IL SUOCERO DI MIA SORELLA

Mi auguro che nessuno della mia famiglia legga mai questo mio racconto. Soprattutto mia sorella e il suo compagno. Ma dubito che entrambi , timorati di Dio, frequentino questo o siti assimili!! Comunque la storia non riguarda loro direttamente, ma il patrigno di mio cognato, cioè l’uomo con cui vive da anni la madre del fidanzato di mia sorella. Il vero padre di mio cognato abbandonò moglie e figli quando erano ancora bambini. La povera donna trovatasi sola con due figli da tirar su, conobbe un bravo uomo di origini meridionali che si prese l’impegno di fare da marito e padre.

Un uomo tutto d’un pezzo, gran lavoratore , severo al punto giusto, un vero capo famiglia, patriarcale. Mia sorella convive col suo compagno da vent’anni, quindi di conseguenza io feci la loro conoscenza più o meno quando avevo ventiquattro anni. Una Pasqua in cui la mamma di mio cognato invitò tutta la nostra famiglia a pranzo da loro. Ricordo che la prima volta che vidi Beppe, così si chiama il patrigno di mio cognato, ne rimasi folgorato.

Un uomo dai tipici lineamenti e colori meridionali, essendo nato e cresciuto a Pozzuoli, quindi quasi napoletano ma più verace, pelle olivastra, moro di pelo nero e folto come notai subito sotto la camicia aperta sul torace e dagli avambracci scoperti per le maniche arrotolate fino ai gomiti. Venne a vivere in Veneto perché la ditta edile per cui lavorava aveva preso un appalto proprio in zona, e avendo conosciuto l’amore della sua vita decise di rimanere e da allora fa il muratore.

Quindi un fisico massiccio da muratore ma anche una panza bella grossa di chi non disdegna la buona cucina veneta e un buon rosso nostrano. Pranzammo, si bevve parecchio, la compagnia era gradevole, ci fu subito un buon affiatamento. Quando Beppe parlava con quello strano accento misto tra il Veneto e il napoletano io rimanevo sempre più affascinato da lui. Quando poi finito il pranzo si accese un sigaro e iniziò a fumare ero già cotto di lui.

Lui mi prese subito in simpatia, anche perché tra tutti ero sicuramente il più gioviale, facevo battute, lui rideva , contraccambiava la mia voglia di scherzare, gli ero molto simpatico. Complice il vino, come sempre, ero più allegro del solito, finché lui , notando che ero l’unico non accompagnato di tutta la tavolata, mi chiese se avevo la ragazza. Evidentemente di tutti i presenti lui era l’unico a non sapere che ero gay!!! All’epoca avevo un compagno di Firenze, tutti lo conoscevano, era di casa ormai, ma Beppe non lo sapeva.

Tutti rimasero in silenzio e credo si aspettassero, conoscendomi, che io rispondessi che non avevo la ragazza ma un compagno perche a me piacciono gli uomini. Non ci sarebbe stato nulla di male e imbarazzante per nessuno. Ma non so perché, mentii e gli risposi che avevo da poco conosciuto una ragazza che mi piaceva molto. Credo con assoluta sicurezza che mio padre anche solo per un attimo volle credere alle mie parole, ma in cuor suo sapeva che stavo mentendo.

Come tutti i commensali presenti. Però nessuno di loro si permise di smentirmi, e trovai la cosa molto onorevole e rispettosa nei miei confronti. Con molta probabilità avranno pensato che avendo appena conosciuto questa persona , il dichiararmi gay fosse una mia libera scelta, “Bene, la prossima volta porta anche lei che mi piacerebbe conoscerla”. Disse Beppe dandomi una pacca sulla spalla. Sono sicuro, anzi sicurissimo, che qualcuno rise , quel bastardo di mio fratello di sicuro!!! Eravamo tutti fuori in giardino, sotto il sole, quando si avvicinò mia sorella insieme al moroso e mi disse ” Come mai ti sei inventato quella balla della fidanzata? Non ti avevo mai sentito dire a nessuno che sei etero!!! Guarda che tuo padre potrebbe fare un infarto !!” Ridemmo.

” Ti giuro non so perché, forse mi sono sentito messo in soggezione, è un uomo che incute timore. Non dico che mi spaventa, ma forse mi spaventa la reazione che potrebbe avere , sai essendo meridionale”. Risposi. In realtà la verità era un altra. Ma non potevo dire che preferivo dire a Beppe che ero gay in privato. Da soli io e lui e vedere la sua reazione senza finzioni o frasi di circostanza.

