La caduta di Serena – Capitolo 11

Capitolo 11.
Paola aveva sentito bene… mentre scendeva vide che nell’ingresso era appena entrato Stefano, reggendo una busta, e stava chiacchierando con Marco.
Stefano… non aveva idea di quanto era accaduto, né notava come lei fosse stravolta… un gradino alla volta, si chiedeva come non potesse suo marito vedere i capelli in disordine, in certi punti impiastricciati dagli umori di Paola, o come non notasse quanto reattiva l’avevano resa… Arrivata ai piedi della scala, Stefano le diede il solito bacetto… il cuore di Serena a mille, ma nemmeno in quel momento l’uomo si accorse dell’odore… un odore che lei sentiva netto su di sé… di sesso, di sperma, di piacere, di orgasmo… ma a quanto pareva, sotto il naso di lui tutto questo passò inosservato…
E di nuovo si trovò a lottare contro la parola che tratteneva in gola… “imbecille”… no… no, non doveva cedere al lavaggio del cervello che Paola e Marco le stavano somministrando in maniera così sottile…
Suo marito non se ne accorgeva perché non poteva immaginare… come poteva aspettarsi che sua moglie l’aveva prima tradito, poi era stata per tutto il giorno esibita, scopata sia da un uomo che da una donna, umiliata… no, non poteva immaginare… né avrebbe mai dovuto saperlo…
Ubbidire.

Sempre. E niente sarebbe stato rivelato…
Ubbidire… anche quando la rabbia si impossessava di lei, come in quel momento, in cui vedeva Paola tornare a fare la gatta morta con suo marito…
Difatti, la donna si buttò braccia al collo di Stefano, come se non lo vedesse da una vita…
“Ma che caro” disse schioccandogli un bacio sulla guancia “hai preso anche una bottiglia!” e lo strinse per bene… una stretta che rivelò a Paola quanto l’uomo non rimanesse indifferente… si sentiva netta l’erezione…
Quando sciolse l’abbraccio, i quattro si risederono attorno al tavolo, scartando il dolce e aprendo la bottiglia.

Per una quindicina di minuti, tutto filò in maniera tranquilla, almeno per tre di loro, che chiacchieravano, scherzavano…
Mentre Serena viveva in una tensione continua… nervosismo, frustrazione, il sapere che da un momento all’altro Marco poteva accendere di nuovo il cilindretto… del resto, così la volevano, bagnata e in tensione sempre…
La staffilata però non le arrivò non nei modi, ma nei discorsi… non era bastata la questione della domenica al mare… fu sempre Marco a portare una nuova notizia, mentre parlavano di lavoro…
“… eh, la crisi c’è…” e, voltandosi verso Serena, proseguì “pensa Stefano che io giro per risollevare i negozi in difficoltà, e sono costretto a rimanere da Serena per almeno tre settimane continuative… “ concluse con un sorriso corrucciato… che ebbe l’effetto di un’inondazione di disperazione nella donna…
Serena pensava che Marco avrebbe continuato a comparire come prima… con il lavoro che faceva, non poteva rimanere ogni giorno nel suo negozio… ma evidentemente, con la scusa del momentaccio, si era procurato il pretesto… come sempre, aveva pensato a tutto…
L’unica consolazione, è che la serata sembrava volgere al termine… due minuti dopo fu proprio Marco ad alzarsi per primo, adducendo il fatto che l’indomani c’era da alzarsi presto.

Serena stava quasi per tirare un sospiro di sollievo… sarebbe stata comunque sorvegliata, ma almeno uscivano da casa sua…
Ma avrebbe dovuto imparare a non illudersi…
“Oh Serena…” se ne uscì di colpo proprio Marco “mi volevi mostrare il gazebo… ci terrei, sai che devo farne fare uno a casa mia…” disse sorridente.
Lei ci rimase di sasso… laddove sembrava finita, qualcosa ancora bolliva in pentola… ed ovviamente, il sostegno arrivava da parte di suo marito… Stefano ne faceva un vanto di quel gazebo…
“Sì Sere, facciamoglielo vedere, magari poi gli diamo il numero del tizio che l’ha montato!” disse l’uomo, non vedendo l’occhiata d’intesa di Marco verso Paola, che prontamente intervenne.

“Stefano, scusami… mentre loro fanno, mi aiuteresti un attimo a sparecchiare? Ha fatto tutto Serena stasera…” disse guardandolo con un viso implorante, e l’uomo subito si fermò, non facendo caso agli occhi fiammeggianti della moglie, che però nulla poteva, mentre Marco l’accompagnava verso la porta posteriore.
Una volta usciti, Marco sospinse la donna contro il muro, a lato della porta, che provvide a chiudere. In meno di un secondo, la mano di lui era tra le sue cosce… Doveva essere un gesto brutale, ma il fatto che Serena fosse completamente bagnata, rese l’estrazione del cilindro di una semplicità disarmante, nonché imbarazzante per lei, visto che un nuovo gemito di piacere le uscì dalle labbra…
Marco alzò l’oggetto davanti agli occhi di lei… gocciolava…
“Luccicante… non mi aspettavo di meno, puttana…” le sussurrò, riponendo poi l’oggetto in tasca.

In piena vergogna, Serena distolse lo sguardo…
“Sai c-che mi stai torturando… il mio corpo…” tentava di giustificare lei, ma lui le intimò il silenzio.
“Il tuo corpo? Ti devi rendere conto che non solo il tuo corpo è da puttana, ma che anche la tua mente desidera cazzo in quella figa bagnata… ma stasera non ne avrai… né cazzo, né orgasmi, puttana. ”
La riprova di quanto aveva appena detto, riguardo alla mente della sua schiava, Marco la ritrovò nella reazione di Serena… occhi sorpresi… occhi impauriti all’idea di non poter godere… fu solo un attimo, che però trasparì chiaro, come fu chiaro a Serena il fatto che non era riuscita a nascondere quello che si portava dentro… E la vergogna la consegnava ancora di più nelle mani di lui…
Che sorrise…
“Vedo che nonostante tutto, è la tua figa a comandare su di te, puttana…” disse lui in un sussurro.

