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UN INVITO A CENA- IL MERCOLEDÌ

Tornato a casa non faccio altro che pensare all umiliazione subita. Eppure non mi sono fermato, ho continuato a succhiare il dildo fino a che non restasse una sola goccia, una minima traccia del suo sperma. Anche quando lui è uscito, non ho smesso, volevo, desideravo tutta la sua sborra. Sono davvero così troia come dice lui?? Eppure nella mia vita ne ho combinate tante, a volte ho fatto di proposito la troia perché mi piaceva.

Ma non me ne sono mai preoccupato. Lui è riuscito a farmi sentire diverso, una sensazione più reale. Possibile che a 44 anni scopro di essere davvero cosi troia? Vado a letto molto confuso. Mi giro, mi rigiro, ma non riesco a dormire. Guardo il telefonino e sono le due. Lo spengo. Prendo mezzo sonnifero e mi addormento. Alle sette la maledetta sveglia suona. Questa volta la lascio suonare più volte. Poi con calma mi metto seduto sul bordo del letto e guardo il cell.

Ho quasi paura ad accenderlo, ma devo farlo. Mi aspetto un suo messaggio, invece niente. Strano, eppure ero sicurissimo. Mah forse si è stancato o ha capito che non deve rompere di notte. Un po’ mi dispiace, ma perché????? Comunque faccio la doccia, mi vesto, e quando sto per uscire vedo una busta ai piedi della porta. Giuro che rabbrividisco!!! Il solo pensiero che sia un suo messaggio mi spaventa a morte. La prendo in mano, la apro e dentro trovo una foto!!! Riconosco il suo cazzo in primo piano.

Giro la foto e c’è un suo mess scritto
” Notte troia, sono le due e mezza. Come vedi dalla foto sono eccitato e la colpa è tua. Più tardi al lavoro, alle 9. 30 esatte , devi andare nella sala ristoro, troverai un cappuccino ancora caldo con una schiuma speciale. Bevilo tutto. Notte troia!!!”
Non so se sono più preoccupato del fatto che sto coglione è venuto alle due e mezza del mattino davanti alla porta di casa mia, o se qualcuno al lavoro potesse accorgersi del gioco perverso che Ioan aveva partorito stamattina!!!
Agitatissimo corro al lavoro.

Per due ore faccio finta di fare qualcosa , ma in realtà continuo a fissare l’ora. Alle nove e 28 minuti mi alzo e dico a mia sorella che vado a prendere un caffè. Corro verso la sala ristoro, non c’era nessuno. Vedo sopra il tavolo un cappuccino ancora fumante. Cazzo l’ho mancato per poco. Mi avvicino e prendo il bicchiere in mano. Lo osservo bene e noto chiaramente che non è schiuma quella che galleggia , ma una calda, bianca, densa, copiosa sborrata.

Non ci potevo credere!!!! Ioan aveva macchiato un caffè con il suo sperma. Non so cosa fare, se bere tutto o gettarlo via. Ed ecco che mentre ho il bicchiere in mano entra mia sorella
” Sei scappato via, non ho fatto in tempo a dirti di portarmi un orzo!!! Tu che hai preso” mi chiede avvicinandosi alla macchina dei caffè
” Un cappuccino, bello schiumoso!!” Rispondo e inizio a berlo, piano piano, finché finisce.

Uno dei migliori cappuccini della mia vita!!!! In qualche modo è riuscito a farmi fare la troia anche stamattina.
Mentre mia sorella ritorna in ufficio, io devo trovare Ioan. Non so bene perché, lo devo vedere. Faccio il giro per dietro e arrivo al magazzino 3, sicuro di trovarlo la. Ma non c’è. Chiedo in giro, nessuno l’ha visto. Ma come? Nessuno lo ha visto oggi?? Eppure ci deve essere, mi ha preparato il cappuccino.

Ritorno in sala ristoro. Trovo dentro mio padre e altri due collaboratori. Li vedo ridere come pazzi. Chiedo a mio padre se avesse visto Ioan. E lui mi risponde che oggi non viene, che ha telefonato che sta male. E continua a ridere insieme agli altri. A quel punto completamente confuso chiedo cosa avessero tanto da ridere.
” È una scommessa che avevamo fatto con Ioan. Lui dice che tra le donne che lavorano qua ce n’è una in particolare più troia di tutte.

Ma tanto troia. Così tanto da essere sicuro al cento per cento che se avessimo lasciato sul tavolo un caffè pieno di sborra, lei trovandolo se lo sarebbe bevuto!!!!” Mi spiega mio padre
” E allora? Perché ridete? Cosa è successo? Che avete fatto???” Chiedo io con un groppo allo stomaco che quasi mi sento svenire.
” Ma niente, siccome per noi Ioan è sempre il solito esagerato, abbiamo voluto fare una prova, ma così per ridere!!” Continua mio padre.

” E quindi??? Dai sono curioso!!! Raccontami. ” gli dico facendo finta di essere allegramente curioso.
” Insomma alle nove abbiamo preso un caffè espresso dalla macchinetta e a turno tutti e tre siamo andati in bagno e…. si hai capito no..e poi lo abbiamo messo sul tavolo e siamo usciti. Dopo venti minuti siamo tornati e il caffè era sparito. E il bicchiere vuoto è dentro il cestino. Lo abbiamo segnato con una X.

È proprio quello!!!” E indica il bicchiere sul cestino e solo in quel momento mi accorgo della X scritta a penna!!!
” Quindi qualcuna delle ragazze lo ha bevuto? E avete visto chi?” Chiedo terrorizzato
” Macché Dio bono, è stata talmente veloce che non siamo riusciti a vedere nessuna!!! Ma Ioan aveva ragione, c’è una gran troia , e anche schifosa secondo me, perché solo una porca schifosa può fare una cosa del genere!!!” Sentenzia mio padre ancora ridendo.

” Secondo me ce n’è più di una qua dentro!!” Esclamo io. E poi chiedo a mio padre se posso andare a casa perché è tutta la notte che sto male e lui ovviamente acconsente. Esco dagli uffici e fuori c’è un caldo afoso tremendo. Inizio a sudare, mi sento male!!!! Arrivo alla macchina appena in tempo, accendo l’aria condizionata e mi stendo un po’. Sono sotto shock. Non riesco nemmeno a pensare.

Non voglio pensare!!! Squilla il cell. È lui. Accetto la chiamata ma non riesco a parlare.
” Chi è la mia troia????” La sua voce mi mette i brividi. Chiudo la chiamata senza dire nulla. Dentro la macchina mi gira la testa , e una frase rimbomba ovunque: chi è la mia troia?????? Chi è la mia troia???? CHI È LA MIA TROIA??????????.

UN INVITO A CENA, IL LUNEDÌ

La sveglia squilla alle sette puntuale. Di solito la lascio suonare almeno un paio di volte. Questa mattina invece mi alzo di shitto, e subito mi prende un nodo allo stomaco. Ripenso a quello che mi è successo sabato sera, e il solo pensiero di incontrarmi faccia a faccia col mio dipendente mi spaventa e imbarazza. È inevitabile vederci al lavoro. Lui è il mio autista e magazziniere. Ogni cosa che fa deve prima essere decisa e confermata da me.

Di certo non posso comportarmi in maniera diversa, in ufficio c’è anche mia sorella, e di certo non posso dirgli che avevo passato tutta la domenica a masturbarmi pensando a lui e al suo cazzo.
Tra l’altro è il suo primo giorno di lavoro dopo una settimana di ferie, ogni mia reazione strana sembrerebbe ingiustificata. Quindi con una spada di Damocle sopra la testa, mi vesto , e come non fosse mai accaduto nulla , esco e vado al lavoro, aspettandomi qualunque cosa.

Appena arrivo in ufficio, teso come una corda di violino, chiedo a mia sorella se avesse visto Ioan. Lei mi risponde di no.
“Figurati, conoscendolo sarà ancora in Romania quello, vedrai che torna domani!!” Mi dice mia sorella. Non potevo dirle che invece era già in Italia da sabato.
” Si hai ragione fa sempre così !!!” Rispondo. E inizio a lavorare. Neanche passano dieci minuti che dalla finestra vedo Ioan a bordo del muletto venire verso gli uffici.