Comunque la giornata passò, e passarono mesi prima di rivedere Beppe. Non posso negare che per tutto quel tempo lo pensai spesso. Fu il protagonista di tante mie fantasie e sborrate. Finché la Dea bendata non colpi’ proprio me. Mia sorella e il suo compagno dovevano partire per le ferie e incaricarono me di portare il loro cagnolino a casa dei genitori di lui che lo avrebbero tenuto per una settimana. Loro partirono molto preso la mattina , era un sabato, e lasciarono il cane a casa da solo.

Io mi svegliai verso le dieci, andai a prelevare il loro cagnolino avendo le chiavi della loro casa, e lo portai a casa dei genitori di mio cognato. Quando suonai alla porta nessuno mi rispose. Impossibile pensai, sapevano che sarei venuto. Suonai insistentemente il campanello di casa. Finché qualcuno mi apri’ il cancelletto. Entrai in casa e quasi al buio trovai Beppe in boxer in piedi in mezzo alla sala. ” Cazzo Guerrino scusami, ho preso il sonno!!! Ho lavorato come un matto tutta la settimana, e ieri sera ero distrutto, mi sono dimenticato di mettere la sveglia!!!”.

Non scusarti, pensai io, semmai lasciati guardare splendido esemplare di maschio. ” Tranquillo Beppe, nessun problema. Ma sei solo? Non c’è la Cinzia?” Gli dissi mentre cercavo di tenere fermo il cane al guinzaglio. ” Cinzia l’hanno chiamata ieri sera e oggi lavora fino alle quattro”. E mentre disse queste parole tirò su un paio di tapparelle facendo entrare la luce. Il cane intanto mi tirava al guinzaglio perché voleva andare a fare le feste a lui.

” Molla pure il cane” mi disse. E cosi sganciai il guinzaglio dal collare e il piccoletto corse subito da Beppe a fargli le feste. Quanto lo odiai in quel momento. Beppe si abbassò per accarezzare il cane e per un attimo dall’apertura dei boxer intravvidi il cazzo scuro di Beppe. Un brivido mi attraversò la schiena facendomi bagnare il buco del culo. ” Vuoi un caffè?”mi chiese Beppe. Risposi di si. E mi fece accomodare su una sedia in cucina.

Lui iniziò a preparare la moca. Lo osservavo di schiena. Aveva le spalle pelose, e man mano che si scendeva verso il culo il pelo nero si assottigliava fino a sparire dentro i boxer. Chissà se quella riga di pelo passava tra le sue chiappe fino a raggiungere il buco del culo. Mentre mi domandavo tutto ciò lui , ancora di schiena, fece un gesto che mi lasciò piacevolmente allibito : si infilò una mano dentro i boxer sul culo e si grattò il buco!!!! Quanto avrei pagato per annusare le dita che aveva usato per grattarsi.

Accese il fornello e lascio la moca sul fuoco, quindi si girò e si sedette di fronte a me. ” Allora con la ragazza come va?” Mi chiese. Ma chi se ne frega della ragazza, fammi annusare le dita, pensai. ” Beh a dire il vero non bene, ci siamo presi una pausa”gli dissi con lieve imbarazzo. ” Una pausa? Così presto? E perché? Che problemi avete?”. Si accese una sigaretta e mi fissava incuriosito.

Non sapevo cosa rispondere, però mi sembrò il momento adatto per confessarmi. ” Beh, secondo lei io devo fare chiarezza dentro di me, e capire cosa voglio dalla vita”. Ci girai un po’ attorno. ” E cosa vorrebbe dire con questo? Che dubbi ha?”. ” Secondo lei io devo capire se sono etero o gay. Insomma se mi piace di più la figa o il cazzo!!!” Gliela sparai così, di botto. Lui sgrano’ gli occhi e mi disse ” e questa idea così di merda chi gliel’ha messa in testa? Tu te la scopavi regolarmente giusto? La facevi godere come deve fare un maschio con la sua donna? Leccavi la sua figa?”.

Solo al pensiero quasi mi venne un conato di vomito!!!! ” Senti Beppe voglio essere sincero. Io mica lo so se mi piace poi così tanto la figa. Anzi, a dirla tutta penso proprio che non faccia per me. Solo che, sono confuso. Non ho mai provato a prendere in mano un cazzo, figurati a succhiarlo, il solo pensiero mi fa vomitare. Ma faccio pensieri strani, non so….. Beppe sono in una situazione di merda!!”.

Lui non disse nulla, sì alzò per versare il caffè nelle tazzine. Le appoggiò sul tavolo e nel silenzio più totale bevemmo il caffè. Poi lui si stiracchiò un po’ le braccia, come per svegliarsi del tutto, si spostò con la sedia proprio davanti a me, senza il tavolo di mezzo, bellissimo nei suoi boxer a righe blu e celesti, gli potevo vedere le palle dalla fessura sul davanti. Adesso mi picchia, pensai. Eravamo faccia a faccia, come durante un confronto , un interrogatorio.

