SESSO E POTERE PARTE 2

OGNI RIFERIMENTO A COSE E PERSONE E’ PURAMENTE CASUALE

Sono in metropolitana direzione centro, gli uffici della Direzione Generale sono in pieno centro storico torinese, conosco l’edificio dove mi sto recando perché è un palazzo in stile moderno costruito in mezzo all’architettura Barocca della città, Giulio, che si occupa anche di conservazione di edifici storici, ha sempre disprezzato quello stabile, lui diceva che era come aver piazzato un cesso pubblico in mezzo ai fori imperiali.

Sono in perfetto orario, non so in che cosa consista questo incontro, in realtà non so nemmeno con chi debba parlare, so solo che come dettomi dal Marelli, di sicuro essermi fatta scopare ieri sera non è stato l’ultimo atto per il raggiungimento del mio obiettivo. Entro nell’edificio, all’ingresso due guardie giurate mi spogliano con gli occhi e mi chiedono un documento di identità ed il tesserino aziendale, ambo i due verranno trattenuti fino a che non uscirò dall’edificio, compilano il registro di entrata, controllano la lista degli appuntamenti dove in corrispondenza del mio nome leggo “11° piano, ufficio segreteria Dott.

sa Bonanni”.
Incontrare la Bonanni era una delle possibilità che avevo preso in considerazione, avevo preferito non fare domande in merito a quell’incontro, volevo dare l’impressione di chi se ne fregava di cosa l’aspettasse ed avrebbe accettato qualsiasi opzione si fosse presentata pur di ottenere quello che voleva. Arrivati al piano si apri la porta dell’ascensore, al fondo del corridoio il bancone della reception con 3 postazioni di lavoro occupate da tre impiegate anche se dall’aspetto assomigliavano più a delle modelle; al centro una ragazza sui 28 anni di colore, seno prorompente, occhi neri, capelli ricci e mossi, alla sua sinistra una bionda dagli occhi azzurri, pelle chiarissima capelli legati in una coda di cavallo alta; infine l’ultima alla destra, una tipica bellezza mediterranea, capelli neri occhi castani e due labbra carnose.

Notai che in comune, oltre al seno prosperoso, avevano l’abbigliamento, erano vestite in maniera identica, gonna mini, giacca, camicia bianca, tacchi alti, trucco leggero e tutte e tre avevano un girocollo in oro bianco con un diadema di quelli che per lucentezza assomigliavano proprio a dei diamanti.
Mi avvicinai al bancone con uno sguardo interrogativo, non sapevo a chi delle tre avrei dovuto rivolgermi, fu la ragazza di colore a rompere il mio imbarazzo: “Buongiorno Barbara, io sono Denise, la stavamo aspettando … grazie per essere arrivata puntuale … la prego di seguirmi”
Denise che mi fece entrare in un salottino dall’aspetto molto freddo dove al centro trovava posto una scrivania con due sedie, le pareti erano totalmente bianche solo su una di esse era appeso uno specchio che permetteva a chi fosse seduto di guardare la propria immagine riflessa; fui invitata a sedermi, Denise dovette percepire che non mi sentivo a mio agio, mi regalò un sorriso e mi disse: “Stia tranquilla Barbara, oggi dovrà semplicemente rispondere a dei test di carattere tecnico, per lo più argomenti inerenti la sua materia di specializzazione, una volta terminato dovrà recarsi al primo piano a sostenere degli esami medici, l’avviso che non sono le solite visite previste dalla “medicina del lavoro”, le chiedo infatti di voler firmare questa delibera che ci autorizza a ritirarne gli esiti ed a consultarne i contenuti”.

Lessi parzialmente il foglio che Denise mi porse, gli esami prescritti erano tantissimi, notai quello relativo al controllo del THC nel sangue, volevano verificare che non facessi uso di droghe, poi mi disinteressai del resto e firmai; Denise mi sorrise nuovamente, probabilmente mi era grata del fatto che non avessi fatto alcuna domanda in merito.
“Ottimo Barbara, questi sono i test a cui dovrà rispondere, ha a disposizione tre ore di tempo durante le quali non potrà fare uso ne del bagno ne del cellulare, pertanto dovrà consegnarmelo”
Nuovamente non feci obiezioni, consegnai il telefono a Denise che lo prese ed uscì dalla stanza sorridendomi nuovamente … era davvero molto bella ed io, per quanto fossi fondamentalmente etero, avevo avuto qualche esperienza lesbo all’università e non ero indifferente a cotanta espressione di bellezza.

