indomani, sarà un sabato impegnativo. Ci sarà prima l’università e poi, la sera, l’appuntamento con Luca.

Alle diciannove in punto sente suonare il telefono, è Mirko che con estrema insolenza…………
“Senti schiava, vengo a casa con degli amici, prepara qualcosa per cena. “
Il tono era di quelli che non ammettevano repliche, ma Chiara si permise comunque, con il tono più rispettoso possibile di obiettare…………
“Mirko, lo sai che papà non vuole che invitiamo gente a casa…. “
Ma non riesce a finire il discorso perché il fratello con un tono molto duro la interrompe:
“Non ti azzardare a contraddirmi, stupida, io faccio quello che voglio.


Chiara rimane zitta per un attimo e capisce che é meglio non contraddirlo:
“Va bene, dimmi cosa devo fare”
“Niente di particolare, apparecchia la tavola per quattro persone in sala da pranzo, vengono dei miei amici, guardiamo un film e mangiamo una pasta. Tu vedi di comportarti come ti ho insegnato oggi. Capito?” Chiara percepisce il pericolo di essere messa in ridicolo davanti a dei ragazzini amici del fratello ed inizia ad essere veramente a disagio.

“Ma Mirko, i tuoi amici non fanno parte del nostro accordo …mi vergogno. Non vorrai trattarmi come mi hai trattato oggi davanti a loro?”
“Chiara non rompere i coglioni! Tu comportati bene, sii obbediente e sottomessa, può darsi che loro nemmeno se ne accorgano. Del resto tu sei solo una donna “
“Comunque anche se se ne accorgono nemmeno ti conoscono e poi tu fai quello che ti dico io o ti metti in un mare di guai… chiaro?” “Ok capito, è tutto chiaro, preparo e vi aspetto”
Apparecchia la tavola, mette l’acqua per la pasta sul fuoco, ci aggiunge il sale e aspetta che bolla.

Poi va in bagno a mettersi in ordine, per essere presentabile agli amici del fratello. Mentre è ancora in bagno, sente la porta di casa aprirsi e dei ragazzi che ridono e parlano fra di loro. Poi la voce di Mirko che la chiama e subito dopo sente bussare con violenza contro la porta del bagno. “Che cazzo ci fai sempre in bagno ? Esci di lì che i miei amici devono andare a pisciare !”
Mirko parla volutamente ad alta voce, per far sentire anche ai suoi amici, come lui tratta sua sorella maggiore.

Quando Chiara esce dal bagno lui, sempre ad alta voce……
“Vai in camera tua e aspettami. “
Intanto i ragazzi sono entrati in bagno e senza nemmeno chiudere la porta, a turno tirano fuori il cazzo dalla patta dei jeans e iniziano a pisciare rumorosamente. Chiara si allontana e se ne va in camera sua, si toglie la gonna corta e si infila i pantaloni della tutina rosa. Dopo pochi secondi Mirko entra e la guarda fissa negli occhi.

“E’ meglio che ci chiariamo subito, mettiti in ginocchio!”
Chiara si inginocchia immediatamente, apre le ginocchia come piace al fratello, poi abbassa la testa e mette le mani dietro la schiena. “Brava così mi piace. Non userò giri di parole, ora farai quello che ti dico e guai a te se sbagli anche solo la più piccola cosa. Ti farò fare letteralmente la serva per me ed i miei amici questa sera, voglio che li lasci a bocca aperta.


Poi volge lo sguardo verso il letto e nota la minigonna che Chiara si era appena tolta.
“Perché ti sei cambiata? Non vuoi far vedere le gambe ai miei amici? Non hai capito un cazzo ! Rimettiti quella…. anzi mettiti quella bianca che non metti mai. “
Chiara arrossisce immediatamente, quella gonna é ancora più corta e, soprattutto, é plissettata e larga. Non la mette mai perché qualsiasi movimento rischia di mostrare le mutandine.

la ragazza rimane anche meravigliata del fatto che il fratello se la ricordasse. Chiara azzarda una resistenza. “Quella non la metto mai…”
Anche questa volta non riesce a finire la frase perché un sonoro ceffone la colpisce su una guancia.
Chiara si massaggia la parte colpita poi si scusa con suo fratello. Lui, seccato per l’insubordinazione della sorella, la prende per i capelli e…. “Mettiti la gonna bianca e visto che fai la furba ti togli pure le mutande ! Muoviti, e poi vieni di là a servire a tavola !”
La ragazza si alza in piedi e si avvicina al cassetto dove tiene le gonne, prende quella bianca e sfilando i pantaloni della tuta si infila la gonna.

Mirko è lì che la osserva con attenzione e attende che lei obbedisca ai suoi ordini….
“Togliti le mutande, muoviti…..”
Chiara si solleva lentamente la gonna e, altrettanto lentamente, infila i pollici nell’elastico del perizoma. Lei spera che lui se ne vada, in modo da non privarsi dell’indumento che le copre la sua intimità.
Mirko non si muove e aspetta di assisterere al suo spogliarello integrale.
“Ma sei stupida o lo fai apposta? Fai veloce,sfila queste di mutande!” “Ti prego Mirko, mi vergogno troppo, la gonna è trasparente ed appena mi muovo mi si vede tutto.

Ti prego, questo no. “
In quel momento Mirko fa una cosa che sorprende di nuovo Chiara. Senza andare tanto per il sottile si avvicina alla sorella le alza la gonna e con uno strattone le strappa le mutande di dosso. La ragazza ormai è psicologicamente turbata, controllata da un despota che gode nell’infliggerle ogni sorta di umiliazione.
Infatti non ha più alcun istinto di ribellione, si limita a coprirsi il sesso con una mano.

La testa diviene sempre più bassa ed il viso sempre più rosso dalla vergogna. Poi muove le gambe per far scivolare a terra le mutandine strappate. Mirko le raccoglie e se le avvicina al viso annusandole. L’afrore che l’umido indumento emana è la chiara ammissione che il fare la schiava sia una attività, che la eccita moltissimo. Così Mirko si rivolge a lei con voce più dolce…
“Vedo e sento che ti piace essere la mia schiava …! Ora vieni di là che ti presento i miei amici, vedi di essere gentile con tutti e cerca di farci divertire.


Il fratello si mette in tasca le mutandine strappate di Chiara, apre la porta e con finta galanteria la fa passare per prima. Giusto per assestarle una manata sul culo. Mentre percorrono il corridoio che porta alla cucina lui ne approfitta e le palpa il culo facendole scivolare le dita nella sua profumata piccola albicocca bagnata. Lei non si lamenta e nemmeno cerca di sottrarsi al palpeggiamento insistito.
Chiara è combattuta tra il piacere fisico che sente in quei brevi attimi e quello cerebrale, altrettanto intenso.

Lei cammina a piccoli passi tenendo le mani sul davanti, temendo che si possa vedere quello che sta succedendo lì sotto.
Giunti in salotto Mirko sfila la mano da sotto la gonna di Chiara e la presenta ai suoi giovani amici già abbandonati sulle poltrone.
“Questa è mia sorella Chiara, loro sono i miei amici Nicola, Enrico e Mattia. “
Poi Mirko si siede sull’unica poltrona ancora disponibile lasciando sua sorella in piedi in mezzo a loro.

