Nonne Troie 3

Nonna Irene è di parola e telefona alla cara amica Ornella.
All’ultimo momento però non è lei ad accompagnarmi ma bensì mia zia.
Ornella ha un piccolo laboratorio di acconciature al piano terra di una vecchia casa. Non è propriamente un negozio sulla strada e quindi gode di ampia intimità. La maggior parte delle clienti sono conoscenti che vanno da lei su appuntamento e, visti i trattamenti speciali che fa alle clienti, ora capisco perchè ci tenga tanto a lavorare in un posticino riservato e solitario.

Arrivati la zia mi fa cenno di seguirla e anziché entrare dalla porta dello studio inforca quella accanto e mi fa cenno di seguirla e fare silenzio.
Invece di entrare nel salone da parrucchiera proseguiamo il corridoio e qualche metro più avanti mi mostra una specie di finestrella trenta centimetri per trenta. “Mettiti qui buono buono. Da qui si vede tutto”.
La zietta è molto pratica del posto evidentemente ci ha fatto chissà quali porcate da chissà quanto tempo.

Al solo pensarci già mi viene duro.
Trovo una sedia la metto di fronte alla finestrella e mi siedo a guaradre.
La zia entra.
Ornella, la parrucchiera è una bella donna cinquantenne coi capelli biondi, probabilmente tinti. Ha un viso largo e squadrato con degli occhiali da miope che le danno l’aspetto di una tonta. Una che glielo infili alla pecora e si gira a guardarti “Scusi la conosco?”.
Indossa il classico grembiule da parrucchiera.

Azzurro molto leggero e senza maniche lungo fino alle cosce sotto si vedono solo le calze nere come se non indossasse la gonna. Ai piedi ha delle scarpe nere con un tacco vertiginoso specialmente per chi stà lavorando.
La zia la saluta con affetto e le due si scambiano un bacio sulla guancia.
Il fare lascivo con cui mia zia si sofferma sulla sua guancia già è un preludio molto piacevole.
Poi la zia si siede sulla poltrona per il taglio.

Io le sono di fronte e quindi vedo tutto.
Posso anche sentirla chiaramente quando dice a Ornella “Trattamento speciale”.
E così inizia lo spettacolo. La parrucchiera si mette alle sue spalle, fa scendere l’acqua in quella sorta di catino sopra la testa della poltrona e inizia un normalissimo shampo. Tutto bene, la zia sembra rilassarsi abbastanza mentre Ornella le massaggia delicatamente i capelli.
E’ a quel punto che da un cassetto fa spuntare un cazzo di gomma verde fluorescente.

Mia zia lo afferra meccanicamente e facendosi strada sotto alla gonna se lo infila piano piano nella figa.
Allo stesso tempo la gonna nera di zia Lea scivola lungo i fianchi ed ora è nuda dalla vita in giù. Le gambe spalancate, il cazzo di lattice piantato dentro.
Geme un pochino mentre la parrucchiera continua a massaggiarle i capelli. Si capisce che è arrapata la zia visto come cola…
Anche io mi metto comodo.

Sfilo i pantaloni mi libero il cazzo e beato sulla sedia mi accarezzo il bastone duro lentamente. Lo scopo non è venire ma solo godersela con calma.
Ornella pare aver finito coi capelli e si piazza davanti alla zia. Si china tra le sue gambe e la posso vedere muoverle ben bene il cazzo di lattice nella gnocca. Mia zia geme e si gode il ditalino, Ornella le accarezza anche una coscia per aumentarne il piacere.

Toglie il fallo. Il suo scopo è raggiunto.
Ornella si piazza decisa fra le cosce di zia Lea e comincia a darsi da fare. Con le dita e la lingua masturba mia zia a tutto spiano. Sgrilletta in modo assolutamente divino. Si vede che è pratica della cosa.
Zia Lea ulula e viene.
Placata la voglia Ornella prende un rasoio rosa e comincia a lavorare sul pelo della zia.
La riempie di schiuma e procede al taglio.

Bello da vedere, con la mano di una maestra rasa la gnocca pelosa di zia Lea finchè non ne rimane solo un piccolo ciuffetto in alto.
In seguito scoprirò che la parrucchiera porca offre anche per la patata una decina di tagli diversi che le clienti possono scegliere su apposito catalogo.
Ora è il momento della tinta.
Gliela spalma sui capelli e poi con un pennellino le colora ben bene i peli della gnocca.

“Sembra quella di una ragazzina” dice mia zia.
“Si hai una fica bellissima” dice Ornella.
Le due confabulano un po’. C’è un piccolo tempo di attesa per far prendere la tinta e anche qui Ornella ha di che ingannare il tempo “Vuoi un lecca lecca o un ciuccino?” chiede in seguito saprò che il ciuccinoè una voluttuosa succhiata dei capezzoli che la parrucchiera pratica con grande professionalità.
Zia Lea però preferisce il lecca lecca.

E così ecco che Ornella si sfila con un unico gesto il grembiulone azzurro. Sotto non ha nulla. Solo le calze nere a rete autoreggenti con una deliziosa giarrettiera ricamata e le scarpe nere a tacco alto.
Si mette così davanti alla zia, solleva una gamba poggiando il piede proprio tra le sue gambe e gliela porge dritta in faccia.
E’ questo il lecca lecca… La bella fica depilata della parrucchiera pronta per essere leccata e succhiata come meglio si crede.

E mia zia sembra gradirla molto.
A guardare quella vecchia troia che lecca la fica alla parrucchiera ho una voglia di fottere incontenibile e così non resistendo oltre decido di entrare.

Sono lì con l’uccello dritto a fissare mia zia con le labbra pregne di umori della parrucchiera e a studiare i capezzoli duri di Ornella.
“Buongiorno” dico.
Ornella si gira a fissarmi un po’ spaesata ma mia zia la tranquillizza “Il mio nipotino voleva conoscerti”.

“Ciao” dice lei e posso chiaramente notare che strabuzza gli occhi notando la grandezza del mio cazzo.
“Complimenti è il più grosso che ho visto” dice a mia zia.
“Si mi da tante soddisfazioni” sorride lei.
“Lo immagino” annuisce Ornella.
“Fai anche trattamenti maschili” chiedo.
“Bhe dipende da cosa mi chiedi di fare”.
“Pensavo a un bello shampoo e poi a una sfoltita del pelo intorno alle palle, sai per farmele leccare meglio”.

“Si può fare” annuisce lei. Mettiti sull’altra poltrona che provvediamo tanto che a tua zia asciuga la tinta”.
E così mi ritrovo a farmi fare una sega a base di sapone. Mi lava il cazzo che si indurisce sempre di più e io approfitto della posizione per afferrarle una tetta e palparla bene bene.
Quando dalla mano passa alla bocca ingoiandomi la cappella io scivolo tra le sue cosce e la sgrilletto.

Sentirla così stretta mi aumenta la voglia di aprirla come una noce.
Procede alla depilazione e pizzicandomi un po’ mi fa diventare il pelo del cazzo regolare e uniforme. Ora ho un uccello che oltre a essere grosso e duro è anche ben pettinato.
Mia zia intanto si è ripresa il vibratore verde e inganna l’attesa masturbandosi e godendo il nostro spettacolino.
“Fatto” annuncia Ornella facendo un passo indietro per ammirare la mia nerchia ben rasata.

“Perfetto” dico io e poggiandole una mano sul sedere la tiro verso di me invitandolo a salirmi in groppa cosa che lei fa senza indugio.
Mi siede in grembo sbattendomi le tette in bocca e si lascia scivolare lenta sul mio cazzo. Deve essere parecchio che non ne prende perchè sembra di sfondare la fica di una ragazzina vergine.
A ogni affondo geme e ansima di piacere e io non posso fare a meno di fissare divertito quella faccia da tonta con l’espressione da troia.

La chiavo. Anzi è lei che chiava me visto che stando sopra mi cavalca a tutta forza. La sento venire una, due, tre volte.
Porca e multi orgasmica mi fa contare 27 orgasmi in venti minuti prima che anche io mi lasci andare.
“Posso dentro ti spiace?” chiedo educato.
“Fai, fai pure, riempimi tutta” ciondola lei che ormai schiava dei sensi non dice no a nulla.
E così la inondo mentre lei chiude la scopata a 28.

Appena il tempo di scendermi di groppa col mio sperma che le cola sulle gambe che già ho mia zia pronta. “Adesso vediamo che effetto ti fa la ciornia depilata della zia” dice.
“Mi pare chiaro no” dico io mostrandole che è ancora bello dritto e duro.
La vecchia maiala prende il posto della parrucchiera. Coi suoi tettoni enormi, tre misure in più di Ornella quasi mi soffoca mentre il mio uccello la penetra ancora sporco degli umori dell’altra.

Col pelo depilato mi dà un lieve pizzicore che è un piacevole diversivo molto gradito.
Sommerso dalle sue tette che succhio avidamente me la strombazzo per bene fino all’ennesima sborrata.

Soddisfatti e ancora nudi salutiamo Ornella.
Pare esausta per la chiavata ma si vede che è felice.
Mia zia le paga 30 euro per lo shampoo e la tintura.
Neanche caro considerando quanto ci siamo divertiti….
Svegliatomi con la voglia di aprire un bel culone vergine, me ne andai a trovare la signora Mariuccia.

L’amica di mia zia che mi ero impalata al cimitero con grande soddisfazione e che ero quasi certo fosse ancora ben chiusa fra le chiappone.
L’idea era molto semplicemente di andare a casa sua portarla a letto e al momento giusto proporle l’esperienza anale a cui ero certo non si sarebbe sottratta.
Purtroppo appena arrivato a casa sua le cose si misero male infatti non fu lei ad aprirmi la porta ma bensì la figlia Simona.

Era una bruttona zitella di 40 anni, grassa ma con le tette piccole, i capelli corti la facevano sembrare un maschio e il suo vestire in pantaloni e maglioni non la rendeva attraente e nemmeno interessante.
L’unica cosa era il palese intralcio che stava causando alle mie perverse intenzioni.
Stavo quasi per andare via ma visto che ormai mi avevano fatto entrare tanto valeva fingersi almeno educati.
Così mi ritrovai seduto in salotto a fissare le gambe sexy di Mariuccia mentre la figliola fissava me con aria disgustata.

Era evidente che non le stavo molto simpatico.
Chiacchierammo per un po’ parlando di tutto e di niente finche Simona non andò in cucina a prendere qualcosa, fu a quel punto che la madre svelta mi sussurrò piano piano. “Domani non c’è, torna domani”.
“Forse domani non posso” dissi.
Lei spalancò le gambe e sollevò un po’ la gonna. Sotto non aveva un bel nulla. La sua patatona calda mi fece un salutino di straforo e il mio cazzo rispose con adeguato sussulto.

“Ci vediamo domani” strizzai un occhio.
Quando tornò Simona presi una scusa per salutare e me ne andai. Avevo una recondita voglia di fica da sfogare e non vedevo l’ora di tornare a casa dove ero certo che la nonna o la zia non si sarebbero sottratte al loro dovere anale.
Così uscii per tornare a casa ma dopo pochi minuti che camminavo mi accorsi che non avevo il cellulare. Ero sicuro di averlo con me quando ero uscito da casa quindi era facile che fosse rimasto a casa di Mariuccia.

Ricostruendo mentalmente gli eventi ero quasi certo di averlo tolto di tasca quando la vecchia troiona mi aveva spalancato le gambe.
A fissarle la gnocca il cazzo mi era venuto duro e la tasca era diventata più stretta. Ne ero sicuro.
Così tornai indietro e vedendo che quando ero uscito non avevo chiuso bene il cancello ne approfittai per rientrare senza suonare il campanello.
Entrai in casa di Mariuccia e WOW!
Non potevo credere ai miei occhi.

Dio che troie!
La vecchia era nuda. Solo calze autoreggenti e tacchi, la figlia non indossava assolutamente nulla. Le sue tette piccole, la sua pancia burrosa, le sue gambe grasse, tutto al vento.
Simona era in piedi di fronte alla madre e vedevo bene le sue chiappone così come potevo facilmente intuire dove la stesse leccando.
“Succhia puttana succhia” la incitava Simona e la vecchia obbediva buona buona.
Due porche lesbicone pronte a leccarsi la fica una con l’altra.

Ecco perchè la giovane puttana aveva tanta fretta che me ne andassi lasciandola libera di spupazzzarsi la vecchia.
Poi però feci un passo avanti e lo vidi. All’inizio pensai a un cazzo di lattice, una di quelle appendici con cintura che alcune lesbiche indossano in mancanza di cazzi veri. Uno straphon mi pare li chiamino.
Ma non era di lattice. Era carne viva.
Piccolo (neanche la metà del mio) forse neanche tanto duro ma era a tutti gli effetti un uccello.