Iniziai a rispondere ai test, le domande erano effettivamente molto tecniche, ma io, 110 e lode in economia, non ebbi particolari problemi, dopo un’ora e 45 minuti terminai il mio operato, usci dalla stanza e consegnai il tutto alla bionda alla reception, (Denise probabilmente era andata in pausa); mi recarmi al primo piano per le visite, un’infermiera col camice bianco mi seguii lungo ogni singolo esame, mi prelevarono diversi campioni di sangue, feci una visita generale di controllo, un elettrocardiogramma, un’ecografia, radiografie al torace, un controllo dentistico generale ed infine dopo aver consegnato un campione di urine mi fecero un tampone vaginale.

Sembravano esami per un atleta professionista più che per un impiegata ma avevo deciso di non chiedere nulla nemmeno a me stessa, e così dopo circa 5 ore di controlli medici fui lasciata libera di andare.
Uscendo dagli uffici della Direzione mi ricordai di non aver mangiato nulla per tutto il giorno, decisi di fermarmi in un bar per un tramezzino ed un bicchiere di prosecco, dopo aver mangiato chiamai Giulio riferendogli tutto quello a cui ero stata sottoposta, mi disse di star tranquilla e che tutto sarebbe andato per il meglio, mi disse ancora di salutargli mia sorella, (come ordinatomi dal Dott.

Marelli lo avvertii che non sarei rientrata per la notte e che sarei rimasta a dormire appunto da mia sorella). Mi sentivo addosso ancora la tensione della mattina, e poi chissà cosa mi aspettava per la notte, avevo bisogno di rilassarmi, feci una passeggiata per le stradine del centro, Torino in primavera riscopre il verde dei suoi giardini reali, dei suoi viali alberati, ed è un piacere passeggiare soprattutto con una giornata di sole come quella di quel giorno.

Verso le 20 mi incamminai in direzione della casa del Dott. Marelli, non era molto distante da dove mi trovavo, arrivai al portone ma non conoscendo il piano dell’appartamento cercai il cognome sul citofono senza trovarlo, c’era solo una placchetta senza nome, decisi di chiedere al portiere che mi confermò essere quello l’appartamento che cercavo. Arrivai al piano, il cuore incominciò a pulsarmi forte, mi feci coraggio e girai la chiave nella toppa delle serratura, il meccanismo fece mezzo shitto e la porta si aprì, pensai che probabilmente, vista l’ora, Marelli fosse gia all’interno ad aspettarmi.

Entrando non potei fare a meno di notare il lusso del mobilio, uno stile antico tipico dei salotti barocchi torinesi, chiusi la porta dietro le mie spalle, mi incamminai all’interno dell’appartamento senza sentire la presenza di alcuno, fino a che non sentii una voce alle mie spalle.
“Bene arrivata Barbara” rimasi di ghiaccio, quella voce non potevo non riconoscerla, era l’accento britannico che avevo sentito qualche ora prima … DENISE !!! Mi girai di shitto e la vidi in piedi con il suo inimitabile sorriso, sembrava una persona diversa rispetto a quella che avevo visto in precedenza, indossava dei leggins di pelle nere con dei sandali bianchi a tacco alto, un toppino bianco aderentissimo che le strizzava le tette facendole sembrare più grandi di quanto gia non fossero.

