Vacanze in montagna

Ero stato invitato dal mio amico Roger a passare qualche giorno nella sua baita in montagna.
Roger viveva con sua madre da quando era rimasta vedova. Una donna over 50 ancora piacente, alta con lunghi capelli neri che mi aveva sempre ispirato una certa simpatia, tanto più che non potevo fare a meno di ammirare il suo fisico asciutto e ben curato e la naturale eleganza con cui indossava tacchi e gonne piuttosto corte.

Nessun problema a stare da loro qualche giorno tanto più che con la signora Elide avevamo subito legato ed io ero per lei una specie di secondo figlio.
Stavamo salendo verso le montagne con la mia auto dove già Elide ci attendeva quando ci venne improvvisamente sete e proposi a Roger di fermarci in un bar.
Niente in contrario, tanto più che anche lui aveva parecchia sete.
Accaldati entrammo in un piccolo baruccio di montagna sperando che non servissero solo Genepi.

Sorpresa delle sorprese appena entrati trovammo una ragazzina di non più di ventanni che ci sorrise subito mostrando una certa simpatia.
Non era carina, questo no, aveva un naso a patatona che faceva impressione ma non potè sfuggirmi la mini davvero corta che aveva addosso.
Una cosina sfiziosa che sottolineava bene le sue gambine, corte ma davvero sexy fasciate in un paio di calze di nylon.
Facemmo un po’ i buffoni per alleggerire l’aria e lei stette al gioco cominciando a ridere con noi.

Intanto però mentre ci serviva due Coche belle ghiacciate notai che la gonna si alzava a sufficienza per evidenziare le calze autoreggenti.
A me le autoreggenti avevano sempre fatto un certo effetto e l’idea di sbattermi quella piccola troietta si fece sempre più accesa.
“Sei davvero carina Simonetta lo sai” le dissi languido facendola arrossire.
Roger cominciò a fissarmi strano. Forse aveva capito cosa avevo in mente. Lui da sempre più timido di me non era il tipo da darsi da fare così sfacciatamente, ma allo stesso tempo sapevo che se lo avessi coinvolto non si sarebbe tirato indietro.

Convinsi Simonetta, vista la completa mancanza di clienti a sedere con noi a bere e mentre mi stava a fianco con nonchalance le presi la mano fra le mie.
“Sai questo qui vuole portarmi una settimana in cima alla montagna… Tutto solo”.
“Non ti piace la montagna?” chiese Simonetta.
“Piacermi mi piace è l’idea di non avere donne a tenermi compagnia che mi abbatte un po’” le sorrisi ammiccando.
“Tutto solo, isolato con solo la mano per sfogarmi”.

Simonetta arrossì.
“Capisci cosa intendo? Sai per chi è abituato a farlo tutti i giorni…”.
Lei capiva benissimo e così guidai la sua manina fra i miei pantaloni facendole palpare l’erezione.
La vidi perplessa “Si è un po’ sopra la media ma non aver paura non fa male”.
“Io non ho paura di nulla” sorrise Simonetta e per reggere la mia spavalderia mi abbassò la zip dei jeans.
Sotto non avevo slip quindi il mio uccellone schizzò fuori come un missile dritto nella sua mano.

“Cazzo che cazzo!” sbottò Simonetta.
Le mie mani ormai avevano colpito nel segno. Mi ero già infilato sotto alla sua gonna, scostato l’elastico degli slip e cominciato a carezzarle la vulva.
Pelo rado ma morbidissimo la carezzai quel tanto che bastava finchè non arrivai alle piccole labbra della sua fichetta.
Lei intanto mi aveva preso il cazzo in mano e me lo palpava esitando.
Iniziai a sgrillettarla delicatamente e lei prese a segarmi il cazzo.

Era un po’ impacciata, non doveva averne presi molti, ma si divertiva questo era certo.
Bastò poco.
La gonna calò a terra insieme agli slip e restando in calze autoreggenti Simonetta divenne uno spettacolo.
Me la misi in braccio guidandola perchè centrasse il mio cazzo al primo colpo.
Presi a chiavarla per bene e intanto Roger che non si perdeva una scena se lo era tirato fuori a sua volta e si stava segando come un ossesso.