Serena strinse gli occhi, vergognandosi.
“Siete stati voi… voi a farmi questo…” rispose flebile.
“Noi? Devi renderti conto che sei puttana dentro… guardati… anche ora saresti disposta a tutto per un altro orgasmo… e ne avrai, non stasera, come ti dicevo… il godere è un qualcosa che ti devi conquistare di volta in volta… Domani, forse. Piuttosto, è meglio che tu ora pisci, visto che non ti permetterò di andare in bagno fino a domani…” Disse Marco, mettendosi a braccia incrociate sul petto.

Serena spalancò gli occhi.
“Che… che significa??” chiese stupefatta.
“Quello che ho detto. Rimarrai sempre sotto l’occhio della cam, fino a domani mattina, quando verremo a prenderti. Saluterai l’imbecille quando si alza, e attenderai, senza alzarti. Niente bagno, niente lavarsi… niente. Attenderai noi. ” Precisò lui.
“Ma…” cercava di obbiettare lei, Marco la interruppe subito.
“uno…” disse semplicemente.
“Marco, ma ti rendi conto di quello che…” cercava di spiegare ancora lei, senza ottenere risultati.

“due…” proseguì infatti lui.
Serena si passò le mani sul volto, sconcertata, affranta. E nuovamente senza uscita. Sì, aveva bisogno del bagno, fuori discussione riuscire ad attendere il mattino… ancora una volta, Marco la poneva in una situazione limite, dove il rifiutare l’ubbidienza non era scelta… l’ubbidire era pura necessità…
Uno sguardo alla porta, a controllare che nessuno arrivasse… e poi, come già le avevano insegnato, giù, inginocchiata, a umiliarsi nuovamente…
“P-per favore… posso andare in bagno…” chiese in un sussurro Serena, le ginocchia sull’erba del giardino… il capo chino…
“No, puttana.

” Disse Marco, secco.
Serena alzò la testa di shitto.
“Ma… non puoi pensare… non posso riuscire a tenerla fino a domani!!! Marco, per favore!!” cercò di farlo ragionare lei.
Marco sorrise.
“Non ti ho detto che non devi pisciare… ti ho detto che non puoi andare in bagno…” spiegò con tono sadico.
“Co-sa… non ci credo…” singhiozzò Serena… stava capendo…
“Su, puttana. Un brava bestia da compagnia non usa il bagno, e piano piano, lo capirai… La domanda che devi farmi diventa un’altra… chiedimi il permesso di pisciare, cagnolina.

” Ordinò, la mano che si infilava premonitrice tra i capelli di lei…
Serena si mordeva il labbro… tremava di rabbia… tremava del freddo che una catena fa sentire sulla pelle di una schiava… quando pensava di arrivare al gradino più basso, scopriva quanto ancora potessero spingerla più giù… quello che chiedevano erano semplice… distruggere ogni forma residua di dignità potesse ancora avere…
E, al solito, nessuna via d’uscita… sentiva già la presa tra i capelli cominciare a tirare… a far male…
“Dunque, puttana? Più tempo passiamo qui fuori, più tempo Paola sta con l’imbecille…” sussurrò Marco, sempre con un gran sorriso sul viso…
Serena sentì una fitta al petto, sentendo quelle parole… Solo Marco poteva limitare Paola, una donna che, se lasciata libera di fare, senz’altro avrebbe provato di tutto per arrivare a scoparsi suo marito, solo per il gusto di farlo… Ed il suo matrimonio sarebbe stato distrutto, come anche se Stefano fosse venuto a conoscenza del suo tradimento… e avesse poi visto video, stampate….

Un doppio ricatto… così perfetto da…
Da indurla ad allargare le cosce… ad alzare il bordo della gonna…
Da indurla a chiedere…
“Per favore… posso… posso pisciare…” chiese ad occhi chiusi.
“Certo puttana. Piscia pure davanti a me. ” Dichiarò Marco, trionfante. Piegarla ad ogni suo volere era qualcosa che non smetteva di farlo sentire pienamente soddisfatto… e l’udire adesso il rumore del liquido di lei che toccava il terreno, gli procurava una nuova erezione…
Quand’ebbe finito, Serena lo guardò con occhi lucidi…
“Ne… ne ha avuto abbastanza?” chiese, con un moto d’orgoglio decisamente fuori luogo.

Difatti, Marco la tirò per i capelli, facendola alzare a forza, e la costrinse faccia contro il muro, mentre lui aderiva al corpo di lei da dietro. Serena poteva così sentire netto il cazzo dell’uomo contro il suo culo…
“Abbastanza? Veramente, ora si passa alle regole per la notte…” disse all’orecchio della donna, mentre le alzava la gonna, per farle sentire meglio il membro contro le chiappe… “e voglio sentirti dire sempre sì signore, dopo ogni ordine, altrimenti il culo te lo spacco qui dove siamo…” e, detto questo, la sentì irrigidirsi, impaurita… indubbiamente, il discorso dello sverginarle il culo la gettava nel panico… molto bene, pensò lui…
“S-sì… signore” disse tremante Serena.