I ragazzi la squadrano da capo a piedi e la salutano con un sorrisino ironico.
La ragazza mantiene lo sguardo basso e mormora a sua volta un saluto. I tre sono dei ragazzi tutti diciottenni, sono molto diversi fisicamente tra di loro. Nicola è grassottello con i capelli rossi e le lentiggini sul viso. Enrico è invece magrissimo, carino di viso, con capelli e occhi scurissimi mentre Mattia è piccolino di statura, capelli biondi, ricciolini, fisicamente magro, quasi scheletrico.

Indossano tutti i jeans e delle normali t-shirt di vari colori con delle scritte sopra.
Mirko prende per primo la parola per riprendere il suo ruolo di fratello padrone….
“Cosa fai lì impalata, vacci a prendere qualcosa da bere. “
Lei legge gli sguardi sorpresi, e forse anche imbarazzati, dei tre ragazzi; si volta per andare in cucina ed è perfettamente cosciente che la gonna con il movimento si è sollevata scoprendole abbondantemente il sedere, nudo.

Prende un vassoio e ci mette su varie bibite assortite con relativi bicchieri, infine raggiunge i ragazzi e si china per posare il vassoio sul tavolo basso, situato fra le poltrone. Con malizia estrema, nel compiere questa operazione si posiziona in modo da volgere il suo bel culetto dalla parte degli amici di Mirko.
“Ehi sorellina, ci devi servire, versaci da bere!” “Cosa volete bere?”
Chiara si mise a mescere loro le bibite prescelte e si preoccupò ancora di eccitare i giovani ragazzi, mostrando il più possibile delle sue parti intime.

Poi Mirko esordisce: “vai in camera tua, ti chiamo quando mi servi. “
Il modo di dare ordini di Mirko, era certamente studiato per umiliare in ogni modo la sorella, ma lei, da quel momento in poi, capì di non dover subire più passivamente il comportamento del fratello.
Lei all’improvviso aveva percepito la potenzialità che aveva la situazione che si stava creando. Così decise di stare al gioco e ricavare quello che fosse possibile ottenere, almeno a livello cerebrale.

La ragazza aveva iniziato il suo gioco, si era seduta al posto del banco e stava preparando le sue mosse. Soprattutto aveva capito che la situazione era eccitante e che, in fondo, in fondo nel suo DNA esisteva, forse da sempre, il desiderio di essere una vera schiava.
La donna a disposizione di tutti per soddisfare i desideri e le voglie più recondite di tutti quelli che avrebbero voluto abusare della sua femminilità e della sua.

ancora adolescenziale, sessualità. Era pronta ad offrire a tutti i suoi servigi.
Quando la voce di suo fratello, arrivò alle sue orecchie, lei obbedì di buon grado e raggiunse in salotto lui e i suoi amici, pronta a questo nuovo tipo di “sacrificio”.
“Inginocchiati qui, davanti a me e fai vedere ai miei amici cosa sai fare !”
Lei finse di essere titubante, abbassò lo sguardo e fece segno di no con il capo.

Mirko si alzò dalla poltrona e la schiaffeggiò ancora, lei sentì il piacere salirle dal ventre, percepì l’umore che stava riempiendo la sua vagina. Si piegò volontariamente all’ordine di suo fratello e si inginocchiò fra le sue gambe divaricate. Volutamente con malcelata inesperienza, abbassò la zip dei jeans di Mirko, poi aprì la fibbia della cintura di cuoio e fece uscire il bottone metallico dall’asola. Allargò i lembi dei pantaloni e, prendendoli lateralmente, li tirò delicatamente verso il basso.

Mirko, aiutò sua sorella, in questa operazione, agevolandone il compito e sollevando il bacino. Rimase in slip bianchi elasticizzati,essi si avvolgevano attorno al grosso cilindro duro, formato dal cazzo di suo fratello.
La cappella fuoriusciva dall’elastico e lei la sfiorò con le dita, non prima di essersele inumidite con la saliva.
Ancora una volta Mirko sollevò il bacino e lei provvide a sfilargli gli slip. Il grosso cazzo si proiettò fuori come una molla, vibrò e rimase fermo, rigido.

Lei si alzò in piedi e poi si chinò tenendo le gambe divaricate e tese, imboccò il pene di Mirko e inizio ritmicamente a pompare. Lo spettacolo, per i ragazzi seduti dietro di lei era molto eccitante. Tutti e tre, quasi simultaneamente, si liberarono dei jeans, seguiti a ruota dalle mutande e dalla maglietta. Vedevano il magnifico culo e la nocciolina depilata di Chiara e fra le gambe divaricate di lei, potevano ammirare altresì, la bocca della ragazza che scorreva abile sul cazzo del loro amico.

Mirko a questo punto prese per i capelli sua sorella e la allontanò dal cazzo.
“Ehi troia, ora succhia anche loro ! Muoviti, succhiali, nella stessa posizione di prima !”
Chiara, si asciugò con il dorso della mano destra la bocca bagnata poi si girò verso i tre ragazzi e li vide nudi con le loro nerchie dure.
Quello che lasciò a bocca aperta Chiara, fu il pene di Mattia.
Visto nudo, il ragazzo, era veramente scheletrico e anche le gambe erano sottilissime e mingherline.

Era pure piccolino di statura e l’unica cosa di veramente esagerato era il cazzo. In mezzo a tanta desolazione pareva di trovare un oasi nel deserto. Il cazzo era duro, larghissimo dalla base fin sotto la cappella, era lievemente incurvato verso destra. Il glande usciva a fungo da questo grosso tronco e vi sporgeva in modo esagerato. Lei lo osservò a lungo poi si rimise in posizione di vera troia e aprendo la bocca al massimo di quanto gli era consentito, lo circondò con le labbra riuscendo ad ingoiarne un pezzo.

Lei iniziò il pompino, ma, il giovane resistette solo pochi secondi, forse perché molto eccitato dallo spettacolo precedente.
La “Fontana di Trevi” si riversò nella sua bocca. Ingolfata, cercò di ingoiare quanto più seme fosse possibile, poi volle tirarsi indietro per respirare.
Lui la prese per i capelli e la obbligò a ingoiare tutto il cazzo. Quando lui ebbe terminato, Chiara riuscì a prendere il sopravvento e approfittando dell’estasi profonda che aveva provvisoriamente intontito Mattia, riuscì a liberare il suo cavo orale dalla ingombrante presenza del grosso cazzo del giovane.

Lei riprese fiato, respirando affannosamente, la bocca mostrava, ai lati, delle colature di sborra, che scendevano giù verso il mento e rimanevano appese, tremule ed elastiche, per poi cadere sulla maglietta della ragazza.
Quando riaprì gli occhi, fu colpita dalla scena che si svolgeva sulla poltrona di fianco a quella di Mattia.
Suo fratello Mirko, il super macho, stava succhiando il cazzo del “rosso” ovvero di Nicola.

Lei si abbandonò sulla poltrona lasciata libera da suo fratello e assistette eccitata alla scena.

Quando poi vide Enrico alzarsi in piedi e prendere Mirko per i fianchi, sollevarlo in modo da portare il culo del ragazzo a portata di cazzo, lei lasciò che la sua mano destra si insinuasse fra le cosce spalancate e iniziò a sditalinarsi furiosamente. Mattia, con il cazzo ancora gocciolante la raggiunse inserendo la sua bocca fra le sue cosce di lei, le aprì la figa con le dita e iniziò a leccarla sapientemente.