Io gli feci segno di avvicinarsi mentre Simonetta non perdeva un colpo su e giù in braccio a me.
Afferrai il cazzo di Roger “Vedi anche lui non scherza!” in effetti anche il mio amico aveva un bel cannone…
Simonetta avvicinò appena il viso e io gli guidai sulle labbra il cazzo del mio amico.
Senza esitazione lei glielo prese in bocca.
Ce la chiavammo.
Roger la prese a pecorina mentre io me lo facevo succhiare quindi ancora la presi io tenedola fra le mie braccia.

Più ci davamo e più lei ci diceva “Ancora… ancora…”.
La conclusione fu bellissima.
Bellissima ma dolorosa (almeno per Simonetta) Roger se la stava ancora sbattendo lui sotto lei sopra quando nulla di meglio che che quel bel culetto alzato al vento per scaricare mezzo litro di sperma caldo.
Si lamentò un po’ all’inizio ma io ero pratico di culi ed entrai rendendole piano piano la cosa piacevole.
Alla fine con due cazzi dentro Simonetta impazzì di piacere e noi sborrammo all’unisono riempiendole gli orifizi.

La salutammo con un bacio. Ci avevamo dato così tanto che sembrava dovesse svenire da un momento all’altro.
“Tornerete?”.
“Stai tranquilla che fra una settimana, prima di scendere, passo di certo a salutarti” dissi io baciandola in bocca.
Quando risalimmo in macchina avevamo almeno un ora di ritardo rispetto al previsto.
Molto probabilmente Elide era già in pensiero.
“Quando arriviamo vedrai che si incazza” disse Roger ficcandosi lo zaino in spalla.

“Bhe dille che è stata colpa mia” proposi.
“Servirebbe a poco -scosse la testa Roger- quella ci gode a triturarmi le palle. Tu piuttosto ce la fai a camminare non è che ti sei ammosciato le ginocchia con la barista?”.
“Ma figurati. Non mi sono nemmeno tolto la voglia” risi io e con lo zaino ben legato sulle spalle lo seguii senza fatica in una marcia forzata di quasi due ore che alla fine ci condusse allo chalet tanto agognato.

Forse era dovuto alla mia presenza ma Elide non fece troppe scene. Era vero che avevamo parecchio ritardo e che il cibo era già freddo ma doveva essere così contenta di vederci che ci abbracciò con affetto.
Dopo la cena fuori era già buio e ci ritrovammo a chiacchierare tutti assieme.
Fu li che Roger fece un accenno al tempo perso con la giovane barista.
Non spiegò direttamente che me la ero chiavata ma Elide probabilmente lo aveva già capito perchè mi fece l’occhiolino e mi sorrise.

Inoltre, non so quanto lo facesse apposta la sua gonna si era alzata così tanto che le vedevo la pelle bianca sopra al reggicalze.
Altro che calmarmi con Simonetta alla fine mi sa tanto che avrei finito per farmi una sega comunque.

Ora di andare a nanna e sorpresa.
Non avevo il letto.
Anzi lo avevo ma era un letto solo, matrimoniale, che avrei dovuto dividere con Roger.

Non che la cosa mi imbarazzasse visto che col mio amico ci calavamo tranquillamente i pantaloni e cavalcavamo come due sturalavandini tutte le donne che ci capitavano a tiro.
L’unico imbarazzo stava nel fatto che avevo davvero bisogno di farmi una bella sega prima di dormire.
Già mi vedevo nudo rilassato sotto le coperte a placarmi la voglia.
Spararmela accanto a Roger mi imbarazzava un po’.
Dirgli che mi segavo più che altro.

Così ci mettemmo a letto.
Io dormivo nudo come d’abitudine e mi infilai lesto sotto alle coperte per non fargli notare che avevo il cazzo in tiro.
Lui si mise il pigiamino di lana che gli aveva dato la mammina.
Spegnemmo la luce. Roger era affaticato per il viaggio e non parlò molto. Quasi subito sentii che era sprofondato in un sonno profondo.
Così cominciai a pensare alle cosce di sua madre.

Forse era per quelle che non dormivo pensai.
In effetti, con tutto il rispetto per il mio amico, la voglia di andare nella stanza accanto e fottergli la madre c’era.

Alla fine decisi di alzarmi e andare al cesso.
Potevo placare i bollenti spiriti sulla tazza del cesso e poi tornare a letto senza che nessuno notasse la mia sega.
Così mi misi addosso una vestaglia e andai in corridoio.

