A pescare in gommone.

Oggi gita in gommone con un ragazzo conosciuto qualche giorno fa in spiaggia. Stamattina mi ha invitato ad uscire a pescare col suo gommone. Ho accettato l’invito e siamo usciti con tutta l’attrezzatura per pescare. Una volta al largo,Dario mi ha detto che a lui piace mettersi nudo quando pesca al largo per abbronzarsi completamente, e se la cosa mi infastidiva. Ovviamente gli ho risposto che non mi dava assolutamente fastidio, anzi mi sarei tolto anche io il costume.

Così siamo rimasti completamente nudi con le canne da pesca in mano. Dopo poco, intanto che chiacchieravamo, ho visto che si era eccitato e il suo cazzo duro gli arrivava quasi all’ombelico! Lui ha abbandonato la canna da pesca e si è avvicinato a me mostrandomi la sua erezione e mi ha chiesto se mi andava di giocarci un po! Anche il mio cazzo stava diventando duro, la situazione era molto eccitante! Si è seduto al mio fianco e abbiamo iniziato ad accarezzarci il cazzo a vicenda, anche il mio si è immediatamente eretto completamente.

Poi io mi sono inginocchiato davanti a lui, che stava sempre seduto sul bordo del gommone, e glielo ho preso in bocca iniziando un gustoso pompino. Dario gradiva questo mio servizio, forse inaspettato! Aveva davvero un bel cazzo, più lungo del mio, ma non più grosso, con la cappella lucida e dura. Il ragazzo ha afferrato la mia testa e mi spingeva la sua asta fino in gola. Dopo un po’ mi ha fatto sdraiare sul fondo del gommone, si è inginocchiato tra le mie gambe divaricate e ha iniziato a spompinarmi a sua volta.

Era proprio bravo mi leccava e succhiava facendomi eccitare al massimo. Poi ha sollevato la testa e mi ha chiesto se mi andava di farmi scopare. Io che ero in preda alla massima eccitazione gli ho subito risposto di sì. Così ha aperto la cassetta da pesca con ami, galleggianti, fili ecc. e ha tirato fuori un flacone di lubrificante e un preservativo. Me lo ha mostrato e mi ha chiesto se lo volevo usare, io a questo punto ero molto indeciso, ma gli ho risposto che magari avrei potuto “sporcarlo”, se per lui non era un problema, si poteva fare anche senza.

Dario allora mi ha proposto di iniziare senza, poi se ce ne fosse stata la necessità lo avrebbe indossato. Mi ha fatto mettere a pecorina sul fondo del gommone e lui da dietro mi ha prima lubrificato per bene il buco del sedere, infilandoci un paio di dita per dilatarmi e prepararmi alla penetrazione. Poi ha messo il lubrificante anche sul suo cazzo, lo ha appoggiato al mio culo e con molta delicatezza me lo ha infilato! È stato fantastico, senza il minimo dolore! Dopo qualche spinta di assestamento, per far dilatare a dovere il mio buchino, ha iniziato a pomparmi per oltre mezzora! Facendomi mettere in tutte le posizioni possibili, io sdraiato a pancia in giù e lui sopra, io sopra di lui a smorza candela, lui seduto sulla prua del gommone e io seduto tra le sue gambe me lo infilavo dentro.

Me lo ha tolto solo quando volevamo cambiare posizione e intanto ne approfittava per cospargersi il cazzo con altro lubrificante. Alternava momenti in cui spingeva il suo cazzo dentro di me con calma e delicatezza, ed era per me come un piacevole massaggio anale! A momenti in cui invece me lo spingeva tutto dentro con violenza e rapidità, facendomi sentire completamente sottomesso a lui e completamente sfondato! Durante questa mezzora di inarrestabile inculata, io ho raggiunto per ben due volte l’orgasmo! La prima volta ero talmente eccitato che mentre lui mi scopava da dietro, sdraiato a pancia in giù, ho sborrato senza nemmeno toccarmi il cazzo! La seconda volta è stato sufficiente che lui mi massaggiasse un po’ il cazzo, mentre continua a incularmi, per farlo nuovamente schizzare sborra in quantità! Questa volta Dario ha raccolto il mio sperma con la mano e se lo è messo in bocca ingoiandolo eccitatissimo! A questo punto io ero esausto e subivo passivamente tutto ciò che Dario mi faceva.

Alla fine mi ha fatto sdraiare sul fondo del gommone con qualche asciugamano ripiegato sotto alla schiena, io mi tenevo le gambe raccolte con le braccia e lui mi penetrava guardandomi in faccia. Lo vedevo eccitatissimo e continuava a pomparmi con passione. Poi ha preso con una mano il mio cazzo che ormai stentava a rimanere duro, e senza fermarsi di spingere dentro di me il suo bastone di carne, mi ha fatto sborrare ancora una volta, questa volta sono uscite solo poche gocce di liquido, che Dario golosamente ha raccolto e gustato ingoiandosele.

Immediatamente dopo ha iniziato ad ansimare e ho visto sul suo volto l’espressione del piacere, le sue spinte erano diventate più lente e profonde, stava godendo! Pensavo che al momento di sborrare lo tirasse fuori e mi annaffiasse con la sua sborra, invece è venuto senza tirarlo fuori, riempiendomi il culo con il liquido del suo piacere! È rimasto qualche attimo fermo ancora col suo cazzo ancora perfettamente duro piantato nel mio culo, poi con delicatezza lo ha tolto e dal mio buco dilatato è sgorgato un abbondante rivolo di liquido bianco marroncino.

Dario con le mani raccoglieva il liquido e me lo spalmava sul ventre e sul cazzo ormai completamente moscio. Infine si è adagiato sopra di me col suo corpo e ha spalmato per bene la sborra. Poi si è alzato e si è tuffato in mare, e io rialzatomi l’ho seguito per fare un bel bagno. Una volta risaliti sul gommone ci siamo rimessi a pescare, ma alla fine il pesce più grosso l’ho preso io, …..il suo, tutto nel culo!.

Fransisco my love

Ciao a tutti
avendo avuto un ‘altra storia molto interessante volevo condividerla con tutti voi.
Ho finalmente conosciuto un fantastico ragazzo africano
Fino ad adesso ho sempre avuto a che fare con ragazzi caraibici, bellissimi ma mi mancava l’Africa.
Nei miei viaggi anche in quel continente non sono lmai riuscito a combinar niente nonostante ne ho conosciuti a bizeffe.
Devo ringraziare Internet, in un sito scorgo questo volto molto carino e a fianco un n.

di telefono.
lo chiamo e comincio a parlare, gli dico infine che potremo vederci per un cafe e gli do un appuntamento.
Lui sparisce per un mese almeno, mi dirà poi che era in Francia.
Questa sua assenza mi ha davvero incurisito e quindi risentendolo gli ho detto che sarei passato da lui a casa.
Lui ha acconsentito e due giorni dopo sono passato a trovarlo.
Mi apre un bellissimo ragazzo con pizzetto, altissimo, con un bellissimo fisico, magliettina e boxer non è palestrato ma è davvero in forma.

mi fa accomodare e mi chide se voglio bere qualcosa.
Ho la salivazione azzerata e chiedo un sorso d’acqua che lui prontamente mi serve.
si siede a fianco, abbassando il volume del televisore di fronte a noi e mi chiede come sto e cosa vorrei fare.
Io timidamente gli dico che vorrei stare con lui, lui sorride e mi abbraccia teneramente, mi giro per potergli permettere di farlo meglio e vedo che dal calzoncino che quasi scoppia sta per uscire una grossa cappella nera.

Lui si accorge e immediatamente si alza in piedi davanti a me abbassadosi il calzoncino e presentandomi in faccia una verga nera di almeno 23 cm. che descriveva un arco verso il basso quasi una mezza luna e poi risaliva maestoso con alla fine una bellissima cappella scoperta.
Ha cominciato ad accarezzarmi il viso da destra a sinistra delicatamente, fino a che non me lo ha sbattuto in bocca.
mi sentivo soffocare, mai pensavo che poi non avrei piu potuto farne a meno, volevo andar via ma lui mi tratteneva dolcemente scopandomi la bocca con il suo enorme palo.

Ero veramente eccitato e gli ho chiesto se potevo spogliarmi, lui mi ha accompagnato in una camera semibuia con un letto matrimoniale dove appena nudo l’ho raggiunto.
Abbiamo comiciato a baciarci, e per quello che mi è sembrato la cosa gli piaceva; i suoi abbracci erano forti e appassionati come i suoi baci lui mi leccava anche i capezzoli , cosa che dopo ho fatto anche io finche non sono arrivato alla base del suo enorme palo e ho ricominciato a ciucciarlo tutto con enorme piacere.

Lui allargava le gambe per potermi permettere di succhiare meglio, sono arrivato anche ai testicoli, enormi e ho leccato anche loro mentre lui godeva come un dannato.
improvvsamente , ma sempre delicatamente mi ha messo a pecora, il ho capito che sarebbe stato doloroso e invece mi ha allargato le chiappe, completamente depilate e ha cominciato a leccarmi il culo mi ha messo in diverse posizioni prima di fianco ,poi a gambe in alto mentra con la lingua ammorbidiva la mia parte intima che era davvero irrigidita per la paura di quel grosso palo nero.

Io gli chiedo sommessamente di penetrarmi e lui mi si avvicina e mi bacia appassionatamente stringendomi a se. Io prendo il suo braccio e lo spingo verso il mio culo , voglio che mi masturbi prima di incularmi , ho troppa paura. Lui comincia ad infilarmi le dita dentro utilizzando una crema che chiama burro di Karite, sento le sue dita che entrano dentro di me e godo mentre poi lui continua a baciarmi.

Mi mette in posizione di fianco con lui dietro e prova a penetrarmi, sento un dolore sordo e le mie carni si allargano per accoglierlo, ho paura ma non mi oppongo; lui è dietro di me, mi allarga le chiappe sollevandomi appena mentre cerca di entrare fa tutto molto delicatamente per non farmi male e alla fine la sua crema ha ragione del mio culo. Ha infilato la sua cappella e la fa andare su e giu.

sento male ma sto godendo lo sento scorrere e non so quanto sia entrato ma ormai non fa male anche se lui è sempre pieno di attenzioni. E’ una bellissima sensazione essere alla mercè di un gigante nero che ti sodomizza anche se delicatamente.
Mi ha preso in diverse posizioni per circa una mezzora arrivando sempre ad infilzarmi con la sua grossa spada , ormai entrava ed usciva liberamente. Infine mi ha preso e buttato su di se infilzandomi e ha cominciato a pomparmi, io dopo 2/3 colpi sono venuto sul suo petto e lui ha aumentato il ritmo finche poi non è venuto copiosamente nel condom, io ho sentito la forza del suo spruzzo dentro di me ,
Gli ho quindi levato il preservativo e ho preso in bocca il suo cazzo ancora duro e pieno di umori leccandolo per bene.

Da quel giorno ci vediamo, non spesso ma ci vediamo; io ho sempre paura ma poi lui mi tranquillizza e poi mi scopa sempre molto delicatamente.
E’ nato un amore
Carlito.

Cambiare in Meglio (Storia Illustrata)

Mi chiamo Franca, ho sempre messo le corna a mio marito con gran piacere e lui non si è mai accorto di nulla. Un anno fa però è capitato che lui ha mi ha scoperta, voglio raccontare come è andata a finire.

Era pomeriggio, Marco, mio marito, era al lavoro. Era venuto a casa Fabio il suo migliore amico con il quale lo tradivo ormai da tre anni. Ci eravamo fatti una ricca scopata in camera da letto e stavamo per finire, io stavo facendo la mia solita bevutina di sperma che a me mi piace che Fabio mi veniva in bocca.

Ad un certo punto sento la porta di casa che sia apre – Accomodati Paolo adesso ti presento Franca – Era Marco che era uscito prima dal lavoro e si era portato un collega a casa, sono andati a cercarmi prima in cucina, poi mio marito ha cominciato a chiamarmi, ho fatto appena in tempo a mettermi la vestaglia, intanto Fabio impacciato si stava rivestendo, sono arrivati tutti e due alla porta della camera da letto ed hanno visto tutta la scena.

Fabio era ancora con il suo cazzo mezzo eretto e gocciolante che cercava di infilarsi le mutande. Marco è rimasto per qualche secondo impietrito, io mi sono coperta il viso con le mani, avrei voluto sprofondare, tanta la vergogna che provavo.
A quel punto Marco ha cominciato ad inveire contro noi due, in particolare contro Fabio…- Come hai potuto bastardo ? Per me eri come mio fratello…- La situazione stava precipitando, a quel punto Paolo il collega di Marco ha cercato di mettere pace fra i due, ma l’alterco continuava.

Allora Paolo mi ha presa per un braccio e mi ha portato in salone, poi è ritornato dai due cercando di calmarli, a questo punto sono scoppiata in un pianto, allora Paolo è ritornato da me, ed abbracciandomi ha cercato di calmarmi.

