La mia esperienza con una coppia cuckold parte 43

-Quarantatreesima parte-

Domenica per fortuna non avremmo giocato, c’era un turno di riposo del campionato, visitammo ancora Lugano per tutta la giornata e tornammo a casa nel tardo pomeriggio, Paolo tornò a casa immediatamente, noi invece passammo la serata al bar. Roberta quella sera era particolarmente bella, si era vestita in maniera molto sexy e mi guardava con i suoi magnifici occhioni, Simona si accorse della cosa e mi sussurrò:
– “La tua ragazza ti sta mangiando con gli occhi stasera…”;
– “Non è la mia ragazza…”;
– “Potresti anche portarla a fare un giretto sulla tua nuova auto però…”;
– “Cazzo ma sei proprio tremenda tu…”;
– “Portami a casa, poi torni qui e la porti a fare un giretto…”;
– “Piantala…”;
– “Fai come vuoi, però io fossi in te la farei contenta…”.

Le parole di Simona mi misero una gran voglia di scopare Roberta, sommate agli sguardi che mi lanciava mi fecero davvero uscire di testa, mi avvicinai al suo gruppo e pochi minuti dopo lei ed altre 4-5 persone eravamo attorno alla mia auto per vederla meglio, mentre gli altri si alternavano al posto di guida sussurrai all’orecchio di Roberta:
– “Quanto sei bella stasera…se non la smetti di guardarmi in quel modo ti salto addosso…”;
– “Io non ti guardo in nessun modo particolare, ti guardo e basta…”.

Appoggiai discretamente una mano sul suo sedere senza farmi vedere dagli altri, lei si spostò verso di me appoggiandomelo sul cazzo che mi scoppiava nei jeans, poi si girò e mi sorrise maliziosamente, il cervello mi scoppiò, chiusi l’auto e tornai all’interno del bar insieme agli altri, senza nemmeno tornare da Simona sussurrai all’orecchio di Roberta:
– “Ti aspetto nel vicolo…”.
Mi guardò e leggendo il suo labiale mi rispose:
– “Assolutamente no!”.

Fregandomene andai verso il bagno, Simona era con altre persone ma mi lanciò uno sguardo d’intesa, aveva capito tutto quello che stava accadendo, uscii nei vicolo ed aspettai, i minuti passarono e la porta restava chiusa, quando avevo perso le speranze comparve Roberta, il viso era imbarazzato, la accolsi con un bacio, ricambiò in maniera molto fredda, misi una mano in mezzo alle sue gambe sollevandole il vestitino, spinse via la mano e mi disse:
– “Ma cosa fai, sei scemo?”;
– “Ho voglia di te Roberta, ti voglio adesso!”;
– “Assolutamente no! Sei pazzo! C’è la tua ragazza di là…”;
– “A lei non interessa Roberta, non ci disturberà, ti voglio!”.

La baciai con passione, sentivo il suo respiro farsi affannoso, stava cedendo, la sua lingua si contorceva nella mia bocca e le sue braccia mi stringevano forte, infilai una mano sotto il suo vestitino, stavolta invece di opporsi allargò le gambe, passai le dita sulla sua figa, era bagnatissima e grondava umori, infilai dentro con decisone due dita ed un forte gemito di piacere le scappò mentre mi baciava:
– “Anche tu mi vuoi, ammettilo!”;
– “Si Gianluca, ti voglio, non qui però, non come una cagna per strada…”.

Senza risponderle la presi per mano, passando dal vicolo girammo intorno al bar arrivando alla mia auto, la feci salire, accesi il motore e mi allontanai:
– “Ma dove stiamo andando?”;
– “Adesso lo vedrai!”.
Percorsi pochi chilometri svoltando in una strada sterrata, parcheggiando in un posto isolato:
– “Qui non ci disturberà nessuno…”.
Pochi secondi dopo eravamo nei sedili posteriori a baciarci, la spogliai in fretta, fiondandomi con la testa in mezzo alle sue cosce, la mia lingua si infilava a turno nei suoi buchetti e sul clitoride, gonfio e pulsante di piacere, i suoi umori mi riempivano la bocca mentre la sua voce mi incitava a non smettere, la sentivo godere ed ansimare, ebbe un orgasmo molto forte, continuai a dedicarmi a lei finchè mi tirò su la testa e baciandomi mi disse:
– “Voglio il tuo cazzo Gianluca, ti voglio dentro di me!!!”.