L’uccello ormai era così duro che mi penzolava fuori vistosamente.
Non sarebbe stato un problema se non fosse che nel corridoio trovai Elide.
Era in camicia da notte.
Un lungo camicione bianco che in trasparenza nascondeva davvero poco e non potei fare a meno di vedere i contorni del suo seno nonché la peluria che faceva capolito fra le sue gambe.
Mi sforzai di non guardarla per non venirle addosso e mi dimenticai che avevo il cazzo in bella vista.

Lei invece guardava benissimo e colsi il suo sguardo posato sul mio cazzo curiosa e… forse vogliosa.
Abbozzai un sorriso.
Lei non disse nulla e andò verso il bagno precedendomi.
Sarebbe stato bello andarle dietro. Magari prenderla lì a pecorina china sulla tazza del cesso ma non me la sentii. In fondo non era una troia qualunque era pur sempre la madre del mio migliore amico.
Così col pisellone gonfio e triste me ne tornai piano piano a letto facendo attenzione a non svegliare Roger.

Ma non ce ne fu bisogno…
Appena entrato sentii i cigolii del letto e vidi le coperte ondeggiare a tutta forza.
Non ci voleva una lince per capire che Roger si stava sparando una sega.
Smise di colpo e mi fissò “Scusa tanto ma io di solito prima di dormire… Mi rilasso”.
“Non sei mica l’unico” risi io e togliendo la vestaglia gli svelai la mia completa erezione.
“Ero andato in bagno a fare quello”.

“Ma dai…” disse lui allegro e riprese tranquillo a segarsi. Ora che avevo la luce accesa vidi che era già in piena erezione pronto ad eruttare.
Mi misi di fianco e presi a lavorare sul mio attrezzo come lui faceva sul suo.
Gemevamo sottovoce accarezzando i nostri lunghi attrezzi ognuno concentrato a sborrare.
Era imbarazzante, strano ma anche eccitante.
Sentivo Roger ansimare mentre la sua mano si muoveva sempre più velocemente.

Sentivo che stava per sborrare e la cosa mi eccitava…
Anche il mio cazzo era duro come una trave e doveva eiaculare prima di esplodere.
Poi d’un tratto si fermò.
Pensai avesse sborrato di brutto ma lui invece si era solo fermato.
Nella penombra vedevo il suo uccello duro e dritto, tanto più che adesso avevamo del tutto eliminato le lenzuola e i nostri pistoloni facevano a gara nell’ombra a chi ardeva di più dalla voglia di sborrare.

“Senti mi è venuta in mente una cosa…”.
“Sarebbe?” chiesi io senza smettere di muovere la mano.
“Non sarebbe più eccitante farci una sega a vicenda? Sai una mano estranea capito?”.
“Cioè vuoi che ti faccia io una sega?”.
“Si, tu la fai a me e io la faccio a te. Puoi chiudere gli occhi e immaginare che sia la mano di qualche troia…”.
Mi poggiò due dita sopra le palle accarezzandomele.

Smisi di masturbarmi e tolsi la mano.
Roger aprì la mano, me lo agguantò per bene.
“Ooooo” sussultai a mezza voce. In effetti sentire una mano diversa sul cazzo faceva tutto un altro effetto.
“Pensa alla fica che ci siamo fottuti al baruccio” propose iniziando a masturbarmelo piano piano.
Risi “non era poi tanto fica”.
“Bhe allora pensa a chi vuoi. Alla Simonetta ci penso io”.
In effetti avevo ben in mente una donna che mi avrebbe ispirato la sborrata… sua madre.

“Certo se la manina della Simonetta arrivasse” disse mezzo serio continuando a segarmi l’uccello.
Era ovvio che aspettava lo ricambiassi…
Ancora un po’ imbarazzato glielo presi in mano.
Non era grosso come il mio ma aveva un uccello di tutto rispetto. Duro, caldo… Mi pulsava tra le dita. Roger doveva avere una voglia di sborrare forse maggiore della mia.
Iniziai… Era la prima volta che facevo la sega a un uomo ma non si può dire che non mi mancasse l’esperienza.

Prima di usare il mio anguillone su tutte le troie che mi capitavano a tiro lo avevo massaggiato per anni…
“O sei bravo” ridacchiò lui.
“Ho una certa mano diciamo” risi io.
“Sii sembri davvero la Simonetta. Dai Simo, dai segami troietta, segami…”.
Immaginando la biondina del bar si stava attizzando come un maiale. Più si attizzava e più muoveva veloce la mano sul mio uccello. A un certo punto ci stavamo consumando i cazzi a vicenda.

