Le mie storie (56)

Domenica mattina. La serata del sabato è andata via in maniera molto divertente. Sono uscita con le mie amiche, quelle di scuola, quelli che anche se non le vedi per mesi, anni, sono sempre le stesse, come se le avessi viste il giorno prima. La serata al ristorante è stata piacevole, ognuna di noi ha raccontato un po’ di quest’ultimo periodo, dei propri problemi, delle proprie gioie. Eravamo sei, tre di noi “sole” (una separata), le altre tre felicemente o quasi, sposate.

Mi hanno fatto i complimenti, mi hanno vista con una luce diversa, anche l’abbigliamento, si sono sorprese che sotto il giubbotto avessi un maglione piuttosto scollato con i seni in bella vista. Quando è toccata a me, anche se in maniera piuttosto generica, ho raccontato loro che il merito è anche un po’ di questa nuova frequentazione. A proposito di Davide, quando sono tornata a casa mi ha dato la buonanotte in maniera molto tenera.

Certe volte mi preoccupo che sia innamorato della sottoscritta, per fortuna poi, dopo un po’ di romanticismo, ritorna ad essere il monello di vent’anni che pensa sempre alla stessa cosa.
Così domenica mattina mi sveglio verso le nove e dopo aver fatto gli auguri a mio padre, (per la festa del papà) facendogli arrivare dal bar una sontuosa colazione a casa, l’ho fatta mandare anche alla sottoscritta (abitiamo nello stesso palazzo). Quando suona il campanello di casa mi rendo conto, all’improvviso, di essere praticamente nuda vestita solo con una canottiera bianca senza niente sotto.

Indosso velocemente la vestaglia e vado ad aprire dopo averla chiusa appena in tempo. Ringrazio il ragazzo e lo saluto. Mi siedo sul divano in maniera piuttosto sguaiata, apro il pacchetto ed incomincio ad addentare un mini cornetto, mentre mastico felice appoggio le labbra sulla cioccolata calda, che incredibilmente è alla temperatura perfetta. Faccio un sorso, sono in estasi da dolci, ma in quel momento suona di nuovo la porta di casa. Non ho idea di chi possa essere, mio padre no perché starà mangiando come me, mia mamma gli starà facendo compagnia, guardo l’orologio che non sono neanche le dieci.

Insulto mentalmente colui che si nasconde dietro la porta, che dopo il mio silenzio prolungato bussa di nuovo. Arrabbiata come non mai, mi alzo ed arrivata all’uscio chiedo chi sia, pronta a mandarlo a quel paese. “Sono Davide” mi risponde dall’altra parte. Mi fermo, sono in condizioni a dir poco pietose, con i capelli arruffati, una vestaglia di venti anni fa, un paio di ciabatte vecchi e sotto praticamente niente (per fortuna ho lavato i denti, cosa che faccio ogni giorno appena mi alzo, qualsiasi cosa succeda).

Non mi rendo neanche conto di avere i baffi di cioccolata e apro. Mi giro a sinistra dove ho lo specchio e mi rendo conto che sto per fare la più grande figuraccia della mia vita. Lui entra mi guarda e comincia a piegarsi in due dalle risate. Corro a prendere un tovagliolo per pulirmi la bocca, lo mando a quel paese e gli chiedo cosa ci faccia a casa mia di domenica mattina.

Lui fintamente risentito fa per uscire, quando io gli dico di non fare lo stupido e tornare dentro. Si toglie la giacca e mostra una busta con altri cornetti, quelli che piacciono a me. Io gli faccio vedere che sul tavolino del salone stavo vergognosamente già facendo un’abbondante colazione, che naturalmente mi offro di dividere con lui. Si siede, io vado a preparare due caffè (con la macchinetta del nespresso ci vogliono un paio di minuti al massimo), quando torno vedo che si è buttato sulla graffe.

Gli sorrido ed istintivamente gli faccio una carezza per scusarmi e ringraziarlo per il gesto. Mi siedo sul bracciolo del divano mentre lui più comodamente continua a fare colazione. Poi mentre sto mangiando uno dei suoi cornetti, lui mi tira in braccio a se per abbracciarmi. Mi cinge con le braccia e mi dice che si era svegliato con la voglia di vedermi; mentre mi parla all’orecchio mi rendo conto che la mia vestaglia è mezza aperta così certo di stringerla di più in vita.

Lui allunga la mano in mezzo alle mie cosce e risale su fino a rendersi conto che sono senza mutande. Mi sussurra che è sorpreso e poi mi infila un dito dentro. Io vorrei digli qualcosa ma sono già bagnata quantomai eccitata. La vestaglia si apre completamente, lui continua a baciarmi e masturbarmi insieme; mentre entra ed esce da me con le sue dita, io struscio il mio sedere sul suo pantalone, poi mentre il suo movimento è delicato, all’improvviso diventa più veloce, infila un terzo dito dentro che mi fa godere.

Io lo bacio per ringraziarlo poi mi sposto e con una mano gli apro il pantalone. Quando tiro giù la cerniera, il suo uccello è già fuori dal boxer; io scivolo giù ai piedi del divano ed in ginocchio comincio a prenderlo in bocca. Lui accompagni i miei movimenti spingendomi la testa in basso con una mano, io arrivo fino in fondo nonostante il suo uccello sia davvero bello grosso e duro. Piano piano sento la sua cappella bagnarsi sempre di più, i suoi gemiti farsi sempre più frequenti, fino a quando mi esplode letteralmente in bocca all’improvviso, tanto che sono costretta a sputarlo fuori vista la grande quantità.

Cerco di ricompormi alla bene e meglio, poi dopo essermi pulita la bocca, mi siedo su di lui e continuiamo la colazione. Lui è con i pantaloni aperti, l’uccello di nuovo nella mutanda; io sono mezza nuda visto che la vestaglia non c’è più, finita in mezzo al salone. Non c’è che dire, abbiamo un’attrazione fisica notevole, basta uno sguardo che shitta tutto. Non so perché ma mi sento assolutamente mio agio anche svestita così.

Dopo aver spazzolato tutto ma proprio tutto, mi alzo per andare a portare tazzine e bicchieri in cucina, quando torno mi siedo in braccio a lui con le gambe lungo il divano ed incominciamo a baciarci. Le sue mani vanno dappertutto, sembra averne 4 piuttosto che 2; le sento tra le cosce, sopra i seni, dietro il culo. Poi mi toglie la canottiera ed incomincia a succhiarmi il capezzolo sinistro. Di nuovo con le sue dita è dentro di me, le bagna sempre di più, poi ad 1 certo punto mette la mano nel suo boxer, sento che fa qualcosa, poi mi solleva 1 attimo e diretto me lo mette nel culo.

È 1 attimo, questa volta non ha chiesto neanche il permesso, lo ha fatto e basta. Comincia a muoversi dentro e fuori di me alternando il suo uccello nel culo e le sue dita nella micia. Per un po’ riesco a tenere le gambe alzate, poi la stanchezza e l’eccitazione me le fanno poggiare di lato. Siamo lungo il divano, lui continua imperterrito a spingere dietro, io godo sempre di più fino ad avere l’ennesimo orgasmo.

Affanno, affanno ancora, lui mi gira mi stende, mette il suo uccello fra le tettone e comincia a strofinarlo. Mentre vedo al suo uccello uscire dalle mie tettone, mi sembra di stare girando 1 film porno. Ripenso inevitabilmente all’estate scorsa, penso alla fantasia di questo giovane ventenne, poi mi viene addosso ancora 1 volta, ed io ancora 1 volta sono contenta di averlo fatto felice…. Finché dura!.

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