“Bene, puttana. Appena usciamo, andrai subito in camera. Accenderai il tuo pc, e ti assicurerai che inquadri bene il letto. Hai Skype, già lo so, e infatti troverai la nostra richiesta già lì. L’accetterai subito. Chiaro, puttana?” chiese lui, mentre con una mano la teneva sempre per i capelli, viso contro il muro, e l’altra raggiungeva un capezzolo della donna.
“Sì… Signore…” rispose lei, stringendo le palpebre.
“Avrai il tuo telefono accanto, tienilo in silenzioso, riceverai l’ordine di accendere la cam in non più di dieci minuti.

Nel frattempo ti spoglierai completamente, l’imbecille ti deve trovare nuda quando sale…” proseguì Marco.
“Ma… s-se… se Ste-Stefano… mi… mi facesse do-domande… Ahh!!” fu costretta ad emettere un piccolo urlo, quando lui strinse il capezzolo in maniera decisa.
“Come si risponde al padrone?” chiese lui, perentorio.
“S-sì Signore…” si arrese lei.
“Non credo farà tante domande… anzi, mi sa tanto che sarà bello reattivo stasera… ma lui non dovrà assolutamente penetrarti, e tu non puoi godere senza il mio ordine.

Capito, puttana?”
“Sì… signore…” rispose sottomessa Serena… nonostante la situazione, si rasserenava su un fatto… Stefano di solito alla sera era stanchissimo, anche trovandola nuda, avrebbe apprezzato, ma con tutta probabilità, si sarebbe messo a dormire, come accadeva quasi sempre… e lei avrebbe inventato qualche scusa… magari che voleva far la doccia, ma non ne aveva più voglia…. Quello che non capiva era il discorso della presunta reattività di suo marito quella sera…
Ma fu rapido Marco a spiegarlo, senza nemmeno chiedere…
“Chissà come arriverà voglioso… del resto Paola sa riaccendere bene certi fuochi latenti…” insinuò lui, sempre continuando a stimolarla…
“Che… che vuoi dire… quel-quella stronza… che… che fa…” disse Serena, combattendo tra la rabbia e il resistere a quelle carezze che non smettevano di mantenerla eccitata…
“Oh… niente di più che stuzzicare… per ora… tutto dipende da te, puttana, sempre e solo da te…” ribadiva lui.

Serena ribolliva dentro di sé, mentre l’altro continuava a divertirsi con il suo corpo, con la sua mente… ribolliva ma non smetteva di chiedersi dove potesse arrivare quello stuzzicare… dio come avrebbe cavato gli occhi a Paola… voleva rientrare, ma Marco non lo permetteva ancora…
E, tagliata fuori, Serena non poteva sapere che Paola si era messa d’impegno per rendere quei pochi minuti, per così dire… significativi…
Infatti, non appena Marco si era richiuso la porta del retro alle spalle, uscendo con Serena, lei aveva tenuto impegnato Stefano.

Decisamente impegnato.
“Uh, Stefano” aveva detto non appena la porta si era chiusa “quasi dimenticavo la mia giacca in bagno…” e lui, da buon padrone di casa l’aveva accompagnata a riprendersela.
“Proprio un bel bagno, Stefano” aveva detto, entrando decisa nella stanza, assieme a lui “e una doccia meravigliosa” aggiunse avvicinandosi di un passo all’uomo, con sguardo carico di malizia… Stefano si era fatto indietro di un passo, ben conscio della carica erotica della donna…
“S-sì… l’abbiamo fatta fare proprio come ci piaceva e…” stava dicendo lui, ma fu subito interrotto dalla donna.

“E’ proprio nella doccia che ti scoperei volentieri…” sussurrò ancora lei, avvicinandosi e, di fatto, costringendolo contro il muro piastrellato con il suo semplice avanzare…
“Paola… forse… cioè, io sono sposato e… Serena è tua amica, forse ci siamo capiti male…” diceva lui, imbarazzato, ma al contempo affascinato e non solo dai modi spicci di Paola…
Fu un attimo. Paola che riduceva le distanze a pochi centimetri, che con un gesto veloce apriva la zip del corpetto, rivelando il seno… che se lo prendeva tra le mani, da sotto, offrendolo all’uomo che le stava davanti…
“Ed io rispetto la tua integrità” diceva massaggiandosi le mammelle, da cui Stefano, a bocca aperta, non riusciva a staccare gli occhi “ma così almeno penserai un po a me quando baci Serena…” e lo disse compiendo l’ultimo passo e coprendo i pochi centimetri che li separavano…
Stefano si ritrovava con la fronte coperta di sudore, incapace di formulare un atteggiamento di totale diniego… diavolo, Paola era estremamente seducente… e aveva avuto ragione sul discorso della passione nella coppia… nell’ultimo periodo, tra lui impegnatissimo sui lavoro e Serena distante anni luce dal saper provocare, gli arretrati si erano accumulati… sia di sesso, sia riguardanti al semplice sentire di piacere… ma non era una scusa… doveva fermare quella donna… doveva…
“Paola… sei… veramente, sei una bella donna… ma, per favore… copriti… e usciamo di qui, ripeto, sono sposato…” era riuscito almeno a dire quello.

Lei fece un’espressione imbronciata, assolutamente finta, che serviva più a far capire il suo non arrendersi davanti a nulla…
“Ok… però vedi, tu mi piaci… e non demordo mai, se qualcosa mi piace, me lo prendo… ma solo dopo essere supplicata…” disse, passando un dito lungo la camicia di Stefano, un dito che scendeva… scendeva… lungo un petto che ansimava, eccitato… e più giù… sulla cintura di lui, che guardava il gesto della donna, ma non interveniva… più giù… a trovare l’erezione di lui…
E il dito diveniva una mano che afferrava il membro attraverso il tessuto leggero del pantalone elegante…
“… e qui c’è già qualcosa a cui piaccio, e che mi supplicherebbe volentieri…” diceva Paola, con un sorriso carico di dominio, e una mano che non solo stringeva, ma massaggiava lenta…
Stefano non ebbe il tempo di riflettere.

