La cliente del supermercato. (prima parte)

Era l’ultima settimana di luglio, quando il sole ti sconquassa la testa e vorresti solo metterla a mollo. Purtroppo ero lì, inchiodato in quel supermercato di merda, ancora una settimana prima delle ferie e le pedane da scaricare dal magazzino. Come se non bastasse la direttrice più sadica che mai, mi lascia da solo in turno in corsia, un vialista per otto reparti. Sono nero e non vedo l’ora di uscire da quell’inferno. Mi chiamo Mauro, ho 27 anni e sono uno studente di legge fuori corso alla Sapienza a Roma, moro, alto sull’1.

80 molto robusto.
“Sono a metà turno quando sento una voce calda ma distaccata ronzarmi nell’orecchio (subito penso a come sbolognarmi l’ennesima cliente tediosa), mi giro per rispondere alla sua domanda e tutto all’improvviso cambia. Non era la solita cliente cagacazzi ma “la” cliente. Una donna formosa, deve stare sui 40 anni, mora, occhi verdi che sembrano di giada, labbra carnose e fisico da pin-up anni 50′ dentro una camicia di seta gialla e pantaloni bianchi a vita bassa.

Due scarpe aperte che mostrano dei bei piedini curati con una rosa tatuata sul destro. Tra le forme e gli abiti leggermente trasparenti risalta l’intimo ricamato, un reggiseno viola e un tanga nero che separa perfettamente quelle chiappe che sembrano essere di marmo. La tipa viene con regolarità da un paio di mesi tre volte a settimana e l’ho notata fin dalla prima volta.
Il mio viso deve aver tralasciato un po’ di stupore nel girarmi e risponderle perché la vedo con l’aria soddisfatta e l’espressione di chi ha fatto centro stampata sul volto.

Mi chiede se in magazzino sono rimaste delle bottiglie del champagne in offerta, non me lo faccio ripetere due volte (so benissimo che è finito ma le dico che andrò a controllare). Mi ringrazia e mi allontano, giurerei di aver notato lo sguardo ancora più compiaciuto, come se stesse filando tutto come aveva programmato. Da qui a 5minuti la scenetta di rito, io che mi allontano e che poi torno a mani vuote dicendo che è terminato.

No, la verità è una, sto usando questi 5 minuti per trovare un’idea per fottermi quella vacca da monta. Il cervello non mi delude, anche se il cazzo mi si sta gonfiando e sottrae preziose energie per non farmela scappare. -“Spiacente ma é terminato anche in magazzino, sicuramente con lo scarico di dopodomani ritorna, se ci lascia il suo recapito e un acconto possiamo provvedere noi alla consegna a casa concordando un’orario a lei comodo”.

Il suo sguardo prima deluso si riaccende come di chi ha avuto la palla al balzo e mi fa -“magari, mi salveresti il ferragosto, posso darti del tu si?” -“tranquilla non c’è problema, Mauro” e le stringo dolcemente la mano, -“Lara piacere, allora dove ti posso lasciare i dati?” -“se vieni con me al centro informazioni mi segno tutto, lasci un acconto e poi saldi alla consegna dopodomani”. Sbrighiamo la pratica di rito, con la differenza che anziché mandare il solito ragazzo delle consegne metto il mio nome sull’ordine.

Fa per andare via e mi saluta, lanciandomi un sorriso caldissimo e uno sguardo quasi ammiccante “ciao Mauro e grazie ancora” -“di nulla..Lara” le dico infiammandomi, ho il cazzo che si è ingrossato sotto la divisa e avrei bisogno di menarmelo per quanto mi sento scoppiare. Erano mesi che la puntavo senza sapere nulla di lei, come si chiamasse, dove abitasse, ma alla fine ci sono riuscito, anche se i suoi sguardi e i suoi modi mi hanno lasciato confuso..ma non importa, ci sarebbe stata di sicuro mi ripetevo in testa tutto ottimista.

Arriva il fatidico giorno della consegna, faccio in modo che con la consegna finisca il mio turno di lavoro cosi da avere in caso tutta la tranquillità che la situazione richiede. Arrivo sotto la sua palazzina e parcheggio con calma, le citofono, bzzz -“chi è?” le sento dire con la sua voce ora palesemente da addrizzacazzi, -“Mauro per la consegna, Lara?” Il cancello si apre -“scala B, terzo piano..trovi aperto” -“ok arrivo”.