– Non pianga signora, vedrà che tutto si sistema, sono cose che capitano, Marco la trascurava, vero ? – Si mi ha sempre trascurato -, gli ho risposto, intanto Paolo mi accarezzava la schiena, – Ho paura che si ammazzano… – gli dissi.

– Ma no! sono grandi e vaccinati, veda che Marco si e già calmato, facciamoli sbollentare un po’-.

Intanto io mi trovavo nelle braccia di Paolo, che avevo visto era proprio un bell’ uomo, molto meglio di Fabio, sentivo che dalla camera da letto mio marito ed il mio amante continuavano a litigare ad alta voce, a quel punto non so bene cosa sia successo, avevo il viso sul petto di Paolo, ho alzato la testa e mi sono trovata con la bocca vicino alla sua, a quel punto le nostre labbra si sono incontrate, le nostre lingue si sono intrecciate, lui mi ha stretta a lui, ed ho sentito il suo cazzo duro nei pantaloni, allora ho abbassato le mani e glielo tirato fuori, che bel cazzo grosso e duro che aveva, altro che mio Marito e Fabio!

Immediatamente mi sono tolta la vestaglia, Paolo senza dire una parola ha cominciato a carezzare il mio corpo nudo, poi ha cominciato a succhiarmi i seni.

Poi mi sono chinata appoggiando le braccia sul divano, anche lui si è spogliato e mi ha penetrata da dietro con il suo bel cazzone duro, ha cominciato a scoparmi veramente bene mentre mi strofinava la schiena, poi mi ha sussurrato – Certo che sei proprio una gran Puttana ! -. Paolo ha continuato fino a riempimi della sua sborra, facendo letteralmente scoppiare il piacere dentro di me, mi sono sentita donna e completamente soddisfatta!

Immediatamente mi sono rimessa la vestaglia e lui si è rivestito subito, appena in tempo! Dalla camera da letto è uscito prima Fabio, questa volta completamente vestito che non mi ha degnata nemmeno di uno sguardo, seguito da mio marito che gli diceva frasi irripetibili mentre lo accompagnava alla porta.

Quando Marco e ritornato mi sono rimessa a piangere cercando di abbracciarlo, lui prima non ha voluto, poi grazie alle parole di Paolo l’ha fatto. – Piccola non ti preoccupare è tutto finito, quel bastardo si era approfittato della mia amicizia per insidiarti e farti cadere nelle sue braccia -. Poi mi ha baciato sulla bocca come a suggellare un matrimonio che in realtà esiste solo sulla carta.
Grazie Paolo, sei un grande amico, grazie di tutto – Ma ti pare Marco…, queste cose è meglio risolverle nel migliore dei modi, adesso tolgo il disturbo, avete tanto bisogno di stare insieme, qualsiasi cosa potete chiamarmi -.

La sera io e Marco siamo usciti a Cena, mi ha promesso una vacanza da sogno, poi tornati a casa mi ha posseduta, sono stata sua, ma io pensavo a Paolo mentre mio marito mi scopava.

Naturalmente in seguito con Paolo e iniziato un rapporto meraviglioso, spesso lo invitiamo anche a cena, lui porta anche sua moglie con la quale ho realizzato una buona amicizia. Naturalmente io e Paolo siamo molto attenti quando ci dobbiamo incontrare, e prendiamo tutte le precauzioni.

Oggi sono molto felice perché nonostante tutto sono riuscita a cambiare in meglio.

Una piacevolissima sorpresa – 1

Erano le 15,00 circa. Sopraggiunsero gli squilli del telefono di casa. Risposi. Non potevo fare altrimenti, ero solo.
Ciao, ti rammenti chi sono?
Un po’ titubante e incerto risposi “Si…”
Allora perché non vieni a trovarmi?
Dove?
A casa mia! se no, dove?
Si, certo, a casa tua, ma dove?
Ma scusa, hai capito chi sono?
Si, credo di si.
Te lo richiedo. Chi sono?
Mi sembra che tu sei Rita, giusto?
Oh! Mi pare chiaro.

Si, ma non capisco.
Cosa non capisci?
Non mi hai mai invitato a casa tua forse c’è un motivo ben preciso?
Il motivo c’è, ma non sto qui a dirtelo.
Devi dirmi delle cose importanti?
Si, infatti, e devo dirle solo a te.
Ma come facevi a sapere che ero solo?
Eh!… ho i miei informatori…
Allora che fai? Ti sbrighi a venire?
Va bene…il tempo che mi vesto e mi parto per venire da te.

Va bene, allora… a più tardi e non farla lunga.
Va bene… a più tardi… aspetta! Ma dove abiti?
Al numero 29 della strada in cui c’era quel negozietto che ti piaceva molto, spingi il bottone dove c’è anche il mio cognome, 3° piano.
Ok!
Ero in subbuglio, non capivo cosa stava succedendo. Mi faceva piacere da un canto, dall’altro ero in tumulto perché non sapevo cosa potesse aspettarmi.
Arrivai a quel numero, spinsi il pulsante sul suo cognome e si aprì il portoncino d’ingresso.

Presi l’ascensore e arrivai al terzo piano.
La porta di casa sua era già aperta dentro un atrio illuminato. Da un’altra stanza sentii la sua voce che mi diceva: “Entra!”
Entrai e chiusi la porta alle mie spalle.
Si affacciò lei provenendo dalla stanza accanto e mi accolse con una risatina quasi di schermo, ma scherzava, come scherzavamo sempre.
Oh! Ma quanto la fai lunga! vieni, accomodati.
Mi prese la mano e mi fece sedere su una poltrona molto comoda.

Lo vuoi un Thè?
Si… va bene, risposi con la stessa incertezza iniziale.
C’è l’ho già pronto, guarda caso.
Ritornò con il tintinnio di un vassoio con su una teiera, due tazze, due piattini sottotazze, zuccheriera con cucchiaino, 6 biscottini.
Si curvò, dandomi il suo fianco destro, per adagiare il vassoio su un tavolino basso al centro tra due poltrone: una era la mia su cui stava seduto.
Poi, quasi di sbieco, mi guardò con un sorrisino sapiente e andò ad accomodarsi sulla poltrona opposta, con molta signorilità e compostezza.

Poi iniziò a parlare.
Non ti aspettavi questa sorpresa, vero?
No, sinceramente no.
Beh! Neanch’io!, e sbuffò in una risata che mi solleticava su tutto il corpo. Quasi l’avrei abbracciata. Ma restai composto, nel senso che cercai di non darle a vedere i miei sentimenti in quel momento.
Ti piace quando ti prendo in giro, vero? Simpaticamente, è chiaro…cosa stavi facendo quando ti ho chiamato?
Beh! Guardavo la tele, come al solito.

Ah! Sei pazzo per questa tele…
Ma tu come sapevi?…
Ho i miei informatori, te l’ho detto. – E chinò da un lato lo sguardo, quasi nel vuoto o per scrutarmi negli occhi, sorridendo appena.
Sei un po’ a disagio?
No, è che sono curioso di sapere cosa hai da dirmi e sto…diciamo…sulle spine.
Ah! Già!
Con questa risposta non capii più nulla perché feci questo ragionamento: se mi ha chiamato per dirmi qualcosa, come è possibile che adesso sembra che l’abbia dimenticato?
Facendosi seria d’improvviso.

No, scusa, è che stavo pensando ad un’altra cosa. Si, hai ragione, è che ho un po’ di stanchezza, puoi capirmi.
Si, certo, hai ragione – e feci un sospiro lungo nel silenzio successivo alle mie parole.
Sei sulle spine, si vede.
Con solenne maestrìa versò il Thè, prima in una tazza. Nel silenzio, si sentiva lo scorrere liquido e il beccare tintinnare della teiera sulla tazza Quindi, ripeté lo stesso gesto per l’altra, continuando con quel silenzio e con gli sguardi bassi di entrambi a contemplare ogni movimento.

Quanto zucchero?
Hai integrale?
E’ integrale – con un tono atono, mentre mi fissava negli occhi.
Due, tre, va bene.
Verso lo zucchero granuloso-marroncino nelle due tazze, mescolando col cucchiaino in due riprese, ma quel momento ipnotico non c’era più, c’era atonia.
Si alzò di shitto con una delle tazze e sotto piattino e si avvicinò a me sorridendo, guardandomi negli occhi curvandosi verso di me.
Mi accorsi solo in quel momento che aveva una blusa estiva di lino amaranto, molto scollata e larga con delle bretelle che lasciavano scoperte completamente le braccia.

E in quel gesto curvo si lasciò intravedere tutto il seno che dondolava all’interno: notai che era piuttosto pieno. Lo guardai con piacere e imbarazzo e sviai i suoi occhi che continuavano a fissarmi.
Prego! – e mi porse la tazza con il sotto piattino.
Grazie! – e iniziai a sorseggiare per togliermi dall’imbarazzo. Fortunatamente che il Thè era già quasi tiepido.
Lei ritornò a sedersi iniziando a sorseggiare il suo.

Poi, riprendendo a sorridere mi chiese:
Ti piace?
Si, è buono.
Non mi riferivo al Thè.
Ebbi un sussulto, un tuffo al cuore. Si era accorta che le avevo visto il seno?
A che cosa ti riferivi? – cercando di sviare
Non fare il finto tonto, non ti si addice.
Scusami…
Non scusarti! Insomma, come ti è sembrato?
Bello, molto bello, devo dirti la verità.
Oh! Finalmente! – ebbe un gesto di successo

Lo fai per mettermi a mio agio?
No, per niente – mi rispose seria.

– mi fa piacere che apprezzi.
Beh! Non ci vuole molto…- tentando una scalata verso il successo, ovvero tentavo di ottenere ancora maggiore benevolenza. Ma in effetti lo pensavo davvero.
E tu che fai, mi prendi per il…sedere?
No, – scusandomi ulteriormente – lo penso davvero.
Vabbè, continui a prendermi per il sedere.
No, no, affatto, – cercavo di convincerla.
Dimostramelo!
In che senso, scusa?
Dimostrami che quello che dici è vero.

In che modo, scusa?
Ti devo dire io come?
Incominciai a sudare.
E’ il thé che ti fa sudare? Mi riprese divertita
Non sapevo se voleva mettermi alla prova sulle mie possibili reazioni.
Vuoi che inizi io? – con una ambiguità nel tono.
Ero confuso, non sapevo cosa volesse da me veramente.
Beh! Non sarebbe male… – trovai una piccola scappatoia
Ah| non sarebbe male, eh? Ti conviene, vero?
Senti, Rita, aiutami tu, io non so più cosa dire e cosa fare – era un gesto di disperazione
Rimase in silenzio, accovacciandosi sul divano e guardandomi ancora divertita.

Dai, scusa, scherzavo – riprese
D’improvviso si tolse la blusa e restò nuda per la parte superiore del corpo. Sotto aveva una paio di mutandine a palline rosse, gialle, verdi.
Adesso, come va? Mi chiese
Bene, risposi – avevo più sicurezza adesso e la guardavo molto interessato.
Ti piaccio di più adesso?
Senza dubbio – risposi in maniera composta ma ero eccitato.
Mi alzai e mi avvicinai alla sua poltrona.

Mi sedetti su un bracciolo e le presi una mano, la tenni stretta. Lei mi guardava in silenzio.
Avevo il cuore in gola. Guardavo nel vuoto nella stanza intorno, fissando qualcosa. Mi ricordavo di aver visto poco prima le sue spalle con tante lentiggini che mi piacevamo molto.
Non sapevo se avrei potuto trovar posto in quella poltrona accanto a lei.
Poi mi rivolsi a lei:
“Pensi che potrei trovar posto qui accanto a te.


Certo, tu ti siedi e io mi metto seduta su di te. – adesso era lei ad essere più insicura
Si alzò e mi fece sedere, poi ci ripensò e mi disse: vieni!
E mi prese per mano.
E mi portò in una stanza con un letto ad una piazza e mezza.
Ci sedemmo insieme da un lato del letto. Poi lei si alzò e mi fece distendere sul letto, mi tolse le scarpe, mi tirò giù i pantaloni e poi gli slip.

Indi, si piegò verso il mio pene e, tenendolo con una mano, se lo portò in bocca. E ci giocava con la lingua. Notai però in lei un certo imbarazzo.
Così decisi di farla distendere accanto a me. Le guardai la sua scapola destra, quelle lentiggini, e la baciai, poi discesi la bocca verso il suo seno destro, mentre la mia mano destra accarezzava il suo seno sinistro. E la stessa discese fino ai suoi slip e ci entrò dentro sentendo il ruvido dei suoi peli.

E incominciai a sfregarle le dita dentro la sua spaccatura molle. Incominciò a fremere in silenzio con un leggero mugolìo. Era umida e le bastò poco per giungere al suo primo piacere emettendo un Ah! smorzato. Di shitto allora si alzò la schiena dal letto rimanendo per un attimo seduta. Quindi si spostò mettendosi distesa all’incontrario su di me con la bocca a prendere il mio pene. Naturalmente a me toccò con gioia di baciarle la sua passera pelosa.

