Esibizionismo altruistico

Un lungometraggio sui tre giorni, che Patrizia e io trascorremmo nella città di cupole e fontane, sarebbe ragionevolmente vietato ai cardiopatici di tutte le età.
Gli impegni che ci avevano spinti nella Capitale erano importanti a tal punto da farci percorrere mezza Italia in auto sotto un sole scottante, un luglio la cui colonnina di mercurio era impietosa e febbrile.
L’unica auto a disposizione nell’autonoleggio era nera ed entrambi odiamo l’aria condizionata: nulla di meglio per iniziare con il piede sbagliato una breve ma tanto attesa parentesi, lontano da tutto e da tutti, noi due soli, come sempre immersi nel nostro smisurato amore e sopraffatti dalla passione che proviamo l’uno per l’altra.

Il link di google maps, che avrebbe dovuto guidarci all’appartamento preso in affitto, ci condusse esattamente dall’altra parte della città e l’aria, che in autostrada aveva refrigerato le menti, era un lontano ricordo.
Facemmo subito conoscenza di un famigerato blocco d’ingresso della ZTL, ma, alla fine, arrivammo a destinazione.
Lo spettacolo che ci si presentò fu unico, Patrizia è la maga delle prenotazioni on line … e dire che per due giorni l’avevo derisa chiedendole se voleva scrivere un trattato sugli immobili in affitto a Roma.

Una terrazza di 250 metri quadri a pochi metri da Piazza Trilussa, ascensore privato, Gianicolo sulla sinistra, Cupolone al centro e Tevere a destra.
Ancora non sapevamo cosa fosse l’edificio alle nostre spalle.
Quasi nessuno avrebbe potuto vederci, privacy totale nel centro della città più bella del mondo.
Il ricordo del caldo patito, dei chilometri percorsi, di google maps e della multa svanirono in un batter d’occhio.
Ci abbandonammo incondizionatamente a noi stessi per tutta la notte e, alle prime luci dell’alba, realizzammo che tutta quella privacy, in realtà, soffocava un lato della nostra personalità sessuale.

Un incontrollabile e non voluto desiderio di farci vedere nella nostra intimità irruppe devastante. L’idea di far eccitare chi ci avrebbe ammirato ci eccitava da morire. Ci mettemmo sul bordo della terrazza, Patrizia, in piedi, appoggiò il dildo sul pa****tto, si chinò e iniziò a giocarci, al contempo impreziosendo il nostro legame di un rapporto orale senza precedenti.
Non l’avevo mai vista così eccitata, incapace di controllo guaiva come una gattina, ero preoccupato che la foga, con cui spingeva avrebbe fatto cadere le anfore che, nell’antichità, avevano illuminato la strada dei consoli e che, in quei momenti, riflettevano, entusiaste, la luce di uno spettacolo erotico capace di scolorire le tinte dell’alba romana.

Impossibile contare i suoi orgasmi, si cosparse viso e corpo del copioso frutto, che le donai orgoglioso. Patrizia è una bomba di sensualità, fisico unico, cervello raro, personalità spiccatamente dominante, culo da brevettare, donna, donna unica, nessuno le resiste.
Siamo pazzi l’uno dell’altra, i nostri corpi si uniscono più volte al giorno da tre anni, sempre, anche nella banale normalità della vita familiare di coppia.
Tuttavia, va detto che la carica di passione sessuale che, in quei frangenti, letteralmente ci sconquassò, era superiore e diversa da quella cui eravamo abituati.

Già, proprio così, la possibilità di essere visti e di dare piacere a qualche sconosciuto di aveva fin resi incapaci d’intendere e volere.
Nessuno, però, con certezza assoluta, ci vide ed era chiara la sensazione di rammarico di Patrizia e anche mia. Lei trovò parziale sollievo quando capì che il misterioso edificio alle spalle della terrazza era la casa circondariale. La permanenza dei detenuti, che ebbero la fortuna di ammirare il corpo interamente nudo di siffatto inno alla bellezza femminile, peraltro volutamente fluttuante su tacchi a spillo funambolici, fu certamente allietata.

Tantissime docce, necessarie a calmare la sua bollente intimità, bagnata dall’inconscio e umano desiderio di farsi ammirare, di eccitare eccitandosi, un circolo vizioso senza fine, perfetto connubio di dare e avere.
Nudi e inermi innanzi a tale pulsione demmo luce a un tourbillon di sesso al limite dell’umana immaginazione ma, mai, fummo certi di essere visti.
Patrizia non può controllare il potere che esercito su di lei. Posso farle e farle fare ciò che voglio senza costrizione alcuna, solo con quell’enorme organo sessuale posto sulle spalle, che gli uomini hanno dimenticato di avere.

Complicità e passione sono ovviamente alla base e, per lei, l’inverso è fin più semplice, bastando la sola vicinanza a innescare in me una reazione chimica, in grado di ammaliare e confondere un intero esercito.
Parentesi finita, auto nera, afa, ultimi acquisti, lei sgomenta dal ritorno alla vita normale.
Ama le sorprese e, quindi, non le avevo detto che, in realtà, il supposto giorno del rientro era quello della festa a bordo lago annualmente organizzata da amici di vecchia data.

La sua reazione, quando lo seppe, ripagò il mio difficile silenzio.
Villa da mille e una notte, open-bar, piscina panoramica, musica house, gente giusta, atmosfera perfetta, il tutto all’interno di un uliveto millenario, che si estendeva a perdita d’occhio.
Donne impotenti innanzi alla ineguagliabile dirompenza del suo fisico e lei, così, tanto per fugare ogni possibilità di competizione, indossava un mini tanga brasiliano, il cui tenue e flebile disegno sembrava creato per dilungare fino al fondo schiena la perfetta linea delle sue gambe statuarie, esposte su di un piedistallo a spillo a dir poco vertiginoso.