Feci come aveva suggerito lui e iniziai a pensare che quella fosse davvero la mano della signora Elide.
Mi stavo davvero immedesimando pensando a quella vecchia percona con quelle splendide gambe mezza nuda a segarmi l’uccello.
Spruzzai. Una vera esplosione.
Roger mi raggiunse quasi contemporaneamente.
Coi nostri uccelli grondanti di sperma ci fissammo nel buio. Eravamo davvero soddisfatti.
“Quando torniamo al paese, prima di tornare a casa mi sa che andiamo a fargli un salutino..” ridacchiò Roger.

Non era affatto una brutta idea. Una bella chiavata con la biondina prima di tornare in città ci stava davvero bene.
Chiusi gli occhi. Rilassato ora volevo davvero dormire.
Roger invece no. Col viso posato sul cuscino accanto al mio mi sussurrò “Ma tu a chi pensavi?”.
“Come scusa?”.
“Prima. Dai che hai capito. Di chi immaginavi fosse la mano?”.
“Niente… una signora…” minimizzai.
“La conosco?”.
Non volevo mentirgli “Può darsi…”.

“Matura?” chiese.
“Abbastanza”.
“Fica?”.
“Belle gambe, bel fisichino…”.
“E te la sei già montata?”.
“No per ora no”.
“Troia?”.
“Speriamo non so…”.
“Come non so. O è una vacca o no. Se è vacca chiavala o dille che la chiavo io. Come si chiama lo posso sapere?”.
“Preferirei non dirlo”.
“Se dici che la conosco scusa perchè non mi dici il nome. Magari ha voglia del mio cazzo e non lo sò”.

“Ne dubito” risposi secco.
“Egoista pensi davvero che voglia solo il tuo…”.
“Dai Roger smettila non voglio dire cose che poi…”.
“Poi cosa?” shittò lui.
“Poi magari litighiamo”.
“Pensi di litigare per una vecchia puttana? Pensi che mi offenda se ti chiavi l’ennesima troia…”.
Poverino, stava continuando a dare della troia a sua madre senza saperlo. Gli ero troppo affezionato per umiliarlo ancora. Era meglio confessare e succedesse quel che doveva succedere.

“Senti, non ti offendere, ti giuro che è stato solo un pensiero e non ti farei mai una cosa del genere perchè l’amicizia per me è sacra…. Però, insomma, stavo pensando a tua madre”.
Sulla stanza cadde un silenzio di tomba. Roger smise qualsiasi rumore, anche il suo respiro era assente. Per un istante temetti di averlo ammazzato….
Poi vidi la sua mano muoversi frenetica. Il cazzo drizzarsi nell’ombra. “Sapessi le seghe che mi sono fatto pensando a quella troia” sussurrò.

L’uccello gli era davvero tornato duro. Arrapato se lo stava menando pensando a sua madre.
Se andava bene per lui tanto meglio.
“Dai fammi compagnia. Tappiamoci insieme quella grandissima vaccona”.
Non me lo feci certo dire due volte.
La voglia c’era tutta.
Di nuovo a segarci uno con l’altro sospirando e gemendo mentre pensavamo al cespuglio nero di Elide.
Una bella fantasia nulla da dire tanto più che Roger iniziò a raccontarmi di una volta che l’aveva vista pisciare.

“La troia sapessi aveva lasciato la porta del bagno aperto. Sono arrivato ed era lì. Niente mutande solo un bel paio di calze nere con la riga. Sai quelle da vaccona. Gamba spalancate e la fica che colava a pioggia. Sapessi come mi è venuto duro”.
“Immagino” annuii io senza smettere di segarlo.
“poi mi ha visto la puttana e ha chiuso le gambe. A che scopo poi visto che tanto avevo già visto tutto.

Comunque fine. Ho dovuto aspettare che finisse per farmi una sega… E sai cosa”.
“Cosa?” chiesi curioso.
“Ero così incazzato e arrapato che ho preso dal cesto della biancheria una delle sue calze e mi sono fatto una sega con quella. Me la sono strofinata bene sul cazzo e quando era ora gliel’ho riempita di sborra”.
“Speriamo non se la sia messa”.
“Io speravo di si veramente. La mia sborra tutta addosso alla troia.