Chiara, gode come una matta, mentre il ragazzo la lecca, vede Enrico che incula suo fratello Mirko che a sua volta succhia il cazzo a Nicola. Sta quasi per arrivare all’orgasmo, quando vede Mattia sollevare il viso dalle sue cosce e avvicinare il cazzo, tornato miracolosamente duro, alla sua figa fradicia.
Lo sente entrare, il mostro si fa largo dentro la sua vagina scivolosa. La penetrazione è inizialmente faticosa ma poi le pareti della figa di Chiara si allargano e si adattano alle dimensioni mostruose del grosso membro, così il gigantesco pitone gli penetra fino alla radice.

Pochi colpi e lei viene, gode con un orgasmo infinito, intenso, appagante al massimo.
Mentre si gode ad occhi chiusi il suo piacere, sente il cazzo sfilarsi repentinamente da lei e simultaneamente sente sul viso e sul corpo lo sperma bollente che la colpisce con getti violenti e densi. Mattia esausto si accascia su di lei e la bacia sul collo e sul viso, le stringe convulsamente le tette con le mani e poi si abbandona, quasi esanime, sopra Chiara.

Mentre questo succede anche il trio “gay” sta raggiungendo il culmine del piacere e in successione, prima Enrico, che sborra nel culo di Mirko, poi Mirko che segandosi eiacula sul corpo di Nicola, e poi quest’ultimo che si libera del suo seme inondando la bocca di Mirko. La sera, lei telefonò a Luca, e gli spiegò che un improvviso mal di testa, l’aveva bloccata e che sarebbe andata a letto.
L’appuntamento per il momento era annullato.

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Voglia di cose porche. parte 1

“Dimmi la verità, che effetto ti fa sapere che quest’uomo quando mi vede mi guarda fisso e mi desidera?”
“Mi ingelosisce terribilmente ma contemporaneamente mi eccita, mi fa venire voglia di cose porche!”

Ecco glielo avevo detto. Era da qualche tempo che lottavo tra me e me, tra la gelosia che un uomo bramoso della mia donna suscitava in me e l’eccitazione che tutto ciò mi provocava fino a farmelo venire duro come la pietra, ed ora finalmente l’avevo detto ad alta voce a me stesso e a Sveva.

Qualcosa ora era cambiato, entrambi abbiamo iniziato a sentirci più veri, autentici, liberi di condividere anche quei pensieri che per qualche motivo avevamo sempre tenuto nascosti per pudore, o forse per paura di ferire reciprocamente la nostra sensibilità.

Di fatto i nostri messaggi sono diventati prima hot poi porno. Ero a lavoro pensando al calore della sua bocca sul mio cazzo o alle acrobazie della sua lingua intorno alle palle? La foto del rigonfiamento che mi portavo tra le cosce era d’obbligo.

Click, invia.
Pochi minuti e mi ritorna il video delle sue dita infilate nella sua figa succosa, con tanto di commenti del tipo “mi raccomando aspetta me stasera che ti svuoto io per bene!”

Verità mai dette, sensazioni mai provate, esperienze mai fatte, ci stavano ingolosendo sempre di più. La nostra fame di “cose porche” cresceva sempre di più, e non perdevamo occasione per dircelo e per fantasticare su come e dove sarebbe stata la prima volta.

Le confessai che mi eccitava da morire pensare di poterla avere insieme ad un’altra donna e/o insieme ad un altro uomo. Ed ogni volta, un suo gemito, un nuovo mugolio di piacere, hanno accresciuto la mia voglia di renderla “la mia puttanella”.

Cominciai a chiamarla così nell’intimità, e a lei è piaciuto così tanto che ha iniziato a concedersi in posizioni da vera pornostar, a cercare penetrazioni sempre più profonde, ad usare e farmi usare il suo corpo comunque ed ovunque per darmi il massimo del piacere, e farmi godere liberamente a voce alta come piace a lei.

Abbiamo sempre scopato ovunque io e Sveva, in casa sul tavolo, sbattuta al muro, a terra, sul divano, vicino al camino, mentre cucinava, ma quell’estate mi venne voglia di portarla fuori in giardino, di prenderla a pecorina sul cofano della sua macchina parcheggiata, e scoparla lì alla mercé della vista di eventuali passanti che ne avessero sentito i gemiti dalla strada o della sua famiglia al piano di sopra. Lei fece dapprima resistenza, diceva di non volere ma le leggevo negli occhi tutta l’eccitazione da cui era attraversata da capo a piedi.

Le infilo una mano tra le cosce ed è così tanto bagnata che quasi faccio fatica a sentire l’ingresso della figa. Sembrava un’unica pozza di umori dalla coscia in su. A quel punto ero un tutt’uno col mio cazzo duro, completamente allagato d’eccitazione le afferro il polso e la strattono con forza verso l’uscita, lei si abbandona al mio impeto e si lascia andare, sento che è in mio volere.
Arriviamo all’auto in pochi attimi.

“Appoggia i gomiti sul cofano!” -le dico-
Lei guarda fuori, cerca passanti, è eccitata ma nervosa, e con un filo di voce misto a mugolio: “Si”
Ha uno dei suoi sensualissimi vestitini estivi, colorati, leggeri da lasciar intravedere tutto in trasparenza, che si appoggia a sfiorare le sue forme, corto da scoprire il culo ogni qual volta accenna a protendersi in avanti. Figurarsi ora, che a gambe strette man mano si china sempre di più fino ad appoggiare completamente gli avambracci sul cofano della sua peugeot bianca; con quel gran bel culo che mi ritrovo davanti, lei che freme in un misto di paura e voglia d’essere scoperta, mi sbottono i pantaloni, ci infilo la mano dentro, afferro e tiro fuori il mio pisello ormai bello duro e pronto all’uso.

La voglia di scoparla è tanta, così con una mano le allargo le chiappe e con l’altra glielo infilo in figa senza fronzoli; non può urlare come le piace fare di solito, ma geme con intensità sotto i colpi della mia verga dura.
“Si.. si.. sbattimi.. sbattimi..” -continua a sussurrare con la voce strozzata.

Quando ecco il rumore di una macchina avvicinarsi al cancello.
“Oddio mio fratello!”, cerca di divincolarsi per liberarsi ma la mia presa è salda e quello non è il rumore della macchina del fratello, perciò continuo a scoparla la mia puttanella senza dare il minimo accenno di volermi fermare.

A quel punto non può fare altro che stendersi ulteriormente sul cofano e di riflesso spalancare completamente le gambe; per me è il paradiso. Non più il cazzo stretto nella morsa delle cosce ma largo e libero nella sua accogliente figa grondante.

Quell’auto passò oltre ed io le riversai nel ventre un violento getto di sperma caldo che l’ha fatta godere ancora di più.
Mi sono sentito sempre più preso ed innamorato di questa donna che stava riuscendo a farmi sentire davvero completamente appagato.

La spinta che in passato mi aveva portato a desiderare un’altra donna, da quando c’era lei si era trasformata nel desiderio di andare sempre più oltre, ma con lei.
Mi confessò poi tutta l’eccitazione che aveva provato in quel momento col rischio d’essere vista dai vicini o da chiunque altro e che il suo sogno erotico era proprio quello di guardarmi mentre mi eccito fissando il culo o le tette di un’altra donna e/o di essere guardata mentre soddisfa un cazzo e gode, con me protagonista o osservatore.

A quel punto il limite era stato consapevolmente varcato.

Luca e la sottomissione di Cinzia

Sono fermo in un Autogrill del GRA in attesa di conoscere quella che negli ultimi tre mesi è stata la mia schiava virtuale e cioè CINZIA.
È tutto iniziato per gioco quando ho letto un suo racconto basato sulla sottomissione e le ho fatto i miei complimenti chiedendole, allo stesso tempo, se potevamo provare a scriverne uno a quattro mani.
All’inizio lei non mi ha neanche risposto ma dopo una settimana, quando ormai ero sicuro del suo silenzioso rifiuto mi ha risposto dicendomi che la mia proposta la stuzzicava ma che non sapeva come fare.

