Le mie storie (47)

Ogni tanto leggo i racconti che trovo in questo blog. In genere mi lascio incuriosire da quelli con i titoli più strani. Ho notato che molti di quelli etero, hanno protagoniste le parenti più strette tipo mamma e sorella. Precisato che questo si chiama “i****to” e non è una cosa particolarmente morale, è facile immaginare la maggior parte di queste storie sia inventata. Evidentemente però, date le tantissime persone che leggono, devono inevitabilmente attirare la fantasia di voi maschietti.

Così una decina di giorni fa in occasione di una cena a casa mia, dopo aver mangiato e bevuto ho buttato l’argomento in mezzo. Naturalmente non sono stata così esplicita, ho semplicemente chiesto ai cinque uomini che erano presenti, se avessero mai avuto attrazione verso parenti prossime. Ho chiaramente escluso le cugine/i perché avrei sfondato una porta aperta (porta che in passato ho aperto anche io). Quella sera ho avuto alcune risposte, un paio anche da donne.

Chiaramente ognuno ha raccontato brevemente il suo ricordo. Come potrete notare solo tre dei cinque maschietti hanno dato la loro testimonianza. Gli altri due Si sono tirati indietro dicendo che non gli era mai passato neanche lontanamente per la testa qualcosa del genere. Anche due donne, coinvolte nella discussione, hanno voluto dire la loro. Qui sotto troverete le cinque testimonianze che mi hanno dato, precedute da nomi di fantasia ma dalle loro vere professioni e dalla loro reale età.

Giacomo 46 anni funzionario di banca. Era adolescente quando si rese conto che cominciava ad avere le prime erezioni. Era il periodo delle commedie sexy anni settanta. Dopo essersi assicurato che i genitori e la sorella erano andati a letto, in maniera silenziosa andava nel salone a guardarle. Puntualmente tornato nel suo letto, si svegliava la mattina con le lenzuola bagnate e con il problema di dover nascondere il tutto alla madre.

Una sera, aspettò che tornasse la sorella grande dall’uscita del sabato, appena la luce in camera di lei si spense, uscì e come al solito cominciò a guardare i suoi filmetti. Ad un certo punto sentì il rumore di una maniglia che scendeva, spense il televisore e si nascose dietro la porta del salone. Vide la sorella uscire dalla stanza con una sottana trasparente, che si avviava verso il bagno. Un poco impaurito, un poco incuriosito dalla situazione, un po’ anche perché eccitato dalle immagini che stava guardando poco prima, istintivamente mise una mano nei pantaloni del pigiama e lentamente cercò di tornare in camera sua.

Appena fece per attraversare la porta del bagno, notò che era socchiusa e dallo spiraglio di luce che usciva, fu colpito dalla visione di sua sorella completamente nuda che con la carta igienica si stava pulendo dopo aver fatto pipì. Fu allora che, per la prima volta, si rese conto che lei aveva i seni molto grossi. Ipnotizzato dalla prima visione di una donna nuda dal vivo, in maniera del tutto automatica cominciò a muovere quella mano che poco prima aveva messo nei pantaloni.

Nel giro di qualche secondo sentì montare il piacere fino a sentir scoppiare il suo uccello. Con la mano si chiuse la cappella e scappò in camera dove, dopo aver preso un fazzoletto, per la prima volta diede sfogo al suo piacere. Per alcuni mesi, fin quando non trovò sfogo con la fidanzatina del tempo, fece di tutto per spiare di nascosto la sorella e toccarsi. (A chiusura di questo racconto, ha confessato di non averle mai raccontato niente di tutto ciò).

Fabrizio 40 anni, avvocato. Era estate quando, anche lui adolescente, aveva da poco avuto lo sviluppo. Si eccitava per qualsiasi cosa, bastava che gli passasse davanti un essere di sesso femminile per fargli venire un’erezione che poi aveva il problema di dover nascondere. In occasione di quelle vacanze si ritrovò con tutta la famiglia in una meravigliosa villa, insieme ad altre famiglie di parenti o affini, che tra le altre cose aveva la discesa a mare privata.