Lei che sente la puzza e si eccita. Viene nel mio letto, si china su di me…. ” di botto lasciò la presa sul mio uccello.
Peccato proprio mentre mi preparavo a sborrare.
“Viene nella mia camera, si china sul letto nuda apre la bocca e…. ”.
“Cazzo!” esclamai.
Non potevo crederci era proprio la sua lingua.
Prima che potessi fare qualcosa Roger mi aveva preso il cazzo in bocca.

Mi stava facendo un pompino…. E che pompino!
Da una parte volevo che smettesse ma dall’altra avevo tutta la voglia che continuasse.
“Chiamami Elide, fingi che sia lei” mi sussurrò sfilandoselo di bocca.
Obbedii “O si Elide succhia. Oddio come lo fai bene. Fammi sborrare. Fammi sborrare tutto…..”.
Mi accorsi anche che oltre a succhiarmi divinamente il cazzo Roger si stava segando il suo a tutta forza.
Sborrai.
Gli venni in bocca e lui penso ingoiò tutto perchè continuava a succhiare e leccare a tutto spiano.

Sentii che anche lui veniva e per aituarlo gli misi una mano sul fianco accarezzandolo come una troia.
La cosa doveva piacergli perchè sentii la pelle d’oca lungo tutto il suo corpo.
“Goduto?” gli chiesi.
“Avrei goduto di più se fossi sceso un po’ con quella mano” disse lui serio.
“Dove devo mettertela la mano scusa?”.
“Nel culo. Tutto il dito nel culo”.
“Scherzi?”.
“No. Si gode da matti con un dito nel culo sai”.

“Non lo sapevo” ammisi anche se in realtà avevo provato più volte il piacere di farmi leccare l’ano da una donna mentre eiaculavo ed era davvero paradisiaco.
“Bhe domani sera ricordatelo” ridacchiò lui.
Poi ci addormentammo…
Il giorno dopo ci addentriamo nel bosco respirando aria pura e appagandoci di uno stupendo panorama quando da dietro un cespuglio sentiamo un mugugno inconfondibile.
Spiamo! In fondo non siamo mica due santarellini.
La donna avrà di molto passato la sessantina, è grassoccia, bionda (forse tinta).

A 90 gradi, senza gonna con un culone immenso e le calze nere autoreggenti da vaccona. Indossa ancora la camicetta ma è del tutto sbottonata e da sotto sbatacchiano fuori due perone giganti.
Dietro di lei un ragazzo belloccio sui 20 anni nudo.
Ha l’uccello piantato nella sorca della vecchia e pompa a tutto spiano.
“O Paolino, si Paolino… Fammi godere” mugugna la vecchia.
“Ti sfondo nonna ti sfondo” geme il ragazzo pompando sempre più a lungo.

La scena non lo nego mi indurisce il cazzo e lo stesso credo a Roger.
L’idea che sia un nipote che si chiava la nonna è ancora più eccitante.
Stiamo lì finchè il ragazzo non sfila l’asta dalla cicciona e se la prende in mano segandola con forza.
La vecchia si volta, gli piazza le tettone all’altezza delle palle.
“Vengoooo” esclama il ragazzo e sborra di brutto su quei tettoni.

Svuotato si sdraia a terra col fiato corto, la vecchia crolla in avanti stremata.
Bello spettacolino.
E’ a quel punto che entriamo in scena “Salve vi disturbiamo” dico gentile.
Nonna e nipote mi fissano perlessi.
Io sorrido gentile senza pantaloni e con l’uccello duro in mano.
Anche Roger se lo accarezza ecciato.
Il ragazzo pare in imbarazzo, la nonna no.
Allunga una mano e me lo tocca “Oddio Paolino questo è anche più grosso del tuo”.

In effetti il giovane è ben messo ma io sono fuori concorso in ogni occasione.
La vecchia ha già aperto la bocca, sotto gli occhi increduli del nipote mi spompina per bene. Noto che anche a lui stà tornando duro la cosa pare piacergli.
Convincere la vecchia a voltarsi e ad inarcare le gambe non mi costa alcuna fatica. Glielo piazzo dentro con un colpo solo tanto è bagnata quella vecchia fica.