Poi prese a baciarmi i testicoli mente lisciava dopo in verticale il pene con la lingua.
D’improvviso, si sentì qualcuno che apriva la porta d’ingresso, che la richiudeva di slancio e una voce femminile, giovanile che chiamava: Mamma! Mamma! Dove sei? e apriva e richiudeva le porte una dietro l’altra, finché sentii che si avvicinava alla nostra.
Io, nel frattempo, mi ero già seduto di shitto sul letto e stavo per scendere a terra, quando Rita mi disse sottovoce: Stai tranquillo! Non preoccuparti!
Rimasi impietrito e in tumulto.

Nel frattempo, stava per aprirsi anche la porta della stanza con un altro: Mamma!? – e aprì la porta.
Ci guardò sbalordita e subito si riprese: Ah! scusate… – e richiuse.
Sua madre la chiamò: Angela, Angela, vieni, vieni qui!
Che c’è! Mamma, Che c’è? – le rispose lei un po’ annoiata da dietro la porta
Entra! – riprese Rita
Angela aprì lentamente la porta e si piazzò al centro senza avanzare.

Poi sbuffò a ridere. E poi riprese con aria da rimprovero: “Potevi dirmi che eri impegnata!… Non le fai le presentazioni?”
“Lui è Saverio”, rivolta a lei, e rivolta a me: “Lei è Angela come avrai ben capito, ed è mia figlia”
Lei avanzò nella stanza e si avvicinò a me tendendomi la mano:”Piacere!” mi disse con aria divertita. Io avanzai la mia mano verso di lei e gliela strinsi: “Piacere!” – ero ancora una volta confuso e… nudo.

“Non si preoccupi se adesso si è ammosciato”, guardando il mio pene, “mia madre glielo rimetterà di nuovo in sesto”, poi riprese, “però, le vere presentazioni di cortesia non le abbiamo fatte”, si chinò verso di me, mi spinse il petto a ridinstendermi sul letto e con la mano destra prese il mio pene, se lo mise in bocca ruotandoci la lingua intorno. Poi si raddrizzò la schiena e mi disse:
“E’ stato un vero piacere!…non le chiedo di ricambiare… – e rivolta a sua madre: “Ciao mà! E le diede un bacio sulla labbra.

Rita: “Sei sempre la solita impertinente…”
Angela: “Mi faccio una doccia e ri-esco”. E uscì dalla stanza, richiudendo, senza voltarsi.
A questo punto Rita, che mi guardava per capire cosa stessi pensando, si accovacciò con le gambe incrociate di fronte a me che mi ero posizionato poggiando la schiena sulla parete.
“Adesso ti spiego”, esordì
La guardavo piacevolmente sorpreso da tutto questo.
“Mi metto in questa posizione così puoi guardare la mia passera solitaria”.

“Ti devo dire delle cose che potrebbero non piacerti ed altre che apprezzerai”
“Come avrai ben capito… non sei il primo che mi porto a letto da quando sono sposata…mio marito? No, non sa nulla, nemmeno della sfrontataggine di mia figlia. E’ sfrontata, in generale, lo sa, ma non sa che lo è fino al punto che tu hai visto. E d’altra parte, proprio perché è così “aperta”, non ha problemi a raccontarmi come si svolge la sua vita sentimental-sessuale.

E questo è un bene, perché posso sempre consigliarla al meglio, se posso. Ma non è di questo che volevo dirti.
In realtà, non mi porto a casa il primo che capita, perché senta il bisogno di soddisfare i miei desideri…Mi innamoro… tu non sei innamorato?
“Di te?”
“Si, certo, di me”
“Si…è vero, lo sono”
“Vedi? Avevo visto giusto. ”
“E naturalmente per innamorarmi vuol dire che quell’uomo ha la possibilità di capire delle situazioni che in altri ambiti potrebbero sembrare non consoni alla morale comune”
“D’altra parte, non credo che il matrimonio sigilli un amore per tutta una vita, è solo un luogo comune accettato dalla maggior parte delle persone, o, per meglio dire, subìto.


“E allora perché subire qualcosa che ci è stato imposto?”
“Giusto!”
“Mi confermi ancora una volta che avevo visto bene. La pensi esattamente come me”

“Si, è vero, la penso esattamente come te”
“Ed anche mia figlia lo sa che nessun uomo potrebbe entrare nella mia vita se davvero non mi fidassi di lui”
Qualcuno bussa alla porta. “Toc toc” disse Angela da dietro la porta, “Posso entrare?”
“Vedi? Parli del diavolo…”
“Non vorrei sembrare una rompiballe, non sono un diavolo, però mi è sembrato ingiusto il mio comportamento di poco fa”
Era in accappatoio bianco e avanzava verso di me.

“Io ho visto lei nudo, ma lei non ha visto me…”
Così dicendo si slacciò l’accappatoio. Mi spinse nuovamente per farmi distendere. Salì sul letto stando in piedi con le gambe aperte, con il mio corpo al centro. Risalì fino ad arrivare in prossimità della mia bocca. Quindi, si accovacciò sulle mie labbra. La mia lingua iniziò a baciare quella dolce umidità profumata. E accarezzavo con voluttà quei due seni gonfi, poi riscendevo lungo la schiena fino a sentire il suo sedere sodo e rotondo.

Aveva dei capelli neri, lunghi, occhi verdi, un corpo morbido, perfetto: era bellissima.
Dall’altra parte, Rita baciava i miei testicoli, scendeva e risaliva la lingua lungo il mio pene eretto. Intanto Angela mi sussurrava “Ancora! Ancora!” finché arrivò a dirmi “Sei meraviglioso. E’ bellissimo..- ed ebbe un sospiro di dolce sollievo. E ancora sussurrando: “Devo andare, devo andare” e si inondò ancora di nuovo dentro. E poi, lentamente cercò di rialzarsi: “Mamma mia…” era esausta e poi, rivolta sua madre, con voce rauca: “ma dove l’hai trovata questa perla d’uomo?”
E uscì dalla stanza senza neppure richiudere la porta lasciando l’accappatoio a terra.

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Schiava sessuale – la festa (preludio)

Come accennavo alla fine dell’ultimo racconto, la portai ad una festa, ovviamente non una festa qualunque.

La feci “svestire” come le si addiceva. Minigonna inguinale, top striminzito, tacchi vertiginosi, e niente intimo. Anzi, per ogni buon conto, le infilai un bel plug nel culo. Salendo in macchina la minigonna le risalì sulle gambe, mostrando il profilo della figa. Aprii il tetto della cabrio e feci il viaggio con il cazzo che mi pulsava nei pantaloni, guardando la sua fighetta che le spuntava dalle gambe aperte.

Mi lasciava sempre più stupito la sua totale inversione di tendenza. Da fanciulla timida e timorata a troia senza freni. Probabilmente non era che una facciata, una maschera che aspettava l’uomo giusto per farla cadere. Dovetti trattenermi dal tirarlo fuori e scoparla lì, in macchina, perchè sapevo che mi aspettava una lunga notte di perversioni sessuali.

La festa era stata organizzata da un mio conoscente, ed era solo su invito, per un numero limitato di persone.

Il numero chiuso era definito da una particolarità, di cui lei non era ancora a conoscenza: sarebbe stata l’unica donna, ed avrebbe dovuto soddisfare tutte le voglie dei 10 maschi presenti. Io, il mio amico, ed altri otto, selezionati in base a tre caratteristiche: dotazione, tenuta e abbondanza della sborrata. In pratica, saremmo stati dieci stalloni infoiati. Ero sicuro che la mia piccola troietta ne sarebbe rimasta entusiasta. Aveva una fame di cazzo e sborra da soddisfare un esercito.

Una volta arrivati alla villa che sarebbe stato il teatro della festa, aprii il cassetto portaoggetti, presi una mascherina, e gliela feci mettere. Volevo che arrivasse dentro senza vedere cosa la aspettava. La presi per mano e la condussi dentro. Scendendo, la minigonna le era salita di un altro paio di centimetri, praticamente camminava con la figa di fuori, ma non fece nemmeno il gesto di abbassarla. Era così duro da darmi fastidio, non vedevo l’ora di liberarlo.

Senza bisogno di suonare, aprii la porta ed entrai. La villa era circondata da un ampio giardino, dove erano stati allestiti dei gazebo, ma il tempo era pessimo, quindi la cosa si sarebbe svolta all’interno. Nell’ampio salone che veniva solitamente usato per balli e cerimonie con ospiti gente di un certo rango, era stato sgomberato al centro, e vi erano stati posti alcuni attrezzi interessanti. Una cavallina, una sedia da dentista, un letto matrimoniale, un divano, ed un tavolo.

Ancora vestiti, tutti gli invitati erano già presenti, seduti in ordine sparso dove meglio ritenevano essere comodi. Portai la mia troietta al centro della scena, e le tolsi la maschera. Dapprima fece vagare lo sguardo per tutta la stanza, secondo me contando gli uomini presenti, poi sugli arredi presenti, infine si girò verso di me, lo sguardo pieno di lussuria.
“Sono pazza di te, è per cose come queste che ti amo” disse, prima di infilarmi mezzo metro di lingua in gola, in un bacio infuocato.

Quando si staccò dal bacio si gettò in ginocchio, aprì i pantaloni, liberando finalmente il mio cazzo in erezione, e prese a pomparlo con una velocità assurda. Sentivo una marea di sborra montarmi nei coglioni, ma non volevo venire subito, così la fermai, la girai, sollevando leggermente la minigonna, che praticamente era un accessorio, tanto era risalita, le tolsi il plug, gettandolo di lato, e la penetrai con una foga terrificante. Cominciò a grugnire come una indemoniata, squirtandomi sulle gambe per ogni orgasmo.

Gli uomini presenti guardavano la scena impassibili, nessuno muoveva un muscolo, solo gli occhi, a seguire la scena. Le feci un clistere di sborra, liberandomi tutto il contenuto dei coglioni nel suo retto, senza però uscire. Feci cenno al mio amico di portarmi un bicchiere, lo posizionai sotto al culo, e quando uscii lo usai per raccogliere tutta la sborra che le usciva. Lei si girò velocemente, mi pulì per bene il cazzo, prese il bicchiere, ed ingollò tutto il suo contenuto.

Era un buon modo per cominciare. Come è andato il proseguio? ve lo dico alla prossima.

io puttana a pagamento per una notte

Io per una notte puttana a pagamento

Ho poche occasioni di uscire la notte.
Quando lo faccio cerco di apparire una vera puttana , tacchi alti , autoreggenti , cortissima minigonna , seno finto senza reggiseno per far apparire i turgidi capezzoli sotto il top trasparente.
Trucco molto vistoso , un fondo tinta che rende abbronzato e opaco il volto , molto mascara nelle ciglia e occhi con ombretti dai colori vistosi.

Labbra piene di rossetto – immancabilmente rosso – bordato da matita più scura , e le rosse le unghie smaltate.
Parrucca lunga mossa.
Un ultimo sguardo davanti allo specchio e sono pronta per uscire , sono le 2,30.

Faccio il tragitto in auto con il batticuore , di notte è facile essere fermata da qualche pattuglia , evito di indossare la parrucca per non destare sospetto ma ho già pronta la scusa : “”” sto rientrando da una festa “””.

Ho poche scelte per andare a battere , la prima è Viale Elmas e zone limitrofe , la seconda Viale Trieste e il tratto di Santa Gilla.

Avendo deciso di farmi pagare devo trovare un tratto di strada che non sia in mano a papponi albanesi o russi , i peggiori sono i rumeni.
Usano il coltello con troppa facilità.

Approfitto dell’ampio parcheggio in fondo a Viale Trieste , lascio la mia auto e scendo.

Sono le 3,15 e ormai sono poche trans e puttane battono ancora , spero non di non entrare in conflitto con loro.

Mi avvicino a una puttana , matura , chiedo se posso battere ; mi guarda , intuisce che sono una travestita mi risponde ……”””” ho bella i trans stanno dall’altro lato , nel parcheggio all’angolo di Santa Gilla , ma io tra poco vado via e se vuoi puoi rimanere “””””

Le offro una sigaretta , chiedo come è andata la serata , il gesto della sua mano è eloquente , muovendo le dita fa 3 , tre clienti sottolinea con voce impastata.

Forse è una tossica.

Si ferma un’auto , lei si avvicina poi si gira e dice “””” vuole te “”

Mi accosto allo sportello , dico subito di essere travesta , il tipo mi guarda chiede cosa faccio. Bocca e culo senza fretta rispondo.
L’uomo , sui 55/60 chiede quanto voglio , io sparo 30 euro , lui ride e dice “””””con 30 euro mi scopo una di vent’anni “””” poi riparte.

Primo approccio fallito. La battona matura non c’era più , forse caricata da un cliente.

Altre auto sfilano lentamente , mi guardano , io sono seduta sul muretto che divide dal parcheggio , le gambe accavallate , coscia scoperta e si vede il reggicalze che trattiene le autoreggenti ma anche le mie gambe pelose.