“sono una principiante”
mi scrisse senza specificare, tra l’altro, se intendeva come scrittrice o come sottomessa
Devo dire che anche io ero inesperto, forse meno di lei, per quanto riguardava lo scrivere ma avevo già fatto delle esperienze come master.
Di getto ho risposto alla sua mail per ringraziarla della risposta e dicendo che fare una prova non le sarebbe costato nulla e che se voleva la “nostra” storia poteva tranquillamente rimanere tra noi senza pubblicarla.

“Io sto cercando una donna con cui divertirmi, permettimi il termine, non realmente bensì virtualmente. Non pretenderò prove o altro. Pensavo di vivere una storia insieme a te. Io scriverò alcuni racconti e tu li seguirai per descrivere le tue sensazioni, i tuoi pensieri, i tuoi piaceri e i tuoi dolori. Se vuoi potremmo inventare due personaggi o descriverci intanto chi mai saprà se quello che scriviamo è reale o meno. Inoltre se non pubblichiamo il “lavoro” nessuno saprà mai nulla di tutto ciò.


“si, potrebbe essere interessante. Possiamo provare ma senza impegno! Però, scusami la domanda offensiva ma te la devo fare, chi mi assicura che tu non pubblicherai mai nulla?”
“Bhè, oltre a dire che il sospetto potrebbe essere reciproco, devo risponderti che ci vuole fiducia. In fin dei conti questa è alla base del BDSM (almeno per me). La sottomessa ha fiducia nel suo master perché sa che lui non supererà mai i limiti prefissati e che avrà sempre il controllo della situazione.

Il master invece sa che la sottomessa utilizzerà la parola di sicurezza con tranquillità, senza nessuna remora o paura, e quindi avrà la tranquillità necessaria per dirigere il gioco. “
Dopo qualche altro scambio di mail, dove prendemmo la decisione di inventare due personaggi mantenendo però i nomi reali (CINZIA e LUCA), aver ricevuto la descrizione del suo corpo virtuale, arrivò il momento di iniziare.
La cosa più importante dell’accordo era che il racconto non sarebbe stato pubblicato se non dietro in consenso di entrambi e che erano ammesse, logicamente, consigli e/o critiche sul lavoro altrui per meglio vivere la storia.

I racconti dovevano essere di una giusta lunghezza e che, possibilmente, avremmo tenuto uno scambio di mail giornaliero per coltivare la nostra amicizia.
L’unica cosa che le chiesi era quella di immedesimarsi il più possibile con il suo personaggio e “per aiutarla”, ma sinceramente soprattutto per togliermi una soddisfazione, pretesi un saluto dalla mia sottomessa ogni mattina. Sarebbe bastato un semplice “Ciao Sir” (lo preferisco a master) per sentirmi più importante.
Il momento più difficile fu scrivere le prime parole per creare un prologo alla nostra relazione virtuale.

Ci siamo conosciuti tramite un’amica comune che è all’oscuro delle nostre vite segrete. Nessuno può dire chi sono io realmente se non quelle che sono state le mie sottomesse, LUISA e PAOLA.
Non ne ho avute altre anche quelle che si erano preposte successivamente non erano altro che perditempo. Infatti mi è bastato il primo incontro con loro per capire che erano solamente donne curiose, magari anche vogliose di imparare, che non avrebbero mai accettato di sottomettersi realmente a qualcuno.

Quella che per loro era timidezza, segno di possibile sottomissione, per me era tutt’altro. Infatti alle prime parole, ai primi semplici comandi, il loro sguardo tradiva quello che pensavano in quel momento. Ogni volta le ho ringraziate e salutate dicendole, per il loro bene, di pensare bene alle loro scelte. Di ponderare il tutto cercando di ragionare e di non mentirsi. Ho rilasciato a tutte il mio cellulare per chiamarmi dopo averlo fatto e nessuna, come era chiaro fin dall’inizio, mi ha più chiamato.

Questo fino a quando non ti ho incontrato in quella festa e sono rimasto colpito da te, dal tuo corpo, altezza normale con un gran seno ed un culo perfetto, leggermente sovrappeso, occhi marroni chiaro, sempre in movimento alla ricerca di un qualcosa che sembra non trovi mai, attenti a tutto quello che succede nei tuoi dintorni, ma pronti ad abbassarsi quando incroci lo sguardo di qualcun’altro.
Quella sera mi sono a giocare con te guardandoti fissa e vedere le tue reazioni.

Ad un certo punto sei arrossita e non hai più guardato dalla mia parte. Mi sono avvicinato a te rivolgendomi alla nostra amica comune per chiederle di ballare. La pista era piena di gente che ballava fuori tempo e che, tra le continue risate, si urtava continuamente.
Lei era bella come sempre ma tutta la comitiva sapeva che non era interessata a flirt perchè felicemente accompagnata con quella che per un lungo periodo era stata la sua miglior amica.

Quindi non se la prese quando le chiesi qualcosa di più su di te.
Mi disse che non ti conosceva da molto, che eri single ma non alla ricerca, e che ti vedeva “strana” ma senza sapersi spiegarne il motivo. Sicuramente però non eri lesbica, altrimenti lo avrebbe capito subito. Le chiesi se sapeva dove abitavi e lei me lo disse con un sorriso tra le labbra augurandomi buona fortuna.
Quando tornammo al tavolo mi sedetti al mio posto e ripresi a guardarti senza mai rivolgendoti la parola.

“Accidentalmente” le nostre mani si sfiorarono quando prendemmo la bottiglia dell’acqua al centro della tavola. La tua shittò all’indietro come se colpita da una scossa elettrica, lasciandomi padrone della bottiglia. La presi e te ne versai un bicchiere prima di versarla nel mio. Tutto questo in assoluto silenzio con i tuoi occhi abbassati verso terra.
“sì” mi dissi “potrebbe essere quella giusta”
Dopo un po’ salutai e me andai.
“Casualmente” ci incontrammo il giorno successivo sotto casa sua.

Notai il suo sguardo sorpreso quando mi vide, lessi la sua volontà di tornare indietro, di far finta di non avermi visto, ma non te ne diedi possibilità.
“Ciao Cinzia”
“oh ciao Luca” mi rispondetti guardandomi negli occhi per un secondo prima di abbassarli “come mai da queste parti?”
“ti stavo aspettando” risposi tranquillamente
“mi … mi stavi aspettando? Perchè?”
“si ti stavo aspettando ed il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire bensì quella di alterarti”
il suo silenzio mi disse che avevo fatto centro.

“Ora ho fretta e non posso fermarti. Ti lascio il mio cellulare. Se sei interessata, e se non ho sbagliato, mi chiamerai altrimenti puoi benissimo buttare il biglietto da visita e .. addio”
Inviai una mail a CINZIA dicendole che volevo fare le cose con calma e che attendevo al sua risposta e che speravo di non averla delusa.
Mi chiamo Cinzia ho ventotto anni e sono single. Questo non perchè mi manchino le occasioni, anche se in verità non tantissime, di uscire con qualcuno ma perché non ho ancora trovato l’uomo giusto.