Tra gli altri, c’era il nonno di suo cugino, persona molto importante, circa una settantina d’anni, che era da sempre accudito da una governante storica, di circa quaranta/cinquanta anni zitella e anche piuttosto bigotta. Naturalmente questa villa era “abitata” da una serie di ragazzine che lui cercava maldestramente di corteggiare o almeno di “tastare” con “zia Maria” (la governante era per tutti i ragazzi unanimamente chiamata così), c’era solo il classico saluto e niente più.

La cosa che notava, era che lei andava a farsi il bagno o la mattina presto o il pomeriggio tardi quando a mare non c’era nessuno. Con il suo costume intero azzurro, cercava di nascondere dei seni enormi che quando era in acqua inevitabilmente cercavano di debordare. Una mattina a causa di una nottata in bianco, Fabrizio, modo comando non uscì con tutti gli altri in barca, come succedeva di solito; così si ritrovò da solo insieme a zia Maria e nonno Fausto.

Lui nonostante l’età ed un po’ di arteriosclerosi, era molto simpatico e gentile. Un po’ zoppicante, aveva bisogno di essere accompagnato nel tragitto che dal giardino portava a casa sua. In quell’occasione zia Maria chiese al ragazzo di tenere d’occhio il “nonno” perché lei potesse farsi un bagno. Lui naturalmente acconsentì anche perché era affascinato dai racconti che l’uomo anziano gli faceva, poi, mentre lei era ancora a mollo, si fece accompagnare in casa.

Dopo poco, zia Maria fece ritorno coperta dall’asciugamano chiusa intorno ai seni. Mentre lei cominciò a cucinare, loro due iniziarono una partita a scopa. All’improvviso Fabrizio si accorse che nonno Fausto mentre giocava, con una delle due mani invece di tenere le carte, aveva agguantato il sedere di zia Maria. Fece finta di non vedere anche se, tanto per cambiare, la situazione gli aveva provocato la classica erezione. Lei si accorse che il ragazzo aveva notato la situazione, e con uno sguardo gli sorrise come a voler condividere ciò che stava succedendo.

I tre mangiarono insieme dopo di che il nonno, accompagnato nel salone, si mise davanti al televisore dove, dopo qualche minuto si addormentò. Fabrizio tornò in cucina dove zia Maria stava facendo i piatti. Lei, intanto, aveva indossato una maglia senza niente sotto, tanto che i suoi grossi capezzoli non si nascondevano per niente. Finito di sparecchiare e lavare le stoviglie, lei si sedette a fianco al ragazzo che con la maglietta aveva coperto il suo uccello duro che in parte gli fuoriusciva dal costume.

Zia Maria gli chiese se avesse una ragazza, dopo di che gli prese la mano e se la poggiò sulla coscia. Fabrizio non sapeva cosa fare, lei invece poggiando la sua mano sopra quella del ragazzo, se la trascinò lungo l’interno della gamba. Il volto di lui cambiò colore nel giro di un secondo diventando rosso paonazzo. Dopo qualche secondo la sua mano era nel costume di lei, lui accarezzava la folta peluria ma di più non sapeva fare.

Poi lei gli prese la mano e gli accompagnò un dito dentro la sua fica. Lui rimase bloccato, sentì il dito bagnarsi sempre di più, poi senza sapere neanche perchè comincio a muoverlo dentro e fuori, cercando di spingerlo sempre più a fondo. Capì che stava facendo la cosa giusta dal respiro affannato che la donna cominciò ad avere fino all’orgasmo (al quale lui assistette assolutamente ignaro di tutto). Le sue dita erano ancora dentro di lei quando, zia Maria raddrizzò il capo che aveva chinato all’indietro per il piacere e dopo averlo guardato con la mano gli tirò fuori l’uccello dal costume e cominciò a segarlo.