Ecco perchè Simona era tanto brutta e poco femminile, semplicemente perchè non lo era affatto.
Simona era Simone.
Mariuccia si impalò a fissarmi. Aveva ancora l’uccello della figlia in bocca ed era letteralmente paralizzata.
Simona, con le mani ai fianchi in perfetto stile di chi si stà godendo un ottimo bocchino sprizzava fiamme dagli occhi.
“E così abbiamo una sorpresina fra le gambe” la stuzzicai io.
“E a te cosa te ne frega.

Non vedi che ci stai rompendo i coglioni. Vattene fatti i cazzi tuoi” s**ttò Simona.
Io non avevo nulla da perdere a tenerle testa e così s**ttai con le mie armi “Bhe a proposito di cazzi. Questo è un cazzo -dissi aprendo i pantaloni e facendo uscire la mia trave- il tuo è appena appena un pisello”.
“Porca vacca che trave!” sbottò Simona sorpresa.
“E vedessi come entra bene nella sorca di tua madre” aggiunsi io.

Simona la fissò “Ti ha chiavata mamma?”.
Mariuccia sempre ad occhi bassi per la vergogna annuì in silenzio.
“Perchè credi fossi venuto a trovarla”.
A sorpresa Simona fece partire uno schiaffo in faccia alla madre “Brutta porca vai a chiavare in giro e non me lo dici”.
“Certamente non può togliersi la voglia con quel bonsai che hai tu tra le gambe”.
Vidi la rabbia nei suoi occhi, poi scosse la testa rassegnata e si voltò a fissarmi.

Fu a quel punto che notai che non solo aveva un pisello ma anche una bella patonza.
Sotto, dove mi aspettavo due bei coglioni pelosi c’era un buchino per nulla dissimile da una fichetta. “Wow ma allora sei davvero una donna. Pensavo fossi solo un mezzo ricchione”.
“Non sono ne donna ne uomo. Ho queste belle tettone, la fica stretta ma anche questo ingombrante attrezzo” disse Simona accarezzandosi il cazzetto duro.
“E’ una malattia si chiama ermafroditismo” si affrettò a spiegare Mariuccia mentre ancora si massaggiava la guancia.

“Un piccolo segreto che è rimasto in famiglia” aggiunse Simona.
“Avete lasciato che tutti credessero che fossi solo una povera zitella per nascondere l’uccello” annuii.
“Si -aggiunse Mariuccia- per un po’ è bastato questo per evitare che la gente la trattasse come un mostro ma poi…”.
“Poi?” chiesi curioso.
“Poi questo coso ha iniziato a tirare -disse Simona massaggiandoselo vigorosamente- non bastava più farsi qualche bella sega. Mi tirava, la cappella era gonfia, volevo fottere, fottere, fottere….

E così una sera…”.
“E’ venuta a svegliarmi e al buio…” arrossì Mariuccia.
“Ti sei fatta i tuoi comodi”.
“Mi sono sacrificata visto che era colpa mia. In fondo sono io che l’ho partorita così”.
“E poi a giudicare dalla chiavata che ci siamo fatti l’altro giorno non devi poi aver faticato tanto” la punzecchiai io.
“In effetti è una gran troia” concordò Simona.
“Comunque -le assicurai- il vostro segreto per me resterà tale state tranquille”.

“Grazie -disse Simona- sei davvero un amico. Non so come ringraziarti”.
“Un modo veramente ci sarebbe” dissi mostrandogli che avevo anche io il cazzo in bella mostra, bello duro e pronto.
“Ci penso io” s**ttò Mariuccia e prima che aggiungessi altro si era già accucciata tra le mie gambe scappellandomi ben bene il cazzo con la lingua.
“E’ proprio una troia” sussurrò Simona.
“Una di quelle che se ne prendono due insieme senza problemi” le suggerii io ammiccando arrapato.

“Si credo lo farebbe senza problemi” annuì lei che ormai lo aveva completamente duro per l’eccitazione.
“L’unico modo per togliersi il dubbio è provare”.
“Si -annuì lei- mi pare l’idea migliore. Hai sentito vecchia troia adesso ti impaliamo assieme sei contenta”.
La vecchia non disse nulla ma dal ritmo con cui mi succhiava la verga era evidente che l’idea non le dispiaceva affatto.
“Il culo è mio perchè è più piccolo quindi mi serve il buco più stretto” disse Simona ansiosa di incularsi la madre.

“Ok io caso mai ci passo dopo” sorrisi.
“Dai forza troia smettila di succhiare e prendi posizione sul lettone grande” ordinò Simona che non vedeva l’ora di fottere ancora.

Così la vecchia troia in calze autoreggenti si mise in mezzo al letto sdraiata su un fianco, posizione perfetta per la nostra perversione.
Io nudo di fronte a lei potevo agevolmente afferrarle le grosse tettone e strizzargliele per bene mentre il mio cazzo le scivolava dentro piano piano.

La scopata con la figlia doveva averla attizzata di brutto perchè era un lago rovente. Neanche il tempo di infilarglielo dentro per bene che già la figlia si stava facendo strada tra le sue chiappone molli. Non era di gran calibro certo ma era pur sempre un cazzo nel culo e come tale faceva vibrare Mariuccia vogliosa e doppiamente eccitata.
Mi sdraiai, Mariuccia sopra di me e Simona attaccata alle sue spalle tutta convinta a spingerglielo su per il culo.

“dai troia tieni il rimo” la incitava la figlia.
“Si chiavatemi, chiavatemi, sborratemi dentro tutti e due”.
Chiavavamo come ricci, ad ogni colpo che Simona le dava nel culo la madre sprofondava sul mio uccello impalandosi a tutta forza.
La sentivo venire di brutto mentre belava il suo piacere con lunghi sospiri.
Eccitati sborrammo quasi in sincrono e ci ritrovammo a porgere i nostri uccelli grondanti di sperma alla vecchia per una bella ripulita con la lingua.

“E’ piccolino ma ne spara parecchia” notai vedendo quanto sperma usciva dal culo della vecchia.
“Si in effetti è piccolo ma mi da una certa soddisfazione” si vantò Simona.
“L’unica a cui non dai soddisfazione è quella bella passerina che hai li sotto. Dimmi sei ancora vergine nella fica?”.
“Mi sono sempre vergognata troppo per andare con un uomo vero… Qualche dildo però me lo sono messo”.
“E un cazzo vero non lo proveresti? Voglio dire, con me non avresti nulla da vergognarti ti pare?”.

“Davvero vorresti fottermi?” chiese Simona imbarazzata ma anche lusingata per l’offerta.
Io lo tirai fuori dalla bocca della madre nuovamente duro e dritto come un palo e glielo mostrai “Mi pare che non ci siano dubbi in proposito”.

Proponemmo alla vecchia di farsi una pausa e una doccia visto che colava sborra da ogni orifizio poi appena soli ci guardammo.
Simona per la prima volta me lo prese in mano “Granito!” commentò.

Io le misi un dito sulla fichetta trovandola tutta bagnata e calda “Vulcano!” le risposi.
Si mise a pecorina mostrandomi le grosse chiappe sode, quella pareva la posizione migliore per fotterla. Così, senza esitare ancora mi misi alle sue spalle e glielo ficcai dentro.
“Ooooooo” tentennò lei sentendo per la prima volta il piacere del mio gigantesco cazzo che la apriva come una cozza.
Fottimi, fottimi” sussurrava.
“Ti fotto tutta troia, ti spacco la fica”.

Era piacevolissimo, pareva quasi vergine tanto era stretta. Me la stavo spassando come un porco mentre il mio cazzo entrava e usciva su e giù per il suo utero infuocato.
Simona non era certo da meno, anzi il suo piacere era doppio visto che la sentivo segarsi con una mano mentre la fottevo.
“e brava ti seghi e io ti fotto, sei proprio una vacca”.
“Mi voglio fare una venuta doppia, sborrare col cazzo e venire con la fica assieme”.

“Sei proprio una vacca”.
“E allora tu fai il toro. Forza spaccamela, spaccamela tutta!”.
Non chiedevo di meglio….

Poi tornò Mariuccia, pulita e profumata era perfetta per quello che avevamo in mentre. L’ultimo desiderio di Simona prima che tornassi a casa.
Facemmo mettere la vecchia a pecorina e Sinona le si piazzò dietro guidandoglielo piano piano nella fica. La figlia aggrappata ai suoi fianchi pompava come un montone schiaffeggiandole il culo e dando gran colpio di reni.

Ciò che non aveva in dimensioni pareva volerlo compensare in porcaggine.
Era il mio turno.
Mi misi dietro a Simona, le aprii piano piano le gambe e glielo ficcai dentro un altra volta.
“O si, eccolo, eccolo il trenino!” ululò Simona presa dalla doppia goduria di fottere ed essere fottuta.
“Il treno delle troie e tu sei la locomotiva vecchia puttana”.
“Si, si spingi figliola spingi la locomotiva della mamma”.

“Ti sfondooo” ululò Simona.
“Si, aprimi, sfondami, spaccami”.
“Arghhhh. Troiiiiiiiiiia!” strinse le reni Simona e eruttò un altra volta…
Io ero ancora intento a fotterla divertendomi come un matto e Mariuccia, grata per quanto avevo fatto si scostò dal cazzo ormai molle della figlia e mi scivolò alle spalle.
Un attimo dopo avevo la fica della figlia da fottere e la lingua della madre che mi lappava il culo.
Un piacere immenso.

“Ecco troie, sborro, sborro ancora…” sussultai.
Eccitato presi a pompare più forte mentre la lingua di Mariuccia mi entrava nel culo sempre più in fondo.
Preso da una incontenibile perversione afferrai con una mano il cazzetto di Simona strizzandolo con forza.
La lingua nel culo, il cazzo nella fica, il suo uccello in mano. Ero nel paradiso della perversione…
E sborrai!
Una sborrata che avrebbe potuto riempire un secchiello e con cui feci una bella lavanda vaginale a Simona.

Tornai a casa stanco ma soddisfatto. Credevo di aver bisogno di un pisolino e così dopo essermi fatto la doccia mi sdraiai comodo sul divano a guardare la tv.
Mia zia vedendomi tanto fiacco mi sedette accanto curiosa di cosa mi fosse successo.
Le raccontai tutto con calma e il risultato fu sempre il solito.
Eccitata dalla storia mia zia non trovò nulla di meglio che segarmi il cazzo finchè non tornò abbastanza duro per farsi impalare per l’ennesima volta…
Tornai a casa e trovai una strana sorpresa.

Tutte sedute sul divano…… C’erano mia zia Lea, mia nonna Irene, Vittoria e Alma le loro migliori amiche. Non solo erano tutte assieme, erano anche piuttosto nude.
Lea aveva un bustino nero di raso che le lasciava scoperte le grosse tettone, sotto le calze erano nere velate di quelle con la righa dietro.
Irene aveva solo le calze color carne e ciondolava il pancione grasso e nudo a rimo con le tettazze.

Vittoria aveva un bustino di pizzo bianco che non nascondeva nulla, calze sempre bianche e scarpe col tacco.
Alma aveva un filo autoreggente di pizzo, calze nere e reggiseno sempre a fiorellini molto spiovente e a balconcino.
Tutte e quattro avevano la fica al vento e le gambe spalancate…
Che vaccone.
Ma non era ancora tutto.
Non solo non indossavano nulla che coprisse le loro gnocche dalla vergogna c’erano piantati dentro dei cazzi di lattice che le quattro vecchie muovevano con sapiente maestria.

Un cazzo di gomma in ogni gnocca e altri cefali artificiali sparsi sul tavolo e pronti all’uso.
“Facciamo un dildo party” ridacchiò mia zia.
“E come si fa il dildo party troiona?” le chiesi mentre tanto per gradire mi calavo i pantaloni e mi mettevo comodamente nudo in poltrona a godermi lo spettacolo segandomi piano piano.
“Stiamo qui tranquille, beviamo vodka ghiacciata e chiacchieriamo mentre le nostre patonze si sollazzano finchè non colano” ammiccò lei.

“E quando colano che si fa?”.
“Se una ha sete si accuccia e beve…” disse lasciva la nonna.
“Bhe se volessi partecipare che dovrei farè? Ficcarmi uno di questi nel culo?” risi io.
“Noo, non credo si debba tanto…” scosse la testa Vittoria.
“Non c’è mica scritto che debbono essere solo cazzi di gomma” fece notare Alma.
“Se ce la fa a farci tutte e quattro” mi provocò mia zia.