Mi si ferma il cuore. Parcheggia, scende e entra in ufficio.
” Buongiorno a tutti!!! Sono tornato stanotte. Come vi avevo detto!!” Esclama lui, allargando le braccia. Cazzo come e’ bono!!!! Ma è sempre stato così???
” Oh caro, dammi due baci e raccontami come sono andate le ferie!!!” Gli dice mia sorella alzandosi e andando a salutarlo. Mentre si abbracciano lui mi guarda, mi sorride e mi fa l’occhiolino. Bastardo!!!!
” Guerrino, tu non mi saluti, non sei contento che sono tornato???” E rimane a braccia aperte aspettandomi.

Mi alzo, lo abbraccio, usanze stupide che non servono a nulla, e mentre mi da due baci mi sussurra all’orecchio ” Ciao troia mia!!!”. Mi stacco immediatamente, in maniera brusca.
” Che brutta mattina che hai Guerrino!” Dice mia sorella.
” Si ho le palle girate!!” Rispondo
” Ma se la prima cosa che mi hai chiesto appena entrato è stata se avevo visto Ioan!!!” Bastarda di sorella!!!
” Ah davvero? Così ha detto? Mi voleva salutare forse, dopo una settimana che non ci vediamo” afferma lui.

Falso!!!
” In realtà volevo farti vedere una cosa in magazzino urgente!!! Se vieni con me ti faccio vedere. ” non sapevo cosa dire, e poi via il dente via il dolore.
” Dai fammi vedere questa cosa.. poi torno e ti racconto della mia bellissima settimana di ferie ,ok ?” Rivolgendosi a mia sorella. Ed esce dall’ufficio dopo avermi detto che mi aspetta fuori e intanto si fuma una sigaretta.
” Beh? Che cosa hai? Sei strano.

E poi quale problema c’è in magazzino che non ne so nulla???” Mi chiede mia sorella.
” Un problema che devo sistemare subito, poi ti racconto. Tu stai attenta che per nessun motivo , dico davvero, nessuno deve entrare in magazzino. Neanche papà. Bloccalo, inventati qualcosa, ma fino a che non mi vedi tornare io e Ioan non ci siamo. ” il mio tono è così serioso che lei annuisce senza chiedere altre spiegazioni.

Esco, faccio cenno a Ioan di salire sul muletto e ci avviamo , attraversando il piazzale , ai magazzini.
” C’è davvero un problema o ti sei inventata tutto solo per farmi un pompino ???? Mmm che pompini che fai troia mia!!” Mi chiede con un mezzo sorriso da porco e un tono di voce da maniaco sessuale.
” Intanto smettila di chiamarmi troia!!! Non sono la tua troia!!! ” gli ordino infastidito.

” Beh non sarai la mia troia, ma sei comunque una gran troia!!!” E ride. Non rispondo. Entro nel magazzino numero tre.
” Forza, scendi e chiudi bene il portone, che dobbiamo parlare io e te!!” Detto e fatto. Il numero tre non lo usiamo quasi mai, quindi è praticamente vuoto.
” Mettiamo subito le cose in chiaro…” ma lui mi interrompe e mi chiede ” Posso fumare ? O ti da fastidio? Non mi sembrava ti desse fastidio sabato sera mentre ti scopavo con la sigaretta in bocca!!! Mamma quanto sei troia!!!!mmmmmm” mi lascia di sasso, per qualche secondo.

” Ma si fumati sta cazzo di sigaretta, e ti ho detto di non chiamarmi troia !!!!” Gli intimo io. Lui prende una sigaretta, se l’accende, e appoggia una gamba sulla ruota del muletto. Zio can, quanto bono è questo???? Gli guardo in mezzo alle gambe, in quella posizione, e noto il suo pacco sotto i pantaloni verdi da lavoro.
” Allora? Ti sei bloccata? Hai visto qualcosa che ti ha tolto le parole dalla bocca? Dimmi la verità, troia!!” Mi dice grattandosi le palle.

” Smettila di chiamarmi troia!!! ” urlo isterico.
” Ok, ok calmati!!!! Sto solo scherzando, non ti chiamerò più troia , giuro. Dimmi tu come vuoi essere chiamata!!” E mentre dice questo, si apre la patta dei pantaloni, tira fuori cazzo e palle e si gira verso un angolo del muro, ma ben in vista.
” Allora? Mi dici o no come ti devo chiamare? E se posso pisciare qua o no, e se no dove la posso fare?” Porco, maiale, diavolo tentatore.

Maschio, sei tu il più maschio di tutti!!!
” Chiamami pure troia, basta che mi pisci in bocca!!!” E mi inginocchio, per prendere il suo uccello in bocca. Me lo infila in gola e inizia a pisciare e mentre mi sta pisciando in bocca mi chiede ” Chi è la più troia di tutte????” E io senza smettere di bere, a bocca piena rispondo “IO”. E finisco di bere.
” Ok, lo ammetto, hai vinto tu!!! Sono una troia.

E allora? Cosa hai ottenuto ora? Che intenzioni hai???” Chiedo sottomesso.
” Intanto ti ho fatto ammettere di essere una troia. Pian piano ti farò dire che sei la MIA troia!!!” Risponde rimettendosi a posto. Apre il portone, usciamo dal magazzino, mi riporta in ufficio e racconta a mia sorella le sue ferie. Non ascolto una parola, penso solo che dentro di me, in fondo in fondo, sono già la sua troia!!!! Ma questo lui l’ha già capito.

……….

Sorpresa per matura

Mi reco spesso al mare vicino a Roma e spesso vado in una spiaggia dpove si pratica il nudismo. Giorni fa c’era una coppia sui 60anni con Lei ancora affascinante e con un bel corpo. Io come al solito mi metto in disparte tranquillo a prendere il sole integrale e la coppia era a circa 10m da me. Quando mi sono spogliato mi sono steso e messo steso tranquillo e beato. però sentivo che qualcuno mi osservava, mi sentivo scrutato e mi alzo e mi accorgo che la Lei di coppia mi osservava ogni tanto.

Guardava il mio corpo ed il mio cazzo beato sotto il sole. Passano circa 20 minuti e la tizia continua a guardarmi e fissarmi. In un attimo il marito si allontana per farsi un bagnetto a mare visto che il caldo iniziava a farsi sentire, e mi accorgo che la sua donna si alza e mi si avvicina per chiedermi se gli facevo una sigaretta visto che Lei le aveva dimentocate in macchina. Io gli faccio la sigaretta ed alla fine prima di tornare sul suo asciugamano, mi dice, “che bel cazzo che hai lo vorrei prendere tutto…” Si gira e si allontana.

Verso le 15. 00 vedo che la coppia si divide, il marito si riveste e va via. Bene adesso prendo io l’iniziativa e mi vado a stendere vicino a lei. Felice sia io che lei di stare vicino mi inizia a raccontare delle sua vita degli ultimi anni e tra questo mi confessa che vorrebbe trovare un uomo che un bel cazzo che la sfondi per bene. Io a questo punto mi offro volontario…..e lei inizialmente si fa una risata, forse incredula della situazione.

Dopo poco mi fa presente che abita vicino alla spiaggia e che il marito era andato via perchè doveva andare a lavoro. Bene Lei mi invita a casa sua. Cazzo già immaginavo di sbattergli il mio cazzo nel culo e sfondarla senza pietà. Arriviamo a casa sue e ci facciamo subito una doccia. Lei sotto la doccia inizia a toccarmi il cazzo che subito dopo diventa durissimo dritto e bello grosso. Io di mio inizio a toccarla tutta ed infilo subito le dita nella sua figa bagnatissima, e dopo gli infilo un dito nel culo cercando di capire se ci sarebbe stata a farselo mettere dietro.