Mi sembra di stare dentro un film hard, ho la testa che va in fumo, sto per ritrovarmi quella figa faccia a faccia e fuori dal lavoro, non devo perdere l’occasione, é il mio momento. Mentro vado nella sua scala arrivano puntuali i primi dubbi, sarà sola? Sarà sposata? Nella fretta non ho controllato se sul citofono i cognomi erano due, pazienza ormai sono in ballo. Arrivo al suo pianerottolo, ho il cuore a mille, fa un caldo torrido e nonostante questo sto più ingrifato che mai.

Trovo la porta socchiusa come lei mi ha detto, -“posso? Sono Mauro” entro e chiudo la porta dietro di me. Non riesco a connettere con il cervello, poso lo sguardo sull’ingresso, é quasi annebbiato e credo mi stia giocando un brutto scherzo la vista. Vedo Lara a carponi, 4 zampe a terra nel mezzo dell’ingresso. L’ unico velo addosso è un perizoma, ma sembra più un filo strappato. La sua carne è luvida, cosparsa di olio, la vedo scintillare sotto il sole che viene dalla finestra sul balcone.

Si sta stuzzicando il buco del culo con l’indice, poi anche il medio e inizia a stropicciarsi le labbra umide e scure della sua figa leggermente umida. Sto per impazzire, a quella vista sento il cazzo cominciare a ingrossarsi e non posso fare a meno di mettermi una mano sui pantaloni e assecondare la sua crescita con la mano. Non dico nulla, sto avanzando lentamente verso di lei che continua a darmi le spalle.

Mi sbottono la patta dei pantaloni, comincia a farmi male il cazzo se continua a gonfiarsi senza poter uscire. Lancio le bottiglie della consegna su un divanetto sulla destra della stanza. Lei sempre al centro, ondeggia leggermente con il culo, é un invito. É perfetto, grosso, carnoso, sodo, una vera vacca, una scrofa da montare. Lo agita davanti ai miei occhi e ne resto ipnotizzato mentre mi avvicino sempre più e le sono a pochi centimetri.

Troneggio su di lei, pochi attimi in cui la fisso e mi assicuro che non sia un’allucinazione per questo caldo di merda. Ancora una volta si tocca il buco del culo, lo stuzzica e quello comincia a inumidirsi, come ormai sta facendo il mio cazzo, ho sta minchia di 19cm in tiro dentro le mutande che l’unica cosa che vuole è montare questa vacca. Mi levo i pantaloni in fretta e furia e le appoggio il cazzo sul culone con tutte le mutande.

Le emette un piccolo gemito, poi fa scivolare una mano sulle mie mutande sempre senza voltarsi, comincia a menarmi il cazzo quasi a volerlo controllare, io sento l’attrito con l’olio sul suo culo che mi infiamma e non c’è altro che debba aspettare. Mi levo con un gesto veloce le mutande e appoggio il mio cazzo all’imboccatura del suo culo, lo faccio scendere un po’ giù e comincio a massaggiarle le labbra fradice con la cappella facendola entrare e uscire leggermente.

Mugola la vacca, continua a ondeggiare per godersi al meglio ogni movimento del mio cazzo. Non resisto più, affondo con forza senza ripensamenti la nerchia nella sua figa. -“ahhhh siii cazzo finalmente” le esce con una grande goduria liberatoria. Sposto le mani sui suoi fianchi, é tutta curve, ovunque vorrei altre mani per stringerla, possederla e serrarla addosso a me. Le serrò i fianchi in una ma morsa possente. Il cazzo mi si sta continuando a ingrossare nella sua figa mentre la pompo a ritmo serrato ma regolare.

Stacco una mano dal fianco per mollarle una delle mie pizze sul culo. “Tò, PRENDI” -“Ahhhhh” le esce quasi urlando di gola, si gira e le leggo negli occhi uno sguardo invasato, completamente perso e rapito dal piacere, che ne vuole di più, desidera che io osi di più! Esco dalla sua figa bollente per sistemarmi meglio sopra di lei a carponi, le afferro il collo con entrambe le mani e le sussurro all’orecchio :”ora voglio sentire come gode la mia vacca”, mentre sto inforcando il suo culo si gira quel tanto che basta per fissarmi negli occhi dicendomi con un guizzo di lussuria nello sguardo “SONO LA TUA SCROFA, vedi di pomparmi per bene”.

