Mia moglie Claudia ed il suo gioco di ruolo

Dopo una discussione animata Claudia, una bellissima bionda che ama la trasgressione, mi impose un gioco di ruolo, in cui lei avrebbe deciso il copione e lei stessa sarebbe stata la principale attrice.
Avrebbe recitato la parte di una single, senza legami sentimentali e libera di agire come meglio crede. Io non sarei stato mai coinvolto, soltanto spettatore misero, e spesso eccitato delle sue evoluzioni sessuali.
Il matrimonio era in crisi ed accettai per non perdere il favoloso corpo di Claudia e la sua eccezionale intelligenza.

Sarei stato tradito più volte, non avrei saputo quali uomini si sarebbe scelto: Ogni gioco ha la sua posta: in questo caso la posta era il nostro matrimonio.
Fu così che Claudia decise d’iniziare con l’interpretare la parte dell’infedele.
Single lo era stata per molti anni, quindi non era una novità per lei. Infedele, nonostante tutte le sue perversioni, non lo era mai stata. Tutti i suoi uomini sapevano sin dall’inizio come lei viveva il sesso.

Se l’accettavano bene, altrimenti la lasciavano subito.
Nei giorni seguenti non affrontammo più il discorso, lei aveva bisogno di tempo per immedesimarsi nel nuovo ruolo. Non era abituata a nascondere al proprio uomo le sue fantasie e le sue voglie, notavo che appariva incerta, sicuramente pensava che la mia assenza avrebbe annullato quella componente perversa che a lei piaceva tanto. Abituata a dei giochi più trasgressivi della semplice infedeltà non riusciva a cogliere sino in fondo l’aspetto eccitante di questa.

Dovetti spingerla ad uscire da sola, con delle amiche single, qualche sera, indicarle gli abiti da indossare ed i luoghi dove senz’altro sarebbe stata corteggiata.
Una notte rientrò più tardi del solito. La sentii aprire la porta di casa prestando attenzione a non far rumore, raggiungere la stanza degli armadi, spogliarsi e quindi infilarsi sotto la doccia. Quando venne a letto non disse nulla, si addormento subito o finse di farlo. Rispettai il suo silenzio sicuro che mi avrebbe raccontato tutto.

Infatti, il giorno dopo affrontò l’argomento.
– Ieri notte ho conosciuto un tale… niente male – mi disse la sera a cena – ma non è il tipo da giocare in tre, questo l’ho capito subito… – lasciò la frase in sospeso.
– Allora sei pronta a diventare infedele! – le domandai
– Diciamo che lo sono già stata… ma non mi soddisfa pienamente questa situazione.
– Cosa non va?
– Mi manca quel sapore trasgressivo che solo tu sai darmi! – confessò lei
– Quindi?
Non vuoi più recitare la parte?
Rinunci alla nuova Claudia che hai creato?
– La Claudia nuova e vecchia esistono solo grazie a te e per te, se non giochi tu io non provo nulla di particolare!
– Che cosa proponi allora? – il discorso si stava facendo interessante.

– Voglio che mi guardi, voglio sentire i tuoi occhi addosso e… voglio che tu ti senta di fare altrettanto con chi vorrai. Se io interpreto l’infedele anche tu dovrai farlo… se vorrai.
– Vuoi che io sia presente quando te lo farai di nuovo?
– Sì!
– Non è facile!
Come giustifichi la mia presenza se sei una donna infedele?
– Lui non saprà che ci sei anche tu!
– Lo vuoi bendare? – scherzai
– … forse, ma non è questo il punto.

Gli ho detto che ero da sola in casa per parecchi giorni e l’ho invitato qui… questa sera!
– Sei sempre una sorpresa tu!
– Già, è per questo che ti attraggo!
– Quindi?
– Quindi tu sarai qui ed io lo saprò, quando mi darò a lui saprò che tu mi osservi e questo darà un sapore particolare a tutto il gioco.
– E… come pensi di attuare tutto questo?
– Attraverso la porta della cucina che abbiamo cambiato proprio per effettuare delle riprese video attraverso il suo vetro senza che si notasse la telecamera!
– Le pensi sempre tutte tu.

Immagino che dovrò controllare se le batterie della telecamera sono cariche… perché vuoi essere filmata immagino?
– Mi leggi nel pensiero… ti amo!
Preparai la telecamera e posizionai il cavalletto in cucina.
Non era la prima volta che preparavo l’ambiente per uno dei nostri giochi e non provavo particolari emozioni, però non riuscivo ad immaginare cosa passasse per la mente di Claudia. In fondo quello che stava per fare non era molto diverso dai tanti incontri in cui ero partecipe, spesso ci scambiavamo completamente con gli amici e consumavamo l’amplesso in stanze differenti.

Questa volta notai nei suoi occhi una luce diversa, pareva che stesse tentando di concentrarsi su più cose allo stesso tempo, come se intendesse realmente entrare nella parte.
– Come sto? – la sua voce arrivò dalle mie spalle.
Mi voltai, lasciando in bilico il cavalletto non ancora completamente disteso, per osservarla. Claudia indossava il negligé bordeaux acquistato pochi giorni prima ed aveva stirato per bene i capelli. Il trucco rimarcava le arcate sopraccigliari con un colore leggero, ma in contrasto con le sue abitudini.

Era evidente il suo sforzo di dare al suo aspetto esteriore la diversità che desiderava provare dentro.
Mi avvicinai a lei lentamente, prendendomi il tempo per esaminarla bene.
– Sotto non hai niente!
– Solo il tanga!
– Intendi passare subito alle vie di fatto, allora?
– Sarebbe questa la mia intenzione! – Claudia era molto tesa e le sue risposte lo testimoniavano.
Non insistetti oltre. La invitai a stendersi sul divano per rilassarsi e per recuperare la concentrazione che le avrebbe consentito di entrare completamente nella parte.