Dopo 10 minuti ritorna la battona , mi chiede una sigaretta , la accende e mi chiede se ho avuto clienti.

Niente , rispondo.

Lei dice ….. “”””” tesoro devi aspettare che chiudano i locali , qualche ubriaco si ferma sempre “”” e aggiunge …. “”” a quelli puoi sfilare anche 50/100 euro “”
Aveva sentito la mia richiesta di 30 euro al tipo che si è messo a ridere.

Mi invita a passeggiare , mi dice che se non mi faccio vedere nessuno si ferma , la sua voce sembra meno impastata , forse ha assunto una dose.

Mi chiede da quanto batto , è la mia prima volta dico , dico che ho bisogno di soldi.
Mi risponde che i tempi sono duri per tutti.

Altre auto si fermano , la battona si avvicina , tratta e sale , alcuni la conoscono e la fanno salire senza trattativa.
Ogni volta che si allontana rimane al massimo 10/15 minuti , evidentemente dove va a scopare deve essere vicino.

Dopo che ha avuto un altro paio di clienti chiedo dove potrei andare con gli eventuali mie clienti.
Mi indica il parcheggio dell’Auchan di Santa Gilla , appena entrato sulla sinistra c’è una stradina che costeggia lo stagno.
Riconosco il posto , ci sono stata a fare sesso con sconosciuti.

Mentre parliamo si fermano due auto , la battona si avvicina ma rifiuta subito , passandomi vicino mi dice …… “”” quello è un maniaco , picchia duro “”” e si avvicina e sale sulla seconda auto.

Mi avvicino all’auto del ” maniaco ” che mi guarda con un certo interesse , mi chiede cosa faccio , rispondo che faccio tutto , bocca , culo e se vuole mi può anche sculacciare e pisciare in bocca , aggiungo senza fretta e tutto per 30 euro concludo.
Le indicazioni della battona sono state utili , il ” maniaco ” mi carica.

Subito mette la mano tra le mie cosce , sposta le mutandine , io lo blocco ….

” prima mi devi dare i soldi “””””
Lo faccio per renderlo furioso , lui non immagina che io odoro essere frustata e sculacciata per non dire di quando amo subire pissing sia in bocca in faccia e sul corpo.

Mi accorgo che non sta andando verso il parcheggio dell’Auchan , chiedo dove sta andando. ….. Ti rompo il culo brutta troia , e non aggiunge altro.

Percorre Viale Monastir e gira per ritornare verso Viale Elmas , sulla destra ci sono delle fabbriche abbandonate , rallenta.

Entra in un cancello , percorre un tratto di cortile poi entra in grande capannone.

Come toglie le mani dal volante mi arriva uno schiaffo , subito afferra la mia parrucca e mentre con una mano si slaccia i pantaloni con l’altra spinge la mia bocca sul suo cazzo.
……. ” forse ti pago ” … dice.

Tengo le labbra serrate , impedisco al cazzo di entrare in bocca , mi toglie la parrucca e muove la mia faccia sul cazzo che comincia a reagire , lo sento diventare sempre più duro , ma continuo a rifiutare di fare il pompino.

Il ” maniaco ” accende le luci interne della macchina , abbassa entrambi i sedili , mi spinge a farmi sdraiare e con forza mi toglie le mutandine.
Cerco di bloccare le sue mani , senza troppa convinzione , questa situazione mi sta eccitando e chiedo nuovamente di essere pagata.

…. “”..ti pago , ti pago puttana , ma solo dopo che mi dimostri quanto sei troia “””…

Ribadisco se senza in anticipo i soldi non faccio niente , lo minaccio che la ” battona ” lo conosce e che sa anche la targa della sua auto.

Mi afferra per i capelli , sollevando la mia faccia dal suo cazzo , mi guarda negli occhi , e mentre toglie dalla tasca dei pantaloni una rotolo di banconote , mi dice ……”””” non mi minacciare più vecchia zoccola “””””
Toglie alcune banconote da 20 euro e me le infila sotto le mutandine , tra le chiappe.

Lascio le banconote nel mio culo , ora sono io a spingerlo sul sedile , afferro il suo cazzo turgido nelle mani , cerco la posizione migliore per fare il pompino.

Scopro la cappella , la sfioro con la punta della lingua , con le mani sollevo la sua maglietta , accarezzo il petto , poi continuando a leccare il suo corpo porto la bocca sui capezzoli , li succhio continuando a tenere il cazzo tre le mani , provo a morderli , sento le sue mani tra le mie chiappe , prima un dito poi due entrano nel mio culo.
Lascio con una mano il suo cazzo , sempre più duro , recupero le banconote dal mio culo e le infilo sotto le tette finte.

Poi riprendo a spompinare il ” maniaco “.

Cerco di sfilare i suoi pantaloni per avere accesso ai sui coglioni , con la bocca e le mani.
Lui si solleva , piega le gambe e sfila i pantaloni , poi sfila la maglietta e resta nudo. Ha un fisico scolpito , attraente.

Lo sposto sopra di me , sul sedile passeggero , cerco di baciarlo in bocca , ma rifiuta , sposto il mio inguine in modo che il suo cazzo sfiori le mie chiappe e cerco di fermare la cappella sul mio culo.

La manovra è complicata , allora faccio stendere lui sul sedile e io mi metto in ginocchio tra le sue gambe spalancate.
Riprendo il cazzo tra le mani , nuovamente scopro la cappella e inizio a leccarla e succhiarla.
Costringo il “maniaco ” a mettere le sue gambe spalancate sulle mie spalle , ora ho piena visuale del suo culo , inizio a leccarlo , infilo la mia lingua nel suo buco alternando lunghe succitate a cazzo e coglioni.

Sempre accarezzando le sue cosce e le chiappe.

Mentre succhio cazzo e lecco il suo culo non smette di chiamarmi puttana , troia vecchia zoccola , ma le mie manovre con il suo cazzo in bocca lo soddisfano , continua a emettere , oltre che offese , anche lunghi sospiri e mugugni di piacere.

Cambio continuamente posizione , cerco di farmi inculare , lo spazio è ristretto quindi decido di scendere dalla macchina.

Mi sollevo e lo afferro per un braccio , lo tiro fuori dalla macchina e mi metto davanti al cofano , a gambe larghe , e offro il mio culo al suo cazzo.
Mi inchino , metto le mani sulle mie chiappe e le allargo ,
Il cazzo del ” maniaco ” è ancora pieno della mia saliva e il primo contatto con il mio culo mi da una sensazione di cazzo freddo , ma appena la cappella sfiora il mio buco sento tutto il calore che emana.

Con una mano allargo il mio culo con l’altra guido il cazzo dentro , continuo a piegarmi a pecorina e spingere il culo sul cazzo.

Sento la cappella aprire il buco , scivola dentro con facilità. Metto le mie mani sulle sue chiappe e lo costringo a spingere con forza.
I suoi colpi si fanno sempre più intensi e violenti , sento il cazzo entrare e uscire dal mio culo , ogni volta che esce completamente lo sento rientrare con forza , tutto dentro.

Mi fermo all’improvviso , stringendo le mio buco sul cazzo e contemporaneamente stingo anche le chiappe. Giro la testa verso la sua faccia e apro la bocca , questa volta non rifiuta il mio bacio.
Dopo una lunga succhiata alla sua lingua , con la bocca ancora piena di saliva , sfilo il cazzo dal mio culo e mi inginocchio.
Sentivo il cazzo pulsare nel mio culo e non voglio sprecare una sborrata dentro il buco.

La mia bocca vorace si spalanca e afferra tutto il cazzo dentro , succhio e pompo serrando le labbra , cerco di far scendere il cazzo fino in gola.

Mentre stringo i coglioni nelle mie mani e contino a sfiorare il suo culo con le dita arriva il primo lungo schizzo di sperma , abbondante.
Non smetto di succhiare , altri schizzi di sperma riempiono la mia bocca e con la bocca cerco sempre più cazzo da ingoiare , gli ultimi schizzi della sborrata entrano direttamente nella mia gola e mi costringono a inghiottire subito per evitare di avere conati di vomito.

Inghiottiti gli schizzi che già avevo in gola è toccato allo spreme che riempiva la mia bocca.
Un solo ingoio e il cazzo è uscito pulito dalla mia bocca.

Passando le dita sulle labbra ho cercato residui di sperma , ma avevo trattenuto e inghiottito tutto.

A questo punto mi sono alzata , ho baciato nuovamente la cappella e ho cercato le mie mutandine dentro la macchina.
Per farlo mi sono dovuta inchinare e ho sentito nuovamente il cazzo appoggiarsi tra le mie chiappe e subito dopo un intenso calore che dal culo scendeva lungo le gambe.

Il ” maniaco ” mi stava pisciando in culo , mi sono girata di shitto e la mia bocca a raccolto il resto della pisciata , non inghiottendola mi scivolava fuori dalla bocca e scendeva sul collo.

Mi sono alzata , soddisfatta , e ho chiesto al ” maniaco ” se voleva giocare ancora , ho proposto di di usare la cinghia dei suoi pantaloni per colpire le mie chiappe.

Ormai le prime luci del giorno entravano dai vetri rotti del capannone , il ” maniaco ” ha guardato l’ora e mi ha detto che gli piacevo ma doveva andare al lavoro.
Mi sono avvicinata cercando di baciarlo ma nuovamente ha rifiutato la mia bocca , era ancora nudo e ho voluto fare un altro pompino.

Lui in piedi io seduta sul sedile della macchina , tenevo il cazzo con due mani e mentre lo succhiavo lo masturbavo.

Non ho messo molto a farlo godere , peccato che lo sperma non fosse denso e abbondante come la prima sborrata.

Ci siamo rivestiti e abbiamo fatto lo stesso tragitto che ci aveva condotti al capannone abbandonato , ora all’incontrario.
Nei pressi del parcheggio di Viale Trieste mi ha fatto scendere , ha frugato ancora nelle tasche e mi ha allungato un biglietto da 50 euro.

Sei stata una brava puttana.

È ripartito senza aggiungere altro.

Un anniversario ricco di sorprese

Era il nostro anniversario di matrimonio, il decimo per l’esattezza pochi minuti fa le avevo mandato un messaggio svelandole la mia sorpresa per lei: Amore, stasera ti porto a cena fuori, preparati! La sua risposta non si era fatta attendere: “ Mmmm … e cosa mi devo mettere? A te cosa farebbe piacere? Voglio farti un regalo anche io … farò quello che vuoi tu, decidi tu!”
Era la mia occasione, avevo la possibilità di vedere finalmente se D.

, la mia adorata mogliettina, era la moglie devota che tutti conoscevano o se, sotto l’apparenza, era una femmina in calore. D’altronde, i miei dubbi su di lei erano oramai molti e mi ero convinto che aspettasse solo un mio cenno per svelare la sua vera natura. Decisi così di essere esplicito e le scrissi: “Ti voglio al massimo stasera, non mi basta che tu sia sexy, ti voglio zoccola!”. Al mio messaggio non rispose lasciandomi nel dubbio sino a sera: avevo fatto bene a essere così esplicito? Oramai ero arrivato a casa e ci avrei messo a saperlo.

Avevo scelto un ristorante un po’ fuori mano, sicuro così di non incontrare nessun conoscente, a Barberino del Mugello, forse non troppo elegante ma con un patio all’aperto.
Entrato in casa D. mi accolse con un caldo bacio invitandomi a prepararmi e senza far nessun cenno al suo abbigliamento che mi pareva del tutto normale, sin troppo sobrio per le mie richieste: gonna al ginocchio, una maglietta aderente che in effetti metteva in risalto le sue forme anche sotto il giacchino e un paio di stivali: ne fui un po’ deluso ma feci finta di nulla.

Mentre però finivo di prepararmi, D. mi guardò con un sorriso di sfida e levandosi il giacchino, alzò la gonna dicendomi: -Sono abbastanza zoccola per il mio porcello?-
Sotto la gonna aveva un paio di calze nere velate con reggicalze, quel reggicalze che le avevo regalato e non aveva mai messo, così come il completino perizoma minuscolo e reggiseno così piccolo che i capezzoli uscivano fuori e bucavano la maglietta! Per l’eccitazione non capivo più nulla … lo aveva fatto, si era vestita come la troia che avevo sempre desiderato! La baciai appassionatamente e le dissi: – D … cosa sei stasera?-
-La tua troia!- Fu la risposta e mi bastò.

Durante il viaggio non smise un attimo di tormentarmi, alzando la gonna e mostrandomi il bordo della calza, sapendo di farmi impazzire o accarezzandosi con falsa naturalezza i seni per mostrare i suoi capezzoli duri attraverso la maglietta. Una volta arrivati, il ristorante si mostrava più alla buona di quanto appariva sul sito: nel parcheggio trovammo posto tra due camion.
-Ma dove mi hai portato?- disse D. con imbarazzo, -In un posto da camionisti vestita così?-
La baciai tranquillizzandola e scesi per aprirle la portiera con fare cavalleresco ma anche per ammirarla meglio: per scendere dall’auto infatti, aveva aperto le gambe mostrando interamente le sue splendide cosce e il candore della pelle a contrasto con la balza nera della calza aveva acceso il mio desiderio e non solo il mio.