“Guarda che io ve le tappo tutte e quattro e poi mi faccio anche un secondo giro nei buchi del culo. Ve lo sfondo così tanto che vi faccio cagare a spruzzo una settimana…”.
“Tesoro della nonna lo sai che io lo adoro nel culo… Dai che aspetti saltami addosso” disse Irene lasciva.
“No -la bloccò la zia- facciamo le cose per bene e decidiamo chi fa la prima”.
“Che vuoi fare la conta?” chiese Alma.

“Un giochetto. Aspettate…. ”.
Già mi era diventato di marmo. Mia zia Lea porca come era poteva solo inventare un gioco perverso.
Infatti poco dopo tornò con quattro brocche di vetro da un litro di quelle che si usano per il thè.
“Ecco questo è il gioco. Chi è più vuota merita essere riempita per prima di sborra. Questo è il gioco. Accucciatevi sulla vostra brocca e sgrillettate per bene.

Chi la riempie di più vince”.
“Non credo di poter colare un litro di sbroda!” sbottò Vittoria.
“Tranquilla vale anche la piscia” la tranquillizzò mia zia.
“Davvero volete che mi metta a pisciare qui davanti a tutti?” si sorprese Alma.
“Ti vergogni troia? -chiese Lea- mi hai colato il divano coi tuoi orgasmi e ti vergogni a pisciare un pò”.
“Non volevo fare cose che vi dessero fastidio. Un conto è godere un altro pisciare”.

“Stai tranquilla -intervenne nonna Irene- a mio nipote piace un sacco la ciospa che piscia. La mia la guarda sempre”.
“Infatti -annuì Lea- così il vantaggio è doppio. Noi ci scarichiamo un po’ e a lui viene durissimo. Allora signore vogliamo iniziare? Su accucciatevi sulle vostre brocche e mungetevi bene le patatone…. ”.

Che spettacolo impagabile
Quelle quattro troie vestite come puttane ci davano davvero dentro. Sedute sulle brocche con le labbra gonfie delle loro fiche dilatate si gingillavano i grilletti a ritmo frenetico.

Mia nonna fu la prima che senza tanti problemi prese a urinare. Il suo getto era grosso e uniforme, mio Dio le avevo così allargato la fica a colpi di uccello che pisciava come una mucca. In un attimo mezza brocca era piena. “Ho vinto ho vinto” esultò la nonna.
“Aspetta vecchia puttana la gara non è per chi viene prima ma per chi ne fa di più. Posso ancora raggiungerti”.
“Si piscia finchè si riesce?” domandò Alma.

“E chi decide quando smettiamo?” chiese Vittoria.
“Finchè riuscite a restare accucciate potete ancora aggiungere. Finchè ce la fate e vi reggono le ginocchia tutto il liquido vale”.
“Allora ne faccio ancora anche io” s**ttò Irene.
“Brava la mia vecchia pisciona” ammiccò Lea e forse eccitata fece partire il suo primo spruzzo. Ma non era giallo era biancastro…
“Cazzo zia ma è sbroda da orgasmo quella?” mi stupii.
“Nipotino caro se tu fai quelle sborrate da cavallo da qualcuno avrai pur preso…”.

“Wow! -esclamò Alma- che al contempo prese a gocciolare urina.
Se la teneva stretta col dito, strizzandosi il grilletto eccitata e il suo liquido usciva piano piano a fili leggeri.
Io non potevo fare a meno di segarmi eccitato da quello spettacolo.
“Attento a non sborrare sennò ci togli il premio” mi ammonì la zia.
“Tranquilla troia anche se dovesse lo sai che me ne vogliono almeno tre prima che mi si smosci”.

“Si Lea è vero hai davvero un nipote fantastico. Sborra e gli ra duro per la seconda e la terza” commentò Alma.
“Sei davvero una donna fortunata” aggiunse Vittoria che intanto a sua volta fece una piccola pisciatina…
“Merito mio che l’ho allenato bene” disse la nonna e per sottolineare la sua supremazia fece una seconda pisciata che riempì quasi per intero la brocca.
“ecco credo di aver vinto” disse alzandosi in piedi e passandosi un fazzoletto sulla sorca bagnata di urina.

In effetti nonostante le altre due si fossero sforzate di pisciare per bene la nonna aveva fatto un litro di piscia giusto giusto.
Mia zia, purtroppo per lei, era si venuta come una vacca ma di piscia ce n’era poca. Il liquido seminale, purtroppo per lei era si bello a vedersi ma molto meno consistente dell’urina e quindi la sua brocca era la più bassa.
Nonna Irene si mise di fronte ad ad Alma quasi a ficcarle il pelo pubico in bocca “Tutta li?”.

Alma si alzò in piedi “Si temo di si e poi mi blocca troppo che mi guardino pisciare. Scusatemi”.
“Allora ho vinto!” esclamò trionfante la nonna fissando anche la brocca di Vittoria poco più piena di quella di Alma.
“Aspetta vacca non è ancora finita!” esclamò zia Lea e con un colpo di cosce la vidi sparare fuori piscia a tutto spiano “Eccola, eccola che esce… Siiii Piscioooooooooo”.
Riempì la brocca in un attimo.

Non solo la riempì ma la fece addirittura strabordare bagnando il pavimento spingeva così tanto per pisciare tutto che alla fine le scappò anche il “proooot!” di una bella scoreggiona.
“Ho vinto!”.
“Per forza sei una vacca e pisci come tale” si offese Irene già convinta di ritirare il premio per prima.
“Stai tranquilla sei seconda” la calmò Lea mentre si ripuliva la fica con un fazzoletto.
“Io terza” disse Vittoria consegnando la brocca mezza piena.

“E io ultima” annuì Alma.
“E quindi l’ultima paga pegno” attaccò mia zia.
“Volete forse dire che non me lo fate fare”.
“Ma no figurati non ti toglieremmo mai il piacere di scopare con mio nipote, solo che prima c’è un pegno da pagare” la tranquillizzò mia zia con gli occhi che le brillavano per la perversa proposta.
Prese da terra la brocca piena del suo piscio e ne versò un po’ in un bicchiere.

“Ecco Alma bevi alla nostra salute”
“Devo bere il tuo piscio ma scherzi?”.
“Non scherzo affatto troia. Bevi il mio piscio e poi ti scopi mio nipote questa è la regola”.
“Sei proprio una porca Lea lo sai”.
“Lo so, lo so e me ne vanto” disse lei e tanto per sottolineare la cosa mi si mise in braccio lasciando che diventassi la sua sedia mentre da sotto il mio cazzo le entrava piano piano dentro alla gnocca unta…
“Su forza fammi vedere che la bevi mentre mi faccio la mia chiavata”.

E Alma obbedì….

Dopo che la zia mi era saltata sul cazzo fino a farsi venire un altro orgasmo scivolò via lasciandomelo più duro di prima.
“Tocca a te puttana” disse a Irene.
“Io veramente preferirei stare sotto se non vi spiace” e detto fatto si accucciò a pecorina sul divano porgendomi ano e fica in primo piano.
“Attenta troia che così magari si sbaglia buco”.
“Già” risi io e cambiando direzione all’ultimo minuto glielo ficcai tra le chiappe e spinsi forte fino a farle male.

“Ouch!” esclamò la nonna.
“Male troia?”.
“No no, va bene, va bene anche nel culo, si va benissimo” sussurrò mentre il mio uccello le scivolava dentro fino ai coglioni.

Vittoria me la chiavai disteso sul divano. Lei sotto a gambe larghe, io sopra con le mani saldamente ancorate alle sue tettone…
Anche a lei regalai un bell’orgasmo e quindi col cazzo ancora duro mi porsi ad Alma che mi attendeva a pecorina.

Impalai anche lei e ormai al culmine sborrai con forza…
“O si che bello…. Sborroooooo, te la sborro tutta troia!”.
Al mattino aprendo gli occhi la prima cosa che vedo sono i corpi grassi e flaccidi di mia nonna Irene e di sua sorella, mia prozia Lea.
Nude, con le grasse mammelle, le fiche pelose, i culoni abbondanti.
Dormiamo tutti e tre assieme da oltre un anno e naturalmente dormimo nudi!
Nella stanza c’è un forte odore di sudore e sborra per tutte le porcate che abbiamo fatto la sera prima e io, naturalmente ho già la mia bella erezione da risveglio che va smorzata.

Così mi volto a seconda di come mi gira verso la nonna o verso la zia e scegliendo il buco che viene più comodo infilo la mia bella trave e spingo.
Così spesso la zia si sveglia urlando per il male al culo o la nonna mugola un orgasmo mentre apre gli occhi.
A quel punto una resta a farmi finire la trombata mentre l’altra svegliata dai rumori si alza e va a preparare la colazione per tutti.

Bella abbondante e piena di calorie visto che dobbiamo aver la forza per affrontare una calda giornata di sesso.
Ormai, me ne rendo conto, queste due pensionate passano le giornate a fottere e non paiono mai sazie.
Io del resto ho un cazzo che non vuol saperne di stare a cuccia.
Un connubio perfetto che naturalmente (vista la generosità del mio attrezzo) era un peccato restringere solo all’interno della nostra famiglia.

Così, visto che il paese pullula di zitelle e vedove ancora bisognose di una bella asta di pura carne…. tanto vale accontentane il più possibile.
Tutte quante….
Queste magnifiche vecchie troie da monta.
Le mie fantastiche Wonder Grannye’s….
Come ogni pomeriggio mi stavo chiavando la mia prozia sessantenne a tutto spiano.
L’espressione della zia pare felice. Finalmente può dissetarsi come desiderava.
Mi stà ancora succhiando le ultime gocce quando si apre la porta ed appare mia nonna Irene.

Sorella più grande di Lea, anche lei parecchio vacca. Indossa un vestito intero blu a fiori. I primi due bottoni sono aperti e si vede bene il suo gran seno in quasi tutta la sua interezza, anche gli ultimi due in fondo sono sbottonati e invitano a spiare la sua figa pelosa.
Sorpresa però, non appare in primo piano la sua bella bernarda sugosa ma al suo posto fa bella vista un cazzo di lattice in piena erezione.

“A vedo che non ti stavi annoiando cara” dice mia zia con la sborra che gli cola dalla bocca.
“Bhe nemmeno voi mi pare. Vi sentivamo da sopra per quanto ci davate dentro” borbotta Irene.
Intanto, timidamente, fa capolino la signora Alma, vecchia amica e amante di nonna che avevo già avuto il piacere di scopare abbondantemente in ogni buco.
E’ nuda e regge in mano appallottolati i propri vestiti.

Indossa solo un paio di stivaloni neri col tacco. E’ più che evidente cosa stesse facendo di sopra con nonna ma se se ne volesse una conferma basta girale fra le gambe per notare la rosellina rosso acceso quasi slabbrata che fa capolino fra i peli grigi del pube.
“Vi siete perse una bella bevuta” sorride mia zia che intanto si accascia esausta sul divano e si accende una sigaretta.
“Bhe qualcosa ci sarebbe ancora se vi fa piacere” dico io coi coglioni gonfi.

La nonna fa l’occhiolino ad Alma “ti va cara?”.
L’altra annuisce con gli occhi furbetti dietro alle spesse lenti da miope.
Prima di poter dire altro si sono già chinate davanti al mio cazzo. Si leccano fra loro, si baciano e intanto mi stuzzicano la cappella. Alma mi porge direttamente la bocca spalancata, nonna è più propensa a sporgere ben bene in avanti il seno.
“O si troie piscioooooooooo” mugolo mentre parte la mia pioggia dorata.

Alma beve avida. Nonna si sciacqua le poppe come se fosse nettare. Entrambe si toccano le fregne a tutta forza per provocarsi un veloce orgasmo…
Zia Lea ci guarda e si tocca a sua volta.
Che tre troie penso…

Finito ciò zia Lea mi manda davvero a comprare il caffè e anche le sigarette che sono finite “noi intanto ripuliamo questo casino” proclama la nonna.
“Cara sei tu che ti sei fatta pisciare addosso mica io”ribatte la zia.

“Dovremmo mettere per regola di pisciarci addosso solo in cortile”.
“O nel letto…” Aggiunge zia.
“Bhe si nel letto va bene. Si piscia poi si cambia il lenzuolo e tutto va a posto”.
“Allora è deciso Paul. Da ora in poi si piscia solo in cortile o nel letto va bene?” Dichiara la zia.
“E se pisciassimo nel cesso normalmente che ne dite” le sfottò io.
Ridono. Intuendo la gaffe involontaria.