Il gioco era complesso, forse uno dei più contorti, a livello cerebrale, che avessimo mai tentato poiché era su più livelli. Per prima cosa c’era la nostra intesa, la nostra ricerca del piacere in ogni sua forma, la decisione di vivere il nostro rapporto senza precluderci nulla dal punto di vista sessuale; quindi i giochi con altre coppie in tutte le loro varianti. Ora si aggiungeva a questo l’ulteriore recita di una parte, quella dell’infedele, in cui lei doveva entrare completamente, per trovare la novità che cercava, ma essere conscia della mia partecipazione per godere appieno del valore trasgressivo del gioco.

Non doveva essere facile immaginarsi e credersi infedele quando il suo uomo era conscio e partecipe del gioco.
Claudia possedeva una mente abbastanza tortuosa da riuscirci.
Mi ritirai in cucina per terminare il mio lavoro preoccupandomi di chiudere a chiave la porta. Spensi quindi le luci per eliminare i riflessi dal vetro e mi sistemai in attesa. Claudia era immobile sul divano, aveva acceso l’impianto stereo ed una musica soffusa si diffondeva nell’ambiente, pareva assopita.

Quando squillò il campanello ebbe un sobbalzo, si sedette e lanciò un lungo sguardo nella mia direzione poi andò ad aprire.
Lo attese davanti alla porta socchiusa, trattenuta in quella posizione dalla sua mano. Pareva titubante, indecisa sul da farsi; la mia impressione era avvalorata dalla sua espressione, non l’avevo mai vista in quello stato poco prima di un sicuro amplesso. Quando sentì i passi dell’uomo avvicinarsi aprì la porta e trasformò il viso con un largo sorriso.

Lui rimase fermo sulla soglia a guardarla, non si aspettava certo di trovarla seminuda e, almeno all’apparenza, pronta. Claudia lo prese per mano e lo tirò verso di se per abbracciarlo e baciarlo sulle labbra, quindi chiuse la porta. Non potevo sentire cosa si dicevano, parlavano normalmente, quasi sottovoce, per fortuna avevamo previsto un microfono nella sala, in seguito, la registrazione sarebbe stata completa. Mi ricordai in quel momento della telecamera. Rapidamente mi portai dietro l’apparecchio e l’attivai puntando l’obiettivo su di loro.

I due erano ancora in piedi, vedevo bene il viso di Claudia che parlava sorridendo, potevo intuire il senso dei loro discorsi dal modo in cui lei si lisciava il negligé, come per mostrare a lui tutta la capacità di seduzione delle proprie curve. Man mano che il tempo passava notavo come lei diventasse più naturale, lasciava alle spalle la tensione di poco prima permettendo alla sua innata sensualità di manifestarsi.
Ad un certo punto lo invitò verso il divano, si sedette e lo chiamò a se.

Iniziò a baciarlo senza dargli il tempo di sedersi al suo fianco. Lo prese per la nuca e trattenne il viso contro il suo, aveva i muscoli delle gambe tesi allo spasmo da quanto le puntava con forza sul divano, questo era il segno più evidente del suo desiderio. Lasciò l’uomo in piedi innanzi a lei ed iniziò a spogliarlo. Notai come l’espressione di Claudia mutò repentinamente durante queste fasi preliminari, mentre sbottonava la camicia dell’uomo pareva divertita, sorrideva e ridacchiava per delle battute che non potevo sentire, quando passò a slacciargli i calzoni divenne seria.

Fissò gli occhi su quelli dell’uomo mentre assumeva l’espressione concentrata e decisa che, ormai sapevo essere testimone del suo desiderio. Sino a quel momento, contrariamente alle sue abitudini, non aveva ancora lanciato alcun’occhiata nella mia direzione. Lei ricavava parte dell’eccitazione sessuale dall’esibirsi davanti a me, la maggioranza dei nostri giochi era proprio basata su questo e mi stupivo del fatto che non avesse ancora cercato la mia invisibile presenza. Questo stava a significare che era entrata nella parte, in quel momento Claudia era semplicemente una donna infedele, non più, quindi, una perversa compagna che gioca con il suo uomo ma una donna che ricerca il piacere da sola e solo per se.

In quel momento non era molto diversa dalla mia precedente compagna, la donna di cui Claudia aveva preso il posto. La osservai sotto una luce diversa, e la trovai simile a Laura, che agiva spinta unicamente dalla ricerca del proprio piacere. Quello che mi colpì fu il suo modo di muoversi, di atteggiarsi nei confronti dell’uomo, e alcune sue espressioni; Claudia per certi versi appariva quasi irriconoscibile. Normalmente, durante i nostri giochi, lei era sempre la stessa.

In qualunque situazione trasgressiva la nostra mente avesse partorito, potevo sempre riconoscere la mia dal suo modo di fare, di agire, d’esprimersi, di muoversi su di un uomo; ora pareva un’altra donna quella che stava a pochi metri da me sul divano.
L’unico accenno nella mia direzione, come per smentire i miei pensieri, lo ebbe mentre avvicinava la bocca aperta al membro eretto dell’uomo in piedi innanzi a lei e, ormai, completamente nudo.

Claudia puntò gli occhi verso la porta della cucina, nel punto in cui immaginava mi trovassi e fissò per un lungo istante, poi lentamente fece uscire la lingua e leccò dolcemente il glande del membro che teneva stretto con la mano. Fu l’unico segno, in tutta la serata, che testimoniasse la sua intenzione di rendermi partecipe al suo gioco.
Claudia riportò la sua attenzione sull’uomo, spostando gli occhi sui suoi, quasi per sfidarlo, aprì la bocca ed ingoiò il membro.

La vidi sforzarsi di farlo entrare tutto nella gola, lei sapeva quanto questa pratica eccitasse i suoi uomini e non dimenticava mai di mostrare loro quanto sapesse aprirsi. Il messaggio insito in quel gesto iniziale era chiaro: lei voleva sentire sino in fondo il membro nel suo corpo, ovunque!
L’uomo s’irrigidì e spinse in avanti il bacino, era il segno che Claudia sperava di cogliere, allora lei fece scivolare le labbra sul membro mentre ritraeva il viso.