Non ce n’è mai per nessuna, neanche una fotomodella ventenne nel fiore degli anni può ipoteticamente offuscare l’indescrivibile reazione sextenata in chiunque dalla sua imparagonabile e unica sensualità.
Van Gogh, Renoir, Manet e Cezanne sarebbero meno famosi se le loro opere incrociassero Patrizia.
Gli occhi eccitati degli uomini presenti alla festa, definibili spermatici, vedevano solo lei, che, intimamente e sinceramente inconscia della portata della sua carica erotica, con il suo incedere, senza rendersene conto, trasformava le loro sagome, impotenti schiave del suo essere.

Mi dispiace per loro, ma Patrizia è mia e va detto che lo stesso effetto lo subisco io in misura ben maggiore, giacché, non mi dispiacerà mai ripeterlo, ciò che ci lega è del tutto sconosciuto all’umano sapere.
I numerosi bicchieri e il caldo intenso svegliarono, ancora inaspettatamente, la nostra voglia di regalare gratuite emozioni ai terzi.
La passione offuscò il nostro intelletto e ci guidò a margine dell’area destinata alle auto degli ospiti, sotto un ulivo, pieno tramonto, magico gioco di commistione di luci e ombre, che permeavano aria intrisa d’incontrollabile eccitazione.

Un ragazzo discuteva animatamente al cellulare a pochi metri da noi, su un pastino posto a un livello di poco inferiore.
Tra i nostro corpi e il resto del mondo, solo da un lato, v’erano i pochi centimetri del tronco dell’ulivo.
Ciò che ci faceva stare lì non era una conscia volontà, programmata, ma un desiderio incontrollabile, intimo, votato a dar piacere a noi e agli altri. Di certo non solo a noi e non solo agli altri.

Lei era visibilmente eccitata.
Voce flebile, incapacità di pronunciare una frase con soggetto, verbo e complemento oggetto al posto giusto, guance rosse, capezzoli pubblici, mini tanga brasiliano quasi scomparso sul lato anteriore, sopraffatto da vasi sanguigni al limite della tenuta.
Ci adagiammo su alcuni asciugamano e la passione, che fece svanire i costumi da mare, ci regalò un nuovo rapporto orale, prima lei in ginocchio, poi, vicendevolmente, poi, ancora, lei sopra di me, fintanto che, d’un tratto, si spostò e, donandomi l’esclusiva, prona sulle sue ginocchia, eresse e donò al pubblico la vista del suo monumentale fondo schiena.

Intuivo chiaramente che, se, in quel momento, qualcuno si fosse fatto avanti, avrebbe facilmente ottenuto la sua ospitalità più intima; comprendo perfettamente, è nella natura di ogni donna.
Qui, però, si trattava di una pulsione differente, me ne resi subito conto, ma, per comprenderne la ragione, ci volle molto tempo.
Noi siamo un’entità unica. Quando la passione prende il sopravvento ci sovrasta completamente, il cervello va in stallo e, fantastico e unico, i corpi agiscono in maniera autonoma e incontrollata, donando l’uno all’altro il massimo piacere possibile, esistiamo solo noi, niente e nessun altro.

Quel giorno, invece, Patrizia si unì a me controllando i gesti del suo corpo, forse perché, inconscia della sua devastante sensualità, pensava di donare più piacere ai fortunati spettatori.
Si sedette quindi su di me, dapprima con le ginocchia ai miei fianchi, come adoriamo, per molto molto tempo.
Sembrava che tutto fosse di nuovo normale ma, d’un tratti, si alzò, mise di nuovo i sandali con il tacco a spillo e, piedi ai lati delle mie anche, sulla punta dei piedi, mi cavalcò con una foga impressionante.

L’erotismo permeò di sé l’aria.
Intanto, quel fortunato ragazzo, che assisteva dalla posizione migliore, parlava o, per meglio dire, faceva finta di parlare ancora al telefono e avrebbe potuto farlo in eterno, dato che la batteria veniva costantemente caricata dall’elettrica sensualità del nostro rapporto sessuale.
Credo che Patrizia sia un dono della natura unico. Se ogni uomo avesse una donna come lei, il mondo sarebbe migliore, grondante di amore e passione.
Beati quei pochi eletti che hanno assistito a tale atto, autisti, parcheggiatori, festeggiati e chissà chi altri e un tanto, oggi, lo posso affermare oggi con assoluta certezza.

Già, perché ho compreso che, quel giorno, Patrizia diede luogo a uno spettacolo parzialmente controllato, che nessuna operatrice del panorama pornografico mondiale passato e presente, neanche astrattamente, potrebbe mai immaginare.
La classica e becera scaletta di routine fu da lei realizzata come un’opera d’arte, votata a donare gioia e felicità agli altri, più che a se stessa e la cosa merita particolare considerazione, laddove si consideri l’effetto che Patrizia, già nella normalità, fin vestita, provoca spontaneamente e involontariamente su chiunque.

Fui attore coprotagonista di qualcosa di unico.
Si mise carponi innanzi a me, poi, ripetutamente soddisfatta, si appoggiò in piedi al tronco del fortunato ulivo. Godette di tutta la mia più sonora e possente virilità e la scaletta classica finì come da copione destando nelle olive sovrastanti non pochi dubbi sulle loro capacità produttiva.
Poi, come niente fosse, tornammo alla festa e Patrizia con naturalezza, si tuffò in piscina.

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