Non seppe neanche il tempo di poter decidere se fare o non fare qualcosa… Paola si ritrasse all’improvviso, con un’espressione di assoluta tranquillità, si allontanò di un passo, riallacciando il corpetto e prendendo la giacchettina, e mentre lui rimaneva a bocca aperta contro il muro, lei lo guardò con un sorriso assolutamente normale…
“Su, andiamo, credo rientreranno tra poco. ” E usciva dal bagno, lasciandolo di sasso… prima di muoversi per seguirla…
E Paola, il viso celato alla sua vista, riprendeva lo sguardo di chi ha tutto sotto controllo… lo sguardo di chi sa di avere un giocattolo che le trotterella dietro… un giocattolo che pensava alle sue tette, alla sua mano sul cazzo… e che ci avrebbe pensato anche più tardi, mentre era a letto con la sua mogliettina…
“Ottimo” pensava, raggiungendo la cucina nel mentre Serena e Marco rientravano.

Marco, assolutamente a proprio agio, Serena obbligata a fingere di esserlo… come del resto, per ragioni diverse, Stefano, poco dietro di lei.
Proseguirono nei saluti, dalla cucina, poi verso l’ingresso. Pochi minuti, poi i due ospiti uscirono, non senza lanciare un significativo sguardo verso Serena… un chiaro messaggio negli occhi… “Ubbidisci. ”
Quando la porta si chiuse, Stefano si voltò verso la moglie, con un’agitazione che stemperava nel buon umore…
“Piacevole serata… due persone ottime direi…” disse lui, che in cuor suo desiderava un momento per calmarsi… per fortuna Serena gli procurava il pretesto…
“Sì… io… sono dei buoni colleghi… sì” rispose lei, atterrita, ma mostrando un sorriso tirato che voleva nascondere al suo uomo tutto quello che aveva subito… e che ancora avrebbe continuato a subire… per lo meno, non notava segni particolari di qualcosa tentato da Paola… e poi, suo marito gliel’avrebbe detto… o no?
No….

Non doveva pensare il peggio… stava ubbidendo… e Stefano la amava… Ma perché non si accorgeva di quanto era stata usata? Di come ogni centimetro del suo corpo sapesse di sesso… dai tormenti inflittegli da Paola, alle torture mentali e fisiche di Marco… alla sua stessa voglia inespressa…
“Imbecille”… ancora quella parola a fior di labbra… e ancora a dominarsi, a non voler cedere al lavaggio del cervello che i suoi aguzzini volevano farle… “Vado di sopra Stefano… ti spiace sistemare qui… io… sono molto stanca…” disse già avviandosi verso la scala, sentendo i minuti che scorrevano, sentendo che ancora per quel giorno non era finita…
Proseguì verso la camera da letto, dopo che Stefano le ebbe assicurato di mettere tutto in ordine e, una volta giunta sulla porta, non potè che appoggiarsi allo stipite, mano sulla fronte, a contemplare la stanza…
Una camera dov’era stata legata, portata al delirio, costretta ad implorare piacere… ma dove pure aveva dovuto servire nei modi più osceni non solo Marco, ma anche Paola… l’avevano squassata nel piacere, anzi, nell’assenza del piacere completo, per arrivare a renderla disposta a tutto… Persino ad essere trattata come una cagna… a fare i bisogni sul prato della sua stessa casa…
Si riscosse, ricordando che i minuti passavano… Accese il pc.

Dopo un minuto, controllò skype…
E in effetti, c’era la nuova richiesta… non pensò nemmeno di ignorarla… non doveva mai pensare di disubbidire… mai. Se il loro giocare con lei era quello quando si comportava come volevano, non osava pensare alle punizioni…
Accettò la richiesta. Fece la prova con la cam… sì, abbracciava il letto, come le avevano ordinato… il cellulare era in silenzioso e appoggiato sul comodino… Non le rimaneva che spogliarsi, e attendere…
Non che avesse tanto da togliersi… via la maglia, seguita dalla gonna e dalle scarpe… quante volte si era denudata alla stesso modo, normalmente… ora cambiava tutto.

L’odore sulla pelle… il sapersi tra un attimo sotto controllo, il guardare il letto dove era da poco stata legata e usata…
E la voglia.. nonostante tutto, la voglia… ma gli ordini erano chiari. Niente penetrazioni. Niente orgasmi. Sentiva Stefano in salotto che finiva di sistemare… non avrebbe probabilmente costituito un problema, anche se l’avesse trovata così, nuda com’era… ma le frasi di Marco l’avevano messa in agitazione. E se…
No, no… Stefano di solito arrivava stanchissimo e poi… dio mio… l’idea di essere sotto l’occhio della cam mentre era in intimità con il marito… dio mio…
I suoi pensieri furono interrotti dalla lieve vibrazione del telefono… Serena chiuse un momento gli occhi, per darsi forza, poi lo prese e controllò…
“Accetta la videochiamata e abbassa la schermata.

Poi stenditi sul letto, non coprirti. Una volta accesa la cam, non dovrai più spegnere. ” Recitava il whatsapp.
Ecco… proseguiva lo schiavizzarla… quella non era più la sua camera da letto, ma un’altra parte della sua gabbia… Vide la chiamata sullo schermo, e cliccò sul tasto verde… la schermata si aprì. Lo schermo era buio… qualcosa copriva la cam dall’altra parte… Ovvio. Loro la vedevano, lei però non poteva… così non avrebbe saputo quando era realmente sotto osservazione e quando non lo era…
Non cambiava la sostanza… era di nuovo nuda davanti a loro, a disposizione.