Lo fece uscire tutto dalla bocca sempre seguendone la forma con le labbra poi lo riprese dentro, questa volta solo per un tratto, quel tanto che le consentiva di spazzolare il glande con la lingua mentre aspirava forte. Lei era abilissima nel rapporto orale, sapevo quanto fosse difficile resistere alla tentazione di spingerla ad andare sino in fondo per gustarsi un orgasmo tra le sue labbra. Pareva, infatti, che l’uomo fosse combattuto in questi pensieri.

Claudia sapeva leggere nei gemiti e nel respiro di un uomo il momento d’interrompere il rapporto orale se non voleva spremerlo subito. Si allontanò da lui quel tanto che bastava per inginocchiarsi sul divano e piegarsi a carponi verso di lui. L’uomo stette immobile ad osservare le sue mosse, lei indossava ancora la biancheria e non pareva intenzionata a levarsela. Claudia spinse il viso nuovamente verso il membro ma non lo riprese tra le labbra, si limitò a leccarlo in tutta la sua lunghezza, studiandolo come pregustasse ciò che le avrebbe fatto provare una volta entrato in lei.

L’uomo era eccitato all’estremo, non resisteva più ai lunghi preliminari della mia donna, dolcemente la prese per le spalle e la mise seduta sui talloni, quindi le sfilò le spalline del negligé liberandole il busto sino alla vita. Claudia si spinse contro il viso dell’uomo portandogli il seno all’altezza delle labbra poi restò immobile a godersi i baci ed i delicati morsi sui capezzoli. Il sottile piacere che provava spinse Claudia a chiudere gli occhi ed a reclinare leggermente il busto, sollevando in questo modo anche il pube.

Le mani dell’uomo n’approfittarono per scivolare sotto la stoffa leggera del negligé per palparle le cosce e spingersi, provocanti, verso l’inguine. Osservando il comportamento di Claudia notavo che era passiva, si lasciava scoprire dall’uomo senza guidarlo nelle sue mosse per indicargli i punti dove amava essere stimolata, si stava dando a lui senza chiedere nulla in cambio. Questo era molto strano, il bilancio del piacere di Claudia era sempre positivo al termine d’ogni suo amplesso, di norma ne riceveva più di quanto ne dava.

La sua spasmodica ricerca dell’appagamento sessuale le aveva insegnato, negli anni, a guidare qualsiasi uomo nel darle il massimo. Questa sua apparente passività la mostrava più innocente, inesperta e sottomessa, di quanto fosse mai stata; forse anche questo era parte del personaggio che stava interpretando. Mi chiedevo se, alla fine del gioco, ne sarebbe rimasta soddisfatta.
Lei parve appagata dai lunghi baci sul seno ed eccitata dalle carezze nella zona genitale, piegò il busto verso l’uomo e cercò i suoi baci sulla bocca.

Vidi le loro lingue intrecciarsi a mezz’aria, scivolare verso le labbra per poi unirsi ancora. Claudia baciava con passione ma non univa la bocca a quella del suo improvvisato amante, lasciava che fosse lui a cercarla, a guidarla trattenendola per la nuca, nel bacio. Poi, senza apparente motivo, Claudia si voltò per appoggiarsi sulle ginocchia in modo da volgere le terga all’uomo. Gli mostrò il sedere dimenandolo in modo invitante mentre lui tentava di sfilarle il negligé e gli slip.

Quando fu completamente nuda, l’uomo avvicinò il viso al sedere per leccarla dalla vulva al buchino posteriore, passava dalle labbra della vagina semiaperte all’interno delle natiche, come se fosse indeciso nella scelta di dove penetrarla. Claudia amava quel tipo di stimolo, la eccitava oltre ogni limite rendendola subito pronta a tutto e il suo viso era già trasformato dal piacere. Riuscivo a leggere i segnali del corpo della mia donna: il ventre che s’incavava mentre il seno era spinto in avanti da un respiro sempre più veloce era chiaro sintomo della sua impazienza, quando arrivava quel momento non riusciva più a resistere al desiderio di sentire qualcosa di solido dentro di sé.

Potevo immaginare le parole che stava per pronunciare tanto che non mi stupii quando l’uomo ritirò il viso e si posizionò dietro di lei brandendo il pene.
Claudia si aprì, allargò le gambe in modo da offrirgli la piena disponibilità del suo corpo, quindi attese che lui avvicinasse il membro. Dapprima, l’uomo, punto il pene nel mezzo dei glutei, come per indicarle il suo desiderio d’entrarle nelle viscere, ed attese la risposta di Claudia.

Lei parve indecisa, spinse lo sguardo verso di lui e lo fissò negli occhi, poi sollevò il sedere portando la vulva all’altezza del pene arretrando nello stesso istante. Aveva indicato all’uomo cosa voleva e lui l’accontentò immediatamente. Dopo aver guidato il membro nel primo tratto, l’uomo, spinse con le reni ed affondò completamente nel ventre di Claudia, la quale gemette e sottolineò il suo gradimento arcuando leggermente la schiena. Lui restò dentro ed immobile per un lungo istante, come per sincerarsi della realtà di quella situazione, vedevo le sue mani scorrere sulla schiena di Claudia, accarezzandola sino a trarla verso di sé, quindi iniziò a muoversi con un ritmo costante dentro di lei.

Claudia assaporava immobile la carne che la penetrava, contrariamente alle sue abitudini non si muoveva in controtempo all’uomo per amplificare la velocità e la profondità della penetrazione. Questa passività andava ad avvalorare l’ipotesi di prima: Claudia si stava dando senza nulla chiedere. La vedevo, comunque godere ed apprezzare appieno l’accoppiamento, poco alla volta, colpo dopo colpo, stava scivolando verso il basso con il busto sino ad appoggiare il seno sul cuscino del divano.