Mi fissò dritto negli occhi , sguardo serio, maschio, severo!!! Cominciò a parlare ” Guerrino, qua abbiamo a che fare con un problema molto serio. Tu lo sai, io lo so. Qua bisogna capire se sei frocio o no. Se ti piace il cazzo o no. E se ti piace, quanto ti piace. Capisci?”. Avrei voluto urlargli in faccia : io amo il cazzo, lo adoro, vivo solo per il cazzo!!!! Ma mi fermò quella parola che aveva usato e che ho sempre trovata offensiva e ignorante: FROCIO.

Durante tutta la mia vita da gay, cioè dalla nascita fino ad ora che sto scrivendo, ho sempre ritenuto definire un omosessuale FROCIO di un fastidioso, ma di un fastidioso che…. non so, chiamami checca, troia, puttana, succhiacazzi, in qualunque altro modo ma non frocio!!! ” Beh allora che pensi che dovrei fare? Io non mi sento FROCIO!!”aumentando il volume della mia voce per sottolineare quella parola. Ebbene sì, mi sentii un po’ offeso, sono sincero.. Allora continuò col suo dibattito” Vedi, dalle mie parti, quando abbiamo il dubbio che uno sia femmina , ma questo si fa fin da bambini, usiamo un metodo che non sbaglia mai.

Credimi, un metodo semplice semplice ma infallibile. Lo vuoi sapere? Se vuoi lo proviamo, mi metto io a disposizione proprio perché ti voglio bene e ti voglio aiutare a capire. A capirti. Lo vuoi sapere???”. Quello era il momento in cui come sempre pesavo: ma in che cazzo di situazione mi sono messo!!!!! Ma non potevo dirgli la verità fin da subito? Mo questo quale diavoleria vuole farmi fare??!! Mi vergognai per l’ennesima volta di me stesso.

E vabbè, sentiamo che cretinata tira fuori Così fingendo interesse gli dissi” Si ti prego Beppe, aiutami tu !!! Dimmi cosa devo fare!!! Sono disposto a tutto!!!”. Bugiarda, hai solo voglia del suo cazzo, mi ripetevo nella mia testa. Allora venni a conoscenza di questo metodo infallibile !! Beppe serio serio mi spiegò ” Funziona così. Tu stai seduto e fermo come sei ora. Io, ma solo perché ti voglio aiutare a capire, mi alzo in piedi, mi abbasso i boxer, e ti pianto il mio cazzo davanti, a pochi centimetri dalla faccia per un tempo che stabiliamo.

Se entro questo tempo non succede nulla, o meglio tu non fai nulla, allora vuol dire che non ti piace il cazzo, ti è indifferente o ti fa schifo pure. Se al contrario dopo poco senti che lo vuoi ciucciare e vedo che me lo vuoi prendere in bocca, beh..mi dispiace ma vuol dire che sei Frocio!!!!” A rieccola sta parola !!!! Quanto mi fece incazzare tutto il suo discorso !!! Ma questo crede davvero che basta mostrare un pisello a uno per capire se è gay o no??? Ridurre un concetto così complesso come l’omosessualità a una banale stronzata del genere? Ma io posso stare anche tutto un giorno con un cazzo davanti e non fare nulla, e questo secondo lui dimostrerebbe che non sono gay? Al contrario se invece sono magicamente attratto dal suo uccello allora sono gay.

Se per ipotesi questa teoria fosse vera, allora tutti gli uomini, ma proprio tutti sarebbero gay!!!!! Non so se spinto più dal desiderio di far crollare il suo metodo o spinto più dalla voglia di fargli un pompino, accettai. Beppe si alzò in piedi. Si abbassò i boxer, e mi piazzo’ il suo pacco circondato da un folto pelo nero praticamente in faccia, a un centimetro si e no. Un pene dalla pelle scura, anche se moscio aveva una discreta larghezza, la pelle copriva solo per metà il glande.

Le palle, beh le palle da sole valevano un dieci. Grosse, scure, pelosissime. Non so se mi sentii sfortunato o assolutamente fortunato. Ero nella merda. ” Per quanto tempo devo subire sta tortura? Cioè nel senso spiacevole del termine…. non so se mi capisci”. Ma che minchia stavo dicendo? ” Facciamo così, il tempo che io fumi un paio di sigarette, cosa dici?”. Piantami un coltello sul petto che facciamo prima!!!!! Risposi ovviamente di si, pur sapendo che la sigaretta avrebbe compromesso ogni mio tentativo di resistenza.