Che lo dico afare? Sia figa che culo erano aperti alla grande. Andammo subito a letto e dopo un bel 69, la giro e gli sbatto in fica i miei 23 cm duri grossi. Lei inizia a godere come una vera troia…. infatti lo era, e io la sbatto con colpi poderosi nella figa facendogli entrare tutto il mio cazzo dentro. Pecosina sublime, poi smorzacandela e varie…. Lei sborra tre volte urlando come una matta.

Alla fine ecco la mio sesso preferito e che amo alla follia. nuova pecorina, Lei che prende il mio cazzo e lo infila nel culo. Appena untrata la cappella, io gli do un colpo forte e lo faccio entare tutto nel suo culo dilaniato ed aperto più che mai, ed inizio ad incularla alla follia con colpi esagerati. lei che si dimenava e che mi confidava che mai aveva preso nel culo un cazzone grosso e che stava realizzando il suo sogno.

Alla fine io godo sborrandogli in faccia getti continui di sborra, facendola soffocare di sborra. Finito il tutto lei mi mostra il suo buco di culo, che una volta da me allargato con le mani, mi appare una carverna spalancata, che meraviglia. Il tutto nell’attesa che il suo cornuto del marito torni a casa con il suo cazzetto, pronto ad entare nelle caverne che gli ho fatto. questo succede giorni fa, ed oggi la tizia continua a farsi sfondare da me ogni volta che il marito non è in casa.

Che belle le donne mature, le amo.

QUELLA METROPOLITANA …..GALEOTTA

Era da tempo che la mia signora, voleva far un giro per Milano, per “ assaporare “ il caos cittadino, cosa alla quale abbiamo rinunciato anni fa, per andar a vivere in campagna.

L’ occasione, era una delle solite fiere fuori salone, e siccome la giornata prevista era di quelle calde, ne avremmo approfittato per un po’ di sole, per le ossa.

Robi, aveva optato per sandali con zeppa, comodi, per evitare affaticamento, una gonnella di jeans, che finiva con una balza di pizzo, forse un po’ corta, e una maglietta aderente color beige, che metteva in mostra la sua 4°.

Diciamo che non passava inosservata, anzi forse un tantino appariscente, ma si sa, alla maiala piace così.

In giro per la città, la solita bolgia, da prendersi a gomitate, per poter veder bene le cose più interessanti, io invece, poco interessato, stavo sempre un paio di passi indietro, tanto per non prendere gomitate gratuitamente.

Questo mi permetteva di guardar la mia piccola, da un punto di vista generico, e devo dire, che ogni volta che si sporgeva in avanti per curiosare da vicino, più approfonditamente, si vedeva benissimo la piega delle chiappe, ed ogni volta producevano un sussulto piacevole al sottoscritto e al ben capitato di turno.

Ad un certo punto, mi accorgo, che un paio di ragazzi, età stimata, circa 28 / 30 anni, curano ogni movimento di lei, e la cosa mi mette sul chi và là.

Li vedo abbassarsi sulle ginocchia, ogni volta che lei si sporge in avanti, per poter osservare meglio, lei chiaramente ignara della cosa.
Allora decido di avvicinarmi a Robi, e facendo finta di esser uno sconosciuto, le chiedo qualcosa in riguardo alle cose esposte, per poi avvisarla dei due ragazzi che la stan curando da qualche tempo, in modo da tener ben salda la borsetta.

Faccio finta di niente e mi allontano, mentre lei, si gira con fare disinteressato, a cercare con lo sguardo, i due ragazzi, che la stanno osservando, i loro sguardi si incontrano, ed entrambi sorridono, con quei sorrisi di circostanza.

Ad un certo punto, i due, si fanno intraprendenti, si avvicinano, tanto, al punto che, quando lei si abbassa come al solito, uno dei due, si trova così vicino da urtarla con il pacco gonfio dei pantaloni.

Robi, si alza di shitto, scusandosi, dicendo che non voleva esser così maldestra, per tutta risposta, il ragazzo sfacciato, le fa notare che invece lui voleva urtarla, mettendo in mostra un notevole rigonfiamento.

A lei scappa una risata, ma la cosa finisce lì. Lei si gira verso me, per capire cosa fare, ed io con un cenno, le faccio capire di entrare nel negozio difronte. Così facendo, i due ragazzi, spiazzati, proseguono lentamente per il loro percorso.

Entro anch’io e subito lei mi viene in contro ridendo, dicendomi, che secondo lei, i ragazzi, non puntavano la borsetta ma ben altro, risata generale.

Dopo qualche minuto, usciamo, e con piacere, notiamo che i ragazzi, non sono più visibili, bene, possiamo finire il nostro giro, senza troppe preoccupazioni, se non qualche altro complimento pesante, rivolto al bel culo che ogni volta lei mette in mostra, qualora si sporge in avanti.

Ma si sapeva, che sarebbe andata così, con una gonnellina inguinale …..ma che attizza ….

Pian piano, ci avviamo alla fermata della metro, meno male, penso, non son abituato alla bolgia, meglio la nostra quiete agreste.
Saliamo sul vagone, e come molte volte capita, non siamo vicini, tra di noi ci sono tre / quattro persone.

Alla prima fermata, la gente si muove, chi scende e chi sale, faccio per avvicinarmi …… e vedo che davanti a Robi, salgono i due della fiera, e si posizionano dietro lei, schiena al vetro.

Mi blocco subito, meglio tener le distanze dal “ nemico “ ….

Robi fa finta di niente, si gira con calma, ed accenna un sorriso. Ad un certo punto, durante il trambusto del cambio passeggeri, vedo Robi sussultare ed irrigidirsi, il solito intraprendente ragazzo, le ha appoggiato una mano su una chiappa, e la tiene lì , ferma, in attesa di reazioni.

Lei si gira con calma, verso di me, per una mia reazione, ma io le faccio intendere, che sia lei a decidere.

Mentre aspetto la sua reazione, guardo la mano del ragazzo, che continua ad accarezzare la chiappa di Robi, che si gira guardando il ragazzo, ma senza un espressione, che sia eloquente, e si rigira.

Dopo un attimo, vedo il secondo ragazzo, sistemarsi in modo da far da paravento, è a questo punto, che vedo lei, che si irrigidisce ulteriormente, mentre rossa in viso, si morsica un labbro.

Penso, ci siamo, shitta la rissa, lei si gira, guardandomi con la faccia paonazza, io le mimo con le labbra la frase: ti tocca la fica ?….

lei con un cenno mi indica si …. Lo fermo …. Le dico con le labbra … e lei fa cenno di no con la testa …. Che troia, penso …..

Mi sposto un po’ per vedere, ed in effetti, vedo il ragazzo che ravana tra le cosce della mia piccola, che comincia ad agitarsi e a mordersi sempre di più il labbro. Io l’ ho così duro, che non stà più nello slip
Anche i ragazzi maiali, hanno il loro problema, a mascherare l’ erezione.

Altro trambusto, con cambio passeggeri, e il porco intensifica il lavoro di dita, nella fica di famiglia.

Robi comincia a tremare, ci siamo, tra un po gode, spero solo che non lo faccia a bocca aperta, altrimenti … che figura …. Di colpo si irrigidisce, e cominciano a scenderle una quantità esagerata di goccioloni di sudore … ha goduto …. la porca.

Altra fermata, i due ragazzi, si spostano dalla postazione, e il porco nel muoversi, le sussurra qualcosa all’ orecchio e poi scende, mentre si richiudono le porte.

A questo punto mi avvicino, e chiedo come và, lei mi guarda con la faccia rilassata, di chi ha appena goduto con due dita nella fica, e mi dice “ Benissimo …. è stata una cosa indescrivibile …. ”

Le chiedo cosa abbia sussurrato il ragazzo passando, e lei mi dice che il porco si è sborrato nei pantaloni, ridendo.

Io la bacio in bocca e le sussurro “ sei una gran troia …..” e lei di risposta, appoggia la mano sul mio pacco ancora duro e sussurra “ si ….. la tua troia ….. porco”

Cazzo ….

ha ragione ….

