Insospettabili piaceri – Prima volta da guardone

“Domani ho casa libera,dovrebbe venire pure Roberto,forse potrebbe andare bene..sei sempre sicuro della tua scelta?”
“Mmm sicurissimo,ottimo amore,ti voglio vestita provocante ok?” rispose un eccitato Dario
“Ci provo tesoro!” ribatté Lucia
Era la prima volta che ci sarebbe stato quel fatidico incontro a tre.
Lei,la bella moretta,lui ,il guardone fidanzato,l’altro ,l’amante focoso.
L’appuntamento fu per le 10 di mattina. I genitori di lei erano a lavoro; Dario arrivò per primo e si trovò davanti agli occhi una bellissima Lucia.

Vestitino per le grandi occasioni,decisamente corto, smalto sulle dita e sui piedi, scarpe aperte con tacco alto,cavigliera sulla caviglia destra; probabilmente indossava un push up e pure il perizoma; rossetto,fard e un bel make up in viso, scollatura profonda e collana d’argento che arrivava fino in mezzo ai seni;insomma un vero schianto che lasciò a bocca aperta Dario. Mai aveva potuto vedere la sua bella Lucia così vestita e il fatto che tutto quel ben di Dio se lo sarebbe gustato il suo migliore amico lo faceva impazzire di piacere.

“Credi che piacerò a Roberto?”
“Scherzi amore?Ti salterà addosso e non vedo l’ora lo faccia!”
Roberto,solitamente ritardatario,stavolta fu quasi puntuale.
Suonò il campanello ed ad aprirgli la porta fu Dario stesso:
“Ehi amico,quando c’è fica di mezzo non tardi tanto eh?!?!?” gli disse ridendo Dario
Entrato in casa Roberto vide la splendida Lucia che lo aspettava in soggiorno
“Caspita,sei uno schianto cara!”
“Troppo carino,grazie!Voleva farmi bella per te!” rispose Lucia
Si vennero incontro e si baciarono in maniera focosa,le mani di lui subito a stringere il culo sodo di lei
“Bella chiappona,mi sei mancata!” disse lo stallone.

Entrambi fecero il tutto con naturalezza nonostante la presenza di Dario. Non ne furono imbarazzati nemmeno un po’,d’altronde era lo stesso Dario che aveva voluto organizzare il tutto.
Dario li ammirava estasiati ,erano belli da vedere e lui vedendo le mani sicure del suo amico avvinghiate alla sua donna ebbe subito un erezione poderosa.
I due si girarono a guardare Dario quasi provandone compassione.
“Che dici?Andiamo in camera?” disse Lucia rivolgendosi al suo fidanzato
“Certo amore,in fretta che son già duro e non resisto!” rispose Dario
Roberto sorridendo aggiunse “Sapessi io” ed in effetti il gonfiore dei pantaloni era evidente e lasciò affascinato pure Dario; ora capiva una delle tanti armi del successo dell’amico.

Aveva visto il suo cazzo in foto ma dal vivo pareva ancora più grosso e lungo.
Arrivati in camera di lei i due ripresero a baciarsi in maniera focosa,Dario più defilato guardava la scena estasiato.
“Mettiti dietro la tenda,fai il favore!Mi sento troppo osservato così!” gli suggerì Roberto mentre cominciava a spogliare Lucia.
“Ai tuoi ordini!” rispose Dario.
Non voleva esser di intralcio ai due e capiva che stare lì in piedi in mezzo alla stanza poteva creare qualche fastidio,così si mise dietro la tenda della porta finestra della stanza di Lucia e ammirò la scena cominciando a toccarsi la patta.

Nel giro di pochi secondi Lucia si ritrovò completamente nuda,con la sola cavigliera e la collana che scendeva sul seno nudo.
Si baciavano con una passione che Dario non aveva mai sperimentato e la mano di lei era subito finita nella protuberanza vigorosa che emergeva dai pantaloni di lui.
Roberto cominciò a baciarla sul collo,quindi scese sul seno ,lo succhio e lo baciò facendo ansimare la mora,continuo a scendere baciando la pancia piatta della fanciulla ,arrivando al monte di Venere e poi alla fichetta che per l’occasione Lucia si era completamente rasata.

Li cominciò a leccarla avidamente ,a stuzzicarla con le dita ,a punzecchiare il clitoride con la punta della lingua facendo ansimare e contorcere la ragazza in preda a spasmi di goduria pura.
Dario fu stravolto; Lucia pareva davvero un altra rispetto alla frigida moretta che consumava rapporti con lui. Roberto sembrava quasi le divorasse la fica,era sextenato e faceva impazzire Lucia che quasi arrivò a pregarlo implorando il suo cazzo:
“Dammi il tuo cazzo,lo voglio!” Roberto si levò subito la maglietta e poco dopo cominciò a slacciarsi i pantaloni aiutato da una vogliosa Lucia già col trucco tutto sconvolto,con l’aria sbarazzina e malandrina.

Tiro giù le mutande e spuntò fuori il suo enorme cazzo col campanile bello puntato verso Lucia
“E’ enorme!” pensò tra se Dario,muto a guardare quella scena spettacolare.
Ora Roberto montò sopra Lucia in una posizione che Dario amava tantissimo,standole a cavalcioni ma col lusso del non indossare nessun preservativo.
Lei prese a scappellarlo con furore mentre lui lo avvicinava sempre più alla bocca di lei.
Dario era li a menarsi la patta sempre più furiosamente; non credeva quasi ai suoi occhi,la sua morosa stava per prendere un pisellone in bocca davanti ai suoi occhi.

Lei che tanto era schizzinosa con lui ora si trovava dominata dal migliore amico del fidanzato,schiava e vogliosa di sesso.
Dario incredibilmente eccitato si lasciò sfuggire un incitamento spontaneo:
“Succhialo ,succhialo ti prego!!”
Roberto a sentire Dario rimase sorpreso ed eccitato:
“Hai sentito il segaiolo?Succhialo pompinara!” rivolgendosi alla bella Lucia.
Quelle parole eccitarono ulteriormente Dario che cominciò a levarsi i calzoni ;lui umiliato e la sua morosa etichettata in quel modo ; Lucia ovviamente obbedì a Roberto e dopo aver cominciato a leccargli il cazzo sulla punta cominciò a succhiare il grosso pene assecondando il movimento avanti e indietro di Roberto che le scopava la bocca mentre con le mani teneva la testa della mora.

Per Dario era una fantasia fino al giorno prima,ora la vedeva dal vivo,a pochi cm da lui , il suo migliore amico che scopava la bocca della sua morosa,tutti nudi sopra il letto di lei.
Il suo amore che soddisfava il suo migliore amico in modi a lui sempre proibiti era qualcosa di incredibilmente eccitante;il cuore a mille il pene eretto come mai prima,di fronte a lui due splendidi corpi che si fondevano insieme.

Roberto si gustava le pompe di Lucia ed era eccitato di esser in una posizione dominante nei confronti di entrambi ; erano come suoi schiavi.
“Buongustaia” disse Roberto mentre Lucia se lo lavorava con la bocca ,ogni tanto togliendolo e leccandolo lungo l’asta e quindi sulla punta,sul frenulo e quindi riscendendo fino allo scroto,leccando le grosse palle per poi provare a succhiarne una e poi l’altra,il tutto davanti al suo fidanzato seminudo che si masturbava dietro la tenda della sua camera mentre la ammirava in quei gesti.

Roberto in pieno godimento ogni tanto la prendeva a pisellate in viso; il faccino da santerellina di Lucia ora sembrava quello di una pornostar, con tutto il trucco sbavato e liquido presperma spalmato nelle guance e nelle labbra.
“Questo con te non lo fa eh segaiolo?” disse sprezzante Roberto rivolgendosi a Dario
“Eh no,è giusto che te lo meriti tu amico!” rispose Dario,sempre più succube.
Lucia neanche ci fece caso a quei dialoghi,non poteva neanche rispondere visto la bocca piena o di cazzo o di palle.

Arrivò il momento della monta. Lucia in pratica non aveva iniziativa, era Roberto che la prendeva e la posizionava a suo piacimento.
La mise a pecora e la infiocinò con un colpo secco.
Lucia urlo di piacere.
Quello stallone di Roberto cominciò ad andare avanti e indietro,ogni tanto rifilando un secco sculaccione alle natiche della moretta.
Fecero quella cavalcata senza nessuna protezione; Dario quasi non ci fece caso talmente fu eccitato.

Quello che non sapeva era che Lucia da diversi giorni aveva cominciato a usare la pillola in modo da potersi fare prendere da Roberto senza preservativi di mezzo e rischi di fecondazione.
Era una cosa voluta da lei ;Roberto infatti il più delle volte decideva di venirle in bocca ,sul seno o sul viso.
Durante la monta la collana di Lucia penzolava vigorosamente avanti e indietro; ogni tanto Roberto metteva le mani a coppa per afferrare i seni oppure la prendeva per i capelli senza farle male e dava dei colpi vigorosi ; si sentiva il grosso scroto sbattere sulle cosce della moretta.

Le molle del materasso anche stavolta erano messe in crisi.
Dopo la pecorina,Roberto si coricò e fece salire in groppa la bella Lucia; lei come un anguilla cominciò a contorcersi sopra il grosso fallo,saltando su e giù su quella asta.
Roberto la agguantava a volte per le chiappe,a volte per il seno. Travolta dalla passione lei raggiunse diversi orgasmi. La girò su un fianco e continuò a stantuffarla tenendola per un seno mentre con l’altra mano infilò il dito medio in bocca a Lucia; lei prese a succhiarlo avidamente facendo dei mugolii di piacere.

Scopavano animatamente e non fecero caso a Dario,era come invisibile.
Non fecero caso che Dario si era infilato un preservativo ritardante e ci stava dando dentro furiosamente con la mano. Sapeva che senza ritardante il grosso guaio di venire molto presto c’era; troppo eccitante quello che accadeva di fronte a lui,troppo bello per consumarlo dopo solo dei pompini. Voleva resistere quanto loro e sarebbe esploso insieme a Roberto,con la differenza che lui avrebbe schizzato su un profilattico dopo una sega, Roberto sulla sua fidanzata dopo una scopata selvaggia.

Lucia per la prima volta diede uno sguardo a Dario quasi provandone pena; era talmente chiaro chi fosse il maschio alfa e chi invece un timido segaiolo incapace di farla godere.
Roberto la prendeva in maniera divina,era un bel ragazzo,il più bello le fosse mai capitato di portarsi a letto; non c’era storia col pur bravo Dario,nell’intimità vinceva in maniera schiacciante il giovane Roberto che aveva un anno meno di entrambi ma era sicuramente molto esperto sotto le lenzuola,aiutato anche da una dotazione fuori dall’ordinario.

Li sapeva usare quei 20 cm di carne; lungo e grosso sapeva anche penetrare con delicatezza; il suo motto era farle impazzire senza farle del male e Lucia era da trattare così; magrolina e delicata bisognava lavorarsela un po’ prima di forzare e vedere fino a dove poteva arrivare.
Dopo averle sverginato la bocca il suo prossimo obbiettivo era lavorarsela per farsi dare l’ano.
Non era ancora arrivato il momento e forse lo avrebbe fatto senza spioni di mezzo.

Lucia sessualmente in quelle settimane aveva fatto passi da gigante. Si era accorta di aver talento e se ha volte sembrava provare quasi disprezzo per il piccolo pene di Dario, le piaceva da impazzire maneggiare e succhiare l’enorme e dominante asta di Roberto.
Si era aperta di più con le amiche più disinibite, aveva chiesto consigli sulle pompe e su come maneggiarlo meglio in mano.
Le donne tra di loro sanno essere molto più spinte degli uomini.

Lucia a due care amiche non riuscì a nascondere la relazione clandestina con Roberto:
“Dai?Dario non sa nulla?” disse Katia,una delle sue amiche
“No,meglio così,almeno non soffre…gli voglio bene ma a letto è una frana e giù non è messo benissimo!”
“Cazzo che sfiga socia… Roberto invece?Come è messo?” chiese Lucrezia,l’altra amica.
“Un altro pianeta,ha una minchia gigantesca e tromba da Dio,mai provato nulla di simile!”
“Ma senti come parli?sei diventata proprio una porcellina da quando hai provato sto Roberto!”
disse Katia e risero tutte e tre di gusto.

“Beh,quando me lo fai provare sto Roberto?” la provocò Lucrezia
“Mai,è mio e me lo tengo stretto!” con tanto di linguaccia finale rispose Lucia
“Sei proprio ingorda!” disse ridendo Katia.
Altre risate scoppiarono tra loro. Erano discorsi da bar; le due amiche curiose le chiesero anche le dimensioni e lei le mimò con le mani lasciandole esterrefatte.
Tutte e tre erano state sempre con normo dotati e 20 cm erano davvero tanta roba per loro.

“Wow ha proprio un bel pistolone” disse Katia
Lucia ,quasi ingelosita dall’ammirazione delle sue amiche solitamente non rimaneva troppo sull’argomento.
Lucrezia ,che era la “veterana” in fatto di relazioni con ragazzi ,le disse:
“Se vuoi tenertelo quel bel pistolone dovrai farlo felice. Sti stronzi appena sanno che non fai certe cose ti piantano per la prima porca!”
“Io con lui faccio di tutto!” rispose sicura Lucia
“E con Dario invece?” aggiunse Katia
“Naa,con lui giusto qualche sega e missionario.

Povero non mi ispira proprio!”
“Quindi mi stai dicendo che hai preso quel pistolone in bocca e li dietro?” chiese Lucrezia
“In bocca si..li dietro ancora non me l’ha chiesto!”
“E com’è?saporito?”
“Si non è nauseabondo come dicevate!Lui poi ci tiene e mi aiuta. Fa una dieta a base di ananas proprio per aiutarmi a gustarmelo” disse ridendo Lucia
“E ingoi?”
“Si,a lui piace molto e devo dire pure a me!” ribatté Lucia
“Ok,è ufficiale,sei un ingorda!” le disse Lucrezia tra le risate di tutte e tre.

Capitò pure che fece vedere le foto del membro di lui alle amiche; a vederlo ne rimasero estasiate!
“Madonna che roba,belle piene poi!” disse ridendo Katia
“Se questo ti viene in bocca ogni volta alla fine ti fa ingrassare da quanta roba ha nelle palle!” aggiunse ridendo Lucrezia e tutte e tre riscoppiarono a ridere fragorosamente.
Lucia,da quando Dario le aveva confessato di voler diventare un guardone,si guardò bene di confidarlo alle amiche.

Troppo torbido quello strano triangolo e Dario,già di suo cornuto, sarebbe stato sputtanato per il paese e onestamente non lo meritava; tolto il piacere sessuale non le faceva mancare nulla in termini di affetto; era un ragazzo d’oro e non meritava lo sputtanamento pubblico.
Dopo questa piccola parentesi dedicata alle amiche di Lucia e i loro discorsi sconci, ritorniamo alla camera da letto di lei, a quel letto disfatto,a quei corpi nudi e quei mugolii di piacere, a quel guardone nascosto dietro una tenda a menarsi il pene con amore esplorando piaceri intensi mai provati prima.

Roberto dopo averla montata sul fianco la prese in maniera classica,spalancandole le gambe e penetrandola il più profondamente possibile. Le labbra della vagina lo accolsero nuovamente con amore mentre lui riprese a stantuffare senza sosta. Non tardò ad arrivare l’ennesimo orgasmo di Lucia,ancora una volta provata fisicamente. Non aveva idea di quante calorie consumasse ma stava dimagrendo a vista d’occhio quel periodo. Erano scopate lunghe,intense,selvagge,con tanto movimento e tanto sudore.
Una volta Roberto le disse:
“Se ti vengo in bocca è per aiutarti cara,così reintegri le proteine che hai perso!” e si mise a ridere; pure Lucia rise e lo ringraziò.

Roberto non era uno che amava venire dentro la vagina. Con Lucia non lo aveva mai fatto anche dopo che lei prese la pillola. Non gli apparteneva; quel viso e quel seno lo ispiravano troppo; ne era ossessionato e voleva sempre innaffiarlo del suo sperma caldo. La disponibilità di Lucia poi era un vantaggio. Non tutte erano sempre disponibili a quel trattamento ma lei si,lei era felice di ricevere caldi fiotti sul viso o giù per la gola.

In quei 10 giorni circa di rapporti clandestini capitò pure fosse lei a chiederglielo esplicitamente e ovviamente lui era felice di accontentarla.
“Vienimi in bocca” le disse anche quella mattina e anche Dario sentì e quella frase detta da lei a Roberto lo eccitò talmente tanto che non resistette più è una dozzina di schizzi caldi gli uscirono dal glande riempiendo la parte terminale del preservativo.
“Ahhh,siete stupendi!” si lasciò andare Dario,attirando per un momento l’attenzione dei due.

Era sconvolto,l’orgasmo lo aveva prosciugato; paonazzo in volto e con il sudore che colava dalla fronte. Il piccolo pene che subito si ritraeva dopo aver schizzato il suo piacere.
“Il segaiolo è venuto!” disse sprezzante Roberto “Ora vengo io!”
E si rimise a cavalcioni sopra la moretta,ormai anche lei prosciugata da innumerevoli orgasmi.
“Mungimi!” ordinò a Lucia che si diede da fare con mano e bocca per fare toccare vette di piacere intenso al buon Roberto.

Sul punto di sborrare ,lo stallone disse:
“Bevilo tutto pompinara!”era ingrifato come non mai ,le palle se le sentiva cariche come non mai. Il fatto di venire in bocca alla morosa del suo amico gli aveva dato un ulteriore fonte di piacere.
Lucia non tardò molto a far esplodere di piacere Roberto e ne fu travolta. Fiotti di caldo sperma le inondarono la bocca riempiendogliela a tal punto che rivoli di sperma le colarono dalle guance andando a finire sul cuscino.

Ancora una volta quel dolce visino da ragazza timida e seriosa si era trasformato nella faccia di una pornodiva navigata.
Dario quasi rimpianse di esser venuto poco prima,lo spettacolo che vide fu memorabile;la sua dolce metà quasi soffocata da fiumi di sperma inondati dal suo amico caro.
Si ripromise tra se e se che la volta successiva sarebbe durato fino alla fine.
Dopo qualche minuto in cui rimasero sconvolti tutti e tre,si rinsavirono
“Cavolo il cuscino va messo a lavare!” disse ridendo Lucia accorgendosi di quanto sperma era colato giù
“Il grosso lo hai ingoiato tesoro!” gli disse Dario “Non avrei mai creduto facessi certe cose!”
Lei fece spallucce sorridendo.

Sarebbe stato il primo di altri rapporti che Dario pote godersi dal vivo.
Il guardone che era in lui ormai aveva preso totalmente possesso della sua vita sessuale.

Quella volta in chat

Non ricordo esattamente per quale motivo decisi di rimanere a casa quel venerdì sera. Era una bella serata di tarda primavera e i miei ormoni si facevano sentire. Non ho mai creduto che internet fosse un buon sistema per sfogare le proprie voglie, o meglio, le mie. Ho sempre cercato, fin da quando, per la prima volta ho sognato un cazzo, situazioni non tradizionali.
Sono nato e cresciuto in una piccola città molto provinciale dove scovare un uomo per divertirmi era difficile, figuriamoci per qualcosa di più “particolare”.

Quella sera volevo provare a trovare, in qualche sito di chat, uno con i miei stessi interessi per un po di virtualsex. Magra consolazione, ma a me piaceva molto coinvolgere un altro uomo in una chat particolarmente hard.
Niente, poco di tutto e nulla di interessante. Poi mi arriva un messaggio privato da un maschio che attira la mia attenzione per il tono provocatorio del messaggio.
“Sei davvero porco come dici, o sei il solito gay cazzaro?”, mi scrisse.

Cazzo come mi fece incazzare quel messaggio. Ma non lo mandai in culo, anzi stetti al “gioco” e risposi al messaggio.
“Sono porco, con la persona giusta, non ho mai avuto problemi ad esserlo!”, risposi io.
“E dimmi, come dovrebbe essere il tipo giusto per te?”. Non era cosi che mi ero immaginato un inizio di chat, ma devo dire che mi intrigava.
“Beh, il tipo giusto è per me un maschio che con gli occhi, il tocco delle mani e il suo odoro mi trasmette tutto il suo essere maschio e la sua anima da porco.

” Appena inviai il messaggio, mi resi conto che non era esattamente quello che volevo dire, o meglio, non chiariva il mio pensiero. Avrebbe sicuramente pensato male, travisando le mie parole.
“Bene. Come un vero porco preferisci il reale al virtual. Ma allora, che cazzo ci fai là a smanettarti con questi quattro moscioni che sono online?”
“Sai, vivo in un paesino di merda dove non ci sono possibilità di incontro. Qua preferiscono smanettarsi in internet o farsi 60km per andare in qualche locale gay.

Stasera non ho voglia di mettermi alla guida per andare in un locale. Spendere per entrare. Rompermi le palle nella solita ricerca infinita di qualcuno, per poi finire per svuotarmi le palle in qualche modo prima di tornare a casa. ”
Il messaggio di risposta arrivò velocissimo e come sempre molto provocatorio. “Io voglio conoscere quanto sei porco e voglio sapere se abbiamo gusti in comune. Dici di essere porco, vediamo quanto. Io abito da solo e ho voglia.

Ho le palle piene di caldo latte per te e dopo ti disseterò con la tisana della casa. ”
La cosa cominciava davvero ad eccitarmi, ma come sempre c’era la distanza a mandare tutto in fumo. E come sempre mi venne istintivo di scrivere, “azzo, come sempre i tipi interessanti stanno lontano”. “E a te chi lo ha detto che siamo distanti? Dimmi da dove digiti? Io abito a xxx”
Azzo, abita a solo 60km, circa un’ora di macchina.

