Amori imperfetti

-Pronto?

Mia moglie al telefono:

-Paolo? Ti ho chiamato per dirti che veniamo a cena…così se non hai ancora fatto la spesa hai il tempo di andare almeno all’alimentari in piazzetta…

-Ciao Marisa… nessun problema sono andato al supermercato stamattina…

-Che ci potresti preparare in un’ora di tempo? Oh…considera che Bruno alle otto massimo vuole stare in tavola che alle nove meno un quarto c’è il Milan…

-In un’ora? Aspè… fammi pensare…beh, per il secondo ho due spigole fresche, potrei farle al forno con patate e pomodorini, ma per il primo dovrò improvvisare una cosa veloce…vi vanno bene spaghetti alla bottarga?

Sento che all’altro capo del telefono si sta consultando con lui, ripetendogli il menù parola per parola.

-Vabbè dai…però mi raccomando che sia tutto in tavola per le otto!…Il vino bianco c’è?

-Si, c’è tutto, non ti preoccupare…

-OK, ci vediamo tra poco allora ciao…no, aspè…casa è pulita? Camera, bagno…?

-E’ tutto a posto…

-A dopo allora.

E attacca.

Guardo l’orologio: ho quasi un’ora e un quarto. Cerco di fare mente locale. Se non mi organizzo bene non farò mai in tempo e non ho nessuna intenzione di contrariare Bruno: quando qualcosa non va come dice lui sono sempre io a rimetterci…

Schizzo in cucina e metto sul piano tutto quello che occorre, controllo non manchi niente.

Mi congratulo mentalmente con me stesso per aver preso il pesce già pulito e le patate precotte: non ce l’avrei mai fatta altrimenti.

Per prima cosa però decido di preparare me stesso; potrei non averne più tempo dopo, nella concitazione, e anche questo potrebbe farlo incazzare.

Vado in bagno, mi esamino il viso allo specchio per accertarmi di essermi rasato con cura; la barba l’ho fatta da poco ma meglio essere prudenti, non si sa mai, qualche pelo potrebbe essere sfuggito e se mai venisse notato gli fornirebbe un buon pretesto per punirmi.

Tutto a posto, fortunatamente.

Mi libero rapidamente di tutto ciò che indosso e lo imbuco nel cesto della biancheria sporca. Arraffo i sandali da troia dal mobiletto sotto al lavabo ma non li indosso ancora: più tardi lo farò e più tardi mi faranno male ai piedi. Per il momento mi limiterò a portarli in cucina con me, calzandoli solo all’ultimo istante.
Rimango ancora un minuto davanti allo specchio per sistemarmi un foulard sui capelli (modello governante nera in piantagione di cotone di inizio ottocento, per intendersi) e schizzo di nuovo in cucina (non che la cosa della governante nera sia una loro esplicita richiesta, ma le mie chiappette conservano ancora memoria dei 30 colpi accuratamente inferti col dorso di una pesante spazzola di legno in occasione del rinvenimento di un capello in una pietanza, circa un annetto fa…).

Indosso un perizoma di pizzo rosa e allaccio la pettorina nera posteriormente, in vita, cercando di realizzare un bel fiocco che ricada con grazia sul mio culetto esposto (questa cura dei particolari potrebbe forse sembrarvi maniacale, ma considerate che è frutto di due anni di condizionamenti, di errori commessi e dei conseguenti prezzi pagati…).

Ricontrollo l’ora: mi rimangono ancora 68 minuti.

Venticinque minuti dopo, la teglia con le spigole, le patate e i pomodorini è in forno, l’acqua per la pasta è sul fuoco e il padellino con l’olio e l’aglio è pronto.

La bottarga la aggiungerò a crudo sugli spaghetti al momento.
Mi auguro solo che le spigole abbiano il tempo di cuocersi, ma 40 minuti dovrebbero bastare.
Vado di là ad apparecchiare, per due, ovviamente. Tutte le volte che mangiano in casa, infatti, il mio compito, oltre quello di cucinare, è di rimanere in piedi accanto alla tavola per servirli. Solo dopo aver sparecchiato, se non mi è stato richiesto altro nel frattempo, posso andare a sedermi in cucina per mangiare qualcosa anch’io.

Mi muovo velocemente avanti e indietro per apparecchiare con cura, sono ancora a piedi nudi. Gli anelli d’oro che porto alle dita dei piedi ticchettano contro il parquet.
Mancano 15 minuti alle 8, decido che non è il caso di sfidare ulteriormente la sorte e infilo i sandali ai piedi: allacciarli è un’operazione che richiede sempre qualche minuto e non voglio rischiare.

Butto gli spaghetti in pentola e, mentre aspetto gli undici minuti regolamentari, do un ultima occhiata in giro per accertarmi che tutto sia a posto…CAZZO! NON HO MESSO IL VINO IN FRIGO!
La bottiglia è ancora sul piano della cucina e manca troppo poco perché riesca a raffreddarsi come si deve…ok, faccio spazio in freezer e la butto lì per il tempo che rimane.