Padrone V

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Dopo i giorni frenetici per la chiusura del trimestre era di nuovo tornato tutto alla normalità. Era la prima ad arrivare in ufficio e le piaceva la sensazione di essere sola in un posto così grande che poteva considerare tutto suo, almeno fino a quando non arrivavano i colleghi, ma la cosa che più la spronava al mattino era la possibilità di avere un qualche tipo di contatto con Padrone.

Tutto era partito come gioco ed ora invece le sembrava che quello sconosciuto in qualche modo la conoscesse, ma che anche la comprendesse più a fondo di quello che altri potessero fare.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e si diresse al solito cassetto, abitudine ormai consolidata che se anche non vi trovava nulla di nuovo al suo interno le piaceva questa sorta di rito mattutino. Lo aprì.

Giorno fortunato, c’era una shitola chiusa da un nastro di raso, sotto al quale era appoggiato un biglietto piegato

Indossalo e lascia il tuo nella shitola.
Padrone

Sorrideva. Un nuovo regalo. Tanti ultimamente e quindi compiti semplici da svolgere. Sciolse con cura il nodo ed aprì la shitola lentamente. Rimase affascinata dal pregio della stoffa, dalle finiture elaborate… poi si riprese e chiuse di colpo il coperchio. Era in ufficio e quello nella shitola era un reggiseno, che vergogna se qualcuno l’avesse vista! Si guardò attorno per constatare di essere ancora da sola.

Nessuno, per fortuna. Guardò di nuovo la shitola come se riuscisse a vedere attraverso il coperchio, cercava di capire cosa fare, rileggeva il bigliettino e sapeva che a differenza dei sali da bagno questo compito lo poteva svolgere lì, anzi doveva farlo, doveva lasciare il suo reggiseno al posto di quello che le aveva dato Padrone. Il suo istinto le diceva di farlo, la ragione cercava ogni sottigliezza per impedirglielo, nel frattempo si guardava attorno per controllare se qualche collega fosse arrivato.

Cedette all’istinto, lo avrebbe fatto, ma non lì nella stanza comune. Prese la shitola, la mise nella borsa e si diresse verso il bagno. Mentre camminava cercava ancora di trovare delle scuse per non farlo, per trovare un appiglio per sorvolare su quella parte del gioco. Che Padrone fosse uno di quei maniaci che comprano intimo usato su internet?! Assurdità, non poteva concepirlo, se fosse solo quello che senso avrebbe dare in cambio un altro reggiseno, per di più costoso.

Nulla, proprio nulla le sembrava si potesse appuntare. Quello era un regalo ed in più aveva l’ordine di lasciare in cambio qualcosa, il suo intimo di sicuro era molto meno costoso, alla fin fine era un guadagno da parte sua…
All’improvviso le tornarono in mente tutte le facce interrogative delle commesse dei negozi quando chiedeva loro dei reggiseni e quelle piacevolmente colpite dei suoi ex una volta nuda davanti a loro, la sua mano istintivamente si infilò nella borsa e iniziò a farsi strada nel coperchio della shitola.

Ma non lì, non poteva, era ancora in corridoio.
Fin dalla pubertà, appena il suo corpo cominciò a cambiare, notò che le attenzioni dei compagni nei suoi confronti erano cambiate, le accennate forme di donna che si andavano pian piano formando, sempre più generose erano il punto focalizzante degli sguardi dei maschi, perfino uomini dell’età del padre la guardavano in quel nuovo modo strano, lussurioso, morboso che la facevano sentire sporca al solo accorgersi dei loro pensieri.

Così cominciò a vestirsi in modo poco appariscente a cercare di nascondere le forme, le stingeva, le dissimulava curvando le spalle, tanto che ora, anni dopo, le commesse nei negozi di intimo si interrogavano silenziosamente se la taglia che lei dava era giusta. Era giusta, sì, ma nessuno lo sapeva, per questo aveva timore che anche Padrone si confondesse.
Arrivata in bagno, profumo di detersivi e splendore su tutte le superfici, meglio del suo bagno a casa.

Andò dritta all’ultima porticina per il water, chiuse la porta ed abbassò la tavoletta, poggiò la borsa, tirò fuori la shitola. L’aprì lentamente.
Il raso di un celeste chiaro era finemente ricamato, tono su tono, motivi floreali a coprire completamente le coppe, le sembravano abbastanza capienti. Tirò fuori dalla shitola il reggiseno, cercò la targhetta. Non c’era. La sua impressione era giusta, nessuna marca, nessun simbolo, cuciture e ricami perfetti, era artigianale! Profumava di nuovo, lo avvicinò al petto, lo poggiò sotto i seni, sembrava della giusta taglia.

Sorrise.
Uno dopo l’altro aprì tutti i bottoni della camicetta rivelando il suo reggiseno “normale” che assolutamente sfigurava alla presenza dell’altro. Tolse la camicetta e slacciò il reggiseno, anche se grandi i seni erano sodi e stavano su naturalmente. Abbassò le braccia e lasciò scivolare via il suo intimo. Prese l’altro, quasi massaggiandone la stoffa, accarezzandola per sentire lo stacco netto tra il raso ed il ricamo. Lo portò sotto il seno, lo tirò un po’ più su facendolo scivolare sulla pelle della pancia.

Accolse come un guanto la sua femminilità. I gancetti si incontrarono perfettamente dietro la sua schiena, lo allacciò. Neanche le spalline erano da regolare, perfette. Perfetto tutto, ora che lo aveva indosso ne apprezzava ancora di più la fattura. Lo accarezzava, le piaceva, sentiva persino i capezzoli da sotto la stoffa che si inturgidivano.
Si ricordò di essere a lavoro e non poter seguire ciò che quel calore al basso ventre le suggeriva di fare.

Infilò la camicetta senza abbottonarla, prese il suo reggiseno e lo piegò per metterlo nella shitola, quando però scostò la carta velina rimase perplessa. C’era dell’altro da parte di padrone. Stessa stoffa, stessi ricami, lo prese. Un paio di slip, no, culottes brasiliane. Le vedeva, le toccava, ma sembrava non capire cosa farne poi, senza pensarci, come se il corpo si muovesse da solo, cominciò a tirarsi su la gonna fino a che non riuscì facilmente ad infilarci sotto le mani.

Due dita si infilarono nell’elastico degli slip ed li portarono in basso, fino alle ginocchia. Era strana la sensazione di non avere nulla sotto la gonna, ma ora era più importante la sensazione degli slip che erano caduti alle caviglie. Tenendosi e con cura li sfilò dai tacchi, li piegò e li ripose nella shitola. Facendo attenzione a non rovinare il regalo di Padrone infilò le culottes un piede dopo l’altro e poi le tirò su facendole scivolare sulla pelle delle gambe, sempre più su, spinse la gonna in alto per riuscire ad indossarle.

Che strana sensazione, non aveva mai indossato culottes brasiliane, si sentiva sia avvolta che esposta ma decisamente le piaceva di sapere che in quel modo era più provocante per il regalo di una persona che non aveva mai visto o che comunque non sapeva chi fosse ma che sembrava conoscere i suoi gusti e riusciva a spingerla verso cose nuove ma che una volta scoperte le piacevano.
Aveva voglia di aprire la porticina così com’era con la camicetta sbottonata e la gonna alzata fino alla vita per riuscire a specchiarsi nel grande specchio sulla parete opposta del bagno, sapeva di essere sola, ma non aveva così tanto coraggio.

Aveva la mano sulla maniglia e gli occhi bassi a guardare i seni salire e scendere sotto i respiri profondi. Ancora un attimo di indecisione poi il pudore prevalse e si rivestì a dovere. Confezionò il pacchetto da lasciare a Padrone e lo mise nella borsa.
Un’ultima controllata all’abbigliamento ed uscì, si guardò allo specchio, tutto apposto. Guardò con più attenzione focalizzandosi sul seno, sapeva che era grande ma sapeva anche di riuscire a dissimularlo bene, Padrone invece lo sapeva ed apprezzava, non sapeva se apprezzava davvero ma secondo lei non poteva essere altrimenti.