“No ma noi intendevamo…. ” Prova a precisare nonna.
“Tranquilla -le sussurrò mentre le strizzò una chiappa- ho capito benissimo vecchia porcona. Vai a lavarti però che puzzi come una stalla di vacche. Lavati bene che quando torno ti faccio godere”.
Lei volta la testa e con uno s**tto veloce mi ficca la lingua in bocca. Limoniamo!
Mi stacco a forza “basta che sennò mi torna duro e non vado da nessuna parte”.

In effetti a casa mia tenerlo molle è impossibile….
Andai davvero a fare le compere per far contente zia e nonna. Il supermercato non era tanto distante e anche se di solito ci andavamo in auto quel giorno decisi di fare una bella camminata.
In fondo fare un po di footing avrebbe contribuito a tenermi in forma. Ci vuole un bel fiato se si vuole scopare come un riccio…
Stavo passando di fronte a una vecchia casa assorto nei miei pensieri quando alzando gli occhi ebbi una visione stupenda.

Un bel culo!
Una donna piuttosto matura con indosso solo una specie di camicia da notte era chinata culo in aria e testa a terra proprio di fronte a me. Stava presumibilmente strappando le erbacce di fronte al suo muretto e penso non si fosse accorta che aveva mezzo culo scoperto.
Un paio di mutande coprivano un po ma nonostante ciò si vedeva benissimo il pelo pubico far capolino come si notavano bene le grandi chiappe mollicce.

Pareva già in posizione per essere presa!
L’idea mi stuzzicò e mi feci avanti piano piano per non fare troppo rumore. Lei sempre chinata muoveva frenetica le braccia…
Quando fui a tiro mi poggiai appena appena al suo sedere con molta delicatezza e dissi semplicemente “salve”.
Per reazione istintiva la donna s**ttò in piedi “?”.
“Faccio un po di pulizia” disse mentre si voltava per guardarmi in faccia.
Era bruttina, molto matura, molto rugosa coi capelli biondi tinti da cui si vedeva la riga della ricrescita.

Sotto aveva solo le mutande perché il seno, una terza piuttosto molle, si vedeva molto distintamente.
“Credevo che qui non abitasse nessuno?” Dissi.
“Abbiamo comprato la casa da poco io e mia figlia” e sorrise ancora. Il fatto che le guardassi ogni centimetro di seno non pareva infastidirla.
“A non siete del paese”.
“No siamo di Como”.
“Bella Como”.
“Si molto bella…”.
“Bhe io comunque sono Paul tanto piacere”.

“Giuditta”.
“Ora vado che devo andare a fare le compere al supermercato” salutai grato per lo spettacolino. Bhe considerato come andava in giro vestita e che non aveva fatto storie ne quando le avevo fatto sentire l’asta sul culo, né quando le guardavo le poppe pensai che sarei passato più spesso a piedi da quella zona… Da cosa nasce cosa…
“Senti mi faresti un piacere?” Rispose invece di lasciarmi andare via.
“Se posso…” Dissi subito io gentile.

“Mi prenderesti del detersivo per la lavatrice…. L’ho finto” e mi disse anche che marca preferiva.
“Nessun problema”.
“Allora ti aspetto -sorrise ancora- vuoi i soldi?”.
“No no facciamo il conto dopo. Vado e torno ok?”.
“Ok” e mi avviai.

Feci la spesa tranquillo, mi incantai un secondo a fissare le poppe enormi di Gina la cassiera e le splendide cosce di Sara del banco carni. Prima o poi a quelle due dovevo fare un discorsetto…
Comprai tutto, pagai e tornai verso la vecchia casa.

Il gusto di detersivo ammetto era un po pesantuccio e mi pentii anche un po di aver accettato di portarlo a mano. Infatti, visto che un pezzo di strada era in salita, mi feci la mia bella sudata.
Avevo fatto anche una pausa in piazza per comprare le sigarette da Grazia la tabaccaia.
Un fenomeno della natura con una nona di seno che non poteva nascondere anche volendo.
Anche qui mi ripromisi che prima o poi le avrei chiesto più che le sole sigarette.

Arrivato alla vecchia casa, tra una sollecitazione e l’altra era di nuovo duro. Potevo perdere un po di tempo con Giuditta e imbastire un’amicizia che in seguito poteva dare i suoi frutti ma ero abbastanza convinto a tornare al più presto a casa…
Tanto mancavano due ore per la cena. C’era tutto il tempo di farmi una bella pecora con nonna mentre zia cucinava.
Al supermercato, fra l’altro avevo notato dei collant neri a rete molto da vacca e ne avevo presi due paia.

A casa già immaginavo nonna con quelli addosso senza slip sotto e, soprattutto immaginavo come sarebbe stato quando glielo avrei strappati.
Giuditta non era più a bordo strada. Peccato, una riguardata al suo intimo l’avrei data volentieri.
Suonai il campanello. “Signora Giuditta sono Paul, sono tornato col detersivo”.
Nessuno si fece vivo. Solo dopo un attimo una voce metallica gracchiò dal vecchio citofono.
“Vieni pure caro. Ti aspetto dentro.

Spingi che tanto il cancello e’ aperto”.
Obbedii.
Appena entrato trovai una porta di leggo piuttosto consunta che mi fece entrare in una grande stanza vecchia maniera con il grande camino in centro, le piastrelle di coccio e la carta da parati a quadretti.
Sembrava di essere tornati indietro nel tempo “signora Giuditta?” Chiamai.
“Paul vieni, sono qui nell’altra stanza”.
Seguendo la sua voce attraversai il corridoio rendendomi subito conto che stavo andando verso le camere da letto.

Infatti quando entrai la trovai a letto. Un grande lettone d’ottone alto con le lenzuola bianche.
La donna vi stava sdraiata sopra e, naturalmente era tutta nuda.
Guardai le sue poppe molli, i suoi fianchi magri ma cadenti di cellulite, le sue gambe lunghe e ben curate, i piedi smaltati…
Bella gnoccona! Pensai.
Lei mi sorrise e divaricò le gambe.
Il pelo della vulva era molto incipiente di un colore che andava dal biondo al grigio a seconda della sfumatura.

“Ti piaccio?” Domandò languida.
“Sei molto sexy”.
“E tu molto ben messo. Prima ho sentito bene…. Spero propio di aver sentito bene… Che non avessi una matita in tasca”.
“No ho un bazooka in tasca” dissi io e per fugare ogni dubbio aprii la cerniera dei jeans.
Il mio cazzo duro s**tto fuori dritto e teso di fronte a lei. La donna lo fissò sgranando gli occhi.
Si allungò lungo il letto fin che non fu abbastanza vicina per poterlo afferrare.

“Che magnifico pezzo di cazzo” disse e se lo portò meccanicamente verso la bocca.
Me la trombai per una mezz’ora buona in tutti i modi che mi venivano in mente.
Prima le scivolai sopra e adagiato comodo sulla sua pancia molle mi beai di ottenere quel figone peloso solleticandomi l’asta ad ogni pompata. Lei, Giuditta, non si faceva tanti problemi a godere come una pazza.
“O si, si vengo…. Porca vacca come vengoooooo!” Ed era appena l’inizio.

Affermata una poppa molle per mano trombavo come un a****le.
Giuditta sbuffante mi confesso che erano quasi vent’anni che non aveva un orgasmo…
“Non con un cazzo intendo” si affrettò a precisare col fiato corso mentre si bagnava un altra volta.
“A brava porcella quindi col ditino…. È brava vacca!” Dissi spingendolo dentro fino ai coglioni.
Ero al culmine. “Urgh!” Esclamai e senza nemmeno provare a trattenermi la riempii di sborra.

Lo sfilo ancora grondante. “Su ciuccialo porcona lo so che ti piace” e tanto per darle un incentivo la afferrò per i capelli obbligandola a chinare la testa.
Apre la bocca. Inghiotte tutto il bastone di carne bello lordo del mio sperma e dei suoi umori.
E, fra l’altro, ancora duro.
Me la spasso per un po a godermi la sua lingua sul prepuzio mentre le mie mani avide giocano con la ciccia della sue belle cosce grasse.

Le do anche un paio di sculacciate sul culo che non pare le dispiacciano.
“Dai che si fa la seconda. Dai mettiti a pecora”.
“Madonna ma sei una macchina da monta tu!” Esclama.
“E non hai ancora visto nulla. Una volta sono arrivato a 15…”.
ൗ scopate! Mamma mia chissà che colabrodo la poveretta”.
Mi piazzo dietro di lei, bello comodo col suo culo a pecora ad altezza vita “veramente erano cinque vacche tutte assieme.

Ho fatto un bel servizio completo a tutte e tre: bocca, fica, culo”.
“Aaaaa…. Ma allora vorrai mica!” Esclama preoccupata.
“Perché? Guarda che si vede che c’è l’hai spanato. Vorrai mica dirmi che hai il culo vergine. Non farmi ridere” e tanto per accentuare la cosa spingo il mignolo fra le chiappone entrandole dritto nell’ano.
“Hai pianino cazzo!” Esclama.
“Sei sfondata come una vacca che ha appena cagato un vitello”.

“Si ma… Cazzz…. Pianooooo” il dito di muove ritmicamente su e giù per il suo culo. La sento che inizia a farsi bella umida…
Intanto per distrarla un po, visto che ho i peli pubici ad altezza cappella spingo il cazzo in avanti e la penetro un altra volta.
“Ummm o si questo si che mi piace…. “.
Intanto le dita nel culo sono diventate due. “Ti stai davvero allargando befanona” le sussurrò mentre stantuffo più di prima.

“O si…. Prenditelo, prenditi il mio culo te lo sei meritato”.
Non me lo faccio dire due volte.
“Aiaaaaaaaaaaaa!” urla la maiala dolorante mentre mezzo uccello ha già preso il posto delle mie dita.
“Cazzo non potevi farmi mettere un pochino di crema?”.
“Tra un po’ ti riempio io di crema cara mia” e spingo per infilargliene dentro il più possibile.
Con tre spinte secche arrivo ad avere i coglioni sulle sue chiappe.

“Me lo vuoi fare uscire dalla bocca?”.
“Non sarebbe una brutta idea” rido io e afferrata per i fianchi burrosi inizio a pompare a tutto spiano.
“Fa male?”.
“Nono…. comincia a essere piacevole” mugola lei sbavando. Si dimena avanti e indietro tutta sudata, ogni volta che spingo in avanti lei butta il culo all’indietro per farselo entrare il più possibile….
“Oooo adesso si. O si adesso si…. Che belloooooo.

O si Paul inculami, spaccami tutta che godo come una pazza.
La mia mano scivola sul suo petto, le agguanto secco una tetta molle e la strizzo più che posso.
“Dai che ti faccio venire anche nel culo vaccona!”.
“O si, si, fammi godere i. Tutti i buchi. Siiiiiiii”. Dalla sua vagina cola liquido seminale a fiotti, la troia gode come un lago. Io sono arrapatissimo e mi preparo a sborrare ancora in quel bel culone.

“Adesso ti faccio un bel clistere di sborra…..” Annuncio. E aumentando il ritmo pompo sempre più svelto sentendo lo sperma che mi sale dai coglioni su fino alla cappella….
Sono al culmine…
“Mamma ma che cazzo fai!” Sbotta una vocina stridula alle nostre spalle.
Mi blocco di s**tto. Una posizione pessima perché ho l orgasmo interrotto sul più bello…. Il cazzo mi formicola. Dovevo sborrarre e invece mi sono fermato un secondo troppo presto.

Maledizione!

Giuditta si slancia in avanti. Il cazzo le esce dal culo con un sonoro SPAM! di aria compressa.
Si getta sul letto, si volta. Io allo stesso modo giro la testa.
“Gianna cosa fai già a casa?” dice irritata senza nascondere la sua rabbia.
Una donna rubiconda sulla quarantina con le guanciotte rosse da montanara e delle grandi lenti tonde tipo maestrina di campagna ci fissa.
Deve avere sui quarant’anni e deve avere almeno venti chili più del dovuto addosso.

Non è propriamente grassa ma si notano i fianchi larghi, il doppio mento e le gambe belle grosse. Anche il culo, seppur non lo possa vedere in pieno, pare bello abbondante.
In effetti indossare dei leggins neri con quel fisico non è una grande idea.
E’ truccatissima sia sul viso che sulle mani smaltate e ingioiellatissima di robaccia che pare pura chincaglieria ma a cui lei pare dare molto peso. Si intuisce al primo sguardo che è una donna convinta di essere una gran dama e che ci tiene a farlo risaltare…
In realtà ha solo l’aspetto di una povera ciospa di mezza età non bella ne attraente e nemmeno troppo sveglia a giudicare dallo sguardo.