Sapeva come accendermi la porca, non me lo faccio ripetere due volte. Prima le sputo per bene sul culo e glielo apro un po’, l’indice, a seguire il medio e poi mi ritrovo a stantuffarla anche con l’anulare. É finito l’adattamento con le dita, ora é il momento della nerchia. Senza preavviso levo al volo le dita e le schiaffo il cazzo in tiro completo nel culo fino a metà. Lara caccia un urlo, la sento ansimare, comincio ad oscillare leggermente avanti e indietro per abituare il suo culo, ma ci vuole molto poco.

Parto con una serie di affondi seguiti dai suoi guaiti, sto pompando quel culo carnoso come un martello pneumatico. “Cazzo si, pompami il buco del culo maiale, la tua scrofa vuole solo questo” a sentire questa vacca mi eccito ancora di più, Aumento la velocità e il ritmo, ho il cazzo che quasi esplode e godo sempre di più mentre entro ed esco dal suo culo. La sua figa cola umori come un fiume, sento l’odore acre della femmina in calore, quella che ormai va solo montata fino allo svenimento.

Stiamo per collassare tutti e due quando la vedo afferrare un telecomando e accendere il condizionatore. Siamo fradici ma finalmente si respira, sembrava una scopata in apnea. Ma non me ne fraga un cazzo, voglio morire stremato nella figa di quella donna. La rigiro e la butto sul tavolino in legno dell’ingresso, mi assicuro che la regga bene e poi affondo il mio viso tra le sue cosce. É meraviglioso..il suo sapore ad ogni colpo di lingua si fa sempre più acre, la mia lingua avvolge le sue labbra, le mordicchio e le succhio come un dolce tropicale.

Le mi stringe la testa fra le mani, le affonda nei miei capelli e comincia a massaggiarli, ci si aggrappa, li avvolge e mi tira a se slingendomi sulla sua succosa figa. Non ne ho abbastanza, voglio questa donna, la desidero tutta per me. Mi alzo e mi avvicino alla sua faccia, le stringo una tetta mentre con l’altra mano la spingo col bacino contro il mio. Le puntello il cazzo addosso e lei sapientemente lo sfrega sulle sue labbra umide e pronte ad accoglierlo di nuovo.

In preda ad un nuovo insostenibile raptus erotico la spingo contro il muro, mi sorride, i suoi occhi di giada gridano chiavami e non lascerò che me lo debbano ripetere. La giro di spalle con il ventre contro il muro, mentre la tengo per le braccia e per i fianchi la bacio follemente lungo la schiena, voglio che il sapore della sua pelle rimanga nella mia bocca il più a lungo possibile. Le bacio il collo, lo lecco, ne aspiro il profumo con le narici avide di lei.

Lei si gira e mi guarda sempre sorridendo, non ha bisogno di parlare, il suo sguardo è più eloquente, grida CHIAVAMI! Senza preavviso le schiaffo di nuovo il cazzo in figa, stavolta il ritmo é serrato e affondo violentemente nelle sue labbra la nerchia ormai gonfia e ricolma di calda crema. Geme più forte, la pompo più forte. Ogni colpo la sconquassa, vedo l’estasi sul suo volto ogni volta che si gira. Sto per esplodere e deve averlo sentito, non mi fa uscire, anzi cerca di trattenere il cazzo fra le sue labbra, come se avesse cura di non perdere nulla.

La guardo carico come una bestia e non posso fare che accontentarla, le inizio a cacciare in corpo tutta la sborra che ho, mi sento come se non venissi da anni. Sto sborrando fra le sue labbra stringendole i fianchi e scuotendola avanti e indietro in modo da riempirla e farcirla per bene. Lei non di dimena, anzi cerca di accoglierne il più possibile, fino a quando comincia a esserne piena e le sgorga da sotto il mio cazzo.

Lo levo per lasciarla riprendere, ma rimango estasiato dal suo gesto. Apre la bocca da vera porca e tira fuori la lingua per saggiare il mio bianco nettare che le sgorga dal nido. Mi fissa e si allunga verso di me, la stringo tra le mie braccia e la bacio, sento la sua lingua cecare la. mia, non voglio staccarmi e nemmeno lei vuole. Continuiamo cosi, fino a perdere il fiato, fino a perderci l’uno nell’altra, fino a ricominciare a scopare come a****li, smettendo solo quando l’istinto ci dirà di fermarci.

(continua).

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