E se quel regalo stava ad indicare di valorizzare di più la sua femminilità? Del resto tutti i regali fin ora ricevuti sembravano avere come scopo quello di valorizzarla e farla sentire bene. Si guardò attentamente allo specchio e cominciò a tirare in dietro le spalle, a spingere il petto in fuori, o meglio, a portarlo dove doveva essere. Si girò di tre quarti, era voluttuoso, ma le sue forme abbondanti erano sinuose sul suo corpo e si trovò bella.

Dopo tanto tempo e tante insicurezze quell’istante le sembrò quello in cui finalmente si accettava.
Uscì dal bagno, erano ormai arrivati tutti in ufficio, camminava fiera e felice nel corridoio e tra i colleghi, vedeva molti di loro girarsi e guardarla con apprezzamenti appena trattenuti. Non le dispiaceva più, non le importava, sapeva che questa metamorfosi era dovuta da una persona e lei dedicava a quella stessa persona il riconoscimento che stava ottenendo da quegli sguardi.

Il mattino seguente, nel solito cassetto, ritrovò l’intimo che aveva lasciato il giorno precedente e le sue caramelle preferite.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Visita urologica imbarazzante

STORIA VERA
Soffro di una malattia che si chiama di La Peyronie. Non è grave, è solo un pochino fastidiosa. In pratica ho il pene un po’ curvato verso l’alto da metà in su. Ce l’ho da sempre e mi sono sempre vergognato di farmi vedere da un medico, ma a 21 anni, spinto dalla mia ragazza, vado a farmi visitare dal medico, che mi manda dall’urologo per una visita più precisa.
Dopo qualche settimana mi presento all’ambulatorio, entro e ci trovo non una, ma ben quattro donne: la dottoressa, l’infermiera e due studentesse.

Cominciamo bene. All’inizio mi siedo e la dottoressa comincia a chiedermi delle cose, prima generali e poi specifiche, ad esempio se avevo dolore o fastidio durante i rapporti sessuali o la masturbazione o se la mia fidanzata dice di provare fastidio. Poi mi dice di spogliarmi e mettermi in piedi per la visita. Questo ovviamente me lo aspettavo, faccio un sospiro e mi tiro giù pantaloni e mutande. Non sono fiero del mio pene.

Misurerebbe 13 cm e mezzo se fosse dritto, ma essendo storto sembra pure più corto. A parte la mia ragazza, non l’aveva mai visto nessuno, nemmeno sotto le docce in piscina, perché mi lavo col costume.
Comunque la dottoressa non mi visita subito e manda avanti le due studentesse. Mentre una delle due si mette i guanti, l’altra comincia a prendermelo in mano senza guanti e lo tocca in vari punti per sentire le placche fibrose.

La dottoressa le fa notare che di solito ci si mette i guanti per igiene e lei risponde “chiedo scusa, è l’abitudine”. Ilarità generale mentre io divento rosso in faccia. Intanto anche l’altra ha finito di mettersi i guanti e comincia a maneggiarmelo insieme alla collega.
La situazione diventa quasi pornografica. Sono nudo in compagnia di quattro donne. L’infermiera, si fa i cazzi suoi col cellulare ma ogni tanto butta l’occhio. La dottoressa scrive al computer e ogni tanto dà istruzioni alle studentesse su come e dove toccare per la visita.

Le due ragazze intanto toccano su e giù per il cazzo, palpano e quasi massaggiano (senza malizia, eh) per cercare di sentire le placche. Una, ancora senza guanti, è una ragazza normale mentre l’altra è molto carina, un po’ in carne, ma con due occhi verdi da favola e soprattutto un paio di tettone da urlo che si intravedono dalla scollatura del vestito sotto il camice. Sono tutte e due chine a guardarmi e toccarmi il cazzo e non posso fare a meno di fissare quelle due bocce.

Ovviamente succede il patatrac. Tocca e ritocca, domande sulla mia vita sessuale, quattro donne nella stanza, due che me lo maneggiano, l’occhio che cade sulla scollatura e ovviamente comincia a diventarmi duro. Provo a distrarmi, a pensare ad altre cose, ma è impossibile. Loro ovviamente se ne accorgono, lasciano andare e guardano la dottoressa in cerca di istruzioni. Lei alza lo sguardo e dice “Oh, perfetto, ci servirebbe proprio vederlo in erezione per valutare la deviazione dell’asse.

Tu non ti preoccupare e non ti sentire in imbarazzo, è normale che succeda in situazioni come questa, soprattutto alla tua età”. Sarà pure normale, ma io mi vorrei sotterrare.
Poi continua: “Quello che ti stavo per spiegare è che serve una foto del pene da allegare in cartella per quando farai visite da altri specialisti. Ti avrei chiesto di farla con calma a casa, ma dato che siamo qui possiamo già fare tutto, che ne dici?”.

Annuisco un po’ imbarazzato e lei chiede alle ragazze di fare tre foto col loro cellulare, una di fronte e due di profilo dai lati opposti. Imbarazzo estremo.
Fatto questo, la dottoressa si mette i guanti, mi visita mentre spiega ancora qualcosa alle studentesse, poi mi dice di rivestirmi. Mentre mi spiega le ultime cose, per fortuna mi si rammollisce di nuovo, così posso uscire dall’ambulatorio con dignità, anche se più imbarazzato che mai.

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Padrone IV

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Da qualche giorno non era più la prima ad arrivare in ufficio, il che la disturbava un poco ma non le importava più molto. Era la chiusura del trimestre e tutto l’ufficio era in subbuglio e molti erano costretti ad arrivare prima per poter consegnare in tempo i propri rendiconto. Per la prima volta da quando aveva iniziato a lavorare era stressata, doveva lavorare in fretta e con precisione, senza delle vere pause.

Padrone non si faceva sentire, si sentiva un po’ triste per questo, accarezzava spesso il foulard e si diceva che comunque stava bene anche senza quel gioco, che poi lei non aveva fatto nulla di male, anzi, l’ultima volta era anche stata premiata e che quindi non era colpa sua se non andava avanti, sospirava e si intristiva sperando che non fosse tutto finito.
Arrivata nel suo angolino, come tutte le mattine, andò al cassetto, lo aprì non aspettandosi nulla ma sul fondo trovò qualcosa di pesante avvolto in una stoffa rosa.

Lo tirò fuori e le sembrava proprio fosse una bottiglia al cui collo, per tenere chiuso il sacchetto, c’era un nastro a cui era appeso un foglietto, uguale a tutti gli altri che aveva ricevuto.
Finalmente, pensò, dopo tutto questo tempo di nuovo un segno di Padrone, era felice, dall’incarto le sembrava che fosse un regalo e quindi aspettare pazientemente senza scrivere ancora lei stessa dei biglietti aveva pagato. Aprì il bigliettino

Tre manciate in acqua calda.

Padrone

Non capiva. Non importava in quel momento, sciolse con cura e lentamente il nastro. L’incarto si aprì da solo come una corolla e rivelò la bottiglia in vetro dalla bocca larga. All’interno c’era come della finissima ghiaia rosa, l’etichetta diceva “Sali da bagno”. Oh, pensò, mai avuti… Tolse il tappo in sughero, il profumo di rosa e gelsomino l’avvolse con forza, era inebriante, le servì tutta la sua forza di volontà per riporre nella confezione la bottiglia e metterla nella borsa prima di cominciare a lavorare.

Arrivata a casa era distrutta, la giornata era stata nuovamente pesante ma il suo animo era leggero. Quello nella sua borsa era il primo regalo che non aveva potuto usare immediatamente, era qualcosa che poteva usare solo in casa e dovette aspettare per tutto il lunghissimo giorno prima di seguire le indicazioni del biglietto. Posò la borsa, prese la bottiglia ed andò subito in bagno. Tolse le scarpe che non sopportava più, rilesse il bigliettino per sicurezza ed aprì l’acqua calda.

