Ho scoperto che amo picchiarti.

Nel frattempo P. mi cercava e mi aspettava, premeva i bottoni giusti. Mi chiedeva se avessi mostrato il mio entusiasmo al mio ospite. Malizia e gelosia senza essere invadente.
La sera stessa in cui Jonas se ne andò ero già pronta pulita e pettinata. Inebriata con una bottiglia di gin alla mano e con la voglia repressa da giorni di essere dominata e scopata come si deve. Voglia della bestia.
Scesi di corsa facendo le scale.

Mi aspettava di sotto.
Scelsi la gonna.
Mi aspettava con quel mezzo di trasporto da “Amore Tossico”. Avevo il mio giubbotto di pelle nera Madonna 1987. Salii in auto.
“ciao bionda”
Neanche tempo di partire che avevamo già iniziato a stuzzicarci. Io ridevo per la situazione assurda che si sarebbe presentata da li a poco. Presi due sorsi di gin e gli liberai il cazzo dall’elastico della tuta e dei boxer.

Nel baciarlo gli appoggiavo la fronte sugli occhiali. Eravamo all’altezza di sempione e io avevo già il suo cazzo in gola. Quanta ignoranza.
Quella macchina attirava l’attenzione già da sola. Con lui al volante ancora di più. E una chioma bionda con una coscia bianca chiudevano il quadro. Perfetto. Intanto mi toccava. Io ero già bagnata come una cagnetta ancora prima di salire in macchina. È l’effetto che mi fa P.
Arrivammo sotto casa sua.

Si leccò le dita assaggiando il mio flavour. Quanto mi eccita vederglielo fare. Voleva ripetere l’esperienza ascensore ma la porta dei solaio dell’ultimo piano era chiusa a chiave.
Lui guardò il pianerottolo, io avevo uno sguardo di disapprovazione
“no, non c’è magia così” disse
“vero, ci sarebbe solo se il palazzo non fosse il tuo” dissi io
Sorrisetto.
Entrammo a casa e ci infilammo di corsa in camera sua senza salutare nessuno.

Mentre lui sistemava cose entrando ed uscendo io sistemai me sfilandomi l’intimo e lasciando addosso solo gonna e maglietta. Sapevo che a lui piaceva così. Iniziai a rotolarmi sul letto vogliosetta.
“cosa fai? Vieni qui e inginocchiati” “resta in ginocchio fino a che non te lo dico io”
Eseguii. Gattonai.
In piedi accanto alla scrivania, P. preparava una canna e intanto io da terra lo baciavo, lo leccavo e lo succhiavo. Mi sentivo bagnata fino alle ginocchia.

Tazzavamo gin tonic da delle tazze souvenir. Mi ordinò di shottarne metà e fumare dopodiché mi fece alzare e appoggiare i gomiti sulla scrivania. Ecco. Era il momento. Prese il profilo di plastica della scrivania, una verga perfetta. Anestetizzata e sedata com’ero in quel momento sentii che il corpo impiegò più tempo del dovuto per prepararsi a quella situazione. Mente e corpo erano sfasati. Temporali in testa. imput impazziti che non arrivavano da nessuna parte.

Scariche elettriche. Endorfine impazzite. Piacere intenso. Piacere immenso. Poi iniziò a rincarare la dose e ad aumentare forza e velocità. Moderat di sottofondo. La prima, la seconda, pausa. La terza. Le mie gambe si piegarono, la quarta. La quinta di lato. Quasi svenni. Mi prese di forza in un abbraccio paterno e mi stese sul materasso per terra. A terra al centro della stanza mi diede tutto il suo e si prese il mio.

Esperienze trascendentali.

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