Speriamo vada bene lo stesso…
Proprio mentre sto condendo la pasta, appena scolata nell’insalatiera, sento la porta di casa aprirsi e poi richiudersi.
Tiro un sospiro di sollievo: tempistica perfetta.

Marisa si affaccia in cucina e mi saluta. Il suo profumo per un attimo si sovrappone a quello della cucina, mentre mi dà un bacio sulla guancia. Penso che, nonostante tutto, sono sempre dannatamente innamorato di lei.
-Vedo che è tutto pronto, bravo…noi intanto ci sediamo a tavola, sbrigati a servire, mi raccomando, non far aspettare Bruno.

La cena scorre via liscia liscia, a parte le solite mani di Bruno a tastarmi il culo mentre servo, niente di particolarmente oltraggioso viene richiesto a me o a Marisa. Dico questo perché spesso, durante queste cene, vengono pretese da me e/o da Marisa una notevole quantità di prestazioni bizzarre. A Marisa infatti è stato svariate volte richiesto di mangiare: a) completamente nuda, b) vestita e truccata come una troia da bassifondi, c) in abito da sera ma con le tette al vento, d) senza posate, solo con le mani.

A me invece, di servire in tavola: a) completamente nudo ma in tacchi alti e guanti bianchi, b) facendomi inginocchiare ad ogni portata servita, c) spompinadolo da sotto al tavolo tra una portata e l’altra, e) leccando la figa di lei, sempre da sotto al tavolo tra una portata e l’altra f) dovendo raccattare e mangiare, senza impiego delle mani, avanzi gettati in terra, f) servire con i più svariati e fantasiosi oggetti conficcati nel culo (cito per tutti un macinapepe di notevoli dimensioni).

Evidentemente il Maschio di Casa è in apprensione per l’imminente inizio della partita e non ha tempo da perdere con giochi e giochini.

Alla fine del primo tempo il Milan è già sotto di un gol, il nostro Maschio di Casa, sdraiato sul divano, manifesta il suo malumore ad ogni piè sospinto, Marisa si è buttata sul letto di là in camera per recuperare un po’(mi sa che non deve aver dormito tanto stanotte…), io me ne sto buono buono all’altro capo del divano con i piedi nudi del nostro Milanista Signore in grembo, massaggiandoglieli discretamente, come da sua richiesta.

Parte la pubblicità.

-Fighetta…che ne diresti di andarmi a prendere un altro goccio di gin?

Secondo me ha bevuto già troppo, ma mi guardo bene dall’esprimere questo pensiero e shitto in piedi per non farlo attendere.

-Fighetta…vai un po’ a vedere che sta facendo Marisa…

Gli porgo il bicchiere colmo e vado a buttare un occhio in camera, sculettando sui tacchi. Marisa è sdraiata sul letto, ancora vestita, e dorme beatamente nonostante la luce del comodino accesa.

-Dorme.

-Mmm…cazzo…avevo proprio voglia di un pompino per calmare i nervi che mi fa venire questa squadra di merda…

-Se vuole la sveglio…

-No dai, fighetta…lasciala dormire che stanotte le ho fatto fare gli straordinari…hehehee! Vorrà dire che ci dovrai pensare tu…

Così dicendo si slaccia i pantaloni e se lo tira fuori, senza mai abbandonare la sua posizione orizzontale.
So quello che devo fare e non mi tiro indietro.

Non che la cosa mi faccia impazzire di gioia, specie perché prevedo che, con tutto l’alcol che ha in corpo, mi spetterà sicuramente un bel po’ di lavoro di lingua e di bocca, per farlo venire.

Sono inginocchiato sul tappeto, perpendicolarmente al divano, all’altezza del suo sesso. Lo sto “lavorando” da un bel po’, visto che la partita è ricominciata da un pezzo. Sono stanco, tutto quel “su e giù” con la testa mi sta facendo venire la nausea, anche perché alla fine ho rinunciato a mangiare e ho lo stomaco vuoto.

Il suo cazzo è appena barzotto e la distrazione procurata dalla partita non aiuta.

La sua mano sinistra, mollemente poggiata sul mio culo, non ha cessato un momento di ravanarmi, ogni tanto mi infila dentro una o due dita, oppure mi prende per le palle e me le stringe allo stesso ritmo delle pompate che gli sto somministrando di bocca. Poggio la guancia destra sul suo ventre muscoloso mentre continuo a tenerglielo in bocca lavorandoglielo di lingua.

-EHNNO’ CAZZO!!!

Un sonoro schiaffone dato col palmo della mano aperta mi squassa il culo. Sobbalzo e per un attimo non capisco cosa cavolaccio posso aver fatto di male.

Invece è solo il Milan che ha preso il secondo gol.

Tirando giù tutto il calendario dei santi mi allontana con uno spintone da sé. Cado di lato sul tappeto perdendo l’equilibrio sulle ginocchia.
E’ incazzato come una iena, ma quantomeno sembra che le mie prestazioni orali non siano più, per il momento, richieste.