Sono sempre stata timida ed ho bisogno di un uomo che sappia guidarmi e amarmi. A dirla tutta in questo momento sento il bisogno soprattutto di una guida. Lo so che molte non capiranno il mio pensiero, e non dico che sbaglino, ma sono giunta alla conclusione che non mi interessa. Almeno in questo sono ferma e sicura.
Questo è il motivo per cui declino tutti gli inviti che ricevo da parte di coloro che hanno in mente solamente una cosa.

Io amo il sesso, come tutti, ma per me deve essere particolare e non una scopata e via.
Il sesso comprende l’autorità che trovo solamente nell’uomo che si dimostra superiore a me. In tutto.
Questo l’ho scoperto da poco tempo e da allora è così. Cerco sempre di trovare il mio SIR ma non ce ne sono poi tanti. Si leggendo racconti nei siti erotici sembra che ce ne siano migliaia e migliaia ma quella è solamente fantasia.

L’altra sera sono andata a cena con la mia amica FRANCESCA per festeggiare il suo compleanno. La sua compagna (sì, lei è lesbica) non era potuta venire a causa di un imprevisto ma mi ha dato la possibilità di parlare con qualcuno in mezzo a tutti quei sconosciuti.
Solamente un nome mi è rimasto impresso, quello di Luca, perchè è veramente un bellissimo ragazzo che non passa inosservato e che, logicamente, mi ha colpito.

Durante la cena lui sedeva quasi di fronte a me e molte volte ho visto il suo sguardo che mi scrutava. All’inizio la cosa mi dava fastidio ma poi mi sono sentita quasi eccitata da quei sguardi. Sono arrossita e, con la scusa di vedere quelli che ballavano, ho cercato di non guardare più da quella parte. Ma il suo sguardo lo “sentivo”! La pelle della mia faccia bruciava sotto quegli occhi fissi su di me ed io mi sono accorta solamente alla fine che ero eccitata e che non avevo fatto altro che guardare per terra.

Ad un certo punto ho allungato la mano per prendere una bottiglia d’acqua e … ho sentito una scossa quando la sua mano ha toccato la mia! Gentilmente mi ha versato un bicchiere d’acqua ed io non ho avuto il coraggio o la forza di berlo. Avevo sete ma non riuscivo a bere. Mi sentivo sottomessa a questo sconosciuto senza averci parlato se non quando ci hanno presentato.
“Piacere Cinzia” “Piacere Luca” queste sono state le sole due frasi che ci siamo scambiati in tutta la serata.

Quando è andato via sono rimasta delusa ma cosa mi aspettavo?
Con lui è scomparsa anche l’eccitazione e la voglia di rimanere così dopo una decina di minuti ho salutato anch’io. Sinceramente speravo quasi di vederlo fuori dal locale in attesa di me, ma logicamente questo succede solamente nei film e nei sogni.
Oggi mentre tornavo a casa ho visto un ragazzo fermo davanti al portone di casa mia che sembrava stesse in attesa di qualcuno.

In quel momento lui si girò e … sono rimasta a bocca aperta nel riconoscere Luca. La mia testa è stata infestata di pensieri di diverso tipo, dal girarmi e tornare indietro, far finta di non averlo riconosciuto oppure correre tra le sue braccia. Mentre pensavo però ho continuato a camminare a testa bassa e me lo sono trovato quasi di fronte. Avevo deciso di tirare dritto facendo finta di non averlo visto quando lui mi salutò
“Ciao Cinzia”
“oh ciao Luca” risposi alzando la testa per un fugace sguardo “come mai da queste parti?” gli chiesi mentre lottavo con me stessa per non far notare l’eccitazione che si stava impossessando di me
“ti stavo aspettando” me rispose Luca con assoluta calma
la sua risposta mi lasciò quasi di stucco facendomi arrossire ancora di più (se possibile) “mi … mi stavi aspettando? Perchè?” gli chiesi mentre sentivo un turbinio si stava impossessando della mia pancia (e non solo)
“si ti stavo aspettando ed il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire bensì quella di alterarti”
Quelle parole mi colpirono come una coltellata.

Ci speravo, lo desideravo, e Luca con quelle poche parole mi aveva messo a nudo. Stavo cercando il coraggio di dire qualcosa quando lui mi interruppe dicendo
“Ora ho fretta e non posso fermarti. Ti lascio il mio cellulare. Se sei interessata, e se non ho sbagliato, mi chiamerai altrimenti puoi benissimo buttare il biglietto da visita e .. addio” e se ne andò.
Sono rimasta inebetita con quel biglietto da visita in mano per non so quanto tempo incapace di muovermi e di respirare prigioniera di un’emozione indescrivibile.

Sono salita a casa pensando cosa volesse veramente Luca da me. Il suo comportamento, e la sua sicurezza potevano significare tutto e niente.
Che mi piacesse era chiaro, non ero stata l’unica a rimanere colpita da lui ieri sera, ma … chi era veramente? Intendeva solo portarmi a letto o, dio volesse, voleva qualcos’altro da me?
Forse per lui avrei fatto anche l’eccezione di accettare un incontro di puro sesso ma, lo volevo con tutta me stessa, che fosse quello che speravo.

A quel punto la paura si impossessò di me. La paura di sbagliarmi, di illudermi, di restare delusa, o peggio di deluderlo. Non sapevo cosa fare. Chiaramente lo avrei chiamato. Però volevo sapere qualcosa di più di Luca.
Nel suo biglietto da visita che stringevo ancora in mano oltre al cellulare era indicata la sua mail personale.
Per mia fortuna accendere il PC e scrivere la mail fu tutt’uno. Solo quando l’ebbi finita e la rilessi capii che non avrei mai avuto il coraggio di spedirla perchè, nel caso che lui non fosse quello che speravo, avrei fatto una figura da immatura.

Cominciai a camminare avanti e indietro nella stanza cercando di ponderare le cose e, non so dopo quanti chilometri, la spedii.
“Ciao Luca,
mi scuso se ti disturbo con questa mail ma ho bisogno di sapere e, conoscendomi, non ci riuscirei mai al telefono.
Le tue parole mi hanno lasciato interdetta. Cosa intendevi con “il perchè lo sai altrimenti la tua reazione non sarebbe stata quella di arrossire”?
Sei un bel ragazzo e penso che tutte le donne, sincere, possano fare un pensierino a passare una serata con te.

Non ci vedo nulla di male, siamo adulti e vaccinati. Quindi cosa c’era di “sbagliato” nella mia reazione? Ecco vorrei saperlo prima di chiamarti, perchè sia ben chiaro che lo farò!
Cinzia”
Solo dopo averla spedita sono andata a farmi una doccia fredda per calmare la mia eccitazione.
Quando lessi la sua risposta capii che avremmo scritto una storia fantastica! Cinzia era riuscita a farmi capire le sue sensazioni con assoluta precisione, e senza esagerare.

Se avesse scritto solamente il “seguito” sarebbe stato molto peggio.
Ora toccava a me inserendo, magari, qualcosa di spinto per leggere la sua reazione.
Leggere la sua mail ha confermato quello che pensavo di Cinzia. Non pensavo arrivasse a tanto, al punto da non aver il coraggio di chiedermelo tramite una telefonata, ma per me era meglio così. Le avrei fatto capire chi sono nella realtà, quella sconosciuta a tutti, e l’avrei portata senza difficoltà dove volevamo entrambi.

Ero tentato di parlarci a voce ma alla fine preferii “pagarla” con la stessa fredda moneta.
“Cinzia,
se avessi l’intenzione di scoparti lo avrei fatto ieri sera senza incontrare nessuna difficoltà. Con te o con chiunque altra donna presente, a parte logicamente la nostra amica Francesca, e non parlo solamente di quelle presenti al tavolo.
Ti avrei parlato invece di osservarti solamente, e tu saresti caduta tra le mie braccia proprio come farai a breve.

