Cristina

Sono le 9. 25 e sei in attesa che il treno parta per raggiungermi. Di solito prendevi quello precedente ma l’ordine ricevuto era chiaro. Dovevi prendere questo treno!
Hai pensato che forse lui non poteva arrivare prima.
Come sempre hai scelto il posto vicino al finestrino sperando poi di rimanere sola, senza nessun scocciatore accanto anche se è più difficile a quest’ora.
Il vagone infatti è più pieno e la cosa ti preoccupa un po’ visto che a lui piace molto metterti in difficoltà durante il viaggio.

Non passano neanche 5 minuti che senti vibrare il cellulare e con esso anche il clitoride che è in perfetta armonia con il tuo pensiero.
Infatti è arrivata, e sinceramente attesa anche se non lo vuoi ammettere, la sua mail.
Sapevi che sarebbe arrivata perché anche oggi sei reggiseno e mutandine ed, inoltre, sei stata obbligata ad indossare un paio di leggings che nulla nascondono alla vista dei guardoni.
I spacchi della fica, glabra, e del culo ben in vista sono un attentato per chi soffre di cuore!
La apri mordendoti il labbro come fai sempre quando l’eccitazione inizia a superare la vergogna, quando il desiderio cresce al punto di farti bagnare come un pulcino.

La leggi e rimani sorpresa
“vai al bagno”
ti alzi automaticamente prima ancora di mettere in stand by il cellulare e ti dirigi verso il bagno.
La tua camminata, seguita passo passo dai numerosi pendolari, si ferma quando mi vedi. Sono lì davanti alla parte sorridente in attesa di gustarmi la tua reazione.
Abbassi gli occhi per non mancarmi di rispetto. Due spuntoni fanno capolino sulla camicia all’altezza dei capezzoli, ti manca il respiro per un secondo, fino a quando non arrivi davanti a me.

Ti pongo una shitolina e
“fai quello che trovi scritto nella shitola” dico andando verso il tuo posto.
Entri nel bagno con le gambe che ti tremano e quando finalmente sei dentro tiri un sospiro di sollievo. Ti guardi allo specchio notando all’istante i capezzoli irti e senti la figa che cola come sempre quando mi vedi. Ti ricordi che sei senza mutandine e ti allarmi per quello che potranno vedere tutte le persone presenti nel vagone, sembrerà che ti sei pisciata sotto prima di arrivare al bagno! Per fortuna hai la borsa con cui potrai fare schermo alla macchia che sai si sta allargando davanti alla fica.

Apri la shitola, vedi il contenuto e leggi il biglietto
“sai dove metterlo”
queste sole poche parole ti gelano. Ci eri arrivata da sola, addirittura avevi sentito parlare di certe esperienze, avevi letto alcuni racconti su ciò, ma mai avresti pensato di farlo nella realtà.
Abbassi i pantaloni e prendi l’ovulo contenuto nella shitola. Per facilitare l’ingresso (ma servirà?) lo bagni con la tua saliva, lo lecchi e lo imbocchi e poi lo infili dentro.

Entra all’istante senza nessun problema. Le labbra si sono aperte al semplice contatto sperando che fosse qualcosa di diverso ma pazienza, pensi, succederà a breve.
Prima di uscire passi la mano sulla fica cercando di prendere più fluidi possibile e li lecchi. Sei diventata ghiotta di questo sapore, del tuo sapore!
Esci dal bagno e torni al tuo posto. Mi vedi seduto sul sedile alle tue spalle, e capisci che ero lì già da prima.

“Sarà salito dopo di me” pensi mentre mi passi accanto.
Il viaggio continua tranquillo fino a quando non passa il controllore.
La vibrazione la intuisci prima di percepirla dentro di te e un gemito roco ti sfugge dalle labbra prima di riuscire a controllarlo.
Le vibrazioni variano di intensità mandandoti in estasi ed è con somma difficoltà che riesci a far vedere al controllore il cellulare con scritta la tua prenotazione.