Potevano guardarla, registrarla, fotografarla… tutto. E tutto senza obiezioni.
Si sentiva oltre la vergogna mentre si stendeva… il bel corpo offerto ad occhi che non vedeva, immobile, in attesa di chissà quali ordini potessero arrivare… e nel mentre, sentiva Stefano risalire le scale… pochi secondi, ed entrò nella stanza… Serena lo guardò… e capì subito che non sarebbe stata la solita serata da parte di lui.
Piccole sfumature, che coglieva nello sguardo dell’uomo… aveva voglia, e il trovarla così a disposizione, non faceva che accentuarla.

Difatti, Stefano fece un sorriso malizioso, iniziando a spogliarsi… e lei non poteva fare altro che fingere una felicità che voleva andare solo a coprire il terrore che la invadeva…
E il telefono vibrò. Serena sentiva il cuore battere a mille… non sapeva che fare… ma a quell’ora, solo uno poteva essere il mittente… Prese il telefono al volo dal comodino.
“Non fargli togliere le mutande. Devi inzuppargliele strusciandoti su di lui. Lo farai godere con un bel pompino solo quando tornerai a sentire il telefono vibrare.

Niente penetrazioni, niente godere per te. ”
Le mani tremavano mentre leggeva il messaggio… già avevano visto le intenzioni di Stefano, come le aveva viste lei… E volevano continuare nel gioco del torturare il suo piacere… senza tregua, senza pietà…
“Chi è tesoro?” chiedeva Stefano, perplesso, mentre si accingeva a togliersi i pantaloni.
“Oh… Marco e Paola… volevano… sì, volevano ringraziarci della bella serata…” disse balbettando.
Stefano si contrasse per un secondo… poi guardando altrove rispose “Già… simpatici… e… ci divertiremo domenica assieme.

” Aggiunse lui. Serena lo guardava… era imbarazzato, e senz’altro acceso, lo vedeva adesso che i pantaloni venivano tolti… ma certo… Paola senz’altro aveva usato le sue armi per stimolarlo… per farlo arrivare in quella stanza pronto a scoparsi chiunque…
Maledetta… e non poteva far nulla… nemmeno far trasparire rabbia o risentimento…
Ubbidire.
Sempre.
Ubbidire. Nei modi più umilianti.
Sempre.
Posò il cellulare… lo sguardo inevitabilmente le andò al pc… che sembrava indifferente a loro, ma che in realtà spiava tutto… uno sguardo veloce e un respiro profondo… poi si voltò verso il marito, proprio mentre lui metteva mano alle mutande grigie , per togliersele…
Mise addosso la maschera più maliziosa che poteva, avvicinandosi a quattro zampe verso di lui…
“No…” gli disse in un sussurro “non… non toglierle… ho voglia di giocare…” disse fermandogli le mani e traendolo sul letto.

Stefano, seppur perplesso, era felicemente sorpreso dall’atteggiamento della moglie… già averla trovata nuda era qualcosa di speciale, e quel prendere l’iniziativa completava il tutto… solo che… sì insomma, Serena era indubbiamente una bella donna, e l’apprezzava anche in quel momento… ma… il viso, il corpo di Paola, il suo atteggiamento si insinuavano nella mente… ma che diamine, non doveva farsene una colpa, era normale… remissivo, lasciò fare sua moglie… che lo fece stendere sul letto…
Serena chiuse gli occhi mentre si metteva a cavalcioni sul marito… la voglia a mille… Stefano comunque era suo marito e a lei piaceva… in più, avrebbe voluto devastarlo di sesso per cancellargli dalla mente qualsiasi immagine di quella stronza dalla mente… ma in primis era una schiava, anche in quel momento, una schiva che al primo posto doveva mettere il fatto di offrire uno spettacolo porno ai suoi padroni…
Avevano fatto in modo di accendere lui, ma il problema era la continua stimolazione a cui era stata sottoposta lei… e lo sentiva di nuovo ora, mentre la sua figa aderiva alle mutande di Stefano… un gemito la colse subito, quando tra le cose sentì il cazzo duro del marito… le venne naturale artigliargli il petto immediatamente… Uno sguardo ancora verso la cam… come a dire “bastardi, sto facendo quello che volete”… il viso trasfigurato dal piacere…
Iniziò a muoversi avanti e indietro… strusciando come le era stato ordinato… lentamente… per non scivolare oltre il limite che l’avrebbe fatto esplodere l’orgasmo…
Avanti e indietro… avanti e indietro…
Sentiva la figa pulsare… gli umori colavano, iniziando ad inumidire le mutande di Stefano, che si godeva quel massaggio intimo … da parecchio l’erezione si faceva sentire, ed aveva bisogno come non mai di sesso… e infatti le mani si alzavano a prendere le mammelle di lei, a piene mani…
E Serena entrava nel suo delirio, aumentando la velocità, spingeva la figa forsennatamente, gemendo e al contempo tentando di trattenere il piacere… il disgusto le saliva dallo stomaco, nel pensare che ogni cosa era osservata… ma il corpo se ne infischiava, cercava e voleva più contatto… le mani si Stefano sul seno le impedivano di stare concentrata… sentiva di arrivare al limite… e allora alzò il culo, a sporgersi in avanti e porgere i capezzoli alla bocca di lui, in cerca inutilmente di un sollievo che non poteva arrivare… Stefano ora succhiava come un pazzo, succhiava le sue tette reattive come non mai…
E il telefono non dava segnali… mentre lei impazziva di voglia… mentre sentiva suo marito che voleva di più, voleva scoparla… sarebbe bastato spompinarlo ora, svuotarlo, e tutto avrebbe smesso quell’inconsapevole tortura… ma evidentemente al di là della cam non giudicavano le mutande abbastanza zuppe…
Giù ancora… a strusciarsi, con una rabbia piena dovuta alla frustrazione di dover controllare ogni millimetro del suo movimento per non esplodere… avanti e indietro… avanti e indietro…
Il clitoride le rimandava scariche che le cavavano piccole urla dalla gola… Isterica… stava diventando isterica dalla voglia…
“Toglimi… toglimi le mutande … Serena…” disse Stefano… sperando la moglie non avesse colto quella lieve esitazione sul nome… infatti a tratti, colpevolmente, continuava a rivedere il corpo di Paola… il suo modo di fare diretto… doveva scopare…
“N-no… no!!” quasi urlò Serena… disperata… mentre si sentiva colare, un fiume che scendeva dal suo corpo ad indicare lo stato indecente in cui si trovava… d’improvviso lei si inarcò, le braccia appoggiate al letto dietro al corpo, a cercare ancora più contatto… non resisteva… non poteva resistere oltre…
Il telefono vibrò.