Partecipava, lei non sarebbe mai riuscita a rimanere completamente passiva, con i movimenti del pube, si apriva a lui quando entrava e spingeva verso il basso, come per trattenerlo quando usciva. Allargava sempre di più le gambe per aprirsi senza ritegno all’uomo, potevo vedere chiaramente il membro entrare in lei sino in fondo, rimanere per un istante e quindi uscire quasi del tutto.
L’orgasmo di Claudia mi stupì; arrivò troppo in fretta e meno esplosivo di quanto mi aspettassi.

La vidi contrarre il bacino ed alzare il viso al soffitto mentre un’espressione di grande sforzo le si dipingeva sul viso, quindi ansimò veloce ma non urlò.
L’uomo pensò di stimolarla durante il godimento per aumentarle il piacere e prese a muoversi molto velocemente, lei parve incitarlo tanto che lui non si fermo sin quando, estratto rapidamente il membro, le spruzzò il seme sulla schiena. Claudia rimase immobile lasciandosi ricoprire di sperma le natiche, poi si alzò agilmente e si diresse verso il bagno, dopo aver indicato a lui l’altro servizio.

Passò un certo lasso di tempo, durante il quale l’uomo si rivestì. Quando Claudia uscì dal bagno indossava l’accappatoio ed aveva i capelli bagnati, raggiunse l’amico e lo baciò, con meno passione questa volta. Parlarono ancora per una decina di minuti durante i quali lei non lo fece accomodare ma, piuttosto, lo spingeva lentamente verso la porta. Quando lo salutò sull’uscio potei notare l’espressione delusa di lui, mi domandai cosa si fossero detti nel frattempo ma non ebbi il tempo d’immaginare nulla poiché lei venne da me.

– Hai filmato tutto? – mi domandò
– Certo!
Lo vuoi vedere ora?
– No… non mi ha soddisfatto per niente!
– L’ho capito!
Ma cosa gli hai detto di così tragico da fargli prendere quell’espressione da cane bastonato?
– Che non ci sarebbe stato un seguito.. che grazie a lui avevo capito di non poter tradire mio marito… che era stato stupendo ma non ero riuscita a godermelo sino in fondo a causa dei sensi di colpa!
Non è questo che direbbe una brava mogliettina dopo un tradimento?
– Sei pazza!
Sì, sei proprio pazza! Ora che piega prende il gioco? – le domandai.

– Non lo so ancora!
So solamente quello che voglio adesso!
Claudia aprì l’accappatoio, il colore scuro del tessuto evidenziava l’arrossamento della pelle dovuto all’eccessiva temperatura dell’acqua con cui ama farsi la doccia, restò immobile per un tempo che ritenne sufficiente ai miei occhi per ammirarla, quindi lasciò cadere in terra l’accappatoio. In perfetto silenzio mi appoggiò una mano sul petto per guidarmi verso il divano, poi mi spinse a sedere. Con le ginocchia s’intrufolò tra le mie costringendomi ad aprire le gambe ed, imitando una mossa che spesso compievo su di lei, scese sulle ginocchia.

Soddisfatta puntò i suoi occhi sui miei mentre le mani abilmente slacciavano i calzoni. Claudia aveva un’espressione strana sul volto, non capivo cosa avesse in mente, pareva eccitata ma non disponibile. Tutta la sua attenzione era rivolta al mio membro che ora stringeva tra le mani. Ero in procinto d’invitarla a salire subito su di me, poiché pensavo mi volesse dentro, ma lei aprì le labbra ed inghiottì il mio membro provocandomi una fitta di piacere incontrollabile.

Questa stupenda sensazione bloccò all’istante ogni mia volontà e mi lasciai trasportare dalla sua abilissima bocca.
Claudia aspirava forte mentre scorreva tutta la lunghezza del pene. Limitava l’uso della lingua forse per non spingermi troppo velocemente verso l’orgasmo, immagina che quello era il suo modo di ringraziarmi per il gioco che condividevo con lei. Mi rilassai per concentrarmi completamente sul piacere che sapeva regalarmi, sicuro della sua sensibilità e conoscenza del mio corpo; Claudia avrebbe riconosciuto il momento oltre al quale non poteva proseguire se intendeva godere anche lei.

Una violenta contrazione scosse il mio corpo e Claudia fermò immediatamente lo stimolo orale, allontanò di pochi centimetri il viso dal membro ed osservò rapita il sottile filo dei miei umori miscelati alla sua saliva che ci univa.
– Adesso vieni qua sopra di me! – le sussurrai.
– No, adesso godi tu! – rispose lei con un tono dolcissimo ma che non ammetteva repliche.
Non mi lasciò il tempo d’insistere.

Aprì la bocca e scese nuovamente su di me.
Rallentò ogni movimento, il suo stimolo si fece intenso e graduale. Dopo un altro mio spasmo in cui spinsi in alto il bacino e la penetrai sino in gola, fermò del tutto la lingua. Si limitò a succhiare sempre più forte scorrendo con calma le labbra sul pene. Mi portò all’orgasmo tanto lentamente che, quando arrivò, lo vissi come una liberazione. Negli istanti immediatamente precedenti l’esplosione tentai di muovermi in controtempo al suo viso poiché non resistevo più lì sulla soglia.

Claudia, però, anticipava le mie mosse, con i palmi delle mani riusciva a cogliere, dai miei muscoli, le mosse che tentavo. Aprii gli occhi per guardarla, sapendo che il suo viso chino su di me, con il membro tra le labbra, sarebbe stato uno spettacolo tanto eccitante da generare l’orgasmo, invece il colpo di grazia me lo diede il suo sedere. Dal modo in cui si muoveva e dalle gambe semiaperte capii che stava sognando d’avere qualcuno pronto a prenderla in quella posizione.