Con la coda dell’occhio potevo scorgere tre camionisti dietro di noi che intenti a fumare, chiacchierare e bersi una birra come aperitivo, non si erano persi nulla della visuale offerta da mia moglie tanto che i loro rozzi complimenti rivolti a D. al nostro passaggio avevano aumentato la mia eccitazione.
-Li hai sentiti quei porci cosa hanno detto? Non dici nulla?- disse mia moglie rossa in volto ma io, oramai avevo deciso di giocare fino in fondo la mia partita: -Certo che li ho sentiti, pensano tu sia una troia, ma d’altronde, sei vestita da troia, no amore? La mia troia- risposi toccandole vistosamente il culo.

Entrammo nel ristorante seguiti dal terzetto che rideva alle nostre spalle.
Un cameriere gentilissimo ci accompagnò al nostro tavolo ed io, da buon cavaliere, feci accomodare D. spostandole la sedia e togliendole il giacchino con un gesto deciso: lei tentò di tenerlo ma il mio gesto non ammetteva repliche! Sapeva di essere esposta agli sguardi ma accettò la sfida. Sapevo benissimo cosa pensava in quel momento: “Mi vuoi troia? Stai a vedere come ti accontento!”
Dal reggiseno striminzito i capezzoli fuoriuscivano prepotenti spingendo contro la seta sottile della camicetta … la troia si era già eccitata, pensai … ed il cameriere non le toglieva gli occhi di dosso!
La feci sedere con le spalle al muro ed io a lato; mentre assaggiavamo gli antipasti non smettevo di coprirla di complimenti, di battutine a doppio senso e, soprattutto, di riempirle il bicchiere sapendo quale effetto faceva l’alcool su di lei, togliendole ogni freno inibitore.

D. rideva, scherzava e a un certo punto cominciò persino a provocare il cameriere slacciando un bottone della camicetta e passando ripetutamente la lingua sulle labbra rosse ogni volta che si avvicinava al nostro tavolo, poi guardandomi mi disse: -Sono abbastanza troia per te stasera, amore? Vuoi che faccia altro? Vuoi che esageri? Te l’ho promesso, farò tutto quello che vuoi stasera!-L’aria di sfida delle sue parole era evidente ma non sapeva quello che avevo in mente: trasformare la mia adorata moglie in una vera troia per una sera!
-Guardali!- Le dissi, facendole notare i tre camionisti seduti al tavolo vicino che ci sorridevano ridacchiando tra loro … potevo immaginare i loro discorsi volgari … -Vedi come ti guardano? Dai, provochiamoli!-
D.

mi guardò con aria interrogativa.
-Vai in bagno e togliti le mutandine, così facciamo vedere loro “una bella cosa”- aggiunsi con un sorriso beffardo. Mia moglie mandò giù un altro bicchiere di bianco e si alzò: con uno strano sorriso sulle labbra mi disse: -Credi che non ne sia capace? Ora vedi!-
La seguivo con lo sguardo mentre ancheggiando vistosamente si allontanava verso i bagni. Anche il terzetto la guardava, anzi, la scopava con gli occhi e la scena mi eccitò terribilmente.

Ancheggiava ancora mentre tornava dai bagni tenendo qualcosa di nero in mano, ma non capivo cosa. Lo capìì quando arrivò al tavolo: D. come un trofeo teneva in mano le mutandine nere, alzò il braccio mostrandole a me ma sorridendo al terzetto e usandole come un tovagliolo mi pulì la bocca per poi lasciarle sul tavolo. Felice ed eccitata tornò a sedersi mentre io rimasi di sale. Il terzetto non le levava gli occhi di dosso e il cameriere si precipitò al nostro tavolo.

D. oramai aveva preso il gioco in mano, forse anche per effetto dell’alcool e, guardandomi negli occhi lasciò cadere il tovagliolo tra le gambe. Non appena il cameriere si chinò a raccoglierlo, D. lentamente aprì le gambe fino a spalancarle il viso dell’uomo era adesso a neanche un metro dalla figa depilata di mia moglie, la scena era surreale! Lui, una statua di sale che si stava sciogliendo dal calore, io incredulo e eccitato, il terzetto che sentivo grugnire alle nostre spalle mentre si godeva lo spettacolo e lei, padrona della scena.

Neanche quando il povero cameriere balbettando qualcosa si alzò lei si ricompose, lasciandosi ammirare dal terzetto. Mi sorrise, io ricambiai il sorriso e le dissi: -Sei una troia, amore mio!- Ricambiò il sorriso: -Vero? Non è così che mi vuoi? – La cena andò avanti tra provocazioni, battute e doppi sensi sempre più volgari e il povero cameriere sempre più stordito dall’eccitazione. Dopo il dessert D. si pulì la bocca e con quel sorriso che oramai avevo imparato a riconoscere, mi disse.

-Ma le sigarette? Ho proprio voglia di fumarne una ora, le hai lasciate in auto? Non preoccuparti, vado io a prenderle. –
Oramai il locale si era svuotato e a parte noi, il terzetto che oramai si capiva che ci stava puntando, e pochi altri, era vuoto.
Io rimasi a guardarla mente si alzava e lentamente si aggiustò una calza alzandosi la gonna e sistemandola al reggicalze come se fossimo soli, poi, prese le mutandine nere che ancora stavano sul tavolo e si allontanò verso l’uscita; si fermò solo davanti al tavolo dei tre, guardò il più rozzo di loro, quello che non aveva smesso di far sentire le sue volgarità e passandogli le mutandine sulle labbra e agli angoli della bocca, gli disse: -Asciugati, hai la bavetta che ti cola.


Si diresse all’uscita lasciando le mutandine sul loro tavolo. Due del tavolo scoppiarono in una fragorosa risata, mentre il terzo mi fissava con lo sguardo quantomeno stupito e il perizomino semitrasparente di mia moglie in mano. Poi d’improvviso si alzò e venne verso di me, mi sventolò le mutandine davanti al viso e mi disse: -Non ti dispiace vero se gliele riportiamo noi, vero? Mica vogliamo che prenda freddo…-
Io sorrisi, ormai il gioco era partito e non si poteva certo tornare indietro.

-Certo, datemi il tempo di pagare la cena e vi seguo…-
-No, tranquillo, alla cena ci pensiamo noi. –
Uno di loro andò dal cameriere e gli disse qualcosa, poi tornò velocemente dai colleghi, e si incamminarono verso l’uscita. Io li seguii qualche passo indietro. Mia moglie era appoggiata all’auto, che era parcheggiata al di là del piazzale sterrato. i tre attraversarono il piazzale e le si avvicinarono, e il tipo con le sue mutandine in mano le disse: – Ehi bella, grazie per avermi asciugato la bocca….

Dopo magari ricambio anche io, asciugandotela, che ne pensi?-
Lei non rispose ma lui aveva già iniziato a palpeggiarla. Anche gli altri due si avvicinarono, e mentre lui le sollevava la maglina colorata uno dei due cominciò ad accarezzarle una coscia e a stuzzicarle l’orecchio sinistro con la lingua. Le mani dei tre la frugavano con decisione, ben presto capii dall’ansimare di lei che uno di loro aveva anche trovato il punto giusto.

Il primo le aveva ormai sfilato la magliettina e le stava leccando i capezzoli che spuntavano dal reggiseno nero. Si scostò di poco da lei e si slacciò i pantaloni facendoli scivolare a terra: -Dai bellezza, facci vedere quanto sei brava…-
Delicatamente ma con decisione le mise la mano dietro la nuca e la spinse verso il basso facendola accosciare davanti a lui. Lei si fece scappare un “OOOOH” di sorpresa davanti a quel grosso cazzo, prima di assaggiarlo con la lingua, per poi prenderlo in bocca con gusto e maestria.

Guardavo con eccitazione la mano dell’uomo infilata nei capelli rossi di D. che le impartiva il ritmo del pompino, quasi senza accorgermene avevo il cazzo in mano e mi stavo masturbando. Nel frattempo anche gli altri due si erano calati i calzoni, e i loro cazzi erano a pochi centimetri dal viso di mia moglie. –Faccela provare anche a noi, la bocca di questa bella signora…-
Lei non se lo fece dire due volte, e cominciò a pompare con gusto anche gli altri due cazzi che le si erano parati davanti.

Il suono di un clacson mi fece sussultare, facendomi render conto che eravamo in piena vista della strada. Lo feci notare al tipo grosso che aveva preso l’iniziativa, il quale rise: – E che problema c’è?- poi però ci ripensò: -Va bene… Vieni bella, spostiamoci un po’ più in là. – La fece rialzare prendendola per il polso e si incamminò verso l’altro lato del piazzale, dove erano parcheggiati tre autorimorchi. Prima però si soffermò in mezzo al piazzale deserto e voltandosi verso di lei le sfilò la gonna viola, che era l’ultimo indumento che le rimaneva indosso, lasciandola con addosso solo gli stivali, le calze nere e il reggicalze.

Il contrasto della sua pelle bianca nuda con l’intimo nero alla luce del grosso faro che illuminava il parcheggio sterrato era eccitantissimo. Si soffermò lì a palpeggiarla, infilandole una mano tra le gambe, lei reclinò la testa, segno che le dita dell’uomo le stavano frugando dentro la fica. Indugiò in mezzo al piazzale per un po’, e io capii a cosa mirava: stava aspettando che passasse qualche auto, prima di portarla dietro ai camion.

Infatti passò un auto, che rallentò vistosamente. Ebbi paura che si fermasse e che la cosa potesse diventare pericolosa, ma a quel punto lui rise e la portò finalmente in mezzo a due dei camion parcheggiati, seguito dai suoi due amici e da me. Uno dei aprì la cabina del primo camion e ne tirò fuori un materassino e una coperta, mettendoli a terra. Fecero inginocchiare D. sul materassino, e lì ricominciò il rituale del pompino a girare: loro tre attorno a lei che se lo facevano succhiare a turno.

Finalmente uno di loro le si accosciò accanto e prese a masturbarla, preparandola alla monta. Lei mugolava, a bocca piena, mentre le dita dell’uomo le penetravano la fica e (da quel che potevo intuire) il culo. Le si mise dietro, spingendola in avanti per farla mettere a quattro zampe: -Facciamo sentire un po’ di cazzo a questa troia…-
Cominciò a scoparla reggendola per i fianchi, incitandola continuare a lavorarsi i cazzi degli altri due con la bocca: -Brava troia, succhiati quei cazzi, che dopo toccherà anche a loro…-
Dopo un po’ lasciò il posto al tipo grosso che aveva fatto partire il tutto, che continuava a dimostrarsi il più porco e scurrile.

Lui volle che D. si girasse a pancia su, sdraiata a terra e le allargò le gambe facedole spalancare la fica: – Fammi sentire quanto è dolce la tua fica. – Si buttò dentro a leccargliela, lei sussultava ridendo, poi si sollevò e le infilò dentro il grosso cazzo, tenendole le caviglie per tenerle gambe ben divaricate: -Ora ti apro ben bene, troia. E tu scopala in bocca, che sennò la signora si annoia…-
L’altro suo amico obbedì ridendo, fottendole letteralmente la bocca, mentre lei sdraiata a terra mugugnava sotto i loro colpi.

Dopo un po’ lui la girò di nuovo, facendola mettere di nuovo a pecorina, e continuò a scoparla da dietro, tenendola con una mano per il reggicalze come se fosse la briglia di un cavallo. Con l’altra mano cominciò a carezzarle le natiche, poi vidi perfettamente che le infilava il pollice nel culo, facendola sobbalzare.
-Senti che bel buchetto accogliente…- Glielo lavorò per qualche minuto, poi sfilò il cazzo dalla fica di D.

e lo spinse senza troppi problemi dentro al suo culo. Gli altri due avevano smesso di farsi spompinare, e si limitavano a palparle le tette, lei quindi aveva la bocca libera e sottolineava i colpi dell’uomo con gridolini e mugolii, mentre lui la inculava incitandola a voce alta: -Ti piace prenderlo nel culo, eh, troia?- Te lo rompiamo tutto, questo culo… Ti sfondo tutta, maiala…-
La inculava selvaggiamente mentre la insultava, ma a lei la cosa non sembrava dispiacere affatto, i suoi gridolini si alternavano a risatine e mugolii.

Sentii un rumore poco dietro di me, mi voltai e vidi che c’era il cameriere, con le brache calate che stava assistendo masturbandosi. Io non gli dissi nulla, allora prese coraggio e si avvicinò, continuando a masturbarsi.
I tre iniziarono a scambiarsi, inculandola a turno, D. ormai era sextenata e li incitava a sbatterla come una cagna. Il tipo grosso notò il cameriere fermo accanto a me. Rise, poi gli disse: -Hey amico, vieni a prenderti la mancia, sono sicuro che al signore accanto a te non dispiacerà se un cameriere rompe il culo a sua moglie!-
Non se lo fece dire due volte, si avvicinò, gli altri gli lasciarono il posto, e anche lui la inculò da dietro, tenendola per i fianchi e grugnendo come un matto.