“Allora? Sparito?” Mi domanda. Non sapevo che fare adesso. La cosa mi intrigava molto ma non sapevo nulla di lui. Magari era un uomo pancione e con un pistolino, o magari sdentato e con le mani non curate. Sono cose che mi bloccano completamente. Va beh, vediamo dove si arriva. Rispondiamo. “Io digito da yyy”.
“Vedi! Siamo praticamente vicini! Beh vieni e godiamo insieme!” e aggiunse, “Adesso che fai ti tiri indietro? Dietro la distanza eri un leone e adesso una pecora? Vieni e non te ne pentirai!”
Che faccio adesso, mi domandavo.

Se vado e non è il tipo che mi eccita, ho perso tempo e benzina. Ma se lo è invece, perdo un occasione che aspetto da molto. In genere, per mia esperienza, chi non si mostra ha sempre qualcosa da nascondere e non è la loro indole da omo. La voglia però era tanta e alla fine ho ceduto alla voglia e ho risposto, “ ok, vediamoci, il tempo di prepararmi e di arrivare là.

Ma dove ci incontriamo e come facciamo a riconoscerci?”, domandai io.
“Sai arrivare al parcheggio libero davanti al supermercato della zona di xxx?”, mi rispose, senza darmi ulteriori informazioni. Devo essere matto continuavo a ripetermi, questo mi prende in giro e tu stai facendo il suo gioco come un ragazzino, cosa che non sei più. Ma c’era qualcosa di perverso nella mia mente questo gioco cerebrale mi piaceva.
“Si conosco il parcheggio, ma come facciamo a riconoscerci?”, chiesi io.

“Pensi che di venerdì sera in quel parcheggio ci sia molta gente? Io direi proprio di no. Ok, diciamo che tra prepararti e arrivare hai bisogno di un ora e mezzo. Io sarò là esattamente tra un ora e mezzo. Se ci sei bene. Altrimenti rientro a casa e buona notte. ”
Non mi aspettavo di essere messo alla corda in questo modo. Risposi positivamente a l’ultimatum dell’uomo. Lo salutai. Chiusi il computer.

E andai di fretta a farmi una doccia. E adesso, mi domandavo, cosa faccio? Arrivo là, parcheggio? Giro con la macchina? Non amo la sera gironzolare in questi luoghi e nemmeno sostare, non amo essere fermato da una pattuglia in servizio ed essere controllato. Non amo il loro modo di prenderti velatamente e spesso non troppo per il culo, chiedendoti, cosa facessi da quelle parti, sa che ci sono dei giri strani qua, ecc ecc.

Ha detto che sarebbe stato là tra un ora e mezzo e verosimilmente lo avrei trovato a sedere o a gironzolare là al mio arrivo. Ma, se è uno scherzo? Beh, lo capirò subito se quando arrivo non ci sarà nessuno. Cazzo quanto mi stanno logorando questi pensieri. Non amo l’incertezza, ma mi eccitava e continuavo a correre per prepararmi per non arrivare tardi. Prima di vestirmi però dovevo fare assolutamente una cosa, il mio solito rituale prima di uscire per sesso.

Presi la doccetta per il buchetto voglioso, la raccordai al flessibile della doccia e mi feci una bella pulizia. Poi prima di indossare gli slip, una passatina di nefluan, sia dentro che fuori il buco, cosi che, fosse pronto per ogni evenienza.
Dopo alcuni secondi di indecisione, indossai un jockstrap nero e sopra un paio di jeans e una T shirt nera. Ero pronto. Presi l’essenziale in caso di controlli e mi diressi verso la mia auto.

Mi sentivo come un bambino che deve rientrare a casa velocemente perché sa che ci sono dolci o regali ad aspettarlo.
Il viaggio in macchina fu una tortura. Sentivo salire il mio livello ormonale. Cominciavo a fantasticare su come potesse essere e le porcate che avremmo potuto fare. Ogni tanto passavo la mia mano a sentire i miei capezzoli che erano sempre più sensibili. Ed ogni volta sentivo il mio buco pulsare di voglia.

Riesco ad arrivare un poco prima l’orario stabilitone questo mi permette di capire cosa sta succedendo e capire se e da dove arriverà.
Con mia sorpresa vedo un uomo poco distante da me che è seduto sul muretto che chiude il parcheggio e lo separa dalla strada. Da dove sono vedo solo che è un tipo alto e magrissimo. La cosa si fa interessante. Mi piacciono gli uomini più alti e magrissimi.

Indossava una canotta e degli short neri. Era lui? Effettivamente non c’era nessun altro là e secondo i tempi che ci eravamo dati doveva essere lui. Ma se non era lui avrei fatto una figura di merda. Sono qui. Mi dissi. Ho fatto trenta facciamo trentuno. Feci un sospirone per farmi coraggio e parcheggia la mia auto vicino all’uomo. Scesi dalla macchina e mi incamminai verso di lui. Più mi avvicinavo e più le mie gambe non mi reggevano.

Comincia ad avere un andatura più sicura quando ottenni un cenno da lui che mi fece capire che era lui. Adesso potevo vederlo chiaramente e, cazzo, era davvero un bell’uomo, o meglio, fisicamente era il mio tipo. Alto, barba di uno-due giorni, pochi peli, mani lunghe e affusolate.
Mi fece segno di seguirlo. Ma come, mi dissi, nemmeno un ciao? O era una sua strategia, oppure … non avevo più idee. Oramai andavo per inerzia e lo seguii.

Arrivammo alla porta della sua casa. Una villetta con un bel giardino. Mi fece cenno di fermarmi e poi, finalmente, mi disse, aspetta qua 5 minuti e poi entra dalla porta sul retro che sarà aperta. Finalmente sento la sua voce. Una bella voce da maschio che in una frazione di secondo mi è entrata dentro e mi ha acceso come fuoco.
È entrato in casa e ha chiuso dietro di se la porta.

Io sono rimasto là come detto ad attendere quei 5 minuti. Ma perché dovevo attendere quei minuti. Cosa doveva fare, che non aveva potuto fare mentre mi attendeva. Forse nemmeno lui credeva che sarei venuto. Intanto i minuti trascorrevano e mi sono incamminato sul retro. Era buio ma delle piccole lampade a lanterna illuminavano il giardino. Era davvero bello. Molto curato.
Continuo lungo il perimetro della casa e arrivo alla porta sul retro.

Come detto era aperta, ma la luce all’interno era spenta. Entro piano piano non riuscendo a vedere nulla.
Sento la sua voce che dall’oscurità mi dice di togliermi tutto di lasciare tutto là e di proseguire avanti.
Adesso te la sei cercata, mi dissi, questo gioca pericoloso e tu sei proprio nella tana del lupo. Ma non ascoltai la mia coscienza pedante e mi tolsi tutto, lasciandoli li a terra e nudo proseguii davanti con andatura incerta dato che non vedevo nulla.

“Vieni avanti, non ci sono ostacoli davanti a te. Adesso fermati e resta là dove sei”. Ma come faceva a sapere dove ero. Io non vedevo nulla. Poi ho immaginato che fosse in un angolo della stanza dove vedeva la mia sagoma grazie alla fievole luce che entrava dalla porta. Rimasi in piedi dove mi aveva detto. E attesi. Il cuore andava a mille e stavo tremando un po dall’attesa e un po dalla paura.

“Adesso vediamo quanto sei porco. Davanti a te ci sono degli oggetti per giocare. Scegline uno che ti piace. Ti lascerò un paio di minuti da solo per sceglierlo”. Dicendo ciò accende la luce ed esce dalla stanza. Solo adesso capisco che è una camera da letto. Molto minimal, con un grande letto, un armadio e due porte ai lati del letto e la portafinestra da dove sono entrato davanti al letto.
Sul letto c’è un po di tutto: dildo, oggetti in pelle, lubrificanti, toys per sm, per medical… Non credevo che fosse cosi ben fornito.

E adesso cosa scelgo? A dire il vero ero attratto da ogni singolo oggetto là sopra. Non sapevo proprio cosa prendere e il tempo scorreva. Poi lo sguardo cade su un oggetto in pelle, non so se per caso o se era stato strategicamente messo in vista. Era un bel collare in pelle. Era nuovo e aveva un grosso anello dove attaccare il guinzaglio. Fui tentato più volte di prenderlo e poi mentre lo osservavo in mano per l’ennesima volta entra nuovamente e molto soddisfatto mi dice, “ero sicuro che lo avresti scelto.

L’ho capito subito! Beh, che aspettiamo? Dammi che te lo metto al collo. ”
Senza esitare me lo prese dalle mani, si mise dietro a me e mi applicò il collare. Era duro e rigido, mi piaceva, è molto eccitante l’odore della pelle, ma era scomodo. Lo volevo sistemare, ma con voce dura e decisa, “non ci provare, adesso lo devi tenere”.
“Ma volevo … solo …”, stavo cercando di spiegare il mio gesto, ma lui incurante, anzi, visibilmente infastidito, dal mio farfugliare, afferra con forza il collare e mi spinge in ginocchio.

“Da adesso non hai diritto di parlare, troietta, parlerai solo se te lo chiedo! Ti rivolgerai a me come si conviene. Adesso iniziamo il training”.
Solo nei miei sogni ero stato sottomesso, questa era la mia prima volta. Ero eccitatissimo, anche se inesperto sapevo che sarei stato punito perché visibilmente eccitato. Un brivido scese lungo schiena per l’incertezza di quei momenti. Cercai i suoi occhi per provare a capire cosa sarebbe successo.

“Cosa cazzo hai da guardare? Ti ho forse detto di guardarmi negli occhi? Vedo che sei completamente da addomesticare! Bene!”, il tono della sua voce era duro, ma nello stesso tempo rassicurante.

… continua ….

LA DISCOTECA PARTE 5^ (STORIA VISSUTA)

LA DISCOTECA

(PARTE QUINTA)

Avvertii distintamente il BRIVIDO che percorse il CORPO di mia
moglie quando diedi inizio ad una lentissima LECCATA, mi SCHIACCIO’
la FICA sul VISO, a momenti mi soffocava, prese il mio CAZZO, LO
SCAPPELLO’ e se lo fece SCIVOLARE IN GOLA quindi con l’altra MANO
cercò il BASTONE di Filippo, lo trovò, l’ACCAREZZO’ VOLUTTUOSAMENTE e
lo DIRESSE verso le sue CHIAPPE posizionando la CAPOCCHIA all’INGRESSO
del suo SFONDATISSIMO CULO.

Filippo non si fece pregare, dalla mia posizione privilegiata, vidi
la sua GROSSA NERCHIA entrare, con un COLPO DECISO, nel ACCOGLIENTE
SEDERE di GIOIA e quindi cominciare un CADENZATO POMPAGGIO.
Come già lei stessa aveva confessato a Carlo all’inizio della
serata, questa è la “COMBINAZIONE” che la mia signora preferisce in
ASSOLUTO; infatti dice che non c’è niente di meglio di ESSERE SFONDATA
mentre le LECCO LA FESSA e lei ha la BOCCA PIENA DI CAZZO.

Non c’è serata trascorsa a FOTTERE con amici, in cui lei non voglia
GODERE, ALMENO UNA VOLTA, in questa “POSIZIONE”.
Anch’io adoro questo GIOCHINO; è il MASSIMO DELLA GODURIA, sento
attraverso la mia LINGUA tutti gli SPASMI di Gioia, le ACCAREZZO le
ZIZZE, sono gratificato da un POMPINO DIVINO, vedo la MAZZA degli
amici AFFONDARE nel SUO BURROSO CULO lasciando fuori solo le PALLE,
UN MARITO COME ME, non può proprio desiderare di più.

Mi sentivo di SVENIRE, non si può esprimere a parole quello che si
prova a vedere in AZIONE, a pochi centimetri dai propri occhi, la
VARRA di un uomo INFOIATO che si SOLLAZZA NEL CULO della propria
donna, inoltre l’amico, da ESPERTO INCULATORE, usava il suo BASTONE
con molta perizia, lo faceva quasi uscire dal BUCO NERO per poi
RIAFFONDARLO LENTAMENTE fino ai COGLIONI.
Mia moglie MUGOLAVA di PIACERE.

Dall’intensificarsi dei COLPI di Filippo capii che stava per VENIRE,
infatti gridando “non posso più resistere, mi sento di morire”,
l’amico LE SPINSE FINO IN FONDO IL SUO PALO DI CARNE e si fermò per
SCARICARLE nelle VISCERI tutta la sua BRODA.
Gioia mi schiacciò ancor più la FICA sulla FACCIA, “LECCAMI, forza
LECCAMI, GODIAMO ANCHE NOI”.
Il MANDRILLO dopo qualche attimo RITIRO’ l’ARNESE, ormai MOSCIO,
dalle NATICHE della mia signora, profittai per girare mia moglie
mettendola sotto di me nella classica posizione del SESSANTANOVE, le
SPROFONDAI il CAZZO in GOLA e le RINFILAI la LINGUA nella BERNARDA.

Come “UNA CAGNA IN CALORE”, Gioia mi strinse la testa tra le GAMBE e
mi AFFONDO’ le unghie nella schiena CONTORCENDOSI come un’INVASATA.
Capii che era giunto il momento di farla GODERE, allungai il
percorso della LECCATA, e quando m’accorsi che era sul punto di
VENIRE, feci ENTRARE ED USCIRE LA MIA LINGUA dalla sua FREGNA,
MIMANDO UNA CHIAVATA.
Fu la GOCCIA CHE FECE TRABOCCARE IL VASO, STRITOLANDOMI la testa
tra le COSCE, si IRRIGIDI’ tutta e SBRODOLO’.

Anch’io mi ABBANDONAI e LE SVUOTAI I COGLIONI IN GOLA.
Gli amici, con un gesto inusuale ma spontaneo APPLAUDIRONO, e poi
si complimentarono con la mia signora per la sua BRAVURA, per il suo
SPLENDIDO CORPO ed il suo MAESTOSO CULO.
Gioia, a quel punto disse una frase ASSURDA: “BASTA ALTRIMENTI
MI FATE ARROSSIRE”.
Ridemmo tutti ed io aggiunsi: “questo ha di ECCEZIONALE questa
donna, SI VERGOGNA per un complimento ma neanche ARROSSISCE quando
SI FA SBATTERE DA QUATTRO UOMINI CONTEMPORANEAMENTE”.

“Così deve essere una donna, SANTA nella vita quotidiana e FEMMINA
DA BORDELLO nell’INTIMITA'”, sentenziò Dario, “Gianni tu non sei
d’accordo?”.
“Se non lo fossi non saremmo qui, non vi pare?”.
“PER I MARITI COME ALBERTO, HIP, HIP URRAH”, concluse Filippo.
Erano circa le quattro del mattino; l’aria si era fatta fresca,
Gioia chiese ed ottenne un accappatoio, noi uomini indossammo
le camicie.

Non ricordo chi ebbe la buona idea di dire “ci vorrebbe un bel caffè
ristoratore” ma ricordo che Carlo bloccò Filippo che stava andando in
cucina a preparalo, “facciamolo fare alla signora, se fa il caffè come
SCOPA sarà BUONO DA MORIRE, siete d’accordo?”.
Tutti riconoscemmo che aveva ragione; la mia metà andò di là e noi
uomini rimasti soli parlammo del più e del meno.
Gioia ci servi un OTTIMO caffè che fece esclamare a Carlo: “vedete
che avevo ragione io! è BONISSIMO come lei”.

Dopo aver terminato di sorseggiare la calda bevanda la mia ADORABILE
MOGLIETTINA andò a SDRAIARSI al centro del letto, “adesso ho VOGLIA
DI RIPOSARE, MI SENTO DISTRUTTA!”.
“È naturale, ma non scordarti che hai SFINITO QUATTRO UOMINI
ARRAPATI SODDISFACENDOLI APPIENO; però se ti senti così la colpa è
SOLO tua, SEI TROPPO CHIAVABILE, ma non credo che ti sia
DISPIACIUTO…DISTRUGGERTI”, la STUZZICO’ Carlo.
“CERTAMENTE CHE NO, ANZI È STATO DIVINO, SIETE STATI BRAVISSIMI”.

“Gioia facci sentire COSA TI È PIACIUTO DI PIÙ tra QUELLO che ti
abbiamo FATTO”, le chiesi.
“E come è possibile dire cosa è stato più BELLO, TUTTO QUELLO CHE
MI AVETE FATTO È STATO STUPENDO, HO GODUTO DA MATTA, come hai visto
MI SONO LASCIATA ANDARE come poche volte nella mia vita, tu sai che è
MOLTO RARO che mi COMPORTI COSI’ DA TROIA davanti a TANTI UOMINI”.

“Pensate che si sia COMPORTATA DA TROIA la mia dolce metà?”, chiesi
agli amici.
“ASSOLUTAMENTE NO!, si è comportata come dovrebbero TUTTE le donne
che invece spesso dimenticano di essere anche FEMMINE”, mi rispose
ancora Carlo.
“Allora ditemi voi COSA VI PIACE DI PIÙ DI GIOIA”, incalzai.
Rispose per primo Filippo, dopo essersi seduto sul letto al fianco
della mia INDECISA signora, “a me, è INUTILE dirlo, è PIACIUTO TUTTO
ma la PARTE DEL CORPO di Gioia che mi ha dato più SODDISFAZIONE è LA
BOCCA, vedi, ha delle LABBRA CARNOSE NATE PER AVVOLGERE IL CAZZO ed
una LINGUA DELICATISSIMA che è la DELIZIA DELLA CAPOCCHIA, mi ha
SUCCHIATO l’ANIMA”, e dopo averle ACCAREZZATO il VISO la BACIO’ a
lungo.

L’amore mio lo STRINSE a sé RICAMBIANDO TENERAMENTE l’affettuosità,
“senza togliere nulla agli altri ti dico che sei FAVOLOSO, hai un
CAZZO BELLISSIMO e poi sei DOLCISSIMO, un UOMO come te fa venire
SUBITO VOGLIA di PRENDERGLIELO IN BOCCA”.
Carlo a quel punto andò a sedersi al lato opposto di Filippo e
cominciò ad ACCAREZZARE le COSCE della “LANGUIDONA”, “forse mi
giudicherete più MATERIALISTA ma quello che più mi ARRAPA di Gioia è
IL CULO, È TONDO, MAESTOSO, È UNA CALAMITA per la VARRA, ancora
vestita già mi ha FATTO TIRARE la MAZZA; tesoro sono sicuro che OGNI
UOMO a cui ti sei DATA ha voluto METTERTELO TRA LE CHIAPPE”.

(…continua).

Sei ragazze che si divertono

E’ una giornata come le altre, sono in giro per lavoro, come sempre. Sono in una zona dell’Italia centrale, mi hanno chiamato e da una settimana girovago per le colline del posto. Sono stanco è venerdì, ho finito il mio lavoro, dovrei prendere la via di casa, verso nord. Sono sfinito, non ho voglia di fare quella gran corsa verso il mio rifugio, tanto visto ciò che mi e di chi mi aspetta.

Depressione e voglia di dare un calcio al primo che mi rivolge la parola. Ma sono un bravo ragazzo e certe cose non si fanno. Decido di rimanere un’altra notte, partirò con calma il giorno dopo, sabato. Sono i primi caldi dell’anno, la primavera è già inoltrata. Sono accaldato ho sete, ormai è sera, dovrei tornare in albergo. Avvisare che mi fermo una notte in più, però penso, ho la camera sino a stasera alle 8,00.

Faccio tranquillamente in tempo. Mi fermo davanti ad un bar. Parcheggio e scendo dall’auto. Di fronte a me il locale dove voglio dissetarmi. Noto che è abbastanza pieno e dalle vetrine si nota gente molto giovane, in tiro, con la voglia di bere e divertirsi. L’età é a malapena da maggiorenni. Roba da chiedere i documenti se vuoi bere alcolici, se non fosse che qui si conoscono un po’ tutti. Entro, mi siedo al bancone e ordino da bere.

Una bella ragazza, sui 30-35anni prende il mio ordine. Acqua minerale gasata fredda con un limone spremuto. Mi guarda strano, le faccio notare che ho solo sete in quel momento. È l’unica cosa che mi disseta. Il locale è pieno di gente e di belle ragazze soprattutto. Un po’ giovani per la mia età, ma non riesco a non guardarle, forse è meglio guardare chi mi ha servito da bere. L’età é più consona.

Bevo quel bicchiere in un paio di sorsi. Ora sono a posto. La ragazza dietro al banco, con un sorriso mi dice
“Adesso che ti sei dissetato cosa vorresti?”.
Dentro di me, so io cosa vorrei, ma ho già troppe magagne nella mia vita. Evito di fare il cretino, poi magari me ne pento.
“Un Martini secco, con ghiaccio e due fette di limone”
“Non è che tutto questo limone ti farà male” mi risponde lei , porgendomi il bicchiere.

Io comincio a rispondere, spiegandole che anzi il limone fa bene e sono tutte dicerie quelle che raccontano di certi effetti che lascia se se ne abusa. Mentre parlo con lei noto ad un tavolo, sei bellezze locali. Bevono, smangiucchiano qualcosa e si divertono, ridono. Sembra che stiano prendendo in giro qualcuno. Alzano i calici e brindano. Chissà a chi? Penso tra me e me. Comincio ad essere curioso. Ma é nella mia natura.

Non faccio male a nessuno. Intanto mentre un occhio non perde di vista quelle sei meraviglie, dove ne spicca una con dei lunghi capelli scuri, lisci, tirati all’indietro, un bel visino e un corpo che è tutto un programma, continuo a parlare con la ragazza al bancone, le dico di dove sono, quanti anni ho che domani torno nel nord Italia e che la zona in cui lei vive è veramente “carina”. Ordino un altro Martini, mi sto rilassando, ho fatto bene a rimanere.

