Manila & Il Suo Primo Uccello – Diario

La ripresa video parte dall'alto, inquadrando le sue tette, poi si sofferma per qualche secondo su di loro, mentre una mano inizia a toccarle ed a massaggiarle. Ancora una strizzatina ai capezzoli con le dita e poi la telecamera scende verso il basso, fermandosi in mezzo alle sue gambe. La sinistra inizia quindi a strusciare sulla bionda fica avanti e indietro, nell'audio si avverte anche il lieve rumore che fá la mano sfregando sui biondi peli.

Due dita inziano quindi ad allargare le grandi labbra, mentre il dito medio inizia a sgrillettare ed a farsi strada dentro la fica, vedo la pelle viva e sento contemporaneamente ansimare la protagonista che si stá masturbando nel video. Blocco immediatamente il video sullo Smartphone e mentre lo inserisco nella tasca dei jeans, mi guardo intorno, ma fortunatamente non vedo nessuno. Meno male, se fossi stato in pubblico, sarebbe stato un bel problema spiegare quel filmato.

Respiro con calma qualche secondo, poi riprendo di nuovo il cellulare e guardo il mittente: era Manila! Dovevo immaginarlo. Apro il messaggio allegato e leggo:
“Ciao Chase, spero ti sia piaciuto il mio spettacolo, era un modo per ringraziarti per aver raccontato come solo tu sai fare, la mia storia. Quando torni a casa apri la tua E-Mail, ho altro da confessarti. Un bacio, Manila”.
Ho conosciuto Manila su un sito per adulti, questo o quell'altro non fá differenza.

Ci sentiamo ormai da quasi un anno e ci siamo giá visti di persona un paio di volte. Ma se volete conoscerla meglio, sapere perché vi stó parlando di lei e perché mi ha “ringraziato” inviandomi quel video, vi rimando ad un mio precedente racconto dal titolo: “Manila & Le Sue Prime Esperienze – Confessioni”.
Se invece volete continuare la lettura, senza conoscere la prima parte della sua storia, vi dico solo che Manila mi ha incaricato di scrivere per lei la sua, diciamo “biografia sessuale”.

Qui di seguito, il resto della sua storia:
Ciao Chase, dove eravamo rimasti? Ah….. si, alle mie prime esperienze sessuali. Come giá sai, sono sempre stata una ragazzina molto aperta (in tutti i sensi) fin da quando avevo quattordici anni. Mi ricordo che da quando ho scoperto il piacere che puó darmi e dare (agli altri) il mio corpo, ne ho combinate di tutti i colori. I miei primi giochetti sessuali li feci a casa, come ben sai.

Masturbarmi con il soffione della doccia, sparandomi un getto d'acqua dritto in mezzo alle gambe, era solo l'inizio. La sera poi, sola e nel silenzio della mia stanza, facevo anche il bis. Nuda sul letto, mi strofinavo la mano sulla mia giovane fica liscia e profumata, quando poi mi bagnavo, mi mettevo dentro due dita facendomi lunghi ditalini fino a far diventare la mia fica completamente fradicia. Riuscivo ad avere anche due o tre orgasmi in poco tempo.

Quanta energia a quei tempi. Ma il mio divertimento piú grande era provocare gli altri, sapevo di piacere e non perdevo occasione per mostre il mio fisico. Spesso quando uscivo e prendevo i mezzi pubblici, mi sedevo nei posti centrali alla fine dell'autobus. Poi facevo finta di leggere una di quelle riviste per adolescenti e mentre la sfogliavo, tenevo sempre le gambe leggermente aperte (ovviamente non portavo le mutandine). Non le divaricavo molto, non volevo passare proprio per sfacciata, ma le lasciavo spalancate quel tanto da permettere a chi sedeva nei posti davanti, di guardarci in mezzo.

