Un gioco al villaggio vacanze

Quel villaggio vacanze era proprio intrigante, ma Nino non lo capì fino in fondo prima di sapere che per la serata di arrivo, come spettacolo di benvenuto, sarebbe stato organizzato un gioco per adulti nell’anfiteatro.
Per tutto il giorno fantasticò su quanto avrebbe potuto vedere, ma dovette infine ammettere che la realtà superava la fantasia; giunta la sera, furono ammessi in anfiteatro soltanto gli uomini che avessero compiuto diciotto anni e notò che le sedie erano disposte attorno ad un gruppo di lettini prendisole: sedici, in quattro file da quattro.

Non aveva ancora avuto modo di fare amicizia con nessuno, quel giorno, sebbene un paio di bonazzi l’avessero già colpito: sfortunatamente, sembravano accasati con due che gli si mantenevano attaccati come una cozza allo scoglio.
La gente cominciava ad arrivare ed a prendere posto: tutti sembravano particolarmente eccitati, come se sapessero già cosa sarebbe accaduto; infine, puntuali come non mai, gli animatori raggiunsero il palcoscenico e, dopo le presentazioni di rito, che a Nino sembrarono non finire più, annunciarono l’inizio di un gioco.

Spiegarono che su ciascuno dei lettini avrebbe preso posto un maschio, di età compresa tra ventuno e ventotto anni, palestrato (doveva aver partecipato alle selezioni nazionali per il campionato di body building), vestito solo di un perizoma e con gli occhi bendati. Sarebbero poi stati scelti due concorrenti: nel caso in cui si fossero dichiarati disponibili più di due spettatori, si sarebbe proceduto ad un regolare sorteggio; finalmente tutti sentirono lo scopo del gioco: i due concorrenti si sarebbero disputati il titolo di Succhiatore d’oro della settimana!

In pratica, sorteggiato anche chi dei due avrebbe iniziato, i due concorrenti avrebbero avuto a disposizione dieci minuti ciascuno ed in questo tempo massimo avrebbero dovuto tirare un pompino al maggior numero possibile di maschi, facendo però in modo che, nel momento in cui il singolo stallone fosse ‘venuto’, uno degli animatori, quale componente della giuria, verificasse, staccata il concorrente la bocca dal cazzo fino a quel momento succhiato, che effettivamente il succhiato stesse sborrando.

Il concorrente che non stesse gareggiando sarebbe stato bendato, in modo tale da non sapere chi stesse rendendo oggetto delle proprie attenzioni il suo rivale.
Il premio per il vincitore era allettante: avrebbe potuto scegliere uno dei maschi lì presenti e fargli, o farsi fare, quello che voleva!
Naturalmente, molto dipendeva dai gusti del concorrente – attivo o passivo che fosse –, ma pure dallo stato del maschio prescelto, il quale avrebbe potuto essere scarico per il lavoro appena fattogli: comunque, sarebbe rimasto a disposizione del concorrente vincitore per due ore, con la sola clausola che la prima ora sarebbe stata sul palcoscenico, per beare gli spettatori e ripagarli – almeno in parte – del fatto non avessero potuto anch’essi partecipare; la seconda delle due ore, il vincitore ed il prescelto avrebbero potuto ritirarsi e, se ancora in tiro, continuare il loro gioco da soli nella camera d’uno dei due.

L’eccitazione cresceva visibilmente! Uno dopo l’altro, entrarono i sedici maschi da rendere oggetto delle attenzioni dei concorrenti ed erano come semidei greci, ciascuno di loro pareva una statua di Fidia: indossavano solo un perizoma che, però, copriva a malapena il gonfiore del cazzo semiteso e delle palle rotonde e piene, e non anche l’invidiabile perfezione dei glutei che guizzavano camminando. Ognuno di loro prese posto; il più anziano sembrava non superare i venticinque anni e ce n’erano biondi, bruni, castani, anche uno rosso e pure uno completamente glabro e con la testa rasata.

Per tutti i gusti!
Il pubblico, evidentemente, li conosceva almeno in parte, poiché aveva cominciato a gridare entusiasticamente, chiamando ora l’uno, ora l’altro per nome e manifestando apprezzamento per questo o quel particolare, anche se, effettivamente, c’era solo l’imbarazzo della scelta, poiché erano tutti statuari e per tutti si poteva tranquillamente perdere la testa.
Nino notò che su ogni lettino c’era un numero di gara, perché presto chi vi si fosse sdraiato non avrebbe avuto nulla addosso cui fissarlo; finalmente, si accomodarono e gli animatori poterono invitare il pubblico a farsi avanti per scegliere i concorrenti.