I miei problemi possono aspettare. Letizia, la ragazza del bar mi dice che smonta a mezzanotte, mi scrive il suo numero su un tovagliolo. Mi sento in un film, forse ho fatto bene a non fare lo scemo, è cashita da sola nella tela del ragno, penso. Dentro di me, si apre la ruota del pavone che comincia a cantare. La ringrazio con un occhiolino. Intanto siete uscite, io continuo a sorseggiare il mio Martini.

Però se voglio continuare la serata devo tornare in albergo, darmi una sistemata e mangiare qualcosa. Pago, lascio il resto di mancia, mentre esco guardo Letizia e le faccio cenno “dopo ti chiamo”. Lei sorride e si rimette a lavorare. Cosa mi succede? Sarà il fascino dello straniero. Esco, mentre vado alla macchina, una voce attira la mia attenzione, mi giro sei tu, la ragazza che avevo notato nel bar,
“Mi scusi, sarebbe così gentile da fare una foto a me e alle mie amiche?”.

A dire il vero le foto le farei solo a te, vestita solo delle scarpe e del reggiseno. Lo sto solo pensando,cosa fanno due Martini, mi riprendo, “Ma certo, fammi vedere solo dove schiacciare per non fare danni al tuo cellulare. ”
“OK! Mettetevi tutte in posa, un po’ più vicine, abbracciatevi… un momento, fate un bel sorriso. Fatto!”.
Ti avvicini, ti faccio controllare se vanno bene le foto, ne ho shittata qualcuna in più.

Mi ringrazi.
“Prego non c’è di che, vorrei un’informazione dove posso andare a mangiare in un posto carino, ma senza impegno, in questa zona?”.
Ci pensi un attimo e mi consigli , insieme alle tue amiche di andare sulla statale dove c’è una steak house, dove il venerdi si balla si canta e rimane aperta tutta la notte. Vi auguro buona fortuna e me ne torno in albergo. Prolungo il mio soggiorno anche per la prossima notte.

Salgo in camera, doccia, rinfrescante, mi sdraio per riprendermi un attimo, penso a Letizia. Mi vesto ed esco. Chiedo informazioni per trovare il locale che mi avevi consigliato. Salgo in macchina e dopo una mezz’ora trovo la steak house. Entro il locale non è pienissimo, sembra presto. Mi siedo al bancone e in stile americano ordino la cena. Costata di bisonte al sangue, patate al forno e verdure grigliate, birra, rigorosamente rossa. Guardo l’orologio, faccio tranquillamente in tempo a tornare a prendere Letizia.

Arriva il mio ordine e insieme comincia ad arrivare la gente e il locale comincia a brulicare di persone che vogliono il divertimento. Mentre sto mangiando, un gruppo sul palco sta suonando e cantando, ti vedo arrivare. Non sei sola ma nemmeno con le tue amiche, o meglio sei con una di loro, capelli rossi, mossi, un bel sorriso e delle belle, carnose labbra con un rossetto a metterle bene in evidenza e dei bei fianchi, da sculacciare e baciare subito dopo.. Andate al bancone ad ordinare da bere, quando state per pagare, il barman vi dice che è tutto a posto, che ha pagato quel signore là in fondo.

Sono io naturalmente, vi alzo il bicchiere della birra e voi due con quegli occhi furbetti dettati dai precedenti drink, ringraziate e vi avvicinate.
“Era il minimo che potessi fare per il consiglio che mi avete dato. Il posto è veramente carino e la carne è ottima. E voi come mai siete qua?”
“Siamo qua perché il venerdì c’è buona musica, stanno suonando dei nostri amici. Poi per sapere se avevi dato retta al consiglio della mia amica.

Io sono Vittoria, per gli amici Vicky”
“Marco”
“Roberta”.
Mi raccontate che vi eravate riunite per festeggiare e ricordare i tempi passati, visto che eravate in classe assieme e che era tanto tempo che non vi vedevate con le altre ragazze. “Perché voi due vi frequentate?”
“Siamo amiche per la pelle”
Mi rispondi, mandando giù l’ultimo sorso del cocktail. Ci salutiamo dopo qualche altro scambio di opinioni e di chiacchere.

Andate sotto il palco a salutare i vostri amici e cominciate a ballare, tra voi due e con gli altri. Si vede che tra voi c’è complicità e quel pizzico di sensualità che fa la differenza. Mi vengono in mente strane idee su voi due. Vuoi vedere che sono fidanzate, le piace spassarsela insieme. Due ragazze così, il venerdì sera, da sole, senza dei ragazzi che le girano attorno. Va beh, cosa vuol dire per forza devono essere lesbiche, si stanno divertendo tra amiche.

Se due uomini vanno a divertirsi in un locale da soli e sono senza donne, sono per forza dei gay?. Chissà quante volte l’hanno pensato di me e Flavio, allora. Saranno un po’ fatti loro cosa sono, per me, comunque, sono fuori catalogo, troppo giovani. Certo che due creature così che non offrono tutto quel ben di Dio anche all’universo maschile. E mentre mi facevo tutte queste seghe mentali finivo di bere, di mangiare e pensavo che avevo davanti a me un fine serata con Letizia, se non cambiava idea.

Vi ho perse di vista, non so più dove siete. Meglio così, chissà cosa mi ero messo in testa. Ordino un caffè e un ammazza caffè, chiedo dov’è il bagno e mi ci dirigo. Quando esco dalla toilette sento un rumore dal sottoscala, mi avvicino incuriosito. Siete voi due che vi state baciando. Tu sei di spalle e la tua gamba destra è in mezzo alle cosce di Vicky che contraccambia palpandoti quel bel culetto che hai.

Vicky si accorge della mia presenza, ti bacia con molta più intensità, mi guarda e abbassa i tuoi leggins, mi fa scorgere che sotto non porti niente e ci infila una mano fino in fondo, ti ecciti e ansimi. Io che faccio, mi passo la mano davanti ai pantaloni. E’ duro, inevitabile, tu le passi le mani sulle sue tette, da sotto la maglia che porta, non ha il reggiseno e lo spettacolo è sempre più da favola, non sai che vi sto guardando, io e Vicky ci stiamo approfittando di te, lei di più.

Sento dei rumori di altra gente che esce dalla toilette. Riesco, a fatica a rispettare la vostra privacy. Torno al bancone, bevo il caffè e l’ammazza caffè, lo tiro giù in un sorso. Ne ordino un altro, più forte, uno scotch invecchiato. Questo lo gusto. Fantastico su ciò che ho visto e su ciò che mi sarebbe piaciuto fare. E’ il momento di pagare, non vi ho più viste, saranno ancora dentro o sono uscite, se ne sono andate?.

Meglio non saperlo. Esco, Letizia mi aspetta, mi avvicino alla macchina, cerco le chiavi, apro la portiera.
“Marco, ti chiami Marco, vero?”.
Sei tu, ti avvicini con segno di sfida, mi cascano le chiavi, le raccolgo.
“Dimmi, cosa vuoi?”.
“Ho una scommessa in ballo con la mia amica. Devi essere sincero con me e con lei”
“Io cosa c’entro con la vostra scommessa?”
“C’entri e ti dico perché.

La scommessa è che io non credo al fatto che prima ci stavi guardando sotto le scale e lei quando si è accorta mi ha messo la mano nei miei leggins per farti vedere il mio culo con dentro le sue mani. E’ vero o no?”
“Se è per questo, sotto non porti niente e ho visto anche le sue tette e le tue mani che la palpavano, è senza reggiseno. La mamma mi ha sempre detto di dire la verità”.

Sei leggermente sbiancata, mi hai fulminato con gli occhi, ti sei girata verso Vicky e le hai alzato il dito medio.
“ Scusa, ma lo spettacolo era molto interessante ed eccitante. Però vi ho lasciato finire in privato. Scusa e la scommessa qual era?”
“Dai diglielo Roberta, diglielo, le scommesse si pagano”
“ Se vincevo io, mi baciava i piedi per una settimana di fila, quando volevo io. Se perdevo, se perdevo…”
” Dai Diglielo!”.

“Devo domandarti una cosa”
“Dimmi!”
“La mia amica si è eccitata tantissimo quando ti ha visto e siccome siamo bisex e non totalmente lesbiche, la scommessa sta nel chiederti se per iniziare ti va ne se te lo prende in bocca e poi se ci scopi tutte e due insieme?”.
Al momento stavo per cadere per terra. Non sapevo cosa dire, o almeno, sapevo cosa dire. Ho preso fiato, ho pensato.

“Dove qui in macchina? Adesso?” Vicky si avvicina e mi sussurra
“ Qui a 10 km c’è un motel, La stanza la offri tu, però, noi siamo delle giovani exstudentesse”
“Va bene, fatemi strada” dico io.
Mentre ci avviciniamo al motel la testa mi va in pappa, ancora non ci credo, pensa se andavo a casa, invece sono rimasto, il destino alle volte è malvagio, alle volte invece…. Arriviamo al motel.

Pago la stanza, vado a parcheggiare. Ho un leggero imbarazzo, in un motel con due donne. Certo chissà quante ne hanno viste. Mi faccio coraggio. Mi fermo a prendere dei preservativi al distributore automatico, comunque sia, sesso sicuro. Arriviamo alla camera, vi faccio entrare, mi chiudo la porta alle spalle. Ti togli il giubbino di pelle appoggiandolo alla poltrona, la stessa cosa la faccio io.
“Chi è il maschio tra voi due e chi è la femmina?”, dico per stemperare un po’ l’ambiente.

”Siamo femmine, tutte e due femmine!” Mi rispondi, molto incazzata, mentre Vicky in quel momento esatto mi mette la mano sui pantaloni per sentire quanto è duro.
“Adesso te lo facciamo vedere quanto siamo femmine!” mi dice Vicky mentre comincia a sbottonarmi i pantaloni. Ho rischiato di mandare tutto a puttane, penso, ma cosa cazzo ne so io di cosa pensano non volevo offendere nessuno. Ma la voglia è tanta e soprassedete alle mie cazzate.

Vicky mi infila la mano nelle mutande e mi prende il cazzo nella sua mano, comincia a leccarlo senza prenderlo in bocca. Tu intanto cominci a togliermi la camicia e ad accarezzarmi il petto, mi baci sulla bocca. E’ da quando ti ho vista al bar che volevo assaggiare il sapore delle tue labbra. In un attimo resto in mutande con Vicky sempre attaccata al mio cazzo. Ho delle sensazioni che non provavo da quando ero un ragazzino.

Le mie palle, assaggiano la sua lingua, scompaiono nella sua bocca. Le mie mani cominciano a spogliarti a toccarti, hai una bella pelle, ti bacio sul collo, ti vengono i brividi, le mie mani scendono in mezzo alle tue gambe, non porti le mutandine, adesso ne ho la conferma, sei depilata e liscia, il mio dito si infila come il coltello nel burro. Ti masturbo quanto basta per farti venire la voglia di spogliarti.

Vicky intanto mi sta facendo vedere il paradiso, quando è nella sua bocca, il mio cazzo sente la sua lingua sulla cappella, come fosse un vortice. Ti stai per togliere il reggiseno, ti chiedo di non toglierlo e di tenere su le scarpe. Ti avevo desiderata così, ne approfitto. Sei uno spettacolo. Ti abbassi anche tu cominci a baciare Vicky e il mio cazzo, melo prendi in mano e baci in un modo che io non ho mai visto la tua ragazza.

Le togli la maglia, non posso fare a meno di tirarla in piedi baciarla e toccare quei seni che vogliono solo essere succhiati. Ha una bella lingua, non c’è che dire, capisco perché gradivo il suo pompino. Tu, non sei da meno, lo prendi in bocca, fino in fondo, mi lecchi la cappella con la punta della tua lingua. Mentre continui a succhiarlo Vicky resta completamente nuda. Penso “Quanto ben di Dio ho a mia disposizione”.

Ti sdrai sul letto a pancia in giù, mi fai vedere il buco del tuo culo e sotto la tua passerina che vuole divertirsi. Mi chino su di te ti slaccio il reggiseno. Prendo le tue gambe ti giro pancia all’aria ti levo il reggiseno, le tue tette stanno nelle mie mani, ti tiro i capezzoli che sono gia duri. Sono in piedi davanti a te, ti prendo i piedi Ti tolgo le scarpe, ti bacio i piedi, prima uno poi l’altro.

Vicky continua a farmi una sega, abbracciandomi da dietro, mi stringe le palle, quasi mi fa male, ma mi fa godere. Ti piace come ti lecco i piedi lo vorresti per ore. Piano, piano, scendo fino alle tue cosce, le prendo ti tiro fino a me e comincio a leccare la tua figa.
” Ti bacio l’ombelico” urlo.
Comincio a leccarti sempre più forte, infilo la lingua dentro la figa, spingo, ti dà fastidio, ti tiri indietro.

Vicky in quel momento mi scansa, “Ti faccio vedere, come le piace”. Si abbassa su di te e comincia a leccare, in un modo che non capisco, ma tu capisci, eccome se capisci. Cominci a godere, con le mani tiri le lenzuola del letto e le chiedi di non smettere. Lei continua e tu raggiungi l’orgasmo, sei bagnata, molto bagnata, anche il letto lo sa.
“Visto come si fa?”, mi dice Vicky, tutta soddisfatta.

Penso
“Non ho capito proprio un cazzo se due ragazzine hanno da insegnarmi come leccare la figa di una donna”.
Non mi perdo d’animo, anche perché Vicky, ha aperto un preservativo e con la sua bocca me lo infila sul mio cazzo.
”Mi scopi? Si o no?”.
La prendo da dietro, è uno splendore, la prendo per i fianchi e comincio a fare avanti e indietro con il mio cazzo dentro la sua figa.

Non posso fare a meno di sculacciarla, non tanto, quanto basta per aumentare il godimento di entrambi. Tu cominci nuovamente ad eccitarti, ti tocchi, mi dici che anche tu vuoi lo stesso servizio, mentre ti avvicini alle labbra della tua amica e la baci, le massaggi il seno, le baci i capezzoli. Poi. Ti avvicini a me e ti fai ribaciare i piedi mentre Vicky infila le sue mani nelle tue cosce. Vi sposto tutte e due, mi sdraio, pancia all’aria, non è piccola la mia pancia, ma tu salti subito in sella, ti infili il cazzo nella figa e cominci a strofinartelo, ti fai finalmente scopare da me.

Vicky, si mette dietro di te, ti abbassa e comincia a leccare il buchetto del tuo culo e le mie palle.
“Questo è baciarmi l’ombelico!” Mi dici mentre stai godendo.
Comincio a capirci qualche cosa. Anche perché comincio a scoparti così. Nove colpi lenti, uno forte, 8 colpi lenti e due forti, 7 colpi lenti e tre forti, 6 colpi lenti e 4 forti, sino ad arrivare a 10 colpi forti. Molte volte non arrivo alla fine, vengo prima, ma qui no, ci riesco e tu godi, per la seconda volta hai l’orgasmo, ma è merito mio.

Ti scansi di lato a godere. Sembra una gara ha chi ti crea più piacere. Non è così Vicky mi piace e voglio fotterla. Non faccio in tempo a pensarlo e subito mi prende l’uccello toglie il preservativo e ricomincia con un pompino. Non faccio in tempo a capire che le sborro subito in faccia, apre la bocca è desiderosa di ciò che sta prendendo, ingoia quanto basta, Il resto glielo pulisci tu, sul collo sulla fronte, non esitate a scambiarvi qualche bacio.

Poi vi pulite ma non smettete di toccarvi, siete eccitate. Per la prima volta davanti a me ho due donne che fanno l’amore. Vi guardo, sembrate complici delle vostre effusioni già da tempo, non siete novizie. Più vi guardo e ascolto le vostre effusioni e più mi rendo conto di che uomo fortunato sono in questo momento e quale mondo inesplorato sia l’universo femminile. Mi avvicino a voi, vi state leccando la passerina in un fantastico 69.

In mezzo alle gambe siete umide e continuate a leccarvi. Provo a mettere le mie mani nelle vostre fighette e delicatamente mi scansate. Sembro il fuco, quando l’ape non ne ha più bisogno. Non mi resta altro che farmelo diventare duro, ci vuole poco, con lo spettacolo che ho davanti e segarmi. Adesso vi state baciando in bocca. Le vostre mani si danno ‘una mano’, fin quando non venite tutte e due. Sei a tre orgasmi, io e Vicky uno solo.

Ma ci stiamo divertendo, almeno io. Mi avvicino al letto, vi bacio, tutte due, anzi ci stiamo baciando tutti e tre. Vicky, lo prende in mano, mi incappuccia ancora il cazzo e se lo infila delicatamente, comincia nuovamente a godere, insieme a me, questa volta le bacio la schiena, tu la baci in bocca, sta ansimando, piano ,piano, poi sempre più forte, ma senza urlare. Non vorrebbe mai smettere, le mie mani toccano tutti e due i vostri, seni (ho le mani lunghe), non saprei quale scegliere, non saprei neanche chi scegliere tra voi due.

Sembrate una cosa unica, del tipo,
“Dateci un uomo e ci pensiamo noi!”.
Vicky raggiunge l’orgasmo grazie anche alle tue manine che la sgrillettano. Mi tolgo il preservativo, ho tra le mani il cazzo, non so che fare, mi guardi, sorridi, lo prendi tra i tuoi piedi e cominci a farmi una sega che mi fa venire i brividi. Meglio di un pompino appena sveglio la mattina. Vengo, ti riempio i piedi di sborra, non smetti di segarlo finche il mio cazzo si arrende, ti è piaciuto, non aspettavi altro.

Siamo tutti e 3 contenti e sdraiati nel letto. Ci addormentiamo.
Mi sveglio di colpo, sudato.
“LETIZIAAAA!!!”, urlo, “Non ho chiamato Letizia”.
Mi guardo attorno, non sono nel motel, sono solo nella mia stanza d’albergo, è l’una di notte.
Mi tiro sulla sponda del letto “Sono proprio un pirla”.
Prendo un acqua minerale gasata. Mentre la apro penso
“Non ho mangiato. Non ho neanche il limone”.

By ULULIULULA.

Felici e contenti (leggere prima “Il Matrimon

Ho chiuso la porta, il Liga sta finendo di cantare. Ti guardo, sei ancora più bella di oggi e di ieri, sei affascinante, una meraviglia. Indossi una felpa , dei leggins tipo tuta, un paio di converse ai piedi, sei senza tacchi, ma non si vede, capisco che sei alta anche senza tacchi. Non è una necessità per te, ma una libidine.
Appoggio la mia mano destra sulla tua guancia, avvicino le mie labbra alle tue.

Un bacio, un bacio di benvenuto. Sei calda sulle labbra, a differenza di oggi in cantina, ci guardiamo negli occhi.
“Benvenuta, questa sì che è una sorpresa. ” Non lo sai, ma stai entrando nella mia tana, sono un orso che vive in solitario.

Lo puoi vedere dal disordine che c’è all’interno del Camper. Cerco in un attimo, manco fossi Superman di mettere in ordine e cercare di rendere presentabile il soggiorno e la camera che poi sono la stessa, cosa. Sicuramente a te non interessa più di tanto che ci sia ordine, non sei venuta sicuramente per questo motivo, non sei dell’ufficio di igiene. E’ solo disordine, poi oggi abbiamo scopato in una cantina.
Sei qua per “sdebitarti” e io da “creditore” sono pronto, anzi prontissimo, sono davanti a te, solo con un asciugamano legato in vita.

Ma io non voglio solo firmare una ricevuta, riscuotere e mandarti a casa. A questo punto, voglio riscuotere con monetine, tante monetine, contarle insieme a te, abbiamo una notte davanti a noi.
“Dammi un attimo, mi do una sistemata e torno. ” “Fai pure intanto metto le birre in frigo”.
Penso, perché non le beviamo subito?
Vado in bagno mi tolgo l’asciugamano, mi vesto jeans e camicia. Do una sistemata a quei pochi capelli che mi sono rimasti in testa, una passata veloce ai denti con il dentifricio.

Esco, mentre chiudo la porta de bagno
“Ci vuoi del limone nella bi…. ”
Non sei seduta, sei sdraiata nel letto, hai addosso solo la felpa con la cerniera leggermente abbassata sul davanti. Sei messa di lato, la tua mano sinistra tiene la testa sollevata, la gamba sinistra è sdraiata nel letto, mentre la destra ha il piede appoggiato al ginocchio sinistro e inevitabilmente ti allarga le cosce, capisco perché hai messo le birre in frigo.

“Vedi, la mia passerottina, oggi, ha trovato un uccello alla quale piace e ha insistito, per venire a trovarlo” mentre abbassi anche la gamba destra.
Mi avvicino al letto ti prendo con le mie mani e ti tiro su in piedi sul letto. Ti sono davanti. Adesso sei più alta di me, abbasso la cerniera della felpa. Sotto non hai niente o meglio hai tanto, intendo che non indossi niente. Le mie mani sono sul tuo culo ti stringo a me , ti bacio l’ombelico, anche con la lingua, mentre le mani si infilano piano piano nelle natiche, scendo sempre più sotto a baciarti, sono sul monte di Venere, sento il tuo odore, quello che hai lasciato oggi nelle mutandine che ho tenuto, anche se hai fatto la doccia e sei profumata, lo sento.

Quando hai bussato ero in bagno , avevo appena finito di odorarle. Ti sto baciando sopra il clitoride, intanto le mani cominciano ad entrare, da sotto. Indovina come sei? Non lo sai? Sei bagnata. Levo una mano e la metto nella tua bocca per farti sentire come sei bagnata. Baci le mie dita, le succhi, le lecchi. Cominci a dimenarti all’altezza del bacino, ma con dolcezza, vuoi sempre che non smetta. Mentre la restante mano continua nel massaggio torno su con la testa, ho davanti i tuoi seni, li bacio, prima uno poi l’altro.