Fu con le lacrime che Serena recepì quel segnale… era allo stremo, assolutamente incapace di capire quale fosse la tortura peggiore… se il fermarsi, o il continuare e affrontare le conseguenze… alla fine agiva proprio come una cagna addestrata… obbediva all’ordine dei suoi padroni…
Si staccò dal cazzo di Stefano, che emise un grugnito di protesta, subito cancellato dal vedere la moglie assatanata con la testa tra le sue gambe che gli abbassava le mutande ormai zuppe…
Non era da lei, assolutamente fuori dal suo normale essere controllata… ed invece ora, pur conscia dello spettacolo che offriva, si fiondava sul cazzo del marito senza controllo, leccava, succhiava… a tratti infilandoselo tutto in bocca… e, disperatamente, attenta a scacciare il confronto che in maniera subdola si infilava nella sua mente… Marco… il suo cazzo… più lungo e più grosso di quello di Stefano… no… doveva rifiutare quell’insinuarsi… e doveva svuotare il marito prima che tentasse di impalarla…
Voglia… voglia che faceva male… voglia che si trasformava in un succhiare veloce, mentre l’uomo subiva il suo spompinare senza pretendere altro… già appagato nello scoprirla così inaspettatamente vorace…
E la cam inquadrava… inquadrava un uomo che restava pressochè immobile, e una donna che agiva da puttana su di lui, una donna infoiata, che non trovava pace… una puttana delle migliori, per chi avesse visto senza sapere…
Serena era ben conscia di questo… mentre sentiva susseguirsi i gemiti del marito… tutto studiato, alla perfezione… torturarla nella maniera più subdola, per farla apparire come la cagna in calore in cui la stavano lentamente trasformando… La cagna e l’imbecille…
No! Ancora voleva farsi largo quel pensiero…
Aumentò il ritmo… doveva finire velocemente… poi le avrebbero permesso di riposare…
Su e giù… su e giù… e il gemito del marito si prolungava, mentre schizzava il suo seme riempiendole la bocca… Ed ora lei, mentre ingoiava tutto, aveva un attimo in cui lo detestava… vedendolo lì appagato, mentre lei si consumava nel desiderio …
Non si aspettava un continuo… e infatti un continuo da parte di Stefano, stravolto, non venne…
“Sei magnifica… Sere…” mormorò ad occhi chiusi, lungo disteso, mentre già la voce si affievoliva sotto la stanchezza…
Serena si spostò, adagiandosi accanto a lui…
“Tu lo sei… amore…” rispose, stringendo con le mani le lenzuola, cercando di dominare il fuoco del ventre… Un minuto di silenzio… poi due… infine arrivò il leggero russare di Stefano, che si voltò nel sonno dall’altra parte…
Serena prese il telefono in mano… c’era ancora il messaggio di poco prima… quello arrivato mentre masturbava il marito…
“Appena finito, puttana, in ginocchio sul letto, voltata verso la cam.

Mani sopra la testa e sorridi. Dobbiamo fare qualche shitto. ”
Non avevano un limite… l’umiliazione era continua… il possesso su di lei era continuo…
Ubbidire. Solo che in quel momento non sapeva se lo faceva per non essere punita, o per il permesso di masturbarsi…
Un’occhiata al marito… l’imbec…si morse il labbro… lui dormiva… Si mise in posizione, ginocchia larghe, mani sulla testa… esposta completamente… e, da ultimo, il sorriso… falso, tirato, che non raggiungeva di certo gli occhi… ma sperava bastasse.

Trenta secondi in quella posa… non osava muoversi… poi ancora il telefono…
“Bene. Ora lascia pure accesa la luce del tuo comodino, tutta la notte. Dormi nuda, e con la cam accesa. Sarai sempre sotto controllo. Buona notte, puttana. ” Diceva il messaggio.
Buonanotte… come poteva esserlo, si chiedeva Serena, mentre spegneva la luce della stanza e accendeva quella che le avevano indicato… Poi si stese, con quel disagio derivante dal sentirsi osservata… con il fuoco nel ventre… le veniva da piangere, mentre artigliava le lenzuola, un gesto che doveva comunque celare, per non dare la soddisfazione a chi stava osservando…
Un giorno assurdo si era chiuso… un giorno in cui era stata usata nei modi più indecenti… dall’essere mostrata come una puttana, all’essere costretta a leccare la collega… dall’essere schiavizzata da Marco, fino a ritrovarsi a implorare di godere… pure quando si era trovata al guinzaglio…
E con angoscia, pensava che purtroppo era il desiderio di venire che imperava dentro di lei… mente e corpo… volevano possederle entrambe… e ci stavano riuscendo…
Stesa immobile… non aveva nemmeno il coraggio di voltarsi rispetto al pc… mostrare ancora parti di sé… silenziosamente, le lacrime le segnavano il viso… poi, senza accorgersene, finalmente si addormentò.