Dopo un po’ il tipo grosso si fece di nuovo sotto, spostando senza troppi discorsi il timido cameriere e facendo cambiare posizione a D. , facendola di nuovo sdraiare a pancia su:
-Voltati troia, voglio guardarti bene in faccia mentre finisco di sfondarti il culo…- Le sollevò il bacino alzandole le gambe e ricominciò a incularla in quella posizione. Grugniva come un cinghiale, inculandola sempre più forte e in profondità, il rumore della carne contro carne quasi copriva i gemiti di mia moglie, ormai completamente abbandonata.

Poi di colpo mollò la presa sulle sue gambe, sfilandosi e balzando in avanti le prese la nuca e proruppe con una abbondante sborrata sul suo viso, per poi dando gli ultimi colpi. Quasi non aveva ancora finito, che uno dei suoi amici aveva preso il suo posto, riprendendo a fottere il culo di D. con foga. Per poi a sua volta erompere in una sborrata che le schizzò il seno, il collo e il mento.

Il terzo invece le inondò di nuovo il viso e la bocca, lasciando il posto al cameriere. Dopo qualche colpo lo vidi fremere, e capii che stava sfogando il proprio orgasmo dentro al culo di mia moglie. Il tipo grosso si rivolse finalmente a me: -Amico, non stare lì impalato, ora è il tuo turno… Non avrai mica paura di usare la tua bella mogliettina come sborratoio come abbiamo fatto noi?-
Mi avvicinai con l’idea di incularla a mia volta, ma non feci a tempo, ero ormai troppo avanti, e anche io venni, sborrandole in bocca mentre gli altri ridevano.

Il tipo grosso si avvicinò di nuovo a mia moglie: -Sei stata gentilissima, tesoro, ad asciugarmi la bocca, prima. Adesso che abbiamo ripagato la tua troiaggine, voglio restituirti il favore…-
Le passò le mutandine che si era tenuto sul viso e sul corpo, più che per asciugarla per raccogliere lo sperma, poi gliele passò sulle labbra: -Leccale, tesoro, sappiamo bene che ti piace la sborra…- Lei sorrise e obbedì, leccandole e lasciando poi che lui gliele infilasse in bocca delicatamente.

Ce ne andammo senza troppi saluti.

Un felice incontro (parte 2^)

scritto in collaborazione con deamonangel
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“E’ ora di pappa, che ne diresti di fare un salto in paese a mangiare qualcosa ?” ti faccio con un sorriso
“va bene ” mi rispondi guardandomi ancora sorpresa dall’ottima scopata.
“Eri mai stata con uno come me ?” le faccio guardandola di sottecchi mentre accendo il camion.
“Eh no…devo dire che non ci avrei mai pensato di farmi scopare da un camionista ahaah” ride facendo saltellare le sue tettone gonfie
“Mmmm, neanche a me era mai capitato di avere una fortuna del genere ” le dico ridendo allegramente
“Hai fame?
“Si si un po ne ho” risponde guardando la strada
“Beh un po’ di fame di qualcos’altro te la sei tolta o no ? ahahah”
“Ahahaha, cazzo, mi hai aperta in 2 !”
Mentre parlo con lei accendo la radio che uso di solito per parlare con gli altri camionisti.

Angela ride di gusto godendosi l’orgasmo ancora in circolo mentre ascolta al cb gli altri camionisti parlare tra loro
“Mi piacciono le troiette come te , lo sai ?” le dico e la bacio sul collo mentre continuo a guidare e ad armeggiare con la radio
“Ma come mai tutta sta confidenza?” mi fa sorridendo
“Ehhh dai non posso ? Scusami !!” le dico con un’espressione fintamente imbronciata
“Ma dai te la prendi ?” mi chiede con una faccina da santarellina
“Ma no cazzo ! scherzavo !” e le metto una mano sulla coscia palpandole per bene la carne soda mentre lei mi lascia fare.

“Sono venute bene le foto ?” Mi chiede con un sorriso da diavoletto.
“Mi sembra di si ! Appena posso le stampo e cambio sto calendario , metto te al posto loro , ti va ?”
“Wow che onore…così non serve che comperi le foto del mio servizio ahahahah” mi fa lei.
In quel momento una voce nota compare sul cb e io mi metto in comunicazione ” Hey Guido ciao ! come stai ? Sono Ale !”
Guido mi risponde “ciao Ale , dove sei ?”
“Hey sono in Friuli a Spilimbergo”
“Ma dai io sono a Pordenone, ti va se ci diamo un gancio per pranzo?”.

Mentre Guido sta parlando mi viene una strana idea e mi volto con un sorriso laido verso Angela che non fa caso al nostro discorso, intenta ad osservare la strada persa nei suoi pensieri.
“Che ne dici se ci vediamo con il mio amico , eh ?” le faccio.
“Si va bene ma poi mi porti a trovare un meccanico ok?” mi risponde lei sorridendo ingenuamente.
“Certo, certo prima di sera lo troviamo ahaha , ma prima magari ci divertiamo un po”.

“Scusa ?” mi guarda non comprendendo bene quello che ho detto
“Ok Guido, troviamoci alla taverna dell’oste fra mezz’ora, ho una sorpresa per te ” gli dico ridendo e fissando Angela. Spengo il cb.
“Non ti preoccupare ! vedrai che ti ricorderai questa giornata e non sarà un brutto ricordo” dico ad Angela.
Angela annuisce e guarda sul cellulare le foto appena fatte
“Ti piace questa ? ” le faccio ” cazzo guarda che tette ! ma quando mi ricapita una figa come te ?”
Angela arrossisce “Si beh è venuta bene grazie del complimento”.

“Mmmm, che figa bagnata che hai , ma lo sai che seghe mi farò guardando questa foto ? Mi sta tornando duro, lo sai ?”
“Guarda questa te l’ho fatta mentre ti scopavo da dietro”
“Ma daiiiiiii chissà quante belle ragazze ti fai ahah” mi dice.
“Guarda come ti entra , hai una figa pazzesca. Belle sono belle, ma troie come te mi capitano difficilmente ahahah”.
Angela si sofferma sulla foto in primo piano del cazzo che le sfonda la passera.

“Guarda la cappella in questa foto, è grossa ma conosco qualcuno che mi batte. Devo proprio presentarti Guido, ha un arnese piu’ grosso del mio ahaha, voglio vederti sfondare da lui. E guarda qui quanto è piena , era una settimana che non venivo, lo vedi quanto è gonfia di sborra ? La tua figa era veramente stretta mentre ti sborravo dentro lo sai ? Mi hai sentito mentre mi svuotavo ?”
Angela guarda la foto della cappella fradicia che le dilata le labbra della fica ed emette un sospiro.

Arriviamo all’osteria e Guido ci attende sorridente sotto il suo mezzo. Si avvicina al camion e si stupisce di vedermi insieme ad una donna. Lo saluto, abbasso il finestrino e gli faccio ridendo “hey vecchio coglione , come stai ?”
Angela si sporge dal finestrino e si presenta porgendogli la mano “Ciao piacere Angela”
“Piacere Guido ! Cazzo Ale , ma dove l’hai trovata questa pollastrella ?” le fa mentre l’ha già praticamente spogliata con lo sguardo.

Angela arrossisce mentre Guido le trattiene la mano con fare impertinente.
“Mah veramente ha avuto un guaio con la sua macchina e le ho promesso che la avrei portata da un meccanico. Ma per il momento ho effettuato un’altra riparazione…” dico ridendo
“Si quella allo stantuffo, vero ? Ahaha “ dice Guido
Angela diventa rossa rossa non sapendo cosa dire e guarda in basso
“Non arrossire, sarà mica il primo stantuffo che vedi ! Ahahah” le dice guardandola dritta nella scollatura
“Beh…ecco…meno male che doveva rimanere tra noi Ale !!” dice la ragazza un po’ contrariata.

“Ma dai Angela, era solo una battuta , ahaha, e poi Guido è un amico stai tranquilla che di lui ti puoi fidare” le faccio io “Avete fame ?”
“Sai Guido qui il tuo amico con la scusa di avere una mia foto per il calendario me ne ha fatte un centinaio ahaha. Non gliele fai vedere Ale ?” dice guardandoti sorridendo. Ha deciso di fare buon viso a cattiva sorte.
“Ahaha la santarellina !” fa Guido ” e tu Ale, ma che razza di maniaco sei ahahah ?”
“Vabbè ho fatto qualche foto, ma sai il calendario che ho qui sul camion ormai è vecchio.

Posso fargliele vedere Angela?” chiedo ad Angela
“Ma si dai ormai…” mi fa lei mentre ci avviamo all’entrata del ristorante
Io passo il cellulare a Guido che mentre scorre le foto, commenta pesantemente senza riguardo alcuno.
“Cazzo ci avete dato dentro !”
“Ma dai Guido commenti ad alta voce pure??” dice Angela mentre aspettiamo un cameriere per il tavolo
“Beh siete uno spettacolo ! Ale me ne devi passare qualcuna ” fa Guido ridendo apertamente e guardando le tette di Angela con cupidigia.

Guido allunga il piede e tocca Angela da sotto il tavolo. E’ vestito bene, molto meglio di me ed è distinto nell’aspetto, ma quando apre bocca la sua volgarità estrema fa a pugni con il suo aspetto.
Angela lo fissa mentre i suoi occhi sono stabilmente tra le sue tette. Io non posso non accorgermi che lei è attratta da lui; le poso una mano sulla coscia , mentre lui la tocca insistentemente con il piede
le strizzo la coscia e mi accorgo che lei stai rispondendo al piedino di Guido.

Angela si leva le scarpe e appoggia i piedi sul suo pacco fissandolo in volto e leccandosi le labbra.
“Ma lo sai che hai trovato veramente una bella troietta Ale ? ” mi fa Guido rispondendo al suo segnale e palesemente eccitato.
Anche io mi eccito pregustando quanto la potro’ far sentire troia tra poco.
Stiamo terminando di mangiare e Angela si mette piu’ sotto con la sedia. Guido si copre con la tovaglia il pacco mentre i suoi piedini lo toccano e lo stimolano.

Guido si infila le mani in tasca e si accarezza la cappella. Anche a me è diventato duro ormai. Porto la mano tra le gambe della ragazza e mi accorgo che la sua figa è tutta un bollore.
“Lo sapete che qui sopra affittano anche delle stanze ?” esclamo con entusiasmo.
Angela guarda ancora Guido leccandosi le labbra e strizzandogli l’occhio; lui si abbassa la cerniera e slaccia i pantaloni tirando fuori un cazzo enorme che le mette subito tra i piedini.

“Mmmmm dai troietta, continua così ” fa Guido “Lo sai che hai veramente dei piedini da fata ahaha”.
Angela muove i piedi attorno al suo cazzo grosso e lungo, e comincia a fargli una sega coi piedi mentre la mia mano comincia a sfregarle la passera attraverso gli shorts tra le cosce bollenti : mi sto godendo la scena , il mio cazzo spinge forte dentro i pantaloni e continuo a toccarla; sento la cappella che sta per scoppiare.

“Hey Angela, che ne dici dell’arnese di Guido ? Ben altra cosa rispetto al mio , no?” le faccio al colmo dell’eccitazione.
“Mmmmmmm è enorme” Angela continua a segarlo coi piedi e sente la sua cappella bagnata scivolare sulle dita. Io mi sbottono i pantaloni e comincio a segarmi sotto al tavolo.
“mmmm Angela” le fa Guido ” continua così tra un po’ ti inondo quei bei piedini di sborra”
“Non ne saresti capace” gli fa Angela con aria di sfida mentre lo mena sempre di piu’ strizzandolo
A quel punto la ragazza allunga una mano verso di me me lo libera per bene dai pantaloni e inizia a segarmelo da sotto la tovaglia.

“Dici ahaha ?” fa lui con un sorriso da vero maiale.
“Mmmmm cosa scommettiamo?” dice la ragazza a Guido con aria maliziosa mordendosi il labbro inferiore
“Angela , quanto sei troia !” le faccio io ” perchè non ti ho incontrato prima ?”
Il mio cazzo pulsa nella sua mano.
“Ahah perchè non ho mai avuto problemi con la macchina !” fa lei
“Dai troietta , scommettiamo ?” le fa Guido.

Angela ride ed aumento il ritmo guardando Guido che intanto strabuzza gli occhi per il piacere.
“Mmm cosa scommettiamo ?” chiede la ragazza sentendolo pulsare tra i piedi ormai inumiditi dal suo cazzone enorme.
“Decidi tu la posta in gioco ohhhh” le fa lui che sta godendo come un maiale; intanto la mano di Angela mi sega con perizia.
“Occhio che se viene ti riempirà i piedi di sborra ” le dico ” hai visto che razza di cazzo ha ?”
“Mmm non ho visto ma sento!!” Angela mi strizza il cazzo in mano
“Dai Ale, cosa vuoi che scommetta se ha il coraggio di corprirmi i piedi di sborra?”
“Cosa gli vuoi fare se perde la scommessa ? Mmm” le dico
“Ok lasciami pensare : scommetto che non avrai il coraggio di farti scopare da tutti e due insieme” le faccio io con un sorriso malizioso e guardando Guido che ormai sta per schizzare
“Per insieme cosa intendi ?” chiede Angela
“Uno nel culo e uno nella figa ,hmmm.

