Passione

Questa storia è vera con i nomi cambiati, ma i dialoghi e le cose sono tutte realmente accadute non più di quattro anni fa. Ora Giada è molto lontana e Mario ha incominciato a vivere di nuovo come non faceva più prima di incontrare Giada. Si incontrarono sul lavoro, lei aveva appena finito l’università e cercava un po’ di soldi per farsi delle vacanze col suo ragazzo, con cui coabitava già da tre anni, mentre lui aveva lavorato da sempre lì.

Lei aveva all’epoca dei fatti ventidue anni mentre lui quarantanove, lei era alta e gracile uno sguardo enigmatico che sgorgava da due occhi azzurri e gialli, Mario invece era alto e con due spalle larghe, dimostrava molti meno anni. Fin dalla prima volta che si videro fu subito passione anche se lei conviveva col suo ragazzo, non esitò ad andare a trovare Mario a casa e……ma basta preamboli ed introduzioni godetevi la storia che faccio iniziare nel pieno di un amplesso tra i due

Giada prese il pene di Mario in mano ancora umido dei suoi umori: “Mio Dio che bel cazzo che hai, sfregamelo sul viso, fammi sentire l’odore della mia fighetta….

ooooh come è caldo, scopami in bocca adesso” Il cazzo di Mario le penetrò in bocca allargando le sue labbra carnose e sprofondò fino in gola, le ebbe un singulto, lui allora lo tolse dalla sua bocca e portò le palle sopra le sue labbra. Giada senza attendere iniziò a leccarle mentre lui se lo prese in mano e cominciò a masturbarsi, avanzò ancora un po’ col bacino in modo che lei potesse leccargli il buco del culo, cosa che lei fece immediatamente passando la lingua a spatola per tutta la lunghezza dell’apertura di Mario, poi fece penetrare la punta, a quel punto Mario si tirò indietro ed esplose sul suo viso inondandolo di sperma denso, lei ansimava e ingoiava tutto quello che le capitava tra le labbra passando la lingua intorno ad esse per raccogliere ogni goccia.

“Che maiale che sei ed io sono la tua troia”. Lui continuò spalmandole col glande lo sperma su tutto il viso. Le dita di Giada avevano raggiunto il suo grilletto e stavano agitandosi su di esso in modo frenetico, poco dopo cominciò a contorcersi sotto di lui in preda ad un orgasmo che le strizzava la fighetta facendo colare i suoi umori sulle lenzuola.
Mario crollò a fianco di Giada e rimasero così uno a fianco all’altra ansimando.

Poi Giada si alzò e si diresse in bagno per ripulirsi del piacere di Mario. Quando arrivò sul lavabo alzò gli occhi ed inquadrò il suo viso nello specchio. Era proprio stavolta con lo sperma che dal mento si allungava in un lungo filo che terminava sul suo seno. Passò il palmo della mano sul suo petto per raccogliere la grossa chiazza di sperma e poi passò la lingua sul suo palmo sentendo la sua fighetta contrarsi ancora una volta “Come cazzo fa a farmi sentire così puttana, eppure prima di conoscerlo ero quella che si dice una brava ragazza, appena laureata in soli tre anni col massimo dei voti e con lo scopo di diventare una maestra d’asilo, adesso invece non faccio che pensare a lui e a come mi scoperà la prossima volta.

Non è possibile sono ancora una volta bagnata fradicia, scommetto che se allargo le gambe inizio a colare umori proprio come una cagna in calore”. Ecco così si sentiva e l’aveva detto più volte anche a Mario nelle loro interminabili telefonate in cui finivano per telemasturbarsi ognuno nella propria casa.
Già nel loro primo incontro dopo essersi scambiati il primo bacio fin troppo timido, Giada aveva preso le redini in mano e senza farsi tanti problemi aveva slacciato la cerniera dei pantaloni di Mario, e si era appropriata del suo cazzo prodigandosi in un pompino che venne interrotto da un improvviso crampo al polpaccio di lei che la fece sobbalzare.

Lui era rimasto con la sua rigidità in evidenza fuori dalla patta dei pantaloni e lei a quel punto gli disse “Sono veramente fottuta hai anche un gran bel pene e pensare che non è ancora del tutto duro, ti voglio dentro di me subito” così dicendo si tolse i suoi jeans attillatissimi e le mutandine con le ochette disegnate sopra, scavalcò con una gamba il bacino di Mario e si piantò il suo cazzo su per la sua fighetta.

Mario sentii il suo palo farsi strada in lei fino a sprofondarle dentro fino alle palle, le gambe di lei tremavano e in poco tempo venne affondando i denti nella spalla di Mario. “Dio che voglia che avevo di scoparti” gli disse, e poi lo pregò di non venirle dentro perché non prendeva la pillola e non voleva a soli vent’anni rimanere in cinta. A quel punto iniziò una danza col bacino sul cazzo, poi lo guardò negli occhi e gli chiese di venirle in bocca.

Mario allora la girò sottosopra e spingendo il suo cazzo nella sua bocca le schizzò tutto il suo succo in gola. Lei lo fece sfogare e poi si tirò su e guardandolo negli occhi ingoiò tutto quel ben di dio “Yummi Yummi” gli disse sorridendo “hai anche un buon sapore, mannaggia a te…..” (Continua).

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