Le mie storie (39)

Se torno a scrivervi dopo un po’ di tempo, vuol dire che evidentemente ho qualcosa da raccontarvi. Quelli che di voi mi seguono da sempre, pensano che riguardi il mio nuovo amico Marco. Purtroppo con lui è una situazione un po’ particolare, dovrei spendere parecchie parole per spiegare i pensieri di una quarantenne rapportati a quelli di un quarantenne.
Invece stamattina scendo come al solito a fare la spesa nel mio supermercato, ad un certo punto tra la gente accompagnato da un ragazzo più giovane, vedo un signore sulla settantina, purtroppo portati male.

Lo guardo, un paio di secondi non di più, ha la faccia scavata dal tempo e sicuramente qualche malattia sia fisica che mentale. Lui ricambia il mio sguardo, la cosa apparentemente finisce lì. Io continuo il mio giro, ma piano piano quel volto comincia a dirmi qualcosa. Penso e ripenso a chi fosse quell’uomo per tutto il tempo della spesa. Poi arrivata sul ballatoio di casa, ho l’illuminazione, d’un tratto mi viene in mente tutta un’altra immagine, quella di un uomo bello, poco più che quarantenne, e così torno indietro con la memoria di almeno vent’anni.

Era il padre di una mia amica. Ed io all’epoca, tempi in cui mi sono divertita parecchio in tutti i sensi (e non datemi della poco di buono, perché odio l’ipocrisia maschile), ebbi diciamo una fugace storia durata il tempo di un giorno o forse due. Ve la racconterò con un po’ di tristezza, visto che la vita certe volte diventa implacabile, anche quando non lo vuoi; mentre vi scrivo non ho davanti il suo volto bello e giovane, ma quello segnato di stamattina.

Ci troviamo a metà degli anni novanta, ero in piena università e chi ha letto “Le mie storie” sa che in quel periodo studiavo ed uscivo insieme ad un gruppetto di ragazze piuttosto sveglie. Una di loro aveva una casa all’ultimo piano del palazzo e insieme aveva anche il terrazzo che sovrastava tutto l’edificio. Durante il periodo di studi, appena la primavera faceva capolino, quel terrazzo ci vedeva molto spesso stese sulle sdraio a prendere il sole anche in topless e in mutande visto che nessuno poteva vederci.

Su quel terrazzo organizzavamo le serate, ci riposavamo dopo lo studio e qualcuna di noi ci ha portato anche qualche ragazzo (non la sottoscritta che aveva casa praticamente libera visto che abitavo solo con mio fratello).
Credo fosse giugno, e la proprietaria di casa era in vacanza con la famiglia. Io ed un’altra mia amica stavamo preparando un esame, per cui eravamo ancora a Napoli. Lei non aveva problemi a lasciarci le chiavi del terrazzo anche perché erano separate da quelle della casa.

Così dopo aver studiato a casa mia, io avevo già pronto il costume per andare a prendere il sole come succedeva spesso. Ma in quell’occasione la mia amica mi disse che aveva da fare (non ricordo assolutamente il motivo per il quale non venne), e io nonostante ciò decisi di andare lo stesso visto che era davvero rilassante. Come se stessi in vacanza, preparai la borsa con l’asciugamano, le creme e l’acqua e nel giro di un quarto d’ora ero in pieno sole.

Ricordo che girai la sedia a tre quarti per tenere d’occhio la porta d’ingresso del terrazzo, non si poteva mai sapere. Mi mi si in topless come facevamo sempre. Ad un certo punto sentii un rumore provenire da lontano, neanche il tempo di girarmi per coprirmi un poco che la figura del padre si materializzò ad una decina di metri da me. Voglio puntualizzare subito che all’epoca i genitori di Sara (questo il nome della mia mica) erano separati già da tanto, lei viveva in quella casa con la madre ed una sorella, mentre il padre abitava altrove.

Dopo un po’ d’imbarazzo, e chiaramente dopo essermi coperta con un pareo, lo salutai e gli chiesi cosa ci facesse. Lui mi guardò e ricordo ancora che mi disse ridendo “per la verità questa domanda dovrei farla io a te, visto che la casa sarebbe mia”. Io mi misi a ridere, effettivamente aveva ragione, poi dopo aver preso una sedia ed averla messa vicino alla mia, mi disse che era venuto a prendersi un po’ di sole e che lo faceva spesso anche lui.

Io intanto non mi ero resa conto che il pareo non è che coprisse granché, ma ricordo anche che all’epoca la cosa non mi provocava particolari imbarazzi anche perché come già scritto più volte ero in un periodo piuttosto “libertinario”. Così lui si tolse i pantaloni e rimase con uno di quei costumini a slip un po’ anni settanta. Naturalmente cominciammo a parlare, e mentre lo facevamo, mi venivano in mente le discussioni con le mie amiche proprio in quel posto quando dicevamo a Sara (per la verità la più insistente era un’altra nostra amica) che prima o poi ci saremmo fatte suo padre, visto che era un bell’uomo e molto affascinante.