La guardai con aria sbigottita e gli chiesi:
“tu? Ma … io … io pensavo … o meglio io aspettavo …” Lei mi interruppe e mi disse con aria docile, quasi coccolosa:
“non ti preoccupare Barbara, e soprattutto non farti domande, non chiederti di cosa io sia a conoscenza, sono qui solo per il tuo bene, per aiutarti a raggiungere ciò che tanto desideri, ti prego, togliti il soprabito e seguimi”; così facendo mi si avvicinò e prendendomi per mano mi accompagnò nella sala accanto … La stanza era molto più grande della precedente, al centro c’era un enorme letto rotondo senza spalliera, sopra di esso uno specchio della stessa grandezza, perfettamente simmetrico al perimetro del materasso, l’illuminazione era molto soffusa, Denise mi chiese di accomodarmi sul letto, ed io le ubbidii … lasciò la mia mano e si allontanò da me scomparendo nella penombra della stanza poi all’improvviso una forte luce mi accecò, probabilmente aveva acceso l’interruttore delle applique ed io per istinto mi coprii gli occhi con una mano fino al momento in cui un’altra voce interruppe il silenzio della stanza: “Buonasera Barbara, è già un po’ che l’aspettiamo”.

Girai la testa alla mia destra e vidi chi erano gli altri ospiti di quella stanza, su di una poltrona era seduta una donna dai capelli corti, neri come la notte, due occhi color ghiaccio, due labbra grandi color rosso fuoco, le braccia distese in maniera composta lungo i braccioli, teneva le gambe accavallate dondolando la destra, ai piedi un paio di stivali in alcantara nera con tacchi a spillo in acciaio, un tubino stretto e nero estremamente scollato da cui si affacciavano due tette da urlo …
No … non ci posso credere … è lei … la Dottoressa Bonanni!!!
Al suo fianco, in piedi come due corazzieri, c’erano le due segretarie che avevo visto al mattino, entrambe in abito da sera nero, dietro di loro due uomini di colore dal fisico estremamente massiccio, due giganti di due metri con le spalle grosse come un frigorifero, dalla loro postura composta immaginai che dovessero essere le guardie del corpo della donna.

Mi sentivo come una preda che aspetta di essere sbranata, non riuscivo ad immaginare cosa potesse capitarmi, stavo per andare nel panico quando raccogliendo tutte le mie forze riuscì a trovare il coraggio per rivolgermi a chi mi stava di fronte e chiedere con tono sottomesso:
“Lei è la Dottoresa Bonanni, giusto?”
“esattamente mia cara, delusa?”
“No … no … cioè … o caz… mi scusi dottoressa, e che immaginavo di dover incontrare un’altra persona e allora … non capisco … e …”
“non si preoccupi Barbara, so bene che questa non sia una situazione del tutto ordinaria, Lei si starà sicuramente chiedendo il perché della mia presenza qui, stasera … bene allora si rilassi e mi stia bene a sentire”
Denise si avvicinò a mè e mi porse una bicchiere con qualcosa che scoprì essere martini bianco, (come fa a sapere che mi piace il martini?), dopo di chè andò a posizionarsi in piedi dietro lo schienale della poltrona dove era seduta la dottoressa, la quale continuò:
“ho dato un’occhiata ai test che ha sostenuto questa mattina, non mi sono sorpresa nel constatare che lei li ha superati brillantemente senza commettere nemmeno un errore, ma del resto le sue capacità non sono per noi una novità, quando abbiamo accettato di assumerla per un anno conoscevamo quale fossero i risultati del suo operato presso l’azienda per cui lavorava precedentemente, eravamo sicuri delle sue competenze tecniche, abbiamo optato per un contratto a termine esclusivamente con lo scopo di avere il tempo di poter valutare se lei avesse la personalità per lavorare nella nostra azienda, perché … vede Barbara purtroppo nel mondo di oggi non basta più essere preparati da un punto di vista accademico, bensì servono quelle che volgarmente vengono definite “palle”! Lei fino ad oggi ha svolto una funzione per lo più di collaborazione, ha fatto ricerche di mercato per il lancio dei nostri nuovi prodotti, ha trovato i giusti canali di vendita ed individuato le aree geografiche di commercializzazione più adatte per un proficuo inserimento nella catena di distribuzione nazionale, tutto quanto svolto con estrema precisione e profitto … ma, per quanto lei si sia data da fare ed abbia fatto un ottimo lavoro il contributo che lei ha portato alla Nostra azienda è un qualcosa di poco considerevole per le nostre casse, un qualcosa a cui nessuno avrebbe reso merito nella contabilità di fine anno.