In più ha un vocione baritonale che la fa sembrare ancor più grottesca. “Mamma cazzo avevamo detto che la facevi finita con questa storia!” borbotta.
La vecchia befana intanto ha afferrato un cuscino e lo stringe al petto pudicamente coprendosi fica e poppe.
Io invece sono lì seduto storto ai piedi del letto con un missile fra le gambe pronto a decollare.
“Gianna scusa è capitato…. non ho resistito scusa” mormora Giuditta a testa bassa.

“Mamma guarda tu sei malata! Malata davvero…. ” scuote la testa Gianna.
Mi ignora o almeno finge bene di farlo. Come se non esistessi, come se non avessi un bel cazzo duro che le pulsa davanti al viso. Comincio a dubitare che sia mezza lesbica.

Finalmente si degna di cagarmi “e tu chi saresti? L’ennesimo giardiniere, idraulico, bagnino stagionale?”.
La fisso e con aria di sfida mi alzo in piedi davanti a lei mostrandole una completa ed esagerata erezione.

Tengo le mani lungo i fianchi senza alcuna paura e finalmente noto che per un attimo i suoi occhi si soffermano e strabuzzano sul mio enorme cazzo duro.
“Sono Paul. Solo Paul. Tanto piacere” e sorrido mentre, di nuovo, le cade lo sguardo sul mio uccello…
È evidente che l’articolo non le dispiace affatto…. Troia!
“Senti io capisco il tuo stato d’animo ma tu puoi ben vedere il mio” le dico sorridendo e accarezzandomelo appena con la mano.

Gianna sgrana gli occhioni blu da dietro gli occhiali “Bhe copriti no! Ma non ti vergogni?”.
“Senti bellona, a parte che di un cazzo come questo non ho nulla di cui vergognarmi ti faccio notare che anche volendo non potrei mettermi i pantaloni…. E anche se ci mettessi sopra un asciugamano sembrerebbe sempre l’asta di una bandiera. Allora perché non fai la brava, vai di la e mi lasci solo con tua madre ancora una decina di minuti….

“.
“Ma scherzi?!”
“Bhe si in effetti ero al culmine, probabilmente ne bastano cinque…. “.
“Cioè io dovrei andare di là e lasciarti scopare mia madre di 68 anni come nulla fosse”.
“Se vuoi restare a guardare a me non dai fastidio….. Ma credo sarebbe peggio”.
“Tu sei anche peggio di lei…. -poi s**tta verso la madre- e tu rivestiti vecchia baldracca che non sei altro. Addirittura nel culo te lo fai mettere! Porca che non sei altro….

Se ti vedesse il povero papà…. “.
“Tuo padre era uno sfigato, aveva il cazzetto che pareva un grissino e veniva in due secondi! Chi cazzoti credi di essere tu per giudicarmi” sbotta la vecchia sentitamente incazzata.
Si alza dal letto, lascia cadere il cuscino e ondeggiando le chiappone se ne va nuda in bagno.

Io resto lì a fissare Gianna col mio cazzo in mano. “Quindi tu saresti sua figlia? Vivete insieme?”.

“No e lei che vive con me dopo che ha fatto casino nel nostro paese”.
“Casino?”.
“È una vacca. Si è fatta il ragazzo che potava i giardini, l’idraulico, il garzone dell’idraulico, il panettiere…..
E non solo se li è fatti si è anche lasciata fare un video mentre lo facevano. Il paesino da dove veniamo e di poche anime, tutti hanno subito saputo tutti, molti ragazzi si passavano il video sui cellulari e forse è ancora in rete….

Capisci che sputtanamento!”.
“E siete venute a vivere qui nella vecchia casa”.
“È la casa di mia zia. La sorella di mia madre. Siamo venute qui e mi sono trovata un lavoro. Cinquecento chilometri di distanza dalle sue porcate”.
“Bhe allora ti chiedo scusa. Io non lo sapevo. Cioè lei mi si è offerta e non ho resistito. Però ti assicuro che sono una persona molto discreta e che soprattutto non faccio video”.

“Lo spero propio, non ho un altra casa, né un altra zia che mi ospiti”.
Ora pareva più calma. “E tu dimmi sei sposata?”.
“Sono separata. E se ti interessa sapere il perché ti dico subito che anche quello è per colpa sua. Di lei, della vacca”.
“Non mi dire che si è fatta anche tuo marito”.
“Non solo è lo è fatto. Il video che ti dicevo prima e di lui che si sbatte la vecchia a tutta birra….

Hai capito che roba? Cornuta con marito pervertito che scopa le tardone e madre ninfomane. Tutto in video spiattellato per il paese”.
“Accidenti che roba. Deve essere davvero dura… Certo che però è strano, prima quando lo facevamo mi ha detto che non prova più piacere da anni…. Allora è anche bugiarda”.
“A comitiva detto….. Bhe magari dovevi chiedergli cosa si infila fra le gambe quando non ci sono maschi nei dintorni….

“.
“Cosa si infila scusa?” chiedo sinceramente curioso.
“Di tutto…. Zucchine, melanzane, manici di spazzole, colli di bottiglia… Per forza che non gode più con un pene, si è sfondata da sola. Un pene normale non fa più effetto…. “.
“Ma il mio si”.
“Bhe ma questo non imi pare rodio normale. Io ne ho visti un po ma così grande no davvero”.
Sorrido “tuo marito non lo aveva così grosso?”.

“Era si è no la metà…. ” scuote la testa….
Faccio un passo avanti verso di lei “non ti sei mai chiesta cosa proveresti con uno di questi dentro?”.
“Ma che dici…. che stai facendo…..”.
“Sto solo cercando di fare il gentile con te cara” e le palpo delicatamente un seno sotto alla camicetta….
Belle poppe grandi devo dire, sarà una quarta.
“Ma che dici…. Sono una donna sposata e…..”.

“Hai detto che sei separata mi pare” e intanto l’altra mia mano le si poggia sulla coscia.
“Sì ma…. Io non….. non posso fare quello che ho rinfacciato a lei…. Non…. “.
“Gianna qual è il problema dai…. Lo sento che ne hai voglia” la mia mano sale e la stuzzica fra le gambe. Il tessuto aderente dei pantacollant mi fa sentire abbastanza bene il suo buchino….
“No non è vero.

Sei tu che hai voglia io non voglio…. “.
Con uno s**tto deciso mollo il seno e con la mano afferrò l’elasticità del pantacolant. Con un gesto deciso e secco glielo calo fino quasi al ginocchio. Intanto l’altra mano, velocissima, si insinua nella sua vagina contornata di peli lunghi e neri.
Si afferra il pantacollant e se lo ritira su con decisione “ma che cazzo fai sei impazzito?” e fa un balzo indietro.

Io, tranquillo mi porto il dito alla bocca. “Se non è vero che ne hai voglia perché sei bagnata lì sotto…. “.
Lei arrossisce e basita mi gasa senza replicare. Poi dopo avermi fissato per un po’ mentre mi ciuccio tranquillo il dito bagnato del suo seme si rifà forza “Bhe credo che sia ora che tu te ne vada…”.
“Ti ho detto che non posso. Devo per forza masturbarmi se no non riesco a rimettere i pantaloni.

Non sto scherzando. Devo eiaculare per forza”.
Sgrana gli occhi. “Ti fai una sega adesso?”.
“Avrei preferito una scopata…. Ne avevi l’occasione mi pare. Va bene fa nulla” mi metto la mano sul cazzo afferrandolo saldamente.
“Che fai vuoi guardare?”.
Sono a un metro da lei forse anche meno e cominciò a segarmi piano piano…..
“No io…. No che non voglio guardare…. ”
Fa un passo indietro. Si appoggia al muro.

La porta e a cinque passi di distanza. Io ancora di fronte a lei…..
“Mi spiace cara…. Troppo tardiiiiiiiiiiiiiiiiii”.
Parte una getto da paura. Tutto questo tempo col cazzo in fase spruzzo interrotto pare averne aumentato la forza e l’intensità. Mi parte un primo fiotto di sborra che le arriva dritto sul collo e un po sulla bocca.
Gianna fa per scostare la testa ma arriva la seconda segata con altro schizzo stavolta ad altezza vita…
Ultimo colpo di mano e parte il residuo che mi svuota i coglioni e le finisce un po sulle gambe e un po sulle scarpe blu a tacco alto….

Gianna resta immobile e mi fissa. Ha sborra ovunque, sul viso, sul seno, sul petto, in vita, sui piedi….
“Adesso sei contento maiale? Una camicetta da duecento euro piena di sborra…”.
“No non sono contento. Contento sarei stato se fossi venuta a letto con me invece di obbligarmi a masturbarmi. Comunque sono svuotato e posso rimettere i pantaloni se è questo che vuoi”.
“Si bravo fallo” mi liquida lei e di s**tto va verso la pora ed esce sbattendola mentre corre via con la sborra che ha sulle scarpe a segnare le sue orme….

Torno a casa. Sul divano c’è mia nonna Irene tutta nuda a parte le calze di nylon.
Gambe spalancate a v verso l’aria è sguardo compiaciuto.
Sopra di lei accucciata come una pecora mia zia Lea in body e calze nere che le lecca avidamente la patata.
“Ci hai messo un sacco di tempo Paul” dice nonna.
“Bhe ora sono qui”.
Zia alza la testa dalla figa della sorella e con la sbroda che le cola sul collo chiede “vuoi fare il trenino?” e agita un po il culone invitandomi a piazzarmi dietro di lei.

“No grazie mie belle porcone. Preferisco risparmiare le forze per stanotte. Ora mi va più di farmi una doccia”.
“Si vede che ha già scopato in giro” commenta nonna.
“Probabile, non sarebbe la prima volta” annuisce zia e senza problemi torna a leccarle la figa….
Rivedo Giuditta solo cinque giorni più tardi quando accompagno mia nonna al mercato del paese.
La vecchia biondona si accompagna a una ragazza molto giovane e di bassa statura che non pare avere più di vent’anni.

Carina, con una lunga treccia di cavallo e due begli occhioni verdi. Indossa una gonnellino corta e stivaletti di cuoio che enfatizzano la bellezza delle sue gambe.
Seno piccolo ma ben proporzionato, davvero carina.
Sono davvero curioso di sapere chi è….

Mia nonna ha incrociato l’ennesima vecchia amica e stanno parlottando amabilmente da vecchie comari, perfetto, ho giusto la scusa per allontanarmi.
“Giuditta ciao” dico sorridendo. La donna si illumina di immenso.

“Paul, caro, carissimo Paul”.
“L’altro giorno ho dovuto andare via in fretta e non ci siamo nemmeno salutati”.
“O si avrei tanto voluto salutarti ancora un paio di volte…” e mi strizza l occhietto furbo.
“Bhe di sicuro ci saranno occasioni per riprendere quel discorso interrotto sul più bello”.
“Ma certo Paul. Anzi che ne dici di domani pomeriggio… Sono giusto sola a casa”.
Le fisso le gambe fasciate in un nylon nero molto sexy, il seno che fa capolino sotto alla camicetta.

“Domani pomeriggio sarebbe perfetto” e mi tocco distrattamente il cazzo sotto ai pantaloni.
La ragazza intanto ha finito di comprare da un banco e si avvicina “nonna andiamo?”.
“Tua nipote?” Chiedo con un sorriso fissando la ragazza.
“Naomi figlia Gianna”.
“Lui è il mio amico Paul” balbetta la nonna.
“A sì certo capisco” annuisce la ragazza quasi sbuffando.
“Piacere di conoscerti Naomi”.
“Si sì certo tanto piacere….

-mi liquida lei- ora però si va nonna che è tardi” chiude molto frettolosamente.
“Cara perché non porti la roba in macchina. Tanto che la togli dal parcheggio saluto e arrivo”.
“Sì ma muoviti che non abbiamo tutto il giorno” chiude la ragazza è si allontana senza nemmeno salutare.
“Bel caratterino” commento appena si è allontanata abbastanza.
“Lascia perdere è peggio di sua madre. Mi comanda a bacchetta come fosse un generale”.