Hai mai provato ? ” fa Guido
“Oh cazzo !” Angela prova a smettere di menare il cazzo di Guido ma è troppo tardi. Lui strabuzza gli occhi e i suoi 24 cm di cazzo cominciano a eruttare una colata di sborra mai vista sui tuoi graziosi piedini.
Gli schizzi arrivano fino alle ginocchia e le imbrattano completamente i piedi.
“Si cazzo , Angela me lo hai svuotato. Dai Ale passami il cellulare , che aggiungiamo una foto alla tua collezione” Guido prende in mano il cellulare e fotografa i piedi della ragazza ricoperti della sua sborra.

Angela comincia a giocare con le dita dei piedi sentendo la sborra colarci attorno
“Non la assaggi ?” faccio io.
“E come ?” fa Angela dico cercando di rimettere i piedi nelle sue scarpe a tacco alto
“Lascia un attimo il mio cazzo e assaggia la sua sborra direttamente alla fonte ahaha ” le faccio con un espressione da vero porcello.
Angela si china e scende sotto al tavolo trovandosi di fronte la mazza semi moscia di Guido; lo bacia e lo lecca sulla cappella che ancora sta colando.

Io intanto ho infilato un dito nella figa fradicia dopo che gli short sono scivolati giu’. Spingo le dita fino in fondo per godermi la sua figa umida.
Angela si gode il mio dito che le scopa la fica sotto al tavolo mentre ha in bocca quella mazza enorme.
“Mmmmm ” fa Guido “Cazzo , se lo sapevo mi facevo spompinare subito. Succhi da dio, Angela !”
Angela mugola mentre comincia a spompinargli il cazzone e mi infradicia le dita che la lavorano in mezzo alle gambe.

Sembra quasi che lei si sia dimenticata di me “Angela ? E io non ci sono piu’ ?” le faccio alzando un po’ la tovaglia e guardandola spompinare.
Angela indietreggia col culo verso di me ma è troppo presa a succhiare Guido. Indietreggiando porta la passera a pochi centimetri dalla mia sedia. Intanto il cazzo di Guido comincia a risvegliarsi.
Io prendo bene in mano il mio e sfrego la cappella sulla sua passera che comincia ad indurirsi mentre lei spinge il culo contro la mia grossa cappella dura.

Angela comincia a mugolare da sotto al tavolo e io le afferro con le due mani i fianchi tirandola con forza verso di me.
“Mmm come succhi, mi stai succhiando anche l’anima ” dice Guido
Comincio a stantuffarle la figa mentre lei a carponi geme con la bocca piena del cazzo di Guido.
Io e lui ci guardiamo da sopra il tavolo e mentre passa il cameriere ordiniamo i caffè. Il cameriere chiede se va tutto bene guardando i nostri due sorrisi beati.

“Non bene, benissimo !! Hmm” gli fa Guido
“La signora ? Prende qualcosa?” chiede il cameriere
“Beh veramente sta già prendendo ahaha ” gli fa Guido
“Vuoi qualcosa, Angela ? Non so se puo’ parlare ahaha ” faccio io al cameriere
Angela continua a mugolare e alza il volume per farsi sentire dal cameriere
“Vuoi un altro cannolo, Angela ?” le dico guardando il cameriere
Il cazzo di Guido è gonfio e duro di nuovo.

Il cameriere si sbottona la patta e comincia a segarsi tirandolo completamente fuori : è un cazzo lungo e sottile ma con una discreta cappella. E’ completamente rasato, le palle ben gonfie, probabilmente non aspettava altro e in un attimo è duro.
“Angela , gran pezzo di troia, c’è un altro bel cazzo per te qua fuori che ti aspetta ” le dice quel porco di Guido. Nella sala ora non c’è piu’ nessuno : solo 3 uomini in preda al desiderio e la ragazza.

“Siediti sul mio cazzo ora ” le fa Guido.
Tiro fuori di forza la ragazza da sotto il tavolo e le sfilo gli shorts che erano alle caviglie; le slaccio e le tolgo la camicetta. Angela è completamente nuda davanti a noi. Guido si sfila i pantaloni e la aspetta seduto con la nerchia dura e gonfissima. A questo punto io la spingo verso di lui.
Il mio cazzo esce fuori ed è completamente inondato dai suoi umori.

“Vai fatti scopare da lui !” le dico
Il cameriere continua a menarselo in piedi mentre la guarda arrapato.
Guido la prende e la tira verso di lui; lei è in piedi a cavalcioni sopra la sua asta lunga e dura.
Il cameriere si avvicina alla ragazza; la sua fica è talmente bagnata che gocciola sulla cappella enorme di Guido bene in vista.
Il cameriere le avvicina il cazzo al viso, io sono seduto e mi godo lo spettacolo, ho ripreso a menarmelo.

Guido la tira giù di forza e la fa scivolare lungo il suo cazzo enorme. Lo vedo entrare senza fatica dentro di lei. “Ahhhhhh dio mmmm che grosso !” comincia a gemere Angela.
il cameriere guarda il cazzo di Guido che entra con una certa invidia ma poi le prende la testa, la gira e le sbatte il cazzo in bocca ordinandole di succhiare.
“Stai godendo piccola ?” le faccio
Angela ansima e mugola a bocca piena mentre Guido inizia a scoparle la fica strettissima e tutta per lui.

Io prendo il cellulare e comincio a fotografare. Il cameriere si sbottona la camicia mentre lei lo spompina.
Le labbra della sua fica sono dilatate e io la inquadro con il cellulare per far notare quanto il cazzo di Guido la stia spaccando.
Angela continua a mugolare succhiando il cazzo del cameriere mentre io alterno fotografie a video.
“Si cazzo guarda che spettacolo questa troia !”
Guido le succhia le tette mentre il cameriere le strizza, le palpa e le offre alla bocca di Guido.

“Voglio che la riempiate per bene di sborra” dico ai due uomini che se la stanno godendo.
Con le mani libere, Guido la strizza e le apre le chiappe mostrando il buco del culetto strettissimo che comincia a stuzzicare con le dita.
“Dai Ale, ce n’è anche per te se vuoi” Fa Guido, poi rivolgendosi ad Angela “Che fai questo lo lasci libero ?” mi dice mostrandomi il buchino dischiuso.
Il suo cazzo è completamente bagnato dalla sua figa.

Angela smette un attimo di succhiare il cameriere e guarda un po’ sbalordita Guido.
“Porca puttana piantala di segarti e vieni a prenderle il culo, hmm”
Mi alzo con il cazzo in mano, poso il telefono e mi tiro giu’ i pantaloni
“Aprimi bene il culo che glielo sbatto dentro” gli faccio.
“nnnnnnnnnnnn nnnnnnnnnnnnnnn” Angela ha la bocca piena ed il suo “no” non risulta chiaro.
Metto il cell in maniera che continui a filmare la scena.

“Perchè no ? non lo vuoi piu’ il mio cazzo ?” le faccio “Te lo voglio sfondare …non ti va ?”
Guido le apre bene le chiappe ed il cameriere la tiene ferma mentre io appoggio la cappella che è viola per l’eccitazione sul suo buco cominciando a spingere con fermezza
Angela continua a non essere d’accordo “nnnnnnnnnnnnnn nnnnnnnnnnnnnn”
“Senti il mio cazzo, ti piace ?”
Angela annuisce terrorizzata
“Ti voglio arrivare fino in gola” le faccio mentre sono a metà della corsa e continuo a spingere.

Sono entrato praticamente a secco , solo uno sputo sulla cappella
“gggggggggggggggggg” la ragazza sta impazzendo : un misto di dolore e piacere che la fa andare fuori di testa.
“Ti piace ehhhhh?” mentre la inculo sento il buco strettissimo pulsare attorno al mio grosso cazzo duro
“Stai godendo vero ?”
Il cameriere sta per venire mentre la figa della ragazza cola ed il cazzo di Guido ormai è fradicio. Lei sente nitidamente la sua cappella gonfia che si ingrossa sempre di piu’
Anche in bocca il cameriere pulsa ed è pronto ad esploderle dentro.

“Guarda come coli !“ Le dico e raccolgo un po’ del suo succo e glie lo metto sul viso.
Il cameriere non resiste piu’ e le riempe la bocca di sperma che lei ingoia di gusto chiudendo gli occhi.
Mentre io la sto stantuffando senza tregua e mi godo la scena di lei che trangugia la sua sborra.
Lui non smette piu’ di eiaculare, ne fa tanta e Angela pur ingoiandone molti sorsi non riesce a trattenerla tutta in bocca facendone colare un po’ lungo il collo.

Io la raccolgo con un dito e glielo infilo in bocca.
Angela si gode le nostre due cappelle che la riempono come nessuno ha mai fatto prima.
Intanto il cameriere si è allontanato un po’ lasciandola tutta imbrattata della sua sborra.
Angela inizia a tremare e a scuotersi in preda ad un orgasmo doppio : vaginale e anale in contemporanea mentre sale e scende dal cazzo di Guido io spingo a fondo da dietro; solo le mie palle sono rimangono fuori.

Anche il mio uccello si muove in sincronia con quello di Guido.
La cappella di Guido è pronta ad inondarla; lei prende a baciarlo in bocca e lui è talmente preso che non gli importa nulla della sborra del cameriere.
Io sto per svuotarmi dentro al suo culo strettissimo, la mordo sul collo e con voce roca le dico “Sei la piu’ grande scopata che abbia mai avuto!”
Guido non ce la fa piu’ : Angela si ferma e sente le contrazioni del suo cazzo dentro la figa bollente mentre anche io mi fermo per sentirlo svuotarsi dentro di lei.

Guido la riempe di liquido caldo e sembra non finire mai, e lei sente il suo cazzo e il piacere fortissimo le arriva fino in gola e si propaga alle labbra.
La guardo in volto , si è voltata e mi fissa, è completamente rapita, trasfigurata dal piacere. Lo sento arrivare, un orgasmo intenso. Il mio cazzo è completamente avvolto dalla sua carne. Mi svuoto con lunghi colpi ben assestati mentre lei strabuzza gli occhi e si mette a leccarmi le labbra : è un a****le in calore.

Continua….

La nuova estetista

Come al solito lui torna a casa verso il tardo pomeriggio, dopo aver lavorato tutto il giorno. Sta ancora pensando ad una bella signora dai capelli scuri e gli occhi verdi, che gli si era seduta di fronte nella panineria dell’angolo vicino al suo ufficio. “Sarà la primavera – pensò – ecco perché mi ha fatto quella strana sensazione. Oppure, perché indossava una minigonna svolazzante. Chissà se aveva le mutandine. Bo? Fortunato chi se la scopa!”.

Poco più tardi arrivò anche lei, sua moglie. Camicia scollata, seno piccolo per cui poteva essere indossata anche senza reggiseno. Per quanto riguarda gli slip, invece… non c’era nessun dubbio. Lei non li indossava affatto; figuriamoci in primavera, quando l’aria diventa più tiepida. Una gonna leggera, un po’ sopra il ginocchio era tutto ciò che separava la sua fica con il Mondo.

Lei scappa subito per il bagno… dopo una giornata fuori una pipì kilometrica è il minimo.

Lui la raggiunge proprio quando lei si stava alzando e tirando lo sciacquone. “Ciao, amore! Come va?” Mi lavi tu la fichetta per favore? O preferisci leccarla dopo una giornata di sudore e qualche goccia di pipì?”
“Ma che schifo, dai! Sei sempre la solita! Certo che te la lavo io. Lo sai che mi piace farlo”.

Si alzò la gonna, si sedette sul bidet; lui regolò l’acqua e con il sapone profumato e delicato iniziò a lavarle prima la fichetta e poi il buco del culetto.

Con due mani; destra e sinistra. La destra strusciava il clitoride e la sinistra tentava di violare l’ingresso posteriore. Lei aveva le mani libere, quindi gli aprì i pantaloni per succhiarli il cazzo, già in fase di crescita.

Ma il telefono squillò e quindi furono costretti a rimandare; rispose lui. Al telefono era una voce femminile, non familiare però già sentita da qualche altra parte.

Ma dove? In un secondo, lui le passò la cornetta. Porca miseria, meno male che se era accorta. Aveva dimenticato il portadocumenti, con bancomat e carta di credito, dall’estetista. Avevano recuperato il numero di telefono dal nome tramite Facebook; allora a qualcosa serve, pensò lei; non soltanto a guardare le troiette di 18 anni che si mettono il culo a ponte e le labbra a pompino imminente in attesa e nella speranza che qualcuno se le sbatta.

