Una giornata alla spa

Nella primo week end di luglio Sara e Giovanna, per sfruttare la coincidenza dell’assenza dei propri mariti, hanno prenotato un trattamento rilassante di due giorni presso una rinomata spa del Lazio. Ne sentono entrambe il bisogno perché a breve arriveranno le ferie e vogliono andarci sicure di essere “presentabili” in bikini. Forse si tratta di vanità ma sono convinte che un trattamento rilassante possa migliorare i loro bellissimi corpi.
Con la scusa di risparmiare hanno deciso di prendere una camera matrimoniale per la notte ben sapendo quello che comporterà veramente.

durante la notte vista l’esperienza vissuta poco tempo fa insieme alle altre amiche.
Durante il viaggio Giovanna sembrava sicuramente quella più eccitata tra le due ma non poteva sapere che Sara aveva accettato la proposta dell’amica quasi esclusivamente per avere un’altra esperienza con la sua amica. Si ricordava quanto si era dimostrata troia, quanto aveva goduto, quanto gemeva per il piacere provato e quanto le avrebbe insegnato questa notte.
Aveva portato con lei qualche “giocattolo” per rendere più vivace ed interessante questa nuova esperienza e al solo pensiero si sentiva la fica colare come un rubinetto che perde.

Finalmente arrivarono alla spa e dopo aver parcheggiato presero i loro trolley e si incamminarono verso la reception dove trovarono una gentile (e bellissima) ragazza che fece compilare loro dei moduli per terminare con la consegna della chiave della stanza.
Lungo il corridoio che portava all’ascensore incontrarono molte persone che giravano con l’accappatoio per andare a fare qualche trattamento ed altre con la tuta che si dirigevano verso i bellissimi e profumatissimi giardini.

In poco tempo Sara e Giovanna sfasciarono la piccola valigia e una dopo l’altra si fecero una doccia e si preparono per la prima terapia della giornata con le pietre calde, ottimo rimedio contro lo stress e a rendere più morbida ed elastica la pelle.
Sara saluta Giovanna prima di entrare nel suo stanzino. Il massaggiatore le dice di prepararsi e di stendersi sul lettino uscendo un secondo per darti una maggiore tranquillità come si fa in tutte le spa.

Sara si spoglia e si stende prona sul lettino indossando il costume che utilizza in queste occasioni e quando sente il toc toc sulla porta lo fa entrare senza indugi.
Il massaggiatore, di nome Giuseppe, inizia a cospargere la schiena con un profumato olio e Sara inizia a rilassarsi sempre di più fino al primo contatto con le pietre. A causa della stanchezza accumulata nel lungo viaggio Sara si era quasi addormentata mentre Giuseppe le massaggiava la schiena con movimenti circolatori che partivano dal centro della schiena per raggiungere poi l’estremità dandole una sensazione di pace e serenità.

Quindi il primo con contatto interruppe per un solo secondo quello stato di benessere ma poi quando le due caldissime pietre cominciarono a muoversi lungo tutta la schiena, dal coccige alla cervicale, con un lento su e giù, si sentì accapponare la pelle e il movimento verso il coccige fu accompagnato da sospiri sempre più profondi.
Giuseppe era proprio davanti alla sua testa ed era veramente bravo. Sembrava avesse dei tentacoli che si allungavano sempre di più per arrivare sempre più verso il basso mandando in estasi Sara che cominciava a sentire un leggere umidiccio sulla fica.

“Non sarò la sola che si eccita” pensò Sara preoccupandosi che Giuseppe capisse il suo stato attuale ma lui continuava come se tutto fosse normale.
Le prime due pietre furono fermate sui due palmi delle mani rivolti verso l’alto rilasciando un calore ancora maggiore in quei punti sensibili.
Altre due pietre presero il posto delle precedenti continuando a massaggiare i punti già in parte rilassati dando a Sara l’impressione di sentirsi schiacciare verso il lettino per quanto si sentiva rilassata, a parte la fica che continuava ad eccitarsi con i primi e noti spasmi che aumentavano sempre più di intensità e frequenza.

Quando Giuseppe si mosse da quella posizione per andare verso la parte opposta del lettino Sara capì che … era nei guai. Ora il massaggio si sarebbe spostato sulle gambe e se i movimenti era gli stessi non sapeva come avrebbe fatto a controllarsi quando le “tentacolari” mani sarebbero andate verso il punto più sensibile del suo corpo, e di tutte le donne, e cioè fica e company.
Quelle leggerissime mani iniziarono a cospargere la gamba con l’essenziale olio, atto a facilitare il movimento delle pietre, partendo dal piede e risalendo lentamente sulla caviglia, sui polpacci, sulla parte posteriore del ginocchio e poi sulla gamba fino a raggiungere, o meglio a sfiorare, la natica.