Mi sbottoni la camicia, me la togli, sono a torso nudo e mi baci sul collo. Ho i brividi, le tue tette sono bellissime e i capezzoli sono da succhiare e mordicchiare tanto sono duri. Levo le mani da sotto, le mie braccia percorrono la tua schiena, le mie mani sono sotto le tue ascelle, ti sollevo, ti porto a me e tu allarghi le gambe e le metti attorno alla mia vita. Ci buttiamo sul letto, stiamo quasi facendo la lotta, provo farti il solletico e tu in tutta risposta, mi pianti le tue unghie sulla mia schiena.

Mi hai immobilizzato, torno ad essere sensuale nei tuoi confronti, almeno ci provo. Ci sono riuscito, sembri una gatta in calore. Ti metti sopra di me, mi slacci i jeans e infili subito una mano a cercarlo. Lo prendi nella tua mano e lo stringi forte, mentre lo scappelli. Lo esponi alla pubblica piazza del camper. Sembri orgogliosa di averlo tra le mani, ci sputi sopra e cominci a segarlo, su e giù, su e giù senza smettere.

Sono inebriato, mi viene da pensare “ Oggi era l’aperitivo, questo è il pranzo di nozze” Poi, ti butti su di me, ci rotoliamo, sono sopra, ma non molli quello che hai in mano. Mi tiro su, continui a non mollare la presa, malgrado io sia piedi. Mi levo i pantaloni e gli slip. Adesso sei seduta, me lo prendi in bocca, fino in fondo.

Lo spompini senza usare le mani che sono sulle mie chiappe e spingono verso la bocca. Ti metto una mano sulla testa per dare un ritmo più consono alle mie esigenze, Ma non vuoi, mugugni qualcosa in modo molto, sessualmente, incazzato.
“ Sei proprio una gatta in calore”.
Mi lascio fare il pompino come vuoi tu. Ne vale la pena. Adesso tocca a me darti piacere con la mia bocca. Ti sdrai ed io in ginocchio giù dal letto, comincio a leccarti.

Mi aiuti alzando e allargando le gambe. Ti lecco il clitoride, sulla punta, cominci piano, piano ad ansimare. Poi sempre con lingua e dita, allargo le grandi labbra e lecco anche lì. Poi torno sul clitoride e ci resto. Continui ad ansimare, ti piace, provi molto piacere, lo si capisce da come muovi le anche, da come grondi, esce una cremina che mi lecco avidamente, cerco di asciugartela, ma continui a bagnarla. Io l’asciugo, tu la bagni.

“Non smettere, cosi vai bene anzi beeenissimoooo!”
Sei venuta, non mi pare vero sei venuta con la mia lingua. Mi stringi la testa tra le gambe e io continuo a leccare, mentre le mani ti stringono i seni.
“Vieni, scopami, voglio il tuo cazzo nella mia figa. ” Obbedisco, sai che fatica.
Sono sopra di te mi stringi a te, sia con le braccia che con le gambe.

Il mio uccello entra dentro senza l’aiuto di nessuno, Va fino in fondo, lo spingo al punto che dentro di te, mi si scappella di brutto. Resto così finchè resisto, rischio di venire. Comincio a scoparti. Poco dopo mi tiro su, sono in ginocchio davanti a te il mio cazzo è sempre dentro, lo tiro fuori con la mano, lo rinfilo, lo ritiro fuori lo sbatto sul tuo grilletto, sfrego la mia punta all’ingresso della tua figa.

“Scopami, dai scopami , lo voglio dentro”. Mai non lo faccio, continuo a giocare, mi piace vedere che soffri, godendo nell’attesa che io ceda alle tue lusinghe. Ti faccio attendere ancora, sei capace di resistere. Visto che fai come dico io ti accontento. Ricomincio a scoparti, prendo i tuoi piedi li unisco e li porto alla mia bocca. Hai le gambe unite e continuo a scoparti, ti lecco le piante dei piedi, cominci a mugugnare.

“Ti piace farti leccare i piedi, vero? Stanotte sei la mia troia”
“Si leccameli e scopami, continua cosi, dai è quello che voglio” Accontentata, ti succhio anche le dita dei piedi.
Stanotte, sei proprio la mia troia, non hai idea di come stai godendo, sembri non capire più niente. Si capisce che stai venendo, infatti vieni, cominci ad urlare, le tue mani sono sulle tue chiappe te lo spingi dentro mentre continui a godere.

Io accelero la scopata, affondo i colpi voglio venire anch’io.
“Vienimi dentro, vieni dentro la mia figa, voglio sentire la sborra calda dentro di me che mi riempie”
“Sicura? Sei Sicura?”
“ Sì, sì, prendo la pillola”. Non fai in tempo a finire di parlare che vengo sborro, ti sborro dentro la figa. Il mio cazzo è dentro di te pieno di sperma. Si gode il meritato riposo.
Siamo lì, sul letto, guardiamo il soffitto del camper.

Chissà se pensiamo la stessa cosa?
“Mi scappa la pipi, devo andare in bagno. ”
shitti in piedi e corri verso la toilette con le mani sulla patatina a per non far colare lo sperma. Lasci la porta aperta e quando sento che stai pisciando mi tiro su e ti guardo.
Cosa darei per vedere che stai pisciando, vorrei essere davanti a te, ma mi basta vederti di profilo. Sto scoprendo che mi piace il pissing.

Ti pulisci ti alzi. Sei splendida.
“Vuoi una birra? Io si, ho tanta sete, altrimenti cosa le ho portate a fare?”
“ Si ne voglio una anch’io, ma con il limone però. ”
“Va bene te l’ha preparo io, così ti faccio vedere che so servire anch’io da bere. ” Siamo sul letto, con le birre in mano.
“Brindiamo alla faccia di chi ci vuole male. A proposito di chi ci vuole male e Alessio che fine ha fatto?”
“Chi quell’essere con il cervello grosso come una nocciolina? L’ho mandato al diavolo, gli ho detto che non ne potevo più di lui delle sue corse e delle sue paranoie”
“Non sai cosa ti perdi con me” Mi ha detto.

“Lo so cosa perdo. La noia, ecco cosa perdo, perdo la possibilità di annoiarmi. ”
“Hai fatto bene, troppa boria del tipo’ so io come si fa’”
“L’ho mandato a cagare prima di venire da te. E sono venuta anche dopo”
“Spiritosa! Si, ma non è finita qua, almeno per me”
“ Chi ha mai pensato di finirla qua. I miei sanno che sono da una mia amica.

La mia amica”…. “ In che senso, la tua amica?”
“E’ una ragazza che era a scuola con me e da un po’ ci frequentiamo. Un po’ più intensamente rispetto ad un’amicizia. ” Lo dici, infilandoti la mia camicia. Cosa provano le donne a metter e le camice dell’uomo con cui hanno appena fatto l’amore? Boh
“ Cioè vorresti dirmi che tu…insomma che tu sei… sei”
“ Sono bisex!” Mentre lo dici scuoti la mano destra , con il pollice e l’indice a formare una C, mi guardi …
“Bisex! Chiaro? Mi diverte , tantissimo.

Sono felice, con i miei alti e bassi. Ma felice Sapere che personalmente non ho pregiudizio, nel divertirmi sia con una donna che con uomo o tutti e due. Ho la capacità di scegliere, questo mi piace. Sia ben chiaro non vado con tutti a prescindere. Vado con chi mi piace e a chi piaccio. Ecco perché sono felicissima di aver mollato Alessio. Oggi ho capito che la mia testa , il mio cuore e, se permetti il mio culo è solo roba mia e decido io con dividere i miei sentimenti, siano morali o fisici.


“Alla faccia del bicarbonato di sodio, diceva Totò. Oggi ti senti più indipendente che mai!”
“Guarda, quello che ho fatto oggi con te, soprattutto stanotte, fino a ieri non l’avrei mai fatto. Venire qui, da te, a chiedere esplicitamente cosa volevo, con il rischio di avere il 2 di picche (la vedevo dura, ma non si sa mai nella vita), è stato come imparare a volare. ”
“Lusingato di aver volato con te.

E la tua amica? Lei cosa ne pensa? Non è come tradirla?”
“Forse, può essere. Ma vedi il nostro è un rapporto aperto. Sa dove sono stanotte. Questo deve bastare a tutti e due”.
Guardandoti negli occhi alzo in alto il bicchiere e brindiamo. Iniziamo a parlare un po’ di tutto di cosa fai, di cosa faccio, di come vivi e vivo, cosa piace a te e cosa piace a me. Il tempo passa, le birre finiscono e con esse gli argomenti del cazzeggio.

Mentre ti passi i capelli dietro le orecchie , mi guardi e con quegli occhi da gatta che ti ritrovi. Hai le tue ginocchia all’altezza del tuo viso, con le mani ti accarezzi le gambe, sino ad arrivare ai piedi, li accarezzi come se te li stesse accarezzando un’altra persona. Stendi le gambe per far si che le tue estremità arrivino a me. Ti accarezzo i piedi li massaggio come fossero la cosa più preziosa che ho mai avuto tra le mani.

Passo i polpastrelli dalla punta dei piedi sino al collo. Accarezzo le caviglie, ti bacio il malleolo e torno alla punta dei piedi. Ti bacio le dita, una ad una, il dorso e la pianta, ti faccio un ennesimo massaggio con le mani. E tu? Sei estasiata, come un gatto che riceve le coccole, fai le fusa, sposti le gambe con grazia e sensualità, le tue mani, egoiste, sanno dove andare. In mezzo alle tue gambe, ti tocchi delicatamente, con una mano, l’altra sbottona la camicia e tocca i tuoi seni.

Mi sembra di vedere un film ma in 3D, anzi 4D, visto che anch’io ne faccio parte. Con la mia bocca e le mie mani, risalgo le tue gambe, sembrano non finire mai, oppure sono io che le apprezzo in modo particolare? Forse tutte e due. Ma non mi fermo dove pensi, ti accarezzo i fianchi, ti bacio all’altezza della vita, i seni, il collo. Ti voglio baciare, anche perché devo ritrovare le forze e gli stimoli che mi portino all’alza bandiera.

Le tue labbra mi baciano, mi sussurri parole d’amore, senza dire che mi ami. Anch’io non sono da meno.
“Stanotte sei la mia donna. L’amore di stanotte è come un colpo di rasoio che fa un taglio preciso. Con le piccole cose che dici hai davvero illuminato la mia giornata”
Le mie mani adesso ti stanno toccando, tu tocchi me. Lo facciamo piano, a gustarci il momento, forse sono anche le birre, fatto sta che le tue mani mi risvegliano i desideri di qualche ora fa.

Continuiamo a toccarci, passi le tue mani inumidite della tua saliva, sulla punta del mio cazzo. Io non ho bisogno di inumidire le mie mani, fai tutto tu, sei bagnata.
Ti piace, mi piace.
Nessuno dei due dice una parola, emettiamo solo dei versi strani. Ora sono in ginocchio ai piedi del letto la mia testa è in mezzo alle tue gambe ti lecco la figa, è bellissimo. Ti bacio l’interno coscia, le labbra, dentro e fuori, il clitoride, mi aiuti con le tue mani ti allarghi le labbra, mi permetti di entrare il più possibile dentro quel ben di Dio.

Leccarla è la cosa più bella che posso fare. Ogni tanto tenti di stringere le gambe, come se stessi venendo, ma non è ancora l’ora. In tutto questo mi sto facendo una sega, sempre a bassi regimi. M a questo non basta, ho voglia di infilarlo di fartelo sentire, mi alzo mi metto in piedi, pronto a mettermi sopra di te. Ma qui, mentre ti stai toccando metti un piede sulla mia pancia mi blocchi, l’altro lo appoggi sulle mie palle e le massaggi.

Ti guardo, mentre ti stai toccando, tocchi anche me. Mi stai facendo una sega con i piedi, ti eccita, ti masturbi, Io sono lì praticamente impietrito e soggiogato dalla tua iniziativa resto lì e non posso far altro che subire la piacevole sensazione. Lo scappelli in maniera divina, ai tuoi piedi mancano solo le labbra perché sia come un pompino. Cominci ad ancheggiare mentre i tuoi piedi masturbano il mio cazzo. Non ce la faccio più, vengo, ti sborro sui piedi.

La sensazione di calore che hai sulle gambe fa venire anche te. Ti guardo, le tue gambe sono stese sul letto, le tiri su, porti i piedi alla tua bocca, li lecchi vuoi la mia sborra, mi dici che ha un buon sapore che ti piace. Fatto sta che mi sdraio vicino a te. E’ inevitabile, ci addormentiamo insieme, lì sul letto che sembra un campo di battaglia e noi gli unici sopravvissuti.
Sento bussare alla porta.

Mi sveglio, ho la testa che non è connessa con il cervello, non so dove sono, mi alzo, ti cerco , non ci sei, apro la porta.
E’ il padrone della villa, è venuto a salutarmi.
“ Sono soddisfatto del lavoro che ha fatto e di come ha organizzato tutto. Sono sicuro che lavoreremo ancora insieme” “
Sìssì, grazie, sono molto contento. Adesso, una bella doccia per svegliarmi, mi preparo e levo le tende! Del resto ieri è stata una giornata faticosa.


“Beh, anche la notte che ha passato deve essere stata faticosa, ma sicuramente molto, molto, più piacevole! O sbaglio?”.
Lo saluto e lo ringrazio. Chiudo la porta, cerco tracce della tua presenza, non può essere un altro sogno.
Mi giro, sul tavolo, una bottiglia vuota di birra, mi rasserena.
Sotto un foglio.
“Grazie! Firmato Roby”

By ULULIULULA.

Il matrimonio

Era mattino presto, e mi chiamano alla finestra
Mi dicono “Francesco ti vogliono ammazzare”.
Io domando “Chi?”, loro fanno “Cosa?”.
Insomma prendo tutto, e come San Giuseppe
Mi trovo a rotolare per le scale, cercando un altro Egitto.
Alla radio De Gregori canta questa canzone. Effettivamente è mattino presto, molto presto, ma devo organizzare un matrimonio. Domani un’altra coppia di ragazzi ha deciso di convolare a nozze, speriamo, non si stanchino subito di loro stessi.

Ormai le coppie come si uniscono si dividono. Non lo sopporto, non esiste amor proprio per difendere la scelta fatta. Sarà che con i social possiamo raggiungere chi vogliamo, come vogliamo, raccontare e farci raccontare da persone che se le incrociassimo in giro per strada, in un negozio, in una piazza o via di una qualunque città, non ci degneremmo di uno sguardo se non per lustrarci gli occhi o per la stravaganza di come uno si veste oppure per come qualcuno si comporta urlando in mezzo alla gente.

Ci crediamo di far parte del mondo, ma quando dobbiamo fare i conti con noi stessi e con chi abbiamo giurato fedeltà e condivisione, lì non siamo più social, preferiamo dividerci , o forse lo siamo, perché viene più facile bannarsi, si dice così vero? (niente di personale verso chi legge, anzi in questo sono molto fortunato, so già che ti stai preparando)
Comunque bando alle ciance, la radio passa De Andre, si vede che il messaggio subliminale dice che non devo fare il Deficiente, ma devo prendere delle decisioni importanti per l’evento di domani.

Organizzo catering, la stagione dei matrimoni è iniziata da tempo siamo a maggio inoltrato. Direzione Trentino, non so ancora se una vecchia villa o un simil castello dell’azienda che fornisce il vino nella zona, ormai usa così e a me va bene, molto bene. Mi hanno chiamato per andare fin là. Il carrozzone l’ho messo in moto, vediamo se oggi arriva tutto e se non manca, come al solito, qualcosa. Per queste “missioni”, quando sono lontane, mi muovo in camper.

E’ comodo, resto in zona evento ho tutto a portata di mano. Sono ormai sul lago di Garda, tra poco arriviamo a destinazione. La radio adesso mi racconta della crisi greca, dell’Isis e di come i gobbi (la Juventus), si avvicinano alla finale di Champions. Ma chi sene frega, del Milan non parlano quindi, importanza relativa. Intanto la destinazione si presenta davanti a me, incontro il proprietario della villa, E’ una villa dell’ 800, ha subito molte ristrutturazioni, la leggenda racconta che nelle cantine dove adesso tengono anche del buon vino, nella seconda guerra mondiale salvarono degli ebrei grazie al signorotto proprietario della villa.

“Vorrà dire che andrò a vederle ‘ste cantine”. Ma è ora di lavorare anche perché la cucina va allestita, preparare la zona aperitivi, del pranzo, dove mettere la musica, insomma lasciatemi lavorare. Ed è subito sera ormai, fortuna che il tempo tiene e gli invitati potranno stare tranquillamente all’aperto.
Arriva una macchina, dalla quale scende, la sposa insieme ad una sua amica. Una sventola di ragazza, ti dirò anche la sua amica, mi viene incontro la saluto e le dico, visto che i miei riferimenti erano lei e la mamma dello sposo che era quasi tutto a posto, mancava praticamente la torta, che sarebbe arrivata fresca il giorno dopo e i formaggi, ma a quelli ci avrei pensato io, visto che sono la mia passione.

Avevo fatto arrivare formaggi di tutti i tipi e da tutti i posti Francia, Inghilterra, Spagna e immancabilmente l’Italia. Naturalmente bagnati dal Recioto. La sua amica pendeva dalle mie labbra, non mi toglieva lo sguardo di dosso, ero quasi imbarazzato, la sposa non si accorgeva della situazione da tanto era concentrata nelle ultime verifiche. Però ero anche gratificato e un po’ mi pavoneggiavo, anche perché più la guardavo e più mi acchiappava, gran bella fisicata e sorrideva, sorrideva, era felice.

Non ti immagini cosa le avrei fatto lì su due piedi dietro ad un albero, anche perché ho qualche arretrato, sono sempre in giro con il camper. Saluto la futura sposa e la sua amica.
”Non è amica mia, è mia sorella. Non sta più nella pelle che io mi sposi, così si impossessa della mia camera”
“Non è vero, sono felice perché è il primo matrimonio che c’è in famiglia e domani mi voglio divertire, malgrado Alessio.

”.
Mi riprendo e non posso fare a meno di notare il suo accompagnatore. “Alessio, mi sa che quel pirla è Alessio. Un bel ragazzo non c’è che dire 185 cm circa, capelli corti sui lati e leggera cresta di un colore tra il biondo e il giallo, palestrato almeno 6 ore a settimana.
Avrà una tartaruga, che sarà una testuggine. La tartaruga ce l’ho anch’io, poi se le donne la vogliono subito lì e non hanno voglia di cercarla io che ci posso fare.

La mia è timida si nasconde. “Queste cose al signore non interessano, andiamo, ci aspettano a casa”
“Marco, sono Marco, datemi del tu, ho già la mia età, non fatemi sentire più vecchio” “No, no per carità, io sono Roberta, allora ci vediamo domani così mi fa assaggiare i formaggi con il Recioto”
“So io cosa ti farei assaggiare in mezzo alle gambe”.

Così le signore se ne vanno e mi rimane la presenza di Roberta in testa, comincio a darti del tu anche nei miei pensieri.
Jeans attillato, tacco dodici e una camicia con sotto una canotta o qualcosa del genere, ma gambe, culo fianchi, tette erano tutto un programma.
“ Chissà domani come si presenta, me la voglio gustare da capo a piedi, come si mette in tiro. Domani vieni che ti do il formaggio, bella topolina, giochiamo al gatto e al topo”.

Ormai è sera, domani ci alza ancora molto presto.
Mangio e chiudo la cena con del formaggio inglese, anzi gallese, del miele e un cicchetto di Wisky. Questo sì che è un matrimonio, a tre, ma è un gran matrimonio. Vado a dormire e per quanto intontito non mi tolgo dalla testa la tua presenza e mi tocca fare come Lucio Dalla in una canzone.
“Prima di salir le scale mi son fermato a guardare una stella,
sono molto preoccupato,
il silenzio m’ingrossava la cappella.

Ho fatto le mie scale tre alla volta,
mi son steso sul divano,
ho chiuso un poco gli occhi,
e con dolcezza è partita la mia mano “
Suona la sveglia è ora di prepararsi. Esco dal camper e comincio ad impartire ordini a destra e a manca. Sembro Gerard Depardieu che interpreta Vatel il maestro di cerimonie del Conte di Condè, quando prepara i tre giorni di feste per il Re Sole.

Ma io non mi suicido se non arriva il pesce, come ha fatto lui. Però se incontro Anne de Montausier e la sottraggo al Marchese di Lauzun. Solo per una notte, come Vatel, mi va benissimo. Basta smettila di fare lo smargiasso e torna alla realtà. La parte sana prende il sopravvento e mi metto a lavorare.
Tutto è pronto. Ormai è ora, cominciano ad arrivare i primi invitati, si avvicinano agli aperitivi.

Cominciano a mangiare….
cominciano a stappare il prosecco e bevono, parlano di come era bella la sposa, elegantissima, una pettinatura bellissima. Ci fosse mai una volta che parlano di come era vestito lo sposo, di come era pettinato. Mai, ripeto, mai.
Comunque tutto procede, la gente sembra gradire. Io invece gradisco la tua presenza appena appari alla mia vista.
Ti avevo quasi messo da parte, mi ero quasi dimenticato di te, mi ero tuffato nel lavoro, adesso riemergevo ed ero lì a godermi la visione.

Vestito nero, sbracciato, a tubo lungo fino al ginocchio, fascia bianca con fiocco ad altezza della vita e che vita. Ai piedi scarpe nere con tacco lungo, molto lungo, aperti dietro al tallone. Mi viene voglia di baciarti le scarpe, di vederti vestita solo con quei tacchi vertiginosi. Sto per morire, mi va di traverso la saliva, mi Siete una bella coppia, stai proprio bene insieme a Big Jim. Arrivano anche gli sposi, finalmente, adesso non si scherza più, tutto deve funzionare a meraviglia.