“purtroppo dottoressa, i miei campi di azione sono estremamente limitati, faccio quello che devo dove mi viene chiesto di essere fatto e se il giro di affari è limitato, mi scusi, ma inevitabilmente lo è anche il profitto”
“esatto mia cara … è proprio per questo che sono rimasta profondamente delusa quando ho saputo che Lei è andata a vendere il suo corpo per un misero posto da impiegata da 1. 200 euro al mese”
Come cazzo fa a sapere … ma si certo, quella merda di Morelli, le ha raccontato tutto per prendermi per il culo, ma a che scopo, non rischia il licenziamento per essersi scopato una dipendente … ma che gente è questa!?!
“si Barbara, io so tutto … io so sempre tutto, so anche che l’incontro le è risultato piacevole ed a riguardo vorrei complimentarmi con Lei per i suoi gusti in fatto di biancheria intima, l’adoro!”
Dicendomi questo la stronza abbozzò un ghigno malefico e intensificò lo sguardo nei miei confronti, quasi volesse farmi fluttuare in aria con la forza del pensiero … questo voleva dire che non solo lei sapeva, ma aveva visto, era presente nell’ufficio di Marelli e ci aveva spiato? Qualcuno aveva fatto delle foto di nascosto? Cosa cazzo è successo ieri sera?
“stia tranquilla Barbara, qui nessuno dei presenti è qui per giudicarla, non ne avrebbero il diritto visto i loro trascorsi, impari la prima lezione, in mia presenza le cose devono essere dette sempre per come stanno, mai ipocrisie, mai menzogne, mai finti moralismi … mai cazzate insomma … e chiaro?”
“si ma … Lei cosa vuole da me? Cosa posso fare per lei e perché mi trovo qui stasera?”
“Incominciamo col dire che è lei che ha bisogno di Noi, pertanto il motivo del nostro incontro nasce da una sua necessità, dopo di chè sono qui perché ho una proposta da farle”
La guardai con sguardo colpevole, aveva ragione, io mi ero andata a cercare questa situazione, io avevo accettato di venire nell’appartamento di Morelli senza fare domande, Lei era una donna bella e ricca che di certo non aveva bisogno di me per continuare la sua vita e la sua attività professionale
“l’ascolto”
“molto bene, per prima cosa le dico che il suo posto di lavoro è confermato a tempo indeterminato con salario equiparato a quello dei suoi colleghi, il contratto le sarà consegnato domani mattina dal Dott.

Morelli a cui lei non dovrà più nulla, almeno che non lo faccia per puro piacere personale, ma il suo Giulio è un bel ragazzo ed io credo che con Morelli lei ci perderebbe … certo … questo se non consideriamo le sue doti intime”
Sa chi è Giulio, nel senso che lo conosce fisicamente, e sa che Morelli è un superdotato, magari se l’è scopato in passato … o magari … ma chi è questa? Un Dirigente della DIGOS?
“non si stupisca Barbara, gliel’ho detto … io so sempre tutto … ad ogni modo, le offro un alternativa a quanto già in suo possesso”
Cosa potrei voler più di quanto già non ho ottenuto, un posto fisso, lo stipendio equiparato a quello di colleghi che lavorano in azienda da anni, non devo più scoparmi Morelli … posso tornare alla mia vita, comprare quella maledetta casa, fare dei figli e scordarmi di questa giornata uscita fuori da un film di spionaggio.