Lui legge il numero, controlla la lista, ti guarda e va via. Ti stai vergognano perché i pensieri che girano nella tua mente sono sempre gli stessi. Perché quello mi guarda? Sa qualcosa? Perché tutti mi guardano?
Poi capisci che nessuno ti guarda, che nessuno sa delle tue attuali sensazioni, della fica che si sta contraendo con spasmi sempre più forti al punto da sembrare crampi, vorresti assecondare il tutto muovendo il bacino strusciando il clitoride ormai impazzito sul tessuto dei leggings, vorresti godere, vorresti ….

ma non puoi.
Finalmente le vibrazioni terminano e ti ritrovi quasi esausta afflosciata sul sedile del treno che corre veloce verso la meta, ma non troppo veloce per te.
Lentamente il fiato ritorna normale, l’eccitazione svanisce (ma non troppo con l’ovulo nella fica), i capezzoli tornano normali, ora non spuntano più sulla camicetta, il tempo passa lentamente in attesa che passi qualcun altro.
Perchè sai che appena apparirà qualcuno le vibrazioni torneranno, forse anche più forti.

Vorresti girarti e guardarmi, chiedermi di fermarmi, ma non lo fai per due ragioni. La prima è che sai che non accetterò mai le tue preghiere e la seconda è che temi la punizione che riceveresti.
Sai che c’è una terza ragione, la più importante, quella che il tuo cervello non vuole ammettere ma il tuo cuore sì, e cioè che non vuoi che io smetta.
Per me, dopo altri due “controllori”, il gioco diventa monotono.

Ed è allora che mi siedo vicino a te, subito dopo aver spento il controllo per la terza volta. Tu sei imperlata di sudore, la camicia ha due macchie di sudore sotto le ascelle, io ne posso vedere solamente una ma è naturale che anche l’altra lo sia, i capezzoli hanno quasi bucato la camicetta per quanto sono eccitata, sui leggings, davanti alla fica, noto una vistosa macchia.
Tu stai guardando i tuoi piedi.

Senti il mio sguardo che vaga su di te. Sei intimorita perchè non sai cosa potrò ordinarti di fare. Ma lo farai qualunque cosa sia.
Allungo una mano e imprigiono il tuo capezzolo destro, quello più lontano da me, tra due dita. Il contatto ti fa uscire un leggero lamento dalla bocca. All’inizio lo stringo con delicatezza, ti piace quando ci gioco, poi aumento la pressione, sempre di più fino a quando non apri la bocca in un muto grido di dolore.

Allora lo lascio e prendo l’altro a cui faccio lo stesso trattamento. Tu cerchi di non pensare ad eventuali spettatori. Provi a fare la furba aprendo troppo presto la bocca facendo la stessa mossa di prima ma io non ci casco e stringo ancora più forte. Quando lo rilascio avresti voglia di piangere.
Ti passo una busta e ti ordino di andare al bagno e di fare quello che trovi scritto nel foglio senza mai toccarti, senza godere.

Ti avvii con un passo dondolante verso il bagno e per tutto il tragitto, o almeno fino a dove arriva il raggio del telecomando, subisci di nuovo le vibrazioni. Questa volta sono al massimo della potenza e fatichi molto a camminare.
Finalmente sei dentro al bagno e leggi subito il biglietto.
“grazie, Sir” pensi mentre ti togli i leggings per mettere i slip e una gonna per poi tornare da me.

Logicamente l’ovulo è rimasto dove era ma siamo quasi arrivati e non hai più quella vistosa macchia davanti alla fica esposta con quei leggings che non nascondevano nulla.
Scendiamo dal treno e usciamo dalla stazione.
“Ora andiamo al sexy shop” ti dico chiamando un taxi
Sei troppo preoccupata per rispondermi ed io attendo di essere seduti nel tassì per fartelo notare.
Il tuo volto arrossisce di colpo e sottovoce mi dici “si Sir”
Al tassista chiedo di portarci al mercato più vicino mentre rido dentro di me
Il mercato è pieno di gente indaffarata a fare la spesa.