Ma non posso fare a meno di guardare la sposa è veramente bella sembra una principessa. Allora penso ancora te e ti immagino vestita da sposa, solo del velo, lingerie bianca autoreggenti bianchi ai piedi tacchi bianchi. Aridaje, concentriamoci.
La festa ha inizio siamo agli antipasti e gli invitati in piedi si dirigono dove meglio aggradano, c’è l’angolo degli affettati della rosticceria, rigorosamente mignon, delle carni e delle verdure alla brace, tutti divorano gli arrosticini di agnello che arrivano dall’Abruzzo.

Del pesce, sia crudo che cotto, dei frutti di mare. Il re è l’astice alla catalana. Poi ci sono i formaggi e con loro ci sono io e ci sei anche tu, con Alessio però, se non ne possiamo fare a meno, ce lo teniamo, fa parte dell’arredo.
”Allora Roberta, come va tutto procede bene, ti stai divertendo?”
“Certo! sembra tutto perfetto, la giornata, la location, il cibo, il vino e una giornata che sembra essere meravigliosa.

Ora i formaggi è da ieri che ci penso. Cosa mi fai assaggiare Marco?”
E Alessio interviene.
“Ma davvero vuoi assaggiare ‘sta roba? Lo sai le calorie che ci sono? Quanto impieghi a smaltire i latticini nel corpo? No, no io passo. Vado da Francesco e Fede che almeno parliamo della prossima marathon”
“Ma dai amore, oggi siamo ad un matrimonio, oggi si festeggia, da domani, poi ci si rimette in carreggiata.

Poi manco fossi un professionista”
Al che Alessio ti fulmina con lo sguardo e mentre se ne va
“Ma cosa ne vuoi capire tu, divertiti con i formaggini, divertiti”
“Lo scusi ma non so più prenderlo, ultimamente è una delusione continua. Vede solo il triathlon e le marathon in bici. Lo devo anche seguire quando va a gareggiare, mi di ce che siamo una coppia, solo quando lo decide lui, col cazzo che siamo una coppia, oggi non sta al mio divertimento e mi sta a fianco.

No, sta con quei due rincoglioniti a parlare della prossima corsa che faranno. Poi facessero qualche risultato. L’ultima volta gliene passati davanti più di 750 davanti su 2000 partecipanti “
“Su Roberta non fare così, pensa a divertirti insieme a tua sorella e alla tua famiglia. Non sa cosa si perde il tuo ragazzo e adesso ti faccio ribaltare le papille gustative”.
Comincio così a farti assaggiare tutta la mia scorta partendo dai formaggi più teneri per arrivare agli erborinati.

Ti ha impressionato un formaggio francese a pasta morbida che si produce in Normandia, ma mezz’ora prima di mangiarlo bisogna forarlo con degli stecchini e poi versarci sopra del buon cognac, poi un formaggio gallese, da bere con del wisky biologico come il formaggio e infine il formaggio di Fossa con il miele e finalmente ti fai il tuo bicchiere di Recioto. Sei inebriata, sembra che tu stia godendo, continui a muovere la lingua la passi sulle labbra e mi sorridi, mentre mi si gonfiano i pantaloni, forse te ne sei anche accorta.

Mi saluti, cerchi Alessio, lo trovi. Tempo tre minuti di orologio sei tu che lo mandi a cagare. E io ci godo, come ci godo. Tutti quei muscoli per cosa? Per non capire che una donna ha bisogno di attenzione di condividere i momenti insieme, perché devi farla sentire inferiore? Solo perché sei capace di stare su una cazzo di bicicletta, nuotare e correre per ore? Bello ci sono le automobili e sono più veloci.

Sai cosa sei? Un manico di scopa, ecco cosa sei, sei un manico di scopa con la tartaruga.
Non ti vedo più, chissà dove sei andata? Gli antipasti sono finiti si comincia a preparare il pranzo ai tavoli, ma c’è la pausa gli sposi vanno a fare le foto. Io ne approfitto per andare un attimo al camper. E’ li che ti vedo, sei di spalle tra un gelsomino in fiore e una voliera “Roberta! Roberta!” ti giri e mi sorridi con le mani sui fianchi.

Sembra una sfida ”Dove stai andando Roberta? Da quella parte si va alle cantine” Mentre mi avvicino mi dici “Vado a prendere un po’ d’aria e poi lo so che ci sono le cantine ci venivo da piccola, quando mio papà ci lavorava” Un merlo indiano, dentro la voliera, si mette a fischiare al tuo passaggio.
“Agli uccelli, piaccio agli uccelli, vorrei essere una passerottina, almeno un uccello lo trovo”
Non ti rendi conto in che modo stai parlando, secondo me sei brilla, ma di quelle che vuole divertirsi.

“E’ si lui ha capito a chi fischiare è tutta la mattina che passo e con me non ci ha mai pensato di fare un fischio, credevo fosse muto” Intanto un altro uccello si mette a fischiare.
“Lo senti, questo è un cuculo, guardalo è lassù in alto sulla punta di quel pino. Sai qual è la sua prerogativa?” “
No!”
“Quando arriva dai flussi migratori e viene dalle nostre parti, si mette a fischiare per ore e ore e va alla ricerca dei nidi degli altri uccelli dove deposita le sue uova e le fa covare ad uccelli di altre razze che non se ne accorgono.

Da qui il termine cuccare che in origine voleva dire uomo che insidia le donne degli altri”
“Però te ne intendi di uccelli?”
“Si diciamo di sì”
“Vieni le hai mai viste le cantine?”
“No, non posso, lo vorrei tanto, ma devo farmi trovare pronto quando tornano gli sposi”
“Sai quanto ci metteranno? Poi sono in debito, anch’io ho da raccontarti qualcosa non solo tu”
Mi convinci, ci vuole poco, anche perché mi fa paura il pensiero che sei da sola e brilla.

Scendiamo nella cantine, sono veramente, belle, ristrutturate mi racconti che cosa ci portavano i contadini dell’epoca dove tenevano le provviste, mi fai vedere dove tengono il vino, Ne valeva la pena. Arriviamo nell’ultima delle cantine e mi racconti di come avevano nascosto e salvato gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, mi porti vicino alla piastra di marmo che racconta ciò che è era successo. Ci avviciniamo tutte e due, inciampi ed io non so come, ti afferro, evito di farti cadere, Sei salva, il tuo vestito è salvo, ma la mia mano è sulle tue tette, ci guardiamo, io mi scanso, un po’ ti allontano.

“Non ti piaccio, non piaccio neanche a te?”
“No! Cioè sì! Mi piaci è che insomma non è il momento, io sto lavorando”
Mentre ti avvicini mi sussurri
“Quando sarebbe il momento? Quando Alessio va a correre? Domani che non ci sei più?Il momento, è quando è il momento. ”
Sei davanti a me, mi baci sul collo, mentre una mano abbassa la cerniera dei mie pantaloni.

Adesso ci stiamo baciando, mi slacci i pantaloni metti le mani sul mio cazzo, cominci a segarlo con tutte e due le mani, anche se ne basterebbe tranquillamente una. Ti tocco le tette, passo le mie mani sul culo, è tutto sodo. Solo che non so cosa farti bel vestito ma non adatto perché un uomo te lo tolga. Ti abbassi, lo prendi in bocca, giochi con la lingua, mi mordi le palle tele metti in bocca, continui a segarmi il cazzo.

Ma le mie mani non sanno dove andare. Prendo un telo di juta, lo metto per terra, mi sdraio. Sei sopra di me all’altezza del mio petto. Faccio per tirarmi su, ma tu mi punti il piede sul petto.
“Giù! Stai giù!”
Passi la mano dietro la schiena fai scendere la cerniera del tu vestito. In un attimo fai scendere l’abito su di me, sposti una gamba, poi l’altra. Sei rimasta solo con mutandine e reggiseno a sbalzo.

Da sdraiato e tu sopra sei, giunonica, vedo tuoi capezzoli, ti abbassi a spostare l’abito. Ora siamo solo io e te. Ti infili le mani nelle mutandine e cominci a toccarti e a godere. Ti prendo una caviglia e comincio a baciarti e leccarti il piede. Stai per cascare,ama stavolta resti in piedi ti sposto lo slip allargando le gambe mi fai vedere la tua figa bella, rasata e bagnata.
“Me la sono depioata, ieri sera e poi in bagno mi sono toccata pensando a te”
Rimanendo in quella posizione ti sfili la mutandina e me la butti sulla faccia, è umida sa di te.

Ti abbassi sulle tue gambe e telo infili dentro. Il mio cazzo entra dentro come se fosse a casa sua. Cominci ad andare su giù, lo stantuffi senza fermarti, non hai un cedimento. Anche tu fai palestra, ma ne metti a frutto i risultati. Ti stringo i capezzoli, sono dei chiodi. Adesso ti sei girata, mi dai le spalle, è più forte di me ti devo sculacciare, mi impressiona l’eco che fa la cantina a ogni colpo che ti do.

Prendo io l’iniziativa ti prendo da dietro, ma ti monto quasi dalla schiena, sei tutta piegata con il volto sul pavimento. Ti giro, voglio vedere il tuo volto che gode e mi guarda negli occhi. Tiri indietro le gambe e mi metti la suola delle scarpe sopra il mio petto. Sembra quasi che tu faccia resistenza con le gambe invece, si crea come una molla, quando affondo mandi indietro le gambe quando indietreggio, mi spingi con le gambe.

In questo modo il mio cazzo spinge all’interno della figa. E’ lì tranquillo che lavora sul tuo punto G, come sapesse dov’è sin dalla notte dei tempi. Cominci a godere, mi chiedi di non smettere, Stringi i telo di juta e cominci a venire, ma io non smetto di scoparti, troppo bello, quello che vedo e provo. Ti faccio venire due volte nel giro di pochissimo a quel punto vengo anch’io, vorrei venirti dentro per farti sentire la mia sborra calda dentro di te.

Ma non se hai preso le giuste contromisure, lo tiro fuori, ti sborro sulle tette e anche un po’ sul viso. Passi la tua mano a cercare la sborra, la lecchi e la ingoi.
“Con questo latte chi sa che formaggio viene?” Ti metti subito a ridere. Ti bacio sulla bocca, ti succhio la lingua, sei fresca, come la tua età.
“Mio Dio il pranzo!” Sono io che impreco. Ci rivestiamo.
“Le mie mutandine dove sono?”
“Scordatele, quelle sono mie, tranquilla che tele pago.

In un modo o nell’altro tele pago”.
Usciamo dalle cantine, mentre torna la macchina degli sposi. Mi saluti
“Ciao Cuccatore”
Io mi fermo per non farmi vedere, tu fermi la macchina e ti rivolgi a tua sorella “Mi fai salire per favore? “ “Va bene Sali, cosa è successo?” “E’ successo che Alessio è il solito stronzo, me ne sono stata da sola nelle cantine perché non ne potevo più, adesso se mi vede comincia a farmi il terzo grado, però se gli dite che io sono venuta con voi, non mi rompe le palle”
“Va bene, non preoccuparti, ma cosa aspetti a mollarlo quel manico da scopa con la tartaruga?” (O, l’ha detto anche tua sorella, cosa aspetti?).

Intanto io mi avvicino alla sala da pranzo, sto fischiettando, sono un cuccatore, come il cuculo che continua imperterrito a fischiare. Anche il merlo indiano quando passo mi fischietta. Sembra che senta l’odore del tuo sesso su di me. Del resto ho le tue mutandine in tasca. Il resto del pranzo e della festa scorre via veloce, tra il divertimento generale, tu ti metti a ballare con tutti, tranne Alessio. Secondo me era tanto che aspettavi una giornata così dove andare a briglia sciolta.

E’ arrivato il momento del conto, ci sono io con tutto il parentato degli sposi, intendo, quelli che devono pagare. Contiamo i coperti che c’erano, scrivo la cifra, ma al momento di mettere nero su bianco sulla fattura.
“Vi faccio il 5% in meno, va bene?”
“Come mai, vuol fare un regalo agli sposi?” dice tua sorella.
“Diciamo di sì più o meno, come se avessi saldato un debito, con il posto e questa villa che è stata generosa con me”
“ Contento lei”.

Mi staccano l’assegno li saluto, mi dirigo nelle retrovie si comincia a sbaraccare, fortuna che parto domani.
Tua sorella si avvicina a te e ti dice
” Ma lo sai che Marco ci ha fatto il 5% di sconto perché secondo lui doveva saldare un debito con la villa, con il posto secondo ha bisogno di riposo o beve di nascosto. ”
Sorridi, quasi ti metti a ridere
“Perché ridi? Ho detto qualcosa che ti ha fatto ridere?”
“No, no, pensavo a quanto è idiota Alessio, solo che adesso questa cosa mi fa ridere”.

Ve ne siete andati ormai da qualche ora, la servitù l’ho licenziata e pagata. Mi ritiro nel camper, faccio la doccia. Sotto il getto dell’acqua penso che oggi è andata come a Vatel e tu sei la mia Anne de Montausier , mentre Alessio è il Marchese di Lauzun, tutto preciso. Del resto la mia pancia, non è come quella di Depardieu, però.
Accendo la radio. Mentre mi asciugo alla radio il Liga canta….. “Certe Notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.

Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai. ”
Bussano alla porta.
“ Chi cazzo è a quest’ora?”
Apro la porta, sei tu con un blister di birre, ghiacciate.
“Secondo me quelle mutandine le hai pagate un po’ troppo se vuoi, stanotte andiamo pari?”.

Ti faccio entrare, chiudo la porta mentre il Liga canta…. “Certe notti c’hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.
Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà ….. …e v Era mattino presto, e mi chiamano alla finestra
Mi dicono “Francesco ti vogliono ammazzare”.

Io domando “Chi?”, loro fanno “Cosa?”.
Insomma prendo tutto, e come San Giuseppe
Mi trovo a rotolare per le scale, cercando un altro Egitto.
Alla radio De Gregori canta questa canzone. Effettivamente è mattino presto, molto presto, ma devo organizzare un matrimonio. Domani un’altra coppia di ragazzi ha deciso di convolare a nozze, speriamo, non si stanchino subito di loro stessi. Ormai le coppie come si uniscono si dividono. Non lo sopporto, non esiste amor proprio per difendere la scelta fatta.

Sarà che con i social possiamo raggiungere chi vogliamo, come vogliamo, raccontare e farci raccontare da persone che se le incrociassimo in giro per strada, in un negozio, in una piazza o via di una qualunque città, non ci degneremmo di uno sguardo se non per lustrarci gli occhi o per la stravaganza di come uno si veste oppure per come qualcuno si comporta urlando in mezzo alla gente. Ci crediamo di far parte del mondo, ma quando dobbiamo fare i conti con noi stessi e con chi abbiamo giurato fedeltà e condivisione, lì non siamo più social, preferiamo dividerci , o forse lo siamo, perché viene più facile bannarsi, si dice così vero? (niente di personale verso chi legge, anzi in questo sono molto fortunato, so già che ti stai preparando)
Comunque bando alle ciance, la radio passa De Andre, si vede che il messaggio subliminale dice che non devo fare il Deficiente, ma devo prendere delle decisioni importanti per l’evento di domani.

Organizzo catering, la stagione dei matrimoni è iniziata da tempo siamo a maggio inoltrato. Direzione Trentino, non so ancora se una vecchia villa o un simil castello dell’azienda che fornisce il vino nella zona, ormai usa così e a me va bene, molto bene. Mi hanno chiamato per andare fin là. Il carrozzone l’ho messo in moto, vediamo se oggi arriva tutto e se non manca, come al solito, qualcosa. Per queste missioni mi muovo in camper.

E’ comodo, resto in zona evento ho tutto a portata di mano. Sono ormai sul lago di Garda, tra poco arriviamo a destinazione. La radio adesso mi racconta della crisi greca, dell’Isis e di come i gobbi (la Juventus), si avvicinano alla finale di Champions. Ma chi sene frega, del Milan non parlano quindi, importanza relativa. Intanto la destinazione si presenta davanti a me, incontro il proprietario della villa, E’ una villa dell’ 800, ha subito molte ristrutturazioni, la leggenda racconta che nelle cantine dove adesso tengono anche del buon vino, nella seconda guerra mondiale salvarono degli ebrei grazie al signorotto proprietario della villa.

“Vorrà dire che andrò a vederle ‘ste cantine”. Ma è ora di lavorare anche perché la cucina va allestita, preparare la zona aperitivi, del pranzo, dove mettere la musica, insomma lasciatemi lavorare. Ed è subito sera ormai, fortuna che il tempo tiene e gli invitati potranno stare tranquillamente all’aperto. Arriva una macchina, dalla quale scende, la sposa insieme ad una sua amica. Una sventola di ragazza, ti dirò anche la sua amica, mi viene incontro la saluto e le dico, visto che i miei riferimenti erano lei e la mamma dello sposo che era quasi tutto a posto, mancava praticamente la torta, che sarebbe arrivata fresca il giorno dopo e i formaggi, ma a quelli ci avrei pensato io, visto che sono la mia passione.

Avevo fatto arrivare formaggi di tutti i tipi e da tutti i posti Francia, Inghilterra, Spagna e immancabilmente l’Italia. Naturalmente bagnati dal Recioto. La sua amica pendeva dalle mie labbra, non mi toglieva lo sguardo di dosso, ero quasi imbarazzato, la sposa non si accorgeva della situazione da tanto era concentrata nelle ultime verifiche. Però ero anche gratificato e un po’ mi pavoneggiavo, anche perché più la guardavo e più mi acchiappava, gran bella fisicata e sorrideva, sorrideva, era felice.

Non ti immagini cosa le avrei fatto lì su due piedi dietro ad un albero, anche perché ho qualche arretrato, sono sempre in giro con il camper. Saluto la futura sposa e la sua amica. ”Non è amica mia, è mia sorella. Non sta più nella pelle che io mi sposi, così si impossessa della mia camera” “Non è vero, sono felice perché è il primo matrimonio che c’è in famiglia e domani mi voglio divertire, malgrado Alessio.

”, mi riprendo e non posso fare a meno di notare il tuo accompagnatore. “Alessio, mi sa che quel pirla è Alessio. Un bel ragazzo non c’è che dire 185 cm circa, capelli corti sui lati e leggera cresta di un colore tra il biondo e il giallo, palestrato almeno 6 ore a settimana. “Avrà una tartaruga, che sarà una testuggine. La tartaruga ce l’ho anch’io, poi se le donne la vogliono subito lì e non hanno voglia di cercarla io che ci posso fare.

La mia è timida si nasconde. Queste cose al signore non interessano, andiamo, ci aspettano a casa” “Marco, sono Marco, datemi del tu, ho già la mia età, non fatemi sentire più vecchio” “No, no per carità, io sono Roberta, allora ci vediamo domani così mi fa assaggiare i formaggi con il Recioto” “So io cosa ti farei assaggiare in mezzo alle gambe”.

Così ve ne andate e mi lasci la tua presenza nella mia testa. Jeans attillato, tacco dodici e una camicia anzi una canotta o qualcosa del genere, ma gambe, culo fianchi, tette erano tutto un programma. “ Chissà domani come si presenta, me la voglio gustare da capo a piedi, come si mette in tiro. Domani vieni che ti do il formaggio, bella topolina, giochiamo al gatto e al topo”. Ormai è sera, domani ci alza ancora molto presto.

Mangio e chiudo la cena con del formaggio inglese, anzi gallese, del miele e un cicchetto di Wisky. “Questo sì che è un matrimonio, a tre ma è un gran matrimonio”. Vado a dormire e per quanto intontito non mi tolgo dalla testa la tua presenza e mi tocca fare come Lucio Dalla in una canzone “Prima di salir le scale mi son fermato a guardare una stella
sono molto preoccupato, il silenzio m’ingrossava la cappella.

Ho fatto le mie scale tre alla volta, mi son steso sul divano,
ho chiuso un poco gli occhi, e con dolcezza è partita la mia mano “ Suona la sveglia è ora di prepararsi. Esco dal camper e comincio ad impartire ordini a destra e a manca. Sembro Gerard Depardieu che interpreta Vatel il maestro di cerimonie del Conte di Condè, quando prepara i tre giorni di feste per il Re Sole.

“Ma io non mi suicido se non arriva il pesce, come ha fatto lui. Però se incontro Anne de Montausier e la sottraggo al Marchese di Lauzun. Solo per una notte, come Vatel, mi va benissimo. ” “ Basta smettila di fare lo smargiasso e torna alla realtà” La parte sana prende il sopravvento e mi metto a lavorare. Tutto è pronto. Ormai è ora, cominciano ad arrivare i primi invitati, si avvicinano agli aperitivi.

Cominciano a mangiare. Tartine, salatini, pizzette, voulevant … cominciano a stappare il prosecco e bevono, parlano di come era bella la sposa, elegantissima, una pettinatura bellissima. Ci fosse mai una volta che parlano di come era vestito lo sposo, di come era pettinato. Mai, ripeto, mai. Comunque tutto procede, la gente sembra gradire. Io invece gradisco la tua presenza appena appari alla mia vista. Ti avevo quasi messo da parte, mi ero quasi dimenticato di te, mi ero tuffato nel lavoro, adesso riemergevo ed ero lì a godermi la visione.. Vestito nero, sbracciato, a tubo lungo fino al ginocchio, fascia bianca con fiocco ad altezza della vita e che vita.

Ai piedi scarpe nere con tacco lungo, molto lungo, aperti dietro al tallone. Mi viene voglia di baciarti le scarpe, di vederti vestita solo con quei tacchi vertiginosi. Sto per morire, mi va di traverso la saliva, mi Siete una bella coppia, stai proprio bene insieme a Big Jim. Arrivano anche gli sposi, finalmente, adesso non si scherza più, tutto deve funzionare a meraviglia. Ma non posso fare a meno di guardare la sposa è veramente bella sembra una principessa.