Da quando si era trasferita nell’appartamento aveva sempre pensato che fare la doccia in una vasca da bagno era la cosa più scomoda del mondo, troppo ingombrante, il bordo da scavalcare ogni volta e la tenda che puntualmente sgocciolava in terra. Invece ora aprì completamente la tenda e la appiattì per bene contro il muro. Mentre l’acqua continuava a sgorgare fragorosamente dal rubinetto si spogliò e ripose gli indumenti nel cesto dei panni sporchi, il foulard per ultimo, lo piegò con cura e lo lasciò in bella vista sul ripiano degli asciugamani da dove ne prese uno pulito che lasciò cadere a terra vicino la vasca.

Dall’acqua si alzava un sottile strato di vapore, immerse una mano, perfetta, proprio la temperatura che piaceva a lei. Prese la bottiglia, la stappò e annusò di nuovo il contenuto fino a riempirsene i polmoni. Versò attentamente nel cavo della mano i sali e poi li lasciò cadere nella vasca per tre volte, come diceva il bigliettino, immerse la mano fino a toccare il fondo e scosse l’acqua per farli sciogliere completamente.
Il livello dell’acqua le sembrava giusto, la temperatura perfetta ed il profumo invitante, si decise ad entrare.

Immerse un piede, poi l’altro ed i polpacci tesi già le facevano meno male. Si sedette lentamente osservando il livello dell’acqua che saliva senza andare oltre il livello di pericolo di allagamento del bagno. Fece scivolare i pollici sulla nuca per raccogliere i capelli ed evitare di bagnarli.

“Mai più capelli legati”

Le tornò in mente una delle richieste di Padrone, aprì le mani e lasciò che i capelli si sciogliessero di nuovo sulla pelle nuda della schiena.

Se non li legava tanto valeva bagnarli completamente per tenerli composti, lasciandosi scivolare nella vasca si immerse completamente con gli occhi chiusi e senza la fretta di prendere di nuovo fiato, l’acqua era così calda ed accogliente, come le coperte calde in una fredda giornata invernale. Riemerse e con le mani lisciò i capelli per sistemarli, appoggiò la testa al bordo e chiuse di nuovo gli occhi per godersi appieno quel momento.
Il vapore caldo che si alzava dall’acqua portava con sé il profumo di rosa e gelsomino, si sentiva meglio, le piaceva quella fragranza e ne respirava a pieni polmoni.

Ogni respiro però, correndo sulla pelle nuda e bagnata del petto la raffreddava e lei muovendo sinuosamente la mano si portava dell’acqua a riscaldare quella parte esposta. Accarezzandosi la pelle nuovamente calda trovò che i capezzoli inturgiditi dal freddo non avevano affatto perso il proprio gonfiore, sorresse i seni tra le mani e con le dita continuò a stimolare quei due bottoncini sensibili. Dalla sensazione al basso ventre sapeva il motivo per cui i capezzoli erano ormai ben ritti, incrociando e stringendo con forza le cosce sentiva il suo sesso pulsante e voglioso.

Con un respiro liberatorio immerse la mano destra e la fece scivolare più in basso dell’ombelico, giù attraverso i peli pubici fino a trovare il clitoride, per un istante perse il respiro e strinse forte il capezzolo che aveva ancora le attenzioni dell’altra mano.
Il calore dell’acqua ed il suo profumo sembravano averla ubriacata, sapeva di essere pronta, fece scivolare l’indice tra le pieghe soffici della sua carne. Entrando dentro sé stessa riconobbe come frutto del suo desiderio e non dell’acqua tutto intorno a lei quella sensazione di viscosità che le circondava il dito.

Andò dritta ed immediata a quel punto magico che… ancora una volta le prese il respiro e le fece contrarre tutti i muscoli nel tentativo di controllarsi.
Sentiva già le gote in fiamme e che il respiro le si faceva sempre più affannato, quel punto è sempre lì e lei si è chiesta ogni volta come sia possibile che i suoi ragazzi non lo avessero mai trovato. Accarezzandosi con il massimo dell’amore per sé stessa aveva la convinzione che Padrone invece lo avrebbe trovato subito e che con la Sua mano tra le gambe lei si sarebbe sentita appagata, ma la mano di un uomo come lui doveva sicuramente essere più forte e decisa della sua così, cercando di figurarsela, premette anche il medio all’entrata del suo sesso fino a farlo scivolare dentro a raddoppiare il piacere.

Ma non sarebbe stato soltanto da dentro che le avrebbe dato piacere, sapeva che si sarebbe sentita felicemente sopraffatta dalla sua presenza e così iniziò a massaggiarsi il clitoride con le pressioni del palmo.
Chiuse gli occhi e dipinse nella sua immaginazione quell’uomo che le avrebbe dato piacere in quel modo così totale e mentre pensava questo la sua mano continuava a stimolarla, le gambe ormai spalancate per accogliere tutta la forza della sua passione.

Sentiva la testa girare per il caldo, i respiri troppo frenetici e per i movimenti ritmati della mano. Sull’orlo del piacere contrasse le dita per sfiorare di nuovo quel punto così intimo e sensibile e l’onda di appagamento che ne shiturì si estese a tutto il corpo scuotendola dal profondo.
Negli istanti successivi rimase immobile a godersi gli ultimi istanti di annebbiamento dei pensieri, immerse un poco il viso nell’acqua calda per rinfrescare i tizzoni ardenti dei suoi zigomi.

Si abbandonò completamente al relax dell’acqua che la cullava stingendola nel suo abbraccio, stanca, distrutta ma appagata.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Tre per me

Ciao cari
Eravamo rimasti che in visita ai miei amici avevo assaggiato il cuginetto giovane che mi ha dato un saggio della sua bravura.
Ero comunque tornato per levarmi una voglia che gia da tempo ho sperando che i miei due amichetti mi aiutino ad esaudire questo desiderio.
E’ da tempo infatti che mi piacerebbe ricevere due cazzi nel culetto simultaneamente.
Alcune amiche con le quali ha parlato al riguardo sostengono che se i partners sono in gamba con la doppia anale si gode molto di piu’ che con uno nel culo ed uno in figa.

Io sono. Entusiasta di provare con i miei due nuovi amici.
Sono nella loro casa sdraiato ed abbracciato al loro cuginetto e vedo che rientrano sorridenti, ti sei annoiato con il mio cuginetto?
No anzi abbiamo passato un’ora fantastica rispondo mentre mi alzo e li vado a baciare, un bellissimo intermezzo.
Dai adesso pranziamo , poi avremo modo di parlare mi risponde Bonifax mentre comincia a preparare un succulento profumato cous cous.

Chiedo un telo da bagno perche’ vorrei fare una doccia ma devo dire la verita’ sono eccitato , Sedrick mi indica il bagno dicendomi che mi allunga lui il telo.
Entro e comincio a lavarmi, mentre mi insapono sento una presenza alle spalle, e’ Sedrick che miguarda affascinato dicendomi che sono un gran pezzo di gnoccone e che lo sto eccitando ; io sorrido e gli dico : accomodati amore , lui non se lo fa ripetere e tirati via i calzoncini , era gia a petto nudo, questo gigante peloso entra nella doccia e comincia a sbacciuchiarmied a d insaponarmi insinuando le sue mani giganti nelle mie parti intime.

E’ alle mie spalle e mentre si muove sento il suo enorme palo nero che mi struscia all’interno delle coscie.
E’ veramente grosso ed io mi allargo ed inclino per poterlo accoglierenel migliore dei modi , lui continua a strusciarsi la cappella sul mio orifizio desideroso che ancora dilatato dalla precedente penetrazione aspetta l’intrusione del grosso citriolo infuocato.
Mi manca quasi il respiro tanto sono eccitato , lui mi bacia il collo con ardore e mi strizza i capezzoli durissimi sento che mi spalma mentre sono avvinghiato allo spruzzatore quallcosa , sembra crema, scoprio’ poi essere bagnoschiuma e allargandomi con le due mani mi penetra , io sono gia dilattato ed entra agevolmente comincia a pomparmi sollevandomi in peso, lui e’ piu alto e forte , mi brucia mentre lui mi incula ma sto godendo come un matto , improvvisamente lo estrae e mi gira prendendomi su di se in braccio per poi ri incularmi da davanti mentre mi spinge veso il muro.