Finisce di vedere la partita in silenzio, imprecando giusto di tanto in tanto a denti stretti.
Mi ignora, ne approfitto per andarmene in cucina con la scusa di rassettare e per poter finalmente avere un po’ di pace.

Spenta la tv senza nemmeno seguire i commenti in studio, mi chiama per farsi accompagnare in bagno. Evidentemente ha continuato a tracannare gin anche dopo che me ne sono andato in cucina, perché sembra piuttosto groggy.

Mi tocca quasi sorreggerlo mentre accendo la luce in bagno, lo accompagno fino al water e gli alzo la tavoletta per farlo pisciare. Ho paura che vomiti da un momento all’altro.
Invece mi tocca soltanto tenergli il cazzo in mano per aiutarlo a pisciare dritto senza farla sul pavimento, mentre si appoggia con un braccio alle mie spalle.
E’ in uno stato pessimo, non l’ho mai visto così.

-Grazie Paoletta…(strano, ma vero, è la prima volta da quando lo conosco che mi rivolge così e non “fighetta”), sei davvero una brava persona tu…

E mi stampa un bacio ad elevato tasso alcolico sulla guancia!
E vabbè…
Lo trascino in camera da letto, Marisa mi aiuta a spogliarlo e a metterlo a letto già mezzo addormentato, poi anche lei si spoglia completamente e si infila sotto le coperte con lui.

Rimango a guardarli dormire abbracciati per qualche minuto. Poi spengo la luce del comodino e mi vado a buttare sul divano.

*

Stamani mentre preparavo loro la colazione, lui mi ha raggiunto in cucina. Aveva recuperato completamente il suo buonumore e, dandomi un pizzicotto sul sedere, ci ha tenuto a comunicarmi:
-Fighetta ci sarai rimasta male che ieri sera non sono riuscito a darti il dessert, eh? Beh…sarà per la prossima volta.

Dimenticavo…mi è stato anche comunicato che in settimana (mi faranno sapere loro quando) dovrò tenermi una mezza giornata libera per andare a casa di lui: sembra che abbia la colf fuori Roma e che abbia bisogno dei miei servigi di…domestica.

Ultime novità in merito al mio impiego come colf.

Ricevo questa telefonata da Marisa:

-Paolo…ciao, senti per quella cosa di andare a dare una mano a Bruno per le faccende di casa…

-Si?

-Nientee…mi ha detto di farti trovare pronto domani alle 13,30 che passa a prenderti e ti porta a casa sua…

-Domani? Ma come faccio col lavoro? Pensavo mi avrebbe dato un preavviso maggior per potermi organizzare per tempo…

-Dai su…non rendere le cose difficili che non sai come è stato complicato per lui poter ottenere un permesso domani a ora di pranzo…non ti puoi mica tirare indietro proprio adesso…avevi detto che ci saresti andato, devi farlo per me!

-Ok, ok…d’accordo…digli che alle 13,30 va bene, sposterò quello che avevo da fare…

-Grazie, sei un tesoro! Ah…senti…ci sarebbe un’altra cosa…

Ecco, lo sapevo… sentiamo cos’altro esce fuori adesso…

-Niente…una sciocchezza…sai come è fatto Bruno no?

-Lo so benissimo come è fatto, è per questo che mi preoccupo…

-E dai…non fare sempre il lamentoso…in fondo fa parte del nostro gioco no?

-Dai, non ci girare intorno…spara.

-Insomma, niente di cui preoccuparsi, credimi…solo che…avrebbe fatto anche una richiesta sul tuo abbigliamento…vorrebbe che ti vestissi esattamente nel modo che ha pensato lui…

-Cioè??

-Dai…è tanto per giocare…niente di che…

-Dimmelo nel dettaglio e non scordarti niente, per cortesia…

Lo sapevo che c’era l’inghippo.

-Niente di speciale…auotoreggenti velate nere, perizoma nero, pettorina sempre nera e naturalmente i sandali alti che ti ha regalato…

-Vabbè, non posso dire che non me lo aspettavo, ok, stasera stessa mi preparo il borsone…

-No.

In realtà ci sarebbe un’altra cosa…

-Ti avevo pregato di non omettere niente…

-Ma no, nient’altro, fidati, solo che…beh in realtà vorrebbe che ci partissi da casa direttamente, non che ti vestissi lì.

Ecco sganciata la bomba: BANG!

-COOOSA?? Io uscire da casa vestito…o meglio, NON vestito così? MA CHE VI SIETE IMPAZZITI!?

-Ma noo, che hai capitoo…certo che non ti faccio scendere in autoreggenti e tacchi alti…si tratterebbe comunque di mettere sopra un paio di pantaloni e un soprabito…e le scarpe normali.

Poi quando siete in macchina sfili i pantaloni e cambi le scarpe…

-IN MAACCHINAAA? Ma che c’avete nel cervello? E se mi vede qualcuno che mi conosce? E poi quando arriviamo lì e devo scendere?? Ma voi siete tutti matti…

-Guarda, quando arrivate lì non c’è problema…te l’ho detto che abita in una villetta isolata, no? E poi dovresti ringraziarmi! Sono stata io ad ottenere che potessi uscire coi pantaloni e le scarpe da uomo; lui avrebbe voluto che tu scendessi con l’ascensore in autorimessa direttamente in tacchi alti, lui sarebbe venuto con l’auto a prenderti lì.