Ci sono tanti banchi di frutta, verdura, carne e qualunque altro cibo. Ci dirigiamo verso uno che vende verdura e prima di fermarci ti dico”stai attenta alle dimensioni di quello che comprerai perchè lo userò su di te. Però non fare la furba come prima, hai capito che non ti conviene!”
Giri per il banco guardando il cibo esposto, ma più che altro per recuperare parte della lucidità che hai perso quando hai sentito la mia frase, e poi, intelligentemente, prendi una busta e scegli tre/quattro pezzi di zucchine e cetrioli.

Sul tassì che ci riportava verso la stazione, e di conseguenza verso la squallida camera d’albergo che per entrambi noi rappresentava l’agognata meta, ho “sollecitato” di nuovo la tua voglia usando continuamente il telecomando. Il tempo delle interruzioni a volte erano talmente minime che non facevi in tempo neanche a recuperare il respiro. Ad un certo punto il tassista ci ha chiesto se stavi bene e la mia risposta lo ha lasciato sconcertato perché ho detto solamente “non potrebbe stare meglio” aumento le vibrazioni al massimo facendo in modo che tu arrivassi quasi all’orgasmo.

Lui si è zittito e non ha più parlato ma deve aver intuito qualcosa perché guardava continuamente nello specchietto retrovisore facendoti arrossire ancora di più.
Finalmente siamo entrati in camera e come sempre ti sei spogliata in un secondo inginocchiandoti poi davanti a me in attesa che iniziassero le danze, qualunque danza a questo punto, pur di poter dare sfogo a questo orgasmo che ti portavi indietro da Milano.
Ho tirato fuori il cazzo già ben inturgidito e l’ho avvicinato a te senza neanche bendarti.

Hai visto la mia cappella già gonfia e lucida pronta a sparare il nettare di cui sei golosa.
Anche io ero arrivato al limite dell’eccitazione e sicuramente se te l’avessi messo in bocca avrei goduto in un secondo.
“stenditi sul letto e allarga bene le gambe” ti ho detto con il tono più brusco che potevo
Pensavi che volessi toglierti l’ovulo e scoparti selvaggiamente ed invece ho cominciato a massaggiarti prima un piede e poi l’altro, facendoti anche un leggero solletico a cui tu rispondevi non tanto con le risate ma con i movimenti del corpo che cercava di sfuggire a quel tocco “fastidioso”, per poi passare ai polpacci e alle gambe avvicinandomi sempre di più alla fica che aveva cominciato a perdere umori come se fosse una fontanella.

Quando ci sono arrivato eri in estasi e allo stesso tempo tremavi per non perdere il controllo del tuo corpo e perdere la battaglia contro l’orgasmo che stavi cercando di trattenere
Ho acceso l’ovulo mettendolo alla velocità più bassa. Il clitoride impazzito è diventato ancora più gonfio, i capezzoli turgidi come mai avevi avuto prima, gli occhi chiusi in quel paradiso/inferno. Ho portato la bocca sulla fica per leccare quel prezioso e dolce liquido e mentre il tuo corpo impazziva ho aumentato la velocità al massimo dandoti contemporaneamente la possibilità di godere.

La mia bocca ha atteso poco gli spruzzi del tuo godimento come anche le mie orecchie l’urlo che hai fatto nel momento dell’orgasmo.
L’ovulo continuava a vibrare, la mia lingua ora torturava il clitoride, tu continuavi a godere. Il massimo del piacere per te.
Io non ce la facevo più e per non correre il rischio di prendere un morso ho goduto davanti al tuo viso riempiendolo di caldi fiotti di sperma che tu hai cercato inutilmente di catturare aprendo la bocca e ripulendo con la lingua dove potevi arrivare.

Nel frattempo l’ovulo continuava a vibrare nella fica allagata. L’orgasmo ti aveva sconvolto. Mai prima d’ora eri arrivata a questi livelli e ti sentivi esausta.
Pensavi che ora sarebbe arrivata la parte discendente dell’altalena, quella relativa al dolore, ma non ti importava, anzi la stavi aspettando in attesa della nuova fase ascendente.
che troia sono diventata!” pensavi tra te e te ma io avevo altri piani nella mente.
Avevo deciso di cambiare registro per metterti in difficoltà, per non darti nessun riferimento, per farti vivere una seconda “prima sessione”.