“Il signor Roberto” così lo chiamavamo, era spesso oggetto delle nostre prese in giro verso Sara che era piuttosto gelosa del padre. A distanza di tanti anni non ricordo quali fossero gli oggetti di quella nostra chiacchierata, ma ricordo perfettamente che eravamo entrambi a nostro agio. Io mi ero accorta che lui ogni tanto buttava l’occhio sul pareo trasparente che “copriva” per così dire i miei grossi seni, ma chiaramente facevo finta di niente anzi mi piaceva anche l’idea di provocarlo.

Ad un certo punto della discussione lui si alzò dicendomi che doveva andarsi a bagnare un po’ (c’era una cannola per le piante che utilizzavamo come doccia), e mentre si sollevò dal lettino, mi resi conto che sotto il costumino si era svegliato il suo uccello. Non vorrei sbagliarmi nel ricordo, ma credo proprio che in quell’attimo ci fu uno scambio di sorrisi. Poi mentre lui andò a rinfrescarsi, io (a pensarci adesso mi chiedo ancora se lo feci volutamente o meno) mi girai di schiena per cambiare un po’ posizione.

Quando tornò gli chiesi di spalmarmi un po’ di crema sulla schiena e di fare il massaggio, lui naturalmente fu ben lieto di farlo. Ricordo che mi parlava di una delle amiche del gruppo che diceva di piacergli particolarmente (effettivamente era ed è tuttora una bella ragazza). Ma ricordo perfettamente che mentre parlava di lei, con le mani non solo massaggiava la schiena, ma cominciò a scendere. Naturalmente non era la prima volta che un uomo mi faceva un massaggio, e altrettanto naturalmente a vent’anni passati capivo benissimo in che maniera mi stava “toccando”.

Piano piano scese sulle gambe (le mie sono grosse, troppo purtroppo, lo sono adesso come lo erano allora), ed io cominciai a capire che le sue mani stavano facendo tutto tranne che massaggiare. Intanto noi due continuavamo a parlare, ma le sue intenzioni erano chiarissime, non solo dal tocco delle mani, ma soprattutto dall’interno del suo costumino che era gonfio all’inverosimile. Io intanto ero tra il divertita e l’ eccitata, era una situazione paradossale, dove c’era soltanto da decidere se fare il passo ulteriore o meno.

Nonostante la mia proverbiale imbranataggine, devo dire che in quel periodo ero stranamente piuttosto sicura di me soprattutto dal punto di vista sessuale. Così quando mi chiese di mettersi a cavalcioni sopra di me per continuare il massaggio, ricordo benissimo gli dissi “signor Roberto, non sei un po’ troppo intraprendente? “Ricordo che ci rimase malissimo nonostante io gli sorrisi dicendo che stavo scherzando. Così dopo mie insistenze riprese il massaggio sulle spalle seduto di fianco a me.

Dopo avermi toccato il culo abbondantemente, con la scusa di eliminare la cellulite (diceva che ne avevo poca, mentendo spudoratamente), non mi ero resa conto che il mio compagno di conversazione era in una situazione molto più che imbarazzante. Infatti lui aveva cominciato a massaggiarmi sulle spalle, ed io avevo la testa girata dal lato opposto a lui. Quando dopo qualche minuto cambiai posizione, mi ritrovai con gli occhi che erano a non più di 30 cm dal suo pacco oltretutto molto ingrossato.

Lui naturalmente si accorse che lo stavo guardando proprio li, anche perché non avevo alternative, così mentre continuava ad impastarmi le spalle, piano piano allargava le sue gambe avvicinandosi al mio lettino. In quel momento decisi di prendere l’iniziativa, anche perché sotto suo costume la sorpresa sembrava essere piuttosto grossa. Così mi alzai un po’ sui gomiti, lo guardai e dopo allungai una mano verso lo slip abbassandoglielo di quel tanto per far venire fuori il suo uccello duro.

Lui rimase stupito di questo mio gesto, poi si mise sulla punta della sua sedia e mi lasciò fare. Cominciai a fargli un pompino, mentre lui ricordo che subito mise la mano sotto al pareo per toccarmi i seni; dopo un po’ si alzò, io mi girai e lui mi allargò le cosce. Io ridendo gli disse “signor Roberto adesso cosa facciamo?” E lui dopo avermi sfilato la parte bassa del costume mi entrò dentro.

Ricordo ancora che mentre lo facevamo parlava tanto, diceva che ogni volta che vedeva il nostro gruppetto di ragazze, aveva sognato di trombarci tutte quante. Io ridevo come una matta mentre lui spingeva dentro e mi faceva godere. Poi all’improvviso lo tirò fuori e mi venne sulle tette ed anche in faccia, tanto che io quasi mi arrabbiai (anzi togliete anche il quasi). Ricordo che dopo essermi andata a fare la doccia con la cannola, lo ritrovai steso sul lettino, e dopo un po’ di altre chiacchiere, ero nuovamente su di lui.

Questa storia la tenni per me per un po’ di tempo, anzi alcuni anni. Fin quando lo dissi ad una del gruppetto. Mentre finisco questo racconto, ho ancora il volto del signor Roberto oggi, invecchiato e triste.
Adesso vado in vacanza, spero al ritorno di avere qualcosa da raccontarvi… altrimenti pazienza….

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