La mia fantasia colmò il vuoto, grazie anche alla lunga esperienza vissuta con lei, e generò un filmato in cui lei era penetrata da dietro, analmente o vaginalmente, mentre succhiava me.
Fu questo, più delle sue labbra, a generare il mio orgasmo. Claudia continuò a succhiare forte, quasi intendesse svuotarmi completamente, sino alla fine. Quindi, soddisfatta da quanto aveva ingoiato, seguitò a leccarmi con molta dolcezza a lungo. Solo quando il membro iniziò a rilassarsi mi lasciò per alzarsi e rivestirsi.

Indossato l’accappatoio si voltò per tornare in bagno lasciandomi steso e seminudo sul divano, nemmeno in quel frangente disse una parola, non fece alcun commento o un qualsiasi apprezzamento. Mentre si voltava notai un lampo di luce nei suoi occhi, un bagliore ormai noto e che sapevo manifestarsi alla nascita d’ogni nuova idea o fantasia erotica. Quel riflesso mi diceva che il gioco non era ancora terminato.
La Claudia creata dalla fantasia della mia donna, la Claudia diversa che lei desiderava interpretare avrebbe colpito ancora.

Nonostante l’intensa e trasgressiva vita sessuale, Claudia provava da qualche tempo il desiderio di tentare d’essere una donna diversa. In questa difformità, però, intendeva mantenere viva quell’intesa tra noi che tanto sapore dava ai suoi giochi erotici. La nuova Claudia sarebbe stata interpretata dalla solita Claudia con la mia complicità. Questo, in breve, fu l’accordo che raggiungemmo un non lontano sabato pomeriggio narrato nel primo capitolo di questa storia.
Il mattino seguente alla sua, poco gratificante, interpretazione di una donna infedele, Claudia era stranamente attenta alle mie esigenze.

Di norma, appena fuori del letto si dimostrava aggressiva sin quando un caffè riusciva a smorzare la sua combattività. A nulla serviva un eventuale amplesso mattutino, la dolcezza nata dal languore post orgasmico durava pochi minuti, scaduti i quali lei tornava a ringhiare ed osservare con sguardo fiammeggiante ogni cosa viva invadesse la sua sfera di sopravvivenza. Quella mattina, però, si manifestava una dolcezza preoccupante; tanto che mi trovai ad osservarla con interesse mascherato da timore.

– Che succede? – domandai
– Dove? – rispose di rimando lei
– A te!
– Perché?
Noti qualcosa di diverso?
– Sì, Sei stranamente dolce per essere mattino!
– Stronzo!
– Lo sai che è la verità!
Avanti parla!
– Come vuoi! – disse lei abbassando il capo – Questa è la nuova Claudia!
– Stai ancora recitando la parte di ieri sera?
Cosa hai in mente di fare ora… di confessare il tuo tradimento?
– No, quella Claudia non mi piace… non è abbastanza trasgressiva e poi… assomiglia troppo alla donna che potevo diventare se non avessi trovato te.

Questa nuova Claudia, quella che sto interpretando, è… la tua “schiava”!
– Schiava? Tu? Non ci credo!
– Ecco, vedi che questa Claudia è veramente una donna diversa dalla solita?! – affermò lei con un sorriso
– Cosa intendi dire con: ” Questa Claudia è la tua schiava”?
– Questo sta a te scoprirlo!
Non devi far altro che ordinare… ed io eseguirò annullando la mia volontà!
Pensa, pensa a cosa ti eccita più di me!
Pensa alle situazioni in cui vorresti vedermi!
– Ci sto pensando! – le risposi
– Allora cosa vuoi da me?
Qual è il pensiero che più ti eccita in questo momento?
Dimmelo, ti prego!
– Vedere il tuo corpo che si prepara alla penetrazione – le dissi fissandola negli occhi – Osservare come il ventre accoglie dentro di se la carne di un uomo… o qualsiasi oggetto con cui ti va di giocare… mi fa eccitare.

– Sì… – sussurrò lei
– Mi piace l’espressione che assume il tuo viso durante le varie fasi dell’accoppiamento, passi dalla totale concentrazione al puro piacere con una moltitudine di sfumature intermedie…
– E… poi? – domandò lei con la voce testimone di una crescente eccitazione.
– E poi nulla!
Spogliati!
Claudia non manifestò alcuna apparente emozione, prese le spalline del vestito leggero e le scostò dalle spalle per lasciarlo scivolare in terra.

Mentre l’abito si raccoglieva ai suoi piedi posò lo sguardo su di me senza puntare i miei occhi come il solito ma tenendolo basso, focalizzato su di un punto indeterminato delle mie labbra come per leggere le emozioni che provavo. Non mi stupii del fatto che non indossasse altro, oltre alle scarpe, sotto il vestito: faceva parte del personaggio che intendeva interpretare il farsi trovare sempre pronta e disponibile.
Conoscevo la sua avversione ai cosiddetti “giochi solitari”, non amava masturbarsi in pubblico se questo non era che il preludio ad un amplesso completamente appagante.

Lei provava un piacere particolare nell’eccitare l’uomo che aveva innanzi toccandosi o penetrandosi con un oggetto idoneo ma poi pretendeva che, ben presto, l’uomo occupasse il posto dell’oggetto inanimato. Fu per sondare la sua reale dedizione al nuovo personaggio che la guidai verso un orgasmo solitario.
Presi dal solito cassetto un “dildo” in vetro, molto bello e generoso come dimensioni, quindi lo porsi a lei dicendo:
– Mettilo dentro!
Claudia prese l’oggetto, se lo rigirò tra le mani per impugnarlo saldamente, poi aprì le gambe divaricandole.

Non credevo che riuscisse a spingerselo nel ventre restando in piedi ed ero in procinto di farla sdraiare sul divano quando fui rapito dall’immagine del cilindro di vetro che scorreva lentamente sul suo seno. Il gioco della luce e la riflessione della pelle sulla sua superficie mi fecero dimenticare ogni proposito, restai ad osservare come la mia donna si stuzzicava con quell’oggetto per eccitarsi al punto di poterselo spingere facilmente nel ventre. Solo quando se lo appoggiò al bacino, con l’impugnatura all’altezza del pube, mi resi conto che le arrivava sino all’ombelico.