“Povera te”.
“Gianna me la piazza dietro ogni volta che esco. Hanno paura che mi porti a casa un ragazzino da scopare o chissà che altro…. “.
Mi fissa e sorride “povere sceme non hanno capito che non devo portarmi a casa nessuno quando tanto ho un cazzone come il tuo che viene a trovarmi”.
“Basta dai che mi sta già venendo duro”.
Si avvicina all’orecchio e sussurra “domani ti farò fare tutto quello che vuoi nel mio culo tesoro”.

Wow. Non vedo l’ora.

Quando torno la nonna mi sorride. “Paul te la ricordi la mia amica Edilia? Abitava nella nostra via quando eri piccolo”.
Guardo la donna. Sui sessanta abbondanti, rubiconda, capelli corti, seno abbondante. Gonna sopra al ginocchio che svela due bell’e gambone fasciate in un nylon trasparente.
“Adesso abita a una ventina di chilometri da qui. Nemmeno tanti” aggiunge nonna.
Sinceramente non me la ricordo affatto.

“Bhe ero piccolo, mi ricordo poco” dico con un sorriso educato.
“Adesso però mi dice nonna che sei cresciuto davvero molto…. ” e, maliarda, mi fa l’occhiolino.
Capisco subito al volo cosa intenda….
“Bisogna propio che andiamo a trovarla” insiste nonna.
Guardo a destra e a sinistra con circospezione, nessuno ci guarda. Allungo una mano e le soppesò la tettona sinistra.
Davvero un bel melone. “O si, non vedo l’ora di venirti a trovare”.

Edilia allunga a sua volta una mano e mi palpa il pacco. “Spero di poterlo vedere presto…. “.
Prima di farci prendere dalla voglia e metterci a porcheggiare in mezzo alla piazza ci salutiamo.
“Allora a presto Edilia”.
“A presto cara Irene”
Le due si avvicinano per il classico bacino sulla guancia….
all’ultimo però, da buone troie, se lo danno in bocca, lingua a lingua…
Ci allontaniamo verso l’auto quando la voce stridula di Elidia ci chiama di nuovo.

Col suo passo goffo e saltellante sta tornano verso di noi. “Cara cosa c’è?” domanda la nonna.
“Mi è venuta una bella idea. Perché non venite adesso da me? Ho appena comprato i gnocchi freschi e possiamo farli al sugo”.
La fisso e sorrido “prima i gnocchi e poi la gnocca. Ottimo. Che ne dici nonna?”.
“Ho già l’acquolina in bocca” sorride lei.
“È la fica umida” aggiungo io.
“Allora è deciso.

Venitemi dietro. Ho quella panda bianca laggiù…. “.
“O si Cara mia Elidia ti vengo dietro, davanti, in bocca, in culo…. ” commento mentre osservo il suo bel culo grosso ondeggiare provocante sotto alla gonna.

Appena in casa, una piccola abitazione vecchia ma ben tenuta di quattro stanze e un piccolo giardino, Elidia mi invita a mettermi comodo in salotto mentre propone a nonna di andare in cucina a preparare i gnocchi.

Io obbedisco. Mi spaparanzarsi comodo sul divano, mi levo le scarpe e sbottonò un po la camicia. Vorrei accendere la TV che ho di fronte ma non trovò il telecomando. C’è un piccolo tavolino con un cassetto, forse è lì?. Provo ad aprirlo.
Sorpresa.
Un cazzone di lattice di venti centimetri verde acqua.
E brava la nostra Elidia, allora è vero che si sente tanto sola. Annuso il vibratore, si sente ancora puzza di figa… Mi sa che lo usa tutti i giorni.

Maneggiarlo e pensare a cosa ci faccia la vecchia porca me lo fa venire duro. L’Erezione è imminente e mi devo aprire i pantaloni per avere un po di sollazzo. Il cazzo fa capolino in bella mostra voglioso e turgido come sempre…
Quasi quasi era meglio scopare prima e mangiare i gnocchi dopo.
In quel momento arrivano le due comari. Elidia ha un body bianco senza mutande con le calze trasparenti. Le coppe di pizzo nascondono ben poco delle sue grandi poppe, i gancetti fra le gambe sono slacciati e il pelo nero e grigio della fica prende aria tranquillamente.

Nonna ha il suo body a bustino senza coppe e come sempre senza slip. Le sue poppe gonfie sono in bella vista e ciondolano allegramente, culo e figa in bella mostra.
Elidia regge un grande piatto fumante che avrà si e no mezzo chilo di gnocchi fumanti conditi con un sugo bianco, presumo al burro. Irene ha una bottiglia di vino già aperta in una mano e tre calici nell’altra che regge dal manico.

“A ma non ti sei ancora messo comodo?” dice la nostra ospite.
“A scusami non avevo capito quanto potevo accomodarmi” e subito mi affretto a togliere la camicia e calare i pantaloni.
Il mio cazzo libero da costrizioni si innalza dritto e duro. Elidia lo fissa “Wow!”.
“Te lo avevo detto che è fuori misura” ammicca la nonna.
“Bhe non immaginavo una roba così…. Wow. Davvero stupendo…. Posso, posso provarlo?”.

Mi si è messa di fronte e credo che l’idea sia di calarmi in braccio e impalarsi senza pietà. “Non gli dai nemmeno un bacino prima di metterlo dentro?” dico.
Elidia sorride “O ma certo…Ma certo che gli do un bel bacione al mio cazzone”.
Si china in ginocchio fra le mie gambe. Mi afferra salda il cazzo con una mano e ne ingoia più che può.
Avida succhia e sega come una forsennata.

Una vera goduria.
Nonna intanto, per nulla sconvolta, si china a sua volta a quattro zampe e si piazza dietro al culo dell’amica. La spinge un po per farla chinare in avanti, le afferra salda le chiappe con tutte e due le mani e decisa le piazza la lingua in fica.
Con mio uccello in bocca e la lingua di nonna in figa Elidia inizia a gemere e ad ancheggiare avanti e indietro.

La goduria è così tanta che viene in bocca a nonna in pochi minuti.
Quindi stacca la bocca dal mio cazzo “basta non resisto più lo voglio dentro”.
“Siediti su di me così mentre mi cavalchi ti ciuccio le tette” suggerisco.
“O siiiiiii” accetta lei e mi cala sopra infilandoselo tutto in un sol colpo.
“Madonna che cazzo!”.
Io le tengo una tetta per mano “Ummm vediamo se da questa latteria da vacca esce del latte” e iniziò a succhiarne una mentre ciuccio l’altra.

Nonna intanto ha visto il vibratore sul tavolo “un tuo giocattolo Cara?” Domanda.
“O si. Si, lo vuoi provare?”.
“Bhe non è molto grosso ma pera me lo faccio bastare” sussurra nonna e si mette comoda accanto a noi impalando si col fallo di lattice lenta e decisa.
Elidia intanto viene di nuovo con un urlo. Sento il suo orgasmo fluente colarmi sul cazzo. Più viene e più mi cavalca decisa.

Lascio andare una sua retta e le metto una mano sul culo. Palpo un po quella bella ciccia delle chiappone e delle belle cosce e ne approfitto per poggiare un dito sul buco del culo.
Spingo appena appena è la penetro senza troppa fatica… Mi sa che col dildo ha giocato anche in questo buco qui.
“Caro vuoi farlo anche nel culo?” Domanda sempre senza smettere di cavalcarmi a tutta birra.
“Bhe ovvio”.

“Allora un attimo che mi metto a pecorina…. “.
“Beh Cara veramente adesso è il mio turno” dice la nonna.
“A si scusa… Vuoi un po di cazzo anche tu Cara?”.
“No non hai capito. Voglio la tua lingua nella gnocca tesoro” precisa la nonna.
ඍ?”
“Si come ai vecchi tempi quando c’è la leccavamo ogni pomeriggio ti ricordi”.
“Cara Irene e come potrei dimenticarmi la tua lingua di fuoco”.

Le lascio fare. Si mettono sul pavimento sopra ad un provvidenziale tappeto e con nonna sotto ed Elidia sopra partono a leccarsi la figa una con l’altra come due assatanate.
Mi diverto a guardare per un po quandi approfittando che il culo di Elidia è già nella posizione giusta mi piazzo dietro di lei e con una mano le apro bene le chiappe.
La donna presa dal leccare la gnocca a mia nonna non fa nessuna resistenza.

Giusto un mezzo urlo soffocato di dolore quando le allargò il diametro del culo dei centri metri uffici enti a far entrare tutto il mio manganello.
Me la inculo per un dieci minuti buoni e lei sempre in apnea a leccare la figa a Irene…
Alla fine sborro. Sento che sto propio per sborrare. “O si vengo Elidia. Ti riempio il culo!”.
Di botto le due si fermano.
Ed è mia nonna a parlare “No Paul la sborra la vogliamo sui gnocchi.

Trattieniti per favore”.
“Cosa?”.
“Sì per condire i gnocchi” ridacchia anche Elidia.
Con un notevole sforzo e divertito dall’idea lo levo veloce dal culo di Elidia. Sbrighiamoci che mi sta scoppiando.
Velocissime, col passo baldanzoso di due grassone nude, nonna afferra il piattone pieno di pasta Elidia agguanta il mio cazzo. Tre segate ben fatte ed ecco lo schizzo.
Ne parte minimo mezzo litro che la donna guida come fosse la canna della pompa dell’acqua dritto sul piatto mentre nonna lo regge fra le poppe.

Qualche schizzo, di rimbalzo le va pure in faccia….
“Peccato però. Io volevo riempirti i buchi”
“Non vorrai dirci che avevi solo quella sborra li? Ti conosco troppo bene” ammicca mia nonna.

Non sbagliava. Dopo che ci siamo gustati tutti e tre i gnocchi alla sborra che, tanto per gradire, le due vecchie porche si sono passate di bocca in bocca limonando come troie in calore, tornano a fottere.
Quando saliamo in macchina il sole sta tramontando.

Ho servito sborra a Edilia in culo e fica senza risparmiare una bella spruzzata in utero a nonna…. E ne avevo ancora abbastanza per farle mettere in ginocchio e passarlo alla spagnola sulle tettone di entrambe chiudendo in bellezza con uno spuzzetto in bocca alla nostra nuova amica….
“Bhe stasera la zia si arrabbierà….. Mi sa che l’ho scaricato”.
Nonna sudata e spettinata sorride “ma va che appena a casa quella ti piazza davanti il culo e vedrai….

Vedrai che non mi sbaglio”.

Mezzanotte meno dieci.
A pecorina sul letto inculo mia zia a tutto spiano. Tutta nuda con le grosse poppe che ciondolona o ritmicamente ad ogni pompata si fa trombare invitandomi a spingere più forte. “O si Lea ecco vengooooooo” e con un appagato orgasmo mi svuoto l’asta.
Soddisfatto crollo sul letto e prendo sonno quasi subito. Appena il tempo di pensare che in fondo la nonna ha sempre ragione…..
La sveglia segna le quattro del pomeriggio.

Dal comodino è caduta a terra a zampe all’aria per i troppi scossoni e io a pecorina la posso vedere benissimo.
Fatti due conti stiamo chiavando da due ore buone.
Calcolando che mi sono presentato a casa di Giuditta alle due, che lei mi ha aperto la porta nuda e che ci siamo subito messi a palparci nel l’ingresso. Sono due ore giuste.
L’ho presa subito a pecora chinata contro il tavolino dell’ingresso.

La voglia era di entrarle subito nel culo ma una bella imbrodata nella sua gnocca non mi è dispiaciuta.
La troia si è tenuta addosso solo le calze velate autoreggenti, deve aver capito da sola che mi fanno arrapare di più.
Pochi colpi da esaltato è già ululava e veniva come un lago.
Ho tolto il cazzo dalla figa giusto per far drenare fuori il suo lago di umori che è colato sul pavimento e quindi l’ho inculata.

Una buona sana inculata preliminare tanto da svuotarmi i coglioni carichi.
Lei non ha fatto obiezioni e ha continuato a gemere e mugolare godendo nel culo quanto nella patatona.
Col cazzo ancora bello umido siamo andati nella sua camera da letto che è giusto al piano terra vicino al salotto.
Mi sono messo in piedi di fronte a lei e senza nemmeno doverglielo dire ha iniziato a succhiarmi il cazzo bene bene.

“Sa più di cazzo o più di culo?”.
“Un po tutti e due succ succ succ”.
Le ho accarezzato i capelli “ciucciami un po anche le palle se puoi”.
Lo ha fatto subito e tanto per andare sul sicuro dopo poco ho sentito che la lingua scivolava più giù in quella piccola parte di pelle che separa il cazzo dal culo e chissà perché se sollecitata lo fa venire durissimo.