Ma tu hai capito chi sono!
è per questo non dovevi mancarmi di rispetto!
Non ho tempo da perdere con chi non ha il coraggio di riconoscere il proprio io. Non ti mentire e soprattutto non farlo con ME!
Sono giustamente esigente.
“sottomissione e obbedienza” questo è il motto che insegno alle mie discepole. Accettalo e ti farò felice.
Per farlo dovrai farmi sapere tutto di te. Paure, tabù, desideri, esperienze e qualunque altra cosa che può servirmi.

Hai scelto questo modo freddo di comunicare e per ora te lo concedo ma in seguito sarai punita per ciò.
Non farmi aspettare, lo odio”.

I MIEI NIPOTI -seconda parte

Con Maddy che mi succhia il cazzo e jacopo che mi lecca il buco del culo mi sento lo zio più fortunato del mondo!!! E più mi sentono godere e gemere più i due diavoletti ci danno sotto, e devo dire che hanno i geni di famiglia. Si perché nella mia numerosa famiglia tra troie, puttanieri, gay, e pure pedofili si potrebbe riempire un albero genealogico. ” Cazzo Jacopo, come fai a dire che tua sorella spompina male? È bravissima! Sei bravissima Maddy ” accarezzandole la testa.

” Piuttisto tu che fai tanto il gradasso, devi ancora imparare come si prepara con la lingua un buco del culo per essere scopato. Sei fortunato che allo zio non serve una grande preparazione. Lo senti come è già bello rilassato il mio buco ?” Rivolgendomi a mio nipote. Lui fa cenno di si con la testa senza staccare la lingua dal mio orefizio peloso. ” Hai ancora il tuo bellissimo uccello da 10 e lode in tiro?” Gli chiedo.

E mi risponde la sorella buttando uno sguardo al cazzo del fratello ” Si zio, ha la tega dura come il marmo!!!”. Allora rivolgendomi a lei ” Tesoro, ti dispiace riposarti un po’ finché la zia si fa spaccare il culo dal porco di tuo fratello?” E lei alzandosi in piedi , va a prendere la sedia dove era legata e la posiziona proprio davanti a me. Si siede, a gambe unite, e dice ” Appoggiati pure a me zio, così ti metti col culo a pecora e stai più comodo.

E tu idiota, vedi di scopartelo bene, con forza, da uomo che sei. Lo zio se lo merita dopo tutto quello che ha fatto per noi in questi anni!!!” Sembrava timida, invece è lei quella tosta!!!! Mi appoggio con la testa sulle gambe di mia nipote e mi metto in posizione. Sento Jacopo che cerca tra il pelo il mio buco umido e ci appoggia la cappella. ” Zio, colpo secco o delicato?” Chiede.

Guardo la Maddy senza dire parola. Lei capisce al volo. ” Secondo te????? ” dice al fratello. E con un unica botta mi penetra fino in fondo, fino alle palle. Affondo la faccia tra le vellutate cosce di mia nipote che avverte il mio dolore. Mi accarezza i capelli e sussurra” Questo è solo l’inizio ,zio!!!!”. Mai parole furono così profetiche. Jacopo , il mio Jacopo a cui facevo ripetizioni di latino e greco, inizia a scoparmi.

Diciamo che più che scopare, il suo modus operandi è più simile a quello di uno stupro. Ad ogni colpo subito ,affondo sempre più tra le cosce di Maddy , soffocando i miei gemiti di dolore e piacere. ” Ti piace zio ?” Mi chiede lei e il mio si vibra tra le sue perfette e morbide gambe che attutiscono ogni colpo profondo del fratello. ” Com’è quella frase che ci citavi sempre in latino?… aspetta, ah si!! ALEA IACTA EST !! Vero zio? “.

Bastarda troia secchiona!!! Hai ragione!! Percepisco uno scambio di cenni tra i due. Hanno qualcosa in mente!! Infatti Jacopo esce dal mio corpo, mi sputa dentro il buco ormai dilatato e entra solo con la punta della cappella. Inizia a schiaffeggiarmi le chiappe. Sempre più forte, sempre con più potenza. ” Ti ricordi zio che una volta, avevo dieci anni, avevo rubato dei soldi dal tuo cassetto e tu te ne accorgesti e mi hai sculacciato facendomi piangere?” Sono sincero, non lo ricordo, ma gli rispondo di sì.

” Ecco, questa è la mia vendetta!!!!” E va avanti a sculacciarmi quasi fino a farmi piangere. Porco vendicativo, così tratti la zia? Troppo preso dal bruciore infertomi da ogni singola sberla , non mi rendo conto che la Maddy, afferrando le mie mani , con una capacità e una velocità degna del grande mago Houdini , mi ammanetta un polso allo schienale della sedia. E subito dopo, quasi nello stesso istante lui fa lo stesso con l’altro mio polso.

Sono praticamente ammanettato alla sedia con mia nipote seduta sotto di me. ” Che diavolo significa questo? ” riemergendo dalle calde cosce di Maddalena, che divarica le gambe mostrandomi la figa. Come un tendone di un teatro che si apre e al centro del palco vedi una figura quasi aliena , che sembra morta dal fetore che emana. E invece è viva , respira, suda, viscida e spaventosa. Penso tra me e me , non vorranno mica che…???? Non faccio in tempo a formulare il terribile pensiero, che Jacopo mi penetra con tutta la forza che ha spingendomi con il suo bacino in avanti , in modo che io, privo di equilibrio e appoggio non posso evitare di affondare con la faccia nella vulva di Maddalena, che subito richiude le gambe bloccando la mia testa tra le sue cosce, e lui alzando una gamba, si appoggia con il piede sulla mia nuca obbligandomi a rimanere con la testa bloccata.

Non respiro. Inizio a sudare. E lui ricomincia a trombarmi. Apro la bocca e mi ritrovo il clitoride di Maddy a portata di lingua. Provo a liberarmi da quella morsa mortale, ma Jacopo spinge col piede ancora più forte. Mi hanno fregato. Eccome se mi hanno fregato!!!! Piccoli, cari, dolci nipoti. ” Zio, se vuoi che ti lasciamo andare ci devi far godere di bocca e di culo,ok?” Ordina Jacopo con voce dura e ferma.

Ecco il momento in cui torna inesorabile e accusatorio nella mia mente quel pensiero: ma chi cazzo me l’ha fatto fare di mettermi in questo casino? Non potevo starmene a casa mia stasera? E come tutte le volte, mi abbandono al destino, e visto che ormai ci sono, divertiamoci. E così faccio. Lecco la figa a mia nipote che gode come una pazza, e io di conseguenza godo come una pazza a farmi trombare dall’altro nipote!!!! Vedendo che la cosa era di gradimento a tutti e tre, ci rilassiamo e ci facciamo sopraffare dal piacere.

Un piacere intenso e stranamente coinvolgente che per il resto dell’amplesso ci fa diventare una cosa unica, tre corpi e menti fuse assieme. Non a caso nello stesso momento Maddy ha il suo orgasmo , uno tsunami che mi inonda la faccia, la barba. Jacopo sborra dentro di me, e mi riempie il culo di sperma caldo e denso. Io vengo insieme a loro senza il bisogno di una sega, di niente. Solo grazie al piacere mentale.