Ogni tanto poi, per aggiungere un pó di sale alla situazione, me la grattavo ed in questo caso con molta provocazione, visto che usavo il dito medio come se mi stessi sgrillettando la fica. Penso che avró fatto drizzare e svuotare parechi cazzi con quel gioco. Gioco che, lo ammetto, ancora oggi ogni tanto faccio in metropolitana. Si lo só Chase, sono un pó puttanella! Comunque sempre sul bus, mi piaceva vedere le facce dei miei coetanei quando cercavano di sbirciare attraverso le mie scollature.

Non che allora ci fosse molto da vedere (ero quasi piatta) ma per un tredicenne che le uniche tette che vedeva erano quelle delle riviste porno, era comnque molto, dato che erano comunque dal vivo. Ad ogni modo, io cercavo di rendergli la vita piú semplice, ed ogni volta che prendevamo i mezzi pubblici, mi reggevo ai sostegni in alto, in modo tale che la connottiera si sollevasse un pó, lasciando scoperto un pizzico di pancia, ma soprattutto lasciando un buco poco sotto l'ascella dove potevi intravedere i miei piccoli seni.

Sapevo che sia i miei piccoli amici, sia gli altri ragazzi sconosciuti, avrebbero approfittato di quella generosa scollatura per buttare un'occhiata a quelle giovani tette ancora acerbe ma giá appetibili per qualunque maschietto. Anche questo gioco me lo porto dietro ancora oggi, te lo confesso. Ma oltre che offrire, appena ne avessi avuto l'occasione, spettacoli erotici a chi mi capitava a tiro in qualunque occasione, dedicavo anche molto tempo a me stessa. Sempre alla ricerca di nuovi modi per stimolare la mia fichetta.

Nel precedente racconto ti ho fatto una bella lista Chase, ti ho spiegato quanti modi avevo inventato per masturbarmi sempre in modi diverso, ma qualcosa mi torna sempre alla mente. Una volta (l'unica, poi capirai perché) mi sono domandata come poteva essere masturbarsi in pubblico, sentire la propria fica bagnarsi, senza che gli altri lo sapessero. Di oggetti dentro la mia fica, come ben sai, ne mettevo, dopo le mie dita (non meno di due) sono passata al manico della spazzola per i capelli, i pennarelli, persino la custodia da viaggio per i spazzolini da denti aveva sverginato la mia profumata e liscia fica da quattordicenne.

Un giorno decisi di provare qualcosa di nuovo, di mettermi qualcosa su per la mia fichetta e andare a spasso per negozi. Mi sarei masturbata lentamente tutto il giorno. Andai i bagno, presi della carta igienica ed inizia ad arrotolarla su sé stessa fino a farne un bel cilindro lungo e spesso. Dopo me lo sono infilato tutto dentro, centimetro dopo centimetro. Quando la mia fica lo accoglie completamente, mi infilo la gonna senza indossare le mutandine (ormai erano diventate superflue) e vado in giro per negozi.

Passo dopo passo, quel masso di carta igienica faceva il suo dovere. La sentivo strusciare lungo le pareti della mia patatina, ogni tanto mi fermavo in qualche angoletto e mi passavo anche la mano lungo le grandi labbra. Quanti orgasmi Chase. Ogni tanto mettevo la mano sotto la gonna per il solo piacere di sentire la mia fica bagnata. Spesso dovevo anche fermarmi, gli spasmi della mia patatina non mi permettevano di camminare liberamente.

La masturbazione andó avanti per tutto il pomeriggio e notai anche che la gonna iniziava a bagnarsi a causa della mia fica completamente fradicia dei miei umori. Decisi che forse era arrivato il momento di tornare a casa, piú che altro perché dopo un pomeriggio di autoerotismo e orgasmi multipli, la mia fica iniziava a prudermi. Sentivo un forte bruciore ogni minuto che passava. Una volta a casa quindi, mi sono subito chiusa in bagno per vedere cosa era successo lí sotto.