A quel punto, capito dove voleva arrivare ho messo una gamba sul letto e le ho portò bene le natiche ad altezza bocca.
Quando mi ha messo la lingua dritta dentro al culo non c’è la facevo più.
Mi sono preso il cazzo e me lo sono menato da solo.
Intanto Giuditta ha aperto il comodino e sono saltati fuori due cazzi di lattice. Non grossi ma belli duri. Uno rosa e uno blu.

Ne ho preso uno “dai voltati che lo proviamo”.
Giuditta si è sdraiata a pancia all’aria e ha subito divaricato le gambe.
Mi sono messo accanto a lei in modo che potesse continuare a succhiarmi l’uccello e intanto ho iniziato a masturbarla col dildo. Certo rispetto al mio cazzo era molto piccolo ma pompando a fondo l’ho fatta venire di nuovo.
A quel punto gliel’ho piazzato nel culo. Giù fino al manico.

“Fa male?”.
“Nooooooooooo”.
“Perfetto” è così le ho messo il secondo dildo in fica.
A tutta forza è sempre col mio cazzo in bocca ho iniziato a masturbarla a tutta forza.
“Stai godendo vero puntata?”,
“Sciiiiii, sul suc, siiii”.
“Vedi che ora arriva il bello”. La fica era già bella umida e dilatarla pareva facilissimo. Un dito, poi due, poi tre.
Tre dita assieme più il vibratore.

Da sfondarla!
L’ho fatta giocare così per un po sempre lasciandole laltro cazzo finto infilato nel culo a tenere aperto il buco.
L’ho fatta venire di nuovo e quindi le ho poggiato la cappella sul pelo.
“Tutti e due?”.
“Si sì il piccolo finto e il mio vero assieme. Ti va?”.
“Ok ma se mi fa male smettiamo. Ce l’hai troppo grosso per queste cose”.
“Fidati sei sfondatissima vedrai che passa”.

E l’abbiamo fatto. Un cazzo vero e un dildo il fica, un secondo dildo in culo.
Lei ovviamente ha iniziato ad urlare come una pazza ma allo stesso tempo diceva anche di non smettere perché se la stava spassando. Io da parte mia provavo lo stesso piacere di sverginarla una seconda volta e il contatto con il cazzo di lattice sollecitava il mio avendomi godere.
Seconda sborrata!
Mi sono messo sul letto bello comodo anche per riprendere il fiato, le ho fatto due carezze mentre si sfilava il cazzo di lattice dalla gnocca e le ho fatto capire che doveva di nuovo usare la bocca per ricaricarmi.

Si piazza su di me e inizia a cavalcarmi il cazzo come una furia. Le tette molli sono sulla mia bocca e succhio un po i grossi capezzoli. Le mani afferrano il dildo e glielo Poggio sul culo.
Giuditta fa un po di resistenza ma nemmeno troppa. Con il mio cazzo vero che le provoca l’ennesimo orgasmo se ne trova due finti nel culo e non le dispiace affatto.
Sento che sto per venire di nuovo con un rantolo quando la stronza si ferma sul più bello.

Io nonostante sia lei sopra continuo a spingere meglio che posso. La sborra mi schizza fuori a fiumi, lei la accoglie sempre immobile.
“Ma che cazzo hai?”.
Lei si alza. Un litro di liquame vario le sgorga fuori e cola sul materasso. Va verso la finestra.
“Porca puttana è già tornata”.
“Chi?”.
“Naomi. Forza. Fai svelto. Io ti chiudo a chiave in camera e la distraggo, tu ramazza la tua roba è esci dalla finestra”.

“Sono mica Batman”.
“Dai su svelto che siamo al piano terra. Devi solo scavalcare e fare il giro da dietro la casa…. ” intanto afferra il suo vestito intero a fiori e se lo infila velocissima.
“Scusa ma non sarebbe meglio che ti togliessi i due vibratori che hai nel culo!” Le faccio notare.
“A già” li afferra con mano salda e se li cava fuori in un sol colpo.

Si fa male da sola e trattiene a stento l’urlo.
Gocce di sangue del culo sfondato le colano sulle ginocchia….
“Cavoli mi hai davvero sfondato tutto!”.
“Esattamente ciò che volevi mia vecchia puttana in calore” e presi i pantaloni inizio a vestirmi piano piano.
Ero già mezzo vestito e stavo per darmela a gambe ma la curiosità fu troppo forte specie quando sentii la frase “ho bisogno di un bel grilletto” uscire chiara e netta dalla voce di Naomi.

È così eccomi a spiare dal buco della serratura che per fortuna era abbastanza ampio e mi faceva vedere esattamente cosa accadeva sul divano.
Naomi in pantaloncini corti e una camicetta che nascondeva davvero poco era seduta giusto al centro del divano. Sua nonna, la mia vacca dal culo sfondato chinata sul pavimento in posizione di preghiera di fronte a lei.
“Quindi Cara hai perso il lavoro?”.
“Riduzione del personale te l’ho già detto.

Non mi hanno nemmeno fatto finire la giornata”.
“Povera cara che delusione” e intanto le accarezzava le gambe nude.
“Si brava fammi rilassare un po”. i pantaloncini si scostano quanto basta ed appare la fichetta depilata.
La vecchia come nulla fosse si avvicina con fare voluttuoso. In un attimo le sta leccando la patata.
Non resisto, questa scena va immortalata. Prendo il cellulare è attivo la modalità video piazzando il mini ottico della cam giusto sulla serratura.

Naomi la afferra per i capelli “dai lecca vecchia baldracca fammi venire”.
Obbediente Giuditta la slinguazza a tutto andare mentre gli Hot pants scivolano a terra e Naomi se ne resta nuda a gambe spalancate.
Pensa un po che sta vecchia vacca sai è fatta chiavare per quasi tre ore di fila e adesso è lì che lesbica come nulla fosse.
Che puttana!
Infatti in un batter d’occhio si spoglia.

Naomi le viene in bocca, la nonna beve tutto.
Si mettono a sessantanove sul divano e si lingua o come due puttane. Io vedo tutto.
Quasi quasi apro la porta esco e me le chiavo tutte e due pensò mentre continuo a riprendere ogni istante.
“Dai troia dai che ti piscio in bocca” urla la nipotina sadica alla vecchia maiala.
Di sicuro non è la prima volta e questo spiega perché dominandola sessualmente Naomi si sente in diritto di trattarla come la sua schiava in ogni occasione.

Probabilmente a Giuditta va bene così.
Mi rassegno a restare nella stanza. Uno perché la vecchia mi ha chiuso dentro e non credo di poter sfondare la porta e due perché ho appena finito di sborrare quattro volte in due ore e senza contare la chiavata di stamattina con mia zia e quella delle undici con nonna.
Insomma ho il cazzo sporco di sangue, culo e sbroda e sono parecchio stanco. Rischierei solo di fare brutta figura con la giovane lesbica.

Così mi limito a godermi lo spettacolo fin che le due non paiono sazie e Naomi si alza per andare in bagno.
A quel punto faccio come mi ha detto la vecchia, apro la finestra e sparisco.

Qualche ora dopo con una bella e lunga doccia e una mangiata soddisfacente sono di nuovo in gran forma.
Siamo a letto. Io nel mezzo, nonna alla mia destra, zia Lea a sinistra.

Naturalmente siamo tutti nudi.
“Vi faccio vedere un bel filmino amatoriale che ho girato giusto oggi vi va?”.
“Porno?” Chiede Lea.
“Ovviamente” e faccio partire i venti e passa minuti di ripresa.
Nonna e zia mi mettono entrambe una mano sul cazzo e in sincrono iniziano a segarlo a dovere io piazzo una mano per figa e gioco coi loro clitoridi umidi.
Il filmino naturalmente serve solo a scaldarci per quello che avverrà anche stanotte, come tutte le notti con le mie amate vecchie troie.

Qualche giorno dopo sto guidando tranquillo quando propio in centro paese una macchina mi sorpassa a tutta birra. Oltre alla velocità folle per un centro abitato mi svernicia praticamente la portiera. Mezzo capello e mi porta via lo specchio.
Una stronza!
Sto per strombazzare arrabbiato quando riconosco Gianna. La figlia di Giuditta ossia una vera stronza.
Considerato che prendo il culo a sua madre avanzo di farlo a lei per la manovra e mi ritengo già soddisfatto.

Bastano però pochi minuti per ritrovarmela davanti. L’auto è ferma a bordo strada e la donna ha già aperto la portiera e guarda la sua Opel con sguardo sconsolato.
Accostò, scendo e vedo subito la ruota a terra e il cerchio e deformato. La stronza ha beccato un marciapiede malamente e ha tritato tutto.
“Serve una mano?”
Lei alza gli occhi con gratitudine ma poi l’espressione cambia quando mi riconosce “A! No no vattene pure chiamò un carro attrezzi”.

“Un carro attrezzi per una stronzata così. Dai non scherziamo. Forza apri il baule che prendo il cric. Due minuti e ripartiamo”.
“No davvero non ti disturbare”.
“Ma figurati dai nessun disturbo. Considerami come uno di famiglia” intanto faccio da solo, apro il baule, trovo la ruota e gli attrezzi e cominciò a vedere cosa posso fare.
Lei si infila quelle cazzo di pettorine rosse e mi guarda come un ebete.

Ho già svitato i bulloni quando mi chiede “scopate ancora?”.
“Non sono cose che vado a dire in giro al primo che passa ti pare?”.
“Ma io sono sua figlia”.
“Bhe non lo dico neanche a te questo ti dimostra quanto sono discreto”.
“Quindi è un si…. “.
Non commento. Vado avanti. Tolgo la ruota da rottamare e monto quella di scorta. Ho quasi finito.
Lei riattacca “ma che voglia può stimolarti una vecchia brutta come lei?”.

“Bhe quelle giovani e fighe come te non me la offrono quindi mi accontento. Poi tua madre sarà anche vecchia ma non certo brutta”.
Il montaggio è finito, riabbasso l’auto.
“Magari hanno paura. Se gli sventoli davanti quello che ho visto. Penseranno a quanto male gli può fare”.
“Ma figurati. Se lo maneggi bene da solo piacere credimi e io lo maneggio benissimo puoi star certa”.
“Si devi esserti allenato molto vero?”.

“Ovvio…. Comunque ho finito. Mi pare in ordine puoi ripartire” e mi rialzo in piedi pulendomi le mani col fazzoletto.
“Non la proviamo?” domanda Gianna.
“Come?”.
“La gomma. Metti che l’hai montata male. Bisognerebbe fare un giro di prova ti pare?”.
A me pare di no ma visto che l’ha chiesto con un po di garbo la assecondo. Magari è un modo per placare la sua ira. Se fossimo amici avrei meno problemi a fottere la vecchia vacca senza dover giocare allo 007.

“Dai parcheggia la tua auto e sali”.
Obbedisco. Mi siedo accanto a lei che ha già innestato la marcia e mi allaccio la cintura. Visto come guida meglio essere prudenti…
Infatti schizziamo via tipo decollo di Space Shuttle.
La macchina imbocca la salita verso la pineta, una strada poco trafficata e stretta che dovrebbe portare solo all’area picnic.
Per fortuna oggi è a questore non dovrebbe esserci traffico anche se mi preoccupa trovare qualcuno che fa jogging o va a spasso.

Non so se Gianna frenerebbe in tempo.
A un certo punto però, per fortuna, la corsa termina. L’auto si infila in un pertugio fra due grosse betulle e stop.
La fisso, lei mi fissa. Sorride e slaccia due bottoni della camicetta.
Ne scorgo sue belle poppe grosse che già mettono l’acquolina in bocca. Mi avvicino, né accarezzo una e intanto la mia bocca vicino alla sua…
Ci baciamo. Limoniamo con le nostre lingue calse mentre le mie mani curiose le aprono bene tutta la camicetta.

Anche lei intanto afferra con una mano il pacco duro che ho sotto ai pantaloni.
“Ti piace vero?”.
“O Paul sono giorni che me lo sogno anche di notte. Ne ho tanta voglia sapessi… Non lo faccio da così tanto” i pantaloni si sbottonano quasi da soli, mi scivolano a metà gamba e il mio attrezzo duro le spinge sulla coscia.
Gianna lo afferra, lo sega maldestramente mentre sono sempre intento a mungerle le grandi poppe e a leccarla e baciarla.