Mi cavalcò con straordinaria agilità e cominciò a saltare sul mio cazzo con forza, il rumore della sua figa bagnata mi esaltava, sentivo i suoi umori colare sulle mie palle ad ogni affondo, baciavo i suoi seni mentre lei, inarcando la schiena indietro accoglieva il mio cazzo dentro di lei, ebbe un secondo orgasmo e gridò ad alta voce:
– “Vengo Gianluca vengo!!!”.
La lasciai tranquillizzare un attimo, un fremito lungo le sue gambe accompagnò il piacere che stava provando, mentre con il mio cazzo completamente piantato dentro il suo corpo, mi baciava sussurrandomi parole dolci:
– “Ti amo Gianluca, ti amo come nessuno mai prima di te…”.

Scese spostandosi di lato e me lo prese in bocca, mi fece un pompino lento e delicato, scendeva fino in fondo e restava con il cazzo piantato in gola finché il fiato le mancava, per poi sfilarselo insalivando l’asta moltissimo, per poi ricominciare:
– “Mi piace quello che stai facendo, non ti fermare, fammi venire in questo modo…”.
Senza rispondermi continuò a lungo e senza soste, quando sentii il cazzo pulsare, pronto ad esplodere lo fece uscire, lo appoggiò sulla lingua tenendo la bocca aperta e me lo segò delicatamente, sborrai in maniera abbondante, almeno 5-6 schizzi, le finirono in bocca, li accolse continuando a menarmelo, ingoiò e poi riprese a succhiarmelo accarezzandomi le palle:
– “Roberta ma quanto sei diventata brava, stento a riconoscerti, sembri un’altra ragazza per come lo succhi ed ingoi, così mi farai impazzire…”.

Sorrise soddisfatta continuando a leccarlo, passava le dita lungo l’asta e si gustava le ultime gocce di sperma, era diventata talmente brava che ormai era ai livelli di Simona con la bocca:
– “Anche Simona è brava così?”;
– “Assolutamente si, però tu adesso l’hai eguagliata, sei diventata perfetta…”.
Ci scambiammo ancora baci per qualche minuto e poi ci rivestimmo, quando tornai alla guida e ripartimmo mi disse:
– “Ti posso chiedere una cosa?”;
– “Dimmi…”;
– “Cosa intendevi dire prima quando hai detto che Simona non ci avrebbe disturbato, sa qualcosa di noi per caso?”.

Preso dall’eccitazione nel vicolo mi era scappata quella frase, ero tentato di raccontarle tutto, ogni cosa, sentivo che era pronta per sapere come stessero veramente le cose, però avevo paura che fosse troppo per lei, già la situazione aveva completamente stravolto la mia vita, avevo fatto fatica ad assimilarla e metabolizzarla, optai quindi per una mezza verità:
– “Se ti dico una cosa la tieni per te?”;
– “Certo, mi sembra che ultimamente tengo per me molte cose…”;
– “Questa però è molto personale Roberta…”;
– “Anche quello che abbiamo appena fatto è molto personale…”.

Fermai l’auto lungo la strada, accostando in una piazzola, sospirai e le dissi:
– “Simona sa tutto di noi due. ”.
Sbarrò gli occhi, si portò una mano sulla bocca ed esclamo intimidita:
– “Come sa tutto?”;
– “Sa dei nostri incontri, sa che scopiamo regolarmente, le racconto tutto…”;
– “E la cosa le sta bene? Non capisco Gianluca…”;
– “La cosa le sta bene, vuole che le racconto ogni cosa mentre facciamo sesso…”.
Restò in silenzio per qualche secondo, era un modo di testare la sua propensione ad accettare questo tipo di situazioni, se avesse accettato senza problemi questo fatto magari sarebbe stata disposta ad andare oltre, ormai le perversioni di Simona mi stavano coinvolgendo, mentre la guardavo riflettere immaginai per un attimo di poterle scopare insieme.