Fu una calca immane: non v’era praticamente nessuno che si tirasse indietro ed anche Nino, cui almeno sette od otto dei tizi sui lettini piacevano da matti, si propose: si procedette all’inevitabile sorteggio.
La sorte fu dapprima benigna con un ragazzo di circa vent’anni, alto, bruno, muscoloso ma non palestrato, occhi verdi e pizzetto, il quale dichiarò di chiamarsi Massimo; poi, con la fortuna che di solito bacia i principianti, fu la volta di Nino!

I due concorrenti furono acclamati dalla folla, molti gridarono d’invidia per il ruolo che la fortuna aveva loro riservato e la sfida cominciò.

Gli animatori fecero partire un grande cronometro a muro, a Nino furono bendati gli occhi e Massimo si avventò sul bonazzo steso sul lettino numero sette; gli tolse con foga il perizoma, che faceva già fatica a contenere un membro che, moscio, era grosso quanto una salsiccia abruzzese, lo rimirò solo un istante, carezzò il torace del maschio e poi ingoiò in un sol colpo quel cazzo superbo. La sua bocca doveva essere esperta, perché Nino sentiva il pubblico incitarlo e commentare con grida e schiamazzi quel vigoroso pompino.

Massimo leccava quell’asta nel frattempo diventata rigida e turgida, con un glande grosso come un’albicocca, passava alle palle gonfie, carezzava il pelo pubico ed il culo, per poi tornare ad ingoiarlo completamente; il tempo però passava ed il numero sette non ‘veniva’.
Massimo ebbe allora un’idea: poiché era in costume da bagno, scostò la bocca dal cazzo, si alzò, si girò di spalle e strusciò il suo culo sul cazzo, appoggiandoselo infine sul buchino; poi, ad un cenno della giuria, che gli rammentava potesse trattarsi d’una mossa contraria al regolamento, si tolse e riprese il cazzo nella bocca, ma prima gli sussurrò: “Dai, che se mi ‘vieni’ ora, dopo ti faccio entrare pure lì dietro!”.

Lo stratagemma funzionò, perché, dopo altri cinque o sei colpi di lingua, mentre con la destra gli massaggiava le palle, il numero sette finalmente ‘venne’: a malincuore, Massimo scostò il capo per far vedere il trofeo e tutti poterono ammirare quegli schizzi densi, caldi e bianchi inondare il torace del ragazzo, sgorgare da quel corpo come un nettare divino e perfino oltrepassare il lettino prendisole! Massimo indugiò solo un attimo, fece quasi per leccarne un po’, ma poi passò ad un altro lettino, quello numero dodici.

Questa volta, cambiò tattica: incominciò con un bacio a cavatappi e contemporaneo massaggio del ventre del maschio sdraiato, facendogli sentire il contatto caldo del suo corpo, per poi passare a leccargli i capezzoli già duri, la linea dei pettorali scolpiti, i muscoli dell’addome che sembravano il dorso d’una tartaruga, evitando il cazzo – che già, però, s’era indurito come una lancia -, per continuare leccandogli l’interno della coscia, fino al piede, così mostrandogli il suo culetto inguainato dal costume e strofinando il proprio cazzo, anch’esso ben teso, contro quello del numero dodici.

S’aiutò anche col malandrino dito medio della mano destra, che cercava – e trovava ben disponibile, sprofondandoci per tutta la lunghezza –, il buco del culo del numero dodici, tant’è che questi ‘venne’ quasi subito. Scostò il nuovamente il capo e la giuria constatò stesse avvenendo una sborrata senza schizzo, con la sborra che fuoriusciva però copiosa e ricadeva da ogni lato sull’asta.
Massimo non perse tempo e si fiondò sui fianchi del numero quindici: un biondino con una leggera peluria sul torace ampio e ben proporzionato, le braccia forti come querce, le cosce guizzanti come anguille ed un pacco sotto il perizoma che dire inequivocabile era poco.

Strappò via il perizoma e passò subito a leccare le palle gonfie, mentre il cazzo s’induriva visibilmente mano a mano che se lo metteva in bocca (davvero capiente ed abile, nulla da eccepire!); prima una palla, poi l’altra, pregustando il momento in cui il loro contenuto gli si sarebbe riversato in bocca. Con le mani avide ne carezzava il petto, le braccia, le natiche; l’indice della mano destra gli penetrava in bocca, quello della sinistra percorreva il solco del culo, soffermandosi appena fuori del buco, per finire sotto quella, delle due palle, che momentaneamente non fosse in bocca: il numero dodici era tesissimo e si vedeva lontano un miglio che gli piaceva da matti.