La cosa durò non più di qualche decina di secondi, poi lo sperma inondò la mano di lei che, dopo averlo fatto uscire tutto, come se nulla fosse si alzò ed andò a lavarsi sotto il lavandino. La settimana successiva per Fabrizio fu un susseguirsi di scoperte alle quali partecipava silenzioso ma sempre più complice ed eccitato. Dopo pranzo quando tutti si riposavano, lui sgattaiolava a casa di nonno Fausto, si appartava con zia Maria e la toccava ovunque, dalla micia ai grossi seni in cambio riceveva le sue attenzioni che in più di un’occasione si materializzarono in rapporti orali che lei faceva a lui, con sua somma gioia.

Giovanna insegnante scuole superiori, quarant’anni. Aveva quindici anni quando dopo alcuni anni riuscì ad accettare la separazione dei suoi. Non era stata facile la cosa, soprattutto perché era coincisa con il periodo del suo sviluppo. Poi capì che entrambi i suoi genitori si erano trovati dei nuovi compagni di vita; mentre il fidanzato della mamma non aveva figli, al contrario la nuova fidanzata del papà aveva un ragazzo della sua età. Durante le feste di Natale, dopo aver passato in tre giorni classici con la mamma, i nonni e parenti, si preparò per andare a passare il Capodanno con il papà e la compagna con il figlio.

Con lei non c’erano stati tanti incontri, i loro rapporti erano educati ma nello stesso tempo un po’ freddi, soprattutto perché Giovanna aveva un’adorazione per il padre che andava al di là di ogni cosa. La mattina in cui i quattro si incontrarono per cominciare il viaggio verso il Trentino, lei curiosa segretamente di conoscere questo suo fratellastro, rimase piuttosto delusa nel vedere che era piuttosto timido ed esteticamente abbastanza anonimo. Per tutti i 500 km di macchine, scambiarono non più di tre parole visto che ognuno aveva le cuffie a difesa della propria privacy.

I rispettivi genitori cercavano inutilmente di coinvolgerli in discorsi che nessuno dei due trovava interessanti. Il primo punto di contatto si verificò una volta giunti a destinazione, quando i ragazzi si resero conto che avrebbero dovuto dividere la stessa stanza. Giovanna si mostrò categorica con il padre, dicendogli che non avrebbe mai dormito, anche se in letti separati, con “quello li”. Dall’altra parte anche Gianluca, un po’ meno convincente, era restio a questa convivenza forzata.

Ma dopo un quarto d’ora di litigate, i due giovani furono lasciati da soli in casa a gestirsi la stanza, perché i grandi uscirono a farsi un giro. Dopo varie precisazioni soprattutto da parte di Giovanna, ognuno prese possesso di metà della stanza. Il giorno dopo, complice un’inaspettata bravura di Gianluca sugli sci, Giovanna abbassò un po’ le difese, sorpresa dall’aiuto che lui le diede a scendere alcune piste più difficili del solito. Il pomeriggio i due avevano già fatto comunella, tra le risatine dei rispettivi genitori.

Dal punto di vista sessuale, Giovanna era piuttosto a digiuno nonostante i suoi quasi sedici anni. Aveva sentito parlare da due amiche che “lo avevano fatto già”, cosa succedeva, ma lei al di là di baci sulle labbra e qualche toccatina sui seni non aveva fatto gran che. Si era “bagnata” qualche volta ma non sapeva se avesse provato o meno un orgasmo. Un paio di sere dopo, quando tutte le luci erano spente, lei percepì che nel letto di fronte, Gianluca non stava proprio del tutto dormendo.

Sentiva degli strani mugolii uscire dalla sua bocca, e non capiva cosa fossero. “Che fai? Non ti senti bene?” Gli disse. Dopo qualche secondo di silenzio lui le rispose “non lo so, voi venire a controllare?” Lei ignara di cosa nascondesse quell’invito, si avviò verso il letto di lui, che dopo aver acceso la luce del comodino gli fece toccare la fronte. “Non mi sembri accaldato, anche se sei tutto rosso” gli fece. Lui sorrise, nonostante l’aria da imbranato, era meno a digiuno di sesso di lei, anzi era nel periodo in cui i maschietti non fanno altro che toccarsi.