Allora penso ancora te e ti immagino vestita da sposa, solo del velo, lingerie bianca autoreggenti bianchi ai piedi tacchi bianchi. Aridaje, concentriamoci. La festa ha inizio siamo agli antipasti e gli invitati in piedi si dirigono dove meglio aggradano, c’è l’angolo degli affettati della rosticceria, rigorosamente mignon, delle carni e delle verdure alla brace, tutti divorano gli arrosticini di agnello che arrivano dall’Abruzzo. Del pesce, sia crudo che cotto, dei frutti di mare.

Il re è l’astice alla catalana. Poi ci sono i formaggi e con loro ci sono io e ci sei anche tu, con Alessio però, se non ne possiamo fare a meno, ce lo teniamo, fa parte dell’arredo. ”Allora Roberta, come va tutto procede bene, ti stai divertendo?” “Certo! sembra tutto perfetto, la giornata, la location, il cibo, il vino e una giornata che sembra essere meravigliosa. Ora i formaggi è da ieri che ci penso.

Cosa mi fai assaggiare Marco?” “Ma davvero vuoi assaggiare ‘sta roba? Lo sai le calorie che ci sono? Quanto impieghi a smaltire i latticini nel corpo? No, no io passo. Vado da Francesco e Fede che almeno parliamo della prossima marathon” “Ma dai amore, oggi siamo ad un matrimonio, oggi si festeggia, da domani, poi ci si rimette in carreggiata. Poi manco fossi un professionista” Al che Alessio ti fulmina con lo sguardo e mentre se ne va “Ma cosa ne vuoi capire tu, divertiti con i formaggini, divertiti” “Lo scusi ma non so più prenderlo, ultimamente è una delusione continua.

Vede solo il triathlon e le marathon in bici. Lo devo anche seguire quando va a gareggiare, mi di ce che siamo una coppia, solo quando lo decide lui, col cazzo che siamo una coppia, oggi non sta al mio divertimento e mi sta a fianco. No, sta con quei due rincoglioniti a parlare della prossima corsa che faranno. Poi facessero qualche risultato. L’ultima volta gliene passati davanti più di 750 davanti su 2000 partecipanti “ “Su Roberta non fare così, pensa a divertirti insieme a tua sorella e alla tua famiglia.

Non sa cosa si perde il tuo ragazzo e adesso ti faccio ri baltare le papille gustative”. Comincio così a farti assaggiare tutta la mia scorta partendo dai formaggi più teneri per arrivare agli erborinati. Ti ha impressionato un formaggio francese a pasta morbida che si produce in Normandia, ma mezz’ora prima di mangiarlo bisogna forarlo con degli stecchini e poi versarci sopra del buon cognac, poi un formaggio gallese, da bere con del wisky biologico come il formaggio e infine il formaggio di Fossa con il miele e finalmente ti fai il tuo bicchiere di Recioto.

Sei inebriata, sembra che tu stia godendo, continui a muovere la lingua la passi sulle labbra e mi sorridi, mentre mi si gonfiano i pantaloni, forse te ne sei anche accorta. Mi saluti, cerchi Alessio, lo trovi. Tempo tre minuti di orologio sei tu che lo mandi a cagare. E io ci godo, come ci godo. “Tutti quei muscoli per cosa? Per non capire che una donna ha bisogno di attenzione di condividere i momenti insieme, perché devi farla sentire inferiore? Solo perché sei capace di stare su una cazzo di bicicletta, nuotare e correre per ore? Bello ci sono le automobili e sono più veloci.

Sai cosa sei? Un manico di scopa, ecco cosa sei, sei un manico di scopa con la tartaruga”. Non ti vedo più, chissà dove sei andata? Gli antipasti sono finiti si comincia a preparare il pranzo ai tavoli, ma c’è la pausa gli sposi vanno a fare le foto. Io ne approfitto per andare un attimo al camper. E’ li che ti vedo, sei di spalle tra un gelsomino in fiore e una voliera “Roberta! Roberta!” ti giri e mi sorridi con le mani sui fianchi.

Sembra una sfida ”Dove stai andando Roberta? Da quella parte si va alle cantine” Mentre mi avvicino mi dici “Vado a prendere un po’ d’aria epoi lo so che ci sono le cantine ci venivo da piccola, quando mio papà ci lavorava” Un merlo indiano, dentro la voliera, si mette a fischiare al tuo passaggio. “Agli uccelli, piaccio agli uccelli, vorrei essere una passerottina, almeno un uccello lo trovo” Non ti rendi conto in che modo stai parlando, secondo me sei brilla, ma di quelle che vuole divertirsi.

“E’ si lui ha capito a chi fischiare è tutta la mattina che passo e con me non ci ha mai pensato di fare un fischio, credevo fosse muto” Intanto un altro uccello si mette a fischiare, E’ un cuculo. “Lo senti, questo è un cuculo, guardalo è lassù in alto sulla punta di quel pino. Sai qual è la sua prerogativa?” “No!” “Quando arriva dai flussi migratori e viene dalle nostre parti, si mette a fischiare per ore e ore e va alla ricerca dei nidi degli altri uccelli dove deposita le sue uova e le fa covare ad uccelli di altre razze che non se ne accorgono.

Da qui il termine cuccare che in origine voleva dire uomo che insidia le donne degli altri” “Però te ne intendi di uccelli?” “Si diciamo di sì” “Vieni le hai mai viste le cantine?” “No, non posso, lo vorrei tanto, ma devo farmi trovare pronto quando tornano gli sposi” “Sai quanto ci metteranno? Poi sono in debito, anch’io ho da raccontarti qualcosa non solo tu” Mi convinci, ci vuole poco, anche perché mi fa paura il pensiero che sei da sola e brilla.

Scendiamo nella cantine, sono veramente, belle, ristrutturate mi racconti che cosa ci portavano i contadini dell’epoca dove tenevano le provviste, mi fai vedere dove tengono il vino, Ne valeva la pena. Arriviamo nell’ultima delle cantine e mi racconti di come avevano nascosto e salvato gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, mi porti vicino alla piastra di marmo che racconta ciò che è era successo. Ci avviciniamo tutte e due, inciampi ed io non so come, ti afferro, evito di farti cadere, Sei salva, il tuo vestito è salvo, ma la mia mano è sulle tue tette, ci guardiamo, io mi scanso, un po’ ti allontano.

“Non ti piaccio, non piaccio neanche a te?” “No! Cioè sì! Mi piaci è che insomma non è il momento, io sto lavorando” Mentre ti avvicini mi sussurri “Quando sarebbe il momento? Quando Alessio va a correre? Domani che non ci sei più?Il momento, è quando è il momento. ” Sei davanti a me, mi baci sul collo, mentre una mano abbassa la cerniera dei mie pantaloni. Adesso ci stiamo baciando, mi slacci i pantaloni metti le mani sul mio cazzo, cominci a segarlo con tutte e due le mani, anche se ne basterebbe tranquillamente una.

Ti tocco le tette, passo le mie mani sul culo, è tutto sodo. Solo che non so cosa farti bel vestito ma non adatto perché un uomo te lo tolga. Ti abbassi, lo prendi in bocca, giochi con la lingua, mi mordi le palle tele metti in bocca, continui a segarmi il cazzo. Ma le mie mani non sanno dove andare. Prendo un telo di juta, lo metto per terra, mi sdraio. Sei sopra di me all’altezza del mio petto.

Faccio per tirarmi su, ma tu mi punti il piede sul petto. “Giù! Stai giù!” Passi la mano dietro la schiena fai scendere la cerniera del tu vestito. In un attimo fai scendere l’abito su di me, sposti una gamba, poi l’atra. Sei rimasta solo con mutandine e reggiseno a sbalzo. Da sdraiato e tu sopra sei, giunonica, vedo tuoi capezzoli, ti abbassi a spostare l’abito. Ora siamo solo io e te. Ti infili le mani nelle mutandine e cominci a toccarti e a godere.

Ti prendo una caviglia e comincio a baciarti e leccarti il piede. Stai per cascare, ama stavolta resti in piedi ti sposto lo slip allargando le gambe mi fai vedere la tua figa bella, rasata e bagnata. “Me la sono rasata, ieri sera e poi in bagno mi sono toccata pensando a te” Rimanendo in quella posizione ti sfili la mutandina e me la butti sulla faccia, è umida sa di te. Ti abbassi sulle tue gambe e telo infili dentro.

Il mio cazzo entra dentro come se fosse a casa sua. Cominci ad andare su giù, lo stantuffi senza fermarti, non hai un cedimento. Anche tu fai palestra, ma ne metti a frutto i risultati. Ti stringo i capezzoli, sono dei chiodi. Adesso ti sei girata, mi dai le spalle, è più forte di me ti devo sculacciare, mi impressiona l’eco che fa la cantina a ogni colpo che ti do. Prendo io l’iniziativa ti prendo da dietro, ma ti monto quasi dalla schiena, sei tutta piegata con il volto sul pavimento.

Ti giro, voglio vedere il tuo volto che gode e mi guarda negli occhi. Tiri indietro le gambe e mi metti la suola delle scarpe sopra il mio petto. Sembra quasi che tu faccia resistenza con le gambe invece, si crea come una molla, quando affondo mandi indietro le gambe quando indietreggio, mi spingi con le gambe. In questo modo il mio cazzo spinge all’interno della figa. E’ lì tranquillo che lavora sul tuo punto G, come sapesse dov’è sin dalla notte dei tempi.

Cominci a godere, mi chiedi di non smettere, Stringi i telo di juta e cominci a venire, ma io non smetto di scoparti, troppo bello, quello che vedo e provo. Ti faccio venire due volte nel giro di pochissimo a quel punto vengo anch’io, vorrei venirti dentro per farti sentire la mia sborra calda dentro di te. Ma non se hai preso le giuste contromisure, lo tiro fuori, ti sborro sulle tette e anche un po’ sul viso.

Passi la tua mano a cercare la sborra, la lecchi e la ingoi. “Con questo latte chi sa che formaggio viene?” Ti metti subito a ridere. Ti bacio sulla bocca, ti succhio la lingua, sei fresca, come la tua età. “Mio Dio il pranzo!” Sono io che impreco. Ci rivestiamo. “Le mie mutandine dove sono?” “Scordatele, quelle sono mie, tranquilla che tele pago. In un modo o nell’altro tele pago”. Usciamo dalle cantine, mentre torna la macchina degli sposi.

Mi saluti “Ciao Cuccatore” Io mi fermo per non farmi vedere, tu fermi la macchina e ti rivolgi a tua sorella “Mi fai salire per favore? “ “Va bene Sali, cosa è successo?” “E’ successo che Alessio è il solito stronzo, me ne sono stata da sola nelle cantine perché non ne potevo più, adesso se mi vede comincia a farmi il terzo grado, però se gli dite che io sono venuta con voi, non mi rompe le palle” “Va bene, non preoccuparti, ma cosa aspetti a mollarlo quel manico da scopa con la tartaruga?” (O, l’ha detto anche tua sorella, cosa aspetti?).

Intanto io mi avvicino alla sala da pranzo, sto fischiettando, sono un cuccatore, come il cuculo che continua imperterrito a fischiare. Anche il merlo indiano quando passo mi fischietta. Sembra che senta l’odore del tuo sesso su di me. Del resto ho le tue mutandine in tasca. Il resto del pranzo e della festa scorre via veloce, tra il divertimento generale, tu ti metti a ballare con tutti, tranne Alessio. Secondo me era tanto che aspettavi una giornata così dove andare a briglia sciolta.

E’ arrivato il momento del conto, ci sono io con tutto il parentato degli sposi, intendo, quelli che devono pagare. Contiamo i coperti che c’erano, scrivo la cifra, ma al momento di mettere nero su bianco sulla fattura “Vi faccio il 5% in meno, va bene?” “Come mai, vuol fare un regalo agli sposi?” dice tua sorella. “Diciamo di sì più o meno, come se avessi saldato un debito, con il posto e questa villa che è stata generosa con me” “ Contento lei”.

Mi staccano l’assegno li saluto, mi dirigo nelle retrovie si comincia a sbaraccare, fortuna che parto domani. Tua sorella si avvicina a te e ti dice” Ma lo sai che Marco ci ha fatto il 5% di sconto perché secondo lui doveva saldare un debito con la villa, con il posto secondo ha bisogno di riposo o beve di nascosto. ” Sorridi, qua si ti metti a ridere “Perché ridi? Ho detto qualcosa che ti ha fatto ridere?” “No, no, pensavo a quanto è idiota Alessio, solo che adesso questa cosa mi fa ridere”.

Ve ne siete andati ormai da qualche ora, la servitù l’ho licenziata e pagata. Mi ritiro nel camper, faccio la doccia. Sotto il getto dell’acqua penso che oggi è andata come a Vatel e tu sei la mia Anne de Montausier , mentre Alessio è il Marchese di Lauzun. Tutto preciso del resto la mia pancia, non è come quella di Depardieu, però. Accendo la radio. Mentre mi asciugo alla radio il Liga canta Certe Notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.

Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai.
Bussano alla porta. “ Chi cazzo è a quest’ora?” Apro la porta, sei tu con un blister di birre, ghiacciate. “Secondo me quelle mutandine le hai pagate un po’ troppo se vuoi, stanotte andiamo pari?”.

Ti faccio entrare, chiudo la porta mentre il Liga canta Certe notti c’hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.

Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà ….. …e vissero una notte felici e contenti…..
CONTINUA …..

By ULULIULULA.

La cabina

Ieri sono andato a trovare Willy in Liguria, spiaggia di ponente, molto a ponente. Una gran bella giornata. mare, spiaggia, mangiare, bere ridere e scherzare sulle cazzate che abbiamo fatto negli ultimi vent’anni di lavoro. Oggi è domenica sono in albergo, riparto subito, non sopporto le code del rientro milanese sulla Genova- Milano. Vuoi mettere, il mare comunque l’ho fatto, giorno in più, giorno in meno, poi chissà che bolgia in spiaggia, già mi stressava quella di ieri ed era sabato.

. La testa reclama un po’ di attenzione. Bevuto troppo, come dice il proverbio “La sera leoni, la mattina coglioni!”. Proprio vero, non fa una grinza. Sono già le undici e mezza, quasi mezzogiorno, lascio l’albergo, mi hanno guardato male perché avevo il check-out alle dieci. Ma se non gli ho fatto nemmeno colazione e mi sono anche pagato il doppio caffè che ho preso per svegliarmi. Proprio vero i liguri sono così spilorci che hanno le braccia così corte che hanno la mani sulle spalle.

Mi metto in marcia verso casa. Entro in autostrada, non c’è nessuno. “Partenza intelligente, io sì che la so lunga” E’ l’una passata, ho fame, ma non se ne parla dell’autogrill. Guardo un’ app sul telefono, mi segnala un locale dove mangiare e guardare il mare. ” Se mi sbrigo a mangiare. , è solo questione di un’oretta, il traffico lo evito comunque”. A fatica trovo parcheggio però trovo subito posto per mangiare il locale ha anche il bagno per i villeggianti.

Mentre sto facendo l’ordine acqua gasata con limone, tanto limone, polipo in insalata, una scodella di vongole e cozze, ti vedo in mezzo ai tuoi amici che state prendendo ombrelloni e sdrai. Ma tu aggiungi e prendi anche la cabina. “Ma cosa la prendi a fare la cabina?” ti dice una tua amica ”Passiamo da casa, prima di portarti in stazione. ” “Si ma io voglio stare al mare più tempo possibile, metto il bagaglio in cabina, mi cambio per la spiaggia, visto che non ho messo il costume.

Se tornavamo prima, invece di fare l’alba stamattina non ero cosi rinco da non mettermi il costume. Quando è ora, mi cambio per partire e sono a posto”. Sei di spalle, cappello stile Panama in testa una coda da cavallo che scende sulla schiena. Una camicia bianca, dei pantaloncini molto corti, un bel culo, un gran bel culo, con attaccate delle gambe da far venire l’asma. “Che puledra, da montare senza sella”, penso tra me e me.

”Cabina numero 69, deve andare in fondo al bagno, è vicino al magazzino, degli attrezzi”, ti dice il bagnino consegnandoti le chiavi. Non riesco a smettere di guardarti, fino a quando non sparisci, tra la folla. Ordino il conto e il caffe’. Il mal di testa è sparito, ti credo ho mangiato. ”Adesso si che ragiono”. Ragiono così bene che vado dal bagnino e ordino una cabina. Mi danno la numero 70. Vado verso la mia cabina di tutta fretta e spero, che anche qua, come in Toscana, quando ero un ragazzino, le cabine siano comunicanti due a due, tramite una porta.

Entro, faccio piano, per non far sentire la mia presenza. Mi giro verso l’interno e vedo un’altra porta che da sulla cabina numero 69. La porta è fatta con le persiane, mi avvicino ad essa e guardo attraverso gli spiragli. Ti stai cambiando, hai appena finito di mettere gli slip, ti ho visto le chiappe e quanto sono bianche rispetto al sole che hai preso in questi giorni. Trattengo il respiro per non farmi sentire.

Ti metti il reggiseno “Che tette, porca miseria, fortunato chi le tocca e chi bacia quei capezzoli, vorrei metterci il mio cazzo”. Finisci di vestirti ed esci. A quel punto guardo come aprire la porta. Sembra un gioco da ragazzi e lo è. Bingo, porta aperta, mi sento Arsenio Lupin. Mi cambio anch’io, non sono proprio un bel vedere, ma sono io, poi per la prova costume, ho l’immunità diplomatica, non mi può giudicare.. Prendo l’asciugamano e vado al bagnasciuga dove mi aspetta un lettino.

Devo aspettare poco e ti vedo arrivare con i tuoi amici, vai subito in riva la mare a guardare l’orizzonte, il tuo didietro è esposto a mezzogiorno rispetto alla mia visuale. Senza pantaloncini, mi fa sognare, ancora di più. Torni verso gli ombrelloni e ti vedo. Viso ovale, leggermente abbronzato e quelle tette che danzano al ritmo del tuo avanzare. Penso a tutti quelli che sono in spiaggia e non le hanno viste, mentre io sì, sono fortunato.

Ti squadro da capo a piedi, te ne accorgi e quando mi passi accanto mi sorridi, più per gentilezza che per altro. Mi metto a prendere il sole e fantastico sulle tue natiche, i fianchi e su come vorrei montarti senza sella. Mi sto per addormentare, quando con le tue amiche venite a riva e mettete i vostri asciugamani vicino al mio lettino. Non posso fare a meno di sentire che bisbigliate, poi ridete ed ogni tanto tu butti lo sguardo verso di me.

Mi alzo vado a fare il bagno sono sudato, molto sudato, vado a raffreddare i bollenti spiriti. Quando torno ve ne state tornado agli ombrelloni, sembrate proprio delle puledre irrequiete. Non state mai ferme. Questa volta mi sdraio con la schiena a prendere il sole. Non smetto di pensare a ciò che ho visto in cabina. Faccio andare le mani sulla sabbia, con le dita faccio dei disegni e poi con il palmo della mano pulisco tutto e poi ricomincio.

Ad un tratto la mano destra sente qualcosa, mi tiro su, ho tra le mani un cellulare, ha una cover con degli strass stile “Accesorize”. “Sicuro che una di quelle ragazze l’ha perso sotto il mio lettino”. Guardo se vi vedo. Niente, mi alzo per vedervi ma c’è la bolgia della domenica pomeriggio. Provo a sbloccarlo, non ci riesco, non posso nemmeno chiamare nessuno. “Facciamo così, io resto qui, ancora mezz’ora tre quarti d’ora, poi se non tornano lo porto alla direzione del bagno.

Mi metto a riprendere il sole e guardo se vi vedo. E’ ora di partire “Vaffanculo, a sto’ punto non potevo rimanere dov’ero , almeno ero in compagnia, quando ragiono con l’uccello, non ne combino una giusta. E’ proprio vero, tirano più due peli di figa che una coppia di buoi”. Piego l’asciugamano e mi dirigo verso la cabina, non faccio in tempo a fare tre passi che … “Scusi a mica visto il mio cellulare, sa prima ero sdraiata con le mie amiche proprio qui vicino a lei” Sei tu.

“Cazzo, ma tra tante, proprio tu dovevi smarrire il cellulare?”, penso. “Scusa se non lo avevo ancora portato in direzione, ho provato a sbloccarlo per chiamare qualcuno, ma non sapendo il codice… Cosi ho pensato, aspetto un attimo e poi lo consegno a quelli del bagno”. “Io speravo tanto di no, l’ho lasciato lì apposta nella speranza che lo tenesse lei, anzi tu , fatti dare del tu è meglio. Poi quando ho ragionato che avevo dentro il biglietto on-line del treno, sono tornata di corsa a prenderlo, Almeno ho scambiato due chiacchere con te.

Hai qui il tuo cellulare? “ Si, perché?” “Dammelo un attimo, sbloccato però. Ecco, ti ho fatto uno squillo così hai il mio numero. Quando vuoi ci possiamo sentire. Adesso devo andare o rischio di perdere il treno anche se mancano 2 ore”. Ti saluto, non capisco, ma mi adeguo, vado verso la mia cabina. Entro, sto per cambiarmi, quando comincio a capire qualcosa, cambio idea, mollo tutto, apro la porta ed entro nella cabina 69 e aspetto.

C’è silenzio, siamo alla periferia del bagno dove praticamente non arriva nessuno. Poco dopo sento dei passi, una chiave che si infila dentro la toppa della porta, la maniglia si abbassa, entri, sei davanti a me ti chini verso la borsa per prendere le tue cose. Quando alzi la testa mi vedi dallo specchio, ti prendo tra le mie braccia e a scanso di equivoci ti metto una mano sulla bocca. “Fai silenzio non urlare, se non vuoi, basta un cenno e me ne vado.