Sono stata io che gli ho fatto capire che non si poteva proprio fare perché avresti sempre potuto incontrare qualcuno del palazzo…per cui non fare tante storie per sfilarti un paio di pantaloni in macchina che ti poteva andare molto peggio!

-Ma qual è il problema se mi cambio direttamente a casa sua, scusa!?

-Oh…lo sai come è fatto, no? Se preferisce così vuol dire che è così punto e basta…oramai se l’è messo in testa…Dai non mi deludere, lo sai che se fai contento lui fai contenta anche me… Occheei…alloraglidicocheloaspettidomaniallunaemezzociao!

E attacca senza lasciarmi la possibilità di replicare.

Ho dovuto fare le corse per riuscire ad essere a casa all’una. Voglio fare le cose per tempo senza troppa fretta.

Mi sto guardando allo specchio e devo proprio riconoscere che sembro una specie di passabilmente mascolino da non risultare imbarazzante, comunque, nell’insieme.
Sotto però porto il perizoma, le autoreggenti e la pettorina da sissymaid. Le scarpe da troia le ho in mano, dentro una busta di plastica del supermercato.

Suona il citofono.

-Si?

-Scendi fighetta, fai presto che sono in doppia fila.

Scendo. Fortunatamente non incrocio nessuno.

Salgo in macchina senza dire niente e si parte. So che dovrebbe abitare in una zona residenziale periferica sulla Nomentana, nient’altro.

Alla prima stazione di servizio sul raccordo anulare, mette la freccia, esce e parcheggia in una piazzola di sosta. Fortunatamente tutte le altre auto sono parcheggiate lontane dalla nostra, in prossimità dell’ingresso dell’ Autogrill.

Capisco l’antifona e inizio a cambiarmi. Tolgo le scarpe da ginnastica e sfilo i pantaloni, prendo i sandali dalla busta di plastica, li calzo e li allaccio, ripongo i pantaloni, assieme alle scarpe che mi sono tolte, nella busta.

-Lo vedi come stai meglio così, fighetta? Me lo ha detto Marisa che hai provato a fare obiezioni, sai? Comunque brava per aver capito che era giusto così…

E intanto mi scorre una mano lungo la coscia, inguainata dal nylon, con fare possessivo.

-Scendiamo a prendere un caffè?

Aggiunge. Poi, di fronte alla mia faccia terrorizzata, scoppia a ridere.

-No…scherzo, dai.

Prima di ripartire però mi prende la busta dalle mani, scende e la ripone nel portabagagli.

-Ma…lì dentro ho tutte le mie cose…chiavi, cellulare, portafogli…

Cerco di obiettare io.

-E a che ti servono, scusa? Oppure sei preoccupata che qualcuno te le rubi? Lì dentro non te le tocca nessuno di sicuro, vedrai.

Ripartiamo, direzione Roma Nord.

Durante il viaggio mi anticipa che avrò diverse cose di cui occuparmi nel pomeriggio: spazzare e lavare i pavimenti, pulire il bagno e la cucina (ci sono pure un po’ di piatti sporchi da lavare…), rifare il letto e stirare un po’ di biancheria. Insomma…niente che non si possa fare con tre o quattro ore di lavoro.
Io invece sto valutando la triste situazione di ritrovarmi a qualche decina di km da casa mia, senza soldi, senza cellulare e sostanzialmente senza vestiti.

Semmai gli saltasse in mente di farmi qualche brutto scherzo, tipo ad esempio abbandonarmi in un’area di sosta per camionisti, sarei decisamente nella merda.
Sono certo che ne sarebbe pure capace. Fortunatamente però, ciò non accade.

Usciti dal raccordo sulla Nomentana, direzione fuori Roma, e percorsi pochi km, prende una stradina laterale. Percorriamo ancora qualche centinaio di metri, poi ferma l’auto davanti ad un cancello oltre il quale intravedo un giardino con una palazzina di due piani al centro.

Tutt’intorno solo altre palazzine simili, nessun esercizio commerciale in vista.
Mentre il cancello automatico si richiude alle nostre spalle, gira attorno alla palazzina e infine parcheggia sul retro, all’ombra di un albero.

Scendiamo. Mi guardo intorno. Vedo una sorta di porticato e quello che sembra un portoncino di ingresso. Fatti giusto un paio di passi per avvicinarci ad esso, siamo raggiunti da ben 3 cani di grosse dimensioni: un pastore tedesco, un meticcio e quello che sembra essere una sorta di pastore maremmano ingiallito.

Ci attorniano facendoci feste e Bruno dispensa pacche e carezze a destra e a manca. Io sono un tantinello impaurito.

-Tranquilla fighetta, non ti fanno niente…sono buoni come il pane.