L’ovulo, quando l’ho tolto dalla fica grondava dei tuoi piaceri, e l’ho messo davanti alla tua bocca per fartelo ripulire e farti sentire il sapore che tu conoscevi benissimo anche se solo dopo la masturbazione.
Il sapore era lo stesso ma più intenso a causa della quantità di fluidi. Mi sembravi una bambina alle prese con un lecca lecca. Ad un certo punto lo hai imboccato e succhiato come se fosse il mio cazzo che non avevi finora preso.

Ho inserito due dita nella fica e dopo averle imbrattate le ho avvicinate all’ano che, aiutato dal liquido, le ha accolte facilmente Ho spinto con calma, senza forzare, e mi sono fermato solamente quando erano tutte dentro. Con relativa calma ho tirato fuori le dita e le ho reinserite aggiungendo un terzo dito. Quando hai cominciato a lamentarti ho usato l’altra mano per sgrillettare il clitoride. In pochi secondi la tua apprensione è scomparsa, ti sei rilassata favorendo l’ingresso delle tre dita, e hai cominciato a muovere il bacino per sentire sempre il contatto con le mie dita sul clitoride.

“Fai da sola” ti ho detto lasciando il clitoride alle tue esperte dita “godi quando vuoi fino a quando non ti dirò di non farlo. Tutte le volte che vorrai”
Hai iniziato a muovere velocemente le dita ed io ho cercato di mantenere il tuo ritmo spingendo e ritirando le dita nel culo a mo’ di stantuffo.
Piano piano lo sfintere ha ceduto e il tuo buco del culo si è allargato abbastanza da permettermi di prendere un cetriolo di medie dimensioni e inserirlo per un breve tratto.

Neanche ti sei accorta di questo. Ho preso l’ovulo che giaceva ormai sul letto e l’ho inserito di nuovo dentro la fica e ho inserito la vibrazione più bassa.
Mentre accusavi i primi spasmi che annunciavano l’arrivo del nuovo orgasmo hai cominciato a roteare il bacino, gli occhi si sono rovesciati verso l’alto come se stessi svenendo dal piacere, ed io ho aumentato la velocità spingendo allo stesso tempo il cetriolo per tutta la sua lunghezza e ho cominciato a stantuffare il culo con un ritmo veloce e forte.

L’orgasmo è stato più forte del dolore che pensavi dovessi sentire e hai urlato di piacere mentre l’ovulo, ormai alla massima velocità, impazziva nella fica gonfia, spalancata e “sputante” ed io spingevo a fondo il cetriolo.
Ho lasciato il cetriolo ben piantato nel culo e, dopo averlo spento, ho tolto l’ovulo dalla fica che mi si è mostrata spalancata, gonfia e succosa.
Non potevo certo rifiutare un tale invito quindi ho provveduto a succhiare quei dolci succhi che ne uscivano copiosi.

Tu nonostante i due orgasmi violenti e ravvicinati hai cominciato subito ad assecondare la mia lingua muovendo e roteando il bacino. Quando poi ho preso le gambe, le ho allargate al massimo consentito, le ho alzate per avere a disposizione tutta la fica aperta ora come un’ostrica e mi ci sono tuffato sopra scopandoti con la lingua non hai resistito ed hai goduto una terza volta.
Alla fine eri esausta, distrutta e preoccupata.

preoccupata perché era ancora molto presto e, se la giornata fosse continuata così, non sapevi in quali condizioni saresti tornata a casa.
Io invece mi stavo eccitando sempre di più e non avevo intenzione di smettere di giocare con il tuo corpo. Ho infilato di nuovo l’ovulo nella fica chiedendomi se avevo portato delle pile di scorta e mi sono seduto sulla sedia aspettandoti.
Tu non hai avuto bisogno di ordini o di parole.

Mi hai guardato di sfuggita solamente un secondo perché non capivi se potevi togliere il cetriolo.
“buttalo nel cestino” ti ho detto bruscamente ma più per la mia dimenticanza che per il tuo dubbio
lo hai tolto facilmente, in fin dei conti è più difficile inserire che togliere. Sulla punta del cetriolo c’era una sospetta macchia che ti ha imbarazzato ma poi lo hai gettato nel cestino e ti messa nella giusta posizione per ricevere la punizione.