La mezza esperienza con Alessia mi aveva fatto capire quanto sarebbe stato bello farlo fino in fondo con due donne, se fossero state loro due sarebbe stato il massimo, i miei sogni furono bruscamente interrotti dalle domande di Roberta:
– “Mi stai dicendo che la tua ragazza sa che io e te ci frequentiamo e si fa raccontare quello che facciamo?”;
– “Esattamente…”;
– “E tu le hai raccontato tutto?”;
– “Ogni cosa, ti vedo perplessa…”;
– “Sono sconvolta Gianluca, quello che mi stai dicendo non ha senso…”;
– “Lo so, te lo avevo detto che tra di noi era complicato, lei non è gelosa, anzi…”;
– “E lei fa altrettanto con te? Insomma siete due pervertiti? Fate anche scambio di coppia magari…”;
– “No, io non accetterei mai che la mia ragazza vada con un altro, è una fantasia sua.

”;
– “E tu la assecondi? Insomma le racconti tutto quello che facciamo quando ci incontriamo, ogni piccolo dettaglio?”.
La sua reazione mi fece capire che non era il caso di andare oltre, rischiavo di fare danni, come sospettavo non era il tipo di ragazza che poteva accettare certe situazioni, cercai quindi di correggere il tiro:
– “Aspetta, forse hai interpretato male le mie parole, non è che le racconto per filo e per segno tutto quello che facciamo a letto, le racconto che ci incontriamo e che facciamo sesso, senza entrare nei dettagli più spinti, le basta sapere che ci siamo incontrati, la eccita sapere che la tradisco insomma…”;
– “Ti stai contraddicendo Gianluca, mi hai detto pochi minuti prima che le racconti ogni cosa, non prendermi per il culo…”;
– “Ogni cosa sui nostri incontri, non vuole che le racconto come lo abbiamo fatto…”;
– “Mi dispiace ma non hai detto questo prima, mi sembra che sei stato molto preciso, io non voglio entrare nelle vostre perversioni, mi fate schifo!”.

Scese dall’auto e cominciò a camminare sul ciglio della strada, scesi anch’io correndole dietro:
– “Cosa fai Roberta, vieni qui!”;
– “Lasciami stare Gianluca, mi fai schifo!”;
– “Torna in auto, ti riporto al bar e ne riparliamo, dai non fare la scema, vuoi farti investire?”;
– “Non salgo più in auto con te, lasciami perdere!”.
La presi con forza e la trascinai all’auto, anche se mi insultava e si opponeva, la feci salire e la riaccompagnai al bar, scese arrabbiata e tornò all’interno del locale senza attendermi, avevo fatto un gran casino.

Quando entrai anch’io non la vidi, notai lo sguardo perplesso ed incuriosito di Simona, le feci un gesto d’intesa per comunicarle che le avrei spiegato tutto più tardi, lei intuì immediatamente che stavo cercando Roberta e mi fece segno che si era diretta in bagno, la aspettai fuori dalla porta, quando uscì era scura in volto e mi disse:
– “Lasciami in pace, non voglio parlare con te!”;
– “Vieni qui! Lasciami parlare…”;
– “Me ne vado a casa Gianluca, lasciami riflettere e ci sentiamo nei prossimi giorni!”.

Uscì dal locale infuriata, raggiunsi Simona e dopo aver salutato gli altri andammo all’auto per dirigerci verso casa, appena saliti mi chiese cos’era accaduto, mentre guidavo le raccontai tutto, invece di preoccuparsi si eccitò moltissimo, non le importava nulla del casino che era successo, a lei interessava unicamente il fatto che avessimo scopato sui sedili posteriori:
– “Quindi avete scopato li dietro? Fermati Gianluca voglio che mi prendi li dietro immediatamente…”;
– “Cazzo ma come stai messa? Non hai capito che cosa è successo? Insomma lascia perdere per un istante e ragiona…”;
– “Si sistemerà tutto vedrai, lei ti ama, accetterà anche questo fatto per stare con te, dai fermati…”;
– “A te non interessa niente ma io ci tengo a lei, lascia perdere per piacere!”.