Sarà…certo che, una volta varcata la soglia del portoncino, mi sento molto più tranquillo.
Qui mi sarei aspettato di ritrovarmi di già all’interno di casa e invece mi rendo conto di essere soltanto nell’androne di quella che, più che l’ingresso di una casa unifamiliare, sembra la scala di un condominio.

-Ma…non è tutta casa tua, scusa?

-Si, è tutta mia, ma essendo due appartamenti distinti, ho affittato quello al primo piano a degli studenti. Io sto al secondo.

Mi blocco. Ma come? Non doveva essere una villetta isolata, cazzo!?

Lui mi legge nel pensiero e, cominciando a salire le scale:

-Tranquilla fighetta…adesso non ci sono, non ti vede nessuno.

Non posso che augurarmi che quell’ “adesso” stia per “in questi giorni” e non per “in questo preciso momento”.

Arriviamo al pianerottolo del secondo piano. Tira fuori una chiave e apre. Entriamo.
Mi fa fare un giro conoscitivo. Sono curioso. Mi sono sempre chiesto come fosse questa benedetta casa in cui mia moglie viene a farsi scopare da almeno quattro anni e nella quale, negli ultimi due, passa anche quasi tutti i fine settimana.

Mmm…niente di che, direi: un solo bagno, due camere da letto un soggiorno e una cucina, il tutto disposto piuttosto approssimativamente attorno ad un disimpegno centrale.

Ad una prima occhiata neanche l’arredamento è degno di nota, ha solo l’aspetto di roba accostata casualmente e con scarso gusto.

Quello che salta agli occhi però è il generale stato di caos che regna ovunque: piatti e pentolame incrostato accatastati in cucina, indumenti sporchi e/o da stirare gettati alla rinfusa un po’ dovunque (tra questi riconosco anche qualche capo di biancheria intima di mia moglie), bagno in condizioni pietose.
Nella camera da letto principale noto una cabina armadio con dentro alcune rastrelliere cariche di vestiti.

Ne chiude la porta a chiave.
Chiave che poi sfila e si mette in tasca. Me ne chiedo il perché.

-Allora fighetta…hai visto tutto. Adesso togli l’impermeabile e mettiti al lavoro. Comincia pure da dove vuoi, tanto, finché non avrai messo a posto tutto, da qui non potrai nemmeno sognarti di andare via.

Tolgo l’impermeabile e faccio per appoggiarlo su una sedia, ma lui me lo toglie dalle mani.

-Questo lo prendo io, che tanto tu non ne hai bisogno.

Poi, dandomi una pacca sul culo nudo, aggiunge:

-Al lavoro, adesso!

Attacco subito dalla cucina, prima lavando, asciugando e infine riponendo tutte le stoviglie sporche, poi spazzando e passando lo straccio umido in terra.
Sono appena passato al bagno quando mi comunica che deve uscire e che tornerà a prendermi ad un’ora imprecisata, comunque non prima di cena.

Aggiunge che, già che ci sono, dovrei pure dare una spazzata alle scale e all’androne di ingresso e che per farlo dovrò usare le scope che troverò nel capanno attrezzi che si trova in giardino.
Detto ciò, portando con sé il mio impermeabile, mi dà una allegra tastata al culo e se ne va.
Sento il rumore dell’auto che si allontana e sospendo le pulizie per far mente locale. Giudico il fatto di essere rimasto da solo una cosa buona, ma al tempo stesso sono scoraggiato per la gran mole di lavoro che mi aspetta.

Giudico invece assolutamente grave che io sia rimasto privo di qualsivoglia indumento decente, di soldi, documenti e cellulare.
Capisco soltanto ora il perché abbia chiuso a chiave la cabina armadio: sa benissimo che, conciato come sono, anche qualora mi saltasse in mente di abbandonare il campo, non avrei certo modo di farlo. Gli unici indumenti cui ho accesso sono infatti quelli sparsi per casa: intimo, magliette, calzini, al massimo camicie. Tutto rigorosamente da lavare o da stirare.

Niente vestiti, pantaloni o scarpe, quelli sono tutti al sicuro nella cabina armadio.
Ho deciso di sospendere quello che stavo facendo e dedicarmi alla pulizia delle scale: considerata la momentanea quanto indeterminata assenza degli inquilini del primo piano, sarà opportuno occuparsi degli spazi comuni al più presto.
Cosa mi serve? Ah si…le scope nel capanno.
Esco in giardino per cercare il maledetto capanno e subito le tre belve mi sono attorno, annusandomi piedi e gambe, il meticcio spinge addirittura il muso umido tra le mie chiappe ad annusarmi il culo.

Non mi fanno muovere liberamente, rendono ancora più difficile il già di per sé non facile mantenersi in equilibrio coi tacchi sul ghiaietto del giardino. Per fortuna almeno, sono ragionevolmente certo di non essere visibile dalla strada.
Ho preso le scope dal capanno attrezzi e sto spazzando le scale. Sono partito dall’alto.
La quantità di polvere accumulata è incredibile; evidentemente nessuno si occupa mai di ripulire la parte comune. L’operazione è resa ancora più complicata dalla enorme quantità di pelo canino presente in tutto il vano scale: ne alzo batuffoli enormi ad ogni colpo di scopa.