Ci baciamo, io stringo e accarezzo i suoi possenti muscoli e vengo sulla sua pancia in un bellissimoorgasmo anale , lui continua a pompare velocemente finoa che non sento un enorme spruzzo copioso dentro di me.
Anche lui e venuto inondandomi il culo , lo estrae ancora duro mentre mi inginocchio per rendere omaggio a quel bellissimo cazzone nero che mi ha mandato in estasi cominciando a leccarlo e ciupparlo per bene.

Abbiamo poi finito di lavarci per bene.

Padrone III

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Si sentiva dal tono spento della sua voce che quell’augurio non le avrebbe cambiato l’umore di una virgola. I giorni in cui arrivava felice ed anche un po’ eccitata a lavoro, i giorni in cui un biglietto semi anonimo le mutava completamente la giornata sembravano lontani anni nel suo passato ed invece non era neanche conclusa la settimana che si era aperta col biglietto di rimprovero. Lo aveva gettato come gli altri, ma lo aveva ripeshito dal cestino della carta ed ora lo portava sempre con sé, di tanto in tanto lo riprendeva, a volte rileggeva, a volte recitava a memoria ciò che c’era scritto, sempre con un’aria colpevole.

Era colpa sua se il gioco si era fermato, ci sarebbe potuta arrivare lei stessa che Padrone stava a significare che era solo lui che poteva avere iniziativa ed invece lei era uscita dallo schema ed ora tutto era finito.
Con questi pensieri arrivò alla sua postazione. Neanche la foto di Momo riusciva più a farle alzare l’angolo delle labbra in un accenno di sorriso. Ora la sua unica preoccupazione, il suo pensiero era trovare di nuovo un bigliettino.

Guardava ogni mattina nel solito cassetto, provava a cercare anche negli altri cassetti, tra i fascicoli, dietro le cose, dappertutto, senza riuscire a trovare nulla. Controllava anche dopo la pausa pranzo, quando tornava alla sua postazione, cominciò a controllare ogni volta che tornava nel suo angolino, anche se si era allontanata per pochi minuti. Non riusciva a fare a meno di cercare quel pezzettino di carta, quelle lettere fiorate con un nuovo ordine.
Aveva sempre al collo il foulard, lo accarezzava spesso, lo annusava anche cercando di percepire ancora il profumo di quando era nuovo nella shitola ma ormai era quasi del tutto scomparso, soppiantato dal suo stesso profumo.

Aveva provato a non indossarlo più, ma la sensazione della pelle del collo nuda ed esposta non le piaceva più, si sentiva più protetta sapendo di averlo al collo.
Era sabato, mezza giornata prima del week end che già le appariva desolato. Macchinalmente, quasi senza speranza andò al cassetto, lo aprì e finalmente trovò un bigliettino. Quasi non ci credeva, pensava che fosse stata la sua voglia di trovarlo là che glielo faceva vedere ed invece c’era.

Lo prese, era intimorita da un altro rimprovero ma al tempo stesso era felice di avere di nuovo il contatto con Padrone. Annusò la carta prima ancora di aprirla, sapeva di buono e in cuor suo già sapeva che dentro c’era scritto qualcosa di buono. Lo aprì

Mai più capelli legati.
Padrone

Finalmente! Era felice, quasi estatica nel ricevere di nuovo una frase del genere. Stava sorridendo da così tanto che ora gli zigomi cominciavano a farle male.

Con gli occhi fissi sulla scritta alzò senza pensare la mano destra, la portò in cima alla nuca e infilando l’indice tra le spire dell’elastico lo tirò via lasciando che i capelli le cadessero sulle spalle, li sentì tintinnare come pioggia fine sulla camicetta. Gettò senza cura l’elastico nella spazzatura, si sedette ma rimase a fissare il foglietto a lungo.
Le piaceva avere i capelli lunghi, le davano un senso di femminilità tipica dei tempi passati, ma fin dall’università si accorse che erano poco pratici per una vita movimentata così li teneva raccolti per la maggior parte del tempo, sciogliendoli solo per uscire la sera o per gli appuntamenti col ragazzo… quel bastardo, bugiardo, traditore.

Ormai erano quasi due anni da quando lo aveva cacciato a calci fuori dalla sua vita. Con quell’ultimo sforzo quasi strappò via anche il suo cuore e da allora non si sentiva più in vena di far risaltare la sua femminilità, l’unico maschio della sua vita era Momo ed a lei stava bene così.
Ma ora c’era quell’ordine, non sarebbe stato troppo difficile da seguire e poi non voleva più ricevere un rimprovero, era sempre stata una ragazza diligente e non ne aveva mai ricevuti, neanche da piccola.

Anche se ormai era grande il rimprovero ricevuto l’aveva abbattuta completamente, era nervosa, non sapeva cosa fare, non sapeva come poter stare meglio ma ora, col nuovo biglietto, tutto era tornato sereno, si sentiva sollevata, quasi felice.
All’uscita dall’ufficio non andò a casa, bensì dal parrucchiere, l’altra comodità di tenerli legati era che poteva trascurarli più a lungo ma ora non poteva più essere così e poi, sì è vero, voleva fare piacere a Padrone, voleva che dimenticasse che era stato costretto a sgridarla.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Chissà se il vigilante si sia accorto del cambiamento di Rossana. A lei non importava, a lei importava solo di seguire il gioco, seguire gli ordini e fare in modo che Padrone non la sgridasse più. Era felice, si vedeva, si sentiva dalla voce, lo si percepiva dalla sua sola presenza. I capelli sciolti ondeggiavano ad ogni suo passo, di tanto in tanto le accarezzavano le guance e per lei quella rappresentava la carezza di Padrone, le piaceva la sensazione e la faceva sorridere ancora di più.

Si sentiva bene, anche se prima d’allora andare a lavoro senza legare i capelli le sembrava di presentarsi in disordine ora invece non le importava, si sentiva comunque a suo agio nel percorrere gli uffici rivelando di nuovo parte della sua femminilità.
Arrivata alla sua postazione salutò con un sorriso la foto di Momo e poi si diresse subito al solito cassetto. Per tutto il week end, mentre si abituava alla ritrovata libertà dei suoi capelli, mentre si specchiava in continuazione chiedendosi se la nuova acconciatura sarebbe piaciuta a Padrone, aveva fantasticato su cosa poteva contenere il nuovo bigliettino, ma più di tutto voleva essere elogiata, aveva ubbidito immediatamente, aveva fatto di più di quello che le si chiedeva, voleva dimostrare di essere diligente e desiderosa di continuare il gioco.

Aprì il cassetto, nessun biglietto, ma c’era di nuovo il piattino con il tovagliolo di lino grezzo. Riconobbe subito cosa c’era sopra. Come quando spezzò la matita ricevette una caramella, ora anche, ma erano tre, rosse, sempre quelle della confezione con la rana, il lampone, il suo gusto preferito, quello che teneva da parte per gustarlo alla fine. Ne prese una, l’annusò e ricordandone perfettamente il sapore la mise in bocca e la lasciò sciogliere completamente.

Era felice, era appagata, si sentiva capita ed apprezzata, del resto qualcuno aveva cominciato tutto quello, conosceva i suoi gusti e voleva valorizzarla coi suoi regali. Prese un’altra caramella, si rilassò sulla sedia ed iniziò a lavorare un po’ più tardi del solito.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.

Padrone I

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
Sempre tra le prime ad arrivare ormai Rossana era conosciuta da tutti i vigilanti notturni. Le piaceva la sensazione di muoversi tra gli ampi corridoi dell’azienda quando era tutto in silenzio o con solo vaghi suoni che provenivano da lontano. Si sentiva bene nel sapere che aveva tutto il tempo per andare alla sua postazione ed iniziare la sua routine mentre non c’era nessuno sul piano con lei, le sembrava che tutto quello spazio enorme suddiviso in tante postazioni con paraventi a metà altezza le appartenesse, lo sentiva suo e man mano che arrivavano i colleghi nella sua mente era come se lei concedesse loro di prendere posto.