Le infilo la mano sotto alla gonna. Ha uno slippino leggero che scivola subito lungo i fianchi.
Le arrivò alla patata pelosa. La masturbo un po è già la sento fradicia. Due colpetti col dito e già la troia ha il primo orgasmo.
I sedili si reclinano bene. Gianna che ormai è praticamente nud allarga le gambe poggiandole sul cruscotto. Io sono ancora lì accanto a farle pulsare il cazzo sulla coscia e a mungerle l’utero.

“O Paul non resisto più. Schiaffamelo dentro ti prego”.
“Se devo essere sincero non vuole entrare”.
Sgrana gli occhi “cosa?”.
“Bhe forse è un po offeso per come l’hai trattato l’altra volta. Lui si era messo sull’attenti per te”.
“A quindi devo farmi perdonare?” e intanto continua a segarlo più forte. Ora la mano e’ bella salda e sega con vigore.
“Credo di sì. Magari un bacino lo apprezza”.

“O caro ma certo che gli do il bacino. Gli do un bacione…. Mettilo qui sul balcone che lo bacio tutto”.

Non avrei mai detto ma la porca fa dei pompini alla spagnola davvero ben fatti. Grande padronanza della tecnica di tenermelo fra i seni e muoverli su e giù ritmicamente mentre la bocca succhia avida la mia grossa cappella. È così brava che riesce a farmi sborrare….
“Oiiiiii siiiiiiiii” parte un mega spruzzo.

Lei ne ingoia un po ma non basta, il resto le cola sulle tettone grosse e molli mentre io dimenò il culo su e giù spinto a svuotarmi bene bene.
Si guarda le poppe, poi guarda me “finito così?”.
“Ma scherzi bella” le dico è scivolato fra le sue gambe glielo pianto dentro con un colpo solo. Lurido umido ma durissimo.
“Wow!” Ulula.
“E vedrai che bello adesso che ingranò la marcia”.

“È già incredibile che ce l’hai così duro dopo la sborrata”.
“Di solito chiavo tre volte prima di abbassare la guardia”.
“Ma dai!? Non esagerare”.
“Bhe chiedi a tua madre”.
“Preferisco verificare io” geme mentre glielo muovo piano piano su e giù per la figa.
“Offrimi i giusti incentivi e vedrai…. “.
“Il culetto è un incentivo sufficiente?” domanda.
“Vergine?”.
“Per la tua trave penso di sì”.

Quindi la troia qualcosa in culo lo ha già preso. Allora è un po un vizio di famiglia.
“Dai vediamo se sei capace. Scopami come un dio davanti e ti regalo il retro se ti resta abbastanza duro”.
“Ti sto già scopando come un dio cara” mormoro io e con due colpi decisi e ben dati le provocò un altro orgasmo.

Per farle il culo si mette a pecorina sul cofano della macchina.

Stiamo chiavando da un bel po’ e credo di aver davvero fatto un buon lavoro. È venuta così tante volte che ha dovuto fermarsi la sbroda che le colava dalla gnocca con le mutande… Io mi sono liberato di un bello schizzo lungo e potente e subito dopo le ho messo la cappella colante davanti alla bocca “vedi come è ancora bello duro”.
Così la troia è scesa nuda dall’auto e ora mi porge il grosso deretano che io sfondo piano piano con colpetti leggeri Gino a che non sento che l’asta e’ dentro fino in fondo.

Qualcosa frantumò perché in effetti il buchetto è bello stretto ma Gianna non se ne lamenta nemmeno troppo.
Ululando come un lupo selvatico comincio a incularla a tutta forza. Su e giù, su e giù…. La sfondo tutta, la spacco in due rabbioso, la riempio di sborra…..
Lo tolgo solo dopo aver schizzato e lei esausta si siede nuda sull’erba. Mi guarda e sorride “la miglior scopata della mia vita”.
“Ne sono lieto” e le accarezzo i capelli con tenerezza.

“Nel culo credevo facesse più male…. Alla fine ho pure goduto”.
“Bhe tale madre tale figlia” commento.
“Ricordati che sono madre anche io però…”.
“Sì di una lesbica sadica lo so”.
Mi fissa stranita “come fai a saperlo? Te ne sei accorto mentre lo facevamo vero?”.
“Di cosa dovevo accorgermi”.
“Che Naomi mi incula con lo straphon…… Dai che lo sai ora non fare lo gnorri”.
“Gianna cara io ho visto Naomi fare la sadica con Giuditta.

Certo non mi stupisce molto lo faccia anche con te ma ti giuro che non vi ho mai viste anche se sono certo sarebbe uno spettacolo piacevole”.
“Quella ragazza ci tratta come schiave sessuali tutte e due lo sai?”.
“È perché glielo lasciate fare?”
“Bhe un tempo io e mamma…. Si insomma sai era un modo per far sì che Giuditta non portasse uomini a casa capisci”.
“Cioè andavi a letto con lei per evitare che lei portasse a casa dei maschietti sconosciuti”.

“Sì per calmarci i bollori”.
“Diciamo che da come ti sei fatta scopare oggi un po lo facevi per lei è un po per te” mormoro.
“Bhe lo ammetto avevo voglia anche io. Comunque Naomi ci ha viste, ci ha fatto delle foto e ci tiene in pugno. Siamo le sue schiave”.
“Avrebbe bisogno di una bella lezione”.
“Noi due di certo non possiamo dargliela in fondo è mia figlia, sua nipote…”.

“Potrei darti una mano io se vuoi”.
“Cosa avresti in mente. Lei è lesbica davvero sai…. “.
“Tranquilla Gianna nulla cura meglio il lesbismo sadico di un bel cazzo nel culo!”.
“È pensi di riuscirci? Senza farle del male intendo? Non è che voglio vederla stuprata o altro sono sempre sua madre”.
“Tranquilla ho un’idea migliore di uno squallido stupro”.
“Davvero? Hai già un idea?”.
“Sì infatti solo a pensarla mi è tornato duro” e le mostro il cazzo che ha magicamente ripreso vigore.

“Bhe a quello si rimedia subito” mormora la troia e sdraiata a pancia sotto sul prato spalanca le gambe invitandomi ad entrare.
Ovviamente accetto l’invito molto volentieri e me la chiavo ancora una volta….
Sabato sera. Nella vecchia casa c’è una gran festa. Una festa saffica di troie.
Sul divano c’è nonna Giuditta a pecorina, dietro di lei la nipote Naomi con un cazzo a cintura in vita che le pompa in figa a tutto spiano.

Gianna, in calze a rete sta seduta in faccia a Giuditta, si sgrilletta a tutto spiano mentre la vecchia porca le lecca a turno figa e culo…
Che puttane!
Dalla mia posizione privilegiata dietro la porta posso vedere tutto e ammetto che ho il cazzo di marmo. Naomi è una vero maschio mancato lo si vede da come usa bene il fallo di lattice e dal suo piacere scolpito negli occhi mentre si sbatte sua nonna come fosse una puttana.

I rivoli di umori dei loro orgasmi colano copiosi sul divano, Giuditta urla quando Naomi all’improvviso decide di cambiare buco e tenendole le gambe distese in aria inizia ad incularla a tutta forza. “Dai troia, dai che ti sfondo troia”.
Giuditta stà al gioco “o si si sfonda la nonna siiiiiii”.
Gianna intanto viene di nuovo e cola in faccia alla madre, la vecchia per nulla sorpresa lecca avida fino all’ultima goccia.

Gianna si strizza i seni forte “vengoooooooo”.
“Bagnala bene mamma che dopo te lo pianto fino alla gola” sussurra la figlia mentre si incula la nonna a tutta forza.
Purtroppo, per quando paia divertita e impegnata la giovane Naomi non mi pare abbia ancora avuto un vero orgasmo…
Ma gode? Forse è quello il suo problema. Cerca l’appagamento nel modo sbagliato…

Col fiato corto Naomi smette di pompare, lo sfila dal culo di sua nonna e si siede in poltrona.

In effetti stà pompando senza sosta da 40 minuti, una pausa è più che lecita.
Sua madre Gianna smette di sgrilletarsi e cordiale le va vicino “cara vuoi bere qualcosa?”.
“Si troia portami una birra”.
“Te la prendo subito tesoro”.
“E mettitela fra le gambe mentre me la porti” ordina la ragazza che se ne sta nuda a gambe larghe a fumarsi una sigaretta.
“Cosa?” domanda Gianna.
“Ho detto di metterti il collo della bottiglia dentro la figa mentre me la porti non hai sentito?” ribadisce la ragazza.

Un po perplessa la madre si sforza di sorridere “Va bene cara”.
Quando torna è uno spettacolo. Cammina claudicante con una mano sotto alla bottiglia e il resto che le sparisce dentro al corpo. Si avvicina a Naomi che afferra la bottiglia e gliela muove un po su e giù… “Birra alla sbroda. La mia preferita” e ride.
Gianna non puo fare a meno di sentire un brivido lungo il corpo stimolata dalla bottiglia….

“La prossima volta te la faccio con il tappo a corona troia”.
Gianna le sorride “Tutto quello che vuoi tesoro di mamma”.
Tronfia del suo dominio Naomi si porta la bottiglia in bocca e beve mezza birra in poche golate “La birra alla figa è sempre ottima” ride.
Anche la madre e la nonna sedute accanto a lei paiono divertite ma la fissano in attesa.
Sono già passati dieci secondi…
Venti, Trenta…..
Eccola! Naomi parte.

Il corpo cede e lei stramazza all’indietro sul divano come se fosse morta…..

Quando Naomi si riprende è nuda sul letto e io sono sopra di lei. Sua madre e sua nonna sedute a bordo del letto e ancora nude ci guardano.
“Ma che cazzo succede?” sbotta la ragazza.
“Mi pare chiaro ti sto scopando non lo senti?” dico io senza smettere di far andare avanti e indietro il mio uccello nella sua fighetta stretta.

“Ma che cazzo fai?” prova a liberarsi lei anche se il mio peso la tiene ferma e il mio uccello martella a tutta velocità.
“Cara fidati ne hai bisogno. Tutta la rabbia che hai dentro è solo perchè non scopi mai…. ” dice sua madre.
“Nulla è meglio di un buon orgasmo” aggiunge sua nonna.
“No no non voglio. Liberatemi troie! Che avete fatto, mi avete drogata perchè lui potesse chiavarmi vero? Stronze appena mi libero vedete…”.

“Stai tranquilla Naomi, invece di urlare perchè non ti rilassi e non ti godi il mio uccello” dico mentre le accarezzo il piccolo seno.
“No. Non voglio, Non vogliooooooooo” appena il tempo di dirlo e calibrando bene la pompata le ho stimolato il punto Gi-usto.
“Cazzooooooooo”.
“Che hai?” sussurro.
“Non lo so cazzo ma…. non smettere cazzo!”.
“Tranquilla non smetto” e aumento il ritmo…
“O si…. Cazzoooooooo…. Madonna che roba….. O si mai sentito cosiiiiiiii” e geme… Viene di nuovo.

Capita la situazione sua madre e sua nonna discretamnete si allontanano e ci lasciano soli.
Naomi è una furia della natura. Vinta la sua diffidenza ora è lei a ins****re per scopare a tutta forza. Si fa prendre a pecora, mi cavalca, si mette di fianco…. Ogni posizione che le venga in mente…
Il mio cazzo sborra tre volte senza mai ammosciarsi davvero e dopo due ore stiamo ancora scopando come veri a****li.

L’ho leccata bene, in ogni punto, anche nel culetto….
Gli orgasmi di una ragazza che non ne aveva mai avuto uno sono stati innumerevoli…
Alla fine è una bambolina assoggettata al mio uccello.
La madre e la nonna tornano in camera. Sono ancora semi nude e non dubito che anche loro nell’altra stanza si siano date da fare…. se non fosse che ho il cazzo che chiede tregua vedrei bene una bella orgetta a quattro.

Naomi le abbraccia “Mammina, nonnina sono stata così cattiva con voi. Ero così rabbiosa dentro… Scusatemi”.
Gianna la bacia “Tesoro non riuscivi a godere non è colpa tua”.
“Ti vogliamo bene” sussurra la nonna e anche lei le spara la lingua in bocca….

Le tre troie sono sulla soglia e fanno ciao con la manina. Probabilmente andranno a farsi una bella dormita per riprendersi dalla fatica o forse si faranno una lesbicata.

Non lo so e non mi importa. Certo è che passerò ancora a trovarle. A trovare tutte e tre e scoparle come meritano!
Felice, stanco e soddisfatto torno a casa. Anche io ho bisogno di dormire un po…
Il mio uccello ha fatto gli straordinari e si merita il giusto riposo.
Domani è un altro giorno, altra gnocca da scopare, altri culi da rompere…
Buonanotte!.

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