Ognuno riempie la mansarda con le proprie urla e gemiti. Con i propri odori corporei. Con i propri sudori. E per ultimo con i propri respiri pesanti ma liberatori. Restiamo ognuno appoggiato all’altro senza parlare per un po’. Forse si aspettano che sia io a parlare per primo. Penso a cosa dire. Non voglio fare romanzine, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno lamentarmi del trattamento subito, è stato bellissimo. Non voglio nemmeno stare zitto, vestirmi e andare via senza dire una parola, ripeto : è stato bellissimo!!!!! Allora senza muovermi, rimanendo ancora schiacciato tra i loro giovani corpi dico con quel tono scherzoso che da sempre mi caratterizza” Quando tornano i vostri genitori????”.

FINE.

Jotaro, il mio amore giapponese – Capitolo 7

Capitolo Sette: “1981”

Era il gennaio. 1981. Eravamo insieme di nuovo ed eravamo felici.
Ritornammo a scuola dopo la fine delle vacanze natalizie e ritornammo ai libri di scuola. Avevamo deciso di dedicarci insieme al campo dei computer.
Riuscimmo a stare insieme più spesso che potevamo e godevamo della nostra vicinanza. Qualche volta riuscivamo a fare l’amore, qualche volta no. Non era importante il farlo, lo era lo stare vicini.

Continuammo ad aiutarci l’un l’altro nei compiti in classe ed i miei voti migliorarono. I miei genitori ne erano felici e sembrava pensassero che la mia amicizia con Jotaro fosse una cosa positiva per me. Se avessero saputo davvero che eravamo innamorati, non mi avrebbero permesso di frequentarlo. Oggi mi chiedo se non avessero mai saputo di noi.

Alcuni eventi notevoli si verificarono nel 1981. Una delle mie sorelle stava con un ragazzo che mi piaceva molto.

Io pensavo che fosse così carino! Annunciarono che si sarebbero sposati in estate. La mia famiglia era contenta della notizia ed anch’io lo ero. Voleva dire che avrei avuto una camera tutta per me fra non molto e questo voleva dire più privacy con Jotaro. Fino a quel momento avevo condiviso una stanza con il mio fratello minore, Roby, che era una vera rottura, non lasciava mai che io e Jotaro stessimo un po’ da soli quando lui veniva da noi.

Io non avevo mai privacy quando volevo stare da solo e farmi una sega sognando Jotaro.
Vivere con Roby era estremamente stressante. La mia famiglia era costantemente sull’orlo della crisi e mia mamma era quella più colpita. Il fatto che stesse per tornare a casa dal collegio per l’estate non la rendeva affatto felice. Quando i miei parenti, che stavano dall’altra parte del paese, appresero la notizia del matrimonio, furono molto contenti. Conoscevano la situazione con Roby, ed uno dei miei zii, un orso di uomo, si offrì di venire da noi, dopo che la scuola fosse finita, per aiutare.

Quello che realmente voleva era che Roby si prendesse le sue responsabilità e mamma non dovesse preoccuparsi di lui mentre noi facevamo quadrare le cose per il matrimonio. Mamma sembrò molto felice quando chiuse la comunicazione con lo zio.

Nei mesi che portarono al matrimonio la mamma fu molto occupata dalle infinite cose necessarie. Naturalmente Roby continuava a fare lo stronzo mettendosi nei guai più che mai nei fine settimana. Una semplice visita alla biblioteca divenne una situazione preoccupante, Roby aveva aperto una macchina e preso dei soldi dal cruscotto.

Ricordo che mio papà era furioso. Dopo che lui e Roby ebbero discusso, mio fratello riuscì a sedersi per un paio di giorni. Jotaro capì che ero stressato e fece di tutto per essermi d’aiuto.

Scuola e lavoro in casa mi tennero occupato, ma non troppo da evitare di incontrare Jotaro. La sua famiglia era sempre contenta di vedermi ed io mi sentivo sempre il benvenuto in quella casa. Era anche un rifugio per me, dove potevo scappare quando a casa le cose peggioravano.

C’era molto stress e mi dispiaceva per i miei genitori che dovevano sopportare le cazzate che Roby combinava a scuola. Io facevo quello che potevo per cercare di ridurre la tensione anche se loro non riconoscevano i miei sforzi, di solito lo facevano più tardi.
“Ti senti bene?” Mi chiese Jotaro un pomeriggio di maggio dopo avermi fatto un massaggio intenso.
“Decisamente!” Sospirai: “Dovresti farlo ai miei genitori. ”
“Questa è un’idea, ma non potrei spingermi così in là come faccio con te, amore.

Comunque sono sicuro che l’apprezzerebbero. Ti mostrerò come massaggiare il collo e trovare sulle spalle le aree giuste per rilassarli. ”
Quella notte mi insegnò ed io lo feci a mio papà. Lo rilassai tanto che riuscì a dormire davvero per la prima volta dopo secoli. Gli piacque e quindi lo feci alla mamma. Non dovettero chiederlo una seconda volta, lo facevo automaticamente quando loro erano sulle loro sedie favorite a guardare la tv.

So che li aiutai moltissimo.

Il sesso tra me e Jotaro rallentò per un po’, lui sapeva perché e non si preoccupava. Le poche volte che lo facevamo era come essere in paradiso. Amavo baciarlo e toccarlo, lui amava stringermi e leccare ogni parte di me. Io amavo succhiargli i capezzoli, i rilievi così duri ed eretti, lui amava leccarmi e succhiarmi le palle. Amavamo il 69 e succhiare il cazzo duro dell’altro.

Lui diventava molto focoso mentre mi inculava, io amavo sentire il suo cazzo rigido muoversi dentro di me. Anch’io diventavo focoso con l’uccello profondamente dentro di lui. Era una profonda, gioiosa comunione che ambedue amavamo condividere. Ci faceva sentire bene essere uno con l’altro. Feci tesoro di quei momenti ed ancora ne faccio.

“Come ti va, amore?” Bisbigliò Jotaro nel buio della sua stanza.
“Questa notte è meravigliosa, essere qui da solo con te ed essere amato da te.

” Bisbigliai.
Sentii le sue labbra premere sul lato del mio collo, spedendo brividi su e giù lungo la mia spina dorsale.
“Tu mi fai sentire completamente innamorato. ” Lui bisbigliò, le sue dita solleticarono sotto le mie palle.
“Oh, baby, che…. che bello!” Mi lamentai.
Rotolammo insieme, le nostre labbra si incontrarono e danzarono insieme. Sentii il tocco della sua lingua nella mia bocca e le sensazioni erano meravigliose.

Dimenticai chi ero e mi sentii fuso in lui. Era come se fossimo diventati una cosa unica, il nostro amore ci portava in quel luogo e tempo, un luogo dove il tempo si fermava perché gli innamorati godessero dell’altro. (Non posso fare a meno di piangere un po’ alle emozioni che sto sentendo. ) Jotaro sapeva, capiva quello che sentivo e lo stava anche sperimentando. Non importava quante volte facevamo l’amore, ogni volta che lo facevamo era come la prima volta.

Mio zio Gianni arrivò la seconda settimana di giugno. Io l’avevo incontrato solo una volta ed ero estremamente felice di vederlo; anche lui lo era. Quando Roby capì quello che stava su succedendo, si sextenò. Ma finì molto presto, ricordo che ebbe una discussione con lo zio e Roby filò dritto per il resto dell’estate. Quando lo zio Gianni incontrò Jotaro, capì immediatamente che noi due eravamo innamorati. Avevamo paura che lo raccontasse.