Sara stava sbavando dal piacere e non riusciva a stare ferma e a controllarsi. E poi con il movimento, che le sembrava fosse diventato più pesante, la fica strusciava leggermente sul lettino sollecitando continuamente il clitoride ormai ultrasensibile.
Giuseppe passò poi all’altra gamba e fece gli stessi movimenti cospargendo l’olio con, se possibile, maggior attenzione e maestria e quando posò le due pietre sulle gambe Sara si stava mordendo il labbro per cercare di mantenere il controllo del suo corpo.

Le pietre salirono lentamente, centimetro dopo centimetro, ma inesorabilmente verso la fica che ormai colava e Sara perse la battaglia contro il piacere e mascherò l’orgasmo con un profondo e lunghissimo sospiro che non servì ad ingannare l’esperto Giuseppe che, dopo aver sollevato i lembi dello slip portandoli verso il centro unendoli in un unico grosso filo imprigionato tra le due natiche, ora aveva le mani, o meglio le pietre, su entrambe le natiche e faceva movimenti circolari sempre più stretti che sollecitavano sempre di più il clitoride di Sara.

Raggiunto il secondo orgasmo sentì Giuseppe tornare nella posizione iniziale e dirle di girarsi. L’olio fu cosparso sul collo e sulle spalle e quando le mani arrivarono vicino al seno Sara aveva due chiodi, molto evidenti, al posto dei capezzoli e senza vergogna chiese a Giuseppe se era meglio togliere il reggiseno.
“Signora certo che è meglio ma non è obbligata”
Sara si stava muovendo per toglierlo ma Giuseppe la fermò dicendole che, con il suo permesso, ci avrebbe pensato lui.

Quando Giuseppe si spostò verso il busto Sara poté vedere la sua erezione poco mascherata dal paio di pantaloncini che indossava e questo non la lasciò certo insensibile, anzi le fece molto piacere e, se possibile, eccitarla ancora di più.
Le mani di Giuseppe tornarono a preoccuparsi del massaggio soffermandosi sempre più spesso sul seno e sui turgidi e sensibilissimi capezzoli. Sara non riusciva più a controllare i suoi istinti e accompagnava i movimenti con gemiti di piacere sempre più acuti fino a quando non successe ….

il patatrac!
Giuseppe si fermò un secondo e Sara, a occhi chiusi persi nel piacere, lo sentì muoversi sempre sopra la sua testa, poi le mise un peso, non caldissimo sulla fronte, allungò le mani verso il basso ventre spingendo delicatamente il suo bacino sulla testa di Sara e con esso quel “peso” che si dimostrò un cazzo completamente eretto con uno scroto gonfio a dismisura.
Sara pensò solamente “finalmente” prima di iniziare a leccare tutto quello che poteva in quella posizione alquanto scomoda mentre le mani di Giuseppe, ormai orfane di pietre, si sospinsero sotto lo slip fino ad arrivare al contatto con la poca peluria ben curata e con la fica bagnatissima.

Il massaggio con le pietre finì in quel momento ma ne iniziò un altro con un tipo di pietra leggermente diverso ma sicuramente più eccitante.
Giuseppe aveva capito fin dal primo sospiro che tipo di donna era Sara. Donna calda e disinibita forse alla ricerca di un altro tipo di massaggio rilassante che lui le poteva offrire senza problemi, anzi sarebbe stato. ben felice di offrirglielo ma doveva avere la certezza della cosa e portarcela piano piano.

Ed ora era in piedi con Sara che, alzatasi dal lettino si era dovuta (o voluta?) inginocchiare per fare conoscenza con il cazzo che ben presto le avrebbe dato piacere “ tanto piacere” pensò Sara nel sentire la consistenza e la lunghezza di quel cazzo che ora era piantato nella sua gola.
Nello stanzino i precedenti e leggeri sospiri e gemiti furono sostituiti da gemiti di ben altro tipo soprattutto quando Giuseppe la spostò facendola alzare per mettersi dietro di lei e piantarle con solo affondo il cazzo nella fica.

Giuseppe non era un tipo calmo quando si scopava le clienti anzi le trattava come troie in calore e non aveva mai avuto riguardo di nessuna di loro, e Sara non fece eccezzione.
I colpi che sentiva sembravano dovessero sfondare l’utero per quanto violenti e profondi ma non le dispiaceva anzi incitava Giuseppe a spingere ancora di più, a farle entrare anche le palle nella fica, a farla godere e godere perché questo era sicuramente più bello e rilassante del massaggio con le pietre.