Arrivammo a casa, parcheggiai l’auto nel garage sotterraneo della nostra abitazione, non c’era nessuno a quell’ora, scese e ci rientrò passando dalla porta posteriore, guardò con molto interesse i sedili, poi mi disse:
– “Si sente odore di sesso qui dietro, dai Gianluca vieni qui con me…”;
– “Io me ne vado in casa, fai quello che vuoi…”.
Le buttai le chiavi, mi voltai e mi diressi verso le scale che portavano agli appartamenti, mi raggiunse pochi secondi dopo mentre aspettavo l’ascensore, mi abbracciò da dietro accarezzandomi in cazzo da sopra i pantaloni:
– “Non ti arrabbiare tesoro, ho solamente tanta voglia di te…”;
– “Ci sono dei momenti in cui mi piacerebbe anche ragionare con te, non solo scopare…”;
– “Dopo parleremo per tutto il tempo che vorrai, però ti prego, adesso ti voglio…”.

Entrammo nell’ascensore e mentre saliva si inginocchiò davanti a me, mi prese il cazzo in bocca e cominciò a succhiarmelo in maniera straordinaria:
– “Che buon sapore che ha, raccontami come l’hai scopata sulla tua auto…”;
– “Sei perversa Simona, porca e perversa…”;
– “Ed innamorata persa di te e del tuo cazzo…”;
– “Non lo avrai stasera, sei stata poco rispettosa, succhialo e bevi lo sperma, solo questo ti permetterò…”;
– “Me lo farò bastare…”.
Fermai l’ascensore e le feci succhiare il cazzo a lungo, lo spompinava con foga masturbandosi, intanto le raccontavo nei minimi particolari come avevo scopato Roberta, la sentivo gemere, i suoi occhi erano perennemente rivolti verso di me, lo sguardo era simile a quello di una bambina punita dal padre che cerca di avere il suo perdono, quando sentì che stavo venendo se lo piantò in gola ingoiando tutto di gusto.

Quella notte dormii male, ero dispiaciuto per il casino con Roberta, mi sarei dovuto aspettare da lei una reazione del genere, era una brava ragazza, avrei dovuto prevedere che certe perversioni non le avrebbe mai accettate, fortunatamente le avevo raccontato solo una parte di verità, avesse saputo davvero tutto non oso immaginare cosa avrebbe fatto.
Non si fece sentire per tutta la settimana, non la incontrai nemmeno al bar, il venerdì successivo, verso ora di cena, mi squillò il cellulare, ero sotto la doccia, non sapendo chi fosse chiesi a Simona di rispondere, si avvicinò a me e la sentii parlare:
– “Ciao Roberta, Gianluca è sotto la doccia…” – fui molto sorpreso ed il pensiero che stessero parlando tra di loro mi preoccupò moltissimo, la guardai molto seriamente, come monito affinché si comportasse bene – “Capisco, ti farò richiamare appena esce, ciao.

”.
Riagganciò il telefono e poi mi disse con aria divertita:
– “Era la tua ragazza, vuole parlare con te, richiamala dopo. ”.
Appena uscito dalla doccia andai in salone, mi sedetti sul divano e le telefonai, Simona si sedette al mio fianco con aria incuriosita:
– “Ciao Roberta, mi fa piacere risentirti, tutto bene?”;
– “Più o meno si, Simona è li con te?”;
– “No tranquilla sono solo, è uscita…”;
– “Dobbiamo parlare Gianluca, devo sapere come stanno le cose, basta bugie, basta giochini, si sta parlando di sentimenti veri, perlomeno per ciò che mi riguarda…”;
– “Roberta, lo sai che anche per me sei importante, parliamone, dimmi solo dove e quando…”;
– “Stasera, verso le 22 alla tana, li potremo parlare con calma, riesci a liberarti?”;
– “Ci sarò tranquilla…”;
– “Cosa dirai a Simona?”;
– “Che devo parlare da solo con te…”;
– “Capisco…ci vediamo dopo allora.