Lui ci disse più tardi che aveva degli amici gay.
Lo zio era etero e non approvava, ma rispettava la nostra decisione di stare insieme. Approvò Jotaro e questo mi fece felice. Se fosse stato un altro tipo di ragazzo, penso che mi avrebbe detto di lasciar perdere rapidamente. Non avevo idea di cosa avesse visto in Jotaro, ma apparentemente gli piaceva molto e ne ero contento.

Fummo davvero occupati dopo l’arrivo di zio Gianni.

Tra lui, io, Roby e Jotaro (lui ci aiutava quando poteva), e la casa, il giardino ed il cortile tornarono rapidamente in forma. Jotaro ed io riuscimmo a fare qualche sveltina qua e là, io che gli succhiavo il cazzo nel capanno degli attrezzi, lui che succhiava il mio nel camper, io che gli davo il sedere in bagno e lui che me lo dava in camera da letto. Quelli erano momenti eccitanti, la possibilità di essere sorpresi era alta, ma era quello che rendeva la cosa più eccitante.

C’è da chiedersi come mai non fummo scoperti.
La settimana del matrimonio arrivò il resto dei parenti. Io ero felice di vederli e presentai loro Jotaro. Mio nonno Enrico (il padre di mio papà), ci prese da parte e ci diede la sua approvazione. Anche zio Luciano indovinò, ma tenne per sé i suoi pensieri.
La casa stava diventando piuttosto piena, così Jotaro offrì di farmi stare da lui in modo che gli altri potessero usare la camera da letto che mio fratello ed io dividevamo.

Era già stato deciso che alcuni di loro sarebbero stati in albergo.
Io avevo una sensazione molto forte dentro di me che qualche cosa stava per accadere a Jotaro e me. Sentivo qualche cosa profondamente dentro di me e finalmente mi resi conto di cosa era. Era il bisogno ed il desiderio di rendere speciale il legame tra di noi. Andai a cercare e trovai un anello d’oro, naturalmente solo uno, nulla di veramente elegante, e lo comprai.

Vi feci mettere le nostre iniziali. Lo tenni in tasca la mattina del matrimonio. Dovevamo andare in chiesa per le ultime cose tre ore prima. Dopo aver finito ci mettemmo ad ammirare la facciata della chiesa. I raggi del sole mattutino attraverso i vetri colorati creavano un effetto arcobaleno. Allora feci la mia mossa.
“Jotaro, ti devo chiedere una cosa. ” Dissi nervosamente.
“Cosa, amore?” Chiese.
Presi la sua mano e lo condussi sui gradini guardandomi intorno per vedere se c’era qualcuno.

Presi l’anello dalla tasca.
“Jotaro, io ti amo tanto. Tu sei tutto per me. Tu mi completi. Tu mi hai fatto felice. Tu mi hai insegnato tanto. Vuoi essere…mio?” Bisbigliai mentre facevo scivolare l’anello sul suo dito.
Lui mi guardò con le lacrime agli occhi: “Sì. ”
E anche lui fece scivolare un anello sul mio dito: “Io prometto di amarti ed occuparmi di te per sempre. ”
Ci baciammo, il tempo si arrestò e diventammo una cosa sola.

Il resto della giornata passò rapidamente. Ad essere sinceri non ricordo bene quello che successe dopo, ma fu grande. Tutto andò per il meglio. Quello era decisamente un giorno speciale per noi. Rimasi da Jotaro quella notte. Facemmo l’amore nella maniera più bella ed appassionata di quanto l’avessimo mai fatto. Eravamo così felici, non penso che avremmo mai potuto sentire qualche cosa del genere. Lo dicemmo ai suoi genitori e loro ci offrirono una bottiglia di champange per celebrare.

Sapevamo che io non potevo dirlo ai miei genitori per paura di quello che poteva accadere, ma vorrei e spero che un giorno loro capiranno. Io non avevo mai immaginato che essere innamorato potesse essere così magnifico, così grande, ma lo è. Non c’è niente di più grande. Eravamo la coppia più felice del mondo. Pensavamo che nulla avrebbe mai potuto farci smettere di stare insieme. La vita andava alla grande per noi.

Conclusione

Avevo deciso di terminare qui la nostra storia.

Ci amammo sia nei tempi duri che nei tempi buoni. La mia vita cambiò notevolmente dopo di ciò. La mia famiglia scoprì di noi e quello che videro in noi, li cambiò. La nostra relazione cambiò molte cose in tutte e due le famiglie.

Poi Jotaro scoprì che dopo il suo ventesimo compleanno sarebbero tornati in Giappone. Passammo insieme ogni momento possibile. Sapere che dopo due anni ci saremmo separati ci provocò molto dolore.

Non c’era nulla che potevamo fare.
Facemmo tesoro di ogni momento possibile. La notte dell’annuncio non facemmo nulla se non tenerci stretti l’uno all’altro sperando che fosse un cattivo sogno. Non lo era ed il suo ventesimo compleanno giunse troppo presto.
L’ultima notte facemmo l’amore nel modo più appassionato e completo. Lui mi tenne a lungo dentro di sé dopo che ero venuto ed io lo tenni in me a lungo dopo che mi ebbe penetrato.

Non avrei mai pensato che potesse esserci tanta tristezza come quando se ne andò.

La tragedia colpì la sua famiglia un anno dopo il loro ritorno. Tutti, eccetto Jotaro rimasero uccisi in un incidente stradale. Noi ci tenemmo in contatto ed io avrei voluto essere là per dargli il mio appoggio. Mi chiamò e passammo quattro ore al telefono. Continuammo a scambiarci lettere fino a ventisei anni.
I nostri compleanni erano nello stesso giorno.

Quel giorno lui era andato nella fabbrica dove lavorava come direttore della produzione. Un dannato incidente prese la sua vita quel giorno.
Nello stesso momento ebbi una visione di lui che entrava nella mia stanza e si sedeva sul mio letto. Lo riconobbi e parlammo. Lui mi baciò e mi disse che sarei stato di nuovo felice. Si girò e se ne andò attraverso il muro. Allora compresi che gli era successo qualche cosa.

Un settimana più tardi due giapponesi bussarono alla mia porta. Mi diedero una shitola. Dentro c’era un chimono di cotone nero. Mi dissero quello che era accaduto. Piansi per ore. Fui inconsolabile per mesi.

Ci sono dei momenti in cui mi sento triste o depresso, allora sento le sue braccia intorno a me e lui che mi parla a bassa voce: “Sono qui, Davide. Voglio sempre essere qui.

Io ti amerò sempre anche se ho dovuto andarmene. Io ti amerò, per come ci siamo amati e perché io ti ho amato tanto. Il mio essere è profondamente dentro di te e nulla potrà rimuoverlo. ”

Si dice che se si ama qualcuno profondamente e l’amato muore, il suo spirito rimane con te per il resto della tua vita. Io ci credo con tutto il mio cuore, perché è accaduto a me ed è verissimo.

Non c’è nessun potere più grande in questo universo dell’amore.

Lui avrebbe voluto che andassi in Giappone per presentarmi ai suoi parenti. Un giorno o l’altro ci andrò per trovare anche la sua tomba e piangere. Poi andrò a visitare i luoghi che avevamo progettato di vedere insieme. So che lui ne sarà felice.

Una chiusura triste, ma la vita riserva gioie e dolori, l’importante è godere delle gioie ed utilizzarle per superare i dolori.

Se vi è piaciuto il racconto fatemelo sapere, come sempre i vostri commenti sono molto importanti per me.