Un macello Chase. Le mie grandi labbra erano completamente rosse. Non avevo considerato che la carta igienica dentro la mia fica, bagnandosi per tutto quel tempo, si era completamente sgretolata e fatta in milli pezzi! Che casino. Cerco di toglierla un pó alla volta, con una mano allargo le mie grandi labbra e con l'altra cerco di mettere le mie dita dentro ed afferrare l'afferrabile. Mentre eseguo quel lavoro certosino, la sensazione é un misto di dolore e godimento, ma comunque l'impresa é difficile, la carta igienica dentro la mia fica é troppa ed in tanti piccoli pezzettini, impossibile prenderli tutti.

L'idea di andare in ospedale si insinua nella mia testa, sai che vergogna. Allora tento un ultimo gesto disperato, il tutto per tutto. Entro nella vasca da bagno, rimango in piedi a gambe divaricate e mi sforzo per pisciare. Sento che l'urina sta per arrivare, avverto quella sensazione di caldo lungo le pareti della mia fica, eccola, vedo il piscio uscire dal mie grandi labbra, insieme ad esso noto anche i pezzi di carta igienica.

Faccio un sospiro di sollievo, ma per essere certa che niente rimanga all'interno della mia giovane vagina, prima che termini la lunga pisciata, inserisco dentro la mia fica il dito medio e lo muovo al suo interno alla ricerca di eventuali residui. Tra godimento e sollievo, sento che all'interno della mia patatina non c'é piú nulla. Lascio che le ultime gocce di urina nella vasca, poi mi sciacquo la fica ed infine spalmo una crema intima lungo tutta la mia fica.

Che paura quella volta, peró… che esperienza elettrizzante anche. Ma facciamo un salto in avanti Chase, come avrai capito, ormai nel campo dell'autoerotismo e dell'esibizionismo ero una Leader! Ora voglio parlarti delle mie prime esperienze con l'altro sesso, d'altronde se prima non avessi conosciuto bene il mio corpo, non potevo certo esplorare quello appartenente ai ragazzi. Cosí per non arrivare impreparata con un futuro ragazzo, ne scelsi uno a portata di mano. No, non é chi pensi Chase, non é mio fratello, cosa ho fatto a lui giá te l'ho raccontato e mi sono fermata lí.

La vittima che scelsi, fu mio cugino Fabrizio. Il solito ragazzino che pensava ai motorini ed ai videogiochi e quando gli andava bene, si segava su riviste porno. Ero consapevole che un pensierino su di me l'aveva fatto, il vecchio detto “non c'é cosa piú divina che scoparsi la cugina” si era insinuato come a tutti i ragazzi, nella sua testa. Io comunque, da quando decisi di prenderlo come cavia, iniziai a provocarlo. Qualche volta, quando veniva con gli zii a cena da noi, ci chiudevamo in camera con i videogiochi di mio fratello.

Poi dopo un pó, con la scusa che sudavo, mi cambiavo le magliette davanti a lui. In quei secondi (che facevo durare un'eternitá) che passavo da una maglia all'altra, vedevo che lui sbirciava e diventava tutto rosso. Un'altra volta, che passó di mattina presto a chiamarmi per andare al mare, mi venne a svegliare direttamente in camera (su suggerimento di mia madre). Sentendolo salire per le scale, mi tolsi subito il pigiama rimanendo solo con le mutandine.

A quel punto non mi rimaneva che far finta di dormire e vedere la sua reazione. Una volta davanti alla camere, Fabrizio mi chiama e mi dice che é ora di alzarsi. Io non rispondo, cosí lui entra e cerca di chiamarmi di nuovo. Ma non appena la sua bocca pronuncia il mio nome, si blocca di colpo. Sento il suo sguardo su di me, con gli occhi socchiusi vedo che mi osserva. Forse é la prima volta che vede, anche se molto piccole, delle tette dal vivo.

Lo lascio spiarmi per un pó, voglio che la sua eccitazione cresca, poi apro gli occhi, mi alzo lentamente e con finto stupore gli domando cosa ci facesse in camera mia:
– “Fabrizio! Che ci fai qui? Non si usa bussare? Esci da qui immediatamente!” Gli urlo in faccia.
-“Io… io, credvo fossi vestita… io… ero venuto a chiamarti per andare al mare!” Mi risponde balbettando e con il viso rosso fuoco dalla vergogna.