Claudia abbassò lo sguardo come per valutare sin dove lo avrebbe sentito dentro di se, l’avevo già vista compiere quel rito prima di accoppiarsi con un uomo, durante i nostri giochi; le piaceva controllare con gli occhi ed iniziare a godere di ciò che avrebbe in seguito sentito dentro.
Alzò gli occhi verso di me e si portò l’oggetto contro il pube, lo mosse in modo da divaricarsi le labbra e, quando fu certa di averlo correttamente indirizzato, iniziò a spingerselo dentro lentamente.

La vedevo spostare il peso da una gamba all’altra e muovere il pube con il bacino in modo da adattarsi a quella rigida presenza, intanto, sul suo volto, iniziava a prendere forma un’espressione di piacere che appariva già molto intenso. Non sapevo se stava fingendo di godere per me, per eccitarmi ancora di più, se mai fosse stato possibile, sta di fatto che l’oggetto stava entrando senza apparenti difficoltà nel suo ventre. La conoscevo bene e meglio ancora conoscevo il suo corpo tanto da sapere che solo quando era profondamente eccitata era tanto dilatata da riuscire a prendere un fallo di quelle dimensioni senza difficoltà.

Questa considerazione mi eccitò quasi più dello spettacolo che mi offriva.
Si infilò dentro i tre quarti dell’oggetto poi allontanò le mani dal pube e lo lasciò dove stava. Quindi, con lo sguardo lucido e gli occhi socchiusi mi domandò:
– Ora?
Cosa devo fare?
– Vieni!
– Così?
Realizzai che in quella posizione non era facile per lei raggiungere un orgasmo. La sua ultima domanda era quasi una supplica.
– Toglilo e stenditi sul divano, poi mettitelo nuovamente dentro e muovilo sino all’orgasmo.

Claudia obbedì.
Prese l’oggetto e se lo sfilò dalla vagina lasciandosi sfuggire un delicato gemito di piacere, poi, massaggiandosi il ventre raggiunse il divano e si sedette in modo da spalancare le gambe in direzione della poltrona dove avevo preso posto.
Claudia appoggiò i piedi sul cuscino per aprirsi al massimo poi si divaricò le labbra con la mano sinistra mentre la destra riportava l’oggetto dinanzi al pube; prima d’infilarselo nuovamente nel ventre mi guardò con due occhi dubbiosi, pareva si domandasse se veramente volevo solo vederla godere senza prendere parte al gioco.

– Avanti, spingilo dentro! – la incitai
Lei spinse delicatamente l’oggetto e inarcò il corpo in modo da sollevare il pube per riuscire ad accoglierlo sino in fondo. Non smise di spingere sin quando non ne rimase fuori la sola impugnatura. La vidi gemere e mormorare qualcosa del tipo “mi piace” o “ti piace?”, non riuscivo a cogliere il significato delle sue esclamazioni tanto la voce era rotta dal piacere che provava. Ora ero sicuro che stesse veramente godendo, forse poteva imitare l’espressioni di piacere ma non la voce ed i gemiti che si lasciava sfuggire.

Ero terribilmente attratto dalle sue mosse, mi piaceva osservare come le labbra della vagina si aprivano intorno all’oggetto delineandone perfettamente il contorno o come il bacino si muoveva seguendo la penetrazione.
Seguendo l’istinto ed il piacere Claudia scivolava con il pube sempre più avanti sino ad assumere una posizione quasi sdraiata, se questo mi consentiva la piena visuale delle sue intimità violate dal pezzo di vetro mi nascondeva il viso. Le concessi quella posizione sin quando non intuii che era prossima all’orgasmo dalle sempre più veloci contrazioni del ventre, allora le ordinai con voce autoritaria:- Fermati!
Claudia tentò di sollevare la testa per guardarmi mentre la mano estraeva lentamente il fallo.

L’espressione del viso dimostrava una sofferenza a stento mascherata, più che l’azione che stava compiendo era stato il mio ordine a rompere l’incantesimo del momento. Lei non si aspettava che la fermassi ed aveva dovuto compiere un grande sforzo per ricacciare indietro l’imminente orgasmo. Ora mi guardava nella speranza di ricevere l’ordine di proseguire o, meglio, che intendessi sostituire il mio membro all’oggetto.
– Rimettilo dentro. – le ordinai.
Claudia, senza mutare espressione, spinse nuovamente dentro di se il fallo di vetro.

– Sino in fondo!
Lei spinse sino a farlo scomparire nel ventre.
Rassicurata sulle mie intenzioni di lasciarla arrivare sino in fondo iniziò subito a muovere sinuosamente il bacino nel tentativo di recuperare il piacere scemato. In poco tempo potei osservare l’espressione di piacere che tanto mi eccitava del suo viso.
Ero indeciso, quella situazione era completamente nuova per me, non ero avvezzo a quel gioco e non sapevo come comportarmi con lei.

Sapevo cosa volevo, o meglio sapevo cosa mi eccitava di lei, ma trovavo difficile recitare una parte così lontana dalla mia indole. Non ci si improvvisa master di una schiava così come non ci si improvvisa schiave. Claudia non era mai stata schiava se non delle sue stesse pulsioni, del spasmodico bisogno di piacere. Una vera schiava ricava il piacere dalla sottomissione o dall’umiliazione prima ancora che dallo stimolo puramente fisico, Claudia lo ricavava prima di tutto dalla trasgressione del gioco erotico, un gioco che la vedeva sempre protagonista ed al centro di ogni attenzione, quindi aveva bisogno di stimoli fisici che rimarcassero questa sua centralità nell’amplesso.

In quel momento, anche se eseguiva i miei ordini, era al centro della scena, questo era lo scopo del suo gioco.
La tentazione di costringerla ad azioni insolite e scomode era però troppo forte. Senza lasciarle intuire le mie intenzioni mi avvicinai e le presi con forza le mani costringendola ad abbandonare l’oggetto dentro di sé, quindi la sollevai dal divano. Non poteva piegare il busto avendo profondamente piantato nel ventre un oggetto solido e dovette far forza sulle gambe, mantenendole rigide, sin quando non si trovò nuovamente in piedi innanzi a me.