Arrivata nel suo angolino, come ogni mattina, la accoglieva la foto di Momo che con la zampa sembrava spingere il vetro per voler uscire da quella finestrella e coccolare ancora un po’ la sua padrona che lo ha lasciato addormentato sulla poltrona in soggiorno. Un sorriso per tutte le coccole che si sono scambiati e la giornata può cominciare. Accende il computer, apre i cassetti e prende la cancelleria personale. Tranne che per i fogli ha sempre comprato da sé ciò che le serviva per lavorare, le è sempre sembrato giusto in quel modo.

Mentre controlla l’email aziendale passa Claudia
“Anche stamattina mi hai battuto!”
con un sorriso solare la sua vicina di cubicolo le da il suo buon giorno. Rossana si volta
“Sai com’è, vivendo da sola ho tutto il tempo per organizzarmi e riuscire a vincere tutti i giorni la nostra gara a chi è la più stacanovista”.
Anche se molto diverse le due si considerano buone colleghe, non che abbiano mai parlato di molto al di fuori del lavoro o che siano uscite a bere qualcosa ma si trovavano simpatiche l’una l’altra nonostante Claudia avesse vent’anni in più, un marito e due figli quasi adolescenti.

Al ritorno dalla pausa pranzo, veloce e semplice per non sentirsi a disagio di essere al lavoro e non lavorare veramente, nel momento di riprendere dai cassetti tutte le sue cose trovò anche un biglietto piegato in due che era sicura prima non ci fosse. La carta spessa e ruvida era inusuale, aprendolo, con caratteri fiorati, vi trovò stampato:

All’uscita lascia la matita sulla scrivania.
Padrone

Pensando fosse uno scherzo si alzò in piedi e si guardò attorno ma non c’era nulla di insolito, nessuno che rideva o che era sul punto di farlo.

Sapeva che gli altri la consideravano un po’ ingessata, sempre sulle sue e che dava poca confidenza e probabilmente quello era un tentativo di qualcuno di farla inserire di più o magari solo per prenderla in giro. Non aveva importanza, era fatta in quel modo e non le importava. Fece cadere il biglietto nel cestino e riprese il suo lavoro.
Al termine della giornata nel sistemare la sua postazione, quando prese tra le mani la sua matita personalizzata con le immagini di gattini le passò per un breve istante in mente la frase sul bigliettino e poi quella firma così assurdamente autoritaria, con un sorriso tirato sulle labbra ripose tutto nel cassetto, prese la borsa ed uscì.

“Buon giorno”
“Buon giorno a lei”
I tacchi bassi continuarono a suonare mentre Rossana voltava l’angolo per prendere l’ascensore. Sempre la prima ad arrivare a lavoro, il silenzio della stanza la rilassava e la faceva sentire a proprio agio mentre attraversava il lungo corridoio per arrivare alla sua postazione senza il bisogno di fare un minimo di conversazione con i colleghi, lei era la nuova, anche se ormai era stata assunta da due mesi ed erano ancora tutti interessati a capire che tipo fosse.

Arrivata nel suo angolino, tutto era in ordine, tutto era pulito come lo aveva lasciato lei. I suoi occhi per abitudine andarono alla fotografia di Momo, nella cornice di legno dipinto non c’era più il suo gatto ma un foglio bianco con una scritta. Non capendo cosa stesse succedendo si avvicinò per guardare meglio. Riconobbe subito i caratteri fiorati del giorno precedente:

Sai cosa devi fare per riavere la foto.
Padrone

Prese in mano la cornice e dovette rileggere perché tutto le sembrava così assurdo.

Cos’era, un rishitto? La fotografia in cambio della matita? Chi si poteva divertire con uno scherzo del genere?
“Stamattina pensavo di riuscire a vincere io ma sei arrivata di nuovo prima di me!”
la voce di Claudia la fece sobbalzare e si girò tenendo la cornice contro il petto per non far leggere il biglietto, l’imbarazzo sarebbe stato eccessivo
“Tutto bene? Mi sembri scossa…”
“No no, tutto apposto… per caso, dopo che sono uscita ieri pomeriggio hai visto qualcuno nella mia postazione?”
“Mi pare di no, ti hanno preso qualcosa?”
“No… c’è tutto, solo mi sembra che qualcosa sia stato mosso… magari è solo una sensazione…”
il suo sorriso nervoso chiuse la conversazione.

Appena Claudia scomparve dietro al divisorio si affrettò ad aprire la cornice e togliere il bigliettino. Si guardò intorno per vedere se ci fosse qualcuno a divertirsi alle sue spalle ma nella stanza c’erano solo Claudia e lei. Gettò il bigliettino nel cestino e ripose la cornice nel cassetto, prese il necessario per iniziare a lavorare e con la testa annebbiata dalla situazione iniziò la sua giornata.

Per tutto il giorno fu distratta da quei bigliettini, continuava a pensare e ripensare a ciò che c’era scritto e cercava di capire chi dell’ufficio potesse essere stato.

Prima di andare via, chiuso tutto e rassettato tutto rimase per qualche istante seduta sulla sua sedia rigirandosi tra le mani la matita. Che cosa stupida! La matita non costava molto e la foto la poteva far stampare di nuovo ogni volta che voleva ma con gli orari del lavoro sarebbe stata una scocciatura andare fino al negozio mentre a casa aveva una confezione piena di matite.
Lasciò la matita sulla scrivania davanti al computer, prese la borsa ed uscì.

La mattina seguente arrivò al lavoro ancora prima del solito, voleva vedere la foto al suo posto, ma soprattutto avrebbe guardato in tutte le postazioni per cercare la sua matita e quindi trovare il burlone che si divertiva in questo modo idiota e poi gliene avrebbe dette di tutti i colori, anche davanti a tutti, lei non era tipa da trattare in quel modo!
Con passo svelto arrivò nel suo angolino, Momo era tornato a spingere il vetro della cornice, era al suo posto, come sempre, non dentro il cassetto dove aveva lasciato la cornice il giorno precedente.

Almeno è ordinato, pensò. Ma la cosa che la spiazzò fu vedere la matita sulla scrivania proprio dove l’aveva lasciata lei. La furia che l’aveva spinta lì così presto di colpo svanì e si sentì quasi svuotata. Si abbandonò sulla sedia ed iniziò la sua solita routine, scherzò come al solito con la sua vicina ma nel momento di prendere la sua cancelleria dal cassetto, proprio sopra le penne trovò un nuovo bigliettino piegato in due

Spezzala.

Padrone

Un comando e la solita firma. Che sciocchezza, pensò, ma stavolta invece di gettare il biglietto come aveva fatto con i due precedenti lo ripiegò e lo ripose nel cassetto dove lo aveva trovato.
Durante il giorno, quando le capitava di aprire quel cassetto le veniva da sorridere pensando a quanto gli ultimi tre giorni le sembrassero così insoliti rispetto a tutti quelli ripetitivi dei due mesi in cui si trovava lì.

Smettendo di pensarlo come uno scherzo idiota ora quei biglietti le sembravano un gioco, ok, un poco inquietante ma perché no, fino a che era in certi limiti poteva benissimo partecipare. Quel giorno aveva già portato un’altra matita nell’eventualità che non sarebbe riuscita a ritrovare quella del rishitto, era già una perdita considerata, così alzandosi in piedi per controllare se ci fosse qualcuno a guardare mise la matita con una metà sporgente dalla scrivania e vi si poggiò.

Cedette facilmente con un suono sordo ma sembrava che nessuno lo avesse notato. Abbandonò i due tronconi dove il giorno precedente aveva lasciato la matita integra e dato che il suo orario era terminato andò a casa.

Potete trovare il seguito di questa storia e gli altri miei racconti sulla mia pagina de “I racconti di Milu”.