Giuseppe continuava a martellarle la fica con un ritmo impressionabile e lei godeva come veramente come una troia in calore e non si preoccupò minimamente quando sentì il cazzo uscire dalla fica per posarsi sull’ano. Una leggera spinta, un leggerissimo dolore, e poi via con l’inculata a mo’ di galoppata con tanto di incitazione a correre tramite sonore sculacciate che ben presto trasformarono le sue natiche in due pomodori maturi.
Sara ormai non sapeva neanche cosa stesse facendo, se urlava o sussurava, se piangeva o se incitava, di una cosa era certa; godeva godeva e godeva come poche volte le era successo in precedenza.

“ti piace il cazzo eh! sei proprio una grande troia”
“si mi piace e si sono una troia” rispose balbettando Sara mentre raggiungeva l’ennesimo orgasmo.
“bene! mi darai una buona mancia allora”
“di questo ne puoi essere certo, peccato solo che solo un cazzo”
“posso sempre risolvere il problema, se lo vuoi” disse Giuseppe rallentando per la prima volta il ritmo infernale dell’inculata
“come? “
“fidati” disse lui uscendo dal culo sfondato per porsi poi davanti a lei che, infoiata com’era, si prese il cazzo in bocca per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto finora
Quasi non sentì Giuseppe chiamare il suo amico Mustafà e non notò neanche il suo ingresso fino al momento in cui Giuseppe lasciò libera la sua bocca per il cazzo dell’amico.

Sara di trovò quel troncone di cioccolato fondente davanti agli occhi e fu costretta ad alzarli per vedere se era veramente di un uomo o se stava sognando.
E fu così che vide per la prima volta Mustafà, un uomo nero di oltre cinquant’anni vestito da inserviente che “arrotondava” il suo stipendio con le generose mance che riceveva sempre alla fine delle sue prestazioni, grazie soprattutto al bene che la natura le aveva dato sotto forma di un cazzo inesauribile di trenta centimetri.

Lui preferiva avere le donne quando le incontrava come master, perché per lui sottomettere una donna era il massimo del piacere, però non si tirava certo indietro quando poteva scopare una donna come quella che aveva davanti in questo momento.
Giuseppe si sdraiò per terra e Sara non ebbe bisogno di nessun cenno per impalarsi sul suo cazzo eretto mentre continuava a risucchiare quello di Mustafà (almeno quello che le entrava in bocca).

Ora era lei che cavalcava scegliendo il ritmo che più preferiva e cambiandolo come e quando voleva.
Poi sentì le mani di Mustafà impossessarsi della testa e spingerla verso di più verso il suo pube. Sara stralunò gli occhi per la mancanza d’ossigeno, stava sentendo le forze lasciarla rallentando il movimento sul cazzo di Giuseppe che la fermò a mezz’aria e prese a stantuffarle la fica fino a quando un urlo di piacere tentò inutilmente di uscire dalla sua bocca piena e ritornò indietro dandole l’impressione di rimbombare dentro il suo corpo.

Quando Mustafà le lasciò libera la bocca lei si piegò istintivamente verso Giuseppe per cercare di respirare e quasi non senti il tronco di Mustafà posarsi sull’ano e spingere lentamente fino a quando Sara non urlò, questa volta per il dolore, quando il glande superò, finalmente, l’ano.
Il cazzo entrava e la squarciava e dopo pochi centimetri sentì, i due cazzi entrare in contatto. Era chiaro che non era la prima volta che i due uomini facevano una cosa del genere insieme perché Giuseppe rimase ferma fino a quando il cazzo di Mustafà non entrò per una buona misura e poi ….. Sara capì veramente due cose:
la prima che aveva scoperto la vera estasi
la seconda che era una troia e le piaceva troppo esserlo
I movimenti sincronizzati dei due cazzi la portarono a continui multiorgasmi, anali e vaginali, facendola rantolare e gridare di piacere senza preoccuparsi se qualcuno l’avesse sentita.

Alla fine Giuseppe fermò l’amico ed uscì dalla sua fica perché il suo orgasmo era imminente e Mustafà fece indietreggiare Sara fino a quando la sua bocca non fu vicina al pulsante cazzo di Giuseppe. Sara di tuffò su di esso e appena preso in bocca sentì i bollenti flutti di sperma invaderla. Sara mentre cercava di ingoiare tutto quel delizioso nettare iniziò a godere per l’ennesima volta perché Mustafà cominciò ad affondare sempre di più i suoi possenti colpi.

Alla fine, esausta, Sara ringraziò Mustafà nello stesso modo di Giuseppe e, dopo aver lasciato una doverosa mancia ad entrambi, uscì dallo stanzino con le gambe traballanti, il culo in fiamme e la faccia con qualche traccia di sperma e …. andò di corsa nella sua stanza per riposare un po’ pensando “mi sento proprio rilassata bene”.

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