Lasciai le sue mani per prendere con la mia sinistra il suo mento in modo da sollevarle il viso, quindi feci scivolare la destra sino al pube e con il palmo aperto le spinsi più dentro che potevo il fallo vitreo.
– Ora vieni! – le ordinai
Claudia spalancò gli occhi sorpresa dal mio tono di voce, stupita e scomoda in quella posizione stentava a far ripartire le sue ritmiche contrazioni.
– Vieni! – le dissi ancora una volta.

Claudia iniziò a muovere il bacino, sentivo il fondo del fallo muoversi contro il mio palmo, finalmente riuscivo a comprendere l’orbita che disegnava il suo pube quando si muoveva sopra di me. Non era un semplice circolo alternato da un movimento sussultorio come avevo sempre immaginato nell’estasi dell’accoppiamento, ma un evoluzione più complessa e stranamente regolare nei suoi cicli ripetitivi. Per percepire meglio queste sensazioni allentai la pressione della mano sull’oggetto, questo consentì a Claudia di muoversi più liberamente.

Tornai a vedere nei suoi occhi il piacere, aveva superato la fase d’iniziale stupore e, finalmente, si era concentrata sul proprio piacere.
La sua pelle sudata per lo sforzo e gli umori che la vagina lasciava sul palmo della mia mano, si miscelavano in quel profumo di sesso tipico di Claudia. Mi eccitavano i suoi occhi, il respiro e i delicati gemiti che si lasciava sfuggire, inavvertitamente sfogai questa eccitazione stringendole di più il collo nel tentativo di sollevarle ulteriormente il viso verso il mio.

Fu in quel momento che raggiunse l’orgasmo. Con il corpo scosso dal piacere non riuscì più a mantenere l’equilibrio ed iniziò a scivolare sulle ginocchia. La guidai nella discesa trattenendola sempre per il mento e seguendola, al contempo, per non perdere nemmeno un istante del suo piacere. Ci ritrovammo inginocchiati l’uno innanzi all’altra, lei nuda ed ancora ansimante per l’orgasmo ed io eccitato al punto di provare dolore tanto il membro spingeva sui calzoni.

Lei mi osservava con lo sguardo appannato dal languore ma pronto a recepire ogni mio desiderio; questa era, almeno, l’apparenza. La tentazione era di alzarmi in piedi, estrarre il pene ed ordinarle di succhiarlo sino a procurarmi un piacere per lo meno simile a quello appena provato da lei; ma era una mossa scontata e solo apparentemente appagante per me. Certo avrei potuto godere di un orgasmo magnifico, Claudia era abilissima nei rapporti orali, però la curiosità di scoprire sin dove era disposta ad arrivare nel suo nuovo ruolo di schiava era troppo forte.

Il problema era decidere cosa costringerla a fare, se mai fosse stato possibile forzarla verso delle azioni contrarie alla sua volontà. Iniziai a scartare le varie possibilità, eliminai per prima cosa tutti i giochi già realizzati insieme, quindi analizzai i punti in comune tra di loro. Ne risultava che Claudia, in un modo o nell’altro, era sempre al centro della scena, anche quando si era fatta legare per assistere, impotente, al mio amplesso con la sua amica in realtà era riuscita divenire l’oggetto delle nostre attenzioni.

Quindi dovevo trovare il modo di renderla marginale all’amplesso, farle subire la trasformazione da soggetto in oggetto.
Mi alzai allontanandomi subito di un passo per non consentirle di muovere le mani in direzione della patta dei miei pantaloni, avevo riconosciuto il suo sguardo! Senza badare alle occhiate interrogative di Claudia mi spogliai lentamente, per concedermi il tempo di pensare. La sua esibizione guidata mi aveva eccitato e sentivo il bisogno fisico di un orgasmo, ma ero combattuto tra questo desiderio e la volontà di non dargliela vinta.

Se le avessi richiesto un qualsiasi amplesso “normale” avrei dimostrato di non saper apprezzare la Claudia schiava, quindi si sarebbe ritenuta lecitamente autorizzata a terminare il gioco.
Claudia si era seduta sui talloni, mentre mi spogliavo l’oggetto di vetro le era scivolato via dalla vagina ed ora giaceva in terra innanzi a lei, muto testimone dei nostri giochi. Feci un passo verso il divano poi mi voltai a guardarla, lei rimaneva immobile, in apparente attesa dei miei ordini.

Di certo subodorava la mia incertezza, infatti, un vago accenno di sorriso beffardo andava disegnandosi sulle sue labbra. Fu questo a dare la spinta decisiva alla parte più ignobile di me.
Mi sedetti sul divano, quindi mi chinai verso il vestito di Claudia che giaceva in terra e, studiando con attenzione le mie mosse, sfilai la cintura di tessuto. Lei mi osservò con un interesse sempre più vivo. Immaginai i suoi pensieri, di certo sospettava, che nelle mie intenzioni, quella cintura servisse per legarla in qualche modo; ma si sbagliava.

Legai il tessuto intorno alla mia testa e lo posizionai con attenzione sugli occhi, quindi, brandendo il membro dolorosamente eretto, le dissi:
– Vieni qua… E fammi godere.
I suoni dell’appartamento mi giungevano amplificati, mi pareva di poter cogliere il respiro di Claudia ed i suoi passi a piedi nudi sul tappeto. Rimasi con le mani appoggiate al divano e le braccia distese sin che non percepii le gambe della mia donna affiancarsi, aprirsi e posizionarsi ai lati delle mie.