Mi aggarppo a quelle grosse tettone e do una ciucciatina ai capezzoli, il bacino si muove ritmicamente. La vecchia sente il mio cazzo salirle fino alla gola.
A quel punto Roger non resiste più. Si chiana e poggia il cazzo in bocca alla vecchia.
Esperta troia lei spompina il mio amico senza che io smetta di scoparla a tutto spiano.
Poi ci scambiamo i ruoli. Roger glielo pianta dentro ma si mette sotto di lei con le sue mammelle che gli ciondolano in faccia.

Ora è perfetta. Già in posizione di pecora, distratta dal cazzo di Roger che la divarica mi devo solo accostare alle sue chiappone. Un paio di leccate sul solco per aprire la strada e una carezza al buchino.
Quando capisce cosa voglio fare ha già la cappella tra le chiappe.
Procediamo in doppia penetrazione. Il cazzo di Roger pompa a tutta forza il mio un centimetro per volta le apre il culo finchè non l’ho messo tutto.

Lei perde i sensi. I nostri cazzi pompano, il suo culo si bagna, la sua fica cola di piacere.
A quel punto sento un “Ooooo” è il nipote che si è sborrato in mano.
Gli strizzo l’occhio “Bella troia tua nonna”.
“Si lo sò” annuisce lui.
Ma da come stà fissando capisco che è interessato ad altro. “Di un po’ non l’hai mai inculata?”.
“Non ancora” risponde imbarazzato.

E’ ora di rimediare. Dò qualche colpo lungo e deciso e faccio il mio schizzo in quel vecchio ano togliendomi la voglia. Lo sfilo deciso lasciando che il culo della vecchia appaia come una voragine di carne tutta unta.
“Ecco vai adesso che è bella lubrificata e dilatata”.
Il ragazzo se lo è fatto tornar duro senza difficoltà e quasi con gratitudine impala sua nonna.
Intanto anche Roger schizza nella gnocca della vecchia vacca senza tanti problemi.

Ci siamo tolti la voglia, Paolino non ancora. Ha scoperto unh nuovo gioco da fare con la nonna: romperle il culo!
Sazi ci allontaniamo e li lasciamo soli.
“Una chiavata ci voleva proprio” dico.
“Si fino a stasera dovrebbe bastare” ammicca Roger facendomi capire che ciò che è successo ieri non gli è bastato affatto.
Infatti quella stessa sera Roger non perde tempo. Quando entro in camera è completamente nudo sul letto anzi peggio, non è proprio nudo, ha le calze di nylon nere di sua madre.

“Così aiuta di più a fare la donna” dice.
E in effetti qualcosa di femminile dalla vita in giù ce l’ha. Pur col batacchio duro fra le gambe sembra una femmina pronta a essere chiavata.
Mi avvicino e lui me lo prende in mano, poi in bocca. Succhia divinamente, si vede che gli piace.
Il cazzo mi diventa di marmo penso di sborrargli di nuovo in bocca.
Ma lui quando lo sente gonfio se lo sfila dalle labbra e mi fissa “Vuoi fottere quella puttana di mia madre?”.

“Mi piacerebbe” ammetto.
Di shitto si volta e si mette a pecorina col culo dritto di fronte a me.
“Vai inculami, chiamami Elide e inculami”.
La voglia è tanta.
Non resisto e obbedisco.
Un attimo dopo sono sulla sua schiena e gli stò guidando il cazzo dritto nel culo…

Non basta una. Io sono un montone e lui un assatanato. Lo prendo altre due volte tanto che alla fine ha il buco del culo larga come una mano.

A lui non dispiace affatto anzi più lo inculo e più si sega sborrando a fiotti sotto ai miei colpi di cazzo.
Quando ho un calo di eccitazione pensando che stò chiavando un uomo gli accarezzo le gambe, sento quella dolce sensazione del nylon delle sue calze e subito torno a pompare.
Siamo due maiali. Dopo tre ore di sesso senza sosta ci assopiamo sul letto l’uno accanto all’altro. A quel punto mi viene un dubbio “Ora magari vorresti che ti ricambiassi il favore?”.

Lui mi fissa e al solo pensarci il cazzo gli si solleva “Lo faresti?”.
“Devo pur sdebitarmi no…”.
“Potresti farlo… con le calze…” domanda timido.
“Bhe se le hai messe tu mi pare giusto. Ne hai un altro paio?”.
Si alza dal letto apre un cassetto e ne tira fuori decine di paia di vari colori.
“Cosa ci fai con tutte quelle calze da donna Roger?”.
“Di solito le metto per farmi le seghe, aiuta molto”.