“Sveglia amore… sono le sette…” fu la voce del marito a farle aprire gli occhi. Per un attimo, le parve che il mondo fosse tornato alla normalità… Guardando gli occhi compiaciuti del marito, tornò brutalmente alla realtà. Nuda… la cam accesa… gli ordini…
Schiava.
Stefano colse l’apprensione nei suoi occhi…
“Che c’è tesoro, un brutto sogno?” chiedeva lui, già vestito.
Serena si riscosse… non doveva far capire nulla “Sì.. sì un brutto sogno… ma… già pronto tu?”
“Non hai sentito la sveglia tesoro” disse lui, chinandosi sulla moglie per un bacio, accompagnato da una carezza sul seno, che generò subito una scarica nel corpo della donna “e così ti ho lasciato riposare un altro po’.

” Gli occhi di lui accarezzarono il corpo nudo di Serena. “Purtroppo ora devo andare… tu non ti alzi?”
Gli ordini. Ubbidire. La cam.
“No… aspetto… aspetto ancora qualche minuto…” disse cerando di evitare di voltarsi verso il pc.
“ok… allora io vado…” salutò l’uomo, uscendo dalla stanza. Un minuto dopo, Serena sentiva la porta d’ingresso aprirsi e chiudersi… era sola.
E sentiva anche un’altra cosa… l’ovvia esigenza di andare in bagno… pressante… ma non poteva muoversi fino a nuovo ordine.

Incredibilmente, tre minuti dopo si augurava di ricevere ordini al più presto possibile, l’esigenza diveniva pressante, anche se tentava di non darlo a vedere davanti alla cam…
E poi capì… Le venne quasi un sorriso amaro quando il pensiero la colpì…
Chiedere il permesso. Era ovvio.
Per ancora cinque minuti lottò con sé stessa per non cedere davanti a quella tortura assurda… considerò l’idea anche di infischiarsene degli ordini… di riprendersi i suoi spazi… ma… e poi? Sarebbe stata una vittoria che avrebbe portato a quali conseguenze…
Un sospiro di rassegnazione.

Avvilita, si mise in ginocchio sul letto…
“Per favore… posso… posso pisciare?” chiese deviando lo sguardo. Nemmeno dieci secondi dopo, il telefono vibrò. Serena lo prese, con il cuore in gola.
“Scendi nell’ingresso, nuda come sei, e apri la porta. Il tuo padrone aspetta. ”
Serena si coprì gli occhi con una mano… si ricominciava… non le davano un istante di tregua, non un momento in cui potesse essere fuori dal loro controllo.

Stava esitando… e sapeva che questo non era apprezzato. Si alzò dal letto e nuda come le era stato ordinato si recò verso la porta… Ansia. Vergogna. Chi avrebbe trovato? Marco? Paola? O entrambi? Era quello che l’angosciava, il non poter prevedere cos’avessero in serbo per lei…
La mano sulla maniglia… un ultimo respiro profondo, e poi aprì, facendosi scudo con la porta…
Marco. A braccia incrociate.
Ma Serena rimase a bocca aperta per un altro motivo… accanto a Marco, con una borsa in una mano ed un secchio nell’altra, stava Sonia, la ragazzina del negozio di a****li.

“Buongiorno, puttana. ” Disse Marco, secco.
“Ma… che significa… perché lei qui??” chiese esterrefatta Serena, sempre nascondendosi dietro la porta.
Marco avanzò, facendo segno a Sonia di seguirlo verso l’interno della casa. Serena non potè fare altro che scostarsi e lasciarli passare. Appena furono entrati, la donna ancora insistette con lo stupido gesto di coprirsi seno e figa con mani e braccia…
Fu Sonia a chiudere la porta una volta entrati.

La ragazzina era rossa in viso, notò Serena, ma aveva un sorrisetto compiaciuto che le faceva accapponare la pelle…
“Su, Sonia, saluta la puttana. ” Disse Marco, ora sorridente.
“Buongiorno, gran puttana. ” Disse la ragazza, guardando Serena che non riusciva a credere di avere in casa anche quella stronzettina… La fissò, odiandola… ma non riuscì a proferire parola.
Marcon intervenne prontamente.
“Dunque, puttana, meglio spiegarti. Sonia è qui perché si occupa della tua preparazione, stamattina.

Voglio una cagna sistemata a dovere, e sarà lei a seguire queste piccole incombenze. Chiaro, puttana?”
“Marco… ma… io dovrei… è una ragazzina… ti rendi conto?? Cosa pretendi mi lasci fare???” chiedeva Serena sconvolta.
Lui non perse tempo. L’afferrò per i capelli, obbligandola ad abbassarsi, prima sulle ginocchia, poi a quattro zampe. Poi si rivolse a Sonia.
“Collare e guinzaglio, prego. ” Ordinò. Prontamente, la commessa mise la mano nella borsa, e passò a Marco gli oggetti, che lui provvide a far indossare a Sonia, che restava adesso remissiva, singhiozzando a capo chino.

Poi l’uomo passò il guinzaglio a Sonia.
“Bene Sonia. Procedi pure. Ti ho dato la scaletta da seguire… cominciamo prima dal farla pisciare, visto che la puttana a quanto pare ha fretta…”
“Sì signore, dove…” chiedeva raggiante Sonia, praticamente ignorando Serena, l’unica considerazione derivava dal fatto che aveva iniziato a tirare il guinzaglio.
“Seguimi. ” Disse Marco semplicemente, incamminandosi verso la cucina. E Serena iniziò a comprendere…
Si attaccò con le mani al guinzaglio, rimanendo comunque in ginocchio.