“sarebbe?”
“Potrei offrirle un posto da dirigente all’interno del gruppo, lei lascerebbe l’ABC e si traferirebbe al decimo piano dell’edificio in cui è stata stamani, si occuperebbe di analizzare il settore marketing delle singole aziende che compongono il gruppo, ne dirigerebbe le linee operative e ne stabilirebbe le modalità di lavoro, avrebbe piena autonomia decisionale e dovrebbe riferire del suo operato solo ed esclusivamente a me, il suo contratto prevedrà diversi benefit quali auto aziendale, usufrutto di un alloggio in centro, magari proprio questo se le piace, spese mediche pagate dall’azienda, assicurazione sulla vita e tutta una serie di altre cosine che ho personalmente abbozzato per iscritto”
A quel punto Denise, si chinò dal dietro della poltrona della Dottoressa ed infilandole una mano nella scollatura ne tirò fuori un foglio piegato in quattro, nel farlo sia Denise che la Bonanni mi fissarono intensamente negli occhi, Denise sembrava una gatta che si strusciava ai piedi della sua padrona, da subito non capii il senso di quel gesto, poi …
“ma … cara bambina … non pensi che le basti dire di si per ottenere questi privilegi”
“cosa dovrei fare?”
“bè … è semplice … diventare una mia proprietà?”
“cosa significa?
“vede Barbara, io amo dirigere i miei affari di persona, e non le nascondo che patisco la condizione per la quale i miei manager prendano decisioni per mio conto, ma, visto il volume di affari che trattiamo, questa è una scelta obbligata … cerco allora di compensarne il fastidio controllandoli, non solo professionalmente, ma anche nella vita privata, tendo a pretendere che loro sposino il mio stile di vita, che frequentino i miei ambienti, che condividano i loro segreti con me, che appaghino ogni mio desiderio, che non discutano mai le mie decisioni ma che le accolgano con fare servile, che raggiungono uno stato per il quale mi servano ancor prima che io chieda, o meglio ..

lo ordini !!! Io in cambio gli offro una vita di privilegi e di ricchezza … lo sa … mai nessuno è tornato indietro dopo l’aver accettato, il benessere, inteso per come lo intendo io, è un qualcosa a cui non si può rinunciare una volta conosciuto … e poi … se anche lei decidesse di tornare indietro le assicuro che avrebbe troppi segreti per poter correre rischi scappando via”
Non capivo … che cosa voleva dire essere una sua proprietà, appagare i suoi desideri, io avevo la mia vita e non volevo rinunciare a Giulio, si lo avevo tradito ma l’avevo fatto per poter incominciare a costruire un futuro con lui.

La stronza sembrò leggermi nel pensiero, e continuò col suo monologo …
“bambina se si sta domandando se dovrà dire addio al suo amato Giulio, perde tempo, lei potrà avere la sua vita, il suo matrimonio e tutte quelle robe da pubblicità del mulino bianco che tanto desidera, ma si ricordi che avrà al contempo una vita parallela e che a volte questa potrà avere la priorità”.
“Mi scusi dottoressa ma io, davvero non riesco a focalizzare quello che mi sta chiedendo, capisco che non è facile da spiegare ma … non potrebbe farmi degli esempi di quali potrebbero essere le “disponibilità” che dovrei garantirle?”
Sentite queste parole la dottoressa Bonanni mi guardò riaccendendo quel ghigno malefico, in men che non si dica le due segretarie che erano rimaste in piedi in silenzio per tutto il tempo incominciarono a denudarsi con movimenti perfettamente sincronizzati, senza che lei lo avesse chiesto, sembravano due automi telecomandati, nello spogliarsi le due mi osservavano con uno sguardo tendente al satanico, quasi fossero possedute dal medesimo carisma della Bonanni, erano due splendide creature, una volta nude si inginocchiarono, presero ciascuna una gamba della Bonanni e iniziarono leccare il tacco dei suoi stivali, le accomodarono le cosce sui braccioli della poltrona e fecero in modo di alzarle il tubino che indossava, una prese un coltello passatole da Denise e taglio i lacci laterali del perizoma della Dottoressa, l’altra lo strappò via e lo lancio nella mia direzione.

La figa della Bonanni era nuda, potevo vederla bene, completamente rasata, le due donne incominciarono a leccargliela mentre lei mi guardava con l’intensità di un vampiro che pregusta la sua preda, in verità non aveva smesso di guardarmi per un solo istante, le due giovani ad intervalli regolari incrociavano le loro lingue per poi tornare a dare piacere alla loro padrona che però, sembrava più appagata dal senso di onnipotenza che le donava quella situazione più che dal piacere fisico, iniziarono a penetrarla con le loro dita, nel contempo Denise dal retro della poltrona iniziò a tagliarle l’abito col coltello per denudarla, e con lo stesso le fece saltare il reggiseno.

Si chinò su di lei fino a poterle leccare i capezzoli, erano in tre a darle piacere e quella stronza non mi staccava gli occhi di dosso, sembrava voler entrare dentro di me ed impossessarsi della mia anima.

… continua ….

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