Inoltre qualche tempo prima, la cosa era avvenuta anche reciprocamente con una sua compagna di classe, e non faceva altro che pensarci. “Mi tieni compagnia un po’? Vieni sotto le coperte, facciamo quattro chiacchiere” Lei, ancora ignara, entrò sotto il piumone e mentre cercava il modo di sistemare le braccia, sentì poggiarsi sul dorso della mano sinistra qualcosa. All’inizio non capi cosa fosse, mentre lui parlava, lei pian piano cominciò a farsi un’idea. Quando si rese conto che per la prima volta in vita sua era a contatto con un membro maschile, stava per urlargli in faccia, ma si fermò perché si rese conto che la cosa non gli dispiaceva affatto, che poteva approfittare per “crescere” un pochino.

Così con il dorso lo sfiorò un po’ di più, tanto da fargli capire che lei “aveva capito”, lui la guardò e dopo averglielo fatto impugnare le sussurrò “adesso muovilo su e giù delicatamente”. Lei in silenzio obbedi, mentre lui intanto cominciò a infilargli le mani sotto la maglietta fino a prenderle i seni. Mentre Giovanna muoveva la mano, tornò a sentire i mugolii che l’avevano portata a questa situazione. Gianluca intanto cercò anche di scendere più giù, ma dopo essere stato fermato dall’altra mano di lei, ritornò a toccarle le tette.

Lei guardava verso il soffitto mentre lui ansimava sempre di più fino a quando si alzò di shitto dal letto e per non sporcare le lenzuola venne in un tovagliolino di carta. I due tornarono a dormire ognuno per conto proprio, come se nulla fosse successo, ma la sera dopo, appena le luci furono spente di nuovo, lui s’infilò sotto le coperte di lei per ricominciare a giocare. Nonostante le sue insistenze però Giovanna oltre i seni non si faceva toccare, un po’ perché non sapeva esattamente cosa sarebbe potuto succedere, un po’ anche per una sorta di pudore che non riusciva ad abbandonarla.

Poi arrivò la sera del 31 dicembre, i quattro dopo aver cenato insieme, andarono in discoteca ad aspettare l’arrivo del nuovo anno; dopo aver brindato insieme, con una scusa banale i ragazzi si defilarono. La casa era vuota, nel giro di una decina di minuti i due erano sotto le lenzuola di Giovanna. Le mani come al solito trovarono il posto dove accomodarsi, per l’ennesima volta Gianluca dopo aver giocato un po’ con i capezzoli di lei, cominciò a scendere lungo il suo ventre fino ad arrivare all’elastico dello slip.

Come al solito si trovò la mano di lei sopra la sua, ma questa volta forzò un po’ la situazione e dopo averle detto nell’orecchio “rilassati, vedrai che ti piacerà”, riuscì a superare quell’ultima “barriera” e si ritrovò a giocare con la peluria di lei. Dopo aver indugiato un poco lì, con il dito medio scese all’imboccatura della sua micia, senza entrare cominciò a massaggiarla con dei cerchi alternati. In breve tempo, senti i polpastrelli delle sue dita bagnati e lei che godendo gli diceva di continuare; lui naturalmente la accontentò fino a quando un gemito più forte degli altri gli fece capire che era venuta.

Gli ultimi giorni della vacanza li passarono a fingere di sciare mentre in realtà erano in camera a masturbarsi. Di lì a qualche mese entrambi sarebbero andati oltre scoprendo a vicenda i rapporti orali.
Questi sono i primi tre racconti che mi sono stati fatti da amici. Sono persone con le quali ho molta confidenza, non fatico a credere che siano storie vere. Naturalmente ho cercato di raccontarle a modo mio, non soffermatevi sulla narrazione.

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