“No Marco! Dove mi vuoi portare?? Non puoi! Non di giorno!!! Non puoi farmela fare in giardino!!!” quasi urlò Serena.
Lui non si scompose. Tornò sui suoi passi, e si chinò fino a guardarla dritta negli occhi…
“Vedi puttana, il pisciare fuori a quest’ora è una fortuna per te… magari alle sette e quindici del mattino, non c’è nessuno che ti possa vedere… o desideri forse continuare a protestare? Perché vedi, posso anche decidere di farti fare molto altro in giardino.

Nuda e al guinzaglio. Che ne pensi, puttana?”
Serena piangeva a dirotto, ricadendo a quattro zampe… alzò gli occhi verso Sonia, cercando una parvenza di comprensione, ma trovò solo una stronzetta che guardava Marco come fosse un idolo… rapita dal potere che aveva su di lei… Chinò il capo, sconfitta… “ok…” bisbigliò, lasciandosi ora tirare dalla ragazzina, verso la porta posteriore.
Marco osservava, camminando lento a fianco di Sonia… Osservava Serena, al guinzaglio, sconfitta e in suo potere, con le tettone che ballavano sotto il corpo, umiliata, convinta di aver toccato il fondo…
Sorrise, mentre spalancava la porta del retro… Il fondo era ancora molto lontano…
“Prego Sonia, porta a pisciare la puttana.

” Disse rivolto alla ragazza.
Sonia, raggiante, si voltò verso Serena…
“Su, cagnetta, che dopo devo lavarti per bene…” le disse, godendosi il viso sconvolto della donna.
Serena singhiozzava senza sosta, mentre varcava la soglia… e di nuovo si rendeva conto che l’ubbidire era necessario, per rientrare il prima possibile…. Sonia la guidò a due metri di distanza da Marco, appoggiato allo stipite della porta, verso il centro del giardino…
“Puoi farla qui, cagnetta.

” Disse Sonia, sempre più cosciente del potere che le stavano dando…
Serena tremava… ciò nonostante doveva ubbidire, ed anche l’urgenza ormai non le dava scampo… guardando con tutto l’odio possibile verso Sonia, accucciò il culo, allargando le ginocchia… e iniziò a pisciare…
Quand’ebbe terminato, si avvide che Marco non era più sulla porta… non importava…aveva sentito un rumore, proveniente dal giardino del vicino… iniziò a tirare sul guinzaglio, a quattro zampe cercava di tornare più in fretta possibile verso la porta della cucina…
E Marco ricomparve sulla porta.

Aveva un indumento in mano.
“Ferma. ” Ordinò. E Sonia trattenne la donna, tirando il guinzaglio con due mani…
Marco si chinò un attimo su Serena, togliendo il guinzaglio, ma non il collare. Poi si rialzò, lanciandole addosso l’indumento che aveva in mano…
“Indossa questo, puttana. ” Disse.
Serena spiegò prese in mano quella che risultò essere una camicia bianca, leggerissima… e completamente fradicia. Non si chiese nemmeno il senso di quello che accadeva… indossò la camicia, stando ritta sulle ginocchia… e si accorse che fradicia in quel modo, le aderiva addosso come una seconda pelle, per giunta trasparente… Era praticamente nuda quanto prima… la camicia non faceva altro che esaltare le sue forme, con l’unica copertura rappresentata dal bordo inferiore, che le copriva a malapena il taglio…
Quando cercò i bottoni, ne trovò solo due, gli ultimi due… li abbottonò, rendendosi conto di quanto poco cambiasse il suo essere esposta…
Voleva rientrare, disperatamente rientrare… i rumori dal giardino vicino si susseguivano…
E Marco colse quell’apprensione…
“E’ il tuo vicino, puttana… sembra che oggi abbia da fare in cortile…” disse calmo.

“Marco… ti scongiuro, fammi rientrare… prima che mi vedano nuda…” implorò Serena, angosciata.
“Tra non molto… c’è il problema delle proteste di prima… quindi, ora mi segui, e andiamo a chiedere al tuo vicino se può prestarci una cosetta…”
Serena spalancò gli occhi, incredula. Il vicino già le lanciava chiari segnali normalmente, se poi si fosse presentata con una camicia fradicia ed un collare… no… non poteva… non…
“Marco… Marco ti scongiuro!!!” cercò ancora di dire.

Ma lui la interruppe prontamente, con espressione pensierosa…
“Quale video preferisci mandi a tuo marito? Quello in cui mi succhi il cazzo, o la parte in cui lecchi la figa di Paola? Dimmi pure… sono già pronti…”
Sonia fece un sorrisino, mentre Serena si prendeva il volto tra le mani… Scosse la testa… dicendo un “perché?” senza fine…
Marco le mise la mano tra i capelli, e le impose di alzarsi…
“Su puttana, andiamo.

” Le ordinò Marco, sentendola nuovamente arrendevole… Serena si faceva infatti guidare da quella mano… come una bambola di pezza… il limitare del giardino, dove il garage della casa accanto li celava ancora
Avanzavano… tre metri… due…
Marco la teneva ancora per i capelli, quando raggiunsero la bassa siepe del confine…
Serena vide l’uomo al di là della siepe intento a spostare un vaso… alzare il capo… e immobilizzarsi a bocca aperta… per poi sorridere, prima di appoggiare il vaso a terra, e dirigersi verso di loro.

Serena si sentì perduta…
Lei era una proprietà di Marco… lui era il suo padrone…
E il padrone voleva mettere in mostra la sua schiava.

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