-“Bhé, adesso mi hai chiamata. E poi cos'hai da guardare? Non hai visto abbastanza? Esci ed aspettami fuori!”
Mentre gli dico quelle parole, mi alzo dal letto mostrandomi ora mezza nuda, coperta solo dalle mie mutandine. Fabrizio diventa sempre piú rosso. Lo facevo apposta, volevo torturarlo fino alla fine. Anche per tutto il tempo che ho fatto la finta incazzata, non mi sono mai coperta le mie piccole tette, lasciandogli ammirare il panorama per tutto il tempo.

Dopo una serie di incidenti “casuali” su questo genere, decisi che era ora di riscuotere la mia parte. Un giorno qualunque andai a trovarlo a casa sua, sicura che fosse da solo e con la scusa che dovevo parlargli, ci chiudemmo in camera. Senza mezzi termini e andando dritta al punto, gli chiesi se avesse mai avuto una ragazza. Lui diventa ancora una volta rosso e mi dice di si. Allora prendo la situazione in mano e gli dico alzandomi la maglietta e mostrando il mio petto acerbo ma invitante:
-“Quindi queste le avevi giá viste?”
Fabrizio é visibilmente imbarazzato, non sá cosa dire.

-“Ed anche questa?” Aggiungo lasciando cadere a terra i miei pantaloncini.
Mio cugino é paralizzato, non sá cosa dire, cosa fare. Io faccio un passo avanti lasciando i miei bermuda a terra e mi avvicino a lui. Fabrizio continua a non muoversi, il suo viso passa da rosso a rosso inferno. Quindi faccio la mia mossa senza pensarci due volte. Credo non se lo aspettasse quel mio gesto cosí diretto, ma volevo assolutamente vederne uno.

Mi inginocchio davanti a lui, gli slaccio i pantaloni e gleli tiro giú, poi afferro i suoi slip per i lati e abbasso fino a terra anche quelli. Ora il suo pisello é davanti al mio viso. Mi fermo qualche secondo a guardarlo, a studiarlo. Non era il primo uccello che vedevo, o meglio, in foto ne avevo visti decine, ma dal vivo no, proprio no. E cosí é questo quello che hanno in mezzo alle gambe i ragazzi, quello che piú di una volta ho visto solo dietro un jeans o un costume, quel coso che tanto mi incuriosiva dall'esterno, quell'oggetto in grado di cambiare forma e lunghezza in pochi minuti.

Mi domandavo sempre come era possibile. Un secondo prima sembrava non ci fosse nulla ed un minuto dopo vedevi un gonfiore, un bozzo. Ad ogni modo il pisello di mio cugino era diverso da quelli che avevo “visto”. Questo sembrava come la mia fica, solo con un serpente attaccato. Era tutto liscio, con della pelle che gli avanzava sulla punta. Ma non ci dovevano essere dei peli lí? Vabbé, ci saranno diversi tipi di piselli, penso.

Comunque Fabrizio non aveva un uccello grande e stranamente era ancora moscio. Forse l'imbarazzo e la mia (allora finta) sicurezza, gli bloccarono l'eccitazione. Ad oggi posso comunque dire che ce l'aveva davvero piccolo, ma a suo tempo a me sembrava enorme. Spero che il tempo poi gli abbia regalato qualche centimetro. Ma torniamo a quel pomeriggio. Inizio a sfiorare l'uccello di mio cugino, non só bene cosa fare, come muovermi, quindi mi limito a toccarlo ovunque.

Afferro le sue palle, poi me le passo tra le dita come biglie ed infine provo a srtringerle tra due dita. Sembrano delle noci di cocco. Intanto vedo che il suo pisello inizia a crescere di dimensioni, un mezzo sorriso spunta sul mio viso. Penso che gli piaccia come lo tocco. Continuo ad accarezzarlo e gli dó persino un bacio. L'uccello di Fabrizio inizia a prendere il volo, cresce sempre di più. Ora posso afferrarlo completamente con tutta la mano.