”.
Chiusi la comunicazione, Simona aveva sentito tutto, mi sorrise e disse:
– “Hai visto che avevo ragione io? Accetterà la cosa e vorrà essere scopata, tutto sistemato!”;
– “Vedremo…”;
– “Posso esserci anch’io? Non mi farò vedere, voglio solo guardarvi…”;
– “Assolutamente no, non se ne parla nemmeno Simona!”;
– “Lo capisco, vabbè, spero che mi racconterai tutto almeno…”;
– “Tranquilla, lo sai che non ho segreti con te. ”.
Dopo cena andai alla tana, arrivai con almeno 15 minuti di anticipo, parcheggiando la moto notai che la luce era accesa, mi ero accertato che nessuno la usasse quella sera, quindi Roberta era già arrivata, presi due coppette di gelato nel bar vicino, pistacchio e nocciola, sapevo che ne era golosa, quando entrai nell’appartamento era seduta sul divano che parlava al cellulare, aspettai che finisse di parlare e la salutai:
– “Ciao Roberta, ho preso il gelato…”;
– “Mi vuoi mettere all’ingrasso.

Ti odio lo sai quanto mi piace, pistacchio e nocciola vero?”;
– “Certo, ti conosco bene…”;
Mangiammo il gelato chiacchierando del più e del meno, senza entrare nel vivo del discorso motivo dell’incontro, sembrava più rilassata, la speranza di ricucire il rapporto con lei era forte. Poco dopo finalmente tirò fuori il discorso:
– “Siamo qui per parlare dell’altra sera…”;
– “Parla…”;
– “Voglio capire Gianluca, spiegami per bene come funzionano le cose tra te e Simona, prima di prendere una decisione devo capire, ti chiedo solo di non prendermi in giro e dirmi esattamente come stanno le cose, ti prego di essere sincero con me, credo di avene il diritto.

“;
– “Se non avessi stima ed affetto nei tuoi confronti non ti avrei detto niente Roberta, proprio per questo motivo ho voluto parlartene…”;
– “Lo spero, a me sembra che ti sia scappata la cosa, che non fosse voluta…”;
– “Ti ho lanciato l’amo, era da tempo che volevo farti capire le cose come stanno tra me e Simona, c’è poco da aggiungere rispetto a quello che ti ho detto l’altra sera, lei non crede nelle relazioni monogame, perlomeno per quello che la riguarda …”;
– “E tu la pensi come lei?”;
– “No, la mia donna deve essere solo mia, non accetterei mai di dividerla con un altro.

”;
– “Però sei poco coerente, considerato che vieni a letto anche con me, sei egoista nei confronti di entrambe…”;
– “Hai ragione, proprio per questo motivo quando ti sei avvicinata a me ho preferito prendere tempo, ero indeciso, non sapevo con chi stare, proprio perché vi rispetto, oltre che provare affetto per entrambe. Ne ho parlato con te e mi hai detto che non volevi un rapporto esclusivo, ti sarebbe bastato stare con me come amante, sono parole tue…”;
– “Lo so, sono parole mie…”;
– “Le mie titubanze hanno allarmato Simona, ne abbiamo parlato a lungo, sono stato onesto anche con lei, finché mi ha detto che a lei stava bene che io mi vedessi anche con te.

La differenza sostanziale è che a lei piace sapere che vengo a letto con te, la eccita, vuole che le racconto dei nostri incontri mentre facciamo sesso, anch’io all’inizio sono rimasto sconvolto dalla cosa, poi mi sono convinto che poteva essere un buon compromesso per stare con entrambe. Ora tu mi dici che sono egoista, non posso negarlo, però il vostro comportamento non è da considerare del tutto normale, insomma tutti abbiamo delle responsabilità per come sono andate le cose…”;
– “Hai ragione, se adesso sono qui è proprio perché guardandomi dentro mi sono sentita anch’io in colpa, in fin dei conti sono stata io a proporti il ruolo come amante, tu non lo avevi accettato all’inizio, ragionando a freddo mi sono messa nei tuoi panni ed ho cominciato a renderti meno responsabile delle cose, quello che non accetto è che tu le racconti quello che facciamo a letto, lo considero immorale e sporco…“;
– “Invece accettare di essere l’amante lo consideri meno immorale e sporco?”;
– “Hai ragione nuovamente, è vero, però lo trovo comunque troppo squallido, sii sincero, le racconti tutto nei minimi dettagli?”;
– “Sono sincero stavolta, vuole sapere esattamente quello che facciamo, non voglio che ti arrabbi come l’altra sera però, mi hai chiesto di dirti la verità…”;
– “Quello che facciamo a letto dovrebbe essere un qualcosa di nostro, posso accettare di essere la tua amante Gianluca, però questo non lo posso tollerare, insomma è davvero troppo…”;
– “Ti capisco Roberta, lo trovo molto perverso anch’io, le parlerò, però io di questa situazione ne ho abbastanza…”;
– “Quindi?”.