Il suo respiro era veloce mentre sentivo il suo peso deformare la seduta del divano ai miei fianchi. Improvvisamente mi arrivò l’odore del suo sesso, forte e dolcissimo, tipico del dopo orgasmo, quindi il suo respiro sui capelli. Claudia stava scendendo lentamente a cavallo del mio bacino, pur bendato riuscivo a riconoscere esattamente la sua posizione da una serie di sensazioni che solo eliminando la vista assumevano il loro reale valore. Quando il pube incontrò il mio membro lei si fermò per un istante, attese che lo indirizzassi al meglio quindi tornò a scendere facendosi penetrare.

L’interno morbido e caldo, umido ed accogliente della mia donna riuscì a strapparmi un gemito involontario. Non era mia intenzione dimostrarle subito quanto la desiderassi, ma il morbido e ritmico abbraccio che percepivo sul glande non era gestibile. Claudia iniziò a muoversi per me, capivo da come saliva e scendeva che non stava cercando il suo piacere, questo rientrava nei parametri del nostro gioco ma non era ancora sufficiente per me.
– Brava, muoviti così.

Non ti vedo, non ti tocco… non so chi sei e non mi interessa, devi solo strapparmi un orgasmo. – dissi con la voce più convinta che mi riuscì in quel momento particolare.
Claudia comprese bene le mie parole, evidentemente il tono della voce era convincente. La sentii stringere con forza gli addominali e bloccare il suo movimento alternato per un attimo, come per contenere un impulso di rabbia improvviso. Ero riuscito a toglierla dal centro dell’attenzione, almeno a livello del gioco.

La sua reazioni mi fece capire quanto si era calata nella parte, mi credeva, accettava le mie parole; non mi pareva vero.
Improvvisamente lei si sollevò sino a far uscire il mio membro, quindi si allontanò da me. Pensai di aver esagerato, di essermi spinto troppo oltre i limiti del suo amor proprio. Invece tornò da me.
Le gambe di Claudia si aprirono ancora intorno alle mie, ma le percepivo diverse. Non mi resi subito conto che si era voltata ed ora mi volgeva la schiena.

Seguendo l’istinto presi il membro in mano e lo puntai nella supposta posizione della sua vulva, ma la pelle che mi sfiorò il glande non era quella dell’inguine. Claudia stava scendendo verso di me ponendo l’ano in direzione del membro, quando lo intuii sentii la mia eccitazione crescere ancora di più. Con non poche difficoltà, considerando che non si era preparata ad una penetrazione anale, riuscimmo ad accoppiarci in quel modo. Claudia limitava i movimenti, non riusciva a farmi entrare più di pochi centimetri ma tanto mi era sufficiente per ricevere uno stimolo fortissimo.

Lei restava muta, non un sospiro od un gemito le usciva dalla bocca. Si era trasformata in una macchina del piacere, in una bambola di gomma viva e semovente. Saliva e scendeva sul mio membro con una regolarità esasperante, ogni mio iniziale intento di prolungare l’amplesso fu debellato dai forti stimoli che mi donava. Raggiunsi presto l’orgasmo, ma Claudia non si fermò come al solito per lasciarmi eiaculare dentro le sue viscere, continuò a muoversi con la stessa cadenza senza preoccuparsi di dove finiva il mio seme.

Dovetti prenderla per i fianchi ed allontanarla da me per dichiarare la mia intenzione di terminare il rapporto.
Quando mi tolsi la benda lei era già in bagno e l’acqua scorreva nella doccia.
Nel dolce languore post coitale la mente è portata ad inseguire pensieri oziosi. Mi chiedevo se fossi stato veramente io a “dominare” Claudia o se era stata lei ad impormi la sua fantasia d’essere mia schiava. In realtà non avevo fatto altro che accontentarla, mi ero limitato a seguire la sua traccia iniziale senza la possibilità d’inserire qualcosa personale nel gioco.

Lei conosceva benissimo la mia avversione verso ogni tipologia di prevaricazione, eppure non era la prima volta che mi proponeva questo gioco. Non capivo se questo era da intendersi come una testimonianza di un suo reale desiderio erotico, oppure come un perverso tentativo di spingermi oltre i limiti. Diventava importante comprendere cosa ci fosse dietro la sua richiesta, nel primo caso avrei fatto di tutto per soddisfarla, mentre nel secondo non avrei tollerato questa intrusione in un settore così intimo della mia anima.

Vi sono luoghi, piccole isole all’interno della mia mente dove non concedo l’accesso a nessuno. Qui vi archivio tutta una serie di ricordi, sensazioni, intuizioni ed i risultati delle analisi di detti dati. Tengo solo per me questa zona, questo aspetto del mio essere, non per il timore di aprirmi alle altre persone, di espormi ed evidenziare così i miei punti deboli, ma per evitare in ogni modo l’influenza di terzi nell’analisi di dati che devono essere solo miei ed elaborati da me.

Non vi può essere reale crescita, sostanziale evoluzione, se ci si basa su delle analisi influenzate da altri. Il vecchio motto delfico: “guarda in te stesso” sta ad indicare anche l’assoluta necessità di giungere a determinati risultati esclusivamente in base alle proprie forze.
Nemmeno Claudia poteva entrare in questa zona. Una sua intrusione, come osservatore esterno, avrebbe disturbato inesorabilmente i dati, rendendo indeterminati i risultati della successiva elaborazione.
Propendevo, in ogni caso, per la prima possibilità: a Claudia piaceva in determinate situazioni sentirsi in totale balia dell’uomo che amava e solo di lui, con gli altri doveva essere sempre lei a condurre il gioco.

Forse, questo, era un suo modo di dire: “ti amo”.
Non avevo idea di come proseguire il gioco, di cosa inventarmi per soddisfare questa sua nuova mania. Quando i giochi da lei proposti o richiesti stuzzicavano la mia libido insieme alla fantasia, era facile seguirla, anche se mi accorgevo che al centro dei pensieri di Claudia c’era sempre ed unicamente se stessa. Qualcosa mi sarei inventato, la fantasia non mi manca, ma prima di qualunque sforzo preferivo attendere il trascorrere di una notte di sonno, spesso Claudia cambiava totalmente idea il mattino seguente.

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