Hai barcollato, e non poco, mentre mi hai raggiunto.
eri pronta!
I miei occhi avevano una vista fantastica,
ll tuo ancora cinereo sedere, il tuo buco del culo ancora leggermente aperto, i capelli spettinati che ricadevano scomposti sulle spalle. Le mie gambe godevano del tocco dei tuoi turgidi capezzoli a cui ancora non aveva dato nessuna attenzione, il bagnato della fica che toccava la mia gamba destra.
Ho passato con delicatezza le mani su tutto questo ben di Dio, facendoti rabbrividire e sospirare da questo diverso tipo di piacere.

Ho acceso il telecomando al minimo sentendo quel ronzio nascosto e gustandomi il movimento delle natiche, l’ano che si apriva e si chiudeva, i tuoi gemiti di piacere, e
“fino a quando non godrai non smetterò. Quindi concentrati altrimenti farai il viaggio di ritorno in piedi perchè non potrai sederti”
tu hai sentito la mia eccitazione aumentare ed hai capito che non scherzavo
le sculacciate sono iniziate quasi impercettibili e con un ritmo blando e regolare.

Dopo circa un minuto però le cose sono cambiate. I colpi sono diventati più forti e senza uno schema, colpivano non più con una cadenza ritmica ma a caso creandoti una specie di confusione nella testa. Così sarebbe stato più difficile godere! Poi per tua fortuna ho rallentato un minuto per gustarmi il calore delle natiche diventate rosse ed ho aumentato al massimo le vibrazioni, ho atteso che il tuo corpo cominciasse la danza dell’orgasmo quasi raggiunto e poi ho ripreso con colpi forti ma alternati che neanche sentivi per l’imminente orgasmo.

Quando hai goduto, cosa per te inconcepibile fino a qualche tempo fa, piangevi. Dolore e piacere mischiati insieme, felicità e umiliazione, libertà e sottomissione, rispetto e amore.
Tutto questo vorticava nella tua testa mentre ti portavo sul letto.
Distesa eri in mia balia.
Ho portato il cazzo davanti alla bocca che tu hai aperto inghiottendo tutto per darmi piacere, per ringraziarmi, per dirmi che eri la mia sottomessa.
Ti ho scopato la bocca come se fossi una troia da due soldi ma non volevo godere così, non oggi.

Mi sono alzato e ho preso un altro cetriolo, più grande del precedente. Alla sua vista dei sbiancata per paura che prendesse il posto dell’altro.
Mi sono seduto sul letto appoggiandomi alla parete ho detto di impalarti da sola, di incularti sul mio cazzo dandomi le spalle. Ti sei girata e seduta su di me, hai preso il cazzo e lo hai puntato su quello che consideravi il tuo orifizio intoccabile per poi calarti lentamente per gustare le sensazioni che provavi.

Il tocco del cazzo sull’ano, la sua apertura, l’agevole ingresso e il profondo inserimento e l’affondo. Tutto questo da sola. Ho afferrato le tette e tirato a me facendoti appoggiare la schiena sul mio petto ed ho guidato il tuo su e giù molto lento. Salivi fino alla punta del cazzo per poi scendere lentamente fino a toccare il mio pube e poi su e poi giù.
Già stavi iniziando a godere quando ti ho gelato negandoti la possibilità di farlo.

Sei rimasta delusa ma non hai cambiato il ritmo, brava,
Poi ho messo il cetriolo davanti alla fica nascosta alla mia vista e dopo un paio di tentativi sono riuscito a infilarcelo. Ti sentivi piena come non mai. Quel cetriolo era enorme e ti riempiva la fica in contatto con il mio cazzo che ti riempiva il culo.
Con una mano mantenevo il cetriolo in posizione e con l’altra pizzicano e torcevo i capezzoli che rimpiangevano quando non li toccavo.