Lo stringo, muovendo la mano in modo irregolare in ogni direzione, tranne che su & giú (ancora non sapevo come si masturbava un ragazzo). La forte presa lascia scoperta la punta del pisello di mio cugino, praticamente era in piena erezione e la stretta della mia mano aveva tirato involontariamente la pelle indietro dalla sua cappella. Continuo a massaggiarlo, un altro bacio se lo merita e torno a stuzzicare le sue palline. Avverto un lieve tremolio nelle sue gambe e sento anche il sangue fluire lungo la sua asta.

Passo lungo tutto il suo pisello, sotto, il mio dito avanti e indietro, voglio fargli il sollettico. Ma dopo qualche secondo che lo stuzzico, vedo sulla punta del suo uccello uscire della schiuma bianca. La sua cappella é rossa, gonfia, quello che cola fuori sembra piscio, ma piú denso e sotto forma di goccioline. Sento Fabrizio ansimare. Gli piace che gli faccia il sollettico lí sotto, allora continuo. Ma all'improvviso Fabrizio mi ferma e si sposta.

Poggia le mani su due sedie e mi guarda tutto sudato. Poi osserva il suo giovane pisello dritto e gonfio che continua a far uscire qualcosa dal buco della cappella con maggiore pressione. Non ci credo che non sá come masturbarsi. Lascia che sia il suo corpo (con il mio precedente aiuto) a liberarsi del “carico” in eccesso in modo naturale, o quasi. Ad ogni modo vedo il suo pisello che pulsa, fá dei movimenti dall'alto verso il basso e viceversa, senza che nessuno lo tocchi, contemporaneamente espelle anche quella crema bianca, solo piú corposa.

Le sue non sono non sono vere e proprie sborrate ed a parte le prime due schizzate in terra, il suo pisello sembra una rubinetto che perde. Un rubinetto che continua a rilasciare sperma senza fermarsi. Allora allungo una mano sotto il suo uccello e lascio che un pó di quella sostanza mi cada sul palmo. Sembra sapone liquido, solo piú caldo. Provo a odorarlo, ma il suo “non profumo” non mi piace. Cosí rimango ancora qualche secondo ad ammirare mio cugino che viene.

Tutto peró finisce quasi subito, in pochi secondi le sue palle si svuotano e quello che vedo dopo é un pisello che gronda ancora goccioline di crema calda mentre torna alle sue piccole dimensioni. Oggi ti posso dire Chase, che forse mio cugino era troppo piccolo (aveva pur sempre un anno meno di me) e inesperto per fare una lunga schizzata. Il suo uccello era forse anche vergine di seghe. Certo, quella che aveva avuto era si una sborrata, ma molto fiacca, tipica di chi é ancora molto giovane ed ha le palle che ancora devono produrre sperma in modo regolare.

Comunque una vera e propria sega l'ho fatta qualche tempo dopo, con un mio amico che era un pó piú sveglio di mio cugino. Quella volta prese lui l'iniziativa e guidó la mia mano lungo il suo cazzo, fino a quando non venne sulla mia cannottiera appena comprata. Ma questa te la racconto un'altra volta, insieme ad un'altra mia esperienza, anche se accaduta in tempi recenti, in cui ho eiaculato per la prima volta! Lo sapevi che una donna puó eiaculare, vero? Vá bene, ora ti lascio, ho bisogno di una doccia.

Ancora una volta mi sono accorta che la mia fica si é bagnata ripensando al passato. Sono completamente zuppa lí sotto! Alla prossima Chase, ciao.
Manila non finiva mai di stupirmi, era davvero una bella porcellina. Ora non mi resta che attendere la sua prossima E-Mail pazientemente.
Adesso invece sará il caso che mi faccia una bella doccia fredda pure io, il suo racconto ha fatto prendere il volo anche al mio uccello!

chasedessler@katamail.

com.

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