Beppe si accese la prima sigaretta. Mi venne da deglutire la saliva, mentre dalla fronte iniziò a scendere la prima goccia di sudore.. Respiravo solo col naso per non aprire la bocca e dare l’impressione sbagliata. Solo che respirare col naso dopo un po’ ti obbliga a inspirare più forte e a lungo. Fu allora che riconobbi un odore a me molto familiare. Un odore che per me era come una droga, l’odore del cazzo intriso di piscio !!!! Il mio canto delle sirene.. Iniziai con nonchalance ad annusare il pacco di Beppe.

Inizialmente senza muovermi, poi piano piano cercando col naso le parti da cui proveniva quel profumo di mosto selvatico. Lui si accorse che stavo annusando ill suo cazzo. Non disse nulla. Ma il suo pene cominciò ad aumentare di volume. E man mano che si faceva più grosso la pelle scopriva la cappella e l’odore si faceva sempre più forte. Il pene di Beppe salendo sì attacco con la cappella sotto il mio naso, a contatto con le mie narici.

Con la punta del naso gli scappellai il cazzo e iniziai ad annusare tutto intorno alla cappella. Era più forte di me, non riuscivo a smettere. Il suo odore mi stava dando alla testa. Mi fermò lui, indietreggiando un po’..Pensai, ho fallito la prova e adesso mi farà la predica. Invece disse solo” Ho finito la prima sigaretta, per ora te la stai cavando bene. Mi accendo la seconda”. E dopo averlo fatto mi puntò di nuovo il cazzo in faccia, ma questa volta era diverso.

Questa volta era duro!!! In piena erezione!!!! Beh? E adesso cosa faccio? Cosa vuole da me? Iniziò a spingere con la cappella sulle mie labbra chiuse. Voleva entrarmi in bocca!!! Alzai lo sguardo e lo vidi con la sigaretta in bocca, serio. Spalancai la bocca e lo lasciai entrare. All’inizio lo feci solo entrare, tutto, fino ai coglioni. Poi lui se lo prese in mano e cominciò a sbattermelo dentro la bocca, sulla lingua, sul palato , giù in gola.

Era evidente che voleva un pompino. Pensai, è stato lui a cercarlo, vediamo che scuse troverà. E iniziai finalmente a fare quello che nella vita mi riesce meglio, a sbocchinarlo!!!! E che pompino gli feci!!!! Oramai la seconda sigaretta era bella che finita, ma io ero solo all’inizio. Gli afferrai con le mani le chiappe pelose e mi scopai la bocca col suo cazzo, a modo mio, Tutto giù in gola e poi fuori, a ciucciare la cappella, e giù di nuovo in gola.

Venti minuti di pompaggio, non male, finché mi sborro’ in gola e quando finii di ciucciarlo, il cazzo era pulito, lucido, come nuovo. Mi appoggiai allo schienale della sedia mentre lui si tirò su i boxer. Si sedette difronte a me. Dai sentiamo cosa hai da dire, pensai. Ci fu un lungo silenzio. Aspettavo il suo responso. Tardò a venire, ma venne ” Allora Guerrino, cosa ne pensi? Ti è servito per capire cosa sei? “.

Gli Risi in faccia. Poi molto seriamente mi avvicinai a lui, faccia a faccia, e molto seriamente gli dissi ” Mio caro e bonissimo Beppe, perché che tu sei bono me ne sono accorto fin dal primo momento che ti ho visto. Comunque mio caro Beppe, che io sono gay, mi raccomando gay non finocchio, lo so da quando ero un ragazzino!!! Pensa da quanto tempo l’ho capito, e senza bisogno del tuo metodo.

Lo sanno tutti , puoi chiedere a chi vuoi. La domanda a questo punto è: a te piuttosto il metodo in cui tanto credi, ti è servito per capire che un po’ gay lo sei anche tu, e dai che lo sei Ma tu sei troppo intelligente per credere alla infallibilità di un metodo che ti sei inventato ovviamente. Perché saputo da qualcuno che ero gay, hai voluto in maniera grottesca scucirmi un pompino.

Giusto? La prossima volta che vuoi un pompino chiedimelo e basta. E se hai bisogno di capire meglio cosa ti piace, io sono disponibile, perché ti voglio bene, a darti un aiuto. Lo faccio volentieri non perché io sono gay o perché tu sei gay, ma perché sei un maschio bellissimo, con un cazzo odoroso bellissimo. E ahimè purtroppo ho un debole per i cazzi puzzolenti. Il mio numero ce l’hai. Chiamami!!!!” E me ne tornai a casa , un po’ felice, un po’ depresso, ma mi succede sempre.

Non è una vita facile quella del frocio!!! Ops, volevo dire dei gay!!!.

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