I suoi occhi diventarono tristi, una lacrima scese sul suo viso, cosa avrei dovuto fare? La mia vita era all’ennesimo bivio, mi trovavo nuovamente a dover scegliere che strada percorrere, entrambe mi avrebbero condotto chissà dove, nessuna delle due mi convinceva, finora erano state parallele una all’altra, adesso si erano incrociate, non mi ero mai sentito così indeciso ed insicuro.
– “Quindi non so Roberta, non so cosa fare…”;
– “E se restassimo un po’ distanti uno dall’altra e senza fretta ci ragioniamo su?”;
– “Credo che finirebbe come l’ultima volta…”;
– “Lo penso anch’io, sai cosa ti dico? Facciamo l’amore Gianluca, però resterà tra di noi, non voglio che lei sappia niente…”.

– “Se lo facessimo non avremmo risolto niente Roberta, il problema resterebbe…”;
– “Allora fai l’amore con me e raccontale tutto, non mi importa, l’unica cosa che mi importa sei tu…”.
Ancora una volta aveva avuto ragione Simona, alla fine Roberta aveva accettato la situazione, perlomeno per quella sera, scopammo per più di un’ora, fu intenso ed appagante, ci salutammo dopo esserci fatti la doccia, dandoci appuntamento per la sera successiva al bar.
Tornai a casa e raccontai l’accaduto a Simona, mi dava quasi fastidio che le cose fossero andate come lei aveva previsto, al termine, con aria soddisfatta mi disse:
– “Cosa ti avevo detto? Non hai idea fino a che punto può arrivare l’amore di una donna.

“;
– “Però so a quanto può arrivare la perversione…”;
– “Touchè…”;
– “Domani mattina mi devo svegliare presto per andare al lavoro, andiamo a letto. ”;
– “Ok, come vuoi tesoro…”;
Il sabato trascorse regolarmente, quella sera al bar fu davvero strano trascorrerla con entrambe le mie donne, vederle parlare tra di loro, ben sapendo che ognuna sapeva dell’altra era davvero una sensazione particolare da descrivere, eppure sembravano gestire la situazione in maniera notevole, a differenza mia.

La domenica mattina andammo in un paesino a circa 40 km da casa nostra con la mia squadra, si giocava alle 14,30 contro la formazione locale, il nostro allenatore ci aveva caricato tutta la settimana, era stato in quella società per tre anni, si erano lasciati in malo modo e voleva vincere a tutti i costi. In tribuna le mie due donne erano entrambe presenti a sostenermi, dopo quello che era successo negli ultimi giorni era ancora più strano vederle sedute vicino, giocai titolare, quel giorno pioveva fortissimo, la temperatura era ancora buona ma scendeva tanta di quell’acqua che ci volevano le branchie per respirare, la partita fu dura ma alla fine vincemmo con un secco 3 a 0, feci una tripletta e mi portai a casa il pallone come da tradizione.

Quando entrammo negli spogliatoi ero ridotto ad uno schifo, avevo terra infilata ovunque, festeggiammo la vittoria con urla selvagge, uscendo dopo una buona mezz’ora. Erano ormai andati via quasi tutti gli spettatori, Simona mi aspettava raggiante, mi corse incontro saltandomi al collo, bellissima ed affettuosa come una gattina:
– “Tesoro che partita ha fatto? Sei un fenomeno, il mio fenomeno…”;
I miei compagni di squadra ridevano ed i commenti era abbastanza pesanti:
– “Fenomeno assoluto a scoparsi una così, vai bomber!!! Se ti serve una mano fai un fischio”.