Devo infatti specificare che, nel rientrare nell’androne, non mi è stato possibile impedire ai cani di rimanere fuori. Si sono intrufolati velocissimi prima che io avessi la possibilità di richiudere la porta e ora sembrano godersi le mie fatiche, comodamente sdraiati sul pavimento in marmo del pianerottolo più alto. Segno evidente che sono abituati così.

Mi ci vuole una buona mezz’ora solo per spazzare tutti i gradini. La polvere e i peli li getto in giardino e decido di non passare lo straccio umido, visto che non mi è stato espressamente richiesto.

Il bello è che le finestre delle scale non hanno imposte e che solo alla fine mi rendo conto di essere stato perfettamente visibile da chi si fosse trovato a passare in auto sulla via parallela, per tutto il tempo in cui ho spazzato i pianerottoli, culo nudo compreso.
Decido di fottermene completamente: sua la casa, sua la figura di merda.

E’ il momento di tornare a lavorare in casa.

Si tratta solo di riuscire ad entrare senza permettere alle tre belve sul pianerottolo di seguirmi, ma non sono sicuro di riuscirci. Ogni volta che mi avvicino alla porta infatti, i tre cani si accostano, rivolgendomi sguardi speranzosi di non so cosa, e me li ritrovo tra i piedi. Non riesco a impedire al solito meticcio di infilarmi il muso tra le gambe e passarmi la lingua ruvida tra buco di culo e gabbietta.

Sono un po’ intimorito, non ho mai avuto troppa dimestichezza con gli a****li.

Com’è come non è, sono riuscito a rientrare lasciandoli tutti fuori. Decido di riprendere da dove mi ero interrotto.
In successione finisco di pulire il bagno, poi spazzo e passo lo straccio sui pavimenti di tutta casa, spolvero, cambio le lenzuola al letto matrimoniale (non potete avere idea della quantità di sborra secca di cui sono incrostate; dubito possa averne prodotta una quantità simile in un solo giorno, si vede che non le cambia tanto spesso.

E pensare che a casa mia ne pretende di fresche di bucato anche più di una volta per sera…), mando un paio di lavatrici, stendo i panni umidi, svuoto e pulisco i posacenere, rassetto un po’ ovunque e inizio finalmente a stirare, attività che mi sono lasciata per ultima: ODIO stirare!
Non sono certo di che ora sia, ma è buio da qualche ora e, considerata la stagione in corso, dovrebbero essere almeno le 8 di sera, se non le 9.

Ho finito di stirare da un pezzo e oramai ho pure smesso di curiosare intorno. Ero certo di poter scoprire un po’ di più su di lui, sui suoi gusti, magari osservando i libri sugli scaffali o i suoi dischi preferiti, ma di libri ne ho trovati solo due, uno su Franco Baresi e uno sulle Coppe vinte dal Milan, e di CD nemmeno l’ombra. Sono stato tentato di curiosare sul suo pc, ma ho lasciato perdere, temendo se ne potesse successivamente, in qualche modo, accorgere.

Sostanzialmente, dell’uomo esce un quadro piuttosto squallido e sinceramente mi chiedo cosa possa trovare di tanto entusiasmante in lui Marisa, ma poi ripenso alle dimensioni del suo cazzo e al suo insaziabile appetito sessuale e mi do da solo la risposta.

Provo ad accendere la tele, tanto per ingannare un po’ l’attesa, ma l’antenna satellitare deve essere fuori fase, perché non riesco a ricevere distintamente che pochi canali esteri. Il lettore DVD invece funziona, ma gli unici DVD che sembrano essere presenti sono quelli inerenti, guarda caso, ai passati successi del Milan in campo internazionale.

Ad un tratto ricordo di aver notato, su uno scaffale della seconda camera, una shitola di scarpe particolarmente pesante che, spostata per spolverare, aveva prodotto un rumore simile a quello di oggetti di plastica stipati assieme che cozzino l’uno contro l’altro.
Prima non avevo perso tempo ad indagare ulteriormente; ora però, pare proprio che di tempo ne avrò a volontà…
Sollevo il coperchio e…BINGO! Una ventina di DVD-TDK. E’ roba registrata in proprio, niente di prestampato.

Sulle copertine, a pennarello, una serie di sigle scritte a mano. CP/VT, CP/LT, TS/BR etc. Che la sigla CP, la più ricorrente, stia per “COPPIA”? A Marisa ha confessato di aver avuto esperienze con qualche altra coppia, prima di noi, ma… QUALCHE, non una ventina!

Sto visionando i DVD freneticamente, con un orecchio all’eventuale arrivo di automobili.
I filmati, quasi tutti girati in questa casa, sono perlopiù inerenti incontri di sesso con coppie, come avevo giustamente intuito.