“Che porco che sei” sorrido mentre mi infilo un paio di autoreggenti calzedonia nere.
Sono pronto, pronto a dare il culo al mio amico.
Mi avvicino e nel mio stesso interesse glielo prendo in bocca cercando di lubrificarlo il più possibile con la saliva.
Lui spegne la luce e si gode la mia pompa “Succhi da vera troia lo sai”.
“..azie”.
“Ti spiace se ti chiamo mamma mentre lo facciamo”.

Non mi dispiace affatto e glielo dimostro passandogli la lingua sulla cappella.
“Uuu” geme lui e non resistendo oltre mi fa girare come una vacca.
Eccolo, lo sento, prima gonfio e doloroso poi sempre più delicato finchè non entra per benino. Il mio anello anale si dilata, la sensazione è magnifica. Il cazzo mi si indurisce per il piacere. Non posso fare a meno di toccarmi.
Roger mi incula come una troia “Si mamma, si vecchia puttana, ti sfondo troia ti sfondo” sussurra mentre io lo agevolo muovendo i fianchi.

E’ bellissimo. Così bello che a un certo punto sborro.
Quasi senza segarmi il cazzo spruzza sperma da solo. Le sensazioni anali sono così forti che non resisto al piacere.
Lui mi segue a ruota “Sborro mamma sborro” esclama e appagato mi allaga il culo…
Bevvi la sua sborra e lui bevve la mia… Deliziosa….
Prima di coricarci glielo chiesi “Ma secondo te stiamo diventando ricchioni?”.
“Non so -minimizzò Roger- io ogni volta che te lo infilavo pensavo al culo sodo di mia madre”.

“Anche io” ammisi.
“Allora vedi che non siamo gay”.
“Gay no però è certo che col tuo cazzo nel culo si gode da pazzi” risi io.
Poi ci addormentammo felici.

Doveva essere un posto con l’aria molto stimolante perchè di nuovo facemmo uno strano incontro, era una coppia di bionde piuttosto mature.
Bionde con una bella collezione di rughe sul viso e la ciccetta sui fianchi ma le loro tette gonfie facevano ancora un certo effetto.

Con la scusa di prendere il sole se ne stavano sulle loro sedie a sdraio con un minuscolo perizoma e le zinne al vento.
Logico che non potessimo perderci l’occasione di fare amicizia.
Roger sfilò dallo zaino il termos del caffè caldo e ne offrì una tazza alle due biondone per attaccar bottone.
Due parole, qualche cazzata e già ridevamo come vecchi amici.
Le due Susanna e Monica erano colleghe di lavoro in vacanza in uno chalet lì vicino.

Monica aveva anche la fede al dito…
Non credo fossero lesbiche anche se dalla confidenza con cui si guardavano qualcosa dovevano aver combinato.
Susanna era più silenziosa e diffidente ma Monica era davvero pronta a tutto. Senza tanti giri di parole mi chiese di spalmarle la crema solare sulla schiena.
Obbedii.
Così spalma e spalma le poggiai la bocca sul collo iniziando a leccarla per bene. Lei fece un paio di mugugni e dopo un attimo le stavo già scostando il perizoma per palparle ben bene le chiappette.

Roger si dava da fare con Susanna e già era riuscito a prenderle la mano nella sua.
Io ero più avanti, il cazzo era in erezione, i pantaloni calati.
Mi sdraiai piano sulla sua schiena e senza smettere di baciarla glielo strusciai sulle labbra della fichetta depilata.
Un attimo dopo era lei che con la mano me lo afferrava e se lo guidava tutto dentro. “O ma ce l’hai enorme”.

“Un bel randello porcona”.
“Infilalo, infilalo che non resisto più… Dai dai fottimi” implorava.
Si mise a pecorina come una vacca e la presi da dietro per bene aggrappandomi alle sue tettone gonfie che mungevo come le mammelle di una mucca eccitato.
Anche Roger intanto era a buon punto e quando alzai gli occhi vidi che Susanna gli aveva preso il cazzo in bocca.
Ci chiavammo per bene le due vaccone e con gli uccelli ancora colanti sperma ci scambiammo di posto.

Le due non ebbero difficoltà a prendercelo in bocca e rinvigorirceli in pochi secondi.
Seconda chiavata con Susanna che aveva le tette molto più piccolde dell’amica ma aveva anche una sorca a mille gradi. Un vulcano.
“Sborra pure dentro tanto prendo la pillola”.
“Meglio così non vorrei portassi a casa un regalo al maritino”.
“Ma figurati quel cornuto di merda dai fotti fotti più forte”.