– “Come? Sei andata dell’estetista? Di nuovo?”
– “Sì”
– “Ma la tua estetista non si chiamava Giovanna?”
– “Questa è un’altra. Fa cose che Giovanna non fa”
– “E cioè?”
– “Sei il solito. Non ti accorgi di niente. Non ti sei accorto che mi sono depilata la fica?”
– “Sai che novità! E poi lo fai perché così quando ti metti i pantaloni attillati o il costume tutti godono dello spettacolo della tua fica con le labbra aperte!”
– “Lo faccio per te, invece.

E comunque ti piace che gli altri mi guardano e sbavano. (aveva ragione). “Adesso ho fatto la depilazione definitiva, quella con il laser. Niente più peli, mai più!”
– “Davvero? E come potrei conoscere la differenza? Come potevo vederla con tutto quel sapone?”
– “E’ inutile. Sei uomo, ti fai la barba ogni giorno, ma di peli non ne capisci un cazzo! Dovevi sentirla già con il tatto, no?! Ecco guarda. ”
E lei si sedette sul tavolo della cucina, davanti al balcone così l’ultima luce del giorno arriva meglio ma anche perché eventuali vicini guardoni avrebbero approfittato dello spettacolo.

Si tirò su la gonna, spalancò le gambe e con le mani si aprì la fica.
– “Vedi? È proprio il caso di dire che non c’è nemmeno l’ombra di un pelo. Adesso leccamela, dai, leccamela e fammi venire prima che arrivi l’estetista. ” Gli prese la testa e gliela pigiò contro la fica aperta.
– “Come viene l’estetista? – slurp, slurp – “perché viene l’estetista?”
– “Mi consegna il portadocumenti, ricordi? Lecca, infila la lingua”.

Tutta la zona attorno alla fica aveva sempre dato alla lingua una sensazione di… come dire… scabrezza; certe volte di più certe volte meno, a seconda quanto tempo era passato dall’ultima rasatura. Adesso era perfettamente liscia. Anche il gusto sembrava diverso, sembrava avere un gusto più femminile e giovanile.
Le infilò la lingua per bene, le succhiò il clitoride e poi di nuovo la lingua nella fica tirando verso fuori le labbra esterne in modo tale da allargare il buco e poter raggiungere più comodamente le parti più sensibili.

Lei non ci mise molto a venire.

Qualche minuto dopo il citofono suonò. Erano passate già le 19:30. Era l’estetista. “Sali, sali Andrea. Quinto piano a destra. ”
– “Come ‘Andrea’? Ma ti sei fatta depilare la fica da un uomo?” Lei non rispose. “Adesso magari mi dici che è una checca e che non è interessato alle donne. Sei proprio una troia, amore mio!”.
– “Che c’è? Fai il geloso? Lo so che ti eccita quando gli altri ci provano ed io sto al loro gioco.

E comunque… ecco ‘Andrea’, l’estetista”. Proprio in quell’istante suonò il campanello della porta. “Ma vuoi aprire così, nuda?”. “Non sono nuda – ripose lei – Ho indosso la camicetta”.
– “Sì ma non hai la gonna!!! E poi la camicetta è completamente aperta. Dico, un minimo di…”

Prima che potè finire la frase la porta era già aperta ed ecco ‘Andrea’.
“Ma come – pensò lui – la signora che ho visto a pranzo!!! Non può essere”.

– “Vieni, vieni Andrea… non far caso al disordine. Mio marito ed abbiamo appena finito di…”
– “Non preoccuparti, noi donne siamo sempre così impegnate. Lavoriamo fuori, a casa”
– “Amore, scusa, ma più che non curarsi del disordine dovresti dire di non far caso a come sei vestita, anzi svestita”.
– “Ah, Andrea. Lui è mio marito Ezio. Ezio, ti presento Andrea”.
– “Piacere”. “Piacere – rispose la bella Andrea – Non preoccuparti affatto di essere nuda; a me non fa caso; e poi sei così bella.

Perché nascondere le grazie a tuo marito?”
– “Andrea accomodati, ti offro qualcosa da bere” – disse lui e aggiunse: “Mi pare che oggi ci siamo visti da…”
– “Ci siamo visti, sì ci siamo visti. Direi quasi che mi fissavi, altro che. Tuo marito, mia cara, mi guardava per spogliarmi e poi trova strano che tu stia nuda. Oh, gli uomini. Tuttavia, scommetto che hai appena fatto vedere al tuo maritino il bel lavoretto che abbiamo fatto, non è vero?!”
– “Sì, infatti.

” – disse lei.
– “ E gli è piaciuto?”
– “Certamente. E lo ha pure ‘assaggiato’ – disse con una risata allegra e gentile.
Anche Andrea rise; lui invece era veramente imbarazzato.

“Credo che sia il caso di fare lo stesso lavoretto anche a te, mio caro. Tu che ne dici, Nina?”.
– “Sono d’accordissimo” – rispose lei – “Sono stufa di masticare peli quando… be ci siamo capiti!”.

E di nuovo risero entrambe; lui sempre più imbarazzato.

“Va bene, allora, quando vuoi mi vieni a trovare e provvediamo a…”
“Non se ne parla assolutamente, ma proprio per niente!!!!” – Disse lui in modo serissimo.
“Guarda, Andrea, dimmi un po’ tu che di uomini te ne intendi più di me (e qui partì un’occhiata malandrina tra le due donne) se gli faccio un pompino quello che mi potrebbe capitare!!!!” – e poi rivoltasi al marito “Vieni qui e abbassati i pantaloni”.

– “Ei, dico. Stiamo su scherzi a parte? Tu sei nuda davanti ad un’estranea e per giunta mi dici di mostrare il mio coso ad una che non ho mai visto in vita mia?!?”
– “Ma se a pranzo mi volevi scopare!” – disse Andrea. “I soliti uomini!”
– “Allora? Dobbiamo aspettare ancora molto?! Tirati giù i pantaloni, così Andrea vedrà come deve farti la depilazione. ”

Lui, quasi inebetito, si tirò giù in sol colpo pantaloni e mutande.

Venne fuori un pisello piccolo, ma soltanto perché aveva imbarazzo per la situazione.
“Oh, mia cara. Ma tu sei proprio messa male” – disse Andrea a Nina. “Ma riesci a godere con un pisellino primavera findus?”
“Senti, non è così!!! Diglielo tu, Nina, che non è così. Per adesso sono imbarazzato, ecco perché”. Ma l’orgoglio di uomo stava vincendo l’imbarazzo; quella situazione poi! Sua moglie seduta sul divano, cosce allegramente aperte davanti a lui; Andrea con quella gonna svolazzante e forse anche lei senza mutande….

Il pisello iniziò a crescere, a crescere a crescere.

“E adesso? Che si salta in mente” – disse Nina. “Dimmi Andrea, come si può fare un pompino senza ingoiare qualche pelo?”
– “E tu vuoi ingoiare soltanto qualcos’altro, non è vero?!?” Disse Andrea ridendo amabilmente.
“Proprio così! Allora piace anche a te, giusto?”.

Lui riprese la situazione e pensò di ricavarne il massimo del profitto. “Andrea, secondo me e mia moglie che sbaglia i movimenti e così…”
“Ho capito” – lo interruppe Andrea – “Vuoi che provi io? Se tua moglie mi da il permesso… un cazzo non si lascia mai scappare.


“Certo che puoi” – rispose Nina – “Così ti renderai conto anche tu”.

Andrea si mise a quattro gambe sul divano e non appena lui si avvicinò al bracciolo iniziò a spompinarlo lentamente, ma fino in fondo da vera professionista per capire se effettivamente i peli davano fastidio.

Nel frattempo Nina si godeva il panorama della gonna cortissima di Andrea. “Non ha le mutande, vero?” – Chiese lui alla moglie.

“No, non ce le ha” rispose Nina; e subito infilò la testa sotto la gonna di Andrea.
“Ahaa, Nina. Mi stai ricambiando la cortesia?! Brava, brava continua mi piace come lecchi” – disse Andrea e riprese a spompinarle il marito.

Ancora qualche colpo e Andrea chiese “Dove vuoi infilare il tuo cazzo? Da me o da tua moglie? Tra poco esplodi, lo sento con la lingua”.

Nina subito disse che per questioni di ospitalità avrebbe gradito che il cazzo del marito finisse dentro Andrea, ma che avrebbe voluto che Andrea lo prendesse da dietro poiché lei voleva continuare a lavorare da sotto fino a farla venire mentre il marito la inculava.

Lui lasciò la sua posizione, girò dall’altra parte del divano dove la moglie distesa a cosce larghissime si stava sparando un ditalino mentre con la bocca sliguettava sotto la gonna di Andrea. Lui alzo i lembi della gonna vide subito il buco del culo meravigliosamente disegnato come se fosse un richiamo, un bersaglio e senza pensarci infilò il suo cazzo bagnatissimo.
Entrò subito, senza attrito né resistenza.
Colpi su colpi, ma si accorse che la moglie non stava leccando la fica di Andrea.

Le stava succhiando il cazzo!!! Andrea era un transessuale!!! Bellissimo,ma transessuale.
Questo lo fece eccitare ancora di più. “Sei proprio una zoccola, amore mio! Mi stai facendo inculare un trans, ma in realtà mi hai inculato tu!”.
Andrea emetteva gridolini vogliosi e venne nella bocca di Nina, che ingoiò tutto. Anche lui venne nel culo di Andrea, assieme a Nina. E mentre Nina non si lasciò scappare una goccia di sborra sia che uscisse ancora dal cazzo del marito, sia che uscisse dal culo di Nina, lui le leccava la fica per assaporarne il succo e per sentire ancora una volta quanto era liscia.

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Piacere di vederti

La prima persona che mi fece provare piacere fu Giovanni. Successe una mattina torrida in casa mia: mi toccò senza spogliarmi e in silenzio – perché mi vergognavo da morire – al termine di un’operazione laboriosa, scomoda e lunga, sentii l’invasione del mio corpo da parte di quella strana, calda e umida forza che tanto dava una sensazione di esaltazione, di sollievo, di sovreccitazione, sensazioni che si possono riassumere in una sola parola: piacere, appunto.

Non era successo mai, prima, ma bastò questo perché io mi innamorassi follemente e perdutamente di lui.

La prima persona a cui feci provare piacere fu ancora Giovanni. Successe un pomeriggio fresco in casa sua, fu qualcosa di silenzioso e consapevole, di sporco e di complice: se lo tirò fuori dai pantaloni senza dire niente, già mezzo rigido, e mi parve enorme; senza troppi complimenti me lo mise in mano e mi dettò il movimento, rimanendo ancora zitto, imbarazzato, fino a quando non vidi che appoggiava la schiena all’indietro, contraendo le gambe e i piedi e iniziando ad ansimare e ad arrossire, al punto che pensai che si stesse sentendo male e mi fermai.

L’espressione rilassata del suo volto si indurì, mi afferrò il braccio e contemporaneamente la testa, me la spinse giù, proprio laggiù, proprio mentre arrivava a fiotti caldi il suo piacere.

La prima persona che provò piacere assieme a me fu Fabrizio. Successe una notte tiepida in quella tendina canadese così piccola da sembrare adatta a dei lillipuziani: mi disse che provava molto piacere nello stare con me e così forzatamente stretto a me, anzi precisò che quella situazione non lo imbarazzava affatto e mentre lo diceva mi toccava e lo sentivo crescere dietro di me, incollato com’era alla mia schiena e insomma quando si e mi spogliò mi sembrò una cosa assolutamente normale, forse anche inevitabile, che io dovessi provare quello strano piacere della penetrazione, un piacere fatto di dolore e di grida mute e di respiri caldi e profondi, fino a quando non sentii che aumentava il ritmo dei colpi e io istintivamente allargai ancora di più i miei glutei, puntellando le ginocchia unite sul catino della tendina e piegando il tronco inarcato in avanti, mordendo il dolore lancinante che provavo, mitigato da quella forza calda che dai luoghi più interni, segreti e intimi del mio corpo si irradiava fino a ogni cellula, a ogni nervatura, a ogni periferia del mio corpo e della mia anima.

Provammo piacere nello stesso istante e me ne accorsi dalla perfetta sincronia di gemiti e spinte, dalla pressione che si era fatta calore liquido dentro di me e fuori di me.

Ho amato, a modo mio, questi primi tre uomini della mia vita, che scoprirono assieme a me o mi insegnarono il piacere. La cosa che più ricordo di loro, però, fu che, pur nell’imbarazzato riserbo che avvolse – a cose fatte – i nostri amplessi, pur magari nella sboccatezza di certi commenti sulle nostre performance, nessuno di loro mi chiese mai la cosa più normale, gentile e dolce che si possa dire a un’altra persona che si è appena amata, e cioè se mi fosse o meno piaciuto.

E’ per questo che non so dire se veramente provai piacere, con uno, due, tutti o nessuno di loro: ho la sicurezza però che da quei momenti in poi imparai la potenza del piacere, che ti rende schiavo e col quale puoi rendere schiavo il tuo partner, anche se ero solo una donna nel corpo di un uomo.