La telecamera, ad inquadratura fissa, doveva trovarsi nella camera principale, puntata sul lettone, ma ho controllato: adesso non ve n’è traccia alcuna.
In alcuni filmati si possono ammirare veri e propri rapporti a tre, la femmina è sempre una, i maschi (uno dei quali è immancabilmente Bruno) due. In altri, il secondo maschio non partecipa, si intravede soltanto sullo sfondo, a volte mentre si masturba. In qualcuno il secondo maschio è addirittura legato ad una sedia posta accanto al letto.

Circa quelli contrassegnati con la sigla TS, scopro invece che si tratta di incontri sessuali a due, con varie trans, probabilmente mercenarie, alcune delle quali, ammetto, veramente degne di nota. Noto che, nel corso di tali incontri, il mio caro Bull Bruno, sia pure mantenendo un ruolo sempre attivo, “penetrativamente” parlando, non disdegna di giocare, spesso anche di bocca, col cosino (o cosone, a seconda dei casi) delle varie partecipanti. Hai capito il “macho”…

Ne scorro il più possibile per controllare se, disgraziatamente, ci possano essere anche DVD inerenti la mia signora, registrati magari anche a sua insaputa, ma non ne trovo.

Inoltre in tutti i filmati lui appare leggermente più giovane di come è adesso, sicuramente è roba di qualche anno fa.

Alla fin fine, non posso altro che congratularmi mentalmente con lui per la infaticabile attività sessuale dimostrata e rimettere tutto al suo posto.

Passa ancora altro tempo e sto iniziando a preoccuparmi seriamente, quando sento una macchina entrare nel vialetto…
Sono le 11 di sera, l’ho letto sul suo orologio da polso.

Sta ispezionando stanza per stanza, controlla attentamente il mio lavoro.

-Mmm…va bene fighetta, hai fatto un lavoro passabile (bontà sua…). Potrei anche prendere in considerazione l’eventualità di affidarti le faccende di casa in pianta stabile…
OH…non facciamo scherzi eh!?
-Grazie.
-Ti è andata bene, se non fossi rimasto soddisfatto, stasera ti avrei lasciata sulla Salaria, in mezzo alle nere e alle trans. Per tornare a casa mi sa che avresti dovuto metterti a battere per rimediare un passaggio…hehehee!

Sempre gentilissimo…un vero Lord.

-Comunque, davvero…sono soddisfatto…MA…

-Ma…?

-Come mai ho trovato i cani dentro? Non è che li hai fatti entrare per soddisfare i tuoi pruriti di cagna in calore?

Stai calmo, non gli rispondere…non abboccare alle sue provocazioni…

-Mmm…mi sa proprio che dovrò controllarti la figa per vedere se ti sei fatta montare…

E adesso dove vuole arrivare?

-Girati e piegati a novanta gradi, su…mostrami il culo.

Ok…stiamo al gioco, tutta quella storia della Salaria mi ha un po’ intimorito…
Mi giro, mi piego ad angolo retto e mi allargo le natiche con le mani, mostrandogli il culo.

Aspetto.
Mi scosta il perizoma con la sinistra, passandomi poi le dita della destra sull’ano, facendo finta di controllare se sia bagnato o meno.

-Sembra di no…strano. Avrei pensato che una cagnetta come te, avendo ben 3 bei maschioni a disposizione avrebbe ceduto alla tentazione…

Sto al gioco e continuo a farmi umiliare in silenzio…

-…ad ogni modo…credo proprio che adesso, se vuoi essere riaccompagnata a casa, dovresti piegarti da brava sul tavolo della cucina e supplicarmi di prenderti in figa…

-Senta…è tardi…non vorrei che Marisa si preoccupasse, non si potrebbe rimandare?

-Marisa in questo momento sarà al settimo sonno, la ho lasciata nel tuo letto che aveva solo un gran bisogno di recuperare le forze, non certo di preoccuparsi per la sua maritina.

Anzi…vuoi sapere una cosa? Non me lo sono nemmeno lavato, prima di uscire da casa tua. Volevo fartelo assaggiare con sopra il sapore della tua signora, però, visto che hai fretta, vorrà dire che il suo miele servirà da lubrificante…
Non avevo idea del fatto che, mentre mi prodigavo a rassettare questa specie di bicocca in cui abita, se ne stesse comodamente a casa mia a fottersi mia moglie, ma a pensarci bene la cosa, di certo, non mi stupisce.

Sarei tentato di mandarlo a cagare, ma di certo non sono nella posizione di farlo, per cui appoggio il busto sul tavolo della cucina tenendomi forte con le mani al bordo, allargo le gambe e ce la metto tutta per risultare convincente:

-Posso avere l’onore di essere penetrata?

-Non va bene…specifica meglio chi deve essere penetrata.

-Questa cagna può avere l’onore di essere penetrata?

-Non ci siamo ancora, ti avevo detto di supplicare.

-La supplico, Signore, di concedere a questa cagna l’onore di essere penetrata.

-Puoi fare di meglio…

-La supplico, Signore, di concedere a questa umile schiava l’onore di ricevere il Suo meraviglioso cazzo nella propria indegna figa di lurida cagna in calore!