” Lascio andare la tua mano, piano piano, il tuo silenzio è il tuo assenso. Essere dietro di te, slacciarti lo slip, prima a destra, ti accarezzo il culo, piano piano, passo la mano sul tuo fianco, stringendo leggermente i tuoi fianchi, a farti quasi il solletico, per poi infilarti la mano in mezzo alle gambe. Intanto la mano sinistra slaccia l’altra parte dello slip che non cade, sembra stare su da sola non vuole abbandonare quei fianchi che porti con tanta disinvoltura.

Il tuo slip è per terra, la mano sx è libera, ti massaggia da dietro si mette tra le tue natiche. Ti tocca. Ti piace. Stai godendo, vuoi girarti, ti tengo ferma, la mano dx sale sino al tuo seno, ti sposta il reggiseno, lo tocca, è sodo sta su da solo, lo metti solo per decenza, non servirebbe. Con l’altra mano intanto ti slaccio il reggiseno, sei rimasta solo con le infradito, ma sei in punta di piedi, come se avessi un tacco dodici ai piedi.

Intanto l’altra mano è tornata al piano di sotto, sei bagnata e non è il mare, anzi. Continuo a masturbarti, da dietro. Ti bacio il collo, hai brividi, ti lecco il lobo dell’orecchio, sulle spalle. Vorrei farti un succhiotto, per lasciarti un segno della mia presenza, ma è estate, non si fa. Ce l’ho duro, te lo appoggio da dietro, ti liberi una mano la passi sui boxer, poi dentro. Cominci a massaggiarlo, ti giri, ti metto la mia gamba in mezzo alle tue gambe, ti sfreghi sulla mia coscia, sento la figa , sulla gamba, perché ne sento il calore.

Vai a ritmo con il cazzo nella tua mano e la figa sulla mia coscia. Non posso fare altro che godere il momento, stai facendo tutto tu. L’unica cosa che faccio è che metto le mie mani sulle tue chiappe, te le allargo, un dito te la tocca, sei un fuoco. Ti aiuto con le mie dita, sembra di mettere le mani nella marmellata. Le nostri mani si toccano dentro la tua figa, godi sempre di più, io non sono da meno,.

La tua mano mi scappella l’uccello con una delicatezza mai provata, lo accarezzi sulla punta, sui coglioni, vorrei che mi facessi un pompino, ma vorrebbe dire, rompere quel momento che sembra perfetto. Resisto alla tentazione. Ti stringo le chiappe nelle mie mani, quanto avevo desiderato farlo, ti aiuto nel ritmo che stai dando allo sfregamento. Il mio cazzo è duro e tu lo massaggi benissimo. Ci baciamo le nostre lingue sono una cosa sola.

“Roberta, Roberta, dove sei ? Ti muovi sono quasi le sei, tra un’ora hai il treno”. Silenzio, continuiamo nel nostro godimento.
E’ la tua amica che è venuta a cercarti.
“Vengo, un attimo e vengo!”.
Stai per venire, sto per venire. Guardo in alto, il mio collo guarda verso l’alto. Appoggi la tua bocca su di me tra petto e scapola, a quel punto vieni, godi, per non urlare mi dai un morso, stringi tra i tuoi denti la mia pelle.

Mi fai un male che no ho mai provato, facendo sesso, Ma serve, nessuno sente i tuoi gemiti, io li sento a malapena. Sono concentrato a non urlare per il dolore. Mi fai venire, ho un po’ di sollievo dal dolore che mi hai fatto (riesci sempre a dominare), sborro nella tua mano e un po’ sui tuoi piedi e questo ti dà ancora più piacere. Me lo tieni in mano e lo accarezzi.

Una mia mano è nella tua figa, vuole stare lì finche può, sta facendo il bagno.
Mi chiedi scusa per il morso, con un bacio, molto, ripeto, molto sensuale. “Pensavo fossi una vampira, poi ho pensato che è ancora giorno”.
Passi la tua mano sul segno che mi hai lasciato.
“Fosse mai che ti viene in mente che non è mai successo… una prova reale ce l’hai”.
Torno da dove sono venuto, apro la porta che divide le due cabine, entro nella mia, mi siedo, guardo il segno che mi hai lasciato, mi fa male.

“Hai, anche una bella dentatura. Fortuna che non era un pompino!”. Resto lì, in silenzio, sino a quando non esci e mentre lo fai bussi sulla porta/dividendo, per un ultimo saluto.
Apri la porta ed esci “Eccomi, arrivo, sono qua, scusa ma mi sono persa a pensare, tanto facciamo in tempo ho il biglietto on-line”.
A quel punto mi cambio, mi vesto, prendo lo zaino, esco. Sto per aprire la macchina, sei ancora lì, stai salutando i tuoi amici, ti guardo e mentre saluti mi butti un’occhiata.

Senza farmi accorgere dagli altri, con la mano sinistra mando un bacio al cielo, con l’altra, mi batto con il palmo della mano dove mi hai morso. Ho una smorfia di dolore. Ti metti a ridere. Penso, “Sono proprio un pirla!”.
Salgo in macchina, la coda sulla Genova- Milano è lì che mi aspetta, oggi non la sento, va bene così.
By Ululiulula.

Storie di vita vissuta 2 – La festa del paese

Sono un ragazzo di 27 anni e questa è la mia seconda storia. Voglio condividere storie vere che mi sono capitate nel corso degli anni, le più strane e le più coinvolgenti. Non troverete i****ti, storie dubbie di zie, madri o cugine scopate nei modi più disparati, ma solo storie che mi sono capitate. Non sono un fisicato, non ho un corpo perfetto, non sono superdotato: sono un ragazzo normale. Ho però alcune particolarità.

Il mio pene è comunque sopra la media e soprattutto “soffro” di eiaculazione ritardata: durante il sesso vengo molto raramente, ci riesco solo tramite masturbazione. Se questo problema può essere ostico in una storia seria, ai tempi in cui frequentavo il liceo questa particolarità mi dava una certa buona nomea tra le ragazze della mia scuola e quelle che conoscevo in altri momenti. Mi è capitato più volte di fare sesso con mie compagne di classe e la storia parte da qui.

Abito in una città di provincia e verso fine luglio si tiene la festa cittadina, che consiste in due giorni di fiera. Cambia poco o niente da un anno con l’altro, ma ci andiamo sempre. È l’occasione per bere qualcosa con gli amici e ritrovare persone che non vedevi da molto tempo. Le scuole sono finite, le università chiudono dopo la sessione estiva e tutti i ragazzi sono quindi a casa. Quelli che non vanno in ferie in quel periodo, almeno.

Era il caso di Francesca, una mia ex compagna di classe, con cui una sera di quelle trascorsi una delle notti più incredibili della mia vita. Trasferitasi in un’altra città per studiare, era giusto tornata a casa. La incontrai con la sua compagnia storica di amiche, che a loro volta non vedevo da un pezzo. Io e i miei amici ci fermiamo e continuiamo a camminare insieme a loro.

Francesca non era mai stata bella.

Per niente. I primi anni del liceo non la calcolava praticamente nessuno, mentre negli ultimi anni era cambiata: era diventata più formosa, le erano spuntate due belle tette… insomma, non era uno splendore ma nemmeno brutta come prima. Quella sera invece tutti noi ci restammo di stucco: era ulteriormente migliorata, era vestita abbastanza provocante, aveva cambiato qualcosa nel modo di porsi ed era visibilmente più carina. Aveva una minigonna bianca, un top scollato con sopra una giacca di jeans chiara e due stivali da urlo con gamba nuda.

Ha sempre fatto sport, ma il fisico muscoloso e per niente femminile che aveva prima era diventato più aggraziato. Giravano anche delle voci sul suo conto, di come essere una studentessa fuori sede l’avesse cambiata. Si sentivano in giro molte cose “è una troia, la dà a tutti, ho sentito dire che è una porca colossale”. Buon per lei, pensavo.

Cominciamo a camminare per i banchetti e il mio occhio cade ripetutamente nella sua scollatura, per poi squadrarla da dietro.

Era veramente eccitante, mai l’avrei immaginato. A un certo punto mi becca clamorosamente con gli occhi sulle sue tette. Io tolgo lo sguardo. Ora è lei che comincia a fissarmi. Inizia a parlare con me del più e del meno. Notavo una certa complicità tra noi due, come se entrambi covassimo un desiderio. A un certo punto, forse col coraggio datomi dalle birre che avevo bevuto, approfittai di un po’ di ressa tra le bancarelle, le andai contro, mi appoggiai a lei e glielo feci sentire per un attimo.

Lei non si sbilanciò: si discostò, ma mi mise una mano sul pacco per allontanarlo… tenendola un po’ troppo sopra. Lo sguardo da maiala con cui mi fulminò era il segnale di via libera.

La mia compagnia poi prese un’altra strada e quindi dovetti allontanarmi da lei. Le scrissi subito un messaggio “Ti vuoi divertire stasera o è una mia impressione?”. Lei rispose “Trova una scusa e troviamoci davanti al municipio”. Salutai i miei amici e mi incamminai per la piazza.

La aspettai per qualche minuto e lei arrivò. Due convenevoli e tagliò subito corto “I miei sono via, ho casa libera… sempre se hai voglia” “Non ti rispondo nemmeno” dissi ridendo. Montammo in macchina e mi guidò verso casa sua, situata fuori dal centro. Una bella villetta in cui non ero mai stato prima. Eccitatissimo percorsi il vialetto prima di entrare in casa. Che sensazione magnifica quando hai l’adrenalina a mille perché sei certo di quello che accadrà una volta chiusa quella porta.

Non mi diede nemmeno il tempo di guardarmi in giro: mi prese la mano e mi portò dritta in camera. Letto matrimoniale… perfetto. Subito scoprii che le voci erano tutte vere. Non avevo mai visto una tipa così spudorata e così pronta a tutto: ragazze che scopavano bene, brave nel sesso orale, ma questa no… questa era un concentrato di follia sessuale. Appena provai a prendere il controllo, a spogliarla per poi leccargliela (amavo cominciare per primo), lei mi prese e mi tolse camicia e pantaloni, mi prese il cazzo in mano e iniziò a farmi un pompino mai provato prima.

Violenta, assatanata, prese tutti i miei centimetri in gola e più tossiva, più le colava il trucco, più mi diceva di spingere. Io in un primo momento avevo paura di farle male, di soffocarla… ma alla fine capii che era un’occasione più unica che rara… e dove la trovavo un’altra così? Potevo disporre della sua bocca come volevo, lei era aggrappata a me con le mani, ma non opponeva resistenza. Quando non ce la faceva più, smetteva per un attimo, quel che bastava per riprendere fiato e poi lo prendeva ancora tutto.

Completamente sfatta le imposi di finire e la buttai sul letto, avevo il cazzo di marmo ma non volevo ancora scoparla, volevo finire il lavoro. Mai avevo leccato una vagina così violentemente: tutto sul clitoride, in continuazione, una continua pressione tra le sue urla. Gridava, tirava schiaffi ma mai mi diceva di fermarmi. Con dei preliminari del genere, non vi dico la scopata. Tutto dentro, ritmi elevati, lei godeva tantissimo e io ero impegnato a non darle un attimo di respiro.

Dopo un po’ ero un bagno di sudore e allora mi sdraiai per lasciar fare a lei. Si mi se a cavalcioni sul mio cazzo e ricominciò a farsi scopare. Ancora un po’ e me lo staccava. Anche lei dopo diversi minuti era stravolta, allora senza dire nulla, la presi, la girai e iniziai a leccarle il culo. Se finora aveva fatto tutto questo, non si sarebbe certo tirata indietro davanti al sesso anale, no? Sempre con violenza la penetravo con le dita e con la lingua, sputandoci sopra e riempiendola di insulti, cosa che lei contraccambiava.

Eravamo due a****li bagnati fradici di sudore e piacere. Quando glielo misi nel culo, lei ricominciò a impazzire e a prenderlo tutto. Continuammo per non so quanto tempo, in ogni posizione, in ogni buco, totalmente in balia di noi stessi.

Alla fine eravamo stravolti. Lei non era venuta, ma aveva tutta l’espressione di una che aveva goduto tanto. Io volevo sborrare in qualsiasi parte del suo corpo e con le ultime forze mi alzai in piedi, masturbandomi forte.

Lei si avvicinò al mio cazzo e mi urlò “Vuoi sborrare? Dai sborrami addosso! Ti faccio sborrare io porco schifoso” e mi mise un dito nel culo. Tra il fastidio e la sorpresa, le presi la testa e le misi ancora il cazzo in gola. Per qualche secondo non rispondevo di me stesso, ma lei rispose soltanto infilando il dito più a fondo. Continuai a masturbarmi, mentre lei con uno sguardo da maiala che mai dimenticherò continuava a penetrarmi e la cosa mi piaceva tantissimo.

Alla fine le riversai addosso tre schizzi copiosi, godendo come non mai. Crollai a terra. Passò un buon quarto d’ora prima che tutti e due fossimo in grado di dire qualcosa. A un certo punto ci alzammo e ci lavammo. La camera era inutilizzabile, le lenzuola intrise di sudore e tutto odorava di sesso. Dormimmo entrambi in salotto. Al mattino, con la più tranquilla noncuranza, mi offrì il caffè e mi salutò col più classico “dai, vediamoci tutti insieme in questi giorni, si organizza!”.

Una sensazione straniante dopo una notte del genere.

Insospettabili piaceri – La piccante confessione

Dario quasi si vergognò a leggere quelle discussioni ed avere un erezione così potente.
Doveva esser inferocito,arrabbiato,irritato e avrebbe dovuto chiudere il rapporto coi due nel momento stesso in cui lesse il primo messaggio.
Invece nulla,se ne stava lì a leggere e rileggere quei dettagli che avrebbero dovuto ferirlo ed invece lo eccitavano.
“Mi piace quando mi stai sopra e mi scopi la bocca!” era uno dei messaggi mandati da Lucia a Roberto.

Non solo messaggi scritti ma anche foto; Lucia spedì un selfie a Roberto mentre stava tutta nuda davanti allo specchio col medio infilato in bocca e sguardo sbarazzino rivolto alla camera. Non l’aveva mai vista così porca,pareva un altra donna.
Roberto dal canto suo aveva mandato qualche foto del suo pene in piena erezione con scritto nel messaggio allegato “ti sto pensando”.
“Lo voglio tutto dentro” era la risposta di Lucia.

Dario stava lì,quasi a bocca aperta a guardare la gallery; quasi istintivamente aveva cominciato a masturbarsi con un mix di gelosia ed eccitazione mai provata prima.
La cosa che però lo colpì più di tutte fu leggere i messaggi di Roberto che raccomandava Lucia di fare poco sesso con lui(Dario) e di farlo sempre protetto,dai preliminari alla fine.
La risposta di lei fu altrettanto devastante “Non preoccuparti,non mi passa minimamente per la testa fare cose simili con lui!”
“Me le merito solo io le tue coccole!!”
“Si,solo tu!E guai se fai lo scemino con altre!!!”
Erano una coppietta o almeno si comportavano come tale.

Dario pareva un impiccio.
La cosa lo ferì ma non abbastanza per smettere di masturbarsi prima di venirsi copiosamente addosso.
C’era qualcosa di perverso che stava nascendo in lui,qualcosa di torbido e voleva coltivare questa sua perversione.
Per giorni rimase attaccato a leggere e rileggere quei messaggi.
Con Lucia si sentivano poco,con Roberto quasi mai. Si era quasi isolato dai due.
Nonostante tutto non voleva perdere Lucia e aveva una sorta di adorazione per Roberto;ora forse persino di più,si era dimostrato ancora una volta un maschio alfa,l’unico capace di sextenare la femminilità di Lucia.

Dario voleva quasi raggiungere un accordo,perverso e clamoroso. In quei giorni scoprì anche navigando nel web tramite forum e siti sul sesso,che probabilmente lui apparteneva alla categoria dei cuckold ,mariti e fidanzati cornuti che provavano piacere nell’ammirare le propria partner scopata da altri uomini.
Di fatto lui cornuto,piacesse o meno,lo era.
I minuti dopo che scoprì di esserlo fu arrabbiato e quasi offeso ma col passare del tempo metabolizzò quell’adulterio guadagnandone del piacere.

Nei giorni successivi fu schiavo delle sue perversioni. Passava intere ore ad ammirare quelle foto delle discussioni e a masturbarsi e quando Lucia chiedeva di uscire lui inventava scuse per non vederla.
Voleva fare in modo che lei avesse tempo a disposizione e voleva che quel tempo lo passasse ancora con Roberto. Si inventò di avere la febbre per almeno 4 giorni e in quei 4 giorni invitò Lucia a distrarsi con le amiche.

“Non sto molto bene sto periodo amore, uff, vorrei tanto fare l’amore con te ma son chiuso in casa e non voglio contagiarti!Hai proprio un fidanzato palloso eh,conviene distrarti con le tue amiche!”
Lucia e Roberto presero la palla al balzo,finalmente liberi da impegni e seccature varie potevano riorganizzare i loro appuntamenti clandestini. Scoparono in macchina,in hotel e per una volta Lucia riuscì pure ad avere casa libera. Roberto la cavalcò prima sul divano del soggiorno e poi sul letto di lei,dando una ripassata al repertorio già mostrato nel loro primo appuntamento.

Pompini con ingoio,seghe con schizzate sul seno e sul viso,colpi di cappella sulla lingua e sul viso,missionario,smorza candela,pecorina ,69, di fianco. Sperimentarono mezzo kamasutra e lui portò con se anche speciali gel lubrificanti per facilitare meglio seghe e massaggi vari. Le molle del letto di lei furono messe a dura prova da quelle selvagge cavalcate. Lei puledra in calore,messa a 90 col culo pronto ad accogliere il grosso pene dello stallone. A qualche km di distanza Dario invece passava il tempo a masturbarsi con piacere immenso,ben consapevole che la sua delicata e graziosa morosa si stava consolando col grosso fallo del suo migliore amico.

Dario però voleva andare sempre più oltre,spingere l’asticella più in la; in poche parole voleva vedere,voleva godersi la scena.
C’era solo da convincere i due amanti. Sapeva che ci sarebbe stato enorme imbarazzo e forse la cosa avrebbe rovinato tutto;le cose però,almeno nel periodo iniziale, andarono in maniera diversa e i 3 riuscirono ad esser tutti felici.
Due giorni dopo la finta influenza Lucia e Dario uscirono insieme; fecero una passeggiata,girarono per negozi in una normale routine di coppia.

Saliti in macchina di lei ,Dario fece una domanda diretta,forse pure troppo:
“Amore,tu mi tradiresti mai?Sai,siamo tanti giorni che non lo facciamo..saresti mai tentata di farlo con un altro uomo?”
Lucia rimase in silenzio,imbarazzatissima ,arrossì persino in viso:
“Ma che razza di domanda fai?”
“Rispondi dai,sono curioso!”
“No,non ti tradirei,che domanda è?!!?!?” era ancora imbarazzata,non riusciva a guardarlo in faccia mentre lo diceva
“Se tu lo facessi io ti capirei e te lo perdonerei sai?”
“Ma che dici?Sei pazzo?!?!?” cambiò espressione lei,incredula.

“Non prendermi per il culo!Sai che non ti rendo felice al 100%!”
“Cosa vuoi dire Dario?Hai fumato?Bevuto?”
“A letto mi sembri molto distante e sento che non vieni quasi mai!” ribatté lui.
“Non è vero,stai dicendo un mucchio di cazzate!” sembrava irritata
“So che ti piace Roberto” tagliò corto lui. Era una mossa della serie “o la va o la spacca!”;lanciò una bomba pronta ad esplodere e decidere il loro futuro insieme.

Lei divenne rossa in viso,provò a ribattere ma con poca decisione:
“Stronzate,sei completamente fuori!”
“Preferisco tu sia sincera,ho delle prove inconfutabili e so che il tuo Whatsapp ne ha anche delle nuove!”
Altra mossa devastante. Lui sapeva tutto,per Lucia nascondersi era inutile e così pure lei ,con lacrime di coccodrillo agli occhi guardò Dario e disse:
“Scusami,non te lo meriti,se vuoi lasciarmi ti capisco benissimo,sono stata una stronza…”
Dario allungò le mani verso di lei e se la strinse vicino
“Ma che dici?!?!?!Io ti adoro mia cara e capisco pure che Roberto ti faccia impazzire, è un bel ragazzo e con le donne è sempre stato un talento!”
Lei ritornò ad esser incredula “Ma che dici?Non sei arrabbiato???”
“No,anzi,sono felice che lui ti dia quello che non riesco a darti io,te lo meriti”
Lei rimase sbalordita ma Dario pareva proprio serio e continuò
“Se vuoi puoi continuare a vederlo senza doverti nascondere amore,però volevo solo chiederti un favore!” aggiunse
“Come fai a non esser arrabbiato,non me lo so spiegare?!?!?!E che favore vorresti?”
Rispose una sempre più incredula Lucia.

“Mi devo arrabbiare perché ti rende felice e donna vera?Allora sarei egoista,non ti amerei mica così,amerei solo me stesso..Invece sono innamorato di te e per te voglio il meglio e se lui a letto è meglio di me allora è giusto che tu provi piacere con lui invece che annoiarti con me!”
A Lucia tutto sembrò inverosimile,in pratica aveva il via libera per tradire il suo ragazzo dal suo ragazzo stesso:
“Lui mi piace,non posso nasconderlo ma è solo una questione di chimica!Il fatto è che non posso farci niente,ma vedo che la cosa non ti ferisce minimamente..A questo punto voglio proprio sapere quale favore vorresti”
Era il punto cruciale della questione intera,un altra bomba decisiva.