Massimo capì che adesso poteva prendere tra le labbra quel glande turgido e così fece: scomparve dentro la sua bocca e lui cominciò ad affondarselo tra le fauci, fino a quando si videro almeno venti centimetri ingoiati e la sua gola rigonfia nel tentativo di tenerlo tutto. Poi cominciò a pompare, prima piano, poi sempre più velocemente, con un ritmo attento, costantemente incrementato; il tempo, però, passava e lui dava ogni tanto, con la bocca piena e senza osare lasciare la presa per il timore che potesse mandare tutto a monte, un’occhiata al cronometro.

Il pubblico incitava i colpi di bocca, scandendo il ritmo, ma già qualcuno cominciava ad urlargli che si sbrigasse, perché i dieci minuti pattuiti stavano inesorabilmente finendo; Massimo accelerò ancora il ritmo e l’espressione sul numero quindici era di godimento infinito: si vedeva il suo cazzo scomparire fino alle palle nella bocca dell’altro ragazzo e poi riapparire fin quasi alla punta.
Era un pompino da “Oscar” ed alla fine Massimo ebbe la sua ricompensa: con un grido di piacere selvaggio, il numero quindici ‘venne’, appena in tempo perché l’attenta giuria, ma soprattutto il pubblico sempre più eccitato, potessero vedere uno schizzo di sperma candido, copioso, denso ed invitante, che quasi ricadde sul petto del palestrato sdraiato sul lettino accanto… poi altri cinque o sei schizzi, via via meno prorompenti, che questa volta, però, Massimo non poté trattenersi dal leccare subito dalle cosce, dal petto, dall’addome dello stesso numero quindici, ovunque altro fossero ricaduti: evidentemente, sapeva bene che per un quarto pompino non ci sarebbe stato tempo e, almeno, si ripagava della sua fatica!
Proprio in quel momento finirono i dieci minuti ed il pubblico esplose in un urlo di gioia, esprimendo il compiacimento per la buona riuscita della prima prova e l’ammirazione per il primo concorrente.

Gli animatori comunicarono col megafono Massimo n’avesse totalizzati tre, convalidati e quindi utili ai fini della gara, ed ora toccasse a Nino, che, ancora un po’ stordito, veniva sbendato.

Sì, toccava proprio a lui. E come avrebbe fatto? Lì, davanti a tutti, dopo una prova così brillante del primo concorrente… Un attimo solo di smarrimento, poi prevalse in lui un selvaggio piacere: in fondo, chi glielo avrebbe detto, il giorno prima, che avrebbe avuto a sua disposizione un’occasione così ghiotta con sedici maschi di quella specie superba che non attendevano che la sua bocca…!?!
Gli animatori diedero il via; essendo rimasto bendato, Nino non sapeva quali dei maschi erano stati già scaricati: subito, però, si accorse delle condizioni di relativo riposo in cui si trovavano i cazzi dei numeri sette, dodici e quindici e capì che almeno per un po’ da quei generosi coglioni sarebbe uscito ben poco , cosicché era meglio rivolgersi altrove.

Poi ebbe come un’ispirazione: aveva capito dalle voci, e poi sentito confermare dalla giuria, che il precedente concorrente ne aveva spompinati tre; ma perché procedere, come dire, in sequenza?
Si fiondò sul primo, sul numero uno, tolse il perizoma e subito incominciò a leccare ed a succhiare quel bendidio, ma, dopo circa sei o sette colpi, anziché proseguire, si diede al numero due e usò la stessa tattica: in pratica, uno dopo l’altro, i tredici maschi ancora carichi erano stati tutti iniziati e, davvero, Nino se n’era visto decisamente bene.

Cazzi di tutti i tipi, alcuni più grossi degli altri, altri non troppo lunghi, ma tutti superbi, erano adesso tutti e tredici ritti, coi maschi cui erano attaccati che restavano in attesa, solleticati ed eccitati. Dopo la prima tornata, Nino continuò con dieci, quindici colpi per cazzo, sempre senza mai fermarsi più d’una decina di secondi, ma cambiando l’ordine e scegliendo a caso la mazza successiva: in questo modo, l’attesa dei maschi aumentava, acuita dalla suspence dovuta al fatto che non si sapeva a chi avrebbe continuato il lavoretto.