-Va un po’ meglio…ora implorami di essere lubrificata e vedi di essere convincente, altrimenti te lo infilo a secco…

-La imploro, Signore, di concedere a questa indegna schiava il beneficio di venire abbondantemente lubrificata, non per evitare la sofferenza che invece meriterei, ma solo affinché la mia figa di cagna possa più confortevolmente accogliere il Suo meraviglioso cazzo.

Comincio decisamente a stufarmi di tutte queste menate, se devo essere inculato affinché questo pezzo di merda possa ribadire la sua posizione di maschio dominante nei miei confronti, me lo sbatta in culo alla svelta e facciamola finita!

-Brava, cagnetta, mi fa piacere che tu ammetta di meritare un po’ di sofferenza…avevo intenzione di essere magnanimo, ma visto che me lo hai chiesto così umilmente voglio proprio accontentarti…userò giusto il minimo indispensabile di saliva per fare entrare la cappella, poi…via! Tutto dentro in un sol colpo! Contenta?

Maledizione a me! Ma perché cavolo mi è saltato in mente di nominare la sofferenza??
Sento prima il rumore della zip dei pantaloni, poi quello liquido della saliva che con la mano sta passandosi sul cazzo.

Si sega un po’ per farselo venire duro. Trattengo il fiato.
Mi allarga le chiappe con le mani e mi centra il buco con un paio di sputi ben mirati, poi me li spalma sulla rosa usando direttamente la grossa cappella turgida per farlo, prima di puntarmela contro.
Mi afferro forte con le mani ai due lati del tavolo e stringo i denti…
Spinge la punta dentro con lentezza esasperante, sento lo sfintere cedere poco a poco a quella controllata ma inesorabile pressione…
Fa scivolare le braccia sotto le mie ascelle, mi afferra le spalle, da sotto, con le mani forti…

-Sei pronta, cagna? PRENDILO ALLORA! E’ TUTTO TUO!

E tirandomi contro di sé per le spalle, affonda spietatamente l’enorme uccello dentro di me.

L’ho preso oramai tante volte, ma ancora non riesco ad abituarmi ai primi istanti della penetrazione: ogni volta è come se mi sverginasse di nuovo. Stavolta poi il dolore è amplificato dalla brutale velocità dell’atto. Mi lascio sfuggire un mezzo urletto soffocato che deve eccitarlo ancora di più, perché inizia a pomparmi a tutto spiano. Mi meraviglia il ritmo forsennato che riesce a tenere, non l’ho visto mai così accanito, nemmeno nello scopare Marisa.

Mi costringe a inarcare la schiena all’indietro tenendomi la mano destra attorno al collo, mentre con la sinistra alterna sonori ceffoni su entrambe le mie natiche allo stesso ritmo dei colpi di cazzo che mi sta infliggendo in culo. L’aria mi esce dai polmoni in perfetto sincrono con quei colpi, tramutandosi mio malgrado in mugolii e guaiti, ogni qualvolta mi attraversa la gola.
Sento la mia stessa sborra invadere tutto lo spazio libero della CB per poi colarne via dalla feritoia in punta.

La sua invece tarda ad arrivare, tanto che ad un certo punto preferisce sfilarsi via per finirsi poi con la mano, sempre tenendomi premuto contro il tavolo, rilasciando potenti getti di sperma caldo che sento dapprima colpirmi sull’ano ancora dilatato, poi di lì lentamente colarmi lungo le cosce, quasi fino a raggiungere i piedi.

Mi molla lì in cucina e va a sciacquarsi in bagno, mentre cerco di recuperare un po’ di fiato e un minimo di dignità.

Siamo in giardino, in piedi davanti al portabagagli aperto della sua auto. Non mi ha nemmeno dato il tempo di ripulirmi. Ho il perizoma e le autoreggenti inzuppati del suo sperma ormai freddo, non mi sento più i piedi, da ore costretti nei sandali, e il sedere mi fa un male cane.
Mi permette di recuperare la mia roba e poi di rivestirmi. Interpreto la cosa come il voler evitare di farsi sporcare i sedili di sborra.

Mi consola solo il sapere che tra poco sarò a casa mia, lontano da questo posto che detesto.
Quando però faccio per aprire lo sportello e sedermi in macchina, col telecomando che stringe in mano, fa shittare la chiusura automatica, serrandolo.

-Senti, ho cambiato idea…sono stanco e ho voglia di andare a letto subito. Mi sa che ti tocca chiamare un taxi.

Detto ciò, apre il cancello automatico e mi butta praticamente in strada.

Non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli il nome della via, me ne rendo conto solo al momento di chiamare un radiotaxi dal cellulare. Così sono obbligato a percorrere la strada deserta e semibuia fino all’incrocio con la Nomentana, dove finalmente posso leggere il cartello toponomastico e dare un riferimento al servizio taxi.

Arrivo a casa che è mezzanotte e mezza. Marisa dorme. Faccio velocemente una doccia e mi butto sul divano in soggiorno, cercando di prendere sonno, ma è inutile: sono tutto indolenzito e non ci riesco proprio….

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