Stavolta fu Dario ad esser imbarazzato e non riuscire a guardare Lucia dritta negli occhi.
“Ecco,so che mi prenderai per pazzo anche peggio di prima ma ,io ecco, vorrei guardarvi mentre lo fate!”
Lucia rimase a bocca aperta,era completamente incredula. Dario tutto poteva sembrarle tranne un simile depravato
“Sei completamente uscito di testa;mi spiace averti tradito ma tu sei completamente andato!”
Ecco,era la reazione che Dario si aspettava ed era un brutto segnale
“Pensavo ti arrabbiassi come fanno tutti gli uomini ed invece,non solo non ti arrabbi ma mi inciti a continuare e vuoi anche guardare come fanno i guardoni?!?!?!”
“Si,non posso nascondermi e ti dirò,anche a costo di sputtanarmi , la cosa mi ecciterebbe tantissimo, persino più di scopare te!”
“E’ tutto così pazzo sto pomeriggio,sta succedendo di tutto!Il mio fidanzato scopre che l’ho tradito e non solo ne è felice ma addirittura ci gode pure!”
“Sai per me è già umiliante aver scoperto le corna.

Le ho metabolizzate,spero pure tu possa metabolizzare questa mia natura. Non credo cambi poi così tanto le dinamiche del nostro rapporto. Non ti rendo felice a letto ,voglio solo vederti e ammirarti mentre lo sei. Ci sono coppie che lo fanno senza problemi. Farei di tutto per non esser un intralcio tra voi due!”
Lucia quasi provò tenerezza a quel punto. La ferma convinzione di Dario cominciava a dare i suoi frutti:
“Sicuro che la cosa non ti ferirebbe?”
“Se è solo chimica come hai detto tu,no,non mi ferirà!”
“E’ tutto molto strano Dario,dovrei pensarci onestamente!”
Il discorso si chiuse così; c’era bisogno di una pausa riflessiva per Lucia e Dario cerco di facilitare la decisione della sua morosa contattando Roberto.

Era convinto che il suo amico sarebbe stato più semplice da convincere.
Quando i due si incontrarono ,Roberto sapeva tutto tramite Lucia.
“Amico,mi spiace,sono un infame e so che non posso nascondere nulla..Lucia però mi ha detto che le hai fatto una proposta assurda e onestamente stento a crederci sia vera..davvero ci perdoni e addirittura vorresti guardarci mentre lo facciamo?”
“Si Roby, è una decisione che ho maturato questi giorni..mentre voi probabilmente scopavate come dannati io ero ossessionato dalla visione dei vostri corpi..Mi sono stancato di immaginarvi,voglio vedervi!”
“Cavolo,il mio migliore amico è un guardone…Hai un pezzo di fica come Lucia a fianco e non solo non sei incazzato che te la scopo ma vuoi pure guardare…Lucia mi ha pure detto che non te la scoperesti manco più?!?!Amico sta storia ti ha sconvolto!”
“Si,non posso negarlo,mi ha cambiato profondamente ma non voglio rovinare tutto,voglio coltivare questa passione senza far del male a nessuno!Voi due vi volete e siete molto attratti,io sono attratto dal vedervi.

Stasera che credi che farò?!?!?!Tornerò a casa e mi masturberò mentre penso a voi due che scopate. Vi prego,concedetemi di dare uno sguardo,starò in disparte senza darvi fastidio!”
Roberto fu anche lui sorpreso, non sconvolto come Lucia ma decisamente sorpreso.
Scoprire che Dario,fidato amico di una vita, era un depravato simile lo aveva decisamente sorpreso. La cosa però lo aveva anche stimolato ed eccitato. La figura del bull lo aveva sempre affascinato:
“Se la cosa non ti ferisce amico,per me puoi pure guardare però ecco,niente scherzi.

Io il pane non lo divido e non voglio schizzi addosso!”
A differenza di Dario,Roberto era piuttosto possessivo. Si sarebbe scopato Lucia davanti a Dario ,se questo è quello che il suo amico voleva ma niente colpi a sorpresa; Dario doveva guardare e basta.
A Dario ovviamente una situazione simile andava di lusso:
“Perfetto,ora aiuta Lucia a convincersi che tutto andrà bene e magari fissiamo un appuntamento!”
“Ok amico,ci proverò stasera stessa!Magari a colpi di cazzo riuscirò a convincerla” disse ridendo Roberto e Dario ne fu subito eccitato
“Oh cazzo, al solo pensiero mi viene durissimo!” rispose quasi imbarazzato.

Roberto ormai prese la situazione in mano ,aveva capito come andava trattato Dario:
“Non preoccuparti amico,tu pensa a segarti che a Lucia ci penso io”
“Ok grazie,sei proprio un amico”
“Figurati,segaiolo!”
Ne aveva lette di storielle nel web su cornuti guardoni. Roberto sapeva che a questi soggetti l’umiliazione sottile faceva impazzire. Dario era un amico e di andarci pesante non ne aveva la minima voglia ma dargli del segaiolo o del cornuto di tanto in tanto sapeva che poteva esser utile.

Dario infatti,a sentirsi etichettato in quel modo dal suo caro amico,quasi non si venne addosso senza manco toccarsi.
Si fece sera. Roberto e Lucia si videro e parlarono della proposta di Dario:
“Non lo so,è così strano..quasi mi fa pena, è tutta colpa mia,come l’ho ridotto!” disse Lucia quasi sentendosi in colpa.
“Ma che dici dai…io la trovo una cosa simpatica ed eccitante…Quel povero ragazzo già si è dovuto beccare le corna dal suo miglior amico…se per farmi perdonare vuole guardarci allora per me può partecipare pure lui!Mi ha pregato di farlo guardare!”
“Addirittura ti ha pregato?”
“Si,dai,alla fine è un povero segaiolo guardone!Facciamolo divertire”
Lucia sorrise convinta
“Povero,non umiliarlo chiamandolo così dai!”
“Fidati,a quelli come lui se li chiami così gli piace tantissimo!” disse convinto Roberto
“Proviamo dai! Ma non stasera!”
“No stasera niente guardoni,sta giornata è stata stranissima,devo scaricarmi un po’!”
“A chi lo dici” disse Lucia mentre cominciò a spogliarsi dentro la macchina.

Roberto le lubrificò la fica con le dita e lei poi montò su come una cavallerizza.
Lui la impalò ;lei cominciò a muoversi sul grosso cazzo
“Che razza di segaiolo ti sei preso come fidanzato eh?” disse Roberto mentre si godeva la moretta
“Meno male che ci sei tu!” rispose lei mentre lo cavalcava.
Scoparono anche quella sera e anche quella sera Dario rimase a casa,col suo pene in mano, a fantasticare sulla sua ragazza e sul suo migliore amico….

Insospettabili piaceri – La notte degli orgasmi 2

Distesi sul letto in quella stanza d’albergo, i due giovani amanti,tutti nudi,si scambiavano tenere effusioni.
Il membro di Roberto ci mise veramente poco a riprendere vigore e Lucia ne fu sorpresa:
“Cavoli,è di nuovo arzillo!?!?!?”
“E’ questo l’effetto che gli fai” rispose il giovane stallone
“Ho la patatina in fiamme,non so se son pronta a prenderlo subito di nuovo,perdonami” disse la moretta fissando il pene di nuovo in erezione
“Non preoccuparti,dev’essere un piacere,non una tortura,se ancora non te la senti ti lasciamo in pace” rispose Roberto
“E’ un peccato però” disse Lucia mordendosi il labbro inferiore
Si era quasi imposta di non lasciare insoddisfatto Roberto e allora allungò la mano verso il grosso cazzo e cominciò ad accarezzarlo
“Merita tante coccoline” disse la moretta sorridendo a Roberto
Le carezze poco dopo si trasformarono in una presa delicata ma decisa sul membro.

“Non mi stancherà mai delle tue mani” disse il ragazzo mentre lei cominciava a scappellare con buon ritmo “sei una fantastica segaiola”
“Segaiola?ahahaha sei il primo che mi dice una cosa simile” sorrise la ragazza mentre continuava a ritmo costante a masturbarlo.
Le mani di lui tornarono sul seno di lei,palpandolo e stuzzicando i capezzoli immediatamente divenuti turgidi
“E’ di nuovo durissimo”
“Ehehe senza offesa cara,ma non so come sei abituata. Io davanti ad un pezzo di fica come te mi riprendo subito,Dario forse no…”
“Beh,scopiamo poco e lui non mi attizza quanto te..non dura manco così..” disse quasi dispiaciuta la fanciulla
“Non pensiamoci su,quello che non ti da lui lo prenderai da me tutte le volte che vorrai ma certe cose voglio che le fai solo con me!”
Lei sorrise e annuì.

“Ora sali sopra e dammi la tua bella fichetta delicata,la guarisco con qualche leccatina” Disse Roberto ridendo “Il 69 ancora ci manca” aggiunse
Così lei montò sopra dandole la vagina e calando nuovamente sulla mazza.
La lingua di lui fu subito decisa e puntò con decisione la fica di lei,ancora con gli umori del precedente orgasmo non ancora scomparsi.
Lei subito si fece rapire da quella lingua guizzante che ogni tanto penetrava tra le grandi labbra e ogni tanto si spostava a stuzzicarle il clitoride.

L’esperienza non mancava al ragazzo e lei quasi ne fu gelosa che avesse provato quel genere di cose con altre fortunate prima di lei.
Riprese a segare il grosso cazzo mentre la lingua avida di lui gli leccava tutta la passera.
Era una sensazione incredibile. Lui prese completamente il controllo del corpo di lei e mentre la lingua continuava il suo incessante leccare, con la mano spinse la testa di Lucia delicatamente ma con fermezza verso il suo cazzo.

Lei comprese ed aprì la bocca ospitando tra le sue labbra la cappella del pene di lui. Riprese a succhiare e a spompinare come fatto mezz’ora prima,in un altra posizione e stavolta col piacere doppio di avere la lingua di lui a lavorare sulla sua fichetta.
Nella stanza i rumori delle loro bocche e delle loro lingue si alternavano con quelli della goduria,dei loro mugolii di piacere.
“Sei bellissimo” diceva lei staccandosi per pochi secondi dal grosso pene
“Succhialo tutto,continua!”la incitava lui.

Quei due corpi si fondevano perfettamente. La mano destra di lei segava il grosso fallo,la sinistra spesso finiva sui grossi testicoli ad accarezzarli,a toccarli,a stringerli facendo infogare Roberto che le scopava la bocca e affondava sempre più la lingua nella gustosa vagina di Lucia.
Le mani di lui a volte finivano ad allargare ancora di più le labbra di lei oppure afferravano quei piccoli splendidi seni turgidi stuzzicandoli o tenendoli in mano a mo di coppa.

Entrambi furono talmente eccitati che raggiunsero un nuovo orgasmo. Lei prima di lui. Totalmente travolta dalla passione non riuscì neanche a succhiare più il cazzo perché l’orgasmo la fece proprio urlare di piacere:
“Vengo,vengooo” disse a voce alta con una smorfia di piacere dipinta in volto.
I suoi umori finirono giù per la gola del sapiente Roberto,a sua volta pronto ad esplodere una nuova colata di seme.
“La tua fica è gustosa” disse il ragazzo.

Lei sconvolta dal piacere ora era pronta a farlo nuovamente felice.
“Prendilo in bocca e bevi il mio nettare” una frase alla Rocco Siffredi,suo idolo e modello.
Lei obbedì e riprese a lavorare di bocca,a succhiare e segare avidamente. Lui riprese a scoparle la bocca tenendola per le tette.
“Non perderne neanche una goccia” quasi le ordinò e poco dopo schizzò dentro la gola della splendida moretta. Del seme andò di traverso a Lucia,d’altronde per lei era un altra prima volta,una delle tante di quella serata.

Nessuno le era mai venuto in bocca e a nessuno glielo avrebbe permesso ma Roberto poteva,si,a lui avrebbe permesso di tutto e le piaceva tanto. Voleva essere una indimenticabile dell’avvenente Roberto,una che il ragazzo si sarebbe ricordato per sempre. Obbedì e ingoiò fino all’ultima goccia di quel seme caldo,facendoselo persino andar bene come sapore. Lo trovava appetitoso e lo ingurgitò con gusto.
La quantità era inferiore rispetto allo spruzzo precedente del ragazzo ma comunque imponente e potente.

I primi schizzi la misero in difficoltà,potenti e dritti giù per la gola quasi la fecero rigurgitare. Dovette giostrare al meglio con la lingua intercettando gli schizzi seguenti. Fu un impegno non da poco visto le dimensioni del membro di lui e la larghezza dello stesso. Alla fine qualche goccia di sperma colò lungo l’asta ma lei ripulì tutto con avidità.
Roberto in estasi si gustò la scena. Quella ragazza faceva di tutto,era un tesoro da tenersi stretto.

Si sentiva porca e voleva trasmetterglielo a lui,sapeva che i ragazzi avevano sempre un debole per le disinibite sotto le lenzuola:
“E’ così gustoso!” disse lei voltandosi verso di lui.
“Allora tutte le volte che dovrò venire te lo darò in bocca” le rispose lui sorridendo.
Erano sconvolti,stremati,due orgasmi così potenti in poco tempo avevano consumato parecchi delle loro energie. Roberto poteva ancora avere qualche riserva ma Lucia sembrava totalmente priva di forza.

Con la lingua si ripulì le labbra da residui di sperma e si coricò a fianco di Roberto,poggiando la testa sulla sua spalla. Lui d’altro canto prese e coprì i loro corpi nudi con le coperte.
“Ti è piaciuto?”
“Sei fantastica,unica,sei perfetta!” rispose lui “Promettimi che ste gioie le regalerai solo a me!”
Lei annuì,era sincera,d’altronde chi altro poteva ispirarla così tanto.
Non di sicuro quel povero del suo ragazzo,Dario,costretto a “godersi” la Lucia frigida e schizzinosa,accontentandosi di schizzare dentro un preservativo senza godersi neanche un pompino.

In passato aveva avuto solo ragazzi zerbini; Roberto invece la ispirava a tal punto da volersi offrire lei come zerbino.
Si sarebbe fatta montare in tutti i modi e le avrebbe dato anche il culo,basta che lui lo avesse chiesto.
Dormirono,sereni,sorridenti,uno a fianco a l’altro.
L’indomani Roberto si svegliò col classico alzabandiera. Lucia si svegliò poco dopo e notò decisamente quel rigonfiamento sotto le lenzuola.
“Buongiorno,vedo che qualcuno è già pimpante” sorrise mentre allungò la mano sotto le coperte e impugnò il membro.

La vista di quell’adone al suo fianco era il più bel buongiorno le potesse capitare.
“Buongiorno a te cara,vedo che sei già attiva” rispose lui ricambiando il sorriso e godendosi la sega di primo mattino “Ci vuole proprio una delle tue coccole per iniziare bene la giornata!”
Lei si morse il labbro inferiore,vogliosa,tirò via le coperte e con la luce del mattino ammirò nuovamente quello splendido fallo su quel fantastico corpo. Cominciò a baciarlo ,prima dalla bocca,poi scendendo sul petto,leccando i capezzoli e poi sempre più in basso baciando tutto l’addome fino ad arrivare al pene.

Scappellato ,ne leccò la punta e poi lo prese in bocca e succhiò avidamente.
Aveva sentito dalle sue amiche più sveglie che i ragazzi amavano i pompini fatti di prima mattina. Roberto in effetti gradiva moltissimo
“Sei una fantastica pompinara” disse lui godendosi il pompino.
La sera prima le aveva dato della segaiola,ora della pompinara.
Nessuno le aveva mai detto simili cose,quasi rozze. Quei modi grezzi la stimolavano sempre di più; si voltò verso Roberto e gli disse “Trattami male!”
Roberto ne fu sorpreso che dovette chiederle
“In che senso?”
“Dominami,trattami selvaggiamente, ho solo avuto zerbini come ragazzi..”
Roberto sorrise estasiato;aveva avuto l’ennesima conferma che lei era totalmente predisposta a farsi fare di tutto.

Si spostarono ,lui prese i due cuscini matrimoniali e li mise uno sopra l’altro.
“Coricati”disse a Lucia “Poggia la testa sui cuscini”
Lei obbedì; poco dopo lui le montò sopra,in posizione simile a quella del giorno precedente.
“Tira fuori la lingua” disse il ragazzo
Lei obbedì
“Bravissima,farai tutto quello che ti dico!” si prese in mano il pene e cominciò a sbatterlo sulla lingua di lei; cominciò a schiaffeggiarla col grosso membro prendendola a cazzate in faccia.

“Quel visino da brava ragazza merita colpi di cazzo”
Quel sentirsi così schiava,umiliata e dominata la faceva impazzire.
Lui ovviamente se ne accorse e allungò la mano verso la fichetta di lei,cominciando a masturbarla
“Ora segalo e leccalo in punta” lei obbedì
Poi lui si staccò dalla sua fichetta e mise entrambe le mani sul montante del letto.
Voleva scoparle la bocca il più profondamente possibile.
Glielo infilo in bocca per diversi centimetri con una certa decisione al punto che lei quasi lacrimò ma non era dolore,era semplicemente difficoltà nel tenere tutta quella carne in bocca
Ritmicamente lui cominciò ad andare avanti e indietro.

Lei ogni tanto lo tirava fuori dalla bocca per riprendere a respirare.
Ogni volta che lo tirava fuori lui la schiaffeggiava col cazzo 3-4 volte poi riprendeva a scoparle la bocca ritmicamente.
Le scopò la bocca fino all’orgasmo,schizzando tutto il suo sperma in fondo alla gola.
Fu un esplosione di piacere talmente potente che lei dovette spingere fuori il cazzo per non stare male
“Bevilo tutto pompinara” la incitò Roberto e lei ingoiò i fiotti caldi di seme.

Quelle ore passate con lui erano state sconvolgenti,un esperienza unica e mai provata prima.
La giornata stava ormai per iniziare e ognuno dei due doveva riprendere la propria vita.
Con difficoltà ma doveva andare così.
Sarebbero rimasti volentieri chiusi in quella camera di hotel per settimane intere a scopare in tutti i modi possibili.
Invece diversi eventi li allontanarono per un po’ di giorni. Si sentivano solo tramite Whatsapp e Facebook.

Lucia era totalmente noncurante di poter esser scoperta da Dario.
Sottovalutò la cosa,soprattutto dal momento in cui i loro rapporti sessuali ,già con frequenza scarsa si ridussero al minimo storico.
“In questo periodo non ci coccoliamo più amore,c’è qualcosa che non va?” domandò il ragazzo
“No,ho le mie cose e ho impegni e tanti pensieri in testa,scusami!” rispondeva Lucia.
In testa aveva solo Roberto ma quella era una relazione al momento clandestina e andava nascosta.

Qualche giorno dopo per allontanare i sospetti lei si concesse a Dario,a casa del ragazzo,sextenando l’invidia di Roberto,geloso che la sua amante si spogliasse per Dario.
“Fagli tenere il profilattico,mi raccomando!” scrisse Roberto.
Se doveva regalarle del piacere bisognava che questo fosse limitato.
Si sforzò di godere mentre Dario la prendeva alla missionaria; era una recita neanche troppo ben riuscita ma Dario in astinenza non ci fece caso ed esaurì in fretta la sua passione una volta che le propose la pecorina.

Messa a 90 lui la montò ma dopo 4-5 colpi tirò fuori il pene e si masturbò col preservativo sopra le natiche di lei.
“Scusa amore sei così bella che non ti ho resistito!” disse uno stremato Dario.
Per lei fu un sollievo,dovette smettere di recitare,lo baciò e disse:
“Tranquillo amore,son felice che ti sia piaciuto!”
Non c’era niente da fare,Dario non la stimolava e Roberto le mancava come l’aria.
I due si cercarono a tal punto che proprio dopo quel rapporto,mentre Lucia andò in bagno a lavarsi,Roberto la bombardò di messaggi su Whatsapp sextenando la curiosità di Dario.

Non aveva mai sbirciato sul cellulare della morosa ma quello schermo lampeggiante e quel telefono sempre in vibrazione lo avevano incuriosito.
Mentre Lucia si chiuse in bagno per lavarsi e rivestirsi,Dario con stupore scopri e lesse tutta la sconvolgente discussione su Whatsapp con Roberto.
Ebbe pure la lucidità di prendere il suo smartphone e fare delle foto delle discussioni.
Un incredibile ventata di gelosia e rabbia si fece pressante ma voleva leggere con lucidità e con calma quegli osceni messaggi che i due si scambiavano da diversi giorni.

Si erano scritti tantissimo e c’erano molti dettagli piccanti.
Dario quasi non voleva crederci, tra la sua donna e il suo migliore amico c’era stato un flirt.
La sua innocente Lucia in realtà ora le appariva come la peggior puttana del globo e il suo caro amico il più grande infame di sempre.
Non riusci a fotografare tutte le discussioni ma una buona fetta.
Quando la porta del bagno si riaprì cercò di far finta di nulla e lui stesso andò in bagno per bagnarsi un po’ il viso,surriscaldato dalla rabbia.

Lucia nel mentre prese le sue cose in tutta fretta e liquidò Dario con un saluto rapido:
“Amore ,devo andare,mi ha scritto mamma e ha bisogno di me!Ci sentiamo dopo!”
“Ok a dopo!” disse lui dal bagno,ancora incredulo e paonazzo in viso.
Lasciò passare diversi minuti.
Lei nel mentre era andata via.
Riprese in mano il suo telefono e analizzo le foto delle discussioni.
Lo avevano tradito,c’era poco da fare.

Analizzando quei messaggi più volte,Dario si rese conto di quanto Roberto fosse riuscito a toccare fino in fondo la femminilità di Lucia.
La rabbia però non durò molto…
Con stupore Dario si accorse che il suo pene si faceva sempre più duro nonostante avesse eiaculato non più di 10 minuti prima.
Che gli stava succedendo?Stava provando del piacere a leggere quelle discussioni?
Come era possibile?.