Il pubblico era in delirio per questo cambio di tattica: evidentemente, era una novità e Nino aveva avuto un colpo di genio. Quanto a lui, gli sembrava di stare in paradiso: era come succhiare contemporaneamente tredici cazzi stupendi ed aspettare da un momento all’altro che da uno o più di essi sgorgasse quello sperma che da tanto agognava sentire copioso sotto il suo palato; peccato solo che avrebbe dovuto rinunciare ad ingoiarselo a sorsate, perché avrebbe dovuto far constatare alla giuria ch’era riuscito a far ‘venire’ i maschi che si fosse lavorato…
Era come un giocoliere di piatti, di quelli che si vedono al circo, che riescono a maneggiare contemporaneamente molti più piatti di quanti potrebbero dedicandosi esclusivamente ad uno, giungendo a dare una spinta in più mentre quella precedente stia esaurendosi.

In pratica, aveva tredici cazzi tutti in tiro ed il pubblico poteva vedere che la cosa piaceva ai maschi sui lettini, più di uno dei quali, ormai, tentava di trattenere Nino nel momento in cui lui lo lasciava per andare a rifarsi la bocca con qualcun altro.
Poi Nino ebbe l’idea vincente: andò dai maschi già ‘venuti’ e leccò a fondo quei cazzi appena un po’ ammosciati ma ancora grondanti di sperma, mischiò il seme di tutti e tre che riuscì a mettersi in bocca, poi di quel cocktail divino si inumidì la punta dell’indice e del medio e, da quel momento, a tutti gli altri maschi che spompinava metteva in bocca quelle dita così piene della sborra altrui.

A quel gusto sopraffino, il numero tre venne subito, con una sborrata intensa, anche se senza schizzo, accompagnata da un gemito di piacere allo stato puro; il numero otto dopo pochi colpi, tenendosi quelle dita grondanti di sborra fino in gola, ma lui con schizzi intensi e veloci, come colpi di mitragliatrice: in realtà, il numero otto volle addirittura alzarsi in piedi e scaricarsi sulla faccia di Nino, inondandogli di bianca crema gli occhi, le guance rosse d’eccitazione, i capelli scuri, la bocca finalmente spalancata che poteva abbeverarsi e tentare di spegnere la sua sete, mentre la giuria certificava che, effettivamente, il maschio stava ‘venendo’, eccome!
Erano tre pari e Nino continuava a manovrare, uno dopo l’altro, i cazzi degli altri maschi, ficcando loro in bocca le dita grondanti dello sperma di quanti avessero goduto prima di loro.

Mancava ancora qualche decina di secondi: fu la volta del numero quattordici, quello glabro e con la testa rasata, che sembrò una fontana, tanto alti zampillarono gli schizzi di crema!
Nino toccò il cielo con un dito: aveva vinto!
Avrebbe potuto fermarsi, ma non capiva più nulla: sotto le urla d’incitamento del pubblico, conquistato dalla sua tattica e visibilmente partecipe, continuò a spompinare gli altri e finalmente sapeva che poteva anche infischiarsene di mostrare alla giuria l’esito delle sue fatiche.

Prima che il cronometro scandisse la fine della prova, poté farne godere altri due, stavolta senza staccare la bocca dai cazzi e bevendo avidamente, ingoiando tutto mano mano che sgorgava da quelle fonti sublimi quel nettare dolcissimo, caldo, denso, che gli riempiva bocca, gola, fin giù nelle viscere!

Nota: l’autore di questo racconto si firmava Francesco, ma non posso esser sicuro che fosse il suo vero nome, né ho mai letto altri racconti che tradissero il suo piacevole stile (diversamente dal solito, ho dovuto apportare pochissime correzioni) ed una così fervida immaginazione, almeno se riferita a ciò che potesse davvero accadere nei villaggi turistici italiani dell’epoca (primi anni duemila), od almeno pubblicamente!
Rileggendo i racconti che rendo nuovamente disponibili su Xhamster, provo sempre molta tenerezza al pensiero di quanto poco bastasse agli adolescenti della mia generazione (non necessariamente ad essi!) per divertirsi, eccitarsi e condividere le proprie fantasie erotiche: mancando app e social network, che avrebbero poi esasperato il concetto di condivisione ed esibizione dei corpi, francamente spesso fine a se stesso, i forum in cui si potesse parlare liberamente di sé protetti dall’anonimato costituivano una preziosa risorsa per comprendersi meglio e non sentirsi troppo soli.

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