Ma a te piaceva. Tutto piaceva.
Ero vicino all’orgasmo quindi li ho trascurati per occuparmi del clitoride. L’ho sgrillettato dandoti una scossa, non ce la facevi più, volevi urlare e godere, hai aumentato la velocità della scopata o meglio dell’inculata, ora mi cavalcavi veloce e spingevi sempre di più per sentire il cazzo sfondare il culo, per soffrire per non godere ma poi ti ho concesso l’orgasmo e tu hai aumentato ancora di più e ancora di più fino a quando non hai sentito i caldi fiotti di sperma riempirti le viscere e … hai goduto.

Il culo ti faceva male per le sculacciate e per le profonde inculate ma tu eri veramente felice.
Dopo questa maratona abbiamo fatto una doccia insieme con l’intenzione di riposarci un po’ prima di riprendere.
Fare la doccia insieme è stato un momento molto intenso e piacevole. Ci siamo lavati a vicenda come una normale coppia di innamorati senza stare a guardare troppo il rapporto Sir/sottomessa.
Quando ti ho insaponato le tette e la figa restando alle tue spalle ti sei appoggiata a me per facilitare il lavaggio e sentire il mio corpo, cosa molto rara.

Effettivamente le parti del mio corpo che tocchi sono rappresentate sempre dal cazzo, dalla bocca, mani e dalle gambe quando ti sculaccio mentre il resto del corpo è quasi tabù come se ti fosse interdetto.
Io invece mi godo tutto il tuo corpo perchè tu sei la mia sottomessa ed è tuo compito darmi piacere come voglio, senza nessuna interdizione e/o tabù.
Alla fine della doccia avevi quasi goduto. Spingevi indietro le natiche per sentire il mio cazzo che era ancora moscio e le mie palle svuotate
Prima di sdraiarci sul letto ti ho fatto inginocchiare e ti ho lasciato in attesa in quella posizione scomoda ma amata fino a quando non sono tornato.

“Cristina questa semplice collana ha un significato che solamente noi conosceremo. Non lo dovrai togliere mai se non per dirmi addio”
Ho allacciato la collana, semplice e nera, sul collo e tu hai atteso che bloccassi la chiusura prima di iniziare a lacrimare dicendomi allo stesso tempo e con voce soffocata
“grazie Sir”
Dopo poco dormivo tranquillamente mentre tu cercavi di muoverti il meno possibile per non disturbarmi.
Infatti nonostante la stanchezza fisica non riuscivi a prendere sonno.

Ripensavi a quando non mi conoscevi, a quando ti sentivi insoddisfatta senza capirne il motivo, a quando la tua vita era di una noiosa normalità.
Ti vengono in mente i passi che hai fatto per conquistare quello che ora senti di avere
La prima foto del corpo, vergognosa e titubante, l’esecuzione del primo ordine ricevuto come quello di vestirsi con una gonna senza slip, il rossore, la vergogna e l’eccitazione per essere riuscita a farlo, i continui periodi di astinenza o di continuo godimento fino a sentirti vuota, la prima volta che ti sei scopata con un cetriolo, la prima volta che hai fotografato la tua fica bagnata, il culo in una posizione che mostrasse al tuo Sir quello che sognavi ti rompesse, la prima volta che ti hai mostrato il tuo volto vestita mentre andavi a lavoro, la prima volta che lo hai incontrato, la prima volta che hai sentito il suo odore, la consistenza del suo cazzo in bocca fino alla gola, la prima volta che hai ingoiato il suo seme riuscendo a distinguere anche il sapore del tuo orgasmo, la prima volta che ti scopato, ti ha inculato, ti ha sculacciato, ti ha fatto godere e soffrire, la prima volta che …
Ti accorgi che questi pensieri ti hanno eccitato di nuovo e vorresti svegliarmi per farti fottere ancora e ancora ma rimani ferma respirando lentamente per calmare la tua eccitazione.

Giri lo sguardo per la stanza e si ferma quando vede la melanzana,
“ma cosa ci vorrà fare con quella? non entra da nessuna parte o vuole sfondarmela veramente? mi farà male?”
il pensiero ti preoccupa ma la fica ti tradisce perchè è bagnatissima.
Finalmente mi sveglio e ….

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