Questa ginnastica non ci calmò affatto e non aspettammo neanche la sera.

Già dopo pranzo eravamo chiusi in camera. Roger a pecorina in autoreggenti a rete, io dietro con un collant color carne strappato per far uscire il cazzo duro.
“Si dai si” gemeva Roger e io spingevo, spingevo e spingevo come un ossesso.
Con la mano sul cazzo si masturbava a tutta forza, più si segava e più mi pregava di aprirgli il culo.
Eravamo al culmine per la sborrata in stereo.

Fu a quel punto che si spalancò la porta.
“Ma che cazzo fai mi inculi il figlio!” sbottò la donna.
Smisi di pompare e mi ritrovai Elide con la faccia più incazzata che ricordassi di aver visto.
Anche Roger la guardava strano “Ecco cosa avevate di strano. Roger da te tutto mi aspettavo ma questa proprio”.
Noi non dicevamo nulla, Lui col cazzo in tiro io con tutta l’asta ancora nel suo culo e la cappella gonfia e pronta ad eruttare.

Elide si infilò la le mani sui fianchi e con un colpo secco sollevò la gonna.
“Ecco perchè questa non l’hai mai presa maledetto culattone”.
I nostri due cazzi sembravano barre di uranio a fissare quella gatta pelosa porta con tanta facilità.
“Ricchioni un cazzo” dissi io sfilandolo dal culo del mio amico in tutta la sua potente erezione.
“Un bel cazzo” annuì Roger alzandosi in piedi e camminando verso di lei.

Senza abbassare il suo sguardo fiero chiese a mezza voce “Ma che volete fare voi due ricchioni?”.
“Adesso i ricchioni te lo infilano tutto e ti fanno uscire la cappella dalla bocca” rise con un ghigno malefico Roger.
Lei era ovvio non desiderava altro.
E così per i restanti 5 giorni di vacanza non facemmo più passeggiate.
Mangiavamo il tempo minimo indispensabile per restare in piedi e poi subito a scopare.

Elide in calze a rete nere e gli immancabili occhiali. Io in calze e Roger in collant.
Tre porci totali che tappavano e si facevano tappare ogni buco.
Così mentre mi tenevo la vecchia zoccola di fronte montandola con foga dietro sentivo insinuarsi l’uccello turgido del figlio che mi sfondava piano piano fino a riempirmi lo sfintere di sperma.
Io ricambiavo inondando il culo di sua madre che ormai era una caverna per quanto ne avevamo approfittato.

Poi ci mettevamo uno vicino all’altro e lei si divaricava ben bene sul corpo del figlio lasciando che lui la impalasse e io dietro, sopra di loro aggrappato alle sue tette a penetrarla con un secondo cazzo nel culo.
Con entrambi gli uccelli dentro Elide pareva una pazza. Ululava diceva parolacce ci spingeva a pompare più forte…
A volte era bello sborrarle il faccia, inondare di nettare bianco quella faccia da troia, ostruirle la vista pulendosi lo sperma sui suoi begli occhiali.

Realizzammo anche che solo due cazzi erano pochi e così introducemmo nei nostri giochi le zucchine, le carote che tappaivano sia i nostri culi sia quelli della mammina in calore. Una volta accettò anche di farsi infilare il collo di una bottiglia fra le chiappe. E noi a goderci lo spettacolo e a sborrare ancora ancora e ancora…
Quando tornammo a valle per riprendere la macchina e tornare a casa eravamo due cadaveri semoventi.

Le ginocchia non ci reggevano più, gli uccelloni erano rossi e molli per il troppo uso per non parlare dei culi…
Avrei fatto la cacca senza spingere per un bel po’….
Eppure nonostante la stanchezza, nonostante che la mammina si trascinasse dolorante con due voragini sfondate tra le gambe sui nostri volti c’era sorriso e serenità. In fondo era stato bellissimo.
“Pensi che tornati a casa dovremo dimenticarci questa parentesi?” mi chiese Roger e per farmi capire cosa intendeva mi palpò una chiappa.

“Non ne vedo la necessità” sorrisi io e senza esitare gli feci una carezza fra le gambe stuzzicando il suo bel pisellone.

FINE.

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