Poveracci, non sapevano con chi avevano a che fare, Simona per niente infastidita dai commenti replicò loro in maniera assolutamente disarmante:
– “Tranquilli ragazzi, con la palla ci sa fare ma con la mazza è insuperabile, garantisco io!”.
I loro volti erano tutto un programma, mi feci una grossa risata, non si sarebbero mai aspettati una risposta del genere da una ragazza:
– “Che facce hanno fatto i tuoi compagni, dici che li ho scandalizzati?”;
– “Ti vedessero all’opera resterebbero di sasso, altroché scandalizzarsi per una battuta…”;
– “Mi eccitano le tue parole, sei troppo stanco per scoparmi?”;
– “Appena arriviamo a casa te lo faccio vedere io se sono stanco…”;
– “Non resisto fino a casa, voglio il tuo cazzo ora…”.

Incurante della gente che passava vicino a noi mi cominciò a baciare accarezzandomi il cazzo da sopra i pantaloni, in quel momento passò il mio allenatore, alzò le sopracciglia e mi fece cenno con il pollice alto sorridendo. Salimmo in auto e ci appartammo in una stradina di campagna, aveva smesso di piovere ed un timido sole faceva capolino tra le nubi grigie, scopammo in maniera selvaggia, dopo averla fatta venire la prima volta con la lingua ed una seconda mentre mi cavalcava come una puledra impazzita volle farmi in regalo per la tripletta, non so per quale motivo ma ci teneva che giocassi bene a calcio, si mise con i piedi sui sedili, si appoggiò il cazzo sul buco del culo, mi guardò eccitatissima e mi disse:
– “Questo è il mio personale regalo per la tripletta di oggi, spero che sia di tuo gradimento…”;
Se lo fece scivolare fino in fondo nel culo, alzò prima una gamba, poi l’altra, appoggiandole sulla parte superiore dei sedili, prese le mie mani appoggiandosele sui fianchi, si aggrappò al mio collo e gridò:
– “Spaccami il culo Gianluca, voglio che mi fai male, dai!!!”.

Oltre all’incredibile agilità che dimostrò mi fece davvero perdere la testa la violenza con la quale voleva essere inculata, ero abituato alla sua voglia di provare dolore durante il sesso ma quella volta davvero mi fece impazzire la situazione, il suo volto era stravolto dal dolore che provava, mischiato al piacere, si attaccava al collo così forte che mi faceva male, incitandomi a non fermarmi. Esaltato da tutti questi fattori affondavo il mio cazzo nelle sue chiappe con tutta la forza che possedevo, sborrai poco dopo continuando ugualmente ad incularla, finchè esausto la feci scendere spingendola su lato, scivolò sul suo fianco destro a gambe aperte, vidi il suo buco del culo completamente slabbrato e sanguinante, guardai il mio cazzo era completamente rosso, avevo già visto altre volte tracce di sangue ma mai tanto così:
– “Porca troia Simona, non dire che è normale, stai sanguinando tantissimo…”;
– “Non è niente, mi è piaciuto tantissimo, sei meraviglioso…”.

Senza minimamente preoccuparsi prese i fazzolettini di carta dalla tasca laterale, sempre presenti per ogni evenienza e si asciugò digrignando i denti dal dolore:
– “Sei pazza, lo vedi che ti fa male…”;
– “Il dolore che sto provando in questo momento è la parte migliore di questa scopata, non hai ancora capito che per me il dolore è piacere? Non ti preoccupare tesoro, me lo sto godendo ancora il tuo cazzo anche se non è più dentro di me…”;
– “Non mi abituerò mai a te Simona, sei una pazza sextenata…”;
– “Lo so, se fosse per me ti salterei di nuovo sopra…”;
– “Cosa? Non te lo permetterei, tu vuoi rovinarti…”;
– “L’unica cosa che non vorrei aver rovinato sono i sedili della tua auto nuova, controlliamo bene, non vorrei averli sporcati di sangue!”;
Ci rivestimmo e tornammo a casa, durante il tragitto continuava a tamponarsi con i fazzoletti di carta, sanguinava ancora parecchio, non le dissi più niente ma la consideravo davvero una pazza sextenata, sarebbe stato un peccato se si fosse rovinata il suo meraviglio culetto, apprezzavo moltissimo scoparglielo, ci mancherebbe altro, però in questo modo mi sembrava davvero esagerato, il bello che ero solo io a preoccuparmene.

Continua….

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